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Re: [nexa] sulla formazione dei dipendenti pubblici, era: p.s.
by Diego Giorio
Quella del pdf, infatti, andava nell'altro punto del mio intervento, ovvero età media del personale.
Chi l'ha fatto è una persona che sarebbe già in pensione, se non ci fossero stati interventi per rimandare, che usa la biro in forma primaria e vede il PC come un inutile duplicato.
Però resta il fatto che vedo enormi lacune, magari anche di base, nel comprendere le problematiche di sicurezza (password nel primo cassetto della scrivania o appiccicate al monitor) nessuna idea di disaster recovery (giusto ieri un comune si è perso tutte le multe dal 2012 perchè, per sicurezza, non aveva messo i dati sul server ma non ha pensato al backup del PC del vigile) convinzione che la scansione di un foglio firmato in modo olografo valga qualcosa, o valga di più di una firma digitale (questo a cominciare dal Ministero dell'Interno, come già una volta segnalato in questa lista).
E se chi legge ritiene queste cose talmente elementari da essere date per assodate, può aver ragione nel suo mondo, ma non si rende conto della realtà purtrroppo diffusa, che a sua volta deriva dalla mancanza di formazione a monte, sia da parte della scuola che avrebbe dovuto preparare la nuove generazioni, sia da parte della PA che non ha preparato in passato i suoi dipendenti, per cui oggi si trova ad affrontare le sfide dell'agenda digitale senza avere un minimo di base.
D'altra parte, e qui vado leggeremente out of topic ma forse l'esempio rende l'idea, quest'anno ci sono stati affidati separazioni e divorzi, quindi questioni delicate che investono lo status e la sfera patrimoniale delle persone.
Molti colleghi hanno respinto l'utenza con la motivazione "non abbiamo ricevuto formazione e non lo sappiamo fare" - e questi sono almeno stati intelletualmente onesti - altri hanno fatto pasticci, altri hanno approfittato dei pochi corsi gratuiti, quello che ho organizzato nella mia zona con la SEPEL è stato preso d'assalto, oppure si sono accontentati della prima puntata del mio videocorso (le altre due la ditta le ha offerte a pagamento).
Certo che io ritengo scontato che un pdf posso compilarlo in forma digitale senza stamparlo, ad esempio con Foxit, ma quando lo faccio vedere ai colleghi mi guardano come un marziano. A marzo uscirà un mio articolo su queste utility, ma quanti comuni hanno ancora i soldi per l'abbonamento?
Un buon fine settimana a tutti
Diego
> Date: Sat, 14 Feb 2015 06:26:16 +0100
> From: mfioretti(a)nexaima.net
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: [nexa] sulla formazione dei dipendenti pubblici, era: p.s.
>
> On 2015-02-13 17:04, Diego Giorio wrote:
>
> > Va anche considerato, tuttavia, che almeno nei Comuni (non ho
> > esperienza diretta nelle altre PA, ma, da quel che sento, non
> > sono messe molto meglio), ci sono risorse per la formazione
> > sempre più scarse. Per la formazione abbiamo a bilancio 85euro/
> > dipendente per l'intero anno. Di fatto gli unici corsi possibili
> > sono quelli gratuiti delle ditte che li offrono per far pubblicità
> > (e non tutti sono di buon livello) o quelli che alla fine ci
> > paghiamo di tasca nostra...
> > Se vogliamo evitare che qualcuno che deve spedire un pdf lo stampi
> > e lo scansioni anzichè salvarlo semplicemente (visto con i miei
> > occhi) forse un minimo di investimento in più nella formazione dei
> > propri dipendenti lo Stato dovrebbe considerarlo.
>
> scusate, nulla di personale ovviamente ma...
>
> sul trovare più risorse per la **formazione** dei dipendenti pubblici
> concordo senz'altro, ma solo per le cose serie.
>
> Pagare per spiegare passo passo a pensionati che non hanno mai
> toccato un pc come fare una prenotazione medica online è un conto.
>
> Ma per dipendenti pubblici che i PC sul lavoro come minimo li VEDONO
> ogni giorno da anni, evolvere fino al livello in cui un PDF da spedire
> non lo stampi e scansioni non è più da un pezzo "formazione" che
> DOVREBBE essere pagata con soldi pubblici.
>
> Pure SE ci fossero, nel 2015 anche cinque euro pubblici spesi per
> formazione a QUEL livello NELLE PA sarebbero troppi, nella maggior
> parte dei casi.
