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Re: [nexa] 53° Mercoledì di Nexa - 8 maggio 2013
by Giuseppe Futia
*REMINDER*:
vi ricordiamo che domani mercoledì 8 maggio, dalle ore
18 alle ore 20, si svolgerà il 53° Mercoledì di Nexa,
con un incontro dal titolo: "*Riti e miti della democrazia 2.0*".
All'incontro parteciperà *Carlo Milani*, membro del
gruppo di ricerca interdisciplinare Ippolita <http://www.ippolita.net/>.
Ingresso libero, webcast live all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/upcoming-events.
Cordiali saluti,
Giuseppe
Il giorno 02 maggio 2013 10:32, Giuseppe Futia
<giuseppe.futia(a)polito.it>ha scritto:
>
> Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui<http://nexa.polito.it/mercoledi-53> [image:
> NEXA]
>
> 53° Mercoledì di Nexa
> Mercoledi 8 Maggio 2013, ore 18.00 - 20.00
>
> Via Boggio 65/a, Torino (primo piano)
>
> http://nexa.polito.it/mercoledi-53
> Riti e miti della democrazia 2.0
>
> Speaker
> Carlo Milani
>
> Ingresso libero
>
> This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
>
> In questi ultimi mesi il dibattito attorno alla democrazia elettronica
> diretta, anche detta *democrazia 2.0*, si è fatto particolarmente
> intenso. I suoi sostenitori più radicali affermano che tale modello è
> l’unica alternativa a un sistema nel quale la rappresentanza politica passa
> in secondo piano rispetto ad interessi personali e “di casta”, mentre i
> suoi oppositori continuano a difendere la democrazia rappresentativa così
> come la conosciamo, ritenendola, malgrado i suoi difetti e le sue mancanze,
> il miglior sistema possibile. In occasione del 53° Mercoledì di Nexa, *Carlo
> Milani*, membro del gruppo di ricerca interdisciplinare Ippolita<http://www.ippolita.net/>,
> porterà all’attenzione del pubblico il suo punto di vista in merito,
> secondo cui «i discorsi apparentemente piuttosto libertari a favore della
> democrazia 2.0, costituiscono in realtà una libertà senza sforzo, senza
> critica né riflessione».
>
> In questo contesto le piattaforme di social network, veri e propri
> mediatori digitali, giocano un ruolo cruciale per consentire ai cittadini
> di condividere idee e partecipare attivamente alla discussione. Tuttavia,
> l’apparente libertà fornita dalla piattaforma si basa in realtà su
> algoritmi di cui non si conosce il funzionamento, che assimilano
> continuamente informazioni dalle attività che svolgiamo: «Un oracolo
> digitale, secondo Milani, di fronte a cui gli utenti si prodigano in quelli
> che potrebbero essere definiti *riti 2.0*». Inoltre, all’interno di
> quella che Milani definisce «società della prestazione, dove si misura ogni
> cosa, quanti amici? Followers/seguaci? Debito? Quali previsioni di
> crescita, e quanto velocemente» molti dei movimenti che si sviluppano in
> rete rischiano di prefigurare blocchi identitari omogenei, in cui il
> dibattito rischia di essere unidirezionale. Sulla base di questo scenario,
> quali esercizi, quali tecnologie e quali riti consapevoli è possibile
> immaginare per costruire spazi di dialogo differenti?
>
> BIOGRAFIA - e informazioni supplementari
>
> [image: [Ippolita]]
>
> CARLO MILANI è traduttore, in particolare per la casa editrice Elèuthera
> (Milano). Collabora con Alekos.net (http://alekos.net) per la costruzione
> di tecnologie appropriate. Con il gruppo di ricerca e formazione Ippolita
> mette a punto strumenti e spazi di condivisione fra i linguaggi del
> digitale e i linguaggi della scrittura. Con Ippolita ha pubblicato: "Open
> non è free" (Elèuthera, 2005), "Luci e ombre di Google" (Feltrinelli,
> 2007), "Nell'acquario di Facebook" (Ledizioni, 2012), saggi tradotti anche
> in francese, spagnolo, inglese. Tutti i testi sono rilasciati sotto licenze
> copyleft e disponibili su http://ippolita.net.
