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Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by Giacomo Tesio
On Fri, 6 Dec 2024 10:38:57 +0100 Carlo Blengino wrote:
> Giacomo, Ti prego, opta per la terza opzione: ignorami, e lasciami
> nella mia consapevole ignoranza.
Lo faccio più spesso di quanto immagini (non solo con te, ovviamente).
Talvolta però leggere certe sciocchezze mi risulta moralmente
intollerabile. Le mie figlie vivranno nella società che contribuiamo
a creare, anche con questi dibattiti.
In tali occasioni, mi sento moralmente obbligato a rispondere.
Se preferisci, però, posso tornare al consueto sarcasmo. ;-)
Giacomo
Dec. 6, 2024
Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by Carlo Blengino
Il giorno ven 6 dic 2024 alle ore 10:37 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> ha
scritto:
> Caro Carlo,
> ...
> Ecco, questa è la condizione di qualsiasi informatico competente che ti
> ascolta: può decidere (come abbiamo fatto Stefano Quintarelli, Stefano
> Borroni Barale e Stefano Zacchiroli ed io) di metterti in discussione,
> può approfittare della tua ignoranza, usandoti per diffondere propaganda
> sul tema, o può ignorarti per scoramento.
>
> Personalmente oscillo fra la prima e la terza opzione perché a parlare
> a vanvera di informatica siete davvero in tanti.
>
>
Giacomo, Ti prego, opta per la terza opzione: ignorami, e lasciami nella
mia consapevole ignoranza.
Un abbraccio
CB
--
*Avv. Carlo Blengino*
*Via Duchessa Jolanda n. 19,*
*10138 Torino (TO) - Italy*
*tel. +39 011 4474035*
Penalistiassociati.it
Dec. 6, 2024
Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by Giacomo Tesio
Caro Carlo,
> temo gli sfottò del buon Tesio
posso rassicurarti: il mio sarcasmo veicola una critica feroce.
Sia chiaro, di certe tue affermazioni apprezzo l'onestà intellettuale,
ma non posso apprezzare null'altro purtroppo.
E per quanto possa comprendere la difficoltà di trattare temi (come
l'informatica) di cui non solo non si sa nulla, ma non si ha nemmeno
idea di quanto ci sia da sapere, fatico a tollerare i danni che tali
affermazioni producono alla noosfera, laddove chi ti legge o ascolta,
soggetto alla medesima ignoranza, gli attribuisce l'autorevolezza che
ti compete in altri ambiti.
Per fare un paragone drammaticamente attinente, sei nella condizione di
un analfabeta che, circondato da milioni di altri analfabeti, critica
l'interpretazione delle norme che istituiscono l'obbligo scolastico.
Lo fai in assoluta buona fede, convinto che saper leggere e scrivere
sia solo una seccatura e non sia necessario per discutere di norme sul
tema, rinforzato, nella tua credenza, sia dalla diffusione della stessa
fra gli analfabeti sia il sostegno esplicito di diversi esperti di
diritto (che sanno leggere benissimo, ma hanno tutto l'interesse a
mantenerti nella tua supponente ignoranza).
Immagina di osservare la scena con la tua conoscenza della storia,
della letteratura e del diritto: come reagiresti?
Ecco, questa è la condizione di qualsiasi informatico competente che ti
ascolta: può decidere (come abbiamo fatto Stefano Quintarelli, Stefano
Borroni Barale e Stefano Zacchiroli ed io) di metterti in discussione,
può approfittare della tua ignoranza, usandoti per diffondere propaganda
sul tema, o può ignorarti per scoramento.
Personalmente oscillo fra la prima e la terza opzione perché a parlare
a vanvera di informatica siete davvero in tanti.
Ma esattamente come l'analfabeta del mio paragone, critichi la
protezione dei dati cui sei stato programmato a rinunciare, non
comprendendo che saresti il primo a beneficiarne se ti fosse permesso.
Ad esempio, prendi questa frase:
> i dati, rectius le informazioni, anche personali devono circolare
> santo cielo!
Le informazioni non circolano, se ne stanno chiuse in ciascuna delle
nostre teste, come esperienze soggettive di pensiero comunicabile.
L'unica cosa che può "circolare" sono i dati, rappresentazioni
interpretabili impresse su un supporto trasferibile nello spazio
o nel tempo. I dati si chiamano così perché possono essere dati a
qualcuno, appunto. Le nostre menti si sincronizzano (in modo più o meno
preciso a seconda di vari fattori) attraverso i dati che ci scambiamo
esprimendoli ed interpretandoli.
I dati possono essere espressi consapevolmente (tipicamente come
contenuti) o emessi inconsapevolmente (appunto i dati personali).
Tu li accomuni dicendo che "devono circolare santo cielo".
Ti sei mai chiesto perché lo pensi? Perché _devono_ circolare?
Cui prodest?
> Sono la base della conoscenza,
Anzitutto, i dati sono il _veicolo_ della _cultura_, ma non
necessariamente della conoscenza: i dati in circolazione possono
tranquillamente essere falsi, come avvenne per secoli in tutti i
testi in cui dottissimi studiosi discutevano sapientemente la
teoria tolemaica dell'universo.
E poi stai confondendo i dati emessi e i dati espressi dalle persone.
I dati espressi dalle persone devono poter circolare perché esistono
come espressione proprio per circolare.
Ma chi ha detto che i dati emessi inconsapevolmente dalle persone
debbano "circolare"? Perché mai dovrebbero, se sono stati registrati
all'insaputa delle persone che le emettono?
E credimi, non hanno (avete?) la minima consapevolezza della quantità
e della qualità dei dati che vengono registrati ogni secondo da decine
di organizzazioni quando si portano in giro un cellulare o navigano sul
web. E non hanno (avete?) alcuna consapevolezza di come quei dati
vengano usati per orientarne credenze, opinioni politiche, comportamenti
e consumi.
> anche quella delle macchine spara stronzate (frankfurtianamente)
Le macchine non conoscono e non apprendono.
Non più di quanto conoscano o apprendano i libri.
Ed è veramente frustrante doverlo ripetere continuamente anche a
persone intelligenti come te.
Un altro esempio, più corposo:
> Quando uscì il GDPR (2016) ricordo che in studio ci dicemmo: ma sta
> roba è incompatibile con il BigData (in allora il termine era una
> buzzword). Minimizzazione, limitazione della conservazione, stretta
> finalità...tutta roba contraria al valore informativo dei dati, ma
> per fortuna c'erano mille eccezioni, varianti e deroghe e soprattutto
> quei principi si potevano piegare, adattare e soprattutto i pochi che
> si occupavano di protezione dati dal 1995 sapevano che era un diritto
> dai confini incerti, bilanciabile e recessivo, molto diverso dalla
> riservatezza (che quella sì se la passava già davvero male).
