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"Net Neutrality Rules Struck Down by Appeals Court"
by J.C. DE MARTIN
Net Neutrality Rules Struck Down by Appeals Court
/After nearly two decades of fighting, the battle over regulations that
treat broadband providers like utilities came to an end on Thursday./
Jan. 2, 2025Updated 2:51 p.m. ET
A federal appeals court struck down the Federal Communications
Commission’s landmark net neutrality rules on Thursday, ending a nearly
two-decade effort to regulate broadband internet providers like utilities.
The U.S. Court of Appeals for the Sixth Circuit, in Cincinnati, said
<https://www.opn.ca6.uscourts.gov/opinions.pdf/25a0002p-06.pdf> that the
F.C.C. lacked the authority to reinstate rules that prevented broadband
providers from slowing or blocking access to internet content. The
decision put an end to the Biden administration’s hallmark tech policy
<https://www.nytimes.com/2024/04/25/technology/fcc-net-neutrality-open-inter…>,
which had drawn impassioned support from consumer groups and tech giants
like Google and fierce protests by telecommunications giants like
Comcast and AT&T.
< - >
https://www.nytimes.com/2025/01/02/technology/net-neutrality-rules-fcc.htm
Jan. 3, 2025
Re: [nexa] Assisi IA Act
by Giacomo Tesio
Grazie Norberto.
Dopo aver letto l'articolo (e aver notato l'assenza di informatici fra
i convenuti), non avevo alcuna aspettativa.
Invece, questo Assisi AI Act è una piacevole sorpresa.
Un passo nella giusta direzione.
Forse timido, forse troppo pacato, ma almeno nella direzione giusta.
Fa piacere leggere, anche alla luce dell'assenza di informatici,
l'impegno ad "assicurarsi la collaborazione di persone esperte di AI
con una solida sensibilità alle questioni etiche", sebbene il rischio di
lobbisti abili nel _moralismo_ locale è sempre dietro l'angolo, come
l'OSI ha ben dimostrato durante la creazione della OSAID.
Per non parlare degli utili idioti pronti a legittimare il tutto.
Incredibilmente però, l'Assisi AI Act è nettamente migliore.
Arriva persino a proporre una locuzione alternativa di "intelligenza
artificiale" degna di essere presa seriamente in considerazione:
"macchine calibrate con (tanti) dati".
Sarebbe interessante confrontare vantaggi e vantaggi cognitivi di tale
locuzione con quella di "programmazione statistica" o "programmazione
per esempi" su cui tanto abbiamo discusso qui con il Professor Attardi.
Un altro passaggio particolarmente chiaro (soprattutto al confronto
della miopia dell'OSI with Google Glass) sul fronte degli auspici:
```
L'IA dovrebbe essere una tecnologia "conviviale", "aperta" (nei dati
usati per calibrarla, nei codici, etc.) in modo da minimizzare i rischi
di incorporare pregiudizi e stereotipi nei modelli risultanti.
```
Auspicio che si riflette nell'impegno ad approfondire, sottolineando
che "in questo diventa centrale la disponibilità di dati aperti in una
società democratica" per "aiutare le persone a distinguere una semplice
correlazione tra dati da una più importante relazione di causa-effetto"
e persino a "supervisionare gli output forniti dalle macchine in quanto
possono contenere errori".
Un impegno ingenuo quanto improbo, visto che ad esempio gli output
degli LLM non hanno alcun significato (pur essendo ottimizzati per
ingannare le menti umane in merito) e non possono che essere privi
di errore.
L'errore, al limite, è di chi prova ad interpretarli.
Rimane un vago fatalismo (pur esorcizzato a parole), un senso di
inevitabilità frutto di propaganda (personalizzata o meno) che
evidentemente ha funzionato più di quanto gli autori siano disposti
a considerare.
Però ho apprezzato molto il sottile spiraglio di luce.
Vedremo che effetti avrà questo testo nella realtà.
Giacomo
PS: Buon anno!
