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January 2018
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come preparare le competenze digitali?
by Enrico Nardelli
Una mia riflessione su come preparare le competenze digitali: partire dalla scuola, ma nel modo giusto.
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/informatica-scuola-lavoro-in…
Ciao, Enrico
-- EN
=====================================================================
Prof. Enrico Nardelli
Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
=====================================================================
--
Jan. 28, 2018
Re: [nexa] Domanda di Diritto: a che "giurisdizione" risponde il codice eseguito dal browser?
by Giacomo Tesio
Grazie, molto interessante.
In pratica se ho capito l'applicabilità della GDPR segue il dato personale,
non il luogo della elaborazione o la sede legale di chi li detiene.
Questo è interessante e pertinente alla mia domanda, ma solo per il
trattamento dei dati personali.
Io però stavo pensando più al trasferimento della elaborazione non del dato.
Vi faccio un esempio più concreto, realmente accaduto, di cui però non ho
il link sottomano.
Qualche tempo fa un portale molto diffuso in Cina, distribuì ai browser dei
propri visitatori un javascript che effettuava richieste http ad us sito
statunitense, github.com molto utilizzato dagli sviluppatori di tutto il
mondo.
Attraverso poche righe di Javascript eseguite su milioni di computer fu
possibile interrompere il servizio di Github, causando problemi non solo
all'azienda statunitense ma ha un enorme numero di sviluppatori in tutto il
pianeta.
Questo tipo di attacco è chiamato in gergo distribued denial of service, ma
di solito viene effettuato da attaccanti consenzienti, mentre questa volta
tutti i visitatori del sito badu parteciparono all'attacco fornendo banda e
ip senza esserne consapevoli.
Il caso ebbe una certa eco mediatica perché Github chiese il supporto di
esperti di sicurezza governativi (la NSA se non ricordo male) e dall'altra
si supponeva ci fosse il governo cinese con l'obbiettivo di censurare
alcuni oppositori che utilizzavano il servizio.
Non credo si fosse trattato del primo attacco di questo tipo, ma fu
sicuramente uno dei più evidenti.
Ora questo tipo di attacchi è tuttora possibile, una CDN compromessa
potrebbe fare molto peggio, ma il mio dubbio è per la responsabilità del
codice eseguito dai browser dei visitatori.
Se di quel cidice non risponde chi esegue il javascript sul proprio
browser, allora ne dovrebbe rispondere chi lo controlla (in questo caso
badu).
Però, se il codice viene eseguito da un browser in Italia, non dovrebbe
rispondere alle leggi italiane?
O solo a quelle cinesi (che probabilmente in questo caso non potrebbero
obbiezioni?
Giacomo
Il 27/Gen/2018 10:29, "Guido Noto La Diega" <noto.la.diega(a)gmail.com> ha
scritto:
Interessante. Come punto generale, il diritto regole le persone, non le
tecnologie. Per il resto l'applicazione extraterritoriale del diritto è
spesso problematica, ma tieni a mente che ai sensi dell'art. 3(2) GDPR "This
Regulation applies to the processing of personal data of data subjects who
are in the Union by a controller or processor not established in the Union,
where the processing activities are related to:
(a)
the offering of goods or services, irrespective of whether a payment of the
data subject is required, to such data subjects in the Union; or
(b)
the monitoring of their behaviour as far as their behaviour takes place
within the Union."
On 26 Jan 2018 23:43, "David Orban" <david(a)davidorban.com> wrote:
> Il codice di un programma non è una persona giuridica. Lo è chi possiede
> il codice. Naturalmente questo non rende le cose più semplici, anzi, in
> casi di codice open source distribuito.
>
> Questo aspetto lo si sta esplorando intensamente con l'arbitraggio
> giurisdizionale delle ICO, vendite di token crittografici, che girano sulla
> blockchain.
>
> Volendo evitare di essere classificati come security lencui vendite e
> intermediazioni sono soggette ad una regolamentazione finanziaria
> limitante, Svizzera, Singapore, Gibilterra, Malta e molte altre
> giurisdizioni stanno facendo a gara per attrarre progetti.
>
> In nessun caso si tiene conto del luogo in cui si trovano i computer degli
> utilizzatori, ma della sede legale dell'organizzazione, spesso una
> fondazione senza scopo di lucro, che conia i token.
>
> L'abitudine USA di vedere il mondo intero come loro colonia (Kim Dotcom
> con la Nuova Zelanda è un esempio calzante) ha comunque già prodotto
> interventi pesanti, dove i progetti si sono fermati. Anche in Cina...
>
>
> On Fri, Jan 26, 2018, 12:36 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
>
>> Salve,
>>
>> approfitto della lista per una domanda giuridica nata durante l'analisi
>> di un sistema operativo distribuito (un fork di Plan 9 from Bell Labs, per
>> chi è del mestiere).
>>
>> Nel protocollo di rete che sto cercando di realizzare, un eseguibile
>> disponibile su un server remoto può essere eseguito localmente o
>> direttamente sul server, in entrambi i casi accedendo alle risorse locali e
>> a quelle remote (naturalmente rispettando i permessi definiti da tutti gli
>> stakeholder).
>>
>> Dopo aver riletto https://www.gnu.org/philosophy
>> /who-does-that-server-really-serve.it.html mi sono chiesto che
>> implicazioni legali avrebbe questa computazione distribuita.