>
> é come dire che a uno che ha da dieci anni vede la TV tutti i
> giorni, ma del telecomando usa solo due tasti su venti, serve
> ancora un corso per usarli tutti. Magari gli serve anche, ma
> ormai è un problema SOLO suo.
>
> Potrei continuare, ma ripeterei quanto ho già scritto in
>
> "Formazione? Come, formazione? Ancora?" qui
>
> http://stop.zona-m.net/it/2014/12/openoffice-e-libre-office-servono-ancora-…
>
> e qui:
>
> http://stop.zona-m.net/it/2014/12/darwinismo-digitale-avanti-tutta/
>
> Marco F.
> --
> http://mfioretti.com
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 14, 2015
sulla formazione dei dipendenti pubblici, era: p.s.
by M. Fioretti
On 2015-02-13 17:04, Diego Giorio wrote:
> Va anche considerato, tuttavia, che almeno nei Comuni (non ho
> esperienza diretta nelle altre PA, ma, da quel che sento, non
> sono messe molto meglio), ci sono risorse per la formazione
> sempre più scarse. Per la formazione abbiamo a bilancio 85euro/
> dipendente per l'intero anno. Di fatto gli unici corsi possibili
> sono quelli gratuiti delle ditte che li offrono per far pubblicità
> (e non tutti sono di buon livello) o quelli che alla fine ci
> paghiamo di tasca nostra...
> Se vogliamo evitare che qualcuno che deve spedire un pdf lo stampi
> e lo scansioni anzichè salvarlo semplicemente (visto con i miei
> occhi) forse un minimo di investimento in più nella formazione dei
> propri dipendenti lo Stato dovrebbe considerarlo.
scusate, nulla di personale ovviamente ma...
sul trovare più risorse per la **formazione** dei dipendenti pubblici
concordo senz'altro, ma solo per le cose serie.
Pagare per spiegare passo passo a pensionati che non hanno mai
toccato un pc come fare una prenotazione medica online è un conto.
Ma per dipendenti pubblici che i PC sul lavoro come minimo li VEDONO
ogni giorno da anni, evolvere fino al livello in cui un PDF da spedire
non lo stampi e scansioni non è più da un pezzo "formazione" che
DOVREBBE essere pagata con soldi pubblici.
Pure SE ci fossero, nel 2015 anche cinque euro pubblici spesi per
formazione a QUEL livello NELLE PA sarebbero troppi, nella maggior
parte dei casi.
é come dire che a uno che ha da dieci anni vede la TV tutti i
giorni, ma del telecomando usa solo due tasti su venti, serve
ancora un corso per usarli tutti. Magari gli serve anche, ma
ormai è un problema SOLO suo.
Potrei continuare, ma ripeterei quanto ho già scritto in
"Formazione? Come, formazione? Ancora?" qui
http://stop.zona-m.net/it/2014/12/openoffice-e-libre-office-servono-ancora-…
e qui:
http://stop.zona-m.net/it/2014/12/darwinismo-digitale-avanti-tutta/
Marco F.
--
http://mfioretti.com
Feb. 14, 2015
NYT: "Obama Heads to Tech Security Talks Amid Tensions"
by J.C. DE MARTIN
*Obama Heads to Tech Security Talks Amid Tensions*
By DAVID E. SANGER and NICOLE PERLROTH
February 12, 2015
PALO ALTO, Calif. — President Obama will meet here on Friday with the
nation’s top technologists on a host of cybersecurity issues and the
threats posed by increasingly sophisticated hackers. But nowhere on the
agenda is the real issue for the chief executives and tech company
officials who will gather on the Stanford campus: the deepening
estrangement between Silicon Valley and the government.
The long history of quiet cooperation between Washington and America’s
top technology companies — first to win the Cold War, then to combat
terrorism — was founded on the assumption of mutual interest. Edward J.
Snowden’s revelations shattered that. Now, the Obama administration’s
efforts to prevent companies from greatly strengthening encryption in
commercial products like Apple’s iPhone and Google’s Android phones has
set off a new battle, as the companies resist government efforts to make
sure police and intelligence agencies can crack the systems.
