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Re: [nexa] Welfare surveillance system violates human rights, Dutch court rules | Technology | The Guardian
by Giovanni Biscuolo
Buongiorno Cristina,
Cristina Iuli <cristina.iuli(a)uniupo.it> writes:
[...]
> Condivido - nella misura in cui
> la comprendo - questa affermazione di Giovanni Biscuolo:
>
> solo sistemi basati su algoritmi pubblici, consultabili (e quindi
> contestabili) forniscono adeguate garanzie costituzionali; solo il
> software libero garantisce che l'implementazione sia confrontabile con
> l'algoritmo :-)
qualsiasi cosa posso fare per rendere il più comprensibile possibile
questa affermazione (niente farina del mio sacco) la farò, sono a
disposizione
senza sapere bene cosa non è chiaro, mi viene solo da sottolineare la
fondamentale differenza tra algoritmo e implementazione (programma
*sorgente* software); mi scuso se ripeto cose che potrebbero suonare
ovvie
https://it.wikipedia.org/wiki/Algoritmo#Definizione:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...]
una definizione del concetto di algoritmo che sia formale e non tecnica
manca tuttora e si è pertanto costretti ad accontentarsi dell'idea
intuitiva di algoritmo come:
"una sequenza ordinata e finita di passi (operazioni o istruzioni)
elementari che conduce a un ben determinato risultato in un tempo
finito".
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
io mi accontenterei di questa idea intuitiva di algoritmo: ci basta che
le operazioni che conducono al risultato siano pubblicate; avendo quello
è quantomeno _possibile_ poter verificare i criteri, anche se per farlo
occorre saper interpretare la sequenza ordinata che potrebbe essere
espressa in un linguaggio formale un po' criptico (quindi chiederemmo a
chi la pubblica di scriverla in un linguaggio più chiaro)
sottolineo anche che (sempre dalla pagina Wikipedia ditata sopra)
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
L'algoritmo è un concetto fondamentale dell'informatica, anzitutto
perché è alla base della nozione teorica di calcolabilità: un problema è
calcolabile quando è risolvibile mediante un algoritmo.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
e questo apre una questione piuttosto rilevante in merito alla
*possibilità* di applicare algoritmi per decidere un po' su
"laqualunque" come se fosse ovvio; questo implica la _non_banale_
possibilità che analizzato l'algoritmo possa evidenziarsi (a volte in
modo sfacciatamente palese) che non è il caso di prendere quelle
decisioni sulla base di una serie di calcoli, in una sorta di eccesso di
zelo di grezzo determinismo socio-economico
infine, in merito al software che implementa l'algoritmo (stessa pagina
Wikipedia):
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
la programmazione costituisce essenzialmente la traduzione o codifica di
un algoritmo per tale problema in programma, scritto in un certo
linguaggio, che può essere quindi effettivamente eseguito da un
calcolatore rappresentandone la logica di elaborazione
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
nella definizione sopra c'è un errore: il 99.9% [1] dei programmi *non*
sono direttamente eseguibili da un calcolatore, devono a loro volta
essere tradotti in un linguaggio macchina [2], per questo ci sono i
c.d. compilatori e interpreti di linguaggi; es. di linguaggi di
programmazione sono il C, Python, Lisp (uno degli enne dialetti)...
in ogni caso essendo il lavoro dei calcolatori frutto di una **doppia**
traduzione, ovvero da algoritmo a codice sorgente (in un linguaggio di
programmazione) e da questo a codice macchina, c'è un certo margine di
errore che queste operazioni possono inserire tra il risultato atteso
(secondo la definizione algoritmica) e quello effettivo
quindi lo schema è
algoritmo -> codice sorgente -> codice macchina
il senso della "mia" frase iniziale è che sarebbe opportuno che
algoritmo e "codice sorgente" fossero scrutinabili da tutti
> ma non sono sicura di comprenderne fino in fondo le implicazioni. Per un
> non addetto ai lavori, per una persona che non ha le assai specifiche e
> costose competenze matematiche o informatiche necessarie a valutare il
> rapporto tra gli algoritmi e loro messa in opera in programmi di gestione
> delle popolazioni, che cosa significa, davvero, questa affermazione?
è vero: per poter verificare che il codice sorgente implementi in modo
corretto l'algoritmo ci vogliono specifiche competenze informatiche,
ovvero occorre conoscere il linguaggio di programmazione usato per
scrivere il codice sorgente
da cittadino io mi ritetterrei comunque già notevolmente rispettato se
almeno l'algoritmo mi fosse messo a disposizione per essere studiato e
comprenderne gli elementi, per poi poter eventualmente contestarne gli
aspetti che non condivido e se del caso determinarne la modifica: si
tratta del primo passo, fondamentale, per una adeguata implementazione
del processo democratico anche nella sfera della cittadinanza digilale:
il diritto a conoscere l'algoritmo paragonato al diritto di conoscere le
leggi che regolano la convivenza civile
> Significa che in un sistema di pubblicità degli algoritmi, il controllo
> incrociato (ma invisibile ai più) da parte di addetti ai lavori opera come
> effettivo organismo di controllo sul rapporto tra algoritmo,sua
> implementazione, e suo significato politico?
sì; ciascun cittadino, in funzione delle proprie competenze, può
decidere in che misura e a che livello di verifica, nella "catena di
traduzione", vuole partecipare
è vero che per controllare il codice sorgente ci vogliono adeguate
competenze, ma l'accesso a tali competenze è quantomeno possibile ai
cittadini che desiderassero acquisirle (e non stiamo parlando di
competenze di analisi matematica o simili)
> O significa che vanno creati organismi di addetti ai lavori che
> possano dare sufficienti garanzie sul modo in cui gli algoritmi
> vengono creati e utilizzati?
