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Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Giuseppe Attardi
Ringrazio Damiano di aver reagito a questo tipico atteggiamento rinunciatario.
Per citare ARM, a quelli che dicono che il treno è già passato: i treni passano in continuazione.
Per citare un proverbio cinese: il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa, il secondo migliore è adesso.
Ormai 5 anni fa, realizzammo un datacenter moderno da 500MW in 6 mesi per l’Università di Pisa a S. Piero a Grado.
In 6 mesi costruimmo il cloud del GARR con oltre 9000 core a disposizione, usando tecnologia interamente Open Source, integrando per primi OpenStack e Kubernetes.
Il modello di architettura che utilizzammo al GARR fu adottato da DCX e da altri cloud commerciali.
Il problema vero è stato che la gran parte della comunità accademica non ci ha voluto credere.
L’architettura del cloud GARR era federata, ma solo il Politecnico di Torino e l’Università di Torino hanno aderito.
In Géant, invece di costruire piattaforme cloud, hanno dedicato tutte le loro energie a definire contratti di acquisto di servizi cloud commerciali.
In Europa, solo i greci hanno adottato la soluzione di GARR.
La stessa comunità di ricerca italiana si è divisa, con lNFN che si è costruito la propria corporate cloud.
Senza il supporto e la volontà della comunità, purtroppo non si va da nessuna parte.
Il GARR nacque perché 30 anni fa la volontà e la voglia di fare c’era e si trovarono i giusti canali nei decisori politici.
Adesso sembra che ci si renda conto del ritardo sul cloud e lo si ritiene incolmabile.
Non è affatto così per vari motivi:
1. La tecnologia è in continua evoluzione e ciò che si usava 10 anni è totalmente cambiato: oggi si può entrare adottando le soluzioni che stanno emergendo adesso
2. La crescita del settore sarà enorme, quello che vediamo oggi è solo il 10% di ciò che sarà tra 5 anni, quindi c'è ancora una prateria da conquistare
Quindi se non vogliamo restare solo una colonia, ma avere un ruolo nel futuro, che girerà interamente su cloud, dobbiamo inventare soluzioni e percorsi e investire con determinazione.
Ho provato per esempio a delineare una possibile architettura di piattaforma di data cloud per la PA, che ho denominato UniFlux, in quanto basata sullo streaming dei dati anziché sullo storage passivo di dati. Trovate una bozza qui:
https://drive.google.com/file/d/1thH0ISdgP9wGMQJjrAkSLZSoS7K3nmsK/view?usp=…
Ma è solo uno dei possibili spunti. Ci sono infinite possibilità.
Un altro problema da affrontare è contrastare con leggi opportune le distorsioni alla concorrenza, che vengon praticate dai GAFAM.
Per esempio Google ha dichiarato una perdita di $1.24 miliardi nell’ultimo quadrimestre nel servizio GCP: non deve essere permesso di fare sussidi incrociati e quindi vendere sottocosto servizi.
Altro importantissimo spunto di Damiano su cui riflettere è quali sono i requisiti di una piattaforma cloud che non sono attualmente soddisfatti dai servizi commerciali italiani o europei.
Studiamo questi limiti e proponiamo come superarli.
Da lì si può partire per progettare una piattaforma cloud su misura per la PA e poi per il paese.
Insomma, ci vuole, coraggio, determinazione e pazienza (Roma non fu fondata in un anno).
— Beppe
> On 27 May 2021, at 12:00, <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>
> Date: Thu, 27 May 2021 11:00:15 +0200
> From: Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it <mailto:damiano@verzulli.it>>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e
> Schrems - II
> Message-ID: <08c6937a-544f-56f4-96f0-1d9b37441c5d(a)verzulli.it <mailto:08c6937a-544f-56f4-96f0-1d9b37441c5d@verzulli.it>>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Il 26/05/21 19:37, Stefano Maffulli ha scritto:
>> [....]
>> Serve tenere presente che *oggi* non ci sono alternative alle cloud di
>> Google, Amazon e Microsoft.
>
> Nel contesto di questa lista, questa affermazione è troppo generica.
>
> Che significa: "non ci sono alternative alle cloud di Google, Amazon e
> Microsoft"?
>
> * Significa che il Comune di XYZ (da 1000 abitanti), deve _PER_FORZA_
> avere GDRIVE o ONEDRIVE sui PC del segretario comunale? Non ci sono
> alternative?
>
> * Significa che il Comune di KKK (da 20.000 abitanti), non è più in
> grado di far girare delle VM su infrastrutture locali (perche' non
> puo' comprare HW) e, spinto dalla norma che gli dice di "mandare
> tutto su cloud", _DEVE_ spostare il workload su delle VM (perche' e'
> di questo che parliamo!) su Google, Amazon o Microsoft? Perche'
> Hetzner no? Perche' OVH no? Perche'... Aruba no?
>
> * Significa che il Ministero dell'Istruzione --dopo che ha deciso di
> _NON_ essere in grado di gestire localmente la propria
> infrastruttura di posta-- la _DEVE_ portare su piattaforme
> Microsoft? Non ci sono alternative? Ne siamo _VERAMENTE_ sicuri?
> Come hanno fatto, fino a ieri?
>
> * Significa che l'Ateneo YYY (magari da 30k studenti e 1200 unita' di
> personale docente e amminsitrativo) --dopo che ha
> (inconsapevolmente) annientato il proprio IT interno-- _DEVE_
> mandare on-line gli stream delle lezioni utilizzando Microsoft Teams
> o Google Classroom perche' NON ci sono alternative? Ne siamo proprio
> sicuri? (hint: magari facciamo questa domanda _ANCHE_ a PoliTO)
>
> * Significa che la mia locale ASL, non ha alternative rispetto
> all'esternalizzazione di VM (perche', di nuovo, è di questo che
> parliamo....) su Amazon, Google o Microsoft?
>
> ....oppure
>
> * significa che il sistema di gestione del "protocollo informatico"
> del Comune XYZ è "cloud-native" e richiede, per funzionare, servizi
> a-la "Server-less computing", ad oggi offerti solo dai big player
> made-in-USA?
>
> * significa che la ASL sta riscrivendo il proprio software di gestione
> del tracciamento COVID e lo sta facendo in modalita' "cloud-native",
> ed ha bisogno di provider che gli consentano di deploiare la propria
> applicazione in modalità "ultra-scalabile"?
>
> * significa che il l'Agenzia delle Entrate sta riscrivendo tutto il
> software del "Cassetto Fiscale" e lo sta facendo con architetture
> cloud-native che --di nuovo-- richiedono una infrastruttura di
> "cloud-computing" che NON è quella di Aruba, di Hetzner (e, forse,
> di OVH [che non conosco direttamente])?
>
> ...e potrei continuare.
>
>
> Secondo me ci sono dei fattori che non possono essere trascurati (e che
> vedo trattati _pochissimo_ nelle discussioni, anche qui, fra tecnici):
>
> * tutti parlano di cloud. Nessuno parla di applicazioni (quelle
> "running", _OGGI_). Nessuno dice che quelle applicazioni, oggi,
> _NON_ possono essere mandate su cloud, se non utilizzando servizi
> IAAS (sposto la VM dal mio DC al DC di un altro). Per questo
> "problema", i DC di Aruba, i DC di TopHost, i DC di Hetzner, di OVH,
> (...i DC di SOGEI, i DC di CINECA, etc.) vanno _benissimo_;
>
> * la "scala" di Amazon, Google e Microsoft è "il mondo". Il nostro
> problema (cloud nella PA) è la PA Italiana. Siete proprio sicuri che
> 5 datacenter "piccoli" (ma ben connessi fra loro, e ben
> "amministrati") non possano sostenere il workload dell'80% della PA
> Italiana? Siete proprio sicuri che il problema sia "il ferro"
> (numero e dimensione dei DC e loro capacità computazione e di storage)?
