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Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Fulvio Corno
Caro Giacomo,
grazie per il tuo contributo.
Stiamo dicendo che un'alternativa è possibile, ci sono i software open
source, ci sono le competenze aziendali. Non credo che nessuno pensi che
ciò debba essere 'gratis' (in fondo Microsoft e Google costano dei bei
soldini...)
E allora, però, i nomi di queste aziende diciamoli! scriviamoli a
caratteri cubitali, apriamo una sezione apposita del MEPA, mandiamo
circolari ministeriali, facciamo interviste al TG1 o da Bruno Vespa.
Promuoviamoli sui siti dei vari Ministeri. Troviamo i finanziamenti
pubblici per sostenerle.
Perché il generico dirigente scolastico di provincia, quando gli
dovessero togliere Google Classroom, non saprebbe proprio dove sbattere
la testa. Se non, mettersi nelle mani del primo consulente che gli
offrirebbe l'ennesimo prodotto scadente e closed source.
Secondo me, il concetto "te lo puoi installare(*) su un tuo server" non
fa altro che spaventare ed allontanare i responsabili (i servizi IT
interni sono da tempo in progressivo smantellamento), che invece hanno
bisogno di soluzioni "chiavi in mano" e garantite.
Fulvio
(*) che poi l'installazione è tutto sommato la cosa più semplice. Ciò
che costa ed è difficile da offrire in modo capillare sono la
configurazione, la manutenzione, la security, la formazione, l'help
desk, ... (tutti servizi che creerebbero valore aggiunto in patria, btw)
On 27/11/2022 12:48, Giacomo Tesio wrote:
> Salve Fulvio, Damiano, Stefano e Nexa.
>
> On Sat, 26 Nov 2022 19:56:04 +0100 Stefano Quintarelli wrote:
>
>> Ora mi chiedo se e come sia possibile che servizi simili di Google o
>> di altre aziende statunitensi siano conformi alle leggi dell'UE.
> Semplicemente, non lo sono.
> (in assenza di _efficaci_ misure tecniche supplementari
> _da_parte_dei_titolari_ che nella stragrande maggioranza
> dei casi avrebbero un costo economico e un impatto organizzativo
> tale da rendere enormemente antieconomico l'uso di tali servizi)
>
> Ma questa è un'ovvietà che chiunque abbia letto il primo comma
> dell'articolo 28 del GDPR _e_ comprenda un minimo di informatica,
> conosce bene da almeno due anni.
>
>
> On Sun, 27 Nov 2022 10:23:56 +0100 Fulvio Corno wrote:
>
>> Condivido in pieno la preoccupazione di Damiano su una azione
>> legislativa per cui non siano pronte delle alternative realmente
>> fruibili.
> Non farti ingannare Fulvio: questo è l'ultimo baluardo dei lobbisti
> dei GAFAM, che puntano a massimizzare l'afflusso di dati, bit dopo bit.
> Ogni nuovo bit duplica il loro potere e se riescono a ritardare
> l'abbandono dei servizi di un giorno o di un ora, si sono comunque
> guadagnati la pagnotta.
>
> Ogni minuto conta. Ogni bit.
>
>
> Personalmente però trovo insopportabile la cancellazione di migliaia di
> aziende italiane o europee che dispongono delle competenze per fornire
> servizi del tutto analoghi.
> Trovo insopportabile la cancellazione dell'ottimo lavoro svolto, ad
> esempio, dal GARR o dal Politecnico di Torino.
>
> Migliaia di lavoratori che sono sottopagati a causa della scarsa
> domanda, dovuta alla concorrenza sleale dei GAFAM (e alla profonda
> ignoranza informatica diffusa fra chi detiene responsabilità
> decisionali). Lavoratori che poi emigrano e la gente si strappa le
> vesti perché "la fuga dei cervelli", "la aziende italiane non innovano"
> etc...
>
> Le alternative esistono!
>
>
> Se volete, posso farvi una breve lista (assolutamente non esaustiva)
> delle aziende italiane che conosco che forniscono consulenza e/o
> servizi completamente basati su software libero eseguito su hardware
> proprio o su infrastrutture europee! [1]
>
> E spesso non sono equivalenti a quelli forniti dai GAFAM, ma migliori.
> E sono nettamente più economici, se si tiene conto del costo delle
> misure tecniche supplementari che i titolari dovrebbero adottare per
> proteggere i dati personali.
>
> D'altronde certamente non le troverai cercando su Google!
> Almeno, non quando le cercherai per sostituire davvero un qualche loro
> servizio...
>
>
>> Web Analytics Italia
> WAI è gratis per le PA.
>
> Ma Matomo (il software open source su cui si basa) può essere
> installato sì on premise, ma anche su IaaS.
>
> E di aziende con le capacità per installarlo in Italia
> ce ne sono migliaia.
>
> Idem BigBlueButton, Jitsi Meet, NextCloud etc... etc... etc...
>
>
>> La domanda chiave è ovviamente questa:
>>
>>> In Europa c'e' veramente qualcosa su cui si puo' lavorare?
> Certo!
>
> Non gratis, però.
> Mica pretendi che ci lavoriamo gratis, giusto?
>
> Purtroppo è questo il problema: i GAFAM non vi inducono semplicemente
> a pretendere alternative valide, ma a pretendere alternative gratuite
> (nonché _identiche_ ai loro prodotti, da cui vi hanno reso dipendenti)
>
>
> Ma non credete a chi sostiene che i GAFAM sono insostituibili.
> Nella migliore delle ipotesi, non sa di cosa parla.
>
>
> La stragrande maggioranza dei servizi dei GAFAM possono essere
> sostituiti in brevissimo tempo.
>
> E' sufficiente pagare.
>
>
> Quindi ti prego, non ripetere la propaganda dei GAFAM.
>
>
> Le aziende ci sono. Le soluzioni anche.
>
> Molti degli imprenditori IT in Italia ed in Europa sarebbero
> felicissimi di fare gli investimenti necessari a dimostrarlo.
>
>
> Giacomo
>
> [1] sono sempre restio a nominare aziende che conosco perché, come
> co-fondatore di Monitora PA, siamo stati accusati decine di volte di
> avere interessi occulti di qualche tipo, finanziatori occulti
> (sosteniamo tutte le poche spese di tasca nostra) e
> persino "avvocati occulti"! So che qualsiasi mia affermazione in
> tal senso verrebbe strumentalizzata, non solo contro di noi, ma
> contro quelle aziende, che in realtà non hanno alcun rapporto
> con noi: la loro unica colpa è che io so che esistono perché i loro
> clienti me ne hanno parlato benissimo.
