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October 2024
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Pedagogia hacker: le tecnologie digitali nella scuola
by de petra giulio
E' un tema affrontato molte volte in lista, anche recentemente.
Se ne parla nell'incontro organizzato dalla Scuola critica del digitale del
CRS dal titolo:
*Pedagogia Hacker: come usare le tecnologie digitali nella scuola e non
solo.*
Si racconterà di una iniziativa formativa già attiva da alcuni mesi e
rivolta a docenti delle scuole primarie e secondarie, ma di evidente
interesse anche per genitori, ragazze e ragazzi.
A questo indirizzo si può trovare la descrizione della presentazione
https://centroriformastato.it/iniziativa/pedagogia-hacker-come-usare-le-tec…
L'incontro si svolgerà a *Roma, giovedì 31 ottobre, in via della Dogana
Vecchia 5, **a partire dalle 18.*
Sarà possibile partecipare anche a distanza, collegandosi tramite il link:
*https://us02web.zoom.us/j/81948891898
<https://us02web.zoom.us/j/81948891898>*
Oct. 25, 2024
SAVE THE DATE | 16° Conferenza Annuale del Centro Nexa | Venerdì 13 dicembre 2024
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi segnaliamo che la prossima Conferenza Annuale del Centro Nexa si terrà in data
venerdì 13 dicembre 2024.
Indicazioni in merito agli ospiti e al programma della giornata verranno forniti a breve.
Vi aspettiamo numerosi!
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Oct. 24, 2024
Re: [nexa] Carmelo Miano, ecco cosa sarebbe successo...
by 380°
Buongiorno Michele,
Michele Pinassi <michele.pinassi(a)unisi.it> writes:
> sulla vicenda di Miano si sono spesi fiumi di inchiostro (virtuale)
> talvolta anche a sproposito.
oh certo, anche perché per poter fare valutazioni serie occorre avere
_adeguate_ informazioni e troppo spesso quando ci sono incidenti di
sicurezza di interesse _pubblico_ queste informazioni sono mantenute
riservate... forse per vergogna
nel caso specifico, capisco anche che ci siano esigenze di riservatezza
dovute ad indagini ancora in corso, ma /dovrebbero/ essere
controbilanciate dalle esigenze di adeguata informazione ai cittadini,
_anche_ in tema di cibersicurezza
> L'articolo di Wired riportato da Giovanni è forse il più completo che
> ho letto,
per la precisione quello che ho segnalato è di Irpimedia; se c'è n'è uno
di Wired ancora più completo lo indicheresti per favore?
> per farmi una idea sulla vicenda. Penso che Miano sia certamente
> dotato di interessanti capacità tecniche usate anche a scopi non del
> tutto leciti
sì, specificamente è un ottimo "penetration tester", anche se per
giudicare il suo livello di /magia/ mancano ancora alcuni dettagli
tecnici rilevanti
> (mi pare di aver letto che anche dietro il Berlusconi Market ci fosse
> stato lui),
le indagini su Carmelo Miano iniziano nel 2020 a Brescia per sospetti
che lui, assieme ai genitori e a un vice-sovrintendente di polizia, sia
collegato a "Icarus Market"; non è chiaro il suo livello di
coinvolgimento in "Berlusconi Market"
...ma questi sono dettagli /personali/ (e ovviamente penali) irrilevanti
rispetto al nocciolo della questione, ovvero il fatto che Miano avrebbe
potuto «bloccare tutto il sistema Giustizia» (ma non lo ha fatto)
[...]
> Senza fare victim blaming, sarebbe da chiedersi se almeno le Misure Minime
> di sicurezza ICT per le PA siano state rispettate.
e chi lo può dire? Visto che /al massimo/ la mancata applicazione di
tali misure è un "reato" (reato?) amministrativo; chi si prende la briga
di indagare _questo_ aspetto, informarci sui risultati e magari prendere
provvedimenti?
> Tra queste, c'è l'inventario degli assets attivi:
[...]
> Oltre ai vari login e script all'avvio, che un XDR collegato ad un
> SIEM avrebbe dovuto segnalare come anomali.
fossero solo quelli i problemi: se l'articolo non "inventa" le
informaizoni tecniche, ci sono una miriade di _palesi_ buchi di
sicurezza
mi piacerebbe poter leggere i documenti relativi alla valutazione del
livello di cibersicurezza [1] dell'infrastruttura ministeriale della
giustizia... ma /chi sono/ io per pretendere una tale assurdità!?!
Sì perché il problema /infrastrutturale/ si intuisce da questo passo:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
La dipendenza del ministero dai sistemi della multinazionale è tale che
proprio due anni prima, nel 2020, era stato disposto l’acquisto tramite
procedura negoziata del pacchetto di supporto premium di Microsoft
(importo massimo dell’assegnazione: 996 mila euro Iva inclusa),
giudicandolo la migliore soluzione per garantire «un elevato livello di
sicurezza» nonché «una garanzia di problem solving su tutti gli elementi
Microsoft che costituiscono l’architettura del Sistema Giustizia».
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(https://irpimedia.irpi.eu/carmelo-miano-hacker-ministero-giustizia/)
Secondo me il nocciolo sta praticamente tutto qui: /anche/ la
cibersicurezza è appaltata a terzi, che _ovviamente_ forniscono «un
elevato livello di sicurezza» nonché «una garanzia di problem solving»
«Buongiorno, per favore vorrei 3 etti di cibersicurezza»
«'So veniti 3 etti e mezzo, che famo? Lascio?»