>
> Letture consigliate:
>
> - Danah Boyd, Kate Crawford, *Six Provocations for Big Data*, A Decade
> in Internet Time, 2011
> - Rosi Braidotti, Metamorphoses. *Towards a Materialist Theory of
> Becoming*, Polity, 2002
> - Elias Canetti, *Massa e Potere*, Adelphi, Milano, 1981 (1960)
> - Erik Davis, *TechGnosis: Magic, Memory, and the Angels of Information
> *, Five Star, 2005 (1999)
> - Paolo Gerbaudo, *Tweets and the Streets*, Pluto Press, London, 2012
> - Byung-Chul Han, *Transparenzgesellschaft*, Matthes & Seitz, Berlin
> 2012
> - Altre letture consigliate sono disponibili all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/mercoledi-53
>
>
> Per maggiori informazioni su Ippolita:
> http://www.ippolita.net/
>
>
> Che cosa sono il Centro Nexa su Internet & Società e il ciclo di incontri
> “i Mercoledì di Nexa”
>
> Il Centro Nexa su Internet e Società del Politecnico di Torino
> (Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
> indipendente che studia da diversi punti di vista le varie componenti di
> Internet, la “più grande invenzione del secolo” secondo il Premio Nobel
> Rita Levi Montalcini. Maggiori informazioni all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it.
>
> Durante “i Mercoledì di Nexa <http://nexa.polito.it/mercoledi>”, che si
> tengono ogni 2° mercoledì del mese alle ore 18, il Centro di ricerca Nexa
> su Internet e Società apre le sue porte non solo agli esperti e a tutti
> coloro i quali lavorano con Internet, ma anche a semplici appassionati e
> cittadini. Il ciclo di incontri intende approfondire, con un linguaggio
> preciso ma divulgativo, i temi legati al web e al suo sempre più ricco
> mondo: motori di ricerca, Creative Commons, social networks, open
> source/software libero, neutralità della rete, libertà di espressione,
> privacy, file sharing e molto altro. A partire da maggio 2012, ogni 4°
> mercoledì del mese dalle ore 13 alle ore 14, si svolgono "i Nexa Lunch
> Seminar <http://nexa.polito.it/lunch-seminars>", un nuovo ciclo di
> incontri proposto dal Centro Nexa.
>
> Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare e
> confrontarsi sugli argomenti scelti per il dibattito, insieme con i
> direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del Politecnico
> di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di Torino, nonché lo
> staff e i Fellows del Centro Nexa.
>
> See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
> about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not listed
> in this email. Our events are free and open to the public, unless otherwise
> noted.
>
> Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
> disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
> Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive this
> newsletter if this email was forwarded to you. To manage your subscription
> preferences, please click here<https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
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May 7, 2013
Re: [nexa] Fwd: Evidence-based policy-making and impact assessments for Internet-related policies
by J.C. DE MARTIN
Naturalmente sarebbe importante valutare - e all'epoca non mi era chiaro -
anche l'impatto in senso inverso, ovvero, quale impatto sulla società
di modifiche realizzate online?
Un esempio su tutti: la neutralità della rete.
Ciao,
juan carlos
On 06/05/13 22:29, J.C. DE MARTIN wrote:
> Caro Andrea,
>
> grazie del tuo messaggio, che mi trova particolarmente interessato
> perchè - se mi si consenti una memoria personale - già nel lontano 2009
> (o era fine 2008?) in un incontro organizzato a Roma dal Ministero
> degli Esteri
> e coordinato da Stefano Rodotà proponevo precisisamente l'opportunità
> di introdurre un "impact on the Internet assessment" obbligatorio
> ogni qualvolta qualcuno volesse approvare delle norme in qualche
> modo connesse a Internet.
>
> Naturalmente passare dal principio testé espresso ad una vera e propria
> metodologia non è affatto facile... Io da allora non ho avuto alcuna
> occasione per approfondire, ne' posso certo dirmi un esperto di
> impact assessment studies.
>
> Mi verrebbe da dire che sarebbe un argomento perfetto per
> farci sopra un progetto di ricerca (o un call for tender)....
>
> Grazie ancora per stimolo (e link).
>
> Ciao,
> juan carlos
>
>
> On 29/04/13 13:13, Andrea Glorioso wrote:
>> Cari tutti,
>>
>> recentemente ho mandato la riflessione / domanda riprodotta qui sotto
>> sulla lista dell'"Internet Governance Caucus". Penso possa essere
>> interessante anche per la lista NEXA. Sarei molto lieto di ricevere i
>> vostri commenti / osservazioni, anche in forma privata se necessario.
