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Re: [nexa] C'e' cascato pure Benanti...
by Giacomo Tesio
Ciao Marco,
On Fri, 23 Aug 2024 03:41:47 +0000 "Marco Fioretti" wrote:
> Saper programmare e' proprio tutto e solo quello che sanno fare i
> vari Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman e compagnia, ed e' proprio per
> l'idea che la gestione dell'informatica va lasciata a quelli come
> loro "perche' sanno programmare" che son riuciti a fare tutti i danni
> culturali e sociali che sappiamo.
Confondi condizioni necessarie e condizioni sufficienti.
Saper programmare è condizione NECESSARIA alla cittadinanza in una
società cibernetica la cui evoluzione è determinata dai comportamenti
di agenti cibernetici che sono per la soverchiante maggioranza software.
In un comune smartphone sono in esecuzione circa 300 programmi diversi
che scambiano continuamente dati con centinaia di altri software in
esecuzione presso altre macchine.
Il rapporto fra il numero di questi agenti cibernetici automatici e
quello degli agenti cibernetici autonomi (noi esseri umani) è
soverchiante ed in continuo aumento.
E questi agenti cibernetici eseguono automaticamente la volontà di chi
li realizza e li amministra.
La volontà di quello sparuto 0.35% (stima nettamente superiore alla
realtà, perché c'è un abisso fra saper scrivere codice, comprendere
come quel codice verrà eseguito e quali effetti produrrà) viene
applicata meccanicamente dal 99.99% degli agenti cibernetici che
operano nella nostra società.
Saper programmare (e debuggare) oggi è forse più importante di quanto
non fosse saper leggere e scrivere nei millenni precedenti.
Perché oggi saper leggere e scrivere significa poter comunicare con una
sparuta minoranza (gli esseri umani) e sempre più *attraverso* agenti
cibernetici automatici (server SMTP, Twitter, Facebook, Mastodon...)
che solo chi sa programmare controlla e amministra.
Chi non è in grado di comprendere come funzionano e come modificare gli
automatismi di cui è circondato, è evolutivamente spinto ad adattarsi
ad essi, invece di provare ad adattarli alla propria volontà.
Il potere dei vari "Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman e compagnia" non
deriva dalla propria abilità nel programmare, ma dalla dis-abilità
cognitiva cui sono costrette miliardi di persone che non lo sanno fare.
Parlo di dis-abilità cognitiva perché non si tratta di semplice
in-abilità: chi non comprende come funziona un software non si limita a
NON formarsi un modello mentale del suo funzionamento e degli effetti
che la sua esecuzione avrà sulla società cibernetica in cui opera, ma
si formerà un modello mentale completamente distorto, derivato
esclusivamente da ciò che gli viene presentato dell'interfaccia
e detto dagli "esperti".
Questa dis-torsione sistemica, che non è un fenomeno naturale ed
inevitabile, ma un obiettivo perseguito scientemente, determina
la dis-abilità cognitiva subita da quel 99,65% (e più) della
popolazione di cui i "Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman e compagnia"
approfittano per fondare il proprio potere.
Sostenere che saper programmare (e debuggare) non sia condizione
necessaria per una piena cittadinanza in una società cibernetica,
significa proprio rafforzare quel potere.
Poi siamo d'accordo che saper programmare (e debuggare) non è
e non sarà mai condizione SUFFICIENTE ad una piena cittadinanza,
sia perché se non hai da mangiare non hai le energie per pensare,
sia perché se non hai accesso ai sorgenti, se non hai il tempo materiale
per studiarli e modificarli o se vincoli hardware ti impediscono di
sostituire il software in esecuzione in forza dell'interesse arbitriario
di una minoranza che lo produce, la tua cittadinanza è solo formale.
Esattamente come saper leggere e scrivere sono condizioni necessarie,
ma non sufficienti per una piena cittadinanza.
> Sono allibito.
Anche io.
Perché in Italia sarebbe "compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la
libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Ma questa è un'altra Storia...
Giacomo
PS: non potrò rispondere pubblicamente alla tua risposta a Benati sulla
piattaforma di sorveglianza e manipolazione che avete scelto perché
non intendo alimentarla o anche solo giustificarne l'esistenza.
Se però volessi invitare Benati ad iscriversi alla mailing list di
Nexa, sono certo che la troverebbe assolutamente interessante.
Aug. 23, 2024
Re: [nexa] C'e' cascato pure Benanti...
by maurizio lana
Il 23/08/24 09:28, Marco Fioretti ha scritto:
> On Fri, Aug 23, 2024 at 08:29, Giorgio Ventre <giorgio(a)unina.it> wrote:
>
> ...Da quello che mi sembra di capire, tu ritieni che l’informatica
> debba essere gestita da tutti ma non da loro?...
>
>
> No, per niente. Premesso che le "sfide" esclusivamente tecniche, tipo
> che libreria o linguaggio usare, se usare Agile o no e simili qui non
> c'entrano nulla, vanno senz'altro gestite da informatici, Benanti ha
> scritto quello che ho gia' quotato:
>
> "Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di
> abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire
> le sfide culturali e sociali che questo comporta."
>
> che scritto cosi' significa che **per gestire le sfide CULTURALI E
> SOCIALI che [il programmare] comporta e' necessario saper
> programmare.** O no?
>
> Se lui intendeva altro, grazie a chi mi correggera' e scuse d'ufficio
> a Benanti, e' per questo che ho chiesto il testo integrale.
