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ACLU: The Limits of Location Tracking in an Epidemic
by Stefano Zacchiroli
https://www.aclu.org/aclu-white-paper-limits-location-tracking-epidemic
Posizione sensata e ragionevole, che passa in rassegna molte delle
possibilità discusse (qui in lista e altrove).
--
Stefano Zacchiroli . zack(a)upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o
Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o
Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o .
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April 9, 2020
Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
by Giovanni Biscuolo
Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> writes:
> Concordo con Antonio, sono osservazioni estremamente utili.
Fabio ti ringrazio infinitamente per l'analisi
Aggiungo la mia voce al coro per spronarti a pubblicare un pezzo sia in
italiano che in inglese, magari come Hermescenter.org
[...]
Ciao, Giovanni
--
Giovanni Biscuolo
Xelera IT Infrastructures
April 9, 2020
Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
by Stefano Zacchiroli
On Thu, Apr 09, 2020 at 10:03:30AM +0200, Fabio Pietrosanti (naif) wrote:
> IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una
> utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano
> disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING*
> (secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di
> cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare
> l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.
Io l'ho sempre interpretata così. È chiaro (a me ed a molti su questa
lista, ma probabilmente purtroppo non all'opinione pubblica più larga)
che la app da sola non serve a niente.
Ma mi sembra tu stai sminuendo un po' troppo l'utilità dei dati grezzi
bluetooth (di cui parla anche Beppe nell'ultimo follow-up in lista)
proprio durante l'intervista di contact tracing.
In una tale intervista, se dovesse capitare a me di rispondere alle
domande, sarei molto a disagio nel dovere rispondere, perché mi ricordo
a mala pena chi ho incontrato 2 giorni fa e quando, figurati andando
indietro 15 giorni! Una volta focalizzato chi ho incontrato e quando
diventa, per me, più facile mettere a fuoco l'incontro, aumentando le
possibilità (perché di quello si parla, non certo di certezze) di
azzeccare le risposte che servono poi per determinare, caso per caso, se
è stato un close contact epidemiologico o meno.
Mi pare che ci stiamo (tra tecnologi) radicalizzando su due posizioni
antitetiche: quella che vuole rilegare il contact tracing in
soluzionismo digitale e quella che vuole venderlo come la panacea che
risolverà covid19. Al solito è tutto molto più complesso. Ma mi pare che
i dati grezzi di prossimità bluetooth (*se* e solo se sarà possibile
collezionarli in maniera sensata dal punto di vista della privacy)
possano essere un input utile, proprio nel contesto che descrivi tu
delle interviste di contact tracing fatte da umani senzienti.
Ciao
--
Stefano Zacchiroli . zack(a)upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o
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April 9, 2020
Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
by Giuseppe Attardi
Concordo che sia importante guardare oltre gli aspetti tecnologici riflettendo su cosa si vuole ottenere e come integrasi nelle pratiche mediche.
La app di tracing serve solo a raccogliere dati di prima mano, a supporto del processo complessivo di contenimento e di cura.
Alcune proposte affiancano alla app di tracciamento degli strumenti per coordinare il segmento delle persone che risultino a rischio di infezione.
Occorre raccogliere ulteriori informazioni da loro, ad esempio somministrando un veloce questionario sui loro comportamenti e su altre evidenze diagnostiche.
A me pare ad esempio che ci manchino informazioni per capire se il lockdown sta funzionando come doveva e se no perché. In teoria dopo un mese di lockdown completo i nuovi contagi dovrebbero già essere a zero. Siccome così non è sarebbe utile capire perché: o il social distancing non è rispettato oppure non basta.
Siccome i numeri delle persone da seguire è troppo elevato, una possibilità è di coinvolgere associazioni di volontari per fare una specie di triage online, prima di passare i possibili infetti ai medici, come intendono fare in Massachusetts.
I dati raccolti in questa fase, possono a loro volta essere utilizzati con strumenti di analisi predittiva basati su Machine Learning.
Joshua Bengio propone di fornire alla app di tracciamento la capacità di prevedere la probabilità a posteriori di essere stati infettati nelle due settimane precedenti.
Per farlo propone riusare la tecnica del loopy belief propagation.
In questo lavoro si dovrebbe formare una sinergia tra gli epidemiologi e gli informatici. I primi possono fornire indicazioni su quali aspetti considerare nelle previsioni e fornire annotazioni sui casi già analizzati.
Le attuali tecniche funzionano bene solo se i dati sono sufficientemente ampi e quindi la raccolta deve essere grandemente facilitata e possibilmente automatizzata.
Disclaimer: le tecniche citate sono approssimate e a rischio di errori.
La loro efficacia dipende dal fatto di operare su grandi numeri e quindi di riuscire a individuare una larga percentuale di casi sospetti , che sarebbe comunque impossibile rintracciare manualmente.
A Singapore hanno fatto sforzo immane di indagine e tracciamento manuale caso per caso, che poteva funzionare all’inizio dell'epidemia, quando a diffusione era bassa e il loro territorio piccolo.
Su scala italiana è necessario usare strumenti automatici.
— Beppe
> On 9 Apr 2020, at 10:58, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: "Fabio Pietrosanti (naif)" <lists(a)infosecurity.ch <mailto:lists@infosecurity.ch>>
> To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>>
> Subject: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a
> rischio, l'algoritmo o il medico?
> Message-ID: <2919f73e-76fa-a755-50e2-84db161439c0(a)infosecurity.ch <mailto:2919f73e-76fa-a755-50e2-84db161439c0@infosecurity.ch>>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>
> Ciao a tutti,
>
> in questo grande discutere sul tema del contact tracing nel rapporto con
> la protezione dei dati, osservo che veramente in pochi valutano gli
> aspetti di utilità funzionale, entrando nel merito della procedura
> gestionale sanitaria.
>
> Tutti nel ragionare si focalizzano molto sulla tecnologia tracciante
> "bluetooth si, GPS no, Celle solo aggregate, etc" .