[…]
Continua qui:
http://www.nytimes.com/2015/02/13/business/obama-heads-to-security-talks-am…
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Stefano Quintarelli
es. 1
supponi di voler dare delle linee guida di UX a tutti i siti della PA
(tipo i siti pubblici in UK https://www.gov.uk/service-manual
l'amministrazione A puo' ignorarle. cosi' vengono fuori siti verybelli.
es. 2
supponi di voler fare un portale unico del cittadino.
immagina un tale servizio fatto come un framework di identificazione con
incastrate delle webapp, fatte da ciascuna amministrazione
l'amministrazione A puo' decidere di non metttercele...
due prime cose che mi vengono in mente..
On 13/02/2015 17:23, Federico Morando wrote:
> On 13/02/2015 17:13, Stefano Quintarelli wrote:
>> mi sa che c'e' un filo di confusione tra procurement (che c'e' gia)
>> con coordinamento (che non c'e')
> Sicuramente di confusione ce n'è parecchia, perché molti di noi sono
> neofiti, ma forse ci puoi aiutare a capire meglio la tua "visione" di
> quel che ora si può (potrà) fare, con esempi pratici? (Ovviamente, i
> link sono ben accetti, se l'hai già chiarito ampiamente altrove :-))
> Il mio problema è, ad esempio, che la metafora calcistica è stata
> efficace e obbligata dai tempi dell'aula, ma a me non è chiaro cosa
> rappresentino la dimensione del pallone (quello si capiva: il
> coordinamento dei dati), le regole sul fuori gioco, etc. ;-)
>
> Federico
>
>
> -----
> Nessun virus nel messaggio.
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> Versione: 2015.0.5646 / Database dei virus: 4284/9106 - Data di
> rilascio: 13/02/2015
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] Sull'Emendamento Quintarelli (comma 117.r della Costituzione: competenze esclusiva nel coordinamento informatico allo Stato)
by Giovanni Bruno
in effetti in discussione non è certo il principio del coordinamento, già
presente nel testo vigente, ma le forme e gli strumenti attraverso i quali
questo coordinamento viene realizzato.
per sgombrare il campo da possibili equivoci, vorrei ribadire che sono
assolutamente convinto che la normalizzazione delle soluzioni e la
condivisione di standard e buone pratiche siano requisiti assolutamente
vitali soprattutto per le piccole-micro aziende e per le startup
innovative. è su questa base che possiamo oggi disporre di framework e
strumenti open source, che alimentano una reale concorrenza di soluzioni e
operatori.
il punto dirimente che dovrà essere affrontato è come questa esigenza di
coordinamento sarà declinata nella pratica. e gli esempi che ho citato
(tutti ovviamente precedenti e non "dipendenti" dall'emendamento) stanno
secondo me a dimostrare come anche ottimi propositi possano determinare
risultati potenzialmente "pericolosi".
gb
Giovanni Bruno
regesta.exe
via Monte Zebio, 19 - 00195 - Roma
tel.: +390637501056 - fax: +390637410460
mobile: +393487706540
Skype: regesta
www.regesta.com
gbruno(a)regesta.com
@GiovanniBruno_ | @regesta_com
Il giorno 13 febbraio 2015 16:39, Stefano Quintarelli <
stefano(a)quintarelli.it> ha scritto:
> alcuni commenti succinti:
>
>
> On 13/02/2015 15:28, Federico Morando wrote:
>
>> /Cari Tutti,//
>> //
>> //dopo una chiacchierata con l'amico Giovanni Bruno di Regesta.exe, mi
>> sono permesso di sollecitare un suo contributo scritto, da condividere
>> in lista Nexa, in merito all'Emendamento Quintarelli, di cui tutti ben
>> sapete.//
>> //In calce trovate le riflessioni di Giovanni Bruno, che penso siano
>> interessanti, e non prive di spunti concreti, anche per i convinti
>> sostenitori di una strategia di coordinamento nazionale in tema di
>> informatica: mi è sembrato giusto inviare personalmente queste
>> riflessioni in lista, avendole sollecitate, ma l'occasione è stata buona
>> anche per far iscrivere Giovanni alla nostra lista, per cui lascio
>> ovviamente a lui qualsiasi replica./
>>
>> /Federico/
>>
>>
>> ---
>>
>> Sono un po’ confuso. Dall’unanimità del voto parlamentare sul cosiddetto
>> “emendamento Quintarelli” e dall’unanimismo dei commenti che ne sono
>> seguiti sui social network e su diverse testate on line. Si tratta di un
>> caso assolutamente eccezionale (è stato ricordato, ad esempio, che anche
>> sull’abolizione della pena di morte non si era raggiunto un consenso
>> così assoluto): il voto favorevole è arrivato da settori parlamentari
>> anche molto distanti tra di loro e, forse, con motivazioni e intenti non
>> pienamente concordi.