>
> In ogni caso, quello che dico e ribadisco io e' prima di tutto che che
> la frase fra asterischi e' una fesseria enorme. Per "gestire le sfide
> culturali e sociali" non serve affatto "essere [effettivamente] in
> grado di programmare", o averci mai provato. Bisogna solo capire
> DAVVERO certi concetti generali, tipo la differenza fra eseguibile e
> codice sorgente, ruolo e impatti di licenze e brevetti, cosa sono i
> formati dei file e perche' sono importanti (1), la vera natura delle
> cosiddette "Digital Dark Ages" (2)...
concordo.
per valutare l'impatto della mobilità individuale sull'ambiente non
occorre conoscere la chimica della combustione degli idrocarburi ma
sapere che l'uso dell'auto produce gas inquinanti, e che l'elettrico
consuma risorse rare e limitate.
e non penserei che i progettisti e costruttori di auto sono i soli che
possono davvero provvedere alla cura dell'ambiente.
che ci sia molta ignoranza (riguardo all'informatica e all'automobile, e
anche ad altro) è chiaro; ma la cosa non risolve deputando alcuni sommi
sacerdoti a decidere per gli altri bensì facendo crescere la conoscenza
che le persone hanno: è l'annosa questione aristocrazia/democrazia.
Maurizio
> Le maggiori sfide (per non dire casini) dell'informatica di oggi, di
> cui parliamo tanto su questa lista, vengono in gran parte proprio
> dall'aver LASCIATO la "gestione degli impatti socio-culturali"
> dell'informatica, tipo gli impatti dei social network di oggi su
> dibattito democratico o depressione giovanile, a chi sapeva solo
> programmare, ma di etica, diritto, buona educazione e simili non
> capiva e ancora non capisce niente (Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman ecc).
>
> Che gli informatici ricevano anche una preparazione di base anche su
> questi temi sarebbe ottimo, e che vengano sempre CONSULTATI da chi
> deve decidere pure, per evitare "imbarazzi" tipo DMCA o tante proposte
> di censura online che etica a parte sono tecnicamente irrealizzabili.
>
> Ma decisioni e regolamenti sugli impatti culturali e sociali vanno
> decisi prima e piu' in alto di programmare, e non da chi e' programmatore:
>
> https://stop.zona-m.net/2019/08/no-its-not-maths-and-tech-specialists-who-n…
>
> Marco
> (1)
> https://mfioretti.com/how-file-formats-can-be-used-favor-or-hamper-innovati…
>
> (2) https://mfioretti.substack.com/p/ever-wondered-why-we-are-in-a-digital
>
>
>> Il giorno 23 ago 2024, alle ore 06:42, Marco Fioretti
>> <mfioretti(a)nexaima.net> ha scritto:
>>
>>
>> Nella trappola che bisogna saper programmare, intendo.
>>
>> Copio e incollo da un suo post su LinkedIn, in cui segnala il suo
>> articolo dietro paywall (1), se qualcuno potesse postarlo tutto
>> grazie infinite:
>>
>> I report globali disponibili ci dicono che nel 2024 solo 28.7
>> milioni di persone al mondo sono in grado di scrivere e leggere
>> la lingua delle macchine. Meno di 30 milioni di persone al mondo,
>> su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di
>> programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che
>> questo comporta. Questo significa che Il 99,65% della popolazione
>> non sa programmare. Allora forse le cose urgenti e importanti da
>> “acquistare” con il ritorno a scuola non sono figlie di qualche
>> promozione commerciale ma di un nuovo patto sociale e
>> generazionale che possa dare al paese quello che serve per uno
>> sviluppo sociale un progresso economico che sappiano garantire
>> futuro e coesione sociale e democratica.
>>
>> Questo e' quanto ho gia' commentato su LinkedIn:
>>
>> ########################################
>> "Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di
>> abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter
>> gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta."
>>
>>
>> Ovvero, per poter "gestire le sfide culturali e sociali che [la
>> tecnologia informatica] comporta" bisogna saper programmare?
>>
>>
>> E' questo che intende?
>>
>>
>> Con tutto il rispetto... ma che sta dicendo? Ma seriamente?
>>
>>
>> Saper programmare e' proprio tutto e solo quello che sanno fare i
>> vari Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman e compagnia, ed e' proprio
>> per l'idea che la gestione dell'informatica va lasciata a quelli
>> come loro "perche' sanno programmare" che son riuciti a fare
>> tutti i danni culturali e sociali che sappiamo. Sono allibito.
>>
>>
>> PS: poter leggere l'articolo integrale aiuterebbe a risolvere
>> eventuali malintesi
>>
>> ###################################
>>
>> Marco
>>
>> (1) l'articolo:
>> https://24plus.ilsole24ore.com/art/serve-istruzione-che-promuova-capacita-c…
>>
>>
>>
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we don’t need more ‘responsibly built’ weapons or surveillance technology
sarah myers
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Aug. 23, 2024
Re: [nexa] C'e' cascato pure Benanti...
by Marco Fioretti
On Fri, Aug 23, 2024 at 08:29, Giorgio Ventre wrote:
...Da quello che mi sembra di capire, tu ritieni che l’informatica debba essere gestita da tutti ma non da loro?...
No, per niente. Premesso che le "sfide" esclusivamente tecniche, tipo che libreria o linguaggio usare, se usare Agile o no e simili qui non c'entrano nulla, vanno senz'altro gestite da informatici, Benanti ha scritto quello che ho gia' quotato:
"Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta."
che scritto cosi' significa che **per gestire le sfide CULTURALI E SOCIALI che [il programmare] comporta e' necessario saper programmare.** O no?
Se lui intendeva altro, grazie a chi mi correggera' e scuse d'ufficio a Benanti, e' per questo che ho chiesto il testo integrale.
