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Re: [nexa] UNIRE... il GARR (era: Re: Sostegno ad UNIRE - testo del DDL)
by Giuseppe Attardi
È complicato rispondere puntuale te a un messaggio cosi lungo, ma ci sono molte questioni sottili da chiarire, anche se in larga misura ci troviamo d’accordo.
> On 6 Apr 2021, at 16:51, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Giovanni Biscuolo <giovanni(a)biscuolo.net <mailto:giovanni@biscuolo.net>>
> To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>>
> Subject: Re: [nexa] UNIRE... il GARR (era: Re: Sostegno ad UNIRE -
> testo del DDL)
> Message-ID: <87eefnptme.fsf(a)biscuolo.net <mailto:87eefnptme.fsf@biscuolo.net>>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Buongiorno,
>
> Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it <mailto:attardi@di.unipi.it>> writes:
>
> [...]
>
>> Ci sono però diverse questioni:
>
> [...]
>
>
>> - normativa: al GARR possono accedere solo i soci e non più del 20% di
>> terzi coinvolti in collaborazioni con altri soci, altrimenti si
>> incorre nelle norme anticoncorrenza in cui è inciampato il CINECA.
>
> non voglio entrare nel merito della vicenda CINECA, della quale ho letto
> ma non conosco approfonditamente, ma in generale trovo singolare che le
> norme antitrust/anticoncorrenza funzionino così bene per gli enti
> pubblici al 100% mentre per le aziende private (devo fare nomi?) è
> ESATTAMENTE l'opposto, ovvero è praticamente impossibile riuscire a
> "smontare" i monopoli privati, compresi quelli delle concessioni gestite
> male. Boh?!?
La spiegazione è semplice: i privati fanno causa agli enti pubblici che non rispettano le norme e le vincono.
>
>> Per il GARR è stata introdotta una legge apposita, che dichiara
>> l'”unicità della Rete GARR”, e in quanto tale autorizza enti
>> pubblici ad utilizzarla per attività di ricerca e formazione, senza
>> dover ricorrere a un bando di gara.
>
> Beh allora nessuno potrebbe impedire allo stato italiano di dichiarare
> GARR come fornitore interno di una serie di servizi di rete al quale
> *dover* ricorrere prioritariamente, senza bando di gara
Non è cosi semplice: devi dimostrare che quel servizio non è offerto da nessun’azienda privata.
Inoltre la norma dice che gli enti “possono” non “debbono”.
> [...]
>
>> Per queste ragioni il mio suggerimento sarebbe di fare entrare UNIRE
>> come socio aderente in GARR, per assicurare un servizio alle scuole
>> basato su un politica e un finanziamento comune.
>
> ...e se come socio (unico?) aderente in GARR entrasse _direttamente_ il
> MIUR? Troppo antico: sa di pseudo-IRI? Troppo "aiuti di stato"
> allo... stato? Ce lo impedisce l'Europa?
Entrare come soci comporta il pagamento di una quota elevata, proporzionata al valore patrimoniale che il GARR ha accumulato in decenni.
E comunque non risolverebbe nulla, perché il servizio è erogato alle università, non al MIUR (MUR, MI?), e poi Min Salute, Min Beni Culturali o altri enti che fanno ricerca.
Il CdA del GARR ha discusso per anni sulla questione.
>
> Certo potremmo anche percorrere la strada *esattamente* opposta: far
> erogare i servizi ai privati sulla base di regole di mercato ferree
> (interoperabilità, no lock-in, obbligo di fornire i dati in modo tale
> che eventuali migrazioni vengano via praticamente gratis, ecc.)
> stabilite dal MIUR per accedervi. Funzionerebbe meglio?
>
> [...]
>
>>> cultura. La Piattaforma Unica difficilmente può tenere insieme tutte le
>>> diversità di cui è composta la scuola e che andrebbero valorizzate
>>> invece che appiattite. A questo proposito consiglio UNIRE o DIVIDERE di
>>> Stefano Penge: https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844 <https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844> <https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844 <https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844>>
>>
>> Questo è un atteggiamento comprensibile ma pericoloso.
>> La rete unica GARR non sarebbe mai nata, se si dava adito al
>> ragionamento sulle “enormi differenze”.
>
> Sì ma un conto è mettere a disposizione servizi di connettività e di
> "infrastructure as code" e un'altra cosa fornire un "Moodle di
> Stato"... quindi tutto sta nel mettersi d'accordo sui cosa significhi
> "piattaforma", perché la semantica è pericolosamente ambigua.
