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Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Alfredo Bregni
Ciao, Enrico.
"Fare qualcosa di utile insieme" significava vedere la gente impegnarsi in un progetto proprio, ...e tre
volte rivoluzionario:
- Sul piano tecnico-economico: diventare proprietari dell'ultimo miglio, cambiando non poche logiche di potere;
- Sul piano sociale: plasmare insieme una nuova realtà;
- Sul piano democratico: costruire, sulla nuova realtà "propria" e "fatta insieme", un nuovo modo di (co)operare, per darsi servizio reciproco disintermediando tutto il possibile.
E sarebbe stato qualcosa di "autoavverante", perché il germe di "fare insieme" è la base di tutto, ...che abbiamo dimenticato.
Ti faccio i miei complimenti per quello che hai scelto di fare e sei riuscito a realizzare, ma sai da solo -- senza che te lo dica io -- che si tratta di un ambito specifico e circoscritto, per quanto importante e pervasivo possa essere.
Alla UE un giorno ho detto: "invece di microdefinire ogni più piccolo ambito di ricerca che pensate di finanziare, perché non date a tre saggi il 40% di tutto il budget della ricerca, e lo mettete sotto la dicitura di 'unexpected innovation'?"
Hanno sbarellato un attimo, perché hanno capito che nel loro approccio di micromanagement burocratico-ossessivo qualcosa non andava, ma sono certo che alla fine abbiano solo dato una scrollata alle spalle.
Questo per dire che, se si vuole cambiare qualcosa, si deve cambiare abbastanza di brutto, non mettere a posto le sedie sul Titanic...
E l'informatica, come vero ruolo socio-economico, dovrebbe per prima cosa crecare di diventare dependable, friendly e flessibile, mentre oggi a me sembra tutto il contrario di questo, con una nuova casta gergale di "preti", che ha passato gli ultimi trent'anni a costruire mirabilissime cattedrali di sabbia (si ragiona prncipalmente in termini di reusability, proprio perché l'IT è importante e pervasiva, e occorre arrivare presto, ...e addio a tutto il resto).
Se l'Europa "insegnerà informatica" come oggi "fa ricerca", capisci ammè che non sarà una landa molto felice.
E se abbiamo i politici che abbiamo (e probabilmente pure ci meritiamo...), forse questa è una cassandrata facile.
----- Original Message -----
From: Enrico Nardelli
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Tuesday, November 26, 2024 1:44 PM
Subject: Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
Caro Alfredo,
io sto "facendo" da 10 anni, per la diffusione della consapevolezza dell'importanza di insegnare l'informatica nelle scuola, cioè a tutti i cittadini, col progetto Programma il Futuro (https://programmailfuturo.it) con le attività della coalizione europea Informatics for All (https://informaticsforall.org) con i miei interventi divulgativi (https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli/dissemination-articles.html) e, da ultimo ma non meno importante, con le "pillole" di informatica estratte dal mio libro "La rivoluzione informatica" e pubblicate settimanalmente dall'IRPA (https://www.irpa.eu/a-passeggio-con-la-informatica/)
Stanno "avvenendo" le cose? Nel novembre 2023 il Parlamento Europeo ha approvato una raccomandazione a tutti gli Stati Membri affinché l'informatica faccia parte dell'istruzione obbligatoria fin dai primi anni. Ne ho scritto qua https://www.startmag.it/innovazione/la-raccomandazione-europea-insegnamento…
Per la prima volta, dopo più di vent'anni in cui si è parlato solo di "digital skills", il termine "informatica" è entrato nel lessico della politica europea. Chissà che prima o poi non lo comprendano anche i politici italiani, ora che attraverso l'intelligenza artificiale hanno capito che "questa roba" è importante.
Quindi, sì, dal mio punto di vista qualcosa sta avvenendo. È sufficiente? No, è solo il primo passo, serviranno penso almeno altri dieci o vent'anni per vedere effetti concreti nei singoli paesi.
Mi spiace se non riesco a fare di più, ma penso che sia più efficace - visto che non sono in politica ma nell'accademia - impegnarmi nei temi tecnici sui quali ho competenza invece che su un generico "fare qualcosa di utile insieme".
