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Re: [nexa] The case for understandable software
by M. Fioretti
On 2018-12-01 02:17, Giacomo Tesio wrote:
> Il giorno ven 30 nov 2018 alle ore 22:05 Stefano Zacchiroli
> <zack(a)upsilon.cc> ha scritto:
>> ... un altro rapporto di potere non arbitrato dalle
>> nozioni rispettive di software libero/open source è come permettere di
>> replicare infrastrutture IT o dataset controllati dai vari walled
>> garden
>> di oggi: paradossalmente, anche se Facebook e Google fossero
>> interamente
>> FOSS, questo non aiuterebbe molto gli utenti ne recuperare i propri
>> dati
>> ne a modificare/migliorare il servizio.
>
> Al contrario!
> Se GMail fosse interamente software libero, potremmo modificarlo per
> eseguirlo sul nostro server domestico.
a parte il fatto che non c'è NESSUN bisogno di avere o modificare Gmail
per usufruire appieno della posta elettronica, "modificarlo per
eseguirlo sul NOSTRO server domestico" non servirebbe assolutamente a
niente, dal punto
di vista della privacy e "proprietà" dei propri dati. Io gestisco tutto
il mio software e dominio email personalmente da ~12 anni, ma per altre
ragioni pratiche o di principio, non certo quelle. So benissimo che le
cose stanno così anche per me:
https://mako.cc/copyrighteous/google-has-most-of-my-email-because-it-has-al…
quello che serve davvero, che non è arbitrato dalle nozioni di SL/OS ma
soprattutto non ancora percepito da gran parte di quello 0,001% della
popolazione mondiale che non va oltre i dotti dibattiti su quelle
nozioni,
è un modo realmente usabile di avere email, social networking,
eccetera..
come servizi utilizzabili senza dovere assolutamente installare nulla su
server (fisici o virtuali) autogestiti.
Tutto quello che potrei dire per spiegare l'ultimo paragrafo l'ho già
scritto in dettaglio in questi link, quindi mi fermo qui:
https://www.loomio.org/d/m8W7CYsw/housekeeping-for-this-loomio-group/20
http://mfioretti.com/2018/02/calicut-personal-clouds-to-replace-corporate-c…
Marco
--
http://mfioretti.com
Dec. 1, 2018
Re: [nexa] The case for understandable software
by Giacomo Tesio
Il giorno ven 30 nov 2018 alle ore 22:05 Stefano Zacchiroli
<zack(a)upsilon.cc> ha scritto:
> Mi pare che tu concluda questo sulla base di definizioni tue, o
> perlomeno inusuali, delle nozioni di software libero e open source. Il
> che è legittimo, ma le definizioni comunemente intese delle due nozioni
> sono invece basate sull'aderenza della licenza del software in questione
> o alle 4 libertà (come interpretate dalla FSF) o alla OSD (come
> interpretata da OSI).
Questa è una (bella) obbiezione "filologica", di quelle che non ti
appassionano. :-)
A me invece appassionano molto, perché comprendere la storia espressa
dal linguaggio di una materia permette di risparmiare molto tempo nel
trattarla.
Se siamo d'accordo che le nozioni di software libero e di open source,
da "un punto di vista etico/filosofico sono certamente diverse",
dobbiamo semplicemente capire COME questa differenza etica si rifletta
sul piano comportamentale e se questo piano comportamentale sia
rilevante per l'utente, ovvero se costituisca una differenza
"pratica".
Queste nozioni sono infatti comunemente FRA-intese.
Carlos Davide, nell'articolo che ha avviato questa conversazione, non
sa spiegare chiaramente perché si sia instaurato questo strano
rapporto di FIDUCIA (trust) nei confronti di chi sviluppa "FOSS".
Perché? Perché non coglie (o non vuole riconoscere) la differenza
SOSTANZIALE fra il software libero e l'open source.
L'etica che il software libero esprime, l'etica hacker, è incentrata
sulla Curiosità e sui valori che facilitano la ricerca che tale
Curiosità esprime, come la Libertà, la Condivisione, l'Onestà
Intellettuale etc...
E' di questi valori che le persone, gli "utenti", hanno imparato a
fidarsi. Fiducia ben riposta, perché per un hacker "you cannot argue
with a root shell": possiamo sbagliarci ma non abbiamo tempo per
mentire.
Peccato che l'open source non sia guidato da questi valori, ma sia
semplicemente uno strumento di marketing soggetto ad esigenze di
mercato.
Tutte esigenze di mercato legittime in un'economia di mercato: dal
profilo GitHub sul curriculum, al ingresso in una nuova nicchia, alla
mungitura dei dati degli utenti.
Ma esigenze di mercato che sono totalmente ortogonali ed entrano
facilmente in contrasto con l'etica hacker.
> Non mi sfugge però l'importanza dei punti più generali di cui scrivi. [...]
Ti ringrazio per l'interessantissima analisi che segue, ma temo tu
abbia completamente frainteso il mio discorso perché interpreti le mie
parole attraverso categorie... "comunemente intese". ;-)
> Esistono molti rapporti di potere attorno allo sviluppo ed all'uso del
> software. Il software libero e/o open source arbitra *un* solo rapporto
> di potere, riducendo lo "spread" di tale potere tra sviluppatori ed
> utilizzatori.
