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Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by D. Davide Lamanna
On 31/05/21 11:56, Giacomo Tesio wrote:
> On Mon, 31 May 2021 11:36:01 +0200 D. Davide Lamanna wrote:
>
>>>> - Certamente siamo più fighi della Linux Foundation (perché
noi
>>>> siamo sempre più fighi degli altri, no? :-P )
>>>
>>> Perché ti metti in competizione con la Linux Foundation?
>>
>> Ehm... Era una battuta. Volevo dire esattamente il contrario! Solo che
>> non l'hai capita perché evidentemente non sai che la Linux Foundation
>> sta dietro alla Cloud Native Computing Foundation [1] che cura
>> Kubernetes e dintorni.
>>
>> La Linux Foundation ha fatto un lavoro straordinario sul cloud [2]. La
>> Linux Foundation non è stata a sentire le sirene dell'anti-cloud.
>> Dieci anni fa si è messa a lavorare e ha prodotto un universo di
>> software [3].
>>
>> La battuta era: noi ci sentiamo più fighi della LF?
>
> Ehm... no, lo so e forse la mia domanda non era chiara se ha prodotto
> questo fraintendimento: la Linux Foundation persegue obiettivi
> strategici determinati dai suoi fondatori e maggiori finanziatori.
>
> Ciò che ha fatto non è affatto "figo" se non persegui tali obiettivi.
>
>
> Quali sono questi obiettivi?
>
> Quali architetture cibernetiche determinano?
>
> E' ciò che vogliamo per l'Europa e l'Italia dei nostri figli?
>
>
> Se la risposta a quest'ultima domanda dovesse essere "no" (come
> personalmente ritengo [1]) allora ciò che la Linux Foundation realizza
> può esserci utile (entro certi limiti) ma non è né qualcosa con cui
> competere, né qualcosa da perseguire.
>
> Perché, anche accettando la competizione come fine ultimo della nostra
> vita ("essere più fighi"), competere sul terreno scelto dall'avversario
> e con le regole decise unilateralmente dall'avversario è... molto miope.
Per me Linux Foundation non è un avversario. Piuttosto un alleato. Con
tutti i distinguo del caso, ma pur sempre un alleato.
Sono consapevole che ci sono dietro capitali finanziari ingenti,
afferenti all'area geopolica statunitense e interessi strategici non
certo "militanti". E che questo certamente si ripercuote sulle scelte
architetturali. Ma lo stesso vale per il kernel Linux, ad esempio, che è
licenziato GPLv2 e sviluppato in massima parte da RedHat. E per una
tonnellata di altro software Open Source.
D.
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by 380°
Ciao Davide,
"D. Davide Lamanna" <davide.lamanna(a)binarioetico.it> writes:
[...]
> Molti fraintendimenti di questo thread sono a mio avviso dovuti a
> questo.
Sì ma non prendertela con Antonio (o con me e altri) che - da
prospettive e in forme diverse - facciamo di tutto per analizzare
criticamente il concetto di "Cloud". Credo che la critica "al cloud"
riportata da Antonio si riferisca chiaramente al "cloud di
qualcun'altro".
I fraintendimenti mica sono tra noi: sono tra chi sostiene che
l'infrastruttura migliore /per quanto in oggetto/ sia quella fornita dai
GAM (il thread è partito da lì, dagli accordi con GAM) e /quindi/ che
HybridCloud va bene, oppure che IL PROBLEMA sta /esattamente/ in questi
dettagli:
1. di chi sono FISICAMENTE le macchine che compongono l'infrastruttura
[1]
2. chi ha accesso ai sistemi operativi e gestisce i servizi
3. il software usato è libero o no
4. chi ha accesso allo storage e al transito dati in rete, quando i dati
non sono crittografati e2e (at rest e in transit)
Solo se non si entra nel merito si casca in fraintendimenti, è per
questo che è necessario non limitarsi agli slogan.
In altre parole, "Cloud" va benissimo come sigla commerciale che ci
permette di presentare la nostra offerta a chi è "altrimenti sordo",
PERÓ dobbiamo ammettere che "Cloud" fa schifo come termine tecnico; noi
è di quello che stiamo discutendo, ci siamo addirittura permessi di
entrare nel merito tecnico... ma tanto va sempre a finire che
"litighiamo" tra di noi per i dettagli e alla fine la torta se la
pappano sempre coi soliti metodi (adattati per ogni epoca)... perché non
ci sono alternative ai servizi GAM, dicono.