>
> Ma in questo dibattito, quanti ragionano sul "come" e "da chi" queste
> informazioni potrebbero venire usate in modo utile?
>
> Perché ho il grosso dubbio che tutto il discorso del proximity tracing
> bluetooth abbia una utilità marginale, vi prego seguitemi nel discorso,
> magari mi sbaglio.
>
>
> Quando ho elaborato settimane orsono il mio esercizio di ricerca sul
> Contact Tracing, mi sono concentrato solo sulla utilità funzionale
> all'interno delle procedure correntemente fatte, facendo l'esercizio di
> applicare e usare il dato di cella, senza trattare il dato identificativo:
>
> https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf… <https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf…>
>
> IMHO il migliore sforzo dovrebbe essere idealmente quello di portare
> efficienza tecnologica "all'interno delle procedure attualmente in essere".
>
> Ora, stiamo osservato che soluzioni "app based" di contact tracing
> digitale basate sul bluetooth, vedono un orientamento che mette
> d'accordo tecnologhi e giuristi sul fronte della protezione dei dati.
>
>
> Eppure ho il sentimento che ci sia un errore di fondo, che fanno in
> molti, abbagliati dalla supposta efficienza della tecnica di proximity
> location che mette tutti d'accordo, e cioè:
>
>
> Il Contact Tracing Digitale, non rimpiazza il Contact Tracing
> Tradizionale, ma è a questo di ausilio.
>
>
> Se condividiamo quanto sopra, allora saremmo pronti a porci la prossima
> domanda, basata sull'assunto che la procedura di CT ha come risultato
> principale l'individuazione e rintracciamento di chi è
> epidemiologicamente definito come "Close Contacts" [1] :
>
>
> Chi decide se un contatto di un contagiato, è epidemiologicamente
> definibile un "Close Contacts"?
>
>
> Qui abbiamo grosso modo due scelte, su chi debba decidere chi sia un
> "Close Contacts":
>
> a) L'algoritmo del sitema di CT Digitale
>
> oppure
>
> b) Il personale sanitario, che effettua l'intervista di contact tracing,
> sulla base dell'intervista di contact tracing
>
>
> Qui nei confronti avuti in queste settimane, osservo che c'è chi
> interpreta il "Contact Tracing Digitale" come una soluzione
> algoritmicamente in grado di individuare i "Close Contacts". Io non ci
> giurerei più di tanto.
>
>
> Proviamo ad elaborare questi scenari, entrando nel merito di come
> avviene proceduralmente il lavoro del personale sanitario, partendo dai
> requisiti della definizione di "Close Contact".
>
>
> Un Close Contact, escludendo i casi di operatori sanitari e di procedura
> da individuazione su aeroplano, secondo ECDC e WHO sono:
>
> 1) A person living in the same household as a COVID-19case
>
> 2) A person having had directphysical contact with a COVID-19 case (e.g.
> shakinghands)
>
> 3) A person having unprotected direct contact with infectious secretions
> of a COVID-19 case (e.g. being coughed on, touching used paper tissues
> with a bare hand)
>
> 4) A person having had face-to-face contact with a COVID-19 case within2
> metres[2]and > 15 minutes
>
> 5) A person who was in a closed environment(e.g.classroom,meetingroom,
> hospital waiting room, etc.) with aCOVID-19casefor 15 minutes or moreand
> at a distance of less than 2 metres
>
>
> A questo punto proviamo a domandarci se "l'algoritmo", in autonomia, sia
> è in grado di identificare le casistiche covid-19 di "Close Contact" .
>
> Nel caso "1":
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: Può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 2:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 3:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 4:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo (L'algoritmo non sa'
> se contagiato e contatto sono "faccia a faccia", non sa' se si tratta di
> attesa per entrare al supermercato con mascherine protette, etc)
>
> Nel caso 5:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo, perché non può
> sapere se ci si trova all'interno di un ambiente chiuso
>
>
> A questo punto possiamo affermare che *l'algoritmo non è in grado di
> rilevare ed identiciare un "Close Contact"* così come
> epidemiologicamente definto, quando si va ad impiegare un sistema di
> proxymity bluetooth.
>
> Eccoci, torniamo al punto iniziale, la decisione se un contatto è un
> "Close Contact" la prende il personale sanitario, sulla base della
> intervista di contact tracing, cioè il Contact Tracing Digitale, da solo
> serve a niente.
>
> A questo punto dobbiamo domandarci:
>
> D-1) Ma allora a che serve questo bluetooth?
>
> D-2) E in quale modo si potrebbe rendere utile veramente?
>
> IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una
> utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano
> disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING*
> (secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di
> cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare
> l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.
>
> Immaginiamo il personale sanitario con il suo telefono con la "app di
> contact tracing di backoffice per personale sanitario" che, autorizzato
> dal contagiato, vanno a guardare assieme lo storico dei contatti
> rilevati dalla sua "app", su una timeline, e annotino il contesto in cui
> questi sono stato avvenuti.
>
> Già, perché senza avere il contesto, non è possibile definire cosa sia
> un "Close Contact" secondo la definizione epidemiologica dello stesso.
>
> La app e i suoi dati, quindi, diventano un utile ausilio alla memoria
> del contagiato, nella sua intervista di contact tracing, e vedono la sua
> utilità effettiva per l'identificazione dei contatti sulla base di
> "quanto si ricorda il contagiato" nella intervista.
>
> Se quanto sopra affermato è vero, la app bluetooth di prossimità serve
> veramente a poco, senza essere coadiuvata da una raccolta delle
> informazioni di localizzazione geografica, perché lo scopo diventa
> quello di "assistere" il percorso mnemonico del contagiato durante
> l'intervista.
>
> Quindi, secondo quanto finora ipotizzato in questa digressione, l'app
> che registra solo i dati di bluetooth non serve a niente, a meno di non
> essere corredata da informazioni di geo-localizzazione (seppur
> approssimative), che consentano in questo percorso assistito di
> intervista di riportare più agevolmente alla memoria del contaggiato il
> "contesto" (Quel giorno, a quell'ora, si trovava nel posto X, che era
> chiuso/aperto, e faceva Y).