>>
>> La mia prima domanda è stata: a che legislazione risponde questo
>> immaginario programma?
>> A quella del server o a quella del client?
>>
>> La risposta che mi sono dato (lo so... non doveri farlo... IANAL...
>> etc...) è stata "dipende da dove viene eseguito!".
>> Cosciente che questa risposta è sicuramente sbagliata ho pensato di
>> scrivervi. :-)
>>
>>
>> Ma subito ho realizzato che, sebbene in modo enormemente più complicato
>> che nel sistema che ho in mente, questa cosa avviene già quotidianamente in
>> milioni di computer!
>>
>>
>>
>> Il modello client-server che ormai tutti conoscono e comprendono si
>> applica solamente ad una parte del web di oggi.
>>
>> Tale modello infatti descrive bene la distribuzione e il consumo di
>> documenti statici, di dati, come un pdf, un file Excel, un articolo di
>> giornale, un brano mp3 o un video avi.
>> Questi file vengono collocati su un server, scaricati da un client e
>> successivamente utilizzati attraverso un programma locale che li
>> rappresenta sullo schermo di un pc o nelle cuffie di un cellulare.
>>
>> La separazione delle responsabilità è chiara:
>> - il server risponde alla propria giurisdizione per i documenti che rende
>> disponibili
>> - il client risponde alla propria giurisdizione per l'utilizzo che fa di
>> quei documenti
>>
>>
>> Ma quando utilizziamo una applicazione web, come GMail, Google Maps, uno
>> spreadsheet Zoho o anche Office365, stiamo utilizzando una applicazione
>> distribuita, eseguita in parte sul server e in parte sul client (attraverso
>> una notevole quantità di JavaScript eseguita nel nostro browser).
>>
>>
>> Contrariamente a quanto avveniva fino ai primi anni 2000, non siamo più
>> di fronte ad una rete fatta di server complessi e client semplici.
>> Nei fatti, siamo di fronte ad una grande rete (quasi) peer to peer, con
>> una vera (ed estremamente inefficiente) computazione distribuita.
>>
>>
>> I nostri PC eseguono, di fatto, programmi sotto il controllo *diretto *di
>> terze parti.
>>
>> E questa modalità operativa è sempre più evidente con l'avvento
>> tecnologie come WebAssembly, ma era già possibile dall'introduzione di
>> CONNECT nell'HTTP 1.1 ed ha iniziato a prendere piede con introduzione di
>> WebSocket e WebNotification in HTML5.
>>
>>
>> Dunque chi risponde di questi programmi? Sotto quale giurisdizione? A
>> quali leggi devono obbedire?
>>
>>
>> Faccio un esempio concreto: supponiamo per assurdo che StackOverflow (un
>> sito statunitense il cui business model si basa sul fornire profili
>> dettagliati degli sviluppatori ai recruiter) violi il GDPR sul mio pc,
>> utilizzando informazioni personali che io gli fornisco inavvertitamente
>> senza avermi chiarito esattamente la logica dei processi decisionali
>> automatizzati che ne derivano.
>>
>> A quali leggi risponde quel software, dal momento che gira effettivamente
>> sul mio pc, ma completamente sotto il controllo di un'ente straniero?
>>
>>
>> Il mio sospetto è che la computazione distribuita a cui siamo di fronte
>> metta in discussione il concetto di territorio di una Nazione,
>> contrariamente a quanto facesse la rete internet fino ai primi anni 2000,
>> in cui *i confini venivano attraversati dai dati ma NON dalle
>> elaborazioni*.
>>
>>
>> Dunque la mia domanda è: a quale giurisdizione deve rispondere un
>> programma eseguito in Italia (o comunque in Europa) per conto di un ente
>> straniero?
>>
>>
>> Spero di aver posto la domanda in modo comprensibile.
>> Scusatemi per la lunghezza, ma vi prego di rispondermi pazientemente
>> anche se si trattasse di dubbi banali, anche solo con qualche riferimento
>> per poter approfondire autonomamente.
>>
>>
>> Grazie mille!
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Jan. 28, 2018
Revealed: Seven years later, how Facebook shuts down free speech in Egypt
by Alberto Cammozzo
<http://www.middleeasteye.net/news/how-facebook-bans-free-speech-egypt-activ…>
Would those social media accounts which supported Egypt's uprisings in
2011 now be shut down?
Seven years after it helped launch the uprisings that led to the
downfall of longtime leader Hosni Mubarak, Facebook is shutting down
Egyptian activism online, Middle East Eye can reveal.
The social media platform was lauded as a critical factor behind the
uprisings – or "The Facebook Revolution" – which began on 25 January
2011 and drew tens of thousands of Egyptians onto the streets, changing
their country’s trajectory.
But Egyptian opposition activists of all political shades and stripes
told MEE that during the past year, the company has repeatedly banned
their pages and shut down their livestreams after trolls reported their
posts over and over again.
Police detain students at al-Azhar University, Cairo during a protest
backing the Muslim Brotherhood in 2013 (AFP)
Sawsan Gharib is a real estate agent in Texas and US spokesperson for
Egypt’s April 6th movement, which was influential in the uprisings that
ousted Mubarak. “I can’t communicate with other activists," she said. "I
can’t communicate with people."
Gharib said her personal page has been shut down more than six times
during the past year. A second page she set up because of problems with
the first has also been banned repeatedly.
