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Re: [nexa] p.s.
by Federico Morando
On 13/02/2015 16:48, Stefano Quintarelli wrote:
> p.s. non avevo idea quanto fosse frammentato l'IT pubblico.
> comprensibili tutte le lamentele contro lo stato e la burocrazia.
>
> gli attuali sistemi sono solo il frutto della meccanizzazione: quando
> i comuni gestivano l'anagrafe sulla carta non poteva che essere così.
> l'integrazione appòlicativa la fanno i cittadini che sono il bus per
> fare comunicare due sistemi informativi con i device di I/O che sono
> impiegati e la portante e' la carta
> al giorno d'oggi non DEVE più essere così e per farlo occorre
> coordinamento. e per poterlo consentire occorreva togliere il tappo
> che lo rendeva incostituzionale.
> (ammesso la riforma arrivi in fondo)
Caro Stefano,
vero è che l'IT pubblico è frammentato. Mi pare anche vero che le
istituzioni centrali che si occupano di IT siano ancor più disastrate di
quelle regionali... ergo, la preoccupazione che qualsiasi strumento che
favorisca il centralismo possa anche essere abusato mi pare fondata.
Ovviamente, tutto può essere abusato... però questo non risolve il
dibattito, perché il caso in esame mi pare ancor più delicato di altri,
e i precedenti di scarsa efficienza di CNIPA, DigitPA e AgID non mi
paiono facilmente liquidabili come off-topic. Insomma, in ottica
costruttiva, *mi pare importante cominciare fin d'ora a
pensare/costruire strumenti di legge ordinaria che declinino la riforma
costituzionale di cui sei papà nella direzione che auspichi tu*, e non
nella direzione che teme chi ha bene a mente alcuni difetti di CNIPA,
DigitPA, AgID.
La "critica", quindi, è secondo me costruttiva: teniamoci pronti ad
indirizzare le opportunità di standardizzazione per il bene, cercando di
evitare gli effetti collaterali che il centralismo può avere (così come
l'eccessiva frammentazione).
My two cents,
Federico
Feb. 13, 2015
p.s.
by Stefano Quintarelli
p.s. non avevo idea quanto fosse frammentato l'IT pubblico.
comprensibili tutte le lamentele contro lo stato e la burocrazia.
gli attuali sistemi sono solo il frutto della meccanizzazione: quando i
comuni gestivano l'anagrafe sulla carta non poteva che essere così.
l'integrazione appòlicativa la fanno i cittadini che sono il bus per
fare comunicare due sistemi informativi con i device di I/O che sono
impiegati e la portante e' la carta
al giorno d'oggi non DEVE più essere così e per farlo occorre
coordinamento. e per poterlo consentire occorreva togliere il tappo che
lo rendeva incostituzionale.
(ammesso la riforma arrivi in fondo)
ciao,s.
--
meet me at http://me.quintarelli.it
blog: http://blog.quintarelli.it
web clips: http://clips.quintarelli.it
tumblr: http://stefanoquintarelli.tumblr.com
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] Sull'Emendamento Quintarelli (comma 117.r della Costituzione: competenze esclusiva nel coordinamento informatico allo Stato)
by Stefano Quintarelli
alcuni commenti succinti:
On 13/02/2015 15:28, Federico Morando wrote:
> /Cari Tutti,//
> //
> //dopo una chiacchierata con l'amico Giovanni Bruno di Regesta.exe, mi
> sono permesso di sollecitare un suo contributo scritto, da condividere
> in lista Nexa, in merito all'Emendamento Quintarelli, di cui tutti ben
> sapete.//
> //In calce trovate le riflessioni di Giovanni Bruno, che penso siano
> interessanti, e non prive di spunti concreti, anche per i convinti
> sostenitori di una strategia di coordinamento nazionale in tema di
> informatica: mi è sembrato giusto inviare personalmente queste
> riflessioni in lista, avendole sollecitate, ma l'occasione è stata buona
> anche per far iscrivere Giovanni alla nostra lista, per cui lascio
> ovviamente a lui qualsiasi replica./
>
> /Federico/
>
> ---
>
> Sono un po’ confuso. Dall’unanimità del voto parlamentare sul cosiddetto
> “emendamento Quintarelli” e dall’unanimismo dei commenti che ne sono
> seguiti sui social network e su diverse testate on line. Si tratta di un
> caso assolutamente eccezionale (è stato ricordato, ad esempio, che anche
> sull’abolizione della pena di morte non si era raggiunto un consenso
> così assoluto): il voto favorevole è arrivato da settori parlamentari
> anche molto distanti tra di loro e, forse, con motivazioni e intenti non
> pienamente concordi.
