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R: Cina e controllo dei comportamenti
by Marco Ricolfi
are “works of applied art, designs, and works of design” identical?
Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di don Luca Peyron
Inviato: mercoledì 25 luglio 2018 07:34
A: Nexa
Oggetto: [nexa] Cina e controllo dei comportamenti
Un articolo divulgativo, ma ugualmente interessante.
Buona lettura
Dl
www.lastampa.it/2018/07/24/esteri/il-grande-fratello-cinese-colpisce-i-figl…<http://www.lastampa.it/2018/07/24/esteri/il-grande-fratello-cinese-colpisce…>
July 25, 2018
Cina e controllo dei comportamenti
by don Luca Peyron
Un articolo divulgativo, ma ugualmente interessante.
Buona lettura
Dl
www.lastampa.it/2018/07/24/esteri/il-grande-fratello-cinese-colpisce-i-figl…
July 25, 2018
Re: [nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
by Alberto Cammozzo
Per verificare il livello di sicurezza offerto dal vostro provider email
o università, provate questo bel tool: <https://mecsa.jrc.ec.europa.eu/en/>
Una università che non dirò ha 0/3/0, che significa 0 integrità e 0
confidenzialità... Che livello offrono le nostre altre università?
Per uno dei miei domini ho il ranking 4/3.5/3.5.
Gmail offre 4/4.5/5, cioè molto alto, ma non possiamo dimenticare il
beffardo "ssl inserted and removed here :-)" [sic] nelle slides NSA su
Gmail.
<https://www.washingtonpost.com/world/national-security/nsa-infiltrates-link…>
Vale il principio che più grosso è il tesoro più grosso è il trapano
usato per bucare la cassaforte che lo custodisce.
E se la cassaforte è una sola per tutti ...
Protonmail.com offre 4.5/5/5
ciao,
Alberto
On 24/07/2018 16:49, Antonio Vetrò wrote:
> Dissento sulla presunta maggiore sicurezza di servizi come Google
> Account o Dropbox. Ad esempio, Dropbox:
>
> "In mid-2012, Dropbox suffered a data breach which exposed the stored
> credentials of tens of millions of their customers. In August 2016,
> they forced password resets for customers they believed may be at risk
> <https://motherboard.vice.com/read/dropbox-forces-password-resets-after-user…>.
> A large volume of data totalling over 68 million records was
> subsequently traded online
> <https://motherboard.vice.com/read/hackers-stole-over-60-million-dropbox-acc…>
> and included email addresses and salted hashes of passwords (half of
> them SHA1, half of them bcrypt). Compromised data*:* Email addresses,
> Passwords"
>
> Fonte: https://haveibeenpwned.com/
>
>> On 24. Jul 2018, at 15:23, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it
>> <mailto:giacomo@tesio.it>> wrote:
>>
>> Signori, non avrei davvero saputo dirlo meglio!
>>
>> Elementare prudenza. Ottima definizione.
>> Ma è una prudenza che manca a livello statale dal piano Marshal in poi.
>>
>> A livello tecnologico, il problema è di sostanziale incompetenza da
>> parte di chi decide.
>> Non si può essere prudenti se non si ha lontanamente idea della materia.
>>
>>
>> Ho letto attentamente il testo di Torchiano e lo trovo ottimo. Buon
>> senso applicato.
>> Purtroppo la riflessione andrebbe estesa: le stesse considerazioni
>> valgono nelle aziende, nei comuni, nelle istituzioni.
>>
>> In particolare, i servizi in questione, mail server con accesso web
>> (ammesso sia una buona idea) e cartelle remote condivisibili, sono
>> entrambi relativamente facili da gestire/sviluppare in proprio.
>> La difficoltà tecnica non è molto elevata (se non si necessità di una
>> scalabilità planetaria) eppure si sceglie di esternalizzare.
>>
>> L'unica valida obbiezione (se si ignora la possibilità di innovare,
>> di sfidare lo status quo tecnologico) è relativo alla sicurezza dei dati.
>> Google e Dropbox risultano certamente più difficili da attaccare per
>> un privato rispetto ad un analogo servizio gestito da un sistemista
>> part time sottopagato e considerato come una "risorsa umana".
>>
>>
>> Una soluzione interessante in ambito accademico, potrebbe essere
>> quella di affidare la sicurezza del sistema ai professori che
>> insegnano la materia, dimostrando che chi sa, fa.
>> Chi mettesse la propria credibilità in gioco sarebbe molto
>> incentivato a mantenere il sistema, aggiornato, sicuro e semplice.
>>
>> Altrove, il problema è molto più complesso.
>> E' un problema di *cittadinanza*. E di *difesa militare* delle
>> infrastrutture di comunicazione.
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>> Il giorno 24 luglio 2018 12:34, Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net
>> <mailto:ac+nexa@zeromx.net>> ha scritto:
>>
>> Bel documento quello di Torchiano: prende in considerazione un
>> aspetto che già pochi considerano:
>> > *Competenze*: il trasferimento delle responsabilità di gestione
>> porta ad una perdita di competenze interne all’ateneo. Questo,
>> oltre ad ridurre la possibilità di sviluppare soluzioni in-house,
>> comporta una minore capacità di valutare accuratamente gli
>> aspetti tecnici delle offerte che provengono dai fornitori esterni.
>>
>> Ma se visto su scala nazionale, le massive esternalizzazioni
>> hanno un impatto nazionale: la nazione si impoverisce di
>> competenze, comporta il disinteresse per le tecnologie usate, e
>> soprattutto rinuncia a discutere le politiche a monte e a valle
>> di queste tecnologie.
