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Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by J.C. DE MARTIN
Per cortestia, eviti _tassativamente_ gli insulti.
Si può essere incisivi, anzi, radicali, senza mai dare dello scemo a
nessuno, men che meno a Michele Kettmaier.
Grazie.
juan carlos
On 04/08/25 19:24, abregni wrote:
> Sorry, ma continuare a parlar di coltelli, di come sono affilati, di
> quanto possono fare un taglio ad altri mentre ci facciamo la barba
> noi, INVECE di guardare bene in faccia chi il coltello lo brandisce (e
> cominciare con lo sputargli in un occhio), ...alla fine mi pare SCEMO.
>
> Nel '68 -- nel bene e nel male (lo riconosco) -- si faceva come dico
> io. Non si davano -- direttamente o di sponda -- colpe a chi non le
> ha. Anche perché è un modo parecchio stupido di nascondere il vero
> colpevole dalla luce; sapevatelo.
>
>
>
> Il 2025-08-04 19:03 J.C. DE MARTIN ha scritto:
>> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>>
>> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>>
>> 3 Agosto 2025
>>
>> Michele Kettmaier
>>
>> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>>
>>
>> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
>> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
>> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
>> documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
>> solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
>> campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>>
>> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
>> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
>> silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
>> israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
>> l’Unione Europea. È legale.
>>
>> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di
>> sette anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da
>> un drone una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
>> Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un
>> uomo, qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con
>> troppo traffico dati.
>>
>> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
>> classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con
>> dentro anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati,
>> da qualche parte, ci sono arrivati. E questo basta.
>>
>> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
>> “conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
>> Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede
>> però quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un
>> errore. E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava
>> troppo vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
>>
>> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
>> sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
>> raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf”
>> sorveglia i checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi
>> automatici di targeting militare che si alimentano di dati, non di
>> bombe, di dati. Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché
>> l’Unione Europea non ha mai sospeso la decisione di adeguatezza che
>> consente il trasferimento di informazioni personali verso aziende
>> israeliane. Nonostante i moniti di cinquanta organizzazioni digitali,
>> nonostante le inchieste, nonostante Gaza.
>>
>> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è
>> il cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
>> legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei
>> come se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in
>> Israele, dal 2023, l’autorità garante della privacy è stata
>> subordinata al potere esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence
>> ai database civili non prevede controllo giurisdizionale. Nessun
>> mandato, ne notifica, ne ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha
>> ricevuto lettere firmate da decine di associazioni per i diritti
>> digitali, ha letto i rapporti delle Nazioni Unite, le inchieste di
>> +972, The Guardian, Haaretz. Ha avuto tempo, strumenti, giuristi,
>> esperti e ha scelto comunque di non sospendere l’accordo di
>> adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire “sostanzialmente
>> equivalente” un sistema legale che consente ai servizi segreti di
>> accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza limiti,
>> senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le riforme
>> che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la privacy
>> al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
>> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il
>> targeting algoritmico potessero essere alimentati da dati europei,
>> anche quando quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di
>> guerra. Non si tratta di distrazione, è una scelta politica, una
>> complicità attiva, mascherata da neutralità normativa. La verità è
>> che la UE ha bisogno di Israele come partner tecnologico e militare e
>> per questo permette i suoi abusi. Per interesse, geopolitico.
>>
>> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a
>> un meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
>> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso
>> ho avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
>> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
>> diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
>> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
>> essere colpita.
>>
>> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio
>> era plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo
>> dicevano. Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle
>> indagini militari israeliane su attacchi con vittime civili viene
>> archiviato senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel
>> momento esatto in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che
>> opera secondo logiche di guerra.
>>
>> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente,
>> come uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto
>> un pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi?
>> Forse no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto
>> questo non si regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza
>> di coscienza. Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è
>> costruito per funzionare in background, per nascondere la soglia tra
>> ciò che è mio e ciò che contribuisce ad altro. Per farmi credere che
>> l’infrastruttura è neutra, e che la responsabilità è solo di chi
>> uccide. Ma non è così. Perché ogni infrastruttura è una scelta. E
>> ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>>
>> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è
>> già accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di
>> considerare normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati.
>> Posso pretendere che l’Unione Europea revochi la decisione di
>> adeguatezza con Israele. Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è
>> legalmente possibile ma umanamente inaccettabile. Posso disertare,
>> dalle app, dalle deleghe cieche, dalla zona grigia della
>> responsabilità digitale. Non si tratta di salvare Gaza con un gesto.
>> Ma di uscire dal tracciato invisibile che passa anche da me. Di
>> smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi è codice, allora io
>> voglio interrompere la linea. Anche se è troppo tardi. Non esistono
>> dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora stati usati
>> contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by abregni
Sorry, ma continuare a parlar di coltelli, di come sono affilati, di
quanto possono fare un taglio ad altri mentre ci facciamo la barba noi,
INVECE di guardare bene in faccia chi il coltello lo brandisce (e
cominciare con lo sputargli in un occhio), ...alla fine mi pare SCEMO.
Nel '68 -- nel bene e nel male (lo riconosco) -- si faceva come dico io.
Non si davano -- direttamente o di sponda -- colpe a chi non le ha.
Anche perché è un modo parecchio stupido di nascondere il vero colpevole
dalla luce; sapevatelo.
Il 2025-08-04 19:03 J.C. DE MARTIN ha scritto:
> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>
> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>
> 3 Agosto 2025
>
> Michele Kettmaier
>
> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>
> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
> documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
> solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
> campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>
> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
> silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
> israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
> l’Unione Europea. È legale.
>
> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di sette
> anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da un
> drone una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
> Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un
> uomo, qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con
> troppo traffico dati.
>
> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
> classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con dentro
> anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati, da qualche
> parte, ci sono arrivati. E questo basta.
>
> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
> “conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
> Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede però
> quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un errore.
> E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava troppo
> vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
>
> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
> sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
> raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf” sorveglia
> i checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi automatici di
> targeting militare che si alimentano di dati, non di bombe, di dati.
> Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché l’Unione Europea non
> ha mai sospeso la decisione di adeguatezza che consente il
> trasferimento di informazioni personali verso aziende israeliane.
> Nonostante i moniti di cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le
> inchieste, nonostante Gaza.
>
> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è
> il cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
> legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei come
> se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in Israele, dal
> 2023, l’autorità garante della privacy è stata subordinata al potere
> esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence ai database civili non
> prevede controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
> ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate da
> decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i rapporti
> delle Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian, Haaretz. Ha
> avuto tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto comunque di non
> sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire
> “sostanzialmente equivalente” un sistema legale che consente ai servizi
> segreti di accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza
> limiti, senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le
> riforme che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la
> privacy al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il
> targeting algoritmico potessero essere alimentati da dati europei,
> anche quando quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di
> guerra. Non si tratta di distrazione, è una scelta politica, una
> complicità attiva, mascherata da neutralità normativa. La verità è che
> la UE ha bisogno di Israele come partner tecnologico e militare e per
> questo permette i suoi abusi. Per interesse, geopolitico.
>
> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
> meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso ho
> avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
> diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
> essere colpita.
>
> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio era
> plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo dicevano.
> Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle indagini
> militari israeliane su attacchi con vittime civili viene archiviato
> senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel momento esatto
> in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo
> logiche di guerra.
>
> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
> uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
> pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
> no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto questo non
> si regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza di
> coscienza. Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è costruito
> per funzionare in background, per nascondere la soglia tra ciò che è
> mio e ciò che contribuisce ad altro. Per farmi credere che
> l’infrastruttura è neutra, e che la responsabilità è solo di chi
> uccide. Ma non è così. Perché ogni infrastruttura è una scelta. E ogni
> scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>
> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è già
> accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di considerare
> normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati. Posso pretendere
> che l’Unione Europea revochi la decisione di adeguatezza con Israele.
> Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma
> umanamente inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe
> cieche, dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta
> di salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile che
> passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi
> è codice, allora io voglio interrompere la linea. Anche se è troppo
> tardi. Non esistono dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora
> stati usati contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by J.C. DE MARTIN
La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
3 Agosto 2025
Michele Kettmaier
https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
campo. Tutto normale, tutto innocuo.
E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
l’Unione Europea. È legale.
E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di sette
anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da un drone
una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un uomo,
qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con troppo
traffico dati.
L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con dentro
anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati, da qualche
parte, ci sono arrivati. E questo basta.
È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
“conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede però
quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un errore.
