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CC BY-SA-NC (was: Uso commerciale delle opere in pubblico dominio marcate semanticamente)
by Giacomo Tesio
Ciao Giovanni,
come sai su questo io sono profondamente d'accordo con karlessi.
Cito un paio di passaggi che risuonano con il mio pensiero:
> Dal punto di vista anglosassone, e statunitense in particolare,
> Free culture significa «cultura aperta al mercato». Siccome
> l'egemonia linguistica determina anche un'egemonia culturale, la FSF
> si può arrogare il diritto di stabilire cosa sia parte della cultura
> libera e cosa non lo sia. Siamo orgogliosi di non essere conformi a
> questa definizione. [...] La chiusura nei confronti di soggetti
> commerciali, o ideologicamente incompatibili è sintomo di maggiore
> libertà, siamo liberi di scegliere con chi condividere."
>
> [...]
>
> Insomma, sono io che non capisco l'esigenza di rendere commerciabile
> sempre e comunque. Non libero per uso commerciale secondo me significa
> "non libero SEMPRE e AUTOMATICAMENTE".
Il problema è complesso anzitutto per ragioni legali: come potranno
spiegare meglio di me i giuristi in lista, il diritto d'autore ha
comunque dei limiti che vengono sistematicamente abusati dalle grandi
multinazionali statunitensi per attrarre gli utenti e mantenerli sulle
proprie piattaforme.
Per esempio, come osservava Stefano Zacchiroli, le piattaforme di
sorveglianza si limitano a sfruttare il diritto di citazione per
fornire quei frequenti spuntini informativi che saziano la curiosità
degli utenti mentre ne mungono i comportamenti.
Si può limitare questo diritto solo per loro? Sì, certo.
Si vuole? No. Perché se si fosse consapevoli della gravità del problema,
lo si affronterebbe anche con altri metodi, più efficaci.
D'altro canto, karlessi ha ragione: ogni contenuto che riusciamo a
sottrarre all'uso commerciale è un contenuto che NON verrà sfruttato
per profilare e manipolare persone e comunità.
Inoltre DI FATTO, una licenza -NC non impedisce nulla: semplicemente
richiede di contattare l'autore.
Ma il FUD che circonda queste licenze ci costringe ad una valutazione
tattica di volta in volta sulla opportunità di adottarle o meno.
Io sto conducendo alcuni esperimenti in proposito.
Il mio sito non riporta alcuna licenza, eppure alcuni miei articoli
sono stati tradotti in diverse lingue e persino pubblicati in cartaceo.
Chi era interessato mi ha chiesto il permesso, ed in un caso ho scelto
di licenziare il mio testo in CC BY-SA appunto su richiesta.
Sulle slide che ho preparato per il seminario pisano "strumenti liberi
per la didattica a distanza", ho riflettuto a lungo sulla licenza da
usare.
Mi hanno richiesto molto lavoro e odierei vederle caricate su
slideshare, linkedin o simili piattaforme permettendo a queste di
profilare chi le leggesse.
D'altro canto, a causa del FUD che circonda le licenze -NC, qualcuno
avrebbe potuto spaventarsi, e NON diffonderle sul proprio sito internet.
O almeno così dicono (è FUD, appunto).
Ecco dunque il mio piccolo esperimento: fra 6 mesi verificherò
sperimentalmente che diffusione hanno avuto, confrontando i feedback
che ho ricevuto con quelli che ho ricevuto per il resto dei contenuti
"all right reserved" pubblicati sul mio sito.
Idem per l'articolo pubblicato per AIUCD 2021, CC BY-SA.
La mia ipotesi è che la licenza -NC non riduca la diffusione dei
contenuti di qualità.
Vi è però un'altra questione interessante su cui mi interrogo da tempo:
e se progettassimo una licenza che, invece di vietare l'uso commerciale,
imponesse una clausola facile da adempiere per una persona ma
inaccettabile per un ente che non ci piace?
