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Re: [nexa] The case for understandable software
by Vincenzo Mario Bruno Giorgino
La risposta è così ricca che mi devo prendere tempo per coglierne gli
addentellati al mio lavoro di ricerca azione nei commons.
Perciò per ora esprimo gratitudine e anticipo che vorrei trasformare il tuo
testo in intervista e tradurlo in inglese. Aggiungerei qualche domanda, di
sicuro sulla dimensione etica, e forse anche scivolerei sugli archivi
distribuiti con catene a blocchi, se non risultasse eccessivo. Ho in mente
una destinazione per pubblicare.
Ci staresti?
Buona giornata,
Enzo
Il giorno dom 16 dic 2018, 23:53 Giacomo <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
> On December 16, 2018 8:49:20 AM UTC, Vincenzo Mario Bruno Giorgino <
> vincenzo.giorgino(a)unito.it> wrote:
> >Grazie Giacomo.
> >Porto a casa una maggior chiarezza di base.
>
> Grazie a te!
> Non mi capitano spesso complimenti come questo! :-)
>
> >Ho una ulteriore domanda: nel movimento dei Commons si evitano entrambi i
> >termini per preferire FLOSS. Stallman sostiene che tale etichetta è
> inutile
> >perche in sostanza tentano di mediare senza che ce ne sia alcuna
> necessità.
>
> Non ho presente a che intervento di Stallman fai riferimento, ma lui è
> decisamente troppo diplomatico! :-D
>
> La differenza è profonda.
>
> Quando si dice FLOSS o FOSS in realtà si intende open source. I valori
> della cultura hacker sono totalmente assenti.
>
> Una pietra di inciampo molto interessante per il FLOSS è TempleOS, un
> sistema operativo scritto da zero da Terry Davis, un hacker schizofrenico
> recentemente mancato.
>
> TempleOS è donato al mondo sotto pubblico dominio per scelta dell'autore,
> dunque stando alla retorica, è sia Free Software sia Software Open Source.
>
> Si tratta di un piccolo gioiello, straordinariamente anticonvenzionale, e
> per certi aspetti molto più avanzato dei sistemi operativi mainstream.
>
> Per un hacker, alla compassione per la malattia si sostituisce il rispetto
> e l'ammirazione per una prospettiva unica e dunque preziosissima.
>
> Ma l'autore di TempleOS non avrebbe mai potuto partecipare ad un evento
> FLOSS. Non avrebbe mai potuto sottostare alle regole aziendali codificate
> dalle Code of Conduct.
>
> Un luogo ove un hacker non può esprimersi liberamente per non
> compromettere l'immagine degli sponsor, non ha niente di libero o di hacker.
>
> Per questo non dovremmo usare FOSS e FLOSS.
> Perché vuol dire marginalizzare gli hacker, cui non frega una cippa
> dell'immagine propria o altrui.
> La F e la L sono li per nobilitare modelli di business che non hanno nulla
> di nobile (ne di ignobile, fin tanto che non abusano la credulità degli
> utenti e non cercano di marginalizzarci).
>
> >Tali distinzioni hanno poi conseguenze su ciò che si deve intendere come
> >commons (o comune) e pratiche del commoning (fare il comune).
>
> Per questo molti le rifiutano.
> L'ambiguità avvantaggia sempre la parte più forte.
>
>
> A questo proposito, negli ultimi sei mesi ho compiuto un terribile
> sacrilegio: ho scritto (come tanti prima di me) una licenza libera per un
> componente fondamentale del mio sistema operativo (che d'altronde pende il
> nome da una pericolosissima eretica, dunque c'era da aspettarselo :-D).
>
> Si tratta di un copyleft molto più forte della GNU AGPL ma lungo un
> quarto: http://www.tesio.it/documents/HACK.txt
>
> La Hacking License risponde chiaramente alla visione di una vasta comunità
> che collabora, apertamente e alla pari, attraverso software innovativo
> messo in comune su un sistema distribuito.
>
> Cerca di garantire agli utenti il diritto di studiare il software che
> usano (inclusi i SaaS) e di scegliere se eseguirlo sul proprio hardware.
> E cerca di garantire la massima diffusione della conoscenza che tale
> software esprime, come un dono ricorsivo.
