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Re: [nexa] Regolamentare Internet...
by Giacomo Tesio
Davvero una lettura interessante.
> come relazionarsi al gap, enorme e trasversale, di
> evidenze scientifiche sui molteplici temi trattati nel
> documento. L'idea è promuovere la ricerca
> contestualmente all'instaurazione del nuovo regime
> di regole per la Rete, ma buonsenso imporrebbe di
> disporre di una base di dati ben più solida prima di
> legiferare, non durante il processo legislativo o addirittura
> dopo. Di nuovo, un problema che accomuna l'approccio
> britannico con quello di svariate altre istituzioni in tutto
> il mondo. Le politiche tecnologiche, per qualche ragione,
> sembrano potersi sottrarre al vaglio della realtà, e
> accontentarsi di quello dello scandalismo mediatico.
Come dice il proverbio?
Chi sa fa, chi non sa... DECIDE!
> Le buone ragioni per procedere con estrema prudenza,
> insomma, ci sarebbero tutte. Ma non paiono interessare
> a chi legifera.
Per comprendere queste ragioni ci vuole competenza informatica.
Per acquisirla da adulti ci vuole l'umiltà di riconoscersi ignoranti.
E tempo. E tanta Curiosità.
Vi è però un passaggio finale decisamente discutibile:
> che se si chiudono i social media perché, solamente
> esistendo, avrebbero commesso una qualche sorta di
> pre-crimine, tutto sommato, è comunque un "bene"
Questa difesa dei social media è piuttosto superficiale.
Tutti i social media _centralizzati_ sono strutturalmente pericolosi.
Il pericolo è intrinseco nel loro business model e nella loro tecnologia.
E' piuttosto evidente e non è dovuto allo streaming di attentati o
alle fake news ma alla profilazione degli utenti e al controllo sugli
stessi attraverso i loro bias.
Un pericolo che è tanto maggiore quanto più governi hanno accesso ad esso.
Un tetto di amianto che si sgretola non rappresenta una "sorta di
pre-crimine" ma lo smantelliamo comunque (o dovremmo farlo) per
ridurre il rischio di salute pubblica.
Dunque smantellare questi social media CENTRALIZZATI è sicuramente un
bene. Sarebbe un piccolo passo avanti, ma pur sempre un passo avanti.
Per contro, i social media distribuiti non costituiscono un rischio
enorme per la democrazia, pur permettendo la diffusione di "fake
news".
L'idea che le Fake News siano un problema risolvibile tecnologicamente
è una dette tante manifestazioni di profonda ignoranza Informatica che
si rivela a tutti i livelli della società civile. Ignoranza cui prima
o poi dovremo trovare i soldi per far fronte.
Le Fake News SONO un problema Informatico: un problema di Informazioni.
Ma non è un problema risolvibile tecnologicamente, perché non è
possibile stabilire se una informazione sia vera attraverso un'altra
informazione che potrebbe essere falsa lei stessa: Garbage In, Garbage
Out.
Il problema è a monte. O meglio, "a mente"! :-D
Perché tutta questa spazzatura spopola sui social network?
Sicuramente c'è il conflitto di interesse delle piattaforme stesse che
vogliono massimizzare l'engagement: le Fake News producono più
interazioni (e dunque più dati e più pubblicità) dei paper accademici.
Ma anzitutto c'è un problema culturale: le persone che usano quei
social network non sanno SCEGLIERE LE FONTI in modo critico. E questo
è un problema EDUCATIVO.
La crisi della Democrazia non nasce su Internet ma a scuola!
On 27/04/2019, Carlo Blengino <blengino(a)penalistiassociati.it> wrote:
> Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono
> iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti
> dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per
> permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata
> legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi
> (nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure
> lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani
> rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per dire.
Grazie Carlo per questa riflessione.
Durante una delle lezioni che ho fatto alla 5a elementare di mia
figlia, un bimbo mi ha chiesto "perché gli hacker fanno cose
illegali?". Con un certo stupore della maestra la mia risposta è stata
"Perché mettono la propria Curiosità a servizio della Democrazia".
Ho spiegato ai bambini che ci sono così tante soluzioni inesplorate a
problemi urgenti che un hacker può tranquillamente dirigere la propria
Curiosità nei limiti della Legge per buona parte della propria
esistenza.
Ma quando trova una legge ingiusta sulla propria strada, l'hacker la
ignora o la aggira esattamente come fa con un programma bacato, perché
prima di rispondere alla Legge e alla società tutta, l'Uomo deve
rispondere alla propria Coscienza.