On Thu, 2 Jan 2025 10:14:53 +0000 "Norberto Patrignani" wrote:
> carissim*,
> segnalo (in allegato per comodita') il testo completo dell'AI Assisi
> Act dal sito dell'Ordine dei Giornalisti:
> https://www.odg.it/comunicazione-e-ia-per-un-approccio-corretto-e-responsab…
> buon 2025!
> Norberto
>
Jan. 2, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Guido Vetere
Alberto, grazie per le tue compassionevoli parole, ma ti assicuro che l'ora
risparmiata non l'ho passata a pettinare le bambole :-)
Grazie anche per aver riportato un passaggio molto illuminante che
chi-sai-tu aveva tralasciato nella sua stringata sintesi:
> AI mirrors can't make these kinds of radically new choices.
Che però è un po' come dire che chi viaggia in treno non può fermarsi a
guardare il panorama.
[tornando seri]
Strano: i cibernetici della prima ora cercavano proprio nell'aleatorietà
ri-combinatoria dei vecchi generatori markoviani la possibilità di
sovvertire il senso comune.
Ora invece è passato il concetto dei 'pappagalli stocastici' e guardiamo
agli automi come una oppressiva reificazione del già detto.
Come sempre, le cose sono assai complesse e bisogna guardarci dentro caso
per caso.
Ma di fondo: che vuol dire che una AI non è libera di fare scelte
'radicalmente nuove'?
Cosa sarebbe questa 'novità radicale'? Più che Husserl e Ortega y Gasset a
me viene in mente Henri Bergson, con tutto il suo carico di ambiguità.
Ma parliamone.
E mi associo ai ringraziamenti per la condivisione, prima colpevolmente
omessi.
G.
On Thu, 2 Jan 2025 at 15:58, Alberto Cammozzo via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> Caro Guido,
>
> mi spiace per te e per chi come te non ha più un'ora da dedicare a un
> contributo molto serio come quello della Vallor e deve ricorrere alle
> sintesi in bustina liofilizzata.
>
> A pensarci bene: se uno non ha il tempo, perché darsi la pena di far fare
> la sintesi e leggerla quando bastava il titolo a riassumere l'intervento: e
> chissà perché poi la Vallor si è presa la briga di parlare per un'ora...
>
> Non solo la sintesi dell'LLM non è corretta e non è utile, ma è anzi
> perniciosa: non rappresenta la lezione più di quanto mangiare la foto sulla
> confezione non rappresenti mangiare il panettone. Riassumere una poesia o
> la Costituzione non è provocatorio: è sbagliato, fuorviante, riduttivo e
> peggiorativo.
> Meglio sapere di ignorarne completamente il contenuto che mantenere la
> pretesa di conoscerlo per averne letto il riassunto.
>
> Spero che chi non ha i 45 minuti di tempo per ascoltare trovi i pochi
> minuti necessari per leggere questa parte della trascrizione (~33'), forse
> la più 'operativa', visto che non solo non si lamenta della tecnica, ma
> chiama ogni umano ad essere *ingegnere del proprio futuro*: più operativa
> di così...:
>
> Just as our AI mirrors don't know the space of reasons that we walk in,
> they don't know it's time either.
>
> That is they don't have what philosophers like Edmund Husserl called our
> temporal horizon. The human experience of an open and indeterminate world,
> held open by the flow of conscious time where something new is always just
> over the horizon of our present experience and about to come into view.
> What comes into view is often familiar, recognisable. The sun rises every
> single day, just as it has in all of human history. Taxes are always due,
> and my cat always wants breakfast way too early.
>
> But things and events of startling new shapes do arrive from time to time
> on an utterly unpredictable schedule. As the Scottish philosopher David
> Hume pointed out centuries ago, the unremovable wart on human reasoning is
> that we've got absolutely zero evidence that the future won't suddenly go
> all pair-shaped on us at any given instant. Life is utterly predictable
> until it isn't. But then that's a wart I'm eternally grateful for. Our
> ability to experience the future as utterly open is what makes us human
> because the future being a giant question mark is the heart of our
> cognitive, moral, artistic, and political freedom. It's what gives us the
> existential task of deciding each and every day and each and every moment,
> just how much of our past we want to bring with us into the future, how
> much of it we want to leave behind, and what we want to create in the open
> space that is new.