> Se vuoi una descrizione compatta di cloud te la do io: un sistema
> operativo sta alla singola macchina, come il cloud sta ad N macchine.
Perché non chiamarlo "sistema distribuito" allora? :-O
Comunque, per tornare al tecnico che è l'unica cosa su cui mi è dato
esprimermi, te lo propongo io un termine alternativo che sono SICURO
mette tutti i tecnici in lista d'accordo: non "Cloud", che fa schifo e
non indica nulla, ma "Infrasrtucture as (full stack) free software
code", che in pochi termini concisi descrive la natura del sistema
informativo che stiamo descrivendo: io lato marketing faccio schifo,
trovate coi una sigla per quella "roba" lì se è il caso.
> Il sistema operativo fornisce all'utente delle astrazioni in forma di
> servizi. Un sistema cloud fa la stessa cosa con N macchine.
Macchine geograficamente distribuite sul territorio, per cui - per
esempio - lo storage /locale/ (se vuoi, /localmente distribuito/ con un
filesystem adeguato) è di almeno un ordine di grandezza più efficiente
di un endpoint S3 tra il comune di Lecco e Roma (e non per es. NFS in
/rete locale/ connessa in fibra come i data centre di Internet Achive).
Tieni presente che mettersi in casa (magari non nello sgabuzzino delle
scope, ecco) oggi un rack di macchine POWER9 [2] che erogano i servizi
di un'intera area metropolitana (magari non via web dentro un browser,
ma è un'altra storia) costa come un tozzo di pane, come è stato detto
altrove in questo thread :-)
> Ma i servizi che si possono realizzare e fornire con il cloud non sono
> pari ad N moltiplicato per i servizi di una singola macchina: sono
> piuttosto N elevato ad una potenza positiva grande a piacere (!)
> moltiplicato per i servizi di una singola macchina.
Non ho capito il calcolo e siccome sono curioso ti chiedo di espandere
il ragionamento con qualche esempio
> Un cloud fatto bene è strumento di automazione per l'IT, è uso
> efficiente delle risorse IT, è gestione efficace delle risorse IT, è
> federazione di risorse IT, è trasparenza, è potenza, è partecipazione.
...ma /a volte/ è anche una inutile complicazione, a meno che il
concetto di semplificazione valga soltanto per la burocrazia ;-)
Ribadisco: credo che sul concetto di "infrastructure as code" si
riuscirebbero a fare dei ragionamenti migliori... purtroppo il PNRR
parla di Cloud, oggi come oggi quando si parla di informatica c'è sempre
qualcuno che "la butta in cloud" :-D
[...]
Ciao, Giovanni.
[1] tu lo sai bene, ma non tutti considerano in modo adeguato il fatto
che chi ha accesso fisico alla macchina può fare praticamente tutto ciò
che vuole, a partire dall'analisi del contenuto della RAM fino
all'impianto di spyware.
[2] ogni riferimento NON è puramente casuale
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Giacomo Tesio
On Mon, 31 May 2021 11:36:01 +0200 D. Davide Lamanna wrote:
> >> - Certamente siamo più fighi della Linux Foundation (perché noi
> >> siamo sempre più fighi degli altri, no? :-P )
> >
> > Perché ti metti in competizione con la Linux Foundation?
>
> Ehm... Era una battuta. Volevo dire esattamente il contrario! Solo che
> non l'hai capita perché evidentemente non sai che la Linux Foundation
> sta dietro alla Cloud Native Computing Foundation [1] che cura
> Kubernetes e dintorni.
>
> La Linux Foundation ha fatto un lavoro straordinario sul cloud [2]. La
> Linux Foundation non è stata a sentire le sirene dell'anti-cloud.
> Dieci anni fa si è messa a lavorare e ha prodotto un universo di
> software [3].
>
> La battuta era: noi ci sentiamo più fighi della LF?
Ehm... no, lo so e forse la mia domanda non era chiara se ha prodotto
questo fraintendimento: la Linux Foundation persegue obiettivi
strategici determinati dai suoi fondatori e maggiori finanziatori.
Ciò che ha fatto non è affatto "figo" se non persegui tali obiettivi.
Quali sono questi obiettivi?
Quali architetture cibernetiche determinano?