Sfortunatamente gli esempi che hai fatto non mi erano venuti in mente.
Me li segno per le prossime lezioni di Informatica!
Grazie! ;-)
Giacomo
April 29, 2019
Generazione Alpha
by don Luca Peyron
Uno studio non universitario ma interessante da fonte globale.
Buona lettura
dl
Nell’era della rivoluzione digitale qual è il percepito dei genitori nei
confronti dei nati sotto il segno della tecnologia? Gran parte dei genitori
è senza dubbio preoccupata dall’uso massivo della tecnologia in termini di
eccessiva esposizione agli schermi dei propri figli, mancanza di esercizio
mentale e perdita di capacità relazionali e sociali. Ma c’è anche un altro
lato della medaglia..
https://www.hotwireglobal.com/feature/understanding-generation-alpha-2-it
_________________________
www.universitari.to.it
via XX settembre 83, Torino
tel. 011 5156239
April 29, 2019
Re: [nexa] How to use a FreedomBox running open source software to regain control of your online privacy
by Giacomo Tesio
On 28/04/2019, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it> wrote:
>
> https://www.privateinternetaccess.com/blog/2019/04/how-to-use-a-freedombox-…
Senza voler togliere nulla a FreedomBox che sta godendo dopo anni di
una meritata riscoperta da parte dei media, dal punto di vista tecnico
FreedomBone (che è un fork di FreedomBox iniziato anni fa, quando il
progetto sembrava abbandonato) è molto più maturo.
https://freedombone.net/
Sia dal punto di vista tecnico (più Applicazioni disponibili) sia dal
punto di vista dell'usabilità delle interfacce utente. Inoltre è
possibile eseguirlo anche su un vecchio PC desktop o laptop che non
usate più https://freedombone.net/install_desktop.html
Se volete anche minimizzare i consumi di energia elettrica e non avete
proprio alcuna esperienza informatica pregressa, una buona soluzione è
- acquistare una FreedomBox dalla Olimex
<https://www.olimex.com/Products/OLinuXino/Home-Server/Pioneer-FreedomBox-HS…>
- scaricare l'immagine di FreedomBox adatta
<https://freedombone.net/downloads/freedombone-onion-sata-cubieboard2-armhf.…>
- seguire le istruzioni per copiarla su una microSD
https://freedombone.net/install_sbc.html (o farvi aiutare da un amico
se non disponete di una macchina linux con microSD)
Giacomo
PS: Spero che queste indicazioni non vengano intese come un annuncio
commerciale.
Per quanto riguarda il Pioneer FreedomBox della Olimex riprendono in
parte l'articolo (e come hardware è meglio di un raspberry) e comunque
non ho alcuna relazione economica con nessuna delle parti citate.
Invito ad usare questi strumenti perché sono veramente semplici,
ottimi per iniziare a riprendere confidenza con la libertà. ;-)
April 28, 2019
How to use a FreedomBox running open source software to regain control of your online privacy
by J.C. DE MARTIN
https://www.privateinternetaccess.com/blog/2019/04/how-to-use-a-freedombox-…
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
April 28, 2019
Re: [nexa] Ending climate change requires the end of capitalism. Have we got the stomach for it?
by Giacomo Tesio
D'accordo Andrea,
rispetto la tua scelta, sebbene non la condivida: ritengo infatti che
una sintesi sia sempre possibile in un dialogo onesto ed aperto in cui
tutti gli interlocutori cercano di comprendere una materia.
Mi permetto solo una precisazione "visto che la lista è pubblica e a
futura memoria" (:-D)
On 28/04/2019, Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it> wrote:
> trovo troppi dei tuoi argomenti poco convincenti e/o eccessivamente
> manichei (per esempio, che "il comportamento umano [sia] in realtà guidato
> da impulsi totalmente irrazionali"
Non è quello che ho scritto.
On 27/04/2019, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> La razionalità _che_l'economia_presuppone_ non è di questo mondo.
L'uomo è capace di agire razionale, sia Wertrational sia Zweckrational.
Se così non fosse non avremmo ideato il concetto di Razionalità stessa.
Inoltre l'intera costruzione teorica di cui stiamo parlando,
l'economia Capitalista, non sarebbe solo una razionalizzazione ex-post
di un sistema sub-ottimale e distruttivo: sarebbe ANCHE poco
credibile!
