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Re: [nexa] Il diritto universale di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo (era: Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale)
by Michele Pinassi
Il 23/12/22 13:11, Antonio ha scritto:
>
> E' possibile invertire la rotta?
> Certo, ad esempio partendo dalla PA ...
>
> "Far scoccare la scintilla del software libero nelle pubbliche
> amministrazioni non è impossibile. È difficile, ma si può fare. Basta
> volerlo." (Andrea Monti su Repubblica.it [2])
Sarebbe cosa buona e giusta, oltre che nel solco della normativa vigente
(CAD). Tuttavia, la domanda -retorica e provocatoria- è: dopo almeno 10
anni di immobilismo della PA anche in ambito ICT, ci sono le competenze
e il personale per immaginare una trasforazione simile? Forse negli
Atenei sarebbe possibile, vuoi per le (poche) competenze residue rimaste
che per la natura stessa dell'ambiente, ma immaginare una cosa simile
nelle altre migliaia di Enti dove a malapena, forse, hanno un tecnico
(spesso un amministrativo con la passione per il PC...), è davvero
difficile.
Prima di tutto, servirebbe un reale e pesante investimento di competenze
e personale ICT, che però senza condizioni adeguate (stipendi in primis)
tenderà sempre al privato. Dopo, forse, sarebbe possibile innescare una
scintilla simile...
Just my 2 cents
Michele
--
Michele Pinassi
Responsabile Sicurezza Informatica - Telefonia di Ateneo
Ufficio Esercizio e tecnologie - Università degli Studi di Siena
tel: 0577.(23)5000 - helpdesk(a)unisi.it
PGP/GPG key fingerprint 6EC4 9905 84F5 1537 9AB6 33E7 14FC 37E5 3C24 B98E
Dec. 23, 2022
Il diritto universale di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo (era: Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale)
by Antonio
> (3) c'è solo un modo efficace per poter intervenire: garantire a tutti che
le 4 libertà del software libero possano essere esercitate, **quindi**
stabilire per legge che i costruttori debbano fornire le specifiche
tecniche necessarie e sufficienti per poter far funzionare i propri
dispositivi hardware con qualsiasi software l'utente desideri installare.
I firmatari di questa lettera aperta [1] ci provano, peccato che, in un
contesto quale quello del software in cui il valore della conoscenza è
il principale valore economico, ad avversarli c'è l'universo mondo.
E' possibile invertire la rotta?
Certo, ad esempio partendo dalla PA ...
"Far scoccare la scintilla del software libero nelle pubbliche
amministrazioni non è impossibile. È difficile, ma si può fare. Basta
volerlo." (Andrea Monti su Repubblica.it [2])
Antonio
[1] https://fsfe.org/activities/upcyclingandroid/openletter.it.html
[2]
https://www.repubblica.it/tecnologia/blog/strategikon/2022/12/16/news/una_p…
Dec. 23, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale"
by alessandro marzocchi
Buongiorno ed auguri cordiali.
Ovviamente sollecito le opinioni di tutti anche se commento direttamente
Giacomo Tesio, Giovanni Biscuolo e Daniela Tafani.
«
Date: Thu, 22 Dec 2022 18:35:50 +0100
From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
Ogni secondo ci sono centinaia di programmi in esecuzione sul tuo
cellulare. Ci sono milioni di cellulari accesi in Italia. Ognuno di questi
software comporta l'esecuzione di milioni di righe di codice. E questi
software cambiano con una rapidità estrema, addirittura più volte al giorno
quando si tratta di software in parte eseguito "sul cloud" (come la
maggioranza dei software più diffusi).
Un Magistrato quanti criminali può perseguire in un anno?
Se ci affidiamo a strutture pensate per una società non-cibernetica per
regolare una società cibernetica, di fatto, affidiamo quella società
cibernetica al controllo da parte di chi realizza e controlla gli
automatismi che ne costituiscono la stragrange maggioranza degli agenti.
L'unico modo per sottrarre le persone alla riduzione ad ingranaggi è
diffondere questo potere in modo capillare, riconoscendo la programmazione
e il debugging come la scrittura e la lettura
critica della società cibernetica: presupposti per la piena cittadinanza.
Siamo davvero a cavallo di un cambio di paradigma.
Continuare a pensare in termini novecenteschi, purtroppo, significa
avviarci speditamente verso la peggiore distopia che l'umanità abbia
affrontato, con miliardi di persone intrappolate dentro solitudini
automatizzate, senza diritti e senza possibilità di comunicare.
»
Condivido, per quel che vale, osservo e domando.
Quanto potrebbe essere efficace «diffondere questo potere in modo
capillare»? Non penso a me, ex giurista 80enne, ma a te tecnico giovane e
competente: lavori, fai il padre oppure ti dedichi H24 a verificare cosa
accade al tuo apparato?
Il punto di partenza potrebbe essere quanto suggerito da Giovanni? (ho
aggiunto io i numeri)
«
Date: Thu, 22 Dec 2022 09:41:44 +0100
From: 380° <g380(a)biscuolo.net>
(1) non c'è libertà senza conoscenza della lingua
(2) solo il codice /binario/ è legge e **solo** dentro il cyberspazio puro
(quello che non ha nessun tipo di attuatore sul mondo fisico), mentre solo
il codice /sorgente/ è (espresso in una) lingua;
(3) c'è solo un modo efficace per poter intervenire: garantire a tutti che
le 4 libertà del software libero possano essere esercitate, **quindi**
stabilire per legge che i costruttori debbano fornire le specifiche
tecniche necessarie e sufficienti per poter far funzionare i propri
dispositivi hardware con qualsiasi software l'utente desideri installare.
(5) l'uomo (genere umano) può scrivere il codice binario ma la macchina [1]
NON DEVE "poter scrivere" (essere assunta come) la legge degli uomini
(6) non è necessario che tutti sappiano … ma è INDISPENSABILE che tutti
/possano/
»
Aggiungo una mia opinione, opposta a quella di Giovanni e di Daniela.
«
Date: Thu, 22 Dec 2022 09:41:44 +0100
From: 380° <g380(a)biscuolo.net>
questa cosa della possibilità che tutti i fenomeni possano essere soggetti
a calcolo l'ho già sentita da qualche parte ... mi pare che si sia
dimostrata fallimentare da almeno due secoli
»
«
Date: Thu, 22 Dec 2022 15:41:43 +0000
From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
che fine fa il diritto (una brutta fine, ovviamente) quando si interpretino
i doveri civici come obiettivi da perseguire (associati a metriche) e si
faccia dipendere dai risultati delle misurazioni il grado di possesso dei
diritti (che diventano così un processo, anziché uno status).
»
Ricordato che ne so meno di chi mi legge, non ho questi timori.
Lo Status è una condizione che viene definita in un “processo” - ad es: sei
nato in Italia, i tuoi genitori sono italiani quindi ti riconosco la
condizione di cittadino italiano -; tutta l’applicazione del diritto è
interrelazione continua fra norme e fatti, un “processo”. Nell’analizzare
le prime ed i secondi l’automa fa le stesse operazioni del giurista: soggetto
ad errore l’uno e l’altro con la differenza che gli errori dell’automa
tendono a diminuire.
