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CFP Digital Tools & Uses Congress, Paris, 3-5 Oct. 2018
by Antonio Casilli
The first international Digital Tools & Uses Congress is a multidisciplinary conference devoted to study the uses and development of digital tools.
It aims at assembling five interrelated symposia:
1) Web Studies,
2) Challenges of IoT,
3) Recommender systems,
4) Archives and social networks,
5) Digital Frontiers.
The intention of this consortium is to approach a common object of study from different perspectives in order to enrich the discussion and collaboration between participants.
Important dates
• Paper Submission : 15 April 2018
• Notification to authors : 18 May 2018
• Camera-ready papers due : 30 June 2018
• Early registration due (Authors) : 1 June 2018
• Later registration due : 1 September 2018
http://www.digitaluses-congress.univ-paris8.fr/#&panel1-3
March 6, 2018
Re: [nexa] la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
by M. Fioretti
On 2018-03-06 12:33, Edoardo Montenegro wrote:
> L’esperimento - e la discussione - mi paiono molto stimolanti,
> perché mette a nudo un conflitto di interessi implicito. Una
> piattaforma digitale fonda il suo successo...
> La _polis_, invece, si fonda su un principio di realtà per cui la
> verità esiste e alcune cose – almeno le più importanti: ad
> esempio, l’essere in pace o in guerra – sono la stessa cosa per
> tutti.
appunto. Personalmente, è proprio perché sono convinto di questo,
e di quanto sia enorme la questione, che dico da ANNI che:
1) le piattaforme vanno usate SOLO quando servono, non certo per
offrire servizi PERSONALI come lo sono un account FB, Twitter,
Instagram.... Perché SOLO in quel modo c'è davvero libertà (anche
quella solo tecnica, la famosa "data portability"), solo in
quel modo c'è possibilità di ricevere notizie non filtrate, solo
in quel modo, soprattutto, la mitica "governance" di certi problemi
e attività rientra dove avrebbe sempre dovuto rimanere. Vedi in
proposito
slide 7 e 8 di questo (e poi tutto il resto, ovviamente):
https://www.slideshare.net/mfioretti/some-thoughts-and-a-proposal-about-per…
2) ma anche che le soluzioni decentralizzate correnti, da diaspora a
scuttlebutt e holo, falliranno sempre perché sono in primo luogo snob
(solo per chi ha sia competenze SIA banda ed elettricità affidabili) e
comunque equivalenti a regalare, per permettergli di muoversi come
vuole, un F35 a chi vorrebbe e potrebbe usare solo una bicicletta
Marco
--
http://mfioretti.com
March 6, 2018
Re: [nexa] la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
by Simone Basso
Il giorno 6 marzo 2018 12:33, Edoardo Montenegro <
edoardo.montenegro(a)gmail.com> ha scritto:
> L’esperimento - e la discussione - mi paiono molto stimolanti, perché
> mette a nudo un conflitto di interessi implicito. Una piattaforma digitale
> fonda il suo successo sulla costruzione del maggior numero possibile di
> mondi – digitali – paralleli; più il pubblico è frammentato e verticale,
> maggiori saranno la personalizzazione delle informazioni e l’engagement
> degli utenti, maggiori i ricavi pubblicitari della piattaforma e i dati che
> può rivendere a terzi.
>
> La *polis*, invece, si fonda su un principio di realtà per cui la verità
> esiste e alcune cose – almeno le più importanti: ad esempio, l’essere in
> pace o in guerra – sono la stessa cosa per tutti. Né la stampa né la
> televisione sono mai riuscite a personalizzare l’audience e i contenuti al
> punto di costruire realtà parallele, a causa di alcuni limiti tecnici e
> economici: i costi di stampa, la disponibilità della banda, ecc. Inoltre,
> sia la stampa sia la televisione sono sempre state controllate dagli stati
> nazionali.
>
Concordo che la stampa e la televisione non siano mai riuscite a
_personalizzare_ l'audience etc etc. Tuttavia mi sembra una riflessione
extra interessante sottolineare che, se rimuoviamo l'attributo
_personalizzare_, abbiamo esempi in passato (e, adesso che ci penso meglio,
anche nel presente) in cui la stampa e la televisione sono riuscite a
creare realta' parallele proprio perche' erano pesantemente controllate /
influenzate dagli stati.
