nexa
By thread
nexa@server-nexa.polito.it
By month
Messages by month
- ----- 2026 -----
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2025 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2024 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2023 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2022 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2021 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2020 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2019 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2018 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2017 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2016 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2015 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2014 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2013 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2012 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2011 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2010 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2009 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
December 2022
- 45 participants
- 163 messages
Re: [nexa] Il diritto universale di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo (era: Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale)
by D. Davide Lamanna
On 12/26/22 11:51, 380° wrote:
> (...)
> il fatto che le centraline delle auto siano molto più complesse e
> abbiano conseguenze molto maggiori sulla sicurezza rispetto alle
> cartucce delle stampanti non giustifica il monopolio de facto a cui
> stiamo andando in contro: prova a parlare con qualsiasi meccanico a caso
> per comprendere come la loro libertà di operare si sia /estremamente/
> ridotta nell'arco degli ultimi 20 anni a causa delle /restrizioni/
> introdotte per mezzo del software
Esattamente.
E aggiungo che il concetto di "Security through obscurity" è deprecato
da decenni ormai, a tutti i livelli, anche quelli più istituzionali.
>
>> b) mi lascia stupefatto e depresso vedere incomprensione di quanto,
>> ANCHE se fosse giusta in principio, qualsiasi campagna del tipo
>> "devo poter modificare e usare come mi pare QUALSIASI software di
>> QUALSIASI dispositivo" sarebbe DANNOSA alla causa del software
>> libero,
> a me lascia stupefatto e depresso che tu la pensi in questo modo
A me lascia incredulo. Stiamo parlando di un pilastro del Software Libero.
>
>> in un mondo in cui da vent'anni non si riesce nemmeno a
>> far usare alla gente i formati ODF anziche' quelli di MS Office. Ma
>> lo capite o no che figura da dementi ci faremmo tutti,
> per la miseria vedo che non fai proprio nulla per evitare di buttare in
> vacca il discorso
Non vedo perché dovremmo auto-censurare le nostre idee per il timore di
fare la "figura da dementi" con dei giornalisti incompetenti. Che
scrivessero quel che vogliono. Se campano compiacendo il sistema che
vuole trasformare i cittadini in utenti, i dementi sono loro.
D.
(null)
Dec. 27, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by alessandro marzocchi
Grazie Giacomo, sono d'accordo quasi su tutto.
««
Date: Tue, 27 Dec 2022 03:26:02 +0100
From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
««
Credo che il digitale vada paragonato alla parola, lettura e scrittura
seguirono dopo lungo tempo, forse varie decine di migliaia di anni, e varie
migliaia di anni sono stati necessari per diffondere lettura e scrittura.
La stessa parola non emerse dal vuoto, probabilmente fu conseguenza
dell’evoluzione del cervello originata dalla posizione eretta, ragionare
coi piedi potrebbe avere un fondamento -:) .
Oggi noi stiamo vivendo i primissimi passi di questa nuova era ma già
emergono intuizioni significative. Hai indicato bene opportunità e rischi,
scrivendo che il digitale:
««
*è cultura: può essere uno strumento di potere sull'uomo o di emancipazione
dell'uomo. La scelta fra i due è morale, ma la può compiere solo chi la
comprende.*««
Dubito solo che la scelta sia morale e non invece utilitaristica. Scrivi
anche che
««
*la programmazione statistica (aka "ML" o "AI") è molto incerta*
»»
In argomento non ho competenze adeguate per avere opinioni, continuo ad
essere scettico sulla non calcolabilità che, credo, è alla base di questa
tua ultima citazione. Vedo il digitale come un enorme accumulo di
esperienze e loro acceleratore e potenziatore.
Quanta esperienza c’è voluta, quanto tempo quanti errori perché la
posizione eretta generasse la parola, e poi per arrivare a scrittura
lettura grammatica sintassi eccetera? Esperienza è il risultato di
conoscenze individuali e sociali, il digitale innova la parola, il resto
consegue come la potenza della comunicazione la grammatica la sintassi
derivarono dalla parola.
Quanta incertezza c'è nel nostro passato, nel nostro presente? L'incertezza
è umana, quanta incertezza abbiamo eliminato e quanta sarebbe possibile
eliminare con l'aiuto dell'automa?
Quello che a mia convinzione è inaccettabile è l’espropriazione - quasi una
auto-espropriazione - del “sistema parola” che diventa proprietà di pochi.
Vincerà il capitale?
Se la parola è “bios”, il capitale la finanza la macchina sono
“materia”, lascio
spazio al mio egoismo, non ci sarò, finché ci sono faccio quel che posso
affinché il “bios” continui. E' ovvio che non intendo quel bios al quale
pensano molti di voi, anche qui è stimolante giocare con le parole e
domando: ChatGPT capirebbe l'ovvio? Non la prima volta ma poi ... noi
abbiamo imparato in modo tanto diverso?
Cordiali auguri di buon anno.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Dec. 27, 2022
Re: [nexa] Posso chiamarti Prosdocimo?
by Roberto Resoli
Il 24/12/22 14:39, de petra giulio ha scritto:
> Condivido con voi questo divertente e utile contributo di Guido Vetere a
> proposito di ChatGPT
> Giulio
>
> https://centroriformastato.it/posso-chiamarti-prosdocimo/
Molto gustoso.
Grazie Giulio
Dec. 27, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by Giacomo Tesio
Ciao Alberto,
grazie della tua risposta, profonda come sempre.
On Mon, 26 Dec 2022 17:14:07 +0100 Alberto Cammozzo wrote:
> Ho qualche dubbio sulla classe dei programmatori. Se ho capito bene
> escludi la riduzione in schiavitù dei programmatori e sostieni che
> (visto che possiedono i mezzi di produzione) questi starebbero
> maturando una "coscienza politica di classe" tale da minacciare (come
> un fantasma che gira per il mondo?) le sicurezze del capitalismo
> della sorveglianza.
Per la precisione, io ho scritto "coscienza politica" senza precisare
"di classe" perché ahimé le due cose non coincidono ancora.
Il tema è complesso.
Una vera lotta politica E di classe, fra informatici e capitalisti
è già corso da decenni, sebbene non venga chiamata "lotta di classe".
E' narrata come la lotta "agli hacker" (quelli "cattivi"), dal
P.H.I.R.M. a Phineas Fisher, da DVDJon a RMS, da Snowden ad Assange...
Ma vista dall'altro punto di vista è anche la lotta degli informatici
dotati di coscienza politica (ma non necessariamente di classe), contro
il capitale che ne limita il potenziale rivoluzionario.
> Per quanto ne so io, il software viene scritto prevalentemente in
> zone del mondo o molto ricche (come in Silicon Valley) o molto povere
> (come in Chennai o Bangalore), in cui i programmatori o hanno un
> potere contrattuale individuale molto forte, o non ne hanno affatto,
> ma in cui la coscienza di classe mi pare comunque debole. Quello di
> essere un hacker che sceglie la propria licenza è un lusso.
Hai ragione: si tratta di una lotta politica e di classe sebbene solo
una delle classi coinvolte ne sia pienamente consapevole: quella dei
capitalisti.
Molti informatici combattono questa guerra senza nemmeno comprendere a
fondo cosa li spinge, cosa li accomuna...
Restringendo persino i propri strumenti di lotta!
Questo perché non hanno ancora piena consapevolezza del proprio potere.
E quando ce l'hanno, spesso si allineano ai capitalisti, per le
dinamiche che descrivi.
Tuttavia in Europa ed in Italia le cose sono un po' diverse.
Stipendi bassi ma non bassissimi. Un minimo di cultura dei diritti.
Un mix potenzialmente esplosivo in attesa di una miccia.
Forse qui questa nuova classe emergente, potrà finalmente acquisire
piena coscienza di sé.
> Sarebbe come dire che l'industria della musica non ha potere sui
> violinisti perché questi hanno il controllo del mezzo di produzione e
> sono coscienti del loro statuto di artisti. Anche ammettendo le
> premesse, una parte di loro saranno tanto ben pagati da sentirsi una
> elite, e gli altri tanto poco da accettare quasi qualsiasi prezzo per
> un ingaggio. Ci sarà anche un qualche bravo violinista che accetterà
> di essere molto pagato per addestrare un modello ML che interpreti
> qualsiasi pezzo al posto suo.
L'informatica è l'infrastruttura fondamentale di questo millennio.
E' presente ovunque e cambia inesorabilmente ogni cosa che tocca.
Dalla medicina, alla finanza, alla musica, all'agricoltura...
La musica non ha questo potere e questa pervasibità, strutturale e
funzionale.
Non puoi paragonarla con nessuna altra attività umana, se non con la
lettura e la scrittura (che in effetti sono le prime rivoluzioni
informatiche della storia).
> In ogni caso. il controllo della risorsa mi pare molto ben saldo in
> mano a chi la controlla: non credo che l'industria del software tema
> nemmeno lontanamente uno sciopero dei programmatori, non mi risulta
> nemmeno ce ne sia mai stato uno.
:-)
Meno di quanto si immagini.
E' vero, organizzare uno sciopero di programmatori è davvero difficile.
E' difficile perché, come dici tu, la nostra lotta di classe è condotta
senza una piena coscienza di classe (se non da parte di una minoranza).
Ma è già successo: https://invidious.weblibre.org/watch?v=0Upw6mzD7Pg
D'altro canto, lo sciopero non è lo strumento di lotta più efficiente
per noi programmatori.
- Possiamo introdurre bug.
- Possiamo rallentare lo sviluppo di nuovi software
("sciopero bianco" con perfect plausible deniability, perché sono i
nostri cervelli che fanno la parte fondamentale del lavoro)
- Possiamo scrivere software libero.
- Possiamo scrivere software libero per abilitare nuove forme di lotta
(pensa a uBlock Origin, a piHole, all'osservatorio di Monitora PA)
- Possiamo aggirare i sistemi DRM, rendere evidente e ridicolizzare
l'insicurezza strutturale dei software dei capitalisti della
sorveglianza (pensa ai continui data breach...)
