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R: Il ricorso di Stefano Rodotà
by Fiorello Cortiana
Bel ricordo di una bella persona fatto da una bella persona. Buoni esempi.
Fiorello
________________________________
Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di J.C. DE MARTIN
Inviato: mercoledì 4 ottobre 2017 17.44
A: Nexa
Oggetto: [nexa] Il ricorso di Stefano Rodotà
Condivido con voi il ricordo di Stefano Rodotà (Garante Nexa)
pronunciato da Gustavo Zagrebelsky a Roma
qualche giorno fa (video: https://youtu.be/M0_hibBAmr0)
Zagrebelsky sottolinea, oltre al resto, l'attenzione di Rodotà
per il digitale.
Il testo si trova (diviso in due parti) nell'archivio online di La Repubblica.
Buona serata,
juan carlos
Rodotà, giurista che metteva la persona sopra le regole
GUSTAVO ZAGREBELSKY
NEL 1968, se la memoria non m'inganna, si tenne a Bologna nella sede della casa editrice il Mulino un incontro tra giovani e giovanissimi giuristi promosso da quell'infaticabile cercatore di idee nuove e di studiosi innovatori che fu Giovanni Evangelisti. Stefano Rodotà, che aveva 35 anni ed era già considerato da tutti i presenti un punto di riferimento e di rinnovamento, fece una relazione inquadrata in quel tempo, un tempo che si pensava potesse essere, se non epocale, almeno fecondo di novità. La sua relazione si sarebbe potuta intitolare: «Sullo stato presente e sui compiti futuri dei giuristi e della scienza giuridica». Non so se sia stata mai pubblicata. C'ero anch'io, ma non temiate ch'io voglia parlare di qualcosa come "Io e Rodotà". Questo accenno serve solo a introdurre un altro ricordo: Evangelisti che, a incontro concluso, disse ad alcuni dei presenti: attorno a quel giovanotto voglio costruire qualcosa come una comunità di giuristi che guardino avanti, che rinnovino la cultura giuridica, la pongano al servizio non di vuoti concetti o di poteri ormai screditati: in una parola, una visione del diritto capace di contribuire alla costruzione di una società rinnovata.
Stefano doveva occupare il posto centrale di un mosaico. Queste, naturalmente, sono parole mie, non i concetti; ma "quel giovanotto" è testuale. Che cosa accadde allora? Sempre sotto l'egida del Mulino, si promossero alcuni incontri a Tirrenia, comune di Pisa, noto per l'architettura e l'urbanistica fascista e per le dune di sabbia sul mare, di cui non si approfittò perché, dati i prezzi degli alberghi, era sempre bassa stagione e il tempo proibitivo. Stefano stava al centro. Attorno, ricordo tra gli altri Alessandro Pizzorusso, Sabino Cassese, Natalino Irti, Franco Ledda, Franco Levi, Franco Merusi, Valerio Onida, Franco Bassanini, Giorgio Berti e un già allora spumeggiante Giuliano Amato. Si formò quello che allora si definì il "Gruppo
di Tirrenia", tra persone unite da una vaga aspirazione riformatrice del nostro mondo: se non una corazzata, certo un potente incrociatore del diritto. Gli incontri proseguirono a Venezia (auspice Feliciano Benvenuti), Napoli, Cortona. I più giovani tenevano particolarmente a essere invitati a partecipare, come a una sorta di promozione sul campo e come viatico per future carriere accademiche. Evidentemente, però, le riforme non sono, e non furono allora, un collante sufficiente a tenere insieme tanti brillanti intelletti: diciamo pure, tante prime donne. Molti di quelli che ho nominato non ci sono più. Quelli che restano sono andati ciascuno per la propria strada e il progetto iniziale è andato perduto. Non del tutto, però.
Nel 1969 fu fondata una rivista, Politica del diritto, che raccoglieva se non il programma di Tirrenia - un vero e proprio documento con questo nome non è mai stato partorito - ma certo lo spirito, l'impegno e le speranze. Questa rivista, alla quale collaborarono giuristi di cui ho già fatto il nome e altri a lor compagni, suscitò reazioni nel sereno mondo dell'accademia tradizionale, più disposta a privilegiare la quiete sulle novità che possono portare scompigli. Si ricorderà che, quasi come reazione alle teste calde di Politica del diritto, nel 1976 fu fondata da illustri giuristi rappresentativi dell'establishment, Giovanni Cassandro, Vezio Crisafulli e Aldo Maria Sandulli, un'altra rivista dal tono più rassicurante, Diritto e società. Questo per dire dello spirito di novità e delle reazioni suscitate. Politica del diritto esiste tuttora e Stefano fino all'ultimo ne è stato il direttore. Se mi soffermo su questa pubblicazione è perché il suo progetto scientifico, al di là della sua attuale diffusione, corrispose e tuttora corrisponde a una tendenza e a una esigenza ancora presente che Stefano Rodotà ha rappresentato e interpretato come meglio non si sarebbe potuto, per quasi mezzo secolo. Si trattava di fare del diritto e della sua cultura una forza efficiente di trasformazione della politica e della società, nel segno e nel solco che i principi della Costituzione prefigurano. A questo fine, il mondo stretto del diritto avrebbe dovuto aprirsi e guardare il vasto mondo, un mondo che, allora, stava cambiando. Politica del diritto non era certo una proposta di asservimento del diritto alla politica e ai suoi attori. Non proponeva affatto che i giuristi diventassero forze collaterali di questo o di quel partito. Non voleva politicizzare il diritto in questo senso. Semmai aspirava a giuridificare la politica, cioè a inquadrare quest'ultima in categorie giuridiche adeguate alle esigenze dei tempi, esigenze che erano di rinnovamento, di espansione della democrazia, di valorizzazione di diritti e di uguaglianza. In breve, era anche una proposta di etica per gli studiosi del diritto: né soltanto avvocati e nemmeno solo consulenti, ma soprattutto attori nella sfera del dibattito pubblico con gli strumenti del diritto.
Se guardiamo alle idee e ai propositi di quel tempo giovanile, dobbiamo constatare che molto s'è perso per strada, che poco è rimasto e non molto di quelle speranze ha fatto scuola. L'energia originaria si è dispersa in tanti rivoli. La cultura giuridica rappresentata da quel progetto e da quel gruppo di giovani e meno giovani di belle speranze non ha resistito alle tante tentazioni che, come da sempre, propongono ai giuristi funzioni ancillari di interessi particolari, interessi che dispongono di numerosi e molto persuasivi strumenti seduttivi.
Non così Stefano Rodotà. In questo " non così" possiamo dire essere racchiuso il segreto d'una certa aura di autorevolezza che lo circondava, riconosciuta anche da coloro che ne hanno contestato la figura pubblica, talora non temendo di dar di sé prove di trivialità e prove d'ignoranza. Tutto nella sua attività scientifica: libri, articoli, conferenze, interviste, commenti giornalistici, promozione - come si dice - di eventi ( soprattutto il Festival del diritto di Piacenza, di cui lamentiamo l'interruzione); tutto, dicevo, testimonia una coerenza che non è solo un aspetto della sua personalità ma è anche l'adesione a una certa idea del diritto e del giurista. Il diritto non esiste se i giuristi non esitano a farne usi occasionali che finiscono con il coincidere con l'interesse personale. Se non esiste qualcosa come " i giuristi", rappresentativi di un'unità se non di risultato almeno d'intenti, il diritto è distrutto e, invece di contribuire alla convivenza, alimenta la discordia. Quanto ho detto adesso si vede facilmente quando da " i giuristi" passiamo a quella categoria particolare che sono " i costituzionalisti". Che cosa è la Costituzione se ogni questione di diritto costituzionale alimenta le opinioni più diverse in contrasto le une con le altre e motivate da finalità divergenti? La conseguenza è una sola: la Costituzione sparisce e nella lotta politica, che dovrebbe trovarvi la sua regola, prevalgono gli interessi politici di breve durata. Chiunque, per quasi qualsiasi buona o cattiva azione, trova il parere del costituzionalista, talora il "parere pro veritate", che gli conviene. Non so perché l'essere "costituzionalisti" goda d'un certo plusvalore presso i formatori della pubblica opinione. Stefano Rodotà era spesso definito tale ma, tutte le volte che poteva, reagiva con un piccolo sorriso sardonico: non costituzionalista, non sum dignus sembrava sottintendere con un poco d'ironia, ma civilista. Insomma, sembrava volesse marcare una distanza e non confondersi rispetto a un mondo che, da questi anni, è andato disgregandosi e contribuendo alla confusione.
