nexa
By thread
nexa@server-nexa.polito.it
By month
Messages by month
- ----- 2026 -----
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2025 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2024 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2023 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2022 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2021 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2020 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2019 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2018 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2017 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2016 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2015 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2014 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2013 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2012 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2011 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2010 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2009 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
June 2025
- 29 participants
- 92 messages
123° Nexa Lunch Seminar e 184° Mercoledì di Nexa | 25 giugno 2025
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi invitiamo a partecipare a due incontri che si terranno nella giornata di mercoledì 25 giugno:
* 123° Nexa Lunch Seminar, dal titolo “L’estetica dell’invisibilità nell’era digitale: privacy, anonimato e deepfakes”
Ospite: Remo Gramigna (Università di Torino)
Dalle ore 13.00 alle ore 14.00
Maggiori dettagli: https://nexa.polito.it/lunch-123
* 184° Mercoledì di Nexa, dal titolo “A Law and Political Economy of Intellectual Property"
Ospite: Talha Syed (UC Berkeley School of Law)
Dalle ore 17.00 alle ore 19.00
Maggiori dettagli: https://nexa.polito.it/mercoledi-184
Entrambi gli incontri si terranno IN PRESENZA e ONLINE.
SEDE FISICA Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono Portineria e di seguire le indicazioni segnalate lungo il percorso.
QUI<https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come raggiungerci.
STANZA VIRTUALE degli incontri: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
June 17, 2025
Re: [nexa] La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra)
by Antonio
> Sembra la versione lunga della scritta su questo adesivo:
> https://xcancel.com/LitMoose/status/1933570024880402603/photo/1
Evidentemente Microsoft e C. hanno un disperato bisogno di rientrare presto dagli investimenti miliardari (a volte completamente persi come nel recente caso builder.ai).
"The present frenzy surrounding artificial intelligence will not last forever. As the limitations of generative AI become clearer, and as the economic returns on massive corporate investments fail to materialize at the expected scale, the speculative bubble will inevitably burst. When that moment comes — as it did after the dot-com crash, and again after the robot hype of the 2010s — we will face a critical choice. We can resign ourselves to another cycle of technological disillusionment, or we can ask more fundamental questions about how technology might genuinely serve human needs. If we are to meet the challenges of the coming decades — from the climate crisis to the conclusion of the demographic transition to the pursuit of lives of greater freedom and meaning — we will need not more speculation about machines that will save us, but deliberate, collective action to shape our technological futures."
Sono parole di Aaron Benanav estratte da un suo recente articolo [1].
Benanav è stato presente alla Biennale Tecnologia nel 2022. Per chi se lo fosse perso, la registrazione dell'evento (con Antonio Casilli in veste di intervistatore) è qui https://www.biennaletecnologia.it/evento/automazione-e-futuro-del-lavoro/.
A.
[1] https://www.versobooks.com/blogs/news/is-the-ai-bubble-about-to-burst
June 16, 2025
Re: [nexa] [Junk released by Allowed List] La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra)
by Daniela Tafani
Grazie, Antonio, non lo avevo visto.
Sembra la versione lunga della scritta su questo adesivo:
https://xcancel.com/LitMoose/status/1933570024880402603/photo/1
Un caro saluto,
Daniela
________________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Antonio <antonio(a)piumarossa.it>
Inviato: lunedì 16 giugno 2025 15:06
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: [Junk released by Allowed List] [nexa] La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra)
"Scrivi una favola della buonanotte sui dinosauri per un bambino di otto anni". "Progetta un piano turistico di due settimane nel parco di Yellowstone". "Scrivi una guida di un colloquio per una posizione interna di ingegnere informatico". Queste tre scritte, assieme ad altre dalla logica misteriosa, compaiono da qualche settimana, dentro tre finestrelle rettangolari, in testa alla pagina Word che ogni giorno apro nel mio Mac per mettermi a scrivere.
La pagina bianca è la mia bottega. Il luogo, privatissimo, del mio lavoro quotidiano. Da qualche mese la AI di Microsoft la presidia senza scampo. Apro la porta della mia bottega e trovo un intruso che mi dice "buongiorno, posso esserti utile?". È entrato da solo, senza che io l'abbia mai chiesto, proponendomi di fare in mia vece ciò che faccio da una vita intera. Ammesso (e non concesso) che se le chiedessi di scrivere questa newsletter al mio posto - stamattina fa troppo caldo, non ho voglia di faticare e preferisco andare al fiume - la scriverebbe meglio di me, il problema è che non gliel'ho chiesto; né voglio chiederlo.
Non voglio quei banner in cima alla mia pagina: io, nella mia pagina, voglio stare da solo. Oppure sarebbe normale, secondo voi, che il disegnatore aprisse la risma appena comperata in cartoleria e trovasse in ogni foglio un segno già tracciato a matita? Con la scritta: se vuoi puoi cancellarmi, ma non ti sembro un buon inizio per quello che intendi disegnare?