Simone
> Facebook, invece, è una multinazionale che assurge a vera e propria
> formazione sociale in concorrenza con gli stati nazione: è uno stato con
> 2,2 miliardi di abitanti. Twitter è uno stato più piccolo, con 300 milioni
> di abitanti, una zona franca apparentemente più libera e tuttavia
> intrinsecamente altrettanto autoritaria.
>
> Sebbene oggi siano governate da sovrani illuminati, ciò è del tutto
> irrilevante per i despoti che le sfruttano per perseguire i propri scopi
> nella *polis*, anche perché i loro dati – un bene pubblico – sono sotto
> custodia.: *“It is *i*mpossible to accurately estimate the number of
> Russian state-sponsored accounts operating on Twitter and Facebook. […] The
> explanation for this is not because the Russians are particularly secretive
> or expert at covering their tracks, but the attitude of Twitter and
> Facebook who fight attempts by independent researchers to come up with an
> answer. […] All of those efforts were hampered further by Twitter’s
> unwillingness to work with researchers. The company does not allow anyone
> except a few select corporate partners access to the “firehose” – the raw
> stream of public tweets in realtime – and no one outside the company can
> look at the full historical database. That means that researchers had to
> scramble to come up with novel ways to build their own datasets from what
> they could access.*”
>
> Alex Hern, “Russian Troll Factories. Researchers Damn Twitter’s Refusal to
> Share Data”, The Guardian, November 15th 2017
> https://www.theguardian.com/world/2017/nov/15/russian-troll-
> factories-researchers-damn-twitters-refusal-to-share-data
>
>
> *Edoardo Montenegro*
>
> *TwLetteratura*
> www.twletteratura.org <http://www.twitteratura.it/>
>
> Tw: @edmonten
> Tel: +39.347.03.39.648
> Skype: edoardo.montenegro
>
> 2018-03-06 12:22 GMT+01:00 M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net>:
>
>> On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
>>
>>> Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la
>>> portata della questione.
>>>
>>
>> la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che
>> quelle mie quattro righe risolvono la questione. Non mi pare proprio
>> di avere scritto nulla del genere. Quello è anche un sito di divulgazione
>> per non addetti ai lavori, se anche potessi scriverci
>> 5000 parole al giorno, sarebbe inutile. Ma credo che basti scorrerne le
>> prime 3/4 schermate, per capire dai titoli quanto sono conscio dello
>> straordinario controllo culturale eccetera. Ultimamente ho fatto esempi più
>> politici che in altri campi di quanto questo controllo sia enorme, tipo qui:
>>
>> http://stop.zona-m.net/2017/09/facebook-and-google-forcing-c
>> ountries-to-trust-them/
>>
>> ma ripeto, lo so benissimo quanto la cosa sia pervasiva, e non mi fa
>> certo piacere.
>>
>> Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte
>> come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti MOLTO,
>> ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse.
>>
>> Ma soprattutto, non mi convince proprio l'idea che continuare a usare
>> "piattaforme" per servizi e comunicazioni individuali. Di questo ho scritto
>> qui, relativamente a Mastodon:
>>
>> http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a
>> -different-platform/
>>
>> e qui, in generale:
>>
>> http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a
>> -different-platform/
>>
>> Marco
>>
>> 1) tema che ho ampiamente sviscerato qui http://per-cloud.com
>>
>>
>>
>> --
>> http://mfioretti.com
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
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> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
March 6, 2018
Re: [nexa] la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
by Edoardo Montenegro
L’esperimento - e la discussione - mi paiono molto stimolanti, perché mette
a nudo un conflitto di interessi implicito. Una piattaforma digitale fonda
il suo successo sulla costruzione del maggior numero possibile di mondi –
digitali – paralleli; più il pubblico è frammentato e verticale, maggiori
saranno la personalizzazione delle informazioni e l’engagement degli
utenti, maggiori i ricavi pubblicitari della piattaforma e i dati che può
rivendere a terzi.
