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Re: [nexa] Digital Utopias (era Valletti: “Big Tech: l’ora della responsabilità”)
by Giuseppe Attardi
> On 12 Oct 2021, at 15:52, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
>
> Ciao Giuseppe,
>
>
>> On October 12, 2021 9:06:05 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
>> Il filosofo Mosterín riflette sul superamento degli stati-nazione
>> attraverso Internet. In una digital utopia si eviterebbe la netta
>> contrapposizione tra maggioranza e minoranza che impongono scelte non
>> accettate da tutti, in quanto ciascuno aderisce a quella comunità di
>> cui accetta gli ideali.
>
> Dunque sarebbero mutualmente esclusive?
No, si può appartenere a più comunità, è il bello del virtuale.
>
> Su Internet, sin dall'invenzione della mailing list, l'appartenenza ad
> una comunità non esclude "ex lege" l'appartenenza a nessun'altra.
>
> Non solo, ma non esisteva alcuna autorità preposta o anche solo in
> grado di identificare con certezza l'elenco completo di comunità cui un
> individuo apparteneva.
>
> Questa qualità di Internet viene spesso confusa con l'anonimato e lo
> pseudonimato online (che certamente facilitano questa separazione degli
> aspetti sensibili della propria vita cibernetica) ma in realtà era un
> effetto indipendente da essi e semplicemente dovuta alla natura
> decentralizzata (e quindi partizionata amministrativamente) della rete.
>
>
> Con la centralizzazione a livello infrastrutturale (cloud, oauth,
> openid connect etc...) e culturale (facebook, twitter e silos vari)
> questa caratteristica è diventata sempre meno scontata.
>
> Oggi è tecnicamente possibile tracciare capillarmente e continuamente
> la vita cibernetica della maggioranza delle persone e dunque
> individuare le varie comunità cui appartengono ANCHE se usano
> pseudonimi.
>
> Tant'è che Google lo fa da anni e ci fa pure soldi.
>
> Però la centralizzazione è precondizione per il tracciamento e la
> sorveglianza: ssenza sarebbe impossibile impedire ad una persona di
> partecipare a più "utopie digitali", fossero anche in diretta
> contraddizione valoriale.
>
> O magari mi sto perdendo qualcosa di ovvio?
>
>
>> Modern liberal democracy is a compromise between the twin ideals of
>> freedom and democracy. Mosterín emphasizes their differences: freedom
>> comes down to doing what I want to do; democracy, to doing what (the
>> majority of) the others want me to do.
>
> Pessimo argomento fantoccio.
>
> Almeno in teoria [1], in una democrazia la maggioranza non decide cosa
> un individuo debba fare, ma cosa NON debba fare (ed al limite COME debba
> fare alcune cose).
Ci sono tanti atti a cui i cittadini sono obbligati: pagare tasse, iscrivere figli a scuola, assicurare le automobili e indossare cinture di sicurezza, contribuire al SSN, ecc.
Pone obblighi non solo ai cittadini, ma alle istituzioni stesse, pubbliche e private.
> La differenza talvolta può essere molto sottile, ma pure esiste.
>
> Prendiamo un esempio particolarmente problematico:
>
> - l'obbligo di vaccinarti con vaccini che richiedono una TUA assunzione
> di responsabilità in caso di eventi avversi
> - il divieto di uscire di casa senza una certificazione che attesti
> sostanzialmente la tua ridotta probabilità di essere contagioso
>
> SONO comunque diversi.
>
> La fiera del tartufo ad Alba, dopo l'esperienza dell'anno scorso che
> portò alla chiusura di tutte le scuole del Piemonte, mostra tutta
> l'ipocrisia di questi divieti, che non hanno finalità di salute
> pubblica ma di massimizzazione dei profitti privati.
>
> Tuttavia sono rarissime le situazioni in cui un governo democratico
> impone ai propri cittadini qualcosa.
>
> La differenza fra cittadino e suddito sta proprio in questa
> impossibilità: lo Stato (la maggioranza) delimita lo spazio della nostra
> libertà con divieti (non uccidere, non rubare etc...) ma non ci dice
> cosa fare giorno per giorno.
>
> Cosa che peraltro oggi sarebbe tecnicamente possibile.
>
>> Rejecting as muddled the metaphysical notion of free will, he focuses
>> on political freedom, the absence of coercion or interference by
>> others in my personal decisions.