Conosco l'obiezione. Basta cominciare a scrivere - basta un clic - e quegli inviti non richiesti a servirsi di un coautore spariscono (e ci mancherebbe altro). Il foglio torna intonso. Ma obietto a mia volta che se io volessi tornare ad aprire la mia pagina trovandola, come sempre, immacolata, libera da ogni intrusione, non ne sarei capace. Importante: non vale alcun livello di biasimo per il mio "non essere capace". Niente e nessuno può obbligarmi (e obbligare chiunque) all'incessante aggiornamento sulle novità tecnologiche; è una mia facoltà, non un mio dovere. Uso quanto, della tecnologia, mi è utile e necessario, fosse anche un livello "primitivo" rispetto al ricco catalogo disponibile. Perché dovrei sentirmi costretto ad attrezzarmi per continui salti di qualità? Volessi inibire le intrusioni indebite nel mio programma di scrittura - che già così com'è soddisfa perfettamente le mie necessità - dovrei rivolgermi a un professionista o a un amico nerd che lo faccia al mi
o posto: come se il disegnatore di cui sopra non avesse la gomma per cancellare, e dovesse chiedere a qualcun altro di pulirgli il foglio.
Ogni volta che parlo della questione con gli amici, si accende il dibattito. I punti forti del pensiero di chi ritiene eccessivo il mio disappunto sono questi:
1) È sempre accaduto che i salti tecnologici producessero sconcerto e spiazzassero i meno giovani: poi ci si assesta, si capisce che i vantaggi sono superiori agli svantaggi, e ciò che sembrava sconquassante diventa del tutto normale.
2) Non si può pretendere che la propria arretratezza tecnologica pesi al punto da attardare il progresso. Se io sono un troglodita digitale non ho il diritto di prendermela con chi, non essendolo, maneggia le nuove situazioni con la giusta destrezza.
Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che l’adesione al progresso – dando per scontato che l’IA lo sia – non può essere obbligatoria. Chi andava a piedi poi ha cominciato a usare la bicicletta e chi andava in bicicletta poi ha cominciato a usare l’automobile. E sicuramente già quei passaggi d’epoca furono accompagnati dal borbottio passatista, “dove andremo a finire, quei velocipedi sono pericolosissimi!”. Ma si è continuato ad andare a piedi, e in bicicletta, anche nell’epoca dell’automobile (e anzi, con il tempo, camminare e pedalare hanno riconquistato un’aura formidabile di salubrità e, aggiungo, di “modernità”).
Le nuove tecnologie si sono sempre aggiunte, mai sostituite alle precedenti. Nessun pedone si è ritrovato una bicicletta in casa senza averla richiesta, nessun ciclista si è ritrovato un’automobile davanti alla porta senza preavviso. Bene: io non sono affatto sicuro di poter continuare a lavorare su una pagina bianca, come vorrei e come avrei diritto di fare. La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace. E anzi: mi turba. La vivo come una violenza nemmeno tanto subdola: e anzi evidente.
Non perché io sia troglodita (lo sono, ma non più di tanto; non al punto di desiderare una clava per bastonare i chip), ma perché non voglio essere il terminale inerte di decisioni e di politiche commerciali che considerano “naturale” la mia adesione, e scontato il mio entusiasmo. Non voglio sentirmi reclutato a mia insaputa, e considero mio diritto, nel caso non voglia adeguarmi (o non sia in grado di farlo), essere lasciato in pace. Aggiungo: anche se gli accessi al “nuovo” fossero del tutto gratuiti – e non lo sono, voglio avere il diritto di non considerarli indispensabili alla mia vita e alle mie necessità.
Il giorno che avrò bisogno di un'intelligenza artificiale, cosiddetta, voglio essere io a dirglielo. La rete che ci avvolge dovrebbe essere al nostro servizio, non noi al suo. Non nasciamo clienti, lo diventiamo secondo volontà e bisogni che è bene siano stabiliti da noi e non imposti dall’alto (dall’alto? Con il digitale viene voglia di dire: da ovunque, da sopra, da sotto, da “dentro”…). Vogliamo andare a piedi anche se abbiamo l’automobile e mentre camminiamo non vogliamo essere affiancati da un’automobile a guida automatica che ci dice “e dai, sali, perché ti ostini a fare tutta quella fatica?”. Grazie, si levi di torno, non ha idea di quanto mi piaccia camminare. E non ha idea di quanto sia sgradevole essere disturbato mentre cammino.
“La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace”
June 16, 2025
Re: [nexa] La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra)
by abregni
Forse non ci siamo accorti che tal "Registro delle opposizioni" ha
sempre funzionato a carburo, e che siamo giornalmente martellati da call
center che ci propongono meraviglie (e sono probabilmente minchiate).
Quello di cui si parla qui sotto NON è un problema tecnologico, ma
SOCIALE. Da quando abbiamo accettato la pubblicità fuori da Carosello
nelle TV commerciali, il vaso di Pandora del "marketing pervasivo" è
stato aperto (e ora ci dobbiamo sorbire pubblicità anche su Sky, pur
pagando).