Il primo esempio che mi viene in mente è quello delle tabelle - numeri -
che i giudici e le assicurazioni usano da tempo per liquidare i danni, non
credo che questo riceva critiche significative.
Poi penso al termometro, anche se non è diritto: meglio la mano sulla
fronte?
Calcoliamo, misuriamo molti fenomeni e nessuno si meraviglia, per altri
solleviamo dubbi e preoccupazioni, il problema che vedo è che non
calcoliamo quello che non sappiamo calcolare, ma questo non significa
necessariamente che è negativo ogni tentativo di calcolare.
Da sempre il genere umano indaga attraverso calcoli ed esperienza, è quello
che rimproveriamo alle macchine alle quali da poco abbiamo affidato questo
impegno, il rischio peggiore è che ci mettano da parte, da questo punto di
vista sarebbe un ritorno alla materia, la quale ha dominato l’universo per
quasi tutto il tempo che conosciamo.
Il diritto sta in quanto sopra, conosce non soltanto concetti e parole ma
anche numeri e calcoli, ad esempio le maggioranze (di elettori, di
parlamentari), poi vive con le nostre teste e succede che un giudice
ammetta testimoni per riferire la larghezza di un varco quando sarebbe stato
meglio uscire dal tribunale e misurare con un metro, ma probabilmente
giudice ed avvocati erano allergici al calcolo, potrebbe essere una
metafora ...: prigionieri di noi stessi.
Non ho questi timori perché temo peggio: il nucleo dell’argomento è il
terrore che noi genere umano ci allontaniamo dal centro … non so se questo
accadrà, temo che le cose si stiano mettendo male per noi, condivido tutte
le preoccupazioni e mi scoccia moltissimo che siamo noi che abbiamo attivato
ed alimentiamo questo cavallo di Troia.
Da non tecnico, al momento spero nell'efficienza del cervello umano
migliore di quella degli automi, è da vedere quale sarà la nostra sorte
prima che agli automi manchi la corrente.
Grazie per i contributi e di nuovo auguri.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Dec. 23, 2022
Le sfide della Internet Governance: dal libro al dibattito (in presenza) targato CNR - Roma 19 Gennaio 2023
by Laura Abba
Care/cari,
ho il piacere di invitarvi a partecipare alla presentazione del volume “La Internet Governance e le sfide della trasformazione digitale” [ Indice <https://lnkd.in/dPjbBRKi> Prefazione <https://lnkd.in/dQhh-S9W> ] di cui allego locandina.
La monografia, pubblicata dall’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari del CNR <http://www.igsg.cnr.it/>, con il supporto di Internet Society Italia, <https://www.isoc.it/> offre preziose riflessioni sui temi centrali in materia di Internet Governance tra i quali la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali; la tutela del carattere globale di Internet contro i rischi di frammentazione e “balcanizzazione”; il diritto di accesso a Internet attraverso il superamento di ogni forma di digital divide; il ruolo strategico della cybersecurity.
L’evento si terrà lunedì 19 gennaio 2023 presso la Sala Convegni della sede centrale del CNR in Roma, P.le Aldo Moro 7, con inizio dalle ore 14.30.
L'incontro sarà in presenza. Per motivi di sicurezza è necessario registrarsi entro il 17 gennaio 2023 al seguente link: https://lnkd.in/d_zFt8ab <https://lnkd.in/d_zFt8ab?fbclid=IwAR3L2-oRyaDVhZGW8_O9lQWyhbNzKlt6AUXwnoD_e…>
Per maggiori informazioni si prega contattare la segreteria dell’evento:
Simona Binazzi (IGSG-CNR)
• e-mail: simona.binazzi(a)igsg.cnr.it <mailto:simona.binazzi@igsg.cnr.it>
• phone: +39 055 4399656
Un caro saluto e tanti auguri di buone feste.
Laura Abba
___________________________________________________
Dott.ssa Laura Abba
c/o GARR via dei Tizii, 6 00185 Roma
mobile: +39 348 7981001
___________________________________________________
Dec. 23, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Giacomo Tesio
Salve Laura,
è un piacere leggerti e grazie per aver condiviso la tua prospettiva.
On Thu, 22 Dec 2022 09:40:30 +0100 (CET) Laura Garbati wrote:
> Ora, penso che anche questo debba essere applicato all'informatica.
Personalmente, vorrei davvero che tu avessi ragione.
Purtroppo c'è un problema di scala che evidentemente non riesco a far
cogliere.
Ogni secondo ci sono centinaia di programmi in esecuzione sul tuo
cellulare. Ci sono milioni di cellulari accesi in Italia. Ognuno di
questi software comporta l'esecuzione di milioni di righe di codice.
E questi software cambiano con una rapidità estrema, addirittura più
volte al giorno quando si tratta di software in parte eseguito "sul
cloud" (come la maggioranza dei software più diffusi).
Un Magistrato quanti criminali può perseguire in un anno?
Se ci affidiamo a strutture pensate per una società non-cibernetica per
regolare una società cibernetica, di fatto, affidiamo quella società
cibernetica al controllo da parte di chi realizza e controlla gli
automatismi che ne costituiscono la stragrange maggioranza degli agenti.
L'unico modo per sottrarre le persone alla riduzione ad ingranaggi
è diffondere questo potere in modo capillare, riconoscendo la
programmazione e il debugging come la scrittura e la lettura
critica della società cibernetica: presupposti per la piena
cittadinanza.
Siamo davvero a cavallo di un cambio di paradigma.
Continuare a pensare in termini novecenteschi, purtroppo, significa
avviarci speditamente verso la peggiore distopia che l'umanità abbia
affrontato, con miliardi di persone intrappolate dentro solitudini
automatizzate, senza diritti e senza possibilità di comunicare.
Giacomo
Dec. 22, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Daniela Tafani
Grazie, 380°, e grazie Giacomo.
Per ora, solo una precisazione:
l'articolo sulla cittadinanza cibernetica contiene non una proposta,
ma una ricostruzione sociologica di che fine fa il diritto (una brutta fine, ovviamente)
quando si interpretino i doveri civici come obiettivi da perseguire (associati a metriche)
e si faccia dipendere dai risultati delle misurazioni il grado di possesso dei diritti
(che diventano così un processo, anziché uno status).
Questo ha già luogo con i sistemi di credito sociale, pubblici e privati, italiani e stranieri:
il Comune di Fidenza, se non ricordo male, aveva previsto, per le case popolari - almeno fino all'intervento del garante per la protezione dei dati personali -
una carta a punti, la "Carta dell'assegnatario", con un punteggio di partenza di 50 punti.
Si perdevano 10 punti, ad esempio, con l'utilizzo di barbecue e griglie sul balcone,
oppure distribuendo cibo a colombi e piccioni, negli spazi comuni.
Esauriti tutti i punti a disposizione, gli assegnatari sarebbero stati costretti a lasciare l’alloggio.
Non sono sicura che questo non sia realtà perfettamente coerente con il concetto stesso di cibernetica.
