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Re: [nexa] direttiva copyright
by Giacomo Tesio
Il giorno 15 settembre 2018 23:40, GC F <gcfrosio(a)gmail.com> ha scritto:
> Mi pare che si faccia confusione. La direttiva ora approvata si occupa di
> diritto d'autore non di regolamentazione di Internet tout court. Sono
> questioni tecniche, le cui giustificazioni politiche vanno trovate
> nell'analisi economica della proprietà intellettuale e nella teoria degli
> incentivi. Saranno semmai norme del diritto della concorrenza a dovere
> meglio gestire le inefficienze che che rilevano nel tuo commento.
>
Credo di aver quanto meno colto il tema della direttiva. :-)
Tuttavia, questa norma, come il GDPR prima, e' destinata inevitabilmente a
"regolamentare Internet".
Se entrerà in vigore, le ricadute non saranno limitate ai contenuti, perché
regolando i contenuti modifichi necessariamente il mercato che attraverso
tali contenuti veicola pubblicità e accumula dati personali.
In altri termini, il Web e' un sistema dinamico molto complesso: se ti
concentri su una singola dimensione perdi istantaneamente qualunque
capacita predittiva sugli effetti di una perturbazione.
Accetto volentieri suggerimenti di lettura sulla teoria degli incentivi, ma
inizio a pensare che parlare di proprietà per un qualunque artefatto
immateriale sia inappropriato.
Forse dovremmo invece ragionare in termini di responsabilità su tali
artefatti (immaginiamo un software, una poesia o un invenzione) e garantire
una retribuzione per tale responsabilità.
>
> Non possiamo discutere di incentivi circa l'allocazione di una privativa
> sull'attività di copia digitale, che permette usi trasformativi di opera
> protetta insieme a Google Analytica,Trump e Brexit.
>
Mi hai frainteso. Non intendevo fare una marmellata tutti-i-frutti! :-)
Obbiettavo ad una tua precisa affermazione: "abbiamo l'Internet, la
distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di
applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte
legislative pregresse."
SE Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e le
milioni di applicazioni sono in qualche modo rilevanti per la questione,
ALLORA lo sono anche Trump, la Brexit e Cambridge Analytica. E lo sono i
problemi di sicurezza di quella infrastruttura capillare. Ed i business
model antisociali di quelle milioni di applicazioni... etc etc...
Insomma, se una qualunque scelta legislativa ha influenzato tutto questo,
allora ha influenzato TUTTO questo.
Non solo quello che ci fa comodo vedere a sostegno della nostra tesi.
> Comprendo che le questioni tecniche del diritto d'autore e della proprietà
> intellettuale sfuggano a chi non si occupa della materia e quindi si pensi
> che si possa sussumere tutto il dibattito sotto categorie ampie e
> generiche, ma mi pare invece che questo porti solo a una visione
> confusa--ed errata--dei temi che si discutono.
>
Ti ringrazio veramente per la comprensione...
Mi fa sentire molto meglio. :-)
Tuttavia la tua comprensione non mi aiuta a comprendere di più!
Cosa esattamente pensi che mi sfugga?
In quale categoria "ampia e generica" avrei tentato di "sussumere" (ma
parli davvero cosi? :-D) il dibattito?
Mi farebbe piacere formarmi, con il tuo aiuto, una visione chiara--e
corretta--dei temi che discutiamo.
E sono confidente che, come qualsiasi persona veramente competente nel
proprio campo, mi saprai spiegare in modo semplice ed esaustivo gli aspetti
della materia che a tuo parere mi sfuggono.
>
> Circa i problemi specifici per le start-up europee che si trovano a dover
> licenziare sistemi di filtraggio proprietari proprio dai concorrenti che
> hanno economie di scala forti e affermate, riamando a quanto ho ripetuto
> diverse volte in molteplici lavori disponibili qui:
> https://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=647912.
>
Grazie del link: complimenti, pieno di materiale interessante.
La mia obbiezione rimane.
Anzitutto i sistemi di filtraggio possiamo farli anche noi in Europa. E
chissà che non ci vengano pure meglio.
E poi, chi ha detto che le startup europee devono creare piattaforme di
distribuzione dei contenuti caricati dagli utenti?
Ma davvero siamo solo capaci di copiare? Non ci POSSO e non ci VOGLIO
credere. Startup del genere sono comunque destinate a fallire.
Gli upload filter mi spaventano molto di più in termini politici.
A quanto ho capito, rischiano di diventare il metodo più rapido per far
rimuovere contenuti scomodi dalla rete.
Giacomo
Sept. 15, 2018
Re: [nexa] direttiva copyright
by GC F
Mi pare che si faccia confusione. La direttiva ora approvata si occupa di
diritto d'autore non di regolamentazione di Internet tout court. Sono
questioni tecniche, le cui giustificazioni politiche vanno trovate
nell'analisi economica della proprietà intellettuale e nella teoria degli
incentivi. Saranno semmai norme del diritto della concorrenza a dovere
meglio gestire le inefficienze che che rilevano nel tuo commento.