In ogni caso, quello che dico e ribadisco io e' prima di tutto che che la frase fra asterischi e' una fesseria enorme. Per "gestire le sfide culturali e sociali" non serve affatto "essere [effettivamente] in grado di programmare", o averci mai provato. Bisogna solo capire DAVVERO certi concetti generali, tipo la differenza fra eseguibile e codice sorgente, ruolo e impatti di licenze e brevetti, cosa sono i formati dei file e perche' sono importanti (1), la vera natura delle cosiddette "Digital Dark Ages" (2)...
Le maggiori sfide (per non dire casini) dell'informatica di oggi, di cui parliamo tanto su questa lista, vengono in gran parte proprio dall'aver LASCIATO la "gestione degli impatti socio-culturali" dell'informatica, tipo gli impatti dei social network di oggi su dibattito democratico o depressione giovanile, a chi sapeva solo programmare, ma di etica, diritto, buona educazione e simili non capiva e ancora non capisce niente (Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman ecc).
Che gli informatici ricevano anche una preparazione di base anche su questi temi sarebbe ottimo, e che vengano sempre CONSULTATI da chi deve decidere pure, per evitare "imbarazzi" tipo DMCA o tante proposte di censura online che etica a parte sono tecnicamente irrealizzabili.
Ma decisioni e regolamenti sugli impatti culturali e sociali vanno decisi prima e piu' in alto di programmare, e non da chi e' programmatore:
https://stop.zona-m.net/2019/08/no-its-not-maths-and-tech-specialists-who-n… (https://stop.zona-m.net/2019/08/no-its-not-maths-and-tech-specialists-who-n…)
Marco
(1) https://mfioretti.com/how-file-formats-can-be-used-favor-or-hamper-innovati… (https://mfioretti.com/how-file-formats-can-be-used-favor-or-hamper-innovati…)
(2) https://mfioretti.substack.com/p/ever-wondered-why-we-are-in-a-digital (https://mfioretti.substack.com/p/ever-wondered-why-we-are-in-a-digital)
Il giorno 23 ago 2024, alle ore 06:42, Marco Fioretti ha scritto:
Nella trappola che bisogna saper programmare, intendo.
Copio e incollo da un suo post su LinkedIn, in cui segnala il suo articolo dietro paywall (1), se qualcuno potesse postarlo tutto grazie infinite:
I report globali disponibili ci dicono che nel 2024 solo 28.7 milioni di persone al mondo sono in grado di scrivere e leggere la lingua delle macchine. Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta. Questo significa che Il 99,65% della popolazione non sa programmare. Allora forse le cose urgenti e importanti da “acquistare” con il ritorno a scuola non sono figlie di qualche promozione commerciale ma di un nuovo patto sociale e generazionale che possa dare al paese quello che serve per uno sviluppo sociale un progresso economico che sappiano garantire futuro e coesione sociale e democratica.
Questo e' quanto ho gia' commentato su LinkedIn:
########################################
"Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta."
Ovvero, per poter "gestire le sfide culturali e sociali che [la tecnologia informatica] comporta" bisogna saper programmare?
E' questo che intende?
Con tutto il rispetto... ma che sta dicendo? Ma seriamente?
Saper programmare e' proprio tutto e solo quello che sanno fare i vari Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman e compagnia, ed e' proprio per l'idea che la gestione dell'informatica va lasciata a quelli come loro "perche' sanno programmare" che son riuciti a fare tutti i danni culturali e sociali che sappiamo. Sono allibito.
PS: poter leggere l'articolo integrale aiuterebbe a risolvere eventuali malintesi
###################################
Marco
(1) l'articolo:
https://24plus.ilsole24ore.com/art/serve-istruzione-che-promuova-capacita-c… (https://24plus.ilsole24ore.com/art/serve-istruzione-che-promuova-capacita-c…)
Aug. 23, 2024
Re: [nexa] C'e' cascato pure Benanti...
by Giorgio Ventre
Perdonami Marco, ma visto che passo la mia vita ad insegnare a programmare ed altro a quelli che saranno i progettisti ed i manager dell’informatica di domani, mi spieghi meglio il concetto?
Da quello che mi sembra di capire, tu ritieni che l’informatica debba essere gestita da tutti ma non da loro?
Grazie mille e scusami per la domanda.
Giorgio
Inviato da iPhone
> Il giorno 23 ago 2024, alle ore 06:42, Marco Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> ha scritto:
>
>
> Nella trappola che bisogna saper programmare, intendo.
>
> Copio e incollo da un suo post su LinkedIn, in cui segnala il suo articolo dietro paywall (1), se qualcuno potesse postarlo tutto grazie infinite:
>
> I report globali disponibili ci dicono che nel 2024 solo 28.7 milioni di persone al mondo sono in grado di scrivere e leggere la lingua delle macchine. Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta. Questo significa che Il 99,65% della popolazione non sa programmare. Allora forse le cose urgenti e importanti da “acquistare” con il ritorno a scuola non sono figlie di qualche promozione commerciale ma di un nuovo patto sociale e generazionale che possa dare al paese quello che serve per uno sviluppo sociale un progresso economico che sappiano garantire futuro e coesione sociale e democratica.
>
> Questo e' quanto ho gia' commentato su LinkedIn:
>
> ########################################
> "Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta."
>
>
> Ovvero, per poter "gestire le sfide culturali e sociali che [la tecnologia informatica] comporta" bisogna saper programmare?
>
>
> E' questo che intende?
>
>
> Con tutto il rispetto... ma che sta dicendo? Ma seriamente?