E' ciò che vogliamo per l'Europa e l'Italia dei nostri figli?
Se la risposta a quest'ultima domanda dovesse essere "no" (come
personalmente ritengo [1]) allora ciò che la Linux Foundation realizza
può esserci utile (entro certi limiti) ma non è né qualcosa con cui
competere, né qualcosa da perseguire.
Perché, anche accettando la competizione come fine ultimo della nostra
vita ("essere più fighi"), competere sul terreno scelto dall'avversario
e con le regole decise unilateralmente dall'avversario è... molto miope.
Giacomo
[1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-May/021637.html
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Antonio Iacono
> Tu dici che S3, Blob e le centinaia di servizi dei GAM non servono. Io ti ho portato l'esempio che già *oggi* la PA italiana usa Azure Functions per IO (pagopa): c'è l'equivalente di Functions su Nivola? Non lo vedo nella lista dei servizi.
E senza Azure Functions una "cosa" come IO non è possibile
realizzarla? Oppure quelli che hanno "scritto" IO conoscono solo
Azure?
Comunque io di cloud non ne capisco, mi sono sempre "affidato" a VM,
IaaS e basta. Il mio ufficio con questi strumenti lavora da anni.
Penso tuttavia che se qualcuno volesse invitare in lista gente come
Alex Barchiesi, Alberto Colla, Marco Lorini, Matteo Di Fazio ...
un'alternativa ad Azure Functions te la troverebbero in pochissimo con
gli strumenti open source già disponibili.
Antonio
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by D. Davide Lamanna
On 31/05/21 10:29, Giacomo Tesio wrote:
> Ciao Davide,
>
> grazie anzitutto degli ottimi link...
Con i link si cerca di colmare le lacune, che sul tema sono piuttosto
estese. Io ho avuto la fortuna 10 anni fa di cominciare un percorso
complesso e interessante, voglio condividere quello che ho appreso.
> On Sat, 29 May 2021 14:18:37 +0200 D. Davide Lamanna wrote:
>
>> Quindi potenzialmente la PA italiana potrebbe muoversi così:
>>
>> 1) Approvvigionare l'hardware (e recuperare quello che ha già);
>> 2) Studiare;
>> 3) Implementare il suo cloud con l'universo di software di cui sopra.
>>
>> Ora, mentre 1) è piuttosto veloce, 2) è mooooolto oneroso. [...]
>>
>> Ci vogliono anni? Sì. Ci vogliono lustri? Forse.
>
> No.
>
> Enrico Venuto del Politecnico di Torino ha impiegato un paio di giorni.
Conosco molto bene questo progetto. Penso che qui lo conoscono un po'
tuttx...
:-)
>> - Certamente siamo più fighi della Linux Foundation (perché noi siamo
>> sempre più fighi degli altri, no? :-P )
>
> Perché ti metti in competizione con la Linux Foundation?
Ehm... Era una battuta. Volevo dire esattamente il contrario! Solo che
non l'hai capita perché evidentemente non sai che la Linux Foundation
sta dietro alla Cloud Native Computing Foundation [1] che cura
Kubernetes e dintorni.
La Linux Foundation ha fatto un lavoro straordinario sul cloud [2]. La
Linux Foundation non è stata a sentire le sirene dell'anti-cloud. Dieci
anni fa si è messa a lavorare e ha prodotto un universo di software [3].
La battuta era: noi ci sentiamo più fighi della LF?
> Peraltro, sulla base di quali criteri?
>
>> Solo che io in queste posizioni non vedo software, vedo parole. E
>> allora aggiungo altre parole anche io: [...]
>>
>> Dire no a tutto questo è sbagliato. Da un punto di vista di Free
>> Software, profondamente sbagliato. Con un po' di umiltà e
>> ragionevolezza, si fanno le cose. Come si sono sempre fatte: non
>> buttando, ma migliorando e aggiungendo.
>
> Credo Davide che nella foga dialettica, tu ti sia inavvertitamente
> lanciato in un lungo strawman.
>
> Non si tratta di buttare via tutto. Non subito almeno! ;-)
>
>
> Si tratta di diventare consapevoli delle dinamiche tecno-politiche su
> cui si regge l'egemonia tecnologica statunitense.
>
> Si tratta di renderle esplicite, riconoscerle e sottolinearle quando
> agiscono nella nostra società per mantenerla e potenziarla.