>
> * se è vero (come è vero) che le "competenze" in ambito "architetture
> cloud-native" sono merce rarissima, nessuno dice che _NON_ è
> necessario che queste competenze scalino linearmente con l'aumentare
> della dimensione delle infrastrutture gestite e del carico
> computazione: lo stesso gruppo di "20 tecnici giusti", può gestire
> una infrastruttura che sta in un armadio rack da 42", o in 10 armadi
> rack, o in 50 rack sparsi in 5 DC. _SE_ (ripeto: _SE_)
> l'architettura poggia sulle basi dell'automazione e
> dell'orchestrazione, non cambia niente! (o comunque cambia
> _pochissimo_). Insomma: per (ri)portare l'IT "pubblico" del nostro
> Paese sui binari giusti, _NON_ servono 10.000 tecnici. Ne servono
> meno (molto meno) di 100. Chiaramente serve qualcuno che li guidi
> (ma questa e' un'altra storia. Che non c'entra con Google, Microsoft
> e Amazon).
>
>
>> Le alternative locali sono indietro di oltre 10 anni, sia per
>> dimensioni sia per funzionalità. E il PNRR mette "cloud" al centro
>> della strategia digitale del paese. Ci sono da recuperare 15 anni di
>> arretratezza, anni in cui anche l'open source si è fermato a guardare,
>> lasciando la *pratica* del cloud in mano ai colossi. Mai come oggi c'è
>> stato così tanto software libero che in pochi però sanno far
>> funzionare a scala.
>
> Se allarghiamo il discorso a tutto l'IT del Paese (e non, quindi, alla
> sola PA), allora è chiaro che i servizi di Aruba (o di TopHost, o di
> Hetzner, o di OVH) _NON_ sono paragonabili a quello di AWS. Ed
> un'azienda "moderna" (la prima che mi viene in mente, è Bending Spoons)
> tende necessariamente a guardare in direzione USA (perche' è li che
> trova quello di cui ha bisogno)
>
> Ma il nostro focus _NON_ è l'IT del Paese. È quello della PA. Una PA che
> è indietro millemila anni, in ambito IT. E paradossalmente questo è un
> vantaggio, perche' in questo contesto, "cloud" = "IAAS". E l'"IAAS" è
> _DISPONIBILE_ gia', nel nostro territorio (e in Europa).
>
> A quale "arretratezza" ti riferisci? Forse al fatto che nelle ASL, negli
> Atenei, al Ministero delle Finanze, e in tanti altri posti "pubblici",
> la parola LAMP fa ancora tendenza? Se si, che relazione ha questo
> "problema" con il fatto che Amazon, Google e Microsoft rappresentino
> scelte obbligate?
>
> Attenzione: _NON_ sto dicendo che non esista un ritardo. Tutt'altro. È
> solo che quel ritardo _NON_ si colma adottando massicciamente le
> piattaforme GAM. Quel ritardo puo' essere colmato solo passando dalla
> realizzazione di nuove applicazioni (cloud-native) e dalla
> predisposizione di piani di adozione/migrazione "adeguati". E dovrei
> pensare che questo _NON_ sia possibile nel nostro Paese? Oggi?
>
>
>> Gli italiani in OpenStack erano Garr, INFN ed Enter, tutte con pochi
>> spiccioli. Il che mi fa supporre che nelle 3 grosse aziende citate non
>> ci sono le competenze di scala al livello necessario ad offrire
>> servizi alternativi agli ultra-scale.
>
> La missione di GARR _NON_ è quella di essere il "cloud-provider della
> P.A.". È quella di fornire connettività (e servizi "accessori") alla
> Comunità della Ricerca. E già solo per fare questo, ha (da tempo)
> metabolizzato il fatto che "automazione" e "orchestrazione" sono
> indispensabili (per fare efficacemente il suo lavoro). Probabilmente
> l'avvicinamento ad OpenStack (ed a K8S) va letto in questa ottica, ossia
> funzionale alle proprie necessita'. Non al fatto di candidarsi ad essere
> cloud-provider verso terzi.
>
>
>> Ci saranno sicuramente ottimi ingegneri e dipartimenti forti a
>> TIM/Fincantieri/Leonardo, ma ho l'impressione che il C-level negli
>> ultimi 10 anni non ha sviluppato le competenze necessarie a gestire un
>> cloud in grande scala con progetti open source, anche solo
>> compute+storage+network (non parlando dei servizi tipo dbaas,
>> serverless, etc)? Sbaglio?
>
> Da almeno 20 anni l'IT del nostro Paese è "attività commerciale". Fare
> IT, nel privato, significa "comprare software" e "rivenderlo", a volte
> arricchito con una percentuale piu' o meno trascurabile di valore
> aggiunto. Fare IT significa _VENDERE_ hardware e software
> pacchettizzato. I nomi che hai citato sono eccellenze in questo ambito
> (aka: comprano e vendono _molto_). Non ho alcun dubbio (e, con me, molti
> altri "tecnici") sul fatto che i paradigmi che stanno alla base del
> F/OSS manchino totalmente nelle agende dei C-level citati: perche'
> dovrebbero esserci? (non e' una domanda retorica).
>
> Questi temi, pero', sono _POLITICI_. È compito della Politica affrontare
> (e risolvere, ammesso che li condivida) questi problemi.
>
> E l'infrastruttura cloud su cui poggiare l'IT pubblico del Paese.... è
> probabilmente la prima decisione che dovrà essere presa (ammesso che non
> sia stata gia' fatta).
>
> A me terrorizza il fatto che continuo a sentire, ovunque, che nel nostro
> Paese ci sono "11.000 datacenter" e che "molti di questi non sono
> sicuri". Nessuno dice che, quasi certamente, in quei 11.000 datacenter è
> incluso l'antibagno del Comune XYZ (che, insieme alla scopa ed al
> carrello delle pulizie, vede a terra anche il server con il locale
> gestionale). E nessuno riflette sul fatto che la "sicurezza" è stata
> misurata valutando il livello di TLS supportato (quando supportato) sul
> sito web istituzionale.
>
> Questa (del magazzino delle scope, e del TLS istituzionale) è la realta'
> nella PA di oggi. Non è quella delle architetture cloud-native. E
> contrattualizzare i rapporti con google, microsoft e amazon, non credo
> risolverà molto (anzi).
>
>
>> Secondo me bisogna avere bene in mente questo stato di fatto per poter
>> offrire piani credibili di indipendenza tecnologica all'Italia e
>> all'Europa.
>
> mi piacerebbe vederne almeno uno di questi "piani credibili". Finora io
> non ho visto nulla, se non articoli (generici), mail (generiche) e
> qualche chiacchiera. Ma di "piani" --almeno per come intendo io la
> parola "piano"-- _zero_.
>
>
> Scusate la prolissità
>
> My 0.02€
>
> Bye,
> DV
>
>
> --
> Damiano Verzulli
> e-mail: damiano(a)verzulli.it <mailto:damiano@verzulli.it>
> ---
> possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
> ---
> "...I realized that free software would not generate the kind of
> income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
> to get a well paying job as a free software developer, but not
> here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
> http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html <http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html>
May 27, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by D. Davide Lamanna
On 26/05/21 19:37, Stefano Maffulli wrote:
> Il messaggio di Fabio solleva punti molto importanti con scenari
> plausibili. Come altri dicono nella discussione, gli accordi così come
> annunciati portano alti rischi e confermano una sudditanza tecnologica.
Totale.
> Per ribattere, oltre alla critica, bisogna poter offrire un'alternativa
> o soluzioni tampone nel breve periodo. Serve tenere presente che *oggi*
> non ci sono alternative alle cloud di Google, Amazon e Microsoft. Le
> alternative locali sono indietro di oltre 10 anni, sia per dimensioni
> sia per funzionalità.
Verissimo.
> E il PNRR mette "cloud" al centro della strategia
> digitale del paese.
E mantiene un profilo ambiguo. Parla di Hybrid Cloud perché sa bene che
non si può pretendere un Private Cloud italiano, ma neanche si può dare
il messaggio che mettiamo tutto in Public Cloud estero. Che di fatto,
purtroppo, sarà quello che succederà, al netto dei buoni propositi
dell'approccio Hybrid dichiarato...
