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March 2025
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Ma partire dall'inizio no? Era: Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
by M. Fioretti
Ho appena letto tutto il primo thread su questo tema, e mi ha
sorpreso.
Ci sono sicuramente motivi validissimi per cui i docenti DEVONO
documentare digitalmente quello che fanno, in maniera
standardizzata. "open data" interni al sistema scolastico, diciamo.
E concordo che debbano farlo senza sprechi, duplicazioni e con
software aperto.
Pero' il thread originale mi sembrava un po' come sentir discutere di
come produrre e distribuire in maniera equa e solidale.. crack o
fentanyl. Con una eccezione:
On Fri, Mar 14, 2025 08:30:24 AM +0100, Enrico Nardelli wrote:
> fosse per me, il registro elettronico lo abolirei per tornare a far
> scrivere i compiti ai ragazzi sul diario.
> ...
> Infatti, il punto che secondo me nella petizione è quello più
> importante da un punto di vista sociale è l'ultimo: la necessità di
> una riflessione collettiva sulla reale necessità di uno strumento di
> questo genere che determina comportamenti non proprio sempre
> positivi.
Esatto, GRAZIE. Mi rattrista che su 43 messaggi finora solo una
persona abbia detto che si dovrebbe risolvere questo punto ben prima
di tutti gli altri.
Io al momento non ho figli a scuola, ma per vari motivi negli ultimi
dieci anni ho incontrato online o di persona centinaia di genitori e
studenti che dal registro elettronico riportano solo DANNI. Loro
comportamenti "non proprio sempre positivi" non ne ricordo.
Che senso ha pretendere che una piattaforma che fa un sacco di danni
non sparisca, ma sia "pubblica"? Boh.
Sempre Enrico, in altra replica:
> Ritengo che definire norme che regolamentino quello che genitori e
> studenti possono trovare sul registro elettronico sia in assoluto la
> cosa più importante e urgente da fare.
Esatto, grazie ancora. Dire ai genitori che voti ha preso il figlio in
tempo reale, prima che lui stesso lo sappia, oppure assegnare compiti
con pochissimo preavviso, magari alle 10 di sera sta facendo danni
GROSSI, che non cambierebbero minimamente se fossero fatti con codice
AGPL.
Parliamo prima di questo, dai. Non solo qui.
Cercando con google "petizione registro elettronico" vengono fuori
solo titoli e frasi tipo:
###############################################################
raccolta firme per “insistere e chiedere il registro elettronico
comune” a regia ministeriale
dibattito sull'adozione di un registro elettronico unico gestito
direttamente dal MIM
petizione chiede che il Ministero dell'Istruzione sviluppi un Registro
Elettronico unico messo a disposizione delle scuole gratuitamente.
invito a sottoscrivere questa petizione a favore in un registro
elettronico offerto gratuitamente dallo Stato a tutte le scuole.
###############################################################
Ovvero, quello che sta arrivando al grande pubblico, che in moltissimi
casi vorrebbe gratis i libri di testo prima del registro elettronico,
e'
"e' scandaloso che una cosa che a studenti e genitori fa quasi
esclusivamente danno sia costosa. Firma qui per chiedere che sia
gratis".
Le scuole pubbliche devono documentare digitalmente tutto quello che
fanno in maniera standardizzata, con codice aperto e spendendo il meno
possibile?
Certo, ci mancherebbe altro, e' triste doverne discutere dopo decenni
di CAD. Ma finche' lo fanno in maniera che fa danni seri alle
famiglie, licenza e frammentazione del codice passano in secondo
piano, e di parecchio.
Marco
March 15, 2025
New Places, Old Mistakes: How Bad Architecture Moved from Physical to Digital
by Marco Fioretti
(scusate, avevo dimenticato il soggetto...)