>
> D'altro canto, in questo caso una dimostrazione per costruzione
> sarebbe utile ed in tema: nominiamo continuamente i colossi USA!
> Proviamo a fare l'esercizio di nominare le aziende italiane
> ed europee che questi colossi strangolano?
--
--
Fulvio Corno <Fulvio.Corno(a)polito.it>
Referente del Rettore per le tecnologie a supporto della didattica
Vice-coordinatore Collegio ing. Informatica, Cinema e Meccatronica <coord.icm(a)polito.it>
Politecnico di Torino - Dip. di Automatica e Informatica
C.so Duca degli Abruzzi 24, 10129 Torino (Italy)
Tel: +39 011 090 7053 - Mobile: +39 335 8258621
http://elite.polito.it/corno
Nov. 27, 2022
educazione, educazione, educazione (già: Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft)
by alessandro marzocchi
Se per Google, Microsoft & friends sono tempi brutti, per noi “umani” i
tempi sono pessimi, spero di sbagliare ma “” la transizione digitale
potrebbe anche portare alla scomparsa del genere umano quale lo conosciamo
- LIBERO -, quasi un ritorno alla materia “” [1].
Mesi fa [2] avevo chiesto attenzione sul tema “” alfabetizzazione digitale
“”, ringrazio ancora chi rispose.
Leggendovi ho imparato molte cose ed ho ricevuto stimoli di grande
interesse.
Se Aristotele vide bene, l’uomo è animale politico e la parola è la
caratteristica che lo differenzia da altri animali: sta cambiando la parola
che ci ha fatto animali speciali e che conosciamo da decine di migliaia di
anni, ... potremmo tornare alla materia ... questa è la conferma che mi
avete dato.
Come Giacomo [3] anch’io voglio che i nostri figli restino liberi, non
servi [4], non ingranaggi, non marionette e per questo dobbiamo cominciare
da famiglie e scuola.
Sulla scuola ho letto riflessioni ottime su digitale nell’Università, nella
scuola media, aspettando che si muovano forze più potenti mi scuso per la
ripetizione e rinnovo l’appello: questa lista può disegnare un progetto per
accompagnare al digitale umano una classe di bambini all’avviamento
scolastico, al digitale ... capibile comprensibile programmabile
debuggabile, per rubare le parole di Giacomo? E per seguire questa classe
fino alla fine del primo ciclo?
Pensate ad un progetto per i vostri bambini, figli o nipoti, non pensate
alla perfezione, ci saranno software (per indicarli non avete bisogni di
me), uno smartphone [5], un computer [6] affidabili con cui cominciare.
Rinnovo la proposta, a me mancano competenze, non posso contribuire
tecnicamente, posso dare una mano per cercare una scuola, per cercare
compagni di strada e fondi.
Cominciamo …
* * * * * *
[1]
Se interessa continuare, la transizione digitale potrebbe anche portare
alla scomparsa del genere umano quale lo conosciamo - LIBERO -, quasi un
ritorno alla materia. Ovviamente spero che prevalga l’impegno di questa
lista ma molti segnali indicano difficoltà enormi.
Date: Sun, 13 Nov 2022 12:55:38 +0100
From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
[2]
... appello convinto per un'alfabetizzazione digitale.
Date: Sun, 24 Apr 2022 16:01:29 +0200
From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
[3]
Giacomo Tesio aveva scritto: “” ... dobbiamo scegliere se vogliamo essere
ingranaggi o persone. … Coloro non sanno programmare e debuggare il
software che li utilizza diventeranno presto meno che cittadini di serie B,
meno che sudditi, meno che un "consumatori" o "utenti". Diventeranno
ingranaggi, marionette. “”
Date: Mon, 21 Nov 2022 12:15:02 +0100
From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
[4]
“” ? … automaticamente servi … ? “”
Date: Sun, 13 Nov 2022 12:55:38 +0100
From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
[5] ? https://www.fairphone.com/it/ ?
[6] ? https://frame.work/ ? Grazie ad Enrico Nardelli per la segnalazione.
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Giacomo Tesio
Salve Fulvio, Damiano, Stefano e Nexa.
On Sat, 26 Nov 2022 19:56:04 +0100 Stefano Quintarelli wrote:
> Ora mi chiedo se e come sia possibile che servizi simili di Google o
> di altre aziende statunitensi siano conformi alle leggi dell'UE.
Semplicemente, non lo sono.
(in assenza di _efficaci_ misure tecniche supplementari
_da_parte_dei_titolari_ che nella stragrande maggioranza
dei casi avrebbero un costo economico e un impatto organizzativo
tale da rendere enormemente antieconomico l'uso di tali servizi)
Ma questa è un'ovvietà che chiunque abbia letto il primo comma
dell'articolo 28 del GDPR _e_ comprenda un minimo di informatica,
conosce bene da almeno due anni.
On Sun, 27 Nov 2022 10:23:56 +0100 Fulvio Corno wrote:
> Condivido in pieno la preoccupazione di Damiano su una azione
> legislativa per cui non siano pronte delle alternative realmente
> fruibili.
Non farti ingannare Fulvio: questo è l'ultimo baluardo dei lobbisti
dei GAFAM, che puntano a massimizzare l'afflusso di dati, bit dopo bit.
Ogni nuovo bit duplica il loro potere e se riescono a ritardare
l'abbandono dei servizi di un giorno o di un ora, si sono comunque
guadagnati la pagnotta.
Ogni minuto conta. Ogni bit.
Personalmente però trovo insopportabile la cancellazione di migliaia di
aziende italiane o europee che dispongono delle competenze per fornire
servizi del tutto analoghi.
Trovo insopportabile la cancellazione dell'ottimo lavoro svolto, ad
esempio, dal GARR o dal Politecnico di Torino.
Migliaia di lavoratori che sono sottopagati a causa della scarsa
domanda, dovuta alla concorrenza sleale dei GAFAM (e alla profonda
ignoranza informatica diffusa fra chi detiene responsabilità
decisionali). Lavoratori che poi emigrano e la gente si strappa le
vesti perché "la fuga dei cervelli", "la aziende italiane non innovano"
etc...
Le alternative esistono!
Se volete, posso farvi una breve lista (assolutamente non esaustiva)
delle aziende italiane che conosco che forniscono consulenza e/o
servizi completamente basati su software libero eseguito su hardware
proprio o su infrastrutture europee! [1]
E spesso non sono equivalenti a quelli forniti dai GAFAM, ma migliori.