Ciao, Enrico
Il 26/11/2024 00:33, Alfredo Bregni ha scritto:
Ciao, Enrico, Giacomo e tutti.
Odio fare quello che pontifica, ma il problema è far avvenire le cose, non raccontare cosa andrebbe fatto.
E in un mondo complesso, la cosa si ottiene -- SE E SOLO SE è arrivato il momento buono... -- agendo "per condizioni necessarie" (= si deve fare quello senza il quale non può avvenire quello che serve, ...sperando che le cose girino nella direzione voluta).
Tutto quello che di cui parlate voi -- Enrico e Giacomo -- si chiama "cultura", ...e non è un caso se la gente (salvo i privilegiati) viene mantenuta in una sottocultura consumistica e manipolata, quando non peggio.
Mettersi a fare proclami che tutti dovrebbero crescere culturalmente è tanto bello in teoria quanto inutile sul campo.
La mia idea di far comunicare la gente, DOPO che avesse impostato un progetto corale di "riappropriarci di qualcosa di nostro" (detto banalmente, paghiamo il canone su qualcosa di nostro, strapagato negli anni, e la transizione da rame a fibra era l'occasione buona), decidendo poi cosa offrire l'uno all'altro, con un livello di intermediazione ridotto / nullo, era in questa direzione: se non c'è quello, tutto il resto manca; se non si cambia il punto chiave, l'intermediazione, il cambiamento neanche parte (la cultura si cambia in 50 anni, e forse neanche: avevo 18 anni nel '68, e mi sentirei di dire che si è più perso che progredito, rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare; con la comunicazione -- persino "fisica" -- in mano ai cittadini, si sarebbe potuto vedere cambiare qualcosa in 10).
IL PUNTO E' CHE NON ERA ARRIVATO IL MOMENTO: era il momento giusto sul piano tecnico (transizione da rame a fibra), ma non su quello sociale, culturale e politico: praticamente tutti i "cittadini" che ho incontrato, o pensavano a farci sopra del business, o aspettavano di sentire quali fossero le idee altrui, per "comprare" da altri la direzione del proprio futuro, invece di pensare a prendere l'iniziativa nelle loro mani (e questo DI CERTO dal '68 ce lo siamo beatamente perduto).
Condizione necessaria, non sufficiente, era e sarà provare a svegliare la gente a fare una cosa utile insieme.
E ora si aspetta che arrivi un'altra occasione e la gente abbia capito qualcosa di più (nel trend dal '68 ad oggi, temo di doverne dubitare).
Per ribaltare un grosso sasso, si deve attendere una scossa di terremoto e poi spingere tutti insieme (considerato che le macchine movimento terra sono in mano a chi il masso lo vuole lasciare dov'è). Il terremoto era la transizione tecnologica rame-fibra, ma la gente non aveva (più) la cultura politica di fare le cose insieme, e (non ancora) quella tecnica di capire la relazione fra tecnologia (di comunicazione; l'informatica c'entra molto meno) e democrazia.
Se parlate di (sola) informatica, o al contrario dell'universo mondo di tutta la cultura, parlate di qualcosa di molto parziale (e/o addirittura ingannevole), oppure di ingestibile nella sua enormità. Non si va da nessuna parte.
Si deve attendere il momento, e agire in modo mirato in un punto chiave.
Tema più vasto (come problem determination) e più ristretto (come problem solution) di quello che si dibatte qua.
E scusate se ho pontificato...
In ogni caso, basta guardare all'avventura del Movimento Cinque Stelle, delle vaccinazioni e green pass Covid, e del superbonus 110%, per capire quanto siamo indietro rispetto a 56 anni fa...
Non c'è un c...o di cultura socio-politica diffusa, oggi.