Ma i confini delle discipline accademiche hanno un senso per chi si interroga a partire non dai dogmi e dai concetti, ma dalla funzione del diritto nella vita civile? Il percorso intellettuale di Stefano Rodotà è particolarmente significativo. È stato giurista al di sopra delle classificazioni disciplinari. Aggiungo: giurista non totalizzante, non fanatico delle cosiddette "regole". Sapeva benissimo che al di là del diritto c'è molto altro che guida più o meno degnamente le condotte umane: cultura, etica, interessi. C'è, del 2006, un suo libro che mi pare dovrebbe essere letto e meditato di più di quanto lo sia stato. S'intitola La vita e le regole. Tra diritto e non diritto. Non tratta soltanto degli aspetti giuridici di ciò che da qualche anno si usa definire "la nuda vita"; tratta dei limiti del diritto, dei pericoli del guardare il mondo solo con occhi del giurista, dell'illusione di credere che il mondo stia in piedi perché c'è il diritto e ci sono i giuristi. I suoi studi sul concetto di "persona" dicono quanto è sbagliato considerare la persona solo come "persona giuridica", cioè come fascio, punto d'imputazione di diritti e di doveri, secondo la concezione kelseniana. Fatta questa delimitazione delle pretese del diritto, tra ciò che rientra nel suo ambito, è oggi impossibile costruire steccati. Stefano è stato un illustre civilista ma, evidentemente, non soltanto. Consultiamo i temi delle sue opere maggiori, seguendone i percorsi.
All'inizio stanno due libri su temi del diritto civile che più "classici" non potrebbero essere, la responsabilità civile ( Il problema della responsabilità civile del 1964) e il contratto ( Le fonti d'integrazione del contratto, del 1969). Chi consultasse questi primi scritti vi troverebbe una traccia che avrebbe portato lontano: l'impostazione non formalistica che collega il diritto non al diritto, cioè con sé stesso in un circolo vizioso, ma al diritto in funzione della sua - potremmo dire - "giustezza" rispetto alle aspettative sociali. Del 1967 è lo scritto che mette in rapporto l'oggetto dei suoi studi con il contesto culturale in cui si posa, si è posato in passa- to e si vorrebbe che si posasse in futuro, Ideologie e tecniche della riforma del diritto civile. Di quegli anni è il libro forse più famoso, Il terribile diritto (1981) più volte ripubblicato fino all'edizione del 2013 che porta un'aggiunta nel titolo: Studi sulla proprietà privata e i beni comuni. Questa riedizione- integrazione è una testimonianza della continuità del suo impegno scientifico e civile. L'idea, anzi la categoria ricorrente come oggetto polemico in tutti i suoi scritti è la "logica proprietaria" o, potremmo dire, rapace, la logica che fagocita tutto e tutti nei meccanismi del mercato e mercifica ogni bene mettendolo a disposizione della predazione dei più forti e sottraendolo ai deboli. Contro questa forza distruttiva delle relazioni tra gli esseri umani stanno innumerevoli scritti e interventi nelle più diverse sedi. Mi limito a ricordare Logica proprietaria tra schemi ricostruttivi e interessi reali del 1978. Ma la critica alla logica proprietaria e, in fin dei conti, all'egoismo dei potenti che schiaccia gli impotenti dividendo la società in due parti è il filo conduttore di tutti gli scritti, direi di tutto il suo impegno a favore di un'etica dei diritti. Di diritti e libertà, Stefano si confessò "innamorato" nel suo intervento del 2004 alle Lezioni Bobbio (Einaudi, 2006) e, in effetti, come tutti gli innamorati che non sanno staccarsi dal loro amore, le occasioni per ritornare a esso, approfondire, denunciarne i tradimenti sono state numerosissime. Non è possibile, in questa sede, nemmeno farne un elenco. La summa del suo pensiero è raccolta nel fortunatissimo volume Il diritto di avere diritti del 2012 che già nel titolo - una citazione da Hannah Arendt la quale si riferiva alla condizione degli ebrei d'Europa sradicati, privati d'ogni diritto e esposti a qualsiasi impune violenza - si volge a considerare la condizione di coloro, sempre più numerosi nel tempo attuale, che dalla concentrazione dei capitali, dall'economia e dalla tecnologia alleate in una corsa frenetica, dalla depredazione dei territori e dai disastri ecologici, sono privati della base stessa da cui poter reclamare una qualsiasi protezione: gli sradicati della terra. Non sempre, dunque, i diritti producono frutti benigni. I diritti dei potenti, quando entrano in conflitto con la condizione degli impotenti, producono effetti perversi. Diventano volano per accrescere le ingiustizie e le distanze sociali nell'economia, nella conoscenza, nella partecipazione politica. Possono trasformarsi da strumenti della libertà e della liberazione in strumenti dell'oppressione. Ciò non solo per la prepotenza degli uomini ma anche per lo sviluppo distorto di tecnologie capaci di massificare l'umanità, di trasformarla in una grande arena dell'ubbidienza dominata dall'inganno, di aprire la stagione del "post-umano" in cui l'uomo entrerà in competizione con le macchine pensanti da lui stesso pensate e sarà soggetto - beneficato o maledetto - alle ingegnerie genetiche. Nell'ultima fase delle sue riflessioni, Stefano si è aperto a temi che sono al confine tra la filosofia e il diritto, trattando di persona umana, dignità, solidarietà, verità, autodeterminazione, perfino di amore ( Diritto d'amore, 2014). Questi entrano nei titoli di suoi brevi saggi e nelle diverse parti del
Diritto di avere diritti, di cui occorrerebbe leggere con attenzione il Prologo. Vi troviamo testimoniata ancora una volta la fede nei diritti, ma in modo sorprendentemente problematico per un "innamorato". Proietta un'ombra inquietante il timore circa le disfunzioni sociali ch'essi possono provocare già oggi e ancor di più nel prossimo futuro quando essi entrano nel grande affare della mercificazione generalizzata di tutti i beni della vita e perfino degli esseri umani come tali. Si potrebbe dire che i diritti, pilastri della civiltà che abbiamo concepito, tra tante cose buone portano in sé non poche tossine e che queste stanno crescendo e occorre richiamare su di esse la nostra attenzione. In un discorso del 1987 Norberto Bobbio aveva tracciato un bilancio della storia dei diritti umani e, avventurandosi sorprendentemente (per uno come lui) sul terreno infido e controverso del "progresso morale" dell'umanità, aveva sostenuto che almeno sotto un aspetto si poteva vedere un segno positivo: «La crescente importanza data nei dibattiti internazionali, tra uomini di cultura e politici, in convegni di studio e in conferenze di governi, al problema del riconoscimento dei diritti dell'uomo». Rodotà certamente condivideva questo giudizio. Solo in base a tale condivisione si comprende la quantità di energie intellettuali ch'egli ha dedicato a questo tema. Ma, forse, nel bilancio finale si è insinuata la domanda: progresso sì, ma verso che cosa? Per questo, occorre ora concentrare l'attenzione sulle degenerazioni, non per tornare indietro come sognano coloro che rimpiangono tempi andati che non ritorneranno mai più. Rodotà non era affatto un nostalgico. Il suo sguardo è stato sempre rivolto al futuro, è stato un precursore. I suoi scritti sulle tecniche informatiche, sulla "rete", fino alla "rivoluzione digitale" non si contano. Già nel 1973, quasi cinquant'anni fa, quando ancora nessuno ne parlava, aveva pubblicato un testo dal titolo piuttosto démodé, addirittura archeologico, che fa pensare alle macchine che allora leggevano le schede perforate ed ora farebbero sorridere qualunque tecnico informatico alle prime armi: Elaboratori elettronici e controllo sociale. In breve tempo, questo tema, collegato ai diritti della privacy e alla formazione dei grandi imperi informatici capaci non solo di abbattere le barriere che proteggono la vita privata, ma anche di controllare e ricattare i governi, sarebbe diventato cruciale e Rodotà in Italia e non solo in Italia, sarebbe diventato uno dei maggiori esperti in materia.
