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Re: [nexa] copyright and patent
by Giacomo Tesio
Il giorno 14 settembre 2018 19:39, armeo(a)mail.nexacenter.org <meo(a)polito.it>
ha scritto:
>
> Morale (nella speranza di salvarmi dal rogo degli eresiarchi): *l'istituto
> del brevetto deve essere abolito.* Raf
>
>
Visto che fra eretici ci si capisce, vi propongo una domanda che mi gira
per la testa da un po'.
E se il concetto di proprietà fosse semplicemente incompatibile con gli
artefatti immateriali?
Posso possedere un'idea? O una formula matematica? O le regole di un gioco?
Avrebbe senso che qualcuno possedesse la ruota (ovvero tutte le ruote
costruite)?
E la vela (ovvero tutte le vele costruite)?
Siamo sicuri che applicare il concetto di proprietà, progettata per
regolare l'accesso alle risorse materiali, ad artefatti che non sono
materiali sia utile alla società?
E se i problemi che vediamo emergere nel sistema dei brevetti, in quello
del diritto d'autore, nella gestione ed elaborazione dei dati personali,
nel file sharing o nel software fossero tutti sintomi di un problema di
base?
Ma se la proprietà non è applicabile agli artefatti immateriali, come ne
incentiviamo la produzione?
Alcuni artefatti immateriali vengono prodotti indipendentemente dal reddito
che possono produrre, come espressione di un bisogno o di un desiderio
profondo.
Altri sono finanziati collettivamente, con le tasse o con modelli di
finanziamento collettivo privato.
Altri ancora sono strumenti di marketing strutturali al business model di
certe aziende (banalmente i browser!) o oggetto di orgoglio e prestigio per
il loro creatore (immagino ad esempio il sistema operativo Oberon per
Wirth).
In altro thread proponevo di parlare di "responsabilità" creativa, cui
corrisponederebbe un compenso per permettere un qualunque uso
dell'artefatto immateriale da parte della collettività, ma non per limitare
la diffusione di tale uso.
È naturalmente solo un ipotesi per stimolare la riflessione.
Ma si potrebbe stabilire per esempio che se un determinato uso è garantito
dal autore alla collettività gratuitamente, tale uso non può essere oggetto
di profitto da terze parti.
Che ne pensate?
Chi bruciamo prima? :-D
Giacomo
Sept. 17, 2018
63° Nexa Lunch Seminar | 26 settembre 2018
by Nexa Media
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<http://nexa.polito.it/lunch-63>
NEXA
63° Nexa Lunch Seminar
Mercoledi 26 settembre 2018, ore 13.00 - 14.00
Politecnico di Torino
http://nexa.polito.it/lunch-63
Power Aware. Lights off, brains on
Speaker
Emanuele Mottola (Politecnico di Torino)
This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
Secondo un rapporto dell’International Energy Agency (IEA) il consumo di
energia elettrica del settore residenziale nel 2015 ha rappresentato il
27.1% del consumo totale di elettricità nel mondo, secondo solo al
settore industriale (42%). Il consumo di energia elettrica domestico,
pertanto, è una delle principali voci della richiesta di energia e su
cui è sempre più chiara *la necessità di un suo uso più efficiente e
responsabile*. Uno degli strumenti digitali pensati per tale scopo è
rappresentato dalle Collective Awareness Platforms (CAPs): piattaforme
online che hanno l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini non solo su
tematiche ambientali, ma anche economiche e politiche.
È in questo contesto che nasce il progetto di ricerca Power Aware. Esso
si focalizza sullo studio dei requisiti per realizzare una CAP che crei
una conoscenza condivisa tra gli utenti delle problematiche energetiche
residenziali. Il progetto sfrutta strumenti ICT e tecniche di data
visualization per guidare il comportamento dei cittadini a livello
individuale e collettivo, *incoraggiando la partecipazione attraverso la
competizione e la cooperazione*.
Il progetto, condotto dal Centro Nexa dal Marzo 2017 a Giugno 2018, è
stato finanziato con un grant del Siebel Energy Institute
<http://www.siebelenergyinstitute.org/> e ha visto la collaborazione
della start up Midori <http://it.midorisrl.eu/> e dell’EDA Group
<http://eda.polito.it/> (DAUIN) del Politecnico di Torino.
Durante il seminario verrano mostrati i principali risultati raggiunti e
alcuni spunti per futuri sviluppi.
