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Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by karlessi
Ciao,
certo, la questione è ampia e complessa, e l'oscurità parecchia
con l'obiettivo di far luce a modo nostro, abbiamo appena pubblicato
qualche riflessione sulle cosiddette "IA" qui
https://mondodigitale.aicanet.net/2023-1/ARTICOLI/02_AI-automazione_Milani.…
ad ogni modo, non sono interessato a difendere a spada tratta
l'espressione "esseri tecnici", che (purtroppo) non ho inventato, ma ho
mutuato dal filosofo della tecnica Gilbert Simondon, introdotta AFAIK
nel 1958 "Du mode d'existence des objets techniques". Il testo è un po'
complicato e poteva essere scritto in maniera più potabile. Più
abbordabile e piacevole invece la raccolta "Sur la technique", in
italiano https://www.orthotes.com/sulla-tecnica/
da Simondon ho preso anche l'espressione "alienazione tecnica":
l'hacking che mi interessa consiste appunto in attività che mirano alla
riduzione dell'alienazione tecnica.
di questa e altre espressioni si può discutere: però non solo dal punto
di vista dell'informatica, la tecnicità è più vasta!, e d'altra parte
questa come altre espressioni possono anche essere "improprie", ma non è
questo il punto.
il punto che riguarda l'"oscurità digitale" provocata ad arte per me è
in primo luogo *smettere di colpevolizzare le persone, "comuni" o meno,
per il loro presunto "cattivo uso" di tecnologie tossiche, strutturate
ad arte per favorire oscurità ecc.*
è questo il problema più grave, a livello di attitudine e comportamento,
da cui derivano tutti gli altri. non riguarda solo i ragazz*
è l'analogo di colpevolizzare la persona che lascia aperta l'acqua del
rubinetto mentre si lava i denti perché spreca l'acqua. Certo, potrebbe
recuperarla e annaffiare le piante assetate. Ottima idea. Ma, immersi in
società sempre più industrializzate che spingono l'acceleratore sulla
produzione, gli armamenti, ecc. ovvero verso i ecodisastri che ancora ci
aspettano, concentrarsi su questi aspetti è come guardare il dito e non
vedere la luna. Non è questo il punto, appunto!
Il punto dell'oscurità digitale, dell'oscurantismo digitale, è che la
tecnologia derivante dalla ricerca scientifica non deve per forza andare
nella direzione di concentrazione e omologazione tossica in cui sta
andando. Non è inevitabile. Non è scritto da nessuna parte, perché
l'evoluzione è in corso, e non è predeterminata.
Perciò rispondere con un classicissimo "studiate il codice!" quando
parliamo di codice chiuso e di milioni di righe di codice (senz'altro
vale per le piattaforme social media, in parte anche per i modelli dei
LLM) tende a rafforzare la sensazione di impotenza e a schiacciare
l'immaginazione delle persone. Non è sbagliato, intendiamoci; ma non è
questo il punto. Anche perché *conoscere* non significa per forza essere
in grado di agire altrimenti: altrimenti la libertà, il libero arbitrio
ecc. sarebbero una conseguenza automatica della conoscenza, il che non è.
Perciò, con attitudine hacker, invitiamo a smontare le black box in un
altro modo, che non nega altre possibilità; cerchiamo di capire come
influiscono sul comportamento umano, come re-agiscono con le nostre
vulnerabilità e come averci a che fare, se possibile, senza farsi troppo
male. L'esercizio della voce del demone serve a questo. Non sarà
filosoficamente ortodosso, ma a noi piace, è un gioco di libertà e
immaginazione, e d'altra parte la filosofia di un qualche interesse non
è mai ortodossa :D
Siamo d'accordo sul fatto che l'interazione con questi complessi sistemi
NON dipende SOLO dagli esseri umani, e dal loro "uso"? Siamo d'accordo
sul fatto che vengono resi volutamente complicati, ambivalenti,
ingannevoli, manipolatori? L'oscurità IMHO si infittisce se si sostiene
che dipende solo da come vengono usati, e che solo persone poco accorte,
che non conoscono il codice, possono cascarci e "usarle male".
Un esempio: coder che hanno programmato gli algoritmi che fanno girare
le slot machines, messi davanti alle slot machines, tendono a rimanere
presi dalla loro trappola. I pungoli al sistema dopaminergico (nucleo
accumbens) tendono a essere predominanti sulla riflessività (corteccia
frontale), dipende da come è fatto il cervello umano. *Conoscere* è
importante ma a volte insufficiente e, anzi, foriero di false sicurezze.
(l'esempio è di Natasha Dow Schüll, Addiction by design,
https://press.princeton.edu/books/paperback/9780691160887/addiction-by-desi…
)
Al tempo stesso, è importante insegnare la gentilezza, in generale, e
nel "digitale" ancora di più. Al di là delle leggi. Il fatto che una
pietra (come una macchina, se volete) sia insensibile, è IRRILEVANTE.
Rilevante è invece che sensazioni ed emozioni fluiscono fra gli esseri
viventi, fra cui gli esseri umani, e ne strutturano i comportamenti; gli
esseri non viventi, fra cui le macchine, stanno fra gli esseri viventi,
in mezzo a loro. Crudeltà e violenza si ripercuotono sull'umano, ergo
razionalmente sono da evitarsi. Questa è l'argomentazione kantiana (cf.
Metafisica dei costumi), sul perché evitare la crudeltà nei confronti
degli animali. Non c'è bisogno di essere animisti (posizione che non mi
appartiene) per estendere anche alle macchine l'argomentazione kantiana:
è una linea argomentativa assolutamente razionalista. Personalmente mi
spingerei oltre, ma confido sia una posizione ampiamente condivisibile.
Ma, al di là dei diritti e dei doveri, la questione è molto più
complessa, perché tocca gli effetti psicosociali dell'introduzione di
questi sistemi, veri e propri attentati alla biodiversità tecnica. Per
cui l'aspetto squisitamente tecnico diventa secondario. Alla ribalta
salgono invece le modalità di decisione, in particolare quelle
razionali, che sono state messe in discussione fra l'altro da
cinquant'anni di economia comportamentale, almeno dall'anchoring di
Kahneman e Tversky in poi. Gli esseri umani sono ben poco razionali nei
loro comportamenti concreti, nelle loro decisioni e scelte. Non è
necessariamente problematico, se non per il fatto che i sistemi tecnici
dominanti tendono a sfruttare i bias cognitivi umani (euristiche
sviluppate per ragioni evolutive, da *non* estinguere!) per portare
l'acqua al mulino dei loro padroni. E, ancora una volta, non è
necessario esser socialisti, né tanto meno anarchici, per capire che il
fatto che siano padroni, e padroni quasi assoluti (che adesso chiedono
una moratoria sulla ricerca! senza vergogna!) rende tutti gli altri
altamente dipendenti dalla loro benevolenza, dal loro buon cuore.
non siamo in una situazione invidiabile.
buon 42 a tutt, con l'augurio di riuscire a capire come si arriva a quel
numero. il percorso è la parte migliore.
k.