One of April 6th Facebook pages – called Mubasher 6 April or April 6th
Direct - where the movement shared news, photos and videos, was also
removed last July. The movement has since opened another page, but all
the content posted on the original page is now gone. “All lost,” Gharib
said.
She believes pro-government trolls have targeted activists and movements
like hers because they want to shut them down. She regularly appears on
Turkish and Egyptian TV channels, speaking out against the government
and sharing her views in Egyptian slang, attracting nearly 7,000
followers. “The homeless guy can understand me,” she said.
[...]
Jan. 28, 2018
Re: [nexa] Domanda di Diritto: a che "giurisdizione" risponde il codice eseguito dal browser?
by Giacomo Tesio
Grazie della risposta ma non credo che la mia domanda si applichi alle
criptovalute.
Si tratta infatti di sistemi in cui vi è un elaborazione concorrente, in
esecuzione su più computer, ma il codice eseguito non viene distribuito
dalla come parte della elaborazione e non cambia potenzialmente durante
l'elaborazione stessa o fra due elaborazioni successive.
Solo la blockchain (ovvero un enorme struttura dati) viene trasferita
attraverso i confini, l'elaborazione avviene su ciascun nodo separatamente
e poi ridistribuita alla rete una volta trovata la soluzione.
Peraltro, le cryptovalute rappresentano fantastici hack sociali:
dimostrano empiricamente che un enorme numero di persone è disposta a
scommettere che altri continueranno a scommettere come loro, quali che
siano le probabilità di vittoria.
Non è nemmeno speculazione finanziaria ed è ingiusto definirle "schemi
Ponzi", perché è tutto trasparente ed open source, tutto ben documentato.
È uno splendido esempio di Capitalismo contemporaneo: la sola domanda crea
la offerta, che risponde non con un prodotto ma con una promessa di
ulteriore domanda.
Spero solo che a fare le spese dell'esplosione di questa "bolla" non sarà
la fiducia nell'informatica o nel software libero: la responsabilità è
delle persone, di quelle che sfruttano la credulità e l'ignoranza altrui ma
soprattutto quelle che non si curano di leggere il manuale.
Ma per tornare alla domanda iniziale il problema è naturalmente relativo
alle persone non al codice.
Come temevo, devo aver posto male la domanda.
Il mio dubbio è: se io eseguo in Italia un programma sotto il diretto
controllo di una azienda statunitense, chi risponde di eventuali crimini
commessi da quel programma e a quale giurisdizione?
Se la responsabilità è mia e ne rispondo alla legge italiana, visto che io
non controllo il programma, vuol dire che se qualcuno entra in un server
aziendale e commette una violazione di legge eseguendo un programma su quel
server per danneggiare una terza parte, è comumque il responsabile
dell'azienda a rispondere di quella violazione anche se può dimostrare di
non aver avuto il controllo del server durante la stessa.
Se la responsabilità è della azienda statunitense (come credo visto che
loro controllano il programma in esecuzione, non io), allora a quale legge
rispondono? A quella italiana, a quella statunitense o a entrambe?
Spero davvero di essere stato più chiaro...
Giacomo
Il 26/Gen/2018 23:43, "David Orban" <david(a)davidorban.com> ha scritto:
> Il codice di un programma non è una persona giuridica. Lo è chi possiede
> il codice. Naturalmente questo non rende le cose più semplici, anzi, in
> casi di codice open source distribuito.
>
> Questo aspetto lo si sta esplorando intensamente con l'arbitraggio
> giurisdizionale delle ICO, vendite di token crittografici, che girano sulla
> blockchain.
>
> Volendo evitare di essere classificati come security lencui vendite e
> intermediazioni sono soggette ad una regolamentazione finanziaria
> limitante, Svizzera, Singapore, Gibilterra, Malta e molte altre
> giurisdizioni stanno facendo a gara per attrarre progetti.
>
> In nessun caso si tiene conto del luogo in cui si trovano i computer degli
> utilizzatori, ma della sede legale dell'organizzazione, spesso una
> fondazione senza scopo di lucro, che conia i token.
>
> L'abitudine USA di vedere il mondo intero come loro colonia (Kim Dotcom
> con la Nuova Zelanda è un esempio calzante) ha comunque già prodotto
> interventi pesanti, dove i progetti si sono fermati. Anche in Cina...
>
>
> On Fri, Jan 26, 2018, 12:36 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
>
>> Salve,
>>
>> approfitto della lista per una domanda giuridica nata durante l'analisi
>> di un sistema operativo distribuito (un fork di Plan 9 from Bell Labs, per
>> chi è del mestiere).
>>
>> Nel protocollo di rete che sto cercando di realizzare, un eseguibile
>> disponibile su un server remoto può essere eseguito localmente o
>> direttamente sul server, in entrambi i casi accedendo alle risorse locali e
>> a quelle remote (naturalmente rispettando i permessi definiti da tutti gli
>> stakeholder).
>>
>> Dopo aver riletto https://www.gnu.org/philosophy/who-does-that-
>> server-really-serve.it.html mi sono chiesto che implicazioni legali
>> avrebbe questa computazione distribuita.
>>
>> La mia prima domanda è stata: a che legislazione risponde questo
>> immaginario programma?
>> A quella del server o a quella del client?
>>
>> La risposta che mi sono dato (lo so... non doveri farlo... IANAL...
>> etc...) è stata "dipende da dove viene eseguito!".