>
> Definizione molto liberista.
>
> Se fosse vera, il bambino che muore di povertà è perfettamente libero.
> Ma allora sceglie di morire?
>
> E se è adulto?
>
>
>> He proposes a world without nation-states, territorially organized in
>> small autonomous but not-sovereign cantonal polities, complemented by
>> strong world organizations.
>
> Proposta interessante.
>
> Personalmente ritengo che la tendenza ad aumentare la complessità
> organizzativa che l'uomo ha manifestato negli ultimi diecimila anni
> renda lo scenario di un singolo stato planetario probabile nel lungo
> periodo (a meno che non avvenga un collasso della civiltà umana, con
> la morte della maggioranza della popolazione del pianeta).
>
> Tuttavia non immagino cosa impedirebbe a queste organizzazioni mondiali
> di schiacciare le piccole autonomie locali e governarle direttamente.
Assumi che tutte le grandi organizzazioni siano malefiche.
Io spero che ce ne siano alcune benefiche.
Sta solo ai cittadini fare crescere quelle in cui si riconoscono, facendole diventare in grado di contrastare le altre.
E dal confronto sugli esiti che producono, i cittadini potranno scegliere oculatamente.
Oggi vige ovunque un modello neoliberista e gli economisti sostengono che non ce ne sia un altro (There is no alternative. Margareth Thatcher).
Se si potesse sperimentare in un mondo virtuale un altro modello, si potrebbe dimostrare che le alternative esistono.
Pensa solo alla questione climatica.
Oggi abbiamo mivimenti transnazionali che si battono per il clima, ma il cui obiettivo si limita a chiedere ai politici di intervenire.
Ma la politica fa fatica a intervenire, in quanto soggetta a mediazioni e a molti livelli di decisione.
Immagina invece un’utopia incentrata sulla sostenibilità ambientale.
I suoi aderenti adotterebbero comportamenti virtuosi e chiunque volesse interagire con loro, ad esempio vendendo prodotti, dovrebbe rispettare i dettami sui sistemi produttivi.
Se l’utopia consiste di milioni di persone, costituirebbe un mercato interessante e le aziende si adeguerebbero ai loro principi.
> D'altronde, Mosterín propone di sostituire stati-nazione (e dunque
> storie e culture geograficamente determinate), religioni e partiti con
> queste piccole autonomie locali che però sono comunque determinate
> geograficamente (perché comunque SIAMO sempre anche il nostro corpo: le
> allucinazione transumaniste lasciamole ai lobbisti in acido).
>
> Tu invece proponi qualcosa che non è geograficamente (e dunque
> fisicamente) determinato e quindi ancora più fragile politicamente.
Non direi che un utopia costituita da mezzo milardo di persone sarebbe fragile.
I Big Tech derivano da quello la loro potenza, non dalla territorialità.
— Beppe
>
> Può esistere solidarietà senza solidità?
>
>
> Giacomo
>
> [1] nella pratica i Governi degli stati "democratici" governano sempre
> di più "a nome" della maggioranza, ma lo scollamento con la realtà
> e la popolazione dei politici è talmente drammatica che è difficile
> talvolta riconoscervi una democrazia (cosa della quale i populismi
> approfittano per radicarsi e radicalizzarsi).
Oct. 12, 2021
Re: [nexa] "Perché l'ultimo decreto del governo mette a rischio la protezione dei dati"
by 380°
"J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin(a)polito.it> writes:
> Su questo importante argomento Carlo Blengino
> è intervenuto da par suo a "Zapping" (da 46 '30''):
>
> https://www.raiplayradio.it/audio/2021/09/ZAPPING-RADIO-1-del-08102021--55d…
«Noi siamo totalmente trasparenti nei confronti del potere mentre il
potere è totalmente opaco nell'utilizzo dei nostri dati»... e anche nel
fornire i dati che davvero servirebbero per rendere trasparente
l'esercizio del potere, aggiungio io
Saluti, 380°
[...]
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 12, 2021
Re: [nexa] Digital Utopias (era Valletti: “Big Tech: l’ora della responsabilità”)
by Giacomo Tesio
Ciao Giuseppe,
On October 12, 2021 9:06:05 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
>
> Il filosofo Mosterín riflette sul superamento degli stati-nazione
> attraverso Internet. In una digital utopia si eviterebbe la netta
> contrapposizione tra maggioranza e minoranza che impongono scelte non
> accettate da tutti, in quanto ciascuno aderisce a quella comunità di
> cui accetta gli ideali.
