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Re: [nexa] I Twitter files rivelano quanto... i media siano parte integrante della propaganda governativa
by 380°
Buongiorno,
Anna Masera <anna.masera(a)gmail.com> writes:
> Fyi… mi sembra da lista Nexa
sì grazie, qui sì è parlato così tantissimo di "social network", "fake
news" e disinformazione che pare ci siamo assuefatti (rassegnati?) alle
evidenze che /periodicamente/ emergono
grazie per aver condiviso l'editoriale di Stefano Feltri, su cui ho
principalmente un meta-commento da fare: tutto questo, specialemnte se
analizzato assieme a quanto già emerso da anni grazie alle rivelazioni
di Snowden, tra cui che le Big Tech collaboravano attivamente nei
programmi di sorveglianza, non fa altro che confermare che molto
probabilmente Operation Mockingbird [1] (il nome è azzeccatissimo per
Twitter :-) ) è viva e vegeta /parallelamente/ alla sorveglianza globale
inoltre, come non osservare che l'allarme lanciato da Dwight
D. Eisenhower's - non l'ultimo dei pirla che passa sui social - nel suo
famoso Farewell Address del 1961 [2] sia caduto /letteralmente/ nel
vuoto e che ciò da cui egli mise in guardia - lo strapotere del
complesso militare-industriale - si è poi /concretizzato/ anche nei
media?
>> Da: Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
>> Data: 26 dicembre 2022, 07:01:45 CET
>> A: Anna Masera <anna.masera(a)gmail.com>
>> Oggetto: I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
>> Rispondi a: Domani <lettori(a)editorialedomani.it>
>> I Twitter files rivelano quanto la democrazia è fragile e la sinistra illiberale
>> Stefano Feltri
>> 26 dicembre
[...]
>> Eppure, il silenzio intorno ai Twitter Files indica due cose: che la
>> nostra democrazia è minacciata dall’uso discrezionale delle
>> piattaforme digitali, che possono manipolare il dibattito pubblico, e
>> che la cultura sedicente progressista ha preso una deriva illiberale
>> denunciata qualche tempo fa da una discussa copertina dell’Economist.
ne indica anche una terza, forse: che in pochi ormai se la sentono di
sostenere seriamente che siamo mai stati davvero in democrazie compiute,
che ce la stavamo soltanto "cantando e suonando da soli"
[...]
>> IL CASO HUNTER BIDEN
[...]
>> La vicenda più rilevante, che è ancora attuale, riguarda il computer
>> di Hunter Biden, il figlio del presidente. Il 14 ottobre 2020, a
>> pochi giorni dalle elezioni presidenziali, il New York Post rivela
>> mail e contenuti imbarazzanti.
[...]
>> Questa storia esplosiva, capace di condizionare le elezioni, però la
>> leggono in pochi.
se c'è almeno una cosa, una cosa sola, che questo episodio dei "Twitter
Files" dovrebbe insegnare è di smetterla di /accusare/ a destra e manca
di diffondere disinformazione o peggio essere complottisti (parola
infame) e di conseguenza applicare censura pesante su queste basi
pretestuose
i "roghi digitali" fanno malissimo all'"equilibrio psichico" delle
società che li praticano
[...]
>> La cosa al limite del colpo di stato che si apprende adesso è che è
>> stata la stessa Fbi a chiedere a Twitter di nascondere una vicenda
>> che l’agenzia federale sapeva essere vera, perché era in possesso da
>> tempo del computer di Hunter Biden e dei suoi contenuti.
[...]
>> Le mail interne tra i dirigenti di Twitter – in gran parte licenziati
>> da Musk – dimostrano che tutti sapevano di star facendo una cosa
>> priva di basi giuridiche. Ma sono andati avanti. Perché?
>>
>> L’unica spiegazione arriva scorrendo gli altri Twitter files
>> pubblicati dai giornalisti coinvolti, come Bari Weiss: l’azienda era
>> permeata da una omogenea cultura pro-democratica e anti-trumpiana che
>> finiva per legittimare tutti i comportamenti in quella direzione.
non è l'unica spiegazione, suvvia
che sia CIA o FBI o altro ente dell'apparato militare-indistriale è
evidentissimo ormai da anni che "Vuolsi così colà dove si puote ciò
che si vuole, e più non dimandare"
...soprattutto "più non dimandare", mi raccomando!
[...]
sul COVID-19 stenderei un velo pietoso
[...]
>> nel 2017, per esempio, il Comando centrale delle forze armate
>> (Centcom) informa Twitter di proteggere,
notare la scelta del verbo: "informa", non "ordina"... ROTFL!
>> cioè tenere sulla “white list”, una serie di account che l’esercito
>> Usa per “amplificare” certi messaggi nei paesi arabi.
Operation Mockingbird appunto
>> Quindi: il governo sapeva che Twitter ha black e white list di cui
>> nessuno sapeva nulla, e la piattaforma supporta la propaganda del
>> governo di riferimento mentre pubblicamente sostiene che sul social
>> non c’è spazio per interferenze governative.
finalmente è chiaro come il sole che sostenere che non c'è spazio per
interferenze governative sui social è altamente ridicolo, almeno tanto
quanto sostenere che sulla stampa "mainstream" non c'è spazio per
tali interferenze
>> I militari americani usano Twitter in modo sistematico per diffondere
>> la loro narrazione, cioè propaganda, contro Russia e Cina, mentre
>> denunciano le interferenze, spesso inesistenti, di Russia e Cina nel
>> dibattito americano. La piattaforma lo sa ed è complice.
ehrm: i militari usano Twitter? solo Twitter?!?!? ...TWITTER?!?!?!
porca miseria cosa mi tocca leggere!
[...]
>> Il fatto che Jack Dorsey e i suoi manager pensassero di essere dalla
>> parte dei “buoni” contro i cattivi, cioè Donald Trump, Rudi Giuliani
>> e Steve Bannon, non è un’attenuante.
dovrebbero rendersene conto anche tutti i direttori dei giornali
"tradizionali", mica solo dei social, eh?
[...]
>> UNA LEZIONE PER LA SINISTRA
«che cos'è la destra, cos'è la sinistra?» (cit.)
è ora di tornare a parlare di libertà contro totalitarismo, destra,
sinistra, sopra e sotto sono concetti geospaziali che lasciano il tempo
che trovano
[...]
>> Aveva ragione nelle sue dichiarazioni di principio, Musk, anche se
>> poi non le ha rispettate: le piattaforme non dovrebbero esercitare
>> alcun filtro, e se questo comporta tollerare anche linguaggio d’odio,
>> pornografia o contenuti illegali, tocca all’autorità giudiziaria far
>> rispettare la legge.
fuochi d'artificio!
questa frase la incorniciamo e la mettiamo nell'album dei ricordi
mi aspetto che Stefano Feltri da /domani/ (pun intended) faccia una
battaglia senza se e senza ma per questi principi e contro tutte le
leggi liberticide che li contraddicono
>> La differenza tra i regimi democratici e tutti gli altri non è tanto
>> nel momento elettorale, quanto nel fatto che nei primi si governa con
>> la legge e negli altri con l’arbitrio.
ma dai, per favore! **sempre** si governa con leggi, che frase
qualunquista è questa?!?
>> Per le piattaforme è il momento di passare dal dispotismo che
>> pretende di essere illuminato alla democrazia liberale.
solo per le piattaforme?
no perché non vorrei che questo sia solo l'ennesimo esempio di
revanscismo da parte della "carta stampata" nei confronti delle
"piattaforme"
...e per le agenzia di stampa "del mondo libero" come Associated Press
et al non è il momento? e per la "carta stampata"?
[...]
saluti, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Mockingbird
[2] https://www.archives.gov/milestone-documents/president-dwight-d-eisenhowers…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Dec. 31, 2022
Gold buyers binge on biggest volumes for 55 years
by 380°
Buongiorno,
a proposito di cryptovalute...
io sono ignorantissimo in macroeconomia eh, ma vorrà pur dire qualcosa
che per la prima volta dopo Bretton Woods le banche centrali di /almeno/
due nazioni economicamente pesanti /pare/ stiano tornando (o almeno
tentando di tornare) a valute gold-backed [1]
altro che smaterializzazione: non stanno "minando" Bitcoin o simili a
manetta, stanno accumulando oro; non stanno passando da una fiat
currency a una cryptocurrency: stanno tornando all'oro
non è che forse il problema non è come si estraggono i lingotti ma come
funziona il sistema monetario internazionale, evasione ed elusione
fiscale incluse?
non è che aver sostituito l'oro col... dollaro è (stato) /il/ problema?
l'articolo originale del Financial Time è dietro paywall:
https://www.ft.com/content/e0983ebb-bbe0-4d33-8517-e19fa06e1a77
ma è disponibile anche qui:
https://worldnewsera.com/news/finance/stock-market/gold-buyers-binge-on-big…
«Gold buyers binge on biggest volumes for 55 years»
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Central banks are scooping up gold at the fastest pace since 1967, with
analysts pinning China and Russia as big buyers in an indication that
some nations are keen to diversify their reserves away from the dollar.