>> Cosciente che questa risposta è sicuramente sbagliata ho pensato di
>> scrivervi. :-)
>>
>>
>> Ma subito ho realizzato che, sebbene in modo enormemente più complicato
>> che nel sistema che ho in mente, questa cosa avviene già quotidianamente in
>> milioni di computer!
>>
>>
>>
>> Il modello client-server che ormai tutti conoscono e comprendono si
>> applica solamente ad una parte del web di oggi.
>>
>> Tale modello infatti descrive bene la distribuzione e il consumo di
>> documenti statici, di dati, come un pdf, un file Excel, un articolo di
>> giornale, un brano mp3 o un video avi.
>> Questi file vengono collocati su un server, scaricati da un client e
>> successivamente utilizzati attraverso un programma locale che li
>> rappresenta sullo schermo di un pc o nelle cuffie di un cellulare.
>>
>> La separazione delle responsabilità è chiara:
>> - il server risponde alla propria giurisdizione per i documenti che rende
>> disponibili
>> - il client risponde alla propria giurisdizione per l'utilizzo che fa di
>> quei documenti
>>
>>
>> Ma quando utilizziamo una applicazione web, come GMail, Google Maps, uno
>> spreadsheet Zoho o anche Office365, stiamo utilizzando una applicazione
>> distribuita, eseguita in parte sul server e in parte sul client (attraverso
>> una notevole quantità di JavaScript eseguita nel nostro browser).
>>
>>
>> Contrariamente a quanto avveniva fino ai primi anni 2000, non siamo più
>> di fronte ad una rete fatta di server complessi e client semplici.
>> Nei fatti, siamo di fronte ad una grande rete (quasi) peer to peer, con
>> una vera (ed estremamente inefficiente) computazione distribuita.
>>
>>
>> I nostri PC eseguono, di fatto, programmi sotto il controllo *diretto *di
>> terze parti.
>>
>> E questa modalità operativa è sempre più evidente con l'avvento
>> tecnologie come WebAssembly, ma era già possibile dall'introduzione di
>> CONNECT nell'HTTP 1.1 ed ha iniziato a prendere piede con introduzione di
>> WebSocket e WebNotification in HTML5.
>>
>>
>> Dunque chi risponde di questi programmi? Sotto quale giurisdizione? A
>> quali leggi devono obbedire?
>>
>>
>> Faccio un esempio concreto: supponiamo per assurdo che StackOverflow (un
>> sito statunitense il cui business model si basa sul fornire profili
>> dettagliati degli sviluppatori ai recruiter) violi il GDPR sul mio pc,
>> utilizzando informazioni personali che io gli fornisco inavvertitamente
>> senza avermi chiarito esattamente la logica dei processi decisionali
>> automatizzati che ne derivano.
>>
>> A quali leggi risponde quel software, dal momento che gira effettivamente
>> sul mio pc, ma completamente sotto il controllo di un'ente straniero?
>>
>>
>> Il mio sospetto è che la computazione distribuita a cui siamo di fronte
>> metta in discussione il concetto di territorio di una Nazione,
>> contrariamente a quanto facesse la rete internet fino ai primi anni 2000,
>> in cui *i confini venivano attraversati dai dati ma NON dalle
>> elaborazioni*.
>>
>>
>> Dunque la mia domanda è: a quale giurisdizione deve rispondere un
>> programma eseguito in Italia (o comunque in Europa) per conto di un ente
>> straniero?
>>
>>
>> Spero di aver posto la domanda in modo comprensibile.
>> Scusatemi per la lunghezza, ma vi prego di rispondermi pazientemente
>> anche se si trattasse di dubbi banali, anche solo con qualche riferimento
>> per poter approfondire autonomamente.
>>
>>
>> Grazie mille!
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
Jan. 27, 2018
Re: [nexa] Domanda di Diritto: a che "giurisdizione" risponde il codice eseguito dal browser?
by Guido Noto La Diega
Interessante. Come punto generale, il diritto regole le persone, non le
tecnologie. Per il resto l'applicazione extraterritoriale del diritto è
spesso problematica, ma tieni a mente che ai sensi dell'art. 3(2) GDPR "This
Regulation applies to the processing of personal data of data subjects who
are in the Union by a controller or processor not established in the Union,
where the processing activities are related to:
(a)
the offering of goods or services, irrespective of whether a payment of the
data subject is required, to such data subjects in the Union; or
(b)
the monitoring of their behaviour as far as their behaviour takes place
within the Union."
On 26 Jan 2018 23:43, "David Orban" <david(a)davidorban.com> wrote:
> Il codice di un programma non è una persona giuridica. Lo è chi possiede
> il codice. Naturalmente questo non rende le cose più semplici, anzi, in
> casi di codice open source distribuito.
>
> Questo aspetto lo si sta esplorando intensamente con l'arbitraggio
> giurisdizionale delle ICO, vendite di token crittografici, che girano sulla
> blockchain.
>
> Volendo evitare di essere classificati come security lencui vendite e
> intermediazioni sono soggette ad una regolamentazione finanziaria
> limitante, Svizzera, Singapore, Gibilterra, Malta e molte altre
> giurisdizioni stanno facendo a gara per attrarre progetti.
>
> In nessun caso si tiene conto del luogo in cui si trovano i computer degli
> utilizzatori, ma della sede legale dell'organizzazione, spesso una
> fondazione senza scopo di lucro, che conia i token.