Puoi considerare la manipolazione individuale di miliardi di persone
come una fortuna solo perché non hai idea (o non vuoi riconoscere) di
esserne vittima in prima persona insieme a tutte le persone che ami,
sia direttamente (se usi/usate uno smartphone comune), sia
indirettamente (se vivi/vivete in uno stato dove persone che
lo usano vivono, operano e votano).
In un'altra mail poi scrivi:
> La ragione e la forza del "nuovo" diritto per la protezione dei dati
> personali è soprattutto in relazione a dati privi di riservatezza e
> dunque anche quelli pubblici.
I dati pubblici sono la punta dell'iceberg, una frazione minima di
quelli trattati e protetti dal GDPR.
Purtroppo sono gli unici di cui tu hai consapevolezza, non essendo un
informatico: per questo il diritto relativo alle espressioni (diritto
d'autore) ti è molto più chiaro e ti appare più solido e comprensibile.
Come poi una persona che si definisce liberale possa accettare la
riduzione della libertà propria ed altrui (ancorché non attraverso
costrizione fisica, ma menomazione intellettuale) mi sfugge
completamente.
Assumendo buona fede, l'unica spiegazione che mi riesco a dare è che tu
non sia affatto consapevole di quanto le tue opinioni vengano
costantemente e puntualmente orientate e che, fra queste opinioni
eterodirette, vi sia la riduzione di tutto ciò che io ed altri abbiamo
descritto a "complottismo".
Ridurre tutta questa critica ad uno sfottò è miope e controproducente,
perché mantiene te e chi ti ascolta in un'ignoranza presupponente
utilissima a chi vi manipola.
Spero quindi di essere stato più chiaro, eliminando qualsiasi ironia.
Non considerarla, peraltro, una critica diretta a te solo, perché
purtroppo di persone che parlano di informatica senza averne alcuna
comprensione ce ne sono moltissime a tutti i livelli, filosofi,
giornalisti, politici...
Non si rendono conto di danneggiare sé stessi e i propri figli, di
ridursi e ridurli a burattini, ad ingranaggi alienati di macchine
controllate da altri.
Poi ci sono quelli che lo comprendono e gli va bene così.
Servi che non meritano sarcasmo, ma disprezzo.
Giacomo
Dec. 6, 2024
CoARA: evento formativo organizzato da GARR per il prossimo 12.12.2024
by Damiano Verzulli
Carissimi,
immagino che in diversi, qui in lista, possano essere interessati a
questo evento on-line, gratuito, organizzato da GARR:
=========================================
=> "CoARA: a che punto siamo - 12 dicembre 2024"
https://learning.garr.it/enrol/index.php?id=331
[...]
Il webinar vuole essere un’occasione per illustrare i risultati, fino a
questo momento, del Capitolo Nazionale italiano di CoARA (Coalition for
Advancing Research Assessment) e le principali sfide poste dalla riforma
a livello nazionale. Lo scopo del Capitolo Nazionale è sensibilizzare la
comunità nazionale sulla riforma di CoARA e più in generale su una
valutazione responsabile delle attività di ricerca a tutto tondo;
favorire l’apprendimento reciproco e la condivisione di buone pratiche;
promuovere la discussione sulla revisione e lo sviluppo di criteri,
strumenti e processi di valutazione a livello di istituzioni, singoli
ricercatori e progetti.
[...]
=========================================
Bye,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Dec. 5, 2024
Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by Carlo Blengino
Ciao,
molto sinteticamente, mi pare che le tue domande tradiscano l'errore
prospettico di molti, ovvero confondere il diritto alla protezione dei
dati con quello alla riservatezza. Errore indotto dal termine "privacy"
usato ad ombrello. La ragione e la forza del "nuovo" diritto per la
protezione dei dati personali è soprattutto in relazione a dati privi di
riservatezza e dunque anche quelli pubblici. Se ti togli la riservatezza
(la privacy) dalla testa, vedrai che risponderai da solo alle tue domande.
CB
Dec. 5, 2024
Boston Review: "The AI We Deserve"
by J.C. DE MARTIN
https://www.bostonreview.net/forum/the-ai-we-deserve/
Critiques of artificial intelligence abound. Where’s the utopian vision
for what it could be?
Evgeny Morozov
<https://bostonreview.us12.list-manage.com/track/click?u=aea7c9cffc2113645a6…>
leads a forum with Brian Eno, Audrey Tang, Terry Winograd, Bruce
Schneier & Nathan Sanders, Sarah Myers West & Amba Kak, Wendy Liu,
Edward Ongweso Jr., and Brian Merchant
<https://bostonreview.us12.list-manage.com/track/click?u=aea7c9cffc2113645a6…>
Dec. 5, 2024
Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by Guido Vetere
Carlo Blengino:
*Non sono sicuro che la cessione nel caso GEDI fosse per sperimentare
servizi basati su RAG, ma se anche così fosse, e i dati non fossero
utilizzati per addestramento, vi sarebbe comunque un trasferimento di dati
ad OpenAI, quanto meno per la vettorializzazione (credo si dica così) e si
aprirebbero comunque infinite diatribe sulla corretta attribuzione dei
ruoli di titolare e > responsabile tra i diversi soggetti*
GEDI parla vagamente di innovazione eccetera, ma si evince (credo) che
abbiano in mente proprio un RAG. OpenAI parla più esplicitamente di mettere
nei modelli dati di buona qualità in italiano, cioè parla apertamente del
training a livello 'foundational'.
No, per la vettorializzazione (sentence embedding), si può usare un modello
diverso da quello poi usato nella fase generativa, tipicamente si tratta di
un piccolo modello specializzato per l'embedding.
Insomma: dietro questa operazione c'è solo la monetizzazione dall'archivio
da parte di GEDI, e il 'legal washing' di OpenAI.
G.
On Thu, 5 Dec 2024 at 00:41, Carlo Blengino <blengino(a)penalistiassociati.it>
wrote:
> Sono molto d'accordo con Guido Vetere, e questo mi dà l'occasione di
> chiarire la mia affermazione, forse un po' troppo secca,
> sull'incompatibilità del GDPR, e anche di rispondere indirettamente alle
> considerazioni che precedono. Non mi riferivo infatti solo al problema
> del diritto alla cancellazione.