E sono nettamente più economici, se si tiene conto del costo delle
misure tecniche supplementari che i titolari dovrebbero adottare per
proteggere i dati personali.
D'altronde certamente non le troverai cercando su Google!
Almeno, non quando le cercherai per sostituire davvero un qualche loro
servizio...
> Web Analytics Italia
WAI è gratis per le PA.
Ma Matomo (il software open source su cui si basa) può essere
installato sì on premise, ma anche su IaaS.
E di aziende con le capacità per installarlo in Italia
ce ne sono migliaia.
Idem BigBlueButton, Jitsi Meet, NextCloud etc... etc... etc...
> La domanda chiave è ovviamente questa:
>
> > In Europa c'e' veramente qualcosa su cui si puo' lavorare?
Certo!
Non gratis, però.
Mica pretendi che ci lavoriamo gratis, giusto?
Purtroppo è questo il problema: i GAFAM non vi inducono semplicemente
a pretendere alternative valide, ma a pretendere alternative gratuite
(nonché _identiche_ ai loro prodotti, da cui vi hanno reso dipendenti)
Ma non credete a chi sostiene che i GAFAM sono insostituibili.
Nella migliore delle ipotesi, non sa di cosa parla.
La stragrande maggioranza dei servizi dei GAFAM possono essere
sostituiti in brevissimo tempo.
E' sufficiente pagare.
Quindi ti prego, non ripetere la propaganda dei GAFAM.
Le aziende ci sono. Le soluzioni anche.
Molti degli imprenditori IT in Italia ed in Europa sarebbero
felicissimi di fare gli investimenti necessari a dimostrarlo.
Giacomo
[1] sono sempre restio a nominare aziende che conosco perché, come
co-fondatore di Monitora PA, siamo stati accusati decine di volte di
avere interessi occulti di qualche tipo, finanziatori occulti
(sosteniamo tutte le poche spese di tasca nostra) e
persino "avvocati occulti"! So che qualsiasi mia affermazione in
tal senso verrebbe strumentalizzata, non solo contro di noi, ma
contro quelle aziende, che in realtà non hanno alcun rapporto
con noi: la loro unica colpa è che io so che esistono perché i loro
clienti me ne hanno parlato benissimo.
D'altro canto, in questo caso una dimostrazione per costruzione
sarebbe utile ed in tema: nominiamo continuamente i colossi USA!
Proviamo a fare l'esercizio di nominare le aziende italiane
ed europee che questi colossi strangolano?
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
by Daniela Tafani
Buongiorno.
Grazie della segnalazione.
L'articolo di Munn è condivisibile nella pars destruens, che prende atto di una critica ormai diffusa all'AI ethics,
a partire, tra gli altri, dagli articoli di Wagner, Ethics As An Escape From Regulation. From “Ethics-Washing” To Ethics-Shopping?, e
D. Greene, A.L. Hoffman, L. Stark, Better, Nicer, Clearer, Fairer: A Critical Assessment of the Movement for Ethical Artificial Intelligence and Machine Learning.
Trovo meno convincente la pars construens, che propone di sostituire il concetto di etica con quello di giustizia (così da tener conto dei sistemi sociali da cui i sistemi di machine learning traggono i dati di partenza e nei quali trovano applicazione) e finisce con la consueta richiesta di trasparenza e di ascolto delle minoranze.
Ritengo più appropriate le impostazioni che respingano l'eccezionalismo e invochino un'apparizione del convitato di pietra: il diritto.
Se un sistema, in una sua specifica applicazione, produce danni (che siano a pochi o a molti, a specifici o a indeterminati gruppi di individui),
ledendo diritti tutelati dalla legge, la legge deve proibirli o, come ha proposto Frank Pasquale, dichiararli illegali fino a prova contraria,
attribuendo l'onere di tale prova contraria alle aziende che vogliano produrli o commercializzarli.
Questa impostazione è semplice, politicamente, e altamente indesiderata da chi sta prosperando col commercio di snake oil.
Oltretutto, se anche i singoli bias fossero tecnicamente emendabili, non si otterrebbero certo la giustizia o l'equità,
entro un sistema che sta riducendo le questioni sociali a problemi di sorveglianza, controllo e computazione.
Chiarissime, su questo,
J. Powles, H. Nissenbaum, The Seductive Diversion of ‘Solving’ Bias in Artificial Intelligence,
https://onezero.medium.com/the-seductive-diversion-of-solving-bias-in-artif…
Buona domenica,
Daniela
________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it>
Inviato: sabato 26 novembre 2022 19:22
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
in questi giorni ho ricevuto da una mailing list l'annuncio di questo seminario organizzato da «The Digital Humanism Initiative», dal titolo incuriosente di per sé e tanto più dopo gli ultimi scambi su questi temi:
Date and time: Tuesday, December 6, 2022 at 2:00 p.m. (14:00) Central European Time (UTC+1
Topic: “The Uselessness of AI Ethics”
Speakers: Luke Munn (University of Queensland) and Erich Prem ((Universität Wien & eutema, Austria)
To participate via Zoom go to: https://tuwien.zoom.us/j/96389928143?pwd=UU5YRkNuRmdoWHV4MFBwMWRCcUErdz09<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>
(Password: 0dzqxqiy)
The talk will be live streamed and recorded on our YouTube channel: https://www.youtube.com/digitalhumanism
<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>Hannes Werthner
-----
Sign the Vienna Manifesto: https://dighum.ec.tuwien.ac.at<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>
Follow us on @DigHumTUWien
<http://xuxss.mjt.lu/lnk/AUwAAAOG-hAAAAAgQn4AADrwiiwAAAAARcEAADJzABG7CQBjgL7…>
poiché spesso i seminari riguardano temi di ricerca attivi, ho cercato "The Uselessness of AI Ethics" in Scholar e ho visto che uno degli studiosi aveva pubblicato in agosto un articolo dal medesimo titolo nella rivista "AI and ethics", che si è rivelata ricca di articoli in OA su molteplici posizioni riguardo alla questione AI and ethics.