Se vi paio eccessivamente sarcastico vi invito a leggere le quintalate
di belle parole che la Agenzia per la cybersicurezza nazionale scrive
nel suo "portale Cloud": https://www.acn.gov.it/portale/cloud
...riducendo il tutto a un PRODOTTO, mentre lo sanno anche "le giovani
marmotte" della cibersicurezza che si tratta di un _processo, come la
stessa agenzia scrive con altrettantoi fiumi di parole:
https://www.acn.gov.it/portale/w/domini-della-cybersicurezza-cyber-risk-man…
Ecco due esempi di prodotti certificati come _sicuri_, già "a scaffale":
1. Secure Public Cloud Microsoft IaaS
https://www.acn.gov.it/portale/w/ia-4030
2. Secure Public Cloud Microsoft PaaS
https://www.acn.gov.it/portale/w/pa-4032
[...]
> Per concludere, la domanda provocatoria è: Miano ha agito in modo
> criminale, sicuramente. E' stato tuttavia favorito da un terreno forse un
> po' troppo fertile dove agire?
La permeabilità dei sistemi "bucati" da Miano è già la linea difensiva
adottata dal suo avvocato, oltre al fatto che è /quasi/ certo che i
documenti e le conversazioni "trafugate" riguardavano solo le indagini a
carico suo e dei suoi presunti soci in "Icarus Market", oltre a un
sospetto di trafugazione di un documento relativo alle indagini su
"Berlusconi Market"
Di contro, è _certo_ che lui avrebbe potuto completamente bloccare
l'intero sistema giudiziario (aveva preso il controllo del nodo centrale
di Napoli) ma non l'ha fatto.
Con questi accessi abusivi Miano ha senza dubbio commesso dei reati, ma
la sua pericolosità sociale (e responsabilità penale?) è _inversamente_
proporzionale al livello di insicurezza dei sistemi nei quali è entrato
illegalmente
Considerate le sue (presunte) capacità di penetration testing, fossi
l'Agenzia nazionale per la cibersicurezza ci farei un serio pensierino
ad assumerlo come responsabile di un team che ha _carta bianca_
nell'effettuare penetration testing "a caso" nei confronti di
infrastrutture di interesse pubblico.
[...]
Saluti, 380°
[1] https://www.acn.gov.it/portale/w/domini-della-cybersicurezza-domini-della-c…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 24, 2024
Re: [nexa] Carmelo Miano, ecco cosa sarebbe successo...
by Michele Pinassi
Buongiorno,
sulla vicenda di Miano si sono spesi fiumi di inchiostro (virtuale)
talvolta anche a sproposito. L'articolo di Wired riportato da Giovanni è
forse il più completo che ho letto, per farmi una idea sulla vicenda. Penso
che Miano sia certamente dotato di interessanti capacità tecniche usate
anche a scopi non del tutto leciti (mi pare di aver letto che anche dietro
il Berlusconi Market ci fosse stato lui), che gli hanno permesso di
accumulare un discreto patrimonio. Tuttavia, al di là delle attività
pseudo-criminose, credo che l'aspetto interessante sia la situazione
descritta della controparte, la vittima.
Senza fare victim blaming, sarebbe da chiedersi se almeno le Misure Minime
di sicurezza ICT per le PA siano state rispettate. Tra queste, c'è
l'inventario degli assets attivi: elemento essenziale per poter mantenere
il controllo di un ecosistema, soprattutto se complesso e critico come
quello della Giustizia. Mi chiedo se davvero una macchina virtuale può
agire indisturbata in questo ecosistema, senza essere notata. Oltre ai vari
login e script all'avvio, che un XDR collegato ad un SIEM avrebbe dovuto
segnalare come anomali.
Non mi tranquillizza neppure l'uso di WhatsApp da parte dei magistrati, che
immagino sia usato anche per scambio di informazioni sui procedimenti
penali: uno strumento di IM dove basta un numero di telefono per catturare
le conversazioni dove l'utenza partecipa.
Mi chiedo se almeno gli smartphone dei magistrati siano in possesso delle
necessarie misure di protezione (PIN, cifratura...) o se, come purtroppo mi
capita ancora di vedere, senza alcuna misura di protezione in caso di furto
o smarrimento.
In certi momenti dell'intervista a Gratteri, persona che peraltro stimo, ho
pensato all'ennesima dimostrazione di estrema ignoranza del contesto
informatico contemporaneo e delle sue criticità, tendenza purtroppo
abbastanza diffusa tra la popolazione.
Mi chiedo se possiamo permettercelo, soprattutto in ambiti come la
Giustizia (o la Sanità, tanto per citarne un altro).
Per concludere, la domanda provocatoria è: Miano ha agito in modo
criminale, sicuramente. E' stato tuttavia favorito da un terreno forse un
po' troppo fertile dove agire?
Buona giornata.
MP
Il giorno mer 23 ott 2024 alle ore 16:33 380° via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> ha scritto:
> Buongiorno,
>
> immagino che abbiate almeno sentito parlare di Miano, che è riuscito a
> penetrare in vari sistemi informatici tra i quali quelli di diverse
> procure nazionali (gestiti dal ministero della giustizia) e le caselle
> PEC di magistrati.
>
> Colui sul quale pare che Nicola Gratteri in persona abbia dichiarato «è
> riduttivo pensare a lui come un informatico: era un mago
> dell’informatica» [1].
>
> Colui il quale raffinatissime inchieste giornalistiche hanno stabilito
> che si nascondesse «l'ombra della Russia» [2], che «vendeva informazioni
> ai russi e aveva tre milioni sul conto» [3].
