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Audizioni diritto accesso Internet, Senato (Guido d'Ippolito)
by Guido d'Ipp
Visto che si parla del piano sulla banda larga, mi faceva piacere
informarvi che questa mattina, in commissione affari costituzioni del
Senato, si è tenuto il secondo ciclo di audizioni su due disegni di legge
costituzioni sul diritto di accesso ad Internet.
La scorsa settimana sono intervenuti il prof. Zeno-Zencovich e il prof.
Pollicino.
Oggi, oltre a me, il prof. Scorza e il prof. Pitteri.
Se vi interessa, il testo della mia relazione è disponibile in .pdf al
seguente link: http://www.art34bis.it/la-nostra-proposta/
Mi farebbe piacere sapere che ne pensate della proposta di art. 34-bis.
Auguro a tutti una buona serata
gdi
Guido d'Ippolito <https://www.linkedin.com/in/guidodippolito>
Il giorno 3 marzo 2015 12:00, <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> ha
scritto:
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> 1. Re: Medici e scienziati al governo: non modificare i limiti
> dell'elettrosmog (Giorgio Ventre)
> 2. Urs Gasser and Wolfgang Schulz su di un tema fondamentale
> (Blengino)
> 3. Marco Civil, libertà di espressione e giudici brasiliani
> (avv. Monica A. Senor )
> 4. piano banda ultralarga (meo)
>
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> Message: 1
> Date: Mon, 02 Mar 2015 17:49:45 +0100
> From: Giorgio Ventre <giorgio.ventre(a)unina.it>
> To: Alessandro Mantelero <alessandro.mantelero(a)polito.it>, Giorgio
> Ventre <giorgio(a)unina.it>
> Cc: NEXA_lista <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] Medici e scienziati al governo: non modificare i
> limiti dell'elettrosmog
> Message-ID: <54F494A9.7060208(a)unina.it>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8; format=flowed
>
> Caro Alessandro, non dubitavo delle tue intenzioni. Perdonami se sono
> stato poco chiaro in questo.
> Semplicemente ho notato una certa semplificazione sul sito di
> quell'appello, che come ti dicevo sembra equiparare tecnologie
> fortemente differenti come WiFi e telefonia cellulare,
> dove il problema principale della seconda è legato tra l'altro alla
> vicinanza del device al corpo umano.
> Concordo con te sulla necessità di mantenere gli occhi ben aperti ma nel
> caso del WiFi mi sembra che non ci siano report o lavori che indichino
> pericoli di sovraesposizione.
> Quanto a notizie tipo questa intervista ad un "noto esperto" apparsa
> qualche tempo fa sul Corriere
> (
> http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/14_marzo_05/wi-fi-peric…
> )
>
> delle fonti citate, una è autorevole
> (http://www.iarc.fr/en/media-centre/pr/2011/pdfs/pr208_E.pdf) ma tanto
> per cambiare parla di telefonia cellulare; l'altra non lo è affatto, e
> ne si ha la conferma dall'approfondito "report" che è citato.
> Per farti capire come approcci allarmistici possano avere effetti
> davvero strani, ti posso raccontare di una scuola qui a Napoli che vuole
> avviare una didattica basata sui tablet e nella quale è stato avviato un
> mailing anonimo verso genitori e docenti con uno dei due paper che sono
> citati nel portale di cui sopra intrecciando il problema delle
> interferenze radio con quello del controllo sui siti che gli alunni
> potrebbero visitare.
> Massima cautela, quindi, ma anche attenzione a forme di luddismo
> ingiustificato o, peggio ancora, giustificato da altri interessi.
> Solo per portare un esempio che ritengo divertente, cito il famoso
> Locomotives on Highways Act del 1865, che molti ritengono nato da una
> azione di lobbying delle aziende di trasporto con carri a cavalli.
>
> Un caro saluto
> Giorgio
>
>
>
> ========================================================================
> Prof. Ing. Giorgio Ventre
> Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione
> Università degli Studi di Napoli Federico II
> Via Claudio 21
> 80125, Napoli, Italy
> Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372
> E-mail: giorgio(a)unina.it
> http://www.comics.unina.it
> http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre
> ========================================================================
>
> On 02/03/2015 10:54, Alessandro Mantelero wrote:
> > Caro Giorgio,
> >
> > condivido la tua opinione circa la necessaria scientificità della
> > riflessione. In tal senso la mia era una segnalazione che voleva
> > metter l?accento appunto sul dibattito in merito al c.d. inquinamento
> > elettromagnetico, non un?adesione alle posizioni rappresentate
> > nell?articolo (infatti non ho accompagnato la segnalazione da alcun
> > commento).
> >
> > Detto questo, da giurista, mi limito a constatare che studiando
> > diversi casi di danni da prodotti e da nuove tecnologie, sovente si
> > vede dopo decenni ed attraverso le sentenze il risultato della mancata
> > o incompleta analisi dei rischi correlati all?innovazione.