--
-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html ======================================================
Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
======================================================
--
Nov. 26, 2024
Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Enrico Nardelli
Caro Alfredo,
io sto "facendo" da 10 anni, per la diffusione della consapevolezza
dell'importanza di insegnare l'informatica nelle scuola, cioè a tutti i
cittadini, col progetto Programma il Futuro
(https://programmailfuturo.it) con le attività della coalizione europea
Informatics for All (https://informaticsforall.org) con i miei
interventi divulgativi
(https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli/dissemination-articles.html) e,
da ultimo ma non meno importante, con le "pillole" di informatica
estratte dal mio libro "La rivoluzione informatica" e pubblicate
settimanalmente dall'IRPA
(https://www.irpa.eu/a-passeggio-con-la-informatica/)
Stanno "avvenendo" le cose? Nel novembre 2023 il Parlamento Europeo ha
approvato una raccomandazione a tutti gli Stati Membri affinché
l'informatica faccia parte dell'istruzione obbligatoria fin dai primi
anni. Ne ho scritto qua
https://www.startmag.it/innovazione/la-raccomandazione-europea-insegnamento…
Per la prima volta, dopo più di vent'anni in cui si è parlato solo di
"digital skills", il termine "informatica" è entrato nel lessico della
politica europea. Chissà che prima o poi non lo comprendano anche i
politici italiani, ora che attraverso l'intelligenza artificiale hanno
capito che "questa roba" è importante.
Quindi, sì, dal mio punto di vista qualcosa sta avvenendo. È
sufficiente? No, è solo il primo passo, serviranno penso almeno altri
dieci o vent'anni per vedere effetti concreti nei singoli paesi.
Mi spiace se non riesco a fare di più, ma penso che sia più efficace -
visto che non sono in politica ma nell'accademia - impegnarmi nei temi
tecnici sui quali ho competenza invece che su un generico "fare qualcosa
di utile insieme".
Ciao, Enrico
Il 26/11/2024 00:33, Alfredo Bregni ha scritto:
>
> Ciao, Enrico, Giacomo e tutti.
> Odio fare quello che pontifica, ma il problema è far avvenire le cose,
> non raccontare cosa andrebbe fatto.
> E in un mondo complesso, la cosa si ottiene -- /SE E SOLO SE è
> arrivato il momento buono.../ -- agendo "per condizioni necessarie"
> (= si deve fare quello senza il quale non può avvenire quello che
> serve, ...sperando che le cose girino nella direzione voluta).
> Tutto quello che di cui parlate voi -- Enrico e Giacomo -- si chiama
> "cultura", ...e non è un caso se la gente (salvo i privilegiati) viene
> mantenuta in una sottocultura consumistica e manipolata, quando non
> peggio.
> Mettersi a fare proclami che tutti dovrebbero crescere culturalmente è
> tanto bello in teoria quanto inutile sul campo.
> La mia idea di far comunicare la gente, DOPO che avesse impostato un
> progetto /corale /di "riappropriarci di qualcosa di nostro" (detto
> banalmente, paghiamo il canone su qualcosa di nostro, strapagato negli
> anni, e la transizione da rame a fibra era l'occasione buona),
> decidendo poi cosa offrire l'uno all'altro, con un livello di
> intermediazione ridotto / nullo, era in questa direzione: _se non c'è
> quello_, _tutto il resto manca_; /se non si cambia il punto chiave,
> l'intermediazione, il cambiamento neanche parte/ (la cultura si cambia
> in 50 anni, e forse neanche: avevo 18 anni nel '68, e mi sentirei di
> dire che si è più perso che progredito, rispetto a quanto ci si
> sarebbe potuto aspettare; con la comunicazione -- persino "fisica" --
> in mano ai cittadini, si sarebbe potuto vedere cambiare qualcosa in 10).
> IL PUNTO E' CHE NON ERA ARRIVATO IL MOMENTO: era il momento giusto sul
> piano tecnico (transizione da rame a fibra), ma non su quello sociale,
> culturale e politico: praticamente tutti i "cittadini" che ho
> incontrato, o pensavano a farci sopra del business, o aspettavano di
> sentire quali fossero le idee altrui, per "comprare" da altri la
> direzione del proprio futuro, invece di pensare a prendere
> l'iniziativa nelle loro mani (/e questo DI CERTO dal '68 ce lo siamo
> beatamente perduto/).
> Condizione necessaria, non sufficiente, era e sarà /provare a
> svegliare la gente a fare una cosa utile insieme./
> E ora si aspetta che arrivi un'altra occasione e la gente abbia capito
> qualcosa di più (/nel trend dal '68 ad oggi, temo di doverne dubitare/).