La *polis*, invece, si fonda su un principio di realtà per cui la verità
esiste e alcune cose – almeno le più importanti: ad esempio, l’essere in
pace o in guerra – sono la stessa cosa per tutti. Né la stampa né la
televisione sono mai riuscite a personalizzare l’audience e i contenuti al
punto di costruire realtà parallele, a causa di alcuni limiti tecnici e
economici: i costi di stampa, la disponibilità della banda, ecc. Inoltre,
sia la stampa sia la televisione sono sempre state controllate dagli stati
nazionali. Facebook, invece, è una multinazionale che assurge a vera e
propria formazione sociale in concorrenza con gli stati nazione: è uno
stato con 2,2 miliardi di abitanti. Twitter è uno stato più piccolo, con
300 milioni di abitanti, una zona franca apparentemente più libera e
tuttavia intrinsecamente altrettanto autoritaria.
Sebbene oggi siano governate da sovrani illuminati, ciò è del tutto
irrilevante per i despoti che le sfruttano per perseguire i propri scopi
nella *polis*, anche perché i loro dati – un bene pubblico – sono sotto
custodia.: *“It is *i*mpossible to accurately estimate the number of
Russian state-sponsored accounts operating on Twitter and Facebook. […] The
explanation for this is not because the Russians are particularly secretive
or expert at covering their tracks, but the attitude of Twitter and
Facebook who fight attempts by independent researchers to come up with an
answer. […] All of those efforts were hampered further by Twitter’s
unwillingness to work with researchers. The company does not allow anyone
except a few select corporate partners access to the “firehose” – the raw
stream of public tweets in realtime – and no one outside the company can
look at the full historical database. That means that researchers had to
scramble to come up with novel ways to build their own datasets from what
they could access.*”
Alex Hern, “Russian Troll Factories. Researchers Damn Twitter’s Refusal to
Share Data”, The Guardian, November 15th 2017
https://www.theguardian.com/world/2017/nov/15/russian-
troll-factories-researchers-damn-twitters-refusal-to-share-data
*Edoardo Montenegro*
*TwLetteratura*
www.twletteratura.org <http://www.twitteratura.it/>
Tw: @edmonten
Tel: +39.347.03.39.648
Skype: edoardo.montenegro
2018-03-06 12:22 GMT+01:00 M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net>:
> On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
>
>> Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la
>> portata della questione.
>>
>
> la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che
> quelle mie quattro righe risolvono la questione. Non mi pare proprio
> di avere scritto nulla del genere. Quello è anche un sito di divulgazione
> per non addetti ai lavori, se anche potessi scriverci
> 5000 parole al giorno, sarebbe inutile. Ma credo che basti scorrerne le
> prime 3/4 schermate, per capire dai titoli quanto sono conscio dello
> straordinario controllo culturale eccetera. Ultimamente ho fatto esempi più
> politici che in altri campi di quanto questo controllo sia enorme, tipo qui:
>
> http://stop.zona-m.net/2017/09/facebook-and-google-forcing-
> countries-to-trust-them/
>
> ma ripeto, lo so benissimo quanto la cosa sia pervasiva, e non mi fa certo
> piacere.
>
> Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte
> come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti MOLTO,
> ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse.
>
> Ma soprattutto, non mi convince proprio l'idea che continuare a usare
> "piattaforme" per servizi e comunicazioni individuali. Di questo ho scritto
> qui, relativamente a Mastodon:
>
> http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-
> a-different-platform/
>
> e qui, in generale:
>
> http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-
> a-different-platform/
>
> Marco
>
> 1) tema che ho ampiamente sviscerato qui http://per-cloud.com
>
>
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March 6, 2018
Re: [nexa] la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
by M. Fioretti
On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
> Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la
> portata della questione.
la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che
quelle mie quattro righe risolvono la questione. Non mi pare proprio
di avere scritto nulla del genere. Quello è anche un sito di
divulgazione per non addetti ai lavori, se anche potessi scriverci
5000 parole al giorno, sarebbe inutile. Ma credo che basti scorrerne le
prime 3/4 schermate, per capire dai titoli quanto sono conscio dello
straordinario controllo culturale eccetera. Ultimamente ho fatto esempi
più politici che in altri campi di quanto questo controllo sia enorme,
tipo qui:
http://stop.zona-m.net/2017/09/facebook-and-google-forcing-countries-to-tru…
ma ripeto, lo so benissimo quanto la cosa sia pervasiva, e non mi fa
certo piacere.
Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte
come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti
MOLTO, ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse.