E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava troppo
vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf” sorveglia i
checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi automatici di
targeting militare che si alimentano di dati, non di bombe, di dati.
Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché l’Unione Europea non ha
mai sospeso la decisione di adeguatezza che consente il trasferimento di
informazioni personali verso aziende israeliane. Nonostante i moniti di
cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le inchieste, nonostante Gaza.
Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è il
cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei come
se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in Israele, dal
2023, l’autorità garante della privacy è stata subordinata al potere
esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence ai database civili non
prevede controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate da
decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i rapporti delle
Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian, Haaretz. Ha avuto
tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto comunque di non
sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire
“sostanzialmente equivalente” un sistema legale che consente ai servizi
segreti di accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza
limiti, senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le
riforme che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la
privacy al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il targeting
algoritmico potessero essere alimentati da dati europei, anche quando
quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di guerra. Non si
tratta di distrazione, è una scelta politica, una complicità attiva,
mascherata da neutralità normativa. La verità è che la UE ha bisogno di
Israele come partner tecnologico e militare e per questo permette i suoi
abusi. Per interesse, geopolitico.
E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso ho
avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
essere colpita.
Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio era
plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo dicevano.
Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle indagini
militari israeliane su attacchi con vittime civili viene archiviato
senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel momento esatto
in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo
logiche di guerra.
E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto questo non si
regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza di coscienza.
Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è costruito per funzionare
in background, per nascondere la soglia tra ciò che è mio e ciò che
contribuisce ad altro. Per farmi credere che l’infrastruttura è neutra,
e che la responsabilità è solo di chi uccide. Ma non è così. Perché ogni
infrastruttura è una scelta. E ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è già
accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di considerare
normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati. Posso pretendere
che l’Unione Europea revochi la decisione di adeguatezza con Israele.
Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma
umanamente inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe
cieche, dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta
di salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile che
passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi è
codice, allora io voglio interrompere la linea. Anche se è troppo tardi.
Non esistono dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora stati
usati contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by Giuseppe Attardi
> On 3 Aug 2025, at 10:49, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Andrea Trentini <ego(a)atrent.it>
>
>
> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema
Non sono temi scollegati.
Uno strumento muore se non si aggiorna e adatta alle nuove esigenze.
Ciò che fa Slack si poteva fare arricchendo la posta, e lo stesso per whatsapp, che aggiunge encryption, e simili.
Slack assomiglia di fatto alle mailing list, a cui aggiunge integrazione, automazione e sharing. Fornisce threading automatico, senza che si debba quotare l’intera sequenza di messaggi precedenti in ciascuna risposta, che rende i messaggi sempre più pesanti (altro che HTML) e più facilmente leggibili.
La posta è un servizio aperto e distribuito, ma con l’enshittification hanno avuto la meglio i servizi centralizzati chiavi in mano, pagati con la pubblicità (semplifico, ovviamente).
Si è preferito restare fermi alla purezza originale, accettando al massimo i MIME attachments, che pure sono deprecati per il sovraccarico che creano con la duplicazione delle copie.
Vari progetti di ammodernamento della email sono falliti, quali Inbox di Google, Spark e ShortWave.
Fino a qualche anno fa, la email era l’applicazione internet più usata.
Adesso resta spesso necessaria come identità digitale, per confermare chi sei quando ti iscrivi a un servizio, in alternativa agli SMS.
Se si vuole contrastare l’enshittification, bisogna che anche i servizi aperti e distribuiti si rendano più attraenti.
> e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
>
> Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
> (GAFAM) assisto sempre più spesso a:
> - messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
> riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
> - messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
> - messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
> di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
> - destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente perché non la ritengono un
> canale fondamentale (es. molti nostri studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable
> IM providers"
> - (questo è più un mio rant) destinatari che mi chiedono "cos'è quell'allegato .asc? non riesco ad
> aprirlo..." [:facepalm:]
> - (questo è un altro rant) destinatari che non vedono una mia mail perché era in risposta ad una
> loro e quindi il loro MUA (magari pure web) "nascondeva" il messaggio sotto al loro (chiamasi
> "thread view", io non vivrei senza)
> - sicuramente altro che ora non mi viene in mente...
>
>
> --
> Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
> Università degli Studi di Milano
> Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo -
> https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo -
> https://edizionithemis.it/catalogo/digitale-e-societa/dal-tecnocivismo-alla…
> Sistemi Embedded -
> https://www.ledizioni.it/prodotto/a-carraturo-a-trentini-sistemi-embedded-t…
Notate questi due attachment scrubbed, per aggiungere funzionalità di autenticazione mancante a SMTP.
>
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by maurizio lana
Il 04/08/25 16:21, 380° ha scritto:
> Buongiorno Maurizio,
>
> On Mon, Aug 04 2025, maurizio lana wrote:
>
> [...]
>
>> il miglior modo per far morire una cosa è darla per morta
> non funziona, specialmente quando gode di ottima salute, come l'email
> :-D
appunto.
darla per morta; o darla per viva solo se rimane ferma alle necessità e
modalità comunicative di quando ci emozionava veder comparire delle
lettere versi su uno schermo a 32kbit al secondo
>> è noto che nel sistema dei media nessun nuovo medium uccide con il suo
>> arrivo uno o più degli altri ma tutto il sistema si ribilancia
>> includendo il nuovo arrivato
> siccome io sono _nerdissimo_ faccio una domanda _non_ scontata con una
> risposta _molto_ scontata: qual'è un nuovo arrivato nel "sistema" dei
> mezzi di comunicazione _asincroni_ (progettati asincroni, mica
> /arrabattati/ come semi-sincroni) e _interoperabili_?
teniamola semplice senza spaccare il capello i 4^N: parliamo di mezzi di
comunicazione testuale in rete. tanti.
sono tutti nuovi arrivati dove prima c'era solo l'email. quindi la tua
domanda sembra ignorare delle cose che in realtà è ovvio che conosci
bene :-)
in molti casi non si usa più l'email perché un messaggio mandato in rete
in un altro modo serve ugualmente a comunicare e questo altro modo
appare o è più vicino a ciò che l'utente ritiene desiderabile.
ovvio che prendendo quella infinitesima parte di capello spaccato in 4^N
discuteremo dell'efficacia, della velocità, della sicurezza, del tipo di
informazione trasmissibile, della maggiore o minore sudditanza ai GAFAM,
eccetera. ma comunque si trasmettono contenuti testuali che pure
potrebbero continuare a passare nell'email o che addirittura passano un
po' nell'email e un po' in altre vie - tra i medesimi interlocutori e
sul medesimo thread.
M
> no perché forse mi sono perso qualcosa :-)
------------------------------------------------------------------------
non credo a nessuna liberazione né individuale né collettiva
che si ottenga senza il costo di un’autodisciplina,
di un’autocostruzione, di uno sforzo
Italo Calvino
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by 380°
Buongiorno Maurizio,
On Mon, Aug 04 2025, maurizio lana wrote:
[...]
> il miglior modo per far morire una cosa è darla per morta
non funziona, specialmente quando gode di ottima salute, come l'email
:-D
> è noto che nel sistema dei media nessun nuovo medium uccide con il suo
> arrivo uno o più degli altri ma tutto il sistema si ribilancia
> includendo il nuovo arrivato
siccome io sono _nerdissimo_ faccio una domanda _non_ scontata con una
risposta _molto_ scontata: qual'è un nuovo arrivato nel "sistema" dei
mezzi di comunicazione _asincroni_ (progettati asincroni, mica
/arrabattati/ come semi-sincroni) e _interoperabili_?
no perché forse mi sono perso qualcosa :-)
[...]
Grazie, 380°
--
380° (lost in /traslation/)
«Welcome to the chaos of the times
If you go left and I go right
Pray we make it out alive
This is Karmageddon»
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by 380°
Buongiorno Damiano,
On Sun, Aug 03 2025, Damiano Verzulli wrote:
> Il 03/08/25 10:28 AM, Andrea Trentini via nexa ha scritto:
>> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
>> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
>> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
[...]
> Non c'e' piu' alcuna chance. E' solo questione di (poco) tempo.
> L'infrastruttura e-mail (quella cui si riferisce il Prof. Trentini) è
> destinata a scomparire o, meglio, ad essere totalmente accentrata su
> Google o Microsoft (e, quindi, a prendere sembianze diverse).
Dimentichi Apple, che gestisce più della metà delle caselle email sulla
faccia della terra [1], quasi doppia Google e distacca Microsoft
(Outlook) di _un_ordine_di_grandezza_.