>>
>> Ciao,
>>
>> Andrea
>>
>> ---------- Forwarded message ----------
>> From: *Andrea Glorioso* <andrea(a)digitalpolicy.it
>> <mailto:andrea@digitalpolicy.it>>
>> Date: Mon, Apr 29, 2013 at 12:10 PM
>> Subject: Evidence-based policy-making and impact assessments for
>> Internet-related policies
>> To: "governance(a)lists.igcaucus.org
>> <mailto:governance@lists.igcaucus.org>"
>> <governance(a)lists.igcaucus.org <mailto:governance@lists.igcaucus.org>>
>>
>>
>> Dear all,
>>
>> during the discussions concerning a possible statement by the IGC on
>> the "nature of the Internet" someone - I think it was Milton -
>> underlined the need to have a clear "problem definition" and to
>> assess the impact of different policy options. I also noted that
>> others - I think it was Mawaki - pointed out that this is rather high
>> bar for an "advocacy" statement.
>>
>> I take absolutely no position on the need for analysis / assessment
>> before the IGC makes a statement on this, or other topics. The
>> decision to issue a statement as the IGC is of course fully the
>> responsibility of IGC members, which I'm not.
>>
>> However, this particular exchange led me to a broader consideration.
>> As you might know, the European Commission (similarly to other
>> governments / public authorities) has a formal obligation to conduct
>> an "impact assessment" before proposing new initiatives. In reality,
>> there are some subtleties - not all "initiatives" require it - but
>> the key concept remains.
>>
>> You can find further information on the European Commission's
>> approach to impact assessments at
>> http://ec.europa.eu/governance/impact/index_en.htm. If you are
>> interesed and have plenty of time at your disposal, you might also be
>> interested in two recent papers analysing how well (or not :) the EC
>> has performed in this particular area (G. Lucchetta, "Impact
>> Assessment and the Policy Cycle in the EU", 2013,
>> http://www.ceps.eu/book/impact-assessment-and-policy-cycle-eu; O.
>> Fritsch, C. Radaelli, L. Schrefler, A. Renda, "Regulatory Quality in
>> the European Commission and the UK: Old questions and new findings",
>> 2012,
>> http://www.ceps.eu/book/regulatory-quality-european-commission-and-uk-old-q…)
>>
>>
>> When conducting impact assessments, there are certain agreed
>> procedures which are rather generic or "horizontal", i.e. applying to
>> different policy areas; but there are also add-on procedures and
>> methodologies that are used when tackling more specific policy areas
>> / impacts. To continue with the example of the European Commission
>> Impact Assessment procedures, which are the ones I know best,
>> specific guidelines / methodologies to assess the impact on SMEs,
>> administrative simplification and fundamental rights have been
>> introduced throughout the years.
>>
>> I wonder whether there is a need to introduce specific guidelines /
>> methodologies to assess the impact of Internet-related policies
>> (which I define on the fly as "policies (including regulation, soft
>> law, research activities) which either impact on, or are impacted by,
>> the Internet). Questions that come to my mind:
>>
>> - is the Internet an important enough phenomenon / infrastructure to
>> justify having specific methodologies to assess the impact of
>> policies on it, and its impact on policies?
>> - are existing methodologies (e.g. concerning the impact on ICT or
>> telecommunication networks generically) enough to cover this need?
>> - which kind of basic questions should one ask when assessing the
>> impact of Internet-related policies?
>> - which kind of methodological tools (and from which disciplines)
>> should one consider when performing such impact assessment?
>>
>> Food for thought. I'd appreciate all your comments / reactions,
>> either on the list or also privately.
>>
>> Ciao,
>>
>> Andrea
>>
>> --
>> I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself.
>> Keep it in mind.
>> Twitter: @andreaglorioso
>> Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso
>> LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro
>>
>>
>>
>> --
>>
>> --
>> I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself.
>> Keep it in mind.
>> Twitter: @andreaglorioso
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>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
May 7, 2013
Re: [nexa] "Di censura, leggi ed altre sciocchezze"
by Giovanni Battista Gallus
Complimenti Matteo!
Una ricostruzione assolutamente condivisibile.
Gb Gallus
Il giorno 06/mag/2013 22:58, "Matteo G.P. Flora" <mf(a)thefool.it> ha scritto:
> Scrivo questo messaggio su Nexa, destinato a diventare anche un post sul
> Blog, in uno stato tra il profondamente adirato (non certo con l'avv. De
> Angelis mera "innescatrice" del post) ed il profondamente triste.