Ma soprattutto, non mi convince proprio l'idea che continuare a usare
"piattaforme" per servizi e comunicazioni individuali. Di questo ho
scritto qui, relativamente a Mastodon:
http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a-different-plat…
e qui, in generale:
http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a-different-plat…
Marco
1) tema che ho ampiamente sviscerato qui http://per-cloud.com
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March 6, 2018
Re: [nexa] la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
by Giacomo Tesio
Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la portata
della questione.
Supponi di convincere una gran parte della popolazione ad indossare un paio
di occhiali blu. Avrebbero difficoltà a distinguere gli arancioni dai
grigi, ma tutti i colori risulterebbero deformati.
Purtuttavia tutti gli individui subirebbero la medesima deformazione
cognitiva, per cui potrebbero assuefarsi ad essa, iniziando a considerarla
come un fatto, inevitabile.
Ora considera quanto le grandi aziende di cui stiamo parlando controllino
l'accesso alla informazione disponibile sul web per una vastissima parte
della popolazione.
Queste grandi aziende controllano, di fatto, una realtà aumentata in cui
siamo immersi: il web. Controllano la nostra percezione di tale realtà, di
tale spazio.
A riprova della potenza di tale *straordinario controllo culturale*, basta
osservare come queste aziende si battano in nome della "net neutrality",
pur costituendo la maggiore minaccia a tale neutralità!
Davvero pensate che nessuno noti questa immensa contraddizione? Io non
credo.
Ora, la polarizzazione può essere più rapida per certi gruppi sociali, ma è
intrinsecamente connessa con la personalizzazione dei contenuti, perché*
ciò che è personalizzato è necessariamente di parte*.
La Democrazia presuppone il *confronto *civile di opinioni *diverse*.
Differenza che la personalizzazione inevitabilmente riduce, filtrandola
via. "Divide et impera" appunto.
Tempo fa, scrivevo che la mail è la prima applicazione "social" della
storia. Con tutti i suoi limiti, per il momento è anche l'unica ad avere un
saldo sociale positivo.
Ne potranno nascere di nuove. Mastodon e GNU social (https://gnu.io/) mi
sembrano le proposte più concrete disponibili al momento.
Tuttavia temo che entrambe non affrontano alcuni dei limiti
tecnico/politici dell'email, come l'identificabilità del mittente e la sua
conseguente responsabilità.
Si tratta di problemi complessi: richiedono soluzioni semplici e dunque
molto difficili da trovare.
Giacomo
2018-03-06 8:23 GMT+01:00 M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net>:
> On 2018-03-03 11:54, Claudio Agosti wrote:
>
>> 3 minuti di lettura, 2 grafici:
>>
>> https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how-
>> the-facebook-algorithm-insulates-fascists-from-reality-d36739b0758b
>> [1]
>>
>
> a me quello e altre cose hanno "ispirato" queste righe:
>
> http://stop.zona-m.net/2018/03/on-the-real-impact-of-fake-ne
> ws-echo-chambers-and-filter-bubbles/
>
> HTH,
>
> Marco
>
> --
> http://mfioretti.com
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
March 6, 2018
Re: [nexa] Don’t worry about AI going bad – the minds behind it are the danger | John Naughton | Opinion | The Guardian
by M. Fioretti
On 2018-02-26 01:10, Giacomo Tesio wrote:
> Caspita!
>
> Questo sarà esattamente il tema del mio intervento al convegno
> dell'Università Milano Bicocca “MYTHS AND REALITY OF ARTIFICIAL
> INTELLIGENCE” Thoretical issues and practical developments" il 2
> Marzo.
>
> La confusione o l'incompetenza delle autorità e' veramente pericolosa.
>
> Per esempio qualche tempo fa leggevo prospettare lo scenario in cui le
> assicurazioni automobilistiche non avrebbero piu' coperto gli
> automobilisti che guidassero personalmente la propria auto, in quanto
> l'intelligenza artificiale avrebbe guidato meglio.
a prima vista, non capivo che c'entra questo con il tema dell'articolo
di Naughton. Poi rileggendolo ho visto che anche lui parla di guida
autonoma.
E mi pare che l'articolo non metta abbastanza in evidenza quanto quello
che
lui chiama "political security" sia diverso dagli altri due domini.
Dovrò vedere se lo fa il rapporto completo di cui l'articolo è
recensione.
i problemi di "political security" nascono innanzitutto da CHI controlla
l'AI impiegata. E vale sia in politica sia sul lavoro. Se i famosi
braccialetti
di Amazon non fossero connessi al computer centrale, non sarebbero un
problema.