Dovremmo davvero proporre una legge di iniziativa popolare per ripulire
il nostro spazio mediatico dal guano, ma la somma di tempi "tecnici"
amministrativi e politici, più i poteri che remerebbero contro,
sconsigliano fermamente di alzarsi dal divano... (se si sa già come
andrà a finire, provare sarebbe da masochisti).
Il 2025-06-16 15:06 Antonio ha scritto:
> "Scrivi una favola della buonanotte sui dinosauri per un bambino di
> otto anni". "Progetta un piano turistico di due settimane nel parco di
> Yellowstone". "Scrivi una guida di un colloquio per una posizione
> interna di ingegnere informatico". Queste tre scritte, assieme ad altre
> dalla logica misteriosa, compaiono da qualche settimana, dentro tre
> finestrelle rettangolari, in testa alla pagina Word che ogni giorno
> apro nel mio Mac per mettermi a scrivere.
>
> La pagina bianca è la mia bottega. Il luogo, privatissimo, del mio
> lavoro quotidiano. Da qualche mese la AI di Microsoft la presidia senza
> scampo. Apro la porta della mia bottega e trovo un intruso che mi dice
> "buongiorno, posso esserti utile?". È entrato da solo, senza che io
> l'abbia mai chiesto, proponendomi di fare in mia vece ciò che faccio da
> una vita intera. Ammesso (e non concesso) che se le chiedessi di
> scrivere questa newsletter al mio posto - stamattina fa troppo caldo,
> non ho voglia di faticare e preferisco andare al fiume - la scriverebbe
> meglio di me, il problema è che non gliel'ho chiesto; né voglio
> chiederlo.
> Non voglio quei banner in cima alla mia pagina: io, nella mia pagina,
> voglio stare da solo. Oppure sarebbe normale, secondo voi, che il
> disegnatore aprisse la risma appena comperata in cartoleria e trovasse
> in ogni foglio un segno già tracciato a matita? Con la scritta: se vuoi
> puoi cancellarmi, ma non ti sembro un buon inizio per quello che
> intendi disegnare?
>
> Conosco l'obiezione. Basta cominciare a scrivere - basta un clic - e
> quegli inviti non richiesti a servirsi di un coautore spariscono (e ci
> mancherebbe altro). Il foglio torna intonso. Ma obietto a mia volta che
> se io volessi tornare ad aprire la mia pagina trovandola, come sempre,
> immacolata, libera da ogni intrusione, non ne sarei capace. Importante:
> non vale alcun livello di biasimo per il mio "non essere capace".
> Niente e nessuno può obbligarmi (e obbligare chiunque) all'incessante
> aggiornamento sulle novità tecnologiche; è una mia facoltà, non un mio
> dovere. Uso quanto, della tecnologia, mi è utile e necessario, fosse
> anche un livello "primitivo" rispetto al ricco catalogo disponibile.
> Perché dovrei sentirmi costretto ad attrezzarmi per continui salti di
> qualità? Volessi inibire le intrusioni indebite nel mio programma di
> scrittura - che già così com'è soddisfa perfettamente le mie necessità
> - dovrei rivolgermi a un professionista o a un amico nerd che lo faccia
> al mi
> o posto: come se il disegnatore di cui sopra non avesse la gomma per
> cancellare, e dovesse chiedere a qualcun altro di pulirgli il foglio.
>
> Ogni volta che parlo della questione con gli amici, si accende il
> dibattito. I punti forti del pensiero di chi ritiene eccessivo il mio
> disappunto sono questi:
>
> 1) È sempre accaduto che i salti tecnologici producessero sconcerto e
> spiazzassero i meno giovani: poi ci si assesta, si capisce che i
> vantaggi sono superiori agli svantaggi, e ciò che sembrava
> sconquassante diventa del tutto normale.
> 2) Non si può pretendere che la propria arretratezza tecnologica pesi
> al punto da attardare il progresso. Se io sono un troglodita digitale
> non ho il diritto di prendermela con chi, non essendolo, maneggia le
> nuove situazioni con la giusta destrezza.
>
> Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che
> l’adesione al progresso – dando per scontato che l’IA lo sia – non può
> essere obbligatoria. Chi andava a piedi poi ha cominciato a usare la
> bicicletta e chi andava in bicicletta poi ha cominciato a usare
> l’automobile. E sicuramente già quei passaggi d’epoca furono
> accompagnati dal borbottio passatista, “dove andremo a finire, quei
> velocipedi sono pericolosissimi!”. Ma si è continuato ad andare a
> piedi, e in bicicletta, anche nell’epoca dell’automobile (e anzi, con
> il tempo, camminare e pedalare hanno riconquistato un’aura formidabile
> di salubrità e, aggiungo, di “modernità”).