> Ci sono da recuperare 15 anni di arretratezza, anni
> in cui anche l'open source si è fermato a guardare, lasciando la
> *pratica* del cloud in mano ai colossi.
E' così. Ma quello che io dico sempre è: se mai cominciamo, mai erodiamo
il ritardo accumulato. Quindi ben vengano i propositi di cominciare a
fare qualcosa di autonomo.
> Mai come oggi c'è stato così
> tanto software libero che in pochi però sanno far funzionare a scala.
E' questo che mi fa arrabbiare! Come mai non siamo incisivi in queste
cose? Perché è difficile?!? Ma no, dai, non scherziamo... Anzi è
divertente e formativo per un sistemista o per un architetto del
software esplorare questo campo.
Inoltre aggiungo che le licenze software di OpenStack e Kubernetes sono
Apache License 2.0, compatibili, quindi, con GPLv3. Perché FSF non ci ha
mai fatto un pensierino?
> On Wed, May 26, 2021 at 6:57 AM Fabio Pietrosanti (naif)
> <lists(a)infosecurity.ch <mailto:lists@infosecurity.ch>> wrote:
>
> Prendiamo un esempio, spacchettiamolo, TIM e Google costituiscono
> una società assieme, creando un datacenter apposito (CAPEX come se
> piovesse) con dentro cemento, fibre, server, rack e quant’altro.
> Dentro quella “infrastruttura as a service” ci gira software e
> tecnologia proprietaria di Google.
>
>
> E che altra tecnologia ci vuoi far girare in un datacenter e con quale
> manodopera? Queste competenze sono rare.
Mai iniziamo, mai ci saranno...
> Non ricordo di aver mai visto nessuno dei tre grandi nomi (TIM,
> Fincantieri e Leonardo) tra gli sponsor di progetti open source a scala
> "cloud". Non ricordo nemmeno di aver mai sentito questi nomi dare
> presentazioni alle conferenze di OpenStac/OpenInfra o Linux Foundation.
> I nomi non ci sono nella lista di soci di OpenStack o CNCF, per
> esempio.
Vero. In generale di italiani che vivono e lavorano in Italia se ne sono
visti pochi in queste conferenze. Gli unici italiani che incontravi
erano quelli residenti all'estero.
> Gli italiani in OpenStack erano Garr, INFN ed Enter, tutte con
> pochi spiccioli.
E Binario Etico.
;-)
https://openinfra.dev/companies/
B-)
Possiamo aggiungere i nostri (pochissimi) spiccioli...
Il che mi fa supporre che nelle 3 grosse aziende citate
> non ci sono le competenze di scala al livello necessario ad offrire
> servizi alternativi agli ultra-scale.
>
> Cloud architects e scalability engineers hanno stipendi che superano i
> 200mila dollari in USA. Quelli più esperti portano a casa
> tranquillamente pure il doppio. Chi ci viene a mettere in piedi da zero
> un'infrastruttura su progetti open source tipo Kubernetes in Italia con
> gli stipendi medi italiani?
Quello dello stipendio è un tema, ma non può essere l'unico. Per un
italiano vivere in Italia è importante; per alcuni italiani lo è di più
del denaro. Però aumentare gli stipendi italiani di chi ha competenze in
materia, aiuterebbe in effetti.
> Ci saranno sicuramente ottimi ingegneri e dipartimenti forti a
> TIM/Fincantieri/Leonardo, ma ho l'impressione che il C-level negli
> ultimi 10 anni non ha sviluppato le competenze necessarie a gestire un
> cloud in grande scala con progetti open source, anche solo
> compute+storage+network (non parlando dei servizi tipo dbaas,
> serverless, etc)? Sbaglio?
Affatto.
> Secondo me bisogna avere bene in mente questo stato di fatto per poter
> offrire piani credibili di indipendenza tecnologica all'Italia e
> all'Europa.
Ce l'hanno. Tanto è vero che si butteranno sul Public Cloud. Non possono
fare altrimenti. Però, e su questo dobbiamo insistere, dobbiamo iniziare
a farci le nostre cloud.
D.
May 27, 2021
Re: [nexa] Sulle accuse a Richard Stallman
by Alberto Cammozzo
Cara Dora,
grazie per la tua appassionata e coraggiosa mail.
Non mi sono finora inserito nella conversazione su RMS perché non
pensavo di saperne abbastanza da esprimere una qualche opinione.
Inoltre in una lista di discussione occorre molta cautela anche nel
discutere, poiché non è una sede adeguata per accertare dei fatti. E su
vicende così delicate, se non di fatti, di cosa si dovrebbe parlare?
Intervengo quindi non sul merito, ma su alcune cose molto importanti che
dici sulla degenerazione della comunicazione che porta ai fenomeni di
"ritual defamation" e "non judicial punishment": sono la versione per
adulti di ciò che condanniamo come bullismo nei bambini e negli adolescenti.
Liste come questa, che a mio avviso è molto qualificata, dovrebbero
impegnarsi a promuovere metodi per la discussione che evitino i danni
che può portare una scarica impulsiva di una tensione che andrebbe
invece strutturata e indirizzata nella dialettica.
E' uno degli effetti di una dinamica ben più ampia, che dilaga a livello
collettivo ormai anche offline, facilitata dal diffondersi di dinamiche
emotive primitive che privilegiano, oltre alla dipendenza e alla
soddisfazione immediata, anche la risposta immediata e non meditata.
Botta e risposta.
Come possiamo, care amiche e amici della lista, promuovere un approccio
costruttivo, dialogico, dialettico, che aiuti a strutturare in modo più
evoluto forme di pensiero impulsivo?
Grazie,
Alberto
On 26/05/21 17:57, Dora Scilipoti wrote:
> Un saluto ai lettori.
>
> Premetto che sono consapevole del fatto che in una lista pubblica il
> concetto di riservatezza non si applica. Ma faccio appello alla prudenza
> data la natura molto personale di quello che sto per dire. Le foto
> linkate sono sotto CC-BY-ND. Grazie.
>
> Sono la compagna di Richard Stallman. Un po' di giorni fa sono stata
> indirizzata a leggere una conversazione che si è svolta su questa lista
> in cui Richard viene ancora sottoposto ad un processo sommario sulla
> base di accuse generiche lanciate in modo sconsiderato e frettoloso. Non
> pensavo che questa moda americana fosse arrivata in Italia.
>
> Sono profondamente addolorata. Ferita. Non posso rimanere in silenzio di
> fronte all'ingiustizia. Ritengo di dover esprimere il mio punto di vista
> su Richard non solo perché credo di conoscerlo come il palmo della mia
> mano, ma anche e soprattutto perché è stato colui che mi ha aiutato ad
> uscire da una vita di dolore e sofferenza.
>
> All'età di quattro anni sono stata violentata in casa da mio nonno.
> Intendo vera violenza sessuale, non la molestia. Lo chiarisco perché
> oggi come oggi il concetto (in inglese, "sexual harassment") viene
> attribuito a condotte come il tocco sulla spalla, sulla mano o sul
> braccio, un invito a cena, un biglietto da visita o un regalo sgradito,
> un complimento all’aspetto fisico.
>
> Più tardi, nella mia gioventù, sono stata arrestata dalla dittatura
> militare nel mio paese d'origine, colpevole di simpatizzare con i
> "comunisti". Sono stata torturata con l'elettricità e ho subito abusi
> sessuali anche lì.
>
> Anni di psicoanalisi e terapie varie. Una vita rovinata non solo nella
> sfera sessuale, ma anche in tutti gli altri ambiti.
>
> Perciò quando vedo che le vittime del movimento #MeToo fanno causa a chi
> le ha violentate e poi scendono a patti fuori dai tribunali, rimango
> delusa e mi arrabbio. Tutto l'oro del mondo non può minimamente
> rimediare il danno fatto.