Se ho indugiato su queste citazioni e su questi ricordi è perché essi testimoniano di una fedeltà e di una coerenza che, al di là dei bilanci sull'opera scientifica che certamente sarà adeguatamente studiata in sede accademica, sono ciò che con maggiore vivezza mi si presenta alla mente a poco più di tre mesi dalla scomparsa di Stefano, il nostro compagno che abbiamo ammirato prima e rimpiangiamo ora e che possiamo avere ancora tra noi nel ricordo e nello studio di ciò che ci ha lasciato.
Questa mia testimonianza, pur nella sua brevità, sarebbe gravemente incompleta se non menzionassi il suo rigoroso contributo alla difesa e alla valorizzazione della Costituzione, anche qui in coerenza col programma di quel gruppetto di giovani giuristi che alla fine degli anni '60 si ritrovarono per farne il programma d'una politica del diritto. Quanti dibattiti, quanti articoli di giornale e quante interviste, quanta generosità nell'aderire a iniziative di associazioni e circoli culturali. È stato detto che Rodotà e tanti altri con lui avevano idealizzato la Costituzione come "la più bella del mondo", sciocca espressione usata per accusare i suoi difensori di vuoto idealismo, di estetismo costituzionale cieco di fronte a cose concrete come le esigenze di semplificazione del sistema politico, di velocità del decidere, di "governabilità". Non è stato affatto così: si trattava di un'altra visione istituzionale che aveva a cuore la difesa di una certa idea di democrazia partecipativa perfettamente in linea con la difesa dei diritti. Questa visione per anni ha alimentato idee anticostituzionali, ispirate a quella che si potrebbe dire la "democrazia decidente" che è (se così si può ancora chiamare) democrazia "discendente". Non si sarebbe trattato, dunque, di ingegneria costituzionale indirizzata al miglioramento delle istituzioni ma di uno stravolgimento, anzi di un rovesciamento oligarchico. Sappiamo che cosa è l'oligarchia. Ce lo dicono i classici: il governo dei privilegiati, i diritti dei più forti, dei più ricchi. Questo è spiegato in un libretto che Stefano ha scritto in occasione del referendum del 4 dicembre, Democrazia e costituzione. Perché dire no: uno scritto militante a favore della Costituzione, dei diritti di tutti, di quella che si chiama la "cittadinanza attiva" dei cittadini.
Anche in questo ultimo impegno pubblico vediamo la sua coerenza, associata alla costante denuncia del degrado crescente della classe politica e della corruzione dilagante. La retorica delle riforme è stata il tentativo fraudolento di dirottare l'indignazione sulle istituzioni per liberarsi delle responsabilità proprie e, addirittura, per dotarsi di regole costituzionali protettive che avrebbero reso ancora più difficile di quanto già sia il contrasto ai mali della nostra vita pubblica. Rodotà ha denunciato tutto questo in un altro libro in cui egli non ha esitato a darsi del moralista ( Elogio del moralista, 2013), ben sapendo che questa parola gli avrebbe attirato la critica, anzi l'ironia, dei realisti cinici che la sanno lunga e si fanno beffe dell'etica in politica. Ciò che ha impedito a Rodotà di assurgere a cariche anche più importanti di quelle pur importanti che ricoprì è precisamente la sua indisponibilità a partecipare ai giri, ai circoli di quel tipo di realismo.
Per queste e per tante altre ragioni ci troviamo qui a ricordare il nostro amico e a dolerci della sua scomparsa, a dolerci d'un vuoto nel mosaico in cui amiamo collocare noi stessi. Ma c'è molto d'altro che difficilmente potremmo esprimere in pubblico e più facilmente conserveremo dentro di noi. Riempiremo a lungo il vuoto ricordando spesso e con rimpianto l'immagine austera di Stefano, un'immagine che creava attorno a lui un'aura di rispetto. E ricorderemo i modi affabili, il volto scavato e pensieroso e anche, purtroppo, sofferente degli ultimi mesi in cui l'abbiamo avuto con noi, sempre fino all'ultimo, generoso del suo tempo, della sua cultura e della sua passione.
Pubblichiamo il testo dell'intervento con il quale Gustavo Zagrebelsky ricorda oggi alla Camera dei deputati Stefano Rodotà, scomparso a Roma nel giugno scorso.
La Repubblica, 2 ottobre 2017, p. 1 e pp. 28-29.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/10/02/rodo…
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/10/02/stef…
Oct. 5, 2017
Automazione e diritti al tempo del GDPR - Torino, 13 ottobre 2017
by Francesco Ruggiero
Gentilissimi,
venerdì *13 ottobre 2017* si svolgerà un convegno dal titolo:
“*Automazione e diritti al tempo del GDPR*”.
La giornata, organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università
di Torino
con la partnership del Centro Nexa su Internet & Società,
si terrà presso la *Sala Lauree Rossa del campus Luigi Einaudi*, in via
Lungo Dora Siena 100/a, a Torino.
Parteciperanno, tra gli altri, *Ugo Pagallo*, *Massimo Durante*, *Luciano
Floridi*, *Francesco Pizzetti*.
La sessione pomeridiana è moderata dal *Prof. Marco Ricolfi*.
Il convegno è a entrata libera. Non è richiesta alcuna registrazione.
Maggiori informazioni sono disponibili alla pagina:
http://www.lawandtechnology.net/convegno-automazione-e-diritto-ai-tempi-del…
In allegato la locandina con il programma.
Cordiali saluti,
Francesco
--
Francesco Ruggiero
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: http://nexa.polito.it
mail: francesco.ruggiero(a)polito.it
tel: 011 090 7219
Oct. 5, 2017
a proposito di censura
by Enrico Nardelli
Scusatemi
solo oggi, leggendo della recente prossima approvazione in Senato della normativa sulla censura del web
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/04/dati-personali-su-web-e-telefono…
mi sono reso conto di quella che mi pare essere una situazione abbastanza grave.
Ho capito male e sono solo esagerazioni giornalistiche?
