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Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by TEV S.r.L.
Ciao.
Sono d'accordo con te che il mio sia un caso estremo,
ne sono cosciente e sono felice così. (*)
Non è una sindrome, ma una scelta consapevole e ragionata,
e dettata anche dall'esperienza.
Come al solito, il giusto (per la massa) sta nel mezzo.
Senza generalizzare, prova a leggere il mio
concetto un po' più alla larga.
Non trovate che oggi si faccia troppo uso di
"software trovato in rete" ("software gretuito",
sulla cui qualità stendiamo un velo pietoso)
e ci si metta poco di proprio?
Vincenzo.
PS:
(*) Quasi tutti i framework sono nati come iniziative
specifiche, e poi sono diventati piattaforme pubbliche.
Nell'arco degli anni ho ceduto (gratuitamente) i miei
framework nati per utilizzo personale o della mia azienda
ad altri. Non sono diventati famosi a livello mondiale,
ma hanno aiutato parecchi miei colleghi.
Sono stato co-autore del forse primo framework/sistema di sviluppo italiano
ed uno dei primi al mondo: "Simple" del Polimi (1975).
Il 29.04.2021 08:48, Andrea Trentini ha scritto:
> mmm...
>
> ci vedo un po' troppo "Not Invented Here syndrome" in questo messaggio
>
> ignori anche tutta la tematica COTS (Components Off The Shelf) e la filosofia di UNIX (... small
> tools and combining them via glueing scripts)
>
> è giusto conoscere i linguaggi e i framework e usarli al meglio, ma farsi tutto da soli (from
> scratch) è proprio lo sbaglio che fanno in molti e che causa danni
a volte incalcolabili, gli
> sviluppatori affetti da hybris fanno da soli, schiantandosi contro solidi muri quando i loro
> "prodotti" si scoprono inadeguati, non manutenibili, non aggiornabili, non LEGGIBILI
>
> last but not least, non posso sorvolare sulla tua affermazione:
>
> "Danni del software gratuito (cosiddetto libero)."
>
> WTF?!?!?!?! (scusate il francesismo)
>
> *plonk*
>
> On 28/04/2021 21:07, TEV S.r.L. wrote:
>> I programmatori di oggi, ma anche gli analisti e su su,
>> ...
April 29, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by Andrea Trentini
mmm...
ci vedo un po' troppo "Not Invented Here syndrome" in questo messaggio
ignori anche tutta la tematica COTS (Components Off The Shelf) e la filosofia di UNIX (... small
tools and combining them via glueing scripts)
è giusto conoscere i linguaggi e i framework e usarli al meglio, ma farsi tutto da soli (from
scratch) è proprio lo sbaglio che fanno in molti e che causa danni a volte incalcolabili, gli
sviluppatori affetti da hybris fanno da soli, schiantandosi contro solidi muri quando i loro
"prodotti" si scoprono inadeguati, non manutenibili, non aggiornabili, non LEGGIBILI
last but not least, non posso sorvolare sulla tua affermazione:
"Danni del software gratuito (cosiddetto libero)."
WTF?!?!?!?! (scusate il francesismo)
*plonk*
On 28/04/2021 21:07, TEV S.r.L. wrote:
> I programmatori di oggi, ma anche gli analisti e su su,
> ...
--
|_|o|_| Andrea Trentini - http://atrent.it
|_|_|o| Dipartimento di Informatica
|o|o|o| Università degli Studi di Milano
April 29, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by Enrico Nardelli
Vorrei spezzare un lancia a favore dei colleghi che insegnano nei corsi di laurea in informatica o ingegneria informatica (formalmente diversi ma spesso abbastanza simili nell'impostazione e nei contenuti).
In genere tutti i colleghi sono ben consapevoli dell'importanza di una preparazione anche su aspetti progettuali/pratici. Sono lontani i tempi in cui ci si poteva laureare su una base solo teorica.