> Per ribaltare un grosso sasso, si deve attendere una scossa di
> terremoto e poi spingere tutti insieme (considerato che le macchine
> movimento terra sono in mano a chi il masso lo vuole lasciare dov'è).
> Il terremoto era la transizione tecnologica rame-fibra, ma la gente
> non aveva (più) la cultura politica di fare le cose insieme, e (non
> ancora) quella tecnica di capire la relazione fra tecnologia (di
> comunicazione; l'informatica c'entra molto meno) e democrazia.
> Se parlate di (sola) informatica, o al contrario dell'universo mondo
> di tutta la cultura, parlate di qualcosa di molto parziale (e/o
> addirittura ingannevole), oppure di ingestibile nella sua enormità.
> Non si va da nessuna parte.
> Si deve attendere il momento, e agire in modo mirato in un punto chiave.
> Tema più vasto (come problem determination) e più ristretto (come
> problem solution) di quello che si dibatte qua.
> E scusate se ho pontificato...
> In ogni caso, basta guardare all'avventura del Movimento Cinque
> Stelle, delle vaccinazioni e green pass Covid, e del superbonus 110%,
> per capire _quanto siamo indietro_ rispetto a 56 anni fa...
> Non c'è un c...o di cultura socio-politica diffusa, oggi.
--
-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
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Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
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tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
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online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
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--
Nov. 26, 2024
MEMENTO | 118° Nexa Lunch Seminar | 27 novembre 2024, ore 13.00
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi ricordiamo che mercoledì 27 novembre, dalle ore 13.00 alle ore 14.00, si terrà il 118° Nexa Lunch Seminar
con un incontro dal titolo: "From drones to sparkles. A designerly take on AI critique".
Ospite dell'incontro: Maria Luce Lupetti (Politecnico di Torino).
L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE.
SEDE FISICA dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino.
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono Portineria e di seguire le indicazioni segnalate lungo il percorso.
QUI<https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come raggiungerci.
STANZA VIRTUALE dell'incontro: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Per maggiori dettagli è possibile consultare la pagina web dell'evento: https://nexa.polito.it/lunch-118
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Nov. 26, 2024
Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Alfredo Bregni
Ciao, Enrico, Giacomo e tutti.
Odio fare quello che pontifica, ma il problema è far avvenire le cose, non raccontare cosa andrebbe fatto.
E in un mondo complesso, la cosa si ottiene -- SE E SOLO SE è arrivato il momento buono... -- agendo "per condizioni necessarie" (= si deve fare quello senza il quale non può avvenire quello che serve, ...sperando che le cose girino nella direzione voluta).
Tutto quello che di cui parlate voi -- Enrico e Giacomo -- si chiama "cultura", ...e non è un caso se la gente (salvo i privilegiati) viene mantenuta in una sottocultura consumistica e manipolata, quando non peggio.
Mettersi a fare proclami che tutti dovrebbero crescere culturalmente è tanto bello in teoria quanto inutile sul campo.
La mia idea di far comunicare la gente, DOPO che avesse impostato un progetto corale di "riappropriarci di qualcosa di nostro" (detto banalmente, paghiamo il canone su qualcosa di nostro, strapagato negli anni, e la transizione da rame a fibra era l'occasione buona), decidendo poi cosa offrire l'uno all'altro, con un livello di intermediazione ridotto / nullo, era in questa direzione: se non c'è quello, tutto il resto manca; se non si cambia il punto chiave, l'intermediazione, il cambiamento neanche parte (la cultura si cambia in 50 anni, e forse neanche: avevo 18 anni nel '68, e mi sentirei di dire che si è più perso che progredito, rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare; con la comunicazione -- persino "fisica" -- in mano ai cittadini, si sarebbe potuto vedere cambiare qualcosa in 10).