grazie infinitamente per *la* domanda :-)
questo è esattamente quello che succede quando l'implementazione
dell'algoritmo (codice sorgente) è in forma di software proprietario: i
cittadini, e spesso le istituzioni stesse, devono fidarsi di un
ristretto gruppo di addetti ai lavori (in genere di grandi aziende
private) per la verifica che tale implementazione sia adeguata
in altre parole: quando le regole di convinenza civile sono inglobate
nel software proprietario il diritto alla partecipazione alla propria
cittadinanza digitale è negato in partenza, ovvero rimarrebbe solo la
possibilità di verificare l'algoritmo fidandosi ciecamente
dell'implementazione
> Significa che nella società digitale e del controllo, il controllo critico
> che i cittadini (e le istituzioni che essi eleggono) dovrebbero poter
> esercitare sulle politiche pubbliche, sia a livello decisionale che
> amministrativo, deve essere delegato per default a chi ha le capacità
> tecniche di esercitarlo?
io (e molti altri prima e più in alto di me) ritengo che questo sia un
grave pericolo per la democrazia prossima ventura: questo controllo non
deve essere *esclusivo* ma aperto, a tutti deve essere data la
possibilità di partecipare in funzione delle proprie competenze
non è automatico che chiunque sia in grado di partecipare a questo
processo di verifica quando il software è libero, solo il software
libero, però, lo rende possibile
> E se è così, quali sono le conseguenze di questa
> condizione sui sistemi democratici e sull'idea stessa di democrazia? E in
> assenza della possibilità di conoscere, comprendere e valutare il
> significato degli algoritmi e del loro uso, cosa dovrebbe convincere i
> cittadini a fidarsi delle procedure, delle istituzioni, e del controllo
> degli esperti?
Nulla: la fiducia sulla base dell'autorità è morta e sepolta ormai,
dobbiamo _ricostruire_ la fiducia su nuove basi
> Grazie molte a chi risponde.
> Cristina Iuli
Grazie per gli interessanti spunti di riflessione
Saluti, Giovanni
[1] alcuni rarissimi programmi sono scritti in un lingiaggio
direttamente traducibile in codice macchina, con margini di errore
vicini allo zero assoluto
[2] ogni architettura di calcolatore (es. i386, ARM7, Arduino) ha un
proprio linguaggio macchina specifico
[...]
--
Giovanni Biscuolo
Xelera IT Infrastructures
Feb. 17, 2020
Re: [nexa] Welfare surveillance system violates human rights, Dutch court rules | Technology | The Guardian
by Maria Luisa Stasi
Salve, grazie a tutti per le risposte e i commenti, che ho trovato utilissimi e molto interessanti.
Rispondo su un paio di elementi dove mi pare di avere qualcosa da aggiungere.
Qualcuno ha sollevato il sospetto che non si voglia far conoscere l'algoritmo perché svelerebbe la politica discriminatoria che lo determina. In effetti, dalla lettura della sentenza questa circostanza non si puo' escludere, ma credo che la corte abbia trovato una buona soluzione (che, per inciso, a mio parere costituisce una - finalmente! - concreta applicazione dei principi di trasparenza contenuti nella GDPR): in sostanza la corte dice che, dato che non sono stati forniti - dallo Stato - elementi sufficienti per provare che non c'e' effetto discriminatorio, quest'ultimo non si puo' escludere. Mi pare quindi che ci sia una sorta di inversione dell'onere della prova: a meno che non si dimostri che non c'e' discriminazione, la corte la da per esistente.
Piu' in generale sull'utilizzo di sistemi come SyRI: da un punto di vista degli standard internazionali sui diritti umani e tecnologia, il ragionamento dovrebbe essere che le tecnologie invasive dei diritti fondamentali (privacy e protezione dati, ma anche non-discriminazione etc.) dovrebbero essere utilizzate solo come ultima risorsa, ovvero quando non esiste altro modo, meno invasivo dei suddetti diritti, per raggiungere l'obiettivo (un obiettivo legittimo, ovviamente). Quindi se SyRI è un mezzo efficace, ma ne esistono altri ugualmente efficaci e meno invasivi della privacy di un cittadino, SyRI non dovrebbe essere utilizzata.
Saluti,
Maria Luisa
From: "Diego Giorio" <dgiorio(a)hotmail.com>
To: "NEXA List" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Sent: Monday, 17 February, 2020 08:28:06
Subject: Re: [nexa] Welfare surveillance system violates human rights, Dutch court rules | Technology | The Guardian
Osservazione interessante, ma a mio parere lo stesso discorso vale per la trasparenza nella PA: l'Ente deve pubblicare delibere e determine e consentire il controllo democratico. Deve anche impegnarsi per scriverle in modo comprensibile e non intenzionalmente nebuloso. Se però una persona non è in grado di leggere e scrivere, o comunque non è in grado di comprendere quanto ha letto perchè troppo lontano dalla propria formazione, dovrà fidarsi di qualche esperto che esegua il controllo in sua vece.
Oppure pensiamo agli esami clinici: io ho fatto un esame un po' particolare ed il mio medico di famiglia ha detto che la data del prelievo era chiarissima, affidando l'interpretazione ad uno specialista. Se non l'ha capito un medico, anche bravo, figuriamoci il resto della popolazione. In un'epca di alta specializzazione non è insolito che un'informazione non sia comprensibile da tutti. Ma il fatto che sia disponibile consente comunque un controllo, affidato a esperti di fiducia.
Buona giornata
D.
