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Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by GC F
Ciao,
se si discute di interpretazione giurisprudenziale - come nel blog - il
tema mi pare giuridico. Se si discutesse di riforma potremmo spostare la
discussione sul piano della politica del diritto. Mi troverei a disagio.
Se leggi bene ho parlato di una tensione insita nella storia del diritto
d'autore: innovazione vs incentivo alla creazione. Non ho propugnato alcuna
argomentazione "freno all'innovazione". E' un dato logico: se espandi uno
dei due termini, comprimi l'altro: quindi stiamo attenti a modificare il
bilanciamento che le categorie generali del diritto d'autore forniscono. Il
diritto d'autore è un paradosso che si fonda sull'accesso alla conoscenza
garantito dalla limitazione a quell'accesso. Se sbilanci i termini, quel
paradosso diviene insostenibile. Ci sono duecento anni di teorie
deontologiche che giustificano i diritti autoriali e quelli di proprietà
intellettuale e cercano di garantire il bilanciamento corretto. Poi ci sono
alcune migliaia di anni di storia della creatività, dalla mimesis
aristotelica a Shakespeare, che il post-Romanticismo occidentale ha
dimenticato, e costretto il resto del pianeta a dimenticare.
Che la narrativa sia quella di una espansione costante dei diritti
autoriali, personalmente, lo trovo difficile da negare. L'argomento
contrario, poi, di una appropriazione lockiana dell'innovazione nei
confronti dei monopolisti di privative autoriali non emerge in nessuna
maniera sostanziale in letteratura. La storia stessa di Nexa comincia
proprio con COMMUNIA e la difesa del pubblico dominio digitale
dall'erosione costante da parte di quello che ai tempi era stato chiamato
il "second enclosure movement".
Giancarlo
PS La scuola di Chicago te la cito perchè ovviamente io sto dalla parte di
Ostrom, non certo Hardin o Demsetz che è il principale colpevole della
deriva massimalista. Una deriva che ha effetti deleteri sulla
democratizzazione poiché incrementa la dipendenza della capacità di
esprimersi liberamente, in ogni forma creativa e innovativa, dal potere di
mercato di chi si esprime (Benkler) - sottraendo risorse culturali e
conoscenza alla comunità e consegnando quel valore a soggetti privati.
On Thu, Sep 12, 2024 at 4:30 PM Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
wrote:
> dissento.
>
> il mio tema e' politico, non giuridico
> quando decenni fa dicevo che a bxl che serviva l'interoperabilita' come
> misura
> procompetitiva ex ante e i rep. di regulatory affairs di facebook mi
> spiegavano dottamente
> che la legge prevedeva l'intervento ex post in caso di abuso di posizione
> dominante e che
> l'interoperabilita' avrebbe ammazzato l'innovazione... allora gli dicevo
> "bene, se la
> competizione e' aun clic di distanza, molla whatsapp - che non aveva
> chiamate video - e
> passa a indoona (di tiscali, per chi la conosce) che era sw migliore
> perche' consentiva le
> chiamate video, l'auditorium scoppiava in risate
>
> o quando dicevo che ci voleva la deviec neutrality e mi si spiegava che
> c'era la
> competizione tra piattaforme e che non esistevano rendite monopolistiche
> proprio perche'
> c'era competizione...
>
> o quando dicevo che andavano vietate le clausole Most Favored Nation
> perche' esistevano i
> gatekeeper, ... stesso discorso di sopra.
>
> pero' oggi abbiamo i gatekeeper, gli app store alternativi,
> l'interoperabilita (ahime non
> ancora piena), la nullita' delle clausole MFN in alcuni settori.
>
> la storia "si frena l'innovazione" e' l'argomento of last resort di ogni
> lobbista di gafam.
> il mio amico carmelo fontana di google ed io ci facciamo crasse risate
> quando, obiezione e
> risposta, dopo obiezione e risposta, arriva a quell'argomento nel corso
> dei nostri
> dibattiti... (l'ultima volta su come i costi di compliance ammazzano
> l'innovazione, detto
> ad un recente convegno in bocconi, da parte di chi ha avuto 90Bn di utili
> ante imposte ha
> distribuito 10Bn di dividendi l'ultimo anno...)
>
> non tiriamo in ballo il "freno all'innovazione".
> tutti quelli che lamentano eccessi regolamentari perche' frenano
> innovazione generano
> tonnellate di cassa e dividendi e bonus.
>
> quando lo ha detto l'auditorium ha avuto la stessa reazione, tranne
> qualche dotto esperto
> di cui sarei curioso di conoscere i legami professionali con i gafam.. (e
> non solo
> 'esistenza, l'entita'...) (io lo dichiaro: ho rifiutato ai tempi della mia
> battaglia
> _politica_ contro l'integrazione verticale degli app store ho rifiutato
> una prospettiva di
> incarico professionale in silicon valley, una volta uscito dal parlamento)
>
> il freno allo sviluppo tecnologico forse ci puo' stare, anzi, ci sta
> proprio, se tale
> sviluppo e' non orientato ad un bene socialmente desiderabile - tra cui
> che si affermino
> posizioni oligopolistiche (correggo: soggetti con posizioni dominanti)
> che estyraggono
> una rendita monopolistica capitalizzando risorse che ad altri costano
> quattrini. questo
> freno allo sviluppo tecnologico, dal mio punto di vista di policy e' sano.
> questo e' il
> ruolo della politica e delle mediazioni tra le istanze. ed e' la base
> politica del mio
> discorso.
>
> e per piacere non rispondetemi che c'e' il beneficio del consumatore,
> l'antitrust e la
> scuola di chicago, ecc. ecc. ..
> questi argomenti ormai sono nell'archivio della storia. e' tornata
> l'interpretazione
> originalistica dell'antitrust di sherman , brandeis, ecc. che e' un punto
> assolutamente
> politico. e la regolamentazione settoriale ex ante e' qui per restare ed
> ampliarsi.
>
> IMHO
>
> ciao, s.
>
> On 12/09/24 14:11, GC F wrote:
> > "If, conversely, the courts determine that machines do not understand
> and create, but
> > merely operate probabilistic permutations on preexisting content, that
> is when LLM service
> > providers will have to pay royalties." Ma perchè?
> >
> > nel contesto dell'utilizzo di materiali preesistenti, è irrilevante la
> determinazione che
> > le macchine comprendano e creinio, sono gli sviluppatori e fornitori del
> servizio che
> > hanno utilizzato i contenuti per usi trasformativi o meno - quindi
> legittimi o meno. La
> > domanda relativa all'input a cui le corti devono rispondere è semplice:
> può uno
> > sviluppatore utilizzare materiali protetti per sviluppare un software
> che genera
> > 'infinite' potenzialità di contenuti creativi? La questione se la
> macchina comprenda o
> > crei riguarda semmai la potenziale proteggibilità, in base alle norme
> esistenti,
> > dell'output. La dottrina prevalente ha già sostenuto che tale output non
> è proteggibile.