>
> Solo avendo il Contesto, il personale sanitario può dare una tassonomia
> epidemiologica del contatto, definendolo "Close Contact" o meno, quindi
> decidendo se, tramite i dati di contatto bluetooth raccolti, sia il caso
> di avviare la procedura di gestione.
>
> In sintesi, *il dato di bluetooth as it is a me pare serva veramente a
> poco*, se non coadiuvato dalla informazione geo-referenziata ("GPS" o
> "Cloud Location Service), il tutto al fine di consentire una "intervista
> di contact tracing" assistita e arricchita dai dati, cioè uno strumento
> di backoffice per gli stakeholder coinvolti in questo processo.
>
> Mi sono sbagliato? Spero di si.
>
>
> Fabio
>
> [1] Il Close Contact è definito qui
> https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he… <https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he…>
April 9, 2020
Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
by Enrico Nardelli
Concordo con Antonio, sono osservazioni estremamente utili.
La tua osservazione aggiunge sostanza all'argomento che una soluzione digitale da sola non serve a niente per contrastare la diffusione dell'epidemia (quindi serve ad altro) e conferma che il problema non è avere le app, ma avere le persone e i soldi per dispiegare un sistema di identificazione dei contatti basato sulle persone. C'è un limite a quanto può fare una persona in un giorno e le persone non sono replicabili a volontà come le app.
Ciao, Enrico
Il 09/04/2020 11:19, Antonio Casilli ha scritto:
> Fabio hai tradotto questo intervento in inglese? Secondo me è importante.
>
>
> ----- Mail original -----
> De: "Fabio Pietrosanti, naif" <lists(a)infosecurity.ch>
> À: "nexa" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Envoyé: Jeudi 9 Avril 2020 10:03:30
> Objet: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
>
> Ciao a tutti,
>
> in questo grande discutere sul tema del contact tracing nel rapporto con la protezione dei dati, osservo che veramente in pochi valutano gli aspetti di utilità funzionale, entrando nel merito della procedura gestionale sanitaria.
>
> Tutti nel ragionare si focalizzano molto sulla tecnologia tracciante "bluetooth si, GPS no, Celle solo aggregate, etc" .
>
> Ma in questo dibattito, quanti ragionano sul "come" e "da chi" queste informazioni potrebbero venire usate in modo utile?
>
> Perché ho il grosso dubbio che tutto il discorso del proximity tracing bluetooth abbia una utilità marginale, vi prego seguitemi nel discorso, magari mi sbaglio.
>
>
>
>
>
> Quando ho elaborato settimane orsono il mio esercizio di ricerca sul Contact Tracing, mi sono concentrato solo sulla utilità funzionale all'interno delle procedure correntemente fatte, facendo l'esercizio di applicare e usare il dato di cella, senza trattare il dato identificativo:
>
> [ https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf… | https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf… ]
>
>
> IMHO il migliore sforzo dovrebbe essere idealmente quello di portare efficienza tecnologica "all'interno delle procedure attualmente in essere".
>
> Ora, stiamo osservato che soluzioni "app based" di contact tracing digitale basate sul bluetooth, vedono un orientamento che mette d'accordo tecnologhi e giuristi sul fronte della protezione dei dati.
>
>
>
>
> Eppure ho il sentimento che ci sia un errore di fondo, che fanno in molti, abbagliati dalla supposta efficienza della tecnica di proximity location che mette tutti d'accordo, e cioè:
>
>
>
>
>
> Il Contact Tracing Digitale, non rimpiazza il Contact Tracing Tradizionale, ma è a questo di ausilio.
>
>
>
>
>
> Se condividiamo quanto sopra, allora saremmo pronti a porci la prossima domanda, basata sull'assunto che la procedura di CT ha come risultato principale l'individuazione e rintracciamento di chi è epidemiologicamente definito come "Close Contacts" [1] :
>
>
>
> Chi decide se un contatto di un contagiato, è epidemiologicamente definibile un "Close Contacts"?
>
>
>
>
> Qui abbiamo grosso modo due scelte, su chi debba decidere chi sia un "Close Contacts":
>
>
> a) L'algoritmo del sitema di CT Digitale
>
> oppure
> b) Il personale sanitario, che effettua l'intervista di contact tracing, sulla base dell'intervista di contact tracing
>
>
>
>
>
> Qui nei confronti avuti in queste settimane, osservo che c'è chi interpreta il "Contact Tracing Digitale" come una soluzione algoritmicamente in grado di individuare i "Close Contacts". Io non ci giurerei più di tanto.
>
>
> Proviamo ad elaborare questi scenari, entrando nel merito di come avviene proceduralmente il lavoro del personale sanitario, partendo dai requisiti della definizione di "Close Contact".
>
>
>
>
> Un Close Contact, escludendo i casi di operatori sanitari e di procedura da individuazione su aeroplano, secondo ECDC e WHO sono:
>
>
> 1) A person living in the same household as a COVID-19case
>
> 2) A person having had direct physical contact with a COVID - 19 case (e.g. shaking hands )
>
> 3) A person having unprotected direct contact with infectious secretions of a COVID - 19 case (e.g. being coughed on, touching used paper tissues with a bare hand)
>
> 4) A person having had face - to - face cont act with a COVID - 19 case with in 2 m etres [2] and > 15 min utes
>
> 5) A person who was in a closed environment (e.g. classroom, meeting room , hospital waiting room , etc.) with a COVID - 19 case for 15 min utes or more and at a distance of less than 2 met r e s
>
>
>
>
> A questo punto proviamo a domandarci se "l'algoritmo", in autonomia, sia è in grado di identificare le casistiche covid-19 di "Close Contact" .