>>
>> Chi poi sceglie di gestire il proprio servizio mail si trova
>> isolato, senza potere contrattuale, senza che vi sia un giudice a
>> Berlino, e costretto ad accettare le politiche e gli "standard di
>> mercato" imposti da Gmail e pochi altri.
>>
>> Trascuro il fatto, veramente folle, che in una intera nazione
>> imprese, enti pubblici e di ricerca usino servizi come Gmail e
>> Dropbox offrendo così tanti dati e metadati (personali, di
>> impresa e di ricerca), a soggetti legati a un governo ed a enti
>> di ricerca con i quali competiamo e che non ci devono alcuna
>> lealtà (salvo quella di facciata, come i fatti hanno dimostrato).
>> Non si tratta di sovranismo ideologico, ma di elementare
>> prudenza: se il mio concorrente (pur giurando di non guardarli)
>> si offre di tenere al sicuro nella sua cassaforte i miei futuri
>> brevetti, che faccio, glieli do? Sarebbe una ingenuità sbalorditiva.
>>
>> Alberto
>>
>>
>>
>>
>>
>> On 24/07/2018 11:35, Antonio Vetrò wrote:
>>
>> Dal mio punto di vista, a livello istituzionale, /potrebbe/
>> significare
>> sviluppare prodotti in-house anziché esternalizzare, facendo
>> attenzione
>> a preservare privacy, garantire sicurezza, ecc. tutte le
>> proprietà desiderabili.
>>
>> Qualche mese fa, Marco Torchiano aveva fatto una breve
>> analisi a riguardo, di cui consiglio la lettura:
>> https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it-per-lateneo-es…
>> <https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it-per-lateneo-es…>
>>
>>
>> Lo sviluppo in-house /potrebbe/ ovviamente partire da
>> prodotti opensource.
>> Va da sè che bisogna confrontarsi con il budget per lo
>> sviluppo interno.
>>
>> Poi c’è il livello degli individui, lì l’entropia aumenta
>> esponenzialmente.
>> Non mi ci addentro per mancanza di un’opinione concreta e solida.
>>
>> Sappi che anche io ho in testa il tema da 3-4 anni, senza far
>> passi avanti.
>>
>>
>>
>> On 24. Jul 2018, at 09:31, Marco Ricolfi
>> <marco.ricolfi(a)studiotosetto.it
>> <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it>
>> <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it
>> <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it>>> wrote:
>>
>> Mi spieghi un’altra cosa? Quando qualche anno fa Google
>> ha ottenuto che molte – tutte? – le università italiane
>> adottassero il suo servizio di posta elettronica, c’è
>> stata qualche polemica. Poi, dimenticato. Indignados,
>> occupy, single issues, sempre fuochi di paglia. Come si
>> fa per indignarsi di meno al momento ma tenere a mente e
>> link the dots? Alla ricerca di countervaling powers [di
>> cui mi sto occupando senza far passi avanti], non si
>> tratta anche di cercare countervailing devices?
>> *Da:*nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it
>> <mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it>]*Per conto
>> di*Antonio Vetrò
>> *Inviato:*martedì 24 luglio 2018 09:26
>> *A:*Nexa
>> *Oggetto:*[nexa] Harvard Business Review: A Study of
>> Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful
>> Teams Collaborate .
>> Un collega al Politecnico di Torino mi ha segnalato un
>> articolo della Harvard Business Review,
>> con il titolo in oggetto. Gli autori scrivono:
>> /Dropbox gave us access to project-folder-related data,
>> which Dropbox had aggregated and anonymized, for all the
>> scientists using its platform over the period from May
>> 2015 to May 2017 — a group that represented 1,000
>> universities. /
>> /This included information on a user’s total number of
>> folders, folder structure, and shared folder access, but
>> we and Dropbox employees could view no personally
>> identifiable information. What we did see was every
>> Dropbox folder associated with a given researcher, along
>> with whom they’d shared the folder with, how often the
>> folder was accessed by anyone associated with it, the
>> duration of collaboration on a project, and how users
>> split their time among different projects represented by
>> the folders—a wide variety of specific touchpoints. We
>> also had reliable data on seniority levels of users, such
>> as whether they were senior or junior faculty. Overall,
>> we analyzed data for roughly 400,000 unique users working
>> on about 500,000 separate projects./
>> Il resto dell’articolo e i risultati sono disponibili su:
>> https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho…
>> <https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho…>
>> Ora è chiaro perché Dropbox offrisse a tutti gli
>> universitari Giga extra di spazio.
>> Nulla di cui stupirsi, certo; ma è indicativo che uno
>> studio del genere venga fatto da colleghi universitari
>> che non si sono posti il problema etico nell’accaparrarsi
>> quei dati ed analizzarli senza/esplicito/consenso.
>> antonio v.
>>
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>> <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>> <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 24, 2018
Re: [nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
by Antonio Vetrò
Dissento sulla presunta maggiore sicurezza di servizi come Google Account o Dropbox. Ad esempio, Dropbox:
"In mid-2012, Dropbox suffered a data breach which exposed the stored credentials of tens of millions of their customers. In August 2016, they forced password resets for customers they believed may be at risk <https://motherboard.vice.com/read/dropbox-forces-password-resets-after-user…>. A large volume of data totalling over 68 million records was subsequently traded online <https://motherboard.vice.com/read/hackers-stole-over-60-million-dropbox-acc…> and included email addresses and salted hashes of passwords (half of them SHA1, half of them bcrypt). Compromised data: Email addresses, Passwords"
Fonte: https://haveibeenpwned.com/
> On 24. Jul 2018, at 15:23, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
>
> Signori, non avrei davvero saputo dirlo meglio!