> >
> > Al contrario, la prospettiva deve essere ribaltata, sono i titolari dei
> diritti che
> > cercano di estendere il proprio monopolio alla conoscenza
> (improteggibile) che può essere
> > estratta dalle espressioni proteggibili di cui detengono i diritti.
> Questo è il "third
> > enclosure movement", una ennesima rappresentazione del "copyright
> maximalism", che cerca
> > di internalizzare valore dallo sviluppo tecnologico che utilizza in
> maniera nuova (e
> > trasformativa?) opere protette. Questa tensione tra titolari dei diritti
> e innovazione
> > caratterizza tutta la storia del diritto d'autore e si è verificata
> centinaia di volte dal
> > "piano roll" all'AI. Se, nel gestire questa tensione, se si privilegiano
> gli interessi dei
> > titolari dei diritti, si rallenterà lo sviluppo tecnologico, viceversa
> si ridurrà
> > l'incentivo alla creatività.
> >
> > Giancarlo
> >
> > On Thu, Sep 12, 2024 at 8:15 AM Stefano Quintarelli via nexa <
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> > <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> wrote:
> >
> > <
> https://blog.quintarelli.it/2023/08/intelligenza-artificiale-e-copyright-sb…
> <
> https://blog.quintarelli.it/2023/08/intelligenza-artificiale-e-copyright-sb…
> >>
> >
> > grande è la confusione
> > il momento è propizio per la più grande appropriazione della storia
> da John Locke in poi
> >
> > <
> https://blog.quintarelli.it/2024/06/llms-and-content-appropriation-echos-fr…
> <
> https://blog.quintarelli.it/2024/06/llms-and-content-appropriation-echos-fr…
> >>
> >
> > imho
> >
> > Il 11 settembre 2024 22:50:58 UTC, alessandro marzocchi <
> alemarzoc(a)gmail.com
> > <mailto:alemarzoc@gmail.com>> ha scritto:
> > >Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it
> > <mailto:giacomo@tesio.it> Subject:
> > >Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
> > >
> > >> Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
> > >> giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e
> "apprendere"
> > >> affinché possano essere applicati alle macchine.
> > >>
> > >
> > >*****
> > >E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini
> non siamo
> > >confrontabili con queste macchine.
> > >Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è
> anch'esso
> > >statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma -
> > >probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa
> associamo una
> > >persona specifica ed arriviamo a questa associazione
> persona-parola dopo
> > >una serie più o meno lunga di esperienze.
> > >Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la
> > >macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su
> una
> > >modalità che è anche umana.
> > >Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze
> prima di
> > >arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia
> una
> > >risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e
> molte
> > >generazioni.
> > >*David Chalmers* non afferma la coscienza delle macchine ma
> neppure la nega
> > >per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche
> coscienza e
> > >che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious?
> > >
> https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
> > <
> https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
> >
> > >).
> > >Sulla parola, *Ludwig Wittgenstein* aveva scritto opinioni
> interessanti
> > >riferendole anche ad Agostino: The individual words in language
> name
> > >objects—sentences are combinations of such names.——In this picture
> of
> > >language we find the roots of the following idea: Every word has a
> meaning.
> > >This meaning is correlated with the word. It is the object for
> which the
> > >word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell
> Ltd,
> > >1986).
> > >Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si
> rappresenta.
> > >Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno
> ottimista
> > >sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la
> realtà non
> > >esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà
> (in
> > >tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
> > >Cordialmente.
> > >Duccio (Alessandro Marzocchi)
> >
>
> --
> You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, Telegram)
>
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] "pogrammazione statistica" o "intelligenza artificiale"? [era: AI Training is Copyright Infringement]
by Antonio
> Le Vector Reducing Machine effettuano operazioni matriciali su vettori e matrici, le matrici non eseguono alcunché. C’è una circuiteria apposta nelle GPU per operare su matrici, seguendo le *istruzioni* fornite tramite la libreria CUDA; se le matrici eseguissero, potresti fare a meno delle GPU e di CUDA.
Infatti si può fare a meno delle GPU e di CUDA ... se si ha tanto tempo a disposizione.
GPU è solo un acceleratore computazionale. Calcoli eseguiti decine, centinaia di volte più velocemente di una CPU. Che a sua volta li esegue migliaia di volte più veloce di un apparato a transistor, prima meccanico ... fino alla prima macchina in grado di eseguire moltiplicazioni, e siamo nel 1671 con Leibniz.
Nell'informatica "classica" sui dati si opera, nell'informatica dell'AI i dati si eseguono (perché sottoposti a priori ad un processo "classico" che, *operando sui dati*, ha creato un "semilavorato" eseguibile (attenzione, eseguibile non nel senso che ha per i programmatori).
Un paio di esempi.
Un software che legge file audio.
Il programma contiene le istruzioni. I dati, la musica digitalizzata. Il programma opera sui dati, legge i dati digitalizzati e li trasforma in onde sonore.
Stessa cosa avviene con le immagini, i video, ecc.
Se i dati hanno un byte errato, nel 99% dei casi non succede nulla di particolarmente grave. Un puntino in uno schermo, un millesimo di secondo di audio perso, ecc.
Se i dati contenenti i pesi hanno byte errati in alcune posizioni non funziona nulla.
Magari il termine "eseguibile" non è quello esatto, ma di sicuro c'è che i dati AI hanno importanza tale da costituire un cambiamento di paradigma.
A.
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by Stefano Quintarelli
dissento.
il mio tema e' politico, non giuridico
quando decenni fa dicevo che a bxl che serviva l'interoperabilita' come misura
procompetitiva ex ante e i rep. di regulatory affairs di facebook mi spiegavano dottamente
che la legge prevedeva l'intervento ex post in caso di abuso di posizione dominante e che
l'interoperabilita' avrebbe ammazzato l'innovazione... allora gli dicevo "bene, se la
competizione e' aun clic di distanza, molla whatsapp - che non aveva chiamate video - e
passa a indoona (di tiscali, per chi la conosce) che era sw migliore perche' consentiva le
chiamate video, l'auditorium scoppiava in risate
o quando dicevo che ci voleva la deviec neutrality e mi si spiegava che c'era la
competizione tra piattaforme e che non esistevano rendite monopolistiche proprio perche'
c'era competizione...
o quando dicevo che andavano vietate le clausole Most Favored Nation perche' esistevano i
gatekeeper, ... stesso discorso di sopra.
pero' oggi abbiamo i gatekeeper, gli app store alternativi, l'interoperabilita (ahime non
ancora piena), la nullita' delle clausole MFN in alcuni settori.
la storia "si frena l'innovazione" e' l'argomento of last resort di ogni lobbista di gafam.
il mio amico carmelo fontana di google ed io ci facciamo crasse risate quando, obiezione e
risposta, dopo obiezione e risposta, arriva a quell'argomento nel corso dei nostri
dibattiti... (l'ultima volta su come i costi di compliance ammazzano l'innovazione, detto
ad un recente convegno in bocconi, da parte di chi ha avuto 90Bn di utili ante imposte ha
distribuito 10Bn di dividendi l'ultimo anno...)
non tiriamo in ballo il "freno all'innovazione".