> >
> > Sicuramente, poi su questo tema, e più in generale sui temi
> > tecnologici, ci sono dibattiti che vedono posizioni contrastanti,
> > posizioni ideologicamente orientate e posizioni connotate da conflitti
> > di interessi fra finanziatori degli studi ed oggetto degli studi.
> > Proprio per questo credo che un ampio e serio confronto sugli effetti
> > sulla società e sui singoli dell?elettromagnetismo possa avere un
> > senso, anche alla luce del principio di precauzione e delle opinioni
> > comunque espresse a livello europeo e nazionale da organi giudiziari o
> > di indirizzo. Dibattito tanto più utile a sgombrare il campo da errate
> > convinzioni ed a diffondere una maggior consapevolezza fra la
> > cittadinanza.
> >
> > Un caro saluto,
> >
> > Alessandro
> >
> >
> > On Mon, 2 Mar 2015 06:19:07 +0100
> > Giorgio Ventre <giorgio(a)unina.it> wrote:
> >> Alessandro,
> >> perdonami ma questa petizione non mi sembra supportata da fatti o
> >> documenti significativi. I paper che cita, peraltro, sono sui rischi
> >> legati a telefonia mobile.
> >>
> >> Sinceramente, per evitare rischi di derive da "scie chimiche" e fermo
> >> restando l'importanza di essere informati appieno su temi di questo
> >> genere, io suggerirei di usare estrema prudenza prima di diffondere
> >> notizie di natura allarmistica.
> >> Tanto più che sono estremamente convinto che un paio di professori
> >> universitari ed un ricercatore CNR pronti a giurare di avere visto
> >> Elvis vivo si trovano. E' pura statistica.
> >> Vorrei sottolineare che un approccio di questo genere potrebbe
> >> scatenare fobie verso tutti i piani di modernizzazione delle nostre
> >> scuole, senza nessuna motivazione scientifica seria.
> >> Piuttosto, laddove fosse disponibile letteratura scientifica
> >> significativa o report di agenzie internazionali sarebbe interessante
> >> metterle a disposizione.
> >> Un caro saluto
> >> Giorgio
> >>
> >> Badly typed on my iPhone
> >>
> >> Il giorno 01/mar/2015, alle ore 14:02, "Alessandro Mantelero"
> >> <alessandro.mantelero(a)polito.it> ha scritto:
> >>
> >>> Medici e scienziati al governo: non modificare i limiti
> >>> dell'elettrosmog
> >>>
> >>> - Un appello firmato da oltre 70 fra medici, fisici, biologi,
> >>> ricercatori e 50 tra associazioni e comitati, contro la modifica dei
> >>> limiti dei campi elettromagnetici attualmente in vigore nel nostro
> >>> Paese. "Sono gravissimi i rischi per la salute e per l'ambiente -
> >>> scrivono in una lettera inviata al Governo - legati all'esposizione
> >>> crescente a campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde che
> >>> sono emessi da cellulari, tablet, smartphone, computer collegati in
> >>> reti senza fili, antenne WiFi, WiMax, radar, ripetitori della
> >>> radiofonia, della radiotelevisione e della telefonia mobile Dect,
> >>> Gsm, Umts e Lte (4G)". Insieme all'appello è stata lanciata una
> >>> petizione "per la difesa della salute dalle radiazioni", con la
> >>> raccolta delle firme fino al 30 marzo, per sensibilizzare anche la
> >>> popolazione su questi temi. "E' intenzione del Consiglio dei
> >>> ministri - sottolineano i medici e le associazioni - di procedere a
> >>> breve all'approvazione di due provvedimenti sulla 'Strategia per la
> >>> banda ultralarga' e la 'Crescita digitale', in cui sono contenuti i
> >>> propositi di innalzare i limiti elettromagnetici attualmente in
> >>> vigore nel nostro Paese nonché di diffondere la tecnologia 'Wi-Fi'
> >>> nei luoghi pubblici, in particolare scuole, ospedali e uffici".
> >>>
> >>>
> http://www.repubblica.it/ambiente/2015/02/26/news/appello_scienziati_limiti…
> >>>
> >>>
> >>>
> >>>
> >>>
> >>> --
> >>> Avv. Alessandro Mantelero
> >>> Aggregate Professor, Politecnico di Torino
> >>> Director of Privacy and Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and
> >>> Society
> >>> Coordinator, Double Degree program in Management and IP Law,
> >>> Politecnico di Torino?Tongji University of Shanghai
> >>>
> >>> http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
> >>> http://nexa.polito.it/people/amantelero
> >>>
> >>> EMAIL POLICY: twice a day (Mon-Fri)
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> > Avv. Alessandro Mantelero
> > Aggregate Professor, Politecnico di Torino
> > Director of Privacy and Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and
> > Society
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>
>
> ------------------------------
>
> Message: 2
> Date: Tue, 3 Mar 2015 09:23:23 +0100
> From: "Blengino" <blengino(a)penalistiassociati.it>
> To: <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: [nexa] Urs Gasser and Wolfgang Schulz su di un tema
> fondamentale
> Message-ID: <003101d0558b$5240add0$f6c20970$@it>
> Content-Type: text/plain; charset="iso-8859-1"
>
> Governance of Online Intermediaries: Observations From a Series of National
> Case Studies : http://infojustice.org/archives/33981
>
>
>
> A ruota segnalo anche sul tema Quintarelli (che non ho ancora letto ma vado
> sulla fiducia) : http://t.co/2WJjfQGV5C
>
>
>
> C.