>
> The Spanish philosopher José Ortega y Gasset called this the task of
> auto-fabrication, literally self making.
> He said, to be human is to be called to be an engineer. An engineer of
> yourself by choosing from your future's open possibilities, which of those
> to make real? But also with others, you're called to be an engineer of the
> future that we will share together. We are engineers of human futures, all
> of us. We might try as engineers to keep things looking much the same, but
> that too is an engineering choice to carry the past forward. We can always
> choose otherwise and sometimes do. We abandon a commitment that we promise
> to hold for life, or we make a commitment that we swore we'd never take on.
> We can extend our trademark artistic style into endless satisfying
> variations or we can drop it on a dime and leave our audiences utterly
> baffled.
>
> We can stick with the dire politics we know, or we can say, 'to hell with
> this -- we're changing the game.' We can keep burning the world for the
> temporary benefit of a handful of billionaires, or we can say, 'no more.'
> But here's the thing. AI mirrors can't make these kinds of radically new
> choices. They're stuck pointing backward, reflecting what has been seen in
> the past. That's why their reflections keep regenerating the most common
> social biases and most widespread errors, a digital humanity's history.
> That's why the speeches and essays and songs they generate are so weirdly
> generic and somehow familiar, even though we've never seen them before.
>
> Credo che quello della Vallor sia un contributo illuminante e dotato di
> grande spessore, ringrazio Silvia per avercelo segnalato.
>
> Se il libro mantiene le aspettative che il talk ha generato, sarà un
> riferimento irrinunciabile.
>
> Buon anno,
>
> Alberto
>
>
> On 02/01/25 12:40, Guido Vetere wrote:
>
> forse suona un po' 'provocative' (e me ne scuso) ma questa è la sintesi
> dell'intervento (1 ora - e chi ce l'ha?) fatta da chi-sapete-voi :-)
>
> *Il talk, centrato sulla metafora dello specchio per descrivere
> l'intelligenza artificiale (IA), esplora come queste tecnologie riflettano,
> amplifichino e spesso distorcano i dati umani da cui derivano. L'autore
> utilizza lo specchio come una metafora più utile rispetto a quella della
> mente, sottolineando che le IA, come i modelli di linguaggio, non pensano,
> ma riflettono i dati raccolti, amplificando valori, pregiudizi e pattern
> già esistenti.*
>
> *Viene discusso il ruolo dell'IA nel trasformare aspetti fondamentali
> della società, come democrazia, educazione, scienze, media e clima, e si
> sottolinea il pericolo che essa rappresenta nel confondere le persone,
> facendole credere che ci sia una "mente" dietro le risposte intelligenti.
> Tuttavia, l'IA, come uno specchio, riflette solo ciò che ha appreso dai
> dati passati, senza la capacità di creare qualcosa di veramente nuovo.*
>
> *Il talk mette in guardia contro l'automazione indiscriminata dei processi
> decisionali umani, evidenziando il rischio di perdere la capacità di
> pensare in modo critico e creativo, e sottolinea la necessità di preservare
> il "tempo mentale" e lo "spazio mentale" per il pensiero profondo e la
> narrazione personale. Si invita a utilizzare l'IA in modo responsabile e
> con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, ponendo enfasi sul fatto che
> le decisioni umane e i valori debbano rimanere al centro del suo utilizzo.*
>
>
> *Infine, l'autore critica l'uso dell'IA come strumento per sostituire la
> narrazione umana nei media, nell'educazione e nelle arti, e richiama
> l'importanza di mantenere la capacità umana di raccontare storie,
> immaginare futuri nuovi e affrontare le sfide collettive con creatività e
> autonomia. *
>
> è corretto? è utile? comunque, buon anno!
>
> G:
>
> PS: da Platone a Heidegger un sacco di gente si è lamentata della tecnica,
> ma questo non ha mai cambiato la tecnica. Forse sarebbe più utile ragionare
> in modo operativo ...