Un saluto,
Daniela
________________________________
Da: 380° <g380(a)biscuolo.net>
Inviato: giovedì 22 dicembre 2022 09:41
A: Daniela Tafani; Giacomo Tesio
Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
Buongiorno Daniele e Giacomo,
interessanti spunti
Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it> writes:
[...]
> E' vero che non c'è democrazia senza conoscenza della lingua.
...e c'è democrazia senza libertà?
Dirò di più: non c'è libertà senza conoscenza della lingua :-O
Inoltre: cos'è la libertà? Io credo che «libertà è partecipazione» sia
la definizione necessaria e sufficiente del concetto.
[...]
> Ma non è necessario che tutti siano esperti giuristi. Oppure sì?
No, però la Legge non ammette ignoranza.
E in ogni caso fino alla precedente era geopolitica si dava per scontato
che per essere definite "avanzate" le democrazie dovessero garantire un
elevato livello di partecipazione a tutti i cittadini che intendevano
farlo, anche senza che venisse richiesto loro di dimostrare di essere
esperti giuristi
...ma le democrazie oggi sono /avanzi/, più che avanzate
> Il diritto protegge i diritti di tutti, compresi quelli delle persone
> che non siano in grado di decifrare un testo normativo
>
> (anche se mi vengono subito in mente Renzo e il latinorum di don
> Abbondio).
o i sofisti ;-)
> Il codice (informatico) è lingua e, al tempo stesso, legge.
attenzione: solo il codice /binario/ è legge e **solo** dentro il
cyberspazio puro (quello che non ha nessun tipo di attuatore sul mondo
fisico), mentre solo il codice /sorgente/ è (espresso in una) lingua;
questa distinzione è fondamentale per comprendere "code il law"
nessuna legge umana è scritta in codice binario, e i legislatori che
hanno dato dignità di legge al software DRM (Digital Restrictions
Management) hanno commesso una delle più grandi bestialità nella storia
della giurisprudenza, a partire dai Sumeri
> Ci preoccupiamo, scriveva Lawrence Lessig oltre due decenni fa, di
> difenderci dallo stato e dal mercato,
>
> ma non dal codice informatico, la cui architettura può abilitare o
> disabilitare le nostre libertà, proteggere la privacy o promuovere il
> controllo.
non vorrei dire ma chi si preoccupava dell'effetto del software sulle
nostre libertà aveva parlato ben prima di Lessig... e ancora /oggi/
questi discorsi sono comunemente percepiti come **marziani**
> Se però il diritto dicesse che i miei dati sono miei - proseguiva -
> rubarmeli sarebbe un furto.
è già così da un bel pezzo col GDPR, ma non funziona; è dal 1981 che
persone molto intelligenti scrivono dichiarazioni, raccomandazioni,
regolamenti in merito alla privacy ma pochissimi si sono messi a
/codificare/ quei principi in software, **quindi** tutti quei bei
propositi non funzionano, perchè il software non si può controllare "da
fuori", bisogna "entrarci"
> Il codice informatico è inevitabilmente un elemento di regolazione
> delle nostre vite.
>
> La legge giuridica può, e dovrebbe, intervenire a proteggerci da
> quelle configurazioni del codice informatico che violano i nostri
> diritti.
E c'è solo un modo efficace per poter intervenire: garantire a tutti che
le 4 libertà del software libero possano essere esercitate, **quindi**
stabilire per legge che i costruttori debbano fornire le specifiche
tecniche necessarie e sufficienti per poter far funzionare i propri
dispositivi hardware con qualsiasi software l'utente desideri
installare.
Manca **soprattutto** questo, caro Giacomo, prima di arrivare alla
capacità diffusa di comprendere il funzionamento del'intero codice
sorgente installato sui propri dispositivi nell'arco di un mese.
Chi non vuole studiare il codice sorgente deve potersi affidare ad altri
in grado di comprenderlo e ove necessario svilupparlo e modificarlo,
perché nessuno si salva da solo
Il processo di verifica del funzionamento del software (sorgente),
compresa la sua costituzionalità, deve essere un processo
**partecipativo** esattamente come dovrebbe esserlo la costruzione di
una società democratica
L'informatica sta mettendo in duramente crisi le società democratiche (e
non), non c'è dubbio.
> Ritieni che la distinzione tra codice come lingua e codice come legge
> sia pertinente, quando parli della cittadinanza?
Sì: il codice come lingua è il codice sorgente, quello come legge (nel
cyberspazio "puro") è il codice binario
Dobbiamo stabilire un limite **invalicabile**: l'uomo (genere umano) può
scrivere il codice binario ma la macchina [1] NON DEVE "poter scrivere"
(essere assunta come) la legge degli uomini
> Può bastare essere alfabetizzati o occorre essere "giuristi esperti",
Così come per essere "cittadini analogici" non è necessario essere
giuristi esperti per essere "cittadini cibernetici" non è necessario
essere programmatori esperti
Però dobbiamo chiarirci definitivamente su una cosa fondamentale:
/tutti/ gli utenti di software sono in un certo modo programmatori:
scegliere il font da usare per un paragrafo in un word processor è una
forma di programmazione (grafica in questo caso), configurare il proprio
client di posta è una forma di programmazione.
Anche solo per /riconoscere/ i propri diritti e doveri, figuriamoci per
rivendicarli e esercitarli, ogni cittadino (cibernetico) deve avere un
certo livello di competenza funzionale (di programmazione): non c'è
scampo :-D
> in grado di analizzare un software e comprendere come stia
> effettivamente regolando la nostra vita?
No, non è necessario che tutti sappiano farlo ma è INDISPENSABILE che
tutti /possano/ farlo ;-)
> Non dovrebbe essere, questo secondo, il compito del potere
> giudiziario, una volta che la legge abbia provveduto a vietare al
> codice informatico di violare i nostri diritti?
Nel caso del software la soluzione è /estremamente/ più semplice di
così: permettere agli utenti di scegliere quale software - del quale si
fidano a ragion veduta - usare sui propri dispositivi
Resterebbe solo il caso /residuale/ dell'utilizzo del software da parte
di chi voglia esercitare un controllo (biometrico?) *automatizzato* sul
rispetto delle leggi da parte dei propri cittadini: qui non esiste altra
soluzione che /smantellare/ un simile sistema :-O
«La sovranità (compresa quella cibernetica, n.d.r.) appartiene al
popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»
É estremamente populista, vero?!? :-D
[...]
> Sulla cittadinanza cibernetica, segnalo un articolo che la assimila alla condizione in cui
>
>
> - l’interazione tra cittadini e istituzioni è informatizzata (soggetta
> a calcolo);
questa cosa della possibilità che tutti i fenomeni possano essere
soggetti a calcolo l'ho già sentita da qualche parte... mi pare che si
sia dimostrata fallimentare da almeno due secoli
...però quando c'è di mezzo "il digitale" anche alle persone più
intelligenti gli si chiude la vena ;-(
> - lo standard del «buon» cittadino è determinato da metriche
> quantificate;
vince chi ce l'ha più lungo... lo score!
[...]
> - la misurazione delle metriche può essere correlata a premi e
> punizioni (che generano disuguaglianze e gerarchie).