Comunque, intanto anche loro da moltissimi anni sono costretti (dal
mercato) a usare gli RFC email-related, per stare sul mercato...
...e se non sono riusciti a fare "embrace and extinguish" fino ad oggi
mi sa tanto che non ci riusciranno più (forse qualche bacchettata sui
mignoli da parte dell'antitrust ha sortito qualche effetto?)
> Cio' accade grazie al loro straordinario potere (tecnico), ed alla
> possibilita' che hanno --incontrastata-- di operare. Quando io, ed
> alcuni altri colleghi, usciremo dalla fase lavorativa seria [pochi
> anni], non ci sara' piu' nessuno disposto a gestire [tecnicamente]
> tali infrastrutture. Peggio: non ci sara' nessuno che riterra'
> saggio/lodevole il farlo.
OK non nego che questo sia un problema, ma questo _non_ significa che
l'email sta andando a morire
... anzi, è probabile che quando morirà una lettera dei GAFAM l'email
sarà ancora usatissima :-)
[...]
Un caro saluto, 380°
[1] https://www.doofinder.com/en/statistics/most-popular-email-providers
--
380° (lost in /traslation/)
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Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by 380°
Ciao Andrea,
capisco le frustrazioni (che, conoscendoti, so che sono dovute anche al
_contesto_ nel quale lavori), ma: parliamone... :-)
Avviso gli aspiranti lettori che io e il mio alter-ego (come si sarà
capito) non siamo nerd in questo ambito: siamo _nerdissimi_, quindi
amiamo spaccare... il capello in quattro :-D
On Sun, Aug 03 2025, Andrea Trentini via nexa wrote:
> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non
> avete anche voi la sensazione che la "mail" (intesa come architettura
> globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le cuoia? (e
> lo dico con enorme dispiacere)
una previsione analoga mi fu fatta circa 20 anni fa da altri "addetti ai
lavori" che sostenevano che l'email sarebbe gradualmente sparita,
soppiantata dai sistemi IM dalle _mirabolanti_ funzioni, bla bla bla
oggi l'emai è ancora _viva_ e NON _vegeta_, usata per decine di milioni
di transazioni informative quotidiane, dai messaggi personali (che in
larghissima misura sono passati un qualche IM o "sui social") a quelli
delle banche, delle mailing list (sì, esistono e funzionano ancora alla
grande!), di lavoro, compresi messaggi _fondamentali_ per l'intero coclo
di vita contrattuale e altre obbligazioni giuridiche... fino alle PEC
alcuni report che riesco a trovare sull'argomento in realtà ci dicono
che l'uso dell'email è aumentata negli ultimi 10 anni, che nel 2024
c'erano 4.48 miliardi di utenti email e che ci si aspetta che sranno
4.85 nel 2027, con un sacco di energie spese a gestire i messaggi di
posta [1] [2] [3] [4] (ci sono un sacco di statistiche)
sulle proprietà _terapeutiche_ dell'email invito a leggere su Wikipedia il capitolo
"Uses": https://en.wikipedia.org/wiki/Email#Uses
sottolineo 850mila volte questo: comunucazione _asincrona_ (progettata
bene, con un sacco di metadati di "threading", quoting) e
_interoperabilità_
non da ultimo, sulla validità giuridica delle email invito a leggere il
bell'articolo di Carlo Piana "Occhio all’email in giudizio"
https://piana.eu/prova_email/ (io firmo GPG tutte le mie email in uscita
NON perché mi piace "fare il figo" :-O )
il mio alter-ego e altri miliardi di persone nel mondo _grazie_
all'email riescono tutt'ora a concludere una quantità innumerevole di
contratti sia di lavoro che privati (con banche, assicurazioni,
fornitori, clienti) grazie all'email... altro che wassapp!!!
quindi: sei ancora convinto che l'email stia "tirando le cuoia"? :-)
> Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
> (GAFAM) assisto sempre più spesso a:
> - messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
> riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
sì, questa è la parte peggiore ma i motivi di questa cosa sono complessi
e tra utenti, GAFAM, spippoloni e cose simili c'è ancora troppa
ignoranza sul tema e/o troppa tracotanza
> - messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
> - messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
> di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
eh: perché tu e gli ennemilioni di utenti MS non scrivete al supporto
per _inondarli_ di lamentele su quanto siano insopportabili i loro
filtri "antispam" sulla _vostra_ corrispondenza?!?
però: cosa centra questo con la "morte dell'email"? :-P
casomai con li morta**i loro, no?!? :-D
> - destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente
> perché non la ritengono un canale fondamentale (es. molti nostri
> studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable IM
> providers"
semplicissimo: se non siete in grado di gestire la vostra casella di
posta elettronica meglio che la porta dell'UNI la giardiate... da
_fuori_!
...e mi fermo qui.
[...]
dicevamo dell'email?!? :-D
Ciao, 380°
[1] https://www.emailtooltester.com/en/blog/email-usage-statistics/
[2] https://seosandwitch.com/email-usage-stats/
[3] https://mailerstack.com/email-usage-statistics/
[4] https://www.statista.com/topics/4295/e-mail-usage-in-the-united-states/#top…
--
380° (lost in /traslation/)
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Aug. 4, 2025
Re: [nexa] [Junk released by Allowed List] Re: Blocco all’HTML
by 380°
Buongiorno Giuseppe,
On Mon, Aug 04 2025, Giuseppe Attardi wrote:
[...]
>> Come minimo il tuo MUA _deve_ essere in grado (o essere configurato per)
>> inviare messaggi multipart/mixed che contengono sia la parte text/HTML
>> (se proprio proprio vuoi insistere :-) ) che quella text/plain.
> Il mio MUA è la app Mail su iPad e non ha configurazioni del tipo
> richiesto.
Da quello che vedo il tuo MUA di recente a volte invia messaggi
multipart/alternative con dentro sia puro testo (text/plain) che HTML
(text/HTML), altre volte senza la parte text/plain e solo con HTML,
altre volte solo text/plain (non multipart): non so se sono impostazioni
che esegui a mano per ogni messaggio o altro, mi spiace ma non posso
aiutarti oltre le indicazioni fornite
[...]
>> Ripeto: i messaggi in HTML NON arrivano vuoti in lista, sono
>> "scartavetrati" (scrubbed) solo nell'archivio, dal software che lo
>> gestisce (Pipermail)... e lo sono per ragioni molto serie di sicurezza.
>>
>
> Il leggo i messaggi in digest, quindi il messaggio in questione lo
> vedo così:
Oh grazie, adesso è chiaro: Mailman _scartavetra_ i messaggi anche in
digest, non solo nell'archivio
...ed è cosa buona e giusta
Mi spiace ma l'iscrizione in digest ha questo inconveniente (causato dal
fatto che alcuni iscritti inviano email _solo_ HTML)
[...]
>> Ripeto: se non riesci a configurarlo in modo sano (vedi
>> https://useplaintext.email per consigli), meglio che cambi MUA.
> Non è indicato come fare con l’app Mail di iPad, e l’opzione di configurazione di quella per MacOS non c’è.
> Non ho intenzione di cambiarlo.
Come ho detto da quello che vedo il (o i?) tuo MUA invia i messaggi
correttamente... a volte; quindi boh.
Comunque il problema di ricevere i messaggi HTML _scartavetrati_ quando
si è iscritti in digest _non_ sarebbe risolto nemmeno cambiando MUA.
> Ho letto le giustificazioni per evitare HTML, ma non si applicano al
> nostro caso, che è una lista chiusa. Non ci sono marketeer tra di noi
> che mandano tracking cookies o link di phishing.
Una lista chiusa con iscrizione aperta a chiunque :-)
Comunque io non sono tra i gestori della maling-list, decidano loro
[...]
Un caro saluto, 380°
--
380° (lost in /traslation/)
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Aug. 4, 2025
Re: [nexa] [Junk released by Allowed List] Re: Blocco all’HTML
by Giuseppe Attardi
Prima di arrendermi, vorrei chiarire qualcosa che sembra non sia chiaro a chi mi ha risposto.
> On 2 Aug 2025, at 16:11, 380° <g380(a)biscuolo.net> wrote:
>
> Buongiorno Giuseppe,
>
> Andrea Trentini è stato tranchant nella sua risposta, quindi per favore
> non concentrarti su quella :-D
>
>> On Sat, Aug 02 2025, Giuseppe Attardi wrote:
>>
>> Non sono io a inviare HTML e non ne ho controllo.
>> È il mail reader del Mac che lo fa a mia insaputa.