>
> Sono giorni che vedo apparire da tutte le parti pagliacciate mediatiche
> come i titoli "Cicchitto annuncia una battaglia politica per zittire il
> popolo della rete". Ho parlato di censura mediatica dal 2007 e, credo,
> prima di chiunque altro in [Italia][2].
>
> Spesso inascoltato, aggiungerei, visti i risultati.
>
> Da quel momento sono stato per anni uno degli attori più esposti per le
> conseguenti manovre, anche legali, che hanno visto delinearsi i processi
> di tutela della reputazione online e della proprietà intellettuale, anche
> attraverso procedimenti cautelari che prevedono il "sequestro di
> traffico". L'ho fatto da "ambedue le parti" in più occasioni, spesso in
> casi di cronaca che conoscete bene.
> Credo di essere citato in una buona metà dei dibattimenti su cui si studia
> il Diritto D'Autore Online degli ultimi 5 anni e che hanno "fatto storia"
> (nei documenti della controparte spesso il mio nome è accompagnato da
> giudizi poco lusinghieri, a voi decidere... =]). Tutto questo per dire che
> forse qualche possibilità di parlare con cognizione di causa ce l’ho
> (forse, eh...).
>
> Credo sia arrivato il momento di trarre qualche conclusione.
>
> In primo luogo quello che mi chiedo, onestamente, è perché mai si debba
> demagogicamente parlare di "una battaglia politica per zittire il popolo
> della rete".
> Innanzitutto sposo l'idea (peraltro condivisa dal buon Quintarelli) che
> parlare di [popolo della rete][1] sia una immane fesseria. Abissale.
> E' una fesseria perché lo si ipotizza come una entità autonoma e non
> intersecata con "i cittadini", discorso che ritengo sia molto stupido
> (poiché sono prima cittadini e poi cittadini anche digitali) e soprattutto
> pericoloso, perché rischia di introdurre una dicotomia fuorviante tra una
> sorta di entità aliena di essere-cibernetico-che-vive-nel-web e il
> cittadino normale, quello che vota, vive e paga le tasse ma che non si
> ritrova ancora digitalizzato.
>
> Non parliamo del "popolo dei cellulari", non parliamo del "popolo del
> GSM", non vedo perché mai parlare di popolo "della rete" sottointendendo
> una sorta di elitarismo o di aristocrazia digitale.
> Anche perché nel termine aristocrazia fatico, soprattutto nella visione
> di partecipazione rumorosa degli ultimi anni, a trovare al componente di
> ἀρετή, di "migliore". Al massimo, ma ne ho parlato in altri contesti, vedo
> una sorta di oligarchia digitale, preminentemente e primariamente
> autoreferenziale.
> Detto questo ancora più complessa e frutto dell'errore dicotomico iniziale
> di "popolo della rete come popolo diverso dai cittadini" vedo questa calca
> di affermazioni sulla ipotetica volontà di censura da parte della politica
> o di una classe dirigente della RETE.
>
> Lasciate che vi illumini: nel caso abbiate vissuto gli ultimi 10 anni in
> una cella criogenica in animazione sospesa, vi ricordo che in Italia la
> censura di Internet esiste già. Da oltre un lustro. Nel momento in cui
> state leggendo, in Italia sono censurati 5.657 [siti web][4], di cui 4322
> su direttive dei Monopoli di Stato, 1199 dal CNCPO e 136 con singoli
> provvedimenti dell'autorità giudiziaria o di organi amministrativi.
> Se vi siete svegliati oggi per gridare "al lupo al lupo" arrivate tardi di
> almeno 7 anni e sebbene sia modaiolo e Hipster ora dire che "cioè, io sono
> pe' la rete libbera" (da leggere con voce romanesca) dove eravate nel
> 2006/2007 quando buona parte dell'Hacktivismo italiano cercava di fare
> grande battage sulla [censura introdotta dalla Prestigiacomo][2] e dai
> provvedimenti calcio e sulla pericolosità della manovra nel suo contesto
> di riferimento? Dove erano tutti quando l'AAMS rivendicava con un una
> manovra AMMINISTRATIVA e nemmeno un decreto legge la possibilità arbitraria
> di filtrare la rete? Vi rispondo io: probabilmente siccome non toccava i
> servizi più utilizzati ed i più amati mezzi di comunicazione modaioli non
> ne importava, in quel momento, assolutamente nulla a chicchessia. E la cosa
> non varia molto oggi se non quando si parla di Facebook, visto che non ho
> visto molte voci di protesta alzarsi quando la censura è stata utilizzata
> da forze politiche italiane per il blocco della divulgazione di contenuti
> per fini politici. Primato per questa nuova applicazione è infatti recente,
> di meno di una settimana fa, ed il triste primato spetta, nemmeno a farlo
> apposta, al [MoVimento 5 Stelle][3].