Ciao, Enrico
-- EN
=====================================================================
Prof. Enrico Nardelli
Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
=====================================================================
--
Oct. 4, 2017
Re: [nexa] EC: "State aid: Commission finds Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million"
by Stefano Quintarelli
La grande difficoltà nel sostenere posizioni che dovrebbero essere di buon
senso dovrebbe suonare una sveglia a chi ama le istituzioni (come minimo). IMHO
In data 4 ottobre 2017 7:21:45 PM Giuseppe Mazziotti
<giuseppe.mazziotti(a)gmail.com> ha scritto:
> Cari amici,
>
> approfitto di questo scambio, oltre che per salutare tutti, per porre alla
> vostra attenzione la video registrazione di una tavola rotonda sul caso
> Apple/Irlanda da me organizzata a Dublino lo scorso 14 giugno presso la
> Science Gallery del Trinity College.
>
> L'evento fu molto difficile da organizzare. Tutti i rappresentati del
> governo e delle forze politiche irlandesi rifiutarono il mio invito (alcuni
> in modo sgarbato e vagamente aggressivo); non venne alcun rappresentante
> del mondo dei media e nessuno dei miei colleghi era presente. In una mail
> di un assistente del ministro competente, mi fu scritto (e la conservo) che
> il dibattito e la partecipazione del governo erano contro gli interessi del
> Paese (sic). Come si vede dal video, due degli esperti da me invitati,
> chiesero che la loro voce non fosse udibile né nel live streaming né nella
> video registrazione,
>
> Spero la visione possa essere di vostro interesse, viste queste premesse.
> Il video si trova sulla pagina Facebook della Science Gallery, nella
> sezione 'Video', con data 14 giugno:
> https://www.facebook.com/pg/scigallerydub/videos/?ref=page_internal
>
> Fatemi sapere cosa ne pensate.
> Un caro saluto, a presto,
> Giuseppe
>
>
> 2017-10-04 12:54 GMT-04:00 Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it>:
>
>> Grazie, Juan Carlos.
>>
>> Solo per completezza e perche` non ci facciamo mai mancare niente, abbiamo
>> anche portato l'Irlanda di fronte alla Corte di Giustizia Europea per
>> inadempienza dell'obbligo di recuperare i 13 miliardi (e rotti) di tasse
>> non fatte pagare ad Apple (decisione di agosto 2016). Ulteriori dettagli:
>> http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3702_en.htm .
>>
>> Ciao,
>>
>> Andrea
>>
>> On Wed, Oct 4, 2017 at 11:46 AM, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
>> wrote:
>>
>>> European Commission - Press release State aid: Commission finds
>>> Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million
>>>
>>> Brussels, 4 October 2017
>>>
>>> The European Commission has concluded that Luxembourg granted undue tax
>>> benefits to Amazon of around €250 million. This is illegal under EU State
>>> aid rules because it allowed Amazon to pay substantially less tax than
>>> other businesses. Luxembourg must now recover the illegal aid.
>>>
>>> Commissioner Margrethe *Vestager*, in charge of competition policy, said
>>> "*Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon. As a result, almost
>>> three quarters of Amazon's profits were not taxed. In other words, **Amazon
>>> was allowed to pay four times less tax than other local companies subject
>>> to the same national tax rules**. This is illegal under EU State aid
>>> rules. Member States cannot give selective tax benefits to multinational
>>> groups that are not available to others."*
>>>
>>> Following an in-depth investigation launched in October 2014
>>> <http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1105_en.htm>, the Commission
>>> has concluded that a tax ruling issued by Luxembourg in 2003, and prolonged
>>> in 2011, lowered the tax paid by Amazon in Luxembourg without any valid
>>> justification.
>>>
>>> The tax ruling enabled Amazon to shift the vast majority of its profits
>>> from an Amazon group company that is subject to tax in Luxembourg (*Amazon
>>> EU*) to a company which is not subject to tax (*Amazon Europe Holding
>>> Technologies*). In particular, the tax ruling endorsed the payment of a
>>> royalty from Amazon EU to Amazon Europe Holding Technologies, which
>>> significantly reduced Amazon EU's taxable profits.
>>>
>>> The Commission's investigation showed that the level of the royalty
>>> payments, endorsed by the tax ruling, was inflated and did not reflect
>>> economic reality. On this basis, the Commission concluded that the tax
>>> ruling granted a selective economic advantage to Amazon by allowing the
>>> group to pay less tax than other companies subject to the same national tax
>>> rules. In fact, the ruling enabled Amazon to avoid taxation on three
>>> quarters of the profits it made from all Amazon sales in the EU.
>>>
>>> […]
>>>
>>> Continua qui: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3701_en.htm
>>>
>>>
>>>
>>> _______________________________________________
>>> nexa mailing list
>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Oct. 4, 2017
Re: [nexa] EC: "State aid: Commission finds Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million"
by Giuseppe Mazziotti
PS: ecco il link direttamente al video:
https://www.facebook.com/scigallerydub/videos/10154803041367972/
2017-10-04 11:46 GMT-04:00 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>:
> European Commission - Press release State aid: Commission finds
> Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million
>
> Brussels, 4 October 2017
>
> The European Commission has concluded that Luxembourg granted undue tax
> benefits to Amazon of around €250 million. This is illegal under EU State
> aid rules because it allowed Amazon to pay substantially less tax than
> other businesses. Luxembourg must now recover the illegal aid.
>
> Commissioner Margrethe *Vestager*, in charge of competition policy, said "*Luxembourg
> gave illegal tax benefits to Amazon. As a result, almost three quarters of
> Amazon's profits were not taxed. In other words, **Amazon was allowed to
> pay four times less tax than other local companies subject to the same
> national tax rules**. This is illegal under EU State aid rules. Member
> States cannot give selective tax benefits to multinational groups that are
> not available to others."*
>
> Following an in-depth investigation launched in October 2014
> <http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1105_en.htm>, the Commission
> has concluded that a tax ruling issued by Luxembourg in 2003, and prolonged
> in 2011, lowered the tax paid by Amazon in Luxembourg without any valid
> justification.
>
> The tax ruling enabled Amazon to shift the vast majority of its profits
> from an Amazon group company that is subject to tax in Luxembourg (*Amazon
> EU*) to a company which is not subject to tax (*Amazon Europe Holding
> Technologies*). In particular, the tax ruling endorsed the payment of a
> royalty from Amazon EU to Amazon Europe Holding Technologies, which
> significantly reduced Amazon EU's taxable profits.
>
> The Commission's investigation showed that the level of the royalty
> payments, endorsed by the tax ruling, was inflated and did not reflect
> economic reality. On this basis, the Commission concluded that the tax
> ruling granted a selective economic advantage to Amazon by allowing the
> group to pay less tax than other companies subject to the same national tax
> rules. In fact, the ruling enabled Amazon to avoid taxation on three
> quarters of the profits it made from all Amazon sales in the EU.
>
> […]
>
> Continua qui: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3701_en.htm
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
--
Giuseppe Mazziotti
Mobile: +39 347 3018306
Skype: giuseppe.mazziotti
Website: http://mediartis.it
Oct. 4, 2017
Re: [nexa] EC: "State aid: Commission finds Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million"
by Giuseppe Mazziotti
Cari amici,
approfitto di questo scambio, oltre che per salutare tutti, per porre alla
vostra attenzione la video registrazione di una tavola rotonda sul caso
Apple/Irlanda da me organizzata a Dublino lo scorso 14 giugno presso la
Science Gallery del Trinity College.
L'evento fu molto difficile da organizzare. Tutti i rappresentati del
governo e delle forze politiche irlandesi rifiutarono il mio invito (alcuni
in modo sgarbato e vagamente aggressivo); non venne alcun rappresentante
del mondo dei media e nessuno dei miei colleghi era presente. In una mail
di un assistente del ministro competente, mi fu scritto (e la conservo) che
il dibattito e la partecipazione del governo erano contro gli interessi del
Paese (sic). Come si vede dal video, due degli esperti da me invitati,
chiesero che la loro voce non fosse udibile né nel live streaming né nella
video registrazione,
Spero la visione possa essere di vostro interesse, viste queste premesse.