>
> L'abitudine USA di vedere il mondo intero come loro colonia (Kim Dotcom
> con la Nuova Zelanda è un esempio calzante) ha comunque già prodotto
> interventi pesanti, dove i progetti si sono fermati. Anche in Cina...
>
>
> On Fri, Jan 26, 2018, 12:36 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
>
>> Salve,
>>
>> approfitto della lista per una domanda giuridica nata durante l'analisi
>> di un sistema operativo distribuito (un fork di Plan 9 from Bell Labs, per
>> chi è del mestiere).
>>
>> Nel protocollo di rete che sto cercando di realizzare, un eseguibile
>> disponibile su un server remoto può essere eseguito localmente o
>> direttamente sul server, in entrambi i casi accedendo alle risorse locali e
>> a quelle remote (naturalmente rispettando i permessi definiti da tutti gli
>> stakeholder).
>>
>> Dopo aver riletto https://www.gnu.org/philosophy/who-does-that-
>> server-really-serve.it.html mi sono chiesto che implicazioni legali
>> avrebbe questa computazione distribuita.
>>
>> La mia prima domanda è stata: a che legislazione risponde questo
>> immaginario programma?
>> A quella del server o a quella del client?
>>
>> La risposta che mi sono dato (lo so... non doveri farlo... IANAL...
>> etc...) è stata "dipende da dove viene eseguito!".
>> Cosciente che questa risposta è sicuramente sbagliata ho pensato di
>> scrivervi. :-)
>>
>>
>> Ma subito ho realizzato che, sebbene in modo enormemente più complicato
>> che nel sistema che ho in mente, questa cosa avviene già quotidianamente in
>> milioni di computer!
>>
>>
>>
>> Il modello client-server che ormai tutti conoscono e comprendono si
>> applica solamente ad una parte del web di oggi.
>>
>> Tale modello infatti descrive bene la distribuzione e il consumo di
>> documenti statici, di dati, come un pdf, un file Excel, un articolo di
>> giornale, un brano mp3 o un video avi.
>> Questi file vengono collocati su un server, scaricati da un client e
>> successivamente utilizzati attraverso un programma locale che li
>> rappresenta sullo schermo di un pc o nelle cuffie di un cellulare.
>>
>> La separazione delle responsabilità è chiara:
>> - il server risponde alla propria giurisdizione per i documenti che rende
>> disponibili
>> - il client risponde alla propria giurisdizione per l'utilizzo che fa di
>> quei documenti
>>
>>
>> Ma quando utilizziamo una applicazione web, come GMail, Google Maps, uno
>> spreadsheet Zoho o anche Office365, stiamo utilizzando una applicazione
>> distribuita, eseguita in parte sul server e in parte sul client (attraverso
>> una notevole quantità di JavaScript eseguita nel nostro browser).
>>
>>
>> Contrariamente a quanto avveniva fino ai primi anni 2000, non siamo più
>> di fronte ad una rete fatta di server complessi e client semplici.
>> Nei fatti, siamo di fronte ad una grande rete (quasi) peer to peer, con
>> una vera (ed estremamente inefficiente) computazione distribuita.
>>
>>
>> I nostri PC eseguono, di fatto, programmi sotto il controllo *diretto *di
>> terze parti.
>>
>> E questa modalità operativa è sempre più evidente con l'avvento
>> tecnologie come WebAssembly, ma era già possibile dall'introduzione di
>> CONNECT nell'HTTP 1.1 ed ha iniziato a prendere piede con introduzione di
>> WebSocket e WebNotification in HTML5.
>>
>>
>> Dunque chi risponde di questi programmi? Sotto quale giurisdizione? A
>> quali leggi devono obbedire?
>>
>>
>> Faccio un esempio concreto: supponiamo per assurdo che StackOverflow (un
>> sito statunitense il cui business model si basa sul fornire profili
>> dettagliati degli sviluppatori ai recruiter) violi il GDPR sul mio pc,
>> utilizzando informazioni personali che io gli fornisco inavvertitamente
>> senza avermi chiarito esattamente la logica dei processi decisionali
>> automatizzati che ne derivano.
>>
>> A quali leggi risponde quel software, dal momento che gira effettivamente
>> sul mio pc, ma completamente sotto il controllo di un'ente straniero?
>>
>>
>> Il mio sospetto è che la computazione distribuita a cui siamo di fronte
>> metta in discussione il concetto di territorio di una Nazione,
>> contrariamente a quanto facesse la rete internet fino ai primi anni 2000,
>> in cui *i confini venivano attraversati dai dati ma NON dalle
>> elaborazioni*.
>>
>>
>> Dunque la mia domanda è: a quale giurisdizione deve rispondere un
>> programma eseguito in Italia (o comunque in Europa) per conto di un ente
>> straniero?
>>
>>
>> Spero di aver posto la domanda in modo comprensibile.
>> Scusatemi per la lunghezza, ma vi prego di rispondermi pazientemente
>> anche se si trattasse di dubbi banali, anche solo con qualche riferimento
>> per poter approfondire autonomamente.
>>
>>
>> Grazie mille!
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Jan. 27, 2018
Re: [nexa] Domanda di Diritto: a che "giurisdizione" risponde il codice eseguito dal browser?
by David Orban
Il codice di un programma non è una persona giuridica. Lo è chi possiede il
codice. Naturalmente questo non rende le cose più semplici, anzi, in casi
di codice open source distribuito.