Il 26/04/23 18:18, Giacomo Tesio ha scritto:
> Ciao 380°,
>
> On Fri, Apr 21, 2023 at 05:43:41PM +0200, 380° wrote:
>> Deciding is a computational activity, something that can ultimately be
>> programmed. Choice, however, is the product of judgment, not
>> calculation.
>> [...]
>> Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole
>> dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_
>> contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una
>> sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster:
>>
>> - "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive
>>
>> - "choose": 1.a to select freely and after consideration
>
> Interessante distinzione che evidenzia come io non sia stato chiaro.
>
> Riprovo:
>
> - decidere è un'azione uomana.
> - segliere anche.
>
> sono azioni diverse, ma entrambe umane.
>
> Il burocrate che, vittima di una poderosa alienazione cibernetica,
> applica le regole senza buon senso o compassione, decide non sceglie.
>
> Ma decide sempre e comunque sotto la propria responsabilità (che magari
> cerca di eludere appunto comportandosi COME un automa che esegue un
> programma).
>
>
> Il computer NON decide.
> Esattamente come non conta, non vede, non legge etc...
>
> Persino la mia precedente affermazione secondo cui "il software calcola"
> è una affermazione inesatta: non calcola nemmeno.
>
>
> Il software è un dato.
>
> E' espressione di uno o più esseri umani che collaborativamente
> determinano il comportamento di una macchina.
>
> La macchina (il computer che esegue il software) non calcola, non conta
> non produce numeri casuali etc... esegue meccanicamente il software.
>
>
> Per il computer cicli e condizioni non hanno alcun significato.
> La CPU risponde alle variazioni di tensione sul bus senza avere alcuna
> comprensione del loro significato.
>
>
> Dunque il computer non decide.
>
> Dunque l'hardware che esegue il software non decide alcunché: esegue
> meccanicamente il programma (che è dato, espressione dell'uomo
> interpretabile dall'uomo) e produce un output che pur essendo
> determinato dal programma non ha alcun significato fin tanto
> che una mente umana non lo interpreta.
>
>
> Esattamente come i byte che il tuo MUA rappresenterà sullo schermo
> quando leggerai questa mail: pur essendo auspicabilmente espressione
> della mia coscienza, non hanno alcun significato intrinseco fintanto che
> una mente umana non li interpreta sulla base delle informazioni che già
> la caratterizzano (nota: ho scritto informazioni, non dati).
>
>
> L'atto di interpretare un dato è talmente istintivo per l'uomo che
> non riusciamo facilmente ad diventarne consapevoli.
>
> Puoi provare a distinguere i segni che vedi sul tuo schermo dalle
> informazioni che gli attribuisci nella tua mente?
>
>
> Lo stesso accade per qualsiasi output.
>
>
> C'è sempre qualcuno che lo intepreta.
>
>
> Quindi dire che un software decide (o persino calcola) è sbagliato.
> E' una scorciatoia comunicativa (e cognitiva) comoda, ma è sbagliato.
>
> E con le "intelligenze artificiali" diventa propriamente pericoloso.
>
>
> Un software non può decidere e non deve mai sembrare che lo faccia.
>
> Può essere utile per verificare la correttezza formale di una decisione,
> ma solo debuggandolo pazientemente passo passo, in modo che una singola
> mente interpreti input, programma che la riproduce e output.
>
>
> Tale correttezza formale ovviamente non garantisce la correttezza
> della decisione: ad esempio potrebbero esserci errori nella
> selezione dell'input.
>
>
> Ma solo così il software diventa un ausilio alla decisione: come
> specchio per la mente umana che decide, non come suo sostituto.
>
>
>>> il software effettua SEMPRE ed ESCLUSIVAMENTE ciò che è definito nel
>>> proprio programma. anche quando modifica la propria configurazione
>>> (che come osservava 380° in passato, è semplicemente una parte della
>>> programmazione differita rispetto alla compilazione del binario), in
>>> funzione dell'input ricevuto, tale variazione è predeterminata.
>>
>> Cioè: la decisione è "computational activity" nella misura in cui un
>> **processo** (programma in esecuzione sulla macchina) esegue un /branch/
>> [3] causato da un /conditional/ [4]... che è /stato programmato/.
>>
>
> No, la decisione è computational activity nel senso che devono essere
> sufficienti capacità logico-deduttive (aritmetiche direi) per determinarla.
>
> Ma un computer non ha capacità logico-deduttive: è una macchina! :-D
>
>> I /conditional/ sono sempre programmati da umani, anche se il processo
>> di "compilazione" (in senso molto ampio) del binario è complesso (o
>> /complicato/) come nel caso della programmazione statistica detta
>> "machine learning".
>
> I /conditional/ sono espressione umana, ordine ad una macchina di
> eseguire una certa transizione di stato che produrrà un output che
> un'altra persona interpreterà come risultato di una condizione.
>
>
>> Quindi la decisione (to select as a course of action) è sì effettuata
>> dal processo ma dipende da come è stato programmato _e_ dell'ambiente di
>> esecuzione (configurazione, input... "perturbazioni varie" [5]).
>
> Non è una decisione, ma uno stato applicativo (o una transazione fra
> stati applicativi) che produce un output che poi TU intepreti.
>
> Che poi queste perturbazioni varie determinino tale stato applicativo
> insieme al binario, all'input, alla configurazione etc... siamo
> d'accordo.
>
> Rimane uno stato di una certa macchina, che non ha significato di per sé
> fintanto che non gli viene attribuito da una mente umana.
>
> Mente che non è razionale (tant'è che spesso interpreta l'output come
> qualcosa che non è, vedi ChatGPT) rendendo intrinsecamente non razionale
> anche il sistema cibernetico composto da software + umano, per quanto
> perfetto possa essere il software.