>
> Elementare prudenza. Ottima definizione.
> Ma è una prudenza che manca a livello statale dal piano Marshal in poi.
>
> A livello tecnologico, il problema è di sostanziale incompetenza da parte di chi decide.
> Non si può essere prudenti se non si ha lontanamente idea della materia.
>
>
> Ho letto attentamente il testo di Torchiano e lo trovo ottimo. Buon senso applicato.
> Purtroppo la riflessione andrebbe estesa: le stesse considerazioni valgono nelle aziende, nei comuni, nelle istituzioni.
>
> In particolare, i servizi in questione, mail server con accesso web (ammesso sia una buona idea) e cartelle remote condivisibili, sono entrambi relativamente facili da gestire/sviluppare in proprio.
> La difficoltà tecnica non è molto elevata (se non si necessità di una scalabilità planetaria) eppure si sceglie di esternalizzare.
>
> L'unica valida obbiezione (se si ignora la possibilità di innovare, di sfidare lo status quo tecnologico) è relativo alla sicurezza dei dati.
> Google e Dropbox risultano certamente più difficili da attaccare per un privato rispetto ad un analogo servizio gestito da un sistemista part time sottopagato e considerato come una "risorsa umana".
>
>
> Una soluzione interessante in ambito accademico, potrebbe essere quella di affidare la sicurezza del sistema ai professori che insegnano la materia, dimostrando che chi sa, fa.
> Chi mettesse la propria credibilità in gioco sarebbe molto incentivato a mantenere il sistema, aggiornato, sicuro e semplice.
>
> Altrove, il problema è molto più complesso.
> E' un problema di cittadinanza. E di difesa militare delle infrastrutture di comunicazione.
>
>
> Giacomo
>
>
> Il giorno 24 luglio 2018 12:34, Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net <mailto:ac+nexa@zeromx.net>> ha scritto:
> Bel documento quello di Torchiano: prende in considerazione un aspetto che già pochi considerano:
> > *Competenze*: il trasferimento delle responsabilità di gestione porta ad una perdita di competenze interne all’ateneo. Questo, oltre ad ridurre la possibilità di sviluppare soluzioni in-house, comporta una minore capacità di valutare accuratamente gli aspetti tecnici delle offerte che provengono dai fornitori esterni.
>
> Ma se visto su scala nazionale, le massive esternalizzazioni hanno un impatto nazionale: la nazione si impoverisce di competenze, comporta il disinteresse per le tecnologie usate, e soprattutto rinuncia a discutere le politiche a monte e a valle di queste tecnologie.
>
> Chi poi sceglie di gestire il proprio servizio mail si trova isolato, senza potere contrattuale, senza che vi sia un giudice a Berlino, e costretto ad accettare le politiche e gli "standard di mercato" imposti da Gmail e pochi altri.
>
> Trascuro il fatto, veramente folle, che in una intera nazione imprese, enti pubblici e di ricerca usino servizi come Gmail e Dropbox offrendo così tanti dati e metadati (personali, di impresa e di ricerca), a soggetti legati a un governo ed a enti di ricerca con i quali competiamo e che non ci devono alcuna lealtà (salvo quella di facciata, come i fatti hanno dimostrato).
> Non si tratta di sovranismo ideologico, ma di elementare prudenza: se il mio concorrente (pur giurando di non guardarli) si offre di tenere al sicuro nella sua cassaforte i miei futuri brevetti, che faccio, glieli do? Sarebbe una ingenuità sbalorditiva.
>
> Alberto
>
>
>
>
>
> On 24/07/2018 11:35, Antonio Vetrò wrote:
> Dal mio punto di vista, a livello istituzionale, /potrebbe/ significare
> sviluppare prodotti in-house anziché esternalizzare, facendo attenzione
> a preservare privacy, garantire sicurezza, ecc. tutte le proprietà desiderabili.
>
> Qualche mese fa, Marco Torchiano aveva fatto una breve analisi a riguardo, di cui consiglio la lettura:
> https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it-per-lateneo-es… <https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it-per-lateneo-es…>
>
> Lo sviluppo in-house /potrebbe/ ovviamente partire da prodotti opensource.
> Va da sè che bisogna confrontarsi con il budget per lo sviluppo interno.
>
> Poi c’è il livello degli individui, lì l’entropia aumenta esponenzialmente.
> Non mi ci addentro per mancanza di un’opinione concreta e solida.
>
> Sappi che anche io ho in testa il tema da 3-4 anni, senza far passi avanti.
>
>
>
> On 24. Jul 2018, at 09:31, Marco Ricolfi <marco.ricolfi(a)studiotosetto.it <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it> <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it>>> wrote:
>
> Mi spieghi un’altra cosa? Quando qualche anno fa Google ha ottenuto che molte – tutte? – le università italiane adottassero il suo servizio di posta elettronica, c’è stata qualche polemica. Poi, dimenticato. Indignados, occupy, single issues, sempre fuochi di paglia. Come si fa per indignarsi di meno al momento ma tenere a mente e link the dots? Alla ricerca di countervaling powers [di cui mi sto occupando senza far passi avanti], non si tratta anche di cercare countervailing devices?
