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Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by J.C. DE MARTIN
Per cortestia, eviti _tassativamente_ gli insulti.
Si può essere incisivi, anzi, radicali, senza mai dare dello scemo a
nessuno, men che meno a Michele Kettmaier.
Grazie.
juan carlos
On 04/08/25 19:24, abregni wrote:
> Sorry, ma continuare a parlar di coltelli, di come sono affilati, di
> quanto possono fare un taglio ad altri mentre ci facciamo la barba
> noi, INVECE di guardare bene in faccia chi il coltello lo brandisce (e
> cominciare con lo sputargli in un occhio), ...alla fine mi pare SCEMO.
>
> Nel '68 -- nel bene e nel male (lo riconosco) -- si faceva come dico
> io. Non si davano -- direttamente o di sponda -- colpe a chi non le
> ha. Anche perché è un modo parecchio stupido di nascondere il vero
> colpevole dalla luce; sapevatelo.
>
>
>
> Il 2025-08-04 19:03 J.C. DE MARTIN ha scritto:
>> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>>
>> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>>
>> 3 Agosto 2025
>>
>> Michele Kettmaier
>>
>> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>>
>>
>> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
>> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
>> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
>> documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
>> solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
>> campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>>
>> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
>> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
>> silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
>> israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
>> l’Unione Europea. È legale.
>>
>> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di
>> sette anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da
>> un drone una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
>> Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un
>> uomo, qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con
>> troppo traffico dati.
>>
>> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
>> classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con
>> dentro anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati,
>> da qualche parte, ci sono arrivati. E questo basta.
>>
>> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
>> “conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
>> Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede
>> però quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un
>> errore. E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava
>> troppo vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
>>
>> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
>> sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
>> raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf”
>> sorveglia i checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi
>> automatici di targeting militare che si alimentano di dati, non di
>> bombe, di dati. Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché
>> l’Unione Europea non ha mai sospeso la decisione di adeguatezza che
>> consente il trasferimento di informazioni personali verso aziende
>> israeliane. Nonostante i moniti di cinquanta organizzazioni digitali,
>> nonostante le inchieste, nonostante Gaza.
>>
>> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è
>> il cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
>> legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei
>> come se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in
>> Israele, dal 2023, l’autorità garante della privacy è stata
>> subordinata al potere esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence
>> ai database civili non prevede controllo giurisdizionale. Nessun
>> mandato, ne notifica, ne ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha
>> ricevuto lettere firmate da decine di associazioni per i diritti
>> digitali, ha letto i rapporti delle Nazioni Unite, le inchieste di
>> +972, The Guardian, Haaretz. Ha avuto tempo, strumenti, giuristi,
>> esperti e ha scelto comunque di non sospendere l’accordo di
>> adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire “sostanzialmente
>> equivalente” un sistema legale che consente ai servizi segreti di
>> accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza limiti,
>> senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le riforme
>> che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la privacy
>> al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
>> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il
>> targeting algoritmico potessero essere alimentati da dati europei,
>> anche quando quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di
>> guerra. Non si tratta di distrazione, è una scelta politica, una
>> complicità attiva, mascherata da neutralità normativa. La verità è
>> che la UE ha bisogno di Israele come partner tecnologico e militare e
>> per questo permette i suoi abusi. Per interesse, geopolitico.
>>
>> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a
>> un meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
>> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso
>> ho avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
>> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
>> diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
>> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
>> essere colpita.
>>
>> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio
>> era plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo
>> dicevano. Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle
>> indagini militari israeliane su attacchi con vittime civili viene
>> archiviato senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel
>> momento esatto in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che
>> opera secondo logiche di guerra.
>>
>> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente,
>> come uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto
>> un pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi?
>> Forse no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto
>> questo non si regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza
>> di coscienza. Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è
>> costruito per funzionare in background, per nascondere la soglia tra
>> ciò che è mio e ciò che contribuisce ad altro. Per farmi credere che
>> l’infrastruttura è neutra, e che la responsabilità è solo di chi
>> uccide. Ma non è così. Perché ogni infrastruttura è una scelta. E
>> ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>>
>> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è
>> già accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di
>> considerare normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati.