>
> E non ero solo [io][2] in quegli anni a parlarne, beninteso, ma ero
> accompagnato (se non guidato) da buona parte delle figure storiche
> dell'Internet Hacktivism italiano (tra cui non mi annovero) e del mondo
> della Sicurezza Informatica, persone di calibro e levatura che vanno da
> "Raistlin" Zanero a Quintarelli, da "Mayhem" Pennasilico a "Naif"
> Pietrosanti a “MD” D’Itri, da "Rebus" Gabrini sino a "Cassandra" Calamari,
> da "Vecna" Agosti a "Koba" Falcomatà per passare anche ad avvocati come
> "Kikko" Micozzi e "Gibi" Gallus.
> Ciascuno di loro/noi ha portato avanti dai "[Big Brother Awards][bba]" ad
> HackMeeting ed in tutte le mailing list e gli eventi DECINE di talk
> (personalmente 23 solo di "[Eludere i controlli di Polizia][2]") sul tema
> della censura web e sulla pericolosità che stava introducendo
> nell'ordinamento giuridico il presupposto che fosse possibile e lecito
> bloccare a livello DNS e/o IP un determinato sito web, in quel momento per
> pedo-pornografia, ma evidentemente foriero di altre applicazioni, come già
> dicevo personalmente vestendo i panni di Cassandra del mio tempo (con
> buona pace di Marco Calamari e del suo nick).
> Tutti noi/loro in un coro di voci che dichiaravano la nascita della vera
> Censura italiana di Internet nell'unico momento in cui sarebbe stato
> possibile bloccarla, ma in cui "non era di moda" farlo, quello di creazione
> del provvedimento, del decreto, della sua applicazione e della normativa a
> conforto. Ma all'epoca Riccardo Luna non parlava di Makers, Internet non
> era candidata al Nobel e, per usare un comodo eufemismo, della cosa fregava
> praticamente zero a nessuno tranne che a pochi Nerd come me.
>
> Da quel momento in poi la censura è entrata nella normativa italiana e
> piangere adesso è non solamente stupido ma anche e soprattutto inutile: se
> è parte dell'ordinamento italiano è giusto e necessario che divenga
> strumento utilizzato per dirimere le controversie e per limitare la
> continuazione di un danno, segnatamente come strumento di sequestro "di
> traffico" anche preventivo (ammesso che possa essere definito "sequestro"
> una manovra, come dissi già tempo fa, che NON sottrae al detentore la
> disponibilità di un bene. Ma questo è un sofismo terminologico).
>
> Arrivati sin qui (ed è un dato di fatto inconfutabile) e nella
> consapevolezza che "nihil sub sole novi", ora bisogna svolgere un’analisi e
> riflessione differente, che espressamente faccia riferimento alla disparità
> di trattamento tra online ed offline – fortemente propugnato da alcuni - ,
> disparità che non ha alcuna ragione d'essere, non essendo in alcun modo "la
> rete" un differente luogo o una differente giurisdizione - o ancora un
> differente popolo - ma semplicemente una meravigliosa, utilissima ad
> incredibile risorsa che crea un nuovo mezzo di comunicazione e di
> interazione: un nuovo medium sotto lo stesso sole e sotto le stesse leggi.
> Forse non avevano tutti i torti i giuristi che si sono dimostrati scettici
> sull'esistenza di un "diritto della Rete", tanto quanto non esiste un
> "diritto delle Lavatrici" o un "diritto delle chiavi inglesi". Il Diritto è
> Diritto e gli istituti usati sono sempre quelli: con tutta la fantasia
> legislativa e giurisprudenziale che è più o meno recentemente “esplosa”,
> alla fine parliamo sempre delle stesse cose, degli stessi problemi, degli
> stessi illeciti.