> *Da:*nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it <mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it>]*Per conto di*Antonio Vetrò
> *Inviato:*martedì 24 luglio 2018 09:26
> *A:*Nexa
> *Oggetto:*[nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
> Un collega al Politecnico di Torino mi ha segnalato un articolo della Harvard Business Review,
> con il titolo in oggetto. Gli autori scrivono:
> /Dropbox gave us access to project-folder-related data, which Dropbox had aggregated and anonymized, for all the scientists using its platform over the period from May 2015 to May 2017 — a group that represented 1,000 universities. /
> /This included information on a user’s total number of folders, folder structure, and shared folder access, but we and Dropbox employees could view no personally identifiable information. What we did see was every Dropbox folder associated with a given researcher, along with whom they’d shared the folder with, how often the folder was accessed by anyone associated with it, the duration of collaboration on a project, and how users split their time among different projects represented by the folders—a wide variety of specific touchpoints. We also had reliable data on seniority levels of users, such as whether they were senior or junior faculty. Overall, we analyzed data for roughly 400,000 unique users working on about 500,000 separate projects./
> Il resto dell’articolo e i risultati sono disponibili su:
> https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho… <https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho…>
> Ora è chiaro perché Dropbox offrisse a tutti gli universitari Giga extra di spazio.
> Nulla di cui stupirsi, certo; ma è indicativo che uno studio del genere venga fatto da colleghi universitari
> che non si sono posti il problema etico nell’accaparrarsi quei dati ed analizzarli senza/esplicito/consenso.
> antonio v.
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 24, 2018
Il digitale è politico (seminario di Andrea Glorioso) | 13 settembre 2018
by Nexa Media
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<https://nexa.polito.it/2018/05/aglorioso>
NEXA
Giovedì 13 settembre 2018, ore 11.00 - 12.30
Sala Conferenze "Luigi Ciminiera"
<http://www.polito.it/ateneo/sedi/index.php?bl_id=TO_CIT11&fl_id=XP05&rm_id=…>
del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico, Corso
Castelfidardo 34/D, Torino
https://nexa.polito.it/2018/05/aglorioso
Il digitale è politico: le tecnologie della comunicazione e
dell'informazione tra Obama e Trump. Quale ruolo per l'Europa?
Speaker
Andrea Glorioso (Policy Officer - Commissione Europea)
This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
La relazione tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti d'America è da
decenni una delle più solide a livello globale, da molteplici punti di
vista: commercio, sicurezza, ricerca e innovazione, solo per menzionarne
alcuni. Tuttavia, *importanti differenze rimangono tra l'UE e gli USA*,
ivi inclusi aspetti regolamentari legati alla cosiddetta "economia
digitale", come per esempio *la protezione dei dati personali e le
politiche a difesa della concorrenza*. Al tempo stesso, in un mondo
globalizzato, le sfide poste da giganti quali la Cina, per esempio
relative al commercio internazionale o alla sicurezza digitali, possono
probabilmente essere affrontate solo tramite un approccio transatlantico
comune. Dopo i due mandati del Presidente Obama, durante i quali
l'industria del digitale è chiaramente assurta a un ruolo strategico per
gli Stati Uniti, l'approccio dall'amministrazione Trump è più difficile
da decifrare per il settore. La percezione che gli USA si stiano
defilando dal ruolo che tradizionalmente hanno svolto nel sistema
multilaterale tradizionale, *assegna all'Unione Europea un ruolo
chiave*, anche nel settore digitale. Le decisioni dell'UE in
quest'ambito sono osservate con estrema attenzione nel resto del mondo.
Sulla base della sua esperienza quadriennale come consigliere
diplomatico per "l'economia digitale" presso la Delegazione dell'Unione
Europea negli U.S.A.", Andrea Glorioso condividerà le sue osservazioni e
*previsioni sui possibili sviluppi futuri *di queste dinamiche che,
lungi dall'essere meramente "tecniche" o "tecnologiche", investono
scelte fondamentali di natura politica nel senso più proprio del termine.
/Si segnala che il dott. Glorioso, il giorno precedente, mercoledì
*12/09* alle ore *18*, terrà un altro talk, sempre al Politecnico, dal
titolo:
"Il futuro del lavoro: sfide e opportunità della digitalizzazione
<https://nexa.polito.it/mercoledi-111>"/.
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[GLORIOSO]
*Andrea GLORIOSO* lavora per la Commissione Europea (DG CONNECT) dal
2007, inizialmente sulle politiche di sicurezza informatica, privacy e
protezione dei dati personali, e Internet Governance; più recentemente,
sul tema del "futuro del lavoro". Da giugno 2014 a gennaio 2018 è stato
consigliere diplomatico per "l'economia digitale" presso la Delegazione
dell'Unione Europea negli U.S.A. È laureato in scienze politiche presso
l'Università di Padova e ha un master in diritti di proprietà
intellettuale dell'Università di Torino/WIPO Worldwide Academy. Nel 2016
e nel 2017 è stato un "fellow" dell'Institute for Tele-Information della
Columbia University".
*Letture consigliate e link utili:*
* Doris Kearns Goodwin, /Team of Rivals: The Political Genius of
Abraham Lincoln/, Simon & Schuster, October 2005.
* Paul Pillar,/Why America Misunderstands the World: National
Experience and Roots of Misperception/, Columbia University Press,
March 2016.
* Michelle Messina, Jonathan Baer, /Decoding Silicon Valley/, Decode
Publishers, March 2016.
* J.D. Vance, /Hillbilly Elegy: A Memoir of a Family and Culture in
Crisis/, Harper, June 2016.
* Daniel S. Hamilton, The Transatlantic Digital Economy 2017 – How and
Why it Matters for the United States, Europe and the World, John
Hopkins University, May 2017.
* Kurt Andersen, /Fantasyland: How America Went Haywire: A 500-Year
History/, Random House, September 2017.