Non possiamo discutere di incentivi circa l'allocazione di una privativa
sull'attività di copia digitale, che permette usi trasformativi di opera
protetta insieme a Google Analytica,Trump e Brexit. Comprendo che le
questioni tecniche del diritto d'autore e della proprietà intellettuale
sfuggano a chi non si occupa della materia e quindi si pensi che si possa
sussumere tutto il dibattito sotto categorie ampie e generiche, ma mi pare
invece che questo porti solo a una visione confusa--ed errata--dei temi che
si discutono.
Circa i problemi specifici per le start-up europee che si trovano a dover
licenziare sistemi di filtraggio proprietari proprio dai concorrenti che
hanno economie di scala forti e affermate, riamando a quanto ho ripetuto
diverse volte in molteplici lavori disponibili qui:
https://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=647912.
Giancarlo
On Sat, Sep 15, 2018 at 5:58 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> Grazie per l'approfondita analisi e i tanti riferimenti per approfondire:
> leggerò tutto il prima possibile.
>
> Per il momento ti propongo solo una obbiezione (lasciandone un altra più
> complessa per il thread aperto da Raffaele sui brevetti):
>
>
> Il Sab 15 Set 2018 16:01 GC F <gcfrosio(a)gmail.com> ha scritto:
>
>>
>> Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la
>> distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di
>> applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte
>> legislative pregresse.
>>
>
> Non sono dati così inoppugnabili. Direi anzi che soffrono di un forte bias
> di selezione.
>
> L'infrastruttura di cui parli soffre di enormi problemi:
>
> - architetturali (che la rendono fragile e persino pericolosa)
> - geopolitici
> - economici (mai come con il cloud computing siamo di fronte ad un enorme
> accentramento di ricchezza e potere)
> - culturali (moltissimi, ma il più evidente è l'assoluta egemonia del
> modello americano, in cui guarda caso gli americani sono più bravi a
> destreggiarsi degli altri)
>
> Decantare le lodi di Internet (di solito intendendo per Internet il solo
> Web) impedisce di affrontarne gli enormi problemi. Persino quelli tecnici!
>
> Il Web di cui parli ci ha donato Cambridge Analytica, la Brexit e Trump. È
> diventato un megafono di propagande opposte invece che strumento di dialogo
> e confronto (basta guardare che triste figura fanno molti intellettuali
> italiani su twitter, sfottendo un pessimo governo per le sue scarse
> qualifiche accademiche invece che proponendo alternative credibili ai
> cittadino che lo hanno votato).
>
> Il Web è ricco di luci ed ombre, e mi rendo conto che molte ombre non sono
> percepibili chiaramente da chi non ne ha una profonda comprensione tecnica.
>
> Ci sono sparuti fari di luce (sia tecnica che culturale), ma per il
> momento il lato oscuro ha nettamente la meglio, favorito dall'ottimismo
> fondamentalista di chi spera di farci soldi.
>
>
>> Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby.
>>
>
> Questo direi che è evidente.
>
> Curiosamente però nessuno sembra aver chiesto il contributo del software
> libero, che pure si fonda sul diritto d'autore, ma forse potrebbe suggerire
> una prospettiva "alternativa".
>
>
> Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up europee.
>>
>
> Non lo so.
>
> Per gli utenti la questione è complessa.
> Hanno perso certamente qualcosa... ma sul lungo periodo potrebbero anche
> guadagnare qualcosa (e non sto pensando a contenuti migliori o stampa più
> autonoma...): i contenuti che gli utenti percepiscono come gratiuiti
> vengono invece pagato profumatamente attraverso profili dettagliato degli
> stessi!
>
> Ma per le startup europee, secondo me stai assumendo che l'unico modello
> possibile di sviluppo economico nell'IT sia quello della Silicon Valley.
>
> Io credo che startup che copino la Silicon Valley siano destinate ad
> essere battute dalla Silicon Valley.
>
> Ma possibile che dobbiamo sempre copiare?
>
>
> Ricordiamoci che nel '64 abbiamo costruito in Italia il primo desktop
> computer programmabile del pianeta.
>
> Nel 64 a copiare erano gli americani... :-)
>
>
>
> Giacomo
>
>
>
>>
Sept. 15, 2018
Re: [nexa] direttiva copyright
by armeo@mail.nexacenter.org
Ecco un esempio che rafforza la tesi di Giacomo.
Una qualunque mia conferenza, per il fatto di parlare di scienza e
tecnologia, contiene necessariamente molte violazioni di copyright e
brevetti. Poi finisce su Youtube per iniziativa di qualche amico che non
sa che io non sono contento della sua gentilezza. A questo punto diventa
proprietà di Youtube. Se un mio collega scarica un pezzo della mia
conferenza per incollarlo in una sua lezione viola il conntratto
standard di Youtube.