>
>
> Certo possiamo e dobbiamo usare il software esistente per costruire
> l'infrastruttura che ci serve.
Meno male...
Ma dobbiamo iniziare a pensare a questo
> software in modo critico, ad esplicitarne le assunzioni e discuterle.
>
> E quando le dinamiche che quel software non sono compatibili con i
> nostri interessi strategici, DOBBIAMO pensare e realizzare alternative.
>
>
> Perché POSSIAMO farlo.
>
> Chi sostiene il contrario MENTE (più o meno consapevolmente).
>
> Il software è il più malleabile degli artefatti umani.
>
>
> Il fatto che la maggioranza delle persone lo viva e lo pensi come
> immutabile, un fatto dato, incontrovertibile ed arcano costituisce la
> più grande allucinazione collettiva della nostra epoca.
Ma no, ma no... Non qui almeno, dai...
:-)
D.
[1] <https://www.cncf.io/>.
[2]
<https://landscapeapp.cncf.io/lf/card-mode?grouping=license&license=open-sou…>.
[3] Questo non è che un piccolo assaggio:
<https://collabnix.github.io/kubetools/>.
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by D. Davide Lamanna
On 29/05/21 16:39, Antonio Iacono wrote:
>> Tu dici che S3, Blob e le centinaia di servizi dei GAM non servono.
>
> Io la penso come tale jiggawatts [1] ...
Caro Antonio,
le affermazioni che riporti e su cui dici di concordare, sono una
sequela di panzane.
Il cloud NON è closed source, il cloud NON è il nuovo mainframe, il
cloud NON è opaco nell'implementazione delle sue funzionalità. Tutte
queste caratteristiche sono caratteristiche proprie dei Public Cloud dei
GAM.
Ma il cloud non inizia e finisce con il Public Cloud dei GAM! Esistono
Public Cloud che NON sono dei GAM e sono sviluppati con OpenStack e
Kubernetes. Ma il cloud non inizia e finisce neanche con il Public
Cloud! Esistono dei Private Cloud che sono di chi li implementa e sono
sviluppati con OpenStack e Kubernetes.
Dire che il cloud è closed source e in mano ai GAM, equivale a dire che
la Office Automation è closed source e in mano a Microsoft, ignorando
Libre Office.
Molti fraintendimenti di questo thread sono a mio avviso dovuti a questo.
Se vuoi una descrizione compatta di cloud te la do io: un sistema
operativo sta alla singola macchina, come il cloud sta ad N macchine.
Il sistema operativo fornisce all'utente delle astrazioni in forma di
servizi. Un sistema cloud fa la stessa cosa con N macchine. Ma i servizi
che si possono realizzare e fornire con il cloud non sono pari ad N
moltiplicato per i servizi di una singola macchina: sono piuttosto N
elevato ad una potenza positiva grande a piacere (!) moltiplicato per i
servizi di una singola macchina.
Un cloud fatto bene è strumento di automazione per l'IT, è uso
efficiente delle risorse IT, è gestione efficace delle risorse IT, è
federazione di risorse IT, è trasparenza, è potenza, è partecipazione.
D.
> "The cloud is the new time-share mainframe.
> Programming in the 1960s to 80s was like this too. You'd develop some
> program in isolation, unable to properly run it. You "submit" it to
> the system, and it would be scheduled to run along with other
> workloads. You'd get a printout of the results back hours later, or
> even tomorrow. Rinse and repeat.
> This work loop is incredibly inefficient, and was replaced by
> development that happened entirely locally on a workstation. This
> dramatically tightened the edit-compile-debug loop, down to seconds or
> at most minutes. Productivity skyrocketed, and most enterprises
> shifted the majority of their workload away from mainframes.
> Now, in the 2020s, mainframes are back! They're just called "the
> cloud" now, but not much of their essential nature has changed other
> than the vendor name.
> The cloud, just like mainframes:
> - Does not provide all-local workstations. The only full-fidelity
> platform is the shared server.
> - Is closed source. Only Amazon provides AWS. Only Microsoft provides
> Azure. Only Google provides GCP. You can't peer into their source
> code, it is all proprietary and even secret.
> - Has a poor debugging experience. Shared platforms can't generally
> allow "invasive" debugging for security reasons. Their sheer size and
> complexity will mean that your visibility will always be limited.