>
>
March 3, 2015
Re: [nexa] piano banda ultralarga
by Giorgio Ventre
Se stiamo parlando di banda ultralarga è perchè si percepisce
chiaramente l'esigenza degli utenti di avere connettività per tutta una
serie di applicazioni per molte più persone.
All'interno dello stesso nucleo familiare avremo sempre più persone
connesse e sempre più nuclei familiari che usano Internet. Sono state
citate tante applicazioni ma quelle che davvero stresseranno
l'infrastruttura sarà la televisione (inutile che vi rompa sul modello
di fruizione alla Netflix). Per non parlare del gaming. E poi se il 40%
delle PMI italiane cominciassero davvero ad usare Internet, saremmo al
collasso.
Quindi occorre pensare oggi alla transizione verso la fibra per questo e
per tutte le altre motivazioni che Stefano ha espresso.
Non credo però ad un modello keynesiano, almeno in Italia ed adesso: non
è che siamo dei campioni di efficienza in termini di piani quinquennali
riusciti.
Credo quindi che occorre trovare strumenti che incoraggino gli
investimenti dei privati o che li supportino nel caso di zone a
fallimento di mercato (rimango terrone nelle mie fobie).
I fondi europei sarebbero per queste zone la soluzione migliore ma (vi
prego) solo con una regia/controllo nazionale: inutile che vi parli
delle inerzie di molti nostri governi locali. Tanto più che
fortunatamente abbiamo un emendamento costituzionale che lo rende
possibile.
Quanto ai costi necessari, la cifra mi sembra quella e sarebbe pure che
ora che si spendessero cifre di questo genere per il Paese.
Speriamo bene
Giorgio
========================================================================
Prof. Ing. Giorgio Ventre
Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione
Università degli Studi di Napoli Federico II
Via Claudio 21
80125, Napoli, Italy
Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372
E-mail: giorgio(a)unina.it
http://www.comics.unina.it
http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre
========================================================================
On 03/03/2015 13:18, Stefano Quintarelli wrote:
> On 03/03/2015 12:22, Diego Giorio wrote:>
> > Anche giusto, però, guardare al futuro: "640k of RAM are enough for
> > everyone" è stato un noto scivolone di Bill Gate, quindi certamente
> > le grandi infrastrutture devono essere dimensionate pensando alle
> > necessità almeno del 2030. L'ultimo miglio può anche essere tarato
> > su un orizzonte più breve.
>
>
> rispetto al 2030 siamo esattamente a meta' strada dalla introduzione
> della prima ADSL a 256kbps avvenuta nel 2001
>
> io uso pesantemente videoconferenze multipunto (oserei dire quasi
> costantemente, quando sono nel mio home-office) con screen sharing
> annesso e file transfer.
>
> il mio setting è uno doppio schermo con una videoconferenza sempre
> aperta. quando qualcuno mi vuole parlare "bussa" sull'instant messager
> ed entra in stanza.
> sul primo schermo cosi' c'è la video, sul secondo schermo c'e' il
> desktop sharing
>
> cose impensabili con le cpu e la ram di 3 anni fa, a meno di non avere
> cose estremamente costose, che oggi si fanno con un migliaio di euro
> con scioltezza.
>
> non so cosa sarebbe il livello minimo per darmi una experience
> accettabile. il mio link di casa offre reali 40Mbps down e 20Mbps up e
> lo giudico adeguato, anche con la contemporaneità di mia figlia che
> guarda mediaset on demand.
>
> penso che sempre di piu' le persone si potrebbero trovare a lavorare
> in un modo simile, intendo che la distinzione tra home e work tende ad
> assottigliarsi.
>
> basta che prendano piede applicazioni webrtc, che oggi è agli albori,
> che (penso) con ogni probabilita' si esasperera' questa tendenza al
> video peer to peer multipunto.
>
> il mio link domestico e' wireless, abitando in campagna ed il
> backhauling della BTS cui mi connetto è in fibra. la penetrazione
> della fibra sul backbone è quasi totale sul fisso e molto molto
> pervasivo sul mobile. ovviamente una cosa che non va bene in ambiti a
> maggiore densita' abitativa.
>
> una ultima considerazione di tipo economico-giuridico: quando nel 1992
> fu iniziata la liberalizzazione delle TLC (che tra l'altro ha generato
> il GSM, annessi e connessi) il paradigma di riferimento era la telefonia.
