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New DeepFaceLive Tool Will Transform You In Real-Time During Streams
by Alberto Cammozzo
<https://www.dailydot.com/debug/deepfacelive-deepfake-live-streaming/>
A new deepfake tool will let users change their appearance in real-time
during live video streams—opening up a range of new possibilities for
the contentious technology.
Known as DeepFaceLive, the open-source tool, released last month on the
code-hosting platform Github, allows users to place another face over
their own while using video messaging programs such as Skype and Zoom.
DeepFaceLive’s creator, a secretive Russian developer known online as
Iperov, first shared footage of the tool’s interface to a deepfake forum
in late April. Iperov is also credited as one of the main developers of
DeepFaceLab, the most widely used open-source tool for creating deepfakes.
Available for Windows 10, DeepFaceLive works by utilizing the very same
datasets of celebrity faces that are already used to create deepfake videos.
Much like Snapchat’s Snap Camera, which allows users to apply face
filters through their webcams, DeepFaceLive can be used in conjunction
with most video-based streaming and messaging services. DeepFaceLive’s
face-swapping ability can also be applied to pre-recorded videos.
While still in its early stages, DeepFaceLive is already being used by a
small group of dedicated creators. One such user, a TikToker based in
Russia, recently showcased the software by transforming himself into
Hollywood actor Arnold Schwarzenegger while using a randomized video
chatting service.
[...]
Sept. 13, 2021
Re: [nexa] Gattaca?
by 380°
Buongiorno Maurizio,
grazie infinite per aver deciso di esprimere la tua posizione in
merito, tu non hai idea di che coraggio ho avuto a scrivere quello che
ho scritto e che sto scrivendo.
L'argomento è complesso e mi piacerebbe che venisse _sempre_ affrontato
con spirito dialettico e NON dogmatico, ma soprattutto con
quell'equilibrio che oggi manca DRAMMATICAMENTE nel discorso pubblico
attorno ai /grossi/ problemi scientifici, etici e politici posti dai
permanenti stati di crisi.
Una frase che hai scritto mi ha davvero colpito e vorrei commentarla:
maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> writes:
[...]
> 2) nessuno vuole ammalarsi e quindi è lecito e legittimo voler sapere se
> quelli con cui condivido i fiati e l'aria sono pericolosi per la mia
> salute.
La salute è sempre in pericolo, /quindi/ siamo perennemente in stato di
crisi.
Nessuno vuole ammalarsi e tantomeno morire e /siccome/ tutti gli altri
sono potenzialmente pericolosi è lecito che per avere a che fare con me
io (il governo, una autorità) CERTIFICHI che non sono PERICOLOSI per la
mia salute?
É ovvio che questo sia diventato l'argomento principe della
governamentalità, la biosicurezza [1]:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
1) costruzione, sulla base di un rischio possibile, di uno scenario
fittizio, in cui i dati vengono presentati in modo da favorire
comportamenti che permettono di governare una situazione estrema;
2) adozione della logica del peggio come regime di razionalità politica;
3) l’organizzazione integrale del corpo dei cittadini in modo da
rafforzare al massimo l’adesione alle istituzioni di governo, producendo
una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono
presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto
alla salute (health safety), ma diventa giuridicamente obbligato alla
salute (biosecurity).
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Ne consegue, aggiungo io, che coloro che non accettano di dimostrare di
non essere pericolosi per la salute pubblica debbano essere messi in
condizione di non nuocere... e magari di non essere nemmeno troppo
onerosi per le casse pubbliche. Si badi bene però: tutto questo non è
discriminazione perché la discriminazione è illegale, sono misure di
salute pubblica.
Ecco perché, quando la tecnica medica (con AI, biologia, nanotecnologie)
avrà sviluppato i mezzi tecnologici adeguati addirittura a /prevedere/
il grado di pericolosità sanitaria (o il costo sociale?) individuale,
finiremo dritti dritti nella società descritta da Gattaca, che altro non
è che la proiezione distopica nel futuro di doversi fenomeni che sono
/già accaduti/ quando la salute è diventata una /questione di
sicurezza/.
[...]
Saluti, 380°
[1] https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-biosicurezza
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Sept. 13, 2021
Re: [nexa] Gattaca?
by Giacomo Tesio
Buona sera Maurizio,
On September 12, 2021 5:25:32 PM UTC, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> wrote:
> in tempi di crisi i distinguo molto sottili
> dei professori rischiano di sostenere la crisi.
A quale delle innumerevoli crisi che finalmente iniziano a ledere
anche gli interessi (e di conseguenza le coscienze) del
primo mondo fai riferimento?
Pensi al solo covid o a crisi molto più gravi che però sono ancora tenute
molto lontane dalla consapevolezza collettiva?