Per esempio, la piattaforma cloud GARR è una infrastruttura federata, in cui ciascun partecipante può conferire e condividere le proprie risorse con altri.
Tra i servizi che offre come DaaS (Deployiment a s a Service), c’è la creazione di istanze Moodle con un click, a disposizione di chi le richiede, che ciascuno amministra liberamente.
Non c’è nessun "Moodle di Stato”, ma una piattaforma che consente a ciascuno di creare i propri servizi, in una modalità agevole e amministrata.
>
> Io NON ho idea di quello che hanno in mente Stevano Penge o Giuseppe
> Attardi quando pensano a "piattaforma" ma se l'idea è quella di avere
> più o meno un clone di Google Classroom & co. per consentire ai docenti
> di creare contenuti in modo "facile" per "fare la DaD" allora forse sì
> che abbiamo un problema di appiattimento.
È come per la rete: nessuno sapeva come sarebbe evoluta 25 anni fa: è stata fatta dalle persone che ci hanno lavorato.
25 anni fa c’era chi obiettava sul farsi una rete quando c’era Telecom con ATMosfera.
Siamo ancora convinti che facendola da noi, la sapremmo fare meglio o quanto meno più adatta alle nostre esigenza.
Invece di dire quello che NON si vuole, proponiamo ciò che SI vuole.
>
>> Avere una rete unica o una piattaforma condivisa (piuttosto che unica)
>> è proprio ciò che consente di investire energie nello sviluppo di
>> attività specifiche, liberando risorse ed energie in attività che
>> possono essere messe a fattore comune.
>
> Condivido pienamente con il caveat di cui sopra sul termine piattaforma
> e l'aggiunta che per "piattaforma condivisa" si potrebbe anche
> considerare qualcosa di distribuito e utilizzabile anche “offline”
Certo che sì.
> perché disponibile anche localmente, sui propri dispositivi; non c'è
> bisogno di "webbificare" o "appificare" la conoscenza, anzi!
Può essere, anche se l’orientamento è di avere il minimo a bordo, sfruttando il cloud da dispositivi diversi e da posti diversi.
>
> [...]
>
>> La preparazione di testi viene invogliata indirettamente, attraverso
>> la filiera editoriale: pubblicare un volume con le lezioni ha un
>> ritorno economico diretto, perché il copyright resta all’autore, e non
>> all’università.
>
> Argh, ancora con 'sto mito del "copyright che resta all'autore”:
Il copyright resta all’autore, se è un ricercatore universitario, per una specifica indicazione di legge, che altrimenti resterebbe al datore di lavoro (università).
Poi l’autore può cedere la licenza a un editore, in cambio di un compenso.
La quota di compenso rispetto al prezzo di copertina è un’altra faccenda.
> 'mo non
> ho prove scientifiche da fornirvi, ma AFAIU praticamente nel 99.8% dei
> casi gli autori - anche dei testi scolastici - trasferiscono il
> copyright delle opere agli editori in cambio di un compenso, all'interno
> del quale c'è una certa quota per ogni copia venduta.
>
> Ci sono autori di testi scolastici il lista che hanno voglia di
> raccontarci quanto sono riusciti a ricavare dai diritti di sfruttamento
> delle proprie opere? Giusto per avere un'idea dell'entità di questo
> tipo di incentivi.
>
>> Per questo occorre cambiare anche le normative sulla didattica e
>> creare una nuova filiera per la produzione di contenuti interattivi.
>
> Proposte?
>
> Perché IMHO questo tipo di ragionamento dovrebbe andare avanti in
> parallelo a quello relativo agli strumenti informatici per fare lezione
> e creare contenuti... ma non vedo un gran dibattito in merito
> all'editoria scolastica e universitaria intorno a noi.
Secondo me le due faccende si legano: il libro come forma di trasmissione di contenuti e lezioni basate su libri.
Se dobbiamo evolvere, debbono evolvere entrambi.
Se pensiamo che sia il momento di cambiare, certo che bisogna avanzare proposte.
Il mondo cambia e non sta ad aspettare noi.
— Beppe
>
> [...]
>
> Saluti, Giovanni
>
> --
> Giovanni Biscuolo
April 6, 2021
Re: [nexa] UNIRE... il GARR (era: Re: Sostegno ad UNIRE - testo del DDL)
by Giovanni Biscuolo
Buonasera Antonio,
Antonio Iacono <antiac(a)gmail.com> writes:
>> a quanto pare, stando a quello che ho sentito riportato da diverse
>> persone ben informate sui fatti, quello di avere un sufficiente
>> numero di persone con adeguate competenze interne è il motivo
>> principale per il quale ancora oggi l'outsourcing ai privati è ancora
>> il metodo preferito di gestione dei problemi
>
> La Pubblica Amministrazione NON deve funzionare.
