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Re: [nexa] ISOC: "Your Digital Footprint"
by Claudio Agosti
E' un lavoro davvero completo, facile da fruire come formato e molto chiaro.
Prima di questo prodotto di ISOC, usavo come riferimento:
http://www.myshadow.org che indico perchè può contenere ancora qualche
spunto interessante.
Ma questo di ISOC è 2 passi avanti come fruibilità e contenuti.
Nella sezione " How Can I Manage My Digital Footprints? ", hanno raggiunto
il top! lo sviluppo dell'igene personale sui dati lasciati in giro è uno
studio molto complesso, stavo lavorando su un documento che lo spiegasse, e
l'hanno reso chiaro e sintetito. sezione 3, "diventa un utente sofisticato
dei servizi che usano", mostra precisamente lo screenshot del default più
lesivo che esiste al momento (settings di Chrome, sulla cessione automatica
di ogni link, click, e lettera digitata nella URL bar a google).
Sono chiari e sintetici eppure dimostrano di avere dietro uno studio
tecnologico avanzatissimo.
In "What Dynamics are at Work in the World of Digital Footprints" danno una
visione comprensibile di un fenomeno molto complesso, non mi sarei mai
aspettato un prodotto così bello!
Penso che quello che possa fare uno speaker è semplicemente andare a
conferenze, con queste slide, e talvolta interromperle per mettere commenti
allineati con l'audience. Ccontengono tanto di quel contenuto così ben
spiegato che va solo valorizzato, non mi sentirei di aggiungere altro se
non degli elementi contestualizzati per chi si ha di fronte.
E' davvero un nuovo riferimento da usare. sono proprio soddisfatto, grazie!
On Sat, Jul 5, 2014 at 11:04 AM, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it> wrote:
>
>
> http://www.internetsociety.org/your-digital-footprint
>
> *Where’s Your Digital Footprint?*
>
> An open and strong Internet means you are in control of what you see,
> hear, and create online.
>
> It's your Internet and your digital footprint is one of the most important
> things on it. But how much of it is under your control, or even visible to
> you?
>
> *Online Tutorials: Getting To Know Your Footprint *
>
> Take back control of your online identity. Here are nine online tutorials
> to help you not only learn about your digital footprint, but help you make
> the right choices for you.
>
> *Watch The Tutorials!*
>
> What Is A Digital Footprint?
> Why Did We Start Leaving Such Big Footprints?
> What Is The Economic Bargain for Internet Users?
> Are Digital Footprints A Problem?
> Do Different Devices Make Different Digital Footprints?
> How Can I Manage My Digital Footprints?
> Who Is Tracking Me and How Do They Do It?
> What Dynamics Are At Work in the World of Digital Footprints?
> How Does Legislation Affect Digital Footprints?
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
July 6, 2014
Google premia chi tratta i Big Data con strutture succinte
by agatalotauro@libero.it
Buongiorno.
Conoscete questo link?
http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2014/6/6/INFORMATICA-Google-premi…
chi-tratta-i-Big-Data-con-strutture-succinte-/505424/
Google premia chi tratta i Big Data con strutture succinte. (http://www.
ilsussidiario.net/ )
Agata
MIUR - ETEE
>----Messaggio originale----
>Da: luciano.paccagnella(a)unito.it
>Data: 6-lug-2014 1.07
>A: <nexa(a)server-nexa.polito.it>
>Ogg: Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
>
>Nel caso della mia università (ma sospetto sia così un po' ovunque), da
>quanto ho capito chi ha deciso ha potuto farlo in totale autonomia,
>limitandosi a comunicare al consiglio di amministrazione (nemmeno al
>senato accademico) una decisione presentata come puramente tecnica:
>"finora abbiamo speso 100k euro, adesso possiamo avere gratis tutto e
>meglio."
>
>Il secondo problema è che il corpo docente, sia pure non interpellato in
>sede di valutazione della questione, a parte qualche eccezione non
>sembra essersi reso conto del problema nemmeno quando, a decisione
>presa, ne è stato informato.
>
>Luciano
>
>--
>Dipartimento di Culture, Politica e Società
>Università di Torino
>http://www.didattica-cps.unito.it/do/docenti.pl/Show?_id=lpaccagn
>
>
>
>Il giorno sab, 05/07/2014 alle 17.16 +0200, Francesco Nachira ha
>scritto:
>> Questa sembra essere una tendenza globale: Google sta convincendo gli
>> amministratori delle mail degli atenei in Europa, a migrare la
>> gestione dell'e-mail, in precedenza gestita dai servizi di ateneo, su
>> google mail.