>
> Non sono sicuro che la cessione nel caso GEDI fosse per sperimentare
> servizi basati su RAG, ma se anche così fosse, e i dati non fossero
> utilizzati per addestramento, vi sarebbe comunque un trasferimento di dati
> ad OpenAI, quanto meno per la vettorializzazione (credo si dica così) e si
> aprirebbero comunque infinite diatribe sulla corretta attribuzione dei
> ruoli di titolare e responsabile tra i diversi soggetti. Risolto
> faticosamente quello, il problema per cui un archivio pubblico come
> l'archivio di un grande quotidiano per il GDPR non sarà mai usabile da un
> fornitore per l'addestramento è vera, quale che sia la modalità di
> acquisizione (che sia con lo scraping o con accordi). Non ci sarà mai
> infatti per fini commeriali/imprenditoriali una base giuridica che
> legittimi il trattamento di archivi così rilevanti, almeno in UE, perchè
> quel dataset contiene per forza dati particolari ex art.9 e dati giudiziari
> ex art. 10, circostanza questa che esclude il legittimo interesse. Solo che
> quella è l'unica possibilità di liceità del trattamento (il consenso
> ovviamente non è neppure pensabile), ed è già stata piegata e forzata fin
> troppo per i motori di ricerca dopo la sentenza Costeja Gonzales della ECJ.
> Per salvare il trattamento dei motori di ricerca quali titolari del
> trattamento sulla base del legittimo interesse si sono compiute capriole
> interpretative notevoli là dove tale base è recessiva rispetto al divieto
> di trattamento di dati particolari, ma lì era più facile e nessuno poteva
> vietare Google Search.
> Con gli LLM però non se ne esce, ed i tempi sono cambiati.
> Eppure gli archivi sono una fonte credo fondamentale e viene usata a man
> bassa, tant'è che adesso è oggetto di "licenze" e di monetizzazione.
> E mi chiedo cosa intenda il Garante quando parla di "licenza", termine più
> consono alle privative legate alla proprietà intellettuale (altra normativa
> in frizione) che non al tema della protezione dati. Nel GDPR non esiste
> nessuna "esclusiva" e nessuna licenza (c'è qualcosa di simile nel Data Act,
> ma è riferito ad altro); i dati personali, a maggior ragione se pubblici,
> non sono di nessuno (il titolare è il titolare del trattamento, non dei
> dati, e l'interessato non possiede i suoi dati, può pretenderne la
> protezione, a determinate condizioni). E bene che sia così, perchè i dati,
> rectius le informazioni, anche personali devono circolare santo cielo! Sono
> la base della conoscenza, anche quella delle macchine spara stronzate
> (frankfurtianamente)
> Aggiungo che, dal mio punto di vista, questo tipo di accordi sono un
> disastro per tutti, ma non perchè violino chissà quale diritto fondamentale
> dei cittadini o la protezione dei dati, ma perché generano delle privative
> e delle barriere economiche distorsive basate sul nulla, almeno sotto il
> profilo della data protection (a mio giudizio anche sotto il profilo della
> proprietà intellettuale, ma li le privative esistono davvero!).
>
> E di situazioni così, di incompatibilità, è piena la strada delle
> tecnologie dell'informazione che necessitano della ruminazione di molte
> informazioni.
>
> Quando uscì il GDPR (2016) ricordo che in studio ci dicemmo: ma sta roba è
> incompatibile con il BigData (in allora il termine era una buzzword).
> Minimizzazione, limitazione della conservazione, stretta finalità...tutta
> roba contraria al valore informativo dei dati, ma per fortuna c'erano mille
> eccezioni, varianti e deroghe e soprattutto quei principi si potevano
> piegare, adattare e soprattutto i pochi che si occupavano di protezione
> dati dal 1995 sapevano che era un diritto dai confini incerti, bilanciabile
> e recessivo, molto diverso dalla riservatezza (che quella sì se la passava
> già davvero male).
>
> Possiamo decidere che quelle macchine e quelle tecnologie sono un male,
> che i Salami non hanno alcun interesse per l'umanità, e che non meritano
> tutela alcuna. Bene. Non ne so abbastanza per dirlo e conto molto su di voi
> tecnici. Decidiamolo e lasciamole morire. Però non facciamolo usando il
> GDPR come fosse il baluardo che difende l'umanità dall'AI cattiva e dai
> cattivi che la governano. I problemi sono altri e necessitano di risposte
> diverse.
>
> Forse ho peggiorato la mia posizione e temo gli sfottò del buon Tesio, ma
> sono comunque sempre grato a tutti in questa lista per gli stimoli e le
> riflessioni che mi suscitate.
> CB
>
>
>
> ne fondi il trattamento
>
>
> Il giorno mer 4 dic 2024 alle ore 22:40 Guido Vetere <
> vetere.guido(a)gmail.com> ha scritto:
>
>> Credo che il rilievo del Garante sul caso GEDI sia un atto dovuto: non si
>> possono cedere dati sensibili di cui si è responsabili, che i giornali
>> pubblicano in base al diritto di cronaca, a soggetti terzi che ne vogliono
>> farne usi diversi senza il consenso degli interessati. Quindi la cessione
>> sarebbe illecita anche se OpenAI (o chi per essa) avesse modo di correggere
>> e smentire le notizie 'on the fly' come possono fare i giornali.
>>
>> Il problema è che i LLM acquisiscono competenze linguistiche generali (ad
>> es. quelle che servono per fare summarization) e fattuali (chi è David
>> Mayer) allo stesso modo, e anche se sulla modularizzazione si sono fatti
>> progressi, tutto è più o meno fuso in un sol blocco.
>>
>> Diverso è il caso in cui gli LLM sono usati per fare Retrieval Augmented
>> Generation (RAG). In questi casi, le competenze fattuali si trovano nei
>> documenti 'in chiaro' dove il RAG va a pescare, e alla componente LLM
>> spetta solo il compito di mettere in bella prosa alcuni passaggi
>> informativi che non si trovano nel modello ma appunto in qualche testo
>> leggibile e emendabile.
>>
>> La notizia è che per questo esercizio bastano modelli relativamente
>> piccoli, anche 'aperti', e non è impensabile che questi possano essere
>> costruiti con dati 'puliti'.
>> Nota a margine: quello che GEDI dice di voler fare, da quello che
>> capisco, è esattamente un RAG, come quello che altre testate (es.
>> Washington Post) stanno sperimentando. Non c'è davvero bisogno che OpenAI
>> faccia training sul loro archivio.
>>
>> G.
>>
>>
>> On Tue, 3 Dec 2024 at 12:04, Stefano Quintarelli via nexa <
>> nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>>
>>> Ciao Carlo
>>>
>>> On 02/12/24 23:55, Carlo Blengino wrote:
>>> > Grazie!
>>> > Interessante leggere come da lontano vedano il GDPR e il diritto
>>> > all'oblio (o quello che è).
>>> > La cosa più certa, al di là del caso Mayer, è che, mi pare, il GDPR se
>>> > interpretato restrittivamente non è compatibile con la tecnologia
>>> degli
>>> > LLM. Punto. Si possono fare un po' di accrocchi, ma di fondo c'è un
>>> > totale contrasto, su più principi di base. E questo è un problema per
>>> > l'Europa.
>>>
>>> non mi pare.
