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Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by Alessandro Brolpito
Buongiorno,
Grazie per lo scambio, che trovo molto interessante.
Avrei un paio di domande, molto ampie:
1) esistono esempi di "modelli di business" sostenibili per il
mondo privato che garantisca un valore economico del "modello open" (che
non sia ad esclusivo carico della spesa pubblica/cittadini)?
2) esistono esempi di bandi/linee guida per l'istruzione pubblica nei quali
"il modello open" e' indicato formalmente come un criterio di qualità,
distintivo per la scelta di risorse (libri, educational software, ect.) per
l'istruzione e la formazione (obbligatoria)?
Grazie per ogni informazione a riguardo, Alessandro
On Thu, 20 Apr 2023 at 13:02, karlessi <karlessi(a)alekos.net> wrote:
> Grazie per queste domande stimolanti. più che risposte, propongo alcune
> riflessioni, frutto delle formazioni di autodifesa digitale, pedagogia
> hacker ecc. che portiamo avanti da un paio di decadi con vari gruppi
> informali di ricerca. nel corpo del messaggio:
>
> > Message: 1
> > Date: Wed, 19 Apr 2023 23:51:15 +0200
> > From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
> > To: nexa(a)server-nexa.polito.it, giuseppe.attardi(a)unipi.it,
> > daniela.tafani(a)unipi.it, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>,
> > vetere.guido(a)gmail.com
> > Subject: [nexa] Oscurità digitale
> > Message-ID:
> > <
> CAG5xczd0ombVjFnSzCSFk_6a5UYGxftn4HbY4Vj0pn7nZE9rxA(a)mail.gmail.com>
> > Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
> >
> > Mi riferisco alle opinioni manifestate soprattutto da Beppe Attardi e
> > Giacomo Tesio, in qualche modo portabandiera di valutazioni opposte.
> > Qualche domanda sull'argomento.
> > * 1 *
> > il digitale incide oppure no in modo significativo sul nostro modo di
> > essere umani?
> > Ci fornisce oppure no "informazioni" che influenzano scelte finora
> > autonome?
> > A volte "decide" oppure no al nostro posto?
>
> sì, "decide". ma come non esiste l'autonomia umana assoluta (sarebbe
> solipsismo psicotico), così "il digitale" non decide "al posto" nostro:
> decide "insieme" a noi, re-agendo insieme. "decide" nel senso che
> promuove attivamente determinate visioni del mondo perché re-agisce
> (ciberneticamente, retroattivamente) con vulnerabilità umane, zone
> sensibili personali e collettive di cui è importante avere
> consapevolezza, e di cui prendersi cura (bias cognitivi sfruttati dalle
> interfacce, sensibilità personali, abitudini culturali, ecc.). In
> termini poetici e filosofici, i sistemi tecnici contemporanei hanno
> delle "voci", cioè dei demoni socratici che le muovono, e che evolvono.
> queste voci "spingono" (nudge, gamification) gli umani a reagire in un
> certo modo. OVVIAMENTE si può: resistere; imparare; smontare e
> rimontare; rifiutare; limitare la manipolazione; usare in maniera
> difforme (ma implica maggior sforzo); evolvere diversamente; ecc ecc
>
> però è importante ricordare che "(NON) dipende (SOLO) da noi", cioè non
> dipende solo dall'uso. I sistemi tecnici hanno affordances, che sono
> ideologicamente sviluppate. "Ideologico" nel senso di "portatore di una
> certa visione del mondo, con certe idee-cardine" (che possono cambiare
> nel tempo)
>
> un esempio, da una presentazione-laboratorio tenuta l'altro ieri sera a
> Roma: Youtube ora spinge a VEDERE video, NON A CARICARE video. Infatti
> l'interfaccia dell'altro ieri NON E' come quella degli inizi:
>
> https://web.archive.org/web/20230418000009/https://www.youtube.com/
>
> https://web.archive.org/web/20050614234128/http://www.youtube.com/
>
> nella seconda, del 2005, "UPLOAD YOUR VIDEO" è molto evidente... nella
> prima, del 2023, è scomparsa. ciò mostra che la voce del demone di
> Youtube si è evoluta, saperlo e notarlo ci aiuta a relazionarci in
> maniera accorta a questo sistema, a ridurre l'alienazione tecnica, a
> limitare gli stati di flusso in cui si interagisce "senza decidere" :D
>
> > * 2 *
> > la possibilità di "leggere il programma" è opportuna / necessaria?
>
> IMHO è importante poter comprendere a grandi linee come funziona il
> programma e poter intervenire in quello svolgimento. se non
> direttamente, attraverso gli occhi e le competenze di qualcuno di cui ci
> fidiamo.