> Come è stato necessario adeguare i trattamenti e le normative alla radio
> dopo la carta stampata, al telefono dopo la radio, alla televisione dopo
> il telefono, ora è semplicemente arrivato il momento di armonizzare leggi
> precise e puntuali che già esistono (sottolineo, già esistono) rispetto
> alla realtà della rete Internet, un “territorio” che non è “altro”
> rispetto al mondo pre-rivoluzione digitale, transnazionale nella vocazione
> ma non nella pratica (come le giurisdizioni di mezzo mondo hanno
> dimostrato); uno spazio giuridico ove perseguire un reato può e deve avere
> le stesse caratteristiche di certezza della pena che dovrebbe uniformare
> ogni ordinamento giuridico che voglia definirsi “civile” prima ancora che
> “evoluto”.
>
> Mi fanno quindi specie i "paladini di Internet" del “giorno dopo” che
> narrano di un non-luogo popolato di non-persone che sarebbe completamente
> svincolato dalla realtà ed al di sopra della legge, poiché quel luogo non
> esiste: esistono invece i cittadini (anche digitali) ed i crimini (anche
> digitali) che devono essere perseguiti online come altrove, senza vie
> preferenziali ma anche senza indugi o benevolenze dovuti al solo fatto di
> essere meramente digitali.
> Sarò un inguaribile socratico, ma innalzare alti lai contro norme che sono
> diventate vigenti nel colpevole silenzio di chi se ne duole ex post lo
> trovo gretto ed ignorante: non è ORA che si discute dell’introduzione
> della censura sul web, come se fosse qualcosa di futuribile, un rischio.
> Quella battaglia è stata già persa (o vinta, a seconda dei punti di vista)
> e la censura del web è legge e prassi dello stato italiano (peraltro in
> ottima compagnia). A noi ora solo due possibilità: accettare la legge
> come esiste e conformarsi alla sua esistenza da buoni cittadini o
> combatterla e cambiarla, ma nelle aule preposte e non con la caciara. Non
> certo inutilmente starsene in un angolo a piagnucolare quando qualcuno la
> applica. Questo non è né un comportamento utile né, tantomeno, un
> comportamento adulto, anzi: è un comportamento da ignoranti (se non conosco
> la legge) o da criminali (qualora la conosca ma non la rispetti) o da
> “furbetti del quartierino” (la conosco ma so che viene applicata
> scarsamente).
>
> Se so che vendere merce contraffatta in un negozio è reato, se so che
> venderla sulle bancarelle è reato, so anche che è reato farlo online:
> l’illecito non cambia, cambia solo la certezza della pena (che diviene
> incertezza della pena quando non... certezza della non-pena, dell’impunità)
> visto che perseguirlo è più complesso.
> E questa cosa è di per sé errata. Comoda, a volte ideologicizzata, e che
> mi fa sentire ancora in un Far West in cui posso arrogarmi delle libertà
> per mancanza di uno sceriffo, ma SO BENISSIMO che si tratta di reato.
> Le leggi ci sono, sono leggi dello stato e a queste mi uniformo come buon
> cittadino, al pari del pagare le tasse, del pagare il bollo dell'auto e al
> pari dell'andare a votare. Una cosa brutta, scomoda, che faccio magari mal
> volentieri ma che faccio e devo fare, indipendentemente dall’essere
> “online” o in “Real Life”.
>
> E, peraltro, ben vengano tutte le denunce e le condanne per diffamazione
> ed apologia di reato (se non minacce e stalking) su Facebook, luogo non
> avulso dalla realtà ma in cui la supposta e troppo spesso garantita
> impunità di questi anni ha generato mostri, mostri di cittadini che si
> comportano come animali, mostri di violenze verbali inaudite, mostri di
> mancanza di educazione e di senso civico, se non di civiltà tout court, che
> non dovrebbero aver “diritto di cittadinanza” e tantomeno impunità in
> alcuna cultura, digitale o analogica che sia.
> Internet non è certo la CAUSA di tutto questo, ma forse ne è stata un
> mezzo preferenziale, la colpevole attenuante o il meccanismo di
> amplificazione che ha esasperato il fenomeno, complice proprio la
> baggianata costituita dalla supposta dicotomia tra "cittadino" che deve
> stare alle leggi e "cittadino digitale" che non ha leggi e non ha limiti.
> E, sia chiaro, tutto questo non certo per volontà di censura, ma per
> volontà di un regime di LEGALITA' che tuteli il cittadino, che lo tuteli
> online come lo tutela domesticamente, sul luogo di lavoro, sui media
> tradizionali, una tutela conquistata in secoli di storia e che non
> differisce in alcun modo tra Online ed Offline. Una tutela che uno stato di
> Diritto deve, nel rispetto del principio di contraddittorio, garantire ad
> ogni persona fisica o giuridica e che abbiamo tanto faticato per ottenere.