L'uomo è capace di razionalità, ma non utilizza questa capacità per la
stragrande maggioranza delle scelte economiche.
Se le scelte economiche dei consumatori fossero razionali (anche solo
orientate ad un fine, invece che al soddisfacimento di un istinto) la
pubblicità come esiste oggi sarebbe un investimento irrazionale e
dunque sarebbe irrazionale il comportamento economico delle aziende.
Dunque in qualunque caso il postulato secondo il quale gli agenti
operanti nel mercato compiono scelte economiche volte a massimizzare
l'utilità è falso.
Guarda questi spot:
https://invidio.us/watch?v=mKHVbQRrcMk
https://invidio.us/watch?v=AExPNuKZuDc
https://invidio.us/watch?v=tcOPvLFqp4s
Ti pare che forniscano informazioni utili ad una scelta razionale?
Se le scelte economiche dei consumatori fossero razionali, la
pubblicità esporrebbe asetticamente le caratteristiche tecniche dei
prodotti, i loro vantaggi e i loro limiti.
Se questa irrazionalità fosse un "problema incidentale del
Capitalismo", allora avremmo già una legge in Europa che imponga
pubblicità di questo tipo. E l'industria sarebbe felicissima di
supportare tale legge, perché comporterebbe un risparmio enorme.
Non credo che i lobbisti di Google e Facebook la prenderebbero bene...
ma d'altronde sarebbero un problema incidentale anche loro.
Purtroppo, l'irrazionalità delle scelte dei consumatori è un problema
STRUTTURALE del Capitalismo.
E' dovuto al numero di scelte economiche necessario ed al costo in
termini di tempo e energia che il cervello dovrebbe consumare per
esse.
Esistono agenti razionali nel mercato, ma fra i consumatori sono
statisticamente irrilevanti.
E le teorie economiche che assumono scelte razionali sono
evidentemente sbagliate.
Dunque il comportamento umano può essere razionale.
Quello economico però non lo è quasi mai.
Giacomo
April 28, 2019
The new digital divide is between people who opt out of algorithms and
by J.C. DE MARTIN
https://www.fastcompany.com/90336381/the-new-digital-divide-is-between-peop…
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
April 28, 2019
Re: [nexa] Amazon's system for tracking its warehouse workers can automatically fire them - MIT Technology Review
by Andrea Glorioso
Caro Juan Carlos,
grazie per aver condiviso questo articolo.
Mi sono letto l'articolo originario di The Verge (
https://www.theverge.com/2019/4/25/18516004/amazon-warehouse-fulfillment-ce…)
e anche la lettera inviata dall'avvocato di Amazon alla National Labor
Relations Board (
https://cdn.vox-cdn.com/uploads/chorus_asset/file/16190209/amazon_terminati…)
e vorrei suggerire che sia l'articolo del MIT Technology Review che di The
Verge abbiano "mancato il bersaglio".
Mi pare infatti che il problema centrale non sia di per sè il controllo
tramite meccanismi più o meno automatici dei tempi di lavoro. Si tratta
senz'altro di una questione importante, ma non è certo un fenomeno nuovo.
Per altro vorrei segnalare che almeno due grandi confederazioni sindacali
europee (ETUC e IndustriALL) hanno in più occasioni sostenuto che il
problema non sia la misurazione delle attività sul posto di lavoro in sé
(poiché tali misurazioni spesso possono anche portare all'identificazione
per esempio di "colli di bottiglia" dannosi per i lavoratori stessi e/o
fornire dati utili a negoziare con il datore di lavoro su un piano di
parità) quanto la definizione condivisa, con la partecipazione dei
lavoratori, di cosa si debba misurare e come, nonché di chi abbia accesso e
possa legalmente usare i dati risultanti. Di nuovo, questioni non
particolarmente nuove.
Mi pare anche che l'articolo accentui troppo, credo per una questione di
visibilità mediatica, il supposto "licenziamento automatico" dei
lavoratori. In realtà, ad una lettura più attenta, si legge che ciò che
vengono generate automaticamente sono delle "termination notices" che
devono comunque passare per una serie di controlli "manuali" da parte dei
supervisori. E poi, da un punto di vista legale, è comunque il
rappresentante legale di Amazon e/o dei suoi fornitori a firmare
l'eventuale lettera di licenziamento e a prendersene la responsabilità.
Sicuramente la maggiore automazione delle analisi sottostante ad una
decisione del caso è un problema importante, ma non credo sia così centrale
come l'articolo pare suggerire.