Maurizio
Il 20/11/22 18:01, nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Message: 2
Date: Sun, 20 Nov 2022 17:01:54 +0000
From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it><mailto:daniela.tafani@unipi.it>
To: "D. Davide Lamanna" <davide.lamanna(a)binarioetico.it><mailto:davide.lamanna@binarioetico.it>,
"nexa(a)server-nexa.polito.it"<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> <nexa(a)server-nexa.polito.it><mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Subject: Re: [nexa] [DKIM Failed] Re: ethical AI (era "It’s time
to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
Message-ID: <051c787b881f4d00adaea666288f51e4(a)unipi.it><mailto:051c787b881f4d00adaea666288f51e4@unipi.it>
Content-Type: text/plain; charset="windows-1252"
Ritengo che sia stato geniale, come strategia di marketing, accompagnare i primi disastrosi viaggi delle auto a guida (non) autonoma
con una rivisitazione del dilemma del trolley, quasi che quei veicoli che continuano a schiantarsi, ancora oggi (dati dei test)
contro un terzo dei ciclisti e contro tutte le altre auto che siano, pur lentamente, in arrivo,
siano in grado di sciogliere dilemmi su questioni di vita e di morte in modo più sofisticato di una roulette russa.
Analogamente, ritengo che la tesi che occorra interrogarsi su chi uccidere, in caso di incidenti inevitabili,
perché il diritto non conterrebbe le risposte a simili domande, sia uno specchietto per le allodole.
Il diritto degli stati con costituzioni che tutelino alcuni diritti fondamentali vieta infatti simili domande e questa è già una precisa risposta.
Del resto, se volessi farmi costruire una casa, in un terreno libero tra un supermercato e un asilo nido,
e l'ingegnere incaricato mi chiedesse se preferisco che, in caso di crollo, la casa frani, uccidendoli, sui bambini del nido
o sui clienti del supermercato, cambierei senz'altro ingegnere.
Ho provato a ricostruire alcuni aspetti morali e giuridici di questa questione qualche tempo fa (in un articolo non a accesso libero, di cui allego perciò il preprint),
quando ancora non erano emersi dati su vere e proprie truffe, come le auto programmate per disattivare l'autopilot
subito prima delle collisioni, così da far ricadere la colpa sul conducente umano,
e quando ancora non avevo capito che non vedremo auto a guida autonoma se non in strade dedicate, entro contesti che non richiedano il senso comune.
Il fatto che si stia costruendo oggi una strada liscissima, ex novo, per i test di tali auto, mi pare promettente:
superati i test, basterà riasfaltare tutte le strade del mondo... (https://www.highwaysmagazine.co.uk/<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…> , numero di novembre 2022)
Grazie molte di aver condiviso le riflessioni su questo tema.
Buona serata,
Daniela
________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it><mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di D. Davide Lamanna <davide.lamanna(a)binarioetico.it><mailto:davide.lamanna@binarioetico.it>
Inviato: domenica 20 novembre 2022 16:46
A: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: [DKIM Failed] Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
On 11/18/22 19:12, maurizio lana wrote:
...continuando a pensare su questo tema, al di là dei titoli dei thread,
credo che la questione artefatto - responsabilità - progettisti -
utilizzatori
sia centrale. perciò ripensando a questo passaggio
[L'artefatto non ha etica.
Esprime l'etica di chi l'ha costruito, imprimendola al resto del mondo. Ne riproduce la volontà. Ne diffonde i valori.]
L'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante. Se non può alterare concretamente e consapevolmente il
funzionamento dell'artefatto, non ha libertà nel suo utilizzo. Può fare e pensare solo ciò che il creatore dell'artefatto stesso ha deciso.
trovo problematico affermare che "l'utilizzatore, nella stragrande
maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante."
chi utilizza un coltello per uccidere la compagna, o i contractors di
Wagner che usano un martello per uccidere un compagno; non mi paiono
eticamente irrilevanti; e quindi direi al contrario che nella
stragrande maggioranza dei casi l’utilizzatore di un artefatto è
eticamente rilevante.
poi capisco che l'argomentazione sia venuta nella forma inversa
"l'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente
irrilevante" perché essa preparava la presentazione del caso "Rafaela
Vasquez, a bordo dell'auto di Uber che uccise Elaine
Herzberg nel 2018, non stava "usando" l'auto: ne veniva usata" in cui
sì certo l'utilizzatore dell'artefatto è utilizzato dall'artefatto. ma
è un caso particolare.
il caso generale rimane che l’utilizzatore di un artefatto è
eticamente rilevante (in caso contrario assolviamo tutti gli assassini
che per uccidere usano artefatti) e come in tutti i casi di
responsabilità etica, la conoscenza e la consapevolezza contano. se
sappiamo che le auto autonome possono uccidere mentre ci trasportano
possiamo pensare che esse ci esautorano dalla responsabilità per i
danni che possono causare mentre ci trasportano; _o possiamo decidere
di non usarle_ fintantoché la situazione non cambi. quindi è chiaro
che oggi abbiamo artefatti (con o senza IA) che complicano la
questione della responsabilità dell'utilizzatore; ma il principio
generale non mi pare che possa cambiare.
Maurozoo
Approfitto del thread refresh per alimentare le riflessioni.
1) Premesso che la riduzione di ogni aspetto della vita a funzione
ottimizzabile è limitante e pericoloso, l'automobile è l'esempio
sbagliato. Per me (ripeto: per me) l'automobile è un mezzo che trasporta
persone da A a B e come tale può essere efficacemente ottimizzato per un
numero di parametri: tempi, consumi, traffico, uccisioni, ferimenti,
danneggiamenti... Di essere ucciso da un'automobile guidata da una IA o
da un persona in carne ed ossa, a me, personalmente, cambia poco. Se
complessivamente, con la guida autonoma, muoiono meno persone ogni anno,
ben venga la mia morte per mano inorganica. Ricordo che l'automobile è
la ottava causa di morte (3700 persone al giorno, 1,35 milioni l'anno) e
la prima per persone tra i 5 e i 29 anni [1].
Se poi qualcun ritiene che l'automobile sia anche un mezzo per fare
passeggiate piacevoli o per gareggiare in velocità, e in quanto tale
vettore di espressione umana, abbiamo due visioni del mondo diverse e
non mi viene altro che consigliare di svolgere tali attività (per me
marginali, ma rispetto chi la pensa diversamente) con guida umana, e,
però, a questo punto, in luoghi adatti ad evitare danni, disagi e morte.
2) Rubo da Harari (che non va né incensato, né vituperato, ma più
semplicemente letto con i filtri di cui ci ritengo più che capaci) un
dilemma etico-automobilistico piuttosto interessante (tratto dal
principio del rasoio di Occam).