>
> Nel caso "1":
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: Può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 2:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 3:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
>
>
> Nel caso 4:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo (L'algoritmo non sa' se contagiato e contatto sono "faccia a faccia", non sa' se si tratta di attesa per entrare al supermercato con mascherine protette, etc)
>
> Nel caso 5:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo, perché non può sapere se ci si trova all'interno di un ambiente chiuso
>
>
>
>
> A questo punto possiamo affermare che *l'algoritmo non è in grado di rilevare ed identiciare un "Close Contact"* così come epidemiologicamente definto, quando si va ad impiegare un sistema di proxymity bluetooth.
>
> Eccoci, torniamo al punto iniziale, la decisione se un contatto è un "Close Contact" la prende il personale sanitario, sulla base della intervista di contact tracing, cioè il Contact Tracing Digitale, da solo serve a niente.
>
>
> A questo punto dobbiamo domandarci:
>
>
> D-1) Ma allora a che serve questo bluetooth?
>
>
> D-2) E in quale modo si potrebbe rendere utile veramente?
>
> IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING* (secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.
>
> Immaginiamo il personale sanitario con il suo telefono con la "app di contact tracing di backoffice per personale sanitario" che, autorizzato dal contagiato, vanno a guardare assieme lo storico dei contatti rilevati dalla sua "app", su una timeline, e annotino il contesto in cui questi sono stato avvenuti.
>
> Già, perché senza avere il contesto, non è possibile definire cosa sia un "Close Contact" secondo la definizione epidemiologica dello stesso.
>
>
> La app e i suoi dati, quindi, diventano un utile ausilio alla memoria del contagiato, nella sua intervista di contact tracing, e vedono la sua utilità effettiva per l'identificazione dei contatti sulla base di "quanto si ricorda il contagiato" nella intervista.
>
> Se quanto sopra affermato è vero, la app bluetooth di prossimità serve veramente a poco, senza essere coadiuvata da una raccolta delle informazioni di localizzazione geografica, perché lo scopo diventa quello di "assistere" il percorso mnemonico del contagiato durante l'intervista.
>
> Quindi, secondo quanto finora ipotizzato in questa digressione, l'app che registra solo i dati di bluetooth non serve a niente, a meno di non essere corredata da informazioni di geo-localizzazione (seppur approssimative), che consentano in questo percorso assistito di intervista di riportare più agevolmente alla memoria del contaggiato il "contesto" (Quel giorno, a quell'ora, si trovava nel posto X, che era chiuso/aperto, e faceva Y).
>
>
> Solo avendo il Contesto, il personale sanitario può dare una tassonomia epidemiologica del contatto, definendolo "Close Contact" o meno, quindi decidendo se, tramite i dati di contatto bluetooth raccolti, sia il caso di avviare la procedura di gestione.
>
> In sintesi, *il dato di bluetooth as it is a me pare serva veramente a poco*, se non coadiuvato dalla informazione geo-referenziata ("GPS" o "Cloud Location Service), il tutto al fine di consentire una "intervista di contact tracing" assistita e arricchita dai dati, cioè uno strumento di backoffice per gli stakeholder coinvolti in questo processo.
>
>
> Mi sono sbagliato? Spero di si.
>
>
>
>
>
> Fabio
>
> [1] Il Close Contact è definito qui [ https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he… | https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he… ]
>
>
>
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Prof. Enrico Nardelli
Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
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April 9, 2020
Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
by Antonio Casilli
Fabio hai tradotto questo intervento in inglese? Secondo me è importante.
----- Mail original -----
De: "Fabio Pietrosanti, naif" <lists(a)infosecurity.ch>
À: "nexa" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Envoyé: Jeudi 9 Avril 2020 10:03:30
Objet: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
Ciao a tutti,
in questo grande discutere sul tema del contact tracing nel rapporto con la protezione dei dati, osservo che veramente in pochi valutano gli aspetti di utilità funzionale, entrando nel merito della procedura gestionale sanitaria.
Tutti nel ragionare si focalizzano molto sulla tecnologia tracciante "bluetooth si, GPS no, Celle solo aggregate, etc" .
Ma in questo dibattito, quanti ragionano sul "come" e "da chi" queste informazioni potrebbero venire usate in modo utile?
Perché ho il grosso dubbio che tutto il discorso del proximity tracing bluetooth abbia una utilità marginale, vi prego seguitemi nel discorso, magari mi sbaglio.
Quando ho elaborato settimane orsono il mio esercizio di ricerca sul Contact Tracing, mi sono concentrato solo sulla utilità funzionale all'interno delle procedure correntemente fatte, facendo l'esercizio di applicare e usare il dato di cella, senza trattare il dato identificativo:
[ https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf… | https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf… ]
IMHO il migliore sforzo dovrebbe essere idealmente quello di portare efficienza tecnologica "all'interno delle procedure attualmente in essere".
Ora, stiamo osservato che soluzioni "app based" di contact tracing digitale basate sul bluetooth, vedono un orientamento che mette d'accordo tecnologhi e giuristi sul fronte della protezione dei dati.
Eppure ho il sentimento che ci sia un errore di fondo, che fanno in molti, abbagliati dalla supposta efficienza della tecnica di proximity location che mette tutti d'accordo, e cioè:
Il Contact Tracing Digitale, non rimpiazza il Contact Tracing Tradizionale, ma è a questo di ausilio.
Se condividiamo quanto sopra, allora saremmo pronti a porci la prossima domanda, basata sull'assunto che la procedura di CT ha come risultato principale l'individuazione e rintracciamento di chi è epidemiologicamente definito come "Close Contacts" [1] :
Chi decide se un contatto di un contagiato, è epidemiologicamente definibile un "Close Contacts"?
Qui abbiamo grosso modo due scelte, su chi debba decidere chi sia un "Close Contacts":
a) L'algoritmo del sitema di CT Digitale
oppure
b) Il personale sanitario, che effettua l'intervista di contact tracing, sulla base dell'intervista di contact tracing
Qui nei confronti avuti in queste settimane, osservo che c'è chi interpreta il "Contact Tracing Digitale" come una soluzione algoritmicamente in grado di individuare i "Close Contacts". Io non ci giurerei più di tanto.