Però, non dimentichiamo mai che l'università prepara NON a sviluppare software con l'ambiente di oggi ma a farlo con qualunque ambiente, anche quello che useremo fra trent'anni. [Cosa usavamo nel 1990 per sviluppare software?]
Quindi non diamo addosso a neolaureati che non conoscono l'ambiente che si sta usando in quel momento in azienda, perché non è quello il problema.
Chiarito questo, la tensione tra commerciale e tecnico in azienda è qualcosa che esiste in tutti i settori, ma che nell'informatica è esasperata dalla incorporeità della materia di cui sono fatti i sistemi informatici. Non possiamo farci molto, se non rendere i nostri laureati più sensibili agli aspetti cosiddetti "non funzionali" che alle volte possono essere più rilevanti per il successo di un sistema di quelli funzionali.
Infine, una battuta: i falegnami, quelli veri, non vanno da ikea. Gli informatici, quelli veri, non tirano giù una libreria da diecimila linee di codice per fare qualcosa che si può fare con cento.
D'altro canto, e chiudo, ignorare l'esistenza delle librerie e iniziare ogni volta aprendo un editor di testo e scrivendo
class MyClass {
public static void main(String args[])
...
sarebbe altrettanto deleterio. Ed è vero che i framework servono anche a poter usare personale meno preparato ma, d'altro canto, se usati bene rendono il processo di sviluppo più efficiente.
Una proposta che ripeto ormai da una decina d'anni è che dovremmo formare gli informatici (a scienze e ad ingegneria) come i medici. Dopo tre anni, iniziare l'attività in corsia a veder curare (prima) e curare (poi) i malati veri, mentre in paralleo si continua ad approfondire lo studio tecnico-specialistico.
Ciao, Enrico
Il 28/04/2021 21:07, TEV S.r.L. ha scritto:
> I programmatori di oggi, ma anche gli analisti e su su,
> sono come i falegnami odierni: sanno solo assemblare
> ed adattare.
> Io la chiamo infatti informatica-ikea.
> Idem per i siti web, ormai la maggioranza sono fatti con wordpress.
> Col beneplacito degli imprenditori che risparmiano (così credono)
> ma al committente non lo dicono.
> Anche se spesso, rifare il codice da zero sarebbe meglio,
> non occorrerebbe studiare software altrui, spesso mal documentato,
> che magari è inutilmente pesante per il progetto ... e non parliamo se occorre
> trovarvi dei bug.
> Peccato che pochi ne siano capaci.
>
> Ci sono i pochi veri informatici che preparano
> le librerie di base, i framework, le classi, i plugin, e gli altri campano di rendita.
> Danni del software gratuito (cosiddetto libero).
>
> Io faccio tutto, dall'informatico (nel senso di Antonio) giù giù
> fino al riparatore di tastiere.
> Utilizzo praticamente tutti i linguaggi presenti a passati,
> mi sono creato mie piattaforme e librerie e sono indipendente.
> Quando però partecipavo a progetti di gruppo, rabbirividivo
> nel vedere dei capi-progetto, laureati in informatica,
> che tiravano fuori idea balzane, tutto perchè non conoscevano
> il linguaggio che si era deciso di adottare (e spesso sbagliavano
> a sceglierlo) e non ne sapevao i limiti e i pregi.
> Infatti, adesso, o faccio io il capo-progetto (e mi delego parte del codice
> più il disegno del db) o ne sto fuori.
> Perciò concordo con Antonio che anche il mega-informatico
> deve saper programmare, magari non specializzatissimo,
> ma questo è la base di tutto.
> Quasi tutti gli allenatori di calcio erano prima dei bravi calciatori.
>
> Tralascio poi i rapporti con i "manager" e con i commerciali che sarebbe lunghissimo ...
> Accenno solo che i vari "framework" spesso sono una palla al piede.
> Servono per utilizzare manodopera meno skill ed utilizzarla tipo catena-di-montaggio.