>
>
> L'interpretazione dell'output è SEMPRE un atto politico.
> E deve essere responsabile e consapevole.
>
>
>>> quand'anche un software fosse connesso ad una sorgente randomica in
>>> grado di alterarne la configurazione per simulare una sorta di libero
>>> arbitrio, la forma della configurazione stessa e la sua
>>> interpretazione da parte del programma sarebbe comunque
>>> predeterminato.
>>
>> Cioè: anche se /simulassimo/ una configurazione frutto di "libero
>> arbitrio" (ammettiamo sia possibile con reti neurali e "machine
>> learning"), il **processo** eseguirebbe solo e soltanto i branch
>> _determinati_ dai conditionals inseriti nel programma.
>>
>> Sia i branch che i conditionals possono essere tantissimi, tanti da
>> essere umanamente difficili anche solo da concepire, figuriamoci da
>> (ri)calcolare, ma la loro natura è quella.
>
> Precisamente.
> (almeno su questo sono stato chiaro :-D)
>
>
>>
>>> dunque "il digitale" non decide. MAI.
>>
>> Ma sì: il digitale decide
>
> No, non decide.
>
> Una macchina che esegue un software non decide.
> Reagisce meccanicamente a variazioni di corrente determinati
> dal binario in memoria, dal pointer counter, dallo stato dello
> stack, dello heap, etc...
>
> Un essere umano ha scritto quel software perché qualcuno interpreti
> l'output in un determinato modo... e l'interprete deve essere pienamente
> consapevoli della PROPRIA responsabilità nel prendere LUI una decisione
> sulla base dell'output di quel programma scritto da quella persona.
>
> Ma la decisione (e la responsabilità) non è del programma, ma solo delle
> persone che lo usano per comunicare (programmatori e utenti).
>
>
>> Tutt'altra cosa è scegliere.
>
> Vero.
>
> E se le macchine non decidono, figurati scegliere! ;-)
>
>
>>> Siamo sempre noi che interpretiamo il suo output.
>>>
>>> Talvolta, in evidente stato confusionale, lo interpretiamo come
>>> "decisione"
>>> ma non lo è: la decisione è SOLO nostra e dobbiamo assumercene la piena
>>> responsabilità, perché siamo noi ad interpretare l'output.
>>
>> "Signora mia, non sono io a scegliere di non accordarle XYZ: è il
>> computer che lo ha deciso"
>>
>> In effetti ci sono tanti funzionari che hanno l'ordine di non scegliere
>> ma di applicare le decisioni che escono dal computer.
>
> Esatto: esempio "da manuale" di alienazione cibernetica.
>
> L'alienazione è al limite del ridicolo se il funzionario non sa nemmeno
> spiegare precisamente e completamente il processo che ha portato alla
> decisione di cui LUI è responsabile.
>
> Perché la decisione è sua: il computer gli ha solo disegnato una serie
> di segni sullo schermo.
>
>>> Il software determina completamente e precisamente ciò che
>>> l'automatismo farà e ciò che non farà.
>>
>> Se con software intendi il **processo** allora sì, se con software
>> intendi il programma allora no, perché l'ambiente di esecuzione *e* - se
>> c'è - l'undefined behaviour [5] hanno una parte altrettanto rilevante
>> nel determinare la decisione (uso questo termine apposta)
>> dell'automatismo.
>
> Ne determinano l'output (e durante l'esecuzione lo stato della macchina
> che esegue il software) ma non determinano alcuna decisione.
>
>
> Io posso sempre decidere di ignorare quell'output o di interpretarlo al
> contrario o di alterare l'input finché non ottengo l'output
> desiderato...
>
> Posso persino interpretare gli 1 come l e gli 0 come O o viceversa. :-p
>
> la decisione è SEMPRE dell'uomo.
>
>
>>> Ogni artefatto può essere utile.
>>> Ma a nessuno va attribuita alcuna dignità intrinseca.
>>>
>>> Per questo parlare di "intelligenza artificiale", "macchine cognitive"
>>> (come fa Enrico Nardelli nel suo ottimo libro) o anche solo
>>> "esseri tecnici" è pericolosamente alienante!
>>
>> Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
>> definizioni, che come abbiam visto nel caso di "deciding" sono
>> /multiformi/, ma per non farsi alienate è importante non fermarsi alle
>> "etichette sulle scatole" ma aprirle queste benedette scatole, capire
>> cosa c'è dentro, a cosa serve il contenuto, se ci piace, /come/ possiamo
>> _usarlo_, ecc...
>
> Non è questione di perdono, né di ambiguità linguistica: è questione
> di usare un linguaggio alienante o meno.
>
>
> Insisto sull'inadeguatezza di certi termini (e provo a proporne di
> alternativi, come "programmazione statistica") perché ne vedo
> chiaramente i danni cognitivi inflitti alla società.
>
>
> I ragazzini che soffrono perché Replika dismette le funzioni erotiche.
>
> Autorevoli giuristi che giustificano le violazioni dei diritti umani
> fatte da Open AI tramite Chat GPT perché... "è solo una povera AI!"
>
> E così via.
>
>
> Io sono CERTO della buona fede di Giuseppe nell'uso della locuzione
> "intelligenza artificiale".
> Così come sono CERTO della buona fede di Enrico nell'uso della locuzione
> "macchine cognitive" o in quella di kerlessi nell'uso della locuzione
> "esseri tecnici"
>
> E capisco benissimo cosa intendono.
>
>
> Ma poiché quelle locuzioni (ancor più se usata e difese da persone
> tanto autorevoli) danneggiano tutti, sono costretto a smontarle, guardarci
> dentro, rivoltarle e mostrare a tutti che... sono solo scatole vuote.
>
>
> A presto!
>
>
> Giacomo
--
"tecnologie conviviali - https://tc.eleuthera.it"
"pedagogia hacker - https://circex.org"
"tecnologie appropriate - https://alekos.net"
April 27, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by 380°
Caro Giacomo,
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
> Ciao 380°,
>
> On Fri, Apr 21, 2023 at 05:43:41PM +0200, 380° wrote:
>> Deciding is a computational activity, something that can ultimately be
>> programmed. Choice, however, is the product of judgment, not
>> calculation.
>> [...]
>> Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole
>> dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_
>> contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una
>> sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster:
>>
>> - "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive
>>
>> - "choose": 1.a to select freely and after consideration
>
> Interessante distinzione che evidenzia come io non sia stato chiaro.