Proviamo ad elaborare questi scenari, entrando nel merito di come avviene proceduralmente il lavoro del personale sanitario, partendo dai requisiti della definizione di "Close Contact".
Un Close Contact, escludendo i casi di operatori sanitari e di procedura da individuazione su aeroplano, secondo ECDC e WHO sono:
1) A person living in the same household as a COVID-19case
2) A person having had direct physical contact with a COVID - 19 case (e.g. shaking hands )
3) A person having unprotected direct contact with infectious secretions of a COVID - 19 case (e.g. being coughed on, touching used paper tissues with a bare hand)
4) A person having had face - to - face cont act with a COVID - 19 case with in 2 m etres [2] and > 15 min utes
5) A person who was in a closed environment (e.g. classroom, meeting room , hospital waiting room , etc.) with a COVID - 19 case for 15 min utes or more and at a distance of less than 2 met r e s
A questo punto proviamo a domandarci se "l'algoritmo", in autonomia, sia è in grado di identificare le casistiche covid-19 di "Close Contact" .
Nel caso "1":
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: Può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 2:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 3:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 4:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo (L'algoritmo non sa' se contagiato e contatto sono "faccia a faccia", non sa' se si tratta di attesa per entrare al supermercato con mascherine protette, etc)
Nel caso 5:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo, perché non può sapere se ci si trova all'interno di un ambiente chiuso
A questo punto possiamo affermare che *l'algoritmo non è in grado di rilevare ed identiciare un "Close Contact"* così come epidemiologicamente definto, quando si va ad impiegare un sistema di proxymity bluetooth.
Eccoci, torniamo al punto iniziale, la decisione se un contatto è un "Close Contact" la prende il personale sanitario, sulla base della intervista di contact tracing, cioè il Contact Tracing Digitale, da solo serve a niente.
A questo punto dobbiamo domandarci:
D-1) Ma allora a che serve questo bluetooth?
D-2) E in quale modo si potrebbe rendere utile veramente?
IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING* (secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.
Immaginiamo il personale sanitario con il suo telefono con la "app di contact tracing di backoffice per personale sanitario" che, autorizzato dal contagiato, vanno a guardare assieme lo storico dei contatti rilevati dalla sua "app", su una timeline, e annotino il contesto in cui questi sono stato avvenuti.
Già, perché senza avere il contesto, non è possibile definire cosa sia un "Close Contact" secondo la definizione epidemiologica dello stesso.
La app e i suoi dati, quindi, diventano un utile ausilio alla memoria del contagiato, nella sua intervista di contact tracing, e vedono la sua utilità effettiva per l'identificazione dei contatti sulla base di "quanto si ricorda il contagiato" nella intervista.
Se quanto sopra affermato è vero, la app bluetooth di prossimità serve veramente a poco, senza essere coadiuvata da una raccolta delle informazioni di localizzazione geografica, perché lo scopo diventa quello di "assistere" il percorso mnemonico del contagiato durante l'intervista.
Quindi, secondo quanto finora ipotizzato in questa digressione, l'app che registra solo i dati di bluetooth non serve a niente, a meno di non essere corredata da informazioni di geo-localizzazione (seppur approssimative), che consentano in questo percorso assistito di intervista di riportare più agevolmente alla memoria del contaggiato il "contesto" (Quel giorno, a quell'ora, si trovava nel posto X, che era chiuso/aperto, e faceva Y).
Solo avendo il Contesto, il personale sanitario può dare una tassonomia epidemiologica del contatto, definendolo "Close Contact" o meno, quindi decidendo se, tramite i dati di contatto bluetooth raccolti, sia il caso di avviare la procedura di gestione.
In sintesi, *il dato di bluetooth as it is a me pare serva veramente a poco*, se non coadiuvato dalla informazione geo-referenziata ("GPS" o "Cloud Location Service), il tutto al fine di consentire una "intervista di contact tracing" assistita e arricchita dai dati, cioè uno strumento di backoffice per gli stakeholder coinvolti in questo processo.
Mi sono sbagliato? Spero di si.
Fabio
[1] Il Close Contact è definito qui [ https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he… | https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he… ]
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April 9, 2020
Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio,l'algoritmo o il medico? (Fabio Pietrosanti (naif)
by diego di caro
A me sembra dolorosamente evidente che le pratiche mediche attuali sono obsolete e senz'altro insufficienti per gestire questo patogeno. Non possono scalare, non sono abbastanza rapide, si basano quasi sempre su uno scenario in cui solo il paziente sintomatico può infettare.
Indipendentemente dalle interviste in cui peraltro i dati di geolocalizzazione possono essere sostituiti dalla avere due persone, e non più una, chiamate a ricordare dov'erano in un determinato giorno, eventualmente mostrare proprie fotografie ecc. la app di tracing deve essere abbinata ad uno screening di massa e all'isolamento immediato dei contatti. Ben vengano le interviste, finchè si possono fare, ma non mi stupirebbe se tale pratica venisse presto abbandonata una volta raggiunta l'evidenza sulla superiorità dell'altro metodo.
L'algoritmo dovrebbe essere tarato per un eccesso di prudenza, soprattutto per definire diverse misure in funzione dei diversi livelli di rischio. Per fare un'esempio una persona con bassissimo rischio(algoritmico) potrebbe semplicemente essere richiesta di evitare assembramenti oltre 50 persone per una ventina di giorni, oppure gli potrebbe essere offerto uno sconto o anche solo la possibilità di acquistare un test rapido o mascherine in farmacia
Ovviamente non si potrà su tutto godere sin dal principio di confortanti validazioni statistiche, ma arriverebbero presto. Occorrerà invece usare il buono senso e ripensare in maniera ordinata l'allocazione di risorse economiche e logistiche che al di là dell'aspetto medico sono il vero campo di battaglia.