Dunque sarebbero mutualmente esclusive?
Su Internet, sin dall'invenzione della mailing list, l'appartenenza ad
una comunità non esclude "ex lege" l'appartenenza a nessun'altra.
Non solo, ma non esisteva alcuna autorità preposta o anche solo in
grado di identificare con certezza l'elenco completo di comunità cui un
individuo apparteneva.
Questa qualità di Internet viene spesso confusa con l'anonimato e lo
pseudonimato online (che certamente facilitano questa separazione degli
aspetti sensibili della propria vita cibernetica) ma in realtà era un
effetto indipendente da essi e semplicemente dovuta alla natura
decentralizzata (e quindi partizionata amministrativamente) della rete.
Con la centralizzazione a livello infrastrutturale (cloud, oauth,
openid connect etc...) e culturale (facebook, twitter e silos vari)
questa caratteristica è diventata sempre meno scontata.
Oggi è tecnicamente possibile tracciare capillarmente e continuamente
la vita cibernetica della maggioranza delle persone e dunque
individuare le varie comunità cui appartengono ANCHE se usano
pseudonimi.
Tant'è che Google lo fa da anni e ci fa pure soldi.
Però la centralizzazione è precondizione per il tracciamento e la
sorveglianza: ssenza sarebbe impossibile impedire ad una persona di
partecipare a più "utopie digitali", fossero anche in diretta
contraddizione valoriale.
O magari mi sto perdendo qualcosa di ovvio?
> Modern liberal democracy is a compromise between the twin ideals of
> freedom and democracy. Mosterín emphasizes their differences: freedom
> comes down to doing what I want to do; democracy, to doing what (the
> majority of) the others want me to do.
Pessimo argomento fantoccio.
Almeno in teoria [1], in una democrazia la maggioranza non decide cosa
un individuo debba fare, ma cosa NON debba fare (ed al limite COME debba
fare alcune cose).
La differenza talvolta può essere molto sottile, ma pure esiste.
Prendiamo un esempio particolarmente problematico:
- l'obbligo di vaccinarti con vaccini che richiedono una TUA assunzione
di responsabilità in caso di eventi avversi
- il divieto di uscire di casa senza una certificazione che attesti
sostanzialmente la tua ridotta probabilità di essere contagioso
SONO comunque diversi.
La fiera del tartufo ad Alba, dopo l'esperienza dell'anno scorso che
portò alla chiusura di tutte le scuole del Piemonte, mostra tutta
l'ipocrisia di questi divieti, che non hanno finalità di salute
pubblica ma di massimizzazione dei profitti privati.
Tuttavia sono rarissime le situazioni in cui un governo democratico
impone ai propri cittadini qualcosa.
La differenza fra cittadino e suddito sta proprio in questa
impossibilità: lo Stato (la maggioranza) delimita lo spazio della nostra
libertà con divieti (non uccidere, non rubare etc...) ma non ci dice
cosa fare giorno per giorno.
Cosa che peraltro oggi sarebbe tecnicamente possibile.
> Rejecting as muddled the metaphysical notion of free will, he focuses
> on political freedom, the absence of coercion or interference by
> others in my personal decisions.
Definizione molto liberista.
Se fosse vera, il bambino che muore di povertà è perfettamente libero.
Ma allora sceglie di morire?
E se è adulto?
> He proposes a world without nation-states, territorially organized in
> small autonomous but not-sovereign cantonal polities, complemented by
> strong world organizations.
Proposta interessante.
Personalmente ritengo che la tendenza ad aumentare la complessità
organizzativa che l'uomo ha manifestato negli ultimi diecimila anni
renda lo scenario di un singolo stato planetario probabile nel lungo
periodo (a meno che non avvenga un collasso della civiltà umana, con
la morte della maggioranza della popolazione del pianeta).
Tuttavia non immagino cosa impedirebbe a queste organizzazioni mondiali
di schiacciare le piccole autonomie locali e governarle direttamente.