>
> Ero giá sui cinquant'anni quando ho conosciuto Richard. L'uomo più
> umano, più dolce, tenero, comprensivo e rispettoso delle donne che
> abbia mai incontrato. Grazie a lui mi sono vista rinascere. Mi ha fatto
> scoprire alcune capacità che non credevo di avere, mi ha incoraggiata a
> fare delle cose che non avrei mai creduto di poter fare, mi ha riempito
> il cuore di quell’amore incondizionato che non avevo mai avuto. Con lui
> ho capito che al mondo ci possono essere anche uomini buoni.
>
> A chi lo accusa di essere misogino, sessista, irrispettoso delle donne e
> quant'altro, dico, e attenzione che qui arrivano le maiuscole:
>
> STATE SBAGLIANDO
>
> Ma non lo dico solo io.
>
> Lo dice Nadine Strossen, una delle donne più rispettate negli Stati
> Uniti, con una carriera che l'ha portata a sentirsi chiamare una
> "luminare" nella lotta per i diritti umani in generale e per i diritti
> delle donne in particolare. Professoressa di diritto, esperta di diritto
> costituzionale, quando è andata in pensione alla festa hanno assistito
> membri della Suprema Corte di Giustizia. Questa donna si è dichiarata
> pubblicamente d'accordo con molte delle opinioni °controverse° di
> Richard, e dopo che Richard fu "cancellato" nel 2019, scrisse insieme a
> lui un libro nel quale hanno partecipato anche altri autori. Maggiori
> dettagli nel link [1].
>
> Lo dice Hannah Wolfman-Jones, una giovane donna che si occupa di
> tecnologie Bitcoin, coautrice anche lei del libro di cui sopra.
>
> Lo dice Sylvia Paull, una femminista di rilievo negli Stati Uniti che
> conosce Richard da quasi trent'anni. Ha scritto un articolo dal titolo
> "Richard Stallman Is Vilified by Those Who Don't Know Him". Cito
> dall'articolo:
>
> "As an active feminist and one who has witnessed much bad behavior among
> tech CEOs over the past 30 years, I think that accusing Richard Stallman
> of not supporting women, gays, or any other minority group is false".[2]
>
> Lo dice Margarita Lacabe, un'avvocata che ha conosciuto Richard da
> studentessa negli anni 80 e che ebbe con lui una relazione romantica
> platonica. [3]
>
> Lo dice Karrie Peterson, una bibliotecaria del MIT che conosce Richard
> da molti anni ed è sempre in contatto con lui. [4]
>
> Lo dice Leah Rowe, una donna trans leader del progetto GNU Libreboot. [5]
>
> Lo dice Renata Avila, una femminista e avocata che si muove nel mondo
> della tecnologia e lavora con il governo della Spagna per
> l'implementazione di politiche giuste nell'era digitale. [6]
>
> Lo dice Nina Paley, un'artista statunitense che promuove la cultura
> libera e che conosce Richard anche lei da anni, avendolo ospitato più di
> una volta in casa sua. [7]
>
> Lo dice una donna che firma con lo pseudonimo "dalzell", che ha
> conosciuto Richard al MIT negli anni settanta. [8]
>
> Lo dicono le centinaia di email che ha ricevuto Richard dal settembre
> 2019 fino ad oggi da gente che gli ha scritto in privato per esprimere
> il proprio supporto. Decine di quelle mail sono da donne. Quasi tutti
> però hanno chiesto riservatezza. Oggi le persone hanno paura di
> esprimere le proprie opinioni in pubblico. L'aria di intimidazione che
> si respira è tale che molti temono di subire attacchi, essere espulsi
> dalle comunità o respinti dai pari, o addirittura perdere il posto di
> lavoro.
>
> Questa non è una teoria. Oggi le persone negli Stati Uniti vengono
> linciate dai colleghi, espulse dalle comunità e licenziate per avere
> espresso --anche molti anni prima-- qualche opinione minimamente
> sgradita agli attivisti del nuovo paradigma della °social justice°. Non
> esiste più il concetto di perdono, di dare una nuova opportunità. Non
> esiste più il dialogo, il dibattito.
>
> Oggi una persona viene diffamata anche senza che il malcapitato ne
> venga a conoscenza. Vale a dire, alle sue spalle. Non si riconosce
> all'accusato il diritto di sapere di cosa viene accusato e da chi. Chi
> accusa si nasconde, non rivela il contesto e nega il dialogo con
> l'accusato. Questo è il metodo della "Ritual Defamation" delineata già
> negli anni Novanta dal noto ricercatore statunitense Laird Wilcox, che a
> questo riguardo diceva:
>
> "An important rule in ritual defamation is to avoid engaging in any kind
> of debate over the truthfulness or reasonableness of what has been
> expressed, only condemn it. To debate opens the issue up for examination
> and discussion of its merits, and to consider the evidence that may
> support it, which is just what the ritual defamer is trying to avoid.
> The primary goal of ritual defamation is censorship and repression." [9]
>
> L'accusato non ha alcun diritto, è colpevole e basta. Questo è il
> °Non-Judicial Punishment° di cui parla Bruce Perens. [10]
>
> Molte delle accuse contro Richard sono state fatte in base ad una serie
> di barzellette che giravano nei corridoi del MIT per deridere Richard a
> causa della sua impopolarità tra le donne ma non solo. C'era anche chi
> lo evitava perché infastiditi dalla sua costante predica sul software
> libero. Le barzellette erano del tipo:
>
> * Digli che sei utente di vi.
> * Metti delle piante in ufficio (a Richard certe piante non piacciono)
> * Non salire in ascensore con lui.
>
> Infatti sulla storia del ascensore c'è un aneddoto interessante. [11]
>
> A chi accusa Richard di non rispettare le donne faccio anche queste
> domande: dov'eri quando negli anni Ottanta Richard andava a manifestare
> a Washington per i diritti delle donne? Forse non eri ancora nato? Lo
> sai che Richard, insieme a Nadine Strossen, lotta da decenni per
> l'introduzione dell’"Equal Rights Amendment" nella Costituzione degli
> Stati Uniti? (proposta di modifica della Costituzione per inserire
> l’uguaglianza di diritti tra donne e uomini). [12]
>
> Non sono una persona religiosa, ma leggo spesso gli scritti di Papa
> Francesco. Nell'enciclica dell'anno scorso, leggo parole di saggezza
> quando parla delle comunicazioni virtuali:
>
> "Occorre riconoscere che i fanatismi che inducono a distruggere gli
> altri hanno per protagonisti anche persone religiose, non esclusi i
> cristiani, che «possono partecipare a reti di violenza verbale mediante
> internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino
> nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la
> diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni
> rispetto per il buon nome altrui»" [13]
>
> Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui. Vi saluto
> lasciandovi qualche foto.
>
> 2008
> https://stallman.org/photos/india/taj-mahal/img_7176.jpg
>
> 2010
> https://stallman.org//photos/australia/great-ocean-road/2010-09-17.jpg
>
> 2016
> https://stallman.org/photos/italy/liguria/finale/Finalborgo_2Jun2016/Richar…
>
> 2020 - Il peso della diffamazione sugli occhi
> https://stallman.org/photos/rms/rms-and-dora-masked.jpg
>
> Note:
>
> [1]
> https://stallmansupport.org/nadine-strossen-hannah-wolfman-rebut-accusation…
>
> [2]
> https://stallmansupport.org/richard-stallman-vilified-by-those-who-dont-kno…
>
> [3]
> https://stallmansupport.org/margarita-lacabe-my-relationship-with-richard.h…
>
> [4]
> https://stallmansupport.org/letter-of-support-to-stallman-and-community-fro…
>
> [5]
> https://stallmansupport.org/richard-stallman-is-not-transphobic-says-leah-r…
>
> [6]
> https://stallmansupport.org/renata-avila-trying-to-understand-the-lynching-…
>
> [7]
> https://stallmansupport.org/comments-in-support-of-richard-stallman.html#ni…
>
> [8]
> https://stallmansupport.org/comments-in-support-of-richard-stallman.html#bd…
>
> [9]
> https://stallmansupport.org/the-practice-of-ritual-defamation-laird-wilcox.…
>
> [10]
> https://perens.com/2021/04/04/on-non-judicical-punishment-of-individuals/
>
> [11]
> https://stallmansupport.org/debunking-false-accusations-against-richard-sta…
>
> [12]
> https://www.stallman.org/notes/2018-jan-apr.html#21_April_2018_(Equal_Right…
>
> [13]
> http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-franc…
>
May 27, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Damiano Verzulli
Il 26/05/21 19:37, Stefano Maffulli ha scritto:
> [....]