Il video si trova sulla pagina Facebook della Science Gallery, nella
sezione 'Video', con data 14 giugno:
https://www.facebook.com/pg/scigallerydub/videos/?ref=page_internal
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Un caro saluto, a presto,
Giuseppe
2017-10-04 12:54 GMT-04:00 Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it>:
> Grazie, Juan Carlos.
>
> Solo per completezza e perche` non ci facciamo mai mancare niente, abbiamo
> anche portato l'Irlanda di fronte alla Corte di Giustizia Europea per
> inadempienza dell'obbligo di recuperare i 13 miliardi (e rotti) di tasse
> non fatte pagare ad Apple (decisione di agosto 2016). Ulteriori dettagli:
> http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3702_en.htm .
>
> Ciao,
>
> Andrea
>
> On Wed, Oct 4, 2017 at 11:46 AM, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
> wrote:
>
>> European Commission - Press release State aid: Commission finds
>> Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million
>>
>> Brussels, 4 October 2017
>>
>> The European Commission has concluded that Luxembourg granted undue tax
>> benefits to Amazon of around €250 million. This is illegal under EU State
>> aid rules because it allowed Amazon to pay substantially less tax than
>> other businesses. Luxembourg must now recover the illegal aid.
>>
>> Commissioner Margrethe *Vestager*, in charge of competition policy, said
>> "*Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon. As a result, almost
>> three quarters of Amazon's profits were not taxed. In other words, **Amazon
>> was allowed to pay four times less tax than other local companies subject
>> to the same national tax rules**. This is illegal under EU State aid
>> rules. Member States cannot give selective tax benefits to multinational
>> groups that are not available to others."*
>>
>> Following an in-depth investigation launched in October 2014
>> <http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1105_en.htm>, the Commission
>> has concluded that a tax ruling issued by Luxembourg in 2003, and prolonged
>> in 2011, lowered the tax paid by Amazon in Luxembourg without any valid
>> justification.
>>
>> The tax ruling enabled Amazon to shift the vast majority of its profits
>> from an Amazon group company that is subject to tax in Luxembourg (*Amazon
>> EU*) to a company which is not subject to tax (*Amazon Europe Holding
>> Technologies*). In particular, the tax ruling endorsed the payment of a
>> royalty from Amazon EU to Amazon Europe Holding Technologies, which
>> significantly reduced Amazon EU's taxable profits.
>>
>> The Commission's investigation showed that the level of the royalty
>> payments, endorsed by the tax ruling, was inflated and did not reflect
>> economic reality. On this basis, the Commission concluded that the tax
>> ruling granted a selective economic advantage to Amazon by allowing the
>> group to pay less tax than other companies subject to the same national tax
>> rules. In fact, the ruling enabled Amazon to avoid taxation on three
>> quarters of the profits it made from all Amazon sales in the EU.
>>
>> […]
>>
>> Continua qui: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3701_en.htm
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>>
>
>
> --
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> I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. Keep
> it in mind.
> Twitter: @andreaglorioso
> Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso
> LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro
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Oct. 4, 2017
Re: [nexa] EC: "State aid: Commission finds Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million"
by Andrea Glorioso
Grazie, Juan Carlos.
Solo per completezza e perche` non ci facciamo mai mancare niente, abbiamo
anche portato l'Irlanda di fronte alla Corte di Giustizia Europea per
inadempienza dell'obbligo di recuperare i 13 miliardi (e rotti) di tasse
non fatte pagare ad Apple (decisione di agosto 2016). Ulteriori dettagli:
http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3702_en.htm .
Ciao,
Andrea
On Wed, Oct 4, 2017 at 11:46 AM, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it> wrote:
> European Commission - Press release State aid: Commission finds
> Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million
>
> Brussels, 4 October 2017
>
> The European Commission has concluded that Luxembourg granted undue tax
> benefits to Amazon of around €250 million. This is illegal under EU State
> aid rules because it allowed Amazon to pay substantially less tax than
> other businesses. Luxembourg must now recover the illegal aid.
>
> Commissioner Margrethe *Vestager*, in charge of competition policy, said "*Luxembourg
> gave illegal tax benefits to Amazon. As a result, almost three quarters of
> Amazon's profits were not taxed. In other words, **Amazon was allowed to
> pay four times less tax than other local companies subject to the same
> national tax rules**. This is illegal under EU State aid rules. Member
> States cannot give selective tax benefits to multinational groups that are
> not available to others."*
>
> Following an in-depth investigation launched in October 2014
> <http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1105_en.htm>, the Commission
> has concluded that a tax ruling issued by Luxembourg in 2003, and prolonged
> in 2011, lowered the tax paid by Amazon in Luxembourg without any valid
> justification.
>
> The tax ruling enabled Amazon to shift the vast majority of its profits
> from an Amazon group company that is subject to tax in Luxembourg (*Amazon
> EU*) to a company which is not subject to tax (*Amazon Europe Holding
> Technologies*). In particular, the tax ruling endorsed the payment of a
> royalty from Amazon EU to Amazon Europe Holding Technologies, which
> significantly reduced Amazon EU's taxable profits.
>
> The Commission's investigation showed that the level of the royalty
> payments, endorsed by the tax ruling, was inflated and did not reflect
> economic reality. On this basis, the Commission concluded that the tax
> ruling granted a selective economic advantage to Amazon by allowing the
> group to pay less tax than other companies subject to the same national tax
> rules. In fact, the ruling enabled Amazon to avoid taxation on three
> quarters of the profits it made from all Amazon sales in the EU.
>
> […]
>
> Continua qui: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3701_en.htm
>
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Oct. 4, 2017
EC: "State aid: Commission finds Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon worth around €250 million"
by J.C. DE MARTIN
European Commission - Press release
State aid: Commission finds Luxembourg gave illegal tax benefits to
Amazon worth around €250 million
Brussels, 4 October 2017
The European Commission has concluded that Luxembourg granted undue tax
benefits to Amazon of around €250 million. This is illegal under EU
State aid rules because it allowed Amazon to pay substantially less tax
than other businesses. Luxembourg must now recover the illegal aid.
Commissioner Margrethe *Vestager*, in charge of competition policy, said
"/Luxembourg gave illegal tax benefits to Amazon. As a result, almost
three quarters of Amazon's profits were not taxed. In other words,
//Amazon was allowed to pay four times less tax than other local
companies subject to the same national tax rules//. This is illegal
under EU State aid rules. Member States cannot give selective tax
benefits to multinational groups that are not available to others/."//
Following an in-depth investigation launched in October 2014
<http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-1105_en.htm>, the Commission
has concluded that a tax ruling issued by Luxembourg in 2003, and
prolonged in 2011, lowered the tax paid by Amazon in Luxembourg without
any valid justification.
The tax ruling enabled Amazon to shift the vast majority of its profits
from an Amazon group company that is subject to tax in Luxembourg
(*Amazon EU*) to a company which is not subject to tax (*Amazon Europe
Holding Technologies*). In particular, the tax ruling endorsed the
payment of a royalty from Amazon EU to Amazon Europe Holding
Technologies, which significantly reduced Amazon EU's taxable profits.