>
>
> Saper programmare e' proprio tutto e solo quello che sanno fare i vari Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman e compagnia, ed e' proprio per l'idea che la gestione dell'informatica va lasciata a quelli come loro "perche' sanno programmare" che son riuciti a fare tutti i danni culturali e sociali che sappiamo. Sono allibito.
>
>
> PS: poter leggere l'articolo integrale aiuterebbe a risolvere eventuali malintesi
>
> ###################################
>
> Marco
>
> (1) l'articolo:
> https://24plus.ilsole24ore.com/art/serve-istruzione-che-promuova-capacita-c…
>
>
>
Aug. 23, 2024
C'e' cascato pure Benanti...
by Marco Fioretti
Nella trappola che bisogna saper programmare, intendo.
Copio e incollo da un suo post su LinkedIn, in cui segnala il suo articolo dietro paywall (1), se qualcuno potesse postarlo tutto grazie infinite:
I report globali disponibili ci dicono che nel 2024 solo 28.7 milioni di persone al mondo sono in grado di scrivere e leggere la lingua delle macchine. Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta. Questo significa che Il 99,65% della popolazione non sa programmare. Allora forse le cose urgenti e importanti da “acquistare” con il ritorno a scuola non sono figlie di qualche promozione commerciale ma di un nuovo patto sociale e generazionale che possa dare al paese quello che serve per uno sviluppo sociale un progresso economico che sappiano garantire futuro e coesione sociale e democratica.
Questo e' quanto ho gia' commentato su LinkedIn:
########################################
"Meno di 30 milioni di persone al mondo, su oltre 8 miliardi di abitanti del pianeta, sono in grado di programmare e di poter gestire le sfide culturali e sociali che questo comporta."
Ovvero, per poter "gestire le sfide culturali e sociali che [la tecnologia informatica] comporta" bisogna saper programmare?
E' questo che intende?
Con tutto il rispetto... ma che sta dicendo? Ma seriamente?
Saper programmare e' proprio tutto e solo quello che sanno fare i vari Musk, Zuckerberg, Thiel, Altman e compagnia, ed e' proprio per l'idea che la gestione dell'informatica va lasciata a quelli come loro "perche' sanno programmare" che son riuciti a fare tutti i danni culturali e sociali che sappiamo. Sono allibito.
PS: poter leggere l'articolo integrale aiuterebbe a risolvere eventuali malintesi
###################################
Marco
(1) l'articolo:
https://24plus.ilsole24ore.com/art/serve-istruzione-che-promuova-capacita-c… (https://24plus.ilsole24ore.com/art/serve-istruzione-che-promuova-capacita-c…)
Aug. 23, 2024
Re: [nexa] Large Language Models pose a risk to society and need tighter regulation, say Oxford researchers
by Giacomo Tesio
Salve Mario,
On Thu, 22 Aug 2024 11:12:43 +0200 Mario Fusani <fusani(a)isti.cnr.it>
wrote:
> >> No.
> >> Abbiamo realizzato software che producono output testuale privo di
> >> significato ma in grado di ingannare gli esseri umani che non ne
> >> comprendono il funzionamento."
>
> Certamente, ma allora era anche un inganno (o un gioco?) quello di
> Leibnitz quando, nella “Characteristica Universalis”, affermava che:
> "Omnis ratiocinatio nostra nihil aliud est quam characterum connexio,
> et substitutio. Sive illi characteres sint verba, sive notae, sive
> denique imagines” ?
Credo francamente che tu abbia frainteso quel passaggio: Leibnitz
riduce la razionalità all'elaborazione simbolica propria della
matematica, in un certo qual modo anticipando la numerazione che
Gödel, per ironia della sorte, utilizzò per dimostrarne i limiti
invalicabili. Possiamo infatti riconoscere come vera una preposizione
che non possiamo dimostrare in un sistema formale coerente.
Peraltro, i caratteri di cui parla Leibnitz sono simboli che non si
limitano a veicolare un'informazione ma sono utili per ragionare, come
le cifre o i simboli associati alle operazioni algebriche che hanno un
significato per la mente umana e che, in forza di tale significato
(dell'informazione che veicolano) permettono alla mente umana di
dedurre informazioni da altre informazioni: 1 + 1 = 10 => 10 - 1 = 1
Ma questa deduzione è possibile solo perché una mente umana interpreta
i vari simboli che costituiscono il dato, il messaggio trasmesso,
attribuendogli un significato (l'informazione) ed applicando le
informazioni di cui già dispone.
Nulla a che fare con la produzione di sequenze di caratteri in grado di
apparire plausibili a persone che ignorano il funzionamento del
processo di programmazione statistica, ma che sono completamente
privi di significato.
I simboli (visuali, tattili o sonori) che esprimono un linguaggio sono
lo strumento che abbiamo sviluppato per sincronizzare le nostre menti.
Ma le nostre menti non funzionano solo in modo simbolico / linguistico:
molte persone non pensano in forma di un monologo interiore ma in modo
visuale, con un susseguirsi di immagini che, quando opportuno,
traducono nel linguaggio verbale.
Altri pensano anche in modo non simbolico, senza "udire" parole nella
propria testa, visualizzare immagini o parole scritte [1].
Dunque a livello individuale, Leibintz semplicemente si sbagliava: ci
sono persone che ragionano in modo non simbolico e non verbale.
Se parliamo però di "ratiocinatio nostra", sottolineando il possessivo
plurale, se parliamo di riflessione condivisa e collettiva, la
tua citazione di Leibintz torna vera, perché non conosciamo modo
migliore per sincronizzare le nostre menti dell'utilizzo di simboli
(siano parole fatte di caratteri su carta o di suoni diffusi nell'aria)
che veicolino le informazioni che vogliamo condividere, in qualsiasi
modo le abbiamo pensate.