Per questo il mio sogno è un Tubeforall, magari di proprietà e gestione
del MIUR, contenente solo "free learning objects". Nell'attesa che un
ministro ascolti il mio suggerimento di inviare a tutte le scuole o
università l'invito a non mettere nulla su Youtube, invito tutti gli
amici e colleghi a portare il loro contributo al nostro archivio di
materiale didattico free (libri, documenti, videolezioni, conferenze,
ecc.) che trovate sul sito "fare.polito.it".
Raf
Il 15/09/2018 21:14, Giacomo Tesio ha scritto:
> Inevitabile: era anzitutto uno scontro fra gruppi diversi di ricchi e
> potenti.
>
> Da un lato gruppi editoriali enormi, dal altro piattaforme come Google
> e Facebook.
>
> In assenza di una visione Politica chiara, tutto si riduce ad uno
> scontro fra interessi.
>
>
>
> Giacomo
>
> Il Sab 15 Set 2018 20:02 armeo(a)mail.nexacenter.org
> <mailto:armeo@mail.nexacenter.org> <meo(a)polito.it
> <mailto:meo@polito.it>> ha scritto:
>
> .....ma nello scontro, come sempre, hanno vinto i più ricchi e
> potenti, che diventeranno più ricchi e potenti...
>
>
> Il 15/09/2018 17:58, Giacomo Tesio ha scritto:
>> Grazie per l'approfondita analisi e i tanti riferimenti per
>> approfondire: leggerò tutto il prima possibile.
>>
>> Per il momento ti propongo solo una obbiezione (lasciandone un
>> altra più complessa per il thread aperto da Raffaele sui brevetti):
>>
>>
>> Il Sab 15 Set 2018 16:01 GC F <gcfrosio(a)gmail.com
>> <mailto:gcfrosio@gmail.com>> ha scritto:
>>
>>
>> Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la
>> distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni
>> di applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà
>> di quelle scelte legislative pregresse.
>>
>>
>> Non sono dati così inoppugnabili. Direi anzi che soffrono di un
>> forte bias di selezione.
>>
>> L'infrastruttura di cui parli soffre di enormi problemi:
>>
>> - architetturali (che la rendono fragile e persino pericolosa)
>> - geopolitici
>> - economici (mai come con il cloud computing siamo di fronte ad
>> un enorme accentramento di ricchezza e potere)
>> - culturali (moltissimi, ma il più evidente è l'assoluta
>> egemonia del modello americano, in cui guarda caso gli americani
>> sono più bravi a destreggiarsi degli altri)
>>
>> Decantare le lodi di Internet (di solito intendendo per Internet
>> il solo Web) impedisce di affrontarne gli enormi problemi.
>> Persino quelli tecnici!
>>
>> Il Web di cui parli ci ha donato Cambridge Analytica, la Brexit e
>> Trump. È diventato un megafono di propagande opposte invece che
>> strumento di dialogo e confronto (basta guardare che triste
>> figura fanno molti intellettuali italiani su twitter, sfottendo
>> un pessimo governo per le sue scarse qualifiche accademiche
>> invece che proponendo alternative credibili ai cittadino che lo
>> hanno votato).
>>
>> Il Web è ricco di luci ed ombre, e mi rendo conto che molte ombre
>> non sono percepibili chiaramente da chi non ne ha una profonda
>> comprensione tecnica.
>>
>> Ci sono sparuti fari di luce (sia tecnica che culturale), ma per
>> il momento il lato oscuro ha nettamente la meglio, favorito
>> dall'ottimismo fondamentalista di chi spera di farci soldi.
>>
>>
>> Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra
>> lobby.
>>
>>
>> Questo direi che è evidente.
>>
>> Curiosamente però nessuno sembra aver chiesto il contributo del
>> software libero, che pure si fonda sul diritto d'autore, ma forse
>> potrebbe suggerire una prospettiva "alternativa".
>>
>>
>> Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le
>> start up europee.
>>
>>
>> Non lo so.
>>
>> Per gli utenti la questione è complessa.
>> Hanno perso certamente qualcosa... ma sul lungo periodo
>> potrebbero anche guadagnare qualcosa (e non sto pensando a
>> contenuti migliori o stampa più autonoma...): i contenuti che gli
>> utenti percepiscono come gratiuiti vengono invece pagato
>> profumatamente attraverso profili dettagliato degli stessi!
>>
>> Ma per le startup europee, secondo me stai assumendo che l'unico
>> modello possibile di sviluppo economico nell'IT sia quello della
>> Silicon Valley.
>>
>> Io credo che startup che copino la Silicon Valley siano destinate
>> ad essere battute dalla Silicon Valley.
>>
>> Ma possibile che dobbiamo sempre copiare?
>>
>>
>> Ricordiamoci che nel '64 abbiamo costruito in Italia il primo
>> desktop computer programmabile del pianeta.
>>
>> Nel 64 a copiare erano gli americani... :-)
>>
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
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> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Sept. 15, 2018
Re: [nexa] direttiva copyright
by Giacomo Tesio
Inevitabile: era anzitutto uno scontro fra gruppi diversi di ricchi e
potenti.