>
> Di recente ne abbiamo discusso su Debian Legal e nonostante diversi
> contributi molto interessanti e costruttivi che ho ricevuto (principalmente
> in privato), la risposta più frequente è stata: "Come OSI scrivere licenze
> copyleft?!? Tu che sei solo un programmatore!" (pun intended, ma da
> intenditori :-D)
> Come se uno perdesse 6 mesi senza immaginare i rischi di una nuova licenza!
>
>
> E veramente Common solo ciò che non può essere sottratto alla comunità e
> che obbliga i membri a lavorare insieme e godere insieme dei suoi frutti
> (cum munis).
>
> Ciò che può essere vittima di tattiche come il Embrace Extend Extinguish
> non è Common, non co-obbliga nessuno.
>
>
> Per noi hacker mantenere la conoscenza (e dunque il software che la
> esprime) in comune è fondamentale per soddisfare la nostra Curiosità.
> Noi vogliamo che il nostro software resti "di tutti".
>
> Altri, mossi da interessi e valori molto diversi, considerano questa
> esigenza come una pretesa fastidiosa e si spendono per diffondere un idea
> di Common in cui le risorse condivise non sono "di tutti", ma "di nessuno".
> Strumentale a questo obbiettivo è convincere la maggioranza degli utenti
> che "di tutti" sia uguale a "di nessuno", che donare software non sia
> "sostenibile" e che non ci sia differenza fra libertà e convenienza.
>
> Da qui l'introduzione di FLOSS e FOSS, per nobilitare l'OSS
> marginalizzando al contempo gli hacker che sviluppano Free Software.
>
>
> Scusa la lunghezza, ma ho cercato di rispondere alla tua domanda...
> chiaramente stimolando la tua Curiosità. :-D
>
>
> A presto!
>
>
> Giacomo
>
Dec. 17, 2018
Re: [nexa] dubbio filosofico (ma pratico) Analisi di piattaforme: segretezza o free software?
by Giacomo Tesio
Ciao Claudio, fantastico caso limite!
Di seguito provo a fornirti qualche ulteriore spunto per la tua riflessione.
On Sun, 16 Dec 2018 at 21:47, Claudio Agosti
<claudio.agosti(a)logioshermes.org> wrote:
>
> Io lavoro in un progetto che vuole analizzare i dati di facebook;
> facebook ostacola attiviamente la sua analisi*
> Io mi sveglio alla mattina, vado a vedere i grafici, e se un parser
> dei miei è rotto, devo aggiornarlo. e questo task diventa la priorità
> su qualunque altra cosa. Non mi trovo in una posizione agevole.
>
> In questa situazione, pubblicare le logiche che usi, è un modo per
> rendere il lavoro di facebook più semplice. I poteri in gioco non sono
> per nulla comparabili. Fb ha dei team dedicati all'antiscraping;
> [...]
> Ma al momento non siamo in questa condizione, e con che coraggio,
> quel componente, lo tengo free software (tutto il resto rimane free sw,
> ma su quel componente, ho dubbi).
Non conosco il codice in questione ma suppongo (per comodità di
ragionamento) che i parser/scraper di cui stiamo parlando siano
isolati ciascuno in una singola classe/comando e che tutti
implementino la medesima interfaccia/cli.
Il framework che li esegue può naturalmente essere software libero, ma
si pone effettivamente un problema nel momento in cui condividere un
tuo strumento di studio facilita inevitabilmente il lavoro di chi ti
vuole tenere nell'ignoranza.
La tua priorità è imparare, studiare la scatola nera che è Facebook.
Una soluzione consiste nel pubblicare il codice del framework senza il
componente mancante, e pubblicare il codice del componente mancante
solo dopo che Facebook riesce a romperlo, magari con un'analisi delle
contromisure che hanno preso.
In questo modo puoi provare a costruire, pian piano, una comunità di
persone che siano capaci di scrivere questi scaper e che ti aiutino su
questo lavoro.
Non so cosa ne direbbe Stallman, ma in realtà non è che mi interessi molto.
Il tuo software segreto sarebbe, a tutti gli effetti, software libero
(SACRILEGIO ! ! ! :-D).
Pensaci: se il parser/scraper lo esegui solo tu, non lo distribuisci.
Dunque se pure fosse licenziato sotto una licenza GPL o anche AGPL,
non staresti violando la licenza.
Inoltre, se il software l'hai scritto tu, non sei vincolato da una licenza.