>> es. http://www.bristol.ac.uk/it-services/advice/mobile/migrate/
>> Alcune università hanno accettato la migrazione solo per gli studenti;
>> altre anche per lo staff accademico.
>> Questi accordi - immagino - prevedono anche la migrazione anche dei
>> contenuti del passato, e limitate garanzie che impediscano al gestore
>> di fare una analisi delle e-mail .
>> I raffinati strumenti in possesso di Google per l'analisi del testo e
>> delle reti sociali (ossia in questo caso dei corrispondenti delle
>> e-mail) possono estrarre dalle e-mail dati cruciali e di enorme
>> valore. Informazioni quali il profilo dettagliato, delle attività di
>> ricerca; delle aree di interesse e di competenza dei membri delllo
>> staff; dei loro contatti e relazioni (pensiamo a quanto sia rilevante
>> nel contesto della formazione di progetti o di gruppi di ricerca), il
>> valore dell'individuo.
>> Pensiamo solo quanto queste informazioni siano rilevanti per una
>> eventuale università/società (in genere privata) interressata a
>> acquisire specifiche competenze, strappando queste competenze dagli
>> atenei / istituti di ricerca dove queste competenze si sono
>> sviluppate.
>>
>> L'affidare la gestione di queste informazioni a quelli che stanno
>> diventando gli oligopolisti dei settori postindustriali dell'economia
>> del XXI secolo [1] , contribuisce a rafforzare la loro posizione di
>> oligopolio, ed è sintomo di una rinuncia ad ogni indipendenza e
>> sovranità tecnologica da parte dell'Europa. Consideriamo che abbiamo
>> scoperto che questi oligopolisti (quasi esclusivamente situati negli
>> USA) spesso passano queste informazioni ai servizi USA.
>>
>> Concordo con Stefano Quintarelli, sarebbe opportuno preparare una
>> bozza di interrogazione. Interrogazione da presentare (una volta
>> adattate alle culture, lingue e modalità locali di
>> interpellanza/interrogazione) al Parlamento Europeo e ai Parlamenti
>> Nazionali ; alcuni parlamenti - dopo l'"affaire" NSA - sono
>> particolarmente sensibili al tema.
>> Francesco Nachira
>>
>> [1] vedi anche introduzione al seminario W3C " Internet Identity
>> Ecosystem - The evolution of the Internet: Towards a common or capture
>> and surveillance of collective intelligence? "
>> http://liberosapere.org/iie-intro.pdf
>>
>> On 03/07/14 17:01, Stefano Quintarelli wrote:
>>
>> > qualcuno mi butta giu' una bozza di interpellanza urgente al
>> > ministro dell'universita' che la presento al volissimo ?
>> > sono *serio*
>> > pls. scrivetemi direttamente...
>>
>> On 03/07/14 15:12, Luciano Paccagnella wrote:
>>
>> > Cari nexiani, come qualcuno di voi sicuramente già sa, diversi atenei
>> > italiani -- tra cui l'Università di Torino -- stanno dismettendo i
>> > propri sistemi di gestione della mail istituzionale, per aderire
>> > all'offerta educational di Gmail.
>> >
>> > Allego di seguito alcune mie considerazioni sulla questione espresse in
>> > sede di Consiglio del mio dipartimento, che ritengo possano interessare
>> > questa lista.
>> >
>> > grazie per eventuali commenti.
>> >
>> > Luciano
>> >
>> > Il giorno 19 giugno 2014 i membri del Dipartimento di Culture, Politica
>> > e Società dell'Università di Torino hanno ricevuto una strana mail, con
>> > subject "Migrazione Account Gmail", proveniente da un indirizzo finora
>> > sconosciuto. Il testo della mail informava brevemente che "il tuo
>> > account personale di posta elettronica a partire dalle ore 9 di
>> > mercoledì 25 giugno verrà migrato sul nuovo servizio di posta
>> > elettronica di Ateneo. Si precisa inoltre che al primo accesso nel nuovo
>> > account è necessario accettare le condizioni di contratto". Lo stesso
>> > messaggio sta giungendo, scaglionato nelle tempistiche a seconda dei
>> > dipartimenti di afferenza, a tutto il personale dell'ateneo torinese.