>
> Molti dei commenti pubblicati in questi giorni hanno insistito sui
> vantaggi che deriverebbero dall’attribuzione allo Stato e al governo
> delle competenze di coordinamento su dati, processi, infrastrutture e
> piattaforme grazie all’eliminazione di duplicazioni e sprechi, alla
> piena interoperabilità delle soluzioni (o della soluzione), alla
> normalizzazione di interfacce e funzioni. Senza nulla togliere alla
> giusta soddisfazione del promotore, che, riprendendo la metafora
> calcistica che lo stesso onorevole Quintarelli ha usato nel suo
> intervento alla Camera, ha saputo cogliere un risultato inaspettato con
> un grandioso contropiede, la lettura dell’innovazione legislativa
> introdotta induce a mio parere alcune domande.
>
> 1.
>
> Partiamo dal contesto. In discussione alla Camera è attualmente il ddl
> di revisione costituzionale predisposto dal governo; l’emendamento
> approvato incide sull’articolo 117, dove vengono definiti gli ambiti
> della potestà legislativa di Stato e Regioni. La riscrittura di questo
> articolo ha rappresentato il cuore della revisione costituzionale
> approvata nel 2001: nella versione originaria del 1948 l’articolo 117
> presentava uno stringato elenco di materie sulle quali le Regioni
> sarebbero state chiamate a legiferare purché non “in contrasto con
> l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni”; nel 2001
> l’impianto è stato interamente rovesciato, definendo un ben più corposo
> elenco di materie sulle quali lo Stato ha potere di “legislazione
> esclusiva”. L’emendamento dell’onorevole Quintarelli modifica il testo
> dell’elenco di materie comprese nel comma r) nel 2001 (“pesi, misure e
> determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e
> informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale;
> opere dell'ingegno”): introducendo anche il coordinamento “dei processi
> e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche” oltre ai dati.
>
> Naturalmente, si tratta solo di un primo passo all’interno di un
> percorso ancora lungo prima dell’approvazione definitiva e
> dell’eventuale successivo referendum confermativo. Così come va
> considerato che il principio definito nel testo costituzionale avrà poi
> bisogno di una conseguente legislazione ordinaria per diventare
> efficace: per rendere effettivo l’istituto regionale previsto dalla
> Costituzione del 1948 abbiamo dovuto attendere 22 anni; speriamo che in
> questo caso i tempi siano più ragionevoli. Ma la possibilità che questa
> enunciazione possa rappresentare, come è negli auspici di Quintarelli,
> una “leva importante per l'efficacia della macchina amministrativa,
> anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a
> beneficio di cittadini e imprese” resta largamente delegata alle
> modalità della sua concreta attuazione. A me sembra che su questo
> delicatissimo snodo possano celarsi alcuni rischi concreti.
si, e' l'inizio di un percorso, che non e' obbligatorio.
oggi fare un coordinamento di processi e' anticostituzionale, domani non
lo sara'.
>
> 2.