>
> anche per questo fu preferito un concetto di concorrenza
> infrastrutturale (nessuno pensava ad internet ubiqua, al massimo al
> minitel) e un saggio di martin cave (mi pare) introduceva il concetto
> di ladder of investments, per cui un operatore avrebbe preso in
> affitto dall'operatore monopolista prima il traffico (reseller) poi la
> capacita' (bitstream), poi avrebbe affittato i cavi (unbundling) e poi
> avrebbe fatto la propria rete, trovando economicamente piu'
> conveniente salire lungo questa "scala di investimenti".
>
> in realta' non e' accaduto in nessun luogo che si sia potuto costruire
> una rete fissa alternativa a quella del monopolista, per competere
> nell'offerta di servizi telefonici/dati.
>
> pero' il modello permane, anche perche' in molti paesi europei
> (l'italia e' una delle poche eccezioni) ha stimolato la contaminazione
> della concorrenza tra reti di cable tv e reti telefoniche con le prime
> che offrono servizi di telefonia e le seconde che offrono servizi video.
>
> il modello competitivo basato sull'infrastruttura prevede che un
> operatore possa affittare il rame dal (ex) monopolista legale.
>
> il rame porta poca banda a lunga distanza e sempre di piu' man mano
> che la distanza si abbrevia (con una curva pressochè quadratica). per
> questo gli operatori usano il rame sempre piu' vicino agli utenti,
> adesso agli armadi che stanno in strada.
>
> le centrali principali sono una trentina, quelle urbane sono 13000,
> gli armadi 150.000. chiaramente, nella rete in rame, piu' sposto il
> punto di raccordo di un operatore alternativo vicino all'utente, e
> meno operatori concorrenti ci possono essere. (in altri termini: se
> l'investimento per raccordarsi alla rete di TI in un punto e' minimo,
> in (una parte dei) 30 punti e' qualcosa, in (una parte dei) 13000
> punti e' molto significativo, in (una parte dei) 150.000 punti e'
> praticamente impossibile.
>
> ne consegue che questo tipo di concorrenza, al massimo, serve una
> percentuale limitata della popolazione, quella residente nei centri
> piu' densamente popolati, dove con un investimento ho la possibilita'
> di servire piu' utenti.
>
> un altro effetto dello spostare elettroni rispetto a fotoni e' che si
> innescano fenomeni di interferenza tra cavi per cui le prestazoni
> teoriche indicate spesso sui giornali sono raggiungibili su distanze
> corte e solo se c'e' un solo apparato che gestisce le linee (in modo
> da minimizzare gli effetti). ci possono essere anche piu' apparati, se
> questi collaboranbo tra loro (vectoring), ma devono essere
> interconnessi tra di loro e devono essere della stessa marca, ovvero
> se appartengono ad un solo operatore.
>
> una ultimissima considerazione sull'uso dei fondi europei: come tutti
> sappiamo non siamo bravi a usare i soldi che ci spetterebbero e ci
> sono un sacco di fondi europei da usare. l'investimento previsto nella
> rete e' strutturato in modo da incentivare gli operatori a fare gli
> investimenti con una piccola garanzia bancaria dello stato. non si
> tratta di fondi erogati direttamente ne' tantomeno a fondo perduto.
>
> a fronte dell'investimento fatto dal pasese, si possono usare i
> finanziamenti comunitari.
>
> ammettendo di voler usare i fondi, potremmo decidere di fare ponti,
> porti o strade, ma in tutti i casi sono interventi che richiedono
> lunghissimi tempi di progettazione ed attuazione ed hanno effetti
> abbastanza focalizzati.
>
> una rete di accesso nuova e' - dicono gli economisti - uno degli
> investimenti che piu' velocimente si scaricano a terra ed in modo
> diffuso.
>
> io sarei per tutti questi motivi per la realizzazione di una rete di
> accesso interamente nuova, interamente in FTTH, che richiederebbe un
> investimento di circa 17Bn. per semplicita' mettiamo 20Bn considerando
> interessi e riduzioni di costi. immaginiamo di ripagarlo in 10 anni
> (periodo brevissimo per investimenti infrastrutturale), sarebbero
> 2Bn/anno. considerando che il GDP è circa 2Tn/anno, l'investimento e'
> circa l'uno per mille.
>
> last but not least, se penso quanto sono costate altre opere
> finanziate tipo la tav mi-to o la metropolitana di roma o ... you name
> it, ogni mio possibile dubbio residuo sparisce...
>
> my 2 cents, ciao, s.