>> >
>> > La struttura del messaggio presenta alcuni elementi tipici del fishing
>> > (ovvero le mail-truffa), tra cui un singolo riferimento nel subject a
>> > Gmail (il noto servizio di mail dell'azienda americana Google) di cui
>> > però non si dice nulla nel testo del messaggio, un cenno a una
>> > fantomatica "migrazione", ma nessun dettaglio concreto che possa far
>> > pensare davvero alla modifica di un servizio essenziale come la posta
>> > elettronica istituzionale di ateneo. Ho quindi archiviato il messaggio
>> > come spazzatura, o come uno scherzo, o come qualcosa che se si fosse
>> > dimostrato autentico sarebbe stato dignitosamente ripreso, illustrato e
>> > discusso con mail successive.
>> >
>> > Alcuni giorni dopo ho scoperto che non si tratta di uno scherzo.
>> > L'Università di Torino, uno dei maggiori atenei italiani, sta davvero
>> > chiudendo il proprio servizio di posta elettronica istituzionale e,
>> > attraverso un accordo con Google, si affiderà d'ora in avanti a Gmail.
>> >
>> > A quanto pare, il servizio offerto gratuitamente da Google farà
>> > risparmiare 100.000 euro all'anno di gestione della posta elettronica
>> > per i 450.000 utenti del dominio unito.it e offrirà alcune funzionalità
>> > avanzate. Gli utenti vengono rassicurati che i vecchi messaggi non
>> > andranno persi e anzi aumenterà lo spazio a disposizione.
>> >
>> > Francamente, non sono queste le rassicurazioni che desidero. Piuttosto
>> > mi chiedo:
>> >
>> > * è possibile visionare preventivamente le "condizioni di contratto" che
>> > "è necessario accettare al primo accesso nel nuovo account"? o bisogna
>> > "accettare" a scatola chiusa?
>> >
>> > * è possibile rifiutare di accettare queste condizioni? o accettarne
>> > solo alcune e negoziarne altre?
>> >
>> > * dal momento che l'università di Torino non ha più un proprio servizio
>> > di mail, cosa succede se un docente (che ha bisogno della posta
>> > elettronica per svolgere il suo lavoro) non accetta il contratto con
>> > Google?
>> >
>> > * quali garanzie ci sono sul tipo di utilizzo che eventualmente Google
>> > potrà fare del contenuto dei messaggi, in particolare in presenza di
>> > dati sensibili?
>> >
>> > * dove risiederanno fisicamente i server su cui verranno archiviati i
>> > dati? a quale legislazione faranno riferimento?
>> >
>> > * quali garanzie ci sono circa l'eventualità che il servizio offerto
>> > oggi gratuitamente da Google, diventi domani a pagamento? o circa
>> > l'eventualità che Google cambi unilateralmente le condizioni di
>> > contratto attuali?
>> >
>> > * sono stati valutati i costi di uscita dall'adesione al servizio Gmail?
>> > a quali condizioni economiche, tecnologiche e di formazione del
>> > personale sarà possibile in futuro valutare l'adesione a servizi
>> > concorrenti, oppure un ritorno a un servizio gestito autonomamente?
>> >
>> > * se è vero che l'Università di Torino ha speso finora 100.000 euro
>> > all'anno per la sola gestione del servizio di posta elettronica, come è
>> > stato calcolato questo costo?
>> >
>> > * la decisione, da parte di un'istituzione pubblica, di dismettere il
>> > proprio servizio di posta elettronica e affidarsi a quello offerto da
>> > un'azienda privata è carica di implicazioni tecnologiche, sociali,
>> > politiche, economiche e giuridiche. Sono molti i docenti del nostro
>> > ateneo che si occupano di questi temi: qualcuno di loro è stato
>> > consultato?
>> >
>> > * chi si è fatto carico di questa decisione, quando, e in quale sede?
>> >
>> > Spero che almeno alcune di queste domande possano trovare una risposta.
>> >
>> > Luciano Paccagnella
>> > Professore Associato di Sociologia dei processi culturali
>> > Dipartimento di Culture, Politica e Società
>> > Università di Torino
>> >
>> >
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
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>nexa(a)server-nexa.polito.it
>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
July 6, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Luciano Paccagnella
Nel caso della mia università (ma sospetto sia così un po' ovunque), da
quanto ho capito chi ha deciso ha potuto farlo in totale autonomia,
limitandosi a comunicare al consiglio di amministrazione (nemmeno al
senato accademico) una decisione presentata come puramente tecnica:
"finora abbiamo speso 100k euro, adesso possiamo avere gratis tutto e
meglio."
Il secondo problema è che il corpo docente, sia pure non interpellato in
sede di valutazione della questione, a parte qualche eccezione non
sembra essersi reso conto del problema nemmeno quando, a decisione
presa, ne è stato informato.