"The same automatic, old script that has produced socially zoned, polluted, and
dehumanizing urban environments throughout the planet keeps unfolding on a
higher level, including the metaverse"
Questa e' la versione breve di un mio saggio pubblicato sull'ultimo numero
della Societa' Internazionale di Biourbanistica:
https://mfioretti.substack.com/p/new-places-old-mistakes-how-bad-architectu…
in cui sostengo che i social media sono stati costruiti esattamente con gli
stessi criteri architettonici degli slum e banlieue del mondo.
Marco
March 14, 2025
(no subject)
by Marco Fioretti
"The same automatic, old script that has produced socially zoned, polluted, and dehumanizing urban environments throughout the planet keeps unfolding on a higher level, including the metaverse"
Questa e' la versione breve di un mio saggio pubblicato sull'ultimo numero della Societa' Internazionale di Biourbanistica:
https://mfioretti.substack.com/p/new-places-old-mistakes-how-bad-architectu…
in cui sostengo che i social media sono stati costruiti esattamente con gli stessi criteri architettonici degli slum e banlieue del mondo.
Marco
March 14, 2025
Re: [nexa] Disegno di legge n.2026 - Disposizioni in materia di economia dello spazio
by M. Fioretti
On Fri, Mar 14, 2025 10:52:36 AM +0100, Antonio wrote:
> Fatemi capire ... se gli USA escono dall'Alleanza atlantica, salta Starlink di Musk?
Appoggio la domanda, e ne aggiungo un'altra, ovvero: a che servirebbe questo?
> a) studi di fattibilità per una capacità di archiviazione di dati su
> satellite, finalizzata alla protezione di informazioni di
> particolare valore strategico nazionale, quali chiavi crittografiche
> per situazioni critiche (geo disaster recovery);
Non e' una preoccupazione e spesa inutile? Se il posto piu' sicuro e/o
l'unico integro per conservare certi dati e' un satellite non vuol
dire che l'INTERO paese e' gia' andato sott'acqua, e che i pochi
sopravvissuti "recovery" significa sopravvivere in condizioni da eta' del
bronzo, altro che aver bisogno di chiavi crittografiche?
Marco
March 14, 2025
Re: [nexa] Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
by J.C. DE MARTIN
Caro Stefano,
grazie molte, direi che siamo su posizioni molto simili.
Osservo solo che - contrariamente alla retorica che lo Stato è superato,
che lo Stato è il male, ecc. - il controllo dello Stato rimane
un'obiettivo politico ambitissimo, anche e soprattutto da chi passa il
tempo a denigrarlo. Come mai? Perché lo Stato conta ancora tantissimo, a
molti livelli, anche se è sovranità limitata come il nostro. E questo i
denigratori lo sanno benissimo. E', quindi, cruciale presidiarlo,
occuparlo, o quando meno influenzarlo, in quanti più ambiti possibile,
con particolare attenzione per quelli che toccano/regolano interessi
economici.
Quindi - in linea teorica - occorrebbe lavorare, da una parte, per
recuperare quanta più sovranità possibile (obiettivo che dovrebbe
trovare il consenso di tutti coloro che ancora credono nella Repubblica
Italiana, a prescindere dal colore politico), e dall'altra lavorare per
riuscire, prima o poi, a diventare maggioranza in Parlamento.
/Vaste programme/, lo so....
jc
On 14/03/25 15:00, Stefano Borroni Barale wrote:
> Caro JC,
> trovo bello avere occasione di confrontarsi su questioni importanti
> attraversando qualche decennio. Invecchiando se ne comincia a
> soppesare l'importanza rispetto ai furiosi "flame" degli anni '90
> ("quando ero giovane e fuori c'erano ancora i dinosauri" come dico a
> mia figlia e ai miei allievi).
>
> [...]
> Stefano
>
>
> Inviato con l'email sicura Proton Mail <https://proton.me/mail/home>.
>
>
March 14, 2025
Re: [nexa] Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
by Stefano Borroni Barale
Caro JC,
trovo bello avere occasione di confrontarsi su questioni importanti attraversando qualche decennio. Invecchiando se ne comincia a soppesare l'importanza rispetto ai furiosi "flame" degli anni '90 ("quando ero giovane e fuori c'erano ancora i dinosauri" come dico a mia figlia e ai miei allievi).