...e, di grazia, le variabili da campionare per procedere alla
misurazione chi le stabilisce? chi e come le misura? ecc, ecc, ecc, ecc
eccc
chi è convinto di quelle cose è una capra non solo in antropologia ma
sopratutto in statistica (e matematica)?
[...]
> W. Reijers, L. Orgad, P. De Filippi, The Rise of Cybernetic
> Citizenship, «Citizenship Studies», 2022,
> https://ssrn.com/abstract=4100884
The Rise of Cybernetic Citizenship by Wessel Reijers, Liav Orgad, Primavera De Filippi :: SSRN<https://ssrn.com/abstract=4100884>
ssrn.com
The global COVID-19 pandemic demonstrates how states and companies mobilise new sociotechnical systems to track, trace, evaluate, and modulate the behaviour of
è sempre successo che persone molto intelligenti fossero convinte di
cose molto stupide, a volte perché non sono state in grado di
riconoscere la loro ignoranza fenomenologica, in questo caso la
"fenomenologia del calcolo computazionale"
[...]
Saluti, 380°
[1] che è sempre controllata (bene o male, spesso male) da un gruppo
ristretto di uomini
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Introduction | Stallman Support<https://stallmansupport.org/>
stallmansupport.org
False accusations were made against Richard Stallman in September 2019. They started a cascade of difamatory reactions that spread like wildfire, fueled by misquotes and misrepresentation of events in mainstream headlines, blogs, and social media that ultimately led to Stallman's resignation from his positions at Mit and the FSF
Dec. 22, 2022
158° Mercoledì di Nexa | 11 Gennaio 2023, ore 17.00
by Nexa Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi invitiamo a partecipare al *158° Mercoledì di Nexa*, che si terrà
mercoledì *11 gennaio 2023*, alle ore 17.00,
con un incontro dal titolo /*"Digital Commons, Governance and AI
Algorithmic Management"*/.
Ospite dell'incontro: *Nicolas Jullien*, Professor at IMT Atlantique,
Visiting Professor at Università Ca' Foscari Venezia
e Scientific Director of Marsouin, the Breton research network on
digital society.
_L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE._
_SEDE FISICA_ dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società,
Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano). QUI
<https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come
raggiungerci.
_STANZA VIRTUALE_ dell'incontro:
https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Di seguito maggiori dettagli:
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<https://nexa.polito.it/mercoledi-158>
NEXA
158° Mercoledì di Nexa
Mercoledì 11 gennaio 2023, ore 17.00 - 19.00
Politecnico di Torino
https://nexa.polito.it/mercoledi-158
/Digital Commons, Governance and AI Algorithmic Management/
*NICOLAS JULLIEN (Professor at IMT Atlantique, Visiting Professor at
Università Ca' Foscari Venezia and Scientific Director of Marsouin, the
Breton research network on digital society)*
This event will be webcast live: https://nexa.polito.it/nexa-hangout-on-air
*L'INCONTRO SI TERRÀ IN PRESENZA E ONLINE*
*SEDE FISICA*: Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino,
Via Boggio 65/a, Torino (1° piano) (Per maggiori informazioni su come
raggiungerci clicca QUI <https://nexa.polito.it/contatti>)
*STANZA VIRTUALE*: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
What *Digital Commons* are? Why are online projects such as *Wikipedia*,
*Free software*, *Open Street Map*, called Digital Commons? What is the
resource they manage? How do they manage it? It will address the paradox
of the digital commons, that classically a commons is a group that
collectively organizes the regulation of the consumption of a rare,
rival resource. The production of knowledge, online, does not seem to
fall in this definition. Discussing what is the resource help
understanding how this projects work, what are their difference, but
also their similarity with other online projects.
This will be illustrated with a study of how a digital common,
Wikipedia, uses *algorithmic management* via AI tools to govern its
commons. The findings show that this algorithmic management has the same
consequences as in private platforms: it may lead to the
over-standardization of contributions, make it more difficult for
newcomers to understand the platform’s rules, and reinforce the project
hierarchy between (1) the controlees and (2) the controllers or
“policy-makers”. But *collective governance* allows for online
discussion spaces within the information system, which allows for better
long-term monitoring of the algorithms’ inevitable discrepancies.
BIOGRAFIA e informazioni supplementari:
[mercoledì158]
*Nicolas JULLIEN* is professor at IMT Atlantique
<https://www.imt-atlantique.fr/fr>, one of the leading French University
of technology, and visiting professor at Ca' Foscari
<https://www.unive.it/>, Venice University, dept. of Management for the
universitary year 2022-2023. He is also the scientific director of
Marsouin <https://www.marsouin.org/>, the Breton research network on
digital society. His research deals with the open innovation paradigm
from an innovation economics perspective. He studies the interactions
between institutions and collective non-market production, open
innovation organizations (like free software, Wikipedia): how the
economics theory can explain their emergence, how these collectives
impact industries (business models, organization of the work), how the
participation of such institutions to the collective production impact
their goal and organization, and more generally how these
socio-technical projects work.
*Letture consigliate:*
* E. Joud, N. Jullien, M. Le Gall-Ely, /Regulation of Algorithmic
Errors in Digital Commons Platforms: Managing the
Conformity-Creativity Conundrum working paper/, 2022, LINK
<https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=4294658>
* N. Jullien, /Communities of creation and Digital Knowledge Commons/
(2022), LINK
<https://nicolasjullien.wp.imt.fr/en/2022/02/21/communities-of-creation-and-…>
* C. Hess and E. Ostrom, /Introduction: An Overview of the Knowledge
Commons/, in Understanding Knowledge as a Commons. From Theory to
Practice (Ostrom and Hess, ed.), pp. 3-26, 2007
* C. Hess and E. Ostrom, /A Framework for Analyzing the Knowledge
Commons/, in Understanding Knowledge as a Commons. From Theory to
Practice (Ostrom and Hess, ed.), pp. 41-81, 2007
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
<https://www.facebook.com/nexa.center/> <https://twitter.com/nexacenter>
<https://www.youtube.com/user/NexaCenter>
<https://www.instagram.com/nexa_center/>
<https://www.linkedin.com/company/3054864/admin/>
#nexawednesday <https://twitter.com/search?q=%23nexawednesday&src=typd>
#NicolasJullien <https://twitter.com/NicolasJullien> #IMTAtlantique
<https://twitter.com/IMTAtlantique> #CaFoscari
<https://twitter.com/CaFoscari> #Marsouin
<https://twitter.com/gis_marsouin>
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) dal 2006 è un centro di
ricerca indipendente e interdisciplinare che, in collaborazione con
l'Università di Torino, studia Internet (e più in generale le Tecnologie
digitali) e i suoi rapporti con la società. Maggiori informazioni
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 17 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma accessibile,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Responsabile Comunicazione Centro Nexa su Internet & Società: *Anita
Botta*, tel: +39 011 090 7219, Mob: +39 347 131 3903, anita.botta(a)polito.it.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive
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/Nell'attesa di rivedervi nell'anno nuovo, il Centro Nexa su Internet e
Società augura a tutti voi buone feste./
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
Dec. 22, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by 380°
Buongiorno Daniele e Giacomo,
interessanti spunti
Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it> writes:
[...]