> Poi si lamentano che il server dell'Inps crasha ad ogni nuovo decreto e che
> confonde gli utenti.
>
> Vincenzo.
>
>
> Il 28.04.2021 16:34, Enrico Nardelli ha scritto:
>> Grazie Antonio
>>
>> solo per chiarire che dal mio punto di vista essere un informatico vuol dire saper programmare. Chi non si è "sporcato le mani" col codice non è un informatico. Punto.
>>
>> Per dirlo con le parole di Donald Knuth «the best computer scientists are thoroughly grounded in basic concepts of how computer actually work; and indeed the essence of computer science is an ability to understand many levels of abstraction simultaneously.» [Keynote Address at the 8th Annual Conference on Innovation and Technology in Computer Science Education (ITiCSE-03)]
>>
>> Ciao, Enrico
>>
>> Il 28/04/2021 10:19, Antonio Iacono ha scritto:
>>>> Esiste infine, come per l'ingegneria tradizionale, tra la scuola e l'università, la funzione intermedia del quadro tecnico. Un esempio, preso dall'ingegneria civile, è quello del geometra, ruolo indispensabile, perché non tutti hanno bisogno di costruire grattacieli, mentre molti devono realizzare "modeste costruzioni civili". Moltissime micro e piccole imprese italiane non hanno necessità di un laureato per le loro esigenze informatiche, gli basterebbe un diplomato, anche qui che sia preparato come un "informatico" in grado di definire un progetto in relazione alle esigenze dell'utente e non semplicemente come un "programmatore" che genera codice.
>>>
>>> L'analogia con l'ingegneria civile mi piace tantissimo :)
>>> Il programmatore è il muratore o il carpentiere.
>>> L'informatico è l'ingegnere, l'architetto o, per piccoli progetti, il geometra.
>>>
>>> L'ingegnere non deve "impastare il cemento" ma se qualche volta, nella
>>> vita, l'ha fatto, gli tornerà sicuramente utile.
>>> L'informatico non deve programmare ma se a volte "si sporca le mani"
>>> con il codice, male non fa.
>>>
>>> Un ipermercato ormai lo si costruisce in un paio di settimane,
>>> prefabbricati e via.
>>> Ma a nessun ingegnere/geometra/muratore verrebbe in mente di usare i
>>> prefabbricati per una "costruzione civile".
>>> Nell'informatica attuale (per niente "buona"), purtroppo sì.
>>>
>>> Antonio
>>> _______________________________________________
>>> nexa mailing list
>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>
>>
>> -- EN
>>
>> =====================================================================
>> Prof. Enrico Nardelli
>> Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
>> Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
>> tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
>> mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
>> home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
>> blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
>> http://link-and-think.blogspot.it/
>> =====================================================================
>
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> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
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blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
http://link-and-think.blogspot.it/
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--
April 28, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by TEV S.r.L.
I programmatori di oggi, ma anche gli analisti e su su,
sono come i falegnami odierni: sanno solo assemblare
ed adattare.
Io la chiamo infatti informatica-ikea.
Idem per i siti web, ormai la maggioranza sono fatti con wordpress.
Col beneplacito degli imprenditori che risparmiano (così credono)
ma al committente non lo dicono.
Anche se spesso, rifare il codice da zero sarebbe meglio,
non occorrerebbe studiare software altrui, spesso mal documentato,
che magari è inutilmente pesante per il progetto ... e non parliamo se occorre
trovarvi dei bug.
Peccato che pochi ne siano capaci.
Ci sono i pochi veri informatici che preparano
le librerie di base, i framework, le classi, i plugin, e gli altri campano di rendita.
Danni del software gratuito (cosiddetto libero).
Io faccio tutto, dall'informatico (nel senso di Antonio) giù giù
fino al riparatore di tastiere.