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto
sulla società. Maggiori informazioni all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma divulgativo,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Responsabile Comunicazione Centro Nexa su Internet & Società:
*Francesco Ruggiero*, tel: +39 011 090 7219, Mob: +39 349 1335082,
francesco.ruggiero(a)polito.it <mailto:francesco.ruggiero@polito.it>.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive
this newsletter if this email was forwarded to you. To manage your
subscription preferences, please click here
<https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>.
Connect & get involved: Jobs, internships, and more
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July 24, 2018
Re: [nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
by Giacomo Tesio
Signori, non avrei davvero saputo dirlo meglio!
Elementare prudenza. Ottima definizione.
Ma è una prudenza che manca a livello statale dal piano Marshal in poi.
A livello tecnologico, il problema è di sostanziale incompetenza da parte
di chi decide.
Non si può essere prudenti se non si ha lontanamente idea della materia.
Ho letto attentamente il testo di Torchiano e lo trovo ottimo. Buon senso
applicato.
Purtroppo la riflessione andrebbe estesa: le stesse considerazioni valgono
nelle aziende, nei comuni, nelle istituzioni.
In particolare, i servizi in questione, mail server con accesso web
(ammesso sia una buona idea) e cartelle remote condivisibili, sono entrambi
relativamente facili da gestire/sviluppare in proprio.
La difficoltà tecnica non è molto elevata (se non si necessità di una
scalabilità planetaria) eppure si sceglie di esternalizzare.
L'unica valida obbiezione (se si ignora la possibilità di innovare, di
sfidare lo status quo tecnologico) è relativo alla sicurezza dei dati.
Google e Dropbox risultano certamente più difficili da attaccare per un
privato rispetto ad un analogo servizio gestito da un sistemista part time
sottopagato e considerato come una "risorsa umana".
Una soluzione interessante in ambito accademico, potrebbe essere quella di
affidare la sicurezza del sistema ai professori che insegnano la materia,
dimostrando che chi sa, fa.
Chi mettesse la propria credibilità in gioco sarebbe molto incentivato a
mantenere il sistema, aggiornato, sicuro e semplice.
Altrove, il problema è molto più complesso.
E' un problema di *cittadinanza*. E di *difesa militare* delle
infrastrutture di comunicazione.
Giacomo
Il giorno 24 luglio 2018 12:34, Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net> ha
scritto:
> Bel documento quello di Torchiano: prende in considerazione un aspetto che
> già pochi considerano:
> > *Competenze*: il trasferimento delle responsabilità di gestione porta ad
> una perdita di competenze interne all’ateneo. Questo, oltre ad ridurre la
> possibilità di sviluppare soluzioni in-house, comporta una minore capacità
> di valutare accuratamente gli aspetti tecnici delle offerte che provengono
> dai fornitori esterni.
>
> Ma se visto su scala nazionale, le massive esternalizzazioni hanno un
> impatto nazionale: la nazione si impoverisce di competenze, comporta il
> disinteresse per le tecnologie usate, e soprattutto rinuncia a discutere le
> politiche a monte e a valle di queste tecnologie.
>
> Chi poi sceglie di gestire il proprio servizio mail si trova isolato,
> senza potere contrattuale, senza che vi sia un giudice a Berlino, e
> costretto ad accettare le politiche e gli "standard di mercato" imposti da
> Gmail e pochi altri.
>
> Trascuro il fatto, veramente folle, che in una intera nazione imprese,
> enti pubblici e di ricerca usino servizi come Gmail e Dropbox offrendo così
> tanti dati e metadati (personali, di impresa e di ricerca), a soggetti
> legati a un governo ed a enti di ricerca con i quali competiamo e che non
> ci devono alcuna lealtà (salvo quella di facciata, come i fatti hanno
> dimostrato).
> Non si tratta di sovranismo ideologico, ma di elementare prudenza: se il
> mio concorrente (pur giurando di non guardarli) si offre di tenere al
> sicuro nella sua cassaforte i miei futuri brevetti, che faccio, glieli do?
> Sarebbe una ingenuità sbalorditiva.
>
> Alberto
>
>
>
>
>
> On 24/07/2018 11:35, Antonio Vetrò wrote:
>
>> Dal mio punto di vista, a livello istituzionale, /potrebbe/ significare
>> sviluppare prodotti in-house anziché esternalizzare, facendo attenzione
>> a preservare privacy, garantire sicurezza, ecc. tutte le proprietà
>> desiderabili.
>>
>> Qualche mese fa, Marco Torchiano aveva fatto una breve analisi a
>> riguardo, di cui consiglio la lettura:
>> https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it
>> -per-lateneo-esternalizzazione/
>>
>> Lo sviluppo in-house /potrebbe/ ovviamente partire da prodotti opensource.
>> Va da sè che bisogna confrontarsi con il budget per lo sviluppo interno.
>>
>> Poi c’è il livello degli individui, lì l’entropia aumenta
>> esponenzialmente.
>> Non mi ci addentro per mancanza di un’opinione concreta e solida.
>>
>> Sappi che anche io ho in testa il tema da 3-4 anni, senza far passi
>> avanti.
>>
>>
>>
>> On 24. Jul 2018, at 09:31, Marco Ricolfi <marco.ricolfi(a)studiotosetto.it
>>> <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it>> wrote:
>>>
>>> Mi spieghi un’altra cosa? Quando qualche anno fa Google ha ottenuto che
>>> molte – tutte? – le università italiane adottassero il suo servizio di
>>> posta elettronica, c’è stata qualche polemica. Poi, dimenticato.