/Ingresso libero - Sarà disponibile un leggero rinfresco per coloro che
si saranno registrati su http://lunch63.eventbrite.com entro il 24
settembre./
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[MOTTOLA]
*Emanuele MOTTOLA* è laureato in Ingegneria Informatica al Politecnico
di Torino e da marzo 2017 ha iniziato il percorso di laurea magistrale
in Software Engineering. Si interessa di tecnologie web e da settembre
2017 si è unito al Nexa Center for Internet & Society per collaborare al
progetto Power Aware, in cui si è occupato di data visualization e ha
svolto il ruolo di document reviser.
Letture consigliate e link utili:
* /Energy Consumption and Energy Efficiency Trends/ in the EU-28
2000-2015, Bertoldi P., Diluiso F., Castellazzi L., Labanca N.,
Serrenho T. , Publications Office of the European Union, 2018.
* /Collective Awareness Platforms: Engines for Sustainability and
Ethics/, F. Sestini, IEEE Technology and Society Magazine, vol. 31,
no. 4, pp. 54-62, 2012.
* /An introduction to data mining/, Tan, Steinbach, Kumar, Addison
Wesley, 2005.
* /Now you see it: Simple Visualization Techniques for Quantitative
Analysis/, Stephen Few, Analytics Press, 2009.
* /Key world energy statistics 2017/, International Energy Agency.
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto
sulla società. Maggiori informazioni all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma divulgativo,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Responsabile Comunicazione Centro Nexa su Internet & Società:
*Francesco Ruggiero*, tel: +39 011 090 7219, Mob: +39 349 1335082,
francesco.ruggiero(a)polito.it <mailto:francesco.ruggiero@polito.it>.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive
this newsletter if this email was forwarded to you. To manage your
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Connect & get involved: Jobs, internships, and more
<http://nexa.polito.it/get-involved>.
Sept. 17, 2018
Re: [nexa] direttiva copyright
by Giacomo Tesio
Ciao Marco, io concordo con la tua analisi (e per la verità anche con buona
parte di quella di Giancarlo... :-D) e condivido le tue preoccupazioni.
Per la verità, dal mio punto di osservazione, la scena appare molto più
cupa.
Credo però che sopravvaluti l'efficacia effettiva dei sistemi di antitrust.
Non perché non possano IN TEORIA funzionare, ma perché IN PRATICA si
attivano solo quando un gruppo sufficientemente forte ed influente si muove
per cavalcarli contro qualche rivale.
E ad oggi, nessuno è più influente di Google. Perché ci conosce e perché
partecipa alla nostra percezione della realtà.
Una multinazionale statunitense.
Io credo che una soluzione potrebbe emergere dalla sinergia fra tecnologia
e politica.
Quando dico che la *tecnologia è il proseguimento della politica con altri
mezzi*, non intendo solo che nella tecnologia si esprimono i valori morali
e le intenzioni politiche di chi la crea.
Intendo soprattutto che* l'innovazione tecnologica costituisce un potere
politico straordinario* che può essere orientato verso la creazione di un
tipo di società piuttosto che di un altra.
Il Web come lo conosciamo è solo una delle possibili soluzioni alle
esigenze cui risponde.
Non ci piace? E' ridicolmente lento? Ridicolmente complicato? E'
pericoloso? E' un arma?
Cambiamolo! E'* solo software*!
Il software è l'artefatto più semplice da sostituire/modificare/buttare via
della storia dell'umanità!
Non abbiamo scuse!
Dopo meno di un secolo di storia, come si può pensare che un qualunque
artefatto informatico sia qui per restare! Che sia insostituibile!
Siamo alla preistoria dell'informatica! Cosa usiamo ancora che sia stato
inventato nei primi cento anni della edilizia? O nei primi cento anni della
medicina?
Io credo che l'unica forza che può opporsi alla tecnologia sia una
tecnologia migliore.
Perché l'Europa (dell'Italia, in questo momento preferisco non parlare) non
impegna fondi e risorse a creare sistemi migliori?
*Perché l'Università non parte da una idea di società* che vuole creare *per
immaginare e realizzare* una infrastruttura che la renda possibile?
Chi diavolo ha detto che l'Università non può o non deve fare politica? *Questa
è Politica che solo l'Università può fare!*
Temo che la risposta ad entrambe le domande sia che *chi ha potere
decisionale non ha lontanamente idea di come funziona il mondo in cui sta
vivendo*.