> Le nuove tecnologie si sono sempre aggiunte, mai sostituite alle
> precedenti. Nessun pedone si è ritrovato una bicicletta in casa senza
> averla richiesta, nessun ciclista si è ritrovato un’automobile davanti
> alla porta senza preavviso. Bene: io non sono affatto sicuro di poter
> continuare a lavorare su una pagina bianca, come vorrei e come avrei
> diritto di fare. La pervasività e l’intrusività delle tecnologie
> digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e
> già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto
> nulla per convocarle, non mi piace. E anzi: mi turba. La vivo come una
> violenza nemmeno tanto subdola: e anzi evidente.
>
> Non perché io sia troglodita (lo sono, ma non più di tanto; non al
> punto di desiderare una clava per bastonare i chip), ma perché non
> voglio essere il terminale inerte di decisioni e di politiche
> commerciali che considerano “naturale” la mia adesione, e scontato il
> mio entusiasmo. Non voglio sentirmi reclutato a mia insaputa, e
> considero mio diritto, nel caso non voglia adeguarmi (o non sia in
> grado di farlo), essere lasciato in pace. Aggiungo: anche se gli
> accessi al “nuovo” fossero del tutto gratuiti – e non lo sono, voglio
> avere il diritto di non considerarli indispensabili alla mia vita e
> alle mie necessità.
>
> Il giorno che avrò bisogno di un'intelligenza artificiale, cosiddetta,
> voglio essere io a dirglielo. La rete che ci avvolge dovrebbe essere al
> nostro servizio, non noi al suo. Non nasciamo clienti, lo diventiamo
> secondo volontà e bisogni che è bene siano stabiliti da noi e non
> imposti dall’alto (dall’alto? Con il digitale viene voglia di dire: da
> ovunque, da sopra, da sotto, da “dentro”…). Vogliamo andare a piedi
> anche se abbiamo l’automobile e mentre camminiamo non vogliamo essere
> affiancati da un’automobile a guida automatica che ci dice “e dai,
> sali, perché ti ostini a fare tutta quella fatica?”. Grazie, si levi di
> torno, non ha idea di quanto mi piaccia camminare. E non ha idea di
> quanto sia sgradevole essere disturbato mentre cammino.
>
> “La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa
> dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso,
> vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per
> convocarle, non mi piace”
June 16, 2025
La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra)
by Antonio
"Scrivi una favola della buonanotte sui dinosauri per un bambino di otto anni". "Progetta un piano turistico di due settimane nel parco di Yellowstone". "Scrivi una guida di un colloquio per una posizione interna di ingegnere informatico". Queste tre scritte, assieme ad altre dalla logica misteriosa, compaiono da qualche settimana, dentro tre finestrelle rettangolari, in testa alla pagina Word che ogni giorno apro nel mio Mac per mettermi a scrivere.
La pagina bianca è la mia bottega. Il luogo, privatissimo, del mio lavoro quotidiano. Da qualche mese la AI di Microsoft la presidia senza scampo. Apro la porta della mia bottega e trovo un intruso che mi dice "buongiorno, posso esserti utile?". È entrato da solo, senza che io l'abbia mai chiesto, proponendomi di fare in mia vece ciò che faccio da una vita intera. Ammesso (e non concesso) che se le chiedessi di scrivere questa newsletter al mio posto - stamattina fa troppo caldo, non ho voglia di faticare e preferisco andare al fiume - la scriverebbe meglio di me, il problema è che non gliel'ho chiesto; né voglio chiederlo.
Non voglio quei banner in cima alla mia pagina: io, nella mia pagina, voglio stare da solo. Oppure sarebbe normale, secondo voi, che il disegnatore aprisse la risma appena comperata in cartoleria e trovasse in ogni foglio un segno già tracciato a matita? Con la scritta: se vuoi puoi cancellarmi, ma non ti sembro un buon inizio per quello che intendi disegnare?
Conosco l'obiezione. Basta cominciare a scrivere - basta un clic - e quegli inviti non richiesti a servirsi di un coautore spariscono (e ci mancherebbe altro). Il foglio torna intonso. Ma obietto a mia volta che se io volessi tornare ad aprire la mia pagina trovandola, come sempre, immacolata, libera da ogni intrusione, non ne sarei capace. Importante: non vale alcun livello di biasimo per il mio "non essere capace". Niente e nessuno può obbligarmi (e obbligare chiunque) all'incessante aggiornamento sulle novità tecnologiche; è una mia facoltà, non un mio dovere. Uso quanto, della tecnologia, mi è utile e necessario, fosse anche un livello "primitivo" rispetto al ricco catalogo disponibile. Perché dovrei sentirmi costretto ad attrezzarmi per continui salti di qualità? Volessi inibire le intrusioni indebite nel mio programma di scrittura - che già così com'è soddisfa perfettamente le mie necessità - dovrei rivolgermi a un professionista o a un amico nerd che lo faccia al mi
o posto: come se il disegnatore di cui sopra non avesse la gomma per cancellare, e dovesse chiedere a qualcun altro di pulirgli il foglio.