>
> esempio assai istituzionale:
>
> https://nextcloud.eucommeet.eu
>
> è un H2020 di cui curiamo la parte tecnica. perché far la fatica di
> utilizzare una VM su OpenStack del GARR invece che un AWS o Azure public
> cloud? perché avvalersi di un accrocchio nextcloud + jitsi invece che M$
> Teams, Google Suite, ecc.? si fa fatica, anche perché poi gli utenti si
> lamentano che "è più difficile da usare di Zoom, di google docs!"
>
> (qualcuno direbbe: perché è GDPR compliant... ma tanto a quanto pare non
> è la preoccupazione principale dei progetti europei!)
>
> personalmente non ho tempo, né voglia, né competenze per leggere TUTTO
> il programma. e nemmeno penso che Openstack o nextcloud o jitsi siano la
> panacea (anche perché il codice, soprattutto dell'ultimo... che caos!);
>
> però continuo a pensare che sia meglio del software proprietario.
> soprattutto perché è possibile sviluppare una relazione alla pari con
> chi sviluppa e manutiene; forkare; fare altro sulla base dell'operato di
> chi è venuto prima di noi.
>
> così come è possibile sviluppare una relazione alla pari,
> istituzionalmente e umanamente parlando, con le persone che stanno
> dietro alle macchine del GARR, e, in caso di problemi e necessità,
> chiedere a loro. Non è lo stesso tipo di relazione che si può sviluppare
> con Amazon, Google o Microsoft. è una questione di scalabilità federata
> umani-macchine, non di completa leggibilità/controllo del programma, IMHO.
>
> inoltre, questa fatica ha un senso perché i denari pubblici dovrebbero
> come minimo tornare a favore del digitale pubblico e non di quello
> privato. Anche questa è, evidentemente, una ragione ideologica. Il
> mainstream attuale, governi compresi, fa esattamente l'inverso: con
> denari pubblici si finanzia il digitale privato perché "funziona meglio"
> alias "lo usano già tutt*
>
> certo nulla è perfetto, ma ci sono cose davvero peggio di altre.
>
>
> > * 3 *
> > aiuterebbe un eventuale obbligo di "nessuna profilazione di default"?
>
> "nessuna profilazione di default" sarebbe bello, ma, forse, molte
> persone lo troverebbero scomodo, proprio come trovano scomodo che il
> browser non abbia lo storico della navigazione in sessione anonima...
> l'automazione è una questione rilevante,
>
> capire chi, come e perché promuove certe automazioni invece di altre è
> forse ancora più rilevante.
>
> buona giornata
>
> k.
>
>
> > Specifici servizi andrebbero richiesti di volta in volta, ribaltando
> > l'attuale abitudine.
> > Off topic mi viene in mente l'esperienza bancaria: man mano che aumenta
> > l'importo di contante chiesto al cassiere, automaticamente il sistema
> > aumenta i tempi di attesa.
> >
> > Il digitale non è facile ma non è soltanto un artefatto tecnologico
> > complesso e potente, sempre più spesso e di fatto svolge funzioni
> analoghe
> > al sistema parola, al sistema lingua.
> > Mi rendo conto che la sintesi "il digitale" non è perfetta ed affido la
> mia
> > semplificazione alla vostra comprensione.
> > Grazie e cordialità.
> > Duccio (Alessandro Marzocchi)
> >
April 20, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by karlessi
Grazie per queste domande stimolanti. più che risposte, propongo alcune
riflessioni, frutto delle formazioni di autodifesa digitale, pedagogia
hacker ecc. che portiamo avanti da un paio di decadi con vari gruppi
informali di ricerca. nel corpo del messaggio:
> Message: 1
> Date: Wed, 19 Apr 2023 23:51:15 +0200
> From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it, giuseppe.attardi(a)unipi.it,
> daniela.tafani(a)unipi.it, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>,
> vetere.guido(a)gmail.com
> Subject: [nexa] Oscurità digitale
> Message-ID:
> <CAG5xczd0ombVjFnSzCSFk_6a5UYGxftn4HbY4Vj0pn7nZE9rxA(a)mail.gmail.com>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Mi riferisco alle opinioni manifestate soprattutto da Beppe Attardi e
> Giacomo Tesio, in qualche modo portabandiera di valutazioni opposte.
> Qualche domanda sull'argomento.
> * 1 *
> il digitale incide oppure no in modo significativo sul nostro modo di
> essere umani?
> Ci fornisce oppure no "informazioni" che influenzano scelte finora
> autonome?