Zeynep Tufekci questo l'ha riassunto benissimo dicendo "don't worry
about AI. Worry about what **power** can do with AI"
I problemi di sicurezza digitale e fisica, invece, molto spesso nascono
da ragioni molto più basse, dalla stupidità ai bisogni indotti per
vendere roba inutile. Le auto autonome, per esempio, non devono mica per
forza essere connesse
a Internet. Di sicuro non ha bisogno di esserlo il loro sistema di
guida. Basta ricordarsi quello per far svanire l'attacco descritto
nell'articolo. è come
per i frigoriferi intelligenti. è l'idea iniziale che un frigo o
qualsiasi altro elettrodomestico **debba** essere connesso a Internet
che è cretina, e lo rimarrebbe anche se tutti i governi e le aziende del
mondo fossero santi scesi in terra.
Marco
> E' piuttosto improbabile che questo avvenga.
>
> Deve essere invece chiaro che le case automobilistiche saranno
> responsabili, civilmente e penalmente, delle morti avvenute durante il
> self drive.
> Le case automobilistiche, ovvero la proprietà (e forse anche gli
> azionisti), NON il software di simulazione statistica alla guida.
>
>
> Giacomo
>
>
>
>
>
> 2018-02-25 9:21 GMT+01:00 Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net>:
>> <https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/feb/25/artificial-intelligen…>
>>
>> [] , If one were a conspiracy theorist, one might ask if our obsession
>> with
>> a highly speculative future has been deliberately orchestrated to
>> divert
>> attention from the fact – pace Mr Gibson – that lower-level but
>> exceedingly
>> powerful AI is already here and playing an ever-expanding role in
>> shaping
>> our economies, societies and politics. This technology is a
>> combination of
>> machine learning and big data and it’s everywhere, controlled and
>> deployed
>> by a handful of powerful corporations, with occasional walk-on parts
>> assigned to national security agencies.
>>
>> These corporations regard this version of “weak” AI as the biggest
>> thing
>> since sliced bread. The CEO of Google burbles about “AI everywhere” in
>> his
>> company’s offerings. Same goes for the other digital giants. In the
>> face of
>> this hype onslaught, it takes a certain amount of courage to stand up
>> and
>> ask awkward questions. If this stuff is so powerful, then surely we
>> ought to
>> be looking at how it is being used, asking whether it’s legal, ethical
>> and
>> good for society – and thinking about what will happen when it gets
>> into the
>> hands of people who are even worse than the folks who run the big tech
>> corporations. Because it will.
>>
>> Fortunately there are scholars who have started to ask these awkward
>> questions. There are, for example, the researchers who work at AI Now,
>> a
>> research institute at New York University focused on the social
>> implications
>> of AI. Their 2017 report makes interesting reading. Last week saw the
>> publication of more in the same vein – a new critique of the
>> technology by
>> 26 experts from six major universities, plus a number of independent
>> thinktanks and NGOs.
>>
>> Its title – The Malicious Use of Artificial Intelligence: Forecasting,
>> Prevention and Mitigation – says it all. The report fills a serious
>> gap in
>> our thinking about this stuff. We’ve heard the hype, corporate and
>> governmental, about the wonderful things AI can supposedly do and
>> we’ve
>> begun to pay attention to the unintentional downsides of legitimate
>> applications of the technology.
>> [ ]
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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March 6, 2018
Re: [nexa] la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
by M. Fioretti
On 2018-03-03 11:54, Claudio Agosti wrote:
> 3 minuti di lettura, 2 grafici:
>
> https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how-the-facebook-alg…
> [1]
a me quello e altre cose hanno "ispirato" queste righe:
http://stop.zona-m.net/2018/03/on-the-real-impact-of-fake-news-echo-chamber…
HTH,
Marco
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March 6, 2018
Re: [nexa] la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
by Giacomo Tesio
Scusate, dopo la lettura di questo thread:
https://groups.google.com/forum/#!topic/it.comp.ia/uCKEFGzbbWc mi
sento di sconsigliare caldamente Eloisa per qualsiasi ricerca
statistica.
Ricordavo di averlo provato su Debian GNU/Linux anni fa, ma
evidentemente mi confondo con Alice o con qualche altro bot
dell'epoca.