D'altronde, Mosterín propone di sostituire stati-nazione (e dunque
storie e culture geograficamente determinate), religioni e partiti con
queste piccole autonomie locali che però sono comunque determinate
geograficamente (perché comunque SIAMO sempre anche il nostro corpo: le
allucinazione transumaniste lasciamole ai lobbisti in acido).
Tu invece proponi qualcosa che non è geograficamente (e dunque
fisicamente) determinato e quindi ancora più fragile politicamente.
Può esistere solidarietà senza solidità?
Giacomo
[1] nella pratica i Governi degli stati "democratici" governano sempre
di più "a nome" della maggioranza, ma lo scollamento con la realtà
e la popolazione dei politici è talmente drammatica che è difficile
talvolta riconoscervi una democrazia (cosa della quale i populismi
approfittano per radicarsi e radicalizzarsi).
Oct. 12, 2021
"Higher education responses to COVID-19 in the United States: Evidence for the impacts of university policy"
by J.C. DE MARTIN
*Higher education responses to COVID-19 in the United States: Evidence
for the impacts of university policy*
Brennan Klein, Nicholas Generous, Matteo Chinazzi, Zarana Bhadricha,
Rishab Gunashekar, Preeti Kori, Bodian Li, Stefan McCabe, Jon Green,
David Lazer, Christopher R. Marsicano, Samuel V. Scarpino, Alessandro
Vespignani
doi: https://doi.org/10.1101/2021.10.07.21264419
/This article is a preprint and has not been certified by peer review
[what does this mean?]. It reports new medical research that has yet to
be evaluated and so should not be used to guide clinical practice.//
/
*Abstract*
With a dataset of testing and case counts from over 1,400 institutions
of higher education (IHEs) in the United States, we analyze the number
of infections and deaths from SARS-CoV-2 in the counties surrounding
these IHEs during the Fall 2020 semester (August to December, 2020). We
used a matching procedure designed to create groups of counties that are
aligned along age, race, income, population, and urban/rural
categories—socio-demographic variables that have been shown to be
correlated with COVID-19 outcomes. We find that counties with IHEs that
remained primarily online experienced fewer cases and deaths during the
Fall 2020 semester; whereas before and after the semester, these two
groups had almost identical COVID-19 incidence. Additionally, we see
fewer deaths in counties with IHEs that reported conducting any
on-campus testing compared to those that reported none. We complement
the statistical analysis with a case study of IHEs in Massachusetts—a
rich data state in our dataset—which further highlights the importance
of IHE-affiliated testing for the broader community. The results in this
work suggest that campus testing can itself be thought of as a
mitigation policy and that allocating additional resources to IHEs to
support efforts to regularly test students and staff would be beneficial
to mitigating the spread of COVID-19 in the general population.
https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.10.07.21264419v1
Oct. 12, 2021
"How A Virtual Classroom Company Made Millions On Software That Left Many Students Feeling Abandoned"
by J.C. DE MARTIN
*How A Virtual Classroom Company Made Millions On Software That Left
Many Students Feeling Abandoned**
*
/Edgenuity offers to help schools pivot from “brick to click” during the
pandemic, but to many parents, teachers, and students, the cost-saving
program comes at the expense of a quality education./
Caroline O'Donovan
BuzzFeed News Reporter
Posted on October 11, 2021
[...]
continua qui:
https://www.buzzfeednews.com/article/carolineodonovan/edgenuity-education-t…
Oct. 12, 2021
Digital Utopias (era Valletti: “Big Tech: l’ora della responsabilità”)
by Giuseppe Attardi
> On 12 Oct 2021, at 10:13, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
>> Mi piacerebbe moltissimo conoscere come affronteresti questi problemi.
> Piacerebbe anche a me, specie se si riuscisse a coinvolgere altri pensatori.
> Finora tutte le critiche allo status quo, che provoca crescenti disuguaglianze e consumo di risorse, anche di economisti come Piketty o Romer, restano nel quadro di un modello basato su nazioni westfaliane e sul capitalismo di mercato.
Il filosofo Mosterín riflette sul superamento degli stati-nazione attraverso Internet.
In una digital utopia si eviterebbe la netta contrapposizione tra maggioranza e minoranza che impongono scelte non accettate da tutti, in quanto ciascuno aderisce a quella comunità di cui accetta gli ideali.