Questo aspetto lo si sta esplorando intensamente con l'arbitraggio
giurisdizionale delle ICO, vendite di token crittografici, che girano sulla
blockchain.
Volendo evitare di essere classificati come security lencui vendite e
intermediazioni sono soggette ad una regolamentazione finanziaria
limitante, Svizzera, Singapore, Gibilterra, Malta e molte altre
giurisdizioni stanno facendo a gara per attrarre progetti.
In nessun caso si tiene conto del luogo in cui si trovano i computer degli
utilizzatori, ma della sede legale dell'organizzazione, spesso una
fondazione senza scopo di lucro, che conia i token.
L'abitudine USA di vedere il mondo intero come loro colonia (Kim Dotcom con
la Nuova Zelanda è un esempio calzante) ha comunque già prodotto interventi
pesanti, dove i progetti si sono fermati. Anche in Cina...
On Fri, Jan 26, 2018, 12:36 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> Salve,
>
> approfitto della lista per una domanda giuridica nata durante l'analisi di
> un sistema operativo distribuito (un fork di Plan 9 from Bell Labs, per chi
> è del mestiere).
>
> Nel protocollo di rete che sto cercando di realizzare, un eseguibile
> disponibile su un server remoto può essere eseguito localmente o
> direttamente sul server, in entrambi i casi accedendo alle risorse locali e
> a quelle remote (naturalmente rispettando i permessi definiti da tutti gli
> stakeholder).
>
> Dopo aver riletto
> https://www.gnu.org/philosophy/who-does-that-server-really-serve.it.html
> mi sono chiesto che implicazioni legali avrebbe questa computazione
> distribuita.
>
> La mia prima domanda è stata: a che legislazione risponde questo
> immaginario programma?
> A quella del server o a quella del client?
>
> La risposta che mi sono dato (lo so... non doveri farlo... IANAL...
> etc...) è stata "dipende da dove viene eseguito!".
> Cosciente che questa risposta è sicuramente sbagliata ho pensato di
> scrivervi. :-)
>
>
> Ma subito ho realizzato che, sebbene in modo enormemente più complicato
> che nel sistema che ho in mente, questa cosa avviene già quotidianamente in
> milioni di computer!
>
>
>
> Il modello client-server che ormai tutti conoscono e comprendono si
> applica solamente ad una parte del web di oggi.
>
> Tale modello infatti descrive bene la distribuzione e il consumo di
> documenti statici, di dati, come un pdf, un file Excel, un articolo di
> giornale, un brano mp3 o un video avi.
> Questi file vengono collocati su un server, scaricati da un client e
> successivamente utilizzati attraverso un programma locale che li
> rappresenta sullo schermo di un pc o nelle cuffie di un cellulare.
>
> La separazione delle responsabilità è chiara:
> - il server risponde alla propria giurisdizione per i documenti che rende
> disponibili
> - il client risponde alla propria giurisdizione per l'utilizzo che fa di
> quei documenti
>
>
> Ma quando utilizziamo una applicazione web, come GMail, Google Maps, uno
> spreadsheet Zoho o anche Office365, stiamo utilizzando una applicazione
> distribuita, eseguita in parte sul server e in parte sul client (attraverso
> una notevole quantità di JavaScript eseguita nel nostro browser).
>
>
> Contrariamente a quanto avveniva fino ai primi anni 2000, non siamo più di
> fronte ad una rete fatta di server complessi e client semplici.
> Nei fatti, siamo di fronte ad una grande rete (quasi) peer to peer, con
> una vera (ed estremamente inefficiente) computazione distribuita.
>
>
> I nostri PC eseguono, di fatto, programmi sotto il controllo *diretto *di
> terze parti.
>
> E questa modalità operativa è sempre più evidente con l'avvento tecnologie
> come WebAssembly, ma era già possibile dall'introduzione di CONNECT
> nell'HTTP 1.1 ed ha iniziato a prendere piede con introduzione di WebSocket
> e WebNotification in HTML5.
>
>
> Dunque chi risponde di questi programmi? Sotto quale giurisdizione? A
> quali leggi devono obbedire?
>
>
> Faccio un esempio concreto: supponiamo per assurdo che StackOverflow (un
> sito statunitense il cui business model si basa sul fornire profili
> dettagliati degli sviluppatori ai recruiter) violi il GDPR sul mio pc,
> utilizzando informazioni personali che io gli fornisco inavvertitamente
> senza avermi chiarito esattamente la logica dei processi decisionali
> automatizzati che ne derivano.
>
> A quali leggi risponde quel software, dal momento che gira effettivamente
> sul mio pc, ma completamente sotto il controllo di un'ente straniero?
>
>
> Il mio sospetto è che la computazione distribuita a cui siamo di fronte
> metta in discussione il concetto di territorio di una Nazione,
> contrariamente a quanto facesse la rete internet fino ai primi anni 2000,
> in cui *i confini venivano attraversati dai dati ma NON dalle
> elaborazioni*.
>
>
> Dunque la mia domanda è: a quale giurisdizione deve rispondere un
> programma eseguito in Italia (o comunque in Europa) per conto di un ente
> straniero?
>
>
> Spero di aver posto la domanda in modo comprensibile.
> Scusatemi per la lunghezza, ma vi prego di rispondermi pazientemente anche
> se si trattasse di dubbi banali, anche solo con qualche riferimento per
> poter approfondire autonomamente.