La tua scelta di distribuire il tuo software sotto una licenza libera
DEVE restare una scelta libera (fintanto che non riusciamo a vietare
il software proprietario su tutto il pianeta).
E non perde nulla del proprio valore se lo rilasci quando ormai è
inutile dal punto di vista di Facebook (e degli altri).
L'idea che il software libero DEBBA essere utile a qualcuno è una aberrazione.
Il software libero PUÒ essere utile, ma si chiama "software libero",
non "software utile".
E' caratterizzato dal diritto di studiare, modificare e distribuire,
non da quello di usare per un qualsiasi scopo.
Per collaborare con progetti simili che volessero utilizzare i tuoi
script, potresti concedergli una licenza gratuita non trasferibile,
chiarendo lo scopo di tale licenza: fargli causa se il tuo codice
finisce nelle mani di Facebook (ma in questo caso ti conviene mettere
il software stesso in vendita con una licenza proprietaria ad un
prezzo esorbitante, in modo da poter richiedere danni patrimoniali
molto consistenti in caso di violazione).
D'altro canto, se gli utenti eseguono questi scaper nei propri browser
per tuo conto, puoi tranquillamente pubblicarli come software libero:
per Facebook deoffuscarli/decompilarli è probabilmente già ora
questione di minuti.
> La soluzione dovrebbe essere una community solida, la quantità di creatività che potremmo metterci supererebbe quella della compagnia che investe.
Infatti questa è la soluzione definitiva.
Insegnare a programmare a tutti gli esseri umani, in modo che ciascuno
possa scrivere/modificare il proprio software.
Tuttavia credo che per quando avremo raggiunto questo obbiettivo,
Facebook sarà già un breve paragrafo sui libri di storia.
A presto!
Giacomo
Dec. 17, 2018
Re: [nexa] The case for understandable software
by Giacomo
On December 16, 2018 8:49:20 AM UTC, Vincenzo Mario Bruno Giorgino <vincenzo.giorgino(a)unito.it> wrote:
>Grazie Giacomo.
>Porto a casa una maggior chiarezza di base.
Grazie a te!
Non mi capitano spesso complimenti come questo! :-)
>Ho una ulteriore domanda: nel movimento dei Commons si evitano entrambi i
>termini per preferire FLOSS. Stallman sostiene che tale etichetta è inutile
>perche in sostanza tentano di mediare senza che ce ne sia alcuna necessità.
Non ho presente a che intervento di Stallman fai riferimento, ma lui è decisamente troppo diplomatico! :-D
La differenza è profonda.
Quando si dice FLOSS o FOSS in realtà si intende open source. I valori della cultura hacker sono totalmente assenti.
Una pietra di inciampo molto interessante per il FLOSS è TempleOS, un sistema operativo scritto da zero da Terry Davis, un hacker schizofrenico recentemente mancato.
TempleOS è donato al mondo sotto pubblico dominio per scelta dell'autore, dunque stando alla retorica, è sia Free Software sia Software Open Source.
Si tratta di un piccolo gioiello, straordinariamente anticonvenzionale, e per certi aspetti molto più avanzato dei sistemi operativi mainstream.
Per un hacker, alla compassione per la malattia si sostituisce il rispetto e l'ammirazione per una prospettiva unica e dunque preziosissima.
Ma l'autore di TempleOS non avrebbe mai potuto partecipare ad un evento FLOSS. Non avrebbe mai potuto sottostare alle regole aziendali codificate dalle Code of Conduct.
Un luogo ove un hacker non può esprimersi liberamente per non compromettere l'immagine degli sponsor, non ha niente di libero o di hacker.
Per questo non dovremmo usare FOSS e FLOSS.
Perché vuol dire marginalizzare gli hacker, cui non frega una cippa dell'immagine propria o altrui.
La F e la L sono li per nobilitare modelli di business che non hanno nulla di nobile (ne di ignobile, fin tanto che non abusano la credulità degli utenti e non cercano di marginalizzarci).
>Tali distinzioni hanno poi conseguenze su ciò che si deve intendere come
>commons (o comune) e pratiche del commoning (fare il comune).
Per questo molti le rifiutano.
L'ambiguità avvantaggia sempre la parte più forte.