Nel caso credo che sia una questione di prospettive. Mi spiego: l'evoluzione del mio punto di vista è stata inversa a quella che tu racconti: sono partito nel 1999 con una discreta fede nello Stato e nel suo ruolo di mediatore delle interazioni sociali (ruolo sempre più debole in questa fase). Vedevo lo Stato come un'alternativa valida all'esercizio della legge del più forte a colpi di clava. Oggi, insieme a questo indubbio ruolo, vedo anche il rischio che, una volta creato il mediatore, il più forte lo possa "catturare" a suo uso e consumo (vedi Musk/Trump, ma è solo l'ultimo di qualche milione di esempi).
Questa mia valutazione sostanzialmente positiva dello Stato, infatti, è stata via via indebolita dalle esperienze di questi anni, e completamente devastata -per quanto riguarda nello specifico i temi nexiani- da due esperienze:
- lo spietato massacro del Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), che è LEGGE dello stato, ma -magicamente- nessuno applica e tutti ignorano, quando non deridono;
- i casi Schrems I e II nei quali il massimo organo (per il poco che comprendo di questioni legali) che doveva sovrintendere all'applicazione del GDPR si è espresso in maniera incontrovertibile sull'illegalità della gestione dei dati su cloud USA senza che questo producesse il benché minimo risultato pratico. Anzi, in Italia tutto il contrario.
Questo mi porta a pensare che abbia ragione il mio buon amico Cosimo Scarinzi (uno dei primi sindacalisti di base italiani e professore di Filosofia in pensione) quando dice che "esiste una consolidata confusione sul tema dell'anarchia. La maggior parte delle persone pensa che sia una posizione estremista ed incendiaria, mentre in realtà non è altro che la logica conclusione a cui si giunge, per il triste privilegio dell'età, dopo aver provato invano tutto il resto".
Quello che ho scritto, infatti, non è: "rivolgersi allo Stato è Male (TM)", bensì "aspettarsi cambiamenti dallo Stato è wishful thinking".
Intendendo con questo che non sarà certo sufficiente per produrre cambiamenti. Negli anni 60-70 si sono ottenute molte cose interagendo con lo Stato, ma certo la modalità non era quella di firmare una petizione e tornare su Netflix.
Prendendo ad esempio i sindacati, mi racconta chi c'era che le contrattazioni si svolgevano al motto di "vede signor Ministro, noi siamo qui per aiutarla, perché quelli che manifestano là fuori non ha idea che idee estreme hanno, quelli le fanno uno sciopero selvaggio". E i ministri firmavano contratti collettivi nazionali con aumenti superiori al 20%.
Altra questione: "prendere atto che la strategia X non ha funzionato" è un'operazione altamente dipendente dal contesto storico, dallo zeitgeist. Come da esempio: la contrattazione collettiva ha funzionato a lungo, ora -purtroppo- sembra non funzionare più. Con buona pace di Fukuyama la storia è tutta da scrivere, quello che non ha funzionato ieri non è detto che non funzioni domani, anche perché le condizioni sono oggi totalmente diverse da quelle di ieri.
Per questo credo che sia saggio, come minimo, non privarci a priori di nessuna forma d'azione, e propendo oggi maggiormente per l'esercizio diretto dell'autonomia e dell'autogestione che forse non sarà l'opzione di prima scelta per le moltitudini, ma ha il pregio di mutare a fondo la vita di chi vi s'imbarca. Senza nulla togliere ad altre forme di attivismo (qualsiasi azione politica è meglio dell'ignavia).
Faccio poi notare che esiste un altro aspetto, che lavora carsicamente: non solo l'esercizio della libertà sviluppa la capacità di esercitarla, mi pare di poter dire che la libertà è contagiosa: un po' come l'allegria e diverse altre cose che rendono la vita degna d'essere vissuta. Invecchiando, per me non conta più così tanto "vincere" nel breve corso della mia esistenza, conta sempre di più con chi passo il mio tempo e soprattutto, a fare cosa.