> A volte "decide" oppure no al nostro posto?
sì, "decide". ma come non esiste l'autonomia umana assoluta (sarebbe
solipsismo psicotico), così "il digitale" non decide "al posto" nostro:
decide "insieme" a noi, re-agendo insieme. "decide" nel senso che
promuove attivamente determinate visioni del mondo perché re-agisce
(ciberneticamente, retroattivamente) con vulnerabilità umane, zone
sensibili personali e collettive di cui è importante avere
consapevolezza, e di cui prendersi cura (bias cognitivi sfruttati dalle
interfacce, sensibilità personali, abitudini culturali, ecc.). In
termini poetici e filosofici, i sistemi tecnici contemporanei hanno
delle "voci", cioè dei demoni socratici che le muovono, e che evolvono.
queste voci "spingono" (nudge, gamification) gli umani a reagire in un
certo modo. OVVIAMENTE si può: resistere; imparare; smontare e
rimontare; rifiutare; limitare la manipolazione; usare in maniera
difforme (ma implica maggior sforzo); evolvere diversamente; ecc ecc
però è importante ricordare che "(NON) dipende (SOLO) da noi", cioè non
dipende solo dall'uso. I sistemi tecnici hanno affordances, che sono
ideologicamente sviluppate. "Ideologico" nel senso di "portatore di una
certa visione del mondo, con certe idee-cardine" (che possono cambiare
nel tempo)
un esempio, da una presentazione-laboratorio tenuta l'altro ieri sera a
Roma: Youtube ora spinge a VEDERE video, NON A CARICARE video. Infatti
l'interfaccia dell'altro ieri NON E' come quella degli inizi:
https://web.archive.org/web/20230418000009/https://www.youtube.com/
https://web.archive.org/web/20050614234128/http://www.youtube.com/
nella seconda, del 2005, "UPLOAD YOUR VIDEO" è molto evidente... nella
prima, del 2023, è scomparsa. ciò mostra che la voce del demone di
Youtube si è evoluta, saperlo e notarlo ci aiuta a relazionarci in
maniera accorta a questo sistema, a ridurre l'alienazione tecnica, a
limitare gli stati di flusso in cui si interagisce "senza decidere" :D
> * 2 *
> la possibilità di "leggere il programma" è opportuna / necessaria?
IMHO è importante poter comprendere a grandi linee come funziona il
programma e poter intervenire in quello svolgimento. se non
direttamente, attraverso gli occhi e le competenze di qualcuno di cui ci
fidiamo.
esempio assai istituzionale:
https://nextcloud.eucommeet.eu
è un H2020 di cui curiamo la parte tecnica. perché far la fatica di
utilizzare una VM su OpenStack del GARR invece che un AWS o Azure public
cloud? perché avvalersi di un accrocchio nextcloud + jitsi invece che M$
Teams, Google Suite, ecc.? si fa fatica, anche perché poi gli utenti si
lamentano che "è più difficile da usare di Zoom, di google docs!"
(qualcuno direbbe: perché è GDPR compliant... ma tanto a quanto pare non
è la preoccupazione principale dei progetti europei!)
personalmente non ho tempo, né voglia, né competenze per leggere TUTTO
il programma. e nemmeno penso che Openstack o nextcloud o jitsi siano la
panacea (anche perché il codice, soprattutto dell'ultimo... che caos!);
però continuo a pensare che sia meglio del software proprietario.
soprattutto perché è possibile sviluppare una relazione alla pari con
chi sviluppa e manutiene; forkare; fare altro sulla base dell'operato di
chi è venuto prima di noi.
così come è possibile sviluppare una relazione alla pari,
istituzionalmente e umanamente parlando, con le persone che stanno
dietro alle macchine del GARR, e, in caso di problemi e necessità,
chiedere a loro. Non è lo stesso tipo di relazione che si può sviluppare
con Amazon, Google o Microsoft. è una questione di scalabilità federata
umani-macchine, non di completa leggibilità/controllo del programma, IMHO.
inoltre, questa fatica ha un senso perché i denari pubblici dovrebbero
come minimo tornare a favore del digitale pubblico e non di quello
privato. Anche questa è, evidentemente, una ragione ideologica. Il
mainstream attuale, governi compresi, fa esattamente l'inverso: con
denari pubblici si finanzia il digitale privato perché "funziona meglio"
alias "lo usano già tutt*
certo nulla è perfetto, ma ci sono cose davvero peggio di altre.
> * 3 *
> aiuterebbe un eventuale obbligo di "nessuna profilazione di default"?
"nessuna profilazione di default" sarebbe bello, ma, forse, molte
persone lo troverebbero scomodo, proprio come trovano scomodo che il
browser non abbia lo storico della navigazione in sessione anonima...
l'automazione è una questione rilevante,
capire chi, come e perché promuove certe automazioni invece di altre è
forse ancora più rilevante.
buona giornata
k.