Luciano
--
Dipartimento di Culture, Politica e Società
Università di Torino
http://www.didattica-cps.unito.it/do/docenti.pl/Show?_id=lpaccagn
Il giorno sab, 05/07/2014 alle 17.16 +0200, Francesco Nachira ha
scritto:
> Questa sembra essere una tendenza globale: Google sta convincendo gli
> amministratori delle mail degli atenei in Europa, a migrare la
> gestione dell'e-mail, in precedenza gestita dai servizi di ateneo, su
> google mail.
> es. http://www.bristol.ac.uk/it-services/advice/mobile/migrate/
> Alcune università hanno accettato la migrazione solo per gli studenti;
> altre anche per lo staff accademico.
> Questi accordi - immagino - prevedono anche la migrazione anche dei
> contenuti del passato, e limitate garanzie che impediscano al gestore
> di fare una analisi delle e-mail .
> I raffinati strumenti in possesso di Google per l'analisi del testo e
> delle reti sociali (ossia in questo caso dei corrispondenti delle
> e-mail) possono estrarre dalle e-mail dati cruciali e di enorme
> valore. Informazioni quali il profilo dettagliato, delle attività di
> ricerca; delle aree di interesse e di competenza dei membri delllo
> staff; dei loro contatti e relazioni (pensiamo a quanto sia rilevante
> nel contesto della formazione di progetti o di gruppi di ricerca), il
> valore dell'individuo.
> Pensiamo solo quanto queste informazioni siano rilevanti per una
> eventuale università/società (in genere privata) interressata a
> acquisire specifiche competenze, strappando queste competenze dagli
> atenei / istituti di ricerca dove queste competenze si sono
> sviluppate.
>
> L'affidare la gestione di queste informazioni a quelli che stanno
> diventando gli oligopolisti dei settori postindustriali dell'economia
> del XXI secolo [1] , contribuisce a rafforzare la loro posizione di
> oligopolio, ed è sintomo di una rinuncia ad ogni indipendenza e
> sovranità tecnologica da parte dell'Europa. Consideriamo che abbiamo
> scoperto che questi oligopolisti (quasi esclusivamente situati negli
> USA) spesso passano queste informazioni ai servizi USA.
>
> Concordo con Stefano Quintarelli, sarebbe opportuno preparare una
> bozza di interrogazione. Interrogazione da presentare (una volta
> adattate alle culture, lingue e modalità locali di
> interpellanza/interrogazione) al Parlamento Europeo e ai Parlamenti
> Nazionali ; alcuni parlamenti - dopo l'"affaire" NSA - sono
> particolarmente sensibili al tema.
> Francesco Nachira
>
> [1] vedi anche introduzione al seminario W3C " Internet Identity
> Ecosystem - The evolution of the Internet: Towards a common or capture
> and surveillance of collective intelligence? "
> http://liberosapere.org/iie-intro.pdf
>
> On 03/07/14 17:01, Stefano Quintarelli wrote:
>
> > qualcuno mi butta giu' una bozza di interpellanza urgente al
> > ministro dell'universita' che la presento al volissimo ?
> > sono *serio*
> > pls. scrivetemi direttamente...
>
> On 03/07/14 15:12, Luciano Paccagnella wrote:
>
> > Cari nexiani, come qualcuno di voi sicuramente già sa, diversi atenei
> > italiani -- tra cui l'Università di Torino -- stanno dismettendo i
> > propri sistemi di gestione della mail istituzionale, per aderire
> > all'offerta educational di Gmail.
> >
> > Allego di seguito alcune mie considerazioni sulla questione espresse in
> > sede di Consiglio del mio dipartimento, che ritengo possano interessare
> > questa lista.
> >
> > grazie per eventuali commenti.
> >
> > Luciano
> >
> > Il giorno 19 giugno 2014 i membri del Dipartimento di Culture, Politica
> > e Società dell'Università di Torino hanno ricevuto una strana mail, con
> > subject "Migrazione Account Gmail", proveniente da un indirizzo finora
> > sconosciuto. Il testo della mail informava brevemente che "il tuo
> > account personale di posta elettronica a partire dalle ore 9 di
> > mercoledì 25 giugno verrà migrato sul nuovo servizio di posta
> > elettronica di Ateneo. Si precisa inoltre che al primo accesso nel nuovo
> > account è necessario accettare le condizioni di contratto". Lo stesso
> > messaggio sta giungendo, scaglionato nelle tempistiche a seconda dei
> > dipartimenti di afferenza, a tutto il personale dell'ateneo torinese.