>> Posso pretendere che l’Unione Europea revochi la decisione di
>> adeguatezza con Israele. Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è
>> legalmente possibile ma umanamente inaccettabile. Posso disertare,
>> dalle app, dalle deleghe cieche, dalla zona grigia della
>> responsabilità digitale. Non si tratta di salvare Gaza con un gesto.
>> Ma di uscire dal tracciato invisibile che passa anche da me. Di
>> smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi è codice, allora io
>> voglio interrompere la linea. Anche se è troppo tardi. Non esistono
>> dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora stati usati
>> contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by abregni
Sorry, ma continuare a parlar di coltelli, di come sono affilati, di
quanto possono fare un taglio ad altri mentre ci facciamo la barba noi,
INVECE di guardare bene in faccia chi il coltello lo brandisce (e
cominciare con lo sputargli in un occhio), ...alla fine mi pare SCEMO.
Nel '68 -- nel bene e nel male (lo riconosco) -- si faceva come dico io.
Non si davano -- direttamente o di sponda -- colpe a chi non le ha.
Anche perché è un modo parecchio stupido di nascondere il vero colpevole
dalla luce; sapevatelo.
Il 2025-08-04 19:03 J.C. DE MARTIN ha scritto:
> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>
> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>
> 3 Agosto 2025
>
> Michele Kettmaier
>
> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>
> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
> documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
> solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
> campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>
> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
> silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
> israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
> l’Unione Europea. È legale.
>
> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di sette
> anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da un
> drone una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
> Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un
> uomo, qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con
> troppo traffico dati.
>
> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
> classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con dentro
> anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati, da qualche
> parte, ci sono arrivati. E questo basta.
>
> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
> “conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
> Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede però
> quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un errore.
> E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava troppo
> vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
>
> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
> sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
> raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf” sorveglia
> i checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi automatici di
> targeting militare che si alimentano di dati, non di bombe, di dati.
> Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché l’Unione Europea non
> ha mai sospeso la decisione di adeguatezza che consente il
> trasferimento di informazioni personali verso aziende israeliane.
> Nonostante i moniti di cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le
> inchieste, nonostante Gaza.
>
> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è
> il cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
> legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei come
> se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in Israele, dal
> 2023, l’autorità garante della privacy è stata subordinata al potere
> esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence ai database civili non
> prevede controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
> ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate da
> decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i rapporti
> delle Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian, Haaretz. Ha
> avuto tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto comunque di non
> sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire
> “sostanzialmente equivalente” un sistema legale che consente ai servizi
> segreti di accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza
> limiti, senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le
> riforme che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la
> privacy al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il
> targeting algoritmico potessero essere alimentati da dati europei,
> anche quando quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di
> guerra. Non si tratta di distrazione, è una scelta politica, una
> complicità attiva, mascherata da neutralità normativa. La verità è che
> la UE ha bisogno di Israele come partner tecnologico e militare e per
> questo permette i suoi abusi. Per interesse, geopolitico.
>
> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
> meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso ho
> avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
> diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
> essere colpita.
>
> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio era
> plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo dicevano.
> Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle indagini
> militari israeliane su attacchi con vittime civili viene archiviato
> senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel momento esatto
> in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo
> logiche di guerra.
>
> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
> uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
> pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
> no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto questo non
> si regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza di
> coscienza. Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è costruito
> per funzionare in background, per nascondere la soglia tra ciò che è
> mio e ciò che contribuisce ad altro. Per farmi credere che
> l’infrastruttura è neutra, e che la responsabilità è solo di chi
> uccide. Ma non è così. Perché ogni infrastruttura è una scelta. E ogni
> scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>
> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è già
> accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di considerare
> normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati. Posso pretendere
> che l’Unione Europea revochi la decisione di adeguatezza con Israele.
> Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma
> umanamente inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe
> cieche, dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta
> di salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile che
> passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi
> è codice, allora io voglio interrompere la linea. Anche se è troppo
> tardi. Non esistono dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora
> stati usati contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by J.C. DE MARTIN
La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
3 Agosto 2025
Michele Kettmaier
https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
campo. Tutto normale, tutto innocuo.
E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
l’Unione Europea. È legale.
E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di sette
anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da un drone
una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un uomo,
qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con troppo
traffico dati.
L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con dentro
anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati, da qualche
parte, ci sono arrivati. E questo basta.
È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
“conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede però
quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un errore.