A questo proposito, negli ultimi sei mesi ho compiuto un terribile sacrilegio: ho scritto (come tanti prima di me) una licenza libera per un componente fondamentale del mio sistema operativo (che d'altronde pende il nome da una pericolosissima eretica, dunque c'era da aspettarselo :-D).
Si tratta di un copyleft molto più forte della GNU AGPL ma lungo un quarto: http://www.tesio.it/documents/HACK.txt
La Hacking License risponde chiaramente alla visione di una vasta comunità che collabora, apertamente e alla pari, attraverso software innovativo messo in comune su un sistema distribuito.
Cerca di garantire agli utenti il diritto di studiare il software che usano (inclusi i SaaS) e di scegliere se eseguirlo sul proprio hardware.
E cerca di garantire la massima diffusione della conoscenza che tale software esprime, come un dono ricorsivo.
Di recente ne abbiamo discusso su Debian Legal e nonostante diversi contributi molto interessanti e costruttivi che ho ricevuto (principalmente in privato), la risposta più frequente è stata: "Come OSI scrivere licenze copyleft?!? Tu che sei solo un programmatore!" (pun intended, ma da intenditori :-D)
Come se uno perdesse 6 mesi senza immaginare i rischi di una nuova licenza!
E veramente Common solo ciò che non può essere sottratto alla comunità e che obbliga i membri a lavorare insieme e godere insieme dei suoi frutti (cum munis).
Ciò che può essere vittima di tattiche come il Embrace Extend Extinguish non è Common, non co-obbliga nessuno.
Per noi hacker mantenere la conoscenza (e dunque il software che la esprime) in comune è fondamentale per soddisfare la nostra Curiosità.
Noi vogliamo che il nostro software resti "di tutti".
Altri, mossi da interessi e valori molto diversi, considerano questa esigenza come una pretesa fastidiosa e si spendono per diffondere un idea di Common in cui le risorse condivise non sono "di tutti", ma "di nessuno".
Strumentale a questo obbiettivo è convincere la maggioranza degli utenti che "di tutti" sia uguale a "di nessuno", che donare software non sia "sostenibile" e che non ci sia differenza fra libertà e convenienza.
Da qui l'introduzione di FLOSS e FOSS, per nobilitare l'OSS marginalizzando al contempo gli hacker che sviluppano Free Software.
Scusa la lunghezza, ma ho cercato di rispondere alla tua domanda... chiaramente stimolando la tua Curiosità. :-D
A presto!
Giacomo
Dec. 16, 2018
dubbio filosofico (ma pratico) Analisi di piattaforme: segretezza o free software?
by Claudio Agosti
Vagamente inspirato dall'email di Giacomo Tesio, che diceva "*L'etica
hacker che il software libero esprime si fonda sul valore della Curiosità,
da cui derivano strumentalmente gli altri valori: Libertà, Condivisione,
Onestà Intellettuale etc... sono funzionali a massimizzare la conoscenza
tecnologica disponibile, verificandone la correttezza sperimentalmente,
applicandola attraverso la creazione del software.*", Voglio portvi un
quesito non teorico che devo affrontare in questi giorni...
Scenario: https://twitter.com/WolfieChristl/status/1071473931784212480
Io lavoro in un progetto che vuole analizzare i dati di facebook; facebook
ostacola attiviamente la sua analisi*
Io mi sveglio alla mattina, vado a vedere i grafici, e se un parser dei
miei è rotto, devo aggiornarlo. e questo task diventa la priorità su
qualunque altra cosa. Non mi trovo in una posizione agevole.
In questa situazione, pubblicare le logiche che usi, è un modo per rendere
il lavoro di facebook più semplice. I poteri in gioco non sono per nulla
comparabili. Fb ha dei team dedicati all'antiscraping;
La soluzione dovrebbe essere una community solida, la quantità di
creatività che potremmo metterci supererebbe quella della compagnia che
investe.
Ma al momento non siamo in questa condizione, e con che coraggio, quel
componente, lo tengo free software (tutto il resto rimane free sw, ma su
quel componente, ho dubbi).
Come si fa?
ciao,
Claudio
* Il tweet riporta di una una tecnica che hanno messo in atto 1 anno fa,
ora ne hanno affiancate altre più subdole.