Modern liberal democracy is a compromise between the twin ideals of freedom and democracy. Mosterín emphasizes their differences: freedom comes down to doing what I want to do; democracy, to doing what (the majority of) the others want me to do. Rejecting as muddled the metaphysical notion of free will, he focuses on political freedom, the absence of coercion or interference by others in my personal decisions. Because of the tendencies to violence and aggression that lurk in human nature, some constraint on freedom is necessary for peaceful and fruitful social life, but the more freedom we enjoy, the better.[24] Especially, there is no rational ground for curtailing the cultural freedoms (of language, religion and customs) in the name of the nation, the church or the party. From this point of view, Internet provides a much more attractive model than the obsolete nation-state or the nationalistic movements. Mosterín thinks that the nation-state is incompatible with the full development of freedom, whose blossoming requires the reorganization of the world political system along cosmopolitan lines. He proposes a world without nation-states, territorially organized in small autonomous but not-sovereign cantonal polities, complemented by strong world organizations.[25]
https://en.wikipedia.org/wiki/Jesús_Moster%C3%ADn
Oct. 12, 2021
Re: [nexa] Valletti: "Big Tech: l’ora della responsabilità" (Biennale Democrazia)
by Giuseppe Attardi
Rimando perché non è apparso in lista.
> On 11 Oct 2021, at 18:22, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> Ciao Giuseppe,
>
> mi ero ripromesso di approfondire questo concetto di Virtual Utopias
> cui hai accennato in lista in precedenza [1], ma non ho trovato nulla di
> tuo in proposito.
>
> Potresti condividere qualche riferimento o elaborare meglio cosa hai in
> mente?
>
Ci sto ancora riflettendo.
Qui trovi un inquadramento:
https://www.researchgate.net/journal/NanoEthics-1871-4765/publication/31317…
On October 11, 2021 8:05:44 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
>>
>> Ho qualche dubbio sulla proposta finale di puntare sulle città: per
>> controbilanciare le multinazionali bisogna intervenire a livello
>> internazionale. Io punterei sulla costituzione di comunità virtuali
>> internazionali, che definiscano loro stesse le regole di ingaggio con
>> i propri membri, garantendo la salvaguardia dei loro principi
>> fondanti.
>
> Detta così vi vedo alcuni grossi problemi pratici:
>
> 1) ciascuno dei membri di queste comunità risponderebbe comunque alle
> leggi dello stato in cui risiede, che potrebbero essere in contrasto
> con i principi e le norme che la comunità internazionale prevede.
> Immagina una virtual utopia i cui membri si impegnano a proteggere
> i dati personali degli altri membri attaccata da uno stato che
> voglia accedere a tali dati: come resistere?
>
Provo a elaborare una risposta.
Puoi immaginare una virtual utopia come una versione estesa di un metaverse, un luogo virtuale dove le persone si incontrano, svolgono attività, creano artefatti e si scambiano (comprano/vendno) assets digitali (con o senza controparte fisica, come in Earth2 https://earth2.io/)
Per funzionare devono disporre di leggi e relativi sistemi legislativo e giudiziario, cripto-moneta e relativi depositi.
I membri devono rispettare le leggi dell’utopia di appartenenza, che riguardano solo i comportamenti nei confronti della comunità stessa e dei suoi membri, e possono essere puniti dai probiviri con limitazioni alla partecipazione alle attività sulla piattaforma o a multe nella valuta dell’utopia.
Come esempio concreto di comunità che agisce in questo modo, pensa alla comunità degli Amish.
Le utopie operano nell’interesse della comunità interagendo con altre entità: per esempio negoziano servizi con aziende tecnologiche garantendo che tali servizi rispettino le leggi della comunità.
Quindi per esempio, contratterebbero servizi digitali che non facessero uso di dati personali o di targeted advertising.
Da un punto di vista giuridico, sarebbero come società multinazionali, con sede in un determinato paese.
I membri della comunità resterebbero soggetti alle leggi del paese di residenza per quel che concerne i loro atti nella realtà fisica.
Ma in un futuro più lontano, le persone potrebbero rinunciare alla loro cittadinanza, diventando apolidi, mentre le Utopie potrebbero riunirsi in una UUO (United Utopias Organizatiin), dove affrontare le relazioni tra di loro.