E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava troppo
vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf” sorveglia i
checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi automatici di
targeting militare che si alimentano di dati, non di bombe, di dati.
Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché l’Unione Europea non ha
mai sospeso la decisione di adeguatezza che consente il trasferimento di
informazioni personali verso aziende israeliane. Nonostante i moniti di
cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le inchieste, nonostante Gaza.
Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è il
cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei come
se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in Israele, dal
2023, l’autorità garante della privacy è stata subordinata al potere
esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence ai database civili non
prevede controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate da
decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i rapporti delle
Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian, Haaretz. Ha avuto
tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto comunque di non
sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire
“sostanzialmente equivalente” un sistema legale che consente ai servizi
segreti di accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza
limiti, senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le
riforme che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la
privacy al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il targeting
algoritmico potessero essere alimentati da dati europei, anche quando
quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di guerra. Non si
tratta di distrazione, è una scelta politica, una complicità attiva,
mascherata da neutralità normativa. La verità è che la UE ha bisogno di
Israele come partner tecnologico e militare e per questo permette i suoi
abusi. Per interesse, geopolitico.
E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso ho
avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
essere colpita.
Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio era
plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo dicevano.
Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle indagini
militari israeliane su attacchi con vittime civili viene archiviato
senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel momento esatto
in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo
logiche di guerra.
E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto questo non si
regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza di coscienza.
Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è costruito per funzionare
in background, per nascondere la soglia tra ciò che è mio e ciò che
contribuisce ad altro. Per farmi credere che l’infrastruttura è neutra,
e che la responsabilità è solo di chi uccide. Ma non è così. Perché ogni
infrastruttura è una scelta. E ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è già
accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di considerare
normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati. Posso pretendere
che l’Unione Europea revochi la decisione di adeguatezza con Israele.
Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma
umanamente inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe
cieche, dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta
di salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile che
passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi è
codice, allora io voglio interrompere la linea. Anche se è troppo tardi.
Non esistono dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora stati
usati contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by Giuseppe Attardi
> On 3 Aug 2025, at 10:49, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Andrea Trentini <ego(a)atrent.it>
>
>
> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema
Non sono temi scollegati.
Uno strumento muore se non si aggiorna e adatta alle nuove esigenze.
Ciò che fa Slack si poteva fare arricchendo la posta, e lo stesso per whatsapp, che aggiunge encryption, e simili.
Slack assomiglia di fatto alle mailing list, a cui aggiunge integrazione, automazione e sharing. Fornisce threading automatico, senza che si debba quotare l’intera sequenza di messaggi precedenti in ciascuna risposta, che rende i messaggi sempre più pesanti (altro che HTML) e più facilmente leggibili.
La posta è un servizio aperto e distribuito, ma con l’enshittification hanno avuto la meglio i servizi centralizzati chiavi in mano, pagati con la pubblicità (semplifico, ovviamente).
Si è preferito restare fermi alla purezza originale, accettando al massimo i MIME attachments, che pure sono deprecati per il sovraccarico che creano con la duplicazione delle copie.
Vari progetti di ammodernamento della email sono falliti, quali Inbox di Google, Spark e ShortWave.
Fino a qualche anno fa, la email era l’applicazione internet più usata.
Adesso resta spesso necessaria come identità digitale, per confermare chi sei quando ti iscrivi a un servizio, in alternativa agli SMS.
Se si vuole contrastare l’enshittification, bisogna che anche i servizi aperti e distribuiti si rendano più attraenti.
> e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
>
> Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
> (GAFAM) assisto sempre più spesso a:
> - messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
> riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
> - messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
> - messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
> di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
> - destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente perché non la ritengono un
> canale fondamentale (es. molti nostri studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable
> IM providers"
> - (questo è più un mio rant) destinatari che mi chiedono "cos'è quell'allegato .asc? non riesco ad
> aprirlo..." [:facepalm:]
> - (questo è un altro rant) destinatari che non vedono una mia mail perché era in risposta ad una
> loro e quindi il loro MUA (magari pure web) "nascondeva" il messaggio sotto al loro (chiamasi
> "thread view", io non vivrei senza)
> - sicuramente altro che ora non mi viene in mente...