--
Claudio Agosti, https://facebook.tracking.exposed, @_vecna
PGP keybase.io/vecna - Research Associate - DATACTIVE
University of Amsterdam https://data-activism.net
Dec. 16, 2018
Re: [nexa] The case for understandable software
by Giacomo
On December 15, 2018 10:53:18 PM UTC, Luca Cappelletti <luca.cappelletti(a)gmail.com> wrote:
>Il 01/12/18 11:02, Giacomo ha scritto:
>>
>> You cannot argue with a root shell.
>
>no?
>
>https://newsroom.intel.com/wp-content/uploads/sites/11/2018/01/Intel-Analys…
Eh... brutta pagina della nostra storia che mostra quanto ridicolo sia lo stato dell'industria che tutti venerano.
D'altronde la gravità della situazione sui browser WHATWG è comparabile con quella delle CPU Intel.
Quello che mi ha sorpreso è incontrare una risposta totalmente equivalente da parte di Mozilla, da cui mi aspettavo un'etica diversa.
Ciò ha rivelato che la vulnerabilità maggiore cui gli utenti sono esposti è la fiducia in questi ingegneri.
Qualche giorno fa è stato diffusa la notizia di un bug in SQLite che permette l'esecuzione di codice arbitrario. Google Chrome, che include SQLite, era vulenrabile attraverso l'esecuzione di JavaScript.
Naturalmente diversi tecnologi molto superficiali hann iniziato a suggerire di passare a Firefox.
Il problema è che entrambi non hanno applicato le semplici correzioni che avrebbero mitigato notevolmente l'impatto di questa vulnerabilità.
Perché, ricordo, tutti gli attacchi eseguiti via JavaScript non lasciano tracce.
>sono dell'idea che tutta questa deresponsabilizzazione stona troppo.
>Un giocattolo dovrebbe essere innocuo e non usato per utilizzi "adulti",
>altrimenti non deve essere piu un giocattolo ma una cosa seria per
>adulti, costruita e trattata come tale...
Il problema è che siamo ancora ai primordi dell'informatica.
Non siamo in condizione di stabilire barriere all'ingresso (e anzi dobbiamo rimuoverle il più possibile) perché tali barriere rallenterebbero la ricerca di soluzioni innovative.
Se ci fosse una patente per programmare, io farei probabilmente un altro mestiere.
La programmazione è una forma di espressione umana e non deve essere privilegio di pochi.
>Posso essere tranquillamente circondato di giocattoli e se li tratto
>come tali il mondo è bello e divertente...ma se comincio ad usare i
>giocattoli per scopi diversi? Chi è il criminale?
Il problema è che solo chi comprende la materia a fondo può distinguere il giocattolo dallo strumento affidabile (se dispone di tempo e sorgenti)
>Internet è ovunque ed ha implicazioni da "adulti" ma è un pianeta di
>giocattoli a cominciare dal suo piu rudimentale frame ethernet fino ad
>arrivare al browser...catene di giocattoloni deresponsabilizzati
La responsabilità è lasciata all'utente.
Questo ovviamente per scaricarla dal bilancio delle aziende che operano nel settore.
Ma io credo che questa sia un'ottima cosa, sul lungo periodo: impone l'urgenza per gli utenti di alfabetizzarsi, di imparare a leggere sorgenti e licenze.
Incentiva il passaggio fra utente (usato dal software) e hacker (capace di comprendere e creare il software che usa).
Passaggio che porta con sé diversi vantaggi socio-politici al di là dell'informatica.
>non mi sembrano delle fondazioni solide
Non lo sono.
C'è molto su cui lavorare.
E moltissimo da inventare.
Da un lato bisogna rendere l'informatica strutturalmente più semplice, in modo che sia più facile identificare e risolvere i problemi.
Dall'altro bisogna mettere gli utenti in condizione di usare le libertà loro concesse dal software libero, inclusa quella di modificare i software che usano.
Questi due aspetti possono solo progredire insieme.
Purtroppo c'è poca consapevolezza di questa urgenza (o aperta opposizione a questo diritto) anche fra gli informatici.
Giacomo
Dec. 16, 2018
Re: [nexa] The case for understandable software
by Vincenzo Mario Bruno Giorgino
Grazie Giacomo.
Porto a casa una maggior chiarezza di base.
Ho una ulteriore domanda: nel movimento dei Commons si evitano entrambi i
termini per preferire FLOSS. Stallman sostiene che tale etichetta è inutile
perche in sostanza tentano di mediare senza che ce ne sia alcuna necessità.