Non riconoscendo autorità alla categoria dei professori (l'autorevolezza
è sempre qualità individuale), considero una buona misura del valore culturale
di un contributo accademico, il fastidio con cui viene accolto, in particolare
da chi si allinea al potere.
> quello che so è che per qualsiasi malattia ci curiamo con dei farmaci
> che sono pharmaka, cioè /veleni, /etimologicamente.
Quello che forse invece non sai, è che l'efficacia di questi veleni,
in specifiche condizioni che non si riducono al dosaggio, viene rigorosamente verificato
sperimentalmente PRIMA della loro distribuzione.
La Medicina è certamente un'arte, ma è un'arte che si fonda sulla Scienza.
Senza, non è Medicina.
Dunque confrontare il green pass (o immuni o la prossima "soluzione tecnologica")
ad un farmaco può essere efficace in termini retorici ma è privo di qualsiasi fondamento.
> anche questa malattia richiede dei pharmaka, individuali e sociali.
Tutto fuorché economici, giusto? ;-)
> essendo pharmaka è necessario un
> controllo attento delle dosi, ma la malattia non si risolve senza
> pharmaka cioè senza veleni assunti in dose controllata.
I farmaci non sono sempre un componente essenziale della terapia.
E non sono mai il più importante: il più importante è la volontà di guarire.
Ed a monte di questa volontà ci sono condizioni personali, culturali e
sociali di cui un medico deve tenere conto PRIMA di prendere in
considerazione qualsiasi terapia.
Dunque forse, se vogliamo applicare la metafora medica alla società,
forse prima dovremmo conoscere come lavora un buon medico.
Poi molto spesso il paziente NON VUOLE DAVVERO GUARIRE... FINCHÉ PUÒ FARLO.
Questo perché molto spesso, le cause della malattia risiedono nelle scelte del malato.
Su scala sociale, quanta parte della diffusione del covid è riconducibile
alla priorità accordata all'economia rispetto alla salute?
Quanta parte è riconducibile alle disuguaglianze economiche
e culturali che straziano la nostra società?
Le terapie efficaci sono spesso faticose e vengono respinte perché
comportano cambiamenti profondi.
Quelle inefficaci invece no.
Ma c'è sempre qualcuno pronto a proporle.
Non è ridicolo parlare del Green Pass quando i brevetti sui vaccini
impediscono la vaccinazione di miliardi di persone?
Anche solo in Italia, ce li ricordiamo i tamponi venduti agli USA in piena emergenza?
> una parte delle questioni mi pare che nascano dal fatto che come
> individui e società non sappiamo controllare (non sappiamo /come/
> controllare) pienamente i pharmaka e le loro dosi.
Il problema non è ancora di controllo: bisogna PRIMA dimostrare che
abbiano una qualche utilità nella cura della malattia.
> non sapendo, o non
> volendolo fare, qualcuno preferirebbe stare senza pharmaka.
Mi sembra piuttosto razionale.
Tu assumeresti un veleno non sapendo se ti sarà utile?
E non comprendendo lontanamente come funziona?
O gli interessi di chi te lo propone?
Se sì, sono certo che al prossimo raffreddore un qualche spacciatore di zona sarà felicissimo di offrirti un ottimo rimedio della sua nonna.
Gratis.
Fin quando non potrai farne a meno.
> mi pare che qui ci sia un tipico tema 'da nexa':
> 1) cosa serve per gestire il Green pass senza che questo comporti
> intrusione al di là dello scopo dichiarato?
Assumendo che lo strumento possa funzionare (ma... perché?) sarebbe
un interessante problema informatico.
Bisognerebbe modellare i diversi tipi di attaccante e vedere come
impedirne l'azione.
Spesso però a valle di queste analisi si conclude che un sistema
non è adatto al contesto per cui viene proposto.
È stata fatta per il green pass?
> 2) nessuno vuole ammalarsi e quindi è lecito e legittimo voler sapere se
> quelli con cui condivido i fiati e l'aria sono pericolosi per la mia salute.
Oh ma per questo non serve il green pass: lo sono tutti, fino all'ultimo.
Con o senza vaccino.
E con o senza green pass.
E tu lo sei per loro!
Lo sei se fumi. Se bevi. Se viaggi.
Paradossalmente lo puoi essere persino se ti curi, laddove il SSN è allo stremo.
> qual è un modo diverso dal Green pass per rendere possibile questo?
Costruire comunità chiuse autosufficienti.
Peraltro, contrariamente al green pass, questo modo può funzionare davvero,
se il tuo obiettivo è minimizzare il rischio di contrarre il covid.
Il green pass, a voler pensar bene, serve solo ad incentivare le vaccinazioni,
ma non ti garantisce alcunché.
> se si ritiene pericoloso per vari motivi il metodo del Green pass, si
> individui un'alternativa.