[...]
The flight of central banks to gold “would suggest the geopolitical
backdrop is one of mistrust, doubt and uncertainty” after the US and its
allies froze Russia’s dollar reserves, said Adrian Ash, head of research
at BullionVault, a gold marketplace.
The last time this level of buying was seen marked a historical turning
point for the global monetary system. In 1967, European central banks
bought massive volumes of gold from the US, leading to a run on the
price and the collapse of the London Gold Pool of reserves. That
hastened the eventual demise of the Bretton Woods System that tied the
value of the US dollar to the precious metal.
[...]
Officially, the buying in the third quarter was led by Turkey at 31
tonnes, taking gold to about 29 per cent of its total
reserves. Uzbekistan followed with 26 tonnes, while in July Qatar made
its largest monthly acquisition on record since 1967.
The discrepancy between the WGC’s estimates and officially reported
figures tracked by the IMF can be partly explained by government
agencies besides the central banks in Russia, China and others that can
buy and hold gold without reporting them as reserves.
[...]
At the same time, western governments have frozen $300bn of Russia’s
foreign currency reserves through sanctions, which Shiels says has
prompted nations outside the west to ask: “Should we have exposure to so
many dollars when the US and western governments can confiscate that at
any time?”
[...]
Yet CBR (Central Bank of Russia, n.d.r.) officials have long placed
strategic value on boosting gold reserves; in 2006 it said it would be
desirable for gold to make up 20-25 per cent of its holdings — in
February 2022, the last time CBR published its statistical data, gold
accounted for 20.9 per cent. It has reduced its holdings of US
Treasuries to only $2bn from more than $150bn in 2012, while increasing
gold reserves by more than 1,350 tonnes worth almost $80bn at current
prices, according to Julius Baer, a Swiss private bank.
[...]
“The message these central banks are sending by putting a larger share
of their reserves in gold is that they don’t want to be reliant on the
US dollar as their main reserve asset,” Menke said.
[...]
The coming months will test whether record central bank buying was an
opportunistic spurt as gold prices fell, or a more structural shift.
Even with prices having since recovered to about $1,800 per troy ounce,
few are willing to bet the trend towards diversification of central bank
reserves will change course any time soon.
Bernard Dahdah, senior commodities analyst at Natixis, the French
investment bank, said deglobalisation and geopolitical tensions meant
the drive by central banks outside of the west to diversify away from
the US dollar was “a trend that won’t change for a decade at least”.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
saluti, 380°
[1] che Wikipedia dice non essere consentito per le nazioni aderenti al
Fondo Monetario Internazionale
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Dec. 31, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by alessandro marzocchi
Ringrazio Nexa, e non solo i nexiani in indirizzo, per quanto mi avete
permesso di imparare, peccato non essere arrivato prima. Vorrei non essere
ignorante digitale, ma questa condizione di persona ignorante nel mondo
digitale epperò mediamente alfabeta in quello analogico spero aiuti a
capire che il maestro non può limitarsi a parlare di bellezza utilità
dell’alfabeto ma deve aiutare tutti ad essere autonomi nell'usarlo anche se
non tutti diventeranno scrittori.
Sono totalmente d’accordo con Giacomo
««
Date: Wed, 28 Dec 2022 15:23:45 +0100
From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
(dobbiamo) partecipare a definire il mondo dei figli
»»
Poi i figli decideranno con le loro teste ma noi dobbiamo consegnare loro
alfabeto parola grammatica sintassi come li abbiamo ricevuti: liberi, non
sotto padrone. Impensabile e sbagliato cancellare il digitale, c’è solo da
insegnarlo e scoccio ancora chiedendo - a voi che ne sapete - un nano
progetto di alfabetizzazione digitale da realizzare in concreto per
cuccioli di uomo al primo passo di educazione.
Giacomo:
- cosa come insegni alle tue figlie?
- quanti anni avevano quando hai cominciato?
- l’insegnamento è esportabile?
- come?
- a quali costi?
Prometto: fino al prossimo anno non vi rompo, grazie per gl'insegnamenti e
la pazienza e buon 2023!
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Dec. 30, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by Alessandro Brolpito
Concordo con molte delle riflessioni, ipotesi e proiezioni del “digitale”
indicate in questo scambio.
Mentre l'espansione della raccolta di dati sta erodendo i valori e i
diritti dell'UE e il digitale ci ruba il tempo in mille micro-faccende,
penso che le recenti raccomandazioni dell’Unione europea per la
cittadinanza digitale e la digitalizzazione tout court definiscono
obiettivi e principi che vanno nella giusta direzione, offrendo un quadro
di riferimento per politici, scienziati, tecnici, educatori ecc., per uno
sviluppo del "digitale che metta al centro l'uomo - EUR-Lex - 52021AE1530 -
EN - EUR-Lex (europa.eu)
<https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A52021AE1530>.
Quello che intendo aggiungere a questo scambio sono due elementi che credo
siano importanti e specifici per la digitalizzazione (intesa come il
processo che implementa il digitale), rendendola differente da altri/e
cambiamenti/rivoluzioni industriali di cui abbiamo conoscenza.
In primis la scalabilità (intesa come facilità e rapidità di diffusione)
delle soluzioni digitali, che fa sì che un nuovo elemento nel processo
evolutivo possa avere una diffusione immediata ed un impatto sull’uomo su
larga scala. Questo elemento dovrebbe indurre a molto prudenza, prudenza
che nei fatti non si è in grado di garantire visto il regime competitivo e
il valore economico del digitale.
Il secondo elemento è la mancanza di conoscenza e strumenti per garantire
un'adeguata alfabetizzazione digitale. E qui non mi riferisco solo alla
programmazione, che sostituirei con il termine pensiero computazionale, ma
alla capacità di prendere decisioni, acquisire nuove conoscenze,
beneficiare di servizi pubblici, lavorare, ecc. attraverso processi mediati
da algoritmi che contribuiscono in modo determinante alla formazione di
idee, decisioni e cose. E' giusto riconoscere che la trasformazione
digitale offre nuove e potenti soluzioni per migliorare l’accesso e la
personalizzazione dei processi di apprendimento continuo, ma per ora tutto
questo avviene a macchia di leopardo avendo, al momento, un effetto
paradosso su equità, inclusione e qualità dell'informazione.
Il passaggio dal culto del capitale finanziario ed economico a quello umano
sembra un passaggio fondamentale per una "civilizzazione" del mondo
digitale nel quale l'accesso e il fare informazione sia un diritto
universale o per lo meno più ampio di quanto siamo stati capaci di fare
sino ad oggi.
Alessandro
On Thu, 29 Dec 2022 at 12:36, Antonio <antonio(a)piumarossa.it> wrote:
> > Quello che a mia convinzione è inaccettabile è l’espropriazione -
> > quasi una auto-espropriazione - del “sistema parola” che diventa
> > proprietà di pochi.
> Lapo Berti, una trentina di anni fa, scriveva, a proposito
> dell'informazione:
> "Il modo di produzione immateriale che ha come oggetto
> l'informazione presenta una peculiarità che gli deriva da una
> caratteristica intrinseca dell'informazione, la sua sostanziale
> inappropriabilità, che assume carattere paradossale allorché
> all'informazione
> viene imposta la forma della merce. La merce, infatti, per essere oggetto
> di scambio, deve essere, per definizione, appropriabile.
> Si può tuttavia osservare che in tutte le formazioni sociali note
> l'inappropriabilità di principio dell'informazione, ovvero il fatto che
> essa, una volta prodotta, è liberamente disponibile, ha costituito un
> problema. Ad esso si è di volta in volta tentato di dare risposta
> mediante istituzioni destinate a creare una sorta di appropriabilità
> fittizia escludendo artificialmente dall'accesso all'informazione parti
> più o meno estese della società e affidando, viceversa, la custodia e la
> manipolazione delle informazioni e delle conoscenze a gruppi specifici,
> e privilegiati, di individui socialmente caratterizzati da uno stretto
> rapporto con il potere costituito. Non ci sono differenze sostanziali,
> sotto questo profilo, fra i mandarini della Cina e le moderne comunità
> scientifiche ...
> Nascono e si valorizzano le asimmetrie informative, rese possibili da
> istituzioni sociali o da strategie e comportamenti individuali che
> perseguono l'appropriabilità e l'escludibilità dell'informazione.
> L'informazione diventa bene pubblico, liberamente accessibile, quando
> non ha più valore. L'accesso pieno all'informazione e alla conoscenza
> diventa il discrimine che disegna ineguaglianze e povertà sociali."