Una persona è alla guida su una strada ad alto scorrimento. Un bambino
con un pallone si getta improvvisamente in carreggiata. In una frazione
di secondo, la persona deve scegliere se sterzare per evitarlo e morire
con probabilità pari ad 1 schiacciata da un TIR che arriva in direzione
opposta, oppure proseguire senza sterzare e uccidere il bambino sempre
con probabilità pari ad 1. Non esistono altre possibilità. Come scegliere?
Una persona in carne ed ossa fa la sua scelta, dettata dal suo vissuto,
dalla sua etica, dalla sua personalità... In una parola: dal suo essere
una persona umana, diversa da qualcunque altra persona umana.
Una IA può scegliere in base a come è stata programmata, in base a
calcoli che è in grado di eseguire in quella frazione di secondo, in
base a funzioni di ottimizzazione. Tutte le IA tra loro uguali, lo
faranno allo stesso identico modo. Potrebbero ottimizzare sulla speranza
di vita della vittima (meglio che muoia la persona adulta che è nella
vettura piuttosto che un bambino) oppure rispetto a quanto pagherebbe
l'assicurazione nei due casi. Supponiamo che quando acquistiamo
l'automobile ci sottopongano una situazione di questo tipo in forma di
opzione da selezionare per istruire la IA. Cosa sceglieremmo? E cosa
sceglierebbe il nostro partner che trascorrerà molto tempo con noi in
auto? E come cambierebbe il premio della nostra assicurazione
automobilistica? E quella sanitaria?
I sistemi politico-filosofici informano, in modo diverso ma analogo,
persone umane (collettivamente e debolmente) e macchine (individualmente
e fortemente). Ma le macchine sono in mano di pochi, almeno fino ad ora.
E questi pochi adottano e promuovono sistemi capitalistici. Le persone
umane possono sempre autorganizzarsi e cambiare le cose.
D.
[1] https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221120154621082134…
(null)
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221120154621082134…
Nov. 27, 2022
The Framework is the most exciting laptop I've ever broken
by Enrico Nardelli
https://pluralistic.net/2022/11/13/graceful-failure/#frame
Framework realizza laptop pensati per la riparazione da parte dell'utente finale, che sono un elemento fondamentale per la diffusione dell'informatica, a tutti i livelli.
-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
======================================================
Prof. Enrico Nardelli
Presidente di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
======================================================
--
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Fulvio Corno
On 26/11/2022 23:09, Damiano Verzulli wrote:
> Nessuno (...che io sappia) sta lavorando a delle alternative. E senza
> alternative, le azioni poste in campo... tipicamente sono schizofreniche.
Condivido in pieno la preoccupazione di Damiano su una azione
legislativa per cui non siano pronte delle alternative realmente fruibili.
A seguito della messa al bando di Google Analytics (sacrosanta), c'è
stato un picco di richieste a Web Analytics Italia (ottimo), che però il
servizio non era pronto a supportare. Infatti, attualmente non è
possibile creare nuovi account su WAI, fino a quando non sarà attivo un
"urgente potenziamento significativo" previsto per gennaio 2023 (v.
https://webanalytics.italia.it/#comunicazione-potenziamento) Viene
suggerito, nell'attesa di "installare una soluzione open source
on-premise", ma sappiamo bene che la maggior parte degli enti non ha né
le competenze, né i data center.
E questo è "solamente" un servizio di Analytics (certamente non critico
né indispensabile). Ed è gestito direttamente da AGID, per cui hanno
potuto correre ai ripari (praticamente ed economicamente) in tempi
"rapidi" (sulla scala dei tempi della PA).
Come si dice, non è un fulmine a ciel sereno, abbiamo visto tutti il
temporale avvicinarsi.
La domanda chiave è ovviamente questa:
> In Europa c'e' veramente qualcosa su cui si puo' lavorare?
Buona giornata
Fulvio
--
--
Fulvio Corno <Fulvio.Corno(a)polito.it>
Referente del Rettore per le tecnologie a supporto della didattica
Vice-coordinatore Collegio ing. Informatica, Cinema e Meccatronica <coord.icm(a)polito.it>
Politecnico di Torino - Dip. di Automatica e Informatica
C.so Duca degli Abruzzi 24, 10129 Torino (Italy)
http://elite.polito.it/corno
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Damiano Verzulli
Il 26/11/22 19:56, Stefano Quintarelli ha scritto:
> [...]
> il comitato congiunto dell'autorità federale tedesca [...dice che...]
> non è possibile utilizzare Microsoft Office 365 in modo conforme ai
> requisiti di protezione dei dati".
> [...]
> Ministero dell'Istruzione francese [...dice che....] l'uso di
> Miscorosft e Google nelle scuole era illegale ai sensi del regolamento
> GDPR dell'UE.
> [...]
> (non sarebbe il caso di utilizzare invece i servizi dell'UE?).
Io comincio quasi a _TEMERE_ il momento in cui verra' decretata l'
ILLEGALITA' delle piattaforme di M$ e di BigG....
Nessuno (...che io sappia) sta lavorando a delle alternative. E senza
alternative, le azioni poste in campo... tipicamente sono schizofreniche.
Non mi preoccpano molto le scuole primarie e secondarie (di primo e
secondo grado) [aka: elementari, medie e superiori]: il "registro
elettronico" --che è fondamentale per le attivita' quotidiane-- è
"italiano" (...e tipicamente fatto malissimo; ma questo è un dettaglio),
e di tutto il resto (da classroom in su....) si puo' fare decisamente a
meno (anzi: sarebbe addirittura meglio!).
È negli Atenei che la situazione mi preoccupa: li, l'integrazione con i
servizi dei cloud-provider è fortissima (...ed in costante aumento). Il
lock-in è rilevante (...e molti non se ne sono ancora accorti) e salvo
pochissime eccezioni, non mi pare che gli staff IT interni siano
strutturati per riprendersi i servizi (non ci sono ne i tempi, ne le
risorse umane). E anche sul mercato.... non vedo alternative.
Spero di sbagliarmi... soprattutto perché _NON_ conosco il contesto
Europeo, cui Stefano faceva riferimento. In Europa c'e' veramente
qualcosa su cui si puo' lavorare?
Bye,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Nov. 26, 2022
Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Stefano Quintarelli
Dopo un processo durato due anni, il comitato congiunto dell'autorità federale tedesca per
la protezione dei dati e di 17 autorità di regolamentazione statali ha rilevato che "sulla
base di questi documenti [forniti da MS], non è possibile utilizzare Microsoft Office 365
in modo conforme ai requisiti di protezione dei dati".