>>
>> Molti dei commenti pubblicati in questi giorni hanno insistito sui
>> vantaggi che deriverebbero dall’attribuzione allo Stato e al governo
>> delle competenze di coordinamento su dati, processi, infrastrutture e
>> piattaforme grazie all’eliminazione di duplicazioni e sprechi, alla
>> piena interoperabilità delle soluzioni (o della soluzione), alla
>> normalizzazione di interfacce e funzioni. Senza nulla togliere alla
>> giusta soddisfazione del promotore, che, riprendendo la metafora
>> calcistica che lo stesso onorevole Quintarelli ha usato nel suo
>> intervento alla Camera, ha saputo cogliere un risultato inaspettato con
>> un grandioso contropiede, la lettura dell’innovazione legislativa
>> introdotta induce a mio parere alcune domande.
>>
>> 1.
>>
>> Partiamo dal contesto. In discussione alla Camera è attualmente il ddl
>> di revisione costituzionale predisposto dal governo; l’emendamento
>> approvato incide sull’articolo 117, dove vengono definiti gli ambiti
>> della potestà legislativa di Stato e Regioni. La riscrittura di questo
>> articolo ha rappresentato il cuore della revisione costituzionale
>> approvata nel 2001: nella versione originaria del 1948 l’articolo 117
>> presentava uno stringato elenco di materie sulle quali le Regioni
>> sarebbero state chiamate a legiferare purché non “in contrasto con
>> l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni”; nel 2001
>> l’impianto è stato interamente rovesciato, definendo un ben più corposo
>> elenco di materie sulle quali lo Stato ha potere di “legislazione
>> esclusiva”. L’emendamento dell’onorevole Quintarelli modifica il testo
>> dell’elenco di materie comprese nel comma r) nel 2001 (“pesi, misure e
>> determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e
>> informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale;
>> opere dell'ingegno”): introducendo anche il coordinamento “dei processi
>> e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche” oltre ai dati.
>>
>> Naturalmente, si tratta solo di un primo passo all’interno di un
>> percorso ancora lungo prima dell’approvazione definitiva e
>> dell’eventuale successivo referendum confermativo. Così come va
>> considerato che il principio definito nel testo costituzionale avrà poi
>> bisogno di una conseguente legislazione ordinaria per diventare
>> efficace: per rendere effettivo l’istituto regionale previsto dalla
>> Costituzione del 1948 abbiamo dovuto attendere 22 anni; speriamo che in
>> questo caso i tempi siano più ragionevoli. Ma la possibilità che questa
>> enunciazione possa rappresentare, come è negli auspici di Quintarelli,
>> una “leva importante per l'efficacia della macchina amministrativa,
>> anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a
>> beneficio di cittadini e imprese” resta largamente delegata alle
>> modalità della sua concreta attuazione. A me sembra che su questo
>> delicatissimo snodo possano celarsi alcuni rischi concreti.
>>
>
> si, e' l'inizio di un percorso, che non e' obbligatorio.
> oggi fare un coordinamento di processi e' anticostituzionale, domani non
> lo sara'.
>
>
>> 2.
>>
>> Negli ultimi vent’anni la rete e il Web hanno rappresentato un
>> incredibile terreno di innovazione, una piattaforma di condivisione e
>> interoperabilità, fondata sui concetti di apertura e decentramento. Lo
>> ha ricordato in occasione delle iniziative per i primi 25 anni del Web
>> Tim Berners-Lee: “By continually ‘re-decentralising’ the web, we will
>> unleash the next generation of technology, business and social
>> innovators”
>> (http://www.wired.co.uk/magazine/archive/2014/03/web-
>> at-25/tim-berners-lee).
>>
>>
>> Questo processo di innovazione continua si è mosso per strappi e
>> accelerazioni; si è nutrito di condivisione (di standard, protocolli,
>> buone pratiche) e pluralismo (di attori, piattaforme distribuite,
>> soluzioni). La ricchezza e la diversità di questo ecosistema digitale,
>> oggi minacciato proprio dall’espandersi di monopoli e di artificiose
>> barriere nazionali, sono stati il primo motore di cambiamento. Come
>> conciliare l’esigenza di preservare questo ambiente dinamico con
>> l’obbligo di conformarsi in tema di infrastrutture e piattaforme con
>> disposizioni e regolamenti legislativi (che per definizione intervengono
>> a normare fattispecie esistenti)? Senza escludere la PA dal processo di
>> innovazione, che tipicamente si muove dalla periferia al centro?