> E' vero che non c'è democrazia senza conoscenza della lingua.
...e c'è democrazia senza libertà?
Dirò di più: non c'è libertà senza conoscenza della lingua :-O
Inoltre: cos'è la libertà? Io credo che «libertà è partecipazione» sia
la definizione necessaria e sufficiente del concetto.
[...]
> Ma non è necessario che tutti siano esperti giuristi. Oppure sì?
No, però la Legge non ammette ignoranza.
E in ogni caso fino alla precedente era geopolitica si dava per scontato
che per essere definite "avanzate" le democrazie dovessero garantire un
elevato livello di partecipazione a tutti i cittadini che intendevano
farlo, anche senza che venisse richiesto loro di dimostrare di essere
esperti giuristi
...ma le democrazie oggi sono /avanzi/, più che avanzate
> Il diritto protegge i diritti di tutti, compresi quelli delle persone
> che non siano in grado di decifrare un testo normativo
>
> (anche se mi vengono subito in mente Renzo e il latinorum di don
> Abbondio).
o i sofisti ;-)
> Il codice (informatico) è lingua e, al tempo stesso, legge.
attenzione: solo il codice /binario/ è legge e **solo** dentro il
cyberspazio puro (quello che non ha nessun tipo di attuatore sul mondo
fisico), mentre solo il codice /sorgente/ è (espresso in una) lingua;
questa distinzione è fondamentale per comprendere "code il law"
nessuna legge umana è scritta in codice binario, e i legislatori che
hanno dato dignità di legge al software DRM (Digital Restrictions
Management) hanno commesso una delle più grandi bestialità nella storia
della giurisprudenza, a partire dai Sumeri
> Ci preoccupiamo, scriveva Lawrence Lessig oltre due decenni fa, di
> difenderci dallo stato e dal mercato,
>
> ma non dal codice informatico, la cui architettura può abilitare o
> disabilitare le nostre libertà, proteggere la privacy o promuovere il
> controllo.
non vorrei dire ma chi si preoccupava dell'effetto del software sulle
nostre libertà aveva parlato ben prima di Lessig... e ancora /oggi/
questi discorsi sono comunemente percepiti come **marziani**
> Se però il diritto dicesse che i miei dati sono miei - proseguiva -
> rubarmeli sarebbe un furto.
è già così da un bel pezzo col GDPR, ma non funziona; è dal 1981 che
persone molto intelligenti scrivono dichiarazioni, raccomandazioni,
regolamenti in merito alla privacy ma pochissimi si sono messi a
/codificare/ quei principi in software, **quindi** tutti quei bei
propositi non funzionano, perchè il software non si può controllare "da
fuori", bisogna "entrarci"
> Il codice informatico è inevitabilmente un elemento di regolazione
> delle nostre vite.
>
> La legge giuridica può, e dovrebbe, intervenire a proteggerci da
> quelle configurazioni del codice informatico che violano i nostri
> diritti.
E c'è solo un modo efficace per poter intervenire: garantire a tutti che
le 4 libertà del software libero possano essere esercitate, **quindi**
stabilire per legge che i costruttori debbano fornire le specifiche
tecniche necessarie e sufficienti per poter far funzionare i propri
dispositivi hardware con qualsiasi software l'utente desideri
installare.
Manca **soprattutto** questo, caro Giacomo, prima di arrivare alla
capacità diffusa di comprendere il funzionamento del'intero codice
sorgente installato sui propri dispositivi nell'arco di un mese.
Chi non vuole studiare il codice sorgente deve potersi affidare ad altri
in grado di comprenderlo e ove necessario svilupparlo e modificarlo,
perché nessuno si salva da solo
Il processo di verifica del funzionamento del software (sorgente),
compresa la sua costituzionalità, deve essere un processo
**partecipativo** esattamente come dovrebbe esserlo la costruzione di
una società democratica
L'informatica sta mettendo in duramente crisi le società democratiche (e
non), non c'è dubbio.
> Ritieni che la distinzione tra codice come lingua e codice come legge
> sia pertinente, quando parli della cittadinanza?
Sì: il codice come lingua è il codice sorgente, quello come legge (nel
cyberspazio "puro") è il codice binario
Dobbiamo stabilire un limite **invalicabile**: l'uomo (genere umano) può
scrivere il codice binario ma la macchina [1] NON DEVE "poter scrivere"
(essere assunta come) la legge degli uomini
> Può bastare essere alfabetizzati o occorre essere "giuristi esperti",
Così come per essere "cittadini analogici" non è necessario essere
giuristi esperti per essere "cittadini cibernetici" non è necessario
essere programmatori esperti
Però dobbiamo chiarirci definitivamente su una cosa fondamentale:
/tutti/ gli utenti di software sono in un certo modo programmatori:
scegliere il font da usare per un paragrafo in un word processor è una
forma di programmazione (grafica in questo caso), configurare il proprio
client di posta è una forma di programmazione.
Anche solo per /riconoscere/ i propri diritti e doveri, figuriamoci per
rivendicarli e esercitarli, ogni cittadino (cibernetico) deve avere un
certo livello di competenza funzionale (di programmazione): non c'è
scampo :-D
> in grado di analizzare un software e comprendere come stia
> effettivamente regolando la nostra vita?
No, non è necessario che tutti sappiano farlo ma è INDISPENSABILE che
tutti /possano/ farlo ;-)
> Non dovrebbe essere, questo secondo, il compito del potere
> giudiziario, una volta che la legge abbia provveduto a vietare al
> codice informatico di violare i nostri diritti?
Nel caso del software la soluzione è /estremamente/ più semplice di
così: permettere agli utenti di scegliere quale software - del quale si
fidano a ragion veduta - usare sui propri dispositivi
Resterebbe solo il caso /residuale/ dell'utilizzo del software da parte
di chi voglia esercitare un controllo (biometrico?) *automatizzato* sul
rispetto delle leggi da parte dei propri cittadini: qui non esiste altra
soluzione che /smantellare/ un simile sistema :-O
«La sovranità (compresa quella cibernetica, n.d.r.) appartiene al
popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»
É estremamente populista, vero?!? :-D
[...]
> Sulla cittadinanza cibernetica, segnalo un articolo che la assimila alla condizione in cui
>
>
> - l’interazione tra cittadini e istituzioni è informatizzata (soggetta
> a calcolo);
questa cosa della possibilità che tutti i fenomeni possano essere
soggetti a calcolo l'ho già sentita da qualche parte... mi pare che si
sia dimostrata fallimentare da almeno due secoli
...però quando c'è di mezzo "il digitale" anche alle persone più
intelligenti gli si chiude la vena ;-(
> - lo standard del «buon» cittadino è determinato da metriche
> quantificate;
vince chi ce l'ha più lungo... lo score!
[...]
> - la misurazione delle metriche può essere correlata a premi e
> punizioni (che generano disuguaglianze e gerarchie).
...e, di grazia, le variabili da campionare per procedere alla
misurazione chi le stabilisce? chi e come le misura? ecc, ecc, ecc, ecc
eccc
chi è convinto di quelle cose è una capra non solo in antropologia ma
sopratutto in statistica (e matematica)?