>
> Il mio alter ego, che /nel tempo libero/ si occupa di sicurezza
> informatica, è da giorni che si chiede quali raffinatissime tecniche "da
> hacker" possa aver utilizzato... e mentre attende con ansia gli atti del
> processo che si svolgerà tra /qualche/ anno, si imbatte in questa /roba
> da complottisti/:
>
> «L’ombra dei dark market dietro le spiate alla Giustizia»
> https://irpimedia.irpi.eu/carmelo-miano-hacker-ministero-giustizia/
> 09.10.24, di Raffaele Angius e Simone Olivelli
>
> Non vi fate trarre in inganno dal titolo, le cose veramente interessanti
> sono ben altre:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> Ci sono voluti quattro anni e la collaborazione di tecnici, Forze
> dell’Ordine e svariate procure per arrivare all’arresto di Carmelo
> Miano, classe 2000, che almeno dalla metà del 2021 si è stabilito nei
> cavedi delle infrastrutture più critiche dell’Internet nazionale.
>
> [...] nel 2020, quando la procura di Brescia rinviene indicazioni che
> portano gli inquirenti a sospettare che l’hacker possa essere collegato
> a un mercato illecito di droga e armi denominato Icarus Market.
>
> Suo socio, sempre secondo le indagini condotte dalla procuratrice Erica
> Battaglia, è il vice-sovrintendente di polizia Ivano Impellizzeri, in
> servizio a Gela. Sono indagati anche il padre di Miano, Antonino, e la
> madre, Antonella Testoni.
>
> [...] secondo le ricostruzioni della procura, riesce a violare la rete
> satellitare fornita dalla società Telespazio [...] alla flotta
> aeronavale della guardia di finanza e collegata con la rete interna del
> corpo.
>
> [...] L’8 giugno del 2023 un funzionario del Coordinamento
> interdistrettuale per i sistemi informativi automatizzati (Cisia) della
> procura di Palermo nota per la prima volta qualcosa di strano nel suo
> computer.
>
> A ogni avvio viene automaticamente lanciato uno script – piccolo
> programma che dà delle istruzioni al computer – che raccoglie una
> moltitudine di informazioni: utenti connessi, cronologia del browser,
> password salvate su Chrome e Firefox, processi in esecuzione.
>
> A una più attenta analisi, emerge che il piccolo software non era un
> comune malware scaricato per sbaglio da un funzionario disattento, bensì
> uno strumento di attacco distribuito dai sistemi centralizzati del
> ministero, con sede a Napoli [...]
>
> È proprio dalla segnalazione del Cisia che, stando alle carte
> giudiziarie, nasce l’indagine che ha portato al suo arresto. Le
> informazioni raccolte dal programma informatico venivano spedite
> direttamente a una cartella sotto il controllo dell’attaccante, nascosta
> dentro gli stessi archivi centrali della Direzione generale per i
> sistemi informatizzati (Dgsia) del ministero della Giustizia, a Napoli.
>
> Non solo l’hacker ha avuto accesso a computer delle procure di Palermo,
> Gela, Roma e altre ancora, ma soprattutto ha stabilito la sua base nel
> cuore dell’infrastruttura che risiede a Napoli e da cui vengono smistati
> posta elettronica, documenti e fascicoli della massima segretezza.
>
> Ma questo il ministero lo sa da ben prima di giugno del 2023.
>
> [...] È il 26 gennaio del 2022, circa un anno e mezzo prima della
> scoperta a Palermo, quando il personale del Cisia della sede di Napoli
> nota per la prima volta il comportamento anomalo di un server del
> ministero.
>
> Si tratta di una virtual machine [...] in uso alla Cassazione che si
> scopre essere collegata alla macchina che gestisce accessi e credenziali
> della rete ministeriale. Non avrebbe dovuto.
>
> Quest’ultimo è un server in capo al colosso informatico Microsoft, che
> fornisce il grosso dei servizi digitali dai quali dipende il
> ministero. Tra questi ci sono Teams per le videoconferenze e
> comunicazioni interne, Azure e Onedrive per il cloud e Windows Server
> Active Directory per la gestione di utenze, credenziali e sicurezza.
>
> Secondo documenti inediti che IrpiMedia ha potuto consultare, alle 10:53
> del mattino, non appena viene notato il comportamento sospetto, i
> tecnici del ministero inviano una mail al personale di Microsoft e ai
> funzionari che fanno da ponte con l’azienda per chiedere un
> accertamento.
>
> La dipendenza del ministero dai sistemi della multinazionale è tale che
> proprio due anni prima, nel 2020, era stato disposto l’acquisto tramite
> procedura negoziata del pacchetto di supporto premium di Microsoft
> (importo massimo dell’assegnazione: 996 mila euro Iva inclusa),
> giudicandolo la migliore soluzione per garantire «un elevato livello di
> sicurezza» nonché «una garanzia di problem solving su tutti gli elementi
> Microsoft che costituiscono l’architettura del Sistema Giustizia».
>
> La risposta non si fa attendere: nel primo pomeriggio il funzionario
> ministeriale rassicura i colleghi e spiega che «dalle prime analisi non
> ci sono elementi circa il traffico segnalato».
>
> Dalla comunicazione si evince che i tecnici di Microsoft – sempre in
> copia negli scambi – si sono occupati del controllo e che addirittura il
> computer in uso alla Cassazione risulta «praticamente inutilizzato o
> addirittura spento». Solamente due settimane dopo un nuovo sollecito
> permette di acquisire l’intero contenuto del computer, che non solo non
> era spento ma era anche evidentemente compromesso, come rilevano i
> funzionari del ministero.