> You'll never been able to get a stack trace that crosses into the
> internal calls of the platform services like S3 or Lambda. Contrast
> this with typical debugging where you can even trace into the OS
> kernel if you so choose.
> - Are generally based on the "print the logs out" feedback mechanism,
> with all the usual issues of mainframes such as hours-long delays."
>
> Antonio
>
> [1] https://news.ycombinator.com/item?id=26857859
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
Ing. D. Davide Lamanna - CTO
mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276
Via Flaminia, 48 - 00196 Roma www.binarioetico.it
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Giacomo Tesio
Ciao Davide,
grazie anzitutto degli ottimi link...
On Sat, 29 May 2021 14:18:37 +0200 D. Davide Lamanna wrote:
> Quindi potenzialmente la PA italiana potrebbe muoversi così:
>
> 1) Approvvigionare l'hardware (e recuperare quello che ha già);
> 2) Studiare;
> 3) Implementare il suo cloud con l'universo di software di cui sopra.
>
> Ora, mentre 1) è piuttosto veloce, 2) è mooooolto oneroso. [...]
>
> Ci vogliono anni? Sì. Ci vogliono lustri? Forse.
No.
Enrico Venuto del Politecnico di Torino ha impiegato un paio di giorni.
Ora io non sono un sistemista, ma scommetterei un caffé che, ad
hardware dato, studiare e replicare ciò che ha fatto il Professor
Venuto mi richiederebbe al massimo (ma proprio massimo!) un mese.
Ad un sistemista più capace di me penso basterebbe una settimana.
Per altro qui trovi le slide con il confronto fra i costi
https://www.eventi.garr.it/it/ws20/home/materiali-workshop-2020/presentazio…
Presentate da Giuseppe Attardi qui:
https://bbb-proxy.meet.garr.it/playback/presentation/2.0/playback.html?meet…
TL;DR
BBB self-hosted: 28K€/anno (80cent/anno/studente)
Su Azure: 243k€/anno
> - Certamente siamo più fighi della Linux Foundation (perché noi siamo
> sempre più fighi degli altri, no? :-P )
Perché ti metti in competizione con la Linux Foundation?
Peraltro, sulla base di quali criteri?
> Solo che io in queste posizioni non vedo software, vedo parole. E
> allora aggiungo altre parole anche io: [...]
>
> Dire no a tutto questo è sbagliato. Da un punto di vista di Free
> Software, profondamente sbagliato. Con un po' di umiltà e
> ragionevolezza, si fanno le cose. Come si sono sempre fatte: non
> buttando, ma migliorando e aggiungendo.
Credo Davide che nella foga dialettica, tu ti sia inavvertitamente
lanciato in un lungo strawman.
Non si tratta di buttare via tutto. Non subito almeno! ;-)
Si tratta di diventare consapevoli delle dinamiche tecno-politiche su
cui si regge l'egemonia tecnologica statunitense.
Si tratta di renderle esplicite, riconoscerle e sottolinearle quando
agiscono nella nostra società per mantenerla e potenziarla.
Certo possiamo e dobbiamo usare il software esistente per costruire
l'infrastruttura che ci serve. Ma dobbiamo iniziare a pensare a questo
software in modo critico, ad esplicitarne le assunzioni e discuterle.
E quando le dinamiche che quel software non sono compatibili con i
nostri interessi strategici, DOBBIAMO pensare e realizzare alternative.
Perché POSSIAMO farlo.
Chi sostiene il contrario MENTE (più o meno consapevolmente).
Il software è il più malleabile degli artefatti umani.
Il fatto che la maggioranza delle persone lo viva e lo pensi come
immutabile, un fatto dato, incontrovertibile ed arcano costituisce la
più grande allucinazione collettiva della nostra epoca.
Giacomo
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by 380°
380° <g380(a)biscuolo.net> writes:
[...]
> Comunque, si da il caso che lo scorso 26 Febbraio Jonah Edwards del Core
> Infrastructure Team di IA abbia presentato la loro infrastruttura
Ad onor di cronaca, per chi non lo sapesse già, aggiungo che il team di
Internet Archive ha progettato e utilizza il sistema di storage Petabox:
https://archive.org/web/petabox.php
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
A few highlights from the Petabox storage system:
Density: 1.4 PetaBytes / rack
Power consumption: 3 KW / PetaByte
No Air Conditioning, instead use excess heat to help heat the building.