>
> Credimi mi spiace davvero che tu abbia quel fastidioso problema... ma
> non è colpa dei tuoi destinatari: se non riesci a configurarlo in modo
> _sano_, cambia "mail reader" (cioè MUA).
>
> Come minimo il tuo MUA _deve_ essere in grado (o essere configurato per)
> inviare messaggi multipart/mixed che contengono sia la parte text/HTML
> (se proprio proprio vuoi insistere :-) ) che quella text/plain.
Il mio MUA è la app Mail su iPad e non ha configurazioni del tipo richiesto.
>
> [...]
>
>> Me ne accorgo solo quando il messaggio arriva sulla lista vuoto.
>
> Ancora?!? :-)
>
> Per favore Giuseppe sei riuscito a leggere ciò che ho scritto nel mio
> messaggio di ieri?
> [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-July/054706.html
>
> Ripeto: i messaggi in HTML NON arrivano vuoti in lista, sono
> "scartavetrati" (scrubbed) solo nell'archivio, dal software che lo
> gestisce (Pipermail)... e lo sono per ragioni molto serie di sicurezza.
>
Il leggo i messaggi in digest, quindi il messaggio in questione lo vedo così:
------------------------------
Message: 2
Date: Thu, 24 Jul 2025 12:37:35 +0200
From: guido scorza <guido(a)guidoscorza.it>
To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>, "J.C. DE MARTIN"
<juancarlos.demartin(a)polito.it>
Subject: Re: [nexa] "Stefano Rodotà (appositamente richiamato
dall’Aldilà mentre giocava a scacchi)"
Message-ID: <0C10855E-39CA-4258-A13A-098938D9D357(a)guidoscorza.it>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
An HTML attachment was scrubbed...
URL: <http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/attachments/20250724/2eda8175/a…>
------------------------------
E se seguo il link, vedo uno sproposito di html illeggibile, il contenuto non viene interpretato dal browser.
> [...]
>
>> Anche fosse, l’unico tuo fastidio sarebbe di non vedere quei pochi
>> miei messaggi, che adesso non vedi comunque perché vengono scrubbed.
>
> No: tutti coloro che usano un MUA "solo testo" (io uso Notmuch in Emacs)
> non hanno alcuni problema [2] a visualizzare la parte text/HTML dei
> messaggi multipart/mixed (o analoghi), a meno che lo abbiano configurato
> male
>
>> Non immaginavo che ci fossero crociate sul tema,
>
> Per favore non offendere l'intelligenza di chi cerca di spiegare le
> svariate ragioni (opportunità, sicurezza, praticità, quoting) per
> evitare le email in HTML, eh? :-)
>
>> dato che l’uso di HTML viene ormai considerato “harmless” e la maggior parte dei reader lo supporta:
>> en.wikipedia.org /wiki/HTML_email
>
> Per favore considera di leggere i link che ho inviato nel mio precedente
> messaggio [1] che entrano del merito dei vari problemi di sicurezza
> delle email in HTML
>
>> (per farti arrivare questo link come testo ho dovuto inserirci uno
>> spazio, sennò me lo trasformava in anchor HTML)
>
> Ripeto: se non riesci a configurarlo in modo sano (vedi
> https://useplaintext.email per consigli), meglio che cambi MUA.
Non è indicato come fare con l’app Mail di iPad, e l’opzione di configurazione di quella per MacOS non c’è.
Non ho intenzione di cambiarlo.
Ho letto le giustificazioni per evitare HTML, ma non si applicano al nostro caso, che è una lista chiusa. Non ci sono marketeer tra di noi che mandano tracking cookies o link di phishing.
L’HTML è solo usato per formattare testo, cosa che viene liquidata come:
Rich text isn’t great anyway
In una pagina in cui se ne fa uso.
Solo un subset minimale di HTML è previsto nei messaggi:
https://en.wikipedia.org/wiki/HTML_email
Comunque mi arrendo. Restiamo così, ognuno con le sue preferenze.
>
> Grazie, 380°
Prego.
>
> [...]
>
>
> [1] Nemmeno di sicurezza, perché per visualizzare il messaggio in genere
> lo convertono in puro testo (eliminando _tutti_ i vettori di attacco e
> di phishing) o usano un browser HTML che ignora i Javascript (tipo eww
> in Emacs).
>
> --
> 380° (lost in /traslation/)
>
> «Welcome to the chaos of the times
> If you go left and I go right
> Pray we make it out alive
> This is Karmageddon»
> <signature.asc>
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by maurizio lana
amo l'email: a Palazzo Nuovo nel 1989 l'accesso all'email arrivò perché
lo chiesi io :-)))
non so bene come interpretare questa ondata di lamenti sui terribili
casini dell'email, perché io non ne incontro.
ho quasi una decina di indirizzi email su provider diversi, tutti
(as)serviti sotto sotto da Google o Microsoft,
non leggo la mail in webmail ma la scarico sempre con Thunderbird (e
prima con Eudora),
e lo imposto su "non caricare contenuti remoti".
il miglior modo per far morire una cosa è darla per morta
è noto che nel sistema dei media nessun nuovo medium uccide con il suo
arrivo uno o più degli altri
ma tutto il sistema si ribilancia includendo il nuovo arrivato
Maurizio
Il 03/08/25 10:28, Andrea Trentini via nexa ha scritto:
> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
>
> Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
> (GAFAM) assisto sempre più spesso a:
> - messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
> riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
> - messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
> - messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
> di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
> - destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente perché non la ritengono un
> canale fondamentale (es. molti nostri studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable
> IM providers"
> - (questo è più un mio rant) destinatari che mi chiedono "cos'è quell'allegato .asc? non riesco ad
> aprirlo..." [:facepalm:]
> - (questo è un altro rant) destinatari che non vedono una mia mail perché era in risposta ad una
> loro e quindi il loro MUA (magari pure web) "nascondeva" il messaggio sotto al loro (chiamasi
> "thread view", io non vivrei senza)
> - sicuramente altro che ora non mi viene in mente...
>
>
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non credo a nessuna liberazione né individuale né collettiva
che si ottenga senza il costo di un’autodisciplina,
di un’autocostruzione, di uno sforzo
Italo Calvino
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Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Aug. 4, 2025
la Coscienza e la tecnica
by Marco Pozzi
Buongiorno a tutti,
mi piace condivide qui il finale di un romanzo che ho appena riletto, un classico stupefacente per argomento e stile. Il bellissimo finale ha qualcosa in comune con alcune riflessioni sui rischi dello sviluppo tecnologico che prendono vita in questa lista.
Si tratta della Coscienza di Zeno, e in questo periodo di quiete estiva e letture-sotto-l'ombrellone magari vi fa piacere lo spunto.
Buona estate a tutti,
Marco
La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati.
La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] "Stefano Rodotà (appositamente richiamato dall’Aldilà mentre giocava a scacchi)"
by Christian Bernieri - Bernieri Consulting
:-)
*Christian Bernieri*
*Principal Consultant*
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Tel. (+39) 0297132113
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MI1926912
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Azienda Certificata ISO9001:2015 Cert. n. 709/2006 ICDQ-Accredia
________________________________________________________
*Rispetta l'ambiente: se non ti è necessario, non stampare questa
mail. **Please
don't print this email unless you really need to. *
*Professionista soggetto alla Legge 4/2013 - Disposizioni in materia di
professioni non organizzate. Polizza assicurativa sottoscritta.*
*I messaggi possono essere letti dallo staff aziendale. Si prega di non
inviare comunicazioni confidenziali o di carattere personale a questo
indirizzo.*
Il giorno dom 3 ago 2025 alle ore 09:56 Stefano Borroni Barale <
s.barale(a)erentil.net> ha scritto:
> Caro Marco,
> non ho scritto quanto mi attribuisci: la mia posizione non è dettata da
> alcun tipo di purismo o -peggio- "puritanesimo"; tant'è che, alla fine, mi
> sono sottoposto al supplizio della lettura dell'intero documento e, come
> temevo, non vi ho trovato nulla di illuminante o che non fosse già
> ampiamente noto (a parte alcuni gossip, che emergevano fin dall'indice).
> Quindi, ancora una volta, l'albero è coerente con il seme che l'ha prodotto.
>
> Sarebbe interessante, invece, che qualche attivista coraggiosa scrivesse
> un rapporto che analizzi il sistema di flusso di denaro / potere /
> decisioni che permette la realizzazione di quanto commenta Bernieri in
> questo post:
>
> https://garantepiracy.it/blog/office/
>
> perché fino a quando è sufficiente un po' di "paper compliance" per
> evitare di applicare le norme UE, qualunque ente titolato a farle
> rispettare resterà una tigre di carta.