[...]
> W. Reijers, L. Orgad, P. De Filippi, The Rise of Cybernetic
> Citizenship, «Citizenship Studies», 2022,
> https://ssrn.com/abstract=4100884
è sempre successo che persone molto intelligenti fossero convinte di
cose molto stupide, a volte perché non sono state in grado di
riconoscere la loro ignoranza fenomenologica, in questo caso la
"fenomenologia del calcolo computazionale"
[...]
Saluti, 380°
[1] che è sempre controllata (bene o male, spesso male) da un gruppo
ristretto di uomini
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Dec. 22, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Laura Garbati
Ciao a tutti,
sono solitamente una lettrice (molto grata di quanto si può apprendere da questa mailing-list) silenziosa, oggi arrischio di condividere la mia opinione.
Ho cercato di leggere tutti i post relativi, perdonate se ho perso qualche passaggio. Ho come la sensazione, e correggetemi senz'altro in caso contrario, che il tema sottotraccia sia che un'informatica, un codice non comprensibile - o ancor più l'incapacità di comprendere ed essere in grado di comprendere - spogli i cittadini della loro capacità di esercitare diritti, e non esercitandoli, in sostanza siano perduti.
Forse la mia è una visioen un po' retrograda, ma - proprio in ragione della società così complessa in cui ci troviamo - non so se sono perfettamente allineata. I diritti umani sono universali e indipendenti dalla singola decisione di esercitarli o meno. Ovviamente, si presuppone qui che il dialogo sia contestualizzato in un contesto fondato su costituzioni e leggi, una struttura giuridica insomma, senza voler ragionare sulle basi del diritto stesso (o no? magari ci torno di seguito). In una democrazia indiretta, in una società complessa, è per così dire "ontologico" che il singolo possa - anzi direi debba - affidarsi alla struttura in cui vive per vedersi garantito in molti aspetti che non sa e non potrebbe controllare da solo (senza andar lontano, al fatto che gli alimenti siano confezionati un una certa maniera, al fatto che le auto rispettino certi limiti minimi di sicurezza, etc.). In ogni settore, io opero e mi muovo su un substrato di fiducia nel fatto che il governo funzioni (intendiamo governo in senso lato, non l'esecutivo), ovvero che anche se non sono in grado di farlo io, una rete esiste per garantirmi salute e sicurezza. Ora, penso che anche questo debba essere applicato all'informatica.
Certo, mi rendo conto di alcune differentze quasi ontologiche, in un momento in cui già si parla di sistemi automatizzati che vanno non a favorire ma costituire un pezzo di atto amministrativo.
Ma penso che ciò richieda di estendere il manto di quel sistema anche ai sistemi informatizzati, e senza magari inventarsi qualcosa. Se non sbaglio, in GB si sviluppa IA senza pensare a leggi ad hoc, perchè già ci sono, e valgono anche per quest'ultima. Si può dissentire (dissento, in parte), ma è anche vero che spesso si invocano normative ad hoc quando basterebbe applicare e conoscere bene quelel esistenti.
Allora, la sto facendo lunga! Concordo, sia chiaro, nell'alfabetizzazione VERA dalle scuole, ma sono ancora della vecchia guardia (d'altronde, vado per i 50 eh...) che pensa che se si insegna ai ragazzi le basi, poi anche la canna a pescare saranno capaci di costruire. Non penso, insomma, che serva che tutti sappiano leggere un codice (l'esempio del motore della macchina è troppo usurato vero?), anche per sistemi così diversi e innervati come IA et similia, penso che serva la consapevolezza, quella sì diffusa, che occorre pretendere che qualcuno invece ci sia, che i controlli li faccia, che i diritti - che sono sempre quelli! - li garantisca, che vigili. Che sia in grado di comprendere quando non ci sono, e li richieda, e sappia selezionare i politici anche in base a questo. In una società in cui, credo, siamo sempre più disperatamente poveri di spirito (non nel senso delle barzellette), io credo che serva educare alla libertà, il resto sarà dato (lo so suona tanto come uno slogan... ma volevo essere un po' provocatoria nella mia anacronistica filippica! ;-).
Grazie a tutti anche per le controffensive e grazie sempre per la condivisione di sapere. :-)
Laura
----- Messaggio originale -----
> Da: "Giacomo Tesio" <giacomo(a)tesio.it>
> A: "Daniela Tafani" <daniela.tafani(a)unipi.it>
> Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Inviato: Mercoledì, 21 dicembre 2022 20:58:13
> Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
> On Wed, 21 Dec 2022 17:40:39 +0000 Daniela Tafani wrote:
>
>> Caro Giacomo,
>>
>> provo a controproporre a te a e a Nexa una domanda.
>
> Mi piace questo gioco! :-D
> Ok rispondo io... per primo. ;-)
>
>> Ma non è necessario che tutti siano esperti giuristi. Oppure sì?
>
> Non è necessario perché (e fintanto che) la violazione delle Leggi è
> opera di esseri umani e l'interpretazione delle Leggi è affidata a
> Giudici umani che rispondono delle proprie decisioni in un sistema
> di garanzie efficace.
>
> In Italia abbiamo diversi gradi di giudizio che, almeno in teoria,
> dovrebbero garantire Giustizia. [1]
>
>
> Ma gli automatismi hanno cambiato il paradigma.
>
>
>> Il diritto protegge i diritti di tutti, compresi quelli delle persone
>> che non siano in grado di decifrare un testo normativo
>
> Nel 2020 il solo kernel Linux consisteva in 27.8 milioni di righe di
> codice. Non ho idea di quanto siano lunghi il codice civile e il codice
> penale insieme, ma scommetto un caffé che sono nettamente più brevi.
>
> Se anche fosse comparabile, si tratta di una frazione minima, seppur
> fondamentale, del codice in esecuzione su qualsiasi cellulare.
>
>
> Inoltre questi i codici destinati all'interpretazione umana cambiano con
> una rapidità nettamente inferiore a quelli destinati all'esecuzione
> meccanica di un computer.
>
> E il computer non si lamenta, non sciopera e non fa la rivoluzione.
> Esegue pedissequamente gli ordini impartiti, riproducendo infinite
> volte la volontà di chi lo programma.
>
>
>> Il codice (informatico) è lingua e, al tempo stesso, legge.
>>
>> Ci preoccupiamo, scriveva Lawrence Lessig oltre due decenni fa, di
>> difenderci dallo stato e dal mercato, ma non dal codice informatico,
>> la cui architettura può abilitare o disabilitare le nostre libertà,
>> proteggere la privacy o promuovere il controllo.
>>
>> Se però il diritto dicesse che i miei dati sono miei - proseguiva -
>> rubarmeli sarebbe un furto.
>>
>> Il codice informatico è inevitabilmente un elemento di regolazione
>> delle nostre vite.
>>
>> La legge giuridica può, e dovrebbe, intervenire a proteggerci da
>> quelle configurazioni del codice informatico che violano i nostri
>> diritti.
>
> Sono d'accordo.