>>
>
> non tutto deve essere legislativo, la legge può dare un framework.
>
>
>
>> 3.
>>
>> Nel corso di questi venticinque anni il Web si è evoluto da una
>> “collection of interlinked static documents” ad un universo di dati, in
>> grado di alimentare una varietà di applicazioni per i più diversi
>> dispositivi. Le regole di interoperabilità dei dati disegnate dal W3C
>> con la famiglia di standard del Semantic Web identificano uno spazio
>> comune alimentato in modo autonomo dai singoli fornitori, in grado di
>> descrivere tutta la ricchezza del proprio patrimonio informativo.
>>
>> Le potenzialità di un approccio “data driven” sono state recentemente
>> ribadite dalla nuova versione del “National Information Infrastructure”,
>> pubblicato dall’Open Data User Group UK all’inizio di quest’anno
>> (http://data.gov.uk/library/odug-national-information-infrastructure-nii
>> ).
>> Nella visione dell’ODUG è nella disponibilità di dati aperti del settore
>> pubblico - accessibili liberamente a tutti per il riuso e indipendenti
>> da specifiche architetture IT - il requisito inderogabile per creare
>> nuove opportunità, nuovi prodotti e servizi, nuovo lavoro; e per questa
>> via raggiungere gli obiettivi di accrescere l’efficienza della pubblica
>> amministrazione, favorire il contenimento dei costi, offrire maggiori
>> servizi a cittadini e imprese.
>>
>> L’adozione di soluzioni software centralizzate (o comuni), come numerose
>> esperienze stanno a dimostrare (penso, ad esempio, al mondo dei beni
>> culturali), può risolversi in una scarsa capacità di aggiornamento,
>> determinare un vincolo implicito dell’amministrazione verso il singolo
>> fornitore della soluzione, innalzare barriere all’ingresso di nuovi
>> operatori e, alla fine, mancare anche gli obiettivi di riduzione dei
>> costi. L’obbligo di rilascio del codice sorgente è una condizione del
>> tutto insufficiente a consentire una reale concorrenza di fornitori, se
>> il software prodotto non sia già Open Source (rilasciato con licenza
>> specifica, utilizzato da una pluralità di utilizzatori indipendenti,
>> sostenuto da una comunità di sviluppatori).
>>
>
> l'emendamento non parla di soluzioni centralizzate ma solo coordinate.
> sarebbe come affermare che IANA ha il monopolio della costruzione di
> internet..
>
>
>> 4.
>>
>> L’ultimo punto che vorrei toccare è quello, assolutamente decisivo,
>> della governance del processo di coordinamento.
>>
>> Avocare questa materia alla potestà legislativa statale introduce, a me
>> sembra, un’anomalia in un contesto il cui sviluppo è governato
>> dall’azione di organismi indipendenti e autonomi, che operano attraverso
>> la pubblicazione di linee guida, raccomandazioni, standard condivisi.
>> W3C, RIPE, IEFT sono tutte organizzazioni no profit, partecipate su base
>> volontaria da una pluralità di soggetti (operatori privati, centri di
>> ricerca, istituti statali); in Gran Bretagna il governo inglese finanzia
>> con 10 milioni di sterline in cinque anni l’attività dell’Open Data
>> Institute, un network internazionale che ha appena superato la soglia
>> dei 100 associati.
>>
>> Nel caso italiano la previsione di una esclusiva competenza statale in
>> tema di dati, processi, infrastrutture e piattaforme richiederà,
>> comunque, l’individuazione di un organismo tecnico al quale competano
>> compiti di istruttoria e di controllo. Se questo soggetto fosse
>> un’agenzia governativa come l’AgID, alla quale sono attribuite anche
>> funzioni di spesa, attraverso l’emanazione di bandi di gara per la PA,
>> si potrebbe determinare un ulteriore centralizzazione delle decisioni.
>> Con la tentazione di imboccare facili scorciatoie.