> Perché dal suo cattivo funzionamento ci "guadagnano" in tanti, in
> troppi.
Ho anche io il sospetto che ci siano dei precisi interessi affinché
questo accada... chissà!?!
> Non ci credere al luogo comune, alla "farsa", della mancaza di
> competenze, non è così.
Sì grazie per la tua presa di posizione, ho _anche_ il sospetto che
quello che racconto sopra sia diventato un luogo comune, una "scusa" per
poter dimostrare ciò che si voleva comunque ottenere.
[...]
> Che poi anche sul termine "competenze" avrei che dire, ma rimando ad
> altri che ne sanno di più
Ottimo il tuo richiamo a
https://www.roars.it/online/contro-le-competenze/, rilancio con
https://www.roars.it/online/il-miraggio-delle-competenze/ (mazzate)
...ed è esattamente in polemica con questa retorica delle competenze che
ho adottato come mia firma pubblica una frase copiata da un editoriale
sul tema [1] che mi è molto piaciuto.
Se poi volessimo *davvero* affrontare il problema della crisi della
scienza, ovvero della mancanza di riprodicibilità in troppi studi
scientifici (compresi quelli economici), allora apriti cielo.
[...]
> Veniamo ad oggi, caro Giovanni, trovami una logica nella "suddivisione
> dei fondi del recovery plan" così come ho segnalato stamattina.
Ti rispondo con una strofa di una canzone «Voglio trovare un senso a
questa storia. Anche se questa storia un senso non ce l'ha»... ma non
qui, non adesso.
> Se Draghi è stato chiamato per questo, beh, diciamo che la sua
> "impronta" non si è vista per nulla, finora.
Forse un giorno lontano lontano riusciremo a capire davvero perché è
stato necessario chiamare Mario Draghi a gestire tutto questo.
Ciao, Giovanni
[1] https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/02/12/vogliamo-i-…
[...]
--
Giovanni Biscuolo
Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
April 6, 2021
Re: [nexa] Trusting What? (was Re: Fw: RMS removed from the GCC Steering Committee)
by Giovanni Biscuolo
Ciao,
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
[...]
>> Non capisco esattamente cosa avrebbe confuso RMS ma non fa niente,
>> sono semplicemente allibito nel constatare che lui tutto solo
>> soletto è il colpevole del fallimento del software libero [...]
>
> Forse non siamo d'accordo. Ma forse non sono stato chiaro.
[...]
> Però ti prego, non associarmi con chi attacca RMS sul piano personale.
> Non credo di meritarlo. ;-)
Non era minimamente mia intenzione, anche perché su questo sia io che tu
ci siamo espressi pubblicamente quindi pensavo fosse già abbastanza
chiaro.
É nel merito delle critiche strategiche o di politica della promozione e
sviluppo del software libero che rivolgi a RMS che non siamo del tutto
d'accordo... ma appunto, non c'è spazio, modo e ambiente per discuterne
con calma.
[...]
Ciao, Giovanni
--
Giovanni Biscuolo
April 6, 2021
Re: [nexa] Il Recovery plan del Piemonte (Antonio Iacono)
by Stefano Campus
qua il sito ufficiale della Regione Piemonte dedicato al PNRR [1] e la
notizia ufficiale della Regione [2]
[1] https://piemonte2021-2027.eu/pnrr-recovery-plan-italia/
[2]
https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/comunicati-stampa/recovery-pla…
s.
Il giorno mar 6 apr 2021 alle ore 12:00 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
ha scritto:
> Send nexa mailing list submissions to
> nexa(a)server-nexa.polito.it
>
> To subscribe or unsubscribe via the World Wide Web, visit
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> or, via email, send a message with subject or body 'help' to
> nexa-request(a)server-nexa.polito.it
>
> You can reach the person managing the list at
> nexa-owner(a)server-nexa.polito.it
>
> When replying, please edit your Subject line so it is more specific
> than "Re: Contents of nexa digest..."