> >
> > La struttura del messaggio presenta alcuni elementi tipici del fishing
> > (ovvero le mail-truffa), tra cui un singolo riferimento nel subject a
> > Gmail (il noto servizio di mail dell'azienda americana Google) di cui
> > però non si dice nulla nel testo del messaggio, un cenno a una
> > fantomatica "migrazione", ma nessun dettaglio concreto che possa far
> > pensare davvero alla modifica di un servizio essenziale come la posta
> > elettronica istituzionale di ateneo. Ho quindi archiviato il messaggio
> > come spazzatura, o come uno scherzo, o come qualcosa che se si fosse
> > dimostrato autentico sarebbe stato dignitosamente ripreso, illustrato e
> > discusso con mail successive.
> >
> > Alcuni giorni dopo ho scoperto che non si tratta di uno scherzo.
> > L'Università di Torino, uno dei maggiori atenei italiani, sta davvero
> > chiudendo il proprio servizio di posta elettronica istituzionale e,
> > attraverso un accordo con Google, si affiderà d'ora in avanti a Gmail.
> >
> > A quanto pare, il servizio offerto gratuitamente da Google farà
> > risparmiare 100.000 euro all'anno di gestione della posta elettronica
> > per i 450.000 utenti del dominio unito.it e offrirà alcune funzionalità
> > avanzate. Gli utenti vengono rassicurati che i vecchi messaggi non
> > andranno persi e anzi aumenterà lo spazio a disposizione.
> >
> > Francamente, non sono queste le rassicurazioni che desidero. Piuttosto
> > mi chiedo:
> >
> > * è possibile visionare preventivamente le "condizioni di contratto" che
> > "è necessario accettare al primo accesso nel nuovo account"? o bisogna
> > "accettare" a scatola chiusa?
> >
> > * è possibile rifiutare di accettare queste condizioni? o accettarne
> > solo alcune e negoziarne altre?
> >
> > * dal momento che l'università di Torino non ha più un proprio servizio
> > di mail, cosa succede se un docente (che ha bisogno della posta
> > elettronica per svolgere il suo lavoro) non accetta il contratto con
> > Google?
> >
> > * quali garanzie ci sono sul tipo di utilizzo che eventualmente Google
> > potrà fare del contenuto dei messaggi, in particolare in presenza di
> > dati sensibili?
> >
> > * dove risiederanno fisicamente i server su cui verranno archiviati i
> > dati? a quale legislazione faranno riferimento?
> >
> > * quali garanzie ci sono circa l'eventualità che il servizio offerto
> > oggi gratuitamente da Google, diventi domani a pagamento? o circa
> > l'eventualità che Google cambi unilateralmente le condizioni di
> > contratto attuali?
> >
> > * sono stati valutati i costi di uscita dall'adesione al servizio Gmail?
> > a quali condizioni economiche, tecnologiche e di formazione del
> > personale sarà possibile in futuro valutare l'adesione a servizi
> > concorrenti, oppure un ritorno a un servizio gestito autonomamente?
> >
> > * se è vero che l'Università di Torino ha speso finora 100.000 euro
> > all'anno per la sola gestione del servizio di posta elettronica, come è
> > stato calcolato questo costo?
> >
> > * la decisione, da parte di un'istituzione pubblica, di dismettere il
> > proprio servizio di posta elettronica e affidarsi a quello offerto da
> > un'azienda privata è carica di implicazioni tecnologiche, sociali,
> > politiche, economiche e giuridiche. Sono molti i docenti del nostro
> > ateneo che si occupano di questi temi: qualcuno di loro è stato
> > consultato?
> >
> > * chi si è fatto carico di questa decisione, quando, e in quale sede?
> >
> > Spero che almeno alcune di queste domande possano trovare una risposta.
> >
> > Luciano Paccagnella
> > Professore Associato di Sociologia dei processi culturali
> > Dipartimento di Culture, Politica e Società
> > Università di Torino
> >
> >
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> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 5, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Stefano Quintarelli
se qualcuno mi butta giu' una bozza, io presento...
On 05/07/2014 17:16, Francesco Nachira wrote:
>
> Concordo con Stefano Quintarelli, sarebbe opportuno preparare una bozza
> di interrogazione. Interrogazione da presentare (una volta adattate alle
> culture, lingue e modalità locali di interpellanza/interrogazione) al
> Parlamento Europeo e ai Parlamenti Nazionali ; alcuni parlamenti - dopo
> l'"affaire" NSA - sono particolarmente sensibili al tema.