From: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> on behalf of Cristina Iuli <cristina.iuli(a)uniupo.it>
Sent: Saturday, February 15, 2020 6:10 PM
To: Giovanni Biscuolo <g(a)xelera.eu>
Cc: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Subject: Re: [nexa] Welfare surveillance system violates human rights, Dutch court rules | Technology | The Guardian
Buongiorno. Leggo con grande interesse da non addetta ai lavori i messaggi di questa lista, e vi sono molto grata delle importantissime questioni che sollevate. Vorrei chiedere un chiarimento. Condivido - nella misura in cui la comprendo - questa affermazione di Giovanni Biscuolo:
solo sistemi basati su algoritmi pubblici, consultabili (e quindi
contestabili) forniscono adeguate garanzie costituzionali; solo il
software libero garantisce che l'implementazione sia confrontabile con
l'algoritmo :-)
ma non sono sicura di comprenderne fino in fondo le implicazioni. Per un non addetto ai lavori, per una persona che non ha le assai specifiche e costose competenze matematiche o informatiche necessarie a valutare il rapporto tra gli algoritmi e loro messa in opera in programmi di gestione delle popolazioni, che cosa significa, davvero, questa affermazione? Significa che in un sistema di pubblicità degli algoritmi, il controllo incrociato (ma invisibile ai più) da parte di addetti ai lavori opera come effettivo organismo di controllo sul rapporto tra algoritmo,sua implementazione, e suo significato politico? O significa che vanno creati organismi di addetti ai lavori che possano dare sufficienti garanzie sul modo in cui gli algoritmi vengono creati e utilizzati?
Significa che nella società digitale e del controllo, il controllo critico che i cittadini (e le istituzioni che essi eleggono) dovrebbero poter esercitare sulle politiche pubbliche, sia a livello decisionale che amministrativo, deve essere delegato per default a chi ha le capacità tecniche di esercitarlo? E se è così, quali sono le conseguenze di questa condizione sui sistemi democratici e sull'idea stessa di democrazia? E in assenza della possibilità di conoscere, comprendere e valutare il significato degli algoritmi e del loro uso, cosa dovrebbe convincere i cittadini a fidarsi delle procedure, delle istituzioni, e del controllo degli esperti?
Grazie molte a chi risponde.
Cristina Iuli
Maria Cristina Iuli, Ph.D.
Associate Professor, Lingua e Letteratura Nordamericana
Presidente Corso di Studio in Lingue Straniere Moderne
Dipartimento Studi Umanistici - Università del Piemonte Orientale
Piazza S. Eusebio, 3 13100 Vercelli ITALY
2018-19 Fulbright Distinguished Lecturer - Northwestern University
Executive Board - AISNA (Associazione Italiana Studi Nord Americani)
Executive Board - SLSA- EU( European Society for the Study of Science, Literature, and the Arts)
Tel 0039 0161 222 8304
Fax 0039 0161 269959
…………………………………….
Transatlantic Transfers
The italian presence in post war America 1949-1972
PRIN2017
polimi_uniroma3_upo_usg
…………………………………….
Il giorno sab 15 feb 2020 alle ore 16:12 Giovanni Biscuolo < [ mailto:g@xelera.eu | g(a)xelera.eu ] > ha scritto:
[chiedo scusa per il lungo post, le cose da dire sarebbero
tantissime...]
Buongiorno,
non voglio certo rispondere per conto di Maria Luisa, ma aggiungo alcuni
commenti che in parte forse rispondono alle domande di Andrea
dal punto di vista giuridico faccio solo notare (a voi può apparire
scontato ma a molti no) che SyRI segnalava i profili a rischio ma è poi
l'agenzia delle entrate competente che avrebbe dovuto ulteriormente
investigare; non stiamo parlando di sistemi autonomi di espulsione dai
benefici fiscali... ed è cosa buona e giusta
in generale la mia sensazione, da tecnico e cittadino, è che quando si
tratta di avere a che fare con "la digitalizzazione dei servizi" e il
trattamento automatico delle informazioni, certe volte (spesso?) al
legislatore gli si chiude la vena e non si ricorda più cose fondamentali
che dava per scontato quando si usavano macchina da scrivere e altre
robe simili analogiche... oppura fa finta e ci prova? :-O
Andrea Glorioso < [ mailto:andrea@digitalpolicy.it | andrea(a)digitalpolicy.it ] > writes:
> Forse non ho capito il suo intervento, ma perché l’utilizzo di sistemi
> come SyRI (o sistemi comparabili) per evitare frodi, assumendo
> l’esistenza e la corretta applicazione di “sufficienti garanzie” (che
> per altro nella sentenza non mi pare si riferiscano solo al diritto
> alla privacy) sarebbe da osteggiare?
permettetemi la provocazione: quindi la differenza tra i sistemi di
profilazione cinesi (generalemnte additati come totalitaristi, da noi) e
quelli occidentali sta nelle "sufficienti garanzie"? :-)
il problemone nel caso specifico di SyRI, così come di tutti i sistemi
basati su algoritmi *segreti* di profilazione (pubblici e privati), è
che **non possono essere fornite sufficienti garanzie**: punto.
solo sistemi basati su algoritmi pubblici, consultabili (e quindi
contestabili) forniscono adeguate garanzie costituzionali; solo il
software libero garantisce che l'implementazione sia confrontabile con
l'algoritmo :-)
in altre parole la politica _incorporata_ negli algoritmi *deve* essere
pubblica ogni qual volta regola uno o più aspetti della vita dei
cittadini: no?
io ho il vaghissimo sospetto che non si voglia far conoscere l'algoritmo
perché svelerebbe la politica discriminatoria che lo determina :-O
detto terra terra: le chiacchiere stanno a zero, fuori l'algoritmo (e il
software)!