IL PUNTO E' CHE NON ERA ARRIVATO IL MOMENTO: era il momento giusto sul piano tecnico (transizione da rame a fibra), ma non su quello sociale, culturale e politico: praticamente tutti i "cittadini" che ho incontrato, o pensavano a farci sopra del business, o aspettavano di sentire quali fossero le idee altrui, per "comprare" da altri la direzione del proprio futuro, invece di pensare a prendere l'iniziativa nelle loro mani (e questo DI CERTO dal '68 ce lo siamo beatamente perduto).
Condizione necessaria, non sufficiente, era e sarà provare a svegliare la gente a fare una cosa utile insieme.
E ora si aspetta che arrivi un'altra occasione e la gente abbia capito qualcosa di più (nel trend dal '68 ad oggi, temo di doverne dubitare).
Per ribaltare un grosso sasso, si deve attendere una scossa di terremoto e poi spingere tutti insieme (considerato che le macchine movimento terra sono in mano a chi il masso lo vuole lasciare dov'è). Il terremoto era la transizione tecnologica rame-fibra, ma la gente non aveva (più) la cultura politica di fare le cose insieme, e (non ancora) quella tecnica di capire la relazione fra tecnologia (di comunicazione; l'informatica c'entra molto meno) e democrazia.
Se parlate di (sola) informatica, o al contrario dell'universo mondo di tutta la cultura, parlate di qualcosa di molto parziale (e/o addirittura ingannevole), oppure di ingestibile nella sua enormità. Non si va da nessuna parte.
Si deve attendere il momento, e agire in modo mirato in un punto chiave.
Tema più vasto (come problem determination) e più ristretto (come problem solution) di quello che si dibatte qua.
E scusate se ho pontificato...
In ogni caso, basta guardare all'avventura del Movimento Cinque Stelle, delle vaccinazioni e green pass Covid, e del superbonus 110%, per capire quanto siamo indietro rispetto a 56 anni fa...
Non c'è un c...o di cultura socio-politica diffusa, oggi.
Nov. 25, 2024
Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Giacomo Tesio
Ciao Alfredo ed Enrico.
Come ogni altro scritto, ogni programma determina una comunicazione asincrona
fra esseri umani: programmatori, utenti, amministratori di sistema...
Contrariamente alle altre espressioni testuali, il programma determina
una comunicazione interattiva (in apparente contraddizione con la
sua natura asincrona).
I canali di questa comunicazione sono simultaneamente il codice, la
configurazione, l'interfaccia grafica etc...
Ed è divertente pensare come spesso i messaggi veicolati lungo questi canali
siano contraddittori.
In qualunque caso, per la stragrande maggioranza delle persone, oggi,
si tratta di una comunicazione inafferrabile non dissimile
dal latinorum con cui Don Abbondio cerca di calmare Renzo.
La differenza è che Renzo non si lascia abbindolare.
Il 25 Novembre 2024 21:39:25 UTC, Enrico Nardelli ha scritto:
>
> L'idea che una sola delle "due culture" umanistica o scientifica sia
> o debba essere predominante sull'altra ci impedisce di avere quel progresso
> che è alla nostra portata.
La stessa distinzione è anacronistica.
L'informatica è una disciplina umanistica, esattamente come la matematica
e la filosofia (che ne fanno parte).
Una classificazione meno novecentesca distinguerebbe
- discipline storiche (storia, letteratura, arte, musica, sociologja etc...) atte a comprendere il presente
- discipline informatiche (informatica, matematica, statistica, filosofia, economia)
atte a comprendere la mente umana
- discipline scientifiche (fisica, chimica etc..)
atte a comprendere il creato
- discipline tecniche (ingegnerie varie, falegnameria, meccanica,
idraulica, architettura etc...) atte a costruire il futuro
Purtroppo l'informarica è ancora ai primordi e i cultori delle altre discipline credono
di poterla ignorare.
Che è come se un avvocato o un filosofo sostenessero di poter ignorare l'alfabeto.
Giacomo
Nov. 25, 2024
Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Enrico Nardelli
Caro Alfredo
ritengo che si tratti di aspetti complementari, che sono entrambi necessari.
La comunicazione è una componente fondamentale della società, ma per
comunicare bene serve sapere bene la lingua italiana, la cui padronanza
non fa però, di per se stessa, un bravo comunicatore.