The Commission's investigation showed that the level of the royalty
payments, endorsed by the tax ruling, was inflated and did not reflect
economic reality. On this basis, the Commission concluded that the tax
ruling granted a selective economic advantage to Amazon by allowing the
group to pay less tax than other companies subject to the same national
tax rules. In fact, the ruling enabled Amazon to avoid taxation on three
quarters of the profits it made from all Amazon sales in the EU.
[…]
Continua qui: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3701_en.htm
Oct. 4, 2017
Il ricorso di Stefano Rodotà
by J.C. DE MARTIN
Condivido con voi il ricordo di Stefano Rodotà (Garante Nexa)
pronunciato da Gustavo Zagrebelsky a Roma
qualche giorno fa (video: https://youtu.be/M0_hibBAmr0)
Zagrebelsky sottolinea, oltre al resto, l'attenzione di Rodotà
per il digitale.
Il testo si trova (diviso in due parti) nell'archivio online di La
Repubblica.
Buona serata,
juan carlos
Rodotà, giurista che metteva la persona sopra le regole
GUSTAVO ZAGREBELSKY
NEL 1968, se la memoria non m'inganna, si tenne a Bologna nella sede
della casa editrice il Mulino un incontro tra giovani e giovanissimi
giuristi promosso da quell'infaticabile cercatore di idee nuove e di
studiosi innovatori che fu Giovanni Evangelisti. Stefano Rodotà, che
aveva 35 anni ed era già considerato da tutti i presenti un punto di
riferimento e di rinnovamento, fece una relazione inquadrata in quel
tempo, un tempo che si pensava potesse essere, se non epocale, almeno
fecondo di novità. La sua relazione si sarebbe potuta intitolare: «Sullo
stato presente e sui compiti futuri dei giuristi e della scienza
giuridica». Non so se sia stata mai pubblicata. C'ero anch'io, ma non
temiate ch'io voglia parlare di qualcosa come "Io e Rodotà". Questo
accenno serve solo a introdurre un altro ricordo: Evangelisti che, a
incontro concluso, disse ad alcuni dei presenti: attorno a quel
giovanotto voglio costruire qualcosa come una comunità di giuristi che
guardino avanti, che rinnovino la cultura giuridica, la pongano al
servizio non di vuoti concetti o di poteri ormai screditati: in una
parola, una visione del diritto capace di contribuire alla costruzione
di una società rinnovata.
Stefano doveva occupare il posto centrale di un mosaico. Queste,
naturalmente, sono parole mie, non i concetti; ma "quel giovanotto" è
testuale. Che cosa accadde allora? Sempre sotto l'egida del Mulino, si
promossero alcuni incontri a Tirrenia, comune di Pisa, noto per
l'architettura e l'urbanistica fascista e per le dune di sabbia sul
mare, di cui non si approfittò perché, dati i prezzi degli alberghi, era
sempre bassa stagione e il tempo proibitivo. Stefano stava al centro.
Attorno, ricordo tra gli altri Alessandro Pizzorusso, Sabino Cassese,
Natalino Irti, Franco Ledda, Franco Levi, Franco Merusi, Valerio Onida,
Franco Bassanini, Giorgio Berti e un già allora spumeggiante Giuliano
Amato. Si formò quello che allora si definì il "Gruppo
di Tirrenia", tra persone unite da una vaga aspirazione riformatrice del
nostro mondo: se non una corazzata, certo un potente incrociatore del
diritto. Gli incontri proseguirono a Venezia (auspice Feliciano
Benvenuti), Napoli, Cortona. I più giovani tenevano particolarmente a
essere invitati a partecipare, come a una sorta di promozione sul campo
e come viatico per future carriere accademiche. Evidentemente, però, le
riforme non sono, e non furono allora, un collante sufficiente a tenere
insieme tanti brillanti intelletti: diciamo pure, tante prime donne.
Molti di quelli che ho nominato non ci sono più. Quelli che restano sono
andati ciascuno per la propria strada e il progetto iniziale è andato
perduto. Non del tutto, però.
Nel 1969 fu fondata una rivista, Politica del diritto, che raccoglieva
se non il programma di Tirrenia — un vero e proprio documento con questo
nome non è mai stato partorito — ma certo lo spirito, l'impegno e le
speranze. Questa rivista, alla quale collaborarono giuristi di cui ho
già fatto il nome e altri a lor compagni, suscitò reazioni nel sereno
mondo dell'accademia tradizionale, più disposta a privilegiare la quiete
sulle novità che possono portare scompigli. Si ricorderà che, quasi come
reazione alle teste calde di Politica del diritto, nel 1976 fu fondata
da illustri giuristi rappresentativi dell'establishment, Giovanni
Cassandro, Vezio Crisafulli e Aldo Maria Sandulli, un'altra rivista dal
tono più rassicurante, Diritto e società. Questo per dire dello spirito
di novità e delle reazioni suscitate. Politica del diritto esiste
tuttora e Stefano fino all'ultimo ne è stato il direttore. Se mi
soffermo su questa pubblicazione è perché il suo progetto scientifico,
al di là della sua attuale diffusione, corrispose e tuttora corrisponde
a una tendenza e a una esigenza ancora presente che Stefano Rodotà ha
rappresentato e interpretato come meglio non si sarebbe potuto, per
quasi mezzo secolo. Si trattava di fare del diritto e della sua cultura
una forza efficiente di trasformazione della politica e della società,
nel segno e nel solco che i principi della Costituzione prefigurano. A
questo fine, il mondo stretto del diritto avrebbe dovuto aprirsi e
guardare il vasto mondo, un mondo che, allora, stava cambiando. Politica
del diritto non era certo una proposta di asservimento del diritto alla
politica e ai suoi attori. Non proponeva affatto che i giuristi
diventassero forze collaterali di questo o di quel partito. Non voleva
politicizzare il diritto in questo senso. Semmai aspirava a
giuridificare la politica, cioè a inquadrare quest'ultima in categorie
giuridiche adeguate alle esigenze dei tempi, esigenze che erano di
rinnovamento, di espansione della democrazia, di valorizzazione di
diritti e di uguaglianza. In breve, era anche una proposta di etica per
gli studiosi del diritto: né soltanto avvocati e nemmeno solo
consulenti, ma soprattutto attori nella sfera del dibattito pubblico con
gli strumenti del diritto.
Se guardiamo alle idee e ai propositi di quel tempo giovanile, dobbiamo
constatare che molto s'è perso per strada, che poco è rimasto e non
molto di quelle speranze ha fatto scuola. L'energia originaria si è
dispersa in tanti rivoli. La cultura giuridica rappresentata da quel
progetto e da quel gruppo di giovani e meno giovani di belle speranze
non ha resistito alle tante tentazioni che, come da sempre, propongono
ai giuristi funzioni ancillari di interessi particolari, interessi che
dispongono di numerosi e molto persuasivi strumenti seduttivi.