> 2) una organizzazione basata su rapporti di tipo contrattuale avrebbe
> come giudici ultimi delle controversie interne gli stati di residenza
> dei diversi membri
Ogni utopia avrebbe il suo sistema giudiziario (come ce l’ha FaceBook con il suo Oversight Board). Gli aderenti accettano di assoggettarsi ai suoi giudizi, come avviene adesso nei contratti in cui si accetta di sottostare alle decisioni di un arbitraggio interno.
> 3) gli stati (in teoria) derivano la loro capacità di imporre le Leggi
> dal monopolio dell'uso legittimo della violenza (ed infatti laddove
> tale monopolio non esiste, come nelle zone ad alta densità mafiosa,
> le Leggi dello stato hanno meno valore di un consiglio della nonna):
> come possono comunità distribuite sul pianeta imporre ai propri
> membri norme su una scala numerica comparabile a stati o anche
> solo città (se siamo in 10 o 20 è facile, se siamo più di 100 molto
> di meno...) senza l'uso della forza (che comunque sarebbe in
> competizione con quella degli Stati)
La forza in questo caso consiste nel erogare punizioni di sospensione o espulsione dalla piattaforma, o in pene pecuniare in cripto valuta.
Le utopie avrebbero tanta più forza quanto più ampia la loro partecipazione: sto pensando ad almeno milioni di aderenti, per evere potere contrattuale per rappresentare la comunità nei confronti di aziende o altri soggetti con cui opera.
Le immagino come contraltari delle multinazionali, che operano per il profitto degli azionisti, mentre le utopie operano per garantire il rispetto dei principi ideali che incarnano, nell’interesse di tutti i loro aderenti.
Il capitalismo ha messo a punto attraverso i secoli i meccanismi delle aziende di capitale e dei mercati in cui operano. Ci vrirranno decenni di sperimentazione per trovare una forma di istituziine che ne controbilanci i poteri.
>
> Mi piacerebbe moltissimo conoscere come affronteresti questi problemi.
Piacerebbe anche a me, specie se si riuscisse a coinvolgere altri pensatori.
Finora tutte le critiche allo status quo, che provoca crescenti disuguaglianze e consumo di risorse, anche di economisti come Piketty o Romer, restano nel quadro di un modello basato su nazioni westfaliane e sul capitalismo di mercato.
— Beppe
>
> Giacomo
>
> [1]
> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-September/022158.html
Oct. 12, 2021
Re: [nexa] Valletti: "Big Tech: l’ora della responsabilità" (Biennale Democrazia)
by Giacomo Tesio
Grazie della segnalazione Juan Carlos,
anche io ho apprezzato moltissimo l'intervento del professor Valletti.
Credo sia stata una delle analisi più lucide del potere dei GAFAM che
io abbia ascoltato da molto tempo.
Certamente l'analisi più lucida che un economista in buona fede possa fare.
Mi è piaciuta la proposta di fermarsi a pensare a come vorremmo che fosse
il mondo se non ci fossero i GAFAM.
Anche l'idea di puntare sulla città come alternativa fisica al regno "virtuale"
dei GAFAM mi sembra molto interessante (sebbene non scevra da rischi: la città non
è esente da una intricata dimensione
cibernetica che è spesso ad una o due acquisizioni di distanza da Google&friends).
Inoltre ho apprezzato moltissimo la considerazione che Valletti ha fatto
sull'importanza di ascoltare gli informatici anche a livello politico e decisionale.
Il problema purtroppo è sempre valutarne competenza ed indipendenza.
I limiti di questa analisi risiedono invece nel framework concettuale di partenza.
Li ha espressi bene il professor Cambini presentando la sessione:
```
L'oggetto di questa sessione è l'interazione fra tecnologia e democrazia.
Democrazia in senso lato: non solo in senso istituzionale ma anche mercato
e comportamento dei consumatori. [...]
Un tema non nuovo [...] ma che continua a permanere come problema
rilevante nell'economia e nei mercati in generale.
Il problema rilevante sta nel fatto che noi siamo consumatori...
```
In questo framework interpretativo, per citare Valletti, "i GAFAM ci sguazzano"!
Ed infatti il lobbista di turno ha subito obiettato che la dimensione globale e
la sorveglianza pervasiva dell'AdTech permettono economie di scala
che FAVORISCONO i consumatori che godono di "prezzi quasi simbolici"[1].