Da un lato gruppi editoriali enormi, dal altro piattaforme come Google e
Facebook.
In assenza di una visione Politica chiara, tutto si riduce ad uno scontro
fra interessi.
Giacomo
Il Sab 15 Set 2018 20:02 armeo(a)mail.nexacenter.org <meo(a)polito.it> ha
scritto:
> .....ma nello scontro, come sempre, hanno vinto i più ricchi e potenti,
> che diventeranno più ricchi e potenti...
>
> Il 15/09/2018 17:58, Giacomo Tesio ha scritto:
>
> Grazie per l'approfondita analisi e i tanti riferimenti per approfondire:
> leggerò tutto il prima possibile.
>
> Per il momento ti propongo solo una obbiezione (lasciandone un altra più
> complessa per il thread aperto da Raffaele sui brevetti):
>
>
> Il Sab 15 Set 2018 16:01 GC F <gcfrosio(a)gmail.com> ha scritto:
>
>>
>> Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la
>> distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di
>> applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte
>> legislative pregresse.
>>
>
> Non sono dati così inoppugnabili. Direi anzi che soffrono di un forte bias
> di selezione.
>
> L'infrastruttura di cui parli soffre di enormi problemi:
>
> - architetturali (che la rendono fragile e persino pericolosa)
> - geopolitici
> - economici (mai come con il cloud computing siamo di fronte ad un enorme
> accentramento di ricchezza e potere)
> - culturali (moltissimi, ma il più evidente è l'assoluta egemonia del
> modello americano, in cui guarda caso gli americani sono più bravi a
> destreggiarsi degli altri)
>
> Decantare le lodi di Internet (di solito intendendo per Internet il solo
> Web) impedisce di affrontarne gli enormi problemi. Persino quelli tecnici!
>
> Il Web di cui parli ci ha donato Cambridge Analytica, la Brexit e Trump. È
> diventato un megafono di propagande opposte invece che strumento di dialogo
> e confronto (basta guardare che triste figura fanno molti intellettuali
> italiani su twitter, sfottendo un pessimo governo per le sue scarse
> qualifiche accademiche invece che proponendo alternative credibili ai
> cittadino che lo hanno votato).
>
> Il Web è ricco di luci ed ombre, e mi rendo conto che molte ombre non sono
> percepibili chiaramente da chi non ne ha una profonda comprensione tecnica.
>
> Ci sono sparuti fari di luce (sia tecnica che culturale), ma per il
> momento il lato oscuro ha nettamente la meglio, favorito dall'ottimismo
> fondamentalista di chi spera di farci soldi.
>
>
>> Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby.
>>
>
> Questo direi che è evidente.
>
> Curiosamente però nessuno sembra aver chiesto il contributo del software
> libero, che pure si fonda sul diritto d'autore, ma forse potrebbe suggerire
> una prospettiva "alternativa".
>
>
> Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up europee.
>>
>
> Non lo so.
>
> Per gli utenti la questione è complessa.
> Hanno perso certamente qualcosa... ma sul lungo periodo potrebbero anche
> guadagnare qualcosa (e non sto pensando a contenuti migliori o stampa più
> autonoma...): i contenuti che gli utenti percepiscono come gratiuiti
> vengono invece pagato profumatamente attraverso profili dettagliato degli
> stessi!
>
> Ma per le startup europee, secondo me stai assumendo che l'unico modello
> possibile di sviluppo economico nell'IT sia quello della Silicon Valley.
>
> Io credo che startup che copino la Silicon Valley siano destinate ad
> essere battute dalla Silicon Valley.
>
> Ma possibile che dobbiamo sempre copiare?
>
>
> Ricordiamoci che nel '64 abbiamo costruito in Italia il primo desktop
> computer programmabile del pianeta.
>
> Nel 64 a copiare erano gli americani... :-)
>
>
>
> Giacomo
>
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Sept. 15, 2018
Re: [nexa] direttiva copyright
by armeo@mail.nexacenter.org
.....ma nello scontro, come sempre, hanno vinto i più ricchi e potenti,
che diventeranno più ricchi e potenti...
Il 15/09/2018 17:58, Giacomo Tesio ha scritto:
> Grazie per l'approfondita analisi e i tanti riferimenti per
> approfondire: leggerò tutto il prima possibile.
>
> Per il momento ti propongo solo una obbiezione (lasciandone un altra
> più complessa per il thread aperto da Raffaele sui brevetti):
>
>
> Il Sab 15 Set 2018 16:01 GC F <gcfrosio(a)gmail.com
> <mailto:gcfrosio@gmail.com>> ha scritto:
>
>
> Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la
> distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di
> applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle
> scelte legislative pregresse.
>
>
> Non sono dati così inoppugnabili. Direi anzi che soffrono di un forte
> bias di selezione.
