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Re: [nexa] large language model e open washing (da: una "gemma" da Google)
by 380°
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
[...]
>> del resto anche l'idea che ci ri-addestriamo i miliardi di parametri in casa
>> non è realistica quanto la ricompilazione di un software.
>
> Che lo facciamo in casa, al bar, o al CERN è irrilevante.
concordo in pieno
attenzione con questo argomento del "non /te/ ne fai niente perché non
puoi ri-addestrare i miliardi di parametri" perché è analogo al
ragionamento "non /te/ ne fai niente del sorgente perché tanto non lo
(ri)compili" (perché gli /utenti/ sono _per definizione_ minus habeans)
io stesso non (ri)compilo (quasi) mai il software che uso MA so come si
fa e ogni volta che voglio posso eseguire un _challenge_:
https://guix.gnu.org/manual/en/html_node/Invoking-guix-challenge.html
per verificare che il /substitute server/ che utilizzo non _corrompa_ i
binari.
inoltre, avendo a disposizione /pragmaticamente/ non solo i sorgenti ma
l'intera catena di build del software posso: studiare come funziona,
adattarlo alle mie esigenze, /tentare/ di risolvere i bug, creare
un'opera derivata perché i maintainer upstream menano il can per l'aia
su una funzione _determinante_ per il mio utilizzo....
ecco il mio personalissimo "Lore": serve software libero, riproducibile
[1] e bootstappable [2]
"AI" compresa, che sempre di software si tratta
[...]
saluti, 380°
P.S.: il concetto stesso di libertà _implica_ che sia esercitabile "in
potenza", non che sia esercitata "per forza"... certo che per poterla
esercitare occorrerebbe che tutti avessero pari condizioni, ma non
divaghiamo.
[1] https://reproducible-builds.org/
[2] https://bootstrappable.org/
https://guix.gnu.org/en/blog/2023/the-full-source-bootstrap-building-from-s…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
July 1, 2024
Re: [nexa] large language model e open washing (da: una "gemma" da Google)
by 380°
Buongiorno Claudio
Claudio Agosti <claudio.agosti(a)hermescenter.org> writes:
> Ciao, ho rinominato il thread per passare un po' di references che mi sono
> letto negli ultimi periodi
grazie per gli articoli, cercherò di leggerli appena riesco
> il problema alla base è che la nostra cultura di free software, già
> sussunta dall' "open source" aveva creato una dicotomia esclusiva per cui
> un software o è open o è closed.
(lo scrivo per il "lettore casuale", che so che tu e molti altri qui lo
sanno benissimo) siccome "open" /nel contesto delle opere dell'ingegno/
non vuol dire assolutamente nulla (è bullshit?!?), una dicotomia basata
sul nulla è nulla, come qualsiasi numero per zero...
...potremmo quindi tranquillamente affermare che per le opere
dell'ingegno (cioè per il software) "open" è l'elemento assorbente della
_discriminazione_, ovvero "tutto e open e niente è open"
la dicotomia esclusiva "open vs closed" quindi non esiste, semmai esiste
la dicotomia tra "(opera dell'ingegno) libera e non"
chi lo _discrimina_? La disciplina sul copyright (_quindi_ la licenza
che accompagna l'opera)
> Le dinamiche che ci hanno portato lì, non devo ripeterle, in questa
> lista sono parte della Lore.
sì ma non stiamo parlando di fiction... o sì? :-D
[...]
> bipensiero, neolinga, keyword dropping.
specie quando le keyword richiamano il concetto di libertà e la
neolingua non sa più come fare per svuotare di significato anche la
parola "libertà"
«Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.»
[...]
> nell'AIAct i software "open" (cazzo, è tornato!) vengono visti come
> neutrali, general purposes, unbiased.
quindi il vuoto con il buco attorno, giusto?
[...]
> Ma siccome il termine open è ambiguo, come questo impatta la
> regolamentazione?
in modo devastante, almeno per chi ama la verità
> I decreti attuativi, cosa dovrebbero definire?
cos'è un'opera dell'ingegno libera, _quindi_ quali sono le licenze per
le opere libere... ovviamente il lavoro è stato già ampiamente fatto,
possono copiare l'elenco da Open Source Initiative o dalla FSF
siccome anche tutto il software e i dati usati nelle cosiddette "AI"
sono opere dell'ingegno, il compito direi che è /quasi/
banale:
https://www.gnu.org/distros/free-system-distribution-guidelines.html
tutto il resto è noia (in un _regolamento_)
[...]
> Il software, in questo esempio, si compone di una sola funzione
> guess_fitness(), e si aspetta due parametri nella black box. il primo è
> questo, e contiene i dati del candidato:
[...]