tutti quelli che lamentano eccessi regolamentari perche' frenano innovazione generano
tonnellate di cassa e dividendi e bonus.
quando lo ha detto l'auditorium ha avuto la stessa reazione, tranne qualche dotto esperto
di cui sarei curioso di conoscere i legami professionali con i gafam.. (e non solo
'esistenza, l'entita'...) (io lo dichiaro: ho rifiutato ai tempi della mia battaglia
_politica_ contro l'integrazione verticale degli app store ho rifiutato una prospettiva di
incarico professionale in silicon valley, una volta uscito dal parlamento)
il freno allo sviluppo tecnologico forse ci puo' stare, anzi, ci sta proprio, se tale
sviluppo e' non orientato ad un bene socialmente desiderabile - tra cui che si affermino
posizioni oligopolistiche (correggo: soggetti con posizioni dominanti) che estyraggono
una rendita monopolistica capitalizzando risorse che ad altri costano quattrini. questo
freno allo sviluppo tecnologico, dal mio punto di vista di policy e' sano. questo e' il
ruolo della politica e delle mediazioni tra le istanze. ed e' la base politica del mio
discorso.
e per piacere non rispondetemi che c'e' il beneficio del consumatore, l'antitrust e la
scuola di chicago, ecc. ecc. ..
questi argomenti ormai sono nell'archivio della storia. e' tornata l'interpretazione
originalistica dell'antitrust di sherman , brandeis, ecc. che e' un punto assolutamente
politico. e la regolamentazione settoriale ex ante e' qui per restare ed ampliarsi.
IMHO
ciao, s.
On 12/09/24 14:11, GC F wrote:
> "If, conversely, the courts determine that machines do not understand and create, but
> merely operate probabilistic permutations on preexisting content, that is when LLM service
> providers will have to pay royalties." Ma perchè?
>
> nel contesto dell'utilizzo di materiali preesistenti, è irrilevante la determinazione che
> le macchine comprendano e creinio, sono gli sviluppatori e fornitori del servizio che
> hanno utilizzato i contenuti per usi trasformativi o meno - quindi legittimi o meno. La
> domanda relativa all'input a cui le corti devono rispondere è semplice: può uno
> sviluppatore utilizzare materiali protetti per sviluppare un software che genera
> 'infinite' potenzialità di contenuti creativi? La questione se la macchina comprenda o
> crei riguarda semmai la potenziale proteggibilità, in base alle norme esistenti,
> dell'output. La dottrina prevalente ha già sostenuto che tale output non è proteggibile.
>
> Al contrario, la prospettiva deve essere ribaltata, sono i titolari dei diritti che
> cercano di estendere il proprio monopolio alla conoscenza (improteggibile) che può essere
> estratta dalle espressioni proteggibili di cui detengono i diritti. Questo è il "third
> enclosure movement", una ennesima rappresentazione del "copyright maximalism", che cerca
> di internalizzare valore dallo sviluppo tecnologico che utilizza in maniera nuova (e
> trasformativa?) opere protette. Questa tensione tra titolari dei diritti e innovazione
> caratterizza tutta la storia del diritto d'autore e si è verificata centinaia di volte dal
> "piano roll" all'AI. Se, nel gestire questa tensione, se si privilegiano gli interessi dei
> titolari dei diritti, si rallenterà lo sviluppo tecnologico, viceversa si ridurrà
> l'incentivo alla creatività.
>
> Giancarlo
>
> On Thu, Sep 12, 2024 at 8:15 AM Stefano Quintarelli via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it
> <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> wrote:
>
> <https://blog.quintarelli.it/2023/08/intelligenza-artificiale-e-copyright-sb… <https://blog.quintarelli.it/2023/08/intelligenza-artificiale-e-copyright-sb…>>
>
> grande è la confusione
> il momento è propizio per la più grande appropriazione della storia da John Locke in poi
>
> <https://blog.quintarelli.it/2024/06/llms-and-content-appropriation-echos-fr… <https://blog.quintarelli.it/2024/06/llms-and-content-appropriation-echos-fr…>>
>
> imho
>
> Il 11 settembre 2024 22:50:58 UTC, alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com
> <mailto:alemarzoc@gmail.com>> ha scritto:
> >Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it
> <mailto:giacomo@tesio.it> Subject:
> >Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
> >
> >> Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
> >> giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e "apprendere"
> >> affinché possano essere applicati alle macchine.
> >>
> >
> >*****
> >E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini non siamo
> >confrontabili con queste macchine.
> >Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è anch'esso
> >statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma -
> >probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa associamo una
> >persona specifica ed arriviamo a questa associazione persona-parola dopo
> >una serie più o meno lunga di esperienze.
> >Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la
> >macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su una
> >modalità che è anche umana.
> >Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze prima di
> >arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia una
> >risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e molte
> >generazioni.
> >*David Chalmers* non afferma la coscienza delle macchine ma neppure la nega
> >per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche coscienza e
> >che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious?
> >https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
> <https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…>
> >).
> >Sulla parola, *Ludwig Wittgenstein* aveva scritto opinioni interessanti
> >riferendole anche ad Agostino: The individual words in language name
> >objects—sentences are combinations of such names.——In this picture of
> >language we find the roots of the following idea: Every word has a meaning.
> >This meaning is correlated with the word. It is the object for which the
> >word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell Ltd,
> >1986).
> >Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si rappresenta.
> >Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno ottimista
> >sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la realtà non
> >esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà (in
> >tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
> >Cordialmente.
> >Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
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Sept. 12, 2024
Re: [nexa] "pogrammazione statistica" o "intelligenza artificiale"? [era: AI Training is Copyright Infringement]
by Alfredo Bregni
Giacomo, la tua macchina è decisamente degenere come programmazione:
- (Pseudo)istruzioni di un solo bit;
- Incapacità di operare su dati ("esegue" un "programma" copiando l'input nell'output: è irrilevante che in ingresso ci sia un bit e in uscita una lampadina; di fatto è un amplificatore, non un computer, ...perché non "computa" niente);
- Perfetta per considerare qualunque dato un'istruzione; questo sì (è l'unica cosa che fa).
Non mi è chiaro a cosa vuoi arrivare.
E' un fatto che ogni set di istruzioni sia in numero limitato (le tue "istruzioni" sono due). Se e solo se il numero di istruzioni è pari alla potenza di due del numero di bit con cui si codificano (ed è il tuo caso: 2^1 = 2), allora qualunque dato è un'istruzione.
Ad es. se prendi un byte (8 bit), e costruisci un set di 256 istruzioni, viene fuori una macchina un po' più furba della tua: se poi ogni indirizzo è compatibile con la memoria disponibile (anche questo è facile da ottenere), allora hai una macchina che esegue qualsiasi cosa.
Però la vera domanda è: "...E ALLORA?" ("...SO WHAT?").
Dopo aver inventato tu l'acqua tiepida, e io l'acqua calda, non mi sembra che andiamo molto lontano...
Ribadisco il mio punto: (inizio di) "istruzione" è PER DEFINIZIONE l'indirizzo a cui punta il program counter.
Se poi la macchina "esegue" o "si pianta", ...è tutto un altro discorso.