>
>
> Today's Topics:
>
> 1. social network e opnioni politiche (Stefano Quintarelli)
> 2. Il Recovery plan del Piemonte (Antonio Iacono)
>
>
> ----------------------------------------------------------------------
>
> ------------------------------
>
> Message: 2
> Date: Tue, 6 Apr 2021 11:57:27 +0200
> From: Antonio Iacono <antiac(a)gmail.com>
> To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: [nexa] Il Recovery plan del Piemonte
> Message-ID:
> <
> CAPN6PETh1zhn73n1yEimRjVHuRdTNSodU_9BDs9SKsP2Ap4uXQ(a)mail.gmail.com>
> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
>
> Il "Recovery plan" del Piemonte varato dalla Giunta regionale: oltre
> 1200 progetti per 27 miliardi [1].
> Qui [2] il piano dettagliato per provincia.
>
> Antonio
>
> [1] https://www.novaratoday.it/attualita/recovery-plan-piemonte.html
> [2]
> https://citynews-novaratoday.stgy.ovh/~media/52366938853702/progetti-recove…
>
>
> ------------------------------
>
> Subject: Digest Footer
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
> ------------------------------
>
> End of nexa Digest, Vol 144, Issue 14
> *************************************
>
April 6, 2021
Re: [nexa] Trusting What? (was Re: Fw: RMS removed from the GCC Steering Committee)
by Giacomo Tesio
Giovanni... ma, ma... ma! :-D
On Tue, 06 Apr 2021 15:19:06 +0200 Giovanni Biscuolo wrote:
> grazie di aver chiarito cosa non va secondo te nella situazione dello
> steering committee di GCC
Figurati.
Come ho provato a spiegare nella mailing list, RMS nella Steering
Committee aveva una funzione di garanzia, ai miei occhi, capace di
bilanciare l'influenza di aziende come RedHat/IBM, Google etc...
E questo non in quanto RMS, ma in quanto Chief GNUissance nonché
Presidente della FSF (da cui ad ogni pié sospinto, gli sviluppatori
RedHat in GCC propongono di slegarsi definitivamente
https://gcc.gnu.org/pipermail/gcc/2021-March/235167.html )
Evidentemente ero un ingenuo.
> Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
>
> > È stato uno degli errori fondamentali di Stallman: aver confuso (in
> > modo molto americano, per la verità) privilegi con libertà.
>
> «La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un
> moscone...» :-D
>
> Non capisco esattamente cosa avrebbe confuso RMS ma non fa niente,
> sono semplicemente allibito nel constatare che lui tutto solo
> soletto è il colpevole del fallimento del software libero [...]
Forse non siamo d'accordo. Ma forse non sono stato chiaro.
Rileggi le mie parole in proposito:
> I cannot think of a single man that did MORE work than
> Stallman to make GCC successful. [...]
https://gcc.gnu.org/pipermail/gcc/2021-April/235312.html
> P.P.P.S.: siamo così sucettibili...
Beh... un pochino... direi di sì dai... :-D
Tuttavia ti faccio notare che, se GCC fosse un compilatore studiabile
approfonditamente in un mese, la presenza di Stallman (o di Google)
nella Steering Committee sarebbe molto meno importante (o pericolosa).
Siamo d'accordo che una libertà che solo pochi(ssimi) possono
effettivamente esercitare è indistinguibile da un privilegio?
IMHO, questo è stato uno degli errori fondamentali di Stallman.
(con "fondamentali" inteso come "durante la costruzione delle
fondamenta" del software libero)
Non gliene faccio una colpa: era difficile prevedere negli anni 80 che
la libertà fornita dal software libero può essere apprezzata veramente
solo da chi effettivamente è capace di esercitarla, modificando gli
automatismi che lo circondano.
Così come è comprensibile che, da statunitense cresciuto nel pieno
della guerra fredda, abbia incentrato l'ideologia del progetto GNU
sul valore della libertà invece che su quello della curiosità hacker,
di cui la libertà è solo uno dei pilastri valoriali fondamentali.
Stallman non è colpevole di ciò di cui è stato accusato.
Ed è preziossimo per il movimento del software libero.
Detto ciò, è anche importante analizzare gli errori del passato che
ci hanno portato nella situazione attuale, prestando il fianco all'Open
Source, alla corruzione di Google in ogni dove etc...
Ma di queste questioni politiche, discuterò molto più volentieri quando
il linciaggio mediatico di RMS e della FSF saranno terminati.
E (avendo il tempo... che ci vuole tempo ;-) anche con Stallman.
Però ti prego, non associarmi con chi attacca RMS sul piano personale.