O forse io non sono stato chiaro?
Le definizioni che ho scritto sopra sono due tra quelle possibili, non
sono io che faccio una distinzione, è il Merriam Webster.
Non sono io che ho scritto "Deciding is a computational activity", anche
se lo condivido.
Anche nelle neuroscienze e in psicologia ci sono trattati che /fanno
distinzione/ tra il processo di decisione e di scelta... la differenza è
che il primo può essere automatizzato (che è una scelta .).
> Riprovo:
>
> - decidere è un'azione uomana.
> - segliere anche.
>
> sono azioni diverse, ma entrambe umane.
La decisione può essere guidata attraverso l'applicazione di linee
guida, protocolli, ecc. fino ad arrivare alla definizione di algoritmi
(che applicano /protocolli/) che eventualmente sfociano in sviluppo di
software DSS [1] (decision support system) o ADM [2] (automated
decision-making).
Concedere o meno l'accesso attraverso un "tornello automatico", tipo
quelli delle metropolitane milanesi o dei caselli automatici
autostradali, è una decisione totalmente automatizzata... decidere di
installare un sistema controllo accessi automatizzato è una scelta [3].
...anche un filtro della posta elettronica è un sistema di decisione
automatizzato.
Da molto tempo ci sono diversi sistemi ADM poco controversi, ultimamente
ce ne sono un sacco /estremamente/ controversi.
L'art. 22 del GDPR si intitola «Processo decisionale automatizzato
relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione»
L'ICO UK parla di "automated individual decision-making" e lo definisce
così:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Automated decision-making is the process of making a decision by
automated means without any human involvement. These decisions can be
based on factual data, as well as on digitally created profiles or
inferred data. Examples of this include:
- an online decision to award a loan; and
- an aptitude test used for recruitment which uses pre-programmed
algorithms and criteria.
Automated decision-making often involves profiling, but it does not have
to.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
[...]
> L'interpretazione dell'output è SEMPRE un atto politico.
> E deve essere responsabile e consapevole.
L'atto politico è scegliere di usare sistemi di decisione automatizzata,
il cui output determina un "course of action" prestabilito.
L'atto politico è l'identificazione "senza se e senza ma" delle persone
con i dati che chi ha potere sceglie debbano rappresentarli.
L'atto politico è scegliere che i sistemi di decisione automatizzata
possano essere delle "black box" i cui meccanismi non sono pubblici.
L'atto politico è scegliere di usare software binario (IA inclusa) senza
pretendere che l'intero processo di build sia trasparente, riproducibile
*e* bootstrappable.
L'atto politico è scegliere di ignorare tutte le cose che ho scritto
sopra.
[...]
>> Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
>> definizioni,
[...]
> Non è questione di perdono, né di ambiguità linguistica: è questione
> di usare un linguaggio alienante o meno.
>
> Insisto sull'inadeguatezza di certi termini
Insisto sull'invito a non limitarci (andare oltre?) alle etichette e sul
perdono a vicenda :-D
[...]
Ciao, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Decision_support_system
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Automated_decision-making
[3] l'ultima volta che sono stato a Berlino non era necessario lassare
per un tornello automatico per accedere alla metropolitana e mi pare che
storicamente sia sempre stato così
[4]
https://ico.org.uk/for-organisations/guide-to-data-protection/guide-to-the-…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
April 27, 2023
Re: [nexa] The Inside Story of ChatGPT’s Astonishing Potential | Greg Brockman | TED
by Guido Vetere
evviva! tutta l'umanità potrà beneficiare dell'AI di Microsoft, e neanche
più su hardware a caso, ma agevolmente nel loro cloud
e tutti daremo un contributo al suo addestramento da cane di Pavlov, perché
questa è la vera intelligenza! non l'aveva detto anche Skinner?
G.
On Wed, 26 Apr 2023 at 12:03, Andrea Bolioli <andrea.bolioli(a)gmail.com>
wrote:
> Grazie don Luca per la segnalazione.
> Devo dire che per me molte cose sono stupefacenti. Avendo lavorato per più
> di 30 anni nell'NLP, sono impressionato.
>
> Buona giornata,
> Andrea
>
> Il giorno sab 22 apr 2023 alle ore 08:34 don Luca Peyron <
> dluca.universitari(a)gmail.com> ha scritto:
>
>> Greg Brockman - Presidente e cofondatore di OpenAI - e la sua versione da
>> insider, molto interessante
>>
>> Buona visione
>>
>> dl
>>
>> https://www.youtube.com/watch?v=C_78DM8fG6E
>> _________________________
>> don Luca Peyron
>> Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
>> Arcidiocesi di Torino
>> www.universitari.to.it
>> via XX settembre 83, Torino
>> tel. 011 5156239
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
April 27, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by Giacomo Tesio
Ciao 380°,
On Fri, Apr 21, 2023 at 05:43:41PM +0200, 380° wrote:
> Deciding is a computational activity, something that can ultimately be
> programmed. Choice, however, is the product of judgment, not
> calculation.
> [...]
> Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole
> dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_
> contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una
> sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster:
>
> - "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive
>
> - "choose": 1.a to select freely and after consideration
Interessante distinzione che evidenzia come io non sia stato chiaro.
Riprovo:
- decidere è un'azione uomana.
- segliere anche.
sono azioni diverse, ma entrambe umane.
Il burocrate che, vittima di una poderosa alienazione cibernetica,
applica le regole senza buon senso o compassione, decide non sceglie.
Ma decide sempre e comunque sotto la propria responsabilità (che magari
cerca di eludere appunto comportandosi COME un automa che esegue un
programma).
Il computer NON decide.
Esattamente come non conta, non vede, non legge etc...
Persino la mia precedente affermazione secondo cui "il software calcola"
è una affermazione inesatta: non calcola nemmeno.
Il software è un dato.
E' espressione di uno o più esseri umani che collaborativamente
determinano il comportamento di una macchina.
La macchina (il computer che esegue il software) non calcola, non conta
non produce numeri casuali etc... esegue meccanicamente il software.
Per il computer cicli e condizioni non hanno alcun significato.
La CPU risponde alle variazioni di tensione sul bus senza avere alcuna
comprensione del loro significato.
Dunque il computer non decide.