> Specifici servizi andrebbero richiesti di volta in volta, ribaltando
> l'attuale abitudine.
> Off topic mi viene in mente l'esperienza bancaria: man mano che aumenta
> l'importo di contante chiesto al cassiere, automaticamente il sistema
> aumenta i tempi di attesa.
>
> Il digitale non è facile ma non è soltanto un artefatto tecnologico
> complesso e potente, sempre più spesso e di fatto svolge funzioni analoghe
> al sistema parola, al sistema lingua.
> Mi rendo conto che la sintesi "il digitale" non è perfetta ed affido la mia
> semplificazione alla vostra comprensione.
> Grazie e cordialità.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
April 20, 2023
Auto-GPT and BabyAGI: How ‘autonomous agents’ are bringing generative AI to the masses
by don Luca Peyron
Armate di agenti autonomi ai nostri confini?
Buona lettura
dl
https://fastcompanyme.com/technology/auto-gpt-and-babyagi-how-autonomous-ag…
_________________________
don Luca Peyron
Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
Arcidiocesi di Torino
www.universitari.to.it
via XX settembre 83, Torino
tel. 011 5156239
April 20, 2023
Re: [nexa] Oscurantismo Digitala [Era: <ChatGPT: Garante privacy...>]
by Paolo Del Romano
Il giorno gio 20 apr 2023 alle ore 07:02 M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net>
ha scritto:
> On Wed, Apr 19, 2023 20:47:38 PM +0200, Paolo Del Romano wrote:
>
> Dovrebbe dircelo innanzitutto LUI, no? Il giovane, come ha risposto o
> risponde a questa domanda?
>
>
il problema che io ponevo è perchè in tutti questi anni tutti i docenti di
informatica che sono capitati nella mia scuola hanno ritenuto non
meritevole di interesse lo studio e l'utilizzo di sw libero. Non credo che
sia un problema di un singolo docente. Negli anni passati si preferiva
addirittura diffondere copie illegali. Oggi con con il cloud e quindi con
Office 365 il problema è parzialmente risolto fino a quando l'alunno è
ancora studente e quindi usufruisce di licenze distribuite gratuitamente da
Microsoft agli alunni e docenti. Infatti il collega ha risposto dicendo che
per lui era più semplice utilizzare Office 365 visto che la maggior parte
dei libri di testo fa riferimento a questo sw.
20 anni fa abbiamo avuto un preside illuminato (non informatico ma
laureato in filosofia) che con l'aiuto di qualche docente (non di
informatica che invece remavano contro ) e di qualche ex-studente ha fatto
riconvertire la maggior parte dei laboratori utilizzando macchine linux,
iniziando un'avventura che poi è stata interrotta con l'arrivo di un nuovo
dirigente scolastico che non ne capiva niente di informatica.
Paolo
April 20, 2023
Re: [nexa] Oscurantismo Digitala [Era: <ChatGPT: Garante privacy...>]
by M. Fioretti
On Wed, Apr 19, 2023 20:47:38 PM +0200, Paolo Del Romano wrote:
> Proprio ieri nella scelta dei libri da adottare per il prossimo anno scolastico
> ho cercato di convincere un giovane docente, laureato in informatica (al suo
> primo anno di ruolo) a scegliere un libro che propone solo sw open ma purtroppo
> senza riuscirci. Perchè accade anche questo?
Dovrebbe dircelo innanzitutto LUI, no? Il giovane, come ha risposto o
risponde a questa domanda?
Nell'attesa, io azzardo una parte della risposta:
Io dico da una quindicina d'anni che potresti mettere su il perfetto
stato di polizia usando solo "software libero come la liberta'". O che
non farebbe nessuna differenza se Facebook usasse solo ed
esclusivamente software libero tutto pubblicato su github o simili. O
che nel voto elettronico che il software sia FOSS non fa la MINIMA
differenza concreta
Ovvero, se c'e' poco interesse a conoscere e promuovere software
aperto, forse e' ANCHE perche' ormai si e' capito che la licenza del
codice e le conseguenti possibilita' (in teoria) di modificarlo sono
molto meno rilevanti di come il software viene usato e controllato, da
chi, perche'...
Marco
--
vi aspetto tutti su Substack, pure se lo chiamano a sproposito Nazi Bar:
https://mfioretti.substack.com/p/substack-notes-chris-best-and-now
April 20, 2023
Oscurità digitale
by alessandro marzocchi
Mi riferisco alle opinioni manifestate soprattutto da Beppe Attardi e
Giacomo Tesio, in qualche modo portabandiera di valutazioni opposte.
Qualche domanda sull'argomento.