>
> Facciamo un passo di trent'anni e sostituiamo /informazione/ con
> /software/.
> Immateriale come l'informazione, facilmente appropriabile nel caso di
> software
> /chiuso/, /proprietario/. Non appropriabile nel software /aperto/ o
> /libero/.
> Il software libero rischia(va) di rendere il /digitale/ bene pubblico.
> Ma "gruppi specifici e privilegiati" hanno trovato il modo di
> riappropriarsi
> della conoscenza, e l'hanno fatto chiudendo il software dentro scatolette
> (smartphone) o dentro "armadi" controllati militarmente (datacenter).
> E così come l'informazione è la materia prima e, al tempo stesso, il
> prodotto
> della conoscenza, il software, una volta chiuso, è diventato /solo/
> prodotto e
> il software come materia prima, solo "proprietà di pochi".
>
> A.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Dec. 29, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by Antonio
> Quello che a mia convinzione è inaccettabile è l’espropriazione -
> quasi una auto-espropriazione - del “sistema parola” che diventa
> proprietà di pochi.
Lapo Berti, una trentina di anni fa, scriveva, a proposito
dell'informazione:
"Il modo di produzione immateriale che ha come oggetto
l'informazione presenta una peculiarità che gli deriva da una
caratteristica intrinseca dell'informazione, la sua sostanziale
inappropriabilità, che assume carattere paradossale allorché
all'informazione
viene imposta la forma della merce. La merce, infatti, per essere oggetto
di scambio, deve essere, per definizione, appropriabile.
Si può tuttavia osservare che in tutte le formazioni sociali note
l'inappropriabilità di principio dell'informazione, ovvero il fatto che
essa, una volta prodotta, è liberamente disponibile, ha costituito un
problema. Ad esso si è di volta in volta tentato di dare risposta
mediante istituzioni destinate a creare una sorta di appropriabilità
fittizia escludendo artificialmente dall'accesso all'informazione parti
più o meno estese della società e affidando, viceversa, la custodia e la
manipolazione delle informazioni e delle conoscenze a gruppi specifici,
e privilegiati, di individui socialmente caratterizzati da uno stretto
rapporto con il potere costituito. Non ci sono differenze sostanziali,
sotto questo profilo, fra i mandarini della Cina e le moderne comunità
scientifiche ...
Nascono e si valorizzano le asimmetrie informative, rese possibili da
istituzioni sociali o da strategie e comportamenti individuali che
perseguono l'appropriabilità e l'escludibilità dell'informazione.
L'informazione diventa bene pubblico, liberamente accessibile, quando
non ha più valore. L'accesso pieno all'informazione e alla conoscenza
diventa il discrimine che disegna ineguaglianze e povertà sociali."
Facciamo un passo di trent'anni e sostituiamo /informazione/ con /software/.
Immateriale come l'informazione, facilmente appropriabile nel caso di
software
/chiuso/, /proprietario/. Non appropriabile nel software /aperto/ o
/libero/.
Il software libero rischia(va) di rendere il /digitale/ bene pubblico.
Ma "gruppi specifici e privilegiati" hanno trovato il modo di riappropriarsi
della conoscenza, e l'hanno fatto chiudendo il software dentro scatolette
(smartphone) o dentro "armadi" controllati militarmente (datacenter).
E così come l'informazione è la materia prima e, al tempo stesso, il
prodotto
della conoscenza, il software, una volta chiuso, è diventato /solo/
prodotto e
il software come materia prima, solo "proprietà di pochi".
A.
Dec. 29, 2022
La voce
by Antonio
"La voce, secondo i sentimenti che la muovono, è detta:
d'/argento/, d'/oro/, di /bronzo/, /velata/. Perché la voce ha la
capacità di
esprimere il /bello/ nelle sue forme varie e molteplici.
La voce d'argento o voce argentina è fresca, gioconda, mite, serena.
Va adoperata nei componimenti faceti ed ameni, dove si descrive
l'avvenenza,
la leggiadria, la vaghezza, la venustà, la grazia del bello.
La voce d'oro è chiara, grande, maestosa. Va adoperata negli scritti in cui
campeggia la maestà e la grandezza del bello /sublime/, matematico e
dinamico.
La voce di bronzo è aspra, sonora, ovverossia bassa e terribile, ovverossia
sepolcrale e maestosa. Va usata nelle descrizioni in cui campeggia la
disperazione
ed in cui si vuole esprimere il /bello tragico/.
La voce velata è funebre, tetra, misteriosa. Va usata negli scritti ove
campeggia
l'oppressione, la prostrazione, il mistero in cui si vuole esprimere
il /bello orrido/.
Talora ci sono componimenti in cui campeggia la varietà dei sentimenti
che bisogna
esprimere con la varietà delle voci, Il che produce una armonia così
bella che
rapisce l'uditorio, facendo gustare con mirabile intreccio il bello in
tutte le
sue forme: /comiche/, /tragiche/, /sublimi/, /orride/.
Varietas delectat." [1]
E poi ... sento Alexa :(
Auguri di buon anno,
Antonio
[1] estratto di un trattatello di dizione, scritto da un collega di
Lucio Mastronardi e
da questi inserito del suo romanzo: "Il maestro di Vigevano".
Dec. 29, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by Giacomo Tesio
Ciao Albero,
poni così tanti temi fondamentali su cui riflettere!
On Tue, 27 Dec 2022 16:18:27 +0100 Alberto Cammozzo wrote:
> La società, prima di essere cibernetica, sia umana.
Che cosa significa "umano"?
Cibernetica è anzitutto l'arte di governare.
E' Politica, ancorché veicolata da automatismi.
L'homo sapiens sapiens è ancora un animale politico?
Sin dall'homo habilis l'uomo si caratterizza per la propria capacità di
estendere sé stesso attraverso strumenti di varia natura.
Con l'informatica, ha scoperto di poterli creare con la parola.
E ha scoperto di poterli replicare all'infinito, possedendo come
demoni infernali (un time slice alla volta) gli strumenti di
cui gli altri esseri umani si circondano.
Con la cibernetica di Weiner ha scoperto di poterli "lasciare da soli",
a reagire senza supervisione attiva da parte del proprio creatore.
In quest'ottica, la cibernetica è una naturale evoluzione dell'uomo.
Una evoluzione "predetta" da diverse mitologie e religioni, se ci pensi.
Inevitabile?
Direi di sì.
Dio è Amare.
L'amore non è un sentimento, ma un Verbo, un atto.
Amare è sacrificare parte di sé per creare qualcosa di nuovo con altri.
L'Amare permea tutta la realtà.
Amano protoni e neutroni, scambiandosi gluoni per formare l'atomo.
Amano gli atomi, che sacrificano elettroni per creare molecole.
Amano le molecole, che si organizzano inconsapevolmente con altre
per creare le cellule (e la vita).
Amano le cellule di un organismo pluricellulare, che sacrificano la
propria libertà (e spesso la propria vita, pensa alle cellule della
epidermide) per costituire e difendere un organismo più complesso.
Amano le persone, formando famiglie, comunità, stati.
Persino gli stati amano, formando federazioni ed alleanze.
La storia dell'umanità, così come la storia della vita su questo
pianeta, nonostante tutte le sue guerre fratricide, evidenzia una
direzione inesorabile: dal semplice al complesso, passando per il
sacrificio di qualcosa da parte di tutti gli agenti di un livello
per costituire gli agenti del livello successivo.
Dio è Amare, appunto.
Ma è anche un mistero, nascosto in piena vista.
Per cui molti, pur di fronte all'evidenza di questo meccanismo
universale che trascende persino l'identità e la vita, scelgono
di fingere che la storia non abbia una direzione evidente.
http://web.archive.org/web/20221228141810if_/https://i.pinimg.com/736x/fc/0…
:-D
Le rivoluzioni informatiche si innestano in questo processo.
Tuttavia, l'inesorabile aumento di complessità può essere orientato.
Così come può essere accelerato o rallentato in determinate condizioni.
Il sacrificio individuale può non essere perfettamente simmetrico.
La consapevolezza della sua ineluttabilità ci (mi) pone di fronte ad
una scelta: lasciare che siano altri a decidere come sarà il mondo delle
mie figlie o partecipare alla sua definizione?
Una società cibernetica è inevitabile.
QUALE società cibernetica però è questione aperta alla lotta politica.
L'informatica ci può legare insieme in modo sempre più simile ai legami
che legano le cellule di un organismo o gli atomi di una molecola.
Una volta legati, è necessario lavoro/energia, per slegarli.
Una volta legati, smettiamo di essere pienamente umani.
I leviatani che costituiamo però hanno un capo e una coda.
C'è qualcuno alla guida, profondamente consapevole di dove vuole
arrivare e di come arrivarci.