>>> se non ricordo male c'e' un termine di 3 mesi, il che vorrebbe dire 4
>>> re-training del modello all'anno.
>>>
>>> per l'azienda si tratta di trovare il punto di equilibrio costi/benefici
>>> rispetto alle dimensioni del proprio modello (e per il sistema, fare un
>>> po' di ricerca su metodi di ottimizzazione)
>>>
>>> https://neuralmagic.com/blog/24-sparse-llama-smaller-models-for-efficient-g…
>>>
>>> d'altronde, anche il consorzio obbligatorio degli olii usati è una
>>> maggiorazione di costi per i meccanici...
>>> :-)
>>>
>>>
>>>
>>> > Il caso GEDI https://www.ilsole24ore.com/art/nel-mirino-garante-l-
>>> > accordo-gedi-openai-AGJLoOTB <https://www.ilsole24ore.com/art/nel-
>>> > mirino-garante-l-accordo-gedi-openai-AGJLoOTB> ne è ulteriore riprova
>>> > (quell'accordo e tutti gli accordi in atto sono una pessima deriva,
>>> sia
>>> > chiaro, ma per altre ragioni)
>>> > Aggiungo a scanso di equivoci, che questa considerazione non vuol dire
>>> a
>>> > mio parere che vi sia incompatibilità tra queste tecnologie ed il
>>> > sacrosanto diritto fondamentale alla protezione dei dati personali.
>>> > CB
>>> >
>>> >
>>> >
>>> > Il giorno lun 2 dic 2024 alle ore 22:32 Daniela Tafani
>>> > <daniela.tafani(a)unipi.it <mailto:daniela.tafani@unipi.it>> ha scritto:
>>> >
>>> > Dec 01, 2024 - Georg Zoeller (AILTI)
>>> > The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name.
>>> >
>>> > ChatGPT users have noticed a curious behavior: It refuses to talk
>>> > about a 'David Mayer'. We have the explanation and point out less
>>> > obvious implications.
>>> >
>>> > TL;DR: While not a juicy conspiracy, OpenAI cut some corners on
>>> > regulatory compliance and the implications are less benign than
>>> they
>>> > seem. In fact, they can be weaponized with unexpected consequences.
>>> >
>>> > ChatGPT is well known for not knowing when to stop talking - the
>>> > underlying transformer architecture lends itself to hallucinations
>>> > in situations when the model is asked to generate text beyond the
>>> > context it was trained on. Even more curious, sometimes it starts
>>> > giving a response, only to change its mind mid sentence, and
>>> > terminating the conversation.
>>> >
>>> > So naturally, when the software stops and refuses to answer, users
>>> > take notice. In this case, ChatGPT users found that mention of the
>>> > name “David Mayer”, whenever included in a message, would
>>> > consistently cause the model to terminate the conversation.
>>> >
>>> > It’s a conspiracy!
>>> > Creating even more mystery, chatGPT rejection messages quickly move
>>> > from unhelpful to ominously threatening when the user starts
>>> > investigating the phenomenon.
>>> >
>>> > Continua qui:
>>> > <https://centreforaileadership.org/resources/
>>> > analysis_the_curious_case_of_one_david_mayer/ <https://
>>> > centreforaileadership.org/resources/
>>> > analysis_the_curious_case_of_one_david_mayer/>>
>>> >
>>> >
>>> >
>>> > --
>>> > *
>>> > *
>>> > *Avv. Carlo Blengino*
>>> > *
>>> > *
>>> > /Via Duchessa Jolanda n. 19,/
>>> > /10138 Torino (TO) - Italy/
>>> > /tel. +39 011 4474035/
>>> > Penalistiassociati.it
>>> > //
>>>
>>> --
>>> You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
>>>
>>>
>
> --
> *Avv. Carlo Blengino*
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,*
> *10138 Torino (TO) - Italy*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
Dec. 5, 2024
Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by 380°
Buongiorno,
da _dilettante_ del diritto e di filosofia mi permetto un paio di commenti
Carlo Blengino <blengino(a)penalistiassociati.it> writes:
[...]
> Non sono sicuro che la cessione nel caso GEDI fosse per sperimentare
> servizi basati su RAG, ma se anche così fosse, e i dati non fossero
> utilizzati per addestramento, vi sarebbe comunque un trasferimento di dati
> ad OpenAI,
lasciando da parte gli "esercizi di cattivo gusto" (giuridico) degli
accordi tra editori e aziende informatiche, che differenza c'è tra
l'indicizzazione degli articoli pubblicati - e sottolineo ottanta volte
pubblicati - e altri tipi di elaborazione, dal punto di vista del GDPR?
scusa l'ignoranza ma la circostanza che i _presunti_ "dati" siano stati
resi _pubblici_ (pubblicati) da un organo di /informazione/ non rende
quei "dati" /liberi/ da GDPR? (cioè: io non li ottengo dalla persona, li
ottengo da una pubblicazione)
[...]
> il problema per cui un archivio pubblico come l'archivio di un grande
> quotidiano per il GDPR non sarà mai usabile da un fornitore per
> l'addestramento è vera, quale che sia la modalità di acquisizione (che
> sia con lo scraping o con accordi).
Tipo il /dato/ che un tale è stato condannato a X anni di carcere con
sentenza passata in giudicato, ecc, ecc, ecc: quello è /trattamento di
dati personali/?
Questo vale anche per i libri nelle biblioteche, giusto?
Questo vale solo per "l'addestramento LLM" o per qualsiasi tipo di
trattamento per mezzo di elaboratore?
> Non ci sarà mai infatti per fini
> commeriali/imprenditoriali una base giuridica che legittimi il
> trattamento di archivi così rilevanti, almeno in UE, perchè quel
> dataset contiene per forza dati particolari ex art.9 e dati giudiziari
> ex art. 10, circostanza questa che esclude il legittimo
> interesse.
Quindi la Treccani non è legittimata a trattare gli archivi delle
sentenze passate in giudicato, per esempio?
Nelle questioni /pubbliche/ (cioè _pubblicate_) non è forse mio
legittimo interesse conoscere i fatti e le circastanze (dati) che
determinano la vita della mia nazione, inclusi dati personali?
[...]
> Per salvare il trattamento dei motori di ricerca quali titolari del
> trattamento sulla base del legittimo interesse si sono compiute
> capriole interpretative notevoli là dove tale base è recessiva
> rispetto al divieto di trattamento di dati particolari,
faranno delle capriole ancora più contorte anche per gli LLM
...fino a riformare il GDPR :-)
> ma lì era più facile e nessuno poteva vietare Google Search.
"Too big to stop"?
[...]
> E mi chiedo cosa intenda il Garante quando parla di "licenza",
farà parte delle capriole (sgraziate) che tocca fare al Garante
[...]