- Possiamo aggirare la sorveglianza di massa ed insegnare a fare
altrettanto
Insomma... perché dovremmo limitarci agli strumenti di lotta
novecenteschi quando i nostri avversari usano pienamente e
consapevolmente gli strumenti che NOI realizziamo?
> Mi è parso significativo che a scrivere il pezzo che ho segnalato sia
> un ex accademico di Harvard ed ex Google. Lo ho segnalato perché
> esplicita un pensiero che ho da anni sulla natura industriale
> dell'"AI turn".
E' significativo, certo.
Mostra quanta poca credibilità vada attribuita a chi ha a che fare con
certe società. Ma l'articolo riporta semplicemente propaganda di
Google & friends. Che l'autore l'abbia sentita così tante volte da
crederci, può anche essere. Rimane propaganda.
> Matt Welsh cerca di convincerci che possiamo sostituire interi team
> (in Silicon Valley o in India) con una o due persone che fanno il
> vero "intellectual work" (lo stampo, il modello), mentre il resto
> sarà fatto dalle macchine, senza nemmeno le orde di "scimmie"
> necessarie per il training:
>
> The bulk of the intellectual work of getting the machine to do
> what one wants will be about coming up with the right examples, the
> right training data, and the right ways to evaluate the training
> process.
Welsh vuole convincere gli imprenditori che potranno fare a meno di
programmatori sempre meno succubi.
Che sia per ragioni politiche, etiche o per mera incapacità tecnica,
troppi programmatori non fanno ciò che l'imprenditore vuole.
Non è questione di rischio imprenditoriale, ma di potere e controllo.
Welsh vuole spingere quegli imprenditori che sperano di poter fare a
meno dei programmatori ad investire nelle "AI".
> Personalmente non credo molto che questo renderà il lavoro di
> programmazione inutile, dipende troppo dai contesti e ci sono altri
> problemi che ancora non sono ben chiari o il cui impatto non è stato
> misurato, ma la promessa è questa, liberarsi della complessità e
> della variabilità introdotta da molti umani. Come diceva Daniela,
> prospetta un futuro per chiuderne altri che siano diversi.
>
> Vedo questa spinta nel mio lavoro di programmazione, che serve
> potenzialmente a filtrare dati per addestrare modelli che rendano
> ulteriori programmazioni inutili, con la promessa che una volta
> azzeccato sufficientemente bene il modello, quello funzionerà per
> sempre e sempre bene. Anche se è evidente che questi "modelli finali"
> non esistono, sto pensando a qualche forma di obiezione di coscienza
> (una licenza che escluda l'uso per training? ogni suggerimento è
> benvenuto).
Non che lo escluda, ma che lo renda soggetto alla licenza stessa.
Per questo in Monitora PA usiamo la Hacking License e GitHub:
https://github.com/MonitoraPA/monitorapa/blob/main/LICENSE.txt
Se GitHub CopyALot distribuisse il nostro codice (cosa che speriamo
di ottenere entro qualche anno) il suo modello diventerà sotto
Hacking License e così tutti i software che ne includeranno
i "suggerimenti".
Immaginati che succederà a quel punto... :-)
> Infine, la tua proposta mi pare essere quella che se tutti sanno
> programmare, non ci sarà bisogno di modelli.
Che ci siano o meno, farne accettare l'esecuzione sarà molto più
complesso.
D'altro canto l'intera economia sarà molto diversa.
> Condivido l'auspicio di una diffusa competenza di programmazione,
> come quella che tutti sappiano suonare il violino e tornire
> l'argilla: sono espressioni della creatività umana e della sua
> competenza. Sono manifestazioni della sua libertà. Non troppi anni fa
> chiunque andasse a scuola sapeva poi suonare, disegnare, usare
> strumenti e attrezzi: imparava ad essere umano, insomma.
Ahimé, non è la stessa cosa.
Non hai bisogno di tornire l'argilla tutti i giorni.
Se non sai farlo, le tue altre facoltà non ne risultano sostanzialmente
ridotte. Non sapere suonare il violino non ti pone alla mercé di chi sa
farlo.
> Anche se non credo che la maggiore offerta di programmatori
> competenti possa scalfire la dinamica industriale sottostante il
> machine learning, che è quella di liberarsi per quanto possibile
> dall'umano e dall'incerto, tuttavia credo che possa almeno inceppare
> un'altra dinamica industriale, che è quella della generazione di una
> scarsità (quella di programmatori) come conseguenza del successo di
> un prodotto industriale (il ML). Per rimanere negli esempi
> precedenti: il successo della riproduzione musicale industriale
> riduce la domanda di orchestre e quindi di violinisti.
Immagino tu stia sorvolando consapevolmente sul fatto che la
programmazione statistica (aka "ML" o "AI") sia talmente incerta che
nessuno se ne vuole prendere la responsabilità, per portare avanti il
ragionamento dal punto di vista del povero fesso che da retta a Welsh...
Perché parliamo di una pia illusione: potranno far credere ai
programmatori umani di essere sostituibili, ma non lo saranno mai.
In un'altro thread si sosteneva che il software che gestisce i freni di
un auto (perché?) non dovrebbe essere sostituibile.
Figurati se potremmo farlo programmare statisticamente... ad un software
programmato statisticamente! :-D
> In conclusione, per me il deficit non è tecnico né economico, ma
> morale; non è di risorse, ma di valori. Non cosa facciamo e come, ma
> a che fine.
Sono abbastanza d'accordo.
Direi morale E culturale.
Perché l'informatica è cultura: può essere uno strumento di potere
sull'uomo o di emancipazione dell'uomo.
La scelta fra i due è morale, ma la può compiere solo chi la comprende.
> Baudrillard, che ha molto riflettuto anche sul sistema modello/serie,
> in "il sistema degli oggetti" (1968!) scrive (scusatemi la lunga
> citazione):
Bellissima citazione che, secondo me, parla di altro. Passato.
La società cibernetica è caratterizzata da oggetti diversi dai
precedenti, automatici, che definiscono gli spazi di libertà degli
umani sulla base della volontà di chi li crea e diffonde.
Alcuni automatismi surrogano completamente gli esseri umani,
perseguendo quel processo di alienazione cibernetica che serve
a ridurre l'autonomia degli esseri umani nel sistema per aumentarne la
predicibilità:
https://video.linuxtrent.it/w/uGeLUW9uwuU7siCavjNnZm?start=14m10s
E questo avviene ormai fuori dal processo produttivo, nell'intimità
delle nostre case.
L'unica alternativa che vedo, purtroppo, è fra l'azzeramento della
autonomia individuale (della libertà vera, quella che trascende la
possibilità di scegliere fra alternative offerte da altri sullo
scaffale), adattandosi ed integrandosi come ingranaggi nella società
cibernetica ormai catturata da pochissimi, e la massimizzazione della
autonomia cibernetica individuale ("computing agency" mi suona
riduttivo) con la piena consapevolezza del funzionamento degli
automatismi e il conseguente rifiuto di quelli che non possiamo
modificare o programmare in prima persona adattandoli a noi.
In altri termini la nostra alternativa è fra:
adattarsi alla società cibernetica costruita da altri
oppure
adattare la società cibernetica alla nostra volontà
Rispetto ad una società che esclude la maggioranza delle persone dalla
partecipazione alla definizione delle sue regole, dobbiamo decidere se
vogliamo adattarci o dis-adattarci, integrare o dis-integrare.
Hacker o robot.
Cittadini o schiavi.
Per chi non sceglie, sceglieranno altri.
La seconda opzione, purtroppo.
A presto!
Giacomo
Dec. 27, 2022
Re: [nexa] Fwd: I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
by Anna Masera
+1!
Auguri a tutti,
Anna
Inviato da iPhone
> Il giorno 26 dic 2022, alle ore 18:40, vittorio zambardino <zetavu(a)gmail.com> ha scritto:
>
>
> Buonasera e auguri.
> A proposito del fondo di Stefano Feltri (grazie ad Anna Masera per averlo condiviso) mi chiedo solo se l'autore sappia che cosa faceva Paul Manafort in Ucraina nel decennio scorso. Intendo, se abbia contezza dell'estrema complessità di una guerra ibrida cominciata ben prima del 24 febbraio 22. Negli Stati Uniti, peraltro, questa si è inserita in una vicenda politica durissima che ha portato al tentativo di colpo di stato del 6 gennaio. Basta così: volevo solo dire che il pezzo vero di una costruzione non è necessariamente una notizia pubblicabile. Non a caso oggi sul punto si risente la voce di Edward Snowden, a proposito di "biased sources"
> Saluti a tutti e auguri di buon anno
>
>
> Il Lun 26 Dic 2022, 17:37 Anna Masera <anna.masera(a)gmail.com> ha scritto:
>> Fyi… mi sembra da lista Nexa
>>
>> Anna Masera
>>
>> Inviato da iPhone
>>
>> Inizio messaggio inoltrato:
>>
>>> Da: Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
>>> Data: 26 dicembre 2022, 07:01:45 CET
>>> A: Anna Masera <anna.masera(a)gmail.com>
>>> Oggetto: I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
>>> Rispondi a: Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
>>>
>>>
>>>
>>> I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
>>> Stefano Feltri
>>> 26 dicembre
>>> Se state leggendo queste righe, probabilmente non siete molto turbati dai Twitter Files: l’idea che la documentazione interna a una piattaforma usata da politici e giornalisti riveli che molti opinionisti di destra e no-vax sono stati oscurati, e che Joe Biden è stato favorito rispetto a Donald Trump, magari vi rassicura perfino.
>>>
>>> Eppure, il silenzio intorno ai Twitter Files indica due cose: che la nostra democrazia è minacciata dall’uso discrezionale delle piattaforme digitali, che possono manipolare il dibattito pubblico, e che la cultura sedicente progressista ha preso una deriva illiberale denunciata qualche tempo fa da una discussa copertina dell’Economist.