Ed è questo che determina il dubbio di Alessandro:
On Thu, 22 Aug 2024 09:44:07 +0200 alessandro marzocchi wrote:
> Due esempi dai quali nasce il mio dubbio: l'attribuzione di
> significato, la frequenza d'uso operano con criteri statistici?
La frequenza delle relazioni fra determinati termini che possiamo
registrare dipende, ovviamente, dalla frequenza con cui collettivamente
trattiamo determinati temi e dai termini che utilizziamo per trattarli.
Quando il gruppo di persone che ragionano sul "digitale" è molto
più "vocale" del grupppo di persone che ragionano sulla digitale, le
frasi che associano il termine "digitale" all'informatica diventano
statisticamente più rilevanti di quelle che lo associano alla medicina.
I LLM non fanno altro che registrare e comprimere (con notevole perdita
di informazione) queste frequenze e riprodurle con variazioni
(pseudo)casuali in output.
Ma poiché non c'è una mente pensante che produca quell'output per
esprimere e comunicare un significato, quell'output è privo di
significato.
> mi domanderei se la nostra intelligenza può essere meno speciale di
> quanto riteniamo.
Te lo chiedi solo perché non comprendi come funzionano questi software.
Chi lo comprende sa benissimo che non c'è alcuna intelligenza lì
dentro. Si tratta di software che potrebbe ripetere in modo approssimato
tutti i testi scritti sui teoremi di incompletezza di Godel, ripetere
in modo approssimato diverse dimostrazione etc... ma non potrebbe
in alcun modo scoprire gli stessi teoremi o dedurne implicazioni non
già presenti nella (enorme) base dati usata per programmarli
statisticamente.
Ciò che ti chiederesti, se comprendessi come funzionano questi
software, è perché qualcuno abbia voluto scrivere programmi
esplicitamente progettati per ingannare persone che non ne
comprendono il funzionamento.
Ti chiederesti perché scrivere un software per convincere la gente che
l'intelligenza umana non sia nulla di speciale e che, alla fin fine, le
persone sono solo macchine complesse.
Non si tratta di domande difficili.
Cosa si fa con le macchine quando non funzionano più, non possono essere
riparate e non se ne può nemmeno riciclare i componenti?
> Con Galileo abbiamo cominciato ad abbandonare l'antropocentrismo
> in astronomia, il digitale potrebbe avviare analogo percorso nelle
> cosiddette scienze umane?
Il "digitale" di cui parli è progettato per ridurre gli uomini ad
ingranaggi. Ingranaggi che altri uomini controllano.
Ti sembra che possa ridurre l'antropocentrismo, solo perché lo guardi
dal lato delle vittime, di coloro che come te lo subiscono senza
comprenderlo, dimenticando i carnefici che dietro al "digitale" si
nascondono, imponendolo senza subirlo.
Non si tratta di abbandonare l'antropocentismo, ma di far abbandonare
la propria umanità alla stragrande maggioranza dell'umanità stessa.
Giacomo
[1] https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13869795.2016.1176234
Aug. 23, 2024
Re: [nexa] Esiste solo ciò che è su smartphone?
by maurizio lana
Il 20/08/24 08:27, Diego Giorio ha scritto:
> Ho trovato interessanti le riflessioni di questo articolo
> https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-svolta-di-google-via-i-siti-non-…
"Google cambia, i giovani ci mostrano che noi, giovani da più tempo, non
dobbiamo cambiare con Google, non tutto, non ciò che conta e che i
giovani si aspettano che noi continuiamo a custodire per loro e con
loro. L’odore della carta, il sapore dell’attesa, il profumo del
pavimento che scricchiola."
hmmm...
la questione del "profumo/odore della carta" per dire il valore
immateriale del libro mi ha sempre lasciato perplesso.
i libri (più) vecchi spesso hanno odore pesante, non certo piacevole:
diremo che non meritano la nostra attenzione e cura? penso di no. e i
libri che non hanno odore? allora la questione dei libri non ha nulla a
che fare con il loro odore.
fatto che è che dovremmo saper dire perché il libro è irrinunciabile,
senza riferirci ad un dato del tutto estrinseco come l'odore della carta.
(a scanso di equivoci: io insegno scienza della biblioteca)
Maurizio
------------------------------------------------------------------------
a questo punto devo fare una confessione:
come il mio amico Erri De Luca, sono un europeista estremista.
Questo significa che, per me, l’Europa unita è l’unica utopia politica
ragionevole che noi europei abbiamo coniato.
xavier cercas, inaugurazione del salone del libro, torino 2018
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Aug. 22, 2024
Re: [nexa] organizziamo un incontro online sul tema "chatcontrol" e simili?
by Stefano Borroni Barale
Paulo Freire scriveva:
"L'educatore ha il dovere di non essere neutrale"
intendendo con questo che ogni atto educativo è un atto politico. Era convinto che una pedagogia degli oppressi non potesse essere creata da coloro che li opprimevano.
Bisognerebbe quindi almeno chiarirsi, non dico sui dettagli, ma per lo meno su quale pedagogia sottendiamo al nostro alfabetizzare. Abbracciare la pedagogia hacker, come descritta nell'articolo citato, implica lavorare per l'uguaglianza nella libertà. Mi rendo conto possa non risultare evidente, per cui provo a dettagliare.
La libertà senza uguaglianza, che va di gran moda tra gli ancap della Silicon Valley e piace tanto a Milei, non è compatibile con l'alfabetizzazione. Non lo è semplicemente per il fatto che se io ho già il potere, come di fatto ha la Silicon Valley, è pacifico che io desideri continuare a mantenerlo ben saldo nelle mie mani, le mani dell'esperto. Lavorare per alfabetizzare al digitale un gran numero di persone significa lavorare per estinguere gradualmente il mio potere. Implica lavorare nella direzione indicata da Illich, verso la costruzione di una società conviviale. Difficile che sia il desiderio di chi il potere lo possiede già.