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March 3, 2015
Re: [nexa] piano banda ultralarga
by Stefano Quintarelli
io non so se lo stato deve investirci dentro o semplicemente avere una
golden share per motivi di interesse nazionale, ma questo non rileva
rispetto all'ostacolo.
non si puo' "costringere" telecom a cedere la rete
per "convincerla" bisognerebbe comprargliela ma telecom logicamente la
vorrebbe vendere a carissimo prezzo. (l'asset serve a tranquillizzare i
creditori...)
se si sviluppa una nuova rete accanto a quella esistente, c'e'
concorrenza infrastrutturale e quindi vengono meno delle
regolamentazioni per cui telecom potrebbe abbassare i prezzi in alcune
zone (e alzarli in altre) e far saltare i tempi di remunerazione della
rete in fibra, complicando esponenzialmente i business cases.
e gli interventi dello stato possono essere fatti laddove lo stato non
distorce il mercato e questa sarebbe una distorsione mica male
oppure lo stato puo' intervenire direttamente laddove c'e' un fallimento
del mercato
non c'e' una soluzione semplice. il fatto e' che la rete e' un monopolio
naturale...
il piano cerca di tenere conto di tutte queste cose: dalla rete fatta
direttamente con soldi pubblici laddove c'e' fallimento di mercato al
non intervento laddove c'e' concorrenza infrastrutturata, al sostegno
agli investimenti nelle zone in cui la situazione e' una via di mezzo...
ciao, s.
On 03/03/2015 14:36, Giuseppe Attardi wrote:
>> io sarei per tutti questi motivi per la realizzazione di una rete di
> accesso interamente nuova, interamente in FTTH,
>> che richiederebbe un investimento di circa 17Bn. per semplicita'
> mettiamo 20Bn considerando interessi e
>> riduzioni di costi. immaginiamo di ripagarlo in 10 anni (periodo
> brevissimo per investimenti infrastrutturale),
>> sarebbero 2Bn/anno. considerando che il GDP è circa 2Tn/anno,
> l'investimento e' circa l'uno per mille.
>
> Su questo concordo.
> La questione è a chi affidare questa nuova rete.
> Telecom pretende di averne il controllo o una fetta rilevante sulla base
> del fatto che ha già la rete in rame e sarebbe un asset che vorrebbe
> valorizzare.
>
> In realtà se si fa una rete completamente nuova, l'argomento non vale più.
>
> Pertanto si può di nuovo immaginare di creare una società mista
> pubblica/privata, in cui la maggioranza sia pubblica, e a cui
> partecipino i privati in funzione degli investimenti che fanno.
> Essendo pubblica, o privata e di pubblico interesse, potrebbe
> beneficiare dei fondi europei e quindi si quadra il cerchio:
>
> 1. abbiamo una rete di pubblica utilità sotto il controllo pubblico,
> come penso piaccia a Meo
> 2. adeguiamo l'infrastruttura alle esigenze a venire
> 3. recuperiamo sui costi coi finanziamenti europei
> 4. adottiamo una politica keynesiana per usire dalla crisi (pagare
> persone per scavare buche e richiuderle, dopo averci infilato tubi e
> cavi).
> 5. ci mettiamo al riparo da interferenze straniere (acquisizioni di
> società) che come al solito ci farebbero diventare terreno di conquista.
>
> 6. garantiamo equo ed efficiente accesso a chi voglia sviluppare nuove
> imprese e servizi.
> 7. assicuriamo il rispetto della Net Neutrality.
>
> -- Beppe
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March 3, 2015
Re: [nexa] piano banda ultralarga
by Giuseppe Attardi
> io sarei per tutti questi motivi per la realizzazione di una rete di
accesso interamente nuova, interamente in FTTH,
> che richiederebbe un investimento di circa 17Bn. per semplicita'
mettiamo 20Bn considerando interessi e
> riduzioni di costi. immaginiamo di ripagarlo in 10 anni (periodo
brevissimo per investimenti infrastrutturale),
> sarebbero 2Bn/anno. considerando che il GDP è circa 2Tn/anno,
l'investimento e' circa l'uno per mille.
Su questo concordo.
La questione è a chi affidare questa nuova rete.
Telecom pretende di averne il controllo o una fetta rilevante sulla base
del fatto che ha già la rete in rame e sarebbe un asset che vorrebbe
valorizzare.
In realtà se si fa una rete completamente nuova, l'argomento non vale più.
Pertanto si può di nuovo immaginare di creare una società mista
pubblica/privata, in cui la maggioranza sia pubblica, e a cui
partecipino i privati in funzione degli investimenti che fanno.
Essendo pubblica, o privata e di pubblico interesse, potrebbe
beneficiare dei fondi europei e quindi si quadra il cerchio:
1. abbiamo una rete di pubblica utilità sotto il controllo pubblico,
come penso piaccia a Meo
2. adeguiamo l'infrastruttura alle esigenze a venire
3. recuperiamo sui costi coi finanziamenti europei
4. adottiamo una politica keynesiana per usire dalla crisi (pagare
persone per scavare buche e richiuderle, dopo averci infilato tubi e cavi).
5. ci mettiamo al riparo da interferenze straniere (acquisizioni di
società) che come al solito ci farebbero diventare terreno di conquista.
6. garantiamo equo ed efficiente accesso a chi voglia sviluppare nuove
imprese e servizi.