> Serve tenere presente che *oggi* non ci sono alternative alle cloud di
> Google, Amazon e Microsoft.
Nel contesto di questa lista, questa affermazione è troppo generica.
Che significa: "non ci sono alternative alle cloud di Google, Amazon e
Microsoft"?
* Significa che il Comune di XYZ (da 1000 abitanti), deve _PER_FORZA_
avere GDRIVE o ONEDRIVE sui PC del segretario comunale? Non ci sono
alternative?
* Significa che il Comune di KKK (da 20.000 abitanti), non è più in
grado di far girare delle VM su infrastrutture locali (perche' non
puo' comprare HW) e, spinto dalla norma che gli dice di "mandare
tutto su cloud", _DEVE_ spostare il workload su delle VM (perche' e'
di questo che parliamo!) su Google, Amazon o Microsoft? Perche'
Hetzner no? Perche' OVH no? Perche'... Aruba no?
* Significa che il Ministero dell'Istruzione --dopo che ha deciso di
_NON_ essere in grado di gestire localmente la propria
infrastruttura di posta-- la _DEVE_ portare su piattaforme
Microsoft? Non ci sono alternative? Ne siamo _VERAMENTE_ sicuri?
Come hanno fatto, fino a ieri?
* Significa che l'Ateneo YYY (magari da 30k studenti e 1200 unita' di
personale docente e amminsitrativo) --dopo che ha
(inconsapevolmente) annientato il proprio IT interno-- _DEVE_
mandare on-line gli stream delle lezioni utilizzando Microsoft Teams
o Google Classroom perche' NON ci sono alternative? Ne siamo proprio
sicuri? (hint: magari facciamo questa domanda _ANCHE_ a PoliTO)
* Significa che la mia locale ASL, non ha alternative rispetto
all'esternalizzazione di VM (perche', di nuovo, è di questo che
parliamo....) su Amazon, Google o Microsoft?
....oppure
* significa che il sistema di gestione del "protocollo informatico"
del Comune XYZ è "cloud-native" e richiede, per funzionare, servizi
a-la "Server-less computing", ad oggi offerti solo dai big player
made-in-USA?
* significa che la ASL sta riscrivendo il proprio software di gestione
del tracciamento COVID e lo sta facendo in modalita' "cloud-native",
ed ha bisogno di provider che gli consentano di deploiare la propria
applicazione in modalità "ultra-scalabile"?
* significa che il l'Agenzia delle Entrate sta riscrivendo tutto il
software del "Cassetto Fiscale" e lo sta facendo con architetture
cloud-native che --di nuovo-- richiedono una infrastruttura di
"cloud-computing" che NON è quella di Aruba, di Hetzner (e, forse,
di OVH [che non conosco direttamente])?
...e potrei continuare.
Secondo me ci sono dei fattori che non possono essere trascurati (e che
vedo trattati _pochissimo_ nelle discussioni, anche qui, fra tecnici):
* tutti parlano di cloud. Nessuno parla di applicazioni (quelle
"running", _OGGI_). Nessuno dice che quelle applicazioni, oggi,
_NON_ possono essere mandate su cloud, se non utilizzando servizi
IAAS (sposto la VM dal mio DC al DC di un altro). Per questo
"problema", i DC di Aruba, i DC di TopHost, i DC di Hetzner, di OVH,
(...i DC di SOGEI, i DC di CINECA, etc.) vanno _benissimo_;
* la "scala" di Amazon, Google e Microsoft è "il mondo". Il nostro
problema (cloud nella PA) è la PA Italiana. Siete proprio sicuri che
5 datacenter "piccoli" (ma ben connessi fra loro, e ben
"amministrati") non possano sostenere il workload dell'80% della PA
Italiana? Siete proprio sicuri che il problema sia "il ferro"
(numero e dimensione dei DC e loro capacità computazione e di storage)?
* se è vero (come è vero) che le "competenze" in ambito "architetture
cloud-native" sono merce rarissima, nessuno dice che _NON_ è
necessario che queste competenze scalino linearmente con l'aumentare
della dimensione delle infrastrutture gestite e del carico
computazione: lo stesso gruppo di "20 tecnici giusti", può gestire
una infrastruttura che sta in un armadio rack da 42", o in 10 armadi
rack, o in 50 rack sparsi in 5 DC. _SE_ (ripeto: _SE_)
l'architettura poggia sulle basi dell'automazione e
dell'orchestrazione, non cambia niente! (o comunque cambia
_pochissimo_). Insomma: per (ri)portare l'IT "pubblico" del nostro
Paese sui binari giusti, _NON_ servono 10.000 tecnici. Ne servono
meno (molto meno) di 100. Chiaramente serve qualcuno che li guidi
(ma questa e' un'altra storia. Che non c'entra con Google, Microsoft
e Amazon).
> Le alternative locali sono indietro di oltre 10 anni, sia per
> dimensioni sia per funzionalità. E il PNRR mette "cloud" al centro
> della strategia digitale del paese. Ci sono da recuperare 15 anni di
> arretratezza, anni in cui anche l'open source si è fermato a guardare,
> lasciando la *pratica* del cloud in mano ai colossi. Mai come oggi c'è
> stato così tanto software libero che in pochi però sanno far
> funzionare a scala.
Se allarghiamo il discorso a tutto l'IT del Paese (e non, quindi, alla
sola PA), allora è chiaro che i servizi di Aruba (o di TopHost, o di
Hetzner, o di OVH) _NON_ sono paragonabili a quello di AWS. Ed
un'azienda "moderna" (la prima che mi viene in mente, è Bending Spoons)
tende necessariamente a guardare in direzione USA (perche' è li che
trova quello di cui ha bisogno)
Ma il nostro focus _NON_ è l'IT del Paese. È quello della PA. Una PA che
è indietro millemila anni, in ambito IT. E paradossalmente questo è un
vantaggio, perche' in questo contesto, "cloud" = "IAAS". E l'"IAAS" è
_DISPONIBILE_ gia', nel nostro territorio (e in Europa).
A quale "arretratezza" ti riferisci? Forse al fatto che nelle ASL, negli
Atenei, al Ministero delle Finanze, e in tanti altri posti "pubblici",
la parola LAMP fa ancora tendenza? Se si, che relazione ha questo
"problema" con il fatto che Amazon, Google e Microsoft rappresentino
scelte obbligate?
Attenzione: _NON_ sto dicendo che non esista un ritardo. Tutt'altro. È
solo che quel ritardo _NON_ si colma adottando massicciamente le
piattaforme GAM. Quel ritardo puo' essere colmato solo passando dalla
realizzazione di nuove applicazioni (cloud-native) e dalla
predisposizione di piani di adozione/migrazione "adeguati". E dovrei
pensare che questo _NON_ sia possibile nel nostro Paese? Oggi?
> Gli italiani in OpenStack erano Garr, INFN ed Enter, tutte con pochi
> spiccioli. Il che mi fa supporre che nelle 3 grosse aziende citate non
> ci sono le competenze di scala al livello necessario ad offrire
> servizi alternativi agli ultra-scale.