>>
>
> e' di questi giorni la collecitazione della conf. stato regioni di un
> coordinamento politico permanente. nel comitato di indirizzo siedono
> rappresentanti dei principali dicasteri coinvolti, regioni e comuni. idem
> per commissione SPC, ecc.
>
>
>
>
>> Attualmente è in corso una procedura di gara per “sviluppare servizi
>> evoluti per la PA, razionalizzando processi e costi” del valore di 1,95
>> miliardi di Euro per cinque anni, da cui è atteso un risparmio di 3
>> miliardi (http://www.consip.it/news_ed_eventi/2014/9/notizia_0017) Per
>> quanto la gara sia suddivisa in 4 lotti (quindi, 4 mega gare da 500
>> milioni di Euro), l’individuazione di un unico raggruppamento di aziende
>> su campi applicativi importanti (big data, interoperabilità, cloud
>> computing), anche per la rilevanza delle risorse messe in campo, rischia
>> di restringere per lungo tempo la possibile platea di operatori
>> impegnati su alcune delle frontiere strategiche dell’attuale sviluppo
>> tecnologico. Inducendo, temo, un’inefficienza sistemica di medio periodo
>> a fronte di un possibile risparmio settoriale immediato.
>>
>
>
> cosa che non c'entra con l'emendamento, essendo stata fatta l'anno scorso..
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Federico Morando
On 13/02/2015 17:13, Stefano Quintarelli wrote:
> mi sa che c'e' un filo di confusione tra procurement (che c'e' gia)
> con coordinamento (che non c'e')
Sicuramente di confusione ce n'è parecchia, perché molti di noi sono
neofiti, ma forse ci puoi aiutare a capire meglio la tua "visione" di
quel che ora si può (potrà) fare, con esempi pratici? (Ovviamente, i
link sono ben accetti, se l'hai già chiarito ampiamente altrove :-))
Il mio problema è, ad esempio, che la metafora calcistica è stata
efficace e obbligata dai tempi dell'aula, ma a me non è chiaro cosa
rappresentino la dimensione del pallone (quello si capiva: il
coordinamento dei dati), le regole sul fuori gioco, etc. ;-)
Federico
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Stefano Quintarelli
mi sa che c'e' un filo di confusione tra procurement (che c'e' gia) con
coordinamento (che non c'e')
On 13/02/2015 17:09, Alessandro Mantelero wrote:
> E tra i difetti del centralismo aggiungiamo la maggior sensibilità alle
> pressioni delle lobbies, in un sistema che è privo di regolamentazione
> in materia.
> Speriamo poi che il centralismo non uccida le idee dal basso che hanno
> offerto interessanti risultati in passato (penso ad es. all'informatica
> nella scuola), a fronte di progetti centralizzati assai confusi
> (chiedete nel settore scuola come hanno lavorato bene con due gestionali
> in parte sovrapposti fra loro ed entrambi non certo noti per efficacia
> di funzionamento).
>
> My two cents,
>
> Alessandro
>
>
> On Fri, 13 Feb 2015 17:01:15 +0100
> Federico Morando <federico.morando(a)polito.it> wrote:
>> On 13/02/2015 16:48, Stefano Quintarelli wrote:
>>> p.s. non avevo idea quanto fosse frammentato l'IT pubblico.
>>> comprensibili tutte le lamentele contro lo stato e la burocrazia.
>>>
>>> gli attuali sistemi sono solo il frutto della meccanizzazione: quando
>>> i comuni gestivano l'anagrafe sulla carta non poteva che essere così.
>>> l'integrazione appòlicativa la fanno i cittadini che sono il bus per
>>> fare comunicare due sistemi informativi con i device di I/O che sono
>>> impiegati e la portante e' la carta
>>> al giorno d'oggi non DEVE più essere così e per farlo occorre
>>> coordinamento. e per poterlo consentire occorreva togliere il tappo
>>> che lo rendeva incostituzionale.
>>> (ammesso la riforma arrivi in fondo)
>> Caro Stefano,
>>
>> vero è che l'IT pubblico è frammentato. Mi pare anche vero che le
>> istituzioni centrali che si occupano di IT siano ancor più disastrate
>> di quelle regionali... ergo, la preoccupazione che qualsiasi strumento
>> che favorisca il centralismo possa anche essere abusato mi pare
>> fondata. Ovviamente, tutto può essere abusato... però questo non
>> risolve il dibattito, perché il caso in esame mi pare ancor più
>> delicato di altri, e i precedenti di scarsa efficienza di CNIPA,
>> DigitPA e AgID non mi paiono facilmente liquidabili come off-topic.