L'informatica, come disciplina scientifica, serve per capire il mondo
digitale intorno a noi, così come la matematica e le altre scienze
servono per capire la società industriale in cui siamo immersi da circa
3 secoli. Se - con un ardito esperimento mentale - si togliesse dalla
scuola tutta la formazione matematico-scientifica, si otterrebbero solo
dei cittadini incapaci di agire efficacemente nella società contemporanea.
Ma neanche le discipline matematico-scientifiche, singolarmente o tutte
insieme, bastano. Servono anche l'italiano e la letteratura e la storia
e la filosofia, e - aggiungo - anche l'economia, senza la quale la
storia è solo un bel racconto.
L'idea che una sola delle "due culture" umanistica o scientifica (per
usare l'espressione di Charles Snow che ricordavo nella mia prima mail)
sia o debba essere predominante sull'altra ci impedisce di avere quel
progresso che è alla nostra portata.
Io sto perseguendo il tema dell'informatica perché è quella che in
questo momento manca nelle nostre scuole, mentre sia negli USA sia a
Oriente si è capito che si tratta di una competenza fondamentale da un
punto di vista strategico.
Però sono necessarie tutte le discipline sopra elencate, sia umanistiche
che scientifiche, nella preparazione scolastica, e la mancanza di una
sola di esse genera incompetenza che rischia di essere pericolosa, vedi
ad esempio cosa ha creato in Europa negli ultimi 40 anni l'incapacità di
comprendere il ruolo dell'informatica e delle tecnologie digitali:
usiamo in larghissima parte chip, infrastrutture, dispositivi e
applicazioni fatti o al di là dell'Atlantico o nel lontano Oriente. Non
avendoli governati, siamo a ricasco di chi li controlla. Le conseguenze
le stiamo subendo.
Adesso che l'ha detto anche Draghi forse qualcuno si sveglierà. Ma molti
dei miei colleghi l'avevano predicato ben prima di lui. Nel mio piccolo,
ne avevo scritto anche io, a marzo del 2021, qua
https://www.key4biz.it/litalia-e-quella-insostenibile-ricerca-delleccellenz…
Ciao, Enrico
Il 25/11/2024 21:37, Alfredo Bregni ha scritto:
>
> Salve.
> Ho passato cinque anni della mia vita (2008-13) cercando di diffondere
> -- ben bloccato da un bel muro di gomma... -- l'idea di un americano
> di anni prima (1996), ovvero quello della "Customer Ownership of the
> Local Loop", il tutto dedicato a:
> - In parte, rendere "diffuso" lo storico monopolio naturale
> dell'ultimo miglio;
> - In parte, vedere se i cittadini fossero in grado di mettersi
> a realizzare un progetto comune partendo dal basso (nonostante l'età,
> ero ingenuo);
> - In parte, lanciare un processo realmente democratico (e
> rivoluzionario), di cittadini che offrono servizi ai cittadini...
> Trovate materiale qui:
> http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf
> *Il punto è che NON ritengo affatto che serva tanto conoscere
> "l'informatica" da parte dei cittadini*, per difendersi dai poteri
> forti / monopoli (la predazione / sfruttamento / manipolazione è la
> costante universale della storia, della quale la guerra è solo un
> esempio), *quanto piuttosto "riappropriarsi del potere di
> comunicare"*, sul quale ricostruire una vera democrazia tramite
> un'economia di servizio reciproco.
> Un link a latere, più vecchio, più diagnostico e meno visionario,
> soprattutto molto meno concreto, è questo:
> http://www.ybnd.eu/docs/Soc_aper_adul.pdf
> L'informatica è qualcosa di /*tecnico*/, che può servire per mille
> scopi (con un coltello ci tagli la carne, o sbudelli qualcuno; con
> l'informatica fai tanti bei discorsi su Internet / web, e poi finisci
> con il costruire fake news, e persino AI-based fake porn).
> La comunicazione è qualcosa di /*sociale*/, ed è la prima cosa da
> disintermediare dal potere dei media (e relativi collegamenti con il
> potere).
> Ovviamente, la mia iniziativa è finita nel nulla...
> Però non possiamo continuare a discutere di "insegnare l'informatica"
> (...anche per evitare di far la figura del martello che vede tutti i
> problemi come dei chiodi).