E' "umana" una società in cui i pochi opprimono la stragrande
maggioranza determinando cosa ciascuno deve fare e pensare attraverso
manipolazioni cognitivo comportamentali su vasta scala?
Io direi di no.
Perché la stragrande maggioranza degli esseri umani verrebbero ridotti
ad ingranaggi di una enorme macchina. E il processo è già in corso,
attraverso l'alienazione cibernetica di grandi masse.
Per evitarlo dobbiamo rallentare il processo che altri accellerano e
riflettere in modo creativo sul COME rendere la società cibernetica "a
misura di homo sapiens sapiens", ovvero come impedire che gli esseri
umani possano essere ridotti ad ingranaggi di organizzazioni superiori.
In altri termini dobbiamo identificare quali caratteristiche devono
avere le organizzazioni cibernetiche per non integrare l'uomo nei
propri processi vitali, rendendolo appunto un'ingranaggio di un tutto.
Ti posso dire quali sono le caratteristiche che ho identificato finora:
- la fluidità delle organizzazioni: deve essere facile e veloce
cambiare organizzazione per ogni membro
- la rimozione di qualsiasi diritto / dovere attribuito
all'organizzazione in quanto tale: l'abolizione della personalità
giuridica come la conosciamo, per intenderci
- l'introduzione di limiti superiori dinamicamente determinati alle
dimensioni fondamentali delle diverse organizzazioni (a seconda del
tipo): ad esempio il numero di dipendenti di una azienda, il numero di
iscritti in un partito e forse persino il numero di cittadini di uno
stato... ammesso che lo stato unico globale non sia più vicino di
quanto immagini
- la piena comprensione dell'informatica che regola la società
cibernetica da parte di tutti i cittadini, precondizione della
partecipazione democratica al governo di tale società cibernetica
L'ultimo punto è il meno controverso (se paragonato ai precedenti), ma
è quello più interessante qui in Nexa. Eppure a molti sembra utopico.
D'altro canto, il presente è distopico e ne ha influenzato le menti.
> Sommariamente premetto che trovo utile distinguere industrialismo e
> capitalismo [...]
Hai ragione, avevo semplificato eccessivamente.
Tuttavia non credo che parlare di "industrialismo" fornisca un
framework interpretativo molto migliore di parlare di capitalismo.
(quanto meno perché i due non sono, come rilevi, ortogonali)
Di solito parlo di cambio di paradigma per questa ragione.
Da un paradigma economico della società, stiamo passando ad uno
informatico/cibernetico. Una società cibernetica è di innumerevoli
ordini di grandezza più complessa di una industriale (di cui la finanza
è/era un'estensione/evoluzione).
Chi controlla questa nuova complessità, decide se debba essere una
società "umana" o "disumana".
> 1) I programmatori e la loro coscienza politica e di classe.
>
> Ho introdotto il termine "di classe" deliberatamente, ammiccando alla
> terminologia marxista, ben consapevole che data l'egemonia ideologica
> neoliberista non esiste più nulla del genere. Fine della dialettica:
> niente tesi, niente antitesi, e fine anche delle ipotesi.
> Costruire una coscienza di classe era difficile nel paradigma
> ideologico, figuriamoci fuori.
Balle. :-)
La fine della storia... è finita, finalmente.
Le ideologie novecentesche sono inutili oggi, incapaci di modellare il
presente, ma ne possiamo (e ne dobbiamo) creare di nuove.
Le tesi sono implicite?
Rendiamole esplicite con una poderosa lotta antitetica.
Monitora PA fa proprio questo, rendendo evidente l'illegalità diffusa,
l'ipocrisia e l'ignoranza relativa al GDPR e ai GAFAM.
Discutiamo idee nuove, diffondendo nuove ideologie.
SI PUO' FARE! ;-)
E secondo me i programmatori hanno ancora qualche possibilità di
acquisire una piena coscienza di classe, nonostante tutto.
In fondo, noi siamo programmatori.
Siamo filosofi male impiegati: che ci piaccia o meno,
l'informatica è una disciplina umanistica.
> A me pare che la scrittura di codice, se ancora oggi può assomigliare
> ad un artigianato, non possa sfuggire alla legge industriale
> dell'assimilazione formulata dalla Arendt ne /La condizione umana
> /(1958):
> [...]
> Come d'altra parte non sono sfuggite le altre forme di scrittura: per
> ogni riga "artigianale" di scrittura ve ne sono almeno 1000
> "industriali" consumate ogni giorno.
Hai contato tutte le liste della spesa?
Tutte le email? Tutti gli sms? Tutti i messaggi via IM vari?
Tutte le lettere d'amore?
Tutti gli appunti scritti su un foglietto?
Scriviamo continuamente, tanto che definire "artigianato" la
banale scrittura della lista della spesa farebbe ridere tutti.
La programmazione DEVE diventare così.
Un'attività banale, quotidiana, ma per tutti.
Naturalmente ciò richiede stack applicativi completamente diversi da
quelli attuali. E pensando alla scrittura alfabetica (inventata dai
Cananei, che non sapevano scrivere) a volte temo che a persone come me
e te, ormai adattate agli strumenti primitivi che siamo costretti ad
usare, l'invenzione di questi stack sia preclusa.
Tuttavia quello deve essere il nostro obiettivo: rendere programmazione
e debugging attività quotidiane per la quasi totalità della popolazione.
> Il free software non cambia la natura del problema
Purtroppo hai ragione.
RMS ha compiuto un errore madornale nel costruire l'ideologia del
software libero attorno al valore della Libertà, invece che a quello
della Curiosità.
Ma la Storia funziona così, purtroppo: ognuno di noi fa del proprio
meglio, ma siamo immersi in un flusso che ci influenza enormemente.
Stallman è nato e cresciuto negli USA della guerra fredda.
Detto questo è ora di passare oltre:
Our Curiosity will serve Humanity through Freedom, Candor and Communion.
http://monitora-pa.it/LICENSE.txt
> La Hacking license non impedisce di creare modelli ML a partire dal
> codice (incluso il vostro di MonitoraPA), ma impone di condividerli.
> Mossa virtuosa che non consente l'appropriazione, ma non impedisce di
> scavalcare la programmazione. E comunque non affronta il problema
> dell'impiego del modello ML che Microsoft sarà costretta a rilasciare
> come esito di una lite persa con MonitoraPA.
E' questo il bello della Hacking License: non serve fare una causa a
Microsoft.
E' sufficiente rilevare che stia distribuendo codice sotto Hacking
License per prendere atto oltre ogni ragionevole dubbio che ne abbia
accettato il contratto e che dunque il modello sia sotto Hacking
License.
Mica possiamo assumere che proprio Microsoft violerebbe mai una
licenza / shrink wrap contract così chiaro e semplice!
Dunque, non gli faremo causa: inizieremo semplicemente ad utilizzare
TUTTI i software che incorporano codice fornito da GitHub CopyALot
nei termini della Hacking License.
> Di fondo condivido quindi la posizione che suggerisci di adattare il
> mondo e non subire il cambiamento.
Non è un suggerimento.
E' la constatazione di una alternativa che abbiamo di fronte: può essere
l'ultima scelta o la prima, a seconda dell'opzione selezionata.
Adattarsi o (imparare ad) adattare?
Ingranaggio Integrato o Persona?
> Parli di introdurre bug, aggirare DRM... Certo, ma chi scrive DRM in
> primo luogo? Perché continua a farlo? Perché /può/ farlo?
Può farlo perché pochissimi sanno programmare e debuggare.
Se tutti sapessero farlo, non proverebbero nemmeno: sarebbe tempo perso.
> La questione non è (o almeno non solo) quali tecnologie 'buone'
> sviluppare nella resistenza contro quelle 'cattive', è accettare che
> ci sia questa guerra e dovervi impegnare così tante risorse.
E' una guerra in atto da decenni.
Non l'abbiamo cominciata noi, ma siamo costretti a difenderci.
> Se nulla cambia, come è avvenuto per il free software, l'enorme
> sforzo creativo di migliaia di hacker e attivisti verrà appropriato
> per estrarne qualcosa e lasciare lì le scorie
Appunto.
Dobbiamo cambiare.
Anzitutto obiettivi, perseguendo obiettivi incompatibili con
l'accumulo di potere nelle sue varie forme (status, profitto etc)
> In tutto questo quadro tutti ci dibattiamo tra quale delle
> conseguenze accettare, che parte prendere.
> Ma chi ha deciso le parti?
Gli hacker saranno una parte "nuova".
(come "parte" almeno, sebbene esistano da millenni)
Nuova anche negli obiettivi: non siamo assimilabili al proletariato cui
si rivolgeva il Marxismo, ad esempio.
Il controllo del capitale ci interessa il giusto, molto prioritari sono
invece la condivisione della conoscenza e la libertà effettiva di
studiare e sperimentare ciò che ci interessa, accrescendo la nostra
conoscenza e la cultura condivisa in un circolo virtuoso.