7. assicuriamo il rispetto della Net Neutrality.
-- Beppe
March 3, 2015
Why digital natives prefer reading in print. Yes, you read that right. - The Washington Post
by J.C. DE MARTIN
http://www.washingtonpost.com/local/why-digital-natives-prefer-reading-in-p…
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
March 3, 2015
Google ha pronto 'algoritmo antibufala'
by la_zanna
http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2015/03/02/googl…
Chi ne sa di più?
Luca Z.
March 3, 2015
Re: [nexa] piano banda ultralarga
by Stefano Quintarelli
On 03/03/2015 12:22, Diego Giorio wrote:>
> Anche giusto, però, guardare al futuro: "640k of RAM are enough for
> everyone" è stato un noto scivolone di Bill Gate, quindi certamente
> le grandi infrastrutture devono essere dimensionate pensando alle
> necessità almeno del 2030. L'ultimo miglio può anche essere tarato
> su un orizzonte più breve.
rispetto al 2030 siamo esattamente a meta' strada dalla introduzione
della prima ADSL a 256kbps avvenuta nel 2001
io uso pesantemente videoconferenze multipunto (oserei dire quasi
costantemente, quando sono nel mio home-office) con screen sharing
annesso e file transfer.
il mio setting è uno doppio schermo con una videoconferenza sempre
aperta. quando qualcuno mi vuole parlare "bussa" sull'instant messager
ed entra in stanza.
sul primo schermo cosi' c'è la video, sul secondo schermo c'e' il
desktop sharing
cose impensabili con le cpu e la ram di 3 anni fa, a meno di non avere
cose estremamente costose, che oggi si fanno con un migliaio di euro con
scioltezza.
non so cosa sarebbe il livello minimo per darmi una experience
accettabile. il mio link di casa offre reali 40Mbps down e 20Mbps up e
lo giudico adeguato, anche con la contemporaneità di mia figlia che
guarda mediaset on demand.
penso che sempre di piu' le persone si potrebbero trovare a lavorare in
un modo simile, intendo che la distinzione tra home e work tende ad
assottigliarsi.
basta che prendano piede applicazioni webrtc, che oggi è agli albori,
che (penso) con ogni probabilita' si esasperera' questa tendenza al
video peer to peer multipunto.
il mio link domestico e' wireless, abitando in campagna ed il
backhauling della BTS cui mi connetto è in fibra. la penetrazione della
fibra sul backbone è quasi totale sul fisso e molto molto pervasivo sul
mobile. ovviamente una cosa che non va bene in ambiti a maggiore
densita' abitativa.
una ultima considerazione di tipo economico-giuridico: quando nel 1992
fu iniziata la liberalizzazione delle TLC (che tra l'altro ha generato
il GSM, annessi e connessi) il paradigma di riferimento era la telefonia.
anche per questo fu preferito un concetto di concorrenza
infrastrutturale (nessuno pensava ad internet ubiqua, al massimo al
minitel) e un saggio di martin cave (mi pare) introduceva il concetto di
ladder of investments, per cui un operatore avrebbe preso in affitto
dall'operatore monopolista prima il traffico (reseller) poi la capacita'
(bitstream), poi avrebbe affittato i cavi (unbundling) e poi avrebbe
fatto la propria rete, trovando economicamente piu' conveniente salire
lungo questa "scala di investimenti".
in realta' non e' accaduto in nessun luogo che si sia potuto costruire
una rete fissa alternativa a quella del monopolista, per competere
nell'offerta di servizi telefonici/dati.
pero' il modello permane, anche perche' in molti paesi europei (l'italia
e' una delle poche eccezioni) ha stimolato la contaminazione della
concorrenza tra reti di cable tv e reti telefoniche con le prime che
offrono servizi di telefonia e le seconde che offrono servizi video.
il modello competitivo basato sull'infrastruttura prevede che un
operatore possa affittare il rame dal (ex) monopolista legale.
il rame porta poca banda a lunga distanza e sempre di piu' man mano che
la distanza si abbrevia (con una curva pressochè quadratica). per questo
gli operatori usano il rame sempre piu' vicino agli utenti, adesso agli
armadi che stanno in strada.
le centrali principali sono una trentina, quelle urbane sono 13000, gli
armadi 150.000. chiaramente, nella rete in rame, piu' sposto il punto di
raccordo di un operatore alternativo vicino all'utente, e meno operatori
concorrenti ci possono essere. (in altri termini: se l'investimento per
raccordarsi alla rete di TI in un punto e' minimo, in (una parte dei) 30
punti e' qualcosa, in (una parte dei) 13000 punti e' molto
significativo, in (una parte dei) 150.000 punti e' praticamente impossibile.
ne consegue che questo tipo di concorrenza, al massimo, serve una
percentuale limitata della popolazione, quella residente nei centri piu'
densamente popolati, dove con un investimento ho la possibilita' di
servire piu' utenti.