>
> Negli ultimi vent’anni la rete e il Web hanno rappresentato un
> incredibile terreno di innovazione, una piattaforma di condivisione e
> interoperabilità, fondata sui concetti di apertura e decentramento. Lo
> ha ricordato in occasione delle iniziative per i primi 25 anni del Web
> Tim Berners-Lee: “By continually ‘re-decentralising’ the web, we will
> unleash the next generation of technology, business and social
> innovators”
> (http://www.wired.co.uk/magazine/archive/2014/03/web-at-25/tim-berners-lee)
>
>
> Questo processo di innovazione continua si è mosso per strappi e
> accelerazioni; si è nutrito di condivisione (di standard, protocolli,
> buone pratiche) e pluralismo (di attori, piattaforme distribuite,
> soluzioni). La ricchezza e la diversità di questo ecosistema digitale,
> oggi minacciato proprio dall’espandersi di monopoli e di artificiose
> barriere nazionali, sono stati il primo motore di cambiamento. Come
> conciliare l’esigenza di preservare questo ambiente dinamico con
> l’obbligo di conformarsi in tema di infrastrutture e piattaforme con
> disposizioni e regolamenti legislativi (che per definizione intervengono
> a normare fattispecie esistenti)? Senza escludere la PA dal processo di
> innovazione, che tipicamente si muove dalla periferia al centro?
non tutto deve essere legislativo, la legge può dare un framework.
>
> 3.
>
> Nel corso di questi venticinque anni il Web si è evoluto da una
> “collection of interlinked static documents” ad un universo di dati, in
> grado di alimentare una varietà di applicazioni per i più diversi
> dispositivi. Le regole di interoperabilità dei dati disegnate dal W3C
> con la famiglia di standard del Semantic Web identificano uno spazio
> comune alimentato in modo autonomo dai singoli fornitori, in grado di
> descrivere tutta la ricchezza del proprio patrimonio informativo.
>
> Le potenzialità di un approccio “data driven” sono state recentemente
> ribadite dalla nuova versione del “National Information Infrastructure”,
> pubblicato dall’Open Data User Group UK all’inizio di quest’anno
> (http://data.gov.uk/library/odug-national-information-infrastructure-nii)
> Nella visione dell’ODUG è nella disponibilità di dati aperti del settore
> pubblico - accessibili liberamente a tutti per il riuso e indipendenti
> da specifiche architetture IT - il requisito inderogabile per creare
> nuove opportunità, nuovi prodotti e servizi, nuovo lavoro; e per questa
> via raggiungere gli obiettivi di accrescere l’efficienza della pubblica
> amministrazione, favorire il contenimento dei costi, offrire maggiori
> servizi a cittadini e imprese.
>
> L’adozione di soluzioni software centralizzate (o comuni), come numerose
> esperienze stanno a dimostrare (penso, ad esempio, al mondo dei beni
> culturali), può risolversi in una scarsa capacità di aggiornamento,
> determinare un vincolo implicito dell’amministrazione verso il singolo
> fornitore della soluzione, innalzare barriere all’ingresso di nuovi
> operatori e, alla fine, mancare anche gli obiettivi di riduzione dei
> costi. L’obbligo di rilascio del codice sorgente è una condizione del
> tutto insufficiente a consentire una reale concorrenza di fornitori, se
> il software prodotto non sia già Open Source (rilasciato con licenza
> specifica, utilizzato da una pluralità di utilizzatori indipendenti,
> sostenuto da una comunità di sviluppatori).
l'emendamento non parla di soluzioni centralizzate ma solo coordinate.
sarebbe come affermare che IANA ha il monopolio della costruzione di
internet..
>
> 4.
>
> L’ultimo punto che vorrei toccare è quello, assolutamente decisivo,
> della governance del processo di coordinamento.
>
> Avocare questa materia alla potestà legislativa statale introduce, a me
> sembra, un’anomalia in un contesto il cui sviluppo è governato
> dall’azione di organismi indipendenti e autonomi, che operano attraverso
> la pubblicazione di linee guida, raccomandazioni, standard condivisi.
> W3C, RIPE, IEFT sono tutte organizzazioni no profit, partecipate su base
> volontaria da una pluralità di soggetti (operatori privati, centri di
> ricerca, istituti statali); in Gran Bretagna il governo inglese finanzia
> con 10 milioni di sterline in cinque anni l’attività dell’Open Data
> Institute, un network internazionale che ha appena superato la soglia
> dei 100 associati.