>
>
> Grazie mille!
>
>
> Giacomo
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Jan. 26, 2018
passer au crible les algorithmes IA employés par la municipalité de New York
by Barbara Demo
scusate se c'è già stata segnalazione, Barbara
<<Vers un audit des algorithmes ?
En décembre dernier, le conseil municipal de la ville de New York a voté
une loi qui vise à passer au crible les algorithmes d’aide à la prise de
décision employés par la municipalité. Une équipe doit ainsi être mise
en place pour observer, tester et contrôler les algorithmes utilisés par
les services de police, la justice et plusieurs autres agences
municipales. L’objectif : mieux comprendre leur fonctionnement, afin de
débusquer les biais éventuels. New York est la première ville américaine
à se doter d’une législation sur ce sujet.
..................................................>>
https://atelier.bnpparibas/prospective/article/audit-algorithmes
Jan. 26, 2018
Re: [nexa] Documentario Italiansubs.net: Subs Heroes (30/01/2017)
by Luigi Di Liberto
Peccato che io non posso andare a Torino in cui non ci sono i treni per
tornare casa mia, pazienza, dovrò aspettare una anno per vedere... comunque
complimenti per questa avventura: non mollare!
Luigi Di Liberto (Coordinatore Movimento ScambioEtico)
http://www.scambioetico.org
Il giorno 26 gennaio 2018 19:11, Carlo Blengino <
blengino(a)penalistiassociati.it> ha scritto:
> Grazie. Iniziativa interessante.
> CB
>
> Il 26 gen 2018 5:00 PM, "Andrea Pellegrini" <liste(a)andreapellegrini.net>
> ha scritto:
>
>> Ciao a Tutti,
>> Sperando di non essere troppo fuori tema, vi segnalo che il 30 gennaio in
>> vari cinema italiani verrà proiettato il documentario riguardante la
>> community di fansubbing italiansubs.net (la più grande al mondo).
>> Penso che possa interessare in quanto questo fenomeno, anche
>>
>> Il documentario racconta la nascita e lo sviluppo della community nei
>> suoi 10 anni (ormai 11) di vita attraverso gli utenti che l’hanno creata e
>> gestita.
>>
>> Nella presentazione si accenna all'incerta legalità dell’operato della
>> community, mi piacerebbe sentire un parere di un giurista sull’argomento
>> (che immagino sia già stato affrontato anche in qualche aula di tribunale).
>>
>> A naso, direi che la distribuzione dei sottotitoli (ovviamente, senza
>> video o riferimenti espliciti ad essi e a come reperirli) non è lecita -
>> senza il consenso del detentore dei diritti - in quanto traduzione
>> dell’opera stessa (Art 18. Legge 633/1941), ma date le mie scarse
>> conoscenze della materia non mi spingo oltre.
>>
>>
>> La distribuzione del documentario è stata effettuata attraverso il
>> portale Movieday.
>> In molte sale saranno presenti anche alcuni membri del sito che
>> introdurranno il film e risponderanno alle domande del pubblico.
>>
>> A Torino verrà proiettato al cinema Lux alle ore 21:00, presenteranno la
>> “pellicola" - oltre ad alcuni membri dello staff (tra cui il sottoscritto)
>> - il regista Franco Dipietro e la produttrice Emanuela Barbano (DuelFilm).
>>
>>
>> http://www.movieday.it/movie/index?movie_id=1085
>>
>> https://www.italiansubs.net/forum/itasanews/prenotate-il-vos
>> tro-biglietto-per-subs-heroes-il-30-gennaio-al-cinema
>>
>>
>>
>> Grazie mille
>>
>> Ciao Ciao
>>
>>
>> Andrea Pellegrini
>> 346 705 0039 <(346)%20705-0039>
>> Via Superga 5
>> Pino Torinese (TO) Italy
>>
>> pelle(a)andreapellegrini.net
>>
>> andreapellegrini.net
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Jan. 26, 2018
Re: [nexa] Documentario Italiansubs.net: Subs Heroes (30/01/2017)
by Carlo Blengino
Grazie. Iniziativa interessante.
CB
Il 26 gen 2018 5:00 PM, "Andrea Pellegrini" <liste(a)andreapellegrini.net> ha
scritto:
> Ciao a Tutti,
> Sperando di non essere troppo fuori tema, vi segnalo che il 30 gennaio in
> vari cinema italiani verrà proiettato il documentario riguardante la
> community di fansubbing italiansubs.net (la più grande al mondo).
> Penso che possa interessare in quanto questo fenomeno, anche
>
> Il documentario racconta la nascita e lo sviluppo della community nei suoi
> 10 anni (ormai 11) di vita attraverso gli utenti che l’hanno creata e
> gestita.
>
> Nella presentazione si accenna all'incerta legalità dell’operato della
> community, mi piacerebbe sentire un parere di un giurista sull’argomento
> (che immagino sia già stato affrontato anche in qualche aula di tribunale).
>
> A naso, direi che la distribuzione dei sottotitoli (ovviamente, senza
> video o riferimenti espliciti ad essi e a come reperirli) non è lecita -
> senza il consenso del detentore dei diritti - in quanto traduzione
> dell’opera stessa (Art 18. Legge 633/1941), ma date le mie scarse
> conoscenze della materia non mi spingo oltre.