Credo infine che una società realmente aperta si basi sulla creazione di una minoranza vocale di persone che riescono a pensare ed agire con la propria testa, autonomamente, senza attendere filialmente e in buon ordine che Qualcuno (TM) risolva i problemi per loro. Un po' come le Società di Mutuo Soccorso sono state il presupposto fondamentale per l'esistenza del Servizio Sanitario Nazionale (e di molte altre cose) e le MAG sono state alla base della Banca Etica, e le sopravvivono.
My 5 cents,
Stefano
Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/mail/home).
venerdì 14 marzo 2025 10:30, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin(a)polito.it> ha scritto:
> Colgo l'occasione del messaggio di Stefano, che saluto, per osservare che dopo 40 anni di movimento del software libero credo sia davvero ora di prendere atto che la strategia di perseguire il "bene" contando sulla lungimiranza, l'attivismo e persino la propensione al sacrificio (parola esplicitamente usata da Richard Stallman nel suo recente incontro a Torino) dei singoli non ha funzionato.
>
> O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione.
>
> Chi appartiene alla ristretta cerchia degli "happy few" è - giustamente - orgoglioso delle sue scelte e di quello che ha costruito/ottenuto, e tende quindi a invitare tutti gli altri (il 95%? il 99%?) a fare come lui/lei.
>
> Questo approccio basato su una sorta di proselitismo, ovvero, "illuminiamo le persone e incoraggiamole a fare la cosa giusta", era un approccio comprensibile nel 1995. Anche nel 2005. Forse persino ancora nel 2010.
>
> Ma oggi, nel 2025, mi sembra assolutamente ora di essere realisti e ammettere che se si ha a cuore la collettività nel suo complesso (e non solo gli "happy few") questo approccio non ha funzionato, non funziona e non potrà mai funzionare.
>
> Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti.
>
> Scusate la leggera divagazione rispetto al tema della petizione, ma era un po' che volevo condividere con voi queste riflessioni...
>
> jc
>
> On 14/03/25 08:57, Stefano Borroni Barale wrote:
>
>> Buongiorno lista,
>> giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti.
>>
>> Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie).
>>
>> Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-)
>>
>> Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS:
>>
>> https://gibbonedu.org/
>>
>> https://www.scuola247.org/
>>
>> https://github.com/iisgiua/giuaschool
>>
>> https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo)
>>
>> My 5 cents
>> Stefano
>>
>> Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/mail/home).
>>
>> giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN [<juancarlos.demartin(a)polito.it>](mailto:juancarlos.demartin@polito.it) ha scritto:
>>
>>> Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
>>>
>>> Perché questa petizione è importante
>>>
>>> Lanciata il 10 marzo 2025 da [Comitato Registro Elettronico Pubblico](https://www.change.org/u/1367592587)
>>>
>>> https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubb…
>>>
>>> Dall’anno scolastico 2012/2013 il Registro Elettronico è obbligatorio per legge anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
>>>
>>> Oggi però non è un servizio pubblico ed è fornito da aziende private a cui le singole autonomie scolastiche pagano un canone annuale; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
>>>
>>> Inoltre "[La Stampa](https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/?ref=LSHA-BH-P1-S1-T1)" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
>>>
>>> Alla luce di questi elementi, chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
>>>
>>> Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
>>>
>>> - Innanzi tutto consente un risparmio per i bilanci delle scuole sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro)
>>> - Garantisce l’assenza di contenuti inappropriati e non coerenti la funzione
>>> - Garantisce sicurezza nella gestione dei dati che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica
>>> - Semplifica la vita alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi
>>> - Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul Benessere Digitale (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
>>>
>>> In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, chiediamo altresì al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
>>>
>>> Giovanna Garrone, genitore
>>>
>>> Federica Patti, genitore e insegnante
March 14, 2025
Re: [nexa] Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
by J.C. DE MARTIN
P.S. Ovviamente avere il controllo di quelle tre instrutture non
garantisce a uno Stato la piena sovranità.