July 5, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Francesco Nachira
Questa sembra essere una tendenza globale: Google sta convincendo gli
amministratori delle mail degli atenei in Europa, a migrare la gestione
dell'e-mail, in precedenza gestita dai servizi di ateneo, su google mail.
es. http://www.bristol.ac.uk/it-services/advice/mobile/migrate/
Alcune università hanno accettato la migrazione solo per gli studenti;
altre anche per lo staff accademico.
Questi accordi - immagino - prevedono anche la migrazione anche dei
contenuti del passato, e limitate garanzie che impediscano al gestore di
fare una analisi delle e-mail .
I raffinati strumenti in possesso di Google per l'analisi del testo e
delle reti sociali (ossia in questo caso dei corrispondenti delle
e-mail) possono estrarre dalle e-mail dati cruciali e di enorme valore.
Informazioni quali il profilo dettagliato, delle attività di ricerca;
delle aree di interesse e di competenza dei membri delllo staff; dei
loro contatti e relazioni (pensiamo a quanto sia rilevante nel contesto
della formazione di progetti o di gruppi di ricerca), il valore
dell'individuo.
Pensiamo solo quanto queste informazioni siano rilevanti per una
eventuale università/società (in genere privata) interressata a
acquisire specifiche competenze, strappando queste competenze dagli
atenei / istituti di ricerca dove queste competenze si sono sviluppate.
L'affidare la gestione di queste informazioni a quelli che stanno
diventando gli oligopolisti dei settori postindustriali dell'economia
del XXI secolo [1] , contribuisce a rafforzare la loro posizione di
oligopolio, ed è sintomo di una rinuncia ad ogni indipendenza e
sovranità tecnologica da parte dell'Europa. Consideriamo che abbiamo
scoperto che questi oligopolisti (quasi esclusivamente situati negli
USA) spesso passano queste informazioni ai servizi USA.
Concordo con Stefano Quintarelli, sarebbe opportuno preparare una bozza
di interrogazione. Interrogazione da presentare (una volta adattate alle
culture, lingue e modalità locali di interpellanza/interrogazione) al
Parlamento Europeo e ai Parlamenti Nazionali ; alcuni parlamenti - dopo
l'"affaire" NSA - sono particolarmente sensibili al tema.
Francesco Nachira
[1] vedi anche introduzione al seminario W3C " Internet Identity
Ecosystem - The evolution of the Internet: Towards a common or capture
and surveillance of collective intelligence? "
http://liberosapere.org/iie-intro.pdf
On 03/07/14 17:01, Stefano Quintarelli wrote:
> qualcuno mi butta giu' una bozza di interpellanza urgente al ministro
> dell'universita' che la presento al volissimo ?
> sono *serio*
> pls. scrivetemi direttamente...
On 03/07/14 15:12, Luciano Paccagnella wrote:
> Cari nexiani, come qualcuno di voi sicuramente già sa, diversi atenei
> italiani -- tra cui l'Università di Torino -- stanno dismettendo i
> propri sistemi di gestione della mail istituzionale, per aderire
> all'offerta educational di Gmail.
>
> Allego di seguito alcune mie considerazioni sulla questione espresse in
> sede di Consiglio del mio dipartimento, che ritengo possano interessare
> questa lista.
>
> grazie per eventuali commenti.
>
> Luciano
>
> Il giorno 19 giugno 2014 i membri del Dipartimento di Culture, Politica
> e Società dell'Università di Torino hanno ricevuto una strana mail, con
> subject "Migrazione Account Gmail", proveniente da un indirizzo finora
> sconosciuto. Il testo della mail informava brevemente che "il tuo
> account personale di posta elettronica a partire dalle ore 9 di
> mercoledì 25 giugno verrà migrato sul nuovo servizio di posta
> elettronica di Ateneo. Si precisa inoltre che al primo accesso nel nuovo
> account è necessario accettare le condizioni di contratto". Lo stesso
> messaggio sta giungendo, scaglionato nelle tempistiche a seconda dei
> dipartimenti di afferenza, a tutto il personale dell'ateneo torinese.