>
> On Thu, 2 Jan 2025 at 10:42, Silvia Crafa <crafa(a)math.unipd.it> wrote:
>
>> Buondì,
>> nell'augurare a tutti un buon nuovo anno, segnalo questa lecture di
>> Shannon Vallor, che affronta il tema dell'AI con un approccio filosofico
>> che coniuga profondità e concretezza, di cui c'è sempre molto bisogno.
>>
>> Shannon Vallor - Inaugural Lecture 23.10.24 - University of Edinburgh
>> In a mirror, dimly. Why AI can't tell our stories and why we must
>>
>> https://media.ed.ac.uk/media/Shannon+Vallor+-+Inaugural+Lecture+23.10.24+/1…
>>
>>
>> Silvia C.
>>
>>
>>
Jan. 2, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Alberto Cammozzo
Caro Guido,
mi spiace per te e per chi come te non ha più un'ora da dedicare a un
contributo molto serio come quello della Vallor e deve ricorrere alle
sintesi in bustina liofilizzata.
A pensarci bene: se uno non ha il tempo, perché darsi la pena di far
fare la sintesi e leggerla quando bastava il titolo a riassumere
l'intervento: e chissà perché poi la Vallor si è presa la briga di
parlare per un'ora...
Non solo la sintesi dell'LLM non è corretta e non è utile, ma è anzi
perniciosa: non rappresenta la lezione più di quanto mangiare la foto
sulla confezione non rappresenti mangiare il panettone. Riassumere una
poesia o la Costituzione non è provocatorio: è sbagliato, fuorviante,
riduttivo e peggiorativo.
Meglio sapere di ignorarne completamente il contenuto che mantenere la
pretesa di conoscerlo per averne letto il riassunto.
Spero che chi non ha i 45 minuti di tempo per ascoltare trovi i pochi
minuti necessari per leggere questa parte della trascrizione (~33'),
forse la più 'operativa', visto che non solo non si lamenta della
tecnica, ma chiama ogni umano ad essere /ingegnere del proprio futuro/:
più operativa di così...:
Just as our AI mirrors don't know the space of reasons that we walk
in, they don't know it's time either.
That is they don't have what philosophers like Edmund Husserl called
our temporal horizon. The human experience of an open and
indeterminate world, held open by the flow of conscious time where
something new is always just over the horizon of our present
experience and about to come into view. What comes into view is
often familiar, recognisable. The sun rises every single day, just
as it has in all of human history. Taxes are always due, and my cat
always wants breakfast way too early.
But things and events of startling new shapes do arrive from time to
time on an utterly unpredictable schedule. As the Scottish
philosopher David Hume pointed out centuries ago, the unremovable
wart on human reasoning is that we've got absolutely zero evidence
that the future won't suddenly go all pair-shaped on us at any
given instant. Life is utterly predictable until it isn't. But then
that's a wart I'm eternally grateful for. Our ability to experience
the future as utterly open is what makes us human because the future
being a giant question mark is the heart of our cognitive, moral,
artistic, and political freedom. It's what gives us the existential
task of deciding each and every day and each and every moment, just
how much of our past we want to bring with us into the future, how
much of it we want to leave behind, and what we want to create in
the open space that is new.
The Spanish philosopher José Ortega y Gasset called this the task of
auto-fabrication, literally self making.
He said, to be human is to be called to be an engineer. An engineer
of yourself by choosing from your future's open possibilities, which
of those to make real? But also with others, you're called to be an
engineer of the future that we will share together. We are engineers
of human futures, all of us. We might try as engineers to keep
things looking much the same, but that too is an engineering choice
to carry the past forward. We can always choose otherwise and
sometimes do. We abandon a commitment that we promise to hold for
life, or we make a commitment that we swore we'd never take on. We
can extend our trademark artistic style into endless satisfying
variations or we can drop it on a dime and leave our audiences
utterly baffled.