No.
Il software libero ci prova, il software open source no e anzi
contrasta questa "riduzione".
> Nessuna delle due nozioni arbitra rapporti di potere quali la
> possibilità effettiva di un utente che disponga di una patch per un dato
> software di "imporre" che i distributori più reputati di tale software
> la integrino e distribuiscano a partire dalle versioni successive (che
> mi pare sia ciò che chiedi). Sono i modelli di governance del progetto
> FOSS in question che arbitrano tale rapporto di potere. (Sono anche
> questi temi studiati e insegnati oggi nei dipartimenti di informatica,
> fortunatamente.)
Devi parlare di "progetto FOSS in question" perché non disponi di
categorie chiare e distinte per i "modelli di governance"
preponderanti.
Il software libero fornisce UNA soluzione a questo problema: forkare
il progetto.
Puoi distinguere un software libero da un software open source
osservando la reazione alla intenzione di forkare il progetto stesso.
Chi sviluppa software libero sarà felice del fork e sarà curioso di
vedere i risultati ottenuti, come uno scienziato è curioso di vedere i
risultati ottenuti da un altro scienziato che voglia verificare la
propria teoria in un contesto diverso da quello dei suoi esperimenti.
Chi sviluppa software open source si opporrà con tutte le proprie
forze al fork, perché ridurrebbe la propria market share.
Nota però che l'unica cosa cui un hacker può "imporre" ad un'altro
essere umano è a PENSARE CON LA PROPRIA TESTA.
Io non voglio forzare Mozilla a mitigare i rischi per gli utenti di
Firefox! Lasciandoli vulnerabili, se ne assume la responsabilità
morale e legale.
Io voglio solo INFORMARE GLI UTENTI di tali rischi.
E trovo molto ISTRUTTIVO che Mozilla NON stia informando gli utenti e
abbia invece attivamente contrastato la mia azione a riguardo.
Dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio, che Firefox non è
sviluppato da hacker e che Mozilla antepone la propria market share
alla sicurezza dei propri utenti: è dunque open source, non software
libero.
> Non lo hai avocato, ma un altro rapporto di potere non arbitrato dalle
> nozioni rispettive di software libero/open source è come permettere di
> replicare infrastrutture IT o dataset controllati dai vari walled garden
> di oggi: paradossalmente, anche se Facebook e Google fossero interamente
> FOSS, questo non aiuterebbe molto gli utenti ne recuperare i propri dati
> ne a modificare/migliorare il servizio.
Al contrario!
Se GMail fosse interamente software libero, potremmo modificarlo per
eseguirlo sul nostro server domestico.
Se Office 365 fosse software libero, potremmo modificarlo per
eseguirlo sul nostro server domestico.
Di Facebook non saprei proprio cosa farne, ma sono certo che oggi c'è
chi ne farebbe un sistema federato basato su Activity Pub.
Nota però, ho detto software libero: come tu stesso osservi, non
bastano i sorgenti ed una licenza OSD compatibile a rendere queste
libertà concrete.
> Sono tutti rapporti di potere molto importanti, ma non tutti sono
> risolti dal software libero e/o open source.
Vero.
Infatti sto lavorando da qualche mese ad una licenza software in grado
di affrontarli in modo più efficace.
> Almeno secondo le definizioni comunemente intese.
Il bello delle definizioni è che quando si dimostrano ridondanti e
fuorvianti, possono essere corrette.
Le definizioni "comunemente intese" mescolano software libero e open
source nel termine FOSS rendendo intrattabili ed inspiegabili tutta
una serie di problemi che diventano sempre più evidenti (oltre a
marginalizzare la cultura hacker che nel software libero si esprime).
Un ingegnere di Google con decenni di esperienza nello sviluppo di
software open source rimuove il Copyright statement di uno
sviluppatore (me) dal software GPL che questo ha sviluppato senza
rimuovere il software stesso? Una inspiegabile eccezione! :-D
Gli sviluppatori di Mozilla rifiutano di informare gli utenti di
Firefox riguardo ad una vasta classe di attacchi cui sono vulnerabili?
Una inspiegabile eccezione!
Milioni di applicazioni compromesse da una piccola libreria JavaScript
caricata su NPM? Una inspiegabile eccezione!
(e la cosa divertente è che l'hacker che ha caricato la libreria JS
"infetta" ha dimostrato a tutti la vulnerabilità del sistema, fornendo
un servizio di valore incalcolabile agli utenti... ed invece di
ringraziarlo sono tutti ad insultare il dito che punta alla Luna!
Questo è lo stato dell'informatica di oggi!)
La mail è già lunga... ma posso continuare con le "inspiegabili
eccezioni" quanto vuoi.
Parliamo di Heartbleed? Parliamo della funzione abort() nel manuale di
GLib? Parliamo di DNS-over-HTTPS?
Se invece accettiamo che Software Libero e Open Source sono realtà
PRATICAMENTE molto DIVERSE, e chiariamo che il software Open Source,
per quanto utile, è guidato ESCLUSIVAMENTE dall'interesse commerciale
di chi lo crea e lo mantiene, tutte queste eccezioni diventano
istantaneamente spiegabili, persino prevedibili.
Diventano parte del teorema e lo rendono più utile e stabile.
Giacomo
Dec. 1, 2018