Ad esempio: chiunque diffonda questo contenuto cede all'autore una
licenzia d'uso, modifica e redistribuzione trasferibile, permanente e
non esclusiva su tutte le opere di cui dispone di diritti di
sfruttamento esclusivo, siano essi copyright o brevetti.
Non saprei come scriverlo in legalese, ma mi pare un hack interessante.
Che ne pensate?
Giacomo
March 1, 2021
Re: [nexa] Uso commerciale delle opere in pubblico dominio marcate semanticamente
by karlessi
> Message: 1
> Date: Fri, 26 Feb 2021 12:00:31 +0100
> From: Giovanni Biscuolo <giovanni(a)biscuolo.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: [nexa] Uso commerciale delle opere in pubblico dominio
> marcate semanticamente
> Message-ID: <87y2fbdrg0.fsf(a)biscuolo.net>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Buongiorno,
>
ciao
[snip]
> Ho due domande per chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui:
>
> 1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una
> licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per
> esempio?
mi pare sensato, se hai aggiunto es. uno strato utile per farne un uso
altrimenti impossibile. Ma non sono esperto di trucchi legali.
>
> 2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa
> avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi
> arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non
> sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]?
>
non mi considero un accademico. Sono d'accordissimo se ti riferisci al
fatto che molti lavori accademici sono pubblicati su riviste impossibili
da leggere per chi non gode di affiliazioni che consentono accessi a
riviste assurdamente costose, di fatto costringendo a violare il
copyright per leggere quei testi.
però la nota su "Free Cultural Works" non mi convince. Free non è
aperto, e questo si sa (spero), non è cambiato molto da quando scrivemmo
l'ingenuo e velleitario "Open non è free"
https://eleuthera.it/files/materiali/ippolita_open_non_e_free.pdf
ma c'è un'aggravante. gli anglo-egemoni si permettono di definire cosa è
free e cosa no. mi pare davvero fuori luogo, considerando le ambiguità
del termine "free". Con un'ansia classificatoria davvero insopportabile.
In una voce pubblicata nel lessico "Tecnologie del dominio" ho cercato
di riassumere la questione:
"La cultura «Free culture» è libera?
La domanda è meno leziosa di quanto sembri. La pagina riassuntiva
sponsorizzata dalla FSF riportata sopra indica che la licenza da noi
scelta, una CC BY-NC-SA, non è considerata «Free culture» in quanto non
consente lo sfruttamento commerciale automatico: «Questa licenza non si
qualifica come libera, poiché sussistono restrizioni sul pagamento in
denaro delle copie». Dal nostro punto di vista, questo significa che la
licenza è più libera, non meno libera! Non sempre le copie dei nostri
libri o di opere da essi derivate saranno pagate in denaro, a volte
saranno regalate, copiate, diffuse con altri metodi e per altre ragioni,
scambiate con altri libri, con altri beni. Sono oggetti che circolano in
un tessuto di relazioni, non beni di consumo, non (solo) merci.
In questo come in molti altri casi le parole sono portatrici di
un'intera visione del mondo. Dal punto di vista anglosassone, e
statunitense in particolare, Free culture significa «cultura aperta al
mercato». Siccome l'egemonia linguistica determina anche un'egemonia
culturale, la FSF si può arrogare il diritto di stabilire cosa sia parte
della cultura libera e cosa non lo sia. Siamo orgogliosi di non essere
conformi a questa definizione. Vogliamo poter inibire a persone non
affini l'accumulo di profitto a partire dal nostro lavoro, ci sembra il
minimo. La chiusura nei confronti di soggetti commerciali, o
ideologicamente incompatibili è sintomo di maggiore libertà, siamo
liberi di scegliere con chi condividere."
qui l'intera voce https://go.circex.org/licenze
Certo è un desiderio utopico; ma ci tengo a sottolineare che il diritto
d'autore è un diritto morale, non patrimoniale (non il copyright, anche
se dal 1971 con gli accordi di Berna mi pare di capire che le due cose
siano quasi equivalenti). In breve: https://go.circex.org/copyright
La libertà di commercio potrebbe essere regolata dopo: se arriva
qualcuno a chiedere "posso usare questo che hai fatto per far
quest'altro?", valuterò e magari acconsentirò. Automatizzare, sempre e
comunque, mi sembra poco accorto. Certamente, se ci sono MOLTI autori
(come accade nel software, spesso), il problema si complica, ma per
libri e articoli è diverso.