Quindi, sebbene Microsoft dichiari per ogni dove di condurre programmi di alfabetizzazione digitale, quello che in realtà realizza sono "programmi di addestramento all'utilizzo delle sue tecnologie". Prendo ad esempio Microsoft perché è la più grande e consolidata, ma lo stesso potrebbe intendersi per qualsiasi altro dei GAFAM. Ad esempio, la soverchiante maggioranza dei corsi sull'Ai per noi docenti sono corsi per imparare a usare ChatGPT. Quando va bene hanno un preambolo su "l'Etica dell'intelligenza artificiale", ma qui abbiamo tutt* letto il bellissimo articolo di Tafani al proposito.
Ovviamente questa è una lettura non neutrale. 😉
Buona giornata
Stefano
Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/).
mercoledì 21 agosto 2024 21:49, alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com> ha scritto:
> Sat, 17 Aug 2024 13:55:57 +0200 - dom 18 ago 2024 alle ore 12:00 Vol 184, Issue 27 - karlessi <karlessi(a)alekos.net> ha scritto:
>
>> mi chiedo a questo punto quale sia il portato politico di tale
>> alfabetizzazione.
>> anche a me capita di fare alfabetizzazione digitale ecc. il senso
>> politico di tale fare è orientato alla promozione dell'autonomia
>> individuale e collettiva tramite l'autogestione delle risorse e lo
>> sviluppo di competenze sistemi tecnologie da parte di persone per le
>> persone.
>
> Quale portato politico?
> Nessuno, secondo l'accezione corrente di politica ma penso che dall'alfabeto in poi saper leggere e scrivere è precondizione per ogni politica che riconosca dignità in ogni persona ... senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Penso anche che oggi "il digitale" subentra all'alfabeto quale condizione prepolitica.
> Per alfabetizzazione intendo l'insegnamento e l'apprendimento di abilità minime: leggere, scrivere e far di conto. Questo insegnamento è rivolto ai bambini e agli adulti che non hanno avuto l'opportunità di frequentare la scuola. Le moderne società occidentali sono quasi completamente alfabetizzate, ma nel mondo gli analfabeti sono ancora più di un miliardo. Oggi si affaccia il problema dell'alfabetizzazione funzionale, cioè la necessità di assicurare a ogni cittadino il possesso di quelle capacità minime che gli consentano di partecipare in modo attivo e consapevole alla vita politica, sociale ed economica del suo paese
> Con minimo adattamento ho copiato quanto sopra, https://www.treccani.it/enciclopedia/alfabetizzazione_%28Enciclopedia-dei-r…, propongo di adattare il testo al digitale, perchè non basta più saper leggere scrivere far di conto, è necessario conoscere il digitale ed i suoi rischi, quali sono e come provare ad evitarli.
> Direi che è l'impegno hacker, per capire se ho capito cerco qualcosa e trovo ... https://www.iltascabile.com/societa/pedagogia-hacker/, forse conosci l'autore ma sono atterrato alla pagina senza intenzioni, ha digitato pedagogia digitale, tutto il resto non è opera mia. Personalmente mi sento in sintonia con equità e solidarietà ma sono anche convinto che simili concetti vengono dopo l'abbiccì della prima infanzia: prima diamo ai bambini l'alfabetizzazione di base poi ... e non tutti avranno valori identici, la nostra costituzione ammette la differenza di opinioni politiche nel presupposto di reciproco ed uguale rispetto.
> Passo la parola ad Andrea Trentini.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> Il giorno dom 18 ago 2024 alle ore 12:00 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> ha scritto:
>
>> Message: 1
>> Date: Sat, 17 Aug 2024 13:55:57 +0200
>> From: karlessi <karlessi(a)alekos.net>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Subject: Re: [nexa] organizziamo un incontro online sul tema
>> "chatcontrol" e simili? (Andrea Trentini) (alessandro marzocchi)
>> Message-ID: <eee78f0d-0a60-4611-805f-bf88e7d80bb5(a)alekos.net>
>> Content-Type: text/plain; charset=UTF-8; format=flowed
>>
>> Il 17/08/24 12:00, nexa-request(a)server-nexa.polito.it ha scritto:
>>
>>> Date: Fri, 16 Aug 2024 17:27:58 +0200
>>> From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
>>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> Subject: Re: [nexa] organizziamo un incontro online sul tema
>>> "chatcontrol" e simili? (Andrea Trentini)
>>> Message-ID:
>>> <CAG5xczeb-3HpzZrHijO1D=08RxQunQGzzhnxyDaX5WngrGKyUA(a)mail.gmail.com>
>>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>>>
>>> Mi piace la proposta.
>>> *Difendere la libertà e diffondere la cultura della libertà *(da sito
>>> liberisti italiani) ha un antecendete necessario: *alfabetizzazione
>>
>> buongiorno,
>>
>> sul sito in questione (non conoscevo) trovo esaltazione di Javier Milei
>> come liberista. A mio parere costui è un libertariano ed estremista
>> destrorso estremamente pericoloso. es. contro l'aborto ma favorevole
>> alla cessione "volontaria" di organi. Certo l'asse politico è
>> attualmente molto spostato a destra... Ma così a destra?
>>
>> la cultura della libertà senza l'uguaglianza è sancire i privilegi
>> esistenti. La cultura dell'uguaglianza senza la libertà è garantire
>> l'oppressione di chi non si allinea alla "maggioranza". IMHO.