We can stick with the dire politics we know, or we can say, 'to
hell with this -- we're changing the game.' We can keep burning the
world for the temporary benefit of a handful of billionaires, or we
can say, 'no more.' But here's the thing. AI mirrors can't make
these kinds of radically new choices. They're stuck pointing
backward, reflecting what has been seen in the past. That's why
their reflections keep regenerating the most common social biases
and most widespread errors, a digital humanity's history. That's why
the speeches and essays and songs they generate are so weirdly
generic and somehow familiar, even though we've never seen them before.
Credo che quello della Vallor sia un contributo illuminante e dotato di
grande spessore, ringrazio Silvia per avercelo segnalato.
Se il libro mantiene le aspettative che il talk ha generato, sarà un
riferimento irrinunciabile.
Buon anno,
Alberto
On 02/01/25 12:40, Guido Vetere wrote:
> forse suona un po' 'provocative' (e me ne scuso) ma questa è la
> sintesi dell'intervento (1 ora - e chi ce l'ha?) fatta da
> chi-sapete-voi :-)
>
> /Il talk, centrato sulla metafora dello specchio per descrivere
> l'intelligenza artificiale (IA), esplora come queste tecnologie
> riflettano, amplifichino e spesso distorcano i dati umani da cui
> derivano. L'autore utilizza lo specchio come una metafora più utile
> rispetto a quella della mente, sottolineando che le IA, come i modelli
> di linguaggio, non pensano, ma riflettono i dati raccolti,
> amplificando valori, pregiudizi e pattern già esistenti./
>
> /Viene discusso il ruolo dell'IA nel trasformare aspetti fondamentali
> della società, come democrazia, educazione, scienze, media e clima, e
> si sottolinea il pericolo che essa rappresenta nel confondere le
> persone, facendole credere che ci sia una "mente" dietro le risposte
> intelligenti. Tuttavia, l'IA, come uno specchio, riflette solo ciò che
> ha appreso dai dati passati, senza la capacità di creare qualcosa di
> veramente nuovo./
>
> /Il talk mette in guardia contro l'automazione indiscriminata dei
> processi decisionali umani, evidenziando il rischio di perdere la
> capacità di pensare in modo critico e creativo, e sottolinea la
> necessità di preservare il "tempo mentale" e lo "spazio mentale" per
> il pensiero profondo e la narrazione personale. Si invita a utilizzare
> l'IA in modo responsabile e con una chiara consapevolezza dei suoi
> limiti, ponendo enfasi sul fatto che le decisioni umane e i valori
> debbano rimanere al centro del suo utilizzo./
>
> /Infine, l'autore critica l'uso dell'IA come strumento per sostituire
> la narrazione umana nei media, nell'educazione e nelle arti, e
> richiama l'importanza di mantenere la capacità umana di raccontare
> storie, immaginare futuri nuovi e affrontare le sfide collettive con
> creatività e autonomia.
> /
>
> è corretto? è utile? comunque, buon anno!
>
> G:
>
> PS: da Platone a Heidegger un sacco di gente si è lamentata della
> tecnica, ma questo non ha mai cambiato la tecnica. Forse sarebbe più
> utile ragionare in modo operativo ...
>
>
> On Thu, 2 Jan 2025 at 10:42, Silvia Crafa <crafa(a)math.unipd.it> wrote:
>
> Buondì,
> nell'augurare a tutti un buon nuovo anno, segnalo questa
> lecture di Shannon Vallor, che affronta il tema dell'AI con un
> approccio filosofico che coniuga profondità e concretezza, di cui
> c'è sempre molto bisogno.
>
> Shannon Vallor - Inaugural Lecture 23.10.24 - University of Edinburgh
> In a mirror, dimly. Why AI can't tell our stories and why we must
> https://media.ed.ac.uk/media/Shannon+Vallor+-+Inaugural+Lecture+23.10.24+/1…
>
>
> Silvia C.