Saluti
d.
P.S. un grave limite del bluetooth è che non rileva il contagio per contatto di superfici, per questo occorrerebbe integrare con beacon bluetooth che sostituirebbero i dati di geolocalizzazione.
Il giovedì 9 aprile 2020, 10:03:47 CEST, <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> ha scritto:
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1. Re: CCC: "Not recommending apps, but advising against apps
that do not meet these requirements." (Andrea Trentini)
2. Coronavirus: Ferrari userà app tracciamento per dipendenti
(Luigi Scorca)
3. Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio,
l'algoritmo o il medico? (Fabio Pietrosanti (naif))
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Message: 1
Date: Wed, 08 Apr 2020 18:37:45 +0200
From: Andrea Trentini <andrea.trentini(a)unimi.it>
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Subject: Re: [nexa] CCC: "Not recommending apps, but advising against
apps that do not meet these requirements."
Message-ID: <8cb65e26-542b-cc25-5112-f78bd7ca7cd7(a)unimi.it>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Simona Bonfante (Comune Milano) organizza il seguente:
Ciao.
Ho organizzato un seminario sulla questione della app di contact tracing, di cui tanto si parla e
che a breve sarà rilasciata dal Governo, mentre la regione lombardia ne ha già attivato una che
succhia dati sensibili di cui non si conosco né finalità né modalità di trattamento.
Ho invitato esperti, giuristi, tra cui unmembro della TalskForce del governo. L’obiettivo è
dialogico/divulgativo - cioè si rivolge ad un pubblico di non esperti. Cittadini comuni, che hanno
interesse però a capire cosa ci sia in ballo.
L’incontro online si tiene venerdì mattina dalle 10:30 alle 12:30 su GoToWebinar. E’ necessario
registrarsi qui
https://www.alcuoredellapolitica.net/condivisi-covid-19-quali-dati-quali-di…
E’ un primo esperimento, se funziona lo riprenderò per incontri futuri sempre sul tema privacy/salute.
Spero possiate esserci
Oli, se volessi segnalarlo su PartecipaMi te ne sarei grata.
Grazie S.
simona bonfante
@kuliscioff
On 08/04/2020 15:28, Andrea Rossi via nexa wrote:
> On 08/04/20 14:44, Giovanni Biscuolo wrote:
>> [...]
>>
>> O forse è perché quelli di Chaos Computer Club sono "Troppo Hacker"™
>> per essere ascoltati? :-O
>
> Uno dei candidati (poi ritiratosi) alle primarie per USA 2020 era nel
> glorioso *Cult of the Dead Cow*:
> https://arstechnica.com/information-technology/2019/03/it-turns-out-beto-or…
>
> Sul tema anche:
> https://theoutline.com/post/7529/cult-of-the-dead-cow-beto-orourke-hacktivi…
> con una panoramica più vasta.
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
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|_|0|_| Andrea Trentini - http://atrent.it
|_|_|0| Dipartimento di Informatica
|0|0|0| Università degli Studi di Milano
April 9, 2020
Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
by Claudia Giulia
Sono domande importanti
Come sai mi ponevo (in parte) gli stessi dubbi, ne ho parlato brevemente qui due giorni fa (grazie a chi è intervenuto e interverrà) il dibattito resta tutt’ora aperto https://twitter.com/francopizzetti/status/1247640388732624897?s=21
https://twitter.com/ciaudiagiulia/status/1247528983681314817?s=21
https://twitter.com/ciaudiagiulia/status/1247532502136184833?s=21
Ciao a tutti
c.
Inviato da iPhone
> Il giorno 9 apr 2020, alle ore 10:03, Fabio Pietrosanti (naif) <lists(a)infosecurity.ch> ha scritto:
>
>
> Ciao a tutti,
>
> in questo grande discutere sul tema del contact tracing nel rapporto con la protezione dei dati, osservo che veramente in pochi valutano gli aspetti di utilità funzionale, entrando nel merito della procedura gestionale sanitaria.
>
> Tutti nel ragionare si focalizzano molto sulla tecnologia tracciante "bluetooth si, GPS no, Celle solo aggregate, etc" .
>
> Ma in questo dibattito, quanti ragionano sul "come" e "da chi" queste informazioni potrebbero venire usate in modo utile?
>
> Perché ho il grosso dubbio che tutto il discorso del proximity tracing bluetooth abbia una utilità marginale, vi prego seguitemi nel discorso, magari mi sbaglio.
>
>
>
> Quando ho elaborato settimane orsono il mio esercizio di ricerca sul Contact Tracing, mi sono concentrato solo sulla utilità funzionale all'interno delle procedure correntemente fatte, facendo l'esercizio di applicare e usare il dato di cella, senza trattare il dato identificativo:
>
> https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf…
>
> IMHO il migliore sforzo dovrebbe essere idealmente quello di portare efficienza tecnologica "all'interno delle procedure attualmente in essere".
>
> Ora, stiamo osservato che soluzioni "app based" di contact tracing digitale basate sul bluetooth, vedono un orientamento che mette d'accordo tecnologhi e giuristi sul fronte della protezione dei dati.
>
>
>
> Eppure ho il sentimento che ci sia un errore di fondo, che fanno in molti, abbagliati dalla supposta efficienza della tecnica di proximity location che mette tutti d'accordo, e cioè:
>
>
>
> Il Contact Tracing Digitale, non rimpiazza il Contact Tracing Tradizionale, ma è a questo di ausilio.
>
>
>
> Se condividiamo quanto sopra, allora saremmo pronti a porci la prossima domanda, basata sull'assunto che la procedura di CT ha come risultato principale l'individuazione e rintracciamento di chi è epidemiologicamente definito come "Close Contacts" [1] :
>
>
> Chi decide se un contatto di un contagiato, è epidemiologicamente definibile un "Close Contacts"?