Ora mi chiedo se e come sia possibile che servizi simili di Google o di altre aziende
statunitensi siano conformi alle leggi dell'UE.
Questo è particolarmente significativo in Italia, dove quasi tutte le scuole utilizzano
Google Classroom (non sarebbe il caso di utilizzare invece i servizi dell'UE?).
La settimana scorsa il Ministero dell'Istruzione francese, rispondendo a un'interrogazione
di un deputato, aveva già dichiarato che l'uso di Miscorosft e Google nelle scuole era
illegale ai sensi del regolamento GDPR dell'UE.
Francia: https://questions.assemblee-nationale.fr/q16/16-971QE.htm
Germania:
https://blog.quintarelli.it/wp-content/uploads/2022/11/2022_24_11_festlegun…
Dicono i tedeschi:
"
L'attuale addendum sulla privacy del settembre 2022 include modifiche alle precedenti
disposizioni che regolano la divulgazione dei dati forniti a Microsoft in qualità di
incaricato del trattamento per i propri scopi commerciali "per ottemperare agli obblighi
di legge". Le modifiche contengono una nuova formulazione, ma la sostanza è che i poteri
rimangono ugualmente ampi.
Ad esempio, il regolamento limita il diritto del cliente di impartire istruzioni in merito
alla divulgazione dei dati elaborati per conto del cliente. L'addendum sulla privacy dei
dati consente le divulgazioni se richieste dalla legge o descritte nell'"addendum sulla
protezione dei dati". Tali divulgazioni non sono limitate alle istruzioni del titolare del
trattamento, in modo che possano essere effettuate nel contesto dell'art. 28(3)(1) frase.
28(3)(1) frase 2(a) DSGVO, sono consentite solo se si riferiscono a obblighi derivanti dal
diritto dell'Unione o degli Stati membri a cui Microsoft è soggetta, sono limitate. Non è
questo il caso. Pertanto, l'obbligo di Microsoft di fornire istruzioni non soddisfa i
requisiti minimi legali ai sensi dell'Art. 28 (3) comma (1) DSGVO. 28 (3) comma (1) frase
2 (a) del GDPR.
Le indagini del gruppo di lavoro dimostrano che Microsoft si riserva anche
contrattualmente il diritto di divulgare informazioni di ampia portata che, se attuate,
non sarebbero conformi ai requisiti di cui all'art. 48 del GDPR. 48 del GDPR. in caso di
attuazione.
"
ciao, s.
Nov. 26, 2022
Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
by maurizio lana
in questi giorni ho ricevuto da una mailing list l'annuncio di questo
seminario organizzato da «The Digital Humanism Initiative», dal titolo
incuriosente di per sé e tanto più dopo gli ultimi scambi su questi temi:
>
> Date and time: *Tuesday, December 6, 2022 at 2:00 p.m.* (14:00)
> Central European Time (UTC+1
>
> Topic: *“The Uselessness of AI Ethics”*
>
> Speakers: *Luke Munn* (University of Queensland) and *Erich Prem*
> ((Universität Wien & eutema, Austria)
>
> To participate via *Zoom* go to:
> https://tuwien.zoom.us/j/96389928143?pwd=UU5YRkNuRmdoWHV4MFBwMWRCcUErdz09
> <http://xuxss.mjt.lu/lnk/AUwAAAOG-hAAAAAgQn4AADrwiiwAAAAARcEAADJzABG7CQBjgL7…>
>
> (Password: 0dzqxqiy)
>
> The talk will be live streamed and recorded on our *YouTube* channel:
> https://www.youtube.com/digitalhumanism
> <http://xuxss.mjt.lu/lnk/AUwAAAOG-hAAAAAgQn4AADrwiiwAAAAARcEAADJzABG7CQBjgL7…>Hannes
> Werthner
> -----
> Sign the Vienna Manifesto: https://dighum.ec.tuwien.ac.at
> Follow us on @DigHumTUWien
> <http://xuxss.mjt.lu/lnk/AUwAAAOG-hAAAAAgQn4AADrwiiwAAAAARcEAADJzABG7CQBjgL7…>
>
poiché spesso i seminari riguardano temi di ricerca attivi, ho cercato
"The Uselessness of AI Ethics" in Scholar e ho visto che uno degli
studiosi aveva pubblicato in agosto un articolo dal medesimo titolo
nella rivista "AI and ethics", che si è rivelata ricca di articoli in OA
su molteplici posizioni riguardo alla questione AI and ethics.
Maurizio
Il 20/11/22 18:01, nexa-request(a)server-nexa.polito.it ha scritto:
> Message: 2
> Date: Sun, 20 Nov 2022 17:01:54 +0000
> From: Daniela Tafani<daniela.tafani(a)unipi.it>
> To: "D. Davide Lamanna"<davide.lamanna(a)binarioetico.it>,
> "nexa(a)server-nexa.polito.it" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] [DKIM Failed] Re: ethical AI (era "It’s time
> to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
> Message-ID:<051c787b881f4d00adaea666288f51e4(a)unipi.it>
> Content-Type: text/plain; charset="windows-1252"
>
> Ritengo che sia stato geniale, come strategia di marketing, accompagnare i primi disastrosi viaggi delle auto a guida (non) autonoma
>
> con una rivisitazione del dilemma del trolley, quasi che quei veicoli che continuano a schiantarsi, ancora oggi (dati dei test)
>
> contro un terzo dei ciclisti e contro tutte le altre auto che siano, pur lentamente, in arrivo,
> siano in grado di sciogliere dilemmi su questioni di vita e di morte in modo più sofisticato di una roulette russa.
>
>
> Analogamente, ritengo che la tesi che occorra interrogarsi su chi uccidere, in caso di incidenti inevitabili,
>
> perché il diritto non conterrebbe le risposte a simili domande, sia uno specchietto per le allodole.
> Il diritto degli stati con costituzioni che tutelino alcuni diritti fondamentali vieta infatti simili domande e questa è già una precisa risposta.
>
>
> Del resto, se volessi farmi costruire una casa, in un terreno libero tra un supermercato e un asilo nido,
>
> e l'ingegnere incaricato mi chiedesse se preferisco che, in caso di crollo, la casa frani, uccidendoli, sui bambini del nido
>
> o sui clienti del supermercato, cambierei senz'altro ingegnere.