Ogni volta che parlo della questione con gli amici, si accende il dibattito. I punti forti del pensiero di chi ritiene eccessivo il mio disappunto sono questi:
1) È sempre accaduto che i salti tecnologici producessero sconcerto e spiazzassero i meno giovani: poi ci si assesta, si capisce che i vantaggi sono superiori agli svantaggi, e ciò che sembrava sconquassante diventa del tutto normale.
2) Non si può pretendere che la propria arretratezza tecnologica pesi al punto da attardare il progresso. Se io sono un troglodita digitale non ho il diritto di prendermela con chi, non essendolo, maneggia le nuove situazioni con la giusta destrezza.
Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che l’adesione al progresso – dando per scontato che l’IA lo sia – non può essere obbligatoria. Chi andava a piedi poi ha cominciato a usare la bicicletta e chi andava in bicicletta poi ha cominciato a usare l’automobile. E sicuramente già quei passaggi d’epoca furono accompagnati dal borbottio passatista, “dove andremo a finire, quei velocipedi sono pericolosissimi!”. Ma si è continuato ad andare a piedi, e in bicicletta, anche nell’epoca dell’automobile (e anzi, con il tempo, camminare e pedalare hanno riconquistato un’aura formidabile di salubrità e, aggiungo, di “modernità”).
Le nuove tecnologie si sono sempre aggiunte, mai sostituite alle precedenti. Nessun pedone si è ritrovato una bicicletta in casa senza averla richiesta, nessun ciclista si è ritrovato un’automobile davanti alla porta senza preavviso. Bene: io non sono affatto sicuro di poter continuare a lavorare su una pagina bianca, come vorrei e come avrei diritto di fare. La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace. E anzi: mi turba. La vivo come una violenza nemmeno tanto subdola: e anzi evidente.
Non perché io sia troglodita (lo sono, ma non più di tanto; non al punto di desiderare una clava per bastonare i chip), ma perché non voglio essere il terminale inerte di decisioni e di politiche commerciali che considerano “naturale” la mia adesione, e scontato il mio entusiasmo. Non voglio sentirmi reclutato a mia insaputa, e considero mio diritto, nel caso non voglia adeguarmi (o non sia in grado di farlo), essere lasciato in pace. Aggiungo: anche se gli accessi al “nuovo” fossero del tutto gratuiti – e non lo sono, voglio avere il diritto di non considerarli indispensabili alla mia vita e alle mie necessità.
Il giorno che avrò bisogno di un'intelligenza artificiale, cosiddetta, voglio essere io a dirglielo. La rete che ci avvolge dovrebbe essere al nostro servizio, non noi al suo. Non nasciamo clienti, lo diventiamo secondo volontà e bisogni che è bene siano stabiliti da noi e non imposti dall’alto (dall’alto? Con il digitale viene voglia di dire: da ovunque, da sopra, da sotto, da “dentro”…). Vogliamo andare a piedi anche se abbiamo l’automobile e mentre camminiamo non vogliamo essere affiancati da un’automobile a guida automatica che ci dice “e dai, sali, perché ti ostini a fare tutta quella fatica?”. Grazie, si levi di torno, non ha idea di quanto mi piaccia camminare. E non ha idea di quanto sia sgradevole essere disturbato mentre cammino.
“La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace”
June 16, 2025
Re: [nexa] The Problem With "AI Fluency"
by alessandro marzocchi
Quale fluency per gli analfabeti?
Quanti sanno leggere e scrivere il codice digitale? Da pochi decenni - e
dopo qualche migliaio di anni - abbiamo quasi sconfitto l'analfabetismo ed
ora ce lo ritroviamo.
Buona domenica, cordialmente,
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno sab 14 giu 2025 alle ore 12:00 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
ha scritto:
> Message: 1
> Date: Fri, 13 Jun 2025 15:44:31 +0000
> From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
> To: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>, nexa
> <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] The Problem With "AI Fluency"
>
> Buon pomeriggio, Alessandro
> > "AI Fluency", a me pare lo stesso argomento che chiamai
> "alfabetizzazione digitale".
> No, non lo è.
>
June 14, 2025
Re: [nexa] The Problem With "AI Fluency"
by Daniela Tafani
Buon pomeriggio, Alessandro
> "AI Fluency", a me pare lo stesso argomento che chiamai "alfabetizzazione digitale".
No, non lo è.
Ho lasciato, di seguito, la sola parte centrale del post, con la questione tematizzata.
Un saluto,
Daniela
Let's take a look at Zapier.
... they assess AI fluency by role and maps skills across four levels (unacceptable, capable, adoptive, and transformative):
Let me start by saying that when discussing “fluency,” the four categories necessarily involve a value judgment: "unacceptable" is worse than "capable", which is worse than "adoptive", which is worse than "transformative". The optimal column is the last one (“transformative”).
With that in mind, pay attention to the "unacceptable" column.