> Le premesse sono che non vi è pensiero ammesso o limiti a cosa
> deve/può/non può essere oggetto di industrializzazione, capitalista o
> meno.
>
> A mio avviso, ad esempio, le relazioni personali ed umane non debbono
> essere oggetto di industrializzazione. Non sono una miniera.
Su questo siamo perfettamente d'accordo.
> Questi limiti risiedono nell'ordine della scala di valori e morale,
> non di quella tecnica che non ha alcuna risposta da dare in merito, e
> perciò apparentemente non possono essere posti.
Scala di valori, morale e POLITICA.
Comunque noi hacker esistiamo esattamente per questo: porre domande
che nessuno si vuole porre, rendere evidenti i problemi che tutti
ignorano....
> La conseguenza più macroscopica è che, in mancanza di futuri tra i
> quali scegliere e per non mettere in discussione il modello
> industriale preferiamo accettare il collasso dell'uomo, della società
> e del pianeta.
Mancanza di futuri alternativi?
Eccone uno: una società cibernetica democratica in cui ogni persona
partecipa quotidianamente al governo della società umana attraverso
il software che scrive, le idee che esprime etc...
> Per cui ben venga l'atto di resistenza e l'hacker che vuole riparare
> il mondo che c'è, ma serve anche conquistarsi il permesso di pensare
> a premesse diverse.
La nostra non è solo resistenza: è guerriglia culturale.
E come hacker, non chiediamo il permesso a nessuno.
Pensiamo continuamente a premesse diverse, le condividiamo (come vedi
:-D) e invitiamo a fare altrettanto.
A presto!
E grazie della bella chiacchierata...
Giacomo
PS: aggiungo due ulteriori micro riflessioni:
> Mi entusiasma Harry Tuttle di Brazil, la figura di quello che si
> batte per "riparare" un mondo che non sarà comunque mai a posto (il
> "tikkuner" [2]).
La questione che pongo io è pre-etica: la scelta che ciascuno di noi si
trova davanti è fra adattarsi alle macchine che lo circondano
(progettate da altri per i propri personali interessi) o
imparare ad adattare tali macchine alla propria volontà.
Se sceglie di adattarsi, di integrarsi come un bravo ingranaggio,
rinuncia completamente all'etica: le proprie credenze e le proprie
scelte saranno etero-dirette.
Non potrà dunque scegliere di "riparare" il mondo, renderlo migliore.
Non potrà nemmeno costruirsi un'idea propria di "mondo migliore".
Dal che io deduco un imperativo morale, a DIS-adattarsi, a
dis-integrarsi, per non perdere completamente la propria umanità.
> per non mettere in discussione il modello industriale preferiamo
> accettare il collasso dell'uomo, della società e del pianeta.
In effetti le tecnologie presenti sono estremamente energivore.
Non escludo che il collasso del sistema militar-cibernetico possa
derivare proprio dall'esaurimento delle fonti di energia.
Dec. 28, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by 380°
Ciao Giacomo,
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
> Salve 380°
>
> On December 22, 2022 8:41:44 AM UTC, "380°" <g380(a)biscuolo.net> wrote:
>>
>> E c'è solo un modo efficace per poter intervenire: garantire a tutti che
>> le 4 libertà del software libero possano essere esercitate, **quindi**
>> stabilire per legge che i costruttori debbano fornire le specifiche
>> tecniche necessarie e sufficienti per poter far funzionare i propri
>> dispositivi hardware con qualsiasi software l'utente desideri
>> installare.
>>
>> Manca **soprattutto** questo, caro Giacomo, prima di arrivare alla
>> capacità diffusa di comprendere il funzionamento...
>
> Non puoi pretendere la gallina, prima dell'uovo.
>
> I cittadini cibernetici sono l'uovo (la cellula).
io non la vedo così consequenziale, lo vedo più come un circolo virtuoso
da incoraggiare
perseguento /contemporaneamente/ entrambi gli obiettivi di "literacy
cibernetica" e di "agency cibernetica" con inteventi e iniziative
efficaci, la "cittadinanza cibernetica" potrebbe avere un notevole
sviluppo nel giro di pochi anni/lustri
in questo preciso momento storico io sento più urgente /rivendicare/ la
piena "agency cibernetica" perché sono tante le persone che possono
applicarla, questo - ovvero verificare "sul campo" la potenza di una
piena agency cibernetica - a mio avviso renderebbe molto più evidente a
ogni cittadino l'efficacia, anzi la necessità, di una adeguata "literacy
cibernetica" che "trasformi" la /potenzialità/ (poter disporre di una
piena agency) in /attualità/
> Quando avremo diffuso una piena cittadinanza cibernetica, la politica,
> le Leggi e il mercato si adegueranno.
secondo me è /oggi/ il momento per /adeguarle/ (non "lasciare" che si
adegueranno "da sole"), perché ci sono tutti i presupposti filosofici e
informatici per consentirlo
non voglio affatto dire che questa battaglia debba essere fatta da un
gruppo di professionisti del settore o da una "elìte" illuminata,
proprio tutto il contrario: è una battaglia di tutti e per tutti
>> del'intero codice sorgente installato sui propri dispositivi
>> nell'arco di un mese.
>
> Eddai, mi fai uno strawman proprio tu?
>
> Non tutto il software, ma ogni singolo software.
sì scusa, ho travisato il tuo pensiero (perché l'avevo capito male)
> Un mese è un sacco di tempo: personalmente spero che solo i software
> più complessi finiscano per richiedere così tanto tempo.
>
> Siamo tragicamente lontani da questo obiettivo, ma dobbiamo averlo
> chiaro in mente, per poterlo perseguire.
hai ragione e sono d'accordo con te, l'obbiettivo a lungo termine deve
essere quello... spero non troppo lungo, il termine :-)
il software (sorgente) è troppo spesso /complicato/ mentre dovrebbe
essere solo /complesso/, ma per poterci mettere mano in modo efficace
serve sia "literacy cibernetica" che "agency cibernetica"
> Altrimenti le 4 libertà rimarranno sempre un privilegio per
> pochissimi.
>
>> Chi non vuole studiare il codice sorgente deve potersi affidare ad altri
>> in grado di comprenderlo e ove necessario svilupparlo e modificarlo,
>
> Certo.
>
> Anche tu puoi dettare alla tua segretaria se non vuoi scrivere.
Giacomo qui non stiamo parlando di scrivere uno script bash o python,
stiamo parlando di /studiare/ (e comprendere) il kernel Linux o Hurd,
per fare un esempio
[...]
> Perché l'informatica è primitiva.
>
> Dobbiamo farla evolvere. E non potremo farla evolvere fintanto che
> ragioniamo in termini novecenteschi, che la vediamo come una
> specialità proseguimento dell'elettronica.
lo "specialismo" è un vizio novecentesco che vale per molte cose, ci
vorranno decenni a superarlo, nel frattempo possiamo fare meglio con
quello che abbiamo :-)
>> perché nessuno si salva da solo
>
> Assolutamente d'accordo!
>
> Saper programmare e usare un'infrastruttura comprensibile non fa venir
> meno il bisogno di fiducia negli altri programmatori.
>
> La rende invece più significativa: se sei costretto ad affidarti a
> qualcuno, la fiducia è secondaria, perché tanto non hai alternative.
Giacomo oggi la questione è questa: anche chi sa programmare come si
usa, ad esempio, una scheda grafica attraverso un driver del kernel
Linux (o Hurd) in molti casi **non può** farlo perché non ha le
informazioni per farla funzionare; per recuperare le informazioni
necessarie alcuni sono costretti a fare reverse engineering [1]
...quindi per usare la mia CNS per firmare elettronicamente i documenti
sono costretto ad affidarmi a Dike perché non ho alternative, anzi anche
solo per /autenticarmi/ via browser con la mia CNS devo usare il driver
proprietario
> Solo quando PUOI fidarti, ma puoi anche NON fidarti, la fiducia è
> davvero tale.
mettiamola così: è importante che ciascun cittadino sia in grado di
comprendere (literacy) /perché/ può fidarsi (o NON fidarsi) di coloro a
cui affida dei "componenti" della propria esistenza cibernetica, però
senza mai essere costretto a /delegare in bianco/, anzi in binario, la
propria agency
detto in altri termini, io credo che non possa svilupparsi una piena
literacy senza una piena agency
[...]
Ciao e grazie! 380°
[1] c'è chi si diverte a farlo una o due volte ma poi vi assicuro che
anche il più divertito tecnico dell'universo dopo un po' non si diverte
più e desidera ardentemente passare a fare /altro/ nella vita
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Dec. 28, 2022
RIASSUMENDO... era: Il diritto universale di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo
by M. Fioretti
buongiorno a tutti,
cerco di rispondere qui a tutte le ultime repliche che ho ricevuto.