Diciamo che è una condizione non sufficiente, ma necessaria.
On 14/03/25 14:48, J.C. DE MARTIN wrote:
> Premesso - per evitare qualsiasi dubbio - che per RMS provo grande
> stima e profonda gratitudine per quel che ha fatto e continua a fare,
> la questione che tu poni, Giacomo, è una questione politica della
> massima rilevanza.
>
> Come mi è già capitato di argomentare in pubblico, (per esempio in
> questa occasione <https://youtu.be/u8_taSWrdGM?si=4e-R79gG3KfB6gfD>),
> sono convinto che uno Stato che non controlli, anche fisicamente, le
> infrastrutture di comunicazione, archiviazione ed elaborazione delle
> informazioni è uno Stato a sovranità estremamente limitata.
>
> Molti Paesi, anche europei, tra cui l'Italia, si trovano - chi più,
> chi meno - in tale condizione.
>
> Sospetto che qualche decennio fa i politici di tutti gli orientamenti
> politici, inclusi i più atlantisti, avrebbero immediatamente compreso
> la rilevanza della questione. La sovranità è, infatti, la prerogativa
> fondamentale dello stato, a prescindere dal colore politico. Senza
> sovranità non c'è politica.
>
> Oggi, invece, dopo trent'anni di progressivo spappolamento culturale e
> politico, siamo in pochi a parlare di qualcosa che in altri tempi
> sarebbe stato senso comune...
>
> jc
>
> On 14/03/25 14:17, Giacomo Tesio wrote:
>> Perdonami Juan Carlos, ma pur condividendo la critica al movimento del
>> software libero [1], alla luce degli scarsi risultati ottenuti
>> dall'approccio non-violento di Monitora PA, non mi è chiaro come
>> affidarsi allo Stato possa funzionare.
>>
>> [...]
March 14, 2025
Re: [nexa] Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
by J.C. DE MARTIN
Premesso - per evitare qualsiasi dubbio - che per RMS provo grande stima
e profonda gratitudine per quel che ha fatto e continua a fare, la
questione che tu poni, Giacomo, è una questione politica della massima
rilevanza.
Come mi è già capitato di argomentare in pubblico, (per esempio in
questa occasione <https://youtu.be/u8_taSWrdGM?si=4e-R79gG3KfB6gfD>),
sono convinto che uno Stato che non controlli, anche fisicamente, le
infrastrutture di comunicazione, archiviazione ed elaborazione delle
informazioni è uno Stato a sovranità estremamente limitata.
Molti Paesi, anche europei, tra cui l'Italia, si trovano - chi più, chi
meno - in tale condizione.
Sospetto che qualche decennio fa i politici di tutti gli orientamenti
politici, inclusi i più atlantisti, avrebbero immediatamente compreso la
rilevanza della questione. La sovranità è, infatti, la prerogativa
fondamentale dello stato, a prescindere dal colore politico. Senza
sovranità non c'è politica.
Oggi, invece, dopo trent'anni di progressivo spappolamento culturale e
politico, siamo in pochi a parlare di qualcosa che in altri tempi
sarebbe stato senso comune...
jc
On 14/03/25 14:17, Giacomo Tesio wrote:
> Perdonami Juan Carlos, ma pur condividendo la critica al movimento del
> software libero [1], alla luce degli scarsi risultati ottenuti
> dall'approccio non-violento di Monitora PA, non mi è chiaro come
> affidarsi allo Stato possa funzionare.
>
> [...]
March 14, 2025
Re: [nexa] Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
by Giacomo Tesio
Perdonami Juan Carlos, ma pur condividendo la critica al movimento del
software libero [1], alla luce degli scarsi risultati ottenuti
dall'approccio non-violento di Monitora PA, non mi è chiaro come
affidarsi allo Stato possa funzionare.