Utilizzo praticamente tutti i linguaggi presenti a passati,
mi sono creato mie piattaforme e librerie e sono indipendente.
Quando però partecipavo a progetti di gruppo, rabbirividivo
nel vedere dei capi-progetto, laureati in informatica,
che tiravano fuori idea balzane, tutto perchè non conoscevano
il linguaggio che si era deciso di adottare (e spesso sbagliavano
a sceglierlo) e non ne sapevao i limiti e i pregi.
Infatti, adesso, o faccio io il capo-progetto (e mi delego parte del codice
più il disegno del db) o ne sto fuori.
Perciò concordo con Antonio che anche il mega-informatico
deve saper programmare, magari non specializzatissimo,
ma questo è la base di tutto.
Quasi tutti gli allenatori di calcio erano prima dei bravi calciatori.
Tralascio poi i rapporti con i "manager" e con i commerciali che sarebbe lunghissimo ...
Accenno solo che i vari "framework" spesso sono una palla al piede.
Servono per utilizzare manodopera meno skill ed utilizzarla tipo catena-di-montaggio.
Poi si lamentano che il server dell'Inps crasha ad ogni nuovo decreto e che
confonde gli utenti.
Vincenzo.
Il 28.04.2021 16:34, Enrico Nardelli ha scritto:
> Grazie Antonio
>
> solo per chiarire che dal mio punto di vista essere un informatico vuol
dire saper programmare. Chi non si è "sporcato le mani" col
> codice non è un informatico. Punto.
>
> Per dirlo con le parole di Donald Knuth «the best computer scientists are thoroughly grounded in basic concepts of how computer
> actually work; and indeed the essence of computer science is an ability
to understand many levels of abstraction simultaneously.»
> [Keynote Address at the 8th Annual Conference on Innovation and Technology in Computer Science Education (ITiCSE-03)]
>
> Ciao, Enrico
>
> Il 28/04/2021 10:19, Antonio Iacono ha scritto:
>>> Esiste infine, come per l'ingegneria tradizionale, tra la scuola e l'università, la funzione intermedia del quadro tecnico. Un
>>> esempio, preso dall'ingegneria civile, è quello del geometra, ruolo indispensabile, perché non tutti hanno bisogno di costruire
>>> grattacieli, mentre molti devono realizzare "modeste costruzioni civili". Moltissime micro e piccole imprese italiane non hanno
>>> necessità di un laureato per le loro esigenze informatiche, gli basterebbe un diplomato, anche qui che sia preparato come un
>>> "informatico" in grado di definire un progetto in relazione alle esigenze dell'utente e non semplicemente come un "programmatore"
>>> che genera codice.
>>
>> L'analogia con l'ingegneria civile mi piace tantissimo :)
>> Il programmatore è il muratore o il carpentiere.
>> L'informatico è l'ingegnere, l'architetto o, per piccoli progetti, il geometra.
>>
>> L'ingegnere non deve "impastare il cemento" ma se qualche volta, nella
>> vita, l'ha fatto, gli tornerà sicuramente utile.
>> L'informatico non deve programmare ma se a volte "si sporca le mani"
>> con il codice, male non fa.
>>
>> Un ipermercato ormai lo si costruisce in un paio di settimane,
>> prefabbricati e via.
>> Ma a nessun ingegnere/geometra/muratore verrebbe in mente di usare i
>> prefabbricati per una "costruzione civile".
>> Nell'informatica attuale (per niente "buona"), purtroppo sì.
>>
>> Antonio
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
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> Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
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> home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
> blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
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April 28, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by Giovanni Biscuolo
Ciao Enrico,
Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> writes:
[...]
> ma per il resto, perdonami, non riesco a capire se c'è qualcosa su cui
> posso fornire un approfondimento.
mi spiace aver creato confusione, i miei erano semplicemente ulteriori
considerazioni in libertà in merito al rapporto tra cultura informatica,
scuola, università e mondo del lavoro.