>
> Il resto, inclusa la trita giaculatoria su "oh mamma quanti soldi
> pubblici, Signora Mia, che vergogna, ci vorrebbe Di Pietro" ... beh,
> abbiamo visto quanto abbia diminuito la corruzione e aumentato il numero
> dei servitori pubblici onesti, nel passaggio da prima a seconda Repubblica.
>
> Attenzione: non si tratta di "tanto meglio, tanto peggio", ma
> semplicemente della pacata conclusione che, forse, è meglio mettere le
> energie nell'autogestione, nell'organizzazione autonoma e diretta, invece
> di continuare a sperare nelle istituzioni. Le istituzioni, semmai,
> entreranno in gioco per tentare di 'sedare il dissenso' sempre che il
> dissenso sia in grado di esprimersi concretamente in azioni nel reale, non
> solo nel virtuale o nelle belle dichiarazioni di principio.
> My 2 cents.
> Stefano
>
> Inviato da Proton Mail Android
>
>
> -------- Messaggio originale --------
> 01/08/25 18:04, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> ha scritto:
>
> > On Fri, Aug 01, 2025 06:00:02 AM +0000, Stefano Borroni Barale wrote:
> > > martedì 22 luglio 2025 16:42, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> ha
> scritto:
> > >
> > > > On Tue, Jul 22, 2025 05:22:09 AM +0000, Stefano Borroni Barale
> wrote:
> > > >
> > > > > Commento: un link di Google Drive è attualmente la cosa più
> malevola
> > > > > che riesco a immaginare, considerato che è la tecnologia offerta a
> > > > > Israele per il suo Project Nimbus. Si aggiungano le immagini
> create
> > > > > con l'Ai violentando il lavoro dello Studio Ghibli e se volevano
> > > > > evitare di essere letti hanno fatto Bingo.
> > > >
> > > >
> > > > QUESTI sono motivi per non leggere un documento?
> > >
> > > Provo a spiegarlo in maniera distesa e non criptica...
> > >
> > > Un personaggio anonimo che si presenta con un documento che più che
> > > un attacco politico è un'accozzaglia di gossip...
> >
> > visto che insistete...
> >
> > Fermo la', e' proprio questo il punto. Se nemmeno ci PROVI a leggere
> > qualcosa solo perche' a) sta su Drive, b) la copertina e' fatta con
> > l'AI e c) il fatto di Nimbus (1), perche' questo e' cio' che hai
> > scritto, come cavolo fai a sapere che se e' roba da Pulitzer o
> > un'accozzaglia di gossip? Io proprio e SOLO questo dicevo.
> >
> > E comunque...
> >
> > (1) "**IO** non uso prodotti di XYZ perche' sono utilizzabili da gente
> > che odio pure per fare cose brutte" puo' avere un senso, per chi puo'
> > permettersi alternative..
> >
> > Dire "io non tocco cose fatte coi prodotti XYZ da ALTRI" che magari ne
> > ignorano completamente le nefandezze e/o non avevano altra scelta"
> > e'... boh.
> >
> > Se ragioni cosi' finisci a non leggere mai nemmeno documenti prodotti
> > con Microsoft Office o LibreOffice o con computer di chissa' quante
> > marche, perche' pure quella e' tutta roba sicuramente utilizzata
> > almeno una volta anche nel progetto Nimbus, e in chissa' quante altre
> > porcate. Tu vivi cosi'? Ci riesci? Se uno scrive un documento su drive
> > e te ne manda una versione PDF come allegato, lo leggi oppure prima
> > chiedi se era stato generato con Google Drive?
> >
> > Ripeto, io solo questo dicevo. Sulla **SOSTANZA** del documento stanno
> > finalmente scrivendo altri che hanno piu' competenza e tempo di me per
> > farlo. Ma tutto questo tempo perso a indignarsi su Drive, immagini ed
> > evocazione di Rodota', SICURAMENTE inutile e di cattivo gusto ma
> > ininfluente sulla sostanza o mancanza della medesima, continua a farmi
> > cascare le braccia.
> >
> > Marco
> >
>
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by M. Fioretti
On Sun, Aug 03, 2025 16:21:52 PM +0100, Marco Delaurenti wrote:
> Per quanto sia d'accordo con tutto quello detto finora, non si puo'
> dimenticare che la mail non e' piu' il principale mezzo di
> comunicazione in molte aziende. La crisi dell'email e' anche
> culturale, con le nuove generazioni che usano altri sistemi.
magari SAPESSERO usarli...
Vedi:
"I can't tell you the number of times I have had to step in to address
a problem that was being communicated via intermittent texts between
individuals..."
e molto altro del genere qui:
https://www.reddit.com/r/PennStateUniversity/comments/1ic26w4/why_are_gen_z…
Oppure qui:
https://www.euronews.com/next/2024/12/08/companies-are-firing-gen-z-workers…
Marco
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by Marco Delaurenti
Per quanto sia d'accordo con tutto quello detto finora, non si puo'
dimenticare che la mail non e' piu' il principale mezzo di comunicazione in
molte aziende. La crisi dell'email e' anche culturale, con le nuove
generazioni che usano altri sistemi.
On Sun, 3 Aug 2025 at 15:25, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> wrote:
> On Sun, Aug 03, 2025 12:05:04 PM +0200, Andrea Trentini wrote:
>
> >... salvo i GAFAM
> >
> > P.S. ho rimosso buona parte del testo della mail e fatto
> > "bottom-quoting" INTENZIONALMENTE ;) (i.e., come andrebbe fatto e
> > come purtroppo a volte, per pigrizia, non faccio)
>
> Condivido in pieno quello che hai scritto su quanto sia vera e grave
> la crisi dell'email, ne ho scritto tutte le volte che ho potuto sia
> della crisi in se' stessa:
>
> https://stop.zona-m.net/tag/email/
>
> sia su quanto sia cretino sostituirla, come han gia' fatto troppe
> persone, con sistemi che ci fanno tutti incredibilmente cafoni e
> tecnicamente sono molto piu' arretrati (si', arretrati), come WhatsApp:
>
> https://stop.zona-m.net/tag/whatsapp/
>
> MA... proprio in nome di una email standard che non crei problemi a
> nessuno, devo aggiungere che ho letto quello che hai scritto solo in
> questa tua replica perche' sono due volte di seguito nell'ultima
> settimana che un tuo messaggio "originale", non di replica a un altro,
> manda in segmentation fault il mio MUA (mutt + t-prot per l'HTML)
>
> Da quando ho questa configurazione, almeno 15 anni, e' successo ~10
> volte, e mai prima di questa settimana con messaggi tuoi. Che e'
> cambiato? Son davvero curioso
>
> Marco
>
--
Marco F. D.
@mf_dela@mathstodon.xyz
www.linkedin.com/in/mfdela
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by Andrea Trentini
On 03/08/2025 16:59, Andrea Trentini wrote:
> ...
> sto inviando da ego(a)atrent.it invece che da andrea.trentini(a)unimi.it quindi potrebbe essere colpa
> mia, ti mando una mail PVT
mi correggo, invio sempre da unimi, sempre con reply ego, ma ho cambiato subscription in ML (da
unimi a ego)
(resto public perché magari invece è una cosa strana di mailman?)
--
Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
Università degli Studi di Milano
Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo -
https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo -
https://edizionithemis.it/catalogo/digitale-e-societa/dal-tecnocivismo-alla…
Sistemi Embedded -
https://www.ledizioni.it/prodotto/a-carraturo-a-trentini-sistemi-embedded-t…
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by Andrea Trentini
On 03/08/2025 16:24, M. Fioretti wrote:
> ...