Versione breve: qui il problema non sono i concetti, ma SOLO il modo di proporli.
Versione un pochino piu' lunga:
Questa discussione e' iniziata a partire dalla mia osservazione che, prendendolo alla lettera cosi' come e' scritto qui:
https://fsfe.org/activities/upcyclingandroid/openletter.it.html
il "diritto universale di installare ed eseguire qualsiasi software su qualsiasi dispositivo"
...e' anche il diritto di sostituire il software che controlla i freni della tua auto con qualsiasi cosa hai scritto in 10 minuti senza esperienza pregressa...
e che prendere, anzi:predicare davvero alla lettera il "qualsiasi", senza limitazioni o interpretazioni, sarebbe in parti uguali pericoloso (per l'ovvio fatto che il software e' un tantino piu' sofisticato di una marmitta), impossibile da applicare nel mondo reale e comunque controproducente per la causa stessa del software libero.
Riassunto questo, su https://stop.zona-m.net ci troverete letteralmente CENTINAIA di post dal ~2005 in poi in cui tutti i contenuti delle repliche piu' o meno scandalizzate degli ultimi quattro giorni (right to repair, liberta' fondamentali del SL, il fatto che il codice sorgente di TUTTI i prodotti dovrebbe essere libero, interoperabilita', open hardware, diritto di far quel che si vuole con la roba che ci appartiene eccetera) li predico pure io pari pari da quasi vent'anni, e se gli archivi del LUGRoma fossero ancora online vedreste da piu' di 25.
La differenza vera fra le nostre posizioni non e' li', ma solo nell'insistenza, per non dire fede cieca, che tutti potrebbero o potranno mai condividerle allo stesso modo, senza limitazioni e compromessi. E che quindi sia non solo giusto, ma pure produttivo continuare NON a credere in certi argomenti, ma proporli allo stesso modo.
In sostanza, sui temi centrali siamo interamente d'accordo o quasi. Ma sul come proporli e arrivarci nel mondo REALE, detto sempre in amicizia: tutto quello che ho letto negli ultimi 4 giorni continua a sembrarmi uguale a
- le illusioni anni 80 di Wozniak e Jobs che tutti fossero come loro (a)
- la dichiarazione di indipendenza del cyberspazio di Barlow del 1996, e tutte le belle visioni successive del Web 2.0 per cui #andratuttobene automaticamente, semplicemente dando a tutti uno spazio e connessioni istantanee a tutti gli altri
- in generale, tutto il modo e linguaggio standard (non gli ideali!!!) di fare advocacy del mondo FSF/GNU, che ha raggiunto la saturazione da almeno 15 anni (b)
In conclusione, tutto quello che sto dicendo e' SOLTANTO, SOLTANTO "se a certe cose non solo ci crediamo, ma vogliamo effettivamente vederle realizzate prima di crepare, forse e' ora di iniziare a spiegarle diversamente da come abbiamo gia' fatto senza successi duraturi per 30 anni. Vedi Einstein (c)"
Buon anno a tutti, se interessa la versione inglese che apparira'
prima possibile su Stop seguitene il feed RSS, o il sottoscritto su
Mastodon, Twitter, etc..
Marco
a) vedi punto 5 di https://stop.zona-m.net/2006/09/seven-things-were-tired-of-hearing-from-sof…
b) https://www.ukuug.org/newsletter/16.3/#help__marco
c)
https://www.quantamagazine.org/einsteins-parable-of-quantum-insanity-201509…
--
Help me write my NEXT MILLION WORDS for digital awareness:
https://stop.zona-m.net/2021/10/funding-2021-2022/
Dec. 28, 2022
Re: [nexa] The End of Programming
by Alberto Cammozzo
Ciao Giacomo,
grazie per la tua articolata e interessante risposta, che mi consente di
precisare (a me stesso per primo) un pensiero che riassumo per temi
invece che rispondere puntualmente; mi scuso davvero per la lunghezza.
Sommariamente premetto che trovo utile distinguere industrialismo e
capitalismo, poiché anche se capitalismo e industria sono
intrecciatissimi, le dinamiche in questione qui sono proprie del modo di
produzione industriale anche quando non è associato al ciclo
capitale/profitto.
L'industrializzazione ha dinamiche immutate nel socialismo sovietico e
nel comunismo cinese o vietnamita, sempre industrialisti, mentre esiste
un capitalismo non industriale, ad esempio quello finanziario. Sono
trasversali alle ideologie novecentesche, con eccezione per l'origine
del capitale industriale e la destinazione del surplus.
Le due dinamiche sono indistricabili, ma distinguibili. Ad esempio la
distruzione dell'ambiente dipende dal modo produzione industriale (ogni
industria è estrattiva, il suo paradigma è la miniera: appropria,
estrai, trasforma, lascia i rifiuti) ma la /scala/ della distruzione
dipende dal consumismo di massa richiesto dal /capitalismo/ industriale.
Questa premessa serve a chiarire i punti seguenti, in relazione alla tua
risposta.
1) I programmatori e la loro coscienza politica e di classe.
Ho introdotto il termine "di classe" deliberatamente, ammiccando alla
terminologia marxista, ben consapevole che data l'egemonia ideologica
neoliberista non esiste più nulla del genere. Fine della dialettica:
niente tesi, niente antitesi, e fine anche delle ipotesi.
Costruire una coscienza di classe era difficile nel paradigma
ideologico, figuriamoci fuori.
In questo quadro continuo a vedere molto di più l'alleanza dei
programmatori (e dell'accademia) "coi capitalisti" come tu dici, che la
consapevolezza di detenere un potere e di volerlo usare per forzare
l'industria ad usare lavoro al posto di capitale. Nemmeno il marxismo
(almeno nelle sue manifestazioni storiche) si è opposto all'uso della
macchina, casomai allo sfruttamento per profitto privato. In qualsiasi
retorica industrialista la macchina ha sempre "liberato" l'uomo.
Nel passato pochi programmatori e un certo numero di computer hanno
"liberato" stuoli di dattilograf*, telegrafist*, tipograf* e contabil*,
e negli anni 50 si è ampiamente discusso dell'impatto dell'automazione
sul lavoro, a prova del fatto che vi era ampia consapevolezza della
trasformazione in atto.
Oggi è il posto del programmatore ad essere in discussione, e domani
sarà quello del trainer di modelli ML.
In ognuno di questi casi il vantaggio è per chi guadagna dall'alta
intensità di capitale e va a discapito da chi guadagna dal lavoro. La
retorica è quella del progresso, dell'efficienza maggiore della macchina
più "razionale" e della fallibilità umana: quello che dice Baudrillard,
attualissimo.
Se tra alcune decine di anni vi saranno programmatori (alcuni dei quali
scriveranno ancora in Cobol) così come autisti di auto e camion e
magazzinieri, sarà non per il successo di una lotta politica dei
programmatori e autisti che avranno convinto l'industria a salvare il
loro lavoro, ma per il fallimento almeno parziale delle promesse della
tecnologia che sarà solo parzialmente riuscita a sostituire le categorie
in questione. Comunque anche un parziale successo ripagherà l'industria
degli sforzi di "ricerca".
Gli articoli come quello di Matt Welsh servono a far venire l'acquolina
in bocca all'industria, e a costruire la narrativa retorica per attrarre
investimenti.
Ti do ragione in merito alle geografie dello sviluppo software: almeno
per il software f/oss [1] vi sono delle sfumature nella polarizzazione
tra India e US, e l'UE si trova nel mezzo.
2) L'/eccezionalismo informatico/ e la intrinseca virtù del free
software nel generare software che rispetti l'uomo.
Per /eccezionalismo/ mi riferisco a quanto dici: "non puoi paragonarla
con nessuna altra attività umana, se non con la lettura e la scrittura
che in effetti sono le prime rivoluzioni informatiche della storia".
A me pare che la scrittura di codice, se ancora oggi può assomigliare ad
un artigianato, non possa sfuggire alla legge industriale
dell'assimilazione formulata dalla Arendt ne /La condizione umana /(1958):
The industrial revolution has replaced all workmanship with labor,
and the result has been that the things of the modern world have
become labor
products whose natural fate is to be consumed, instead of work
products which are there to be used.
Come d'altra parte non sono sfuggite le altre forme di scrittura: per
ogni riga "artigianale" di scrittura ve ne sono almeno 1000
"industriali" consumate ogni giorno.
Il free software non cambia la natura del problema, anzi: l'industria
del software proprietario, dopo un iniziale momento di sconcerto per il
successo di GNU/Linux e di Netscape Navigator, ha capito che non aveva
nemmeno bisogno di appropriarsi della miniera per poterla sfruttare.
Google ha imparato cosi bene la lezione da aprire da subito il codice di
Android e finanziare contributi.