Ciò che secondo me emerge in maniera prepotente dalla lettura dei documenti
del caso è l'assoluta assenza di un'azione a livello collettivo (sindacale
o meno) da parte dei lavoratori coinvolti nella vertenza, nonché l'assunto
(da parte dei legali di Amazon, beninteso) che le lamentele e/o obiezioni
da parte del singolo lavoratore, anche in presenza di obiezioni equivalenti
da parte di altri lavoratori, non possano costituire una "attività
concertata protetta" ("concerted protected activity"). In altri termini
Amazon, certamente non da sola nel panorama industriale statunitense (e non
solo) alza significativamente l'asticella e rende molto più difficile
l'azione collettiva e sindacale.
Accettare un approccio di questo tipo sarebbe estremamente problematico non
solo per le realtà lavorative "tradizionali", come i centri di smistaggio
di Amazon tutto sommato sono, ma ancor più per moltissimi lavoratori che
usano le cosiddette "online labour platform" e che sono spesso non solo
monitorati più intensamente e in modo meno trasparente degli
impacchettatori di Amazon, ma che soffrono anche di un isolamento fisico e
comunicativo rispetto agli altri lavoratori in simili condizioni,
isolamento che tali piattaforme sono spesso volutamente progettate per
acuire. E' la vecchia tattica del "divide et impera".
I sindacati (italiani e non) hanno delle enormi responsabilità nel non aver
voluto comprendere, soprattutto negli anni '90 / primi anni 2000, i
cambiamenti strutturali dei mercati del lavoro causati (anche) dalla
digitalizazione, e per aver di fatto ignorato una forza lavoro emergente
che non rientrava nei classici schemi industriali. Detto questo, molti
sindacati europei - e non solo, ma non conosco bene la situazione nel resto
del mondo - si stanno attivando per essere più presenti anche in realtà a
loro aliene (e viceversa). Un'analisi interessante, tra le altre, la si
trova in questo articolo dell'Organizzazione Internationale del Lavoro:
https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_protect/---protrav/---travai…
.
In sintesi, a me pare che la vera questione strategica qui non sia il
controllo dei tempi di lavoro, o la supposta automatizzazione dei
licenziamenti, quanto l'esistenza (o meno) e la natura dell'organizzazione
collettiva dei lavoratori e dei risultanti rapporti di forza con i datori
di lavoro. Per altro, avere una rappresentanza sindacale bene organizzata è
spesso un vantaggio anche per il datore di lavoro stesso, almeno sul medio
periodo.
A presto,
Andrea
On Fri, Apr 26, 2019 at 2:43 PM J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it> wrote:
>
>
> https://www.technologyreview.com/f/613434/amazons-system-for-tracking-its-w…
>
>
> (Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
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April 28, 2019
Re: [nexa] Ending climate change requires the end of capitalism. Have we got the stomach for it?
by Andrea Glorioso
Caro Giacomo,
mi pare che la conversazione abbia preso una direzione troppo lontana
rispetto a quelli che io ritengo siano gli scopi della lista Nexa, così
come li intendo io.
Penso dunque sia meglio evitare di continuare questo scambio, che mi pare
in ogni caso stia diventando ripetitivo.
Ciò al di là del fatto che, con tutto il dovuto rispetto, sinceramente
trovo troppi dei tuoi argomenti poco convincenti e/o eccessivamente
manichei (per esempio, che "il comportamento umano [sia] in realtà guidato
da impulsi totalmente irrazionali" o che " la massimizzazione del profitto
aziendale ci porta dritti verso scenari apocalittici").
Naturalmente sostengo pienamente il tuo diritto di avere il tuo pensiero in
materia, ma non credo che ci siano le condizioni, almeno per me, per
arrivare ad una sintesi utile.
In ogni caso grazie per il confronto.
A presto,
Andrea
On Sat, Apr 27, 2019 at 11:24 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> On 27/04/2019, Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it> wrote:
> > Caro Giacomo,
> >
> > grazie per il tempo che hai dedicato a rispondere alle mie brevi
> > osservazioni.
>
> Caro Andrea, è un piacere! :-)
>
> > La prima considerazione è che il concetto di "razionalità", così come
> usato
> > nelle scienze sociali (ivi compresa l'economia, tranne che nelle sue
> derive
> > "matematicistiche" più estreme) è spesso frainteso. [...]