> MA... proprio in nome di una email standard che non crei problemi a
> nessuno, devo aggiungere che ho letto quello che hai scritto solo in
> questa tua replica perche' sono due volte di seguito nell'ultima
> settimana che un tuo messaggio "originale", non di replica a un altro,
> manda in segmentation fault il mio MUA (mutt + t-prot per l'HTML)
>
> Da quando ho questa configurazione, almeno 15 anni, e' successo ~10
> volte, e mai prima di questa settimana con messaggi tuoi. Che e'
> cambiato? Son davvero curioso
sto inviando da ego(a)atrent.it invece che da andrea.trentini(a)unimi.it quindi potrebbe essere colpa
mia, ti mando una mail PVT
--
Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
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Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by M. Fioretti
On Sun, Aug 03, 2025 12:05:04 PM +0200, Andrea Trentini wrote:
>... salvo i GAFAM
>
> P.S. ho rimosso buona parte del testo della mail e fatto
> "bottom-quoting" INTENZIONALMENTE ;) (i.e., come andrebbe fatto e
> come purtroppo a volte, per pigrizia, non faccio)
Condivido in pieno quello che hai scritto su quanto sia vera e grave
la crisi dell'email, ne ho scritto tutte le volte che ho potuto sia
della crisi in se' stessa:
https://stop.zona-m.net/tag/email/
sia su quanto sia cretino sostituirla, come han gia' fatto troppe
persone, con sistemi che ci fanno tutti incredibilmente cafoni e
tecnicamente sono molto piu' arretrati (si', arretrati), come WhatsApp:
https://stop.zona-m.net/tag/whatsapp/
MA... proprio in nome di una email standard che non crei problemi a
nessuno, devo aggiungere che ho letto quello che hai scritto solo in
questa tua replica perche' sono due volte di seguito nell'ultima
settimana che un tuo messaggio "originale", non di replica a un altro,
manda in segmentation fault il mio MUA (mutt + t-prot per l'HTML)
Da quando ho questa configurazione, almeno 15 anni, e' successo ~10
volte, e mai prima di questa settimana con messaggi tuoi. Che e'
cambiato? Son davvero curioso
Marco
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by Andrea Trentini
On 03/08/2025 11:44, Damiano Verzulli wrote:
> ...
> straordinario potere (tecnico), ed alla possibilita' che hanno --incontrastata-- di operare. Quando
> io, ed alcuni altri colleghi, usciremo dalla fase lavorativa seria [pochi anni], non ci sara' piu'
> nessuno disposto a gestire [tecnicamente] tali infrastrutture. Peggio: non ci sara' nessuno che
> riterra' saggio/lodevole il farlo. Prova di tutto cio' è che io stesso, incredibilmente, sono
e a seguire non ci sarà più nessuno che SAPRA' come gestire queste (ma anche altre) tecnologie,
salvo i GAFAM
P.S. ho rimosso buona parte del testo della mail e fatto "bottom-quoting" INTENZIONALMENTE ;)
(i.e., come andrebbe fatto e come purtroppo a volte, per pigrizia, non faccio)
--
Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
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Aug. 3, 2025
Friuli Venezia Giulia e Software Libero: una buona notizia....
by Damiano Verzulli
=> SERVIZI DIGITALI. HONSELL (OPEN): SOFTWARE LIBERO E INNOVAZIONE PER PA
https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne//Portale/comunicatiStamp…
Sembra sia stato fondamentale il contributo del Pordenone Linux User Group:
https://www.pnlug.it/2025/08/02/promozione-del-software-libero-in-fvg/
Saluti,
DV
==============================
Comunicato Stampa della Regione Friuli Venezia Giulia
--
29.07.2025 - 13:22
(ACON) Trieste, 29 lug - "Oggi in I Commissione del Consiglio regionale,
come Open Sinistra Fvg, abbiamo presentato una proposta di legge dal
titolo "Norme per la promozione e diffusione dei sistemi di software
libero e aperto per favorire la trasparenza, l'accessibilità, e la
portabilità del software nella Pubblica Amministrazione. Riteniamo che
la promozione del software a codice aperto (Open source) debba diventare
un obiettivo strategico per questa Regione. In questo modo non solo
avvieremo un processo di affrancamento dai grandi colossi del digitale,
rispetto ai quali oggi siamo spesso inermi e subordinati, ma creeremo
anche importanti opportunità imprenditoriali innovative, rendendo la
nostra Regione più attrattiva per i talenti emigrati e per i lavoratori
con elevate competenze e conoscenze specialistiche".
Lo afferma in una nota il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg,
Furio Honsell.
"Il software aperto, diversamente da quello proprietario - spiega
Honsell -, infatti, permette il riuso, l'adattamento e la verifica del
software e pertanto crea posti di lavoro innovativi localmente. L'uso di
software proprietario, invece, è molto più costoso e ci rende schiavi
inconsapevoli di aziende che hanno altri interessi, anche potenzialmente
conflittuali con gli interessi europei".
"La norma proposta - continua l'esponente di Open - prevede
l'elaborazione annuale di piani di promozione del software libero, a
cura di un gruppo di lavoro composto da rappresentanti delle categorie
produttive, della pubblica amministrazione, del mondo della ricerca e
dell'associazionismo. Inoltre, la proposta prevede l'introduzione di
incentivi e l'adozione di disposizioni più rigorose per garantire il
pieno rispetto della normativa italiana ed europea in materia. Infine,
si prevede la realizzazione di azioni di promozione della cultura del
software aperto nelle scuole".
"Il software libero - aggiunge il consigliere - non è rilevante solo dal
punto di vista tecnologico, ma anche sul piano etico, in quanto ispirato
al principio di equità, e su quello cognitivo, poiché rappresenta un
rifiuto dell'uso inconsapevole delle 'scatole nere', le cosiddette black
box, che caratterizzano il software proprietario".
"L'assessore Callari ha espresso pieno appoggio e condivisione rispetto
a questa proposta normativa, dichiarando che, in qualità di coordinatore
nazionale del gruppo di lavoro della Conferenza delle Regioni in materia
di informatica, intende farne la base per l'elaborazione di una norma
condivisa tra le Regioni da presentare quanto prima. Esprimiamo pertanto
- conclude Honsell - soddisfazione e un ringraziamento ai gruppi che ci
hanno aiutato a scrivere questa norma e, in particolare, al Pnlug di
Pordenone". ACON/COM/sm
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by Damiano Verzulli
Il 03/08/25 10:28 AM, Andrea Trentini via nexa ha scritto:
> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
Come forse qualcuno ricordera', "persevero" nell'amministrazione di una
delle 4 infrastrutture e-mail universitarie, "on-prem", del nostro Paese
[1]. In altre parole: una delle 4 che NON sono state (ancora) migrate al
cloud di Google o di Microsoft...
Potrei parlare per giorni interi dei "problemi" che, con il mio staff,
ci troviamo costretti ad affrontare. Alcuni "tecnici". Altri (molti)
"non-tecnici" [2].
In questo contesto, pero', mi aggancio al messaggio del Prof. Trentini
per esternare una mia personalissima sintesi, maturata nel corso degli
ultimi anni:
=====
Non c'e' piu' alcuna chance. E' solo questione di (poco) tempo.
L'infrastruttura e-mail (quella cui si riferisce il Prof. Trentini) è
destinata a scomparire o, meglio, ad essere totalmente accentrata su
Google o Microsoft (e, quindi, a prendere sembianze diverse). Cio'
accade grazie al loro straordinario potere (tecnico), ed alla
possibilita' che hanno --incontrastata-- di operare. Quando io, ed
alcuni altri colleghi, usciremo dalla fase lavorativa seria [pochi
anni], non ci sara' piu' nessuno disposto a gestire [tecnicamente] tali
infrastrutture. Peggio: non ci sara' nessuno che riterra'
saggio/lodevole il farlo. Prova di tutto cio' è che io stesso,
incredibilmente, sono *ATTIVAMENTE* a lavoro per *MIGRARLA* (la mia [3])....
=====
Un saluto,
DV
[1] https://dvblog.soabit.com/la-posta-elettronica-negli-atenei-italiani/
[2]
https://www.linkedin.com/pulse/la-solitudine-di-un-informatico-della-pa-dam…
[3] piu' precisamente: sto "lavorando" ad ammodernarla e "sistemarla",
affinché la migrazione risulti indolore (per gli utenti).
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by Alfredo Bregni
Rispondo solo a un microdettaglio...
Trovo odioso il fatto che -- immagino in thread view -- scompaiano i messaggi ricevuti o inviati, quando si risponde. Mia moglie così si perde (non ritrova i messaggi), e io evito la cosa come la peste (ho un client di posta giurassico, incompatibile con qualunque sistema operativo nuovo). Odio ugualmente la frenesia a infilare nei siti nuove funzioni, che li rendono incompatibili con i vecchi browser (devo fare quasi tutto da cellulare, solo perché è più nuovo).
Trovo ugualmente odioso quando si risponde senza "lasciare sotto" il messaggio a cui si risponde (che è una "thread view" comoda, che dà zero problemi). Cosa costa avere i messaggi inviati, i messaggi ricevuti, e "sotto" la thread view?