>
>
> La distribuzione del documentario è stata effettuata attraverso il portale
> Movieday.
> In molte sale saranno presenti anche alcuni membri del sito che
> introdurranno il film e risponderanno alle domande del pubblico.
>
> A Torino verrà proiettato al cinema Lux alle ore 21:00, presenteranno la
> “pellicola" - oltre ad alcuni membri dello staff (tra cui il sottoscritto)
> - il regista Franco Dipietro e la produttrice Emanuela Barbano (DuelFilm).
>
>
> http://www.movieday.it/movie/index?movie_id=1085
>
> https://www.italiansubs.net/forum/itasanews/prenotate-il-
> vostro-biglietto-per-subs-heroes-il-30-gennaio-al-cinema
>
>
>
> Grazie mille
>
> Ciao Ciao
>
>
> Andrea Pellegrini
> 346 705 0039 <(346)%20705-0039>
> Via Superga 5
> Pino Torinese (TO) Italy
>
> pelle(a)andreapellegrini.net
>
> andreapellegrini.net
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Jan. 26, 2018
Domanda di Diritto: a che "giurisdizione" risponde il codice eseguito dal browser?
by Giacomo Tesio
Salve,
approfitto della lista per una domanda giuridica nata durante l'analisi di
un sistema operativo distribuito (un fork di Plan 9 from Bell Labs, per chi
è del mestiere).
Nel protocollo di rete che sto cercando di realizzare, un eseguibile
disponibile su un server remoto può essere eseguito localmente o
direttamente sul server, in entrambi i casi accedendo alle risorse locali e
a quelle remote (naturalmente rispettando i permessi definiti da tutti gli
stakeholder).
Dopo aver riletto
https://www.gnu.org/philosophy/who-does-that-server-really-serve.it.html mi
sono chiesto che implicazioni legali avrebbe questa computazione
distribuita.
La mia prima domanda è stata: a che legislazione risponde questo
immaginario programma?
A quella del server o a quella del client?
La risposta che mi sono dato (lo so... non doveri farlo... IANAL... etc...)
è stata "dipende da dove viene eseguito!".
Cosciente che questa risposta è sicuramente sbagliata ho pensato di
scrivervi. :-)
Ma subito ho realizzato che, sebbene in modo enormemente più complicato che
nel sistema che ho in mente, questa cosa avviene già quotidianamente in
milioni di computer!
Il modello client-server che ormai tutti conoscono e comprendono si applica
solamente ad una parte del web di oggi.
Tale modello infatti descrive bene la distribuzione e il consumo di
documenti statici, di dati, come un pdf, un file Excel, un articolo di
giornale, un brano mp3 o un video avi.
Questi file vengono collocati su un server, scaricati da un client e
successivamente utilizzati attraverso un programma locale che li
rappresenta sullo schermo di un pc o nelle cuffie di un cellulare.
La separazione delle responsabilità è chiara:
- il server risponde alla propria giurisdizione per i documenti che rende
disponibili
- il client risponde alla propria giurisdizione per l'utilizzo che fa di
quei documenti
Ma quando utilizziamo una applicazione web, come GMail, Google Maps, uno
spreadsheet Zoho o anche Office365, stiamo utilizzando una applicazione
distribuita, eseguita in parte sul server e in parte sul client (attraverso
una notevole quantità di JavaScript eseguita nel nostro browser).
Contrariamente a quanto avveniva fino ai primi anni 2000, non siamo più di
fronte ad una rete fatta di server complessi e client semplici.
Nei fatti, siamo di fronte ad una grande rete (quasi) peer to peer, con una
vera (ed estremamente inefficiente) computazione distribuita.
I nostri PC eseguono, di fatto, programmi sotto il controllo *diretto *di
terze parti.
E questa modalità operativa è sempre più evidente con l'avvento tecnologie
come WebAssembly, ma era già possibile dall'introduzione di CONNECT
nell'HTTP 1.1 ed ha iniziato a prendere piede con introduzione di WebSocket
e WebNotification in HTML5.
Dunque chi risponde di questi programmi? Sotto quale giurisdizione? A quali
leggi devono obbedire?
Faccio un esempio concreto: supponiamo per assurdo che StackOverflow (un
sito statunitense il cui business model si basa sul fornire profili
dettagliati degli sviluppatori ai recruiter) violi il GDPR sul mio pc,
utilizzando informazioni personali che io gli fornisco inavvertitamente
senza avermi chiarito esattamente la logica dei processi decisionali
automatizzati che ne derivano.
A quali leggi risponde quel software, dal momento che gira effettivamente
sul mio pc, ma completamente sotto il controllo di un'ente straniero?
Il mio sospetto è che la computazione distribuita a cui siamo di fronte
metta in discussione il concetto di territorio di una Nazione,
contrariamente a quanto facesse la rete internet fino ai primi anni 2000,
in cui *i confini venivano attraversati dai dati ma NON dalle elaborazioni*.
Dunque la mia domanda è: a quale giurisdizione deve rispondere un programma
eseguito in Italia (o comunque in Europa) per conto di un ente straniero?
Spero di aver posto la domanda in modo comprensibile.
Scusatemi per la lunghezza, ma vi prego di rispondermi pazientemente anche
se si trattasse di dubbi banali, anche solo con qualche riferimento per
poter approfondire autonomamente.
Grazie mille!
Giacomo
Jan. 26, 2018