Felice di essere stato utile! :-D
Puoi iniziare a lavorarci oggi stesso.
> se/finché l'alternativa non c'è, ci teniamo
> il pharmakon e lo usiamo con la dovuta attenzione/cautela.
Non è un farmaco.
Tu lo definisci "veleno", ma dimentichi che non tutti i veleni possono essere usati come farmaci.
E che un individuo non è una società divisa da inequità ed egoismi contrappposti come la nostra.
Quando lo diventa, non c'è più nulla da guarire.
> se no buttiamo il bambino con l'acqua sporca
Quale bambino?
Puoi dimostrare che ci sia un bambino nella tinozza?
O vuoi solo credere che ci sia?
Giacomo
Sept. 12, 2021
Re: [nexa] Gattaca?
by Antonio Iacono
> 1) cosa serve per gestire il Green pass senza che questo comporti
> intrusione al di là dello scopo dichiarato?
Qualsiasi sistema digitale può essere usato oltre gli scopi dichiarati.
Nel manuale di VerificaC19 [1] è riportato:
"La App VerificaC19 permette agli operatori di verificare il QR code
associato alla
Certificazione verde COVID-19 di una persona anche in modalità offline, ovvero
senza la necessità di una connessione internet, e non prevede la memorizzazione
dei dati sensibili del cittadino sul dispositivo mobile del
verificatore o l’inoltro di
informazioni verso terzi. "
Scusate, ma io verificatore non posso prendere il codice sorgente
dell'APP [2] e, modificandolo nella
parte in cui estrae i dati del certificato [3], farci quello che
voglio (salvarli, inoltrarli a terzi, ecc.)?
> 2) nessuno vuole ammalarsi e quindi è lecito e legittimo voler sapere se
> quelli con cui condivido i fiati e l'aria sono pericolosi per la mia
> salute. qual è un modo diverso dal Green pass per rendere possibile questo?
Non so se ci sono modi diversi, io comunque metterei una "faccina" in
più nell'app. Un bollino "giallo" per quelli che si
sono vaccinati da oltre 5/6 mesi (in Italia 3/4 milioni), i quali,
secondo alcuni studi, potrebbero non essere più "protetti".
Antonio
[1] https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2021&codLe…
[2] https://github.com/ministero-salute/it-dgc-verificaC19-android
[3] https://gir.st/blog/greenpass.html
Sept. 12, 2021
Gattaca?
by maurizio lana
buongiorno,
non azzardo di confrontarmi con Agamben o Cacciari o Gazzuolo: "noi,
incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire
alcunché". credo però che in tempi di crisi i distinguo molto sottili
dei professori rischiano di sostenere la crisi. (scrivo 'dei professori'
essendo parte del gruppo, che conosco da dentro; e sul 'sostenere la
crisi' scrivo /rischiano/: ognuno sceglie quali rischi correre e gli
altri intorno decidono se quel rischio gli va oppure no)
quello che so è che per qualsiasi malattia ci curiamo con dei farmaci
che sono pharmaka, cioè /veleni, /etimologicamente. veleni che assumiamo
/in dosi controllate/. in certe dosi curano; sotto quella dose sono
inutili, sopra quella dose uccidono. anche questa malattia richiede dei
pharmaka, individuali e sociali. essendo pharmaka è necessario un
controllo attento delle dosi, ma la malattia non si risolve senza
pharmaka cioè senza veleni assunti in dose controllata.
una parte delle questioni mi pare che nascano dal fatto che come
individui e società non sappiamo controllare (non sappiamo /come/
controllare) pienamente i pharmaka e le loro dosi. non sapendo, o non
volendolo fare, qualcuno preferirebbe stare senza pharmaka.
mi pare che qui ci sia un tipico tema 'da nexa':
1) cosa serve per gestire il Green pass senza che questo comporti
intrusione al di là dello scopo dichiarato?
2) nessuno vuole ammalarsi e quindi è lecito e legittimo voler sapere se
quelli con cui condivido i fiati e l'aria sono pericolosi per la mia
salute. qual è un modo diverso dal Green pass per rendere possibile questo?
se si ritiene pericoloso per vari motivi il metodo del Green pass, si
individui un'alternativa. se/finché l'alternativa non c'è, ci teniamo il
pharmakon e lo usiamo con la dovuta attenzione/cautela. se c'è poca
attenzione, si definiscano le azioni necessarie per
accrescere/migliorare l'attenzione/cautela, e si mettano in atto. se no
buttiamo il bambino con l'acqua sporca: o, per dirla con le parole del
poeta: tutti "forti / e liberi. / Come i morti"
Maurizio
> ----------------------------------------------------------------------
> Message: 1
> Date: Sat, 11 Sep 2021 12:27:48 +0200
> From: 380° <g380(a)biscuolo.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: [nexa] Green pass: discriminazione e controllo (Gattaca?)