> > In realtà nella maggior parte dei casi ci
> > si riferisce al semplice fatto che gli "agenti sociali" agiscono nel
> > tentativo di raggiungere uno o più obbiettivi che essi ritengono "utili"
> > secondo criteri vari e molteplici
>
>
> Scusami, non sono stato chiaro.
> So cosa si intenda in Economia per "scelta razionale".
>
> Io contesto proprio che nelle proprie azioni economiche gli esseri
> umani agiscano "nel tentativo di raggiungere uno o più obbiettivi che
> essi ritengono 'utili'".
>
> In altri termini, affermo che la "Razionalità in base al Fine" alla
> base delle teorie economiche "ortodosse" sia quasi sempre una
> RAZIONALIZZAZIONE EX POST del comportamento umano, in realtà guidato
> da impulsi totalmente irrazionali.
>
> La razionalità che l'economia presuppone non è di questo mondo.
> Altrimenti le pubblicità sarebbero fondate su fatti non su emozioni.
>
>
> Venendo meno questo postulato, tutte le teorie che vi si fondano
> perdono completamente qualunque valore predittivo e si rivelano come
> fragili razionalizzazioni, giustificazioni di un sistema economico...
> che non funziona.
>
> > Sia il giudizio di cosa sia "utile", sia l'individuazione degli
> obbiettivi
> > del caso, sia la scelta delle azioni che dovrebbero portare a tali
> > obbiettivi, sia la capacità di valutare le conseguenze immediate e
> future,
> > vicine e lontane, di tali azioni sono fortemente influenzati
> dall'ambiente
> > in cui si viene "socializzati" (termine tecnico) e risentono di
> fortissimi
> > limiti, cognitivi e no, che sono strutturali all'essere umano individuale
> > e/o alle maniera in cui gli esseri umani interagiscono gli uni con gli
> > altri. Il dibattito su quale tra i due fattori strutturali sia il più
> > importante è oggetto di discussioni feroci dalla notte dei tempi,
> > discussioni che non riapro qui.
>
> Un ottimo dibattito per l'Accademia: non terminerà mai visto che il
> suo scopo è spiegare i limiti di qualcosa che non esiste. :-D
>
> Come ogni tanto spiego ai miei colleghi più giovani, il bug più
> difficile da trovare in un software è quello che non c'è.
>
> > esiste anche una responsabilità, da parte di chi prende decisioni che
> > vadano ad impattare (molte) altre persone, di valutare il più
> > oggettivamente possibile e ragionevole gli effetti di tali decisioni.
>
> Certamente.
> Ma esiste anche una responsabilità nel NON decidere.
>
> E' vero che è più difficile identificare i colpevoli di una omissione
> che di un'azione, ma la responsabilità rimane. E soprattutto rimangono
> le conseguenze catastrofiche.
>
> > "Intelligenza" e "buon senso" in sé e per sé non sono criteri molto
> utili...
>
> Non intendevo che dobbiamo discutere su cosa sia intelligente e di
> buon senso in questo contesto. Intendevo che dobbiamo usare la nostra
> intelligenza e il nostro buon senso per ideare alternative al
> Capitalismo... in fretta.
>
> > La terza considerazione, forse un po' démodé oggigiorno, è che il
> > capitalismo come sistema economico e sociale è riuscito a generare un
> > progresso concreto e reale per moltissime persone (e non parlo solo dei
> > paesi oggi industrializzati).
>
> Di nuovo, temo che questa sia una razionalizzazione.
> Una razionalizzazione molto attraente per chi appartiene ai percentili
> più ricchi della popolazione mondiale.
>
> In realtà il progresso di cui parli è per lo più riconducibile a
>
> - innovazione tecnologica
> - sfruttamento intensivo di risorse non rinnovabili
> - sfruttamento intensivo di lavoro sottopagato
>
> Di queste, una è immorale, una è insostenibile, e una non dipende
> necessariamente dal capitalismo.
>
> > Il capitalismo ha anche dei grandi limiti, alcuni dei quali "incidentali"
> > e alcuni "strutturali".
>
> Fra i limiti strutturali c'è la massimizzazione del profitto/potere
> come obbiettivo di impresa che scarica sulla società tutte le
> esternalità non misurabili monetariamente.
>
> Inquinamento, cambiamento climatico, riduzione della biodiversità,
> malattie professionali, morti sul lavoro, spesa pubblica sanitaria
> (per effetti del fumo ad esempio), sorveglianza, crisi democratica,
> impoverimento culturale, polarizzazione politica, varie catastrofi
> ambientali, aumento delle tensioni sociali, pressione migratoria di
> natura economica...