> i dati personali, a maggior ragione se pubblici, non sono di nessuno
> (il titolare è il titolare del trattamento, non dei dati, e
> l'interessato non possiede i suoi dati, può pretenderne la protezione,
> a determinate condizioni).
protezione tipo che nessuno può leggere la sua corrispondenza privata
(email, chat, compiti in classe, risultati di test scolastici, risultati
di visite mediche, ecc. ecc. ecc. ecc.) come parte integrante del
/servizio/, perché questo ha sempre fatto schifo e deve continuare a
farlo?
il GDPR dovrebbe servire a _questo_, non a stabilire chi può e chi non
può trattare dati, anche personali, contenuti in archivi _pubblici_
(pubblicati)
> E bene che sia così, perchè i dati, rectius le informazioni, anche
> personali devono circolare santo cielo! Sono la base della conoscenza,
Amen.
[...]
> Quando uscì il GDPR (2016) ricordo che in studio ci dicemmo: ma sta roba è
> incompatibile con il BigData (in allora il termine era una buzzword).
Io, che sono ingenuo da fare paura, ho sempre pensato che il GDPR
servisse a garantire che i dati _privati_ - e sottolineo ottanta volte
privati - rimanessero tali, ovvero /riservati/ tra me e il mio
fornitore, che non si deve azzardare a trasmetterli a terzi se non per
l'esecuzione degli _specifici_ compiti inclusi nel rapporto
_contrattuale_ (e di tali trasferimenti devo essere informato).
...e invece, il mio numero di cellulare è da anni in una lista che
innumerevoli "agenti del male" (quello che sento per loro) usano
insistentemente per tentare di interrompermi almeno 3 volte al giorno
non mi risulta che i numeri di cellulare siano _pubblicati_ dagli organi
di informazione, sicuramente non il mio
> Minimizzazione, limitazione della conservazione, stretta finalità...tutta
> roba contraria al valore informativo dei dati,
non capisco perché i miei dati personali non debbano essere trattati
secondo quei principi, _soprattutto_ perché il valore informativo dei
miei dati personali VOGLIO che diventi zero una volta che con quel
determinato fornitore ho cessato ogni rapporto
cosa ben diversa è la _pubblicazione_ di ALCUNI dati personali, che SE
avviene nell'ambito del c.d. interesse pubblico dovrebbe già essere
ampiamente tutelata dal codice penale e civile, che superano di gran
lunga il GDPR... ma io sono dilettante e ingenuo
il solo pensiero che "la privacy" venga di tanto in tanto abusata come
mezzo di CENSURA sia di attività di pubblica informazione che di
attività di pubblica sicurezza mi disturba alquanto
[...]
> Però non facciamolo usando il GDPR come fosse il baluardo che difende
> l'umanità
soprattutto non facciamolo usando il GDPR come una _clava_ contro "la
qualsiasi", perché fa malissimo allo stato di diritto
> dall'AI cattiva e dai cattivi che la governano. I problemi sono altri
> e necessitano di risposte diverse.
tipo: vogliamo vietare o no che TONNELLATE di dati personali
riservatissimi quali email, chat, compiti in classe, risultati di test
scolastici, risultati di visite mediche, ecc. vengano raccolti ed
elaborati? Certe cose non dovrebbero essere fatte NEMMENO col consenso
dei "titolari dei diritti", perché sono comunque /minorati/.
[...]
Grazie per l'attenzione.
Saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Dec. 5, 2024
Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by Andrea Bolioli
Grazie mille per le integrazioni.
Per quanto riguarda i dati personali presenti nei testi, dal punto di vista
tecnico NLP una soluzione sarebbe l’anonimizzazione (eliminare dai testi i
dati personali / identificatori per cui non si ha l’autorizzazione al
trattamento). Soluzione complicata ma teoricamente possibile, che si può
fare in modo più o meno restrittivo.
Inoltre, i tipi di testi, e quindi anche le news, possono essere
classificati automaticamente, scartando quelli che non si possono
riutilizzare . Riguardo alle persone, si possono ad es fare distinzioni tra
personaggi pubblici e no.
Si tratta di tecnologie/metodologie di cui le grandi aziende Ai dispongono.
Fino a un paio di anni fa, per creare LLM si è buttato dentro tutto,
“ramazzando” tutto quanto con poco preprocessing.
Buona giornata,
Andrea
Il giorno gio 5 dic 2024 alle 00:41 Carlo Blengino <
blengino(a)penalistiassociati.it> ha scritto:
> Sono molto d'accordo con Guido Vetere, e questo mi dà l'occasione di
> chiarire la mia affermazione, forse un po' troppo secca,
> sull'incompatibilità del GDPR, e anche di rispondere indirettamente alle
> considerazioni che precedono. Non mi riferivo infatti solo al problema
> del diritto alla cancellazione.
>
> Non sono sicuro che la cessione nel caso GEDI fosse per sperimentare
> servizi basati su RAG, ma se anche così fosse, e i dati non fossero
> utilizzati per addestramento, vi sarebbe comunque un trasferimento di dati
> ad OpenAI, quanto meno per la vettorializzazione (credo si dica così) e si
> aprirebbero comunque infinite diatribe sulla corretta attribuzione dei
> ruoli di titolare e responsabile tra i diversi soggetti. Risolto
> faticosamente quello, il problema per cui un archivio pubblico come
> l'archivio di un grande quotidiano per il GDPR non sarà mai usabile da un
> fornitore per l'addestramento è vera, quale che sia la modalità di
> acquisizione (che sia con lo scraping o con accordi). Non ci sarà mai
> infatti per fini commeriali/imprenditoriali una base giuridica che
> legittimi il trattamento di archivi così rilevanti, almeno in UE, perchè
> quel dataset contiene per forza dati particolari ex art.9 e dati giudiziari
> ex art. 10, circostanza questa che esclude il legittimo interesse. Solo che
> quella è l'unica possibilità di liceità del trattamento (il consenso
> ovviamente non è neppure pensabile), ed è già stata piegata e forzata fin
> troppo per i motori di ricerca dopo la sentenza Costeja Gonzales della ECJ.
> Per salvare il trattamento dei motori di ricerca quali titolari del
> trattamento sulla base del legittimo interesse si sono compiute capriole
> interpretative notevoli là dove tale base è recessiva rispetto al divieto
> di trattamento di dati particolari, ma lì era più facile e nessuno poteva
> vietare Google Search.
> Con gli LLM però non se ne esce, ed i tempi sono cambiati.
> Eppure gli archivi sono una fonte credo fondamentale e viene usata a man
> bassa, tant'è che adesso è oggetto di "licenze" e di monetizzazione.