Giustamente Valletti ha definito tale obiezione "superficiale" [2]:
parlare di sistemi cibernetici in termini economici è come rappresentare
una ipersfera in movimento su un foglio di carta.
Il problema che i GAFAM costituiscono per la democrazia non può essere compreso
in termini di consumatori, concorrenza, prezzi e quote di mercato.
E senza essere compreso, non può essere affrontato.
Infatti le asimmetrie descritte da Valletti (disparità fra i team legali dell'UE
e quelli messi in campo da Google) o le influenze "accademiche" o l'impatto
politico e culturale delle lobby vanno proiettate su scala globale:
Google mette in campo questi strumenti, non solo in UE, ma in ogni stato
e in ogni regione, in Africa come in Sud America o in Australia.
L'investimento è enorme.
È giustificato solo dal potere che queste aziende ottengono attraverso
i dati degli individui sulle società del mondo intero.
Se anche tassassero Google al 99%, continuerebbe a fornire GMail o Google Analytics gratuitamente.
E continuerebbe ad imporre Android con Chrome, Play Store e
Google Assistant preinstallato ai produttori.
E questo semplicemente perché il potere conferito dai dati che raccoglie
è nettamente maggiore da quello fornito denaro che fattura.
Il potere conferito dal denaro cresce in modo lineare, mentre quello veicolato dai dati
raddoppia con ogni nuovo bit.
Questo potere a crescita esponenziale rende le soluzioni ai problemi di concentrazione
sviluppati dai sistemi anti-trust liberali semplicemente obsoleti.
È vero che in questo sistema interpretativo i GAFAM ci sguazzano, perché
ragionano già in modo informatico.
La situazione odierna degli economisti è quella degli abitanti di Flatland [3]
alle prese con un bambino che strappa il loro mondo bidimensionale per gioco:
non hanno modo di concepirlo, figurarsi ideare strumenti per contenerlo.
Urgono nuove prospettive e nuovi strumenti concettuali.
Giacomo
[1] il "quasi" aveva la funzione di evitare la contraddizione del prezzo a zero,
che un po' come una divisione per zero mostra una falla nel modello
interpretativo liberista.
[2] e lo è anche da una prospettiva economica, giacché gli enormi profitti
del AdTech derivano dai prezzi pagati dai consumatori, che aumentano sia
per l'aumento della domanda che per il rincaro dovuto al costo
del marketing personalizzato.
[3] https://en.m.wikipedia.org/wiki/Flatland
Oct. 11, 2021
Re: [nexa] Valletti: "Big Tech: l’ora della responsabilità" (Biennale Democrazia)
by Giuseppe Attardi
> On 11 Oct 2021, at 18:22, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> Ciao Giuseppe,
>
> mi ero ripromesso di approfondire questo concetto di Virtual Utopias
> cui hai accennato in lista in precedenza [1], ma non ho trovato nulla di
> tuo in proposito.
>
> Potresti condividere qualche riferimento o elaborare meglio cosa hai in
> mente?
>
Ci sto ancora riflettendo.
Qui trovi un inquadramento:
https://www.researchgate.net/journal/NanoEthics-1871-4765/publication/31317…
On October 11, 2021 8:05:44 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
>>
>> Ho qualche dubbio sulla proposta finale di puntare sulle città: per
>> controbilanciare le multinazionali bisogna intervenire a livello
>> internazionale. Io punterei sulla costituzione di comunità virtuali
>> internazionali, che definiscano loro stesse le regole di ingaggio con
>> i propri membri, garantendo la salvaguardia dei loro principi
>> fondanti.
>
> Detta così vi vedo alcuni grossi problemi pratici:
>
> 1) ciascuno dei membri di queste comunità risponderebbe comunque alle
> leggi dello stato in cui risiede, che potrebbero essere in contrasto
> con i principi e le norme che la comunità internazionale prevede.
> Immagina una virtual utopia i cui membri si impegnano a proteggere
> i dati personali degli altri membri attaccata da uno stato che
> voglia accedere a tali dati: come resistere?
>
Provo a elaborare una risposta.
Puoi immaginare una virtual utopia come una versione estesa di un metaverse, un luogo virtuale dove le persone si incontrano, svolgono attività, creano artefatti e si scambiano (comprano/vendno) assets digitali (con o senza controparte fisica, come in Earth2 https://earth2.io/)
Per funzionare devono disporre di leggi e relativi sistemi legislativo e giudiziario, cripto-moneta e relativi depositi.