>>>
>>> Quando Elon Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari, lo ha fatto in nome di una promessa di “free speech”: tutti avrebbero potuto tornare a esprimersi sulla piattaforma, incluso Donald Trump, bandito dopo l’assalto al Campidoglio dei suoi sostenitori il 6 gennaio 2021.
>>>
>>>
>>> IL CASO HUNTER BIDEN
>>> Musk ha già violato più volte le promesse di trasparenza e neutralità del servizio, ma almeno una cosa in quella direzione l’ha fatta: ha convocato un gruppo di giornalisti indipendenti di vari orientamenti politici e ha dato loro accesso a tutta la documentazione interna dell’azienda, tonnellate di chat, conversazioni e documenti, anni di lavoro e interazioni di dipendenti ormai in gran parte licenziati.
>>>
>>> Quello che hanno scoperto è incredibile e grave almeno quanto l’assalto ai palazzi della politica dei trumpiani, ma i media liberal come il New York Times si rifiutano di parlarne, le università egemonizzate dalla cultura dei Democratici non hanno alcuna voglia di organizzare conferenze e seminari sul tema, non si vedono intellettuali globali indignati. Tutto tace.
>>>
>>> Certo, il sospetto che la pubblicazione sia selettiva e politicamente orientata spiega una parte di questa cappa di omertà, ma non è forse così per tutte le notizie? Di solito le “fonti” sono interessate, hanno una loro agenda, e un obiettivo. Ma quello che conta per i giornalisti è soprattutto che le notizie siano vere. E quelle dei Twitter files lo sono.
>>>
>>> La vicenda più rilevante, che è ancora attuale, riguarda il computer di Hunter Biden, il figlio del presidente. Il 14 ottobre 2020, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, il New York Post rivela mail e contenuti imbarazzanti.
>>>
>>> Ci sono le prove del fatto che Hunter Biden ha organizzato nel 2015 un incontro tra il padre Joe e un uomo d’affari ucraino, Vadym Pozharsky, consulente del consiglio di amministrazione di Burisma, una società energetica in Ucraina che aveva arruolato il giovane Biden, presumibilmente soltanto per avere buoni rapporti a Washington. In una mail Pozharsky chiedeva proprio a Hunter “come usare la sua influenza a Washington”.
>>>
>>> Joe Biden, all’epoca vicepresidente di Barack Obama e delegato a seguire la crisi Ucraina dopo l’annessione della Crimea, esercita poi pressioni sul governo di Kiev per licenziare un procuratore anti-corruzione Viktor Shokin che, tra l’altro, stava indagando su Burisma, l’azienda del figlio. Altrimenti non avrebbe fornito un miliardo di dollari di aiuti. Biden, però, aveva sempre negato ogni contatto con i manager di Burisma e con le attività di Hunter.
>>>
>>> Nel computer ci sono anche i video di Hunter Biden che fuma crack e si sollazza con delle prostitute. Tutte cose problematiche a ridosso delle elezioni, soprattutto considerato che Trump si era trovato sotto impeachment per molto meno, cioè per aver chiesto al presidente ucraino Volodomyr Zelenski di riaprire indagini su corruzione su Biden in cambio di forniture di aiuti militari.
>>>
>>> Il New York Post ricostruisce la storia del computer di Hunter e della notizia: un cliente lo aveva portato a riparare ma non lo aveva mai ritirato dal negozio del Delaware, lo stato dei Biden. Il computer arriva poi all’Fbi, ma intanto il negoziante ne aveva fatto una copia consegnata a Rudi Giuliani, l’avvocato di Trump, che la passa al New York Post.
>>>
>>> Questa storia esplosiva, capace di condizionare le elezioni, però la leggono in pochi. In una azione senza precedenti, Twitter e altre piattaforme decidono sostanzialmente di oscurarla, con l’inedita motivazione che non rispetta standard giornalistici adeguati. Molto tempo dopo arriverà la conferma che era tutto corretto e preciso, ma nel 2020 circola la tesi che ci sia una operazione di hackeraggio, forse di matrice russa, a sostegno di Trump.
>>>
>>> Come circola la voce? Perché, tra l’altro, Twitter la incoraggia e oscura la storia originale, si scopre ora grazie ai Twitter files. La cosa al limite del colpo di stato che si apprende adesso è che è stata la stessa Fbi a chiedere a Twitter di nascondere una vicenda che l’agenzia federale sapeva essere vera, perché era in possesso da tempo del computer di Hunter Biden e dei suoi contenuti.
>>>
>>> L’agente speciale Elvic Chan, però, scrive al capo della “Integrità” di Twitter, Yoel Roth, lo stesso Roth che mentirà addirittura in testimonianze giurate alla Commisisone elettorale nel dicembre 2020, sostenendo che il boicottaggio della notizia era dovuto alle voci di operazioni di “hack and leak”, cioè violazione e diffusione di informazioni riservate da parte di qualcuno, forse i russi.
>>>
>>> Eppure, proprio Twitter aveva comunicato alla Fbi, nel settembre 2020, che non risultava alcuna attività sospetta da parte di mosca, appena 345 account da monitorare, “in gran parte inattivi”, si legge nei documenti diffusi da Michael Shellenberger, uno dei giornalisti coinvolti da Elon Musk.
>>>
>>>
>>> Da sabato 17 dicembre è disponibile il nuovo numero di Cibo il mensile di Domani curato da Sonia Ricci. Venti pagine di articoli, storie e illustrazioni che puoi acquistare in edicola o leggerlo sulla nostra App tramite abbonamento
>>> Se non sei abbonato, clicca qui per non perderti nulla
>>> ANTI-TRUMPIANI
>>> Quando il New York Post pubblica la sua indagine, tanto corretta quanto devastante per Biden, Twitter arriva a disconnettere l’account della portavoce della Casa Bianca di Trump, Kaleigh McWnany, soltanto perché ha condiviso l’articolo del Post.
>>>
>>> Senza che ci sia alcuna evidenza di un intervento di governi stranieri o altro, una dirigente di Twitter spiega in una mail interna che la portavoce è stata bloccata perché ha violato la normativa di Twitter sul materiale hackerato.
>>>
>>> Una decisione puramente discrezionale e molto opinabile, con questo criterio le piattaforme dovrebbero bloccare tutti i contenuti giornalistici basati sulla diffusione di quel materiale confidenziale che è alla base di gran parte degli scoop.
>>>
>>> Secondo quanto ha ricostruito il giornalista Matt Taibbi, un altro del gruppo dei Twitter files, “la decisione è stata presa ai più alti livelli dell’azienda ma senza che lo sapesse l’amministratore delegato Jack Dorsey”, cosa anche questa piuttosto bizzarra. La figura apicale più direttamente coinvolta è stata il capo del legale, Vijaya Gadde.
>>>
>>> Le mail interne tra i dirigenti di Twitter – in gran parte licenziati da Musk – dimostrano che tutti sapevano di star facendo una cosa priva di basi giuridiche. Ma sono andati avanti. Perché?
>>>
>>> L’unica spiegazione arriva scorrendo gli altri Twitter files pubblicati dai giornalisti coinvolti, come Bari Weiss: l’azienda era permeata da una omogenea cultura pro-democratica e anti-trumpiana che finiva per legittimare tutti i comportamenti in quella direzione.
>>>
>>> Anche se l’azienda ha sempre dichiarato di non esercitare alcun controllo editoriale sui contenuti pubblicati, e quindi di oscurare soltanto quelli in violazione delle regole della piattaforma mentre tratta gli altri allo stesso modo, adottava quello che in gergo si chiama “shadow banning”: cioè rendeva meno visibili alcuni tweet o alcuni profili, senza che gli autori ne fossero in alcun modo consapevoli (e neppure gli altri lettori normali).
>>>
>>> Se guardate il vostro feed di Twitter, noterete che ogni tanto alcuni profili vi appaiono più di altri, che i retweet di utenti che seguite ogni tanto appaiono e ogni tanto no. In teoria l’algoritmo dovrebbe ottimizzare la probabilità che il contenuto sia di vostro interesse, ma non che sia coerente con le preferenze politiche dominanti tra gli impiegati della piattaforma.
>>>
>>> Il medico Jay Bhattacharya, di Stanford, era tra i più critici dei lockdown come misura di riduzione del rischio contagio durante i mesi della pandemia nel 2020. Twitter lo aveva classificato come utente problematico, con etichette come “recent abuse strike” e “trends blacklist”, senza che lui ne sapesse nulla.
>>>
>>> «Immaginate che non ci fosse stato alcuna censura da parte dei media, avremmo vinto il dibattito sulle politiche sul Covid: le scuole sarebbero rimaste aperte, avremmo dato priorità alla protezione dei fragili, invece ci sono stati i lockdown», scrive oggi su Twitter Bhattacharya.
>>>
>>> Si può essere in disaccordo, ma il dibattito dovrebbe essere aperto e basato sull’evidenza scientifica, non distorto dalla censura occulta di Twitter dovuta al fatto che Bhattacharya, come altri utenti sottoposti allo stesso trattamento, era apprezzato dai conservatori e contestato dai liberal.
>>>
>>> La documentazione interna pubblicata dalla giornalista Bari Weiss sembra indicare che l’ad Jack Dorsey fosse pianamente convinto di questo approccio, che oscurare o neutralizzare figure di riferimento del mondo conservatore fosse non soltanto legittimo, ma anche necessario per tutelare la qualità dell’informazione e del dibattito democratico.
>>>
>>>
>>> LA PROPAGANDA DEGLI AMICI
>>> Eppure, si scopre dalle indagini di un altro giornalista del pool, Lee Fang, Twitter si faceva molti meno scrupoli quando si trattava della propaganda da parte del governo americano ma su fronti ideologicamente meno connotati: nel 2017, per esempio, il Comando centrale delle forze armate (Centcom) informa Twitter di proteggere, cioè tenere sulla “white list”, una serie di account che l’esercito Usa per “amplificare” certi messaggi nei paesi arabi.