Dunque l'hardware che esegue il software non decide alcunché: esegue
meccanicamente il programma (che è dato, espressione dell'uomo
interpretabile dall'uomo) e produce un output che pur essendo
determinato dal programma non ha alcun significato fin tanto
che una mente umana non lo interpreta.
Esattamente come i byte che il tuo MUA rappresenterà sullo schermo
quando leggerai questa mail: pur essendo auspicabilmente espressione
della mia coscienza, non hanno alcun significato intrinseco fintanto che
una mente umana non li interpreta sulla base delle informazioni che già
la caratterizzano (nota: ho scritto informazioni, non dati).
L'atto di interpretare un dato è talmente istintivo per l'uomo che
non riusciamo facilmente ad diventarne consapevoli.
Puoi provare a distinguere i segni che vedi sul tuo schermo dalle
informazioni che gli attribuisci nella tua mente?
Lo stesso accade per qualsiasi output.
C'è sempre qualcuno che lo intepreta.
Quindi dire che un software decide (o persino calcola) è sbagliato.
E' una scorciatoia comunicativa (e cognitiva) comoda, ma è sbagliato.
E con le "intelligenze artificiali" diventa propriamente pericoloso.
Un software non può decidere e non deve mai sembrare che lo faccia.
Può essere utile per verificare la correttezza formale di una decisione,
ma solo debuggandolo pazientemente passo passo, in modo che una singola
mente interpreti input, programma che la riproduce e output.
Tale correttezza formale ovviamente non garantisce la correttezza
della decisione: ad esempio potrebbero esserci errori nella
selezione dell'input.
Ma solo così il software diventa un ausilio alla decisione: come
specchio per la mente umana che decide, non come suo sostituto.
> > il software effettua SEMPRE ed ESCLUSIVAMENTE ciò che è definito nel
> > proprio programma. anche quando modifica la propria configurazione
> > (che come osservava 380° in passato, è semplicemente una parte della
> > programmazione differita rispetto alla compilazione del binario), in
> > funzione dell'input ricevuto, tale variazione è predeterminata.
>
> Cioè: la decisione è "computational activity" nella misura in cui un
> **processo** (programma in esecuzione sulla macchina) esegue un /branch/
> [3] causato da un /conditional/ [4]... che è /stato programmato/.
>
No, la decisione è computational activity nel senso che devono essere
sufficienti capacità logico-deduttive (aritmetiche direi) per determinarla.
Ma un computer non ha capacità logico-deduttive: è una macchina! :-D
> I /conditional/ sono sempre programmati da umani, anche se il processo
> di "compilazione" (in senso molto ampio) del binario è complesso (o
> /complicato/) come nel caso della programmazione statistica detta
> "machine learning".
I /conditional/ sono espressione umana, ordine ad una macchina di
eseguire una certa transizione di stato che produrrà un output che
un'altra persona interpreterà come risultato di una condizione.
> Quindi la decisione (to select as a course of action) è sì effettuata
> dal processo ma dipende da come è stato programmato _e_ dell'ambiente di
> esecuzione (configurazione, input... "perturbazioni varie" [5]).
Non è una decisione, ma uno stato applicativo (o una transazione fra
stati applicativi) che produce un output che poi TU intepreti.
Che poi queste perturbazioni varie determinino tale stato applicativo
insieme al binario, all'input, alla configurazione etc... siamo
d'accordo.
Rimane uno stato di una certa macchina, che non ha significato di per sé
fintanto che non gli viene attribuito da una mente umana.
Mente che non è razionale (tant'è che spesso interpreta l'output come
qualcosa che non è, vedi ChatGPT) rendendo intrinsecamente non razionale
anche il sistema cibernetico composto da software + umano, per quanto
perfetto possa essere il software.
L'interpretazione dell'output è SEMPRE un atto politico.
E deve essere responsabile e consapevole.
> > quand'anche un software fosse connesso ad una sorgente randomica in
> > grado di alterarne la configurazione per simulare una sorta di libero
> > arbitrio, la forma della configurazione stessa e la sua
> > interpretazione da parte del programma sarebbe comunque
> > predeterminato.
>
> Cioè: anche se /simulassimo/ una configurazione frutto di "libero
> arbitrio" (ammettiamo sia possibile con reti neurali e "machine
> learning"), il **processo** eseguirebbe solo e soltanto i branch
> _determinati_ dai conditionals inseriti nel programma.
>
> Sia i branch che i conditionals possono essere tantissimi, tanti da
> essere umanamente difficili anche solo da concepire, figuriamoci da
> (ri)calcolare, ma la loro natura è quella.
Precisamente.
(almeno su questo sono stato chiaro :-D)
>
> > dunque "il digitale" non decide. MAI.
>
> Ma sì: il digitale decide
No, non decide.
Una macchina che esegue un software non decide.
Reagisce meccanicamente a variazioni di corrente determinati
dal binario in memoria, dal pointer counter, dallo stato dello
stack, dello heap, etc...
Un essere umano ha scritto quel software perché qualcuno interpreti
l'output in un determinato modo... e l'interprete deve essere pienamente
consapevoli della PROPRIA responsabilità nel prendere LUI una decisione
sulla base dell'output di quel programma scritto da quella persona.
Ma la decisione (e la responsabilità) non è del programma, ma solo delle
persone che lo usano per comunicare (programmatori e utenti).
> Tutt'altra cosa è scegliere.
Vero.
E se le macchine non decidono, figurati scegliere! ;-)
> > Siamo sempre noi che interpretiamo il suo output.
> >
> > Talvolta, in evidente stato confusionale, lo interpretiamo come
> > "decisione"
> > ma non lo è: la decisione è SOLO nostra e dobbiamo assumercene la piena
> > responsabilità, perché siamo noi ad interpretare l'output.
>
> "Signora mia, non sono io a scegliere di non accordarle XYZ: è il
> computer che lo ha deciso"
>
> In effetti ci sono tanti funzionari che hanno l'ordine di non scegliere
> ma di applicare le decisioni che escono dal computer.
Esatto: esempio "da manuale" di alienazione cibernetica.
L'alienazione è al limite del ridicolo se il funzionario non sa nemmeno
spiegare precisamente e completamente il processo che ha portato alla
decisione di cui LUI è responsabile.
Perché la decisione è sua: il computer gli ha solo disegnato una serie
di segni sullo schermo.
> > Il software determina completamente e precisamente ciò che
> > l'automatismo farà e ciò che non farà.