>
> L'unico problema è che c'è un solo modo in cui la Legge può influenzare
> efficacemente l'informatica: stabilendo che qualsiasi programma che non
> può essere studiato e compreso da un qualsiasi cittadino adulto in un
> tempo ragionevole (una settimana o al massimo un mese...) non può
> essere distribuito o eseguito su dati di terzi.
>
> Qualunque altra norma che riguardi l'informatica è aggirabile, se
> questa non viene fatta rispettare in modo ferreo.
>
> Il GDPR ne è la prova lampante.
> E non solo per le innumerevoli violazioni commesse impunemente per anni
> dai Titolari che si affidano ai GAFAM: pensa alle sciocchezze che
> vengono scritte nelle informative privacy o alle baggianate che
> trovi sui cookie banner.
>
>
>> Ritieni che la distinzione tra codice come lingua e codice come legge
>> sia pertinente, quando parli della cittadinanza?
>
> A ben guardare no.
>
> La Legge può riguardare solo gli uomini, non gli automatismi.
>
> Il Codice non è davvero Legge in termini giuridici.
> Potremmo dire che ha l'efficacia di una Legge fisica, una complessità
> molto superiore al diritto di uno Stato e una stabilità paragonabile
> alla lista della spesa... piena di errori.
>
>
>> Può bastare essere alfabetizzati o occorre essere "giuristi esperti",
>> in grado di analizzare un software e comprendere come stia
>> effettivamente regolando la nostra vita?
>
> E' necessario essere in grado di analizzare un software e comprendere
> come stia effettivamente influenzando la nostra vita.
>
> Per quanto ne so, non c'è alternativa purtroppo.
>
>
> Può sembrare impossibile solo se si da per scontata la complessità
> fuori controllo delle tecnologie attuali. Tecnologie che però sono
> state progettate per essere opache (alcune più di altre) o sono state
> lasciate diventare opache.
>
> Persino nel software libero (e ovviamente in tutto il software open
> source) le 4 libertà sono sempre più ridotte a privilegi per pochissimi.
>
>
> La democrazia cibernetica non presuppone solo cittadini cibernetici in
> grado di programmare i propri software, ma anche una infrastruttura
> informatica che chiunque possa studiare e comprendere.
>
>
> Un po' come una democrazia novecentesca presuppone scuole e giornali.
>
> D'altronde si tratta di tecnologie realizzate in pochi decenni da
> relativamente poche persone. Si possono rifare meglio, basta uscire
> dall'allucinazione collettiva del "there is no alternative".
>
>
>> Non dovrebbe essere, questo secondo, il compito del potere
>> giudiziario, una volta che la legge abbia provveduto a vietare
>> al codice informatico di violare i nostri diritti?
>
> Il numero di agenti cibernetici automatici, la loro complessità
> e la loro pervasività è soverchiante.
>
> Non esistono Giudici sufficienti sul pianeta.
>
>
> L'informatica non è come le forme di potere precedenti.
>
> Non può essere bilanciata o controllata EFFICACEMENTE.
>
>
> Può solo essere distribuita, trasformandola da uno strumento di potere
> sull'uomo ad uno strumento di libertà dell'umanità.
>
> Solo comprendendo profondamente come funzionano gli automatismi che ci
> circondano possiamo scegliere se usarli, se spegnerli, se romperli o se
> alterarne il funzionamento.
>
> Altrimenti li vivremo sempre come fenomeni fuori dal nostro controllo
> cui adattarci.
>
> E chi li controllerà, controllerà l'intera società.
> Peraltro in modo irresponsabile, perché gli automatismi stessi
> saranno sempre più "invisibili", rimossi dalla nostra coscienza.
>
>
>> Scusami per questa formulazione così approssimativa.
>
> Figurati, credo tu sia stata chiarissima.
>
> Spero di averti risposto.
>
>
> Ora tocca a te! :-)
>
>
>
>
>> W. Reijers, L. Orgad, P. De Filippi, The Rise of Cybernetic
>> Citizenship, «Citizenship Studies», 2022,
>> https://ssrn.com/abstract=4100884
>
> Grazie mille!
>
> Lo leggo subito dopo cena. ;-)
>
>
> Giacomo
>
>
>
> [1] dovrebbero. almeno contro i poveri che non si possono permettere
> tattiche dilatorie che portano alla prescrizione. contro i ricchi
> non sembrano funzionare molto, come ha dimostrato bene la Eternit.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Dec. 22, 2022
Impatto del digitale su studenti e processi di apprendimento
by Enrico Nardelli
Si tratta dei risultati di un'indagine conoscitiva della commissione istruzione e cultura del Senato svolta tra il 2019 e 2021.
Due estratti:
«Dal ciclo delle audizioni svolte e dalle documentazioni acquisite, non sono emerse evidenze scientifiche sull’efficacia del digitale applicato all’insegnamento. Anzi, tutte le ricerche scientifiche internazionali citate dimostrano, numeri alla mano, il contrario. Detta in sintesi: più la scuola e lo studio si digitalizzano, più calano sia le competenze degli studenti sia i loro redditi futuri.»
«Non si tratta di dichiarare guerra alla modernità, ma semplicemente di governare e regolamentare quel mondo virtuale nel quale, secondo le ultime stime, i più giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno. Si tratta di evitare che si realizzi fino in fondo quella «dittatura perfetta» vaticinata da Aldous Huxley quando la televisione doveva ancora entrare in tutte le case e lo smartphone aveva la concretezza di un’astrazione fantascientifica: «Una prigione senza muri in cui i prigionieri non sognano di evadere. Un sistema di schiavitù nel quale, grazie al consumismo e al divertimento, gli schiavi amano la loro schiavitù».
Il testo integrale è sotto, il doc originale qua https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1299729.pdf
DOCUMENTO APPROVATO DALLA 7ª COMMISSIONE PERMANENTE (Istruzione pubblica, beni culturali) NELLA SEDUTA DEL 9 GIUGNO 2021
a conclusione dell'indagine conoscitiva sull'impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento.
I RISULTATI DELL’INDAGINE
Ci sono i danni fisici: miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione,depressione, irascibilità, aggressività, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell’empatia. Ma a preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica... Sono gli effetti che l’uso, che nella maggior parte dei casi non può che degenerare in abuso, di smartphone e videogiochi produce sui più giovani. Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche.
È quanto sostengono, ciascuno dal proprio punto di vista «scientifico», la maggior parte dei neurologi, degli psichiatri, degli psicologi, dei pedagogisti, dei grafologi, degli esponenti delle Forze dell’ordine auditi. Un quadro oggettivamente allarmante, anche perché evidentemente destinato a peggiorare.
C’è stato un tempo in cui, per capire come saremmo diventati, noi italiani guardavamo alla Germania, poi alla Francia, poi, dal secondo dopoguerra, agli Stati Uniti. Ora, per la prima volta, il nostro sguardo abbandona le nazioni occidentali per volgersi ad Oriente. Corea del Sud, Cina, Giappone. Sono questi, oggi, i nostri modelli. Modelli avanzatissimi già da anni quanto a diffusione della tecnologia digitale, perciò anticipatori degli effetti che il crescente uso di smartphone e videogiochi produrrà fatalmente sui nostri figli, sui nostri nipoti, sui nostri amici, su di noi e di conseguenza sulla società in cui viviamo.