>
> La struttura del messaggio presenta alcuni elementi tipici del fishing
> (ovvero le mail-truffa), tra cui un singolo riferimento nel subject a
> Gmail (il noto servizio di mail dell'azienda americana Google) di cui
> però non si dice nulla nel testo del messaggio, un cenno a una
> fantomatica "migrazione", ma nessun dettaglio concreto che possa far
> pensare davvero alla modifica di un servizio essenziale come la posta
> elettronica istituzionale di ateneo. Ho quindi archiviato il messaggio
> come spazzatura, o come uno scherzo, o come qualcosa che se si fosse
> dimostrato autentico sarebbe stato dignitosamente ripreso, illustrato e
> discusso con mail successive.
>
> Alcuni giorni dopo ho scoperto che non si tratta di uno scherzo.
> L'Università di Torino, uno dei maggiori atenei italiani, sta davvero
> chiudendo il proprio servizio di posta elettronica istituzionale e,
> attraverso un accordo con Google, si affiderà d'ora in avanti a Gmail.
>
> A quanto pare, il servizio offerto gratuitamente da Google farà
> risparmiare 100.000 euro all'anno di gestione della posta elettronica
> per i 450.000 utenti del dominio unito.it e offrirà alcune funzionalità
> avanzate. Gli utenti vengono rassicurati che i vecchi messaggi non
> andranno persi e anzi aumenterà lo spazio a disposizione.
>
> Francamente, non sono queste le rassicurazioni che desidero. Piuttosto
> mi chiedo:
>
> * è possibile visionare preventivamente le "condizioni di contratto" che
> "è necessario accettare al primo accesso nel nuovo account"? o bisogna
> "accettare" a scatola chiusa?
>
> * è possibile rifiutare di accettare queste condizioni? o accettarne
> solo alcune e negoziarne altre?
>
> * dal momento che l'università di Torino non ha più un proprio servizio
> di mail, cosa succede se un docente (che ha bisogno della posta
> elettronica per svolgere il suo lavoro) non accetta il contratto con
> Google?
>
> * quali garanzie ci sono sul tipo di utilizzo che eventualmente Google
> potrà fare del contenuto dei messaggi, in particolare in presenza di
> dati sensibili?
>
> * dove risiederanno fisicamente i server su cui verranno archiviati i
> dati? a quale legislazione faranno riferimento?
>
> * quali garanzie ci sono circa l'eventualità che il servizio offerto
> oggi gratuitamente da Google, diventi domani a pagamento? o circa
> l'eventualità che Google cambi unilateralmente le condizioni di
> contratto attuali?
>
> * sono stati valutati i costi di uscita dall'adesione al servizio Gmail?
> a quali condizioni economiche, tecnologiche e di formazione del
> personale sarà possibile in futuro valutare l'adesione a servizi
> concorrenti, oppure un ritorno a un servizio gestito autonomamente?
>
> * se è vero che l'Università di Torino ha speso finora 100.000 euro
> all'anno per la sola gestione del servizio di posta elettronica, come è
> stato calcolato questo costo?
>
> * la decisione, da parte di un'istituzione pubblica, di dismettere il
> proprio servizio di posta elettronica e affidarsi a quello offerto da
> un'azienda privata è carica di implicazioni tecnologiche, sociali,
> politiche, economiche e giuridiche. Sono molti i docenti del nostro
> ateneo che si occupano di questi temi: qualcuno di loro è stato
> consultato?
>
> * chi si è fatto carico di questa decisione, quando, e in quale sede?
>
> Spero che almeno alcune di queste domande possano trovare una risposta.
>
> Luciano Paccagnella
> Professore Associato di Sociologia dei processi culturali
> Dipartimento di Culture, Politica e Società
> Università di Torino
>
>
July 5, 2014
Re: [nexa] "Gli artigiani digitali potrebbero salvare l’Italia"
by luca menini
Il 05 luglio 2014 11:22, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it> ha scritto:
> Non credo affatto che gli artigiani digitali possano, da soli,
> "salvare" un paese di 60 milioni di abitanti, ma è sicuramente
> una delle strade da percorrere con forza.
>
Solo Renzi, da solo, puo' salvare l'Italia. Nessun altro ;-)
July 5, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Simone Aliprandi
E' effettivamente una questione delicata.
La privacy come merce di scambio (merce che tra l'altro non ha una
facile quantificazione economica) è una pratica sempre più diffusa. E
qui si tratta non della propria privacy (di cui ogni individuo è
libero di disporre) ma di quella degli altri, che tra l'altro sono
utenti di un pubblico servizio.
Altro problema non da poco è che, banalmente, Gmail è un prodotto
effettivamente performante con cui non è facile competere a livello di
caratteristiche tecniche ed efficienza.