Non che io creda che sia una cosa cattiva, anzi! E' una mossa
intelligente che mira a creare un ecosistema industriale catalizzando
sinergia invece di appropriarsi di uno spazio, ma la licenza non ha
impedito ad Android di trasformarsi in un prodotto di sorveglianza per
eccellenza, ed è questo che non va.
La Hacking license non impedisce di creare modelli ML a partire dal
codice (incluso il vostro di MonitoraPA), ma impone di condividerli.
Mossa virtuosa che non consente l'appropriazione, ma non impedisce di
scavalcare la programmazione. E comunque non affronta il problema
dell'impiego del modello ML che Microsoft sarà costretta a rilasciare
come esito di una lite persa con MonitoraPA.
3) "Adattarsi o adattare?" Si, ma cosa manca?
Premesso che rispetto molto e come sai condivido la posizione
dell'hacker. Mi entusiasma Harry Tuttle di Brazil, la figura di quello
che si batte per "riparare" un mondo che non sarà comunque mai a posto
(il "tikkuner" [2]).
Di fondo condivido quindi la posizione che suggerisci di adattare il
mondo e non subire il cambiamento.
Parli di introdurre bug, aggirare DRM... Certo, ma chi scrive DRM in
primo luogo? Perché continua a farlo? Perché /può/ farlo?
La questione non è (o almeno non solo) quali tecnologie 'buone'
sviluppare nella resistenza contro quelle 'cattive', è accettare che ci
sia questa guerra e dovervi impegnare così tante risorse.
Se nulla cambia, come è avvenuto per il free software, l'enorme sforzo
creativo di migliaia di hacker e attivisti verrà appropriato per
estrarne qualcosa e lasciare lì le scorie, nella perenne illusione che
la prossima battaglia cambierà /davvero/ qualcosa. Una dinamica intuita
da Roland Barthes proprio nell'analizzare come il potere si nasconde
nelle pieghe della lingua.
GNU, Linux, Firefox sono oggi /simultaneamente/ sia l'esito della scorsa
battaglia hacker contro il potere delle compagnie egemoni del software
proprietario sia la risorsa gratuitamente offerta alle stesse identiche
società per rinnovare la stessa identica industria. Cosa è cambiato? Il
modello di business, da prodotto software a servizio di sorveglianza.
Chrome è il browser più diffuso e Windows esiste ancora!
Esattamente come gli argomenti delle /scorse/ campagne degli attivisti
del clima sono al centro delle campagne di marketing del più sfacciato
greenwashing. La prossima-cosa-buona-da-fare è cambiare l'auto e
prenderla elettrica, purché non si metta in discussione una mobilità
individuale palesemente insostenibile.
In tutto questo quadro tutti ci dibattiamo tra quale delle conseguenze
accettare, che parte prendere.
Ma chi ha deciso le parti? Nessuno da quasi quarant'anni mette in
discussione le premesse denunciate nel 1968 da Baudrillard e molti altri
anche prima.
Le premesse sono che non vi è pensiero ammesso o limiti a cosa
deve/può/non può essere oggetto di industrializzazione, capitalista o meno.
A mio avviso, ad esempio, le relazioni personali ed umane non debbono
essere oggetto di industrializzazione. Non sono una miniera.
Questi limiti risiedono nell'ordine della scala di valori e morale, non
di quella tecnica che non ha alcuna risposta da dare in merito, e perciò
apparentemente non possono essere posti.
La conseguenza più macroscopica è che, in mancanza di futuri tra i quali
scegliere e per non mettere in discussione il modello industriale
preferiamo accettare il collasso dell'uomo, della società e del pianeta.
Per cui ben venga l'atto di resistenza e l'hacker che vuole riparare il
mondo che c'è, ma serve anche conquistarsi il permesso di pensare a
premesse diverse.
La società, prima di essere cibernetica, sia umana.
Mille scuse per la lunghezza, ma francamente non saprei quali altre sedi
se non Nexa possano accogliere dialetticamente questi pensieri che non
stanno in un tweet né un toot. :-)
ciao,
Alberto
[1] J. Wachs, M. Nitecki, W. Schueller, and A. Polleres, “The Geography
of Open Source Software: Evidence from GitHub,” /Technological
Forecasting and Social Change/, vol. 176, p. 121478, Mar. 2022, doi:
10.1016/j.techfore.2022.121478
<https://doi.org/10.1016/j.techfore.2022.121478>.
[2] <https://nobrainnopain.org/TikkunOlam>
On 27/12/22 03:26, Giacomo Tesio wrote:
> Ciao Alberto,
>
> grazie della tua risposta, profonda come sempre.
>
> On Mon, 26 Dec 2022 17:14:07 +0100 Alberto Cammozzo wrote:
>
>> Ho qualche dubbio sulla classe dei programmatori. Se ho capito bene
>> escludi la riduzione in schiavitù dei programmatori e sostieni che
>> (visto che possiedono i mezzi di produzione) questi starebbero
>> maturando una "coscienza politica di classe" tale da minacciare (come
>> un fantasma che gira per il mondo?) le sicurezze del capitalismo
>> della sorveglianza.
> Per la precisione, io ho scritto "coscienza politica" senza precisare
> "di classe" perché ahimé le due cose non coincidono ancora.
>
> Il tema è complesso.
>
>
> Una vera lotta politica E di classe, fra informatici e capitalisti
> è già corso da decenni, sebbene non venga chiamata "lotta di classe".
>
> E' narrata come la lotta "agli hacker" (quelli "cattivi"), dal
> P.H.I.R.M. a Phineas Fisher, da DVDJon a RMS, da Snowden ad Assange...
>
> Ma vista dall'altro punto di vista è anche la lotta degli informatici
> dotati di coscienza politica (ma non necessariamente di classe), contro
> il capitale che ne limita il potenziale rivoluzionario.
>
>> Per quanto ne so io, il software viene scritto prevalentemente in
>> zone del mondo o molto ricche (come in Silicon Valley) o molto povere
>> (come in Chennai o Bangalore), in cui i programmatori o hanno un
>> potere contrattuale individuale molto forte, o non ne hanno affatto,
>> ma in cui la coscienza di classe mi pare comunque debole. Quello di
>> essere un hacker che sceglie la propria licenza è un lusso.
> Hai ragione: si tratta di una lotta politica e di classe sebbene solo
> una delle classi coinvolte ne sia pienamente consapevole: quella dei
> capitalisti.
>
> Molti informatici combattono questa guerra senza nemmeno comprendere a
> fondo cosa li spinge, cosa li accomuna...
> Restringendo persino i propri strumenti di lotta!
>
> Questo perché non hanno ancora piena consapevolezza del proprio potere.
> E quando ce l'hanno, spesso si allineano ai capitalisti, per le
> dinamiche che descrivi.
>
> Tuttavia in Europa ed in Italia le cose sono un po' diverse.
> Stipendi bassi ma non bassissimi. Un minimo di cultura dei diritti.
> Un mix potenzialmente esplosivo in attesa di una miccia.
>
> Forse qui questa nuova classe emergente, potrà finalmente acquisire
> piena coscienza di sé.
>
>> Sarebbe come dire che l'industria della musica non ha potere sui
>> violinisti perché questi hanno il controllo del mezzo di produzione e
>> sono coscienti del loro statuto di artisti. Anche ammettendo le
>> premesse, una parte di loro saranno tanto ben pagati da sentirsi una
>> elite, e gli altri tanto poco da accettare quasi qualsiasi prezzo per
>> un ingaggio. Ci sarà anche un qualche bravo violinista che accetterà
>> di essere molto pagato per addestrare un modello ML che interpreti
>> qualsiasi pezzo al posto suo.
> L'informatica è l'infrastruttura fondamentale di questo millennio.
>
> E' presente ovunque e cambia inesorabilmente ogni cosa che tocca.
>
> Dalla medicina, alla finanza, alla musica, all'agricoltura...
>
> La musica non ha questo potere e questa pervasibità, strutturale e
> funzionale.
>
> Non puoi paragonarla con nessuna altra attività umana, se non con la
> lettura e la scrittura (che in effetti sono le prime rivoluzioni
> informatiche della storia).
>
>
>> In ogni caso. il controllo della risorsa mi pare molto ben saldo in
>> mano a chi la controlla: non credo che l'industria del software tema
>> nemmeno lontanamente uno sciopero dei programmatori, non mi risulta
>> nemmeno ce ne sia mai stato uno.
> :-)
>
> Meno di quanto si immagini.
>
> E' vero, organizzare uno sciopero di programmatori è davvero difficile.
>
> E' difficile perché, come dici tu, la nostra lotta di classe è condotta
> senza una piena coscienza di classe (se non da parte di una minoranza).
> Ma è già successo:https://invidious.weblibre.org/watch?v=0Upw6mzD7Pg
>
> D'altro canto, lo sciopero non è lo strumento di lotta più efficiente
> per noi programmatori.