Puoi costruire una macchina con 3 istruzioni "serie" codificate in 8 bit più 253 NOP (not operation, ovvero istruzioni fasulle che mandano solo avanti il program counter) per riempire tutti gli spazi di codifica degli 8 bit, ma di nuovo, ...E ALLORA?
----- Original Message -----
From: Giacomo Tesio
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Thursday, September 12, 2024 4:42 PM
Subject: Re: [nexa] "pogrammazione statistica" o "intelligenza artificiale"? [era: AI Training is Copyright Infringement]
Scusa Giuseppe,
evidentemente la mia dimostrazione per costruzione
non è stata abbastanza chiara.
On Thu, 12 Sep 2024 09:04:12 +0200 Giuseppe Attardi wrote:
> > From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> >
> > ho qui una macchina programmabile che ad ogni ciclo legge un nuovo
> > bit dal programma caricato e chiude un circuito se il bit vale 1,
> > mentre lo apre se vale 0.
>
> Il tuo programma esegue istruzioni che leggono dei dati qualunque,
> non eseguono quei dati. Il fatto che quei dati siano una
> *rappresentazione* in un certo formato di istruzioni non li fa
> eseguire dalla tua macchina, perché non passano dal suo interprete
> (CPU), ma dalla sua ALU.
Programma? CPU? ALU?
No, no... io parlo di una macchina fisica!
Utilizza due pile stilo e puoi costruirtene una anche tu!
Sono sufficienti:
- un buon vecchio mangianastri, di quelli analogici senza alcuna
diavolerie informatica (bonus point se rotto e con più di 30 anni :-D)
- una porta seriale femmina
- un relè normalmente aperto
- cavetti, resistenze, amplificatori e quelle robe lì.
Connetti la seriale ai cavi dell'ingresso audio e i controlli del relé
all'uscita audio (se necessario, aggiustando propriamente il segnale).
Se sei buono con l'elettronica, puoi anche costruirtelo da zero, a
partire da due induttanze, un motorino, qualche interruttore etc...
(io non lo sono per nulla e infatti non l'ho montata io)
Per programmare questa macchina ci metto dentro una cassetta (la
memoria) e connetto la seriale al mio laptop.
Poi semplicemente imposto il baud rate della seriale a 8, premo il
pulsante REC e avvio il comando `cat file.jpeg > /dev/ttyS0`
Quando il comando ritorna aspetto ancora qualche secondo e poi
interrompo la registrazione.
Ora che il mio file.jpeg è caricato sulla macchina, non mi rimane che
farglielo eseguire: connetto il circuito che preferisco ai contatti del
relè e schiaccio play.
La mia macchina programmabile esegue il file.jpeg senza alcuna
esitazione, dall'inizio alla fine, aprendo e chiudendo il circuito
esattamente come previsto.
Se ci carico sopra un eseguibile COFF o un ELF, lo esegue
senza indugi, esattamente come fa con la tua mail.
> L’architettura Von Neumann e la MTU...
Definiscono sottoinsiemi delle macchine programmabili.
Ma una macchina programmabile è qualsiasi macchina il cui comportamento
possa essere cambiato "without changing a single wire" [1].
> No, qualunque sia la macchina, esiste un dato (anzi infiniti) che non
> sono interpretabili da quella macchina, o, se vuoi, che danno errore
> se eseguiti.
Bene, ti sfido: inviami un file non vuoto che la mia macchina non
riesca ad eseguire, così ci avrai dimostrato che
> L’insieme delle rappresentazioni dei programmi è un
> sottoinsieme stretto di quello dei dati.
Altrimenti sapremo che "data is code <=> code is data".
Inoltre, se ci riesci, ti offro una birra (o un caffé, se preferisci).
Se ti arrendi, la offri a me.
Ci stai? Quando ce la beviamo?
> Le Vector Reducing Machine effettuano operazioni matriciali
> su vettori e matrici, le matrici non eseguono alcunché.
Le VRM hanno un vettore in input e producono un vettore in output.
Come effettuano questa mappatura è determinato precisamente dalle
matrici che gli carichi dentro, esattamente come il comportamento
della mia macchinetta dipende dai byte che gli carico dentro.
Sono realizzate in modo diverso, programmate in modo diverso e usate
in modo diverso, ma entrambe sono macchine programmabili.
(fino a prova contraria... che attendo con ansia! :-D)
Giacomo
[1] Dijkstra scriveva "the general purpose computer is no more than
a handy device for implementing any thinkable mechanism without
changing a single wire", ma non tutte le macchine programmabili
sono general purpose. Purtuttavia eseguono programmi.
https://www.cs.utexas.edu/~EWD/transcriptions/EWD08xx/EWD898.html
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] "pogrammazione statistica" o "intelligenza artificiale"? [era: AI Training is Copyright Infringement]
by Giacomo Tesio
Scusa Giuseppe,
evidentemente la mia dimostrazione per costruzione
non è stata abbastanza chiara.
On Thu, 12 Sep 2024 09:04:12 +0200 Giuseppe Attardi wrote:
> > From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> >
> > ho qui una macchina programmabile che ad ogni ciclo legge un nuovo
> > bit dal programma caricato e chiude un circuito se il bit vale 1,
> > mentre lo apre se vale 0.
>
> Il tuo programma esegue istruzioni che leggono dei dati qualunque,
> non eseguono quei dati. Il fatto che quei dati siano una
> *rappresentazione* in un certo formato di istruzioni non li fa
> eseguire dalla tua macchina, perché non passano dal suo interprete
> (CPU), ma dalla sua ALU.
Programma? CPU? ALU?
No, no... io parlo di una macchina fisica!
Utilizza due pile stilo e puoi costruirtene una anche tu!
Sono sufficienti:
- un buon vecchio mangianastri, di quelli analogici senza alcuna
diavolerie informatica (bonus point se rotto e con più di 30 anni :-D)
- una porta seriale femmina
- un relè normalmente aperto
- cavetti, resistenze, amplificatori e quelle robe lì.
Connetti la seriale ai cavi dell'ingresso audio e i controlli del relé
all'uscita audio (se necessario, aggiustando propriamente il segnale).
Se sei buono con l'elettronica, puoi anche costruirtelo da zero, a
partire da due induttanze, un motorino, qualche interruttore etc...
(io non lo sono per nulla e infatti non l'ho montata io)
Per programmare questa macchina ci metto dentro una cassetta (la
memoria) e connetto la seriale al mio laptop.
Poi semplicemente imposto il baud rate della seriale a 8, premo il
pulsante REC e avvio il comando `cat file.jpeg > /dev/ttyS0`
Quando il comando ritorna aspetto ancora qualche secondo e poi
interrompo la registrazione.
Ora che il mio file.jpeg è caricato sulla macchina, non mi rimane che
farglielo eseguire: connetto il circuito che preferisco ai contatti del
relè e schiaccio play.
La mia macchina programmabile esegue il file.jpeg senza alcuna
esitazione, dall'inizio alla fine, aprendo e chiudendo il circuito
esattamente come previsto.