Non credo di meritarlo. ;-)
Giacomo
April 6, 2021
Re: [nexa] Trusting What? (was Re: Fw: RMS removed from the GCC Steering Committee)
by Giovanni Biscuolo
Ciao,
grazie di aver chiarito cosa non va secondo te nella situazione dello
steering committee di GCC
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
[...]
> È stato uno degli errori fondamentali di Stallman: aver confuso (in
> modo molto americano, per la verità) privilegi con libertà.
«La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un
moscone...» :-D
Non capisco esattamente cosa avrebbe confuso RMS ma non fa niente, sono
semplicemente allibito nel constatare che lui tutto solo soletto è il
colpevole del fallimento del software libero, dell'informatica, di GNU,
di FSF e chissà cos'altro, *precisamente* perché è coplevole di non aver
capito un sacco di cose che invece altri hanno capito benissimo e lui
invece no, è scostante e offensivo, un fanatico che non ascolta, uno che
ripete sempre le stesse cose, che non ha capito come fare le licenze,
non ha capito come fare sinergie... tra l'altro ha pure la sfiga di
essere statunitense.
Forse sarebbe meglio che si ritirasse davvero a vita privata, per la
serenità sua e di tutti. Un giorno gli chiederò cosa ne pensa.
[...]
Ciao, Giovanni.
P.S.: Giovanni fan-boy di RMS, imbarazzante :-D
P.P.S.: RMS esprime altrove le proprie posizioni politiche, in GNU
invece hanno trovato questo punto di equilibrio:
https://www.gnu.org/prep/maintain/maintain.html#Other-Politics
P.P.P.S.: siamo così sucettibili che in GNU hanno pure dovuto chiarire
la loro posizione in merito allo humor
https://www.gnu.org/prep/maintain/maintain.html#Humor (che sapete meglio
di me essere *molto* dipendente dalla cultura di appartenenza)
--
Giovanni Biscuolo
April 6, 2021
Re: [nexa] UNIRE... il GARR (era: Re: Sostegno ad UNIRE - testo del DDL)
by Antonio Iacono
> a quanto pare, stando a quello che ho sentito riportato da diverse
> persone ben informate sui fatti, quello di avere un sufficiente numero
> di persone con adeguate competenze interne è il motivo principale per il quale
> ancora oggi l'outsourcing ai privati è ancora il metodo preferito di
> gestione dei problemi
La Pubblica Amministrazione NON deve funzionare.
Perché dal suo cattivo funzionamento ci "guadagnano" in tanti, in troppi.
Non ci credere al luogo comune, alla "farsa", della mancaza di
competenze, non è così.
Chi lo afferma è perché:
a) non è stato capace di portare a termine un progetto e quindi
"scarica" le colpe su altri;
b) non è stato in grado di formare un gruppo di lavoro "competente";
c) ha interesse a rivolgersi ai privati;
Che poi anche sul termine "competenze" avrei che dire, ma rimando ad
altri che ne sanno di più [1]
In un'altra discussione hai citato Babbage, un genio matematico,
sicuramente, ma anche uno che non si limitava a calcoli e formule ma
suggeriva soluzioni che pur, con il senno di poi, ovvie (come quella
della tariffazione unica nel sistema postale), altri non scorgevano.
Di Babbage ne ha e ne ha avuti anche l'Italia. A comunciare dal quel
Luigi Menabrea il cui testo "Notions sur la machine analytique de
Charles Babbage" può essere considerato il primo lavoro scientifico
nella disciplina dell'informatica.
Ma in Italia, si sa, lo sport nazionale non è il calcio ma il dare
addosso ai connazionali e così, nel 1935, la "prestigiosa" Treccani lo
definirà "grande patriota, distinto matematico, mediocre politico e
diplomatico". Non metto parola sulla sua attività di politico e
diplomatico ma "distinto matematico" mi sembra, eufenisticamente,
riduttivo.
Facciamo un passo in avanti.
Anni sessanta (del novecento), un'altra mente matematica che molti
informatici e matematici della lista conosceranno, Bruno de Finetti,
si arrovella la mente per suggerire alla Pubblica Amministrazione
dell'epoca, sistemi di automazione, all'epoca pioneristici, per
migliorarne l'efficienza.
Propone un "codice anagrafico" perché ritiene (giustamente) che una
chiave "univoca" possa agevolare lo scambio dei dati tra le banche
dati (ancora in fase nascente).
Non conosciamo le "risposte" della P.A. ma dal tono di questa
invettiva [3] possiamo immaginare le reazioni di de Finetti.