La questione era già stata sollevata da Andrea Rossetti nel 2012
relativamente al caso Bicocca (una delle prime università italiane a
fare quella scelta). Segnalo a tal proposito questo suo post:
http://fildir.blogspot.it/2012/02/la-privacy-degli-studenti-della-bicocca.h….
Un cordiale saluto.
--
Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu
July 5, 2014
"Gli artigiani digitali potrebbero salvare l’Italia"
by J.C. DE MARTIN
Non credo affatto che gli artigiani digitali possano, da soli,
"salvare" un paese di 60 milioni di abitanti, ma è sicuramente
_una_ delle strade da percorrere con forza.
juan carlos
*
**Gli artigiani digitali potrebbero salvare l’Italia*
Tobias Bayer, Die Welt, 1 luglio 2014
/L’economia in Italia soffre del fatto che le piccole imprese non
riescono a sostenersi sulle proprie gambe. Tuttavia, molte aziende
stanno scoprendo la stampa 3D e, quindi, prospettive di sviluppo
completamente nuove.//
/
E’ l’Italia in miniatura.L’isola di Murano vicino a Venezia si trova a
soli 1,2 chilometri quadrati.E’ famosa per il suo vetro soffiato
mondo.500 imprese, per lo più a conduzione familiare, si affollano
sull’isola in spazi ristretti.Molti sono divisi, si parla ma poco con
l’altro; secolari segreti sono custoditi in modo geloso.I tempi sono
duri.I cristalli vengono realizzati da sempre meno aziende, i componenti
di vetro per lampade non sono più molto richiesti.Il lavoro costa molto,
il gas per i forni è caro, logistica è complicata.Sull’isola regna la
tristezza.
La fornace incontra la stampante 3D
Murano deve reinventarsi, come l’Italia.Il la fornace del vetro soffiato
Salviati, undici dipendenti, fondata nel 1859, ha sperimentato con
impegno.Con un design contemporaneo e tecnologia moderna.Rhizaria è il
nome di una lampada dal design audace: un vetro colorato che sembra una
bottiglia rovesciata, e una maglia tessuta con nylon bianco.La rete, che
ricorda una struttura cellulare, è fatto di plastica.Con una stampante
3D il soffiatore di vetro incontra il polimero, la fornace incontra le
stampanti 3D.
[...]
Continua qui:
http://www.firstdraft.it/2014/07/05/gli-artigiani-digitali-potrebbero-salva…
July 5, 2014
ISOC: "Your Digital Footprint"
by J.C. DE MARTIN
http://www.internetsociety.org/your-digital-footprint
*Where's Your Digital Footprint?*
An open and strong Internet means you are in control of what you see,
hear, and create online.
It's your Internet and your digital footprint is one of the most
important things on it. But how much of it is under your control, or
even visible to you?
*Online Tutorials: Getting To Know Your Footprint *
Take back control of your online identity. Here are nine online
tutorials to help you not only learn about your digital footprint, but
help you make the right choices for you.
*Watch The Tutorials!*
What Is A Digital Footprint?
Why Did We Start Leaving Such Big Footprints?
What Is The Economic Bargain for Internet Users?
Are Digital Footprints A Problem?
Do Different Devices Make Different Digital Footprints?
How Can I Manage My Digital Footprints?
Who Is Tracking Me and How Do They Do It?
What Dynamics Are At Work in the World of Digital Footprints?
How Does Legislation Affect Digital Footprints?
July 5, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Giorgio Ventre
Peraltro credo che per un Ateneo grande i costi siano ben maggiori di
100 K annui.
Qui alla Federico II ci sono almeno due se non tre unità di personale
dedicate.
Saluti
Giorgio
========================================================================
Prof. Ing. Giorgio Ventre
Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione
Università degli Studi di Napoli Federico II
Via Claudio 21
80125, Napoli, Italy
Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372
E-mail: giorgio(a)unina.it
http://www.comics.unina.it
http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre
========================================================================
On 03/07/2014 16:25, luca menini wrote:
> Il 03 luglio 2014 15:44, Diego Giorio <dgiorio(a)hotmail.com> ha scritto:
>> Non mi tornano però i conti: si dice che l'Università risparmierà 100,000
>> euro all'anno, e che il servizio era costato 100,000 euro: google lo offre a
>> costo zero?
>>
> Si, alle Universita' Google lo offre a costo "zero" ...
> Anche l'Universita' di Padova, a quanto mi risulta, ha "migrato" gli
> account di tutti gli studenti su gmail.
>
> Ciao.
> luca
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
---
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----
5x1000 AI GIOVANI RICERCATORI
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July 3, 2014