>
> Dall’analisi emerge che l’hacker aveva ottenuto il controllo di una
> delle utenze più importanti dell’infrastruttura: dcsysop, un account con
> permessi completi – detto anche “super-utente” – che gli avrebbe
> assicurato la possibilità di muoversi da un computer all’altro ma anche
> di creare altri utenti con privilegi speciali, «in modo da garantirsi
> persistenza completa nell’infrastruttura», spiega a IrpiMedia una fonte
> informata sui fatti.
>
> È probabile che sia proprio questa la ragione per la quale il traffico
> anomalo non viene immediatamente rilevato: l’attaccante si era camuffato
> da utente legittimo e perciò poteva passare inosservato.
>
> Tuttavia la tensione è palpabile nelle sale computer del palazzo di
> Giustizia di Napoli. «Abbiamo immediatamente avuto la sensazione che la
> situazione fosse seria. Quando rilevi una compromissione a livello di
> sistema globale devi dare per scontato che l’attaccante può accedere a
> qualunque cosa», spiega sotto garanzia di anonimato un funzionario. Era
> precisamente questo il caso.
>
> Secondo fonti contattate da IrpiMedia, dal ministero non arriva però
> nemmeno la consueta – e obbligatoria – segnalazione al Garante per la
> protezione dei dati personali, che in caso di data breach dovrebbe
> essere inviata entro 72 ore.
>
> Il ministero non ha risposto alle richieste di IrpiMedia in merito alla
> gestione dell’attacco informatico e delle attività intraprese per
> mitigarne l’impatto.
>
> Sia l’escalation tramite l’account dcsysop sia la creazione di un nuovo
> utente malevolo avvengono attraverso la rete Tor, sostanzialmente
> irrintracciabile e per questo comunemente inibita dai sistemi della
> pubblica amministrazione.
>
> «È certo che il perimetro della rete fosse configurato in modo da
> inibire tali accessi, pertanto l’unica spiegazione che posso darmi è che
> sia stato l’hacker a creare un tunnel dall’interno verso l’esterno, con
> la capacità di lasciar entrare connessioni che sfruttano le reti
> anonimizzate», ipotizza il funzionario.
>
> Contattata da IrpiMedia, Microsoft non ha risposto a una richiesta di
> commento.
>
> Fonti a conoscenza dell’indagine riferiscono in ogni caso di come si sia
> immediatamente intervenuti per ricostruire le prime tracce
> dell’hacker. Queste portano a un computer della casa circondariale di
> Lecce, probabilmente utilizzato dagli avvocati per partecipare in remoto
> alle udienze di convalida dei fermi; un altro bersaglio sono i computer
> della procura di Brescia, dove l’intenso traffico suggerisce
> un’esfiltrazione di dati.
>
> Finita l’analisi, nei primi mesi del 2022 si è provveduto a resettare le
> password e bonificare gli apparati informatici, nel convincimento che
> l’hacker fosse stato estromesso dai sistemi della giustizia. Da quel
> momento infatti non si verificano più attività informatiche sospette che
> possano indicare che l’hacker fosse ancora all’interno della rete.
>
> È questo l’inizio della prima indagine interna che svela al ministero
> l’esistenza di un fantasma nelle sue infrastrutture. Uno evidentemente
> diverso dai soliti a cui ci hanno abituato le pubbliche amministrazioni
> italiane, troppo spesso vittime di attacchi brutali volti al pagamento
> di un riscatto per restituire l’accesso ai sistemi e ai dati dei
> cittadini.
>
> Come ha detto il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, durante la
> conferenza stampa che ha dato notizia dell’arresto, Miano avrebbe potuto
> «bloccare tutto il sistema Giustizia». Ma non l’ha fatto.
>
> Al contrario, dopo la prima scoperta l’attaccante sembra essere stato
> eradicato. Ma in verità è rimasto silente e in attesa, come detto, fino
> al 2023, quando la segnalazione del funzionario di Palermo riaccende il
> timore che l’infezione non fosse stata debellata, ma soltanto
> temporaneamente sopita.
>
> [...] I primi passi della scalata di Miano verso il vertice informatico
> del ministero iniziano diversi anni fa.
>
> L’intenzione di avere accesso ai sistemi della guardia di finanza nasce
> almeno nel 2020 quando, dopo una perquisizione, l’hacker cerca una via
> per accedere alla rete interna delle Fiamme gialle.
>
> In principio sono «mail di phishing e ripetuti tentativi di
> compromissione e danneggiamento», si legge nell’ordinanza di
> applicazione delle misure cautelari. E l’ipotesi è che siano questi
> tentativi a portare l’hacker a compromettere i sistemi satellitari di
> due imbarcazioni della guardia di finanza, forniti dalla società
> italiana Telespazio, e dai quali era possibile accedere alla rete
> interna del corpo.
>
> Nel 2021, quando ormai il procedimento a carico di Impellizzeri e Miano
> per il riciclaggio dei proventi ottenuti con il market illegale nel dark
> web era già stato trasferito per competenza alla procura di Gela, il
> bersaglio su cui l’informatico riversa la sua attenzione diventa un
> altro: le infrastrutture di Tim e i suoi utenti.
>
> Secondo le stime della procura, tra il 4 e il 5 luglio 2021 Miano riesce
> a prelevare dai sistemi di Tim i dati di 23 milioni di utenti consumer,
> 2,5 milioni di utenti business e 11 milioni di utenti del sistema
> antifrode della società.
>
> Le informazioni comprendono nome e cognome, email, codici fiscali,
> indirizzi di fatturazione, password (cifrate) e, per l’ultima categoria,
> addirittura le morosità.