Across different roles and in various contexts, the employee described in this column is someone who is generally skeptical of AI tools and avoids them. This is an employee who will likely be fired soon, or a job applicant who will not be hired as they do not fit Zapier's expectations.
Pay attention to how this doesn't necessarily mean the person doesn't understand AI, or doesn't know how to use it.
In fact, this person might be consciously rejecting AI (or being critical of it) for a specific task because they know AI:
will lead to inaccurate outputs
will lead to low-quality outcomes
is proven not to be the best tool to accomplish that specific task
is legally risky for that specific task
might require additional safety or ethical checks
[whatever other perfectly legitimate reason to reject AI deployment in a specific professional context]
Zapier and other companies spreading the AI fluency dogma don't want to hear about that and don't accept that AI will be rejected, even if it's for a legitimate reason.
Critical thinking around AI, and the understanding that it's an automating tool that is not suitable for all tasks, is not welcome, even though we have more and more studies showing its limitations (the latest one from Apple).
For Zapier and other companies promoting similar AI fluency approaches, AI is always good, and it must be accepted, implemented, and praised.
Zapier is a private company, and its management team is free to act as it wishes within legal boundaries. This type of corporate culture, however, can be harmful. Why?
<https://www.luizasnewsletter.com/p/the-problem-with-ai-fluency>
------------------------------
June 13, 2025
Re: [nexa] The Problem With "AI Fluency"
by alessandro marzocchi
"AI Fluency", a me pare lo stesso argomento che chiamai "alfabetizzazione
digitale".
Continuo a ritenere che il digitale avvia un cambiamento "epocale",
cronologicamente secondo a quello della parola, cioè stiamo passando
dall'epoca del codice alfabetico all'epoca del codice digitale.
In proposito ricordo le critiche, fondate sulla convinzione che il
digitale, ed in particolare AI, si basa su statistica e probabilità,
diversamente da noi umani.
... diversamente da noi umani, questa è la convinzione diffusa, ma domando:
*davvero il nostro apprendimento non è statistico, probabilistico?*
Cordialmente, Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno mar 10 giu 2025 alle ore 11:48 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
ha scritto:
> Date: Mon, 9 Jun 2025 17:40:30 +0000
> From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
> Subject: [nexa] The Problem With "AI Fluency"
> The Problem With "AI Fluency"
> There is a growing tech trend in which questioning AI and recognizing that
> it's not the right tool for every task are no longer welcome
> Luiza Jarovsky
> Jun 09, 2025
> As the “AI-first” narrative gains more traction in the tech industry, a
> few days ago, a post from the CEO of Zapier describing how the company
> measures “AI fluency” went viral.
> In today's edition, I discuss Zapier's approach and the problem with the
> expectation of “AI fluency” that is spreading within tech companies and
> beyond, as it might be harmful and could backfire, both legally and
> ethically.
> -
> In addition to the memos, leaked emails, and PR announcements showing how
> each company is prioritizing AI (Meta, Duolingo, Shopify, and Fiverr are
> recent examples - read my recent analysis), there are also worldwide “AI
> fluency” efforts aiming to incentivize employees to use AI no matter what.
> If you search “AI fluency” on LinkedIn, you'll see that there is a growing
> number of posts about the topic, as well as professionals who have added
> this skill or title to their profiles. There are also job openings that
> mention or require it, showing that it's a terminology that is becoming
> normalized and an integral part of the current AI zeitgeist.
> Before I continue, a reminder that learning about AI, upskilling, and
> integrating it professionally is extremely important. I wrote about AI
> literacy multiple times in this newsletter, including what laws, such as
> the EU AI Act, say about it.
> AI literacy, however, demands critical thinking, as well as ethical and
> legal awareness, including the ability to know when not to use AI. This is
> the opposite of what recent corporate approaches to “AI fluency” are
> promoting.
> Let's take a look at Zapier.
> A few days ago, their CEO posted the table below. It shows how they assess
> AI fluency by role and maps skills across four levels (unacceptable,
> capable, adoptive, and transformative):
> In the post, he also shared AI-related questions Zapier has been asking
> during interviews, and highlighted that requirements are role-specific and
> “the bar will keep rising.”
> Let me start by saying that when discussing “fluency,” the four categories
> necessarily involve a value judgment: "unacceptable" is worse than
> "capable", which is worse than "adoptive", which is worse than
> "transformative". The optimal column is the last one (“transformative”).
> With that in mind, pay attention to the "unacceptable" column.
> Across different roles and in various contexts, the employee described in
> this column is someone who is generally skeptical of AI tools and avoids
> them. This is an employee who will likely be fired soon, or a job applicant
> who will not be hired as they do not fit Zapier's expectations.
> Pay attention to how this doesn't necessarily mean the person doesn't
> understand AI, or doesn't know how to use it.