Per inciso, una decina d'anni dopo, il ministero delle finanze
dell'epoca si "convinse" dell'opportunità di un codice univoco e venne
fuori quell'obbrobrio di algoritmo del codice fiscale. Tanti anni
persi, sia prima, che dopo (a giudicare da quanti errori il codice
fiscale ha provocato).
Veniamo ad oggi, caro Giovanni, trovami una logica nella "suddivisione
dei fondi del recovery plan" così come ho segnalato stamattina.
Se Draghi è stato chiamato per questo, beh, diciamo che la sua
"impronta" non si è vista per nulla, finora.
Antonio
[1] https://www.roars.it/online/contro-le-competenze/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Federico_Menabrea
[3] http://cctld.it/DISCLAIMER/doc/DeFinetti_Manifesto_1965.pdf
April 6, 2021
The flip side of free
by Giuseppe Attardi
This book is a must-read for anyone who wishes to engage in meaningful discussions of Internet governance, which will increasingly involve economic issues (17-20). It explains clearly why we don’t have to pay in money for services that are obviously expensive to provide. Indeed, as we all know, we get lots of so-called free services on the Internet: search facilities, social networks, e-mail, etc. But, as the old saying goes “there ain’t no such thing as a free lunch.” It costs money to provide all those Internet services (10), and somebody has to pay for them somehow. In fact, users pay for them, by allowing (often unwittingly: 4, 75, 92, 104, 105) the providers to collect personal data which is then aggregated and used to sell other services (in particular advertising, 69) at a large profit. The book correctly notes that there are both advantages (79) and disadvantages (Chapters 5-8) to the current regime of surveillance capitalism. Had I written a book on the topic, I would have been more critical and would have preferred a subtitle such as “The Triumph of Market Failures in Neo-Liberal Regimes.”
http://www.boundary2.org/2021/04/richard-hill-free-isnt-free-review-of-mich…
April 6, 2021
Re: [nexa] UNIRE... il GARR (era: Re: Sostegno ad UNIRE - testo del DDL)
by Giovanni Biscuolo
Buongiorno,
Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it> writes:
[...]
> Ci sono però diverse questioni:
[...]
> ma si avvale anche dei tecnici delle varie università nei ruoli di APM
> e APA, oltre che di esperti ricercatori in informatica e reti. Non
> sarebbe facile trovare personale con le competenze adeguate in tutte
> le scuole e ci sarebbe da mettere in esercizio un call center o un NOC
> 24h, con ben più persone di quante ne abbia l’attuale NOC (che non
> opera 24h).
a quanto pare, stando a quello che ho sentito riportato da diverse
persone ben informate sui fatti, quello di avere un sufficiente numero
di persone con adeguate competenze interne (alle scuole, alle
università, al GARR, alla PA, alla gestione amministrativa della sanità
regionale e via così fino alla UE) è il motivo principale per il quale
ancora oggi l'outsourcing ai privati è ancora il metodo preferito di
gestione dei problemi
...pare anche che i privati, in particolare quando si parla di
informatica, siano in grado di essere più attrattivi nei confronti di
chi ha le competenze adeguate, sempre per sentito dire
[...]
> - normativa: al GARR possono accedere solo i soci e non più del 20% di
> terzi coinvolti in collaborazioni con altri soci, altrimenti si
> incorre nelle norme anticoncorrenza in cui è inciampato il CINECA.
non voglio entrare nel merito della vicenda CINECA, della quale ho letto
ma non conosco approfonditamente, ma in generale trovo singolare che le
norme antitrust/anticoncorrenza funzionino così bene per gli enti
pubblici al 100% mentre per le aziende private (devo fare nomi?) è
ESATTAMENTE l'opposto, ovvero è praticamente impossibile riuscire a
"smontare" i monopoli privati, compresi quelli delle concessioni gestite
male. Boh?!?
> Per il GARR è stata introdotta una legge apposita, che dichiara
> l'”unicità della Rete GARR”, e in quanto tale autorizza enti
> pubblici ad utilizzarla per attività di ricerca e formazione, senza
> dover ricorrere a un bando di gara.
Beh allora nessuno potrebbe impedire allo stato italiano di dichiarare
GARR come fornitore interno di una serie di servizi di rete al quale
*dover* ricorrere prioritariamente, senza bando di gara
[...]
> - finanziamenti: la rete è finanziata dai soci,
[...]