>
>
>
> Qui abbiamo grosso modo due scelte, su chi debba decidere chi sia un "Close Contacts":
>
> a) L'algoritmo del sitema di CT Digitale
>
> oppure
>
> b) Il personale sanitario, che effettua l'intervista di contact tracing, sulla base dell'intervista di contact tracing
>
>
> Qui nei confronti avuti in queste settimane, osservo che c'è chi interpreta il "Contact Tracing Digitale" come una soluzione algoritmicamente in grado di individuare i "Close Contacts". Io non ci giurerei più di tanto.
>
>
> Proviamo ad elaborare questi scenari, entrando nel merito di come avviene proceduralmente il lavoro del personale sanitario, partendo dai requisiti della definizione di "Close Contact".
>
>
>
> Un Close Contact, escludendo i casi di operatori sanitari e di procedura da individuazione su aeroplano, secondo ECDC e WHO sono:
>
> 1) A person living in the same household as a COVID-19case
>
> 2) A person having had direct physical contact with a COVID-19 case (e.g. shakinghands)
>
> 3) A person having unprotected direct contact with infectious secretions of a COVID-19 case (e.g. being coughed on, touching used paper tissues with a bare hand)
>
> 4) A person having had face-to-face contact with a COVID-19 case within 2 metres [2] and > 15 minutes
>
> 5) A person who was in a closed environment(e.g.classroom,meeting room, hospital waiting room, etc.) with a COVID-19 case for 15 minutes or more and at a distance of less than 2 metres
>
>
>
> A questo punto proviamo a domandarci se "l'algoritmo", in autonomia, sia è in grado di identificare le casistiche covid-19 di "Close Contact" .
>
> Nel caso "1":
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: Può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 2:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 3:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
>
> Nel caso 4:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo (L'algoritmo non sa' se contagiato e contatto sono "faccia a faccia", non sa' se si tratta di attesa per entrare al supermercato con mascherine protette, etc)
>
> Nel caso 5:
>
> a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
>
> b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo, perché non può sapere se ci si trova all'interno di un ambiente chiuso
>
>
>
> A questo punto possiamo affermare che *l'algoritmo non è in grado di rilevare ed identiciare un "Close Contact"* così come epidemiologicamente definto, quando si va ad impiegare un sistema di proxymity bluetooth.
>
> Eccoci, torniamo al punto iniziale, la decisione se un contatto è un "Close Contact" la prende il personale sanitario, sulla base della intervista di contact tracing, cioè il Contact Tracing Digitale, da solo serve a niente.
>
> A questo punto dobbiamo domandarci:
>
> D-1) Ma allora a che serve questo bluetooth?
>
> D-2) E in quale modo si potrebbe rendere utile veramente?
>
> IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING* (secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.
>
> Immaginiamo il personale sanitario con il suo telefono con la "app di contact tracing di backoffice per personale sanitario" che, autorizzato dal contagiato, vanno a guardare assieme lo storico dei contatti rilevati dalla sua "app", su una timeline, e annotino il contesto in cui questi sono stato avvenuti.
>
> Già, perché senza avere il contesto, non è possibile definire cosa sia un "Close Contact" secondo la definizione epidemiologica dello stesso.
>
> La app e i suoi dati, quindi, diventano un utile ausilio alla memoria del contagiato, nella sua intervista di contact tracing, e vedono la sua utilità effettiva per l'identificazione dei contatti sulla base di "quanto si ricorda il contagiato" nella intervista.
>
> Se quanto sopra affermato è vero, la app bluetooth di prossimità serve veramente a poco, senza essere coadiuvata da una raccolta delle informazioni di localizzazione geografica, perché lo scopo diventa quello di "assistere" il percorso mnemonico del contagiato durante l'intervista.
>
> Quindi, secondo quanto finora ipotizzato in questa digressione, l'app che registra solo i dati di bluetooth non serve a niente, a meno di non essere corredata da informazioni di geo-localizzazione (seppur approssimative), che consentano in questo percorso assistito di intervista di riportare più agevolmente alla memoria del contaggiato il "contesto" (Quel giorno, a quell'ora, si trovava nel posto X, che era chiuso/aperto, e faceva Y).
>
> Solo avendo il Contesto, il personale sanitario può dare una tassonomia epidemiologica del contatto, definendolo "Close Contact" o meno, quindi decidendo se, tramite i dati di contatto bluetooth raccolti, sia il caso di avviare la procedura di gestione.
>
> In sintesi, *il dato di bluetooth as it is a me pare serva veramente a poco*, se non coadiuvato dalla informazione geo-referenziata ("GPS" o "Cloud Location Service), il tutto al fine di consentire una "intervista di contact tracing" assistita e arricchita dai dati, cioè uno strumento di backoffice per gli stakeholder coinvolti in questo processo.
>
> Mi sono sbagliato? Spero di si.
>
>
>
> Fabio
>
> [1] Il Close Contact è definito qui https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he…
>
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April 9, 2020
Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
by Fabio Pietrosanti (naif)
Ciao a tutti,
in questo grande discutere sul tema del contact tracing nel rapporto con
la protezione dei dati, osservo che veramente in pochi valutano gli
aspetti di utilità funzionale, entrando nel merito della procedura
gestionale sanitaria.
Tutti nel ragionare si focalizzano molto sulla tecnologia tracciante
"bluetooth si, GPS no, Celle solo aggregate, etc" .
Ma in questo dibattito, quanti ragionano sul "come" e "da chi" queste
informazioni potrebbero venire usate in modo utile?
Perché ho il grosso dubbio che tutto il discorso del proximity tracing
bluetooth abbia una utilità marginale, vi prego seguitemi nel discorso,
magari mi sbaglio.
Quando ho elaborato settimane orsono il mio esercizio di ricerca sul
Contact Tracing, mi sono concentrato solo sulla utilità funzionale
all'interno delle procedure correntemente fatte, facendo l'esercizio di
applicare e usare il dato di cella, senza trattare il dato identificativo:
https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcf…
IMHO il migliore sforzo dovrebbe essere idealmente quello di portare
efficienza tecnologica "all'interno delle procedure attualmente in essere".