>>> Indignados, occupy, single issues, sempre fuochi di paglia. Come si fa per
>>> indignarsi di meno al momento ma tenere a mente e link the dots? Alla
>>> ricerca di countervaling powers [di cui mi sto occupando senza far passi
>>> avanti], non si tratta anche di cercare countervailing devices?
>>> *Da:*nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it]*Per conto
>>> di*Antonio Vetrò
>>> *Inviato:*martedì 24 luglio 2018 09:26
>>> *A:*Nexa
>>> *Oggetto:*[nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of
>>> Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
>>> Un collega al Politecnico di Torino mi ha segnalato un articolo della
>>> Harvard Business Review,
>>> con il titolo in oggetto. Gli autori scrivono:
>>> /Dropbox gave us access to project-folder-related data, which Dropbox
>>> had aggregated and anonymized, for all the scientists using its platform
>>> over the period from May 2015 to May 2017 — a group that represented 1,000
>>> universities. /
>>> /This included information on a user’s total number of folders, folder
>>> structure, and shared folder access, but we and Dropbox employees could
>>> view no personally identifiable information. What we did see was every
>>> Dropbox folder associated with a given researcher, along with whom they’d
>>> shared the folder with, how often the folder was accessed by anyone
>>> associated with it, the duration of collaboration on a project, and how
>>> users split their time among different projects represented by the
>>> folders—a wide variety of specific touchpoints. We also had reliable data
>>> on seniority levels of users, such as whether they were senior or junior
>>> faculty. Overall, we analyzed data for roughly 400,000 unique users working
>>> on about 500,000 separate projects./
>>> Il resto dell’articolo e i risultati sono disponibili su:
>>> https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-proj
>>> ects-reveals-how-successful-teams-collaborate
>>> Ora è chiaro perché Dropbox offrisse a tutti gli universitari Giga extra
>>> di spazio.
>>> Nulla di cui stupirsi, certo; ma è indicativo che uno studio del genere
>>> venga fatto da colleghi universitari
>>> che non si sono posti il problema etico nell’accaparrarsi quei dati ed
>>> analizzarli senza/esplicito/consenso.
>>> antonio v.
>>>
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
>
> _______________________________________________
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> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
July 24, 2018
111° Mercoledì di Nexa | 12 settembre 2018
by Nexa Media
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<http://nexa.polito.it/mercoledi-111>
NEXA
111° Mercoledì di Nexa
Mercoledì 12 settembre 2018, ore 18.00 - 20.00
Politecnico di Torino
http://nexa.polito.it/mercoledi-111
Il futuro del lavoro: sfide e opportunità della digitalizzazione
Speaker
Andrea Glorioso (Policy Officer - Commissione Europea)
This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
Gli sviluppi tecnologici, in particolare nell'ambito delle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione, stanno rapidamente e
significativamente *influenzando la natura, qualità e produttività del
lavoro*. L'Europa, come altre regioni del mondo, si trova ad affrontare
la sfida di guidare questi cambiamenti per sostenere lo sviluppo
economico e al tempo stesso assicurare condizioni di lavoro e di
protezione sociale avanzate. I cambiamenti tecnologici possono
potenzialmente creare nuovi posti di lavoro, aumentarne la produttività,
e stimolare investimenti e innovazione. Ma *questi benefici non sono
automatici, né equamente distribuiti*. La tentazione di rallentare o
persino fermare questi cambiamenti è forte – ma che ciò sia possibile è
del tutto opinabile, specie in un contesto globalizzato in cui la
competizione con altri paesi è fortissima. Si tratta dunque di gestire
questi cambiamenti e orientarli in direzioni socialmente e politicamente
accettabili. Andrea Glorioso discuterà *l'approccio della Commissione
Europea per gestire questi cambiamenti epocali*, un approccio basato sul
"pilastro europeo dei diritti sociali", su investimenti mirati in
ricerca e sviluppo, e sulla cooperazione con le autorità degli Stati
Membri e di tutti gli attori sociali.
/Si segnala che il dott. Glorioso, il giorno successivo, giovedì *13/09*
alle ore *11*, terrà un altro talk, sempre al Politecnico, dal titolo:
"Il digitale è politico: le tecnologie della comunicazione e
dell'informazione tra Obama e Trump. Quale ruolo per l'Europa?
<https://nexa.polito.it/2018/05/aglorioso>"/.
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[GLORIOSO]
*Andrea GLORIOSO* lavora per la Commissione Europea (DG CONNECT) dal
2007, inizialmente sulle politiche di sicurezza informatica, privacy e
protezione dei dati personali, e Internet Governance; più recentemente,
sul tema del "futuro del lavoro". Da giugno 2014 a gennaio 2018 è stato
consigliere diplomatico per "l'economia digitale" presso la Delegazione
dell'Unione Europea negli U.S.A. È laureato in Scienze Politiche presso
l'Università di Padova e ha un master in Diritti di Proprietà
Intellettuale dell'Università di Torino/WIPO Worldwide Academy. Nel 2016
e nel 2017 è stato un "fellow" dell'Institute for Tele-Information della
Columbia University".
*Letture consigliate e link utili:*
* Il pilastro europeo dei diritti sociali
<https://ec.europa.eu/commission/priorities/deeper-and-fairer-economic-and-m…>.
* Gruppo di esperti sull'impatto delle trasformazioni digitali sui
mercati del lavoro UE,
https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/call-expression-interest….
* European Political Strategy Centre, Strategic Note #13, Strategic
Note #13: The Future of Work
<https://ec.europa.eu/epsc/file/strategic-note-13-future-work_en>.