> In base a queste indicazioni, il ministero ogni anno stabilisce che
> 6 milioni del FFO delle università siano assegnati per il
> finanziamento del GARR, e i soldi transitano dai bilanci delle sedi
> e poi, con opportuno ritardo, arrivano a GARR.
Ho come la sensazione che per cambiare il giro del fumo dei
finanziamenti al GARR basti solo... volerlo
[...]
> Per queste ragioni il mio suggerimento sarebbe di fare entrare UNIRE
> come socio aderente in GARR, per assicurare un servizio alle scuole
> basato su un politica e un finanziamento comune.
...e se come socio (unico?) aderente in GARR entrasse _direttamente_ il
MIUR? Troppo antico: sa di pseudo-IRI? Troppo "aiuti di stato"
allo... stato? Ce lo impedisce l'Europa?
Certo potremmo anche percorrere la strada *esattamente* opposta: far
erogare i servizi ai privati sulla base di regole di mercato ferree
(interoperabilità, no lock-in, obbligo di fornire i dati in modo tale
che eventuali migrazioni vengano via praticamente gratis, ecc.)
stabilite dal MIUR per accedervi. Funzionerebbe meglio?
[...]
>> cultura. La Piattaforma Unica difficilmente può tenere insieme tutte le
>> diversità di cui è composta la scuola e che andrebbero valorizzate
>> invece che appiattite. A questo proposito consiglio UNIRE o DIVIDERE di
>> Stefano Penge: https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844 <https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844>
>
> Questo è un atteggiamento comprensibile ma pericoloso.
> La rete unica GARR non sarebbe mai nata, se si dava adito al
> ragionamento sulle “enormi differenze”.
Sì ma un conto è mettere a disposizione servizi di connettività e di
"infrastructure as code" e un'altra cosa fornire un "Moodle di
Stato"... quindi tutto sta nel mettersi d'accordo sui cosa significhi
"piattaforma", perché la semantica è pericolosamente ambigua.
Io NON ho idea di quello che hanno in mente Stevano Penge o Giuseppe
Attardi quando pensano a "piattaforma" ma se l'idea è quella di avere
più o meno un clone di Google Classroom & co. per consentire ai docenti
di creare contenuti in modo "facile" per "fare la DaD" allora forse sì
che abbiamo un problema di appiattimento.
So che è OT rispetto a quello di cui si parla qui, ovvero UNIRE, ma io
non ho ancora capito quali sono le intenzioni del MIUR sulla questione
della formazione informatica dei docenti, così che possano utilizzare al
meglio tutti gli strumenti che già ci sono e magari contribuire ad
estenderli con le loro competenze specifiche; così che magari un giorno
possano essi stessi sviluppare con strumenti "non facili" (più avanzati)
materiale didattico digitale e interattivo *interoperabile*, mettendolo
a disposizione dei colleghi così che possa essere riutilizzato e
migliorato nel tempo, come opera culturale libera, in modo analogo al
software libero. Sono andato fin troppo OT, scusate!
> Avere una rete unica o una piattaforma condivisa (piuttosto che unica)
> è proprio ciò che consente di investire energie nello sviluppo di
> attività specifiche, liberando risorse ed energie in attività che
> possono essere messe a fattore comune.
Condivido pienamente con il caveat di cui sopra sul termine piattaforma
e l'aggiunta che per "piattaforma condivisa" si potrebbe anche
considerare qualcosa di distribuito e utilizzabile anche "offline"
perché disponibile anche localmente, sui propri dispositivi; non c'è
bisogno di "webbificare" o "appificare" la conoscenza, anzi!
[...]
> Ma se scuole e università non si rinnovano adesso, se non ora quando?
Credo che su questo ci sia unanimità a 360 gradi, dubito che qualcuno
oggi possa eccepire sul principio; il problema non è *se* ma *come*.
[...]
> Facilitare la produzione di contenuti in forma digitale interattiva,
Ecco: ma siamo davvero sicuri che la strada sia quella di *facilitare la
produzione*? Non è, per caso, che dobbiamo *anche* convincere i docenti
che vale la pena fare anche un po' di fatica per ottenere buoni
risultati?
> utilizzare forme di apprendimento nuove come le flipped classroom,
L'ho gia scritto altrove ma ripeto; disclaimer: mia moglie è insegnante
alle superiori quindi osservo da vicino il suo lavoro.
"Flipped classroom" nuova forma? Sono adottate da anni... "a
sentimento" degli insegnanti; la flipped classroom costa più fatica
dell'insegnamento frontale, anche quando erogata con l'ausilio del
digitale.