Sia chiaro: il mercato non funziona. Non è efficiente. E soprattutto, non
si autoregola: è diretto in vari modi dai soggetti più forti.
Dunque non possiamo lasciare guidare l'evoluzione tecnologica al mercato.
E' troppo importante.
Abbiamo bisogno di formare cittadini che possano diventare politici
competenti, capaci di perseguire la propria visione di società anche
attraverso la tecnologia.
Capaci di usare (e CREARE) la tecnologia a PROPRIO vantaggio, senza venirne
usati.
Lo so, sono noioso... ma dobbiamo veramente partire dalle elementari.
Giacomo
PS: scusami se non ho risposto direttamente alla tua domanda sulle gambe...
il fatto è che per me, quelle gambe, devono ancora crescere.
Il giorno 16 settembre 2018 16:21, Marco Ricolfi <
marco.ricolfi(a)studiotosetto.it> ha scritto:
> *Cari Giacomo e Giancarlo,*
>
> * esprimo qui un mio punto di vista personale, non quello di
> Nexa. Sono contrario alla proposta di direttiva ed in particolare agli
> artt. 11 e 13. *
>
> * Anche in questo caso, ho l’impressione che ci siano tante
> cose che mi sfuggono. Però: (i) sull’art. 11 mi sembra che il discorso sia
> chiaro. Già oggi gli autori di articoli di giornale hanno diritto di
> opporsi allo sfruttamento dei loro contenuti online. Dare un altro diritto
> connesso agli editori non ha giustificazione che mi persuada; e comunque
> assicura che gli editori prenderanno anche una parte della torta che
> sarebbe andata ai giornalisti. Non chiamo questo incentivo alla creazione.*
>
> * Per quel che concerne l’art. 13: (i) sono d’accordo con
> Giacomo che gli sviluppi degli ultimi 15 anni non ci abbiano portato alle
> magnifiche sorti e progressive in rete, ma piuttosto a quel surveillance
> capitalism che è stato bene decritto da Zuboff [1]; quel che ci attende
> dietro l’angolo preoccupa ancor di più [2]; questo tanto più se si pensa
> che in Asia la Cina chiude il cerchio con il suo deciso progresso verso un
> sistema di social rating basato sulla sorveglianza (anche) in rete. Ora, in
> questo contesto, penserei che l’obbligo dei gestori delle piattaforme di
> filtrare preventivamente tutti i contenuti che vengono immessi sulla
> piattaforma è qui finalizzato a consentire il calcolo e l’allocazione di
> giusti compensi. Ma rafforza la tendenza alla sorveglianza. Ai
> tempi del nuovo stato industriale, 60 anni fa, si era pensato: quali sono i
> poteri contrapposti, countervailing powers, a questi strapoteri? Se oggi
> provo a porre di nuovo a porre la domanda: quali sono oggi i countervailing
> powers, no so come rispondere. Ho però l’impressione che l’obbligo
> filtraggio preventivo sia un regalo nell’immediato ai titolari di
> copyright, ma in prospettiva al nuovo new industrial State che usa i dati
> raccolti con la sorveglianza per massimizzare i propri profitti e
> assolutizzare il proprio controllo politico.*
>
> * Mi pare evidente che si debba usare anche, soprattutto,
> l’antitrust per contrastare lo strapotere dei soggetti i cui business model
> sono basati sulla massimizzazione della raccolta dei dati. Ma quali gambe
> può avere questa azione? *
>
> * Che ne dite? m*
>
> *[1] Shoshana Zuboff, Big other: surveillance capitalism and the prospects
> of information civilisation, in Journal of information technology, 2015,
> 30, 75 ff. also available at *
> *https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2594754*
> <https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2594754>
>
> *[2] v. ad es. *Brett Frischmann-Evan Selinger, *Re-engineering Humanity*,
> Cambridge University Press, Cambridge, 2018
>
>
>
> *Da:* nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] *Per conto di *Giacomo
> Tesio
> *Inviato:* domenica 16 settembre 2018 00:59
> *A:* GC F
> *Cc:* NEXA_lista
> *Oggetto:* Re: [nexa] direttiva copyright
>
>
>
> Il giorno 15 settembre 2018 23:40, GC F <gcfrosio(a)gmail.com> ha scritto:
>
> Mi pare che si faccia confusione. La direttiva ora approvata si occupa di
> diritto d'autore non di regolamentazione di Internet tout court. Sono
> questioni tecniche, le cui giustificazioni politiche vanno trovate
> nell'analisi economica della proprietà intellettuale e nella teoria degli
> incentivi. Saranno semmai norme del diritto della concorrenza a dovere
> meglio gestire le inefficienze che che rilevano nel tuo commento.