>
>
> --
> Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
> Università degli Studi di Milano
> Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo -
> https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo -
> https://edizionithemis.it/catalogo/digitale-e-societa/dal-tecnocivismo-alla…
> Sistemi Embedded -
> https://www.ledizioni.it/prodotto/a-carraturo-a-trentini-sistemi-embedded-t…
Notate questi due attachment scrubbed, per aggiungere funzionalità di autenticazione mancante a SMTP.
>
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by maurizio lana
Il 04/08/25 16:21, 380° ha scritto:
> Buongiorno Maurizio,
>
> On Mon, Aug 04 2025, maurizio lana wrote:
>
> [...]
>
>> il miglior modo per far morire una cosa è darla per morta
> non funziona, specialmente quando gode di ottima salute, come l'email
> :-D
appunto.
darla per morta; o darla per viva solo se rimane ferma alle necessità e
modalità comunicative di quando ci emozionava veder comparire delle
lettere versi su uno schermo a 32kbit al secondo
>> è noto che nel sistema dei media nessun nuovo medium uccide con il suo
>> arrivo uno o più degli altri ma tutto il sistema si ribilancia
>> includendo il nuovo arrivato
> siccome io sono _nerdissimo_ faccio una domanda _non_ scontata con una
> risposta _molto_ scontata: qual'è un nuovo arrivato nel "sistema" dei
> mezzi di comunicazione _asincroni_ (progettati asincroni, mica
> /arrabattati/ come semi-sincroni) e _interoperabili_?
teniamola semplice senza spaccare il capello i 4^N: parliamo di mezzi di
comunicazione testuale in rete. tanti.
sono tutti nuovi arrivati dove prima c'era solo l'email. quindi la tua
domanda sembra ignorare delle cose che in realtà è ovvio che conosci
bene :-)
in molti casi non si usa più l'email perché un messaggio mandato in rete
in un altro modo serve ugualmente a comunicare e questo altro modo
appare o è più vicino a ciò che l'utente ritiene desiderabile.
ovvio che prendendo quella infinitesima parte di capello spaccato in 4^N
discuteremo dell'efficacia, della velocità, della sicurezza, del tipo di
informazione trasmissibile, della maggiore o minore sudditanza ai GAFAM,
eccetera. ma comunque si trasmettono contenuti testuali che pure
potrebbero continuare a passare nell'email o che addirittura passano un
po' nell'email e un po' in altre vie - tra i medesimi interlocutori e
sul medesimo thread.
M
> no perché forse mi sono perso qualcosa :-)
------------------------------------------------------------------------
non credo a nessuna liberazione né individuale né collettiva
che si ottenga senza il costo di un’autodisciplina,
di un’autocostruzione, di uno sforzo
Italo Calvino
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by 380°
Buongiorno Maurizio,
On Mon, Aug 04 2025, maurizio lana wrote:
[...]
> il miglior modo per far morire una cosa è darla per morta
non funziona, specialmente quando gode di ottima salute, come l'email
:-D
> è noto che nel sistema dei media nessun nuovo medium uccide con il suo
> arrivo uno o più degli altri ma tutto il sistema si ribilancia
> includendo il nuovo arrivato
siccome io sono _nerdissimo_ faccio una domanda _non_ scontata con una
risposta _molto_ scontata: qual'è un nuovo arrivato nel "sistema" dei
mezzi di comunicazione _asincroni_ (progettati asincroni, mica
/arrabattati/ come semi-sincroni) e _interoperabili_?
no perché forse mi sono perso qualcosa :-)
[...]
Grazie, 380°
--
380° (lost in /traslation/)
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Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by 380°
Buongiorno Damiano,
On Sun, Aug 03 2025, Damiano Verzulli wrote:
> Il 03/08/25 10:28 AM, Andrea Trentini via nexa ha scritto:
>> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
>> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
>> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
[...]
> Non c'e' piu' alcuna chance. E' solo questione di (poco) tempo.
> L'infrastruttura e-mail (quella cui si riferisce il Prof. Trentini) è
> destinata a scomparire o, meglio, ad essere totalmente accentrata su
> Google o Microsoft (e, quindi, a prendere sembianze diverse).
Dimentichi Apple, che gestisce più della metà delle caselle email sulla
faccia della terra [1], quasi doppia Google e distacca Microsoft
(Outlook) di _un_ordine_di_grandezza_.
Comunque, intanto anche loro da moltissimi anni sono costretti (dal
mercato) a usare gli RFC email-related, per stare sul mercato...