un altro effetto dello spostare elettroni rispetto a fotoni e' che si
innescano fenomeni di interferenza tra cavi per cui le prestazoni
teoriche indicate spesso sui giornali sono raggiungibili su distanze
corte e solo se c'e' un solo apparato che gestisce le linee (in modo da
minimizzare gli effetti). ci possono essere anche piu' apparati, se
questi collaboranbo tra loro (vectoring), ma devono essere interconnessi
tra di loro e devono essere della stessa marca, ovvero se appartengono
ad un solo operatore.
una ultimissima considerazione sull'uso dei fondi europei: come tutti
sappiamo non siamo bravi a usare i soldi che ci spetterebbero e ci sono
un sacco di fondi europei da usare. l'investimento previsto nella rete
e' strutturato in modo da incentivare gli operatori a fare gli
investimenti con una piccola garanzia bancaria dello stato. non si
tratta di fondi erogati direttamente ne' tantomeno a fondo perduto.
a fronte dell'investimento fatto dal pasese, si possono usare i
finanziamenti comunitari.
ammettendo di voler usare i fondi, potremmo decidere di fare ponti,
porti o strade, ma in tutti i casi sono interventi che richiedono
lunghissimi tempi di progettazione ed attuazione ed hanno effetti
abbastanza focalizzati.
una rete di accesso nuova e' - dicono gli economisti - uno degli
investimenti che piu' velocimente si scaricano a terra ed in modo diffuso.
io sarei per tutti questi motivi per la realizzazione di una rete di
accesso interamente nuova, interamente in FTTH, che richiederebbe un
investimento di circa 17Bn. per semplicita' mettiamo 20Bn considerando
interessi e riduzioni di costi. immaginiamo di ripagarlo in 10 anni
(periodo brevissimo per investimenti infrastrutturale), sarebbero
2Bn/anno. considerando che il GDP è circa 2Tn/anno, l'investimento e'
circa l'uno per mille.
last but not least, se penso quanto sono costate altre opere finanziate
tipo la tav mi-to o la metropolitana di roma o ... you name it, ogni mio
possibile dubbio residuo sparisce...
my 2 cents, ciao, s.
March 3, 2015
Re: [nexa] piano banda ultralarga
by J.C. DE MARTIN
Carissimo Meo,
in merito alla velocità di connessione,
temo di essere in disaccordo.
Te la potrei argomentare da diversi punti di vista,
ma forse il principale è che tutti i dispositivi delle persone
e tutti i servizi disponibili stanno aumentando i bitrate
da trattare. Che piaccia o no, che sia davvero utile o meno.
Le macchine fotografiche fanno file sempre più grandi,
le videocamere (persino gli smartphone!) registrano in HD,
i siti trasmettono file sempre più pesanti....
Il tutto perché - inesorabilmente - i dispositivi migliorano
le prestazioni e i dischi sono sempre più grossi:
non possiamo pensare che CPU, sensori e dischi crescano,
ma la banda larga - solo lei - resti immobile.
Quindi non pensare tanto a chi vuole vedersi la Minetti in HD,
pensa piuttosto (tra i tanti esempi che potrei fare)
ai bambini che usano Skype per fare un compito di gruppo
e che vogliono condividere un file video appena
un po' voluminoso...
Ma potrei continuare con molti altri esempi:
non è solo intrattenimento, è un fenomeno generalizzato
e, soprattutto, inesorabile, causa legge di Moore e
strategie industriali dei produttori di dispositivi.
Ripeto: che piaccia o no, che sia davvero utile o no.
My 2 cents!
ciao,
juan carlos
On 03/03/15 11:53, meo wrote:
> carissimi,
> su sollecitazione di Roberto Borri e Marco
> Alovisio sintetizzo il mio parere sul piano del governo che in vero
> conosciamo solo attraverso le anticipazioni di Wired. Mi scuso per la
> rapidità, dovuto alla consegna di un lavoro urgente e la preparazione
> del mio nuovo corso di dottorato.
> 1. La struttura più importante dal punto di vista della funzionalità è
> il sistema delle dorsali.
> 2. La struttura più costosa è il sistema degli accessi.
> 3. Il rame, frutto di decenni di investimenti del Paese, rappresenta
> la soluzione più semplice ed economica per gli accessi. La cosidetta
> "rottamazione del rame" è un'autentica follia.
> Conclusione:
> 1. Priorità assoluta alle dorsali, preferibilmente in fibra, ma, per
> ragioni di urgenza, con molte tratte wireless.
> 2. Priorità aooluta a ospedali, scuole, pubbliche amministrazioni e
> servizi di interesse collettivo.
> 3. Nessun intervento pubblico per la costosa "Fiber-to-the-home". Chi
> vuol scaricare un film in un minuto e non in dieci minuti, o
> assistere a una sfilata di moda con la Minetti ad altissima
> definizione, si paghi la fibra a casa. I 100 megabit al secondo per
> cittadino, di cui parlano i documenti della Comunità e a cui dovremmo
> allinearci, sono un non senso tecnico, come mi riprometto di
> dimostrare, e pertanto vanno ignorati.