>
> Per quanto possa sembrare un bersaglio fuori dai suoi interessi
> specifici, un simile archivio può rivelarsi un preziosissimo strumento
> per condurre nuovi attacchi. Secondo quanto scoperto dalle indagini, a
> partire dai dati contenuti nei database, le prime ricerche riguardano i
> funzionari di polizia giudiziaria che avevano condotto le indagini di
> Brescia e, ovviamente, la pm Erica Battaglia.
>
> Le informazioni acquisite comprendono i dati personali e l’indirizzo di
> residenza delle persone cercate.
>
> Pochi giorni dopo, l’11 luglio, riesce invece a ottenere le credenziali
> di due tecnici di Noovle, società del gruppo Tim specializzata nel
> settore del cloud per le imprese. Una delle utenze compromesse è quella
> che si occupa specificamente di gestire la rete dedicata al ministero
> della Giustizia.
>
> Grazie a quest’ultima, Miano ricerca e acquisisce 19 caselle di posta
> elettronica appartenenti a personale della magistratura delle procure di
> Brescia e di Gela oltre che del personale tecnico che gestisce da Napoli
> l’infrastruttura della giustizia nazionale.
>
> Tra gli account compromessi compare anche quello della procuratrice di
> Brescia Erica Battaglia, titolare sia dell’indagine che riguarda Miano e
> Impellizzeri sia di quella sul Berlusconi Market.
>
> [...] Almeno da giugno del 2021, quando per la prima volta prende il
> controllo di alcuni account del personale di Tim, Miano inizia a
> scandagliare le caselle di posta elettronica certificata dedicate al
> deposito e alla ricezione degli atti della procura di Brescia.
>
> Ne scarica undici, tra il 16 agosto e il 23 settembre. Lo stesso giorno,
> in un forum su Internet frequentato principalmente da hacker e da
> venditori di credenziali, viene pubblicato il fascicolo d’indagine della
> procura di Brescia sul Berlusconi Market. Non si è mai scoperto chi
> l’abbia pubblicato.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Un'altra informazione interessante in merito allo stato della sicurezza
> dei sistemi informatici degli organi dello stato la fornisce Il Post:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> Un altro tentativo di infiltrazione riuscito riguarda la rete
> satellitare di Telespazio, in cui entrò attraverso il computer di bordo
> di una nave di pattuglia della Marina militare ormeggiata a Brindisi.
> Dagli accertamenti sembra che il computer fosse accessibile senza
> password. L’obiettivo di Miano era la rete interna della Guardia di
> Finanza, che per questo servizio si serve proprio della società
> Telespazio.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> (https://www.ilpost.it/2024/10/17/carmelo-miano-hacker-procure/)
>
>
> Ciao ciao, cybersecurity! 380°
>
>
>
> [1]
> https://web.archive.org/web/20241005141759/https://www.fanpage.it/innovazio…
>
> [2]
> https://web.archive.org/web/20241004230734/https://roma.repubblica.it/crona…
>
> [3]
> https://web.archive.org/web/20241005141701/https://roma.cityrumors.it/crona…
>
> --
> 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
>
> «Noi, incompetenti come siamo,
> non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
>
> Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
> but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
>
--
Michele Pinassi
Ufficio Esercizio e tecnologie - Università degli Studi di Siena
tel: 0577.(23)5000 - helpdesk(a)unisi.it
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Oct. 24, 2024
It’s Possible to Track Someone’s Personal Phone to an Abortion Clinic. And It’s Legal Too.
by J.C. DE MARTIN
*It’s Possible to Track Someone’s Personal Phone to an Abortion Clinic.
And It’s Legal Too.*
/A company got access to a mobile phone-tracking tool used by law
enforcement and U.S. government agencies across the country. They found
significant privacy vulnerabilities.
/
Byron Tau
October 23, 2024 06:00 AM | Updated: October 23, 2024 10:36 AM
On a day this past June, researchers were able to track a cell phone as
it went from a residential address in Alabama to Tallahassee, Florida,
where it remained for about two hours before going to another house in
Mississippi.
The address in Tallahassee was an abortion clinic that explicitly
advertises its services to out-of-state visitors.
Earlier this year, start-up company Atlas Privacy got access to a mobile
phone-tracking tool used by law enforcement and U.S. government agencies
across the country. The tracking tool, sold by Virginia-based company
Babel Street, pulls commercially available data that phones beam out
through apps. Atlas researchers were looking for privacy and security
vulnerabilities in the data for sale.
Data brokers claim the information is fully anonymized. But in reality,
it can easily expose someone’s identity, and it can potentially reveal
some of the most private moments of a person’s life — like crossing
state lines to go to an abortion clinic.
[...]
https://www.notus.org/technology/cell-phone-tracking-law-enforcement-aborti…
Oct. 23, 2024
Osservatorio Consumo Digitale Responsabile: richiesta di diffusione se volete/potete
by Mizzi Filippi
Buongiorno a tutti,
sono Mizzi Filippi di Sloweb, utente nexa normalmente "vigile ma silente".
Oggi rompo il silenzio per parlarvi di un progetto che sto seguendo a cui
tengo molto, e che vi chiedo di aiutarmi a diffondere se lo condividete.
Con Sloweb (di cui faccio parte, www.sloweb.org ) e Movimento Consumatori
abbiamo di recente dato vita a un Osservatorio Consumo Digitale
Responsabile (OCDR). È una rete che vuole raccogliere e valorizzare tutte
quelle realtà in Italia che offrono prodotti/servizi in campo digitale e
che hanno un’attenzione particolare al loro impatto
sociale/economico/ambientale. Lo scopo è duplice: mettere in evidenza
quello che già si fa in questa direzione nel nostro bel paese, magari
riuscendo anche a fare dei collegamenti, e allo stesso tempo permettere ai
consumatori di conoscere meglio le stelle di questa galassia digitale
sostenibile.