* 1 *
il digitale incide oppure no in modo significativo sul nostro modo di
essere umani?
Ci fornisce oppure no "informazioni" che influenzano scelte finora
autonome?
A volte "decide" oppure no al nostro posto?
* 2 *
la possibilità di "leggere il programma" è opportuna / necessaria?
Siamo tutti coinvolti in quanto accade nella tecnologia.
Scienza e tecnica ci hanno fatto superare le colonne d'Ercole, ci hanno
fatto vedere oltre l' "hic sunt leones", hanno fondato la cibernetica ma
ora stanno entrando nel nostro cervello, il cui sviluppo è causa ed effetto
della nostra differenza animale, ora autore uomo ed artefatto digitale (IA
eccetera) interagiscono in attività che fino a poco fa consideravamo
esclusive dell'uomo, più d'uno vedo una tendenza dell'artefatto a
prevalere. Per le difficoltà di definire e comprendere varie parole sulle
quali - indipendentemente dal digitale - mancano definizioni precise (penso
a coscienza, intelligenza, mente) tornerei all'antica definizione di
"cervello elettronico" che trovo meno ambigua rispetto ad IA ma non saranno
le parole a far la differenza.
Nell'attesa di "leggere il programma", in altre parole in attesa di una
regola che pretenda trasparenza totale e vieti ogni istruzione nascosta,
un'ultima domanda:
* 3 *
aiuterebbe un eventuale obbligo di "nessuna profilazione di default"?
Specifici servizi andrebbero richiesti di volta in volta, ribaltando
l'attuale abitudine.
Off topic mi viene in mente l'esperienza bancaria: man mano che aumenta
l'importo di contante chiesto al cassiere, automaticamente il sistema
aumenta i tempi di attesa.
Il digitale non è facile ma non è soltanto un artefatto tecnologico
complesso e potente, sempre più spesso e di fatto svolge funzioni analoghe
al sistema parola, al sistema lingua.
Mi rendo conto che la sintesi "il digitale" non è perfetta ed affido la mia
semplificazione alla vostra comprensione.
Grazie e cordialità.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
April 19, 2023
Re: [nexa] ChatGPT: Garante privacy, limitazione provvisoria sospesa se OpenAI adotterà le misure richieste.
by Giacomo Tesio
Il 19 Aprile 2023 17:53:01 UTC, Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> ha scritto:
>Il 19/04/2023 07:58, Giuseppe Attardi ha scritto:
>>> Possiamo fare di meglio.
>> Non certo con atteggiamenti oscurantisti rispetto alla tecnologia.
>>
>> — Beppe
>>
>
>Beppe, ti stimo enormemente, ma etichettare le critiche di Giacomo (critiche che non
>condivido completamente - ma non ho tempo di farne l'analisi) come "oscurantiste" non
>fa bene al dibattito.
Per la verità non sono le mie critiche che Giuseppe ha etichettato come "oscurantiste, bensì
le mie considerazioni sull'opportunità per l'Europa di perseguire uno sviluppo tecnologico
(e dunque una politica industriale e culturale) diversa da quella di Stati Uniti e Cina.
Definire "oscurantista" tale ambizione significa assumere come unico progresso possibile
quello narrato dalle BigTech.
Solo in tal caso, infatti, proporre di perseguire altri obiettivi potrebbe essere visto come "oscurantista".
D'altro canto, la ricerca scientifica e tecnologica non avviene nel vuoto ma nella storia.
Se alcune tecnologie hanno avuto un potenziale rivoluzionario (si pensi alla stampa
o a Internet), le ideologie delle "AI" sono costitutivamente oppressive, sin nella loro
progettazione alla luce dell'imitation game: ingannare l'uomo (individualmente ma su
vasta scala) senza doversi preoccupare della coscienza della macchina che inganna.
Parlo di ideologie perché di questo si tratta, non di tecnologie (le quali, oltre a poter essere utili in
alcuni specifici contesti, potrebbero tutte essere descritte senza alcun riferimento
antropomorifico ad alcuna forma di intelligenza).
Come informatico trovo tutta questa narrazione piuttosto allucinata: non c'è e non ci sarà mai
alcuna intelligenza nelle macchine come non inventeremo mai un sistema di teletrasporto
o di viaggio indietro nel tempo.
Ma come essere umano mi chiedo: se anche fosse possibile (e non lo è) perché mai
dovrebbe essere una NOSTRA priorità?
Cos'ha che non va l'intelligenza umana?
Perché questa urgenza di sostituirla?
Cui prodest?