>
> Questo singolo limite strutturale, la massimizzazione del profitto
> aziendale ci porta dritti verso scenari apocalittici.
>
> > Io non sono convinto che i limiti strutturali del capitalismo
> > siano tali da impedire una regolazione appropriata dei limiti incidentali
> > tali da, per esempio, evitare guerre mondiali o meno
>
> Su questo non siamo evidentemente d'accordo.
>
> Vorrei che avessi ragione tu, ma temo che ti sbagli di brutto.
>
> > [guerre] che per altro esistevano anche prima del capitalismo
>
> Ma tu non parlavi di progresso? :-D
>
> Le guerre avvengono per il Potere che il Capitale rappresenta.
> Ed avvenivano prima per lo stesso Potere ma con altre scuse.
>
> > né mi pare che i sistemi socialisti
> > che abbiamo sperimentato sinora come specie siano stati tutti e
> > necessariamente pacifisti o quanto meno pacifici
>
> Ma perché quando uno critica il Capitalismo tutti pensano che sia
> Socialista o Comunista.
>
> Ragazzi un po' di fantasia! :-D
>
> > o evitare una catastrofe ecologica.
>
> No quella è effetto diretto ed inevitabile dell'applicazione ricorsiva
> della funzione di massimizzazione del profitto.
>
> 1. massimizzi il profitto ignorando tutte le esternalità non
> misurabili monetariamente
> 2. disponi di nuovi capitali su cui far leva
> 3. GOTO 1
>
> La catastrofe ecologica è inevitabile fin tanto che alle aziende (o a
> chiunque altro) è permesso di guadagnare più di quanto il pianeta
> terra può produrre per le persone che vi lavorano.
>
>
> > Viviamo nel migliore dei mondi possibile? Certamente no.
>
> Retorica. Per milioni di persone questo mondo è un'inferno.
>
> Pensa che siamo a livelli così distopici che molte donne vengono
> convinte che abortire i propri figli sia un atto di auto
> determinazione, in modo che non pretendano un supporto sociale ed
> economico dallo Stato per sé e i bambini, supporto che richiederebbe
> un welfare solido e dunque tasse sul patrimonio.
>
>
> > Rimango intellettualmente e politicamente aperto ad alternative
>
> Se ti capita l'occasione, fai un giro a Grosseto:
> https://www.nomadelfia.it/contattaci/
>
> Qualcosa mi dice che non te ne pentirai. ;-)
>
>
> > ma preferisco evitare la "nirvana fallacy"
> > (https://en.wikipedia.org/wiki/Nirvana_fallacy)
>
> Ti consiglio di evitare anche la "Fallacious fallacy".
>
>
> Non c'è una pagina su Wikipedia, ma prima o poi trovo il tempo e la scrivo.
>
>
> E' una fallacia informale in cui si riconduce erroneamente un
> ragionamento ad una fallacia categorizzata su Wikipedia. ;-)
>
> Si tratta di una fallacia molto frequente nei dialoghi con
> statunitensi e con gli adepti di sette di vario tipo.
> Correla, ma non è causata, dall'assenza di argomenti a sostegno di una
> tesi.
>
> La "Fallacious fallacy" è potenzialmente ricorsiva (o meglio, lo sarà
> una volta che sarà descritta su Wikipedia): è dunque importante
> sottolineare sempre le differenze fra il ragionamento cui viene
> contestata una fallacia e la fallacia stessa.
>
>
> In questo caso, ad esempio, la "Nirvana fallacy" è irrilevante per
> diversi motivi.
>
> Anzitutto io non ho proposto alcuna alternativa, sto solo dicendo
> semplicemente che il Capitalismo è strutturalmente distruttivo e
> dobbiamo sostituirlo con qualcosa di completamente diverso.
>
> E l'unica alternativa che ho _nominato_ (non proposto, perché non l'ho
> studiata abbastanza), è Nomadelfia che non è uno scenario idilliaco
> immaginario, ma una comunità reale di circa 300 persone.
>
>
> Dunque ok, evita pure la Nirvana fallacy... come sto facendo io.
>
> Ma attento anche ai falli fallaci! :-p
>
>
> > Ciao,
> >
> > Andrea
>
> A presto!
>
>
> Giacomo
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Andrea Glorioso
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April 28, 2019
Re: [nexa] Ending climate change requires the end of capitalism. Have we got the stomach for it?
by Giacomo Tesio
On 27/04/2019, Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it> wrote:
> Caro Giacomo,
>
> grazie per il tempo che hai dedicato a rispondere alle mie brevi
> osservazioni.