Non era una critica a quello che hai scritto o una richiesta di
approfondire da parte tua ma, appunto, solo miei contributi nel merito.
Ciao, Giovanni.
[...]
--
Giovanni Biscuolo
Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
April 28, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by Antonio Iacono
> solo per chiarire che dal mio punto di vista essere un informatico vuol dire saper programmare. Chi non si è "sporcato le mani" col codice non è un informatico. Punto.
Grazie Enrico della tua, non affatto scontata, presa di posizione.
Lo dico sulla base di esperienze personali, anche (anzi soprattutto) recenti.
Nei periodi emergenziali, quando non hai tempo di scegliere le
soluzioni ideali, di architettare, di progettare il sistema
"perfetto". Insomma, quando devi "sbracciarti" e mettere mani al
codice (spesso di altri) prima che venga giù tutto. E' lì che la
padronanza di più linguaggi di programmazione ti "salva".
Ma è anche in quei momenti che noti la preparazione di molti ingegneri
informatici freschi di laurea.
Tratto da una recente tesi:
"Il client è composto da pagine web, ogni pagina ha uno scopo
differente ed è stata realizzata con due linguaggi che vengono quasi
sempre utilizzati in questo ambito, ovvero HTML e CSS. Per rendere più
interattive le pagine è stato utilizzato il linguaggio di
programmazione JavaScript.
Quest’ultimo è stato usato anche per la creazione dei grafici, in
collaborazione con il software [proprietario].
Il server è stato realizzato utilizzando la famosa accoppiata Node.js
ed Express, in questo modo, è stato possibile utilizzare ancora una
volta JavaScript"
Ecco, poi vanno in azienda (o nella PA), ti trovano PHP, C, bash, VB
... e vanno in tilt.
Antonio
April 28, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by Enrico Nardelli
Caro Giovanni
grazie per i complimenti della tua precedente mail.
Su questa condivido le ulteriori precisazioni alla lista di questioni importanti relative all'informatica che tutti i cittadini dovrebbero essere in grado di comprendere ma per il resto, perdonami, non riesco a capire se c'è qualcosa su cui posso fornire un approfondimento.
Ciao, Enrico
Il 28/04/2021 12:52, Giovanni Biscuolo ha scritto:
> Buongiorno,
>
> Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> writes:
>
> [...]
>
>> Io penso che se, prima di tutto nella scuola, sviluppiamo una buona
>> sensibilità all'informatica come "linguaggio per la descrizione di
>> processi che automaticamente e meccanicamente eseguono trasformazione
>> di rappresentazioni"
>
> solo per capire la semantica di questa fantastica definizione, comprese
> le sue innumerevoli conseguenze, servirebbe... più informatica. Ops,
> siamo in un cul de sacc :-D
>
> [...]
>
>> CHI ha scelto COSA rappresentare e COSA NO? COSA viene modellato da
>> tali rappresentazioni? COSA viene trascurato? CHI ha scelto COME
>> trasformare?
>
> Mi permetto di aggiungere: chi MISURA cosa rappresentare? Come sono
> gestiti gli STRUMENTI di misura (metrologia)? Sono tenuti in
> considerazione nel processo RISOLUZIONE e ERRORE di misura? Come viene
> gestita (e tracciata) la CATENA delle misurazioni/dati/testi
> (provenance)? Come garantire che la CATENA di trasformazione sia
> RIPRODUCIBILE? Come INTERPRETARE i dati ottenuti dalle trasformazioni
> (correlazione vs. causalità)?
>
> ...lista probabilmente non esaustiva.
>
> [...]
>
>> E all'università, non ritengo che bisogna preparare "programmatori",
>> ma informatici. E non è solo "pedanteria accademica" :-)
>
> Ma certo che no: c'è DAVVERO qualcuno che lo pensa?!? :-O
>
> [...]