I numeri impressionano. In Corea del Sud il 30 per cento dei giovani tra i dieci e i diciannove anni è classificato come «troppo dipendente» dal proprio telefonino: vengono disintossicati in sedici centri nati apposta per curare le patologie da web. In Cina i giovani «malati» sono ventiquattro milioni. Quindici anni fa è sorto il primo centro di riabilitazione, naturalmente concepito con logica cinese: inquadramento militare, tute spersonalizzanti, lavori forzati, elettroshock, uso generoso di psicofarmaci. Un campo di concentramento. Da allora, di luoghi del genere ne sono sorti oltre quattrocento. Analoga situazione in Giappone, dove per i casi più estremi è stato coniato un nome, hikikomori. Significa «stare in disparte». Sono giovani tra i dodici e i venticinque anni che si sono completamente isolati dalla società. Non studiano, non lavorano, non socializzano. Vegetano chiusi nelle loro camerette perennemente connessi con qualcosa che non esiste nella realtà. Gli
hikikomori in Giappone sono circa un milione. Un milione di zombi.
Tutte le ricerche internazionali citate nel corso del ciclo di audizioni giungono alla medesima conclusione: il cervello agisce come un muscolo,si sviluppa in base all’uso che se ne fa e l’uso di dispositivi digitali (sociale videogiochi), così come la scrittura su tastiera elettronica invece della scrittura a mano, non sollecita il cervello. Il muscolo, dunque, si atrofizza. Detto in termini tecnici, si riduce la neuroplasticità, ovvero lo sviluppo di aree cerebrali responsabili di singole funzioni. Analogo effetto si registra nei bambini cui è stata limitata la «fisicità». Nei primi anni di vita, infatti, la conoscenza di sé e del mondo passa attraverso tutti e cinque i sensi: sollecitare prevalentemente la vista, sottoutilizzando gli altri quattro sensi, impedisce lo sviluppo armonico e completo della conoscenza. È quel che accade nei bambini che trascorrono troppo tempo davanti allo schermo di un iPad o simili. Per quest’insieme di ragioni, non è esagerato dire che il
digitale sta decerebrando le nuove generazioni, fenomeno destinato a connotare la classe dirigente di domani.
Mai prima d’ora una rivoluzione tecnologica, quella digitale, aveva scatenato cambiamenti così profondi, su una scala così ampia e in così poco tempo. Il motivo è evidente, lo smartphone, ormai, non è più uno strumento, ma è diventato un’appendice del corpo. Soprattutto nei più giovani. Un’appendice da cui, oltre ad un’infinita gamma di funzioni, in larga parte dipendono la loro autostima e la loro identità. È per questo che risulta così difficile convincerli a farne a meno, a mettere da parte il telefonino almeno per un po’: per loro, privarsene è doloroso e assurdo quanto subire l’amputazione di un arto.
Usarlo incessantemente è dunque naturale. È naturale perché questo li inducono a fare le continue sollecitazioni di algoritmi programmati apposta per adescarli e tenerli connessi il più a lungo possibile. È naturale perché a disconnettersi percepiscono la sgradevole sensazione di essere «tagliati fuori», esclusi, emarginati. È naturale anche e soprattutto perché essere connessi è irresistibilmente piacevole, dal momento che l’uso del digitale che ne fanno i più giovani, prevalentemente sociale videogiochi, favorisce il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore della sensazione di piacere.
Ma si tratta di un piacere effimero. Dal 2001, anno in cui le console per videogiochi irrompono nelle camerette dei ragazzi, e con un’accelerazione impressionante dal 2007, anno in cui debutta lo smartphone, depressioni e suicidi tra i giovanissimi hanno raggiunto percentuali mai viste prima. Sono quasi raddoppiati, e quel che preoccupa è che il trend appare in costante ed inesorabile ascesa. Stessa tendenza, in rapida crescita, riguarda i casi di autolesionismo, di anoressia, di bulimia. Manifestazioni di disagio giovanile sempre esistite, ma che oggi si auto-alimentano sui social e nelle chat esaltando anziché scoraggiando i ragazzi e in modo particolare le ragazze dal metterli in pratica.
A tutto ciò vanno sommate le conseguenze sui più giovani dell’essere costantemente a contatto con chiunque e con qualsiasi cosa. Istigazione al suicidio, adescamento, sexting, bullismo, revenge porn: tutti reati in costante crescita. Reati facilitati dal fatto che nelle nuove piazze virtuali non trovano spazio le regole in vigore nelle vecchie piazze reali: vige l’anonimato, i controlli sono scarsi, i minori vi si avventurano senza alcuna sorveglianza da parte dei genitori.
Dal ciclo delle audizioni svolte e dalle documentazioni acquisite, non sono emerse evidenze scientifiche sull’efficacia del digitale applicato all’insegnamento. Anzi, tutte le ricerche scientifiche internazionali citate dimostrano, numeri alla mano, il contrario. Detta in sintesi: più la scuola e lo studio si digitalizzano, più calano sia le competenze degli studenti sia i loro redditi futuri.
CONCLUSIONI
Rassegnarsi a quanto sta accadendo sarebbe colpevole. Fingere di non conoscere i danni che l’abuso di tecnologia digitale sta producendo sugli studenti e in generale sui più giovani sarebbe ipocrita. Come genitori, e ancor più come legislatori, avvertiamo il dovere di segnalare il problema, sollecitando Parlamento e Governo ad individuare i possibili correttivi.
Avanziamo alcune ipotesi:
– scoraggiare l’uso di smartphone e videogiochi per minori di quattordici anni;
– rendere cogente il divieto di iscrizione ai social per i minori di tredici anni;
– prevedere l’obbligo dell’installazione di applicazioni per il controllo parentale e l’inibizione all’accesso a siti per adulti sui cellulari dei minori;
– favorire la riconoscibilità di chi frequenta il web;
– vietare l’accesso degli smartphone nelle classi;
– educare gli studenti ai rischi connessi all’abuso di dispositivi digitali e alla navigazione sul web;
– interpretare con equilibrio e spirito critico la tendenza epocale a sopravvalutare i benefici del digitale applicato all’insegnamento;
– incoraggiare, nelle scuole, la lettura su carta, la scrittura a mano e l’esercizio della memoria.
Non si tratta di dichiarare guerra alla modernità, ma semplicemente di governare e regolamentare quel mondo virtuale nel quale, secondo le ultime stime, i più giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno. Si tratta di evitare che si realizzi fino in fondo quella «dittatura perfetta» vaticinata da Aldous Huxley quando la televisione doveva ancora entrare in tutte le case e lo smartphone aveva la concretezza di un’astrazione fantascientifica: «Una prigione senza muri in cui i prigionieri non sognano di evadere. Un sistema di schiavitù nel quale, grazie al consumismo e al divertimento, gli schiavi amano la loro schiavitù».
Giovani schiavi resi drogati e decerebrati: gli studenti italiani. I nostri figli, i nostri nipoti. In una parola, il nostro futuro.
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Prof. Enrico Nardelli
Presidente di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
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Dec. 22, 2022