Si va da chi fa formazione per un uso consapevole del digitale (per esempio
anche Nexa stessa con i suoi seminari), a chi ripara l’hardware (SIE,
restarters...), a chi fa software/siti web a basso impatto (Piano D), a chi
fa app per il riciclo/riuso/ridistribuzione (Junker, Mercato Circolare..),
a chi… potremmo andare avanti a lungo!
Se vi sentite chiamati in causa, siete i benvenuti in OCDR. Aderire è
facile !
Basta richiedere il modulo di adesione con il link qui sotto
*, aprire la mail che vi arriverà e utilizzare il link e il codice di
accesso ivi contenuti per accedere al questionario di adesione, da
compilare e inviare.*
https://comunicazionemc.wufoo.com/forms/richiesta-modulo-adesione-ocdr/
Il sito dell'iniziativa, ovviamente a basso impatto ed emissioni, è questo:
https://www.ocdr.it
Se conoscete qualcuno potenzialmente interessato, diffondete pure il
messaggio, e scrivetemi i vostri suggerimenti!
Vi ringrazio in anticipo per l'aiuto che vorrete darmi
Mizzi Filippi
Oct. 23, 2024
Carmelo Miano, ecco cosa sarebbe successo...
by 380°
Buongiorno,
immagino che abbiate almeno sentito parlare di Miano, che è riuscito a
penetrare in vari sistemi informatici tra i quali quelli di diverse
procure nazionali (gestiti dal ministero della giustizia) e le caselle
PEC di magistrati.
Colui sul quale pare che Nicola Gratteri in persona abbia dichiarato «è
riduttivo pensare a lui come un informatico: era un mago
dell’informatica» [1].
Colui il quale raffinatissime inchieste giornalistiche hanno stabilito
che si nascondesse «l'ombra della Russia» [2], che «vendeva informazioni
ai russi e aveva tre milioni sul conto» [3].
Il mio alter ego, che /nel tempo libero/ si occupa di sicurezza
informatica, è da giorni che si chiede quali raffinatissime tecniche "da
hacker" possa aver utilizzato... e mentre attende con ansia gli atti del
processo che si svolgerà tra /qualche/ anno, si imbatte in questa /roba
da complottisti/:
«L’ombra dei dark market dietro le spiate alla Giustizia»
https://irpimedia.irpi.eu/carmelo-miano-hacker-ministero-giustizia/
09.10.24, di Raffaele Angius e Simone Olivelli
Non vi fate trarre in inganno dal titolo, le cose veramente interessanti
sono ben altre:
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Ci sono voluti quattro anni e la collaborazione di tecnici, Forze
dell’Ordine e svariate procure per arrivare all’arresto di Carmelo
Miano, classe 2000, che almeno dalla metà del 2021 si è stabilito nei
cavedi delle infrastrutture più critiche dell’Internet nazionale.
[...] nel 2020, quando la procura di Brescia rinviene indicazioni che
portano gli inquirenti a sospettare che l’hacker possa essere collegato
a un mercato illecito di droga e armi denominato Icarus Market.
Suo socio, sempre secondo le indagini condotte dalla procuratrice Erica
Battaglia, è il vice-sovrintendente di polizia Ivano Impellizzeri, in
servizio a Gela. Sono indagati anche il padre di Miano, Antonino, e la
madre, Antonella Testoni.
[...] secondo le ricostruzioni della procura, riesce a violare la rete
satellitare fornita dalla società Telespazio [...] alla flotta
aeronavale della guardia di finanza e collegata con la rete interna del
corpo.
[...] L’8 giugno del 2023 un funzionario del Coordinamento
interdistrettuale per i sistemi informativi automatizzati (Cisia) della
procura di Palermo nota per la prima volta qualcosa di strano nel suo
computer.
A ogni avvio viene automaticamente lanciato uno script – piccolo
programma che dà delle istruzioni al computer – che raccoglie una
moltitudine di informazioni: utenti connessi, cronologia del browser,
password salvate su Chrome e Firefox, processi in esecuzione.
A una più attenta analisi, emerge che il piccolo software non era un
comune malware scaricato per sbaglio da un funzionario disattento, bensì
uno strumento di attacco distribuito dai sistemi centralizzati del
ministero, con sede a Napoli [...]
È proprio dalla segnalazione del Cisia che, stando alle carte
giudiziarie, nasce l’indagine che ha portato al suo arresto. Le
informazioni raccolte dal programma informatico venivano spedite
direttamente a una cartella sotto il controllo dell’attaccante, nascosta
dentro gli stessi archivi centrali della Direzione generale per i
sistemi informatizzati (Dgsia) del ministero della Giustizia, a Napoli.
Non solo l’hacker ha avuto accesso a computer delle procure di Palermo,
Gela, Roma e altre ancora, ma soprattutto ha stabilito la sua base nel
cuore dell’infrastruttura che risiede a Napoli e da cui vengono smistati
posta elettronica, documenti e fascicoli della massima segretezza.
Ma questo il ministero lo sa da ben prima di giugno del 2023.
[...] È il 26 gennaio del 2022, circa un anno e mezzo prima della
scoperta a Palermo, quando il personale del Cisia della sede di Napoli
nota per la prima volta il comportamento anomalo di un server del
ministero.
Si tratta di una virtual machine [...] in uso alla Cassazione che si
scopre essere collegata alla macchina che gestisce accessi e credenziali
della rete ministeriale. Non avrebbe dovuto.