Certamente, uno dei limiti del movimento del software libero è stato
adottare un approccio etico (e dunque necessariamente individuale)
invece che politico e collettivo.
Come rilevi, tale approccio affonda le proprie radici nelle condizioni
storiche da cui il movimento è nato (fondato da uno statunitense
cresciuto nella retorica della guerra fretta) e si è diffuso ("caccia
alle streghe" contro gli hacker politicamente attivi degli anni 80-90).
Al software libero è stato permesso di crescere proprio perché
predicava un approccio inoffensivo, contrapponibile agli hacker che
usavano le proprie competenze per evidenziare le vulnerabilità del
capitalismo e per destabilizzarlo: una sorta di luddisti estremamente
efficaci che andavano urgentemente criminalizzati ed arrestati.
In quest'ottica, RMS non è stato un rivoluzionario, ma una involontaria
stampella del sistema oppressivo che altri hacker avevano iniziato a
sfidare in modo nuovo e letteralmente rivoluzionario.
Stampella sfruttata da quel sistema per creare l'infrastruttura
oppressiva che oggi ci circonda, ma al contempo marginalizzata tramite
l'invenzione dell'open source, che rinunciava ANCHE all'etica del
software libero, per integrarsi pienamente nei sistemi di controllo o
produzione tipici del capitalismo, finalmente esportabili anche fuori
dalla fabbrica e dagli uffici, fino ad invadere il tempo libero degli
sviluppatori ed infine l'intimità di tutti gli altri che da cittadini
si ritrovano ridotti ad utenti (ovvero ingranaggi alienati,
inconsapevoli della propria autonomia e spesso incapaci di distinguere
sé stessi da parodie dell'intelligenza).
Tuttavia, pur condividendo la critica, non posso fare a meno di notare
una contraddizione, nella tua proposta, acutamente sottolineata da
Stefano Quintarelli con alcune domande che non hanno ottenuto risposta.
Scrivi infatti:
> Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo
> Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento
> ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in
> alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia
> neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare
> regole molto più stringenti.
Chiedeva Stefano
> valgono art. 68 e art. 69 del CAD
>
> se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
che per carità, sotto sotto è la solita risposta liberale, per cui
quando il mercato non funziona è sempre colpa dello Stato, che non
interviene abbastanza o che interviene troppo. [2]
Tuttavia, proprio alla luce della storia del software libero,
l'obiezione merita maggior riflessione.
Lo Stato (in senso lato) stabilisce Leggi (CAD, GDPR,
Costituzione) che sistematicamente viola impunemente.
Questa, credo possiamo concordare, è una constatazione di fatto,
un'osservazione oggettiva che non possiamo ignorare riconducendola
all'orientamento ideologico del software libero.
Google e Microsoft nelle scuole, nelle ASL e negli ospedali, in palese
violazione delle norme menzionate (incluse quelle costituzionali), ora
come dopo la Schrems I e la Schrems II, nel silenzio complice del
"Garante per la Privacy" e dell'Agid costituiscono esempi evidenti di
questa incoerenza dello Stato.
Se lo Stato non rispetta le sue proprie Leggi, a che scopo battersi
collettivamente per regole più stringenti che tanto verrebbero violate
impunemente?
La domanda, purtroppo, non è retorica.
Anche volendo scartare ipotesi violente, il cambio di paradigma in
corso impatta drammaticamente non solo il mercato, ma anche lo stato,
sterilizzando qualsiasi forma di resistenza civile che si basi su
modelli novecenteschi della società.
Perché è ridicolo aspettarsi che le scelte etiche di una sparuta
minoranza abbiano qualche effetto sociale su larga scala?
Analizzandoli da una prospettiva cibernetica è ovvio: ogni scelta
individuale ha effetti locali che si propagano lentamente.
Le persone sono fisicamente e temporalmente delimitate, provviste di
pochi sensori (occhi, orecchie...) e pochi attuatori (gambe, braccia...)
tutte entro un paio di metri di distanza.