1. SyRI: [ https://www.hrw.org/news/2019/11/08/welfare-surveillance-trial-netherlands |
https://www.hrw.org/news/2019/11/08/welfare-surveillance-trial-netherlands ] :
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Because SyRI is shrouded in secrecy, welfare beneficiaries have no
meaningful way of knowing when or how the system’s calculations are
factored into decisions to cut them off from lifesaving benefits.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
è una cosa seria che queste indagini automatizzate vengano effettuate in
segreto? (AFAIU non stiamo parlando di indagini supervisionate da parte
della magistratura)
2. SyRI: [ https://www.hrw.org/news/2019/11/08/welfare-surveillance-trial-netherlands |
https://www.hrw.org/news/2019/11/08/welfare-surveillance-trial-netherlands ]
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
The government has refused to disclose how SyRI works, for fear that
explaining its risk calculation algorithms will enable fraudsters to
game the system. But it has disclosed that the system generates “false
positives” – cases in which the system erroneously flags individuals as
a fraud risk.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
[ https://www.theguardian.com/technology/2020/feb/05/welfare-surveillance-sys… | https://www.theguardian.com/technology/2020/feb/05/welfare-surveillance-sys… ] :
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
it gathers government data previously held in separate silos, such as
employment, personal debt and benefit records, and education and housing
histories, then analyses it using a secret algorithm to identify which
individuals might be at higher risk of committing benefit fraud.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
algoritmi segreti: state scherzando vero? :-)
3. in generale: [ https://undocs.org/A/74/493 |
https://undocs.org/A/74/493 ]
Report of the Special Rapporteur on extreme poverty and
human rights
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
The digital welfare state is either already a reality or emerging in
many countries across the globe. In these states, systems of social
protection and assistance are increasingly driven by digital data and
technologies that are used to automate, predict, identify, surveil,
detect, target and punish. In the present report, the irresistible
attractions for Governments to move in this direction are acknowledged,
but the grave risk of stumbling, zombie-like, into a digital welfare
dystopia is highlighted. It is argued that big technology companies
(frequently referred to as “big tech”) operate in an almost human
rights-free zone, and that this is especially problematic when the
private sector is taking a leading role in designing, constructing and
even operatin g significant parts of the digital welfare state. It is
recommended in the report that, instead of obsessing about fraud, cost
savings, sanctions, and market-driven definitions of efficiency, the
starting point should be on how welfare budgets could be transformed
through technology to ensure a higher standard of living for the
vulnerable and disadvantaged.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(non ho letto tutto il rapporto, ce l'ho in coda)
quindi anche l'OHCHR ritiene che l'applicazione di questa classe di
sistemi sia problematica, sostanzialmente per via della *privatizzazione*
del "digital welfare state" ad opera delle "big tech"
la raccomandazione "It is recommended" credo sia abbastanza chiara :-O
il capitolo "Introduction" del rapporto spiega più che chiaramente
qual'è l'universo di discorso nel quale ci stiamo muovendo e illustra in
modo cristallino quali sono i temi dei quali società civili devono
occuparsi; mi permetto di evidenziare questo:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Often, however, the digitization of welfare systems has been accompanied
by deep reductions in the overall welfare budget, a narrowing of the
beneficiary pool, the elimination of some services, the introduction of
demanding and intrusive forms of conditionality, the pursuit of
behavioural modification goals, the imposition of stronger sanctions
regimes and a complete reversal of the traditional notion that the State
should be accountable to the individual.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
quindi gli obiettivi di questa classe di sistemi *paiono* (non a me, a
chi ha scritto quanto sopra) essere anche altri, assieme alla riduzione
delle frodi; in particolare mi preme sottolineare "demanding and
intrusive forms of conditionality"
io trovo una certa analogia con il sistema di sorveglianza globale e
censura attuato via Internet, che *ovviamente* include anche criteri
anti-terrorismo, anti-pedofilia, anti-crimine, anti-hate
speech... [ https://www.article19.org/ | https://www.article19.org/ ] (non sono ovviamente i soli) ha
molto da dire a questo proposito e credo anche che le considerazioni di
Maria Luisa siano da persona molto informata sui fatti :-)
trovo interessante anche il paragrafo "Why we challenge aspects of
social benefits systems that surveil, control, and punish" di questo
articolo: [ https://privacyinternational.org/researching-social-benefits |
https://privacyinternational.org/researching-social-benefits ]
sia il rapporto citato all'inizio di questo punto che l'articolo qui
sopra hanno citazioni (o link) a paper _estremamente_ interessanti
insomma, il succo del discorso è che la tecnologia non è **mai**, mai,
mai, mai, mai neutrale ma _incorpora_ una determinata politica
4. [ https://it.wikipedia.org/wiki/Studio_di_settore |
https://it.wikipedia.org/wiki/Studio_di_settore ]
un caso analogo italiano c'è, sebbene non si tratti di benefici fiscali
per i poveri: gli studi di settore
AFAIU in questo caso almeno il processo di definizione dei criteri è
trasparente, anche se ammetto di non aver cercato se l'algoritmo è
pubblicato e mi pare che il sorgente di Gerico non sia disponibile :-S
[...]
Saluti, Giovanni
--
Giovanni Biscuolo
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Feb. 17, 2020
Re: [nexa] Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls. - The New York Times
by Stefano Quintarelli
la tesi e' cioe' che non e' stato l'eccomerce, ma e' stata per 2/3
internet indirettamente ?
non mi pare un articolo del livello cui ci ha abituato il NYT,francamente..