Raw Numbers as of August 2014: 4 data centers, 550 nodes, 20,000 spinning disks
Wayback Machine: 9.6 PetaBytes
Books/Music/Video Collections: 9.8 PetaBytes
Unique data: 18.5 PetaBytes
Total used storage: 50 PetaBytes
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Perché non copiarlo (e/o migliorarlo con i servizi che mancano) per
farne un bel PAtabox? :-D
[...]
Saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
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non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
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May 31, 2021
141° Mercoledì di Nexa | 9 Giugno 2021 | Modalità Telematica
by Nexa Media
Gentilissimi,
vi segnaliamo che il 141° Mercoledì di Nexa, *"/Didattica a distanza e
"benessere digitale": profili di tutela dei dati personali e diritto
d'autore/"*,
con ospiti il *Prof. Avv.* *Guido Noto La Diega *(University of Stirling
e Fellow Centro Nexa) e la *Dr. Avv. Giulia Schneider* (Scuola Superiore
Sant'Anna di Pisa),
si svolgerà *mercoledì 9 giugno, dalle ore 18.00 alle ore 20.00*, in
*modalità telematica*, utilizzando il software open source di conference
call *Jitsi Meet*.
Per chi vorrà partecipare live al seminario sarà possibile accedere alla
conference call attraverso il seguente link:
https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa
<https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa>
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<https://nexa.polito.it/mercoledi-141>
NEXA
141° Mercoledì di Nexa
Mercoledì 9 giugno 2021, ore 18.00 - 20.00
Politecnico di Torino
https://nexa.polito.it/mercoledi-141 <https://nexa.polito.it/mercoledi-141>
Didattica a distanza e “benessere digitale”: profili di tutela dei
dati personali e diritto d’autore
Speaker
Prof. Avv. Guido Noto La Diega (University of Stirling e Fellow
Centro Nexa) e Dr. Avv. Giulia Schneider (Scuola Superiore
Sant’Anna di Pisa)
This event will be webcast live:
https://nexa.polito.it/nexa-hangout-on-air
<https://nexa.polito.it/nexa-hangout-on-air>
L'INCONTRO SI SVOLGERÀ IN MODALITÀ TELEMATICA UTILIZZANDO IL SOFTWARE DI
CONFERENCE CALL *JITSI MEET*.
Per partecipare all'incontro: https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa
<https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa>
Si raccomanda di accedere al link sopra indicato utilizzando il browser
*Google Chrome* per una migliore resa del servizio.
L’emergenza sanitaria ha trasposto la didattica nella dimensione
digitale, trasformandone radicalmente le modalità di svolgimento. A tal
fine, piattaforme digitali di carattere generale, quali *Zoom* o *MS
Teams*, ovvero piattaforme social media, quali *Facebook* o *Youtube*,
sono state utilizzate in via straordinaria per fornire un servizio
essenziale quale quello connesso alla formazione scolastica e
universitaria. Un’analisi dei termini e condizioni e delle *privacy
policies* posti a disciplina delle attività di gestione dei contenuti
protetti e dei dati personali dei *provider* rivelano tuttavia notevoli
incongruenze, se non anche dei veri e propri contrasti, con il quadro
normativo europeo in materia di diritto d’autore e di protezione di dati
personali. La ricerca dimostra come la dissonanza tra il piano
dell’autonomia negoziale delle piattaforme e delle previsioni di legge
vada ben oltre un problema formale di legittimità delle disposizioni
contrattuali a cui le strutture scolastiche e universitarie, e di
riflesso gli studenti di queste, aderiscono in cambio del servizio.
L’indagine rivela infatti come la vaghezza e l’opacità di alcune
previsioni dei termini e condizioni e delle *privacy policies* che
regolano i servizi di didattica a distanza incidano direttamente su
alcuni diritti e libertà fondamentali, quali la *libertà di espressione
e di educazione* di insegnanti e studenti, ovvero l’autonomia
universitaria. La tutela di questi diritti e libertà fondamentali è
cruciale per il “benessere digitale” delle comunità di apprendimento.