Le scelte etiche dei primi cristiani ebbero effetti politici duraturi
perché si sviluppavano entro un sistema cibernetico costituito
esclusivamente di altri esseri umani, operanti sulla medesima scala.
Bisognava individuarli, catturarli, processarli, ucciderli...
Agenti cibernetici come Google, Microsoft etc.. hanno miliardi di
sensori ed attuatori sparsi capillarmente su tutto il pianeta.
Cellulari, laptop, tablet, iot, server nel cloud...
Gli Stati sono potenti rispetto agli individui, ma non possono in
alcun modo sperare di competere con tali agenti e sono (temo)
inevitabilmente destinati a diventarne estensioni.
Dunque se è vero che il movimento del software libero ha urgente
bisogno di diventare un movimento politico, difficilmente sarà efficace
come tale, se punta ad influenzare Stati impotenti o già asserviti.
Dobbiamo certamente adottare un approccio politico e collettivo.
Ma temo che urga anche trovare nuovi metodi di lotta politica.
Metodi che non assumano necessariamente uno Stato di Diritto,
almeno fino a quando non riusciremo a ripristinarlo.
Giacomo
[1] critica che a mio parere dovrebbe essere molto più articolata e
profonda, ma che viene spesso ridotta ad attacchi ad hominem contro
Stallman o la FSF perché un'analisi più seria intaccherebbe gli
interessi di chi finanzia i critici.
[2] e sì, è letteralmente un'assurdità, nel senso che o è una
dimostrazione per assurdo che il libero mercato non può funzionare
oppure è la dimostrazione empirica che può solo funzionare quando ai
liberisti è impedito di influenzare in alcun modo la sua
regolamentazione.
March 14, 2025
Re: [nexa] Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
by J.C. DE MARTIN
"Essendo il mercato il default" è una posizione politica, legittima, ma
di certo non l'unica.
In ogni caso, non è la posizione della Costituzione, che anzi prescrive
un'economia mista pubblica e privata:
Art. 41
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da
recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché
l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e
coordinata a fini sociali.
Tornando al registro, lo Stato deve mettere le scuole pubbliche in
condizione di concentrarsi al massimo sulla loro missione primaria, che
è istruire. Più oneri (economici, organizzativi, ecc.) si tolgono alle
scuole, e meglio è, tanto più in Italia, dove le risorse dedicate
all'istruzione sono storicamente scarse.
Quindi sarebbe del tutto naturale estendere il già citato SIDI
includendo anche le funzionalità di registro e di protocollo, soluzione
che avrebbe il vantaggio aggiuntivo di semplificare la vita agli
insegnanti, che, anche cambiando scuola, troverebbero sempre la stessa
interfaccia.
ad esempio io sono convinto che è negativo che mail, videoconferenza,
document sharing, ecc .della scuola/università siano gestiti da
multinazionali straniere e lo ho anche scritto sul giornale. dipendere
da terzi (perdipiu non ue) riduce le competenze interne ed in
Italia/Europa, su temi di ricerca ci espone a potenziale spionaggio, la
centralizzazione aumenta il potere del centro ed è più vulnerabile, il
lockin riduce le possibilità ...
Su questo sono totalmente d'accordo con te; anche io ne ho scritto spesso.
Ciao,
jc
On 14/03/25 13:01, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
> Certo, ci sono scelte diverse! quindi essendo il mercato il default e possibili scelte diverse, ri-chiedo: perché un registro elettronico scolastico dovrebbe essere oggetto di una scelta diversa, quindi non di mercato?
>
> hai scritto che è assurdo che sia liberalizzato, vorrei sinceramente capire perché lo ritieni.
>
> ad esempio io sono convinto che è negativo che mail, videoconferenza, document sharing, ecc .della scuola/università siano gestiti da multinazionali straniere e lo ho anche scritto sul giornale. dipendere da terzi (perdipiu non ue) riduce le competenze interne ed in Italia/Europa, su temi di ricerca ci espone a potenziale spionaggio, la centralizzazione aumenta il potere del centro ed è più vulnerabile, il lockin riduce le possibilità ...