> In fact, this person might be consciously rejecting AI (or being critical
> of it) for a specific task because they know AI:
> will lead to inaccurate outputs
> will lead to low-quality outcomes
> is proven not to be the best tool to accomplish that specific task
> is legally risky for that specific task
> might require additional safety or ethical checks
> [whatever other perfectly legitimate reason to reject AI deployment in a
> specific professional context]
> Zapier and other companies spreading the AI fluency dogma don't want to
> hear about that and don't accept that AI will be rejected, even if it's for
> a legitimate reason.
> Critical thinking around AI, and the understanding that it's an automating
> tool that is not suitable for all tasks, is not welcome, even though we
> have more and more studies showing its limitations (the latest one from
> Apple).
> For Zapier and other companies promoting similar AI fluency approaches, AI
> is always good, and it must be accepted, implemented, and praised.
> Zapier is a private company, and its management team is free to act as it
> wishes within legal boundaries. This type of corporate culture, however,
> can be harmful. Why?
> <https://www.luizasnewsletter.com/p/the-problem-with-ai-fluency>
> ------------------------------
>
>
June 13, 2025
Re: [nexa] The Problem With "AI Fluency"
by alessandro marzocchi
"AI Fluency", a me pare lo stesso argomento che chiamai "alfabetizzazione
digitale".
Continuo a ritenere che il digitale avvia un cambiamento "epocale",
cronologicamente secondo a quello della parola, cioè stiamo passando
dall'epoca del codice alfabetico all'epoca del codice digitale.
In proposito ricordo le critiche, fondate sulla convinzione che il
digitale, ed in particolare AI, si basa su statistica e probabilità,
diversamente da noi umani.
... diversamente da noi umani, questa è la convinzione diffusa, ma domando:
*davvero il nostro apprendimento non è statistico, probabilistico?*
Cordialmente, Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno mar 10 giu 2025 alle ore 11:48 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
ha scritto:
> Date: Mon, 9 Jun 2025 17:40:30 +0000
> From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
> Subject: [nexa] The Problem With "AI Fluency"
> The Problem With "AI Fluency"
> There is a growing tech trend in which questioning AI and recognizing that
> it's not the right tool for every task are no longer welcome
> Luiza Jarovsky
> Jun 09, 2025
> As the “AI-first” narrative gains more traction in the tech industry, a
> few days ago, a post from the CEO of Zapier describing how the company
> measures “AI fluency” went viral.
> In today's edition, I discuss Zapier's approach and the problem with the
> expectation of “AI fluency” that is spreading within tech companies and
> beyond, as it might be harmful and could backfire, both legally and
> ethically.
> -
> In addition to the memos, leaked emails, and PR announcements showing how
> each company is prioritizing AI (Meta, Duolingo, Shopify, and Fiverr are
> recent examples - read my recent analysis), there are also worldwide “AI
> fluency” efforts aiming to incentivize employees to use AI no matter what.
> If you search “AI fluency” on LinkedIn, you'll see that there is a growing
> number of posts about the topic, as well as professionals who have added
> this skill or title to their profiles. There are also job openings that
> mention or require it, showing that it's a terminology that is becoming
> normalized and an integral part of the current AI zeitgeist.
> Before I continue, a reminder that learning about AI, upskilling, and
> integrating it professionally is extremely important. I wrote about AI
> literacy multiple times in this newsletter, including what laws, such as
> the EU AI Act, say about it.
> AI literacy, however, demands critical thinking, as well as ethical and
> legal awareness, including the ability to know when not to use AI. This is
> the opposite of what recent corporate approaches to “AI fluency” are
> promoting.
> Let's take a look at Zapier.
> A few days ago, their CEO posted the table below. It shows how they assess
> AI fluency by role and maps skills across four levels (unacceptable,
> capable, adoptive, and transformative):
> In the post, he also shared AI-related questions Zapier has been asking
> during interviews, and highlighted that requirements are role-specific and
> “the bar will keep rising.”
> Let me start by saying that when discussing “fluency,” the four categories
> necessarily involve a value judgment: "unacceptable" is worse than
> "capable", which is worse than "adoptive", which is worse than
> "transformative". The optimal column is the last one (“transformative”).
> With that in mind, pay attention to the "unacceptable" column.
> Across different roles and in various contexts, the employee described in
> this column is someone who is generally skeptical of AI tools and avoids
> them. This is an employee who will likely be fired soon, or a job applicant
> who will not be hired as they do not fit Zapier's expectations.
> Pay attention to how this doesn't necessarily mean the person doesn't
> understand AI, or doesn't know how to use it.
> In fact, this person might be consciously rejecting AI (or being critical
> of it) for a specific task because they know AI:
> will lead to inaccurate outputs
> will lead to low-quality outcomes
> is proven not to be the best tool to accomplish that specific task
> is legally risky for that specific task
> might require additional safety or ethical checks
> [whatever other perfectly legitimate reason to reject AI deployment in a
> specific professional context]
> Zapier and other companies spreading the AI fluency dogma don't want to
> hear about that and don't accept that AI will be rejected, even if it's for
> a legitimate reason.