>
> Se con software intendi il **processo** allora sì, se con software
> intendi il programma allora no, perché l'ambiente di esecuzione *e* - se
> c'è - l'undefined behaviour [5] hanno una parte altrettanto rilevante
> nel determinare la decisione (uso questo termine apposta)
> dell'automatismo.
Ne determinano l'output (e durante l'esecuzione lo stato della macchina
che esegue il software) ma non determinano alcuna decisione.
Io posso sempre decidere di ignorare quell'output o di interpretarlo al
contrario o di alterare l'input finché non ottengo l'output
desiderato...
Posso persino interpretare gli 1 come l e gli 0 come O o viceversa. :-p
la decisione è SEMPRE dell'uomo.
> > Ogni artefatto può essere utile.
> > Ma a nessuno va attribuita alcuna dignità intrinseca.
> >
> > Per questo parlare di "intelligenza artificiale", "macchine cognitive"
> > (come fa Enrico Nardelli nel suo ottimo libro) o anche solo
> > "esseri tecnici" è pericolosamente alienante!
>
> Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
> definizioni, che come abbiam visto nel caso di "deciding" sono
> /multiformi/, ma per non farsi alienate è importante non fermarsi alle
> "etichette sulle scatole" ma aprirle queste benedette scatole, capire
> cosa c'è dentro, a cosa serve il contenuto, se ci piace, /come/ possiamo
> _usarlo_, ecc...
Non è questione di perdono, né di ambiguità linguistica: è questione
di usare un linguaggio alienante o meno.
Insisto sull'inadeguatezza di certi termini (e provo a proporne di
alternativi, come "programmazione statistica") perché ne vedo
chiaramente i danni cognitivi inflitti alla società.
I ragazzini che soffrono perché Replika dismette le funzioni erotiche.
Autorevoli giuristi che giustificano le violazioni dei diritti umani
fatte da Open AI tramite Chat GPT perché... "è solo una povera AI!"
E così via.
Io sono CERTO della buona fede di Giuseppe nell'uso della locuzione
"intelligenza artificiale".
Così come sono CERTO della buona fede di Enrico nell'uso della locuzione
"macchine cognitive" o in quella di kerlessi nell'uso della locuzione
"esseri tecnici"
E capisco benissimo cosa intendono.
Ma poiché quelle locuzioni (ancor più se usata e difese da persone
tanto autorevoli) danneggiano tutti, sono costretto a smontarle, guardarci
dentro, rivoltarle e mostrare a tutti che... sono solo scatole vuote.
A presto!
Giacomo
April 26, 2023
Re: [nexa] The Inside Story of ChatGPT’s Astonishing Potential | Greg Brockman | TED
by Andrea Bolioli
Grazie don Luca per la segnalazione.
Devo dire che per me molte cose sono stupefacenti. Avendo lavorato per più
di 30 anni nell'NLP, sono impressionato.
Buona giornata,
Andrea
Il giorno sab 22 apr 2023 alle ore 08:34 don Luca Peyron <
dluca.universitari(a)gmail.com> ha scritto:
> Greg Brockman - Presidente e cofondatore di OpenAI - e la sua versione da
> insider, molto interessante
>
> Buona visione
>
> dl
>
> https://www.youtube.com/watch?v=C_78DM8fG6E
> _________________________
> don Luca Peyron
> Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
> Arcidiocesi di Torino
> www.universitari.to.it
> via XX settembre 83, Torino
> tel. 011 5156239
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
April 26, 2023
Re: [nexa] "da chatGPT potremo ottenere una risposta efficace per qualsiasi questione!
by Daniela Tafani
Buongiorno, Maurizio.
Ognuno di noi in questa lista fa quello che può, credo.
In un mio articolo recente, scritto prima dell'uscita di ChatGPT, ho parlato di intelligenza artificiale e impostura
e di prodotti non funzionanti o pericolosi la cui commercializzazione dovrebbe semplicemente essere proibita,
come accade usualmente quando non si sia annebbiati dall'eccezionalismo tecnologico:
https://www.rivisteweb.it/doi/10.1416/106674
Resta il fatto, constatato di recente anche dalla Federal Trade Commission
(nel documento di Alvaro Bedoya che ho segnalato qualche giorno fa),
che per ogni sparata del multimiliardario di turno e dei suoi megafoni
- letta e assimilata da milioni di persone -
c'è una demistificazione di qualche ricercatore o docente, letta da una manciata di persone
e non in grado, perciò, di opporsi alla presentazione ingannevole.
Serve un intervento che prenda atto della sistematica violazione di alcuni diritti e ripristini la legalità,
lasciando intatta la libertà della ricerca, ma non quella della truffa:
che faccia scoppiare la "bolla giuridica", per usare l'espressione di Marco Giraudo.
Un saluto,
Daniela
________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it>
Inviato: mercoledì 26 aprile 2023 10:02
A: NEXA ML
Oggetto: [nexa] "da chatGPT potremo ottenere una risposta efficace per qualsiasi questione!
mentre noi qui giustissimamente discutiamo di questioni complesse, teoriche, di principio, [tutte qualifiche altamente positive per me, sia chiaro] a proposito dei sistemi di IA e dei chatbot, là nel mondo non nexa si pensano e si pubblicano con notevole arroganza queste cose
La sfida investe, in primo luogo, scuola e università, che davanti all’impatto dell’Intel-
ligenza artificiale e dei linguaggi generati da reti, come ChatGPT di OpenAI, non devono
arroccarsi nel piagnisteo da ultimo barone ex cathedra, “che fine faranno compiti a ca-
sa e tesi di laurea?”. Sapere è potere sostiene, al contrario, che «strumenti come ChatGPT
cambieranno totalmente il processo di apprendimento, perché con un’interfaccia con-
versazionale potremo ottenere una risposta efficace nella forma che preferiamo, per
qualsiasi questione.
(fonte: «la Repubblica», 26 aprile, pag. 33, Gianni Riotta, "Dialogo tra un monaco e uno startupper")
trovo terrificante che persone non zotiche scrivano (di) libri in cui si afferma che "da chatGPT attenderemo risposte" !!!.
il tutto condito con arroganza stupida (ma esiste un'arroganza intelligente?) perché avere preoccupazioni specifiche per la "scrittura di testo" ad opera di sistemi di IA non significa essere un barone: vedi ad esempio Marco Calamari che certo non fa un "piagnisteo da ultimo barone ex cathedra" quando ha scritto su queste preoccupazioni ieri in Zeus News (Vivere con l’IA: la scrittura, https://www.zeusnews.it/n.php?c=29800<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20230426080231088978…>).
mi chiedo se, al di là di interventi ad hoc (chessò, scrivere a Riotta e agli autori del libro; ma intanto il libro è uscito e sarà letto avidamente) di cui temo che siano irrilevanti, si possa fare qualcosa nella società per contrastare questo culto del cargo.