> Raf
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
March 3, 2015
Re: [nexa] piano banda ultralarga
by Diego Giorio
Concordo in pieno. Non credo che, nel 90% delle applicazioni, l'attuale collo di bottiglia sia la velocità dell'ADSL in sè (7MB/s sono più che sufficienti per vedere qualcosa in streaming con una qualità accettabile, se poi si arriva a 20MB non ci sono neppure problemi di saltellamenti estemporanei) quanto piuttosto il problema è che a quella velocità non ci si arriva manco vicini per via del traffico complessivo, del limite di traffico delle dorsali e conseguentemente della possibilità di accesso ai data center.
Se poi il padre guarda un film in HD, la madre segue la sfilata, un figlio gioca con qualche game particolarmente vorace di banda, beh, è anche giusto prevedere la possibilità di accesso a 100MB/s, o più, ma si tratta più di una scelta personale che di un diritto fondamentale dell'uomo.
Anche giusto, però, guardare al futuro: "640k of RAM are enough for everyone" è stato un noto scivolone di Bill Gate, quindi certamente le grandi infrastrutture devono essere dimensionate pensando alle necessità almeno del 2030. L'ultimo miglio può anche essere tarato su un orizzonte più breve.
Saluti a tutti
Diego
> Date: Tue, 3 Mar 2015 11:53:37 +0100
> From: meo(a)polito.it
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it; Roberto.Borri(a)csp.it; mauro.alovisio(a)gmail.com
> Subject: [nexa] piano banda ultralarga
>
> carissimi,
> su sollecitazione di Roberto Borri e Marco
> Alovisio sintetizzo il mio parere sul piano del governo che in vero
> conosciamo solo attraverso le anticipazioni di Wired. Mi scuso per la
> rapidità, dovuto alla consegna di un lavoro urgente e la preparazione
> del mio nuovo corso di dottorato.
> 1. La struttura più importante dal punto di vista della funzionalità è
> il sistema delle dorsali.
> 2. La struttura più costosa è il sistema degli accessi.
> 3. Il rame, frutto di decenni di investimenti del Paese, rappresenta la
> soluzione più semplice ed economica per gli accessi. La cosidetta
> "rottamazione del rame" è un'autentica follia.
> Conclusione:
> 1. Priorità assoluta alle dorsali, preferibilmente in fibra, ma, per
> ragioni di urgenza, con molte tratte wireless.
> 2. Priorità aooluta a ospedali, scuole, pubbliche amministrazioni e
> servizi di interesse collettivo.
> 3. Nessun intervento pubblico per la costosa "Fiber-to-the-home". Chi
> vuol scaricare un film in un minuto e non in dieci minuti, o assistere
> a una sfilata di moda con la Minetti ad altissima definizione, si paghi
> la fibra a casa. I 100 megabit al secondo per cittadino, di cui parlano
> i documenti della Comunità e a cui dovremmo allinearci, sono un non
> senso tecnico, come mi riprometto di dimostrare, e pertanto vanno ignorati.
> Raf
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
March 3, 2015
Berkman Center Webcast live oggi ore 18 - Lawyering for Social Justice in the Age of Digital Media
by Giuseppe Futia
Lawyering for Social Justice in the Age of Digital Media
http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2015/03/Cohen
<http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2014/06/sigal>
*Harvard Law School Lecturer on Law, Rebecca Richman Cohen*
Today, 6.00 pm
Webcast live: http://cyber.law.harvard.edu/interactive/webcast
http://nexa.polito.it/berkman-webcast-live
Twenty years ago, effective legal advocacy required some fluency
with press releases and mainstream media -- but today's digital
media tools require a different sort of training. These tools enable
lawyers to bring the voices of their clients directly to
policymakers and mass audiences; to create new and richer ways to
present evidence and expert reports; to expose government and
corporate corruption; to crowdsource the documentation of law
violations; to gather and authenticate visual evidence on mobile
phones; to enhance public understanding of the law, to give legal
information to unrepresented litigants en masse; and so much more.
How do we teach today’s young advocates to integrate rich,
multi-platform media campaigns into their legal work?
About Rebecca
Rebecca Richman Cohen has been a Lecturer on Law art Harvard Law
School since 2011. She is an Emmy Award nominated documentary
filmmaker with experience in international human rights, criminal
defense, and drug policy reform. Rebecca was profiled in Filmmaker
Magazine's 25 New Faces in Independent Film as an "up-and-comer
poised to shape the next generation of independent film." She has
taught classes at the Rhode Island School of Design (RISD), American
University's Human Rights Institute, and most recently at Columbia
University. Rebecca graduated from Brown University with a B.A. in
Portuguese and Brazilian Studies and with a Juris Doctor from
Harvard Law School. She was a 2012-2013 Soros Justice Fellow.
March 3, 2015