> Critical thinking around AI, and the understanding that it's an automating
> tool that is not suitable for all tasks, is not welcome, even though we
> have more and more studies showing its limitations (the latest one from
> Apple).
> For Zapier and other companies promoting similar AI fluency approaches, AI
> is always good, and it must be accepted, implemented, and praised.
> Zapier is a private company, and its management team is free to act as it
> wishes within legal boundaries. This type of corporate culture, however,
> can be harmful. Why?
> <https://www.luizasnewsletter.com/p/the-problem-with-ai-fluency>
> ------------------------------
>
>
June 13, 2025
Is GenAI Digital Cocaine?
by B. J.
"GenAI, specifically the promises of productivity bolstered by chatbots and coding assistants, generates wealth—arguably as concentrated in few individuals as the drug trade—while making its consumers feel more productive and earning short-term gains."
https://makemeacto.substack.com/p/is-genai-digital-cocaine
On 13/06/25 13:59, Alfredo Bregni wrote:
>
> This email failed anti-phishing checks when it was received by SimpleLogin, be careful with its content. More info on anti-phishing measure <https://simplelogin.io/docs/getting-started/anti-phishing/>
>
>
> Scusate il rinnovato fastidio.
>
> Gli informatici (e ritengo non solo loro) hanno provato con l'AGI (Artificial General Intelligence, per i profani come me), per ora senza successo.
>
> Poi Cristianini scrive "La scorciatoia" (io sono venuto a saperlo così), e con la "statistica" ecco che abbiamo una forma di AI, ...che funziona.
> Lungi dal criticare il lavoro fatto, /io mi risento per l'etichetta (da titolista se è stato un giornalista, da vaporware se è stato un informatico)/. Spoilerando la fine di questo messaggio, a me gli LLM sembrano dei bravissimi "confezionatori", e mio figlio che studia ingegneria li usa come "motori di ricerca più furbi".
>
> A parte che non ho capito come si "ingannano", il che mi preoccupa (come tecnico), e che tutta la fanfara sulla pericolosità dell'AI mi lascia freddino...:
> - Chi ti vuole fregare, ti frega comunque, specie se ha potere (che usi l'AI, una bomba atomica, o ti freghi sul prezzo delle zucchine);
> - L'AI di certo diventa migliore dell'umano se le dai un task preciso e la doti di una sufficiente potenza di calcolo con dietro un enorme repository di dati, utilizzato on line o "per allenamento";
> - Altro, di realmente serio, proprio non vedo;
> ...la mia contestazione è proprio sull'etichetta: /*non ce la togliamo più, neanche se capissimo che è sbagliata*/ (è un po' una versione riveduta della battuta "mentre la verità ancora si sta allacciando le scarpe, la bugia ha già fatto il giro del mondo").
>
> Anche se -- discutendone in modo esaustivo e approfondito -- arrivassimo a convenire che "AI" (come termine per indicare gli LLM) è stata una scelta idiota, ...non potremmo fare nulla per cambiare le cose.
> Da pensionato (ipoteticamente "saggio"), quindi, non mi metto a spiegare perché secondo me le cose stanno come lo spoiler sopra, ma vi invito a riflettere sulla considerazione che "far marketing" possa diventare cognitivamente pericoloso, ...perché non invertibile. Ovvero (ipoteticamente, ...ma forse neanche) riempiamo il pianeta di discussioni immani, su immani cazzate, e abbiamo inventato l'ennesima arma di distrAzione di massa, come se ce ne fosse bisogno.
>
> Capisco che chi abbia speso tonnellate di denaro per far girare in modo sensato un confezionatore, se non gli fa del marketing aggressivo ha investito male i suoi soldi, ma a furia di titolisti e di vaporware finiamo con il rincoglionire la gente più e peggio della scuola (che ci racconta la bravura dei Mille), del giornalismo (che, a parte altre cose ben peggiori, evita accuratamente di dare del coglione al Questore di Trieste -- o chi per lui -- che, in piena pandemia, ordina di usare gli idranti contro i dimostranti), della propaganda politica (serve esempio?), della pubblicità dilagante, ecc.
>
> Perché non siamo neanche nel capitolo pubblicità, direi: un'AI è DIVERSA da un pannolino; riguarda la cognizione umana, ci fa immaginare il futuro, ci illude o inganna (non la macchina, come dice Giacomo Tesio, o chi la utilizza, come la vedo io, ma proprio di come se ne parla, ..."a vanvera" direbbero i lati B delle signore veneziane d'un tempo).
>
> Sbaglio?
> Dove?
>
--
/Un Internet libero, diverso e rispettoso della privacy è lo strumento fondamentale per tutte le sfide che ci attendono.
Inviato con l'email crittografata di Proton Mail <https://pr.tn/ref/2P5MPTKZY2G0>./
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
/A free, diverse, and privacy-respecting Internet is the fundamental tool for all the challenges that await us.
Sent with the encrypted email of Proton Mail <https://pr.tn/ref/2P5MPTKZY2G0>./
June 13, 2025