>
> L'infrastruttura di cui parli soffre di enormi problemi:
>
> - architetturali (che la rendono fragile e persino pericolosa)
> - geopolitici
> - economici (mai come con il cloud computing siamo di fronte ad un
> enorme accentramento di ricchezza e potere)
> - culturali (moltissimi, ma il più evidente è l'assoluta egemonia del
> modello americano, in cui guarda caso gli americani sono più bravi a
> destreggiarsi degli altri)
>
> Decantare le lodi di Internet (di solito intendendo per Internet il
> solo Web) impedisce di affrontarne gli enormi problemi. Persino quelli
> tecnici!
>
> Il Web di cui parli ci ha donato Cambridge Analytica, la Brexit e
> Trump. È diventato un megafono di propagande opposte invece che
> strumento di dialogo e confronto (basta guardare che triste figura
> fanno molti intellettuali italiani su twitter, sfottendo un pessimo
> governo per le sue scarse qualifiche accademiche invece che proponendo
> alternative credibili ai cittadino che lo hanno votato).
>
> Il Web è ricco di luci ed ombre, e mi rendo conto che molte ombre non
> sono percepibili chiaramente da chi non ne ha una profonda
> comprensione tecnica.
>
> Ci sono sparuti fari di luce (sia tecnica che culturale), ma per il
> momento il lato oscuro ha nettamente la meglio, favorito
> dall'ottimismo fondamentalista di chi spera di farci soldi.
>
>
> Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby.
>
>
> Questo direi che è evidente.
>
> Curiosamente però nessuno sembra aver chiesto il contributo del
> software libero, che pure si fonda sul diritto d'autore, ma forse
> potrebbe suggerire una prospettiva "alternativa".
>
>
> Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up
> europee.
>
>
> Non lo so.
>
> Per gli utenti la questione è complessa.
> Hanno perso certamente qualcosa... ma sul lungo periodo potrebbero
> anche guadagnare qualcosa (e non sto pensando a contenuti migliori o
> stampa più autonoma...): i contenuti che gli utenti percepiscono come
> gratiuiti vengono invece pagato profumatamente attraverso profili
> dettagliato degli stessi!
>
> Ma per le startup europee, secondo me stai assumendo che l'unico
> modello possibile di sviluppo economico nell'IT sia quello della
> Silicon Valley.
>
> Io credo che startup che copino la Silicon Valley siano destinate ad
> essere battute dalla Silicon Valley.
>
> Ma possibile che dobbiamo sempre copiare?
>
>
> Ricordiamoci che nel '64 abbiamo costruito in Italia il primo desktop
> computer programmabile del pianeta.
>
> Nel 64 a copiare erano gli americani... :-)
>
>
>
> Giacomo
>
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Sept. 15, 2018
Re: [nexa] direttiva copyright
by Giacomo Tesio
Grazie per l'approfondita analisi e i tanti riferimenti per approfondire:
leggerò tutto il prima possibile.
Per il momento ti propongo solo una obbiezione (lasciandone un altra più
complessa per il thread aperto da Raffaele sui brevetti):
Il Sab 15 Set 2018 16:01 GC F <gcfrosio(a)gmail.com> ha scritto:
>
> Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la distribuzione
> digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati
> empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative
> pregresse.
>
Non sono dati così inoppugnabili. Direi anzi che soffrono di un forte bias
di selezione.
L'infrastruttura di cui parli soffre di enormi problemi:
- architetturali (che la rendono fragile e persino pericolosa)
- geopolitici
- economici (mai come con il cloud computing siamo di fronte ad un enorme
accentramento di ricchezza e potere)
- culturali (moltissimi, ma il più evidente è l'assoluta egemonia del
modello americano, in cui guarda caso gli americani sono più bravi a
destreggiarsi degli altri)
Decantare le lodi di Internet (di solito intendendo per Internet il solo
Web) impedisce di affrontarne gli enormi problemi. Persino quelli tecnici!
Il Web di cui parli ci ha donato Cambridge Analytica, la Brexit e Trump. È
diventato un megafono di propagande opposte invece che strumento di dialogo
e confronto (basta guardare che triste figura fanno molti intellettuali
italiani su twitter, sfottendo un pessimo governo per le sue scarse
qualifiche accademiche invece che proponendo alternative credibili ai
cittadino che lo hanno votato).
Il Web è ricco di luci ed ombre, e mi rendo conto che molte ombre non sono
percepibili chiaramente da chi non ne ha una profonda comprensione tecnica.
Ci sono sparuti fari di luce (sia tecnica che culturale), ma per il momento
il lato oscuro ha nettamente la meglio, favorito dall'ottimismo
fondamentalista di chi spera di farci soldi.
> Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby.
>
Questo direi che è evidente.
Curiosamente però nessuno sembra aver chiesto il contributo del software
libero, che pure si fonda sul diritto d'autore, ma forse potrebbe suggerire
una prospettiva "alternativa".
Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up europee.
>
Non lo so.
Per gli utenti la questione è complessa.
Hanno perso certamente qualcosa... ma sul lungo periodo potrebbero anche
guadagnare qualcosa (e non sto pensando a contenuti migliori o stampa più
autonoma...): i contenuti che gli utenti percepiscono come gratiuiti
vengono invece pagato profumatamente attraverso profili dettagliato degli
stessi!