On 17/02/2020 08:19, J.C. DE MARTIN wrote:
>
> Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls.
>
> Yes, the internet has changed the way we shop. But taken together, other
> factors have caused greater harm to traditional retail stores, an
> economist says.
>
>
> https://www.nytimes.com/2020/02/13/business/not-internet-really-killing-mal…
>
>
> (Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
>
> _______________________________________________
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Feb. 17, 2020
76° Nexa Lunch Seminar | 26 Febbraio 2020
by Nexa Media
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<https://nexa.polito.it/lunch-76>
NEXA
76° Nexa Lunch Seminar
Mercoledi 26 febbraio 2020, ore 13.00 - 14.00
Politecnico di Torino
http://nexa.polito.it/lunch-76 <https://nexa.polito.it/lunch-76>
Intelligenza artificiale e radiologia: dalla progettazione alla
pratica clinica
Speaker
Lia Morra (PhD in Ingegneria Informatica)
This event will be webcast live: https://nexa.polito.it/nexa-hangout-on-air
Con l’avvento dell’*intelligenza artificiale* ed in particolare della
tecnologia nota come *deep learning* si prospetta una vera e propria
*rivoluzione in medicina*. Storicamente, dagli anni ‘80 ad oggi la
*radiologia* si è sempre dimostrata *all’avanguardia nell’applicare le
tecnologie informatiche* per coadiuvare il lavoro del clinico, ed è oggi
una disciplina molto aperta *nell’accogliere i potenziali benefici
dell’intelligenza artificiale*. Tra applicazioni che sono da tempo
consolidate nella pratica medica, ed altre che si sono rivelate meno
efficaci di quanto inizialmente promesso, è tuttavia importante
delineare un *quadro complessivo dell’effettivo stato dell’arte e delle
sfide aperte*, senza alcuna pretesa di esaustività.
E’ opportuno rammentare che il trasferimento dei risultati dalla ricerca
scientifico-tecnologica alla pratica clinica richiede una validazione
clinica estesa sia per soddisfare i vincoli regolatori che per
quantificare il beneficio clinico. Da questo punto di vista, la
radiologia, e la medicina in generale, si differenzia in maniera
significativa da altri campi di applicazione dell’IA. In un’epoca in cui
lo sviluppo tecnologico è sempre più veloce, diventa sempre più
importante *bilanciare attentamente le opportunità e i rischi del
trasferimento tecnologico*. In questa direzione operano numerose
*iniziative* sia da parte di *organizzazioni scientifiche* che da parte
di *enti regolatori come la Food & Drug Administration*.
/Ingresso libero - Sarà disponibile un leggero rinfresco per coloro che
si saranno registrati su http://nexa.eventbrite.com/
<https://nexa.eventbrite.com > entro il 24 febbraio./
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[Morra]
*Lia MORRA*, PhD in Ingegneria Informatica, fa parte del Dipartimento di
Automatica e Informatica del Politecnico di Torino. Ha 10+ anni di
esperienza in ambito healthcare maturata in ambito industriale come
ricercatore e successivamente Direttore della Ricerca per l’azienda
torinese im3D.
Letture consigliate e link utili:
* Lia Morra, Silvia Delsanto, and Loredana Correale. "Artificial
Intelligence in Medical Imaging: From Theory to Clinical Practice."
(2019).
https://www.crcpress.com/Artificial-Intelligence-in-Medical-Imaging-From-Th…
* Eric Topol, "Deep Medicine: How Artificial Intelligence Can Make
Healthcare Human Again."
https://www.amazon.com/Deep-Medicine-Artificial-Intelligence-Healthcare/dp/…
* US Food & Drug Administration. "Artificial Intelligence and Machine
Learning in Software as a Medical Device."
https://www.fda.gov/medical-devices/software-medical-device-samd/artificial…
* Litjens, Geert, et al. "A survey on deep learning in medical image
analysis." /Medical image analysis/ 42 (2017): 60-88.
https://arxiv.org/abs/1702.05747
* Petrick, N.,et al. “Evaluation of computer‐aided detection and
diagnosis systems.” /Medical physics,/ 40.8 (2013).
https://aapm.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1118/1.4816310
* Huo, Zhimin, et al. "Quality assurance and training procedures for
computer‐aided detection and diagnosis systems in clinical use."
/Medical physics/ 40.7 (2013).
https://aapm.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1118/1.4807642
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
<https://www.facebook.com/nexa.center/> <https://twitter.com/nexacenter>
<https://www.youtube.com/user/NexaCenter>
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Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) dal 2006 è un centro di
ricerca indipendente e interdisciplinare che, in collaborazione con
l'Università di Torino, studia Internet (e più in generale le Tecnologie
digitali) e i suoi rapporti con la società. Maggiori informazioni
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma accessibile,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
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Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
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about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
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Feb. 17, 2020
Re: [nexa] Welfare surveillance system violates human rights, Dutch court rules | Technology | The Guardian
by Diego Giorio
Osservazione interessante, ma a mio parere lo stesso discorso vale per la trasparenza nella PA: l'Ente deve pubblicare delibere e determine e consentire il controllo democratico. Deve anche impegnarsi per scriverle in modo comprensibile e non intenzionalmente nebuloso. Se però una persona non è in grado di leggere e scrivere, o comunque non è in grado di comprendere quanto ha letto perchè troppo lontano dalla propria formazione, dovrà fidarsi di qualche esperto che esegua il controllo in sua vece.