>> Insomma, in ottica costruttiva, *mi pare importante cominciare fin
>> d'ora a pensare/costruire strumenti di legge ordinaria che declinino
>> la riforma costituzionale di cui sei papà nella direzione che auspichi
>> tu*, e non nella direzione che teme chi ha bene a mente alcuni difetti
>> di CNIPA, DigitPA, AgID.
>>
>> La "critica", quindi, è secondo me costruttiva: teniamoci pronti ad
>> indirizzare le opportunità di standardizzazione per il bene, cercando
>> di evitare gli effetti collaterali che il centralismo può avere (così
>> come l'eccessiva frammentazione).
>>
>> My two cents,
>>
>> Federico
>
>
> -----
> Nessun virus nel messaggio.
> Controllato da AVG - www.avg.com
> Versione: 2015.0.5646 / Database dei virus: 4284/9106 - Data di
> rilascio: 13/02/2015
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Alessandro Mantelero
E tra i difetti del centralismo aggiungiamo la maggior
sensibilità alle pressioni delle lobbies, in un sistema
che è privo di regolamentazione in materia.
Speriamo poi che il centralismo non uccida le idee dal
basso che hanno offerto interessanti risultati in passato
(penso ad es. all'informatica nella scuola), a fronte di
progetti centralizzati assai confusi (chiedete nel settore
scuola come hanno lavorato bene con due gestionali in
parte sovrapposti fra loro ed entrambi non certo noti per
efficacia di funzionamento).
My two cents,
Alessandro
On Fri, 13 Feb 2015 17:01:15 +0100
Federico Morando <federico.morando(a)polito.it> wrote:
> On 13/02/2015 16:48, Stefano Quintarelli wrote:
>> p.s. non avevo idea quanto fosse frammentato l'IT
>>pubblico.
>> comprensibili tutte le lamentele contro lo stato e la
>>burocrazia.
>>
>> gli attuali sistemi sono solo il frutto della
>>meccanizzazione: quando i comuni gestivano l'anagrafe
>>sulla carta non poteva che essere così.
>> l'integrazione appòlicativa la fanno i cittadini che
>>sono il bus per fare comunicare due sistemi informativi
>>con i device di I/O che sono impiegati e la portante e'
>>la carta
>> al giorno d'oggi non DEVE più essere così e per farlo
>>occorre coordinamento. e per poterlo consentire occorreva
>>togliere il tappo che lo rendeva incostituzionale.
>> (ammesso la riforma arrivi in fondo)
> Caro Stefano,
>
> vero è che l'IT pubblico è frammentato. Mi pare anche
>vero che le istituzioni centrali che si occupano di IT
>siano ancor più disastrate di quelle regionali... ergo,
>la preoccupazione che qualsiasi strumento che favorisca
>il centralismo possa anche essere abusato mi pare
>fondata. Ovviamente, tutto può essere abusato... però
>questo non risolve il dibattito, perché il caso in esame
>mi pare ancor più delicato di altri, e i precedenti di
>scarsa efficienza di CNIPA, DigitPA e AgID non mi paiono
>facilmente liquidabili come off-topic. Insomma, in ottica
>costruttiva, *mi pare importante cominciare fin d'ora a
>pensare/costruire strumenti di legge ordinaria che
>declinino la riforma costituzionale di cui sei papà nella
>direzione che auspichi tu*, e non nella direzione che
>teme chi ha bene a mente alcuni difetti di CNIPA,
>DigitPA, AgID.
>
> La "critica", quindi, è secondo me costruttiva:
>teniamoci pronti ad indirizzare le opportunità di
>standardizzazione per il bene, cercando di evitare gli
>effetti collaterali che il centralismo può avere (così
>come l'eccessiva frammentazione).
>
> My two cents,
>
>Federico
Feb. 13, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Diego Giorio
Anzitutto mi unisco ai complimenti generali per come è stata condotto "l'emendamento Quintarelli", a dimostrazione di come una sola persona, competente e di buona volontà, possa fare la differenza.