Maurizio
________________________________
25 aprile 2023
________________________________
Maurizio Lana - 347 7370925
April 26, 2023
Re: [nexa] Digital Services Act: Commission designates first set of Very Large Online Platforms and Search Engines
by Stefano Zacchiroli
On Tue, Apr 25, 2023 at 03:38:19PM +0000, Daniela Tafani wrote:
> Today, the Commission adopted the first designation decisions under the Digital Services Act<https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-services-act-pack…> (DSA), designating 17 Very Large Online Platforms (VLOPs) and 2 Very Large Online Search Engines (VLOSEs) that reach at least 45 million monthly active users. These are:
Grazie Daniela. Per i francofoni segnalo questa lunga intervista
radiofonica a Thierry Breton di domenica scorsa, dove discuteva questo
tema (prima della pubblicazione della lista delle piattaforme):
https://www.radiofrance.fr/franceinter/podcasts/questions-politiques/questi…
Sulla lista in se, sono perplesso dall'inclusione di Wikipedia.
Certo: come traffico/numero di utenti i vari siti web di Wikipedia
rientrano negli obiettivi. Ma essendo operati da una non-profit
(Wikimedia Foundation) che ha un modello economico basato interamente
sulle donazioni, molte degli obiettivi politici del DSA risultano essere
"stonati" rispetto a Wikipedia/Wikimedia. Idem per il fatto che il
contenuto dell'enciclopedia è completamente curato da volontari, non da
staff della fondazione.
È lampante come tutte gli obblighi sulla pubblicità non siano
applicabili a Wikipedia, ma temo comunque che il costo di compliance con
il DSA possa finire per buttare un bel po' di sabbia negli ingranaggi
dell'enciclopedia libera. Vedremo...
Ciao
--
Stefano Zacchiroli . zack(a)upsilon.cc . https://upsilon.cc/zack _. ^ ._
Full professor of Computer Science o o o \/|V|\/
Télécom Paris, Polytechnic Institute of Paris o o o </> <\>
Co-founder & CTO Software Heritage o o o o /\|^|/\
https://twitter.com/zacchiro . https://mastodon.xyz/@zacchiro '" V "'
April 26, 2023
"da chatGPT potremo ottenere una risposta efficace per qualsiasi questione!
by maurizio lana
mentre noi qui giustissimamente discutiamo di questioni complesse,
teoriche, di principio, [tutte qualifiche altamente positive per me, sia
chiaro] a proposito dei sistemi di IA e dei chatbot, là nel mondo non
nexa si pensano e si pubblicano con notevole arroganza queste cose
> La sfida investe, in primo luogo, scuola e università, che davanti
> all’impatto dell’Intel-
> ligenza artificiale e dei linguaggi generati da reti, come ChatGPT di
> OpenAI, non devono
> arroccarsi nel piagnisteo da ultimo barone ex cathedra, “che fine
> faranno compiti a ca-
> sa e tesi di laurea?”. Sapere è potere sostiene, al contrario, che
> «strumenti come ChatGPT
> cambieranno totalmente il processo di apprendimento, perché con
> un’interfaccia con-
> versazionale potremo ottenere una risposta efficace nella forma che
> preferiamo, per
> qualsiasi questione.
(fonte: «la Repubblica», 26 aprile, pag. 33, Gianni Riotta, "Dialogo tra
un monaco e uno startupper")
trovo terrificante che persone non zotiche scrivano (di) libri in cui si
afferma che "da chatGPT attenderemo risposte" !!!.
il tutto condito con arroganza stupida (ma esiste un'arroganza
intelligente?) perché avere preoccupazioni /specifiche/ per la
"scrittura di testo" ad opera di sistemi di IA non significa essere un
barone: vedi ad esempio Marco Calamari che certo non fa un "piagnisteo
da ultimo barone ex cathedra" quando ha scritto su queste preoccupazioni
ieri in Zeus News (Vivere con l’IA: la
scrittura,https://www.zeusnews.it/n.php?c=29800).
mi chiedo se, al di là di interventi ad hoc (chessò, scrivere a Riotta e
agli autori del libro; ma intanto il libro è uscito e sarà letto
avidamente) di cui temo che siano irrilevanti, si possa fare qualcosa
nella società per contrastare questo culto del cargo.
Maurizio
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25 aprile 2023
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Maurizio Lana - 347 7370925
April 26, 2023
Re: [nexa] Digital Services Act: Commission designates first set of Very Large Online Platforms and Search Engines
by Daniela Tafani
Buongiorno, Giacomo.
I dettagli sulle modalità di abilitazione dei ricercatori sono attualmente oggetto di consultazione pubblica.
In ogni caso, alcuni elementi sono già fissati nel Regolamento sui servizi digitali.
In particolare, all'articolo 40, par. 8 e par. 12:
8. Su domanda debitamente motivata dei ricercatori, il coordinatore dei servizi digitali del luogo di stabilimento
conferisce a tali ricercatori lo status di «ricercatori abilitati» per la specifica ricerca menzionata nella domanda ed emette
una richiesta motivata di accesso ai dati a un fornitore di piattaforma online di dimensioni molto grandi o di motore di
ricerca online di dimensioni molto grandi a norma del paragrafo 4, se i ricercatori dimostrano di soddisfare tutte le
seguenti condizioni:
a) appartengono a un organismo di ricerca quale definito all'articolo 2, punto 1), della direttiva (UE) 2019/790;
b) sono indipendenti da interessi commerciali;
c) la loro domanda comunica il finanziamento della ricerca;
d) sono in grado di rispettare le specifiche prescrizioni di sicurezza e riservatezza dei dati corrispondenti a ciascuna
richiesta e di proteggere i dati personali, e descrivono, nella loro richiesta, le misure tecniche e organizzative
appropriate che hanno messo in atto a tal fine;
e) la loro domanda dimostra che il loro accesso ai dati e i periodi richiesto sono necessari ai fini della loro ricerca e
proporzionati ad essa e che i risultati attesi da detta ricerca contribuiranno alle finalità di cui al paragrafo 4;
f) le attività di ricerca previste saranno svolte per le finalità di cui al paragrafo 4;
g) si sono impegnati a rendere disponibili gratuitamente al pubblico i risultati delle loro ricerche, entro un termine
ragionevole dal completamento della ricerca, con riserva dei diritti e degli interessi dei destinatari del servizio in
questione, in conformità del regolamento (UE) 2016/679.