Oppure pensiamo agli esami clinici: io ho fatto un esame un po' particolare ed il mio medico di famiglia ha detto che la data del prelievo era chiarissima, affidando l'interpretazione ad uno specialista. Se non l'ha capito un medico, anche bravo, figuriamoci il resto della popolazione. In un'epca di alta specializzazione non è insolito che un'informazione non sia comprensibile da tutti. Ma il fatto che sia disponibile consente comunque un controllo, affidato a esperti di fiducia.
Buona giornata
D.
________________________________
From: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> on behalf of Cristina Iuli <cristina.iuli(a)uniupo.it>
Sent: Saturday, February 15, 2020 6:10 PM
To: Giovanni Biscuolo <g(a)xelera.eu>
Cc: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Subject: Re: [nexa] Welfare surveillance system violates human rights, Dutch court rules | Technology | The Guardian
Buongiorno. Leggo con grande interesse da non addetta ai lavori i messaggi di questa lista, e vi sono molto grata delle importantissime questioni che sollevate. Vorrei chiedere un chiarimento. Condivido - nella misura in cui la comprendo - questa affermazione di Giovanni Biscuolo:
solo sistemi basati su algoritmi pubblici, consultabili (e quindi
contestabili) forniscono adeguate garanzie costituzionali; solo il
software libero garantisce che l'implementazione sia confrontabile con
l'algoritmo :-)
ma non sono sicura di comprenderne fino in fondo le implicazioni. Per un non addetto ai lavori, per una persona che non ha le assai specifiche e costose competenze matematiche o informatiche necessarie a valutare il rapporto tra gli algoritmi e loro messa in opera in programmi di gestione delle popolazioni, che cosa significa, davvero, questa affermazione? Significa che in un sistema di pubblicità degli algoritmi, il controllo incrociato (ma invisibile ai più) da parte di addetti ai lavori opera come effettivo organismo di controllo sul rapporto tra algoritmo,sua implementazione, e suo significato politico? O significa che vanno creati organismi di addetti ai lavori che possano dare sufficienti garanzie sul modo in cui gli algoritmi vengono creati e utilizzati?
Significa che nella società digitale e del controllo, il controllo critico che i cittadini (e le istituzioni che essi eleggono) dovrebbero poter esercitare sulle politiche pubbliche, sia a livello decisionale che amministrativo, deve essere delegato per default a chi ha le capacità tecniche di esercitarlo? E se è così, quali sono le conseguenze di questa condizione sui sistemi democratici e sull'idea stessa di democrazia? E in assenza della possibilità di conoscere, comprendere e valutare il significato degli algoritmi e del loro uso, cosa dovrebbe convincere i cittadini a fidarsi delle procedure, delle istituzioni, e del controllo degli esperti?
Grazie molte a chi risponde.
Cristina Iuli
[https://docs.google.com/uc?export=download&id=0Bx8amq3mAnWsNmRNdXZYamFycjQ&…]
Maria Cristina Iuli, Ph.D.
Associate Professor, Lingua e Letteratura Nordamericana
Presidente Corso di Studio in Lingue Straniere Moderne
Dipartimento Studi Umanistici - Università del Piemonte Orientale
Piazza S. Eusebio, 3 13100 Vercelli ITALY
2018-19 Fulbright Distinguished Lecturer - Northwestern University
Executive Board - AISNA (Associazione Italiana Studi Nord Americani)
Executive Board - SLSA- EU( European Society for the Study of Science, Literature, and the Arts)
Tel 0039 0161 222 8304
Fax 0039 0161 269959
…………………………………….
Transatlantic Transfers
The italian presence in post war America 1949-1972
PRIN2017
polimi_uniroma3_upo_usg
…………………………………….
Il giorno sab 15 feb 2020 alle ore 16:12 Giovanni Biscuolo <g(a)xelera.eu<mailto:g@xelera.eu>> ha scritto:
[chiedo scusa per il lungo post, le cose da dire sarebbero
tantissime...]
Buongiorno,
non voglio certo rispondere per conto di Maria Luisa, ma aggiungo alcuni
commenti che in parte forse rispondono alle domande di Andrea
dal punto di vista giuridico faccio solo notare (a voi può apparire
scontato ma a molti no) che SyRI segnalava i profili a rischio ma è poi
l'agenzia delle entrate competente che avrebbe dovuto ulteriormente
investigare; non stiamo parlando di sistemi autonomi di espulsione dai
benefici fiscali... ed è cosa buona e giusta
in generale la mia sensazione, da tecnico e cittadino, è che quando si
tratta di avere a che fare con "la digitalizzazione dei servizi" e il
trattamento automatico delle informazioni, certe volte (spesso?) al
legislatore gli si chiude la vena e non si ricorda più cose fondamentali
che dava per scontato quando si usavano macchina da scrivere e altre
robe simili analogiche... oppura fa finta e ci prova? :-O
Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it<mailto:andrea@digitalpolicy.it>> writes:
> Forse non ho capito il suo intervento, ma perché l’utilizzo di sistemi
> come SyRI (o sistemi comparabili) per evitare frodi, assumendo
> l’esistenza e la corretta applicazione di “sufficienti garanzie” (che
> per altro nella sentenza non mi pare si riferiscano solo al diritto
> alla privacy) sarebbe da osteggiare?
permettetemi la provocazione: quindi la differenza tra i sistemi di
profilazione cinesi (generalemnte additati come totalitaristi, da noi) e
quelli occidentali sta nelle "sufficienti garanzie"? :-)
il problemone nel caso specifico di SyRI, così come di tutti i sistemi
basati su algoritmi *segreti* di profilazione (pubblici e privati), è
che **non possono essere fornite sufficienti garanzie**: punto.
solo sistemi basati su algoritmi pubblici, consultabili (e quindi
contestabili) forniscono adeguate garanzie costituzionali; solo il
software libero garantisce che l'implementazione sia confrontabile con
l'algoritmo :-)
in altre parole la politica _incorporata_ negli algoritmi *deve* essere
pubblica ogni qual volta regola uno o più aspetti della vita dei
cittadini: no?
io ho il vaghissimo sospetto che non si voglia far conoscere l'algoritmo
perché svelerebbe la politica discriminatoria che lo determina :-O
detto terra terra: le chiacchiere stanno a zero, fuori l'algoritmo (e il
software)!