>
>
>
> Credo di aver quanto meno colto il tema della direttiva. :-)
>
> Tuttavia, questa norma, come il GDPR prima, e' destinata inevitabilmente a
> "regolamentare Internet".
>
> Se entrerà in vigore, le ricadute non saranno limitate ai contenuti,
> perché regolando i contenuti modifichi necessariamente il mercato che
> attraverso tali contenuti veicola pubblicità e accumula dati personali.
>
> In altri termini, il Web e' un sistema dinamico molto complesso: se ti
> concentri su una singola dimensione perdi istantaneamente qualunque
> capacita predittiva sugli effetti di una perturbazione.
>
> Accetto volentieri suggerimenti di lettura sulla teoria degli incentivi,
> ma inizio a pensare che parlare di proprietà per un qualunque artefatto
> immateriale sia inappropriato.
>
> Forse dovremmo invece ragionare in termini di responsabilità su tali
> artefatti (immaginiamo un software, una poesia o un invenzione) e garantire
> una retribuzione per tale responsabilità.
>
>
>
>
>
> Non possiamo discutere di incentivi circa l'allocazione di una privativa
> sull'attività di copia digitale, che permette usi trasformativi di opera
> protetta insieme a Google Analytica,Trump e Brexit.
>
>
>
> Mi hai frainteso. Non intendevo fare una marmellata tutti-i-frutti! :-)
>
> Obbiettavo ad una tua precisa affermazione: "abbiamo l'Internet, la
> distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di
> applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte
> legislative pregresse."
>
> SE Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e le
> milioni di applicazioni sono in qualche modo rilevanti per la questione,
> ALLORA lo sono anche Trump, la Brexit e Cambridge Analytica. E lo sono i
> problemi di sicurezza di quella infrastruttura capillare. Ed i business
> model antisociali di quelle milioni di applicazioni... etc etc...
>
> Insomma, se una qualunque scelta legislativa ha influenzato tutto questo,
> allora ha influenzato TUTTO questo.
> Non solo quello che ci fa comodo vedere a sostegno della nostra tesi.
>
>
>
> Comprendo che le questioni tecniche del diritto d'autore e della proprietà
> intellettuale sfuggano a chi non si occupa della materia e quindi si pensi
> che si possa sussumere tutto il dibattito sotto categorie ampie e
> generiche, ma mi pare invece che questo porti solo a una visione
> confusa--ed errata--dei temi che si discutono.
>
>
>
> Ti ringrazio veramente per la comprensione...
>
> Mi fa sentire molto meglio. :-)
>
>
>
> Tuttavia la tua comprensione non mi aiuta a comprendere di più!
>
> Cosa esattamente pensi che mi sfugga?
>
> In quale categoria "ampia e generica" avrei tentato di "sussumere" (ma
> parli davvero cosi? :-D) il dibattito?
>
>
>
> Mi farebbe piacere formarmi, con il tuo aiuto, una visione chiara--e
> corretta--dei temi che discutiamo.
>
> E sono confidente che, come qualsiasi persona veramente competente nel
> proprio campo, mi saprai spiegare in modo semplice ed esaustivo gli aspetti
> della materia che a tuo parere mi sfuggono.
>
>
>
>
>
> Circa i problemi specifici per le start-up europee che si trovano a dover
> licenziare sistemi di filtraggio proprietari proprio dai concorrenti che
> hanno economie di scala forti e affermate, riamando a quanto ho ripetuto
> diverse volte in molteplici lavori disponibili qui:
> https://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=647912.
>
>
>
> Grazie del link: complimenti, pieno di materiale interessante.
>
>
>
> La mia obbiezione rimane.
>
> Anzitutto i sistemi di filtraggio possiamo farli anche noi in Europa. E
> chissà che non ci vengano pure meglio.
>
> E poi, chi ha detto che le startup europee devono creare piattaforme di
> distribuzione dei contenuti caricati dagli utenti?