Tali distinzioni hanno poi conseguenze su ciò che si deve intendere come
commons (o comune) e pratiche del commoning (fare il comune).
Grazie,
Vincenzo
Il giorno dom 2 dic 2018, 14:25 Giacomo <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
> Il December 2, 2018 9:37:17 AM UTC, Marco Ciurcina <
> ciurcina(a)studiolegale.it> ha scritto:
> >In data sabato 1 dicembre 2018 10:02:36 CET, Giacomo ha scritto:
> >> Da un lato, nel software libero, un'etica deontologica cui consegue
> >il
> >> comportamento normativo da essa derivate. Dal altro, nel open source,
> >> un'etica utilitarista cui consegue un comportamento calcolistico.
> >>
> >> Questa differenza determina differenze nella govermance dei progetti
> >Tema interessante.
> >Per favore, puoi articolare partendo dalla tua definizione?
>
> L'etica hacker che il software libero esprime si fonda sul valore della
> Curiosità, da cui derivano strumentalmente gli altri valori: Libertà,
> Condivisione, Onestà Intellettuale etc... sono funzionali a massimizzare la
> conoscenza tecnologica disponibile, verificandone la correttezza
> sperimentalmente, applicandola attraverso la creazione del software.
>
> Dunque ogni software libero risponde, in un modo o nell'altro, alla
> curiosità degli hacker che lo realizzano. È un esperimento.
>
> Per questo non fornisce garanzie.
> E per questo la libertà del utente di modificare il programma è
> importante, per permettere di condurre nuovi esperimenti.
> E per questo la condivisione è importante, tanto da venire richiesta come
> reciprocità dalla GPL.
>
>
> Il software open source invece è sempre sviluppato per esigenze di
> marketing: sia che si tratti di entrare in una nicchia di mercato dominata
> da concorrenti ben radicati (pensa a Chrome vs IE6 a metà del 2000), di
> costruire l'infrastruttura necessaria al proprio business model (Google con
> Chrome e Mozilla ha reso il Web la strumento di sorveglianza/mungitura dati
> personali che è oggi) o semplicemente di mostrare la propria bravura sul
> curriculum (pensa alle decine di microscopiche librerie javascript su NPM).
>
> >Come distingueresti la governance di un progetto di tipo "software
> >libero" e quella di un progetto tipo "open source"
>
> Beh ad esempio in Harvey la differenza è stata evidente: non esiste alcuna
> ragione riconducibile all'etica hacker per rimuovere il Copyright di un
> programmatore da un progetto GPL. O di includere codice rilasciato sotto
> MIT senza attibuzione.
>
> Non è solo una sciocchezza legale: è un'azione che manca dell'onestà
> intellettuale minima per collaborare con un hacker.
>
> Un altro esempio di governance open source totalmente incompatible con
> l'etica hacker è la reazione di Mozilla alla segnalazione degli attacchi JS
> con cui ho annoiato abbondantemente la lista (e me ne scuso, ma sono ancora
> allibito).
>
> Per contro, le segnalazioni di gravi vulnerabilità ad un software libero
> come OpenBSD vengono accolte tipicamente con un "grazie della segnalazione"
> ed un fix nella release successiva.
>
> Un altro esempio di differenza la puoi vedere a fronte di un fork del
> software:
>
> - un progetto open source rifiuterà il fork (introducendo barriere legali
> o tecnologiche per mantenere il controllo e minimizzarne la reale
> possibilità) trattandolo come un nemico, gridando alla frammentazione della
> comunità alla dispersione delle energie e del talento etc...
> - un software libero invece accoglierà il fork con interesse e curiosità,
> talvolta persino con supporto e attiva partecipazione (9front è un esempio
> che conosco bene, ma ce ne sono a bizzeffe)
>
> La differenza è facilmente spiegabile se si considera il software libero
> come un movimento culturale e politico ed il software open source come uno
> strumento di marketing integrato nel sistema e nei valori espressi dal
> sistema produttivo del capitalismo contemporaneo.
>
>
> La governance di un software libero sarà aperta al dissenso su decisioni
> fondamentali (dissenso il cui esito può essere appunto un fork pacifico)
> mentre la governance di un progetto OS sarà aperta solo al dissenso su
> dettagli e su questioni totalmente irrilevanti per il software in se.