> Message-ID: <875yv78l0b.fsf(a)xelera.eu>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Buongiorno,
>
> vi chiedo perdono in partenza per la lunghezza del mio messaggio, anche
> se cercherò di essere stringato al massimo, ma io vedo un
> pericolosissimo salto di paradigma reso possibile dalla recente crisi
> covid-19 nel contesto della "tecnologia del controllo".
>
> Le posizioni molto critiche di Cacciari e Agamben sul "green pass" [1]
> si inscrivono perfettamente nel più ampio discorso del "capture
> capitalism" [2] (detto volgarmente: se vogliamo "tenere aperto" dobbiamo
> applicare misure /tecnologiche/ (in)adatte a /prevenire/ questa e le
> future pandemie), oltre che nella questione molto più profonda della
> "nuda vita" [3].
>
> Un articolo molto interessante che evidenzia questa connessione (tra
> green pass e capture capitalism) è quello di Tommaso Gazzolo [4],
> docente di Filosofia del Diritto, recentemente pubblicato nel "Diario
> della Crisi" dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici:
>
> «Green pass: discriminazione e controllo»
>
> https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/green-pass-discri…
>
> [...]
------------------------------------------------------------------------
there's a blaze of light in every word
it doesn't matter which you heard
the holy or the broken hallelujah
l. cohen, hallelujah
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana - 347 7370925
Sept. 12, 2021
Money, mimicry and mind control: Big Tech slams ethics brakes on AI | Reuters
by J.C. DE MARTIN
https://www.reuters.com/technology/money-mimicry-mind-control-big-tech-slam…
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Sept. 12, 2021
Re: [nexa] Green pass: discriminazione e controllo (Gattaca?)
by Stefano Quintarelli
dal 1300 era di carta...
On 11/09/21 12:27, 380° wrote:
> Buongiorno,
>
> vi chiedo perdono in partenza per la lunghezza del mio messaggio, anche
> se cercherò di essere stringato al massimo, ma io vedo un
> pericolosissimo salto di paradigma reso possibile dalla recente crisi
> covid-19 nel contesto della "tecnologia del controllo".
>
> Le posizioni molto critiche di Cacciari e Agamben sul "green pass" [1]
> si inscrivono perfettamente nel più ampio discorso del "capture
> capitalism" [2] (detto volgarmente: se vogliamo "tenere aperto" dobbiamo
> applicare misure /tecnologiche/ (in)adatte a /prevenire/ questa e le
> future pandemie), oltre che nella questione molto più profonda della
> "nuda vita" [3].
>
> Un articolo molto interessante che evidenzia questa connessione (tra
> green pass e capture capitalism) è quello di Tommaso Gazzolo [4],
> docente di Filosofia del Diritto, recentemente pubblicato nel "Diario
> della Crisi" dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici:
>
> «Green pass: discriminazione e controllo»
>
> https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/green-pass-discri…
>
> nel quale l'autore fa un'interessante analisi del concetto giuridico di
> discriminazione e come la pandemia (e il "green pass") abbia messo
> fortemente in crisi (o no?!?) la sua declinazione nel diritto:
>
> Alcuni estratti (arbitrari) che mi consentono di passare alla "fase
> distopica":
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> [...] Perché, sul piano giuridico, si può certo osservare che il “green
> pass” introduce un differente trattamento non delle persone, ma delle
> azioni – un differente trattamento, cioè, dipendente dall’aver compiuto
> o meno una certa azione (vaccinarsi), e non certo dall’identità o dalle
> convinzioni personali dei soggetti (non è perché sei convinto che il
> vaccino non sia opportuno o utile che vieni “discriminato”).
>
> [...] Il secondo argomento che il testo (di Cacciari e Agamben, n.d.r)
> spende è di ordine diverso. Mette in gioco, infatti, non tanto il
> problema della “discriminazione”, quanto quello della tecnologia
> politica che oggi corrisponde al nostro tipo di società, e che Deleuze
> già chiamava “società di controllo”. [...] Siamo, invece, in società che
> sono fondate sul controllo, ossia sull’idea – che il funzionamento degli
> algoritmi ha ormai portato ad un nuovo e inedito livello – di poter
> prevedere che cosa le persone, nella libertà dei loro movimenti, faranno
> ad una certa ora del giorno in un certo luogo.
>
> [...] Le vere innovazioni sono, piuttosto due:
>
> (a) da una parte, lo sviluppo di tutti quei dispositivi che consentono
> di assicurare un flusso di dati in grado di fondare calcoli predittivi.