I membri devono rispettare le leggi dell’utopia di appartenenza, che riguardano solo i comportamenti nei confronti della comunità stessa e dei suoi membri, e possono essere puniti dai probiviri con limitazioni alla partecipazione alle attività sulla piattaforma o a multe nella valuta dell’utopia.
Come esempio concreto di comunità che agisce in questo modo, pensa alla comunità degli Amish.
Le utopie operano nell’interesse della comunità interagendo con altre entità: per esempio negoziano servizi con aziende tecnologiche garantendo che tali servizi rispettino le leggi della comunità.
Quindi per esempio, contratterebbero servizi digitali che non facessero uso di dati personali o di targeted advertising.
Da un punto di vista giuridico, sarebbero come società multinazionali, con sede in un determinato paese.
I membri della comunità resterebbero soggetti alle leggi del paese di residenza per quel che concerne i loro atti nella realtà fisica.
Ma in un futuro più lontano, le persone potrebbero rinunciare alla loro cittadinanza, diventando apolidi, mentre le Utopie potrebbero riunirsi in una UUO (United Utopias Organizatiin), dove affrontare le relazioni tra di loro.
> 2) una organizzazione basata su rapporti di tipo contrattuale avrebbe
> come giudici ultimi delle controversie interne gli stati di residenza
> dei diversi membri
Ogni utopia avrebbe il suo sistema giudiziario (come ce l’ha FaceBook con il suo Oversight Board). Gli aderenti accettano di assoggettarsi ai suoi giudizi, come avviene adesso nei contratti in cui si accetta di sottostare alle decisioni di un arbitraggio interno.
> 3) gli stati (in teoria) derivano la loro capacità di imporre le Leggi
> dal monopolio dell'uso legittimo della violenza (ed infatti laddove
> tale monopolio non esiste, come nelle zone ad alta densità mafiosa,
> le Leggi dello stato hanno meno valore di un consiglio della nonna):
> come possono comunità distribuite sul pianeta imporre ai propri
> membri norme su una scala numerica comparabile a stati o anche
> solo città (se siamo in 10 o 20 è facile, se siamo più di 100 molto
> di meno...) senza l'uso della forza (che comunque sarebbe in
> competizione con quella degli Stati)
La forza in questo caso consiste nel erogare punizioni di sospensione o espulsione dalla piattaforma, o in pene pecuniare in cripto valuta.
Le utopie avrebbero tanta più forza quanto più ampia la loro partecipazione: sto pensando ad almeno milioni di aderenti, per evere potere contrattuale per rappresentare la comunità nei confronti di aziende o altri soggetti con cui opera.
Le immagino come contraltari delle multinazionali, che operano per il profitto degli azionisti, mentre le utopie operano per garantire il rispetto dei principi ideali che incarnano, nell’interesse di tutti i loro aderenti.
Il capitalismo ha messo a punto attraverso i secoli i meccanismi delle aziende di capitale e dei mercati in cui operano. Ci vrirranno decenni di sperimentazione per trovare una forma di istituziine che ne controbilanci i poteri.
>
> Mi piacerebbe moltissimo conoscere come affronteresti questi problemi.
Piacerebbe anche a me, specie se si riuscisse a coinvolgere altri pensatori.
Finora tutte le critiche allo status quo, che provoca crescenti disuguaglianze e consumo di risorse, anche di economisti come Piketty o Romer, restano nel quadro di un modello basato su nazioni westfaliane e sul capitalismo di mercato.
— Beppe
>
> Giacomo
>
> [1]
> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-September/022158.html
Oct. 11, 2021
Re: [nexa] Valletti: "Big Tech: l’ora della responsabilità" (Biennale Democrazia)
by Giacomo Tesio
Giusto un chiarimento
On October 11, 2021 4:22:03 PM UTC, Giacomo Tesio wrote:
>
> Immagina una virtual utopia i cui membri si impegnano a proteggere
> i dati personali degli altri membri attaccata da uno stato che
> voglia accedere a tali dati: come resistere?
Naturalmente non penso a soluzioni tecniche (crittografia end to end etc...) ma giuridiche.
Come impedire che uno stato arresti i membri che non collaborano?
Giacomo
Oct. 11, 2021