...e NON è una questione generazionale, ci sono insegnanti appena
entrati che usano ancora questo metodo e altre tecniche di insegnamento
ormai ritenute alquanto noiose per gli studenti.
> ecc. sono possibili solo se si eliminano le barriere di ingresso e si
> rende agevole il loro utilizzo.
Non ho capito l'utilizzo di cosa: delle flipped classroom? Del software
per organizzare le lezioni in flipped classroom?
BTW esistono due strade per eliminare (ridurre) le barriere di ingresso:
semplificare le cose o formare le persone. La seconda IMHO è ancora
poco battuta, nella scuola siamo fermi alla ECDL e nell'ultimo anno i
corsi di aggiornamento sono stati più o meno a quel livello tranne che
si sono TUTTI concentrati su come utilizzare Google Classroom et al per
"fare la DaD".
[...]
> Attualmente per esempio in università non è conteggiato come attività
> didattica il tempo impiegato nel produrre materiale didattico.
> Se per fare un’ora di lezione servono 3 ore di preparazione, queste
> non contano.
Succede ad ogni livello scolastico e non solo per produrre il materiale
didattico che va ad integrare il testo adottato ma anche per progettare
i compiti e correggerli.
Poi ci sono i progetti extra curricolari, per la cui progettazione c'è
un monte ore (poco) retribuito extra... che non basta mai.
Poi ci sono gli inutili carichi burocratici extra, con ore e ore spese a
fare il copia-incolla di informazioni già inserite in "documenti word"
già consegnati in precedenza e mezz'ore spese a "litigare" col programma
perché tra un copia-incolla a l'altro, magari fatto da un collega che ti
ha inviato il documento corretto via email, la formattazione del testo
incasina tutto.
Anche questo è digitalizzazione (fatta male, malissimo) della scuola e,
credo, dell'università.
> Ne consegue che per i docenti è più comodo semplicemente limitarsi a
> riprendere le lezioni in video.
Sì, esattamente come per i docenti è più comodo entrare in classe e più
o meno limitarsi a spiegare le lezioni dal libro di testo.
"la DaD" non è altro che la riproduzione con mezzi digitali dello stesso
modo di far lezione in presenza.
> La preparazione di testi viene invogliata indirettamente, attraverso
> la filiera editoriale: pubblicare un volume con le lezioni ha un
> ritorno economico diretto, perché il copyright resta all’autore, e non
> all’università.
Argh, ancora con 'sto mito del "copyright che resta all'autore": 'mo non
ho prove scientifiche da fornirvi, ma AFAIU praticamente nel 99.8% dei
casi gli autori - anche dei testi scolastici - trasferiscono il
copyright delle opere agli editori in cambio di un compenso, all'interno
del quale c'è una certa quota per ogni copia venduta.
Ci sono autori di testi scolastici il lista che hanno voglia di
raccontarci quanto sono riusciti a ricavare dai diritti di sfruttamento
delle proprie opere? Giusto per avere un'idea dell'entità di questo
tipo di incentivi.
> Per questo occorre cambiare anche le normative sulla didattica e
> creare una nuova filiera per la produzione di contenuti interattivi.
Proposte?
Perché IMHO questo tipo di ragionamento dovrebbe andare avanti in
parallelo a quello relativo agli strumenti informatici per fare lezione
e creare contenuti... ma non vedo un gran dibattito in merito
all'editoria scolastica e universitaria intorno a noi.
[...]
Saluti, Giovanni
--
Giovanni Biscuolo
April 6, 2021
Re: [nexa] Il Recovery plan del Piemonte
by Antonio Iacono
Provincia di Biella: "METTITI COMODO" PROGETTO DI AIUTO ALL’ACCESSO AI
SERVIZI DELLA PA MEDIANTE L’IMPLEMENTAZIONE DI UN ASSISTENTE VIRTUALE
COSTRUITO SU UNA PIATTAFORMA CONVERSAZIONALE DI INTELLIGENZA
ARTIFICIALE € 700.000,00
Ma non c'è già Unlock PA [1] della CSI Piemonte?
Suggerisco lo slogan: "Chiedi alla tua Provincia, chiedi a "PAola", la
tua nuova assistente virtuale dotata di intelligenza artificiale
all'ultimo grido".
Insomma, il solito assalto alla diligenza, con progetti fantasiosi,
inutili, doppioni ...
Antonio
[1] https://www.csipiemonte.it/it/project/unlock-pa-chiedi-al-tuo-comune
April 6, 2021