>
> Ma davvero siamo solo capaci di copiare? Non ci POSSO e non ci VOGLIO
> credere. Startup del genere sono comunque destinate a fallire.
>
> Gli upload filter mi spaventano molto di più in termini politici.
> A quanto ho capito, rischiano di diventare il metodo più rapido per far
> rimuovere contenuti scomodi dalla rete.
>
> Giacomo
>
Sept. 17, 2018
Re: [nexa] R: direttiva copyright
by Marco Ciurcina
In data lunedì 17 settembre 2018 01:03:23 CEST, gb ha scritto:
> In sostanza, si tratterà di uno *smantellamento* di internet, che
> smetterà di essere il luogo della libera circolazione di informazioni e
> opinioni , quando non di *arte*,
Personalmente, trovo molto grave che nel dibattito sulla direttiva non si sia
nemmeno discusso della liberalizzazione del file sharing.
Il tema in passato era molto discusso nella società civile e nell'accademia
(anche Nexa si era pronunciata a favore nella consultazione sulla proposta di
direttiva).
Erano anche nati partiti politici su questo tema (che avevano anche dei
rappresentanti al Parlamento Europeo).
Eppure niente. Nisba. Nada.
Pare che, con l'eccezione degli artt. 11 e 13, la Direttiva vada bene.
IMHO assolutamente no: la direttiva, soprattutto, non va bene per quello che
non c'è.
Ho ammirazione per quanti hanno lavorato opponendosi alla liberalizzazione del
file sharing: hanno dimostrato grande capacità.
m.c.
Sept. 17, 2018
Re: [nexa] intermediati e Zipf
by Enrico Nardelli
Grazie Beppe per la segnalazione di Bennett, articolo davvero interessante.
Ho la sensazione che se invece della vendita di prodotti "chiavi in mano" (uguali per tutti) si analizza quella di servizi che richiedono personalizzazione, possa esser vero che ci sia una convenienza nella coda lunga, tanto più quanto maggiore è il livello di adattamento necessario.
Ci sono ricerche in proposito?
Ciao, Enrico
Il 16/09/2018 19:42, attardi ha scritto:
> Ripropongo la questione dell'intermediazione (Quintarelli) e degli effetti della legge di Zipf (Attardi) nel mondo digitale, che mi pare meriti una più ampia discussione.
>
> Come fa notare Richard Bennett:
>
> Chris Anderson has been proved wrong. The Internet doesn’t increase sales of the long tail, it concentrates sales of blockbusters. Similarly, the Internet doesn't eliminate middlemen, it reduces their number and makes them more powerful; we’ve known this for ten years (https://hbr.org/2008/07/should-you-invest-in-the-long-tail)
>
>
> --
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- EN
=====================================================================
Prof. Enrico Nardelli
Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
http://link-and-think.blogspot.it/
=====================================================================
--
Sept. 17, 2018
Re: [nexa] R: direttiva copyright
by gb
Da anni sono un lurker di questa lista, non ho lauree o titoli di studio
, ma ho iniziato a muovermi in rete con le BBS e dopo con il progetto
E.C.N. (Isole nella rete)... Quindi mi esprimo terra-terra e in estrema
sintesi. L'inutile esperimento di architettura istituzionale UE, ha
prodotto ennesima ca....ta legislativa, che non andrà mai a toccare
interessi-algoritmi-bolle varie di chi a discapito di utenza ignorante
regala ( meglio si fa rubare) interessi, gusti, pensieri. ideologie
politiche, privacy.
L'art 13 con l'ombrello del copyright cela un grande progetto di
censura, cose già sperimentate ad esempio con il ContentID di youtube
che censuro' video di org come Greenpeace perchè contenevano 30 secondi
di un film.
Con questo articolo sarà passibile
di *censura* qualsiasi *remix**/**cover*, o addirittura i meme che
spopolano sui social e quindi di pagine Facebookche di questa forma
di /entertainment/ hanno fatto la loro ragion d’essere = > quanto lungo
sarebbe il passo dal censurare dei /meme /al censurare *opinioni*?