>
> Nel caso italiano la previsione di una esclusiva competenza statale in
> tema di dati, processi, infrastrutture e piattaforme richiederà,
> comunque, l’individuazione di un organismo tecnico al quale competano
> compiti di istruttoria e di controllo. Se questo soggetto fosse
> un’agenzia governativa come l’AgID, alla quale sono attribuite anche
> funzioni di spesa, attraverso l’emanazione di bandi di gara per la PA,
> si potrebbe determinare un ulteriore centralizzazione delle decisioni.
> Con la tentazione di imboccare facili scorciatoie.
e' di questi giorni la collecitazione della conf. stato regioni di un
coordinamento politico permanente. nel comitato di indirizzo siedono
rappresentanti dei principali dicasteri coinvolti, regioni e comuni.
idem per commissione SPC, ecc.
>
> Attualmente è in corso una procedura di gara per “sviluppare servizi
> evoluti per la PA, razionalizzando processi e costi” del valore di 1,95
> miliardi di Euro per cinque anni, da cui è atteso un risparmio di 3
> miliardi (http://www.consip.it/news_ed_eventi/2014/9/notizia_0017) Per
> quanto la gara sia suddivisa in 4 lotti (quindi, 4 mega gare da 500
> milioni di Euro), l’individuazione di un unico raggruppamento di aziende
> su campi applicativi importanti (big data, interoperabilità, cloud
> computing), anche per la rilevanza delle risorse messe in campo, rischia
> di restringere per lungo tempo la possibile platea di operatori
> impegnati su alcune delle frontiere strategiche dell’attuale sviluppo
> tecnologico. Inducendo, temo, un’inefficienza sistemica di medio periodo
> a fronte di un possibile risparmio settoriale immediato.
cosa che non c'entra con l'emendamento, essendo stata fatta l'anno scorso..
Feb. 13, 2015
Sull'Emendamento Quintarelli (comma 117.r della Costituzione: competenze esclusiva nel coordinamento informatico allo Stato)
by Federico Morando
/Cari Tutti,//
//
//dopo una chiacchierata con l'amico Giovanni Bruno di Regesta.exe, mi
sono permesso di sollecitare un suo contributo scritto, da condividere
in lista Nexa, in merito all'Emendamento Quintarelli, di cui tutti ben
sapete.//
//In calce trovate le riflessioni di Giovanni Bruno, che penso siano
interessanti, e non prive di spunti concreti, anche per i convinti
sostenitori di una strategia di coordinamento nazionale in tema di
informatica: mi è sembrato giusto inviare personalmente queste
riflessioni in lista, avendole sollecitate, ma l'occasione è stata buona
anche per far iscrivere Giovanni alla nostra lista, per cui lascio
ovviamente a lui qualsiasi replica./
/Federico/
---
Sono un po’ confuso. Dall’unanimità del voto parlamentare sul cosiddetto
“emendamento Quintarelli” e dall’unanimismo dei commenti che ne sono
seguiti sui social network e su diverse testate on line. Si tratta di un
caso assolutamente eccezionale (è stato ricordato, ad esempio, che anche
sull’abolizione della pena di morte non si era raggiunto un consenso
così assoluto): il voto favorevole è arrivato da settori parlamentari
anche molto distanti tra di loro e, forse, con motivazioni e intenti non
pienamente concordi.
Molti dei commenti pubblicati in questi giorni hanno insistito sui
vantaggi che deriverebbero dall’attribuzione allo Stato e al governo
delle competenze di coordinamento su dati, processi, infrastrutture e
piattaforme grazie all’eliminazione di duplicazioni e sprechi, alla
piena interoperabilità delle soluzioni (o della soluzione), alla
normalizzazione di interfacce e funzioni. Senza nulla togliere alla
giusta soddisfazione del promotore, che, riprendendo la metafora
calcistica che lo stesso onorevole Quintarelli ha usato nel suo
intervento alla Camera, ha saputo cogliere un risultato inaspettato con
un grandioso contropiede, la lettura dell’innovazione legislativa
introdotta induce a mio parere alcune domande.
1.