1. SyRI: https://www.hrw.org/news/2019/11/08/welfare-surveillance-trial-netherlands:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Because SyRI is shrouded in secrecy, welfare beneficiaries have no
meaningful way of knowing when or how the system’s calculations are
factored into decisions to cut them off from lifesaving benefits.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
è una cosa seria che queste indagini automatizzate vengano effettuate in
segreto? (AFAIU non stiamo parlando di indagini supervisionate da parte
della magistratura)
2. SyRI: https://www.hrw.org/news/2019/11/08/welfare-surveillance-trial-netherlands
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
The government has refused to disclose how SyRI works, for fear that
explaining its risk calculation algorithms will enable fraudsters to
game the system. But it has disclosed that the system generates “false
positives” – cases in which the system erroneously flags individuals as
a fraud risk.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
https://www.theguardian.com/technology/2020/feb/05/welfare-surveillance-sys…:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
it gathers government data previously held in separate silos, such as
employment, personal debt and benefit records, and education and housing
histories, then analyses it using a secret algorithm to identify which
individuals might be at higher risk of committing benefit fraud.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
algoritmi segreti: state scherzando vero? :-)
3. in generale: https://undocs.org/A/74/493
Report of the Special Rapporteur on extreme poverty and
human rights
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
The digital welfare state is either already a reality or emerging in
many countries across the globe. In these states, systems of social
protection and assistance are increasingly driven by digital data and
technologies that are used to automate, predict, identify, surveil,
detect, target and punish. In the present report, the irresistible
attractions for Governments to move in this direction are acknowledged,
but the grave risk of stumbling, zombie-like, into a digital welfare
dystopia is highlighted. It is argued that big technology companies
(frequently referred to as “big tech”) operate in an almost human
rights-free zone, and that this is especially problematic when the
private sector is taking a leading role in designing, constructing and
even operatin g significant parts of the digital welfare state. It is
recommended in the report that, instead of obsessing about fraud, cost
savings, sanctions, and market-driven definitions of efficiency, the
starting point should be on how welfare budgets could be transformed
through technology to ensure a higher standard of living for the
vulnerable and disadvantaged.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(non ho letto tutto il rapporto, ce l'ho in coda)
quindi anche l'OHCHR ritiene che l'applicazione di questa classe di
sistemi sia problematica, sostanzialmente per via della *privatizzazione*
del "digital welfare state" ad opera delle "big tech"
la raccomandazione "It is recommended" credo sia abbastanza chiara :-O
il capitolo "Introduction" del rapporto spiega più che chiaramente
qual'è l'universo di discorso nel quale ci stiamo muovendo e illustra in
modo cristallino quali sono i temi dei quali società civili devono
occuparsi; mi permetto di evidenziare questo:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Often, however, the digitization of welfare systems has been accompanied
by deep reductions in the overall welfare budget, a narrowing of the
beneficiary pool, the elimination of some services, the introduction of
demanding and intrusive forms of conditionality, the pursuit of
behavioural modification goals, the imposition of stronger sanctions
regimes and a complete reversal of the traditional notion that the State
should be accountable to the individual.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
quindi gli obiettivi di questa classe di sistemi *paiono* (non a me, a
chi ha scritto quanto sopra) essere anche altri, assieme alla riduzione
delle frodi; in particolare mi preme sottolineare "demanding and
intrusive forms of conditionality"
io trovo una certa analogia con il sistema di sorveglianza globale e
censura attuato via Internet, che *ovviamente* include anche criteri
anti-terrorismo, anti-pedofilia, anti-crimine, anti-hate
speech... https://www.article19.org/ (non sono ovviamente i soli) ha
molto da dire a questo proposito e credo anche che le considerazioni di
Maria Luisa siano da persona molto informata sui fatti :-)
trovo interessante anche il paragrafo "Why we challenge aspects of
social benefits systems that surveil, control, and punish" di questo
articolo: https://privacyinternational.org/researching-social-benefits
sia il rapporto citato all'inizio di questo punto che l'articolo qui
sopra hanno citazioni (o link) a paper _estremamente_ interessanti
insomma, il succo del discorso è che la tecnologia non è **mai**, mai,
mai, mai, mai neutrale ma _incorpora_ una determinata politica
4. https://it.wikipedia.org/wiki/Studio_di_settore
un caso analogo italiano c'è, sebbene non si tratti di benefici fiscali
per i poveri: gli studi di settore
AFAIU in questo caso almeno il processo di definizione dei criteri è
trasparente, anche se ammetto di non aver cercato se l'algoritmo è
pubblicato e mi pare che il sorgente di Gerico non sia disponibile :-S
[...]
Saluti, Giovanni
--
Giovanni Biscuolo
Xelera IT Infrastructures
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 17, 2020
Re: [nexa] Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls. - The New York Times
by Luigi Scorca
Diego, li calcolano su base ricavi.
Devo ammettere che il titolo mi lasciava perplesso, ed invece tutto sommato
qualche spunto di riflessione c'è.
Per una analisi completa servirebbero molti dati, in primis il numero di
nuove aperture commerciali.