Quest’ultimo è un server in capo al colosso informatico Microsoft, che
fornisce il grosso dei servizi digitali dai quali dipende il
ministero. Tra questi ci sono Teams per le videoconferenze e
comunicazioni interne, Azure e Onedrive per il cloud e Windows Server
Active Directory per la gestione di utenze, credenziali e sicurezza.
Secondo documenti inediti che IrpiMedia ha potuto consultare, alle 10:53
del mattino, non appena viene notato il comportamento sospetto, i
tecnici del ministero inviano una mail al personale di Microsoft e ai
funzionari che fanno da ponte con l’azienda per chiedere un
accertamento.
La dipendenza del ministero dai sistemi della multinazionale è tale che
proprio due anni prima, nel 2020, era stato disposto l’acquisto tramite
procedura negoziata del pacchetto di supporto premium di Microsoft
(importo massimo dell’assegnazione: 996 mila euro Iva inclusa),
giudicandolo la migliore soluzione per garantire «un elevato livello di
sicurezza» nonché «una garanzia di problem solving su tutti gli elementi
Microsoft che costituiscono l’architettura del Sistema Giustizia».
La risposta non si fa attendere: nel primo pomeriggio il funzionario
ministeriale rassicura i colleghi e spiega che «dalle prime analisi non
ci sono elementi circa il traffico segnalato».
Dalla comunicazione si evince che i tecnici di Microsoft – sempre in
copia negli scambi – si sono occupati del controllo e che addirittura il
computer in uso alla Cassazione risulta «praticamente inutilizzato o
addirittura spento». Solamente due settimane dopo un nuovo sollecito
permette di acquisire l’intero contenuto del computer, che non solo non
era spento ma era anche evidentemente compromesso, come rilevano i
funzionari del ministero.
Dall’analisi emerge che l’hacker aveva ottenuto il controllo di una
delle utenze più importanti dell’infrastruttura: dcsysop, un account con
permessi completi – detto anche “super-utente” – che gli avrebbe
assicurato la possibilità di muoversi da un computer all’altro ma anche
di creare altri utenti con privilegi speciali, «in modo da garantirsi
persistenza completa nell’infrastruttura», spiega a IrpiMedia una fonte
informata sui fatti.
È probabile che sia proprio questa la ragione per la quale il traffico
anomalo non viene immediatamente rilevato: l’attaccante si era camuffato
da utente legittimo e perciò poteva passare inosservato.
Tuttavia la tensione è palpabile nelle sale computer del palazzo di
Giustizia di Napoli. «Abbiamo immediatamente avuto la sensazione che la
situazione fosse seria. Quando rilevi una compromissione a livello di
sistema globale devi dare per scontato che l’attaccante può accedere a
qualunque cosa», spiega sotto garanzia di anonimato un funzionario. Era
precisamente questo il caso.
Secondo fonti contattate da IrpiMedia, dal ministero non arriva però
nemmeno la consueta – e obbligatoria – segnalazione al Garante per la
protezione dei dati personali, che in caso di data breach dovrebbe
essere inviata entro 72 ore.
Il ministero non ha risposto alle richieste di IrpiMedia in merito alla
gestione dell’attacco informatico e delle attività intraprese per
mitigarne l’impatto.
Sia l’escalation tramite l’account dcsysop sia la creazione di un nuovo
utente malevolo avvengono attraverso la rete Tor, sostanzialmente
irrintracciabile e per questo comunemente inibita dai sistemi della
pubblica amministrazione.
«È certo che il perimetro della rete fosse configurato in modo da
inibire tali accessi, pertanto l’unica spiegazione che posso darmi è che
sia stato l’hacker a creare un tunnel dall’interno verso l’esterno, con
la capacità di lasciar entrare connessioni che sfruttano le reti
anonimizzate», ipotizza il funzionario.
Contattata da IrpiMedia, Microsoft non ha risposto a una richiesta di
commento.
Fonti a conoscenza dell’indagine riferiscono in ogni caso di come si sia
immediatamente intervenuti per ricostruire le prime tracce
dell’hacker. Queste portano a un computer della casa circondariale di
Lecce, probabilmente utilizzato dagli avvocati per partecipare in remoto
alle udienze di convalida dei fermi; un altro bersaglio sono i computer
della procura di Brescia, dove l’intenso traffico suggerisce
un’esfiltrazione di dati.
Finita l’analisi, nei primi mesi del 2022 si è provveduto a resettare le
password e bonificare gli apparati informatici, nel convincimento che
l’hacker fosse stato estromesso dai sistemi della giustizia. Da quel
momento infatti non si verificano più attività informatiche sospette che
possano indicare che l’hacker fosse ancora all’interno della rete.
È questo l’inizio della prima indagine interna che svela al ministero
l’esistenza di un fantasma nelle sue infrastrutture. Uno evidentemente
diverso dai soliti a cui ci hanno abituato le pubbliche amministrazioni
italiane, troppo spesso vittime di attacchi brutali volti al pagamento
di un riscatto per restituire l’accesso ai sistemi e ai dati dei
cittadini.
Come ha detto il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, durante la
conferenza stampa che ha dato notizia dell’arresto, Miano avrebbe potuto
«bloccare tutto il sistema Giustizia». Ma non l’ha fatto.
Al contrario, dopo la prima scoperta l’attaccante sembra essere stato
eradicato. Ma in verità è rimasto silente e in attesa, come detto, fino
al 2023, quando la segnalazione del funzionario di Palermo riaccende il
timore che l’infezione non fosse stata debellata, ma soltanto
temporaneamente sopita.
[...] I primi passi della scalata di Miano verso il vertice informatico
del ministero iniziano diversi anni fa.