>
>
> Ho provato a ricostruire alcuni aspetti morali e giuridici di questa questione qualche tempo fa (in un articolo non a accesso libero, di cui allego perciò il preprint),
> quando ancora non erano emersi dati su vere e proprie truffe, come le auto programmate per disattivare l'autopilot
>
> subito prima delle collisioni, così da far ricadere la colpa sul conducente umano,
>
> e quando ancora non avevo capito che non vedremo auto a guida autonoma se non in strade dedicate, entro contesti che non richiedano il senso comune.
>
>
> Il fatto che si stia costruendo oggi una strada liscissima, ex novo, per i test di tali auto, mi pare promettente:
>
> superati i test, basterà riasfaltare tutte le strade del mondo... (https://www.highwaysmagazine.co.uk/ , numero di novembre 2022)
>
>
> Grazie molte di aver condiviso le riflessioni su questo tema.
>
> Buona serata,
>
> Daniela
>
>
> ________________________________
> Da: nexa<nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di D. Davide Lamanna<davide.lamanna(a)binarioetico.it>
> Inviato: domenica 20 novembre 2022 16:46
> A:nexa@server-nexa.polito.it
> Oggetto: [DKIM Failed] Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
>
> On 11/18/22 19:12, maurizio lana wrote:
>> ...continuando a pensare su questo tema, al di là dei titoli dei thread,
>> credo che la questione artefatto - responsabilità - progettisti -
>> utilizzatori
>> sia centrale. perciò ripensando a questo passaggio
>>> [L'artefatto non ha etica.
>>> Esprime l'etica di chi l'ha costruito, imprimendola al resto del mondo. Ne riproduce la volontà. Ne diffonde i valori.]
>>>
>>> L'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante. Se non può alterare concretamente e consapevolmente il
>>> funzionamento dell'artefatto, non ha libertà nel suo utilizzo. Può fare e pensare solo ciò che il creatore dell'artefatto stesso ha deciso.
>> trovo problematico affermare che "l'utilizzatore, nella stragrande
>> maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante."
>> chi utilizza un coltello per uccidere la compagna, o i contractors di
>> Wagner che usano un martello per uccidere un compagno; non mi paiono
>> eticamente irrilevanti; e quindi direi al contrario che nella
>> stragrande maggioranza dei casi l’utilizzatore di un artefatto è
>> eticamente rilevante.
>> poi capisco che l'argomentazione sia venuta nella forma inversa
>> "l'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente
>> irrilevante" perché essa preparava la presentazione del caso "Rafaela
>> Vasquez, a bordo dell'auto di Uber che uccise Elaine
>> Herzberg nel 2018, non stava "usando" l'auto: ne veniva usata" in cui
>> sì certo l'utilizzatore dell'artefatto è utilizzato dall'artefatto. ma
>> è un caso particolare.
>> il caso generale rimane che l’utilizzatore di un artefatto è
>> eticamente rilevante (in caso contrario assolviamo tutti gli assassini
>> che per uccidere usano artefatti) e come in tutti i casi di
>> responsabilità etica, la conoscenza e la consapevolezza contano. se
>> sappiamo che le auto autonome possono uccidere mentre ci trasportano
>> possiamo pensare che esse ci esautorano dalla responsabilità per i
>> danni che possono causare mentre ci trasportano; _o possiamo decidere
>> di non usarle_ fintantoché la situazione non cambi. quindi è chiaro
>> che oggi abbiamo artefatti (con o senza IA) che complicano la
>> questione della responsabilità dell'utilizzatore; ma il principio
>> generale non mi pare che possa cambiare.
>> Maurozoo
>>
> Approfitto del thread refresh per alimentare le riflessioni.
>
> 1) Premesso che la riduzione di ogni aspetto della vita a funzione
> ottimizzabile è limitante e pericoloso, l'automobile è l'esempio
> sbagliato. Per me (ripeto: per me) l'automobile è un mezzo che trasporta
> persone da A a B e come tale può essere efficacemente ottimizzato per un
> numero di parametri: tempi, consumi, traffico, uccisioni, ferimenti,
> danneggiamenti... Di essere ucciso da un'automobile guidata da una IA o
> da un persona in carne ed ossa, a me, personalmente, cambia poco. Se
> complessivamente, con la guida autonoma, muoiono meno persone ogni anno,
> ben venga la mia morte per mano inorganica. Ricordo che l'automobile è
> la ottava causa di morte (3700 persone al giorno, 1,35 milioni l'anno) e
> la prima per persone tra i 5 e i 29 anni [1].
>
> Se poi qualcun ritiene che l'automobile sia anche un mezzo per fare
> passeggiate piacevoli o per gareggiare in velocità, e in quanto tale
> vettore di espressione umana, abbiamo due visioni del mondo diverse e
> non mi viene altro che consigliare di svolgere tali attività (per me
> marginali, ma rispetto chi la pensa diversamente) con guida umana, e,
> però, a questo punto, in luoghi adatti ad evitare danni, disagi e morte.
>
>
> 2) Rubo da Harari (che non va né incensato, né vituperato, ma più
> semplicemente letto con i filtri di cui ci ritengo più che capaci) un
> dilemma etico-automobilistico piuttosto interessante (tratto dal
> principio del rasoio di Occam).
>
> Una persona è alla guida su una strada ad alto scorrimento. Un bambino
> con un pallone si getta improvvisamente in carreggiata. In una frazione
> di secondo, la persona deve scegliere se sterzare per evitarlo e morire
> con probabilità pari ad 1 schiacciata da un TIR che arriva in direzione
> opposta, oppure proseguire senza sterzare e uccidere il bambino sempre
> con probabilità pari ad 1. Non esistono altre possibilità. Come scegliere?
>
> Una persona in carne ed ossa fa la sua scelta, dettata dal suo vissuto,
> dalla sua etica, dalla sua personalità... In una parola: dal suo essere
> una persona umana, diversa da qualcunque altra persona umana.
>
> Una IA può scegliere in base a come è stata programmata, in base a
> calcoli che è in grado di eseguire in quella frazione di secondo, in
> base a funzioni di ottimizzazione. Tutte le IA tra loro uguali, lo
> faranno allo stesso identico modo. Potrebbero ottimizzare sulla speranza
> di vita della vittima (meglio che muoia la persona adulta che è nella
> vettura piuttosto che un bambino) oppure rispetto a quanto pagherebbe
> l'assicurazione nei due casi. Supponiamo che quando acquistiamo
> l'automobile ci sottopongano una situazione di questo tipo in forma di
> opzione da selezionare per istruire la IA. Cosa sceglieremmo? E cosa
> sceglierebbe il nostro partner che trascorrerà molto tempo con noi in
> auto? E come cambierebbe il premio della nostra assicurazione
> automobilistica? E quella sanitaria?