Sorge la domanda, per esempio, come si possa insegnare proficuamente se
vi è il rischio che i contenuti vengano oscurati dalla piattaforma in
uso; o ancora, come gli studenti possano imparare in un emergente
sistema di sorveglianza ubiquitaria. Lo studio individua, dunque, le
previsioni in materia di *diritto d’autore* (direttive C-DSM e InfoSoc)
e di *privacy* (GDPR) maggiormente rilevanti ai fini della tutela del
benessere digitale degli attori coinvolti nella didattica a distanza.
Dal dato normativo vengono tratti spunti per individuare rimedi
istituzionali e contrattuali, con particolare attenzione a soluzioni di
contrattazione collettiva.
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[mercoledì141]
*Guido NOTO LA DIEGA* è un giurista siciliano con esperienza decennale
nel campo del diritto dell'innovazione antropocentrica in Italia, Regno
Unito, Germania, Svizzera, Brasile e Russia. Professore Associato di
Proprietà Intellettuale e Privacy all'Università di Stirling (Scozia),
Noto La Diega è titolare delle cattedre di Intellectual Property e Media
Law, Vicedirettore dei Corsi di Laurea in Giurisprudenza, membro del
CRISP (Centre for Research into Information, Surveillance & Privacy
<http://www.crisp-surveillance.com/>) e responsibile per l'uguaglianza e
l'inclusività. Specializzato nel diritto dell'Internet delle Cose,
dell'Intelligenza Artificiale, del cloud e della blockchain, Noto La
Diega è Fellow del Centro Nexa e contribuisce alle attività del Centro
ad es. come componente del team di ricercatori che ha condotto la
ricerca "The Law of Service Robots"
<https://nexa.polito.it/robots-2015>. Autore di numerose pubblicazioni
su riviste nazionali ed internazionali in Italiano, Inglese, Russo e
Coreano, le ricerche di Noto La Diega sono state citate dall'avvocatura
generale presso la Corte di Giustizia UE, la Camera dei Lord, la
Commissione Europea e il Consiglio d'Europa. Oltre ai ruoli rivestiti a
Stirling e Torino, Noto La Diega e' Direttore di ‘Ital-IoT’ Centre of
Multidisciplinary Research on the Internet of Things; Visiting Professor
all'Università di Macerata; Research Associate presso il Centre for
Blockchain Technologies di UCL; Co-founder e Fellow di NINSO Northumbria
Internet & Society Research Group; e Trustee & Executive Committee
Member della Society of Legal Scholars, la piu' antica fra le
associazioni di giuristi nel Regno Unito e nella Repubblica d'Irlanda.
Da oltre un anno dichiara, con inveterato ottimismo, di essere prossimo
a pubblicare la monografia Internet of Things and the Law (Routledge
2021(?).
*Giulia SCHNEIDER*, PhD in International Law & Economics all’Università
commerciale Luigi Bocconi, è assegnista di ricerca al Lider Lab della
Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dove si occupa dei temi della
protezione dei dati personali e della proprietà intellettuale nei
mercati digitali. È avvocato e docente a contratto all’Università di
Pisa in Business & Commercial law.
*Letture consigliate e link utili:*
* G. Schneider (with C. Angiolini-A. Giannopoulou-R. Ducato), /Remote
Teaching During the Pandemic and Beyond: Data Protection and Privacy
of EdTech, in Opinio juris in comparatione/, 2020, 1, 43-72.
* L. Pascault-B. J. Jütte- G. Noto La Diega- G. Priora, /Copyright and
Remote Teaching in the Time of Coronavirus: A Study of Contractual
Terms and Conditions of Selected Online Services/, in European
Intellectual Property Review, 2020, reperibile online: LINK
<https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3652183>
* S. Vincent-Lancrin- R. van der Vlies, /Trustworthy Artificial
Intelligence (AI) in Education: Promises and Challenges/, OECD
Working Papers n. 218, 6 aprile 2020, reperibile online: LINK
<https://www.oecd-ilibrary.org/education/trustworthy-artificial-intelligence…>
* S. Prisco, /La didattica universitaria a distanza: “filosofia”,
opportunità, limiti e rischi/, in Dirittifondamentali, 19 giugno
2020, reperibile online: LINK
<http://dirittifondamentali.it/2020/06/19/la-didattica-universitaria-a-dista…>
* R. Colaiori, /L’insegnamento accademico in presenza, a distanza e i
principi costituzionali connessi/, in Politica del diritto, 2020, 2,
259-289, PDF consultabile QUI
<https://nexa.polito.it/nexacenterfiles/colaiori_r._linsegnamento_accademico…>
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
<https://www.facebook.com/nexa.center/> <https://twitter.com/nexacenter>
<https://www.youtube.com/user/NexaCenter>
#GuidoNotoLaDiega <https://twitter.com/guidonld> #nexawednesday
<https://twitter.com/search?q=%23nexawednesday&src=typd>
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) dal 2006 è un centro di
ricerca indipendente e interdisciplinare che, in collaborazione con
l'Università di Torino, studia Internet (e più in generale le Tecnologie
digitali) e i suoi rapporti con la società. Maggiori informazioni
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma accessibile,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Responsabile Comunicazione Centro Nexa su Internet & Società: *Anita
Botta*, tel: +39 011 090 7219, Mob: +39 347 131 3903,
anita.botta(a)polito.it <mailto:anita.botta@polito.it>.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events
<http://nexa.polito.it/events>. Weekly Events Newsletter. Sign up
<http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive this newsletter if this
email was forwarded to you. To manage your subscription preferences,
please click here
<https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>.