>
> ----- Original Message -----
> *From:* Giacomo Tesio <mailto:giacomo@tesio.it>
> *To:* nexa(a)server-nexa.polito.it
> *Sent:* Monday, November 25, 2024 1:39 PM
> *Subject:* Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale:
> da Rodotà all'era dellAI"
>
> Ciao Enrico e Nexa,
>
> Il 24 Novembre 2024 19:57:04 UTC, Enrico Nardelli
> <nardelli(a)mat.uniroma2.it> ha scritto:
> > L'intervento di Charles Snow (autore del famoso libro "Le due
> culture") predisse
> > un mondo in cui il software avrebbe regolato le nostre vite, ma
> mise
> > in luce il rischio che chi avrebbe deciso cosa scrivere sarebbe
> stato al di
> > fuori del processo democratico.
> > Per questo, riteneva necessario che ognuno avrebbe dovuto imparare
> > l'informatica, affinché si riuscisse ad avere un controllo dei
> cittadini su
> > questo processo che altrimenti rischiava di compromettere la
> democrazia.
> > Una visione ancora attualissima, ma ancora non realizzata fino al
> > momento in cui non insegneremo l’informatica nella scuola a
> tutti gli studenti.
>
> Più precisamente, fino al momento in cui ogni cittadino sarà in
> condizione
> di leggere e scrivere il software con cui interagisce.
>
> In una società cibernetica in cui il numero degli agenti
> automatici (software)
> è soverchiante rispetto al numero degli agenti autonomi (esseri umani)
> non ci può essere democrazia se pochi eletti controllano gli
> automatismi che ne
> determinano l'evoluzione nel tempo.
>
>
> Giacomo
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https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
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Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
======================================================
--
Nov. 25, 2024
Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Alfredo Bregni
Salve.
Ho passato cinque anni della mia vita (2008-13) cercando di diffondere -- ben bloccato da un bel muro di gomma... -- l'idea di un americano di anni prima (1996), ovvero quello della "Customer Ownership of the Local Loop", il tutto dedicato a:
- In parte, rendere "diffuso" lo storico monopolio naturale dell'ultimo miglio;
- In parte, vedere se i cittadini fossero in grado di mettersi a realizzare un progetto comune partendo dal basso (nonostante l'età, ero ingenuo);
- In parte, lanciare un processo realmente democratico (e rivoluzionario), di cittadini che offrono servizi ai cittadini...
Trovate materiale qui:
http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf
Il punto è che NON ritengo affatto che serva tanto conoscere "l'informatica" da parte dei cittadini, per difendersi dai poteri forti / monopoli (la predazione / sfruttamento / manipolazione è la costante universale della storia, della quale la guerra è solo un esempio), quanto piuttosto "riappropriarsi del potere di comunicare", sul quale ricostruire una vera democrazia tramite un'economia di servizio reciproco.
Un link a latere, più vecchio, più diagnostico e meno visionario, soprattutto molto meno concreto, è questo:
http://www.ybnd.eu/docs/Soc_aper_adul.pdf
L'informatica è qualcosa di tecnico, che può servire per mille scopi (con un coltello ci tagli la carne, o sbudelli qualcuno; con l'informatica fai tanti bei discorsi su Internet / web, e poi finisci con il costruire fake news, e persino AI-based fake porn).
La comunicazione è qualcosa di sociale, ed è la prima cosa da disintermediare dal potere dei media (e relativi collegamenti con il potere).
Ovviamente, la mia iniziativa è finita nel nulla...
Però non possiamo continuare a discutere di "insegnare l'informatica" (...anche per evitare di far la figura del martello che vede tutti i problemi come dei chiodi).
----- Original Message -----
From: Giacomo Tesio
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Monday, November 25, 2024 1:39 PM
Subject: Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
Ciao Enrico e Nexa,
Il 24 Novembre 2024 19:57:04 UTC, Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> ha scritto:
> L'intervento di Charles Snow (autore del famoso libro "Le due culture") predisse
> un mondo in cui il software avrebbe regolato le nostre vite, ma mise
> in luce il rischio che chi avrebbe deciso cosa scrivere sarebbe stato al di
> fuori del processo democratico.