Se ci carico sopra un eseguibile COFF o un ELF, lo esegue
senza indugi, esattamente come fa con la tua mail.
> L’architettura Von Neumann e la MTU...
Definiscono sottoinsiemi delle macchine programmabili.
Ma una macchina programmabile è qualsiasi macchina il cui comportamento
possa essere cambiato "without changing a single wire" [1].
> No, qualunque sia la macchina, esiste un dato (anzi infiniti) che non
> sono interpretabili da quella macchina, o, se vuoi, che danno errore
> se eseguiti.
Bene, ti sfido: inviami un file non vuoto che la mia macchina non
riesca ad eseguire, così ci avrai dimostrato che
> L’insieme delle rappresentazioni dei programmi è un
> sottoinsieme stretto di quello dei dati.
Altrimenti sapremo che "data is code <=> code is data".
Inoltre, se ci riesci, ti offro una birra (o un caffé, se preferisci).
Se ti arrendi, la offri a me.
Ci stai? Quando ce la beviamo?
> Le Vector Reducing Machine effettuano operazioni matriciali
> su vettori e matrici, le matrici non eseguono alcunché.
Le VRM hanno un vettore in input e producono un vettore in output.
Come effettuano questa mappatura è determinato precisamente dalle
matrici che gli carichi dentro, esattamente come il comportamento
della mia macchinetta dipende dai byte che gli carico dentro.
Sono realizzate in modo diverso, programmate in modo diverso e usate
in modo diverso, ma entrambe sono macchine programmabili.
(fino a prova contraria... che attendo con ansia! :-D)
Giacomo
[1] Dijkstra scriveva "the general purpose computer is no more than
a handy device for implementing any thinkable mechanism without
changing a single wire", ma non tutte le macchine programmabili
sono general purpose. Purtuttavia eseguono programmi.
https://www.cs.utexas.edu/~EWD/transcriptions/EWD08xx/EWD898.html
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by GC F
"what current AI (e.g. LLMs) is really doing is *memorizing* millions of
patterns seen in human-generated data, and *reapplying* them on *new*
inputs"...quindi, per tornare al tema del thread, uso trasformativo,
equivalenza con uso/estrazione conoscenza da espressioni proteggibili già
vista in casistica precedente (eg TDM, Google Books, etc).
Giancarlo
On Thu, Sep 12, 2024 at 7:44 AM Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it>
wrote:
> A questo proposito
>
> Il 12/09/2024 03:33, Giacomo Tesio ha scritto:
>
> Commentavi questo articolo: https://arxiv.org/pdf/2301.13867
>
> Leggiamo come è composto il dataset con cui hanno testato le
> "competenze matematiche" dei LLM di OpenAI (pagina 4):
>
> - books that are widely used in universities to teach upper
> undergraduate or first-year graduate courses in a degree in
> mathematics
> - math.stackexchange.com, a collection of books, and the
> MATH dataset
> - the book Problem-Solving Strategies, that is often used
> to prepare for mathematical competitions
> - il dataset di https://arxiv.org/abs/1912.01412 che contiene
> decine di esercizi... e le soluzioni.
>
>
> Leggi con calma e rifletti: non noti niente?
>
>
> Questi ricercatori NON hanno sottoposto a ChatGPT e GPT-4 problemi
> inediti, ma problemi tratti da eserciziari disponibili in rete.
>
>
> Ora, se immagini una qualche "intelligenza artificiale" alle prese con
> tutti questi problemi, è ragionevole trovare i risultati sintetizzati
> nell'abstract che avevo citato "strabilianti" [1].
>
> Ma se hai chiaro il processo di compilazione / compressione dei testi
> sorgente che produce il LLM, trovi quei risultati piuttosto ovvi: il
> LLM ha prodotto in output le soluzioni codificate nelle matrici
> eseguibili.
>
>
> ritengo utile segnalare quanto ha scritto recentemente Francois Chollet in
> una serie di post su X (a partire da qua
> https://x.com/fchollet/status/1800577565717148143)
>
> Here's the thing: what current AI (e.g. LLMs) is really doing is
> memorizing millions of patterns seen in human-generated data, and
> reapplying them on new inputs. That works great when you're dealing with a
> well-known problem – until you introduce any amount of novelty.
>
> But the nature of intelligence is precisely to adapt to things you don't
> expect. To figure out what to do when you don't have a solution already
> memorized.
> If your AI can't adapt to novelty, it will never be able to deal with the
> variability and fluidity of the real world.
>
> And that's why LLMs aren't on the path to AGI. They cannot reason – they
> recite. They by-pass the need for intelligence by leveraging memorization
> instead – on a scale that boggles the mind.
>
>
> Come "palestra" per misurare davvero l'intelligenza Chollet ha proposto lo
> "ARC Prize" http://arcprize.org cioè la risoluzione di problemi che sono
> semplici per gli esseri umani ma sono resistenti alla memorizzazione
> (quindi difficili per le LLM). Con le sue parole (
> https://x.com/fchollet/status/1800577423853195451)
>
> ARC tasks are easy for humans. They aren't complex. They don't require
> specialized knowledge – a child can solve them. But modern AI struggles
> with them.
> Because they have one very important property: they're designed to be
> resistant to memorization.
>
> And ARC is like a flashing red light reminding you that we're missing
> something (intende per l'AGI = Artificial General Intelligence)
>
>
> Spero contribuisca a far capire meglio quanto Giacomo sta argomentando.
>
> Ciao, Enrico
>
> --
>
> -- EN
> https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
> ======================================================
> Prof. Enrico Nardelli
> Past President di "Informatics Europe"
> Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
> Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
> Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
> home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
> blog: https://link-and-think.blogspot.it/
> tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
> mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
> online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
> ======================================================
> --
>
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by GC F
> GT: Nessun altro prende la tua testa, la apre e scrive nel tuo cervello
una serie di dati a caso,
misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto desidera e
modifica un pochino
quei dati, poi misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto
desidera e modifica di nuovo un pochino
quei dati, e ripete il procedimento milioni o
miliardi di volte fin quando il tuo comportamento non si discosta più di un
ε trascurabile
da quanto desidera.
> AM: Il comportamento del bambino che comincia a parlare è analogo, anche
se non identico ai significati letterali delle tue parole. Si veda "mamma",
da mmm fino alla corrispondenza (quasi) totale delle emissioni vocali di
bambino e mamma. (Quasi) perchè è probabile che le impronte vocali
resteranno differenti.
...nozioni quali "indottrinamento" vengono alla mente per confutare certe
tesi. E ancora, possiamo pensare alle scuole telebane, l'addestramento dei
bambini soldato, la rieducazione degli Uiguri, la gioventù nazzista...e
ovviamente la società dei consumi di Baudrillard (e la *Propaganda* di
Edward Bernays che l'ha favorita). La storia umana è storia in gran parte
di teste aperte, scritte e riscritte, e modificate quando emergono
"divergenze".
Giancarlo
On Thu, Sep 12, 2024 at 8:52 AM alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
wrote:
>
> Se la mia insistenza sul tema annoia o disturba, per favore avvisatemi e
> continuo in privato con chi è disponibile.