>
> ma perché è assurdo che il registro sia liberalizzato ?
>
> ciao, s.
>
> Il 14 marzo 2025 11:11:43 UTC, "J.C. DE MARTIN"<juancarlos.demartin(a)polito.it> ha scritto:
>> Come se bastasse dire "economia di mercato" per automaticamente determinare tutto, fino al minuto dettaglio del registro elettronico delle scuole... ovviamente non è così, Stefano... e non posso pensare che tu non lo sappia.
>>
>> Sono "economie di mercato", tanto per dire, il Giappone, gli USA, la Germania, la Corea del Sud, l'Italia e il Brazile: se ci mettessimo a compilare l'elenco delle differenti scelte fatte da questi Paesi in una miriadi di ambiti -dalla sanità alle carceri, dalla scuola alla difesa, ecc- probabilmente non basterebbero 1.000 pagine.
>>
>> jc
>>
>>
>>
>> On 14/03/25 12:02, Stefano Quintarelli wrote:
>>> perche' viviamo in una economia di mercato, il default e' quello.
>>>
>>> quindi reitero, perche' non dovrebbe esserlo ?
>>>
>>>
>>> On 14/03/25 10:06, J.C. DE MARTIN wrote:
>>>> No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo.
>>>>
>>>> Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli<https://server- nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo.
>>>>
>>>> O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI?
>>>> Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario.
>>>>
>>>> jc
>>>>
>>>>
>>>>
>>>> On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
>>>>>
>>>>> On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
>>>>>> E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato.
>>>>>> Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
>>>>>
>>>>> perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
>>>>>
>>>>>
>>>>>
>>>>>> ciao,
>>>>>> jc
>>>>>>
>>>>>> On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
>>>>>>> e' un settore liberalizzato, come i panettieri.
>>>>>>> se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
>>>>>>>
>>>>>>> ce ne sono un certo numero open source
>>>>>>> https://duckduckgo.com/? t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
>>>>>>>
>>>>>>> valgono art. 68 e art. 69 del CAD
>>>>>>>
>>>>>>> se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
>>>>>>>
>>>>>>> ciao, s.
>>>>>>>
>>>>>>> On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
>>>>>>>> Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
>>>>>>>>
>>>>>>>> Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
>>>>>>>>
>>>>>>>> Un caro saluto a tutti
>>>>>>>>
>>>>>>>> Giorgio
>>>>>>>>
>>>>>>>> Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
>>>>>>>>>
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Perché questa petizione è importante
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico<https://www.change.org/u/1367592587>
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9
>>>>>>>>> <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-
>>>>>>>>> piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-
>>>>>>>>> c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Inoltre "La Stampa<https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ news/
>>>>>>>>> registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/?
>>>>>>>>> ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> * Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole*
>>>>>>>>> sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una
>>>>>>>>> stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500
>>>>>>>>> autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro)
>>>>>>>>> * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti
>>>>>>>>> la funzione
>>>>>>>>> * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero
>>>>>>>>> esclusivamente in mano pubblica
>>>>>>>>> * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie
>>>>>>>>> didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare
>>>>>>>>> strumenti anche molto diversi
>>>>>>>>> * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla
>>>>>>>>> regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto
>>>>>>>>> anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere
>>>>>>>>> Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in
>>>>>>>>> attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni
>>>>>>>>> Nazionali sulla valutazione.
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Giovanna Garrone, genitore
>>>>>>>>>
>>>>>>>>> Federica Patti, genitore e insegnante
>>>>>>>>>
>>>>>>>> --
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>>>>>>>> Prof. Ing. Giorgio Ventre
>>>>>>>> Scientific Director, Apple Developer Academy
>>>>>>>> Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione
>>>>>>>> Università degli Studi di Napoli Federico II
>>>>>>>> Via Claudio 21
>>>>>>>> 80125, Napoli, Italy
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March 14, 2025