...
12. I fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi o di motori di ricerca online di dimensioni molto grandi
danno accesso senza indebito ritardo ai dati, compresi, laddove tecnicamente possibile, i dati in tempo reale, a condizione
che i dati siano pubblicamente accessibili nella loro interfaccia online ai ricercatori, compresi quelli appartenenti a
organismi, organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro, che soddisfano le condizioni di cui al paragrafo 8, lettere b),
c), d) ed e), e che utilizzano i dati unicamente per svolgere attività di ricerca che contribuiscono all'individuazione, all'identi
ficazione e alla comprensione dei rischi sistemici nell'Unione a norma dell'articolo 34, paragrafo 1
La bozza oggetto di consultazione prevede:
Come definito all'articolo 40 del regolamento sui servizi digitali, l'accesso ai dati sarà consentito:
* ai coordinatori dei servizi digitali o alla Commissione, che possono richiedere l'accesso ai fini del monitoraggio e della valutazione della conformità al regolamento sui servizi digitali;
* ai ricercatori abilitati, allo scopo di condurre ricerche che contribuiscano al rilevamento, all'individuazione e alla comprensione dei rischi sistemici nell'Unione derivanti dalla progettazione o dal funzionamento di piattaforme o motori di ricerca di grandi dimensioni e dei relativi sistemi, compresi quelli algoritmici;
* ai ricercatori che soddisfano le pertinenti condizioni previste per l'accesso ai dati accessibili al pubblico, conformemente all'articolo 40, paragrafo 12.
La Commissione sta lavorando alla definizione di meccanismi efficienti di accesso ai dati per tutti i soggetti
interessati entro i limiti giuridici stabiliti dall'articolo 40 del regolamento sui servizi digitali. Al fine di garantire che
si tenga conto di tutte le esperienze e iniziative pertinenti, essa invita i portatori di interessi a fornire il loro
parere, in particolare sulle questioni seguenti.
1) Esigenze di accesso ai dati
a) Quali tipi di dati, metadati, documentazione sulla governance dei dati e altre informazioni sui dati e
relative modalità di utilizzo possono essere utili per i coordinatori dei servizi digitali (DSC) ai fini del
monitoraggio e della valutazione della conformità e per i ricercatori abilitati al fine di condurre ricerche
relative ai rischi sistemici e alle misure di attenuazione?
b) Che tipo di attività di analisi e ricerca potrebbero svolgere i DSC e i ricercatori abilitati al fine di
monitorare e valutare la conformità e di effettuare ricerche sui rischi sistemici e sulle misure di
attenuazione?
2) Domanda di accesso ai dati e relativa procedura
a) I DSC negli Stati membri svolgeranno un ruolo chiave nella valutazione delle domande presentate dai
ricercatori e fungeranno da intermediari con le piattaforme. Come dovrebbe essere definita nella pratica
la procedura di presentazione delle domande? In che modo il processo di controllo può garantire scambi
efficienti tra ricercatori e fornitori di piattaforme?
b) L'articolo 40, paragrafo 8, definisce in modo esaustivo i criteri per il conferimento dello status di
"ricercatori abilitati". In che modo si può garantire una valutazione coerente tra i DSC, pur tenendo conto
delle specificità di ciascuna richiesta?
c) Quali disposizioni o specifiche supplementari potrebbero essere utili per contribuire a equilibrare i nuovi
diritti di accesso ai dati e la tutela dei diritti degli utenti e delle imprese, ad esempio la protezione dei
dati, le informazioni riservate, compresi i segreti commerciali, e la sicurezza?
d) Che tipo di garanzie possono essere messe in atto per assicurare che i dati raccolti a norma dell'articolo
40 siano utilizzati per le finalità previste e per ridurre al minimo il rischio di abusi da parte dei ricercatori?
e) L'articolo 40, paragrafo 13, introduce la possibilità di istituire meccanismi consultivi indipendenti per
sostenere la gestione delle richieste di accesso ai dati e il controllo dei ricercatori. Quale sarebbe il
valore aggiunto di tale meccanismo?
3) Formati di accesso ai dati e coinvolgimento dei ricercatori
a) Quali specifiche tecniche potrebbero essere prese in considerazione per le interfacce di accesso ai dati
tenendo conto della sicurezza, della protezione dei dati, della facilità d'uso, dell'accessibilità e della
capacità di risposta (ad esempio API, data vault e altri dati leggibili meccanicamente)?
b) Quali misure di sviluppo delle capacità potrebbero essere prese in considerazione affinché la comunità
di ricerca possa sfruttare le opportunità offerte dall'articolo 40?
c) Sarebbe auspicabile e possibile definire un linguaggio comune e preciso per i DSC, i ricercatori abilitati,
le piattaforme online di dimensioni molto grandi e i motori di ricerca online di dimensioni molto grandi, da
utilizzare nella comunicazione sull'accesso ai dati, ad esempio compilando un dizionario di dati standard
e/o un glossario aziendale? In che modo ciò potrebbe essere attuato?
4) Accesso ai dati accessibili al pubblico
a) Non saranno solo i ricercatori abilitati a beneficiare di maggiori opportunità di accesso ai dati: tutti i
ricercatori che soddisfano le condizioni di cui all'articolo 40, paragrafo 12, potranno accedere
direttamente ai dati accessibili al pubblico. A vostro parere, quali processi e meccanismi potrebbero
essere messi in atto per facilitare tale accesso
https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/1…
Un saluto,
Daniela
________________________________
Da: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
Inviato: martedì 25 aprile 2023 22:28
A: nexa(a)server-nexa.polito.it; Daniela Tafani; nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Digital Services Act: Commission designates first set of Very Large Online Platforms and Search Engines
Come si diventa "vetted researcher"?
Sembra davvero divertente!
Giacomo
April 26, 2023
Re: [nexa] Digital Services Act: Commission designates first set of Very Large Online Platforms and Search Engines
by Giacomo Tesio
Come si diventa "vetted researcher"?
Sembra davvero divertente!
Giacomo
April 25, 2023