> ***
> rif: vol 185, Issue 42 - Date: Thu, 12 Sep 2024 00:06:38 +0000 - From:
> Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> ***
> Grazie Giacomo ma non sono convinto. In calce si trova il testo integrale
> del tuo ultimo intervento, ne estrapolo alcuni passi.
> ---
> > GT: Nessuna macchina lo saprà mai fare.
> > AM: Su questo non ho dubbi ma equivale a dire che tu ed io non saremo
> mai uguali.
> Chiamerei "human learning" il processo che hai descritto
> Chiameresti "intelligente" il comportamento acquisito.
> ---
> > GT: Nessun altro prende la tua testa, la apre e scrive nel tuo cervello
> una serie di dati a caso,
> misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto desidera e
> modifica un pochino
> quei dati, poi misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto
> desidera e modifica di nuovo un pochino
> quei dati, e ripete il procedimento milioni o
> miliardi di volte fin quando il tuo comportamento non si discosta più di
> un ε trascurabile
> da quanto desidera.
> > AM: Il comportamento del bambino che comincia a parlare è analogo, anche
> se non identico ai significati letterali delle tue parole. Si veda "mamma",
> da mmm fino alla corrispondenza (quasi) totale delle emissioni vocali di
> bambino e mamma. (Quasi) perchè è probabile che le impronte vocali
> resteranno differenti.
> ---
> > GT: La scelta di termini più appropriati è oggetto di un altro thread,
> puoi star certo che
> non c'è alcuna intelligenza dentro un LLM.
> Si tratta di un software progettato per _sembrare_ intelligente, ma solo
> a chi non sa come funziona.
> > AM: Intelligenza: prima definiamola nel modo univoco il più possibile,
> quest'ultima precisazione è una parte della prima affermazione: nessuno
> sarà mai uguale a nessun altro, si vedano gemelli monovulari.
> Sul "sembrare" intelligenti ricordo un film di Hal Ashby, fra gli ultimi
> di Peter Sellers: Oltre il giardino, tutto un gioco fra non essere / essere
> percepito, sembrare / forse essere? Da vedere, un paio d'ore godibilisseme.
> ---
> > GT: La natura del nostro apprendimento non è statistica: posso
> spiegarti come contare
> fino a 31 sulle dita di una mano senza fartelo vedere nemmeno una volta.
> ... ... ...
> > AM: Come "insegni" al tuo allievo "dito", "sollevare", "combinazione"
> ...?
> Come "insegni" al tuo allievo 0, 1, 2 eccetera?
> Come gli "insegni" potenza?
> ---
> > GT: non solo non ti fornisco nemmeno un esempio (niente statistica), ma
> non ti
> sto insegnando come fare, ti ho solo detto come fare ad imparare.
> > AM: Sicuro? Vedi sopra, resta fermo il tuo diritto ad affermare che (io)
> sbaglio ma sono convinto che le cose non avvengono come (tu) le hai
> descritte, questo penso per il cd mondo vivente, per le macchine tu e tutti
> gli altri siete i miei maestri e per questa opera continuo a ringraziarvi.
> ... se posso, invito a leggere Chalmers (Could a Large Language Model Be
> Conscious?
> https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…)
>
> ---
> Sintesi telegrafica: quanto, come, dove noi umani siamo diversi dalle
> macchine? (io) credo molto meno di quanto Giacomo ed altri affermano,
> propongo di esaminare la questione " da fuori" non dal punto di vista
> umano, ritengo che l'uomo misura tutte le cose ma NON E' la misura, la dico
> brutta che non piace neppure a me: siamo oggetto, non soggetto.
> Chiudo con una domanda: sarebbe possibile, ed anche facile, riordinare
> alcuni temi con tutti gl'interventi evitando ripetizioni e con una
> presentazione grafica ordinata, tale considerata a giudizio insindacabile
> dell'uomo? Come scrive Giacomo, ed umilmente concordo, non siamo uguali
> alle macchine :-). Ad esempio, trovo questa discussione molto interessante,
> spero di riuscire a fare il riordino di cui sopra ma ... se lo facesse una
> macchina ...
> Infinitamente grazie e cordialità.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> Message: 2
>> Date: Thu, 12 Sep 2024 00:06:38 +0000
>> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Subject: Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
>> Message-ID: <10D4C32B-0FBA-4F95-B96D-DB44AEE2AD27(a)tesio.it>
>> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>>
>> Caro Duccio,
>> Quando tu impari, tu (soggetto) impari (verbo).
>>
>> Nessun altro prende la tua testa, la apre e scrive nel tuo cervello una
>> serie di dati a caso,
>> misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto desidera e
>> modifica un pochino
>> quei dati, poi misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto
>> desidera e modifica di nuovo un pochino
>> quei dati, e ripete il procedimento milioni o
>> miliardi di volte fin quando il tuo comportamento non si discosta più di
>> un ε trascurabile
>> da quanto desidera.
>>
>> In un tale ipotetico processo, tu saresti un oggetto che subisce
>> l'azione,
>> non un soggetto che la compie.
>>
>> Chiameresti il processo che ho descritto "human learning"?
>> Chiameresti "intelligente" il comportamento acquisito in questo modo?
>> (ovvero tale che non si discosti statisticamente più ε da quello
>> prestabilito)
>>
>> Se no, non hai ragione di chiamare "machine learning" il processo di
>> sviluppo di un LLM
>> come non hai ragione di chiamare "intelligenza artificiale" il risultato
>> di tale processo.
>>
>> La scelta di termini più appropriati è oggetto di un altro thread, puoi
>> star certo che
>> non c'è alcuna intelligenza dentro un LLM.
>>
>> Si tratta di un software progettato per _sembrare_ intelligente, ma solo
>> a chi non sa come funziona.
>>
>> La natura del nostro apprendimento non è statistica: posso spiegarti come
>> contare
>> fino a 31 sulle dita di una mano senza fartelo vedere nemmeno una volta.
>>
>> Il tuo pugno chiuso significa zero.
>> Ad ogni dito associamo una potenza di due:
>> - pollice = 1
>> - indice = 2
>> - medio = 4
>> - anulare = 8
>> - mignolo = 16
>>
>> Solleva una qualsiasi combinazione di dita e somma i valori associati a
>> ciascun dito:
>> otterrai un numero fra 0 e 31.
>>
>> Ora, senza che io ti dica altro o ti mostri alcun esempio, puoi imparare
>> da solo come
>> mettere le varie combinazioni in ordine dal valore complessivo più
>> piccolo, al più grande.
>>
>> Nota bene: non solo non ti fornisco nemmeno un esempio (niente
>> statistica), ma non ti
>> sto insegnando come fare, ti ho solo detto come fare ad imparare.
>>
>> Tu (soggetto) impari (verbo).
>> Se vuoi.
>>
>> Nessuno ti butta conoscenza dentro il cervello.
>>
>> Nessuna macchina lo saprà mai fare.