Insomma, sono io che non capisco l'esigenza di rendere commerciabile
sempre e comunque. Non libero per uso commerciale secondo me significa
"non libero SEMPRE e AUTOMATICAMENTE". Questo potrebbe essere il punto
di vista dell'autore, di chi scrive, cioè attinge a piene mani da altri
scritti ecc. cercando di fare riferimenti corretti (citazioni ecc.,
anche queste snaturate dall'impact factor accademico): la cultura
funziona così, nessuno inventa nulla da zero. A mio parere, siamo
costretti da un mondo sempre più legalista e cavilloso a scegliere come
pubblicare (ma chi comprende fino in fondo le licenze? senza contare i
margini interpretativi), per proteggerci dai continui abusi che comunque
possono avvenire. Non mi fido della Legge, che in particolare negli USA
è quasi sempre dalla parte di chi paga di più (altrove è pure peggio,
s'intende che bisogna vigilare contro l'anomia e il dispotismo).
> 3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici
> producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini
> commerciali?
Secondo me dipende. Chi è il soggetto che ne gode? Una multinazionale
dai fatturati miliardari che risponde al massimo ai suoi azionisti e
paga un'inezia in tasse perché fa "ottimizzazione fiscale"? Una
megauniversità ammanicata con tutti i fondi di ricerca possibili,
pubblici e privati, che devia gli utili in donazioni, fondazioni e
startup fiscalmente esenti?
o una piccola università, cooperativa, associazione, azienda, privato
che paga uno sproposito in tasse, e giustamente vuole attingere ai
risultati di quei progetti pubblicamente finanziati con il suo contributo?
La Legge è scarsa nel distinguere, perché comincerà a ragionare di
fatturati e profitti per distinguere chi ha diritto, e a burocrazia si
aggiungerà burocrazia. I pesci grossi, nel frattempo, compiranno tutti
gli illeciti possibili e immaginabili: tanto poi gli avvocati a libro
paga sistemeranno tutto, o, alla peggio, patteggeranno lo sconto sul
pagamento di qualche multa ridicola rispetto ai profitti ottenuti dagli
illeciti.
Invece i pesci piccoli (le piccole aziende ecc.) a cui forse ti
riferisci stanno bene attente, sapendo che in ogni caso (almeno in
Italia) se lo sguardo della Legge si posasse su di loro, difficilmente
sarebbe tutto "in regola".
>
> Chiudo fornendo un esempio di uso commerciale creativo: il merchandising
> https://dracor.org/doc/merch.
>
> Vendere un poster come "Distant-Reading Showcase: 465 German-Language
> Dramas at a Glance (DHd2016, Leipzig)" ma rielaborato per
> "Italian-Language Dramas" NON sarebbe possibile a causa della
> restrizione del copyright.
>
> Tutto il resto è spiegato in «The case for Free use: reasons not to use
> a Creative Commons -NC license» [4]
>
Capisco il problema, infatti penso che le CC-NC siano il male minore e
non "La" soluzione, ma non sono d'accordo sull'automatizzare il free for
commercial use. Ci vorrebbe almeno una clausola di redistribuzione, ecco
tutto.
e no, un libro non è un programma. infatti scrivere libri usando git non
funziona affatto: il merge dei commit già è complicato, ma sulla
scrittura collaborativa e l'editing è un disastro, o almeno è
sovra-ingegnerizzare. IMHO.
ciao
k.
>
> Saluti, Giovanni.
>
>
>
>
> [1] vuoi mai che un giorno qualcuno sia addirittura disposto a pagare la
> mia organizzazione per (ri)codificare i testi di altri :-O
>
> [2] semplicemente: The book is a program. (https://docs.racket-lang.org/pollen/Backstory.html)
>
> [3] https://github.com/dracor-org/itadracor/tree/master/tei
>
> [4] https://freedomdefined.org/index.php/Licenses/NC
>
March 1, 2021
Re: [nexa] Contributi dal panorama spirituale
by Antonio Iacono
> What Buddhism can do for AI ethics. Buddhism teaches us to focus our energy on eliminating suffering in the world.