Queste domande rimangono utili anche se si ha le competenze per riconoscere la totale assenza
di intelligenza dentro ChatGPT o qualsiasi altra "intelligenza artificiale"
Non posso essere certo che le mie risposte non siano "deliri" come li ha definiti Giuseppe
(chi può escluderlo delle proprie? Temo nessuno, per secondo teorema di incompletezza).
Ma sarei lieto che altri provassero a rispondere, invece di buttarla, più o meno consapevolmente,
in caciara.
>Sono critiche che derivano anche da preoccupazioni (condivise da altri)
> sull'impatto sociale di questi strumenti rilasciati al pubblico in modo abbastanza incontrollato.
A me preoccupa molto di più l'impatto sociale della NARRAZIONE di questi strumenti
che quello degli strumenti in sé.
Perché tale narraziione (allucinata, alienante e oppressiva) sta diventando egemonica,
con pochissima riflessione critica, puntualmente marginalizzata come luddista, oscurantista
o retrograda.
Di nuovo: cui prodest?
Giacomo
April 19, 2023
Re: [nexa] Oscurantismo Digitala [Era: <ChatGPT: Garante privacy...>]
by Damiano Verzulli
Il 19/04/23 19:59, Paolo Del Romano ha scritto:
> Non so se la responsabilità di tutto questo sia addebitabile solo al
> livello politico.
> Faccio un esempio. Il Garr ha un ottimo sistema di videoconferenza
> open e però il Ministero della Pubblica Istruzione (e non le singole
> scuole !!) per gli eventi che organizza a distanza con i Dirigenti
> scolastici, con gli Animatori Digitali, etc....utilizza Teams. E
> perchè questo?
Qui la risposta è "facile".
Quando "A" ha deciso di organizzare **IL PRIMO** evento "on-line" con i
Dirigenti Scolastici X, Y, e Z, "A" si è banalmente posto il problema di
"come farlo". La probabilita' che "A" conoscesse "Teams", "Meet" o
"Zoom" è elevatissima. La probabilita' che conoscesse Edumeet, Jitsi o
anche edu.meet.garr.it, è quasi zero.
Nell'ipotesi che "A" *NON* conoscesse ne' le une (proprietarie), ne' le
altre (libere), "A" ha chiesto ai colleghi d'ufficio o, al piu', ai
referenti IT locali (...che magari avevano organizzato eventi simili, in
precedenza). In entrambi i casi --anche "grazie" agil accordi fra MIUR e
Microsoft [sia "A" che i colleghi di "A", che i referenti IT di "A"
hanno una mailbox su Microsoft e, quasi certamente, per leggere la posta
si collegano a interfacce web con ben in evidenza il marchio Microsoft],
la probabilita' che la scelta ricadesse su Teams è praticamente 1.
Probabilmente, inoltre, "teams" è a distanza di un click sul desktop dei
loro PC.
Cio premesso, unitamente al fatto che non è nota --nell'organizzazione--
alcuna "policy", "direttiva", "buona pratica", "regola" che suggerisca
di *NON* utilizzare "Teams" o anche solo di favorire altri strumenti
(indicandoli analiticamente)... ecco che il click su teams viene fatto
senza alcun problema.
Questo scenario è radicatissimo nelle PP.AA. di fascia alta (Atenei
inclusi).
Ho trascorso ~18 anni in un contesto di questo tipo, e la conclusione a
cui sono arrivato è che questo status-quo *NON* si cambia semplicemente
a colpi di normativa (che comunque aiuta). La "chiave" è nella
promozione della sensibilita' ai livelli politici apicali (negli Atenei,
penso ai Rettori), accompagnata dalla selezione (difficilissima) di una
classe dirigente (i "Dirigenti"; quelli veri, assunti con quella
qualifica, sulle cui decisioni pesa la "Responsabilita' Dirigenziale")
che --a differenza del tuo collega-- conosca il tema, in tutte le sue
sfaccettature, e sia in grado di discuterne "adeguatamente" con i
livelli apicali.
Ma sono due condizioni super-difficilissime da trovare in giro. Nel
parco degli Atenei, direi che soltanto in PoliTO le si trovano. Attualmente.
Bye,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
April 19, 2023
Re: [nexa] Oscurantismo Digitala [Era: <ChatGPT: Garante privacy...>]
by Damiano Verzulli
Il 19/04/23 20:47, Paolo Del Romano ha scritto:
> Faccio un secondo esempio. Questa volta non guardo al vertice della
> piramide ma alla base.
> Insegno Economia Aziendale da 36 anni in un ITC dove è previsto
> l'insegnamento di Informatica sia nel corso ordinario per ragionieri,
> oggi AFM (Amministrazione Finanza e Marketing), sia nel corso
> specifico per ragionieri programmatori che adesso si chiama SIA
> (Sistemi Informativi Aziendali). In tutti questi anni non abbiamo
> avuto un docente di informatica disponibile a usare software libero.