Ora, stiamo osservato che soluzioni "app based" di contact tracing
digitale basate sul bluetooth, vedono un orientamento che mette
d'accordo tecnologhi e giuristi sul fronte della protezione dei dati.
Eppure ho il sentimento che ci sia un errore di fondo, che fanno in
molti, abbagliati dalla supposta efficienza della tecnica di proximity
location che mette tutti d'accordo, e cioè:
Il Contact Tracing Digitale, non rimpiazza il Contact Tracing
Tradizionale, ma è a questo di ausilio.
Se condividiamo quanto sopra, allora saremmo pronti a porci la prossima
domanda, basata sull'assunto che la procedura di CT ha come risultato
principale l'individuazione e rintracciamento di chi è
epidemiologicamente definito come "Close Contacts" [1] :
Chi decide se un contatto di un contagiato, è epidemiologicamente
definibile un "Close Contacts"?
Qui abbiamo grosso modo due scelte, su chi debba decidere chi sia un
"Close Contacts":
a) L'algoritmo del sitema di CT Digitale
oppure
b) Il personale sanitario, che effettua l'intervista di contact tracing,
sulla base dell'intervista di contact tracing
Qui nei confronti avuti in queste settimane, osservo che c'è chi
interpreta il "Contact Tracing Digitale" come una soluzione
algoritmicamente in grado di individuare i "Close Contacts". Io non ci
giurerei più di tanto.
Proviamo ad elaborare questi scenari, entrando nel merito di come
avviene proceduralmente il lavoro del personale sanitario, partendo dai
requisiti della definizione di "Close Contact".
Un Close Contact, escludendo i casi di operatori sanitari e di procedura
da individuazione su aeroplano, secondo ECDC e WHO sono:
1) A person living in the same household as a COVID-19case
2) A person having had directphysical contact with a COVID-19 case (e.g.
shakinghands)
3) A person having unprotected direct contact with infectious secretions
of a COVID-19 case (e.g. being coughed on, touching used paper tissues
with a bare hand)
4) A person having had face-to-face contact with a COVID-19 case within2
metres[2]and > 15 minutes
5) A person who was in a closed environment(e.g.classroom,meetingroom,
hospital waiting room, etc.) with aCOVID-19casefor 15 minutes or moreand
at a distance of less than 2 metres
A questo punto proviamo a domandarci se "l'algoritmo", in autonomia, sia
è in grado di identificare le casistiche covid-19 di "Close Contact" .
Nel caso "1":
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: Può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 2:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 3:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 4:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo (L'algoritmo non sa'
se contagiato e contatto sono "faccia a faccia", non sa' se si tratta di
attesa per entrare al supermercato con mascherine protette, etc)
Nel caso 5:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo, perché non può
sapere se ci si trova all'interno di un ambiente chiuso
A questo punto possiamo affermare che *l'algoritmo non è in grado di
rilevare ed identiciare un "Close Contact"* così come
epidemiologicamente definto, quando si va ad impiegare un sistema di
proxymity bluetooth.
Eccoci, torniamo al punto iniziale, la decisione se un contatto è un
"Close Contact" la prende il personale sanitario, sulla base della
intervista di contact tracing, cioè il Contact Tracing Digitale, da solo
serve a niente.
A questo punto dobbiamo domandarci:
D-1) Ma allora a che serve questo bluetooth?
D-2) E in quale modo si potrebbe rendere utile veramente?
IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una
utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano
disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING*
(secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di
cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare
l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.
Immaginiamo il personale sanitario con il suo telefono con la "app di
contact tracing di backoffice per personale sanitario" che, autorizzato
dal contagiato, vanno a guardare assieme lo storico dei contatti
rilevati dalla sua "app", su una timeline, e annotino il contesto in cui
questi sono stato avvenuti.
Già, perché senza avere il contesto, non è possibile definire cosa sia
un "Close Contact" secondo la definizione epidemiologica dello stesso.
La app e i suoi dati, quindi, diventano un utile ausilio alla memoria
del contagiato, nella sua intervista di contact tracing, e vedono la sua
utilità effettiva per l'identificazione dei contatti sulla base di
"quanto si ricorda il contagiato" nella intervista.
Se quanto sopra affermato è vero, la app bluetooth di prossimità serve
veramente a poco, senza essere coadiuvata da una raccolta delle
informazioni di localizzazione geografica, perché lo scopo diventa
quello di "assistere" il percorso mnemonico del contagiato durante
l'intervista.
Quindi, secondo quanto finora ipotizzato in questa digressione, l'app
che registra solo i dati di bluetooth non serve a niente, a meno di non
essere corredata da informazioni di geo-localizzazione (seppur
approssimative), che consentano in questo percorso assistito di
intervista di riportare più agevolmente alla memoria del contaggiato il
"contesto" (Quel giorno, a quell'ora, si trovava nel posto X, che era
chiuso/aperto, e faceva Y).
Solo avendo il Contesto, il personale sanitario può dare una tassonomia
epidemiologica del contatto, definendolo "Close Contact" o meno, quindi
decidendo se, tramite i dati di contatto bluetooth raccolti, sia il caso
di avviare la procedura di gestione.
In sintesi, *il dato di bluetooth as it is a me pare serva veramente a
poco*, se non coadiuvato dalla informazione geo-referenziata ("GPS" o
"Cloud Location Service), il tutto al fine di consentire una "intervista
di contact tracing" assistita e arricchita dai dati, cioè uno strumento
di backoffice per gli stakeholder coinvolti in questo processo.
Mi sono sbagliato? Spero di si.
Fabio
[1] Il Close Contact è definito qui
https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-he…
April 9, 2020
Coronavirus: Ferrari userà app tracciamento per dipendenti
by Luigi Scorca
https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2020/04/08/coronavirus-ferrari-ap…
Luigi
April 8, 2020