>
> - Possiamo introdurre bug.
> - Possiamo rallentare lo sviluppo di nuovi software
> ("sciopero bianco" con perfect plausible deniability, perché sono i
> nostri cervelli che fanno la parte fondamentale del lavoro)
> - Possiamo scrivere software libero.
> - Possiamo scrivere software libero per abilitare nuove forme di lotta
> (pensa a uBlock Origin, a piHole, all'osservatorio di Monitora PA)
> - Possiamo aggirare i sistemi DRM, rendere evidente e ridicolizzare
> l'insicurezza strutturale dei software dei capitalisti della
> sorveglianza (pensa ai continui data breach...)
> - Possiamo aggirare la sorveglianza di massa ed insegnare a fare
> altrettanto
>
> Insomma... perché dovremmo limitarci agli strumenti di lotta
> novecenteschi quando i nostri avversari usano pienamente e
> consapevolmente gli strumenti che NOI realizziamo?
>
>> Mi è parso significativo che a scrivere il pezzo che ho segnalato sia
>> un ex accademico di Harvard ed ex Google. Lo ho segnalato perché
>> esplicita un pensiero che ho da anni sulla natura industriale
>> dell'"AI turn".
> E' significativo, certo.
>
> Mostra quanta poca credibilità vada attribuita a chi ha a che fare con
> certe società. Ma l'articolo riporta semplicemente propaganda di
> Google & friends. Che l'autore l'abbia sentita così tante volte da
> crederci, può anche essere. Rimane propaganda.
>
>
>> Matt Welsh cerca di convincerci che possiamo sostituire interi team
>> (in Silicon Valley o in India) con una o due persone che fanno il
>> vero "intellectual work" (lo stampo, il modello), mentre il resto
>> sarà fatto dalle macchine, senza nemmeno le orde di "scimmie"
>> necessarie per il training:
>>
>> The bulk of the intellectual work of getting the machine to do
>> what one wants will be about coming up with the right examples, the
>> right training data, and the right ways to evaluate the training
>> process.
> Welsh vuole convincere gli imprenditori che potranno fare a meno di
> programmatori sempre meno succubi.
>
> Che sia per ragioni politiche, etiche o per mera incapacità tecnica,
> troppi programmatori non fanno ciò che l'imprenditore vuole.
>
> Non è questione di rischio imprenditoriale, ma di potere e controllo.
>
> Welsh vuole spingere quegli imprenditori che sperano di poter fare a
> meno dei programmatori ad investire nelle "AI".
>
>> Personalmente non credo molto che questo renderà il lavoro di
>> programmazione inutile, dipende troppo dai contesti e ci sono altri
>> problemi che ancora non sono ben chiari o il cui impatto non è stato
>> misurato, ma la promessa è questa, liberarsi della complessità e
>> della variabilità introdotta da molti umani. Come diceva Daniela,
>> prospetta un futuro per chiuderne altri che siano diversi.
>>
>> Vedo questa spinta nel mio lavoro di programmazione, che serve
>> potenzialmente a filtrare dati per addestrare modelli che rendano
>> ulteriori programmazioni inutili, con la promessa che una volta
>> azzeccato sufficientemente bene il modello, quello funzionerà per
>> sempre e sempre bene. Anche se è evidente che questi "modelli finali"
>> non esistono, sto pensando a qualche forma di obiezione di coscienza
>> (una licenza che escluda l'uso per training? ogni suggerimento è
>> benvenuto).
> Non che lo escluda, ma che lo renda soggetto alla licenza stessa.
>
> Per questo in Monitora PA usiamo la Hacking License e GitHub:
> https://github.com/MonitoraPA/monitorapa/blob/main/LICENSE.txt
>
> Se GitHub CopyALot distribuisse il nostro codice (cosa che speriamo
> di ottenere entro qualche anno) il suo modello diventerà sotto
> Hacking License e così tutti i software che ne includeranno
> i "suggerimenti".
>
> Immaginati che succederà a quel punto... :-)
>
>
>> Infine, la tua proposta mi pare essere quella che se tutti sanno
>> programmare, non ci sarà bisogno di modelli.
> Che ci siano o meno, farne accettare l'esecuzione sarà molto più
> complesso.
>
> D'altro canto l'intera economia sarà molto diversa.
>
>> Condivido l'auspicio di una diffusa competenza di programmazione,
>> come quella che tutti sappiano suonare il violino e tornire
>> l'argilla: sono espressioni della creatività umana e della sua
>> competenza. Sono manifestazioni della sua libertà. Non troppi anni fa
>> chiunque andasse a scuola sapeva poi suonare, disegnare, usare
>> strumenti e attrezzi: imparava ad essere umano, insomma.
> Ahimé, non è la stessa cosa.
>
> Non hai bisogno di tornire l'argilla tutti i giorni.
> Se non sai farlo, le tue altre facoltà non ne risultano sostanzialmente
> ridotte. Non sapere suonare il violino non ti pone alla mercé di chi sa
> farlo.
>
>
>> Anche se non credo che la maggiore offerta di programmatori
>> competenti possa scalfire la dinamica industriale sottostante il
>> machine learning, che è quella di liberarsi per quanto possibile
>> dall'umano e dall'incerto, tuttavia credo che possa almeno inceppare
>> un'altra dinamica industriale, che è quella della generazione di una
>> scarsità (quella di programmatori) come conseguenza del successo di
>> un prodotto industriale (il ML). Per rimanere negli esempi
>> precedenti: il successo della riproduzione musicale industriale
>> riduce la domanda di orchestre e quindi di violinisti.
> Immagino tu stia sorvolando consapevolmente sul fatto che la
> programmazione statistica (aka "ML" o "AI") sia talmente incerta che
> nessuno se ne vuole prendere la responsabilità, per portare avanti il
> ragionamento dal punto di vista del povero fesso che da retta a Welsh...
>
> Perché parliamo di una pia illusione: potranno far credere ai
> programmatori umani di essere sostituibili, ma non lo saranno mai.
>
> In un'altro thread si sosteneva che il software che gestisce i freni di
> un auto (perché?) non dovrebbe essere sostituibile.
> Figurati se potremmo farlo programmare statisticamente... ad un software
> programmato statisticamente! :-D
>
>
>> In conclusione, per me il deficit non è tecnico né economico, ma
>> morale; non è di risorse, ma di valori. Non cosa facciamo e come, ma
>> a che fine.
> Sono abbastanza d'accordo.
>
> Direi morale E culturale.
>
> Perché l'informatica è cultura: può essere uno strumento di potere
> sull'uomo o di emancipazione dell'uomo.
>
> La scelta fra i due è morale, ma la può compiere solo chi la comprende.
>
>
>> Baudrillard, che ha molto riflettuto anche sul sistema modello/serie,
>> in "il sistema degli oggetti" (1968!) scrive (scusatemi la lunga
>> citazione):
> Bellissima citazione che, secondo me, parla di altro. Passato.
>
>
> La società cibernetica è caratterizzata da oggetti diversi dai
> precedenti, automatici, che definiscono gli spazi di libertà degli
> umani sulla base della volontà di chi li crea e diffonde.
>
>
> Alcuni automatismi surrogano completamente gli esseri umani,
> perseguendo quel processo di alienazione cibernetica che serve
> a ridurre l'autonomia degli esseri umani nel sistema per aumentarne la
> predicibilità:
> https://video.linuxtrent.it/w/uGeLUW9uwuU7siCavjNnZm?start=14m10s
>
>
> E questo avviene ormai fuori dal processo produttivo, nell'intimità
> delle nostre case.
>
>
> L'unica alternativa che vedo, purtroppo, è fra l'azzeramento della
> autonomia individuale (della libertà vera, quella che trascende la
> possibilità di scegliere fra alternative offerte da altri sullo
> scaffale), adattandosi ed integrandosi come ingranaggi nella società
> cibernetica ormai catturata da pochissimi, e la massimizzazione della
> autonomia cibernetica individuale ("computing agency" mi suona
> riduttivo) con la piena consapevolezza del funzionamento degli
> automatismi e il conseguente rifiuto di quelli che non possiamo
> modificare o programmare in prima persona adattandoli a noi.
>
> In altri termini la nostra alternativa è fra:
>
> adattarsi alla società cibernetica costruita da altri
>
> oppure
>
> adattare la società cibernetica alla nostra volontà
>
>
> Rispetto ad una società che esclude la maggioranza delle persone dalla
> partecipazione alla definizione delle sue regole, dobbiamo decidere se
> vogliamo adattarci o dis-adattarci, integrare o dis-integrare.
>
> Hacker o robot.
> Cittadini o schiavi.
>
> Per chi non sceglie, sceglieranno altri.
>
> La seconda opzione, purtroppo.
>
>
> A presto!
>
>
> Giacomo
Dec. 27, 2022