>>
>> Giacomo
>>
>>
>> Il 11 Settembre 2024 22:50:58 UTC, alessandro marzocchi ha scritto:
>> > Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it
>> Subject:
>> > Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
>> >
>> > > Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
>> > > giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e
>> "apprendere"
>> > > affinché possano essere applicati alle macchine.
>> > >
>> >
>> > *****
>> > E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini non
>> siamo
>> > confrontabili con queste macchine.
>> > Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è
>> anch'esso
>> > statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma -
>> > probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa associamo
>> una
>> > persona specifica ed arriviamo a questa associazione persona-parola dopo
>> > una serie più o meno lunga di esperienze.
>> > Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la
>> > macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su una
>> > modalità che è anche umana.
>> > Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze prima di
>> > arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia una
>> > risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e molte
>> > generazioni.
>> > *David Chalmers* non afferma la coscienza delle macchine ma neppure la
>> nega
>> > per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche coscienza e
>> > che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious?
>> >
>> https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
>> > ).
>> > Sulla parola, *Ludwig Wittgenstein* aveva scritto opinioni interessanti
>> > riferendole anche ad Agostino: The individual words in language name
>> > objects—sentences are combinations of such names.——In this picture of
>> > language we find the roots of the following idea: Every word has a
>> meaning.
>> > This meaning is correlated with the word. It is the object for which the
>> > word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell Ltd,
>> > 1986).
>> > Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si
>> rappresenta.
>> > Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno ottimista
>> > sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la realtà
>> non
>> > esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà (in
>> > tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
>> > Cordialmente.
>> > Duccio (Alessandro Marzocchi)
>>
>>
>> ------------------------------
>>
>> Message: 3
>> Date: Thu, 12 Sep 2024 03:33:51 +0200
>> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Subject: Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
>> Message-ID: <20240912033351.4cf2ff98(a)hermes.development.it>
>> Content-Type: text/plain; charset=UTF-8
>>
>> Caro Fabio,
>>
>> ho riflettuto a lungo se risponderti, perché non mi piace perdere tempo
>> e non mi sembri interessato a comprendere come funzionano i software di
>> cui parliamo. Non so perché, ma mi sembra evidente.
>>
>> Tuttavia, rispondendo a Duccio, mi sono reso conto che subite
>> la stessa confusione ("anfibolia"? :-D) e la lettura del paper
>> potrebbe svelare ad entrambi la dinamica dell' "imitation game"
>> che OpenAI & friends stanno "giocando".
>>
>> On Tue, 10 Sep 2024 12:07:53 Fabio Alemagna <falemagn(a)gmail.com> wrote:
>>
>> > Io trovo che sia scientificamente interessante e persino
>> > strabiliante che un algoritmo che non è stato esplicitamente
>> > istruito per saper far di conto, riesca a far di conto entro
>> > una certa misura, semplicemente per essere stato allenato
>> > su tomi che spiegano come si fa di conto.
>>
>> Commentavi questo articolo: https://arxiv.org/pdf/2301.13867
>>
>> Leggiamo come è composto il dataset con cui hanno testato le
>> "competenze matematiche" dei LLM di OpenAI (pagina 4):
>>
>> - books that are widely used in universities to teach upper
>> undergraduate or first-year graduate courses in a degree in
>> mathematics
>> - math.stackexchange.com, a collection of books, and the
>> MATH dataset
>> - the book Problem-Solving Strategies, that is often used
>> to prepare for mathematical competitions
>> - il dataset di https://arxiv.org/abs/1912.01412 che contiene
>> decine di esercizi... e le soluzioni.
>>
>>
>> Leggi con calma e rifletti: non noti niente?
>>
>>
>> Questi ricercatori NON hanno sottoposto a ChatGPT e GPT-4 problemi
>> inediti, ma problemi tratti da eserciziari disponibili in rete.
>>
>>
>> Ora, se immagini una qualche "intelligenza artificiale" alle prese con
>> tutti questi problemi, è ragionevole trovare i risultati sintetizzati
>> nell'abstract che avevo citato "strabilianti" [1].
>>
>> Ma se hai chiaro il processo di compilazione / compressione dei testi
>> sorgente che produce il LLM, trovi quei risultati piuttosto ovvi: il
>> LLM ha prodotto in output le soluzioni codificate nelle matrici
>> eseguibili.
>>
>>
>> Quale delle due spiegazioni passa il rasoio di Occam?
>>
>> 1. ChatGPT "è intelligente ma non si impegna"
>>
>> 2. ChatGPT è un archivio compresso eseguibile che contiene i problemi
>> che gli sono stati sottposti ed ha "autocompletato" i problemi,
>> con le soluzioni che li seguivano?
>>
>>
>> Che tu, Duccio e molti altri che non comprendono come funzionano questi
>> software programmati staticamente, vi facciate ingannare da questo
>> "imitation game" è purtroppo prevedibile e previsto.
>>
>> L'enorme quantità di testi compressi dentro GPT-4 (alcuni dei quali
>> mai pubblicati, come quelli prodotti dai giornalisti che fanno i
>> "chatbot helper" per arrotondare) rende estremamente improbabile
>> che un estratto venga servito a qualcuno che lo possa riconoscere.
>>
>>
>> In questo caso però, questo è proprio ciò che è successo!
>>
>> E che 8 ricercatori universitari non si siano accorti di aver
>> dimostrato il plagio [2] di decine di manuali sotto copyright [3]
>> rende _evidente_ quanti DANNI la favola della "intelligenza
>> artificiale", del "machine learning", delle "allucinazioni"
>> e stronzate varie stia facendo alla ricerca informatica
>> e al progresso dell'umanità.
>>
>>
>> E nota che non si tratta di persone impreparate.
>>
>> Ma le parole che usiamo per descrivere la realtà determinano
>> il nostro modo di intepretarla.
>>
>>
>> Non fatevi ingannare: l'intelligenza artificiale non esiste.
>> Le macchine non imparano, non hanno allucinazioni
>> e non funzionano assolutamente come un essere umano.
>>
>> Urge cambiare linguaggio.
>>
>>
>> Giacomo
>>
>> [1] non potevi scegliere un termine più appropriato! :-D
>> https://www.etimo.it/?term=strabiliare
>>
>> [2] spacciando ChatGPT come una "intelligenza artificiale _generativa_"
>> si/gli intesta la paternità delle soluzioni, sottraendola agli
>> autori https://it.wikipedia.org/wiki/Plagio_(diritto_d'autore)
>>
>> [3] per altro, in un modo che esclude l'applicabilità del fair
>> use negli USA, come ci ha spiegato benissimo Giancarlo qui
>>
>> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-September/053236.html
>> perché ChatGPT diventa un surrogato gratuito di quegli stessi testi,
>> riducendone il valore di mercato
>>
>>
>> ------------------------------
>>
>> Subject: Digest Footer
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>>
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>> End of nexa Digest, Vol 185, Issue 42
>> *************************************
>>
>
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by GC F
"If, conversely, the courts determine that machines do not understand and
create, but merely operate probabilistic permutations on preexisting
content, that is when LLM service providers will have to pay royalties." Ma
perchè?
nel contesto dell'utilizzo di materiali preesistenti, è irrilevante la
determinazione che le macchine comprendano e creinio, sono gli sviluppatori
e fornitori del servizio che hanno utilizzato i contenuti per usi
trasformativi o meno - quindi legittimi o meno. La domanda relativa
all'input a cui le corti devono rispondere è semplice: può uno sviluppatore
utilizzare materiali protetti per sviluppare un software che genera
'infinite' potenzialità di contenuti creativi? La questione se la macchina
comprenda o crei riguarda semmai la potenziale proteggibilità, in base alle
norme esistenti, dell'output. La dottrina prevalente ha già sostenuto che
tale output non è proteggibile.