...e se non sono riusciti a fare "embrace and extinguish" fino ad oggi
mi sa tanto che non ci riusciranno più (forse qualche bacchettata sui
mignoli da parte dell'antitrust ha sortito qualche effetto?)
> Cio' accade grazie al loro straordinario potere (tecnico), ed alla
> possibilita' che hanno --incontrastata-- di operare. Quando io, ed
> alcuni altri colleghi, usciremo dalla fase lavorativa seria [pochi
> anni], non ci sara' piu' nessuno disposto a gestire [tecnicamente]
> tali infrastrutture. Peggio: non ci sara' nessuno che riterra'
> saggio/lodevole il farlo.
OK non nego che questo sia un problema, ma questo _non_ significa che
l'email sta andando a morire
... anzi, è probabile che quando morirà una lettera dei GAFAM l'email
sarà ancora usatissima :-)
[...]
Un caro saluto, 380°
[1] https://www.doofinder.com/en/statistics/most-popular-email-providers
--
380° (lost in /traslation/)
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Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by 380°
Ciao Andrea,
capisco le frustrazioni (che, conoscendoti, so che sono dovute anche al
_contesto_ nel quale lavori), ma: parliamone... :-)
Avviso gli aspiranti lettori che io e il mio alter-ego (come si sarà
capito) non siamo nerd in questo ambito: siamo _nerdissimi_, quindi
amiamo spaccare... il capello in quattro :-D
On Sun, Aug 03 2025, Andrea Trentini via nexa wrote:
> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non
> avete anche voi la sensazione che la "mail" (intesa come architettura
> globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le cuoia? (e
> lo dico con enorme dispiacere)
una previsione analoga mi fu fatta circa 20 anni fa da altri "addetti ai
lavori" che sostenevano che l'email sarebbe gradualmente sparita,
soppiantata dai sistemi IM dalle _mirabolanti_ funzioni, bla bla bla
oggi l'emai è ancora _viva_ e NON _vegeta_, usata per decine di milioni
di transazioni informative quotidiane, dai messaggi personali (che in
larghissima misura sono passati un qualche IM o "sui social") a quelli
delle banche, delle mailing list (sì, esistono e funzionano ancora alla
grande!), di lavoro, compresi messaggi _fondamentali_ per l'intero coclo
di vita contrattuale e altre obbligazioni giuridiche... fino alle PEC
alcuni report che riesco a trovare sull'argomento in realtà ci dicono
che l'uso dell'email è aumentata negli ultimi 10 anni, che nel 2024
c'erano 4.48 miliardi di utenti email e che ci si aspetta che sranno
4.85 nel 2027, con un sacco di energie spese a gestire i messaggi di
posta [1] [2] [3] [4] (ci sono un sacco di statistiche)
sulle proprietà _terapeutiche_ dell'email invito a leggere su Wikipedia il capitolo
"Uses": https://en.wikipedia.org/wiki/Email#Uses
sottolineo 850mila volte questo: comunucazione _asincrona_ (progettata
bene, con un sacco di metadati di "threading", quoting) e
_interoperabilità_
non da ultimo, sulla validità giuridica delle email invito a leggere il
bell'articolo di Carlo Piana "Occhio all’email in giudizio"
https://piana.eu/prova_email/ (io firmo GPG tutte le mie email in uscita
NON perché mi piace "fare il figo" :-O )
il mio alter-ego e altri miliardi di persone nel mondo _grazie_
all'email riescono tutt'ora a concludere una quantità innumerevole di
contratti sia di lavoro che privati (con banche, assicurazioni,
fornitori, clienti) grazie all'email... altro che wassapp!!!
quindi: sei ancora convinto che l'email stia "tirando le cuoia"? :-)
> Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
> (GAFAM) assisto sempre più spesso a:
> - messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
> riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
sì, questa è la parte peggiore ma i motivi di questa cosa sono complessi
e tra utenti, GAFAM, spippoloni e cose simili c'è ancora troppa
ignoranza sul tema e/o troppa tracotanza
> - messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
> - messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
> di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
eh: perché tu e gli ennemilioni di utenti MS non scrivete al supporto
per _inondarli_ di lamentele su quanto siano insopportabili i loro
filtri "antispam" sulla _vostra_ corrispondenza?!?
però: cosa centra questo con la "morte dell'email"? :-P
casomai con li morta**i loro, no?!? :-D
> - destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente
> perché non la ritengono un canale fondamentale (es. molti nostri
> studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable IM
> providers"
semplicissimo: se non siete in grado di gestire la vostra casella di
posta elettronica meglio che la porta dell'UNI la giardiate... da
_fuori_!