Partiamo dal contesto. In discussione alla Camera è attualmente il ddl
di revisione costituzionale predisposto dal governo; l’emendamento
approvato incide sull’articolo 117, dove vengono definiti gli ambiti
della potestà legislativa di Stato e Regioni. La riscrittura di questo
articolo ha rappresentato il cuore della revisione costituzionale
approvata nel 2001: nella versione originaria del 1948 l’articolo 117
presentava uno stringato elenco di materie sulle quali le Regioni
sarebbero state chiamate a legiferare purché non “in contrasto con
l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni”; nel 2001
l’impianto è stato interamente rovesciato, definendo un ben più corposo
elenco di materie sulle quali lo Stato ha potere di “legislazione
esclusiva”. L’emendamento dell’onorevole Quintarelli modifica il testo
dell’elenco di materie comprese nel comma r) nel 2001 (“pesi, misure e
determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e
informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale;
opere dell'ingegno”): introducendo anche il coordinamento “dei processi
e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche” oltre ai dati.
Naturalmente, si tratta solo di un primo passo all’interno di un
percorso ancora lungo prima dell’approvazione definitiva e
dell’eventuale successivo referendum confermativo. Così come va
considerato che il principio definito nel testo costituzionale avrà poi
bisogno di una conseguente legislazione ordinaria per diventare
efficace: per rendere effettivo l’istituto regionale previsto dalla
Costituzione del 1948 abbiamo dovuto attendere 22 anni; speriamo che in
questo caso i tempi siano più ragionevoli. Ma la possibilità che questa
enunciazione possa rappresentare, come è negli auspici di Quintarelli,
una “leva importante per l'efficacia della macchina amministrativa,
anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a
beneficio di cittadini e imprese” resta largamente delegata alle
modalità della sua concreta attuazione. A me sembra che su questo
delicatissimo snodo possano celarsi alcuni rischi concreti.
2.
Negli ultimi vent’anni la rete e il Web hanno rappresentato un
incredibile terreno di innovazione, una piattaforma di condivisione e
interoperabilità, fondata sui concetti di apertura e decentramento. Lo
ha ricordato in occasione delle iniziative per i primi 25 anni del Web
Tim Berners-Lee: “By continually ‘re-decentralising’ the web, we will
unleash the next generation of technology, business and social
innovators”
(http://www.wired.co.uk/magazine/archive/2014/03/web-at-25/tim-berners-lee)
Questo processo di innovazione continua si è mosso per strappi e
accelerazioni; si è nutrito di condivisione (di standard, protocolli,
buone pratiche) e pluralismo (di attori, piattaforme distribuite,
soluzioni). La ricchezza e la diversità di questo ecosistema digitale,
oggi minacciato proprio dall’espandersi di monopoli e di artificiose
barriere nazionali, sono stati il primo motore di cambiamento. Come
conciliare l’esigenza di preservare questo ambiente dinamico con
l’obbligo di conformarsi in tema di infrastrutture e piattaforme con
disposizioni e regolamenti legislativi (che per definizione intervengono
a normare fattispecie esistenti)? Senza escludere la PA dal processo di
innovazione, che tipicamente si muove dalla periferia al centro?
3.
Nel corso di questi venticinque anni il Web si è evoluto da una
“collection of interlinked static documents” ad un universo di dati, in
grado di alimentare una varietà di applicazioni per i più diversi
dispositivi. Le regole di interoperabilità dei dati disegnate dal W3C
con la famiglia di standard del Semantic Web identificano uno spazio
comune alimentato in modo autonomo dai singoli fornitori, in grado di
descrivere tutta la ricchezza del proprio patrimonio informativo.
Le potenzialità di un approccio “data driven” sono state recentemente
ribadite dalla nuova versione del “National Information Infrastructure”,
pubblicato dall’Open Data User Group UK all’inizio di quest’anno
(http://data.gov.uk/library/odug-national-information-infrastructure-nii)
Nella visione dell’ODUG è nella disponibilità di dati aperti del settore
pubblico - accessibili liberamente a tutti per il riuso e indipendenti
da specifiche architetture IT - il requisito inderogabile per creare
nuove opportunità, nuovi prodotti e servizi, nuovo lavoro; e per questa
via raggiungere gli obiettivi di accrescere l’efficienza della pubblica
amministrazione, favorire il contenimento dei costi, offrire maggiori
servizi a cittadini e imprese.