Caro Andrea, è un piacere! :-)
> La prima considerazione è che il concetto di "razionalità", così come usato
> nelle scienze sociali (ivi compresa l'economia, tranne che nelle sue derive
> "matematicistiche" più estreme) è spesso frainteso. [...]
> In realtà nella maggior parte dei casi ci
> si riferisce al semplice fatto che gli "agenti sociali" agiscono nel
> tentativo di raggiungere uno o più obbiettivi che essi ritengono "utili"
> secondo criteri vari e molteplici
Scusami, non sono stato chiaro.
So cosa si intenda in Economia per "scelta razionale".
Io contesto proprio che nelle proprie azioni economiche gli esseri
umani agiscano "nel tentativo di raggiungere uno o più obbiettivi che
essi ritengono 'utili'".
In altri termini, affermo che la "Razionalità in base al Fine" alla
base delle teorie economiche "ortodosse" sia quasi sempre una
RAZIONALIZZAZIONE EX POST del comportamento umano, in realtà guidato
da impulsi totalmente irrazionali.
La razionalità che l'economia presuppone non è di questo mondo.
Altrimenti le pubblicità sarebbero fondate su fatti non su emozioni.
Venendo meno questo postulato, tutte le teorie che vi si fondano
perdono completamente qualunque valore predittivo e si rivelano come
fragili razionalizzazioni, giustificazioni di un sistema economico...
che non funziona.
> Sia il giudizio di cosa sia "utile", sia l'individuazione degli obbiettivi
> del caso, sia la scelta delle azioni che dovrebbero portare a tali
> obbiettivi, sia la capacità di valutare le conseguenze immediate e future,
> vicine e lontane, di tali azioni sono fortemente influenzati dall'ambiente
> in cui si viene "socializzati" (termine tecnico) e risentono di fortissimi
> limiti, cognitivi e no, che sono strutturali all'essere umano individuale
> e/o alle maniera in cui gli esseri umani interagiscono gli uni con gli
> altri. Il dibattito su quale tra i due fattori strutturali sia il più
> importante è oggetto di discussioni feroci dalla notte dei tempi,
> discussioni che non riapro qui.
Un ottimo dibattito per l'Accademia: non terminerà mai visto che il
suo scopo è spiegare i limiti di qualcosa che non esiste. :-D
Come ogni tanto spiego ai miei colleghi più giovani, il bug più
difficile da trovare in un software è quello che non c'è.
> esiste anche una responsabilità, da parte di chi prende decisioni che
> vadano ad impattare (molte) altre persone, di valutare il più
> oggettivamente possibile e ragionevole gli effetti di tali decisioni.
Certamente.
Ma esiste anche una responsabilità nel NON decidere.
E' vero che è più difficile identificare i colpevoli di una omissione
che di un'azione, ma la responsabilità rimane. E soprattutto rimangono
le conseguenze catastrofiche.
> "Intelligenza" e "buon senso" in sé e per sé non sono criteri molto utili...
Non intendevo che dobbiamo discutere su cosa sia intelligente e di
buon senso in questo contesto. Intendevo che dobbiamo usare la nostra
intelligenza e il nostro buon senso per ideare alternative al
Capitalismo... in fretta.
> La terza considerazione, forse un po' démodé oggigiorno, è che il
> capitalismo come sistema economico e sociale è riuscito a generare un
> progresso concreto e reale per moltissime persone (e non parlo solo dei
> paesi oggi industrializzati).
Di nuovo, temo che questa sia una razionalizzazione.
Una razionalizzazione molto attraente per chi appartiene ai percentili
più ricchi della popolazione mondiale.
In realtà il progresso di cui parli è per lo più riconducibile a
- innovazione tecnologica
- sfruttamento intensivo di risorse non rinnovabili
- sfruttamento intensivo di lavoro sottopagato
Di queste, una è immorale, una è insostenibile, e una non dipende
necessariamente dal capitalismo.
> Il capitalismo ha anche dei grandi limiti, alcuni dei quali "incidentali"
> e alcuni "strutturali".
Fra i limiti strutturali c'è la massimizzazione del profitto/potere
come obbiettivo di impresa che scarica sulla società tutte le
esternalità non misurabili monetariamente.