La missione di GARR _NON_ è quella di essere il "cloud-provider della
P.A.". È quella di fornire connettività (e servizi "accessori") alla
Comunità della Ricerca. E già solo per fare questo, ha (da tempo)
metabolizzato il fatto che "automazione" e "orchestrazione" sono
indispensabili (per fare efficacemente il suo lavoro). Probabilmente
l'avvicinamento ad OpenStack (ed a K8S) va letto in questa ottica, ossia
funzionale alle proprie necessita'. Non al fatto di candidarsi ad essere
cloud-provider verso terzi.
> Ci saranno sicuramente ottimi ingegneri e dipartimenti forti a
> TIM/Fincantieri/Leonardo, ma ho l'impressione che il C-level negli
> ultimi 10 anni non ha sviluppato le competenze necessarie a gestire un
> cloud in grande scala con progetti open source, anche solo
> compute+storage+network (non parlando dei servizi tipo dbaas,
> serverless, etc)? Sbaglio?
Da almeno 20 anni l'IT del nostro Paese è "attività commerciale". Fare
IT, nel privato, significa "comprare software" e "rivenderlo", a volte
arricchito con una percentuale piu' o meno trascurabile di valore
aggiunto. Fare IT significa _VENDERE_ hardware e software
pacchettizzato. I nomi che hai citato sono eccellenze in questo ambito
(aka: comprano e vendono _molto_). Non ho alcun dubbio (e, con me, molti
altri "tecnici") sul fatto che i paradigmi che stanno alla base del
F/OSS manchino totalmente nelle agende dei C-level citati: perche'
dovrebbero esserci? (non e' una domanda retorica).
Questi temi, pero', sono _POLITICI_. È compito della Politica affrontare
(e risolvere, ammesso che li condivida) questi problemi.
E l'infrastruttura cloud su cui poggiare l'IT pubblico del Paese.... è
probabilmente la prima decisione che dovrà essere presa (ammesso che non
sia stata gia' fatta).
A me terrorizza il fatto che continuo a sentire, ovunque, che nel nostro
Paese ci sono "11.000 datacenter" e che "molti di questi non sono
sicuri". Nessuno dice che, quasi certamente, in quei 11.000 datacenter è
incluso l'antibagno del Comune XYZ (che, insieme alla scopa ed al
carrello delle pulizie, vede a terra anche il server con il locale
gestionale). E nessuno riflette sul fatto che la "sicurezza" è stata
misurata valutando il livello di TLS supportato (quando supportato) sul
sito web istituzionale.
Questa (del magazzino delle scope, e del TLS istituzionale) è la realta'
nella PA di oggi. Non è quella delle architetture cloud-native. E
contrattualizzare i rapporti con google, microsoft e amazon, non credo
risolverà molto (anzi).
> Secondo me bisogna avere bene in mente questo stato di fatto per poter
> offrire piani credibili di indipendenza tecnologica all'Italia e
> all'Europa.
mi piacerebbe vederne almeno uno di questi "piani credibili". Finora io
non ho visto nulla, se non articoli (generici), mail (generiche) e
qualche chiacchiera. Ma di "piani" --almeno per come intendo io la
parola "piano"-- _zero_.
Scusate la prolissità
My 0.02€
Bye,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
May 27, 2021
Re: [nexa] NYT: "Russia Raises Heat on Twitter, Google and Facebook in Online Crackdown"
by 380°
Buongiorno,
nulla di nuovo sul fronte occidentale, quello osservato dal NYT è "solo"
un fenomeno di quello che succede da decenni e che di tanto in tanto fa
notizia solo perché a usare certe tecniche sono "i cattivi" (e fa
volume).
La vera notizia /sarebbe/: «anche l'Unione Europea si è svegliata e dice
la sua.» (magari con qualche proposta alternativa)
"J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin(a)polito.it> writes:
> *Russia Raises Heat on Twitter, Google and Facebook in Online Crackdown**
> *
> /Its campaign is part of a global wave of actions by governments that
> are testing how far they can go to control online speech./
>
> By Adam Satariano and Oleg Matsnev
Nell'articolo si parla anche di altri governi, di quello USA ovviamente
non si parla per /ovvi/ motivi [1].
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
On Monday, the police visited Twitter’s offices in New Delhi in a show
of force. No employees were present, but India’s governing party has
become increasingly upset with the perception that Twitter has sided
with its critics during the coronavirus pandemic.
In Myanmar, Poland, Turkey and elsewhere, leaders are also tightening
internet controls. In Belarus, President Aleksandr G. Lukashenko this
week signed a law banning livestreams from unauthorized protests.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Il succo del discorso è questo
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
“All of these policies will have the effect of creating a fractured
internet, where people have different access to different content,” said
Jillian York, an internet censorship expert with the Electronic Frontier
Foundation in Berlin.
[...] the head of Roskomnadzor, said slowing down access to internet
services was a way to force the companies to comply with Russian laws
and takedown orders. Mr. Lipov said blocking their services altogether
was not the goal.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Quindi per ora è solo un avvertimento ma è ovvio che ogni governo può
arrivare a bloccare selettivamente "pezzi di rete", oltre che
rallentarli.
Questo dipende solo e soltanto dal fatto che su internet questo si può
fare /esattamente/ per come è progettata; nello specifico il fenomeno si
chiama "relatività della rete" [2] e ottenerlo, per chi ha un minimo di
potere e qualche risorsa, è una boiata.
Per coniare una nuova legge di Murphy:
«Su internet, tutto ciò che potrà essere bloccato, manipolato o spiato,
lo sarà» [3]
Non ci sono leggi che tengano, è una questione /tecnica/ e può essere
risolta SOLO tecnicamente.
Saluti, 380°
[1] a livello di servizi "social" le aziende, volenti o nolenti, fanno
quello che il Congresso impone loro sin dagli anni '70, che INCLUDE la
strategia che tutto quello che mette a rischio la sicurezza nazionale
USA* semplicemente si /compera/; gli altri governi sono "solo" molto
invidiosi :-O
[2] per la precisione "relatività artificiosa": in questo caso a livello
L0, della "rete TCP/IP" stessa, in altri casi (es. quando fatto dai
filtri automatici dei gestori) a livello L1, dei servizi.
[3] praticamente da chiunque, considerato come il sistema di routing
(BGP) è bacato in maniera irreparabile.
* questo /include/ anche gli interessi economici, NSA docet.
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
May 27, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Stefano Zacchiroli
On Wed, May 26, 2021 at 03:57:51PM +0200, Fabio Pietrosanti (naif) wrote:
> Di fronte ai piani di digitalizzazione massiva del paese (e dei relativi
> fondi d’emanazione comunitaria), non si può non notare come ci troviamo di
> fronte ad un pesante colonialismo digitale di matrice statunitense:
C'è un dibattito simile in corso qui in Francia, dove il governo sta
sostanzialmente provando a vendere come "cloud sovrano francese" delle
soluzioni cloud dei GAFAM, con accordi d'uso specifici che
"garantiscono" che storage e altre risorse di calcolo siano
geograficamente localizzate in Francia.
Gli attori cloud francesi, storicamente vicino al mondo del open source
industriale qui, protestano, ma probabilmente con scarse possibilità di
successo. Rispetto a quanto scrive Stefano Maffulli trovo interessante
osservare che le competenze industriali sul tema sono qui superiori a
quelle italiane (penso ad esempio a OVH), ma comunque non al livello
della concorrenza oltre oceano.
Ciao
--
Stefano Zacchiroli . zack(a)upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o
Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o
Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o .
« the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
May 27, 2021
NYT: "Russia Raises Heat on Twitter, Google and Facebook in Online Crackdown"
by J.C. DE MARTIN
*Russia Raises Heat on Twitter, Google and Facebook in Online Crackdown**
*
/Its campaign is part of a global wave of actions by governments that
are testing how far they can go to control online speech./
By Adam Satariano and Oleg Matsnev
May 26, 2021
https://www.nytimes.com/2021/05/26/technology/russia-twitter-google-faceboo…
May 27, 2021
Re: [nexa] Sulle accuse a Richard Stallman
by Juan Carlos Gentile Fagundez
On May 26, 2021 5:57:38 PM GMT+02:00, Dora Scilipoti <dorascilipoti(a)alice.it> wrote:
>
>Un saluto ai lettori.