Ma per le startup europee, secondo me stai assumendo che l'unico modello
possibile di sviluppo economico nell'IT sia quello della Silicon Valley.
Io credo che startup che copino la Silicon Valley siano destinate ad essere
battute dalla Silicon Valley.
Ma possibile che dobbiamo sempre copiare?
Ricordiamoci che nel '64 abbiamo costruito in Italia il primo desktop
computer programmabile del pianeta.
Nel 64 a copiare erano gli americani... :-)
Giacomo
>
Sept. 15, 2018
R: direttiva copyright
by Marco Ricolfi
Grazie Giancarlo,
già ieri avevo inviato i link alle posizioni di Nexa, che coincidono con quelle da te espresse.
Buona serata m.r.
Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di GC F
Inviato: sabato 15 settembre 2018 16:02
A: NEXA_lista
Oggetto: Re: [nexa] direttiva copyright
Non sono d'accordo. Mi pare l'articolo non faccia "buona informazione". La direttiva introduce obblighi di filtraggio liberticidi; diritti connessi alle publicazioni online inutili e dannosi; un'eccezione per TDM troppo limitata.
Spero poi che gli estensori dell'articolo divulgato abbiano ben ponderato gli effetti edogeni dell'Art. 13b, una novità estiva che ha ripercussioni drammatiche sugli assetti della regolamentazione dei contenuti in Internet. L'introduzione di obblighi di licenza per riferimenti automatizzati a immagini messe a disposizione in rete, come anche gli obblighi imposti dagli Art. 11 e 13, cristallizzano un approcio teoretico puramente giusnaturalistico al diritto d'autore, invece che progressivo basato su teorie del welfare e culturali ("welfare theory" e "cultural theory"). Pensavamo che fosse buona cosa, sopratutto per lo sviluppo tecnologico, che la copia digitale intermedia, in particolar modo nei casi in cui ha un effetto potenzialmente positivo (e certo non negativo) sul mercato del titolare dei diritti, non fosse oggetto del monopolio degli aventi diritto. Immagino che ricordiate Lessig che ci diceva "[f]or while it may be obvious that in the world before the Internet, copies were the obvious trigger for copyright law, upon reflection, it should be obvious that in the world with the Internet, copies should not be the trigger for copyright law. More precisely, they should not always be the trigger for copyright law." Poi casi come Perfect 10, Google Books avrebbero dovuto chiarire che un database relazionale è un servizio nuovo e utile il cui sviluppo è da incentivare, invece che da sottoporre al potere di leva monopolistica dei titolari dei diritti d'autore.
Oggi invece la riforma pare essere guidata dall'intuizione che ogni uso, qualunque esso sia, debba essere licenziato. Esattamente il principio rigettato nel 1996, agli albori della regolamentazione dei contenuti in Internet, quando Pamela Samuelson e altri giravano gli Stati Uniti spiegando ai membri del Congresso, che si accingevano a votare il DMCA, che si sarebbe drammaticamente ridotto lo sviluppo tecnologico se si fossero state adottate le conclusioni in Bruce Lehman, Intellectual Property and the National Information Infrastructure: The Report of the Working Group on Intellectual Property Rights 114–124 (1995) (noting “the best policy is to hold the service provider liable . . . . Service providers reap rewards for infringing activity. It is difficult to argue that they should not bear the responsibilities.”)
Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative pregresse. Oggi, invece, l'Europa legifera sulla base di un "value gap" fabbricato dall'industria analogica, dinosauri prossimi all'estinzione.
Ieri ero a cena con Jerome Reichman. Raccontandogli di alcune delle norme della riforma, ha sbottato: ma siete tornati alle posizioni del 1996!!
Forse però è ormai una tendenza generalizzata ascoltare poco o nulla chi le questioni le approfondisce da decenni. Tanto per intenderci questi sono alcuni dei centri di ricerca europei che si occupano di IP e nuove tecnologie che si sono spesi contro la riforma (proponendo soluzioni rimaste inascoltate per migliorarla!):
CEIPI (Strasbourg)
CIPIL (Cambridge)
CIPPM (Bournemouth)
Copenhagen University
CREATe (UK)
EUI (Florence)
Hanken (Helsinki)
Humboldt (Berlin)
IViR (Amsterdam)
Max Plank (Munich)
Nexa (Turin)
OIPRC (Oxford)
Tilburg University
Trento University
UOC (Barcellona)
Qui <https://www.create.ac.uk/wp-content/uploads/2018/04/OpenLetter_EU_Copyright…> trovate tutti i signatari. Qui poi una lista completa di risorse e autori che commentano criticamente la riforma:
https://www.create.ac.uk/policy-responses/eu-copyright-reform/
Mi pare che una parte preponderante, e internazionalmente eccellente, dell'accademia europea sia stata ben chiara circa i limiti straordinari di questa riforma.
Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby. Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up europee. Mentre, i conglomerati high tech statunitensi continuano a non pagare le tasse, perchè forse molti non si sono accorti che non era quello l'oggetto della riforma del diritto d'autore.
Giancarlo
On Fri, Sep 14, 2018 at 10:04 AM Carlo Melzi d'Eril <carlo.melzi(a)accms.it<mailto:carlo.melzi@accms.it>> wrote:
Carissimi,
mi permetto di segnalare un breve intervento uscito ieri sul Sole 24 Ore.
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-09-13/la-buona-informazione-che-g…
Buona giornata a tutti
avv. Carlo Melzi d'Eril
ACCMS STUDIO LEGALE
via Podgora 13
20122 Milano
t. +39 02 54107715
f. +39 02 54114827
carlo.melzi(a)accms.it<mailto:carlo.melzi@accms.it>
carlo.melzideril(a)cert.ordineavvocatimilano.it<mailto:carlo.melzideril@cert.ordineavvocatimilano.it>
……………………………………………………………………………………………………………………
Nota di riservatezza : Il presente messaggio e gli eventuali allegati contengono informazioni strettamente riservate.
Esso è riservato esclusivamente al destinatario sopra indicato, il quale è l'unico autorizzato ad usarlo, copiarlo e,
sotto la propria responsabilità, diffonderlo. Si segnala, a chiunque ricevesse questo messaggio per errore o comunque
ne avesse conoscenza senza averne titolo, che trattenerlo o divulgarlo a persone diverse dal destinatario è proibito. Grazie.
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Sept. 15, 2018
Re: [nexa] direttiva copyright
by GC F
Non sono d'accordo. Mi pare l'articolo non faccia "buona informazione". La
direttiva introduce obblighi di filtraggio liberticidi; diritti connessi
alle publicazioni online inutili e dannosi; un'eccezione per TDM troppo
limitata.
Spero poi che gli estensori dell'articolo divulgato abbiano ben ponderato
gli effetti edogeni dell'Art. 13b, una novità estiva che ha ripercussioni
drammatiche sugli assetti della regolamentazione dei contenuti in Internet.
L'introduzione di obblighi di licenza per riferimenti automatizzati a
immagini messe a disposizione in rete, come anche gli obblighi imposti
dagli Art. 11 e 13, cristallizzano un approcio teoretico puramente
giusnaturalistico al diritto d'autore, invece che progressivo basato su
teorie del welfare e culturali ("welfare theory" e "cultural theory").
Pensavamo che fosse buona cosa, sopratutto per lo sviluppo tecnologico, che
la copia digitale intermedia, in particolar modo nei casi in cui ha un
effetto potenzialmente positivo (e certo non negativo) sul mercato del
titolare dei diritti, non fosse oggetto del monopolio degli aventi diritto.
Immagino che ricordiate Lessig che ci diceva "[f]or while it may be obvious
that in the world before the Internet, copies were the obvious trigger for
copyright law, upon reflection, it should be obvious that in the world with
the Internet, copies should not be the trigger for copyright law. More
precisely, they should not always be the trigger for copyright law." Poi
casi come Perfect 10, Google Books avrebbero dovuto chiarire che un
database relazionale è un servizio nuovo e utile il cui sviluppo è da
incentivare, invece che da sottoporre al potere di leva monopolistica dei
titolari dei diritti d'autore.
Oggi invece la riforma pare essere guidata dall'intuizione che ogni uso,
qualunque esso sia, debba essere licenziato. Esattamente il principio
rigettato nel 1996, agli albori della regolamentazione dei contenuti in
Internet, quando Pamela Samuelson e altri giravano gli Stati Uniti
spiegando ai membri del Congresso, che si accingevano a votare il DMCA, che
si sarebbe drammaticamente ridotto lo sviluppo tecnologico se si fossero
state adottate le conclusioni in Bruce Lehman, Intellectual Property and
the National Information Infrastructure: The Report of the Working Group on
Intellectual Property Rights 114–124 (1995) (noting “the best policy is to
hold the service provider liable . . . . Service providers reap rewards for
infringing activity. It is difficult to argue that they should not bear the
responsibilities.”)
Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la distribuzione
digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati
empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative
pregresse. Oggi, invece, l'Europa legifera sulla base di un "value gap"
fabbricato dall'industria analogica, dinosauri prossimi all'estinzione.
Ieri ero a cena con Jerome Reichman. Raccontandogli di alcune delle norme
della riforma, ha sbottato: ma siete tornati alle posizioni del 1996!!