Inquinamento, cambiamento climatico, riduzione della biodiversità,
malattie professionali, morti sul lavoro, spesa pubblica sanitaria
(per effetti del fumo ad esempio), sorveglianza, crisi democratica,
impoverimento culturale, polarizzazione politica, varie catastrofi
ambientali, aumento delle tensioni sociali, pressione migratoria di
natura economica...
Questo singolo limite strutturale, la massimizzazione del profitto
aziendale ci porta dritti verso scenari apocalittici.
> Io non sono convinto che i limiti strutturali del capitalismo
> siano tali da impedire una regolazione appropriata dei limiti incidentali
> tali da, per esempio, evitare guerre mondiali o meno
Su questo non siamo evidentemente d'accordo.
Vorrei che avessi ragione tu, ma temo che ti sbagli di brutto.
> [guerre] che per altro esistevano anche prima del capitalismo
Ma tu non parlavi di progresso? :-D
Le guerre avvengono per il Potere che il Capitale rappresenta.
Ed avvenivano prima per lo stesso Potere ma con altre scuse.
> né mi pare che i sistemi socialisti
> che abbiamo sperimentato sinora come specie siano stati tutti e
> necessariamente pacifisti o quanto meno pacifici
Ma perché quando uno critica il Capitalismo tutti pensano che sia
Socialista o Comunista.
Ragazzi un po' di fantasia! :-D
> o evitare una catastrofe ecologica.
No quella è effetto diretto ed inevitabile dell'applicazione ricorsiva
della funzione di massimizzazione del profitto.
1. massimizzi il profitto ignorando tutte le esternalità non
misurabili monetariamente
2. disponi di nuovi capitali su cui far leva
3. GOTO 1
La catastrofe ecologica è inevitabile fin tanto che alle aziende (o a
chiunque altro) è permesso di guadagnare più di quanto il pianeta
terra può produrre per le persone che vi lavorano.
> Viviamo nel migliore dei mondi possibile? Certamente no.
Retorica. Per milioni di persone questo mondo è un'inferno.
Pensa che siamo a livelli così distopici che molte donne vengono
convinte che abortire i propri figli sia un atto di auto
determinazione, in modo che non pretendano un supporto sociale ed
economico dallo Stato per sé e i bambini, supporto che richiederebbe
un welfare solido e dunque tasse sul patrimonio.
> Rimango intellettualmente e politicamente aperto ad alternative
Se ti capita l'occasione, fai un giro a Grosseto:
https://www.nomadelfia.it/contattaci/
Qualcosa mi dice che non te ne pentirai. ;-)
> ma preferisco evitare la "nirvana fallacy"
> (https://en.wikipedia.org/wiki/Nirvana_fallacy)
Ti consiglio di evitare anche la "Fallacious fallacy".
Non c'è una pagina su Wikipedia, ma prima o poi trovo il tempo e la scrivo.
E' una fallacia informale in cui si riconduce erroneamente un
ragionamento ad una fallacia categorizzata su Wikipedia. ;-)
Si tratta di una fallacia molto frequente nei dialoghi con
statunitensi e con gli adepti di sette di vario tipo.
Correla, ma non è causata, dall'assenza di argomenti a sostegno di una tesi.
La "Fallacious fallacy" è potenzialmente ricorsiva (o meglio, lo sarà
una volta che sarà descritta su Wikipedia): è dunque importante
sottolineare sempre le differenze fra il ragionamento cui viene
contestata una fallacia e la fallacia stessa.
In questo caso, ad esempio, la "Nirvana fallacy" è irrilevante per
diversi motivi.
Anzitutto io non ho proposto alcuna alternativa, sto solo dicendo
semplicemente che il Capitalismo è strutturalmente distruttivo e
dobbiamo sostituirlo con qualcosa di completamente diverso.
E l'unica alternativa che ho _nominato_ (non proposto, perché non l'ho
studiata abbastanza), è Nomadelfia che non è uno scenario idilliaco
immaginario, ma una comunità reale di circa 300 persone.
Dunque ok, evita pure la Nirvana fallacy... come sto facendo io.
Ma attento anche ai falli fallaci! :-p
> Ciao,
>
> Andrea
A presto!
Giacomo
April 27, 2019
Regolamentare Internet...
by Carlo Blengino
espungere il male, prevenire ogni devianza, da Internet e dal mondo.
Bel pezzo di Fabio Chiusi.
Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono
iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti
dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per
permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata
legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi
(nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure
lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani
rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per dire.
Grazie Fabio
https://www.valigiablu.it/internet-politica-regole/
April 27, 2019