Da dipendente pubblico, che ha cercato di informatizzare il possibile e di sensibilizzare i colleghi attraverso corsi ed articoli sulle riviste di settore, vorrei aggiungere un elemento di riflessione: la complessità normativa è certamente un ostacolo, l'inerzia degli uffici pure, l'età media anche. Va anche considerato, tuttavia, che almeno nei Comuni (non ho esperienza diretta nelle altre PA, ma, da quel che sento, non sono messe molto meglio), ci sono risorse per la formazione sempre più scarse. Per la formazione abbiamo a bilancio 85euro/dipendente per l'intero anno. Di fatto gli unici corsi possibili sono quelli gratuiti delle ditte che li offrono per far pubblicità (e non tutti sono di buon livello) o quelli che alla fine ci paghiamo di tasca nostra, tipo questo a cui parteciperò la prossima settimana http://shop.altalex.com/index.php/corsi-in-aula/master-diritto-nuove-tecnol…. Se vogliamo evitare che qualcuno che deve spedire un pdf lo stampi e lo scansioni anzichè salvarlo semplicemente (visto con i miei occhi) forse un minimo di investimento in più nella formazione dei propri dipendenti lo Stato dovrebbe considerarlo.
Un saluto a tutti
> Date: Fri, 13 Feb 2015 16:48:34 +0100
> From: stefano(a)quintarelli.it
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: [nexa] p.s.
>
> p.s. non avevo idea quanto fosse frammentato l'IT pubblico.
> comprensibili tutte le lamentele contro lo stato e la burocrazia.
>
> gli attuali sistemi sono solo il frutto della meccanizzazione: quando i
> comuni gestivano l'anagrafe sulla carta non poteva che essere così.
> l'integrazione appòlicativa la fanno i cittadini che sono il bus per
> fare comunicare due sistemi informativi con i device di I/O che sono
> impiegati e la portante e' la carta
> al giorno d'oggi non DEVE più essere così e per farlo occorre
> coordinamento. e per poterlo consentire occorreva togliere il tappo che
> lo rendeva incostituzionale.
> (ammesso la riforma arrivi in fondo)
>
> ciao,s.
> --
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Feb. 13, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Stefano Quintarelli
non mi ho spiegato ...
l'IT pubblico include anche quello centrale
una delle cause principali - non l'unica - e' la impossibilita' di
stabilire un coordinamento.
poi ci sono tutte le altre, mala gestio incluse, che sono una invariante
On 13/02/2015 17:01, Federico Morando wrote:
> On 13/02/2015 16:48, Stefano Quintarelli wrote:
>> p.s. non avevo idea quanto fosse frammentato l'IT pubblico.
>> comprensibili tutte le lamentele contro lo stato e la burocrazia.
>>
>> gli attuali sistemi sono solo il frutto della meccanizzazione: quando
>> i comuni gestivano l'anagrafe sulla carta non poteva che essere così.
>> l'integrazione appòlicativa la fanno i cittadini che sono il bus per
>> fare comunicare due sistemi informativi con i device di I/O che sono
>> impiegati e la portante e' la carta
>> al giorno d'oggi non DEVE più essere così e per farlo occorre
>> coordinamento. e per poterlo consentire occorreva togliere il tappo
>> che lo rendeva incostituzionale.
>> (ammesso la riforma arrivi in fondo)
> Caro Stefano,
>
> vero è che l'IT pubblico è frammentato. Mi pare anche vero che le
> istituzioni centrali che si occupano di IT siano ancor più disastrate di
> quelle regionali... ergo, la preoccupazione che qualsiasi strumento che
> favorisca il centralismo possa anche essere abusato mi pare fondata.
> Ovviamente, tutto può essere abusato... però questo non risolve il
> dibattito, perché il caso in esame mi pare ancor più delicato di altri,
> e i precedenti di scarsa efficienza di CNIPA, DigitPA e AgID non mi
> paiono facilmente liquidabili come off-topic. Insomma, in ottica
> costruttiva, *mi pare importante cominciare fin d'ora a
> pensare/costruire strumenti di legge ordinaria che declinino la riforma
> costituzionale di cui sei papà nella direzione che auspichi tu*, e non
> nella direzione che teme chi ha bene a mente alcuni difetti di CNIPA,
> DigitPA, AgID.
>
> La "critica", quindi, è secondo me costruttiva: teniamoci pronti ad
> indirizzare le opportunità di standardizzazione per il bene, cercando di
> evitare gli effetti collaterali che il centralismo può avere (così come
> l'eccessiva frammentazione).
>
> My two cents,
>
> Federico
>
> Nessun virus nel messaggio.
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