* EUROFOUND, Automation, digitalisation and platforms: Implications
for work and employment
<https://www.eurofound.europa.eu/publications/report/2018/automation-digital…>.
* Commissione Europea, Rapporto 2017, Employment and Social
Developments in Europe 2017
<http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=738&langId=en&pubId=8030&furtherP…>.
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto
sulla società. Maggiori informazioni all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma divulgativo,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Responsabile Comunicazione Centro Nexa su Internet & Società:
*Francesco Ruggiero*, tel: +39 011 090 7219, Mob: +39 349 1335082,
francesco.ruggiero(a)polito.it <mailto:francesco.ruggiero@polito.it>.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive
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July 24, 2018
Re: [nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
by Alberto Cammozzo
Bel documento quello di Torchiano: prende in considerazione un aspetto
che già pochi considerano:
> *Competenze*: il trasferimento delle responsabilità di gestione porta
ad una perdita di competenze interne all’ateneo. Questo, oltre ad
ridurre la possibilità di sviluppare soluzioni in-house, comporta una
minore capacità di valutare accuratamente gli aspetti tecnici delle
offerte che provengono dai fornitori esterni.
Ma se visto su scala nazionale, le massive esternalizzazioni hanno un
impatto nazionale: la nazione si impoverisce di competenze, comporta il
disinteresse per le tecnologie usate, e soprattutto rinuncia a discutere
le politiche a monte e a valle di queste tecnologie.
Chi poi sceglie di gestire il proprio servizio mail si trova isolato,
senza potere contrattuale, senza che vi sia un giudice a Berlino, e
costretto ad accettare le politiche e gli "standard di mercato" imposti
da Gmail e pochi altri.
Trascuro il fatto, veramente folle, che in una intera nazione imprese,
enti pubblici e di ricerca usino servizi come Gmail e Dropbox offrendo
così tanti dati e metadati (personali, di impresa e di ricerca), a
soggetti legati a un governo ed a enti di ricerca con i quali competiamo
e che non ci devono alcuna lealtà (salvo quella di facciata, come i
fatti hanno dimostrato).
Non si tratta di sovranismo ideologico, ma di elementare prudenza: se il
mio concorrente (pur giurando di non guardarli) si offre di tenere al
sicuro nella sua cassaforte i miei futuri brevetti, che faccio, glieli
do? Sarebbe una ingenuità sbalorditiva.
Alberto
On 24/07/2018 11:35, Antonio Vetrò wrote:
> Dal mio punto di vista, a livello istituzionale, /potrebbe/ significare
> sviluppare prodotti in-house anziché esternalizzare, facendo attenzione
> a preservare privacy, garantire sicurezza, ecc. tutte le proprietà
> desiderabili.
>
> Qualche mese fa, Marco Torchiano aveva fatto una breve analisi a
> riguardo, di cui consiglio la lettura:
> https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it-per-lateneo-es…
>
>
> Lo sviluppo in-house /potrebbe/ ovviamente partire da prodotti opensource.
> Va da sè che bisogna confrontarsi con il budget per lo sviluppo interno.
>
> Poi c’è il livello degli individui, lì l’entropia aumenta
> esponenzialmente.
> Non mi ci addentro per mancanza di un’opinione concreta e solida.
>
> Sappi che anche io ho in testa il tema da 3-4 anni, senza far passi
> avanti.
>
>
>
>> On 24. Jul 2018, at 09:31, Marco Ricolfi
>> <marco.ricolfi(a)studiotosetto.it
>> <mailto:marco.ricolfi@studiotosetto.it>> wrote:
>>
>> Mi spieghi un’altra cosa? Quando qualche anno fa Google ha ottenuto
>> che molte – tutte? – le università italiane adottassero il suo
>> servizio di posta elettronica, c’è stata qualche polemica. Poi,
>> dimenticato. Indignados, occupy, single issues, sempre fuochi di
>> paglia. Come si fa per indignarsi di meno al momento ma tenere a
>> mente e link the dots? Alla ricerca di countervaling powers [di cui
>> mi sto occupando senza far passi avanti], non si tratta anche di
>> cercare countervailing devices?
>> *Da:*nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it]*Per conto
>> di*Antonio Vetrò
>> *Inviato:*martedì 24 luglio 2018 09:26
>> *A:*Nexa
>> *Oggetto:*[nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of
>> Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
>> Un collega al Politecnico di Torino mi ha segnalato un articolo della
>> Harvard Business Review,
>> con il titolo in oggetto. Gli autori scrivono:
>> /Dropbox gave us access to project-folder-related data, which Dropbox
>> had aggregated and anonymized, for all the scientists using its
>> platform over the period from May 2015 to May 2017 — a group that
>> represented 1,000 universities. /
>> /This included information on a user’s total number of folders,
>> folder structure, and shared folder access, but we and Dropbox
>> employees could view no personally identifiable information. What we
>> did see was every Dropbox folder associated with a given researcher,
>> along with whom they’d shared the folder with, how often the folder
>> was accessed by anyone associated with it, the duration of
>> collaboration on a project, and how users split their time among
>> different projects represented by the folders—a wide variety of
>> specific touchpoints. We also had reliable data on seniority levels
>> of users, such as whether they were senior or junior faculty.
>> Overall, we analyzed data for roughly 400,000 unique users working on
>> about 500,000 separate projects./
>> Il resto dell’articolo e i risultati sono disponibili su:
>> https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho…
>> Ora è chiaro perché Dropbox offrisse a tutti gli universitari Giga
>> extra di spazio.