> E mi chiedo cosa intenda il Garante quando parla di "licenza", termine più
> consono alle privative legate alla proprietà intellettuale (altra normativa
> in frizione) che non al tema della protezione dati. Nel GDPR non esiste
> nessuna "esclusiva" e nessuna licenza (c'è qualcosa di simile nel Data Act,
> ma è riferito ad altro); i dati personali, a maggior ragione se pubblici,
> non sono di nessuno (il titolare è il titolare del trattamento, non dei
> dati, e l'interessato non possiede i suoi dati, può pretenderne la
> protezione, a determinate condizioni). E bene che sia così, perchè i dati,
> rectius le informazioni, anche personali devono circolare santo cielo! Sono
> la base della conoscenza, anche quella delle macchine spara stronzate
> (frankfurtianamente)
> Aggiungo che, dal mio punto di vista, questo tipo di accordi sono un
> disastro per tutti, ma non perchè violino chissà quale diritto fondamentale
> dei cittadini o la protezione dei dati, ma perché generano delle privative
> e delle barriere economiche distorsive basate sul nulla, almeno sotto il
> profilo della data protection (a mio giudizio anche sotto il profilo della
> proprietà intellettuale, ma li le privative esistono davvero!).
>
> E di situazioni così, di incompatibilità, è piena la strada delle
> tecnologie dell'informazione che necessitano della ruminazione di molte
> informazioni.
>
> Quando uscì il GDPR (2016) ricordo che in studio ci dicemmo: ma sta roba è
> incompatibile con il BigData (in allora il termine era una buzzword).
> Minimizzazione, limitazione della conservazione, stretta finalità...tutta
> roba contraria al valore informativo dei dati, ma per fortuna c'erano mille
> eccezioni, varianti e deroghe e soprattutto quei principi si potevano
> piegare, adattare e soprattutto i pochi che si occupavano di protezione
> dati dal 1995 sapevano che era un diritto dai confini incerti, bilanciabile
> e recessivo, molto diverso dalla riservatezza (che quella sì se la passava
> già davvero male).
>
> Possiamo decidere che quelle macchine e quelle tecnologie sono un male,
> che i Salami non hanno alcun interesse per l'umanità, e che non meritano
> tutela alcuna. Bene. Non ne so abbastanza per dirlo e conto molto su di voi
> tecnici. Decidiamolo e lasciamole morire. Però non facciamolo usando il
> GDPR come fosse il baluardo che difende l'umanità dall'AI cattiva e dai
> cattivi che la governano. I problemi sono altri e necessitano di risposte
> diverse.
>
> Forse ho peggiorato la mia posizione e temo gli sfottò del buon Tesio, ma
> sono comunque sempre grato a tutti in questa lista per gli stimoli e le
> riflessioni che mi suscitate.
> CB
>
>
>
> ne fondi il trattamento
>
>
> Il giorno mer 4 dic 2024 alle ore 22:40 Guido Vetere <
> vetere.guido(a)gmail.com> ha scritto:
>
>> Credo che il rilievo del Garante sul caso GEDI sia un atto dovuto: non si
>> possono cedere dati sensibili di cui si è responsabili, che i giornali
>> pubblicano in base al diritto di cronaca, a soggetti terzi che ne vogliono
>> farne usi diversi senza il consenso degli interessati. Quindi la cessione
>> sarebbe illecita anche se OpenAI (o chi per essa) avesse modo di correggere
>> e smentire le notizie 'on the fly' come possono fare i giornali.
>>
>> Il problema è che i LLM acquisiscono competenze linguistiche generali (ad
>> es. quelle che servono per fare summarization) e fattuali (chi è David
>> Mayer) allo stesso modo, e anche se sulla modularizzazione si sono fatti
>> progressi, tutto è più o meno fuso in un sol blocco.
>>
>> Diverso è il caso in cui gli LLM sono usati per fare Retrieval Augmented
>> Generation (RAG). In questi casi, le competenze fattuali si trovano nei
>> documenti 'in chiaro' dove il RAG va a pescare, e alla componente LLM
>> spetta solo il compito di mettere in bella prosa alcuni passaggi
>> informativi che non si trovano nel modello ma appunto in qualche testo
>> leggibile e emendabile.
>>
>> La notizia è che per questo esercizio bastano modelli relativamente
>> piccoli, anche 'aperti', e non è impensabile che questi possano essere
>> costruiti con dati 'puliti'.
>> Nota a margine: quello che GEDI dice di voler fare, da quello che
>> capisco, è esattamente un RAG, come quello che altre testate (es.
>> Washington Post) stanno sperimentando. Non c'è davvero bisogno che OpenAI
>> faccia training sul loro archivio.
>>
>> G.
>>
>>
>> On Tue, 3 Dec 2024 at 12:04, Stefano Quintarelli via nexa <
>> nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>>
>>> Ciao Carlo
>>>
>>> On 02/12/24 23:55, Carlo Blengino wrote:
>>> > Grazie!
>>> > Interessante leggere come da lontano vedano il GDPR e il diritto
>>> > all'oblio (o quello che è).
>>> > La cosa più certa, al di là del caso Mayer, è che, mi pare, il GDPR se
>>> > interpretato restrittivamente non è compatibile con la tecnologia
>>> degli
>>> > LLM. Punto. Si possono fare un po' di accrocchi, ma di fondo c'è un
>>> > totale contrasto, su più principi di base. E questo è un problema per
>>> > l'Europa.
>>>
>>> non mi pare.
>>> se non ricordo male c'e' un termine di 3 mesi, il che vorrebbe dire 4
>>> re-training del modello all'anno.
>>>
>>> per l'azienda si tratta di trovare il punto di equilibrio costi/benefici
>>> rispetto alle dimensioni del proprio modello (e per il sistema, fare un
>>> po' di ricerca su metodi di ottimizzazione)
>>>
>>> https://neuralmagic.com/blog/24-sparse-llama-smaller-models-for-efficient-g…
>>>
>>> d'altronde, anche il consorzio obbligatorio degli olii usati è una
>>> maggiorazione di costi per i meccanici...
>>> :-)
>>>
>>>
>>>
>>> > Il caso GEDI https://www.ilsole24ore.com/art/nel-mirino-garante-l-
>>> > accordo-gedi-openai-AGJLoOTB <https://www.ilsole24ore.com/art/nel-
>>> > mirino-garante-l-accordo-gedi-openai-AGJLoOTB> ne è ulteriore riprova
>>> > (quell'accordo e tutti gli accordi in atto sono una pessima deriva,
>>> sia
>>> > chiaro, ma per altre ragioni)
>>> > Aggiungo a scanso di equivoci, che questa considerazione non vuol dire
>>> a
>>> > mio parere che vi sia incompatibilità tra queste tecnologie ed il
>>> > sacrosanto diritto fondamentale alla protezione dei dati personali.