L’adozione di soluzioni software centralizzate (o comuni), come numerose
esperienze stanno a dimostrare (penso, ad esempio, al mondo dei beni
culturali), può risolversi in una scarsa capacità di aggiornamento,
determinare un vincolo implicito dell’amministrazione verso il singolo
fornitore della soluzione, innalzare barriere all’ingresso di nuovi
operatori e, alla fine, mancare anche gli obiettivi di riduzione dei
costi. L’obbligo di rilascio del codice sorgente è una condizione del
tutto insufficiente a consentire una reale concorrenza di fornitori, se
il software prodotto non sia già Open Source (rilasciato con licenza
specifica, utilizzato da una pluralità di utilizzatori indipendenti,
sostenuto da una comunità di sviluppatori).
4.
L’ultimo punto che vorrei toccare è quello, assolutamente decisivo,
della governance del processo di coordinamento.
Avocare questa materia alla potestà legislativa statale introduce, a me
sembra, un’anomalia in un contesto il cui sviluppo è governato
dall’azione di organismi indipendenti e autonomi, che operano attraverso
la pubblicazione di linee guida, raccomandazioni, standard condivisi.
W3C, RIPE, IEFT sono tutte organizzazioni no profit, partecipate su base
volontaria da una pluralità di soggetti (operatori privati, centri di
ricerca, istituti statali); in Gran Bretagna il governo inglese finanzia
con 10 milioni di sterline in cinque anni l’attività dell’Open Data
Institute, un network internazionale che ha appena superato la soglia
dei 100 associati.
Nel caso italiano la previsione di una esclusiva competenza statale in
tema di dati, processi, infrastrutture e piattaforme richiederà,
comunque, l’individuazione di un organismo tecnico al quale competano
compiti di istruttoria e di controllo. Se questo soggetto fosse
un’agenzia governativa come l’AgID, alla quale sono attribuite anche
funzioni di spesa, attraverso l’emanazione di bandi di gara per la PA,
si potrebbe determinare un ulteriore centralizzazione delle decisioni.
Con la tentazione di imboccare facili scorciatoie.
Attualmente è in corso una procedura di gara per “sviluppare servizi
evoluti per la PA, razionalizzando processi e costi” del valore di 1,95
miliardi di Euro per cinque anni, da cui è atteso un risparmio di 3
miliardi (http://www.consip.it/news_ed_eventi/2014/9/notizia_0017) Per
quanto la gara sia suddivisa in 4 lotti (quindi, 4 mega gare da 500
milioni di Euro), l’individuazione di un unico raggruppamento di aziende
su campi applicativi importanti (big data, interoperabilità, cloud
computing), anche per la rilevanza delle risorse messe in campo, rischia
di restringere per lungo tempo la possibile platea di operatori
impegnati su alcune delle frontiere strategiche dell’attuale sviluppo
tecnologico. Inducendo, temo, un’inefficienza sistemica di medio periodo
a fronte di un possibile risparmio settoriale immediato.
Feb. 13, 2015
luci e ombre
by Mariella Berra
Cari amici di Nexa, complimenti per la carat dei diritti cheè una vera
e articolata carta dei diritti
Problemi giuridici in corso per Arduino
http://www.wired.it/gadget/computer/2015/02/12/arduino-nel-caos-situazione/
http://playground.blogautore.repubblica.it/2015/02/11/la-guerra-per-arduino…
Che succede in Arduino
Wired febbraio 2015
Per ridere un po’ Marco Malvaldi
http://statics.wired.it/files/site/20150210/la_filosofia_del_brevetto.pdf
sempre su Wired
http://www.wired.it
Ciao mariella
--
Prof.ssa Mariella Berra
Dipartimento di Culture, Politica e Società
Università di Torino
tel.+390116702606
Feb. 13, 2015
NYTimes: Google, Mighty Now, but Not Forever
by J.C. DE MARTIN
http://www.nytimes.com/2015/02/12/technology/personaltech/googles-time-at-t…
The tech giant is trying to evolve beyond a search behemoth, but it faces the same problems as the once-mighty tech companies that came before it.