>>>
>>> Quindi: il governo sapeva che Twitter ha black e white list di cui nessuno sapeva nulla, e la piattaforma supporta la propaganda del governo di riferimento mentre pubblicamente sostiene che sul social non c’è spazio per interferenze governative.
>>>
>>> I militari americani usano Twitter in modo sistematico per diffondere la loro narrazione, cioè propaganda, contro Russia e Cina, mentre denunciano le interferenze, spesso inesistenti, di Russia e Cina nel dibattito americano. La piattaforma lo sa ed è complice.
>>>
>>> Notizie di questo genere dovrebbero allarmare, e non soltanto negli Stati Uniti: negli ultimi anni Twitter ha preso il posto delle agenzie di stampa, è il primo livello della comunicazione politica, lo usano i politici per fare le loro dichiarazioni, i giornalisti per divulgare gli scoop, gli attivisti per le loro campagne.
>>>
>>> Si vive bene anche senza, ma se un paese proibisce l’uso di Twitter, specie se in modo selettivo soltanto ad alcuni soggetti, si qualifica immediatamente come un paese non libero. Perché nell’era dei social le piattaforme sono gli spazi della democrazia, ma abbiamo al conferma che anche quello in teoria più libero, cioè Twitter, è stato manipolato dai suoi dirigenti per favorire una parte politica e le sue idee contro l’altra.
>>>
>>> Il fatto che Jack Dorsey e i suoi manager pensassero di essere dalla parte dei “buoni” contro i cattivi, cioè Donald Trump, Rudi Giuliani e Steve Bannon, non è un’attenuante.
>>>
>>> La cosa più grave, forse, è che i media liberal non si occupino di questo scandalo perché Elon Musk non è uno dei loro. E perché la scomoda verità che emerge dai Twitter files è che il mondo democratico americano ha usato pratiche illiberali e anti-democratiche per contrastare gli avversari nascosto dietro le insegne della democrazia e del liberalismo.
>>>
>>>
>>> UNA LEZIONE PER LA SINISTRA
>>> C’è una lezione anche per la sinistra italiana, in tutto questo: negare gli scandali dalla propria parte e minimizzare la rilevanza della sostanziale omogeneità culturale e valoriale dell’élite italiana, non serve a fermare la destra. Anzi, toglie ogni legittimità alle battaglie progressiste, se queste vengono combattute con strumenti in contrasto con i valori processati.
>>>
>>> Elon Musk è la soluzione al problema di Twitter? Molto probabilmente no, perché in queste prime settimane da nuovo azionista di riferimento e amministratore delegato ha soltanto sostituito una discrezionalità con un’altra, l’arbitrio pro-Democratici di Jack Dorsey con il suo anarchismo conservatore. Silenzia o rilancia contenuti sulla base delle proprie preferenze, diverse da quelle della gestione precedente ma non più legittime.
>>>
>>> Aveva ragione nelle sue dichiarazioni di principio, Musk, anche se poi non le ha rispettate: le piattaforme non dovrebbero esercitare alcun filtro, e se questo comporta tollerare anche linguaggio d’odio, pornografia o contenuti illegali, tocca all’autorità giudiziaria far rispettare la legge.
>>>
>>> La differenza tra i regimi democratici e tutti gli altri non è tanto nel momento elettorale, quanto nel fatto che nei primi si governa con la legge e negli altri con l’arbitrio.
>>>
>>> Per le piattaforme è il momento di passare dal dispotismo che pretende di essere illuminato alla democrazia liberale.
>>>
>>> Condividi
>>> Tweet
>>> Spargi la voce
>>> Abbiamo altre newsletter tematiche alle quali puoi iscriverti gratis. Le trovi tutte qui
>>>
>>> Stai ricevendo questa e-mail perché ti sei iscritto alla newsletter di Domani o qualcuno lo ha fatto al posto tuo.
>>> Se non vuoi più riceverle aggiorna le tue preferenze.
>>>
>>> Oppure puoi chiederci di non inviarti più alcun tipo di email. Attenzione però: in questo caso non potrai ricevere nessun tipo di contenuto da noi, anche altre eventuali newsletter future o mail che riguardano un tuo eventuale abbonamento.
>>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Dec. 26, 2022
Re: [nexa] Fwd: I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
by vittorio zambardino
Buonasera e auguri.
A proposito del fondo di Stefano Feltri (grazie ad Anna Masera per averlo
condiviso) mi chiedo solo se l'autore sappia che cosa faceva Paul Manafort
in Ucraina nel decennio scorso. Intendo, se abbia contezza dell'estrema
complessità di una guerra ibrida cominciata ben prima del 24 febbraio 22.
Negli Stati Uniti, peraltro, questa si è inserita in una vicenda politica
durissima che ha portato al tentativo di colpo di stato del 6 gennaio.
Basta così: volevo solo dire che il pezzo vero di una costruzione non è
necessariamente una notizia pubblicabile. Non a caso oggi sul punto si
risente la voce di Edward Snowden, a proposito di "biased sources"
Saluti a tutti e auguri di buon anno
Il Lun 26 Dic 2022, 17:37 Anna Masera <anna.masera(a)gmail.com> ha scritto:
> Fyi… mi sembra da lista Nexa
>
> *Anna Masera*
>
>
> Inviato da iPhone
>
> Inizio messaggio inoltrato:
>
> *Da:* Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
> *Data:* 26 dicembre 2022, 07:01:45 CET
> *A:* Anna Masera <anna.masera(a)gmail.com>
> *Oggetto:* *I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la
> sinistra illiberale*
> *Rispondi a:* Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
>
>
> La verità che emerge dai Twitter files è che il mondo democratico
> americano ha usato pratiche anti-democratiche per contrastare gli avversari
>
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
> *I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra
> illiberale*
> Stefano Feltri
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
> 26 dicembre
>
> Se state leggendo queste righe, probabilmente non siete molto turbati dai
> Twitter Files: l’idea che la documentazione interna a una piattaforma usata
> da politici e giornalisti riveli che molti opinionisti di destra e no-vax
> sono stati oscurati, e che Joe Biden è stato favorito rispetto a Donald
> Trump, magari vi rassicura perfino.
>
> Eppure, il silenzio intorno ai Twitter Files indica due cose: che la
> nostra democrazia è minacciata dall’uso discrezionale delle piattaforme
> digitali, che possono manipolare il dibattito pubblico, e che la cultura
> sedicente progressista ha preso una deriva illiberale denunciata qualche
> tempo fa da una discussa copertina dell’Economist.
>
> Quando Elon Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>,
> lo ha fatto in nome di una promessa di “free speech”: tutti avrebbero
> potuto tornare a esprimersi sulla piattaforma, incluso Donald Trump,
> bandito dopo l’assalto al Campidoglio dei suoi sostenitori il 6 gennaio
> 2021.
>
> *IL CASO HUNTER BIDEN*
> Musk ha già violato più volte le promesse di trasparenza e neutralità del
> servizio, ma almeno una cosa in quella direzione l’ha fatta: ha convocato
> un gruppo di giornalisti indipendenti di vari orientamenti politici e ha
> dato loro accesso a tutta la documentazione interna dell’azienda,
> tonnellate di chat, conversazioni e documenti, anni di lavoro e interazioni
> di dipendenti ormai in gran parte licenziati.
>
> Quello che hanno scoperto è incredibile e grave almeno quanto l’assalto ai
> palazzi della politica dei trumpiani, ma i media liberal come il New York
> Times
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…> si
> rifiutano di parlarne, le università egemonizzate dalla cultura dei
> Democratici non hanno alcuna voglia di organizzare conferenze e seminari
> sul tema, non si vedono intellettuali globali indignati. Tutto tace.
>
> Certo, il sospetto che la pubblicazione sia selettiva e politicamente
> orientata spiega una parte di questa cappa di omertà, ma non è forse così
> per tutte le notizie? Di solito le “fonti” sono interessate, hanno una loro
> agenda, e un obiettivo. Ma quello che conta per i giornalisti è soprattutto
> che le notizie siano vere. E quelle dei Twitter files lo sono.
>
> La vicenda più rilevante, che è ancora attuale, riguarda il computer di
> Hunter Biden, il figlio del presidente. Il 14 ottobre 2020, a pochi giorni
> dalle elezioni presidenziali, il New York Post rivela mail e contenuti
> imbarazzanti
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
> .
>
> Ci sono le prove del fatto che Hunter Biden ha organizzato nel 2015 un
> incontro tra il padre Joe e un uomo d’affari ucraino, Vadym Pozharsky,
> consulente del consiglio di amministrazione di Burisma, una società
> energetica in Ucraina che aveva arruolato il giovane Biden, presumibilmente
> soltanto per avere buoni rapporti a Washington. In una mail Pozharsky
> chiedeva proprio a Hunter “come usare la sua influenza a Washington”.
>
> Joe Biden, all’epoca vicepresidente di Barack Obama e delegato a seguire
> la crisi Ucraina dopo l’annessione della Crimea, esercita poi pressioni sul
> governo di Kiev per licenziare un procuratore anti-corruzione Viktor
> Shokin
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>che,
> tra l’altro, stava indagando su Burisma, l’azienda del figlio. Altrimenti
> non avrebbe fornito un miliardo di dollari di aiuti. Biden, però, aveva
> sempre negato ogni contatto con i manager di Burisma e con le attività di
> Hunter.
>
> Nel computer ci sono anche i video di Hunter Biden che fuma crack e si
> sollazza con delle prostitute. Tutte cose problematiche a ridosso delle
> elezioni, soprattutto considerato che Trump si era trovato sotto
> impeachment per molto meno, cioè per aver chiesto al presidente ucraino
> Volodomyr Zelenski di riaprire indagini su corruzione su Biden in cambio di
> forniture di aiuti militari.