>>> > CB
>>> >
>>> >
>>> >
>>> > Il giorno lun 2 dic 2024 alle ore 22:32 Daniela Tafani
>>> > <daniela.tafani(a)unipi.it <mailto:daniela.tafani@unipi.it>> ha scritto:
>>> >
>>> > Dec 01, 2024 - Georg Zoeller (AILTI)
>>> > The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name.
>>> >
>>> > ChatGPT users have noticed a curious behavior: It refuses to talk
>>> > about a 'David Mayer'. We have the explanation and point out less
>>> > obvious implications.
>>> >
>>> > TL;DR: While not a juicy conspiracy, OpenAI cut some corners on
>>> > regulatory compliance and the implications are less benign than
>>> they
>>> > seem. In fact, they can be weaponized with unexpected consequences.
>>> >
>>> > ChatGPT is well known for not knowing when to stop talking - the
>>> > underlying transformer architecture lends itself to hallucinations
>>> > in situations when the model is asked to generate text beyond the
>>> > context it was trained on. Even more curious, sometimes it starts
>>> > giving a response, only to change its mind mid sentence, and
>>> > terminating the conversation.
>>> >
>>> > So naturally, when the software stops and refuses to answer, users
>>> > take notice. In this case, ChatGPT users found that mention of the
>>> > name “David Mayer”, whenever included in a message, would
>>> > consistently cause the model to terminate the conversation.
>>> >
>>> > It’s a conspiracy!
>>> > Creating even more mystery, chatGPT rejection messages quickly move
>>> > from unhelpful to ominously threatening when the user starts
>>> > investigating the phenomenon.
>>> >
>>> > Continua qui:
>>> > <https://centreforaileadership.org/resources/
>>> > analysis_the_curious_case_of_one_david_mayer/ <https://
>>> > centreforaileadership.org/resources/
>>> > analysis_the_curious_case_of_one_david_mayer/>>
>>> >
>>> >
>>> >
>>> > --
>>> > *
>>> > *
>>> > *Avv. Carlo Blengino*
>>> > *
>>> > *
>>> > /Via Duchessa Jolanda n. 19,/
>>> <https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,%2F+%0D%0A+%2…>
>>>
>>> <https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,%2F+%0D%0A+%2…>>
>>> /10138 Torino (TO) - Italy
>>> <https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,%2F+%0D%0A+%2…>
>>> /
>>> > /tel. +39 011 4474035/
>>> > Penalistiassociati.it
>>> > //
>>>
>>> --
>>> You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
>>>
>>>
>
> --
> *Avv. Carlo Blengino*
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,
> <https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,+10138+Torino…>*
> *10138 Torino (TO) - Italy
> <https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,+10138+Torino…>*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
Dec. 5, 2024
Re: [nexa] The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name
by Carlo Blengino
Sono molto d'accordo con Guido Vetere, e questo mi dà l'occasione di
chiarire la mia affermazione, forse un po' troppo secca,
sull'incompatibilità del GDPR, e anche di rispondere indirettamente alle
considerazioni che precedono. Non mi riferivo infatti solo al problema
del diritto alla cancellazione.
Non sono sicuro che la cessione nel caso GEDI fosse per sperimentare
servizi basati su RAG, ma se anche così fosse, e i dati non fossero
utilizzati per addestramento, vi sarebbe comunque un trasferimento di dati
ad OpenAI, quanto meno per la vettorializzazione (credo si dica così) e si
aprirebbero comunque infinite diatribe sulla corretta attribuzione dei
ruoli di titolare e responsabile tra i diversi soggetti. Risolto
faticosamente quello, il problema per cui un archivio pubblico come
l'archivio di un grande quotidiano per il GDPR non sarà mai usabile da un
fornitore per l'addestramento è vera, quale che sia la modalità di
acquisizione (che sia con lo scraping o con accordi). Non ci sarà mai
infatti per fini commeriali/imprenditoriali una base giuridica che
legittimi il trattamento di archivi così rilevanti, almeno in UE, perchè
quel dataset contiene per forza dati particolari ex art.9 e dati giudiziari
ex art. 10, circostanza questa che esclude il legittimo interesse. Solo che
quella è l'unica possibilità di liceità del trattamento (il consenso
ovviamente non è neppure pensabile), ed è già stata piegata e forzata fin
troppo per i motori di ricerca dopo la sentenza Costeja Gonzales della ECJ.
Per salvare il trattamento dei motori di ricerca quali titolari del
trattamento sulla base del legittimo interesse si sono compiute capriole
interpretative notevoli là dove tale base è recessiva rispetto al divieto
di trattamento di dati particolari, ma lì era più facile e nessuno poteva
vietare Google Search.
Con gli LLM però non se ne esce, ed i tempi sono cambiati.
Eppure gli archivi sono una fonte credo fondamentale e viene usata a man
bassa, tant'è che adesso è oggetto di "licenze" e di monetizzazione.
E mi chiedo cosa intenda il Garante quando parla di "licenza", termine più
consono alle privative legate alla proprietà intellettuale (altra normativa
in frizione) che non al tema della protezione dati. Nel GDPR non esiste
nessuna "esclusiva" e nessuna licenza (c'è qualcosa di simile nel Data Act,
ma è riferito ad altro); i dati personali, a maggior ragione se pubblici,
non sono di nessuno (il titolare è il titolare del trattamento, non dei
dati, e l'interessato non possiede i suoi dati, può pretenderne la
protezione, a determinate condizioni). E bene che sia così, perchè i dati,
rectius le informazioni, anche personali devono circolare santo cielo! Sono
la base della conoscenza, anche quella delle macchine spara stronzate
(frankfurtianamente)
Aggiungo che, dal mio punto di vista, questo tipo di accordi sono un
disastro per tutti, ma non perchè violino chissà quale diritto fondamentale
dei cittadini o la protezione dei dati, ma perché generano delle privative
e delle barriere economiche distorsive basate sul nulla, almeno sotto il
profilo della data protection (a mio giudizio anche sotto il profilo della
proprietà intellettuale, ma li le privative esistono davvero!).
E di situazioni così, di incompatibilità, è piena la strada delle
tecnologie dell'informazione che necessitano della ruminazione di molte
informazioni.
Quando uscì il GDPR (2016) ricordo che in studio ci dicemmo: ma sta roba è
incompatibile con il BigData (in allora il termine era una buzzword).
Minimizzazione, limitazione della conservazione, stretta finalità...tutta
roba contraria al valore informativo dei dati, ma per fortuna c'erano mille
eccezioni, varianti e deroghe e soprattutto quei principi si potevano
piegare, adattare e soprattutto i pochi che si occupavano di protezione
dati dal 1995 sapevano che era un diritto dai confini incerti, bilanciabile
e recessivo, molto diverso dalla riservatezza (che quella sì se la passava
già davvero male).