Creato un software nel quale inserire degli algoritmi tesi a trovare e
cancellare materiale, non sarà impossibile procedere nel
controllare *ogni singolo post* e rimuoverlo qualora violi i loro
standard.Standard che potrebbero essere scritti dagli stessi *governi*,
impedendo tra l’altro la libertà nel dibattito politico e violando il
tanto decantato diritto alla *privacy*
In sostanza, si tratterà di uno *smantellamento* di internet, che
smetterà di essere il luogo della libera circolazione di informazioni e
opinioni , quando non di *arte*, se pensiamo ai tanti fenomeni nel mondo
di danza e musica emersi proprio dal web e diventerà il *trionfo* del
controllo e della censura.
My 2 cents
@aka_gb
Il 14/09/2018 17:07, Stefano Quintarelli ha scritto:
> e' bellissimo...
>
> mi sembra una discussione con mia moglie: sono d'accordo e in
> disaccordo con tutti (in accordo su alcune parti e in disaccordo su
> altre)
>
> e' vero che la discussione si concentra sull'11 e sul 13 e su questa
> controversia poteva mancare il mio articolo ? no! e infatti arriverà...
>
> in estrema sintesi penso che l'11 sia marginale.
> qualcuno ha fatto i conti dell'ebitda mensile di facebook o twitter
> per utente ? secondo voi fa piu' snippet views l'editore Stampa (ciao
> Anna!) o l'editore Dagospia ? (non fidiamoci delle nostre filter
> bubbles..)
>
> il 13 penso ponga un problema, ma che sia risolvibile, se emendato
> opportunamente
>
> ciao, s.
>
Sept. 16, 2018
intermediati e Zipf
by attardi
Ripropongo la questione dell'intermediazione (Quintarelli) e degli
effetti della legge di Zipf (Attardi) nel mondo digitale, che mi pare
meriti una più ampia discussione.
Come fa notare Richard Bennett:
Chris Anderson has been proved wrong. The Internet doesn’t increase
sales of the long tail, it concentrates sales of blockbusters.
Similarly, the Internet doesn't eliminate middlemen, it reduces their
number and makes them more powerful; we’ve known this for ten years
(https://hbr.org/2008/07/should-you-invest-in-the-long-tail)
--
Sept. 16, 2018
R: direttiva copyright
by Marco Ricolfi
Cari Giacomo e Giancarlo,
esprimo qui un mio punto di vista personale, non quello di Nexa. Sono contrario alla proposta di direttiva ed in particolare agli artt. 11 e 13.
Anche in questo caso, ho l’impressione che ci siano tante cose che mi sfuggono. Però: (i) sull’art. 11 mi sembra che il discorso sia chiaro. Già oggi gli autori di articoli di giornale hanno diritto di opporsi allo sfruttamento dei loro contenuti online. Dare un altro diritto connesso agli editori non ha giustificazione che mi persuada; e comunque assicura che gli editori prenderanno anche una parte della torta che sarebbe andata ai giornalisti. Non chiamo questo incentivo alla creazione.
Per quel che concerne l’art. 13: (i) sono d’accordo con Giacomo che gli sviluppi degli ultimi 15 anni non ci abbiano portato alle magnifiche sorti e progressive in rete, ma piuttosto a quel surveillance capitalism che è stato bene decritto da Zuboff [1]; quel che ci attende dietro l’angolo preoccupa ancor di più [2]; questo tanto più se si pensa che in Asia la Cina chiude il cerchio con il suo deciso progresso verso un sistema di social rating basato sulla sorveglianza (anche) in rete. Ora, in questo contesto, penserei che l’obbligo dei gestori delle piattaforme di filtrare preventivamente tutti i contenuti che vengono immessi sulla piattaforma è qui finalizzato a consentire il calcolo e l’allocazione di giusti compensi. Ma rafforza la tendenza alla sorveglianza. Ai tempi del nuovo stato industriale, 60 anni fa, si era pensato: quali sono i poteri contrapposti, countervailing powers, a questi strapoteri? Se oggi provo a porre di nuovo a porre la domanda: quali sono oggi i countervailing powers, no so come rispondere. Ho però l’impressione che l’obbligo filtraggio preventivo sia un regalo nell’immediato ai titolari di copyright, ma in prospettiva al nuovo new industrial State che usa i dati raccolti con la sorveglianza per massimizzare i propri profitti e assolutizzare il proprio controllo politico.
Mi pare evidente che si debba usare anche, soprattutto, l’antitrust per contrastare lo strapotere dei soggetti i cui business model sono basati sulla massimizzazione della raccolta dei dati. Ma quali gambe può avere questa azione?