>
> E ignorare tutto questo, tollerarlo o ancora peggio accettarlo come
> normale e persino esaltarlo facendosi scudo di una supposta immunità della
> rete (peraltro su quali basi?) non è altro che stupido ed ignorante. E
> pericoloso.
> Rimangono altre battaglie in corso che ancora i “grandi soloni digitali”
> non vedono, sperduti nell'orizzonte delle leggi di censura che si sono
> persi, come quella dell'anonimato online che ancora resiste e che sta per
> essere cancellato: piuttosto che piangere su una ipotetica “nuova censura”
> della rete è necessario ORA combattere per la libertà di anonimato.
> O se non la si ritiene causa abbastanza meritoria, che si agisca in
> lobbying per rimuovere quanto esiste di censura della rete, con una azione
> coordinata e politica, non con i “like” su Facebook.
> Ma, per l'amor di Dio comunque voi lo concepiate, non parliamo di "nuova
> censura", quando esiste già, non parliamo di "cittadino della rete" come un
> essere al di là della legge e della morale e, soprattutto, muoviamoci
> perché la rete continui ad essere quella enorme risorsa di collaborazione e
> creatività e non affinché permanga la cloaca massima dei reati contro la
> persona ed il patrimonio che molti vogliono renderla, anche garantendo una
> inaudita, incredibile, assurda immunità.
>
> Il tutto, ovviamente, IMVVHO, anche perché personalmente continuo ad
> essere dell’opinione che la battaglia vera, quella sovranazionale, si
> giocherà non già nelle leggi di uno stato, ma contro i “signori della
> nuvola”, quelle entità corporate a livello internazionale che, senza
> controllo alcuno degli stati sovrani, decideranno davvero i regimi di
> opacità, di information bubble, di censura e di profilazione che
> determineranno ben più delle piccole realtà di stato le regole di una
> censura infinitamente più preoccupante.
>
> Perché il discorso è sempre il medesimo: “quis custodiet custodes ipsos”?
>
> Estote parati.
>
> P.S. Se volete intervenire è postato anche qui: <
> http://mgpf.it/2013/05/06/di-censura-leggi-ed-altre-sciocchezze.html>
>
>
> [1]:
> http://www.chefuturo.it/2012/06/breve-storia-della-mia-candidatura-all-agco…
> [2]:
> http://punto-informatico.it/1913730/PI/News/internet-eludere-controlli-poli…
> [3]:
> http://movimentocaproni.altervista.org/blog/chi-ha-rotto-il-giocattolo/
> [4]: http://censura.bofh.it/
> [5]: http://bba.winstonsmith.info/
>
>
> 2013/5/4 deborah de angelis <avvdda(a)gmail.com>
>
>> Cari amici,
>>
>> buon week end,
>>
>> Deborah
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>>
>> http://ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/05/04/Internet-Cicchitto-s…
>>
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May 6, 2013
"Di censura, leggi ed altre sciocchezze"
by Matteo G.P. Flora
Scrivo questo messaggio su Nexa, destinato a diventare anche un post sul
Blog, in uno stato tra il profondamente adirato (non certo con l'avv. De
Angelis mera "innescatrice" del post) ed il profondamente triste.
Sono giorni che vedo apparire da tutte le parti pagliacciate mediatiche
come i titoli "Cicchitto annuncia una battaglia politica per zittire il
popolo della rete". Ho parlato di censura mediatica dal 2007 e, credo,
prima di chiunque altro in [Italia][2].
Spesso inascoltato, aggiungerei, visti i risultati.
Da quel momento sono stato per anni uno degli attori più esposti per le
conseguenti manovre, anche legali, che hanno visto delinearsi i processi
di tutela della reputazione online e della proprietà intellettuale, anche
attraverso procedimenti cautelari che prevedono il "sequestro di
traffico". L'ho fatto da "ambedue le parti" in più occasioni, spesso in
casi di cronaca che conoscete bene.
Credo di essere citato in una buona metà dei dibattimenti su cui si studia
il Diritto D'Autore Online degli ultimi 5 anni e che hanno "fatto storia"
(nei documenti della controparte spesso il mio nome è accompagnato da
giudizi poco lusinghieri, a voi decidere... =]). Tutto questo per dire che
forse qualche possibilità di parlare con cognizione di causa ce l’ho
(forse, eh...).