> https://www.technologyreview.com/2021/01/06/1015779/what-buddhism-can-do-ai…
Grazie della segnalazione,
"AI ethics guidelines should draw on the rich diversity of thought
from the world’s many cultures to reflect a wider variety of
traditions and ideas about how to approach ethical problems
...
any ethical use of AI must strive to decrease pain and suffering
...
harmful acts such as wielding one’s power to repress others have no
place in Buddhist ethics"
In un breve saggio di qualche anno fa, "L'etica hacker e lo spirito
dell'età dell'informazione", Pekka Himanen metteva a confronto l'etica
hacker (che riconduceva ad un'etica pre-protestante) con l'etica
protestante, che, per l'autore, "... è così profondamente radicata
nella nostra coscienza di oggi che spesso viene vista semplicemente
come 'natura umana' ".
Tornando all'articolo, ovviamente per motivi editoriali l'autore (tra
l'altro professore di filosofia a Bangkok, chi meglio di lui) non si è
soffermato sul significato di "sofferenza".
Il 'dukkha' [1] dei buddisti, tradotto "semplicemente" in
"sofferenza", in realtà copre un'intera gamma di stati psico-emotivi,
da una blanda impressione che le cose non vadano esattamente nel
migliore dei modi fino all'intenso dolore fisico e mentale.
Antonio
[1]
https://it.wikipedia.org/wiki/Du%E1%B8%A5kha
March 1, 2021
138° Mercoledì di Nexa | 10 Marzo 2021 | Modalità Telematica
by Nexa Media
Gentilissimi,
vi segnaliamo che il 138° Mercoledì di Nexa, *"/Macchine ingannevoli:
L'Intelligenza Artificiale dopo il test di Turing/"*,
con ospite *Simone Natale *(Università di Torino),
si svolgerà *mercoledì 10 marzo, dalle ore 18.00 alle ore 20.00*, in
*modalità telematica*, utilizzando il software open source di conference
call *Jitsi Meet*.
Per chi vorrà partecipare live al seminario sarà possibile accedere alla
conference call attraverso il seguente link:
https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa
<https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa>
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<https://nexa.polito.it/mercoledi-138>
NEXA
138° Mercoledì di Nexa
Mercoledì 10 marzo 2021, ore 18.00 - 20.00
Politecnico di Torino
https://nexa.polito.it/mercoledi-138 <https://nexa.polito.it/mercoledi-138>
Macchine ingannevoli: L’Intelligenza Artificiale dopo il test di
Turing
Speaker
Simone Natale (Università di Torino)
This event will be webcast live:
https://nexa.polito.it/nexa-hangout-on-air
<https://nexa.polito.it/nexa-hangout-on-air>
L'INCONTRO SI SVOLGERÀ IN MODALITÀ TELEMATICA UTILIZZANDO IL SOFTWARE DI
CONFERENCE CALL *JITSI MEET*.
Per partecipare all'incontro: https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa
<https://meet.nexacenter.org/MercolediNexa>
Si raccomanda di accedere al link sopra indicato utilizzando il browser
*Google Chrome* per una migliore resa del servizio.
Fin dalle sue origini, la *ricerca dell'Intelligenza Artificiale* si è
nutrita del sogno – coltivato da alcuni studiosi e considerato
irrealistico da altri – di creare forme di coscienza simili o
equivalenti agli esseri umani. Eppure, l’Intelligenza Artificiale
potrebbe essere descritta più accuratamente come un insieme di
tecnologie che producono un'illusione di intelligenza - non tanto degli
esseri intelligenti quanto delle macchine che percepiamo come tali.