>
> Il New York Post ricostruisce la storia del computer di Hunter e della
> notizia: un cliente lo aveva portato a riparare ma non lo aveva mai
> ritirato dal negozio del Delaware, lo stato dei Biden. Il computer arriva
> poi all’Fbi, ma intanto il negoziante ne aveva fatto una copia consegnata a
> Rudi Giuliani, l’avvocato di Trump, che la passa al New York Post.
>
> Questa storia esplosiva, capace di condizionare le elezioni, però la
> leggono in pochi. In una azione senza precedenti, Twitter e altre
> piattaforme decidono sostanzialmente di oscurarla, con l’inedita
> motivazione che non rispetta standard giornalistici adeguati. Molto tempo
> dopo arriverà la conferma che era tutto corretto e preciso, ma nel 2020
> circola la tesi che ci sia una operazione di hackeraggio, forse di matrice
> russa, a sostegno di Trump.
>
> Come circola la voce? Perché, tra l’altro, Twitter la incoraggia e oscura
> la storia originale, si scopre ora grazie ai Twitter files. La cosa al
> limite del colpo di stato che si apprende adesso è che è stata la stessa
> Fbi a chiedere a Twitter di nascondere una vicenda che l’agenzia federale
> sapeva essere vera, perché era in possesso da tempo del computer di Hunter
> Biden e dei suoi contenuti.
>
> L’agente speciale Elvic Chan, però, scrive al capo della “Integrità” di
> Twitter, Yoel Roth, lo stesso Roth che mentirà addirittura in testimonianze
> giurate alla Commisisone elettorale nel dicembre 2020, sostenendo che il
> boicottaggio della notizia era dovuto alle voci di operazioni di “hack and
> leak”, cioè violazione e diffusione di informazioni riservate da parte di
> qualcuno, forse i russi.
>
> Eppure, proprio Twitter aveva comunicato alla Fbi, nel settembre 2020, che
> non risultava alcuna attività sospetta da parte di mosca, appena 345
> account da monitorare, “in gran parte inattivi”, si legge nei documenti
> diffusi da Michael Shellenberger, uno dei giornalisti coinvolti da Elon
> Musk.
>
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
>
> Da sabato 17 dicembre è disponibile il nuovo numero di Cibo il mensile di
> Domani curato da Sonia Ricci. Venti pagine di articoli, storie e
> illustrazioni che puoi acquistare in edicola o leggerlo sulla nostra App
> tramite abbonamento
> Se non sei abbonato, clicca qui per non perderti nulla
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
>
> *ANTI-TRUMPIANI*
> Quando il New York Post pubblica la sua indagine, tanto corretta quanto
> devastante per Biden, Twitter arriva a disconnettere l’account della
> portavoce della Casa Bianca di Trump, Kaleigh McWnany, soltanto perché ha
> condiviso l’articolo del Post.
>
> Senza che ci sia alcuna evidenza di un intervento di governi stranieri o
> altro, una dirigente di Twitter spiega in una mail interna che la portavoce
> è stata bloccata perché ha violato la normativa di Twitter sul materiale
> hackerato.
>
> Una decisione puramente discrezionale e molto opinabile, con questo
> criterio le piattaforme dovrebbero bloccare tutti i contenuti giornalistici
> basati sulla diffusione di quel materiale confidenziale che è alla base di
> gran parte degli scoop.
>
> Secondo quanto ha ricostruito il giornalista Matt Taibbi, un altro del
> gruppo dei Twitter files, “la decisione è stata presa ai più alti livelli
> dell’azienda ma senza che lo sapesse l’amministratore delegato Jack
> Dorsey”, cosa anche questa piuttosto bizzarra. La figura apicale più
> direttamente coinvolta è stata il capo del legale, Vijaya Gadde.
>
> Le mail interne tra i dirigenti di Twitter – in gran parte licenziati da
> Musk – dimostrano che tutti sapevano di star facendo una cosa priva di basi
> giuridiche. Ma sono andati avanti. Perché?
>
> L’unica spiegazione arriva scorrendo gli altri Twitter files pubblicati
> dai giornalisti coinvolti, come Bari Weiss:
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…> l’azienda
> era permeata da una omogenea cultura pro-democratica e anti-trumpiana che
> finiva per legittimare tutti i comportamenti in quella direzione.
>
> Anche se l’azienda ha sempre dichiarato di non esercitare alcun controllo
> editoriale sui contenuti pubblicati, e quindi di oscurare soltanto quelli
> in violazione delle regole della piattaforma mentre tratta gli altri allo
> stesso modo, adottava quello che in gergo si chiama “*shadow banning*”:
> cioè rendeva meno visibili alcuni tweet o alcuni profili, senza che gli
> autori ne fossero in alcun modo consapevoli (e neppure gli altri lettori
> normali).
>
> Se guardate il vostro feed di Twitter, noterete che ogni tanto alcuni
> profili vi appaiono più di altri, che i retweet di utenti che seguite ogni
> tanto appaiono e ogni tanto no. In teoria l’algoritmo dovrebbe ottimizzare
> la probabilità che il contenuto sia di vostro interesse, ma non che sia
> coerente con le preferenze politiche dominanti tra gli impiegati della
> piattaforma.
>
> Il medico Jay Bhattacharya, di Stanford, era tra i più critici dei
> lockdown come misura di riduzione del rischio contagio durante i mesi della
> pandemia nel 2020. Twitter lo aveva classificato come utente problematico,
> con etichette come “recent abuse strike” e “trends blacklist”, senza che
> lui ne sapesse nulla.
>
> «Immaginate che non ci fosse stato alcuna censura da parte dei media,
> avremmo vinto il dibattito sulle politiche sul Covid: le scuole sarebbero
> rimaste aperte, avremmo dato priorità alla protezione dei fragili, invece
> ci sono stati i lockdown», scrive oggi su Twitter Bhattacharya.
>
> Si può essere in disaccordo, ma il dibattito dovrebbe essere aperto e
> basato sull’evidenza scientifica, non distorto dalla censura occulta di
> Twitter dovuta al fatto che Bhattacharya, come altri utenti sottoposti allo
> stesso trattamento, era apprezzato dai conservatori e contestato dai
> liberal.
>
> La documentazione interna pubblicata dalla giornalista Bari Weiss sembra
> indicare che l’ad Jack Dorsey fosse pianamente convinto di questo
> approccio, che oscurare o neutralizzare figure di riferimento del mondo
> conservatore fosse non soltanto legittimo, ma anche necessario per tutelare
> la qualità dell’informazione e del dibattito democratico.
> *LA PROPAGANDA DEGLI AMICI*
>
> Eppure, si scopre dalle indagini di un altro giornalista del pool, Lee
> Fang, Twitter si faceva molti meno scrupoli quando si trattava della
> propaganda da parte del governo americano ma su fronti ideologicamente meno
> connotati: nel 2017, per esempio, il Comando centrale delle forze armate
> (Centcom) informa Twitter di proteggere, cioè tenere sulla “white list”,
> una serie di account che l’esercito Usa per “amplificare” certi messaggi
> nei paesi arabi.
>
> Quindi: il governo sapeva che Twitter ha black e white list di cui nessuno
> sapeva nulla, e la piattaforma supporta la propaganda del governo di
> riferimento mentre pubblicamente sostiene che sul social non c’è spazio per
> interferenze governative.
>
> I militari americani usano Twitter in modo sistematico per diffondere la
> loro narrazione, cioè propaganda, contro Russia e Cina, mentre denunciano
> le interferenze, spesso inesistenti, di Russia e Cina nel dibattito
> americano. La piattaforma lo sa ed è complice.
>
> Notizie di questo genere dovrebbero allarmare, e non soltanto negli Stati
> Uniti: negli ultimi anni Twitter ha preso il posto delle agenzie di stampa,
> è il primo livello della comunicazione politica, lo usano i politici per
> fare le loro dichiarazioni, i giornalisti per divulgare gli scoop, gli
> attivisti per le loro campagne.
>
> Si vive bene anche senza, ma se un paese proibisce l’uso di Twitter,
> specie se in modo selettivo soltanto ad alcuni soggetti, si qualifica
> immediatamente come un paese non libero. Perché nell’era dei social le
> piattaforme sono gli spazi della democrazia, ma abbiamo al conferma che
> anche quello in teoria più libero, cioè Twitter, è stato manipolato dai
> suoi dirigenti per favorire una parte politica e le sue idee contro l’altra.
>
> Il fatto che Jack Dorsey e i suoi manager pensassero di essere dalla parte
> dei “buoni” contro i cattivi, cioè Donald Trump, Rudi Giuliani e Steve
> Bannon, non è un’attenuante.
>
> La cosa più grave, forse, è che i media liberal non si occupino di questo
> scandalo perché Elon Musk non è uno dei loro. E perché la scomoda verità
> che emerge dai Twitter files è che il mondo democratico americano ha usato
> pratiche illiberali e anti-democratiche per contrastare gli avversari
> nascosto dietro le insegne della democrazia e del liberalismo.
> *UNA LEZIONE PER LA SINISTRA*
>
> C’è una lezione anche per la sinistra italiana, in tutto questo: negare
> gli scandali dalla propria parte e minimizzare la rilevanza della
> sostanziale omogeneità culturale e valoriale dell’élite italiana, non serve
> a fermare la destra. Anzi, toglie ogni legittimità alle battaglie
> progressiste, se queste vengono combattute con strumenti in contrasto con i
> valori processati.
>
> Elon Musk è la soluzione al problema di Twitter? Molto probabilmente no,
> perché in queste prime settimane da nuovo azionista di riferimento e
> amministratore delegato ha soltanto sostituito una discrezionalità con
> un’altra, l’arbitrio pro-Democratici di Jack Dorsey con il suo anarchismo
> conservatore. Silenzia o rilancia contenuti sulla base delle proprie
> preferenze, diverse da quelle della gestione precedente ma non più
> legittime.