>
> I sistemi politico-filosofici informano, in modo diverso ma analogo,
> persone umane (collettivamente e debolmente) e macchine (individualmente
> e fortemente). Ma le macchine sono in mano di pochi, almeno fino ad ora.
> E questi pochi adottano e promuovono sistemi capitalistici. Le persone
> umane possono sempre autorganizzarsi e cambiare le cose.
>
> D.
>
> [1]https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=202211201546210821…
>
> (null)
> _______________________________________________
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> -------------- next part --------------
> A non-text attachment was scrubbed...
> Name: Daniela Tafani - Sulla moralità artificiale. Le decisioni delle macchine tra etica e diritto - Rivista di filosofia - 2020 (preprint).pdf
> Type: application/pdf
> Size: 268494 bytes
> Desc: Daniela Tafani - Sulla moralità artificiale. Le decisioni delle macchine tra etica e diritto - Rivista di filosofia - 2020 (preprint).pdf
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>
> ------------------------------
>
> Subject: Digest Footer
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
> ------------------------------
>
> End of nexa Digest, Vol 163, Issue 42
> *************************************
------------------------------------------------------------------------
lo straniero non parla e non capisce la nostra lingua,
che non è più nostra, perché la nostra vera lingua
diventa la traduzione, lo scambio
l. ferrieri, dalla public library all’open library
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Nov. 26, 2022
Amazon Alexa is a “colossal failure,” on pace to lose $10 billion this year
by Alberto Cammozzo
Dopo Twitter, Meta e Google, mancava Amazon nel bollettino delle recenti
difficoltà in Silicon Valley
Sembra un fallimento del business model del Surveillance Capitalism, o è
troppo presto per parlarne?
<https://arstechnica.com/gadgets/2022/11/amazon-alexa-is-a-colossal-failure-…>
Would you pay a monthly fee for voice commands? —
Layoffs reportedly hit the Alexa team hard as the company's biggest
money loser.
echo sphere
Amazon is going through the biggest layoffs in the company's history
right now, with a plan to eliminate some 10,000 jobs. One of the areas
hit hardest is the Amazon Alexa voice assistant unit, which is
apparently falling out of favor at the e-commerce giant. That's
according to a report from Business Insider, which details "the swift
downfall of the voice assistant and Amazon's larger hardware division."
Alexa has been around for 10 years and has been a trailblazing voice
assistant that was copied quite a bit by Google and Apple. Alexa never
managed to create an ongoing revenue stream, though, so Alexa doesn't
really make any money. The Alexa division is part of the "Worldwide
Digital" group along with Amazon Prime video, and Business Insider says
that division lost $3 billion in just the first quarter of 2022, with
"the vast majority" of the losses blamed on Alexa. That is apparently
double the losses of any other division, and the report says the
hardware team is on pace to lose $10 billion this year. It sounds like
Amazon is tired of burning through all that cash.
A division in crisis
The BI report spoke with "a dozen current and former employees on the
company's hardware team," who described "a division in crisis." Just
about every plan to monetize Alexa has failed, with one former employee
calling Alexa "a colossal failure of imagination," and "a wasted
opportunity." This month's layoffs are the end result of years of trying
to turn things around. Alexa was given a huge runway at the company,
back when it was reportedly the "pet project" of former CEO Jeff Bezos.
An all-hands crisis meeting took place in 2019 to try to turn the
monetization problem around, but that was fruitless. By late 2019, Alexa
saw a hiring freeze, and Bezos started to lose interest in the project
around 2020. Of course, Amazon now has an entirely new CEO, Andy Jassy,
who apparently isn't as interested in protecting Alexa.
The report says that while Alexa's Echo line is among the "best-selling
items on Amazon, most of the devices sold at cost." One internal
document described the business model by saying, "We want to make money
when people use our devices, not when they buy our devices."
That plan never really materialized, though. It's not like Alexa plays
ad breaks after you use it, so the hope was that people would buy things
on Amazon via their voice. Not many people want to trust an AI with
spending their money or buying an item without seeing a picture or
reading reviews. The report says that by year four of the Alexa
experiment, "Alexa was getting a billion interactions a week, but most
of those conversations were trivial commands to play music or ask about
the weather." Those questions aren't monetizable.
Amazon also tried to partner with companies for Alexa skills, so a voice
command could buy a Domino's pizza or call an Uber, and Amazon could get
a kickback. The report says: "By 2020, the team stopped posting sales
targets because of the lack of use." The team also tried to paint Alexa
as a halo product with users who are more likely to spend at Amazon,
even if they aren't shopping by voice, but studies of that theory found
that the "financial contribution" of those users "often fell short of
expectations."
In a public note to employees, Jassy said the company still has
"conviction in pursuing" Alexa, but that's after making huge cuts to the
Alexa team. One employee told Business Insider that currently, "There's
no clear directive for devices" in the future, and that since the
hardware isn't profitable, there's no clear incentive to keep iterating
on popular products. That lack of direction led to the internally
controversial $1,000 Astro robot, which is basically an Amazon Alexa on
wheels. Business Insider's tracking now puts Alexa in third place in the
US voice-assistant wars, with the Google Assistant at 81.5 million
users, Apple's Siri at 77.6 million, and Alexa at 71.6 million.
Are all voice assistants doomed?
We have to wonder: Is time running out for Big Tech voice assistants?
Everyone seems to be struggling with them. Google expressed basically
identical problems with the Google Assistant business model last month.
There's an inability to monetize the simple voice commands most
consumers actually want to make, and all of Google's attempts to
monetize assistants with display ads and company partnerships haven't
worked. With the product sucking up server time and being a big money
loser, Google responded just like Amazon by cutting resources to the
division.
While Google and Amazon hurt each other with an at-cost pricing war,
Apple's smart speaker plans focused more on the bottom line. The
original HomePod's $350 price was a lot more expensive than the
competition, but that was probably a more sustainable business model.
Apple's model didn't land with consumers, though, and the OG HomePod was
killed in 2021. There's still a $99 "mini" version floating around, and
Apple isn't giving up on the idea of a big speaker, with a comeback
supposedly in the works. Siri can at least be a loss leader for iPhone
sales, but Apple is also hunting around for more continual revenue from ads.
Nov. 26, 2022