> [...] Curarti /prima/ che ti ammali, limitare il traffico di ingresso in
> una Regione prima che i contagi oltrepassino la soglia di “sicurezza”,
> calcolare in anticipo il numero di persone che saliranno su quel bus a
> quell’ora in modo da verificare che esso non ecceda i posti seduti
> disponibili: sono queste le necessità del potere, oggi.
>
> (b) [...] una logica che assicurerà meccanismi “fluidi” di entrata e
> uscita dagli spazi, basati, più che sull’identità concreta degli
> individui, sui dati che essi possono trasmettere. [...] città «in cui
> ciascuno può lasciare il suo appartamento, la sua strada, il suo
> quartiere grazie alla sua carta elettronica (dividuale) che faccia
> alzare questa o quella barriera, e allo stesso modo la carta può essere
> respinta quel giorno o entro la tal ora; ciò che conta non è la barriera
> ma il computer che ritrova la posizione di ciascuno, lecita o illecita,
> ed opera una modulazione universale».
>
> [...]
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Viviamo perennemente in uno "stato di eccezione", dove la necessità di
> /garantire sicurezza/ ai governati giustifica da parte dei governanti il
> ricorso ad ogni mezzo (il)lecito per combattere questa sorta di
> incessante guerra (civile): dal terrorismo alla pandemia (passando per
> le migrazioni), dai rifiuti al cambiamento climatico... ovviamente il
> tutto /scientemente/ (non scientificamente) [5] dimostrato.
>
> L'ultimo passo sopra mi ha ricordato la trama di un interessante film
> del '97, "Gattaca" [6], nel quale si narra di un mondo nel quale:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> A genetic registry database uses biometrics to classify those so
> created as "valids" while those conceived naturally and more susceptible
> to genetic disorders are known as "in-valids". Genetic discrimination is
> illegal, but in practice genotype profiling is used to identify valids
> to qualify for professional employment while in-valids are relegated to
> menial jobs.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Un mondo dove la discriminazione è illegale, /semplicemente/ i tuoi dati
> biometrici - nel film comprendono il profilo genetico completo con
> predizione aspettativa di vita e malattie - sono utilizzati per
> determinare cosa NON puoi fare: prego notare con attenzione e pazienza
> l'analogia con l'analisi del concetto giuridico di discriminazione
> svolta dal Gazzolo nell'articolo sopra menzionato.
>
> C'è forse qualcuno che per combattere la "guerra alle malattie" (alla
> morte?!?) sta seriamente pensando di applicare questo paradigma di
> governo? Ci sono ricercatori e medici che stanno seriamente studiando
> il modo di rendere /scientemente/ [5] giustificato un simile scenario?
>
> Temo che tale scenario sarebbe accettato molto più che volentieri da
> ogni cittadino in modo analogo a come viene non solo accettato ma
> /richiesto/ il green pass... dopotutto chi non vorrebbe vivere /per
> sempre/ in totale sicurezza?!? [7]
>
> Se così fosse, per l'ennesima volta mi permetto di ricordare che tutto
> questo rischia seriamente di finire in una /drammatica/ allucinazione
> scientifica [8] (scientista) collettiva.
>
>
> Saluti, 380°
>
> [1]
> https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/massimo-cacciari-…
>
> [2] che io preferisco di gran lunga all'etichetta "surveillance capitalism"
>
> [3] https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-nuda-vita-e-il-vaccino
>
> [4] https://www.uniss.it/ugov/person/17442
>
> [5] https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-medicina-come-religione
>
> [6] https://en.wikipedia.org/wiki/Gattaca
>
> [7] https://en.wikipedia.org/wiki/Life_extension; sul legame tra AI e
> (rifiuto della) morte un giorno mi piacerebbe ritornare (partendo dalle
> posizioni di Ray Kurzweil, Marvin Minsky e il transumanesimo vs. Joseph
> Weizenbaum e l'umanesimo)
>
> [8] https://nooscope.ai/
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Sept. 11, 2021
Re: [nexa] Green pass: discriminazione e controllo (Gattaca?)
by Giovanni Leghissa
concordo pienamente
Giovanni
Il giorno sab 11 set 2021 alle ore 12:27 380° <g380(a)biscuolo.net> ha
scritto:
> Buongiorno,
>
> vi chiedo perdono in partenza per la lunghezza del mio messaggio, anche
> se cercherò di essere stringato al massimo, ma io vedo un
> pericolosissimo salto di paradigma reso possibile dalla recente crisi
> covid-19 nel contesto della "tecnologia del controllo".
>
> Le posizioni molto critiche di Cacciari e Agamben sul "green pass" [1]
> si inscrivono perfettamente nel più ampio discorso del "capture
> capitalism" [2] (detto volgarmente: se vogliamo "tenere aperto" dobbiamo
> applicare misure /tecnologiche/ (in)adatte a /prevenire/ questa e le
> future pandemie), oltre che nella questione molto più profonda della
> "nuda vita" [3].