...e mi fermo qui.
[...]
dicevamo dell'email?!? :-D
Ciao, 380°
[1] https://www.emailtooltester.com/en/blog/email-usage-statistics/
[2] https://seosandwitch.com/email-usage-stats/
[3] https://mailerstack.com/email-usage-statistics/
[4] https://www.statista.com/topics/4295/e-mail-usage-in-the-united-states/#top…
--
380° (lost in /traslation/)
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Aug. 4, 2025
Re: [nexa] [Junk released by Allowed List] Re: Blocco all’HTML
by 380°
Buongiorno Giuseppe,
On Mon, Aug 04 2025, Giuseppe Attardi wrote:
[...]
>> Come minimo il tuo MUA _deve_ essere in grado (o essere configurato per)
>> inviare messaggi multipart/mixed che contengono sia la parte text/HTML
>> (se proprio proprio vuoi insistere :-) ) che quella text/plain.
> Il mio MUA è la app Mail su iPad e non ha configurazioni del tipo
> richiesto.
Da quello che vedo il tuo MUA di recente a volte invia messaggi
multipart/alternative con dentro sia puro testo (text/plain) che HTML
(text/HTML), altre volte senza la parte text/plain e solo con HTML,
altre volte solo text/plain (non multipart): non so se sono impostazioni
che esegui a mano per ogni messaggio o altro, mi spiace ma non posso
aiutarti oltre le indicazioni fornite
[...]
>> Ripeto: i messaggi in HTML NON arrivano vuoti in lista, sono
>> "scartavetrati" (scrubbed) solo nell'archivio, dal software che lo
>> gestisce (Pipermail)... e lo sono per ragioni molto serie di sicurezza.
>>
>
> Il leggo i messaggi in digest, quindi il messaggio in questione lo
> vedo così:
Oh grazie, adesso è chiaro: Mailman _scartavetra_ i messaggi anche in
digest, non solo nell'archivio
...ed è cosa buona e giusta
Mi spiace ma l'iscrizione in digest ha questo inconveniente (causato dal
fatto che alcuni iscritti inviano email _solo_ HTML)
[...]
>> Ripeto: se non riesci a configurarlo in modo sano (vedi
>> https://useplaintext.email per consigli), meglio che cambi MUA.
> Non è indicato come fare con l’app Mail di iPad, e l’opzione di configurazione di quella per MacOS non c’è.
> Non ho intenzione di cambiarlo.
Come ho detto da quello che vedo il (o i?) tuo MUA invia i messaggi
correttamente... a volte; quindi boh.
Comunque il problema di ricevere i messaggi HTML _scartavetrati_ quando
si è iscritti in digest _non_ sarebbe risolto nemmeno cambiando MUA.
> Ho letto le giustificazioni per evitare HTML, ma non si applicano al
> nostro caso, che è una lista chiusa. Non ci sono marketeer tra di noi
> che mandano tracking cookies o link di phishing.
Una lista chiusa con iscrizione aperta a chiunque :-)
Comunque io non sono tra i gestori della maling-list, decidano loro
[...]
Un caro saluto, 380°
--
380° (lost in /traslation/)
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This is Karmageddon»
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] [Junk released by Allowed List] Re: Blocco all’HTML
by Giuseppe Attardi
Prima di arrendermi, vorrei chiarire qualcosa che sembra non sia chiaro a chi mi ha risposto.
> On 2 Aug 2025, at 16:11, 380° <g380(a)biscuolo.net> wrote:
>
> Buongiorno Giuseppe,
>
> Andrea Trentini è stato tranchant nella sua risposta, quindi per favore
> non concentrarti su quella :-D
>
>> On Sat, Aug 02 2025, Giuseppe Attardi wrote:
>>
>> Non sono io a inviare HTML e non ne ho controllo.
>> È il mail reader del Mac che lo fa a mia insaputa.
>
> Credimi mi spiace davvero che tu abbia quel fastidioso problema... ma
> non è colpa dei tuoi destinatari: se non riesci a configurarlo in modo
> _sano_, cambia "mail reader" (cioè MUA).