Non così Stefano Rodotà. In questo " non così" possiamo dire essere
racchiuso il segreto d'una certa aura di autorevolezza che lo
circondava, riconosciuta anche da coloro che ne hanno contestato la
figura pubblica, talora non temendo di dar di sé prove di trivialità e
prove d'ignoranza. Tutto nella sua attività scientifica: libri,
articoli, conferenze, interviste, commenti giornalistici, promozione —
come si dice — di eventi ( soprattutto il Festival del diritto di
Piacenza, di cui lamentiamo l'interruzione); tutto, dicevo, testimonia
una coerenza che non è solo un aspetto della sua personalità ma è anche
l'adesione a una certa idea del diritto e del giurista. Il diritto non
esiste se i giuristi non esitano a farne usi occasionali che finiscono
con il coincidere con l'interesse personale. Se non esiste qualcosa come
" i giuristi", rappresentativi di un'unità se non di risultato almeno
d'intenti, il diritto è distrutto e, invece di contribuire alla
convivenza, alimenta la discordia. Quanto ho detto adesso si vede
facilmente quando da " i giuristi" passiamo a quella categoria
particolare che sono " i costituzionalisti". Che cosa è la Costituzione
se ogni questione di diritto costituzionale alimenta le opinioni più
diverse in contrasto le une con le altre e motivate da finalità
divergenti? La conseguenza è una sola: la Costituzione sparisce e nella
lotta politica, che dovrebbe trovarvi la sua regola, prevalgono gli
interessi politici di breve durata. Chiunque, per quasi qualsiasi buona
o cattiva azione, trova il parere del costituzionalista, talora il
"parere pro veritate", che gli conviene. Non so perché l'essere
"costituzionalisti" goda d'un certo plusvalore presso i formatori della
pubblica opinione. Stefano Rodotà era spesso definito tale ma, tutte le
volte che poteva, reagiva con un piccolo sorriso sardonico: non
costituzionalista, non sum dignus sembrava sottintendere con un poco
d'ironia, ma civilista. Insomma, sembrava volesse marcare una distanza e
non confondersi rispetto a un mondo che, da questi anni, è andato
disgregandosi e contribuendo alla confusione.
Ma i confini delle discipline accademiche hanno un senso per chi si
interroga a partire non dai dogmi e dai concetti, ma dalla funzione del
diritto nella vita civile? Il percorso intellettuale di Stefano Rodotà è
particolarmente significativo. È stato giurista al di sopra delle
classificazioni disciplinari. Aggiungo: giurista non totalizzante, non
fanatico delle cosiddette "regole". Sapeva benissimo che al di là del
diritto c'è molto altro che guida più o meno degnamente le condotte
umane: cultura, etica, interessi. C'è, del 2006, un suo libro che mi
pare dovrebbe essere letto e meditato di più di quanto lo sia stato.
S'intitola La vita e le regole. Tra diritto e non diritto. Non tratta
soltanto degli aspetti giuridici di ciò che da qualche anno si usa
definire "la nuda vita"; tratta dei limiti del diritto, dei pericoli del
guardare il mondo solo con occhi del giurista, dell'illusione di credere
che il mondo stia in piedi perché c'è il diritto e ci sono i giuristi. I
suoi studi sul concetto di "persona" dicono quanto è sbagliato
considerare la persona solo come "persona giuridica", cioè come fascio,
punto d'imputazione di diritti e di doveri, secondo la concezione
kelseniana. Fatta questa delimitazione delle pretese del diritto, tra
ciò che rientra nel suo ambito, è oggi impossibile costruire steccati.
Stefano è stato un illustre civilista ma, evidentemente, non soltanto.
Consultiamo i temi delle sue opere maggiori, seguendone i percorsi.
All'inizio stanno due libri su temi del diritto civile che più
"classici" non potrebbero essere, la responsabilità civile ( Il problema
della responsabilità civile del 1964) e il contratto ( Le fonti
d'integrazione del contratto, del 1969). Chi consultasse questi primi
scritti vi troverebbe una traccia che avrebbe portato lontano:
l'impostazione non formalistica che collega il diritto non al diritto,
cioè con sé stesso in un circolo vizioso, ma al diritto in funzione
della sua — potremmo dire — "giustezza" rispetto alle aspettative
sociali. Del 1967 è lo scritto che mette in rapporto l'oggetto dei suoi
studi con il contesto culturale in cui si posa, si è posato in passa- to
e si vorrebbe che si posasse in futuro, Ideologie e tecniche della
riforma del diritto civile. Di quegli anni è il libro forse più famoso,
Il terribile diritto (1981) più volte ripubblicato fino all'edizione del
2013 che porta un'aggiunta nel titolo: Studi sulla proprietà privata e i
beni comuni. Questa riedizione- integrazione è una testimonianza della
continuità del suo impegno scientifico e civile. L'idea, anzi la
categoria ricorrente come oggetto polemico in tutti i suoi scritti è la
"logica proprietaria" o, potremmo dire, rapace, la logica che fagocita
tutto e tutti nei meccanismi del mercato e mercifica ogni bene
mettendolo a disposizione della predazione dei più forti e sottraendolo
ai deboli. Contro questa forza distruttiva delle relazioni tra gli
esseri umani stanno innumerevoli scritti e interventi nelle più diverse
sedi. Mi limito a ricordare Logica proprietaria tra schemi ricostruttivi
e interessi reali del 1978. Ma la critica alla logica proprietaria e, in
fin dei conti, all'egoismo dei potenti che schiaccia gli impotenti
dividendo la società in due parti è il filo conduttore di tutti gli
scritti, direi di tutto il suo impegno a favore di un'etica dei diritti.
Di diritti e libertà, Stefano si confessò "innamorato" nel suo
intervento del 2004 alle Lezioni Bobbio (Einaudi, 2006) e, in effetti,
come tutti gli innamorati che non sanno staccarsi dal loro amore, le
occasioni per ritornare a esso, approfondire, denunciarne i tradimenti
sono state numerosissime. Non è possibile, in questa sede, nemmeno farne
un elenco. La summa del suo pensiero è raccolta nel fortunatissimo
volume Il diritto di avere diritti del 2012 che già nel titolo — una
citazione da Hannah Arendt la quale si riferiva alla condizione degli
ebrei d'Europa sradicati, privati d'ogni diritto e esposti a qualsiasi
impune violenza — si volge a considerare la condizione di coloro, sempre
più numerosi nel tempo attuale, che dalla concentrazione dei capitali,
dall'economia e dalla tecnologia alleate in una corsa frenetica, dalla
depredazione dei territori e dai disastri ecologici, sono privati della
base stessa da cui poter reclamare una qualsiasi protezione: gli
sradicati della terra. Non sempre, dunque, i diritti producono frutti
benigni. I diritti dei potenti, quando entrano in conflitto con la
condizione degli impotenti, producono effetti perversi. Diventano volano
per accrescere le ingiustizie e le distanze sociali nell'economia, nella
conoscenza, nella partecipazione politica. Possono trasformarsi da
strumenti della libertà e della liberazione in strumenti
dell'oppressione. Ciò non solo per la prepotenza degli uomini ma anche
per lo sviluppo distorto di tecnologie capaci di massificare l'umanità,
di trasformarla in una grande arena dell'ubbidienza dominata
dall'inganno, di aprire la stagione del "post-umano" in cui l'uomo
entrerà in competizione con le macchine pensanti da lui stesso pensate e
sarà soggetto — beneficato o maledetto — alle ingegnerie genetiche.