>
> Aveva ragione nelle sue dichiarazioni di principio, Musk, anche se poi non
> le ha rispettate: le piattaforme non dovrebbero esercitare alcun filtro, e
> se questo comporta tollerare anche linguaggio d’odio, pornografia o
> contenuti illegali, tocca all’autorità giudiziaria far rispettare la legge.
>
> La differenza tra i regimi democratici e tutti gli altri non è tanto nel
> momento elettorale, quanto nel fatto che nei primi si governa con la legge
> e negli altri con l’arbitrio.
>
> Per le piattaforme è il momento di passare dal dispotismo che pretende di
> essere illuminato alla democrazia liberale.
> [image: Condividi]
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
> Condividi
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
> [image: Tweet]
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
> Tweet
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>
> [image: Spargi la voce]
> <https://us10.forward-to-friend.com/forward?u=dc6df7df0e866f3485077ffd9&id=d…> Spargi
> la voce
> <https://us10.forward-to-friend.com/forward?u=dc6df7df0e866f3485077ffd9&id=d…>
> *Abbiamo altre newsletter tematiche alle quali puoi iscriverti gratis. Le
> trovi tutte qui
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/track/click?u=dc6df7df0e866f3…>*
>
>
>
> *Stai ricevendo questa e-mail perché ti sei iscritto alla newsletter di
> Domani o qualcuno lo ha fatto al posto tuo. Se non vuoi più
> riceverle aggiorna le tue preferenze
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/profile?u=dc6df7df0e866f34850…>.
> Oppure puoi chiederci di non inviarti più alcun tipo di email
> <https://editorialedomani.us10.list-manage.com/unsubscribe?u=dc6df7df0e866f3…>.
> Attenzione però: in questo caso non potrai ricevere nessun tipo di
> contenuto da noi, anche altre eventuali newsletter future o mail che
> riguardano un tuo eventuale abbonamento.*
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Dec. 26, 2022
Fwd: I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
by Anna Masera
Fyi… mi sembra da lista Nexa
Anna Masera
Inviato da iPhone
Inizio messaggio inoltrato:
> Da: Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
> Data: 26 dicembre 2022, 07:01:45 CET
> A: Anna Masera <anna.masera(a)gmail.com>
> Oggetto: I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
> Rispondi a: Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
>
>
>
> I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
> Stefano Feltri
> 26 dicembre
> Se state leggendo queste righe, probabilmente non siete molto turbati dai Twitter Files: l’idea che la documentazione interna a una piattaforma usata da politici e giornalisti riveli che molti opinionisti di destra e no-vax sono stati oscurati, e che Joe Biden è stato favorito rispetto a Donald Trump, magari vi rassicura perfino.
>
> Eppure, il silenzio intorno ai Twitter Files indica due cose: che la nostra democrazia è minacciata dall’uso discrezionale delle piattaforme digitali, che possono manipolare il dibattito pubblico, e che la cultura sedicente progressista ha preso una deriva illiberale denunciata qualche tempo fa da una discussa copertina dell’Economist.
>
> Quando Elon Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari, lo ha fatto in nome di una promessa di “free speech”: tutti avrebbero potuto tornare a esprimersi sulla piattaforma, incluso Donald Trump, bandito dopo l’assalto al Campidoglio dei suoi sostenitori il 6 gennaio 2021.
>
>
> IL CASO HUNTER BIDEN
> Musk ha già violato più volte le promesse di trasparenza e neutralità del servizio, ma almeno una cosa in quella direzione l’ha fatta: ha convocato un gruppo di giornalisti indipendenti di vari orientamenti politici e ha dato loro accesso a tutta la documentazione interna dell’azienda, tonnellate di chat, conversazioni e documenti, anni di lavoro e interazioni di dipendenti ormai in gran parte licenziati.
>
> Quello che hanno scoperto è incredibile e grave almeno quanto l’assalto ai palazzi della politica dei trumpiani, ma i media liberal come il New York Times si rifiutano di parlarne, le università egemonizzate dalla cultura dei Democratici non hanno alcuna voglia di organizzare conferenze e seminari sul tema, non si vedono intellettuali globali indignati. Tutto tace.
>
> Certo, il sospetto che la pubblicazione sia selettiva e politicamente orientata spiega una parte di questa cappa di omertà, ma non è forse così per tutte le notizie? Di solito le “fonti” sono interessate, hanno una loro agenda, e un obiettivo. Ma quello che conta per i giornalisti è soprattutto che le notizie siano vere. E quelle dei Twitter files lo sono.
>
> La vicenda più rilevante, che è ancora attuale, riguarda il computer di Hunter Biden, il figlio del presidente. Il 14 ottobre 2020, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, il New York Post rivela mail e contenuti imbarazzanti.
>
> Ci sono le prove del fatto che Hunter Biden ha organizzato nel 2015 un incontro tra il padre Joe e un uomo d’affari ucraino, Vadym Pozharsky, consulente del consiglio di amministrazione di Burisma, una società energetica in Ucraina che aveva arruolato il giovane Biden, presumibilmente soltanto per avere buoni rapporti a Washington. In una mail Pozharsky chiedeva proprio a Hunter “come usare la sua influenza a Washington”.
>
> Joe Biden, all’epoca vicepresidente di Barack Obama e delegato a seguire la crisi Ucraina dopo l’annessione della Crimea, esercita poi pressioni sul governo di Kiev per licenziare un procuratore anti-corruzione Viktor Shokin che, tra l’altro, stava indagando su Burisma, l’azienda del figlio. Altrimenti non avrebbe fornito un miliardo di dollari di aiuti. Biden, però, aveva sempre negato ogni contatto con i manager di Burisma e con le attività di Hunter.
>
> Nel computer ci sono anche i video di Hunter Biden che fuma crack e si sollazza con delle prostitute. Tutte cose problematiche a ridosso delle elezioni, soprattutto considerato che Trump si era trovato sotto impeachment per molto meno, cioè per aver chiesto al presidente ucraino Volodomyr Zelenski di riaprire indagini su corruzione su Biden in cambio di forniture di aiuti militari.
>
> Il New York Post ricostruisce la storia del computer di Hunter e della notizia: un cliente lo aveva portato a riparare ma non lo aveva mai ritirato dal negozio del Delaware, lo stato dei Biden. Il computer arriva poi all’Fbi, ma intanto il negoziante ne aveva fatto una copia consegnata a Rudi Giuliani, l’avvocato di Trump, che la passa al New York Post.
>
> Questa storia esplosiva, capace di condizionare le elezioni, però la leggono in pochi. In una azione senza precedenti, Twitter e altre piattaforme decidono sostanzialmente di oscurarla, con l’inedita motivazione che non rispetta standard giornalistici adeguati. Molto tempo dopo arriverà la conferma che era tutto corretto e preciso, ma nel 2020 circola la tesi che ci sia una operazione di hackeraggio, forse di matrice russa, a sostegno di Trump.
>
> Come circola la voce? Perché, tra l’altro, Twitter la incoraggia e oscura la storia originale, si scopre ora grazie ai Twitter files. La cosa al limite del colpo di stato che si apprende adesso è che è stata la stessa Fbi a chiedere a Twitter di nascondere una vicenda che l’agenzia federale sapeva essere vera, perché era in possesso da tempo del computer di Hunter Biden e dei suoi contenuti.
>
> L’agente speciale Elvic Chan, però, scrive al capo della “Integrità” di Twitter, Yoel Roth, lo stesso Roth che mentirà addirittura in testimonianze giurate alla Commisisone elettorale nel dicembre 2020, sostenendo che il boicottaggio della notizia era dovuto alle voci di operazioni di “hack and leak”, cioè violazione e diffusione di informazioni riservate da parte di qualcuno, forse i russi.
>
> Eppure, proprio Twitter aveva comunicato alla Fbi, nel settembre 2020, che non risultava alcuna attività sospetta da parte di mosca, appena 345 account da monitorare, “in gran parte inattivi”, si legge nei documenti diffusi da Michael Shellenberger, uno dei giornalisti coinvolti da Elon Musk.
>
>
> Da sabato 17 dicembre è disponibile il nuovo numero di Cibo il mensile di Domani curato da Sonia Ricci. Venti pagine di articoli, storie e illustrazioni che puoi acquistare in edicola o leggerlo sulla nostra App tramite abbonamento
> Se non sei abbonato, clicca qui per non perderti nulla
> ANTI-TRUMPIANI
> Quando il New York Post pubblica la sua indagine, tanto corretta quanto devastante per Biden, Twitter arriva a disconnettere l’account della portavoce della Casa Bianca di Trump, Kaleigh McWnany, soltanto perché ha condiviso l’articolo del Post.
>
> Senza che ci sia alcuna evidenza di un intervento di governi stranieri o altro, una dirigente di Twitter spiega in una mail interna che la portavoce è stata bloccata perché ha violato la normativa di Twitter sul materiale hackerato.
>
> Una decisione puramente discrezionale e molto opinabile, con questo criterio le piattaforme dovrebbero bloccare tutti i contenuti giornalistici basati sulla diffusione di quel materiale confidenziale che è alla base di gran parte degli scoop.
>
> Secondo quanto ha ricostruito il giornalista Matt Taibbi, un altro del gruppo dei Twitter files, “la decisione è stata presa ai più alti livelli dell’azienda ma senza che lo sapesse l’amministratore delegato Jack Dorsey”, cosa anche questa piuttosto bizzarra. La figura apicale più direttamente coinvolta è stata il capo del legale, Vijaya Gadde.
>
> Le mail interne tra i dirigenti di Twitter – in gran parte licenziati da Musk – dimostrano che tutti sapevano di star facendo una cosa priva di basi giuridiche. Ma sono andati avanti. Perché?