>
>> saper programmare benissimo, ma non aver capito il ruolo dei sistemi
>> informatici all'interno del lavoro di organizzazioni di varia
>> complessità produce, in genere, disastri.
>
> Oh sì, è per questo che ai periti tecnici in informatica insegnano
> (insegnano ancora?) ad essere "ANALISTI programmatori", mica
> "programmatori":
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> un analista si preoccupa di analizzare il dominio applicativo e le
> specifiche dei requisiti per poi produrre i documenti di analisi,
> utilizzati nelle fasi successive di progettazione e sviluppo del
> software.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> (https://it.wikipedia.org/wiki/Analista_programmatore)
>
> ... e si insegna loro che il ciclo di vita del software inizia con
> l'analisi, mica col buttarsi a pesce a scrivere codice.
>
> Mi permetto, modestamente, di aggiungere alla categoria anche una figura
> professionale alquanto negletta: l'analista di
> SISTEMA. (https://en.wikipedia.org/wiki/Systems_analyst) uno sporco
> lavoro che qualcuno si dovrebbe pur occupare di svolgere in un /sistema/
> IT, no?
>
> Però, però.... PERÓ tutto questo ha un /costo/ e /qualcuno/ ha deciso,
> tanto tempo fa, che sono costi inutili, che vanno scaricati in
> OUTSOURCING, con lavoro gestito da imprese che sanno come si compete sul
> mercato per abbattere i costi (e massimizzare i profitti, ma questo è un
> effetto collaterale)... voilà, benvenuti nel 2021!
>
> [...]
>
>> Moltissime micro e piccole imprese italiane non hanno necessità di un
>> laureato per le loro esigenze informatiche, gli basterebbe un
>> diplomato, anche qui che sia preparato come un "informatico" in grado
>> di definire un progetto in relazione alle esigenze dell'utente e non
>> semplicemente come un "programmatore" che genera codice.
>
> Concordo in pieno la diagnosi (l'analisi) con l'unica differenza
> (pignoleria?) che la definizione corretta del paziente in cura è
> "analista sistemista"; tuttavia la prognosi è riservata: il paziente
> "geometra dell'informatica" inserito nel contesto di cui sopra è in
> stato vegetativo, non diamo inutili speranze a chi lo conosce. :-(
>
> Per avere idea dello stato dei lavoratori nel settore IT (NON dei
> "geometri dell'informatica" che non esistono) è utile seguire «Tech
> Workers Coalition Italia» di tanto in tanto: https://twc-italia.org/
> [1]; se stanno messi così loro che lavorano per le multinazionali o
> comunque grandi aziende, immaginatevi gli altri.
>
> D'altro canto, fare business nel campo del software (magari software
> libero) nelle attuali condizioni di mercato è una attività DI NICCHIA,
> un pertugio oserei dire.
>
> Vedremo se le misure contenute nel PNRR miglioreranno le condizioni del
> mercato e quelle dei lavoratori IT, magari facendo pure uscire i
> "geometri dell'informatica" dal coma... io NON ci conto.
>
> [...]
>
> Saluti, Giovanni.
>
> [1] e le consorelle internazionali, mica si tratta di un problema
> prettamente italiano.
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
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mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
http://link-and-think.blogspot.it/
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April 28, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by Enrico Nardelli
Grazie Antonio
solo per chiarire che dal mio punto di vista essere un informatico vuol dire saper programmare. Chi non si è "sporcato le mani" col codice non è un informatico. Punto.