Possiamo decidere che quelle macchine e quelle tecnologie sono un male, che
i Salami non hanno alcun interesse per l'umanità, e che non meritano tutela
alcuna. Bene. Non ne so abbastanza per dirlo e conto molto su di voi
tecnici. Decidiamolo e lasciamole morire. Però non facciamolo usando il
GDPR come fosse il baluardo che difende l'umanità dall'AI cattiva e dai
cattivi che la governano. I problemi sono altri e necessitano di risposte
diverse.
Forse ho peggiorato la mia posizione e temo gli sfottò del buon Tesio, ma
sono comunque sempre grato a tutti in questa lista per gli stimoli e le
riflessioni che mi suscitate.
CB
ne fondi il trattamento
Il giorno mer 4 dic 2024 alle ore 22:40 Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
ha scritto:
> Credo che il rilievo del Garante sul caso GEDI sia un atto dovuto: non si
> possono cedere dati sensibili di cui si è responsabili, che i giornali
> pubblicano in base al diritto di cronaca, a soggetti terzi che ne vogliono
> farne usi diversi senza il consenso degli interessati. Quindi la cessione
> sarebbe illecita anche se OpenAI (o chi per essa) avesse modo di correggere
> e smentire le notizie 'on the fly' come possono fare i giornali.
>
> Il problema è che i LLM acquisiscono competenze linguistiche generali (ad
> es. quelle che servono per fare summarization) e fattuali (chi è David
> Mayer) allo stesso modo, e anche se sulla modularizzazione si sono fatti
> progressi, tutto è più o meno fuso in un sol blocco.
>
> Diverso è il caso in cui gli LLM sono usati per fare Retrieval Augmented
> Generation (RAG). In questi casi, le competenze fattuali si trovano nei
> documenti 'in chiaro' dove il RAG va a pescare, e alla componente LLM
> spetta solo il compito di mettere in bella prosa alcuni passaggi
> informativi che non si trovano nel modello ma appunto in qualche testo
> leggibile e emendabile.
>
> La notizia è che per questo esercizio bastano modelli relativamente
> piccoli, anche 'aperti', e non è impensabile che questi possano essere
> costruiti con dati 'puliti'.
> Nota a margine: quello che GEDI dice di voler fare, da quello che capisco,
> è esattamente un RAG, come quello che altre testate (es. Washington Post)
> stanno sperimentando. Non c'è davvero bisogno che OpenAI faccia training
> sul loro archivio.
>
> G.
>
>
> On Tue, 3 Dec 2024 at 12:04, Stefano Quintarelli via nexa <
> nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>
>> Ciao Carlo
>>
>> On 02/12/24 23:55, Carlo Blengino wrote:
>> > Grazie!
>> > Interessante leggere come da lontano vedano il GDPR e il diritto
>> > all'oblio (o quello che è).
>> > La cosa più certa, al di là del caso Mayer, è che, mi pare, il GDPR se
>> > interpretato restrittivamente non è compatibile con la tecnologia degli
>> > LLM. Punto. Si possono fare un po' di accrocchi, ma di fondo c'è un
>> > totale contrasto, su più principi di base. E questo è un problema per
>> > l'Europa.
>>
>> non mi pare.
>> se non ricordo male c'e' un termine di 3 mesi, il che vorrebbe dire 4
>> re-training del modello all'anno.
>>
>> per l'azienda si tratta di trovare il punto di equilibrio costi/benefici
>> rispetto alle dimensioni del proprio modello (e per il sistema, fare un
>> po' di ricerca su metodi di ottimizzazione)
>>
>> https://neuralmagic.com/blog/24-sparse-llama-smaller-models-for-efficient-g…
>>
>> d'altronde, anche il consorzio obbligatorio degli olii usati è una
>> maggiorazione di costi per i meccanici...
>> :-)
>>
>>
>>
>> > Il caso GEDI https://www.ilsole24ore.com/art/nel-mirino-garante-l-
>> > accordo-gedi-openai-AGJLoOTB <https://www.ilsole24ore.com/art/nel-
>> > mirino-garante-l-accordo-gedi-openai-AGJLoOTB> ne è ulteriore riprova
>> > (quell'accordo e tutti gli accordi in atto sono una pessima deriva, sia
>> > chiaro, ma per altre ragioni)
>> > Aggiungo a scanso di equivoci, che questa considerazione non vuol dire
>> a
>> > mio parere che vi sia incompatibilità tra queste tecnologie ed il
>> > sacrosanto diritto fondamentale alla protezione dei dati personali.
>> > CB
>> >
>> >
>> >
>> > Il giorno lun 2 dic 2024 alle ore 22:32 Daniela Tafani
>> > <daniela.tafani(a)unipi.it <mailto:daniela.tafani@unipi.it>> ha scritto:
>> >
>> > Dec 01, 2024 - Georg Zoeller (AILTI)
>> > The Curious Case of David Mayer, the man ChatGPT cannot name.
>> >
>> > ChatGPT users have noticed a curious behavior: It refuses to talk
>> > about a 'David Mayer'. We have the explanation and point out less
>> > obvious implications.
>> >
>> > TL;DR: While not a juicy conspiracy, OpenAI cut some corners on
>> > regulatory compliance and the implications are less benign than they
>> > seem. In fact, they can be weaponized with unexpected consequences.
>> >
>> > ChatGPT is well known for not knowing when to stop talking - the
>> > underlying transformer architecture lends itself to hallucinations
>> > in situations when the model is asked to generate text beyond the
>> > context it was trained on. Even more curious, sometimes it starts
>> > giving a response, only to change its mind mid sentence, and
>> > terminating the conversation.
>> >
>> > So naturally, when the software stops and refuses to answer, users
>> > take notice. In this case, ChatGPT users found that mention of the
>> > name “David Mayer”, whenever included in a message, would
>> > consistently cause the model to terminate the conversation.
>> >
>> > It’s a conspiracy!
>> > Creating even more mystery, chatGPT rejection messages quickly move
>> > from unhelpful to ominously threatening when the user starts
>> > investigating the phenomenon.
>> >
>> > Continua qui:
>> > <https://centreforaileadership.org/resources/
>> > analysis_the_curious_case_of_one_david_mayer/ <https://
>> > centreforaileadership.org/resources/
>> > analysis_the_curious_case_of_one_david_mayer/>>
>> >
>> >
>> >
>> > --
>> > *
>> > *
>> > *Avv. Carlo Blengino*
>> > *
>> > *
>> > /Via Duchessa Jolanda n. 19,/
>> > /10138 Torino (TO) - Italy/
>> > /tel. +39 011 4474035/
>> > Penalistiassociati.it
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>>
>> --
>> You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
>>
>>
--
*Avv. Carlo Blengino*
*Via Duchessa Jolanda n. 19,*
*10138 Torino (TO) - Italy*
*tel. +39 011 4474035*
Penalistiassociati.it
Dec. 4, 2024