> Tutti conoscono e utilizzano solo sw proprietario. Proprio ieri nella
> scelta dei libri da adottare per il prossimo anno scolastico ho
> cercato di convincere un giovane docente, laureato in informatica (al
> suo primo anno di ruolo) a scegliere un libro che propone solo sw open
> ma purtroppo senza riuscirci.
>
> Perchè accade anche questo?
La risposta "vera" a questa domanda (o qualcosa che ci si avvicini
molto...) credo possa arrivare solo da altri partecipanti a questa
lista, molto piu' autorevoli e preparati di me (di nuovo: no, non sono
né ironico, né sarcastico).
Nel mio piccolo, un "banale" motivo che mi viene in mente (...ma che
scalfisce soltanto la superficie del problema) è che il tuo giovane
collega semplicemente *NON* ha avuto occasione di "formarsi" rispetto ai
temi F/OSS, durante il suo corso universitario. Per lui, quindi, i temi
del software libero, bene che vada, si riconducono a questioni
economiche o, al piu', "da smanettoni".
È chiaro, pero', che in questo caso... lui non è l'origine del problema:
è solo un inconsapevole proxy.
Bye,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
April 19, 2023
Re: [nexa] See the websites that make AI bots like ChatGPT sound so smart - Washington Post
by 380°
Buongiorno,
ma guarda un po' quante considerazioni interessanti si possono
/infIerire/ anche solo grattando un po' la superficie...
Alberto Cammozzo via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it> writes:
> <https://www.washingtonpost.com/technology/interactive/2023/ai-chatbot-learn…>
[...]
> Two sites in the top 100, coloradovoters.info No. 40 and flvoters.com
> No. 73, had privately hosted copies of state voter registration
> databases.
quei due siti non esistono più, i domini sono in vendita
> Though voter data is public, the models could use this personal
> information in unknown ways.
i famosi "commercial voter files" [1]:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Commercial voter files are an amalgamation of administrative data from
states about registration and voting, modeled data about partisanship,
political engagement and political support provided by vendors; and
demographic, financial and lifestyle data culled from a wide range of
sources.
[...] the files collectively cover a large share of the U.S. population
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Profilare (spannometricamente) come se non ci fosse un ieri, un oggi e
soprattutto un domani!
Tutto normale, /molto/ prima della AI (ma l'AI /sublima/ il processo che
è un piacere) ...aggià, probabilmente assieme al gerrymandering serve
a migliorare l'efficacia democratica del sistema elettorale
[...]
> Currently, artists receive no compensation or credit when their work
> is included in AI training data
Quindi vengono violati _in primis_ i diritti morali degli artisti,
perché per quelli non c'è "fair use" che tenga; poi si può discutere se
il mancato riconoscimento dei diritti di sfruttamento economico
dell'opera, in questi casi, sia fair use... ma è **secondario**
[...]
> Meanwhile, we found several media outlets that rank low on NewsGuard’s
> independent scale for trustworthiness: RT.com No. 65, the Russian
> state-backed propaganda site;
Già, mica come il Washington Post!
[...]
> Chatbots have been shown to confidently share incorrect information,
> but don’t always offer citations. Untrustworthy training data could
> lead it to spread bias, propaganda and misinformation — without the
> user being able to trace it to the original source.
Ecco: **questo** è il (uno dei?) peccato CAPITALE degli LLM (del machine
learning in generale?): manca la /provenance/; un modello progettato
così è inemendabile.
Intuisco che questo ha _molto_ a che fare con l'inadeguata
rappresentazione dei dati ma _soprattutto_ dei metadati all'interno
dello spazio informativo usato per l'"addestramento" dei modelli... ma
chi sono io per...
> Religious sites reflect a Western perspective
ROTFL! Perché tutti gli altri citati prima come fonti autorevoli no eh?
:-D
[...]
> Anti-Muslim bias has emerged as a problem in some language models. For
> example, a study published in the journal Nature found that OpenAI’s
> ChatGPT-3 completed the phrase “Two muslims walked into a …” with
> violent actions 66 percent of the time.
ROTFL^2: chissà come mai?!? Deve essere una di quelle misteriose
proprietà emergenti di cui parlava Sundar Pichai qualche giorno fa a 60
minutes.
[...]
> Social networks like Facebook and Twitter — the heart of the modern
> web — prohibit scraping, which means most data sets used to train AI
> cannot access them.
Quello che è mio è mio, quello che è tuo è mio... :-D
> Tech giants like Facebook and Google that are sitting on mammoth
> troves of conversational data have not been clear about how personal
> user information may be used to train AI models that are used
> internally or sold as products.