Per dirlo con le parole di Donald Knuth «the best computer scientists are thoroughly grounded in basic concepts of how computer actually work; and indeed the essence of computer science is an ability to understand many levels of abstraction simultaneously.» [Keynote Address at the 8th Annual Conference on Innovation and Technology in Computer Science Education (ITiCSE-03)]
Ciao, Enrico
Il 28/04/2021 10:19, Antonio Iacono ha scritto:
>> Esiste infine, come per l'ingegneria tradizionale, tra la scuola e l'università, la funzione intermedia del quadro tecnico. Un esempio, preso dall'ingegneria civile, è quello del geometra, ruolo indispensabile, perché non tutti hanno bisogno di costruire grattacieli, mentre molti devono realizzare "modeste costruzioni civili". Moltissime micro e piccole imprese italiane non hanno necessità di un laureato per le loro esigenze informatiche, gli basterebbe un diplomato, anche qui che sia preparato come un "informatico" in grado di definire un progetto in relazione alle esigenze dell'utente e non semplicemente come un "programmatore" che genera codice.
>
> L'analogia con l'ingegneria civile mi piace tantissimo :)
> Il programmatore è il muratore o il carpentiere.
> L'informatico è l'ingegnere, l'architetto o, per piccoli progetti, il geometra.
>
> L'ingegnere non deve "impastare il cemento" ma se qualche volta, nella
> vita, l'ha fatto, gli tornerà sicuramente utile.
> L'informatico non deve programmare ma se a volte "si sporca le mani"
> con il codice, male non fa.
>
> Un ipermercato ormai lo si costruisce in un paio di settimane,
> prefabbricati e via.
> Ma a nessun ingegnere/geometra/muratore verrebbe in mente di usare i
> prefabbricati per una "costruzione civile".
> Nell'informatica attuale (per niente "buona"), purtroppo sì.
>
> Antonio
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Prof. Enrico Nardelli
Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
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April 28, 2021
Re: [nexa] Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
by Guido Vetere
questo colpo di manina, che evoca le peggiori pratiche del sottobosco
politico, fa capire il livello di consapevolezza della tecnocrazia italiana
quella che era una direzione strategica su cui avevano lavorato gruppi di
(più o meno) esperti convocati da agenzie nazionali e ministeri negli anni
passati, scompare in una notte
cosa compare, al posto? “simulazione avanzata e big data", come dire: un
vago contenitore, certamente più consono alle capacità dei 'player' attuali
una cosa intrisa peraltro di quel 'mito della datità' che unisce
aberrazione epistemologica e interessi di breve termine
tutto questo mentre in Europa si propone un impianto regolatorio dell'AI
che, se mai dovesse realizzarsi, richiederebbe una grande sviluppo di
competenze specifiche nei singoli stati membri
tutto questo mentre manca un dibattito pubblico approfondito e informato,
mentre la politica come luogo di elaborazione e rappresentanza sembra
essersi eclissata
G.
On Wed, 28 Apr 2021 at 13:04, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it> wrote:
> Ecco il link all comunicato che il server nexa non accetta come allegato:
>
>
> https://drive.google.com/file/d/1acjQtFFZJIiDZg8d7NcPX1lIyc5f-BEr/view?usp=…
>
> — Beppe
>
> On 28 Apr 2021, at 12:59, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it> wrote:
>
> Lunedì abbiamo avuto la brutta sorpresa di scoprire che l’Intelligenza
> Artificiale è stata depennata dalle tematiche dei centri nazionali indicati
> nell’Investimento 1.4: Potenziamento strutture di ricerca e creazione di
> “campioni nazionali di R&S” su alcune Key Enabling Technologies.
>
> Il tema era presente nella versione in circolazione fino al 24/4 ed è
> stata sostituita da “simulazione avanzata e big data” nella versione del
> 25/4.
>
> Contro un centro sull’Intelligenza Artificiale si era espressa in un
> intervento sulla precedente bozza (versione Conte 2), la sen. Cattaneo,
> sostenendo che sarebbe stata una inutile replicazione di strutture già
> esistenti e che avvenisse senza il benestare del CINI, lamentandosi inoltre
> che la scelta della sede dell’istituto fosse stata fatta a priori e senza
> un bando.
>
> La versione del 24/4 già indicava che i centri avrebbero dovuto essere di
> tipo “hub and spoke”, con la sede incaricato solo di funzioni
> amministrative, mentre la ricerca andava svolta in sedi decentrate.