Ho 75 anni, e non sono ancora rincoglionto. Ma si dovrebbe fare una legge che cancelli auromaticamente dal pianeta ogni prodotto informatico non user friendly, per giovani E anziani (giusto ieri ho trovato un baco in un set-up di apparati di rete Cisco, ...perché quando qualcosa ha un baco, io lo trovo: è un superpotere che ho fin da quando ho inziato a programmare nel 1970; sono riuscito a piantare un mainframe IBM con una SVC -- supervisor call -- del tutto legittima e corretta).
L'amico esperto che ha fatto il lavoro per me si è trovato con una password appena inserita che non veniva riconosciuta (ha dovuto resettare qualcosa, perché tornasse a funzionare, e questo è IDIOTA nei confronti di un utente che non lo sappia).
Mi hanno cambiato router Vodafone con uno uguale (per un cambio di contratto da aziendale a privato che non ne aveva alcun bisogno), e il salvataggio della configurazione dall'uno all'altro non ha funzionato per il medesimo motivo: non riconosce la password che ho inserito (e io le copio-incollo, perché in molti casi il flaggino "view password" non esiste, sadio perché).
Un minimo di "best practices" INVIOLABILI non si fa, negli standard? Un gestione password che funzioni al primo colpo, invece di siti che "hanno bisogno di tempo" per accettare la password nuova, ...che ti hanno chiesto proprio loro di modificare, no?
E, a parte hype e bolle generate apposta nel settore IT, quando la smettiamo di infarcire i prodotti di funzioni indesiderate? Sono morti così, i videoregistratori...
Scusate lo sfogo. Per dire che ogni singola riga del messaggio di Andrea potrebbe essere espansa in un intero capitolo di doglianze ...cruente.
Saluti.
----- Original Message -----
Sent: Sunday, August 03, 2025 10:28 AM
Subject: crisi della mail (was Re: [nexa] Blocco all’HTML)
Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
(GAFAM) assisto sempre più spesso a:
- messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
- messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
- messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
- destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente perché non la ritengono un
canale fondamentale (es. molti nostri studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable
IM providers"
- (questo è più un mio rant) destinatari che mi chiedono "cos'è quell'allegato .asc? non riesco ad
aprirlo..." [:facepalm:]
- (questo è un altro rant) destinatari che non vedono una mia mail perché era in risposta ad una
loro e quindi il loro MUA (magari pure web) "nascondeva" il messaggio sotto al loro (chiamasi
"thread view", io non vivrei senza)
- sicuramente altro che ora non mi viene in mente...
--
Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
Università degli Studi di Milano
Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo -
https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo -
https://edizionithemis.it/catalogo/digitale-e-societa/dal-tecnocivismo-alla…
Sistemi Embedded -
https://www.ledizioni.it/prodotto/a-carraturo-a-trentini-sistemi-embedded-t…
Aug. 3, 2025
crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by Andrea Trentini
Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
(GAFAM) assisto sempre più spesso a:
- messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
- messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
- messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
- destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente perché non la ritengono un
canale fondamentale (es. molti nostri studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable
IM providers"
- (questo è più un mio rant) destinatari che mi chiedono "cos'è quell'allegato .asc? non riesco ad
aprirlo..." [:facepalm:]
- (questo è un altro rant) destinatari che non vedono una mia mail perché era in risposta ad una
loro e quindi il loro MUA (magari pure web) "nascondeva" il messaggio sotto al loro (chiamasi
"thread view", io non vivrei senza)
- sicuramente altro che ora non mi viene in mente...
--
Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
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Aug. 3, 2025
‘Self-termination is most likely’: the history and future of societal collapse
by Alberto Cammozzo
<https://www.theguardian.com/environment/2025/aug/02/self-termination-histor…>
‘Self-termination is most likely’: the history and future of societal collapse
Damian Carrington
“We can’t put a date on Doomsday, but by looking at the 5,000 years of [civilisation], we can understand the trajectories we face today – and self-termination is most likely,” says Dr Luke Kemp at the Centre for the Study of Existential Risk at the University of Cambridge.
“I’m pessimistic about the future,” he says. “But I’m optimistic about people.” Kemp’s new book covers the rise and collapse of more than 400 societies over 5,000 years and took seven years to write. The lessons he has drawn are often striking: people are fundamentally egalitarian but are led to collapses by enriched, status-obsessed elites, while past collapses often improved the lives of ordinary citizens.
Today’s global civilisation, however, is deeply interconnected and unequal and could lead to the worst societal collapse yet, he says. The threat is from leaders who are “walking versions of the dark triad” – narcissism, psychopathy and Machiavellianism – in a world menaced by the climate crisis, nuclear weapons, artificial intelligence and killer robots.
The work is scholarly, but the straight-talking Australian can also be direct, such as when setting out how a global collapse could be avoided. “Don’t be a dick” is one of the solutions proposed, along with a move towards genuinely democratic societies and an end to inequality.
His first step was to ditch the word civilisation, a term he argues is really propaganda by rulers. “When you look at the near east, China, Mesoamerica or the Andes, where the first kingdoms and empires arose, you don’t see civilised conduct, you see war, patriarchy and human sacrifice,” he says. This was a form of evolutionary backsliding from the egalitarian and mobile hunter-gatherer societies which shared tools and culture widely and survived for hundreds of thousands of years. “Instead, we started to resemble the hierarchies of chimpanzees and the harems of gorillas.”
Instead Kemp uses the term Goliaths to describe kingdoms and empires, meaning a society built on domination, such as the Roman empire: state over citizen, rich over poor, master over slave and men over women. He says that, like the biblical warrior slain by David’s slingshot, Goliaths began in the bronze age, were steeped in violence and often surprisingly fragile.
Goliath states do not simply emerge as dominant cliques that loot surplus food and resources, he argues, but need three specific types of “Goliath fuel”. The first is a particular type of surplus food: grain. That can be “seen, stolen and stored”, Kemp says, unlike perishable foods.
In Cahokia, for example, a society in North America that peaked around the 11th century, the advent of maize and bean farming led to a society dominated by an elite of priests and human sacrifice, he says.
The second Goliath fuel is weaponry monopolised by one group. Bronze swords and axes were far superior to stone and wooden axes, and the first Goliaths in Mesopotamia followed their development, he says. Kemp calls the final Goliath fuel “caged land”, meaning places where oceans, rivers, deserts and mountains meant people could not simply migrate away from rising tyrants. Early Egyptians, trapped between the Red Sea and the Nile, fell prey to the pharaohs, for example.
“History is best told as a story of organised crime,” Kemp says. “It is one group creating a monopoly on resources through the use of violence over a certain territory and population.”
All Goliaths, however, contain the seeds of their own demise, he says: “They are cursed and this is because of inequality.” Inequality does not arise because all people are greedy. They are not, he says. The Khoisan peoples in southern Africa, for example, shared and preserved common lands for thousands of years despite the temptation to grab more.
Instead, it is the few people high in the dark triad who fall into races for resources, arms and status, he says. “Then as elites extract more wealth from the people and the land, they make societies more fragile, leading to infighting, corruption, immiseration of the masses, less healthy people, overexpansion, environmental degradation and poor decision making by a small oligarchy. The hollowed-out shell of a society is eventually cracked asunder by shocks such as disease, war or climate change.”
History shows that increasing wealth inequality consistently precedes collapse, says Kemp, from the Classical Lowland Maya to the Han dynasty in China and the Western Roman empire. He also points out that for the citizens of early rapacious regimes, collapse often improved their lives because they were freed from domination and taxation and returned to farming. “After the fall of Rome, people actually got taller and healthier,” he says.
Collapses in the past were at a regional level and often beneficial for most people, but collapse today would be global and disastrous for all. “Today, we don’t have regional empires so much as we have one single, interconnected global Goliath. All our societies act within one single global economic system – capitalism,” Kemp says.
He cites three reasons why the collapse of the global Goliath would be far worse than previous events. First is that collapses are accompanied by surges in violence as elites try to reassert their dominance. “In the past, those battles were waged with swords or muskets. Today we have nuclear weapons,” he says.
Second, people in the past were not heavily reliant on empires or states for services and, unlike today, could easily go back to farming or hunting and gathering. “Today, most of us are specialised, and we’re dependent upon global infrastructure. If that falls away, we too will fall,” he says.
“Last but not least is that, unfortunately, all the threats we face today are far worse than in the past,” he says. Past climatic changes that precipitated collapses, for example, usually involved a temperature change of 1C at a regional level. Today, we face 3C globally. There are also about 10,000 nuclear weapons, technologies such as artificial intelligence and killer robots and engineered pandemics, all sources of catastrophic global risk.