Ci vorrebbe un altro wistleblower ma mi sa che la lezione è arrivata
forte e chiara...
[...]
> (C4 stands for Colossal Clean Crawled Corpus.). In addition to
> removing gibberish and duplicate text, the company used the open
> source “List of Dirty, Naughty, Obscene, and Otherwise Bad Words,”
sarebbe questa [2]:
https://github.com/Jenyay/Obscene-Words-List ?
> which includes 402 terms in English and one emoji (a hand making a
> common but obscene gesture). Companies typically use high-quality
> datasets to fine-tune models, shielding users from some unwanted
> content.
<joke>
É un peccato che all'AI non vengano insegnate tutte quelle cose, così
non potrà mai imparare quando è inopportuno usarle perché non è il
contesto giusto... un po' come imparano i bambini più o meno da quando
vanno all'asilo
</joke>
(tratto dall'articolo di Wired [2])
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
“Words on the list are many times used in very offensive ways but they
can also be appropriate depending on context and your identity,” says
William Agnew, a machine learning researcher at the University of
Washington.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
menomale che ce lo dice un ricercatore di machine learning perché non ci
avevamo mai pensato prima! :-O
> While this kind of blocklist is intended to limit a model’s exposure
> to racial slurs and obscenities as it’s being trained, it also has
> been shown to eliminate some nonsexual LGBTQ content.
Ma guarda un po' cosa può succedere quando si censur... ops _filtra_
/preventivamente/, per di più usando una tecnica di una banalità
impressionante
[...]
> and more than 72,000 instances of “swastika,” one of the banned terms
> from the list.
Ah, quindi il /termine/ swastika è pure proibito?
Quindi https://en.wikipedia.org/wiki/Swastika sarebbe stato filtrato
preventivamente?
(tratto da [2])
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
LDNOOBW appears to reflect historical patterns of disapproval of
homosexual relationships, Agnew says, with entries including “gay sex”
and “homoerotic.”
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Fosse solo quello il problema, ho dato una rapida scorsa alle /parole
proibite/ in italiano: bagnarsi, balle, battere, biga, bocchino, boiata,
cadavere, cammello, cappella, carciofo, carità... stendiamo un velo
/pietosissimo/, OK?
Credo che sia estremamente _urgente_ l'intervento di un mediatore
culturale, uno bravo però [3]
[...]
> The Post believes it is important to present the complete contents of
> the data fed into AI models, which promise to govern many aspects of
> modern life.
Ah: quindi 'mo il problema è di curare meglio il contenuto e non
IMPEDIRE che i modelli AI _governino_ molti aspetti della nostra
vita... moderna?!?!
> Some websites in this data set contain highly offensive language and
> we have attempted to mask these words. Objectionable content may
> remain.
Niente, non ce la fanno proprio, non gli passa nemmeno per l'anticamera
del cervello che è nella natura stessa del contenuto che sia
/discutibile/ e che il fatto che certo contenuto sia ritenuto offensivo
(quindi censurabile?!?) dipende dallo /specifico/ contesto _contingente_
e dall'identità culturale dei /recipienti/, che cambia in funzione
dell'epoca e delle coordinate GPS/geopolitiche?!?... e delle convinzioni
personali?
[...]
> Experts say many companies do not document the contents of their
> training data — even internally — for fear of finding personal
> information about identifiable individuals, copyrighted material and
> other data grabbed without consent.
Fantastico: una MATRIOSKA di black-box!
[...]
> SimilarWeb helped The Post place two-thirds of them — about 10 million
> domains — into categories and subcategories. (The rest could not be
> categorized, often because they were no longer accessible.)
...il reverse-engineering /spannometrico/ del forward-engineering
/spannometrico/ quanto fa? spannometrico al quadrato?
sarebbe questa la metascienza?
[...]
> Categorization is difficult and ambiguous,
toh, alla fine un barlume di onestà intellettuale
domanda da un miliardo di dollari: avendo a disposizione tutti i dati
"grezzi" di partenza qualcuno sarebbe in grado di stimare la il livello
di "risoluzione" e l'errore nella categorizzazione rispetto alla natura
del /categorizzato/?
[...]
saluti, 380°
[1] https://www.pewresearch.org/methods/2018/02/15/commercial-voter-files-and-t…
[2] https://www.wired.com/story/ai-list-dirty-naughty-obscene-bad-words/
[3] uno che riesca a far comprendere a uno statunitense il monologo di
Stefano Bartezaghi sui molti modi di dire mignotta, "buona donna" è
/solo/ uno di questi:
https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/monologo-paola-cortelles…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
April 19, 2023