Non credo manchino, al giorno d'oggi, chat bot open source per
eventuali esperimenti statistici sui social.
Ovviamente il mio consiglio non dipende dal thread in questione, ma
dalla ovvia necessità dei sorgenti per spiegare i comportamenti del
bot, al fine di ridurre le incognite del problema al solo sistema
oggetto della ricerca.
Scusate.
Giacomo
Il 3 marzo 2018 17:23, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
> Divide et impera.
>
> Queste isole omogenee e controllabili torneranno MOLTO utili quando la
> politica si accorgerà dei problemi etici (e logici) posti dalla parzialità
> nell'accesso all'informazione, abilmente venduta sotto le spoglie della
> customizzazione.
>
> Problema logico, perché ciò che è "personalizzato" è inevitabilmente
> parziale.
>
> Ma anche problema Politico. E di quelli di cui i politici potrebbero persino
> interessarsi sul serio, in quanto in grado di renderli semplicemente
> irrilevanti.
>
>
> Comunque bel esperimento.
>
> Semplice e ben congegnato.
>
> Mi viene in mente un unica obbiezione metodologica, la scarsa interattività
> dei bot potrebbe aver limitato la possibilità dell'algoritmo di "correggere
> il tiro", proponendo un più ampio spettro di contenuti.
>
> È difficile comunque immaginare una soluzione replicabile a questo problema
> senza conoscere nel dettaglio l'algoritmo in questione. Mi verrebbe in mente
> il vecchio Eloisa, ma connetterlo a Facebook richiederebbe un approccio
> statistico con un numero elevato di bot.
>
> Vi è anche il rischio che Facebook riesca a identificare i bot e a servire
> risultati più politically correct.
>
>
> Ma detto questo, abbiamo bisogno di più ricerche di questo tipo!
> Davvero un ottimo lavoro.
>
>
> Giacomo
>
> Il 03/Mar/2018 11:54, "Claudio Agosti" <claudio.agosti(a)logioshermes.org> ha
> scritto:
>>
>> 3 minuti di lettura, 2 grafici:
>>
>>
>> https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how-the-facebook-alg…
>>
>> cosa ne pensate?
>> buon sabato!
>>
>>
>> --
>> Claudio Agosti,
>> https://facebook.tracking.exposed - https://twitter.com/_vecna
>> PGP mail: claudio﹫tracking・exposed - key here https://keybase.io/vecna
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
March 5, 2018
106° Mercoledì di Nexa | 14 marzo 2018
by Nexa Media
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<http://nexa.polito.it/mercoledi-106>
NEXA
106° Mercoledì di Nexa
Mercoledì 14 marzo 2018, ore 18.00 - 20.00
Politecnico di Torino
http://nexa.polito.it/mercoledi-106
Il nuovo GDPR e l’impatto sulla Pubblica Amministrazione
Speakers
Giulio Lughi, Ugo Pagallo, Enzo Veiluva
This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
Il 25 maggio 2018 diventerà operativo il Regolamento sulla protezione
dei dati personali (n. 679/2016), meglio noto come GDPR. *Il regolamento
obbliga titolari e responsabili a implementare e documentare "tutte le
misure tecniche ed organizzative"* ritenute adeguate, in base ad una
valutazione del rischio, che devono essere applicate per la corretta e
sicura gestione dei dati personali oggetti dei trattamenti. In
particolare quando parliamo di dati custoditi dalla Pubblica
amministrazione e quindi dati di cittadini e, nel caso dei dati
sanitari, dei pazienti, assumono una rilevanza specifica gli ambiti
legati alle *misure di sicurezza applicate sia nella fase di gestione
dei trattamenti sia nella fase di raccolta delle informazioni*.
La discussione riguarderà le modalità tecnologiche e di processo che il
CSI Piemonte mette in atto per abbattere i rischi di Data Breach, da un
lato e, dall'altro, l'applicazione dei concetti di privacy by design e
by default, al fine di poter dimostrare come un'attenta progettazione
dei sistemi applicativi possa incrementare notevolmente la tutela dei
dati personali.