Nell'ultima fase delle sue riflessioni, Stefano si è aperto a temi che
sono al confine tra la filosofia e il diritto, trattando di persona
umana, dignità, solidarietà, verità, autodeterminazione, perfino di
amore ( Diritto d'amore, 2014). Questi entrano nei titoli di suoi brevi
saggi e nelle diverse parti del
Diritto di avere diritti, di cui occorrerebbe leggere con attenzione il
Prologo. Vi troviamo testimoniata ancora una volta la fede nei diritti,
ma in modo sorprendentemente problematico per un "innamorato". Proietta
un'ombra inquietante il timore circa le disfunzioni sociali ch'essi
possono provocare già oggi e ancor di più nel prossimo futuro quando
essi entrano nel grande affare della mercificazione generalizzata di
tutti i beni della vita e perfino degli esseri umani come tali. Si
potrebbe dire che i diritti, pilastri della civiltà che abbiamo
concepito, tra tante cose buone portano in sé non poche tossine e che
queste stanno crescendo e occorre richiamare su di esse la nostra
attenzione. In un discorso del 1987 Norberto Bobbio aveva tracciato un
bilancio della storia dei diritti umani e, avventurandosi
sorprendentemente (per uno come lui) sul terreno infido e controverso
del "progresso morale" dell'umanità, aveva sostenuto che almeno sotto un
aspetto si poteva vedere un segno positivo: «La crescente importanza
data nei dibattiti internazionali, tra uomini di cultura e politici, in
convegni di studio e in conferenze di governi, al problema del
riconoscimento dei diritti dell'uomo». Rodotà certamente condivideva
questo giudizio. Solo in base a tale condivisione si comprende la
quantità di energie intellettuali ch'egli ha dedicato a questo tema. Ma,
forse, nel bilancio finale si è insinuata la domanda: progresso sì, ma
verso che cosa? Per questo, occorre ora concentrare l'attenzione sulle
degenerazioni, non per tornare indietro come sognano coloro che
rimpiangono tempi andati che non ritorneranno mai più. Rodotà non era
affatto un nostalgico. Il suo sguardo è stato sempre rivolto al futuro,
è stato un precursore. I suoi scritti sulle tecniche informatiche, sulla
"rete", fino alla "rivoluzione digitale" non si contano. Già nel 1973,
quasi cinquant'anni fa, quando ancora nessuno ne parlava, aveva
pubblicato un testo dal titolo piuttosto démodé, addirittura
archeologico, che fa pensare alle macchine che allora leggevano le
schede perforate ed ora farebbero sorridere qualunque tecnico
informatico alle prime armi: Elaboratori elettronici e controllo
sociale. In breve tempo, questo tema, collegato ai diritti della privacy
e alla formazione dei grandi imperi informatici capaci non solo di
abbattere le barriere che proteggono la vita privata, ma anche di
controllare e ricattare i governi, sarebbe diventato cruciale e Rodotà
in Italia e non solo in Italia, sarebbe diventato uno dei maggiori
esperti in materia.
Se ho indugiato su queste citazioni e su questi ricordi è perché essi
testimoniano di una fedeltà e di una coerenza che, al di là dei bilanci
sull'opera scientifica che certamente sarà adeguatamente studiata in
sede accademica, sono ciò che con maggiore vivezza mi si presenta alla
mente a poco più di tre mesi dalla scomparsa di Stefano, il nostro
compagno che abbiamo ammirato prima e rimpiangiamo ora e che possiamo
avere ancora tra noi nel ricordo e nello studio di ciò che ci ha lasciato.
Questa mia testimonianza, pur nella sua brevità, sarebbe gravemente
incompleta se non menzionassi il suo rigoroso contributo alla difesa e
alla valorizzazione della Costituzione, anche qui in coerenza col
programma di quel gruppetto di giovani giuristi che alla fine degli anni
'60 si ritrovarono per farne il programma d'una politica del diritto.
Quanti dibattiti, quanti articoli di giornale e quante interviste,
quanta generosità nell'aderire a iniziative di associazioni e circoli
culturali. È stato detto che Rodotà e tanti altri con lui avevano
idealizzato la Costituzione come "la più bella del mondo", sciocca
espressione usata per accusare i suoi difensori di vuoto idealismo, di
estetismo costituzionale cieco di fronte a cose concrete come le
esigenze di semplificazione del sistema politico, di velocità del
decidere, di "governabilità". Non è stato affatto così: si trattava di
un'altra visione istituzionale che aveva a cuore la difesa di una certa
idea di democrazia partecipativa perfettamente in linea con la difesa
dei diritti. Questa visione per anni ha alimentato idee
anticostituzionali, ispirate a quella che si potrebbe dire la
"democrazia decidente" che è (se così si può ancora chiamare) democrazia
"discendente". Non si sarebbe trattato, dunque, di ingegneria
costituzionale indirizzata al miglioramento delle istituzioni ma di uno
stravolgimento, anzi di un rovesciamento oligarchico. Sappiamo che cosa
è l'oligarchia. Ce lo dicono i classici: il governo dei privilegiati, i
diritti dei più forti, dei più ricchi. Questo è spiegato in un libretto
che Stefano ha scritto in occasione del referendum del 4 dicembre,
Democrazia e costituzione. Perché dire no: uno scritto militante a
favore della Costituzione, dei diritti di tutti, di quella che si chiama
la "cittadinanza attiva" dei cittadini.
Anche in questo ultimo impegno pubblico vediamo la sua coerenza,
associata alla costante denuncia del degrado crescente della classe
politica e della corruzione dilagante. La retorica delle riforme è stata
il tentativo fraudolento di dirottare l'indignazione sulle istituzioni
per liberarsi delle responsabilità proprie e, addirittura, per dotarsi
di regole costituzionali protettive che avrebbero reso ancora più
difficile di quanto già sia il contrasto ai mali della nostra vita
pubblica. Rodotà ha denunciato tutto questo in un altro libro in cui
egli non ha esitato a darsi del moralista ( Elogio del moralista, 2013),
ben sapendo che questa parola gli avrebbe attirato la critica, anzi
l'ironia, dei realisti cinici che la sanno lunga e si fanno beffe
dell'etica in politica. Ciò che ha impedito a Rodotà di assurgere a
cariche anche più importanti di quelle pur importanti che ricoprì è
precisamente la sua indisponibilità a partecipare ai giri, ai circoli di
quel tipo di realismo.
Per queste e per tante altre ragioni ci troviamo qui a ricordare il
nostro amico e a dolerci della sua scomparsa, a dolerci d'un vuoto nel
mosaico in cui amiamo collocare noi stessi. Ma c'è molto d'altro che
difficilmente potremmo esprimere in pubblico e più facilmente
conserveremo dentro di noi. Riempiremo a lungo il vuoto ricordando
spesso e con rimpianto l'immagine austera di Stefano, un'immagine che
creava attorno a lui un'aura di rispetto. E ricorderemo i modi affabili,
il volto scavato e pensieroso e anche, purtroppo, sofferente degli
ultimi mesi in cui l'abbiamo avuto con noi, sempre fino all'ultimo,
generoso del suo tempo, della sua cultura e della sua passione.
/Pubblichiamo il testo dell'intervento con il quale Gustavo Zagrebelsky
ricorda oggi alla Camera dei deputati Stefano Rodotà, scomparso a Roma
nel giugno scorso./
La Repubblica, 2 ottobre 2017, p. 1 e pp. 28-29.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/10/02/rodo…
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/10/02/stef…
Oct. 4, 2017
Wired: "DeepMind's new AI ethics unit is the company's next big move"
by J.C. DE MARTIN
*DeepMind's new AI ethics unit is the company's next big move*
/
//Google-owned DeepMind has announced the formation of a major new AI
research unit comprised of full-time staff and external advisors/
By James Temperton
Wednesday 4 October 2017
As we hand over more of our lives to artificial intelligence systems,
keeping a firm grip on their ethical and societal impact is crucial. For
DeepMind, whose stated mission is to “solve intelligence”, that task
will be the work of a new initiative tackling one of the most
fundamental challenges of the digital age: technology is not neutral.
DeepMind Ethics & Society (DMES), a unit comprised of both full-time
DeepMind employees and external fellows, is the company’s latest attempt
to scrutinise the societal impacts of the technologies it creates. In
development for the past 18 months, the unit is currently made up of
around eight DeepMind staffers and six external, unpaid fellows. The
full-time team within DeepMind will swell to around 25 people within the
next 12 months.
[…]
Continua qui:
https://www.wired.co.uk/article/deepmind-ethics-and-society-artificial-inte…
Oct. 4, 2017