L’intenzione di avere accesso ai sistemi della guardia di finanza nasce
almeno nel 2020 quando, dopo una perquisizione, l’hacker cerca una via
per accedere alla rete interna delle Fiamme gialle.
In principio sono «mail di phishing e ripetuti tentativi di
compromissione e danneggiamento», si legge nell’ordinanza di
applicazione delle misure cautelari. E l’ipotesi è che siano questi
tentativi a portare l’hacker a compromettere i sistemi satellitari di
due imbarcazioni della guardia di finanza, forniti dalla società
italiana Telespazio, e dai quali era possibile accedere alla rete
interna del corpo.
Nel 2021, quando ormai il procedimento a carico di Impellizzeri e Miano
per il riciclaggio dei proventi ottenuti con il market illegale nel dark
web era già stato trasferito per competenza alla procura di Gela, il
bersaglio su cui l’informatico riversa la sua attenzione diventa un
altro: le infrastrutture di Tim e i suoi utenti.
Secondo le stime della procura, tra il 4 e il 5 luglio 2021 Miano riesce
a prelevare dai sistemi di Tim i dati di 23 milioni di utenti consumer,
2,5 milioni di utenti business e 11 milioni di utenti del sistema
antifrode della società.
Le informazioni comprendono nome e cognome, email, codici fiscali,
indirizzi di fatturazione, password (cifrate) e, per l’ultima categoria,
addirittura le morosità.
Per quanto possa sembrare un bersaglio fuori dai suoi interessi
specifici, un simile archivio può rivelarsi un preziosissimo strumento
per condurre nuovi attacchi. Secondo quanto scoperto dalle indagini, a
partire dai dati contenuti nei database, le prime ricerche riguardano i
funzionari di polizia giudiziaria che avevano condotto le indagini di
Brescia e, ovviamente, la pm Erica Battaglia.
Le informazioni acquisite comprendono i dati personali e l’indirizzo di
residenza delle persone cercate.
Pochi giorni dopo, l’11 luglio, riesce invece a ottenere le credenziali
di due tecnici di Noovle, società del gruppo Tim specializzata nel
settore del cloud per le imprese. Una delle utenze compromesse è quella
che si occupa specificamente di gestire la rete dedicata al ministero
della Giustizia.
Grazie a quest’ultima, Miano ricerca e acquisisce 19 caselle di posta
elettronica appartenenti a personale della magistratura delle procure di
Brescia e di Gela oltre che del personale tecnico che gestisce da Napoli
l’infrastruttura della giustizia nazionale.
Tra gli account compromessi compare anche quello della procuratrice di
Brescia Erica Battaglia, titolare sia dell’indagine che riguarda Miano e
Impellizzeri sia di quella sul Berlusconi Market.
[...] Almeno da giugno del 2021, quando per la prima volta prende il
controllo di alcuni account del personale di Tim, Miano inizia a
scandagliare le caselle di posta elettronica certificata dedicate al
deposito e alla ricezione degli atti della procura di Brescia.
Ne scarica undici, tra il 16 agosto e il 23 settembre. Lo stesso giorno,
in un forum su Internet frequentato principalmente da hacker e da
venditori di credenziali, viene pubblicato il fascicolo d’indagine della
procura di Brescia sul Berlusconi Market. Non si è mai scoperto chi
l’abbia pubblicato.
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Un'altra informazione interessante in merito allo stato della sicurezza
dei sistemi informatici degli organi dello stato la fornisce Il Post:
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Un altro tentativo di infiltrazione riuscito riguarda la rete
satellitare di Telespazio, in cui entrò attraverso il computer di bordo
di una nave di pattuglia della Marina militare ormeggiata a Brindisi.
Dagli accertamenti sembra che il computer fosse accessibile senza
password. L’obiettivo di Miano era la rete interna della Guardia di
Finanza, che per questo servizio si serve proprio della società
Telespazio.
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(https://www.ilpost.it/2024/10/17/carmelo-miano-hacker-procure/)
Ciao ciao, cybersecurity! 380°
[1] https://web.archive.org/web/20241005141759/https://www.fanpage.it/innovazio…
[2] https://web.archive.org/web/20241004230734/https://roma.repubblica.it/crona…
[3] https://web.archive.org/web/20241005141701/https://roma.cityrumors.it/crona…
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380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 23, 2024
The tool used by the US gov't that can track phones into abortion clinics
by Stefano Borroni Barale
Buongiorno lista!
Giusto stamane ho usato in classe (durant educazione civica) l'esempio della sentenza Roe vs Wade per spiegare che i dati che condividiamo oggi potrebbero essere usati contro di noi domani, ed ecco che mi imbatto in questo:
https://www.404media.co/email/a400f89b-10e8-4910-9ee3-ac83b70020aa/?ref=dai…
interessante in particolare il meccanismo:
The data ultimately powering tools like Babel Street’s Locate X can come from two main sources. The first are ordinary apps installed on peoples’ phones, whose developers sell their users’ location data to a broker, who then in turn sells it either directly or through a series of middlemen to a company like Babel Street. The other is through a process called real-time bidding, in which members of the online ad industry try to outbid one another to have their advert be delivered to a certain demographic of users. A side effect is that some companies listen in on that process, and harvest location data on unsuspecting swaths of the public.
la prosecuzione di questi business senza serie conseguenze legali è un altro esempio di come la percezione rispetto alla sorveglianza di massa stia subendo un pericoloso smottamento da "inaccettabile" a "normale". E noi europei vorremmo scambiare privacy vs "innovation"?
We'd better think twice.
Stefano
Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/mail/home).
Oct. 23, 2024