>
> Un articolo molto interessante che evidenzia questa connessione (tra
> green pass e capture capitalism) è quello di Tommaso Gazzolo [4],
> docente di Filosofia del Diritto, recentemente pubblicato nel "Diario
> della Crisi" dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici:
>
> «Green pass: discriminazione e controllo»
>
>
> https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/green-pass-discri…
>
> nel quale l'autore fa un'interessante analisi del concetto giuridico di
> discriminazione e come la pandemia (e il "green pass") abbia messo
> fortemente in crisi (o no?!?) la sua declinazione nel diritto:
>
> Alcuni estratti (arbitrari) che mi consentono di passare alla "fase
> distopica":
>
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> [...] Perché, sul piano giuridico, si può certo osservare che il “green
> pass” introduce un differente trattamento non delle persone, ma delle
> azioni – un differente trattamento, cioè, dipendente dall’aver compiuto
> o meno una certa azione (vaccinarsi), e non certo dall’identità o dalle
> convinzioni personali dei soggetti (non è perché sei convinto che il
> vaccino non sia opportuno o utile che vieni “discriminato”).
>
> [...] Il secondo argomento che il testo (di Cacciari e Agamben, n.d.r)
> spende è di ordine diverso. Mette in gioco, infatti, non tanto il
> problema della “discriminazione”, quanto quello della tecnologia
> politica che oggi corrisponde al nostro tipo di società, e che Deleuze
> già chiamava “società di controllo”. [...] Siamo, invece, in società che
> sono fondate sul controllo, ossia sull’idea – che il funzionamento degli
> algoritmi ha ormai portato ad un nuovo e inedito livello – di poter
> prevedere che cosa le persone, nella libertà dei loro movimenti, faranno
> ad una certa ora del giorno in un certo luogo.
>
> [...] Le vere innovazioni sono, piuttosto due:
>
> (a) da una parte, lo sviluppo di tutti quei dispositivi che consentono
> di assicurare un flusso di dati in grado di fondare calcoli predittivi.
> [...] Curarti /prima/ che ti ammali, limitare il traffico di ingresso in
> una Regione prima che i contagi oltrepassino la soglia di “sicurezza”,
> calcolare in anticipo il numero di persone che saliranno su quel bus a
> quell’ora in modo da verificare che esso non ecceda i posti seduti
> disponibili: sono queste le necessità del potere, oggi.
>
> (b) [...] una logica che assicurerà meccanismi “fluidi” di entrata e
> uscita dagli spazi, basati, più che sull’identità concreta degli
> individui, sui dati che essi possono trasmettere. [...] città «in cui
> ciascuno può lasciare il suo appartamento, la sua strada, il suo
> quartiere grazie alla sua carta elettronica (dividuale) che faccia
> alzare questa o quella barriera, e allo stesso modo la carta può essere
> respinta quel giorno o entro la tal ora; ciò che conta non è la barriera
> ma il computer che ritrova la posizione di ciascuno, lecita o illecita,
> ed opera una modulazione universale».
>
> [...]
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> Viviamo perennemente in uno "stato di eccezione", dove la necessità di
> /garantire sicurezza/ ai governati giustifica da parte dei governanti il
> ricorso ad ogni mezzo (il)lecito per combattere questa sorta di
> incessante guerra (civile): dal terrorismo alla pandemia (passando per
> le migrazioni), dai rifiuti al cambiamento climatico... ovviamente il
> tutto /scientemente/ (non scientificamente) [5] dimostrato.
>
> L'ultimo passo sopra mi ha ricordato la trama di un interessante film
> del '97, "Gattaca" [6], nel quale si narra di un mondo nel quale:
>
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> A genetic registry database uses biometrics to classify those so
> created as "valids" while those conceived naturally and more susceptible
> to genetic disorders are known as "in-valids". Genetic discrimination is
> illegal, but in practice genotype profiling is used to identify valids
> to qualify for professional employment while in-valids are relegated to
> menial jobs.
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> Un mondo dove la discriminazione è illegale, /semplicemente/ i tuoi dati
> biometrici - nel film comprendono il profilo genetico completo con
> predizione aspettativa di vita e malattie - sono utilizzati per
> determinare cosa NON puoi fare: prego notare con attenzione e pazienza
> l'analogia con l'analisi del concetto giuridico di discriminazione
> svolta dal Gazzolo nell'articolo sopra menzionato.
>
> C'è forse qualcuno che per combattere la "guerra alle malattie" (alla
> morte?!?) sta seriamente pensando di applicare questo paradigma di
> governo? Ci sono ricercatori e medici che stanno seriamente studiando
> il modo di rendere /scientemente/ [5] giustificato un simile scenario?