>>
>> il mondo informatico si è mostrato storicamente assai sensibile alle
>> sirene del libertarianesimo (che non è libertario, almeno non
>> nell'accezione europea, dove libertario fa rima con socialista) e
>> dall'anarco-capitalismo (un ossimoro che si è disgraziatamente imposto).
>> in particolare nella Silicon Valley.
>>
>> anni fa cercammo di ricostruire parte della vicenda con un articolo
>> sulla Crittografia, https://zenodo.org/records/5013068
>>
>> che avremmo voluto continuare ragionando di criptovalute e blockchain e
>> NFT, per le quali il discorso "meno Stato" o addirittura "no Stato" (che
>> mi trova perfettamente d'accordo) si confonde con la privatizzazione del
>> mondo e la truffa eletta a sistema di business (vedi NFT).
>>
>>> digitale*, tema che svolgi benissimo in università e che va avviato
>>> all'inizio del ciclo scolastico, potrebbe essere un obiettivo?
>>> Cordialmente.
>>
>> mi chiedo a questo punto quale sia il portato politico di tale
>> alfabetizzazione.
>>
>> anche a me capita di fare alfabetizzazione digitale ecc. il senso
>> politico di tale fare è orientato alla promozione dell'autonomia
>> individuale e collettiva tramite l'autogestione delle risorse e lo
>> sviluppo di competenze sistemi tecnologie da parte di persone per le
>> persone.
>>
>> buona giornata
>>
>> cm
>>
>>> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>>>
>>> Date: Thu, 15 Aug 2024 10:54:06 +0200
>>> From: Andrea Trentini <andrea.trentini(a)unimi.it>
>>>
>>>> To: nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
>>>> Subject: [nexa] organizziamo un incontro online sul tema "chatcontrol"
>>>> e simili?
>>>> Message-ID: <b454628d-d943-4900-870d-d9c460495d89(a)unimi.it>
>>>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>>>>
>>>> Ciao, faccio parte del comitato milanese di Liberisti Italiani e ogni
>>>> tanto organizziamo degli
>>>> incontri (sia online che in presenza) su temi importanti.
>>>> Vorremmo farne uno online in settembre sul tema "EU chatcontrol" (ma
>>>> allargato al tema sorveglianza
>>>> di massa, guerra all'anonimato, ecc.), non mi dispiacerebbe raccogliere
>>>> interventi da membri di
>>>> questa lista (penso ad esempio a Marco Calamari e a Stefano Quintarelli,
>>>> ma sono apertissimo a
>>>> proposte).
>>>> Se qualcuno di voi ha voglia di intervenire mi faccia sapere.
>>>> (gli incontri sono brevi, circa un'ora, quindi ogni intervento potrebbe
>>>> durare meno di dieci min con
>>>> dibattito collegiale a seguire)
>>>> Grazie mille
Aug. 22, 2024
Re: [nexa] Large Language Models pose a risk to society and need tighter regulation, say Oxford researchers
by alessandro marzocchi
Ciao Giacomo, buona giornata a tutti.
La macchina non capisce perchè opera con criteri statistici, questo afferma
Giacomo insieme ad altri autorevoli.
Continuo a domandarmi: poco o tanto, l'intelligenza umana opera con criteri
statistici?
Un fatto; non parliamo più la lingua di Manzoni.
Altro fatto: in poche decine di anni ""digitale"" ha cambiato significato
ed anche genere, da ""la"" digitale è diventato ""il"" digitale.
Due esempi dai quali nasce il mio dubbio: l'attribuzione di significato, la
frequenza d'uso operano con criteri statistici?
Lo stesso diritto, la stessa interpretazione del diritto, operano con
criteri statistici? Aggiungendo anche valutazioni di qualità? Ad es 1
sentenza di tribunale periferico vale meno di 1 cassazione ecc ecc,
ugualmente l'opinione di un giurista di provincia rispetto a quella di un
cattedratico alla Sapienza.
Ulteriore esempio: oggi, agosto 2024, un ultraottantenne come me potrebbe
essere criticato per rivolgere il saluto a tutti anzichè tutte e tutti
oppure tutt* eccetera, ai miei tempi era universale l'uso neutro di molte
parole e questo non voleva per niente escludere o marginalizzare persone
di genere diverso. Da qualche tempo si diffondono altre convenzioni d'uso.
Non mi limiterei a criticare il digitale perchè fondato sulla statistica,
mi domanderei se la nostra intelligenza può essere meno speciale di quanto
riteniamo. Con Galileo abbiamo cominciato ad abbandonare l'antropocentrismo
in astronomia, il digitale potrebbe avviare analogo percorso nelle
cosiddette scienze umane?
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno mar 20 ago 2024 alle ore 15:34 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
ha scritto:
> Date: Tue, 20 Aug 2024 14:56:51 +0200
> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
>
> Il 20 Agosto 2024 10:39:18 UTC, Gianluca Fasano
> <gianluca.fasano(a)cnr.it> ha scritto:
>
> > abbiamo disunito la capacità di comprensione dalla capacità
> > ‘tecnologica’ di produrre idee e opinioni;
> No.
> Abbiamo realizzato software che producono output testuale privo di
> significato ma in grado di ingannare gli esseri umani che non ne
> comprendono il funzionamento.
> La tua mente attribuisce significato a qualcosa che non ce l'ha, come
> un sasso o la pioggia, ma che è stato letteralmente progettato e
> realizzato per massimizzare la probabilità di ingannarti.
> Turing lo chiamava "imitation game", ma sarebbe stato più corretto
> parlare di "imitation deceit".