> il secondo invece contiene i dettagli del lavoro da svolgere:
[...]
> restituisce una percentuale così che l'HR possa ordinarli e prendere la top
> 3
>
> Questo software rilasciato sotto AGPL-3,
scusa ma non ho capito: guess_fitness() è una (funzione) black box?
una black box rilasciata con AGPL-3?
[...]
grazie, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Giacomo Tesio
Il solito ottimista... :-D
Il giorno Mon, 01 Jul 2024 <marcoc_maillist(a)marcoc.it> ha scritto:
> Ad esempio (e lo dico provocatoriamente) non solo puoi selezionare le
> persone di discendenza ebrea o che si dichiarano ebree, come fecero i
> nazisti dal dato del censimento, ma puoi selezionare anche quelle che
> si comportano come ebree o pensano come ebree, o si esprimono come
> ebree, o che tentano di nascondersi ma che appartengono ad una delle
> precedenti categorie.
Puoi fare molto di più che selezionare le vittime.
Puoi indottrinare i carnefici.
Giacomo
July 1, 2024
174° Mercoledì di Nexa | 10 luglio 2024, ore 17.00
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi invitiamo a partecipare al 174° Mercoledì di Nexa, che si terrà mercoledì 10 luglio, alle ore 17.00,
con un incontro dal titolo "La sfida per un diritto alla riparazione universale".
Ospite dell'incontro: Ugo Vallauri (The Restart Project).
L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE.
SEDE FISICA dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono Portineria e di seguire le indicazioni segnalate lungo il percorso.
QUI<https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come raggiungerci.
STANZA VIRTUALE dell'incontro: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Di seguito maggiori dettagli: https://nexa.polito.it/mercoledi-174
L'incontro si concluderà con un brindisi per salutarci in vista della pausa estiva.
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Guido Vetere
Grazie, vediamo se ho capito.
Usando un LLM si può fare meglio profilazione. Hai ragione: ad esempio le
tecniche di zero-shot classification potrebbero stimare la probabilità che
io rientri in una classe qualsiasi (ebreo, pornografo, madrigalista
rinascimentale) semplicemente (si fa per dire) esaminando dove si collocano
i miei scritti nello spazio n-dimensionale del modello.
Ma allora la domanda diventa: si può (e deve) inibire tecnicamente questa
capacità? E se la risposta è negativa, si deve mettere fuori legge l'intera
pratica?
G.
On Mon, 1 Jul 2024 at 09:58, Marco A. Calamari <marcoc_maillist(a)marcoc.it>
wrote:
> On lun, 2024-07-01 at 09:36 +0200, Guido Vetere wrote:
>
> Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità
> di servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post
> dove c'è ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
> Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
> viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una
> rete neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche
> con banali regular expression, in un database nosql venduto poi per
> profilazione.
> Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.
>
>
> Buondì.
>
> Per uscire dalla confusione, una risposta semplice.
>
> Quello che si può fare con dei dati estratti da un db e molto "puri",
> quindi i migliori possibili,
> usando tecniche classiche di profilazione è solo una piccola frazione di
> quello che si può
> fare sui dati grezzi con tecniche di falsa IA.
>
> Ad esempio (e lo dico provocatoriamente) non solo puoi selezionare le
> persone di discendenza
> ebrea o che si dichiarano ebree, come fecero i nazisti dal dato del
> censimento, ma puoi selezionare
> anche quelle che si comportano come ebree o pensano come ebree, o si
> esprimono come ebree,
> o che tentano di nascondersi ma che appartengono ad una delle precedenti
> categorie.
>
> Può bastare?
>
> Marco
>
> G.
>
> On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it>
> wrote:
>
> caro Carlo,
> capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
> conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
> fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi
> di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi,
> neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi
> esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non
> viene mai dettagliato questo aspetto)
>
> Maurizio
>
> Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
>
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo (solo)
> soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci riguardano.
> Non possediamo lo *Ius excludèndi òmnes àlios *rispetto alle nostre
> informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di sfruttamento sui
> dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE mira solo a
> "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il trattamento
> legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma a quelle
> condizioni) e l'articolo *conferisce due soli diritti* all'interessato:
> il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la
> rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE.
> Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche quelle
> personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui dati, sulle
> informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> con riguardo al trattamento dei dati personali, *nonché alla libera
> circolazione di tali dati "*
>
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella prima
> bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per fortuna fu
> tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il copyright (in vero
> in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo
> scrivevo:
> *Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si incrementa
> del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per semplificare, può
> esser considerata solo un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci
> società commerciali o di governi più o meno autoritari, con potenziale
> abuso a danno di utenti e cittadini, oppure può esser considerata una
> risorsa straordinaria degna di automa tutela. Può darsi che, senza
> rendercene conto, stiamo costruendo davvero la base per un intelligenza
> collettiva, ponendo le basi di una sorta di complesso DNA dell’umanità, che
> modificherà totalmente le nostre potenzialità intellettive e creative.*
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio <
> giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
>
> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
> pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
> rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>
> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco
> come" - Agenda Digitale
>
>
>
> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
>
>
>
> --
> *Avv. Carlo Blengino*
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,*
> *10138 Torino (TO) - Italy*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
>
>
> ------------------------------
>
> pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> le savais-tu déjà?