Al contrario, la prospettiva deve essere ribaltata, sono i titolari dei
diritti che cercano di estendere il proprio monopolio alla conoscenza
(improteggibile) che può essere estratta dalle espressioni proteggibili di
cui detengono i diritti. Questo è il "third enclosure movement", una
ennesima rappresentazione del "copyright maximalism", che cerca di
internalizzare valore dallo sviluppo tecnologico che utilizza in maniera
nuova (e trasformativa?) opere protette. Questa tensione tra titolari dei
diritti e innovazione caratterizza tutta la storia del diritto d'autore e
si è verificata centinaia di volte dal "piano roll" all'AI. Se, nel gestire
questa tensione, se si privilegiano gli interessi dei titolari dei diritti,
si rallenterà lo sviluppo tecnologico, viceversa si ridurrà l'incentivo
alla creatività.
Giancarlo
On Thu, Sep 12, 2024 at 8:15 AM Stefano Quintarelli via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> <
> https://blog.quintarelli.it/2023/08/intelligenza-artificiale-e-copyright-sb…
> >
>
> grande è la confusione
> il momento è propizio per la più grande appropriazione della storia da
> John Locke in poi
>
> <
> https://blog.quintarelli.it/2024/06/llms-and-content-appropriation-echos-fr…
> >
>
> imho
>
> Il 11 settembre 2024 22:50:58 UTC, alessandro marzocchi <
> alemarzoc(a)gmail.com> ha scritto:
> >Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it Subject:
> >Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
> >
> >> Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
> >> giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e "apprendere"
> >> affinché possano essere applicati alle macchine.
> >>
> >
> >*****
> >E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini non
> siamo
> >confrontabili con queste macchine.
> >Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è anch'esso
> >statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma -
> >probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa associamo una
> >persona specifica ed arriviamo a questa associazione persona-parola dopo
> >una serie più o meno lunga di esperienze.
> >Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la
> >macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su una
> >modalità che è anche umana.
> >Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze prima di
> >arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia una
> >risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e molte
> >generazioni.
> >*David Chalmers* non afferma la coscienza delle macchine ma neppure la
> nega
> >per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche coscienza e
> >che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious?
> >
> https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
> >).
> >Sulla parola, *Ludwig Wittgenstein* aveva scritto opinioni interessanti
> >riferendole anche ad Agostino: The individual words in language name
> >objects—sentences are combinations of such names.——In this picture of
> >language we find the roots of the following idea: Every word has a
> meaning.
> >This meaning is correlated with the word. It is the object for which the
> >word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell Ltd,
> >1986).
> >Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si
> rappresenta.
> >Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno ottimista
> >sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la realtà non
> >esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà (in
> >tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
> >Cordialmente.
> >Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by GC F
Concordo sul riferimento a Pelham. Ne ho scritto anche io. Benché Pelham si
riferisca al digital sampling, il principio secondo cui non vi sia
violazione quando il materiale utilizzato è reso irriconoscibile può essere
usato a supporto della liceità della riproduzione ai fini TDM o altre
tecniche di training AI in diritto EU.
Giancarlo
PS Ovviamente, in Pelham quella conclusione era a mio parere inadeguata
poiché non coglieva il valore culturale dell'uso del frammento tratto da
"Metall auf Metall" di Kraftwerk, pezzo iconico che ha lanciato il genere
techno. Permettendo l'uso del contenuto protetto solo se reso non
riconoscibile, si limita irrimediabilmente la libertà d'espressione e la
capacità di "citare" o "alludere" alla tradizione del genere.
On Wed, Sep 11, 2024 at 9:22 PM Daniele Imbruglia via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> In tema di TDM e direttiva (UE) 2019/790, segnalo il contributo di
> Orlando, *Il diritto di Text and Data Mining (TDM) non esiste *(2023) che
> si può leggere qui
> <https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/…>
> (
> https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/…
> )
>
> --
> dr. Daniele Imbruglia
> Ricercatore in diritto privato
> Dipartimento di Diritto ed economia delle attività produttive
> Facoltà di Economia - Università di Roma "La Sapienza"
> Via del Castro Laurenziano, 9 - 00161 Roma RM
> https://uniroma1.academia.edu/DanieleImbruglia
>
> *Fai crescere le giovani ricercatrici e i giovani ricercatori*
>
> *con il 5 per mille alla Sapienza*
>
> Scrivi il codice fiscale dell'Università
> *80209930587**Cinque per mille <https://www.uniroma1.it/it/node/23149>*
>
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by Guido Vetere
beh, c'è da dire che nel Tennessee e in Alabama la terra non ce l'avevano
portata i Cherokee :-)
G.
On Thu, 12 Sept 2024 at 09:15, Stefano Quintarelli via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> <
> https://blog.quintarelli.it/2023/08/intelligenza-artificiale-e-copyright-sb…
> >
>
> grande è la confusione
> il momento è propizio per la più grande appropriazione della storia da
> John Locke in poi
>
> <
> https://blog.quintarelli.it/2024/06/llms-and-content-appropriation-echos-fr…
> >
>
> imho
>
> Il 11 settembre 2024 22:50:58 UTC, alessandro marzocchi <
> alemarzoc(a)gmail.com> ha scritto:
> >Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it Subject:
> >Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
> >
> >> Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
> >> giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e "apprendere"
> >> affinché possano essere applicati alle macchine.
> >>
> >
> >*****
> >E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini non
> siamo
> >confrontabili con queste macchine.
> >Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è anch'esso
> >statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma -
> >probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa associamo una
> >persona specifica ed arriviamo a questa associazione persona-parola dopo
> >una serie più o meno lunga di esperienze.
> >Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la
> >macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su una
> >modalità che è anche umana.
> >Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze prima di
> >arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia una
> >risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e molte
> >generazioni.
> >*David Chalmers* non afferma la coscienza delle macchine ma neppure la
> nega
> >per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche coscienza e
> >che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious?
> >
> https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
> >).
> >Sulla parola, *Ludwig Wittgenstein* aveva scritto opinioni interessanti
> >riferendole anche ad Agostino: The individual words in language name
> >objects—sentences are combinations of such names.——In this picture of
> >language we find the roots of the following idea: Every word has a
> meaning.
> >This meaning is correlated with the word. It is the object for which the
> >word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell Ltd,
> >1986).
> >Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si
> rappresenta.
> >Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno ottimista
> >sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la realtà non
> >esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà (in
> >tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
> >Cordialmente.
> >Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
Sept. 12, 2024