Kemp says his argument that Goliaths require rulers who are strong in the triad of dark traits is borne out today. “The three most powerful men in the world are a walking version of the dark triad: Trump is a textbook narcissist, Putin is a cold psychopath, and Xi Jinping came to rule [China] by being a master Machiavellian manipulator.”
“Our corporations and, increasingly, our algorithms, also resemble these kinds of people,” he says. “They’re basically amplifying the worst of us.”
Kemp points to these “agents of doom” as the source of the current trajectory towards societal collapse. “These are the large, psychopathic corporations and groups which produce global catastrophic risk,” he says. “Nuclear weapons, climate change, AI, are only produced by a very small number of secretive, highly wealthy, powerful groups, like the military-industrial complex, big tech and the fossil fuel industry.
“The key thing is this is not about all of humanity creating these threats. It is not about human nature. It is about small groups who bring out the worst in us, competing for profit and power and covering all [the risks] up.”
The global Goliath is the endgame for humanity, Kemp says, like the final moves in a chess match that determine the result. He sees two outcomes: self-destruction or a fundamental transformation of society.
He believes the first outcome is the most likely, but says escaping global collapse could be achieved. “First and foremost, you need to create genuine democratic societies to level all the forms of power that lead to Goliaths,” he says. That means running societies through citizen assemblies and juries, aided by digital technologies to enable direct democracy at large scales. History shows that more democratic societies tend to be more resilient, he says.
“If you’d had a citizens’ jury sitting over the [fossil fuel companies] when they discovered how much damage and death their products would cause, do you think they would have said: ‘Yes, go ahead, bury the information and run disinformation campaigns’? Of course not,” Kemp says.
Escaping collapse also requires taxing wealth, he says, otherwise the rich find ways to rig the democratic system. “I’d cap wealth at $10 million. That’s far more than anyone needs. A famous oil tycoon once said money is just a way for the rich to keep score. Why should we allow these people to keep score at the risk of destroying the entire planet?”
If citizens’ juries and wealth caps seem wildly optimistic, Kemp says we have been long brainwashed by rulers justifying their dominance, from the self-declared god-pharaohs of Egypt and priests claiming to control the weather to autocrats claiming to defend people from foreign threats and tech titans selling us their techno-utopias. “It’s always been easier to imagine the end of the world than the end of Goliaths. That’s because these are stories that have been hammered into us over the space of 5,000 years,” he says.
“Today, people find it easier to imagine that we can build intelligence on silicon than we can do democracy at scale, or that we can escape arms races. It’s complete bullshit. Of course we can do democracy at scale. We’re a naturally social, altruistic, democratic species and we all have an anti-dominance intuition. This is what we’re built for.”
Kemp rejects the suggestion that he is simply presenting a politically leftwing take on history. “There is nothing inherently left wing about democracy,” he says. “Nor does the left have a monopoly on fighting corruption, holding power accountable and making sure companies pay for the social and environmental damages they cause. That’s just making our economy more honest.”
He also has a message for individuals: “Collapse isn’t just caused by structures, but also people. If you want to save the world then the first step is to stop destroying it. In other words: don’t be a dick. Don’t work for big tech, arms manufacturers or the fossil fuel industry. Don’t accept relationships based on domination and share power whenever you can.”
Despite the possibility of avoiding collapse, Kemp remains pessimistic about our prospects. “I think it’s unlikely,” he says. “We’re dealing with a 5,000-year process that is going to be incredibly difficult to reverse, as we have increasing levels of inequality and of elite capture of our politics.
“But even if you don’t have hope, it doesn’t really matter. This is about defiance. It’s about doing the right thing, fighting for democracy and for people to not be exploited. And even if we fail, at the very least, we didn’t contribute to the problem.”
Goliath’s Curse by Luke Kemp was published in the UK on 31 July by Viking Penguin
Aug. 3, 2025
Re: [nexa] "Stefano Rodotà (appositamente richiamato dall’Aldilà mentre giocava a scacchi)"
by Stefano Borroni Barale
Caro Marco,
non ho scritto quanto mi attribuisci: la mia posizione non è dettata da alcun tipo di purismo o -peggio- "puritanesimo"; tant'è che, alla fine, mi sono sottoposto al supplizio della lettura dell'intero documento e, come temevo, non vi ho trovato nulla di illuminante o che non fosse già ampiamente noto (a parte alcuni gossip, che emergevano fin dall'indice). Quindi, ancora una volta, l'albero è coerente con il seme che l'ha prodotto.
Sarebbe interessante, invece, che qualche attivista coraggiosa scrivesse un rapporto che analizzi il sistema di flusso di denaro / potere / decisioni che permette la realizzazione di quanto commenta Bernieri in questo post:
https://garantepiracy.it/blog/office/
perché fino a quando è sufficiente un po' di "paper compliance" per evitare di applicare le norme UE, qualunque ente titolato a farle rispettare resterà una tigre di carta.
Il resto, inclusa la trita giaculatoria su "oh mamma quanti soldi pubblici, Signora Mia, che vergogna, ci vorrebbe Di Pietro" ... beh, abbiamo visto quanto abbia diminuito la corruzione e aumentato il numero dei servitori pubblici onesti, nel passaggio da prima a seconda Repubblica.
Attenzione: non si tratta di "tanto meglio, tanto peggio", ma semplicemente della pacata conclusione che, forse, è meglio mettere le energie nell'autogestione, nell'organizzazione autonoma e diretta, invece di continuare a sperare nelle istituzioni. Le istituzioni, semmai, entreranno in gioco per tentare di 'sedare il dissenso' sempre che il dissenso sia in grado di esprimersi concretamente in azioni nel reale, non solo nel virtuale o nelle belle dichiarazioni di principio.
My 2 cents.
Stefano
Inviato da Proton Mail Android
-------- Messaggio originale --------
01/08/25 18:04, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> ha scritto:
> On Fri, Aug 01, 2025 06:00:02 AM +0000, Stefano Borroni Barale wrote:
> > martedì 22 luglio 2025 16:42, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> ha scritto:
> >
> > > On Tue, Jul 22, 2025 05:22:09 AM +0000, Stefano Borroni Barale wrote:
> > >
> > > > Commento: un link di Google Drive è attualmente la cosa più malevola
> > > > che riesco a immaginare, considerato che è la tecnologia offerta a
> > > > Israele per il suo Project Nimbus. Si aggiungano le immagini create
> > > > con l'Ai violentando il lavoro dello Studio Ghibli e se volevano
> > > > evitare di essere letti hanno fatto Bingo.
> > >
> > >
> > > QUESTI sono motivi per non leggere un documento?
> >
> > Provo a spiegarlo in maniera distesa e non criptica...
> >
> > Un personaggio anonimo che si presenta con un documento che più che
> > un attacco politico è un'accozzaglia di gossip...
>
> visto che insistete...
>
> Fermo la', e' proprio questo il punto. Se nemmeno ci PROVI a leggere
> qualcosa solo perche' a) sta su Drive, b) la copertina e' fatta con
> l'AI e c) il fatto di Nimbus (1), perche' questo e' cio' che hai
> scritto, come cavolo fai a sapere che se e' roba da Pulitzer o
> un'accozzaglia di gossip? Io proprio e SOLO questo dicevo.
>
> E comunque...
>
> (1) "**IO** non uso prodotti di XYZ perche' sono utilizzabili da gente
> che odio pure per fare cose brutte" puo' avere un senso, per chi puo'
> permettersi alternative..
>
> Dire "io non tocco cose fatte coi prodotti XYZ da ALTRI" che magari ne
> ignorano completamente le nefandezze e/o non avevano altra scelta"
> e'... boh.
>
> Se ragioni cosi' finisci a non leggere mai nemmeno documenti prodotti
> con Microsoft Office o LibreOffice o con computer di chissa' quante
> marche, perche' pure quella e' tutta roba sicuramente utilizzata
> almeno una volta anche nel progetto Nimbus, e in chissa' quante altre
> porcate. Tu vivi cosi'? Ci riesci? Se uno scrive un documento su drive
> e te ne manda una versione PDF come allegato, lo leggi oppure prima
> chiedi se era stato generato con Google Drive?
>
> Ripeto, io solo questo dicevo. Sulla **SOSTANZA** del documento stanno
> finalmente scrivendo altri che hanno piu' competenza e tempo di me per
> farlo. Ma tutto questo tempo perso a indignarsi su Drive, immagini ed
> evocazione di Rodota', SICURAMENTE inutile e di cattivo gusto ma
> ininfluente sulla sostanza o mancanza della medesima, continua a farmi
> cascare le braccia.
>
> Marco
>
Aug. 3, 2025