>> Nulla di cui stupirsi, certo; ma è indicativo che uno studio del
>> genere venga fatto da colleghi universitari
>> che non si sono posti il problema etico nell’accaparrarsi quei dati
>> ed analizzarli senza/esplicito/consenso.
>> antonio v.
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 24, 2018
Re: [nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
by Antonio Vetrò
Dal mio punto di vista, a livello istituzionale, potrebbe significare
sviluppare prodotti in-house anziché esternalizzare, facendo attenzione
a preservare privacy, garantire sicurezza, ecc. tutte le proprietà desiderabili.
Qualche mese fa, Marco Torchiano aveva fatto una breve analisi a riguardo, di cui consiglio la lettura:
https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it-per-lateneo-es… <https://mtorchiano.wordpress.com/2017/12/17/una-strategia-it-per-lateneo-es…>
Lo sviluppo in-house potrebbe ovviamente partire da prodotti opensource.
Va da sè che bisogna confrontarsi con il budget per lo sviluppo interno.
Poi c’è il livello degli individui, lì l’entropia aumenta esponenzialmente.
Non mi ci addentro per mancanza di un’opinione concreta e solida.
Sappi che anche io ho in testa il tema da 3-4 anni, senza far passi avanti.
> On 24. Jul 2018, at 09:31, Marco Ricolfi <marco.ricolfi(a)studiotosetto.it> wrote:
>
> Mi spieghi un’altra cosa? Quando qualche anno fa Google ha ottenuto che molte – tutte? – le università italiane adottassero il suo servizio di posta elettronica, c’è stata qualche polemica. Poi, dimenticato. Indignados, occupy, single issues, sempre fuochi di paglia. Come si fa per indignarsi di meno al momento ma tenere a mente e link the dots? Alla ricerca di countervaling powers [di cui mi sto occupando senza far passi avanti], non si tratta anche di cercare countervailing devices?
>
>
> Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Antonio Vetrò
> Inviato: martedì 24 luglio 2018 09:26
> A: Nexa
> Oggetto: [nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
>
> Un collega al Politecnico di Torino mi ha segnalato un articolo della Harvard Business Review,
> con il titolo in oggetto. Gli autori scrivono:
>
> Dropbox gave us access to project-folder-related data, which Dropbox had aggregated and anonymized, for all the scientists using its platform over the period from May 2015 to May 2017 — a group that represented 1,000 universities.
>
> This included information on a user’s total number of folders, folder structure, and shared folder access, but we and Dropbox employees could view no personally identifiable information. What we did see was every Dropbox folder associated with a given researcher, along with whom they’d shared the folder with, how often the folder was accessed by anyone associated with it, the duration of collaboration on a project, and how users split their time among different projects represented by the folders—a wide variety of specific touchpoints. We also had reliable data on seniority levels of users, such as whether they were senior or junior faculty. Overall, we analyzed data for roughly 400,000 unique users working on about 500,000 separate projects.
>
> Il resto dell’articolo e i risultati sono disponibili su:
> https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho… <https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho…>
>
> Ora è chiaro perché Dropbox offrisse a tutti gli universitari Giga extra di spazio.
> Nulla di cui stupirsi, certo; ma è indicativo che uno studio del genere venga fatto da colleghi universitari
> che non si sono posti il problema etico nell’accaparrarsi quei dati ed analizzarli senza esplicito consenso.
>
>
> antonio v.
July 24, 2018
R: Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
by Marco Ricolfi
Mi spieghi un’altra cosa? Quando qualche anno fa Google ha ottenuto che molte – tutte? – le università italiane adottassero il suo servizio di posta elettronica, c’è stata qualche polemica. Poi, dimenticato. Indignados, occupy, single issues, sempre fuochi di paglia. Come si fa per indignarsi di meno al momento ma tenere a mente e link the dots? Alla ricerca di countervaling powers [di cui mi sto occupando senza far passi avanti], non si tratta anche di cercare countervailing devices?
Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Antonio Vetrò
Inviato: martedì 24 luglio 2018 09:26
A: Nexa
Oggetto: [nexa] Harvard Business Review: A Study of Thousands of Dropbox Projects Reveals How Successful Teams Collaborate .
Un collega al Politecnico di Torino mi ha segnalato un articolo della Harvard Business Review,
con il titolo in oggetto. Gli autori scrivono:
Dropbox gave us access to project-folder-related data, which Dropbox had aggregated and anonymized, for all the scientists using its platform over the period from May 2015 to May 2017 — a group that represented 1,000 universities.
This included information on a user’s total number of folders, folder structure, and shared folder access, but we and Dropbox employees could view no personally identifiable information. What we did see was every Dropbox folder associated with a given researcher, along with whom they’d shared the folder with, how often the folder was accessed by anyone associated with it, the duration of collaboration on a project, and how users split their time among different projects represented by the folders—a wide variety of specific touchpoints. We also had reliable data on seniority levels of users, such as whether they were senior or junior faculty. Overall, we analyzed data for roughly 400,000 unique users working on about 500,000 separate projects.
Il resto dell’articolo e i risultati sono disponibili su:
https://hbr.org/2018/07/a-study-of-thousands-of-dropbox-projects-reveals-ho…
Ora è chiaro perché Dropbox offrisse a tutti gli universitari Giga extra di spazio.
Nulla di cui stupirsi, certo; ma è indicativo che uno studio del genere venga fatto da colleghi universitari
che non si sono posti il problema etico nell’accaparrarsi quei dati ed analizzarli senza esplicito consenso.
antonio v.
July 24, 2018