Che ne dite? m
[1] Shoshana Zuboff, Big other: surveillance capitalism and the prospects of information civilisation, in Journal of information technology, 2015, 30, 75 ff. also available at https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2594754
[2] v. ad es. Brett Frischmann-Evan Selinger, Re-engineering Humanity, Cambridge University Press, Cambridge, 2018
Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Giacomo Tesio
Inviato: domenica 16 settembre 2018 00:59
A: GC F
Cc: NEXA_lista
Oggetto: Re: [nexa] direttiva copyright
Il giorno 15 settembre 2018 23:40, GC F <gcfrosio(a)gmail.com<mailto:gcfrosio@gmail.com>> ha scritto:
Mi pare che si faccia confusione. La direttiva ora approvata si occupa di diritto d'autore non di regolamentazione di Internet tout court. Sono questioni tecniche, le cui giustificazioni politiche vanno trovate nell'analisi economica della proprietà intellettuale e nella teoria degli incentivi. Saranno semmai norme del diritto della concorrenza a dovere meglio gestire le inefficienze che che rilevano nel tuo commento.
Credo di aver quanto meno colto il tema della direttiva. :-)
Tuttavia, questa norma, come il GDPR prima, e' destinata inevitabilmente a "regolamentare Internet".
Se entrerà in vigore, le ricadute non saranno limitate ai contenuti, perché regolando i contenuti modifichi necessariamente il mercato che attraverso tali contenuti veicola pubblicità e accumula dati personali.
In altri termini, il Web e' un sistema dinamico molto complesso: se ti concentri su una singola dimensione perdi istantaneamente qualunque capacita predittiva sugli effetti di una perturbazione.
Accetto volentieri suggerimenti di lettura sulla teoria degli incentivi, ma inizio a pensare che parlare di proprietà per un qualunque artefatto immateriale sia inappropriato.
Forse dovremmo invece ragionare in termini di responsabilità su tali artefatti (immaginiamo un software, una poesia o un invenzione) e garantire una retribuzione per tale responsabilità.
Non possiamo discutere di incentivi circa l'allocazione di una privativa sull'attività di copia digitale, che permette usi trasformativi di opera protetta insieme a Google Analytica,Trump e Brexit.
Mi hai frainteso. Non intendevo fare una marmellata tutti-i-frutti! :-)
Obbiettavo ad una tua precisa affermazione: "abbiamo l'Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative pregresse."
SE Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e le milioni di applicazioni sono in qualche modo rilevanti per la questione, ALLORA lo sono anche Trump, la Brexit e Cambridge Analytica. E lo sono i problemi di sicurezza di quella infrastruttura capillare. Ed i business model antisociali di quelle milioni di applicazioni... etc etc...
Insomma, se una qualunque scelta legislativa ha influenzato tutto questo, allora ha influenzato TUTTO questo.
Non solo quello che ci fa comodo vedere a sostegno della nostra tesi.
Comprendo che le questioni tecniche del diritto d'autore e della proprietà intellettuale sfuggano a chi non si occupa della materia e quindi si pensi che si possa sussumere tutto il dibattito sotto categorie ampie e generiche, ma mi pare invece che questo porti solo a una visione confusa--ed errata--dei temi che si discutono.
Ti ringrazio veramente per la comprensione...
Mi fa sentire molto meglio. :-)
Tuttavia la tua comprensione non mi aiuta a comprendere di più!
Cosa esattamente pensi che mi sfugga?
In quale categoria "ampia e generica" avrei tentato di "sussumere" (ma parli davvero cosi? :-D) il dibattito?
Mi farebbe piacere formarmi, con il tuo aiuto, una visione chiara--e corretta--dei temi che discutiamo.
E sono confidente che, come qualsiasi persona veramente competente nel proprio campo, mi saprai spiegare in modo semplice ed esaustivo gli aspetti della materia che a tuo parere mi sfuggono.
Circa i problemi specifici per le start-up europee che si trovano a dover licenziare sistemi di filtraggio proprietari proprio dai concorrenti che hanno economie di scala forti e affermate, riamando a quanto ho ripetuto diverse volte in molteplici lavori disponibili qui: https://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=647912.
Grazie del link: complimenti, pieno di materiale interessante.
La mia obbiezione rimane.
Anzitutto i sistemi di filtraggio possiamo farli anche noi in Europa. E chissà che non ci vengano pure meglio.