Connect & get involved: Jobs, internships, and more
<http://nexa.polito.it/get-involved>.
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
_web:_ https://nexa.polito.it/ <https://nexa.polito.it/>
_mail:_anita.botta@polito.it <mailto:anita.botta@polito.it>
tel: 011 090 7219
May 31, 2021
Re: [nexa] Colonialismo digitale US nel Cloud Italiano e Schrems - II
by Giacomo Tesio
Ciao Stefano,
On Sat, 29 May 2021 17:48:55 -0700 Stefano Maffulli wrote:
> On Sat, May 29, 2021 at 3:27 AM Giacomo Tesio wrote:
>
> > Detti così, senza fonte, sembrano i numeri a caso sparati sulle
> > brochure commerciali.
>
> non fanno mistero del sistema di archiviazione che usano, è lo stesso
> descritto su
> https://blog.archive.org/2016/10/25/20000-hard-drives-on-a-mission/ e
> https://blog.archive.org/2011/03/31/how-archive-org-items-are-structured/
> Scrivigli pure se hai dubbi.
Io dubbi ne ho moltissimi: dubito perché sono! O era il contrario? :-D
Mi mancano invece molto le solide certezze, tipiche di chi ha una
comprensione superficiale delle materie di cui tratta.
I "numeri sparati a caso" si riferivano a quanto scrivesti qui:
On Fri, 28 May 2021 12:04:36 -0700 Stefano Maffulli wrote:
> A fargli le pulci, così facendo spendono almeno il triplo di
> quello che le tecnologie moderne consentirebbero.
Questo semplicemente perché, come scrivi tu stesso,
> credo sia cosa nota che oltre una certa dimensione, conviene
> possedere il datacenter.
Qual'è questa dimensione?
Praticamente qualsiasi cosa che non sia una startup in preda
all'incertezza assoluta, sulla propria esistenza ancor prima che
sulle risorse necessarie all'erogazione continuativa dei servizi.
Esattamente come spiegato da Alberto [1]: il cloud dei BigTech è
straordinariamente anti-economico per aziende ed organizzazioni
consolidate. Lo è ancora di più per la PA.
Visto che, come dici "è cosa nota", sarebbe utile RICORDARLO sempre.
Soprattutto alle PA nazionali che superano di diversi ordini di
grandezza la soglia in questione.
E come spiegato da Giovanni[2] certamente l'Internet Archive la supera.
> Per tornare in tema del thread iniziato da Fabio, accanto alla
> protesta per gli accordi commerciali con GAM, va affiancata la
> proposta alternativa. Ovvio che ci sono: vanno fatte valere.
Bene!
Siamo passati da "oggi non ci sono alternative alle cloud di Google,
Amazon e Microsoft" [3] all'ovvietà dell'esistenza di tali alternative.
Questo è vero progresso! :-D
La pubblica amministrazione è retta da criteri di economicità, di
efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza. [4]
Dunque è urgente sottolineare l'irrazionalità politica, tecnica ed
economica di affidare servizi della PA a Google, Amazon e Microsoft.
Giacomo
[1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-May/021648.html
[2] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-May/021644.html
[3] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-May/021605.html
[4] https://www.senato.it/1025?sezione=131&articolo_numero_articolo=97
e https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1990/08/18/090G0294/sg
May 31, 2021