>
> L’unica spiegazione arriva scorrendo gli altri Twitter files pubblicati dai giornalisti coinvolti, come Bari Weiss: l’azienda era permeata da una omogenea cultura pro-democratica e anti-trumpiana che finiva per legittimare tutti i comportamenti in quella direzione.
>
> Anche se l’azienda ha sempre dichiarato di non esercitare alcun controllo editoriale sui contenuti pubblicati, e quindi di oscurare soltanto quelli in violazione delle regole della piattaforma mentre tratta gli altri allo stesso modo, adottava quello che in gergo si chiama “shadow banning”: cioè rendeva meno visibili alcuni tweet o alcuni profili, senza che gli autori ne fossero in alcun modo consapevoli (e neppure gli altri lettori normali).
>
> Se guardate il vostro feed di Twitter, noterete che ogni tanto alcuni profili vi appaiono più di altri, che i retweet di utenti che seguite ogni tanto appaiono e ogni tanto no. In teoria l’algoritmo dovrebbe ottimizzare la probabilità che il contenuto sia di vostro interesse, ma non che sia coerente con le preferenze politiche dominanti tra gli impiegati della piattaforma.
>
> Il medico Jay Bhattacharya, di Stanford, era tra i più critici dei lockdown come misura di riduzione del rischio contagio durante i mesi della pandemia nel 2020. Twitter lo aveva classificato come utente problematico, con etichette come “recent abuse strike” e “trends blacklist”, senza che lui ne sapesse nulla.
>
> «Immaginate che non ci fosse stato alcuna censura da parte dei media, avremmo vinto il dibattito sulle politiche sul Covid: le scuole sarebbero rimaste aperte, avremmo dato priorità alla protezione dei fragili, invece ci sono stati i lockdown», scrive oggi su Twitter Bhattacharya.
>
> Si può essere in disaccordo, ma il dibattito dovrebbe essere aperto e basato sull’evidenza scientifica, non distorto dalla censura occulta di Twitter dovuta al fatto che Bhattacharya, come altri utenti sottoposti allo stesso trattamento, era apprezzato dai conservatori e contestato dai liberal.
>
> La documentazione interna pubblicata dalla giornalista Bari Weiss sembra indicare che l’ad Jack Dorsey fosse pianamente convinto di questo approccio, che oscurare o neutralizzare figure di riferimento del mondo conservatore fosse non soltanto legittimo, ma anche necessario per tutelare la qualità dell’informazione e del dibattito democratico.
>
>
> LA PROPAGANDA DEGLI AMICI
> Eppure, si scopre dalle indagini di un altro giornalista del pool, Lee Fang, Twitter si faceva molti meno scrupoli quando si trattava della propaganda da parte del governo americano ma su fronti ideologicamente meno connotati: nel 2017, per esempio, il Comando centrale delle forze armate (Centcom) informa Twitter di proteggere, cioè tenere sulla “white list”, una serie di account che l’esercito Usa per “amplificare” certi messaggi nei paesi arabi.
>
> Quindi: il governo sapeva che Twitter ha black e white list di cui nessuno sapeva nulla, e la piattaforma supporta la propaganda del governo di riferimento mentre pubblicamente sostiene che sul social non c’è spazio per interferenze governative.
>
> I militari americani usano Twitter in modo sistematico per diffondere la loro narrazione, cioè propaganda, contro Russia e Cina, mentre denunciano le interferenze, spesso inesistenti, di Russia e Cina nel dibattito americano. La piattaforma lo sa ed è complice.
>
> Notizie di questo genere dovrebbero allarmare, e non soltanto negli Stati Uniti: negli ultimi anni Twitter ha preso il posto delle agenzie di stampa, è il primo livello della comunicazione politica, lo usano i politici per fare le loro dichiarazioni, i giornalisti per divulgare gli scoop, gli attivisti per le loro campagne.
>
> Si vive bene anche senza, ma se un paese proibisce l’uso di Twitter, specie se in modo selettivo soltanto ad alcuni soggetti, si qualifica immediatamente come un paese non libero. Perché nell’era dei social le piattaforme sono gli spazi della democrazia, ma abbiamo al conferma che anche quello in teoria più libero, cioè Twitter, è stato manipolato dai suoi dirigenti per favorire una parte politica e le sue idee contro l’altra.
>
> Il fatto che Jack Dorsey e i suoi manager pensassero di essere dalla parte dei “buoni” contro i cattivi, cioè Donald Trump, Rudi Giuliani e Steve Bannon, non è un’attenuante.
>
> La cosa più grave, forse, è che i media liberal non si occupino di questo scandalo perché Elon Musk non è uno dei loro. E perché la scomoda verità che emerge dai Twitter files è che il mondo democratico americano ha usato pratiche illiberali e anti-democratiche per contrastare gli avversari nascosto dietro le insegne della democrazia e del liberalismo.
>
>
> UNA LEZIONE PER LA SINISTRA
> C’è una lezione anche per la sinistra italiana, in tutto questo: negare gli scandali dalla propria parte e minimizzare la rilevanza della sostanziale omogeneità culturale e valoriale dell’élite italiana, non serve a fermare la destra. Anzi, toglie ogni legittimità alle battaglie progressiste, se queste vengono combattute con strumenti in contrasto con i valori processati.
>
> Elon Musk è la soluzione al problema di Twitter? Molto probabilmente no, perché in queste prime settimane da nuovo azionista di riferimento e amministratore delegato ha soltanto sostituito una discrezionalità con un’altra, l’arbitrio pro-Democratici di Jack Dorsey con il suo anarchismo conservatore. Silenzia o rilancia contenuti sulla base delle proprie preferenze, diverse da quelle della gestione precedente ma non più legittime.
>
> Aveva ragione nelle sue dichiarazioni di principio, Musk, anche se poi non le ha rispettate: le piattaforme non dovrebbero esercitare alcun filtro, e se questo comporta tollerare anche linguaggio d’odio, pornografia o contenuti illegali, tocca all’autorità giudiziaria far rispettare la legge.
>
> La differenza tra i regimi democratici e tutti gli altri non è tanto nel momento elettorale, quanto nel fatto che nei primi si governa con la legge e negli altri con l’arbitrio.
>
> Per le piattaforme è il momento di passare dal dispotismo che pretende di essere illuminato alla democrazia liberale.
>
> Condividi
> Tweet
> Spargi la voce
> Abbiamo altre newsletter tematiche alle quali puoi iscriverti gratis. Le trovi tutte qui
>
> Stai ricevendo questa e-mail perché ti sei iscritto alla newsletter di Domani o qualcuno lo ha fatto al posto tuo.
> Se non vuoi più riceverle aggiorna le tue preferenze.
>
> Oppure puoi chiederci di non inviarti più alcun tipo di email. Attenzione però: in questo caso non potrai ricevere nessun tipo di contenuto da noi, anche altre eventuali newsletter future o mail che riguardano un tuo eventuale abbonamento.
Dec. 26, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by Alberto Cammozzo
Caro Giacomo,
condivido anche io il giudizio sul valore propagandistico del pezzo, con
il solito travestimento da "breaktough" epocale.
Ho qualche dubbio sulla classe dei programmatori. Se ho capito bene
escludi la riduzione in schiavitù dei programmatori e sostieni che
(visto che possiedono i mezzi di produzione) questi starebbero maturando
una "coscienza politica di classe" tale da minacciare (come un fantasma
che gira per il mondo?) le sicurezze del capitalismo della sorveglianza.
Mi rallegrerei di poter condividere questo punto di vista, ma il mio è
piuttosto lontano.
Per quanto ne so io, il software viene scritto prevalentemente in zone
del mondo o molto ricche (come in Silicon Valley) o molto povere (come
in Chennai o Bangalore), in cui i programmatori o hanno un potere
contrattuale individuale molto forte, o non ne hanno affatto, ma in cui
la coscienza di classe mi pare comunque debole. Quello di essere un
hacker che sceglie la propria licenza è un lusso.
Sarebbe come dire che l'industria della musica non ha potere sui
violinisti perché questi hanno il controllo del mezzo di produzione e
sono coscienti del loro statuto di artisti. Anche ammettendo le
premesse, una parte di loro saranno tanto ben pagati da sentirsi una
elite, e gli altri tanto poco da accettare quasi qualsiasi prezzo per un
ingaggio. Ci sarà anche un qualche bravo violinista che accetterà di
essere molto pagato per addestrare un modello ML che interpreti
qualsiasi pezzo al posto suo.
In ogni caso. il controllo della risorsa mi pare molto ben saldo in mano
a chi la controlla: non credo che l'industria del software tema nemmeno
lontanamente uno sciopero dei programmatori, non mi risulta nemmeno ce
ne sia mai stato uno.
Mi è parso significativo che a scrivere il pezzo che ho segnalato sia un
ex accademico di Harvard ed ex Google. Lo ho segnalato perché esplicita
un pensiero che ho da anni sulla natura industriale dell'"AI turn".
Seguendo le logiche industriali il machine learning consente di ridurre
i costi, ma soprattutto l'incertezza, standardizzando processi e
sostituendo programmatori che o sono locali, cari, scarsi e di difficile
scalabilità oppure remoti, relativamente economici e abbondanti ma
difficili da gestire, visto che l'outsourcing del software pone problemi
organizzativi, di comunicazione, di barriere culturali e linguistiche.
Welsh parla una lingua, quella di modello/serie, ben compresa
dall'industria: sarebbe come, per una manifattura di stoviglie
ceramiche, acquistare una macchina per stampi e liberarsi di decine di
tornitori: ne basta uno (bravo, da pagare una volta per il modello) che
faccia il pezzo sul quale modellare lo stampo.
L'aspettativa rivoluzionaria dell'impiego industriale del ML sta però
nel fatto che se nel modello industriale tradizionale il modello serviva
a generare la serie, ora si può al contrario costruire il modello da una
determinata serie, per poi poterla replicare all'infinito in una nuova
serie. Come dire: prendo 10 delle 57 uova Fabergé sopravvissute e ne
faccio un modello per produrne industrialmente a piacere.