E poi, chi ha detto che le startup europee devono creare piattaforme di distribuzione dei contenuti caricati dagli utenti?
Ma davvero siamo solo capaci di copiare? Non ci POSSO e non ci VOGLIO credere. Startup del genere sono comunque destinate a fallire.
Gli upload filter mi spaventano molto di più in termini politici.
A quanto ho capito, rischiano di diventare il metodo più rapido per far rimuovere contenuti scomodi dalla rete.
Giacomo
Sept. 16, 2018
Philosophy & Technology, Volume 31, Issue 3 - Springer
by Diego Giorio
Numero dedicato alla Cyberwar, alla deterrenza nel mondo virtuale e simili. Personalmente ho appena iniziato a scaricare il contenuto gratuito e non ho iniziato a leggere, ma credo possa essere di interesse pera altri nexiani.
Buona domenica a tutti
D.
https://link.springer.com/journal/13347/31/3
Sept. 16, 2018
Sony Finally Admits It Doesn’t Own Bach and It Only Took a Bunch of Public Pressure
by Alberto Cammozzo
Se il "giudice" non sta nemmeno a Berlino, ma su Twitter...
<https://www.eff.org/takedowns/sony-finally-admits-it-doesnt-own-bach-and-it…>
Here’s the thing about different people playing the same piece of music:
sometimes, they’re going to sound similar. And when music is by a
composer who died 268 years ago, putting his music in the public domain,
a bunch of people might record it and some of them might put it online.
In this situation, a combination of copyright bots and corporate
intransigence led to a Kafkaesque attack on music.
Musician James Rhodes put a video
<https://www.facebook.com/jamesrhodespiano/videos/232063150806956/> of
himself playing Bach on Facebook. Sony Music Entertainment claimed
<https://twitter.com/JRhodesPianist/status/1036929244654460928> that 47
seconds of that performance belonged to them. Facebook muted the video
as a result.
So far, this is stupid but not /unusually/ stupid in the world of
takedowns. It’s what happened after Rhodes got Sony’s notice that earned
it a place in the Hall of Shame.
One argument in favor of this process is that there are supposed to be
checks and balances. Takedown notices are supposed to only be sent by
someone who owns the copyright in the material and actually believes
that copyright’s been infringed. And if a takedown notice is wrong, a
counter-notice can be sent by someone explaining that they own the work
or that it’s not infringement.
Counter-notices have a lot of problems, not the least of which is that
the requirements are onerous for small-time creators, requiring a fair
bit of personal information. There’s always the fear that, even for
someone who knows they own the work, that the other side will sue them
anyway, which they cannot afford.
Rhodes did dispute the claim, explaining that “this is my own
performance of Bach. Who died 300 years ago. I own all the rights.” Sony
rejected this reasoning
<https://twitter.com/JRhodesPianist/status/1039172935112638466>.
While we don’t know for sure what Sony’s process is, we can guess that a
copyright bot, or a human acting just as mechanically, was at the center
of this mess. A human doing actual analysis would have looked at a video
of a man playing a piece of music older than American copyright law and
determined that it was not something they owned. It almost feels like an
automatic response also rejected Rhodes’ appeal, because we certainly
hope a thoughtful person would have received his notice and accepted it.
Rhodes took his story to Twitter, where it picked up some steam, and
emailed the heads of Sony Classical and Sony’s public relations,
eventually getting his audio restored. He tweeted
<https://twitter.com/JRhodesPianist/status/1039197601093103616> “What
about the thousands of other musicians without that reach…?” He raises a
good point.
None of the supposed checks worked. Public pressure and the persistence
of Rhodes was the only reason this complaint went away, despite how the
rules are supposed to protect fair use and the public domain.
How many
<https://www.eff.org/deeplinks/2017/06/copyright-law-shouldnt-pick-winners>
more
<https://www.eff.org/takedowns/ten-hours-static-gets-five-copyright-notices>
ways
<https://www.eff.org/takedowns/topple-track-attacks-eff-and-others-outrageou…>
do we need to say that copyright bots and filters don’t work? That
mandating them, as the European Union is poised to do
<https://www.eff.org/deeplinks/2018/09/how-eus-copyright-filters-will-make-i…>,
is dangerous and shortsighted? We hear about these misfires roughly the
same way they get resolved: because they generate enough noise. How many
more lead to a creator’s work being taken down with no recourse?
Sept. 16, 2018