Attraverso l’analisi di alcuni aspetti della storia dell’Intelligenza
Artificiale dal *test di Turing* fino agli *assistenti vocali Siri e
Alexa*, e a partire dal mio ultimo libro */“Deceitful Media: Artificial
Intelligence and Social Life after the Turing Test”/* (Oxford University
Press, 2021), proporrò di rovesciare il discorso su queste tecnologie,
suggerendo che “l’intelligenza” delle macchine risieda anche e
soprattutto nella nostra percezione quando interagiamo con esse.
Adottare questo punto di vista ci aiuterà a realizzare in che misura la
nostra tendenza a proiettare umanità e intelligenza sugli oggetti,
alleata alle tecnologie informatiche, possa trasformare l’essenza della
socialità e del vivere quotidiano.
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[mercoledì138]
*Simone NATALE* è Professore Associato in Storia e Teoria dei Media
all'Università di Torino. È autore di numerosi saggi tra cui la sua più
recente monografia /Deceitful Media: Artificial Intelligence and Social
Life after the Turing Test/ (Oxford University Press, 2021). Prima di
tornare nel 2020 a Torino, la città dove è nato e cresciuto, è stato
ricercatore e docente alla Loughborough University nel Regno Unito, alla
Columbia University negli Stati Uniti, alla Concordia University in
Canada, e in Germania all’Università di Colonia e all’Università
Humboldt di Berlino.
*Letture consigliate e link utili:*
* Guzman AL and Lewis SC (2019) Artificial intelligence and
communication: A Human–Machine Communication research agenda. /New
Media & Society/ 22(1): 70–86.
* Natale S (2021) /Deceitful media: Artificial intelligence and social
life after the Turing Test. /New York: Oxford University Press. LINK
<https://global.oup.com/academic/product/deceitful-media-9780190080372?view=…>
* Natale S (2019) If software is narrative: Joseph Weizenbaum,
artificial intelligence and the biographies of ELIZA. /New Media &
Society/ 21(3): 712–728. LINK
<https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1461444818804980>
* Rhee J (2018) /The Robotic Imaginary: The Human and the Price of
Dehumanized Labor./ Minneapolis: University of Minnesota Press.
* Turkle S (2005) /The second self: Computers and the human spirit./
Cambridge, Mass.: Mit Press.
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
<https://www.facebook.com/nexa.center/> <https://twitter.com/nexacenter>
<https://www.youtube.com/user/NexaCenter>
#SimoneNatale <https://twitter.com/simone_natale> #nexawednesday
<https://twitter.com/search?q=%23nexawednesday&src=typd>
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) dal 2006 è un centro di
ricerca indipendente e interdisciplinare che, in collaborazione con
l'Università di Torino, studia Internet (e più in generale le Tecnologie
digitali) e i suoi rapporti con la società. Maggiori informazioni
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma accessibile,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Responsabile Comunicazione Centro Nexa su Internet & Società: *Anita
Botta*, tel: +39 011 090 7219, Mob: +39 347 131 3903,
anita.botta(a)polito.it <mailto:anita.botta@polito.it>.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events
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Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
_web:_ https://nexa.polito.it/ <https://nexa.polito.it/>
_mail:_anita.botta@polito.it <mailto:anita.botta@polito.it>
tel: 011 090 7219
March 1, 2021
Open Government Partnership (OGP)
by Antonio Iacono
La pandemia ha, di fatto [1], troncato nel nascere quasi tutti i progetti
relativi all'Open Government Partnership (OGP) [2].
Basta aprirne uno, ad esempio, "Dati aperti" [3] per leggervi
Obiettivi raggiunti: 0/41
Ripartirà con il nuovo Governo?
Mah, ho forti dubbi. Evidentemente se c'è qualcosa da "sacrificare",
la prima è la trasparenza.
Antonio
[1] ... la pandemia di Covid-19 che ha assorbito molte risorse e
cambiato le pianificazioni di molte Amministrazioni (v.
http://open.gov.it/attuazione-quarto-nap/ )
[2]
http://open.gov.it/open-government-partnership/come-funziona-ogp/
[3]
http://open.gov.it/monitora/1-dati-aperti/
March 1, 2021