>
> Un software libero sarà sostanzialmente indifferente all'immagine pubblica
> del progetto, mentre nell'open source l'immagine pubblica, il brand, sarà
> fondamentale (confronta il rapporto con le CoC di 9front e Linux).
>
>
> È più chiaro?
>
>
> Giacomo
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Dec. 16, 2018
Re: [nexa] The case for understandable software
by Luca Cappelletti
Il 01/12/18 11:02, Giacomo ha scritto:
> Il December 1, 2018 7:42:41 AM UTC, Stefano Zacchiroli <zack(a)upsilon.cc> ha scritto:
>> Il fondo della questione è che tu ti basi su tue
>> definizioni di software libero e open source, basate rispettivamente
>> sull'etica hacker e sul tasso di partecipazione di attori commerciali
>> allo sviluppo di un prodotto software.
>
> Ahimè di nuovo una banalizzazione fuorviante.
>
> Cerco di essere più chiaro.
>
> Il Software Libero è (come dici) espressione dell'etica hacker.
> Ma il software Open Source NON è necessariamente prodotto da "attori commerciali", è semplicemente uno strumento di marketing.
>
> Può perfettamente e legittimamente essere marketing personale, da includere con orgoglio nel proprio curriculum vitae.
>
> Tuttavia si tratta di realtà estremamente diverse, nella pratica come nella teoria.
>
> Da un lato, nel software libero, un'etica deontologica cui consegue il comportamento normativo da essa derivate.
> Dal altro, nel open source, un'etica utilitarista cui consegue un comportamento calcolistico.
>
> Questa differenza determina differenze nella govermance dei progetti e persino nella interfaccia utente e nel design del codice prodotto.
>
>> Sei liberissimo di fare tali
>> equivalenze lessicali, ma non puoi pretendere che siano corrette visto
>> che nessun altro le usa in tal modo.
>
> Secondo questo ragionamento il sole gira intorno alla terra e la prima è stata costruita a partire dalla costola del primo uomo.
>
> La diffusione di una idea non è mai stata graranzia della sua correttezza.
>
> Quando una definizione è sbagliata, troppo vaga o fuorviante, qualcuno si deve prendere la briga di correggerla.
>
>> Su Mozilla, dici di non volerli forzare ad accettare la tua patch, ma in
>> compenso vuoi obbligarli a comunicare una presunta vulnerabilità ai
>> loro utenti.
>
> Non voglio (e non posso) obbligare Mozilla a far nulla.
> Io credo veramente che Mozilla abbia il diritto di sviluppare il software che desidera, con tutte le backdoor e le vulnerabilità che ritiene interessanti.
>
> MA, come hacker, sono indignato dalla mancanzap di onestà intellettuale nel dichiarare agli utenti i rischi cui li espone.
> E dalla ipocrisia di definirsi "made for people, not profit".
>
> Quanto a chi abbia ragione, ci sono due PoC exploit a dimostrarlo oltre ogni ragionevole dubbio.
>
> You cannot argue with a root shell.
no?
https://newsroom.intel.com/wp-content/uploads/sites/11/2018/01/Intel-Analys…
hai presente gli Asgardiani?
sono dell'idea che tutta questa deresponsabilizzazione stona troppo.
Un giocattolo dovrebbe essere innocuo e non usato per utilizzi "adulti",
altrimenti non deve essere piu un giocattolo ma una cosa seria per
adulti, costruita e trattata come tale...
Posso essere tranquillamente circondato di giocattoli e se li tratto
come tali il mondo è bello e divertente...ma se comincio ad usare i
giocattoli per scopi diversi? Chi è il criminale?
Internet è ovunque ed ha implicazioni da "adulti" ma è un pianeta di
giocattoli a cominciare dal suo piu rudimentale frame ethernet fino ad
arrivare al browser...catene di giocattoloni deresponsabilizzati
non mi sembrano delle fondazioni solide
Dec. 15, 2018
Senators aim to give internet companies doctor-like duties to protect our data – TechCrunch
by J.C. DE MARTIN
https://techcrunch.com/2018/12/12/senators-aim-to-give-internet-companies-d…
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Dec. 14, 2018
Intervista sui rapporti Facebook/Stato in Jacobin Italia
by Antonio Casilli
Hello all,
appena uscita online:
Facebook e gli altri divoratori di mondi
https://jacobinitalia.it/facebook-e-gli-altri-divoratori-di-mondi/
Si tratta di una delle mie rare interviste in Italiano, allora ho parlato parecchio.