>
>Premetto che sono consapevole del fatto che in una lista pubblica il
>concetto di riservatezza non si applica. Ma faccio appello alla
>prudenza
>data la natura molto personale di quello che sto per dire. Le foto
>linkate sono sotto CC-BY-ND. Grazie
Queridisima Dora, puedo hacer reenvío a la lista de hipatia?
Un beso.
Juan
>Sono la compagna di Richard Stallman. Un po' di giorni fa sono stata
>indirizzata a leggere una conversazione che si è svolta su questa lista
>in cui Richard viene ancora sottoposto ad un processo sommario sulla
>base di accuse generiche lanciate in modo sconsiderato e frettoloso.
>Non
>pensavo che questa moda americana fosse arrivata in Italia.
>
>Sono profondamente addolorata. Ferita. Non posso rimanere in silenzio
>di
>fronte all'ingiustizia. Ritengo di dover esprimere il mio punto di
>vista
>su Richard non solo perché credo di conoscerlo come il palmo della mia
>mano, ma anche e soprattutto perché è stato colui che mi ha aiutato ad
>uscire da una vita di dolore e sofferenza.
>
>All'età di quattro anni sono stata violentata in casa da mio nonno.
>Intendo vera violenza sessuale, non la molestia. Lo chiarisco perché
>oggi come oggi il concetto (in inglese, "sexual harassment") viene
>attribuito a condotte come il tocco sulla spalla, sulla mano o sul
>braccio, un invito a cena, un biglietto da visita o un regalo sgradito,
>un complimento all’aspetto fisico.
>
>Più tardi, nella mia gioventù, sono stata arrestata dalla dittatura
>militare nel mio paese d'origine, colpevole di simpatizzare con i
>"comunisti". Sono stata torturata con l'elettricità e ho subito abusi
>sessuali anche lì.
>
>Anni di psicoanalisi e terapie varie. Una vita rovinata non solo nella
>sfera sessuale, ma anche in tutti gli altri ambiti.
>
>Perciò quando vedo che le vittime del movimento #MeToo fanno causa a
>chi
>le ha violentate e poi scendono a patti fuori dai tribunali, rimango
>delusa e mi arrabbio. Tutto l'oro del mondo non può minimamente
>rimediare il danno fatto.
>
>Ero giá sui cinquant'anni quando ho conosciuto Richard. L'uomo più
>umano, più dolce, tenero, comprensivo e rispettoso delle donne che
>abbia mai incontrato. Grazie a lui mi sono vista rinascere. Mi ha fatto
>scoprire alcune capacità che non credevo di avere, mi ha incoraggiata a
>fare delle cose che non avrei mai creduto di poter fare, mi ha riempito
>il cuore di quell’amore incondizionato che non avevo mai avuto. Con lui
>ho capito che al mondo ci possono essere anche uomini buoni.
>
>A chi lo accusa di essere misogino, sessista, irrispettoso delle donne
>e
>quant'altro, dico, e attenzione che qui arrivano le maiuscole:
>
> STATE SBAGLIANDO
>
>Ma non lo dico solo io.
>
>Lo dice Nadine Strossen, una delle donne più rispettate negli Stati
>Uniti, con una carriera che l'ha portata a sentirsi chiamare una
>"luminare" nella lotta per i diritti umani in generale e per i diritti
>delle donne in particolare. Professoressa di diritto, esperta di
>diritto
>costituzionale, quando è andata in pensione alla festa hanno assistito
>membri della Suprema Corte di Giustizia. Questa donna si è dichiarata
>pubblicamente d'accordo con molte delle opinioni °controverse° di
>Richard, e dopo che Richard fu "cancellato" nel 2019, scrisse insieme a
>lui un libro nel quale hanno partecipato anche altri autori. Maggiori
>dettagli nel link [1].
>
>Lo dice Hannah Wolfman-Jones, una giovane donna che si occupa di
>tecnologie Bitcoin, coautrice anche lei del libro di cui sopra.
>
>Lo dice Sylvia Paull, una femminista di rilievo negli Stati Uniti che
>conosce Richard da quasi trent'anni. Ha scritto un articolo dal titolo
>"Richard Stallman Is Vilified by Those Who Don't Know Him". Cito
>dall'articolo:
>
>"As an active feminist and one who has witnessed much bad behavior
>among
>tech CEOs over the past 30 years, I think that accusing Richard
>Stallman
>of not supporting women, gays, or any other minority group is
>false".[2]
>
>Lo dice Margarita Lacabe, un'avvocata che ha conosciuto Richard da
>studentessa negli anni 80 e che ebbe con lui una relazione romantica
>platonica. [3]
>
>Lo dice Karrie Peterson, una bibliotecaria del MIT che conosce Richard
>da molti anni ed è sempre in contatto con lui. [4]
>
>Lo dice Leah Rowe, una donna trans leader del progetto GNU Libreboot.
>[5]
>
>Lo dice Renata Avila, una femminista e avocata che si muove nel mondo
>della tecnologia e lavora con il governo della Spagna per
>l'implementazione di politiche giuste nell'era digitale. [6]
>
>Lo dice Nina Paley, un'artista statunitense che promuove la cultura
>libera e che conosce Richard anche lei da anni, avendolo ospitato più
>di
>una volta in casa sua. [7]
>
>Lo dice una donna che firma con lo pseudonimo "dalzell", che ha
>conosciuto Richard al MIT negli anni settanta. [8]
>
>Lo dicono le centinaia di email che ha ricevuto Richard dal settembre
>2019 fino ad oggi da gente che gli ha scritto in privato per esprimere
>il proprio supporto. Decine di quelle mail sono da donne. Quasi tutti
>però hanno chiesto riservatezza. Oggi le persone hanno paura di
>esprimere le proprie opinioni in pubblico. L'aria di intimidazione che
>si respira è tale che molti temono di subire attacchi, essere espulsi
>dalle comunità o respinti dai pari, o addirittura perdere il posto di
>lavoro.
>
>Questa non è una teoria. Oggi le persone negli Stati Uniti vengono
>linciate dai colleghi, espulse dalle comunità e licenziate per avere
>espresso --anche molti anni prima-- qualche opinione minimamente
>sgradita agli attivisti del nuovo paradigma della °social justice°. Non
>esiste più il concetto di perdono, di dare una nuova opportunità. Non
>esiste più il dialogo, il dibattito.
>
>Oggi una persona viene diffamata anche senza che il malcapitato ne
>venga a conoscenza. Vale a dire, alle sue spalle. Non si riconosce
>all'accusato il diritto di sapere di cosa viene accusato e da chi. Chi
>accusa si nasconde, non rivela il contesto e nega il dialogo con
>l'accusato. Questo è il metodo della "Ritual Defamation" delineata già
>negli anni Novanta dal noto ricercatore statunitense Laird Wilcox, che
>a
>questo riguardo diceva:
>
>"An important rule in ritual defamation is to avoid engaging in any
>kind
>of debate over the truthfulness or reasonableness of what has been
>expressed, only condemn it. To debate opens the issue up for
>examination
>and discussion of its merits, and to consider the evidence that may
>support it, which is just what the ritual defamer is trying to avoid.
>The primary goal of ritual defamation is censorship and repression."
>[9]
>
>L'accusato non ha alcun diritto, è colpevole e basta. Questo è il
>°Non-Judicial Punishment° di cui parla Bruce Perens. [10]
>
>Molte delle accuse contro Richard sono state fatte in base ad una serie
>di barzellette che giravano nei corridoi del MIT per deridere Richard a
>causa della sua impopolarità tra le donne ma non solo. C'era anche chi
>lo evitava perché infastiditi dalla sua costante predica sul software
>libero. Le barzellette erano del tipo:
>
>* Digli che sei utente di vi.
>* Metti delle piante in ufficio (a Richard certe piante non piacciono)
>* Non salire in ascensore con lui.