>
> Come minimo il tuo MUA _deve_ essere in grado (o essere configurato per)
> inviare messaggi multipart/mixed che contengono sia la parte text/HTML
> (se proprio proprio vuoi insistere :-) ) che quella text/plain.
Il mio MUA è la app Mail su iPad e non ha configurazioni del tipo richiesto.
>
> [...]
>
>> Me ne accorgo solo quando il messaggio arriva sulla lista vuoto.
>
> Ancora?!? :-)
>
> Per favore Giuseppe sei riuscito a leggere ciò che ho scritto nel mio
> messaggio di ieri?
> [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-July/054706.html
>
> Ripeto: i messaggi in HTML NON arrivano vuoti in lista, sono
> "scartavetrati" (scrubbed) solo nell'archivio, dal software che lo
> gestisce (Pipermail)... e lo sono per ragioni molto serie di sicurezza.
>
Il leggo i messaggi in digest, quindi il messaggio in questione lo vedo così:
------------------------------
Message: 2
Date: Thu, 24 Jul 2025 12:37:35 +0200
From: guido scorza <guido(a)guidoscorza.it>
To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>, "J.C. DE MARTIN"
<juancarlos.demartin(a)polito.it>
Subject: Re: [nexa] "Stefano Rodotà (appositamente richiamato
dall’Aldilà mentre giocava a scacchi)"
Message-ID: <0C10855E-39CA-4258-A13A-098938D9D357(a)guidoscorza.it>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
An HTML attachment was scrubbed...
URL: <http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/attachments/20250724/2eda8175/a…>
------------------------------
E se seguo il link, vedo uno sproposito di html illeggibile, il contenuto non viene interpretato dal browser.
> [...]
>
>> Anche fosse, l’unico tuo fastidio sarebbe di non vedere quei pochi
>> miei messaggi, che adesso non vedi comunque perché vengono scrubbed.
>
> No: tutti coloro che usano un MUA "solo testo" (io uso Notmuch in Emacs)
> non hanno alcuni problema [2] a visualizzare la parte text/HTML dei
> messaggi multipart/mixed (o analoghi), a meno che lo abbiano configurato
> male
>
>> Non immaginavo che ci fossero crociate sul tema,
>
> Per favore non offendere l'intelligenza di chi cerca di spiegare le
> svariate ragioni (opportunità, sicurezza, praticità, quoting) per
> evitare le email in HTML, eh? :-)
>
>> dato che l’uso di HTML viene ormai considerato “harmless” e la maggior parte dei reader lo supporta:
>> en.wikipedia.org /wiki/HTML_email
>
> Per favore considera di leggere i link che ho inviato nel mio precedente
> messaggio [1] che entrano del merito dei vari problemi di sicurezza
> delle email in HTML
>
>> (per farti arrivare questo link come testo ho dovuto inserirci uno
>> spazio, sennò me lo trasformava in anchor HTML)
>
> Ripeto: se non riesci a configurarlo in modo sano (vedi
> https://useplaintext.email per consigli), meglio che cambi MUA.
Non è indicato come fare con l’app Mail di iPad, e l’opzione di configurazione di quella per MacOS non c’è.
Non ho intenzione di cambiarlo.
Ho letto le giustificazioni per evitare HTML, ma non si applicano al nostro caso, che è una lista chiusa. Non ci sono marketeer tra di noi che mandano tracking cookies o link di phishing.
L’HTML è solo usato per formattare testo, cosa che viene liquidata come:
Rich text isn’t great anyway
In una pagina in cui se ne fa uso.
Solo un subset minimale di HTML è previsto nei messaggi:
https://en.wikipedia.org/wiki/HTML_email
Comunque mi arrendo. Restiamo così, ognuno con le sue preferenze.
>
> Grazie, 380°
Prego.
>
> [...]
>
>
> [1] Nemmeno di sicurezza, perché per visualizzare il messaggio in genere
> lo convertono in puro testo (eliminando _tutti_ i vettori di attacco e
> di phishing) o usano un browser HTML che ignora i Javascript (tipo eww
> in Emacs).
>
> --
> 380° (lost in /traslation/)
>
> «Welcome to the chaos of the times
> If you go left and I go right
> Pray we make it out alive
> This is Karmageddon»
> <signature.asc>
Aug. 4, 2025