>
> Paradossalmente, la nuova versione indica 10 tematiche anziché 5, e quindi
> il rischio di “cattedrali nel deserto” temuto da Elena Cattaneo raddoppia,
> anziché diminuire, introducendo tematiche che sono le più varie e più
> vaghe, anziché incentrate su una Disciplina vera e propria come l’IA, che
> ha una sua storia scientifica e ha risvolti concreti e immediati.
>
> Per tentare di recuperare, l’Associazione Italiana per l’Intelligenza
> Artificiale ha inviato ai parlamentari la proposta di un emendamento, pre
> reintrodurre il tema nel PNRR.
>
> Le motivazioni dell’emendamento sono riportate nel comunicato stampa
> allegato.
>
> La notizia è stata ripresa oggi da Wired:
>
>
> https://www.wired.it/attualita/politica/2021/04/28/pnrr-mappa-fondi-draghi/…
>
> Nel suo intervento di ieri in Senato, la sen. Cattaneo si è congratulata
> col presidente Draghi per aver eliminato la tematica dell’intelligenza
> artificiale e nella sua replica Draghi ha detto dio essere complemtante
> d’accordo con lei.
>
> Questo significa l fine per sempre della possibilità che l’Italia giochi
> un ruolo nella ricerca e nello sviluppo della prossima General Purpose
> Technology, dopo quella di Internet, che non abbiamo saputo sfruttare
> adeguatamente 20 anni fa, quando scrissi all’allora presidente del
> consiglio D’Alema di non farsi sfuggire l’occasione per un rinnovamento
> tecnologico del paese:
>
> http://www.interlex.it/attualit/letterap.htm
>
> Tra 20 anni o forse prima rimpiangeremo di nuovo questo errore strategico.
>
> — Beppe
> <PNRR.pdf>
>
>
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>
April 28, 2021
Re: [nexa] Come finirà il mondo (digitale)
by Giovanni Biscuolo
Buongiorno,
Diego Giorio <dgiorio(a)hotmail.com> writes:
> Non mi sembra sia gia passata in lista la segnalazione di questo libro:
>
> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/cyber-war-siamo-davvero-vicini-al-p…
Leggo letteralmente:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Google si rifiuta di permettere l’accesso alla NSA alle sue reti e
questo può essere un problema da un lato, ma è importante che i
cittadini si rendano conto delle poste in gioco per tutti loro.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Non ci posso credere, io non posso credere che nel 2021 si possano
ancora scrivere queste queste come se le rivelazioni di Snowden non
esistano, non c'è nemmeno un accenno nell'articolo (e nel libro?) al
DataGate e alla sorveglianza globale che ha svelato.
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
L’idea che possiamo vincere il nemico solo attraverso l’attacco è un
crimine, tutto sta nell’avere una buona difesa.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
No, vi prego no: nessuno si illuda di essere più furbo degli altri e di
essere in grado di difendersi "da solo".
La soluzione è SOLO smettere di utilizzare il software degli automatismi
(eterocontrollati) come /mezzo di attacco/, è molto molto molto peggio
che scherzare con le armi (che alcuni furboni vorrebbero controllate da
sistemi automatici, per giunta).
La questione è MOLTO semplice: /se/ esiste un metodo di compromettere i
sistemi software /sicuramente/ verrà utilizzato anche contro di te.
Perché allora non smetterla di giocare a "Cyber War Games" [1] e unire
gli sforzi per creare sistemi informatici sicuri? ...lo so, lo so, sono
schifosamente ingenuo.
[...]
Saluti, Giovanni.
[1] davvero NON ci sono vincitori, credo sia pure possibile dimostrarlo
matematicamente nel caso del software (che sarebbe anche innoquo perché
sarebbe una prova non distruttiva, per fortuna).
--
Giovanni Biscuolo
Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
April 28, 2021