>
>Infatti sulla storia del ascensore c'è un aneddoto interessante. [11]
>
>A chi accusa Richard di non rispettare le donne faccio anche queste
>domande: dov'eri quando negli anni Ottanta Richard andava a manifestare
>a Washington per i diritti delle donne? Forse non eri ancora nato? Lo
>sai che Richard, insieme a Nadine Strossen, lotta da decenni per
>l'introduzione dell’"Equal Rights Amendment" nella Costituzione degli
>Stati Uniti? (proposta di modifica della Costituzione per inserire
>l’uguaglianza di diritti tra donne e uomini). [12]
>
>Non sono una persona religiosa, ma leggo spesso gli scritti di Papa
>Francesco. Nell'enciclica dell'anno scorso, leggo parole di saggezza
>quando parla delle comunicazioni virtuali:
>
>"Occorre riconoscere che i fanatismi che inducono a distruggere gli
>altri hanno per protagonisti anche persone religiose, non esclusi i
>cristiani, che «possono partecipare a reti di violenza verbale mediante
>internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino
>nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la
>diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni
>rispetto per il buon nome altrui»" [13]
>
>Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui. Vi saluto
>lasciandovi qualche foto.
>
>2008
>https://stallman.org/photos/india/taj-mahal/img_7176.jpg
>
>2010
>https://stallman.org//photos/australia/great-ocean-road/2010-09-17.jpg
>
>2016
>https://stallman.org/photos/italy/liguria/finale/Finalborgo_2Jun2016/Richar…
>
>2020 - Il peso della diffamazione sugli occhi
>https://stallman.org/photos/rms/rms-and-dora-masked.jpg
>
>Note:
>
>[1]
>https://stallmansupport.org/nadine-strossen-hannah-wolfman-rebut-accusation…
>
>[2]
>https://stallmansupport.org/richard-stallman-vilified-by-those-who-dont-kno…
>
>[3]
>https://stallmansupport.org/margarita-lacabe-my-relationship-with-richard.h…
>
>[4]
>https://stallmansupport.org/letter-of-support-to-stallman-and-community-fro…
>
>[5]
>https://stallmansupport.org/richard-stallman-is-not-transphobic-says-leah-r…
>
>[6]
>https://stallmansupport.org/renata-avila-trying-to-understand-the-lynching-…
>
>[7]
>https://stallmansupport.org/comments-in-support-of-richard-stallman.html#ni…
>
>[8]
>https://stallmansupport.org/comments-in-support-of-richard-stallman.html#bd…
>
>[9]
>https://stallmansupport.org/the-practice-of-ritual-defamation-laird-wilcox.…
>
>[10]
>https://perens.com/2021/04/04/on-non-judicical-punishment-of-individuals/
>
>[11]
>https://stallmansupport.org/debunking-false-accusations-against-richard-sta…
>
>[12]
>https://www.stallman.org/notes/2018-jan-apr.html#21_April_2018_(Equal_Right…
>
>[13]
>http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-franc…
>
>--
>Dora Scilipoti
>gnu.org/education
>stallmansupport.org -- Disinformation succeeds because so many people
>care deeply about injustice but do not take the time to check the
>facts.
>
>
>_______________________________________________
>nexa mailing list
>nexa(a)server-nexa.polito.it
>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
May 26, 2021
Re: [nexa] UNIVERSITA’, CORTE CONTI: IN 8 ANNI +41,8% FUGA DEI CERVELLI DALL’ITALIA
by Vincenzo Mario Bruno Giorgino
... E una struttura di capitalismo familiare, e comunque di piccole e medie
imprese che non ci si può aspettare investano in R&S o abbiano fame
di manager come nel capitalismo anglosassone.
Ne deriva che produciamo troppi laureati rispetto al nostro mercato del
lavoro. Non credo ci siano rimedi facili a questa situazione. Però non
capisco perchè si sia convinti che l'integrazione europea sia una buona
cosa e poi si considerino i nostri confini nazionali come anche confini
economici. Non si dovrebbe favorire l'occupazione nell'ambito più ampio
dell'Europa invece di insistere sul nostro piccolo Paese? E se
partissimo da qui nell'Università?
Il giorno mer 26 mag 2021 alle ore 14:59 Luigi Scorca <
luigi.scorca(a)gmail.com> ha scritto:
>
> https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/ComunicatiStampa/DettaglioComuni…
>
> "[..] il possesso della laurea non offre, come invece avviene in area
> OCSE, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello
> di istruzione inferiore. E le limitate prospettive occupazionali, con
> adeguata remunerazione, spingono sempre più laureati a lasciare il Paese
> (+41,8% rispetto al 2013)."
>
> Se produci beni e servizi a basso valore aggiunto..
>
> Luigi
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
A new book https://www.palgrave.com/de/book/9783319665917
"One of the great liabilities of life is that all too many people find
themselves living amid a great period of social change and yet they fail
to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"
Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.
Dept. of Economic and Social Sciences, Mathematics and Statistics
University of Torino - Italy
May 26, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Stefano Maffulli
Il messaggio di Fabio solleva punti molto importanti con scenari
plausibili. Come altri dicono nella discussione, gli accordi così come
annunciati portano alti rischi e confermano una sudditanza tecnologica.
Per ribattere, oltre alla critica, bisogna poter offrire un'alternativa o
soluzioni tampone nel breve periodo. Serve tenere presente che *oggi* non
ci sono alternative alle cloud di Google, Amazon e Microsoft. Le
alternative locali sono indietro di oltre 10 anni, sia per dimensioni sia
per funzionalità. E il PNRR mette "cloud" al centro della strategia
digitale del paese. Ci sono da recuperare 15 anni di arretratezza, anni in
cui anche l'open source si è fermato a guardare, lasciando la *pratica* del
cloud in mano ai colossi. Mai come oggi c'è stato così tanto software
libero che in pochi però sanno far funzionare a scala.
On Wed, May 26, 2021 at 6:57 AM Fabio Pietrosanti (naif) <
lists(a)infosecurity.ch> wrote:
> Prendiamo un esempio, spacchettiamolo, TIM e Google costituiscono una
> società assieme, creando un datacenter apposito (CAPEX come se piovesse)
> con dentro cemento, fibre, server, rack e quant’altro.
> Dentro quella “infrastruttura as a service” ci gira software e tecnologia
> proprietaria di Google.
>
E che altra tecnologia ci vuoi far girare in un datacenter e con quale
manodopera? Queste competenze sono rare.
Non ricordo di aver mai visto nessuno dei tre grandi nomi (TIM, Fincantieri
e Leonardo) tra gli sponsor di progetti open source a scala "cloud". Non
ricordo nemmeno di aver mai sentito questi nomi dare presentazioni alle
conferenze di OpenStac/OpenInfra o Linux Foundation. I nomi non ci sono
nella lista di soci di OpenStack o CNCF, per esempio. Gli italiani in
OpenStack erano Garr, INFN ed Enter, tutte con pochi spiccioli. Il che mi
fa supporre che nelle 3 grosse aziende citate non ci sono le competenze di
scala al livello necessario ad offrire servizi alternativi agli
ultra-scale.
Cloud architects e scalability engineers hanno stipendi che superano i
200mila dollari in USA. Quelli più esperti portano a casa tranquillamente
pure il doppio. Chi ci viene a mettere in piedi da zero un'infrastruttura
su progetti open source tipo Kubernetes in Italia con gli stipendi medi
italiani?
Ci saranno sicuramente ottimi ingegneri e dipartimenti forti a
TIM/Fincantieri/Leonardo, ma ho l'impressione che il C-level negli ultimi
10 anni non ha sviluppato le competenze necessarie a gestire un cloud in
grande scala con progetti open source, anche solo compute+storage+network
(non parlando dei servizi tipo dbaas, serverless, etc)? Sbaglio?
Secondo me bisogna avere bene in mente questo stato di fatto per poter
offrire piani credibili di indipendenza tecnologica all'Italia e
all'Europa.
May 26, 2021