>
> È software innovativo?
> Sì, abbastanza da apparire "indistinguibile dalla magia" ai profani.
>
> Produce idee e opinioni?
> No. Ma è stato progettato per ingannare la tua mente in proposito.
>
> > abbiamo creato autori senza persona
>
> Confondi autorialità e plagio automatizzato su larghissima scala.
>
> > senza libertà ma che, nei fatti, simulano l’esercizio di quella.
>
> Come simulano la produzione di idee e opinioni: tramite l'inclusione
> di numeri casuali nell'input del software.
>
> > Adesso abbiamo il compito di individuare modelli normativi per
> > gestire le responsabilità derivanti da questi nuovi modelli di
> > autorialità.
>
> Perché?
>
> Non basta che ne rispondano coloro che realizzano il software (quando
> scaricabile) o che forniscono il servizio (vedi ChatGPT, Gemini etc...)
>
> Hanno scritto un software che produce output per loro conto,
> riproducendo malamente i testi che hanno usato per programmarlo
> statisticamente.
>
> È sufficiente che rispondano delle eventuali violazioni del diritto
> d'autore e di ogni output che questi software producono come se lo
> avessero scritto per proprio conto.
>
> Se quell'output viene interpretato da un giudice come diffamatorio,
> loro risponderanno per diffamazione.
> Se quell'output viene interpretato da un giudice come disinformazione,
> loro ne risponderanno. E così via.
>
> Perché l'uso di automatismi complessi per violare i diritti delle
> persone o le norme esistenti dovrebbe garantire impunità o comunque un
> trattamento diverso da parte della Legge?
>
>
> Giacomo
>
>
>
>
Aug. 22, 2024
Re: [nexa] Dell'odore della carta, era: Esiste solociò che è su smartphone?
by Marco Fioretti
NB per chiunque abbia altre obiezioni o commenti di qualsiasi tipo al mio post: fatevi sotto, per favore, ne puo' venir fuori un bel seguito!
On Wed, Aug 21, 2024 at 23:44, Giacomo Tesio wrote:
Scusami Marco,
On Wed, 21 Aug 2024 16:18:56 +0200 Marco Fioretti
wrote:
come parte di una critica generale di tutta la mitologia che "i bit
sono piu' fragili di carta, vinile e di tutto quello che e'
analogico":
https://mfioretti.substack.com/p/ever-wondered-why-we-are-in-a-digital (https://mfioretti.substack.com/p/ever-wondered-why-we-are-in-a-digital)
condivido buona parte delle conclusioni ma non mi è chiaro un
passaggio: citi Vint Cerf che attribuisce 100 anni come durata massima
dei moderni libri cartacei e poi citi una lunga serie di sistemi di
archiviazione digitale cui attribuisci una durata nettamente inferiore,
tanto da copiarne i contenuti su supporti sempre più nuovi.
certo, perche' il paragone non e' e non deve mai essere fra "libro" e "disco o chiavetta USB" al SINGOLARE. E' proprio quello che frega tanta gente.
Il paragone deve, deve essere sempre e comunque SOLO fra "libro" e "fare piu' copie dei documenti su supporti digitali, copiando tutto su nuovi supporti ogni X anni".
C'e' gia' tutto scritto, esplicitamente ("MULTIPLE COPIES", "will continue to copy on whatever kind of "bit container" comes next." e altro) anche se forse avrebbe dovuto essere ancora piu' esplicito.
Facendo lo stesso con i libri cartacei, la Chiesa (che giustamente
citi), ha preservato i testi che intendeva preservare per oltre un
millennio.
Vero, ma non applicabile al problema generale, anzi fuorviante e basta.
Primo, la Chiesa ce l'ha qualche migliaio di metri quadri e i soldi per tenerli climatizzati a tempo indeterminato. Quasi chiunque altro, no. L'ha detto pure Eco (pur nella confusione che faceva sugli ebook), in una intervista che purtroppo non ritrovo da nessuna parte, che lui poteva permettersi di COMPRARE tutte le enciclopedie che vorrebbe, ma non lo ha mai fatto perche' non poteva permettersi una casa con un salone in piu' in cui tenerle.
Secondo, e pure questo c'e' scritto ma evidentemente non abbastanza esplicito: "documenti" non significa solo testi. Una copia perfetta (della forma) della Pieta' puoi conservarla come scansione 3D dentro una chiavetta, su carta mai nella vita. Idem per "qualsiasi documento" che non sia puro testo o immagini 2D statiche.
Terzo, le copie. Quando (non "se") crollera' pure l'archivio vaticano, le uniche copie complete del suo contenuto saranno quelle digitalizzate e copiate in altri siti, cosa possibile solo coi bit.
Idem per gli individui. Io, per esempio, ho qualche migliaio di belle foto di famiglia dagli anni 30 in poi. Digitalizzandole tutte, lascio la possibilita' a ogni mio pro-pronipote del 2300 e oltre di averne una copia completa in pochi centimetri cubi, per poter decidere di farne quello che vuole. Non facendolo, ho la CERTEZZA che al massimo fra 50 anni verranno perse per sempre, buttate da qualche figlio o nipote che non ha piu' posto sopra l'armadio per due valigie di foto.
Dunque, pur condividendo le conclusioni relative ai formati aperti, non
definirei "mitologia" i vantaggi della carta.
Riassumendo, non distraiamoci. Se si parla di bambini o di leggere senza distrazioni, OK, certo, ma che c'entra? Se si parla di **preservazione**, che e' l'unico tema del mio post, prima ci sbarazziamo dei miti sulla carta meglio e'
Marco
Aug. 22, 2024