>
> Temo che tale scenario sarebbe accettato molto più che volentieri da
> ogni cittadino in modo analogo a come viene non solo accettato ma
> /richiesto/ il green pass... dopotutto chi non vorrebbe vivere /per
> sempre/ in totale sicurezza?!? [7]
>
> Se così fosse, per l'ennesima volta mi permetto di ricordare che tutto
> questo rischia seriamente di finire in una /drammatica/ allucinazione
> scientifica [8] (scientista) collettiva.
>
>
> Saluti, 380°
>
> [1]
>
> https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/massimo-cacciari-…
>
> [2] che io preferisco di gran lunga all'etichetta "surveillance capitalism"
>
> [3] https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-nuda-vita-e-il-vaccino
>
> [4] https://www.uniss.it/ugov/person/17442
>
> [5] https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-medicina-come-religione
>
> [6] https://en.wikipedia.org/wiki/Gattaca
>
> [7] https://en.wikipedia.org/wiki/Life_extension; sul legame tra AI e
> (rifiuto della) morte un giorno mi piacerebbe ritornare (partendo dalle
> posizioni di Ray Kurzweil, Marvin Minsky e il transumanesimo vs. Joseph
> Weizenbaum e l'umanesimo)
>
> [8] https://nooscope.ai/
>
> --
> 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
>
> «Noi, incompetenti come siamo,
> non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
>
> Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
> but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
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Sept. 11, 2021
Green pass: discriminazione e controllo (Gattaca?)
by 380°
Buongiorno,
vi chiedo perdono in partenza per la lunghezza del mio messaggio, anche
se cercherò di essere stringato al massimo, ma io vedo un
pericolosissimo salto di paradigma reso possibile dalla recente crisi
covid-19 nel contesto della "tecnologia del controllo".
Le posizioni molto critiche di Cacciari e Agamben sul "green pass" [1]
si inscrivono perfettamente nel più ampio discorso del "capture
capitalism" [2] (detto volgarmente: se vogliamo "tenere aperto" dobbiamo
applicare misure /tecnologiche/ (in)adatte a /prevenire/ questa e le
future pandemie), oltre che nella questione molto più profonda della
"nuda vita" [3].
Un articolo molto interessante che evidenzia questa connessione (tra
green pass e capture capitalism) è quello di Tommaso Gazzolo [4],
docente di Filosofia del Diritto, recentemente pubblicato nel "Diario
della Crisi" dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici:
«Green pass: discriminazione e controllo»
https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/green-pass-discri…
nel quale l'autore fa un'interessante analisi del concetto giuridico di
discriminazione e come la pandemia (e il "green pass") abbia messo
fortemente in crisi (o no?!?) la sua declinazione nel diritto:
Alcuni estratti (arbitrari) che mi consentono di passare alla "fase
distopica":
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[...] Perché, sul piano giuridico, si può certo osservare che il “green
pass” introduce un differente trattamento non delle persone, ma delle
azioni – un differente trattamento, cioè, dipendente dall’aver compiuto
o meno una certa azione (vaccinarsi), e non certo dall’identità o dalle
convinzioni personali dei soggetti (non è perché sei convinto che il
vaccino non sia opportuno o utile che vieni “discriminato”).
[...] Il secondo argomento che il testo (di Cacciari e Agamben, n.d.r)
spende è di ordine diverso. Mette in gioco, infatti, non tanto il
problema della “discriminazione”, quanto quello della tecnologia
politica che oggi corrisponde al nostro tipo di società, e che Deleuze
già chiamava “società di controllo”. [...] Siamo, invece, in società che
sono fondate sul controllo, ossia sull’idea – che il funzionamento degli
algoritmi ha ormai portato ad un nuovo e inedito livello – di poter
prevedere che cosa le persone, nella libertà dei loro movimenti, faranno
ad una certa ora del giorno in un certo luogo.
[...] Le vere innovazioni sono, piuttosto due:
(a) da una parte, lo sviluppo di tutti quei dispositivi che consentono
di assicurare un flusso di dati in grado di fondare calcoli predittivi.
[...] Curarti /prima/ che ti ammali, limitare il traffico di ingresso in
una Regione prima che i contagi oltrepassino la soglia di “sicurezza”,
calcolare in anticipo il numero di persone che saliranno su quel bus a
quell’ora in modo da verificare che esso non ecceda i posti seduti
disponibili: sono queste le necessità del potere, oggi.
(b) [...] una logica che assicurerà meccanismi “fluidi” di entrata e
uscita dagli spazi, basati, più che sull’identità concreta degli
individui, sui dati che essi possono trasmettere. [...] città «in cui
ciascuno può lasciare il suo appartamento, la sua strada, il suo
quartiere grazie alla sua carta elettronica (dividuale) che faccia
alzare questa o quella barriera, e allo stesso modo la carta può essere
respinta quel giorno o entro la tal ora; ciò che conta non è la barriera
ma il computer che ritrova la posizione di ciascuno, lecita o illecita,
ed opera una modulazione universale».