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Feb. 13, 2015
Droni: L'italia è all'avanguardia
by Diego Giorio
<http://www.lavocedeldiritto.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=747:l-o…>
Segnalo questo articolo sui "guardroni"!
Saluti a tutti
Diego
Feb. 13, 2015
Fwd: Unified Patent Court a mistake of historic dimensions?
by J.C. DE MARTIN
Sul brevetto unico EU;
Josef Drexl è un garante Nexa.
JC
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Begin forwarded message:
> Resent-From: <d004620(a)polito.it>
> From: Ante Wessels <ante(a)FFII.ORG>
> Date: 13 febbraio 2015 11:26:16 CET
> To: IP-ENFORCEMENT(a)ROSTER.WCL.AMERICAN.EDU
> Subject: Unified Patent Court a mistake of historic dimensions?
> Reply-To: Ante Wessels <ante(a)FFII.ORG>
>
> Unified Patent Court a mistake of historic dimensions?
> http://blog.ffii.org/?p=2370
> with links
>
> Ante Wessels
>
> The EU wants to create a Unified Patent Court (UPC). I will discuss some aspects of the UPC and make two more general remarks on (adjudicative) system design.
>
> The UPC proposal has a twist; it tries to minimise the role of the EU Court of Justice (CJEU). This may lead to an expansionist interpretation of patent law. According to Josef Drexl, director of the Max Planck Institute for Innovation and Competition, this could easily amount to a mistake of historic dimensions:
>
> "The policy argument behind this is to concentrate patent law cases before highly specialized patent courts and to prevent, as far as possible, any general law court from controlling the specialized court. Yet, whether such a judicial system would make sense in the first place was never seriously or intensively discussed. The experience in the US, where the centralization of appeals in patent cases before the Court of Appeals for the Federal Circuit prompted an expansionist interpretation and application of the US Patent Act, which finally caused the Supreme Court to intervene and oppose a series of judgments of the Federal Circuit, advocates against such a judicial system. This is not to deny that there are past judgments of the CJEU in which even this court took the protection of intellectual property rights too far. It is also true that patent law presents particular challenges of understanding to general law courts. Yet, specialized patent law courts may be equally weak in taking into account the broader societal implications of patent protection and therefore be more likely to develop a pro-patent bias. This is ofparticular concern in the case of the Unified Patent Court, which will have to convince patent applicants and patent owners to opt into the new system especially during the first years of its existence. In the light of such risks, and especially in the light of the need to guarantee full respect of the fundamental rights, to prevent the CJEU frominterpreting the rules of the UPC Agreement could easily amount to a mistake of historic dimensions."
>
> Case against the UPC
>
> Spain started a case against the creation of the Unified Patent Court. Advocate General Bot refutes the Spanish claims. Drexl’s article is a reaction on Advocate General Bot’s opinion.
>
> Undo the twist?
>
> The EU member states want to minimise the role of the CJEU by moving substantive patent law provisions from an EU regulation to an international agreement – the UPC Agreement.
>
> Drexl argues that the CJEU should conclude that the UPC Agreement falls fully within the jurisdiction of the CJEU. This would give the CJEU the final say:
>
> "This approach would save the project of a unitary patent system and simultaneously inform the Unified Patent Court that it has to refer questions regarding the interpretation of the UPC Agreement to the CJEU."
>
> This would certainly be an essential improvement. I will note two issues.
>
> 1 Legislative feedback loop
>
> The EU has a legislative feedback loop; we can change our laws that do not work out well.
>
> Lord Steyn explained (regarding the UK): "in striking the balance the courts may arrive at a result unacceptable to Parliament. In such cases Parliament can act with great speed to reverse the effect of a decision. It has done so in the past. That is in the spirit of our constitution, and is wholly in accord with the democratic ideal."
>
> The EU Parliament can not reverse court decisions, they can change laws for the future.
>
> It is harder to change an international agreement than an EU regulation. The EU member states moved the substantive patent law provisions from a regulation to an international agreement. Does this undermine the legislative feedback loop? If so, the EU would undermine our democratic principle, and undermine our ability to act against patent trolls, and redesign access to medicine issues. The court should then reject the UPC.