Buona lettura,
--a
--
Antonio A. Casilli
Associate Professor (HDR), Telecom ParisTech
Member, Interdisciplinary Institute for Innovation (i3 UMR 9217 CNRS)
Associate Member, LACI-IIAC (EHESS)
Faculty Fellow, Nexa Center for Internet & Society
Dec. 14, 2018
Re: [nexa] 10th Nexa Conference-Workshop Decode Project | 18th December 2018, Turin
by Nexa Media
*REMINDER*:
vi ricordiamo che *martedì 18 dicembre* 2018, dalle ore 9 alle ore 18,
si svolgerà la *10° Conferenza Nexa/Workshop Decode Project*, in
collaborazione con* FULL* (Future Urban Legacy Lab):
Tema della conferenza:* Urban Digital Commons and the Future of Cities*.
Programma e informazioni sono disponibili alla pagina:
https://nexa.polito.it/conf2018
La partecipazione è gratuita *previa registrazione* fino a esaurimento
posti:
http://nexa2018.eventbrite.com <https://t.co/7uGak8Nagz>
Cordiali saluti,
Francesco
Il giorno lun 10 dic 2018 alle ore 11:53 Nexa Media <media(a)nexa.polito.it>
ha scritto:
>
> <http://nexa.polito.it/>
>
> *10th Nexa Conference*
> * Workshop Decode Project*
> *in cooperation with FULL (Future Urban Legacy Lab)*
> ------------------------------
>
>
> *Urban Digital Commons and The Future of Cities*
>
> *Tuesday, 18th December 2018*
>
>
> Conference room "Luigi Ciminiera"
> <http://www.polito.it/ateneo/sedi/index.php?bl_id=TO_CIT11&fl_id=XP05&rm_id=…>,
> DAUIN, Politecnico, Corso Castelfidardo 34/D, Torino (Map
> <https://www.google.it/maps/place/45%C2%B003%2751.1%22N+7%C2%B039%2733.5%22E…>)
>
>
> *Free entry while seats last, subject to registration (required) at the
> address:* http://nexa2018.eventbrite.com
>
> *Twitter hashtag* della conferenza: #nexa2018
> <https://twitter.com/hashtag/nexa2018?src=hash>
>
> The Conference is accredited by The Council of the Turin Bar Association
> <http://www.ordineavvocatitorino.it/>. The participation entitles the
> members to 2 training credits.
>
> Abstract
>
> “Smart Cities” and “Smart Communities” have been recurrent keywords in
> countless projects and initiatives in the last decade, addressed to the
> emerging problems of our cities in the XXI century: pollution monitoring
> systems, smart grids, devices for remote health monitoring, robots for
> assisting aging population, traffic management systems are some examples.
> Recently the smart city rhetoric has attracted an increasing number of
> critics because most of the funding agendas and of the proposed solutions
> are ascribable to forms of technocratic and market driven governance -often
> bound to black box technologies and data- which do not really address the
> real causes of the complex urban issues. To recover the neglected role of
> societies in the urban governance, several counter-proposals are rooted on
> the notions of social and civic rights, citizens active participation
> through technology, and on the idea of urban digital commons. The 10th Nexa
> Conference is focused on the latter: we will discuss the role of urban
> digital commons in shaping the future governance of our cities, in the
> context of two ongoing projects: the Digital Open Urban Twin at the Future
> Urban Legacy Lab, and the H2020 project DECODE.
> Information
> Information about the Conference program and the speakers is available at:
> https://nexa.polito.it/conf2018
>
>
>
> [image: LogoNexa][image: Logodecode] <https://decodeproject.eu/>[image:
> LogoFull] <http://urbanlegacylab.net/>
>
> [image: LogoUe] DECODE is funded by the European Union's Horizon 2020
> Programme, under grant agreement number 732546.
>
>
>
> The Nexa Center for Internet & Society at Politecnico di Torino (DAUIN) -
> Studying the Internet, exploring its potential, experimenting new ideas.
> *For more information, visit:*
> https://nexa.polito.it/
>
> <https://nexa.polito.it>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
Francesco Ruggiero
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: http://nexa.polito.it
mail: francesco.ruggiero(a)polito.it
tel: 011 090 7219
Dec. 14, 2018