Forse però è ormai una tendenza generalizzata ascoltare poco o nulla chi le
questioni le approfondisce da decenni. Tanto per intenderci questi sono
alcuni dei centri di ricerca europei che si occupano di IP e nuove
tecnologie che si sono spesi contro la riforma (proponendo soluzioni
rimaste inascoltate per migliorarla!):
CEIPI (Strasbourg)
CIPIL (Cambridge)
CIPPM (Bournemouth)
Copenhagen University
CREATe (UK)
EUI (Florence)
Hanken (Helsinki)
Humboldt (Berlin)
IViR (Amsterdam)
Max Plank (Munich)
Nexa (Turin)
OIPRC (Oxford)
Tilburg University
Trento University
UOC (Barcellona)
Qui
<https://www.create.ac.uk/wp-content/uploads/2018/04/OpenLetter_EU_Copyright…>trovate
tutti i signatari. Qui poi una lista completa di risorse e autori che
commentano criticamente la riforma:
https://www.create.ac.uk/policy-responses/eu-copyright-reform/
Mi pare che una parte preponderante, e internazionalmente eccellente,
dell'accademia europea sia stata ben chiara circa i limiti straordinari di
questa riforma.
Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby. Hanno
vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up europee.
Mentre, i conglomerati high tech statunitensi continuano a non pagare le
tasse, perchè forse molti non si sono accorti che non era quello l'oggetto
della riforma del diritto d'autore.
Giancarlo
On Fri, Sep 14, 2018 at 10:04 AM Carlo Melzi d'Eril <carlo.melzi(a)accms.it>
wrote:
> Carissimi,
> mi permetto di segnalare un breve intervento uscito ieri sul Sole 24 Ore.
>
>
> http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-09-13/la-buona-informazione-che-g…
>
> Buona giornata a tutti
>
> avv. Carlo Melzi d'Eril
> ACCMS STUDIO LEGALE
>
> via Podgora 13
> 20122 Milano
> t. +39 02 54107715
> f. +39 02 54114827
> carlo.melzi(a)accms.it
> carlo.melzideril(a)cert.ordineavvocatimilano.it
> ……………………………………………………………………………………………………………………
>
> Nota di riservatezza : Il presente messaggio e gli eventuali allegati
> contengono informazioni strettamente riservate.
> Esso è riservato esclusivamente al destinatario sopra indicato, il quale è
> l'unico autorizzato ad usarlo, copiarlo e,
> sotto la propria responsabilità, diffonderlo. Si segnala, a chiunque
> ricevesse questo messaggio per errore o comunque
> ne avesse conoscenza senza averne titolo, che trattenerlo o divulgarlo a
> persone diverse dal destinatario è proibito. Grazie.
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Sept. 15, 2018
Re: [nexa] NYT: "Mozilla Co-Founder's Brave Files Adtech Complaint Against Google"
by Stefano Quintarelli
brave.com, nei css, fa riferimento a fonts.googleapis.com
cosi', giusto per dire a google chi sta pensando di abbandonare chrome
in modo che gli possa fare ads targeted..
On 15/09/2018 08:12, J.C. DE MARTIN wrote:
> *Mozilla Co-Founder's Brave Files Adtech Complaint Against Google**
> *
> By Reuters
>
> Sept. 12, 2018
>
> COLOGNE, Germany — Brave, a privacy-focused web browser set up by
> Silicon Valley engineering guru Brendan Eich, filed privacy complaints
> in Britain and Ireland that could become a test case against search
> company Google and other digital advertising firms.
>
> The petitioners say they want to trigger an article in the new European
> General Data Protection Regulation (GDPR) requiring an EU-wide
> investigation, making it a test case for a new European Data Protection
> Board created to give the privacy regime more teeth.
>
> The GDPR seeks to ensure that individuals have greater control over the
> data that companies hold about them. Brave and the co-plaintiffs say
> Google and others are playing fast and loose with people's data.
>
> "There is a massive and systematic data breach at the heart of the
> behavioral advertising industry. Despite the two-year lead-in period
> before the GDPR, adtech companies have failed to comply," Brave's chief
> policy officer Johnny Ryan told Reuters.
>
> [....]
>
> Continua qui:
> https://www.nytimes.com/reuters/2018/09/12/technology/12reuters-europe-priv…
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Sept. 15, 2018
NYT: "Mozilla Co-Founder's Brave Files Adtech Complaint Against Google"
by J.C. DE MARTIN
*Mozilla Co-Founder's Brave Files Adtech Complaint Against Google**
*
By Reuters
Sept. 12, 2018
COLOGNE, Germany — Brave, a privacy-focused web browser set up by
Silicon Valley engineering guru Brendan Eich, filed privacy complaints
in Britain and Ireland that could become a test case against search
company Google and other digital advertising firms.
The petitioners say they want to trigger an article in the new European
General Data Protection Regulation (GDPR) requiring an EU-wide
investigation, making it a test case for a new European Data Protection
Board created to give the privacy regime more teeth.
The GDPR seeks to ensure that individuals have greater control over the
data that companies hold about them. Brave and the co-plaintiffs say
Google and others are playing fast and loose with people's data.
"There is a massive and systematic data breach at the heart of the
behavioral advertising industry. Despite the two-year lead-in period
before the GDPR, adtech companies have failed to comply," Brave's chief
policy officer Johnny Ryan told Reuters.
[....]
Continua qui:
https://www.nytimes.com/reuters/2018/09/12/technology/12reuters-europe-priv…
Sept. 15, 2018