> avais-tu deviné?
> bashung, immortels
>
> ------------------------------
> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>
>
>
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Marco A. Calamari
On lun, 2024-07-01 at 09:36 +0200, Guido Vetere wrote:
> Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità di
> servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post dove c'è
> ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
> Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
> viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una rete
> neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche con
> banali regular expression, in un database nosql venduto poi per profilazione.
> Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.
Buondì.
Per uscire dalla confusione, una risposta semplice.
Quello che si può fare con dei dati estratti da un db e molto "puri", quindi i
migliori possibili,
usando tecniche classiche di profilazione è solo una piccola frazione di quello
che si può
fare sui dati grezzi con tecniche di falsa IA.
Ad esempio (e lo dico provocatoriamente) non solo puoi selezionare le persone di
discendenza
ebrea o che si dichiarano ebree, come fecero i nazisti dal dato del censimento,
ma puoi selezionare
anche quelle che si comportano come ebree o pensano come ebree, o si esprimono
come ebree,
o che tentano di nascondersi ma che appartengono ad una delle precedenti
categorie.
Può bastare?
Marco
> G.
>
> On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> wrote:
> > caro Carlo,
> > capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> > generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> > descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> > cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di conoscenza,
> > analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> > scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita fisica/nello
> > spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi di conoscenza,
> > analisi, osservazione continuativa da parte di terzi, neanche se questo
> > fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi esattamente? con
> > vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non viene mai dettagliato
> > questo aspetto)
> >
> > Maurizio
> >
> > Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
> >
> > > Caro Giulio e cari tutti.
> > > Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> > > tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo
> > > (solo) soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci
> > > riguardano. Non possediamo lo Ius excludèndi òmnes àlios rispetto alle
> > > nostre informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di
> > > sfruttamento sui dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE
> > > mira solo a "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il
> > > trattamento legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma
> > > a quelle condizioni) e l'articolo conferisce due soli diritti
> > > all'interessato: il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano
> > > e di ottenerne la rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale
> > > previsto dalla Carta UE. Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad
> > > esempio il diritto di cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le
> > > informazioni, anche quelle personali, possono e devono circolare
> > > liberamente, perché sui dati, sulle informazioni, si basa il progresso.
> > >
> > > Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> > > all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> > > alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> > > GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> > > con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera
> > > circolazione di tali dati "
> > >
> > > Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> > > sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> > > attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> > > diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> > > compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> > > idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> > > proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> > > monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> > > altri.
> > >
> > > Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> > > proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> > > dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> > > avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella
> > > prima bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per
> > > fortuna fu tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il
> > > copyright (in vero in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica
> > > fa, ma in quel pezzo scrivevo:
> > > Quell’incommensurabile massa di dati, anche personali, che si sta
> > > accumulando sui server del mondo e che si incrementa del 40% ogni anno può
> > > esser valutata in molti modi. Per semplificare, può esser considerata solo
> > > un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci società commerciali o
> > > di governi più o meno autoritari, con potenziale abuso a danno di utenti e
> > > cittadini, oppure può esser considerata una risorsa straordinaria degna di
> > > automa tutela. Può darsi che, senza rendercene conto, stiamo costruendo
> > > davvero la base per un intelligenza collettiva, ponendo le basi di una
> > > sorta di complesso DNA dell’umanità, che modificherà totalmente le nostre
> > > potenzialità intellettive e creative.
> > > Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> > > https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
> > >
> > > Un abbraccio a tutti
> > > Carlo
> > >
> > >
> > >
> > >
> > >
> > >
> > >
> > > Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio
> > > <giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
> > >
> > > > Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
> > > > pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
> > > > rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
> > > >
> > > > Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva:
> > > > ecco come" - Agenda Digitale
> > > >
> > > >
> > > >
> > https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
> > > >
> > >
> > >
> > > --
> > > Avv. Carlo Blengino
> > >
> > > Via Duchessa Jolanda n. 19,
> > > 10138 Torino (TO) - Italy
> > > tel. +39 011 4474035
> > > Penalistiassociati.it
> >
> >
> >
> > pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> > le savais-tu déjà?
> > avais-tu deviné?