Attento monitoraggio e accurata progettazione *non sono tuttavia ancora
sufficienti per poter da soli garantire la solidità della sicurezza del
dato*. L'errore umano e la vulnerabilità del codice software sono il
tallone di Achille presenti in qualunque oggetto informatico connesso
alla rete, e dunque soltanto un'attenta fase di analisi, e interventi di
sicurezza informatica quali vulnerability assessment e di test
penetration possono aiutare a completare il quadro degli accorgimenti
necessari.
Al seminario, introdotto e condotto dalProf Giulio Lughi
<http://www.giuliolughi.it/> (Università degli Studi di Torino),
interverranno il Prof. Ugo Pagallo
<https://nexa.polito.it/people/upagallo> (Università degli Studi di
Torino) e il Dott. Enzo Veiluva (CSI Piemonte
<http://www.csipiemonte.it/web/it/#t3-mainnav>).
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[Mercoledì106]
*Giulio LUGHI* è professore di Digital Media & Communication presso
l'Università di Torino. Ha lavorato nell'industria editoriale come
scrittore, traduttore, editore, direttore di serie. Presidente del
Comitato Tecnico Scientifico del CSI Piemonte. Co-fondatore di StoryCode
Torino <http://www.storycodetorino.com>. Le sue aree di ricerca e le
pubblicazioni più rilevanti riguardano la relazione tra ITC e scienze
umane; teoria multimediale; analisi dei testi transmediali; narrativa
interattiva; evoluzione dalla cultura di massa alla cultura dei media
digitali.
*Ugo PAGALLO* è Professore al Dipartimento di Giurisprudenza
dell'Università degli Studi di Torino. È fellow del Center for
Transnational Legal Studies di Londra e del Nexa Center su Internet e
Società del Politecnico di Torino. Ha pubblicato numerosi saggi e
monografie ed è co-editore dell'AICOL. I suoi interessi di ricerca
comprendono Artificial Intelligence & Law, network and legal theory e
Information Technology Law. Attualmente sta lavorando con il European
Institute for Science, Media and Democracy con l'obiettivo di creare il
primo forum globale in Europa sull'impatto sociale dell'Intelligenza
artificiale.
*Enzo VEILUVA*, laureato in Ingegneria Elettronica, lavora da circa 25
anni nel settore ICT occupandosi di Sicurezza Applicativa ed
Infrastrutturale, Architetture Enterprise, Progettazione del Software e
Metodologie di troubleshooting e problem solving. Attualmente è
Responsabile della Area Sicurezza ICT e Privacy in CSI Piemonte, tra le
principali mansioni oltre a formatore e divulgatore è responsabile del
Security Operation Center aziendale ed è incaricato di presidiare il
sistema di gestione aziendale della Sicurezza ICT, assicurando anche la
compliance (ricopre ruolo di Data Protection Officer) verso normative di
riferimento sulla privacy ( responsabile del piano aziendale di
adeguamento al GDPR).
*Letture consigliate e link utili:*
* Pagallo, Ugo (2017),/The Legal Challenges of Big Data: Putting
Secondary Rules First in the Field of EU Data Protection
<https://edpl.lexxion.eu/article/EDPL/2017/1/7>/, European Data
Protection Law Review, 3(1): 34-46.
* Pagallo, Ugo (2012), /On the Principle of Privacy by Design and its
Limits: Technology, Ethics, and the Rule of Law
<https://link.springer.com/chapter/10.1007%2F978-94-007-2903-2_16>/,
in European Data Protection: In Good Health?, edited by Serge
Gutwirth, Ronald Leenes, Paul De Hert and Yves Poullet. Springer,
pp. 331-346.
* Pagallo, Ugo (2009),/Privacy e design
<http://www.ittig.cnr.it/EditoriaServizi/AttivitaEditoriale/InformaticaEDiri…>/,
in “Informatica e diritto”,2010( 1): 123-134.
* /Approccio basato sul rischio e misure di accountability di titolari
e responsabili/
<http://www.garanteprivacy.it/approccio-basato-sul-rischio-e-misure-di-accou…>.
* /Valutazione d'impatto della protezione dei dati/
<http://www.garanteprivacy.it/DPIA>.
* /Privacy by design: quale approccio?/
<http://europrivacy.info/it/2017/01/16/privacy-by-design-which-approach/>
* /Privacy by design e by default/
<https://protezionedatipersonali.it/privacy-by-design-e-by-default>.
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto
sulla società. Maggiori informazioni all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma divulgativo,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
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March 5, 2018