> Per questo, riteneva necessario che ognuno avrebbe dovuto imparare
> l'informatica, affinché si riuscisse ad avere un controllo dei cittadini su
> questo processo che altrimenti rischiava di compromettere la democrazia.
> Una visione ancora attualissima, ma ancora non realizzata fino al
> momento in cui non insegneremo l’informatica nella scuola a tutti gli studenti.
Più precisamente, fino al momento in cui ogni cittadino sarà in condizione
di leggere e scrivere il software con cui interagisce.
In una società cibernetica in cui il numero degli agenti automatici (software)
è soverchiante rispetto al numero degli agenti autonomi (esseri umani)
non ci può essere democrazia se pochi eletti controllano gli automatismi che ne
determinano l'evoluzione nel tempo.
Giacomo
Nov. 25, 2024
16° Conferenza Annuale del Centro Nexa su Internet & Società | "Guerra, pace e algoritmi" | Venerdì 13 dicembre 2024
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi invitiamo a partecipare alla 16° Conferenza Annuale del Centro Nexa su Internet e Società, dal titolo: "Guerra, pace e algoritmi".
La conferenza si terrà venerdì 13 dicembre, dalle ore 9.00 alle ore 18.00, presso l'Aula F3 del Campus Luigi Einaudi (1° piano) - Lungo Dora Siena, 100<https://www.google.com/maps/place/data=!4m2!3m1!1s0x47887281e1311a15:0xd605…> (Torino).
Per motivi organizzativi, è gradita la segnalazione della propria partecipazione all'indirizzo: LimeSurvey<https://survey.nexacenter.org/index.php/594252?lang=it>
Interverranno:
Guglielmo Tamburrini (Università di Napoli Federico II),
Antonio Vetrò (Politecnico di Torino),
Andrea Spagnolo (Università degli Studi di Torino),
Paolo Prinetto (Politecnico di Torino),
Diego Mauri (Università degli Studi di Palermo),
Alessandra Quarta (Università degli Studi di Torino),
Thomas Le Bonniec (Institut Polytechnique de Paris),
Daniele Amoroso (Università degli Studi di Cagliari),
Dario Guarascio (Università degli Studi Roma Tre),
Antonio Santangelo (Università degli Studi di Torino),
Diego Latella (CNR - Istituto di Scienza e Tecnologie dell'informazione "Alessandro Faedo"),
Giulia Marcucci (Croce Rossa Italiana),
Enzo Ferrara (Centro Studi Sereno Regis),
Norberto Patrignani (Centro Studi Sereno Regis).
Maggiori informazioni riguardo alla conferenza e agli ospiti invitati sono disponibili alla pagina https://nexa.polito.it/conf2024
Grazie per l'attenzione,
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Nov. 25, 2024
Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Giacomo Tesio
Ciao Enrico e Nexa,
Il 24 Novembre 2024 19:57:04 UTC, Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> ha scritto:
> L'intervento di Charles Snow (autore del famoso libro "Le due culture") predisse
> un mondo in cui il software avrebbe regolato le nostre vite, ma mise
> in luce il rischio che chi avrebbe deciso cosa scrivere sarebbe stato al di
> fuori del processo democratico.
> Per questo, riteneva necessario che ognuno avrebbe dovuto imparare
> l'informatica, affinché si riuscisse ad avere un controllo dei cittadini su
> questo processo che altrimenti rischiava di compromettere la democrazia.
> Una visione ancora attualissima, ma ancora non realizzata fino al
> momento in cui non insegneremo l’informatica nella scuola a tutti gli studenti.
Più precisamente, fino al momento in cui ogni cittadino sarà in condizione
di leggere e scrivere il software con cui interagisce.
In una società cibernetica in cui il numero degli agenti automatici (software)
è soverchiante rispetto al numero degli agenti autonomi (esseri umani)
non ci può essere democrazia se pochi eletti controllano gli automatismi che ne
determinano l'evoluzione nel tempo.
Giacomo
Nov. 25, 2024
Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"
by Giuseppe Attardi
Nov. 25, 2024