>
>
Jan. 2, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Guido Vetere
forse suona un po' 'provocative' (e me ne scuso) ma questa è la sintesi
dell'intervento (1 ora - e chi ce l'ha?) fatta da chi-sapete-voi :-)
*Il talk, centrato sulla metafora dello specchio per descrivere
l'intelligenza artificiale (IA), esplora come queste tecnologie riflettano,
amplifichino e spesso distorcano i dati umani da cui derivano. L'autore
utilizza lo specchio come una metafora più utile rispetto a quella della
mente, sottolineando che le IA, come i modelli di linguaggio, non pensano,
ma riflettono i dati raccolti, amplificando valori, pregiudizi e pattern
già esistenti.*
*Viene discusso il ruolo dell'IA nel trasformare aspetti fondamentali della
società, come democrazia, educazione, scienze, media e clima, e si
sottolinea il pericolo che essa rappresenta nel confondere le persone,
facendole credere che ci sia una "mente" dietro le risposte intelligenti.
Tuttavia, l'IA, come uno specchio, riflette solo ciò che ha appreso dai
dati passati, senza la capacità di creare qualcosa di veramente nuovo.*
*Il talk mette in guardia contro l'automazione indiscriminata dei processi
decisionali umani, evidenziando il rischio di perdere la capacità di
pensare in modo critico e creativo, e sottolinea la necessità di preservare
il "tempo mentale" e lo "spazio mentale" per il pensiero profondo e la
narrazione personale. Si invita a utilizzare l'IA in modo responsabile e
con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, ponendo enfasi sul fatto che
le decisioni umane e i valori debbano rimanere al centro del suo utilizzo.*
*Infine, l'autore critica l'uso dell'IA come strumento per sostituire la
narrazione umana nei media, nell'educazione e nelle arti, e richiama
l'importanza di mantenere la capacità umana di raccontare storie,
immaginare futuri nuovi e affrontare le sfide collettive con creatività e
autonomia.*
è corretto? è utile? comunque, buon anno!
G:
PS: da Platone a Heidegger un sacco di gente si è lamentata della tecnica,
ma questo non ha mai cambiato la tecnica. Forse sarebbe più utile ragionare
in modo operativo ...
On Thu, 2 Jan 2025 at 10:42, Silvia Crafa <crafa(a)math.unipd.it> wrote:
> Buondì,
> nell'augurare a tutti un buon nuovo anno, segnalo questa lecture di
> Shannon Vallor, che affronta il tema dell'AI con un approccio filosofico
> che coniuga profondità e concretezza, di cui c'è sempre molto bisogno.
>
> Shannon Vallor - Inaugural Lecture 23.10.24 - University of Edinburgh
> In a mirror, dimly. Why AI can't tell our stories and why we must
>
> https://media.ed.ac.uk/media/Shannon+Vallor+-+Inaugural+Lecture+23.10.24+/1…
>
>
> Silvia C.
>
>
>
Jan. 2, 2025
16° Conferenza Annuale del Centro Nexa "Guerra, pace e algoritmi" | Video dell'incontro
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi segnaliamo che è ora disponibile sul nostro canale YouTube (https://www.youtube.com/@NexaCenter) la registrazione della 16° Conferenza Annuale del Centro Nexa su Internet & Società "Guerra, pace e algoritmi".
Un saluto cordiale,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Jan. 2, 2025
Assisi IA Act
by Norberto Patrignani
carissim*,
segnalo (in allegato per comodita') il testo completo dell'AI Assisi Act
dal sito dell'Ordine dei Giornalisti:
https://www.odg.it/comunicazione-e-ia-per-un-approccio-corretto-e-responsab…
buon 2025!
Norberto
Jan. 2, 2025
In a mirror
by Silvia Crafa
Buondì,
nell'augurare a tutti un buon nuovo anno, segnalo questa lecture di Shannon Vallor, che affronta il tema dell'AI con un approccio filosofico che coniuga profondità e concretezza, di cui c'è sempre molto bisogno.
Shannon Vallor - Inaugural Lecture 23.10.24 - University of Edinburgh
In a mirror, dimly. Why AI can't tell our stories and why we must
https://media.ed.ac.uk/media/Shannon+Vallor+-+Inaugural+Lecture+23.10.24+/1…
Silvia C.
Jan. 2, 2025