Matt Welsh cerca di convincerci che possiamo sostituire interi team (in
Silicon Valley o in India) con una o due persone che fanno il vero
"intellectual work" (lo stampo, il modello), mentre il resto sarà fatto
dalle macchine, senza nemmeno le orde di "scimmie" necessarie per il
training:
The bulk of the intellectual work of getting the machine to do what
one wants will be about coming up with the right examples, the right
training data, and the right ways to evaluate the training process.
Personalmente non credo molto che questo renderà il lavoro di
programmazione inutile, dipende troppo dai contesti e ci sono altri
problemi che ancora non sono ben chiari o il cui impatto non è stato
misurato, ma la promessa è questa, liberarsi della complessità e della
variabilità introdotta da molti umani. Come diceva Daniela, prospetta un
futuro per chiuderne altri che siano diversi.
Vedo questa spinta nel mio lavoro di programmazione, che serve
potenzialmente a filtrare dati per addestrare modelli che rendano
ulteriori programmazioni inutili, con la promessa che una volta
azzeccato sufficientemente bene il modello, quello funzionerà per sempre
e sempre bene. Anche se è evidente che questi "modelli finali" non
esistono, sto pensando a qualche forma di obiezione di coscienza (una
licenza che escluda l'uso per training? ogni suggerimento è benvenuto).
Infine, la tua proposta mi pare essere quella che se tutti sanno
programmare, non ci sarà bisogno di modelli.
Condivido l'auspicio di una diffusa competenza di programmazione, come
quella che tutti sappiano suonare il violino e tornire l'argilla: sono
espressioni della creatività umana e della sua competenza. Sono
manifestazioni della sua libertà. Non troppi anni fa chiunque andasse a
scuola sapeva poi suonare, disegnare, usare strumenti e attrezzi:
imparava ad essere umano, insomma.
Anche se non credo che la maggiore offerta di programmatori competenti
possa scalfire la dinamica industriale sottostante il machine learning,
che è quella di liberarsi per quanto possibile dall'umano e
dall'incerto, tuttavia credo che possa almeno inceppare un'altra
dinamica industriale, che è quella della generazione di una scarsità
(quella di programmatori) come conseguenza del successo di un prodotto
industriale (il ML). Per rimanere negli esempi precedenti: il successo
della riproduzione musicale industriale riduce la domanda di orchestre e
quindi di violinisti.
In conclusione, per me il deficit non è tecnico né economico, ma morale;
non è di risorse, ma di valori. Non cosa facciamo e come, ma a che fine.
Baudrillard, che ha molto riflettuto anche sul sistema modello/serie, in
"il sistema degli oggetti" (1968!) scrive (scusatemi la lunga citazione):
Possiamo seguire le mitologie funzionali, nate dalla tecnica, fino a
quella specie di fatalità in cui la tecnica del dominio del mondo si
cristallizza in una finalità contraria e minacciosa. A questo punto
occorre:
1° Impostare nuovamente il problema della fragilità degli oggetti,
della loro defezione: se ci si offrono innanzi tutto come fonti di
sicurezza, fattori d’equilibrio, anche se nevrotico, sono tuttavia
contemporaneamente un fattore di delusione.
2° Rimettere in discussione l’ipotesi implicita della nostra
società: la razionalità dei fini e dei mezzi nel sistema produttivo
e nel progetto tecnico.
Sono questi due aspetti che concorrono alla disfunzionalità o alla
contro-funzionalità dell’oggetto: un sistema socio-economico di
produzione e un sistema psicologico di proiezione. E necessario
definire l’interazione e la collusione dei due sistemi.
La società tecnologica si regge su due miti potenti: il progresso
ininterrotto delle tecniche e il “ritardo” etico degli uomini
rispetto alle tecniche. I due aspetti sono solidali: la
“stagnazione” morale trasfigura il progresso tecnico, unico valore
sicuro, rendendolo l’istanza definitiva della nostra società:
immediatamente il sistema produttivo rimane senza colpe. Sotto la
copertura di una contraddizione morale, si evita la contraddizione
reale: proprio il sistema produttivo si oppone, mentre lavora, a un
progresso tecnologico reale (e dunque a una ristrutturazione dei
rapporti sociali). Il mito di una convergenza ideale delle tecniche,
della produzione e del consumo maschera tutte le controfinalità
politiche ed economiche. Ma come può progredire armonicamente un
sistema di tecniche e di oggetti mentre il sistema di rapporti tra
gli uomini che le producono è stagnante o addirittura in
regressione? Uomini e tecniche, bisogni e oggetti si strutturano
reciprocamente in bene o in male.
Ciao,
Alberto
On 26/12/22 10:27, Giacomo Tesio wrote:
> Più che problemi di scala, credo che l'industria sia seriamente preoccupata
> dalla crescente coscienza politica dei programmatori.
>
> Una coscienza politica che può modificare i rapporti di potere, visto che gli informatici
> hanno pieno controllo dei mezzi di produzione fondamentali per la propria epoca,
> saldamente ancorati sul collo.
>
> Oggi è importante convincerli di essere sostituibili (da cui quel pezzo di propaganda),
> ma il sogno di chi controlla gli altri strumenti di produzione è poterli possedere completamente.
>
> E visto che la riduzione in schiavitù dei programmatori al momento è fuori discussione,
> tutto ciò che possono fare è investire i propri capitali per costruire programmatori di cui
> si possano legalmente appropriare.
>
>
> D'altro canto, per quanto fantasiose siano queste velleità, ignoranza e propaganda
> le fanno apparire realistiche.
>
> Mentre quando qualcuno fa notare che esistono scenari alternativi ben
> più realizzabili, viene definito "idealista".
>
>
> D'altro canto, se il sogno dei capitalisti della sorveglianza è che nessuno sappia
> più programmare, l'idea che lo sappiano fare tutti è un vero incubo!
>
> Pensa che succederebbe ai loro business model o al loro potere!
>
> Per questo progettare un mondo in cui tutti sanno programmare deve apparire
> una perdita di tempo, mentre progettare un mondo le cui regole fondamentali sono
> opace e "realizzate da algoritmi" deve apparire come investimento nel progresso.
>
>
> Giacomo
>
> On December 25, 2022 9:27:20 PM UTC, Alberto Cammozzo via nexa<nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>> Non credo che questo accadrà, ma credo che sia uno dei desideri dell'industria ICT quello di rimpiazzare il processo di programmazione, che presenta diversi problemi di scala, con qualcosa di più gestibile industrialmente.
>>
>>
>> <https://cacm.acm.org/magazines/2023/1/267976-the-end-of-programming/fulltext>
Dec. 26, 2022
Re: [nexa] Il diritto universale di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo (era: Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale)
by Andrea Trentini
On 26/12/2022 11:51, 380° wrote:
> Buongiorno,
> ...
> la "mia" proposta (migliorata) espressa in questo thread, che riscrivo
> per completezza:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> ai fini di garantire l'interoperabilità, i costruttori di componenti che
> incorporano software (il firmware è software, n.d.r.) hanno l'obbligo di
> fornire le specifiche tecniche (ABI) necessarie e sufficienti a
> permettere al proprietario del componente di utilizzare tutte le sue
> funzioni con qualsiasi software alternativo a quello preinstallato
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
a cui farei quest'aggiunta:
"condizione **necessaria** per *omologare*[1] un qualsivoglia dispositivo contenente
software/firmware/ecc è che sia *riproducibile* (i.e., sw libero, memoria completamente
esaminabile/modificabile, ecc.)"
cioè anche basta poter omologare delle /black box/ la cui "verifica" di correttezza è *affidata*
(letteralmente) ad un sottoinsieme limitatissimo di test /black box/ (tautologia, lo so)
mi rendo conto che al momento è utopia, ma lasciatemi sognare
[1] l'omologazione è un'assunzione di responsabilità, io non riesco a comprendere chi attualmente si
prende tale responsabilità senza potere di controllo (l'opposto dell'Uomo Ragno eh)
--
Andrea Trentini ⠠⠵
http://atrent.it
Dip.to di Informatica
Università degli Studi di Milano
Dec. 26, 2022
Re: [nexa] Il diritto universale di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo (era: Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale)
by Giacomo Tesio
On December 26, 2022 10:51:33 AM UTC, "380°" <g380(a)biscuolo.net> wrote:
> non vedo per quale
> motivo quando c'è di mezzo il software alle persone sia concessa
> **moltissima** meno libertà ("computing agency" rubata, la chiamiamo io
> e Andrea Trentini)
Perché il potere che l'informatica concede è potenzialmente rivoluzionario.
Se non riduci i cittadini a utenti, rischi di ritrovarti entro un paio di generazioni
in un mondo ingovernabile senza la loro collaborazione.
Ed entro un paio di decenni, in un'economia completamente diversa dalla presente.
Un economia in cui le differenze di capitale e militari diventano sempre più marginali.
Pee questo gli azionisti e i consigli di amministrazione di Uber e Tesla
possono uccidere per interposta AI diverse persone senza passare anni in carcere,
ma sostituire il software della propria autovettura o del proprio trattore deve essere
trattato come un crimine.
Per sottolineare che i sudditi/ingranaggi sono inferiori ai loro padroni.
Che poi siano gli stessi programmatori del software libero a sostenere che le 4 libertà
debbano essere garantite solo "ai professionisti del settore" la dice lunga
sull'efficacia della propaganda opensource e sul corporate capture operata dai BigTech
sul pensabile in questo ambito.
La normalizzazione è tale che OSI, FSFE, FOSDEM etc... non si vergognano di averne
preso i soldi per anni.
Tant'è che continuano a farlo.
E noi a berci le loro balle.
Ad applaudire le loro battaglie di retroguardia, mentre i nemici (che li finanziano), avanzano.
Giacomo
Dec. 26, 2022