>
> Or doesn’t this matter, as the EU can make a regulation on substantive patent law anyway and force the UPC to work with it (once the UPC Agreement falls fully within the jurisdiction of the CJEU, as Drexl suggests)? The CJEU should be explicit on this.
>
> 2 Economic development
>
> An article by Dimitris Xenos suggests that the UPC may not be beneficial for most EU countries.
>
> The community / union worked on a patent court for decades. It seems the commission never properly did their homework.
>
> Poland, that played such an important role in the debates on the software patents directive proposal and ACTA, opted out at the last moment. A wake up call?
>
> I will make two more general remarks on system design.
>
> General supreme court and legislative feedback loop
>
> Adjudicative systems need a general supreme court on top to integrate the various law systems and correct bias in a specialised court. A legislative feedback loop complements this.
>
> Fora without a general supreme court and legislative feedback loop, creating a risk on undemocratic expansionist interpretation, are the European Patent Office Boards of Appeal, the WTO panels and investor to state dispute settlement tribunals. An international investment court, as proposed by UNCTAD, would be another example.
>
> EU and system design
>
> The EU seems to have an inherent problem with system and institutional design.
>
> Politicians make compromises. Compromises may not work well in system and institutional design; they can easily lead to compromised systems. Finding good solutions may be hard enough within a state. The EU has a much more complicated structure than a state; designing systems often goes wrong. Examples are the euro and the UPC; investor to state dispute settlement (ISDS) may be a next example. Broken systems are unstable, easily lead to severe problems later on.
>
> And due to the EU’s complicated structure, systemic issues are hard to solve.
>
> Art restorers try to only use reversible steps. Deeper system scrutiny, a modular approach, and workable exit options may be a good approach for the EU.
>
> Take for instance investor-to-state dispute settlement. The member states concluded stand-alone agreements from which it is possible to withdraw. The commission now wants to include this corrupt system in trade agreements from which it is hardly possible to withdraw. Superficial system scrutiny, not modular, no workable exit option: a recipe for disaster.
>
> Further reading
>
> Ingve Björn Stjerna, unitary-patent.eu/, Glyn Moody, Kluwer blog, Techrights.org
>
> FFII 2012a, FFII 2012b, FFII 2013
>
> FFII work on predecessors of the UPC: epla.ffii.org/, eupat.ffii.org/
>
>
Feb. 13, 2015
la SIAE mi dà dei soldi per un opera Creative Commons
by Simone Aliprandi
L'ennesima storia surreale che dimostra come il criteri tradizionali
del diritto d'autore e specialmente della gestione collettiva non
riescano a inquadrare correttamente il fenomeno delle licenze open.
Leggete (e se vi va, commentate) questa storia surreale. In sostanza,
ho ricevuto dei soldi dalla SIAE. Ma non ho ancora capito bene perché,
dato che si trattava di un opera CC:
http://aliprandi.blogspot.it/2015/02/soldi-da-siae-perche-reprografia.html.
Un caro saluto. S.A.
--
Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] IEEE Spectrum: "California’s No Drone Zones"
by Giovanni Battista Gallus
Interessante...
Usque ad sidera (o quasi... se collochiamo il cielo a 122 mt)
GB Gallus
2015-02-12 17:43 GMT+01:00 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>:
> *California’s No Drone Zones*
>
> By Tekla Perry
> Posted 11 Feb 2015 | 15:00 GMT
>
> Do property owners have control over their airspace? That’s the question
> on the table when the California legislature considers bill SB 142, which
> bans trespassing by drones. The legislation would only cover drones flying
> below 400 feet (122 meters); above 400 feet, the airspace is regulated by
> the Federal Aviation Administration (FAA). The FAA is still working out its
> drone rules, but at this point the regulations require hobbyists to keep
> their drones below 400 feet.
>
> […]
>
> Continua qui:
> http://spectrum.ieee.org/view-from-the-valley/robotics/aerial-robots/califo…
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Feb. 12, 2015