[...]
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Viviamo perennemente in uno "stato di eccezione", dove la necessità di
/garantire sicurezza/ ai governati giustifica da parte dei governanti il
ricorso ad ogni mezzo (il)lecito per combattere questa sorta di
incessante guerra (civile): dal terrorismo alla pandemia (passando per
le migrazioni), dai rifiuti al cambiamento climatico... ovviamente il
tutto /scientemente/ (non scientificamente) [5] dimostrato.
L'ultimo passo sopra mi ha ricordato la trama di un interessante film
del '97, "Gattaca" [6], nel quale si narra di un mondo nel quale:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
A genetic registry database uses biometrics to classify those so
created as "valids" while those conceived naturally and more susceptible
to genetic disorders are known as "in-valids". Genetic discrimination is
illegal, but in practice genotype profiling is used to identify valids
to qualify for professional employment while in-valids are relegated to
menial jobs.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Un mondo dove la discriminazione è illegale, /semplicemente/ i tuoi dati
biometrici - nel film comprendono il profilo genetico completo con
predizione aspettativa di vita e malattie - sono utilizzati per
determinare cosa NON puoi fare: prego notare con attenzione e pazienza
l'analogia con l'analisi del concetto giuridico di discriminazione
svolta dal Gazzolo nell'articolo sopra menzionato.
C'è forse qualcuno che per combattere la "guerra alle malattie" (alla
morte?!?) sta seriamente pensando di applicare questo paradigma di
governo? Ci sono ricercatori e medici che stanno seriamente studiando
il modo di rendere /scientemente/ [5] giustificato un simile scenario?
Temo che tale scenario sarebbe accettato molto più che volentieri da
ogni cittadino in modo analogo a come viene non solo accettato ma
/richiesto/ il green pass... dopotutto chi non vorrebbe vivere /per
sempre/ in totale sicurezza?!? [7]
Se così fosse, per l'ennesima volta mi permetto di ricordare che tutto
questo rischia seriamente di finire in una /drammatica/ allucinazione
scientifica [8] (scientista) collettiva.
Saluti, 380°
[1]
https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/massimo-cacciari-…
[2] che io preferisco di gran lunga all'etichetta "surveillance capitalism"
[3] https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-nuda-vita-e-il-vaccino
[4] https://www.uniss.it/ugov/person/17442
[5] https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-medicina-come-religione
[6] https://en.wikipedia.org/wiki/Gattaca
[7] https://en.wikipedia.org/wiki/Life_extension; sul legame tra AI e
(rifiuto della) morte un giorno mi piacerebbe ritornare (partendo dalle
posizioni di Ray Kurzweil, Marvin Minsky e il transumanesimo vs. Joseph
Weizenbaum e l'umanesimo)
[8] https://nooscope.ai/
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380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Sept. 11, 2021
Re: [nexa] 'Hey Facebook, take a photo': The social network's smart glasses are here - CNET
by 380°
Buongiorno,
Claudio Agosti <claudio.agosti(a)logioshermes.org> writes:
> e invece....
>
> COMUNICATO STAMPA
>
> SMART GLASSES: GARANTE PRIVACY CHIEDE INFORMAZIONI A FACEBOOK
[...]
> L’Autorità ha chiesto, in particolare, di conoscere la base giuridica in
> relazione alla quale Facebook tratta i dati personali; le misure messe in
> atto per tutelare le persone occasionalmente riprese, in particolare i
> minori; gli eventuali sistemi adottati per anonimizzare i dati raccolti; le
> caratteristiche dell’assistente vocale collegato agli occhiali.
Interessante questo costante INTERESSE del Garante italiano per la
nostra privacy, che chiede a quello Irlandese di chiedere a Facebook che
risponde la Commissione... «che mio padre al mercato comprò».
Sono più di tre anni che è in vigore il GDPR, davvero è il caso di
tenere in piedi tutto 'sto circo SOLO per "chiedere informazioni" ogni
qual volta esce uno smart-qualcosa (smartphone, voice assistant,
smartcar, smartwatch, smartglass... smartcity) che fa più o meno le
stesse cose che fa un PC desktop/laptop (salva/usa "nel cloud" una
montagna indecente di dati e metadati) e che INDISCUTIBILMENTE non
rispetta il GDPR (è illegale?!?) /dopo/ Scherms II?
Aggià, che pirla: noi ormai da tempo viviamo in un perenne stato di
eccezione, quindi CHI LO SA cos'è illegale o no?
Saluti, 380°
[...]
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Sept. 11, 2021