Luigi
Il lun 17 feb 2020, 08:30 Diego Giorio <dgiorio(a)hotmail.com> ha scritto:
> Molto interessante.
>
> Bisognerebbe, come sempre, approfondire i dati; ad esempio capire cosa
> hanno calcolato come acquisto (se un'auto o una casa entrano nel conteggio,
> è chiaro che la bassa percentuale degli acquisti on-line è influenzata da
> beni di alto valore, il cui acquisto raramente viene finalizzato on-line)
> oppure occorrerebbe divedere per categorie: un libro o un oggetto
> elettronico si comprano più facilmente on-line, altri oggetti, come le
> scarpe, si ha piacere di vederli e provarli, per cui l'impatto
> dell'e-commerce è sicuramente diverso a seconda della classe merceologica.
> Però è importante rendersi conto, anche per scelte di carattere politico,
> che liquidare una crisi con la crescita di Internet è decisamente
> superficiale.
>
> Buona ettimana a tutti.
>
> D.
>
> ------------------------------
> *From:* nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> on behalf of J.C. DE
> MARTIN <demartin(a)polito.it>
> *Sent:* Monday, February 17, 2020 7:19 AM
> *To:* Center Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> *Subject:* [nexa] Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls. -
> The New York Times
>
>
> Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls.
>
> Yes, the internet has changed the way we shop. But taken together, other
> factors have caused greater harm to traditional retail stores, an economist
> says.
>
>
> https://www.nytimes.com/2020/02/13/business/not-internet-really-killing-mal…
>
>
> (Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Feb. 17, 2020
Re: [nexa] Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls. - The New York Times
by Diego Giorio
Molto interessante.
Bisognerebbe, come sempre, approfondire i dati; ad esempio capire cosa hanno calcolato come acquisto (se un'auto o una casa entrano nel conteggio, è chiaro che la bassa percentuale degli acquisti on-line è influenzata da beni di alto valore, il cui acquisto raramente viene finalizzato on-line) oppure occorrerebbe divedere per categorie: un libro o un oggetto elettronico si comprano più facilmente on-line, altri oggetti, come le scarpe, si ha piacere di vederli e provarli, per cui l'impatto dell'e-commerce è sicuramente diverso a seconda della classe merceologica.
Però è importante rendersi conto, anche per scelte di carattere politico, che liquidare una crisi con la crescita di Internet è decisamente superficiale.
Buona ettimana a tutti.
D.
________________________________
From: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> on behalf of J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
Sent: Monday, February 17, 2020 7:19 AM
To: Center Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Subject: [nexa] Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls. - The New York Times
Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls.
Yes, the internet has changed the way we shop. But taken together, other factors have caused greater harm to traditional retail stores, an economist says.
https://www.nytimes.com/2020/02/13/business/not-internet-really-killing-mal…
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Feb. 17, 2020
Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls. - The New York Times
by J.C. DE MARTIN
Never Mind the Internet. Here’s What’s Killing Malls.
Yes, the internet has changed the way we shop. But taken together, other factors have caused greater harm to traditional retail stores, an economist says.
https://www.nytimes.com/2020/02/13/business/not-internet-really-killing-mal…
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Feb. 17, 2020
AGI - Agenzia Italia: In Finlandia il grande utilizzo di carte di credito ha indebitato i cittadini
by don Luca Peyron
Il passo più lungo della gamba digital edition. Educazione digitale
significa anche questo evidentemente!
Buona lettura
Dl
https://www.agi.it/estero/news/2020-02-16/carte-credito-debito-finlandia-70…
Feb. 16, 2020
Re: [nexa] Welfare surveillance system violates human rights, Dutch court rules | Technology | The Guardian
by Giacomo Tesio
Ciao, grazie a tutti per il thread veramente interessante.
Rispetto alle considerazioni di Giovanni (che condivido) ho solo una
piccola obiezione:
On Saturday, 15 February 2020, Giovanni Biscuolo <g(a)xelera.eu> wrote:
> il problemone nel caso specifico di SyRI, così come di tutti i sistemi
> basati su algoritmi *segreti* di profilazione (pubblici e privati), è
> che **non possono essere fornite sufficienti garanzie**: punto.
>
Il problema è che questa affermazione non viene mai considerata in tutta la
sua serietà.
> solo sistemi basati su algoritmi pubblici, consultabili (e quindi
> contestabili) forniscono adeguate garanzie costituzionali; solo il
> software libero garantisce che l'implementazione sia confrontabile con
> l'algoritmo :-)
E come? :-)
Quale versione? Su quale sistema operativo? Su quale hardware? Con quali
dati in input? Quali valori pseudocasuali sono stati inclusi?
Con quali bug?
Disporre dei sorgenti di un software è condizione necessaria per spiegarne
l'output, ma non è lontanamente sufficiente.
Di conseguenza, l'introduzione di automatismi non interpretati da menti
umane (e dunque non responsabili e irresponsabili) altera in modo
inevitabilmente opaco il sistema in cui avviene.
Non si tratta di una cessione di potere "alle macchine" ma certamente si
tratta di una sottrazione di tale potere alla comunità umana (a vantaggio
di colori che controllano tali automatismi).
Tuttavia, una volta insediati, tali automatismi sono quasi impossibili da
estirpare (prova ne siano gli AS400 che ancora gestiscono nodi cruciali ed
insospettabili della vita di moltissime grandi aziende bancarie,
assicurative etc...).
Perché una volta posti in essere, questi impongono ineluttabilmente se
stessi e gli esseri umani ne interiorizzano e talvolta persino
razionalizzano il funzionamento.
Giacomo
Feb. 15, 2020