> > bashung, immortels
> >
> > Maurizio Lana
> > Università del Piemonte Orientale
> > Dipartimento di Studi Umanistici
> > Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Guido Vetere
Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità
di servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post
dove c'è ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una
rete neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche
con banali regular expression, in un database nosql venduto poi per
profilazione.
Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.
G.
On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> wrote:
> caro Carlo,
> capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
> conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
> fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi
> di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi,
> neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi
> esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non
> viene mai dettagliato questo aspetto)
>
> Maurizio
>
> Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
>
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo (solo)
> soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci riguardano.
> Non possediamo lo *Ius excludèndi òmnes àlios *rispetto alle nostre
> informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di sfruttamento sui
> dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE mira solo a
> "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il trattamento
> legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma a quelle
> condizioni) e l'articolo *conferisce due soli diritti* all'interessato:
> il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la
> rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE.
> Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche quelle
> personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui dati, sulle
> informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> con riguardo al trattamento dei dati personali, *nonché alla libera
> circolazione di tali dati "*
>
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella prima
> bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per fortuna fu
> tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il copyright (in vero
> in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo
> scrivevo:
> *Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si incrementa
> del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per semplificare, può
> esser considerata solo un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci
> società commerciali o di governi più o meno autoritari, con potenziale
> abuso a danno di utenti e cittadini, oppure può esser considerata una
> risorsa straordinaria degna di automa tutela. Può darsi che, senza
> rendercene conto, stiamo costruendo davvero la base per un intelligenza
> collettiva, ponendo le basi di una sorta di complesso DNA dell’umanità, che
> modificherà totalmente le nostre potenzialità intellettive e creative.*
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio <
> giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
>
>> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
>> pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
>> rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>>
>> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva:
>> ecco come" - Agenda Digitale
>>
>>
>>
>> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
>>
>
>
> --
> * Avv. Carlo Blengino *
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,*
> *10138 Torino (TO) - Italy*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
>
>
> ------------------------------
>
> pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> le savais-tu déjà?
> avais-tu deviné?
> bashung, immortels
>
> ------------------------------
> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by maurizio lana
caro Carlo,
capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che
ci descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare
sistemi di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di
terzi, neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale
bene, poi esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in
genere non viene mai dettagliato questo aspetto)
Maurizio
Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo
> (solo) soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci
> riguardano. Non possediamolo /Ius excludèndi òmnes àlios /rispetto
> alle nostre informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di
> sfruttamento sui dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della
> Carta UE mira solo a "proteggere" i dati personali e prescrive le
> condizioni per il trattamento legittimo da parte dei terzi (che
> possono dunque trattarli, ma a quelle condizioni) e l'articolo
> _conferisce due soli diritti_ all'interessato: il diritto di accedere
> ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica. Punto.
> Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE. Ed ha un
> senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche
> quelle personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui
> dati, sulle informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non
> c'è alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci
> riguardano. Il GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione
> delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
> _nonché alla libera circolazione di tali dati "_
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri
> dati, sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque
> stiamo attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di
> copyright, il diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli
> stessi danni: compromettere e limitare la libera circolazione delle
> informazioni, delle idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come
> nei settori della proprietà intellettuale, di aggravare le
> diseguaglianze e rafforzare i monopoli. I disastri del copyright li
> conosciamo, evitiamo di generarne altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la
> prima proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio
> appena sancito dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo
> scritto per IlPost avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto
> all'oblio che nella prima bozza in italiano era "il diritto di esser
> dimenticati" (poi per fortuna fu tolto!). In quel pezzo facevo un
> paragone proprio con il copyright (in vero in senso opposto). Erano
> altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo scrivevo:
> /Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si
> incrementa del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per
> semplificare, può esser considerata solo un enorme giacimento da
> sfruttare ad opera di rapaci società commerciali o di governi più o
> meno autoritari, con potenziale abuso a danno di utenti e cittadini,
> oppure può esser considerata una risorsa straordinaria degna di automa
> tutela. Può darsi che, senza rendercene conto, stiamo costruendo
> davvero la base per un intelligenza collettiva, ponendo le basi di una
> sorta di complesso DNA dell’umanità, che modificherà totalmente le
> nostre potenzialità intellettive e creative./
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio
> <giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
>
> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a
> cogliere pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma
> che mi sembra rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>
> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta
> massiva: ecco come" - Agenda Digitale
>
>
> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
>
>
>
> --
> *
> *
> *Avv. Carlo Blengino*
> *
> *
> /Via Duchessa Jolanda n. 19,/
> /10138 Torino (TO) - Italy/
> /tel. +39 011 4474035/
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Maurizio Lana
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July 1, 2024