Credo sia arrivato il momento di trarre qualche conclusione.
In primo luogo quello che mi chiedo, onestamente, è perché mai si debba
demagogicamente parlare di "una battaglia politica per zittire il popolo
della rete".
Innanzitutto sposo l'idea (peraltro condivisa dal buon Quintarelli) che
parlare di [popolo della rete][1] sia una immane fesseria. Abissale.
E' una fesseria perché lo si ipotizza come una entità autonoma e non
intersecata con "i cittadini", discorso che ritengo sia molto stupido
(poiché sono prima cittadini e poi cittadini anche digitali) e soprattutto
pericoloso, perché rischia di introdurre una dicotomia fuorviante tra una
sorta di entità aliena di essere-cibernetico-che-vive-nel-web e il
cittadino normale, quello che vota, vive e paga le tasse ma che non si
ritrova ancora digitalizzato.
Non parliamo del "popolo dei cellulari", non parliamo del "popolo del GSM",
non vedo perché mai parlare di popolo "della rete" sottointendendo una
sorta di elitarismo o di aristocrazia digitale.
Anche perché nel termine aristocrazia fatico, soprattutto nella visione di
partecipazione rumorosa degli ultimi anni, a trovare al componente di
ἀρετή, di "migliore". Al massimo, ma ne ho parlato in altri contesti, vedo
una sorta di oligarchia digitale, preminentemente e primariamente
autoreferenziale.
Detto questo ancora più complessa e frutto dell'errore dicotomico iniziale
di "popolo della rete come popolo diverso dai cittadini" vedo questa calca
di affermazioni sulla ipotetica volontà di censura da parte della politica
o di una classe dirigente della RETE.
Lasciate che vi illumini: nel caso abbiate vissuto gli ultimi 10 anni in
una cella criogenica in animazione sospesa, vi ricordo che in Italia la
censura di Internet esiste già. Da oltre un lustro. Nel momento in cui
state leggendo, in Italia sono censurati 5.657 [siti web][4], di cui 4322
su direttive dei Monopoli di Stato, 1199 dal CNCPO e 136 con singoli
provvedimenti dell'autorità giudiziaria o di organi amministrativi.
Se vi siete svegliati oggi per gridare "al lupo al lupo" arrivate tardi di
almeno 7 anni e sebbene sia modaiolo e Hipster ora dire che "cioè, io sono
pe' la rete libbera" (da leggere con voce romanesca) dove eravate nel
2006/2007 quando buona parte dell'Hacktivismo italiano cercava di fare
grande battage sulla [censura introdotta dalla Prestigiacomo][2] e dai
provvedimenti calcio e sulla pericolosità della manovra nel suo contesto
di riferimento? Dove erano tutti quando l'AAMS rivendicava con un una
manovra AMMINISTRATIVA e nemmeno un decreto legge la possibilità arbitraria
di filtrare la rete? Vi rispondo io: probabilmente siccome non toccava i
servizi più utilizzati ed i più amati mezzi di comunicazione modaioli non
ne importava, in quel momento, assolutamente nulla a chicchessia. E la cosa
non varia molto oggi se non quando si parla di Facebook, visto che non ho
visto molte voci di protesta alzarsi quando la censura è stata utilizzata
da forze politiche italiane per il blocco della divulgazione di contenuti
per fini politici. Primato per questa nuova applicazione è infatti recente,
di meno di una settimana fa, ed il triste primato spetta, nemmeno a farlo
apposta, al [MoVimento 5 Stelle][3].
E non ero solo [io][2] in quegli anni a parlarne, beninteso, ma ero
accompagnato (se non guidato) da buona parte delle figure storiche
dell'Internet Hacktivism italiano (tra cui non mi annovero) e del mondo
della Sicurezza Informatica, persone di calibro e levatura che vanno da
"Raistlin" Zanero a Quintarelli, da "Mayhem" Pennasilico a "Naif"
Pietrosanti a “MD” D’Itri, da "Rebus" Gabrini sino a "Cassandra" Calamari,
da "Vecna" Agosti a "Koba" Falcomatà per passare anche ad avvocati come
"Kikko" Micozzi e "Gibi" Gallus.
Ciascuno di loro/noi ha portato avanti dai "[Big Brother Awards][bba]" ad
HackMeeting ed in tutte le mailing list e gli eventi DECINE di talk
(personalmente 23 solo di "[Eludere i controlli di Polizia][2]") sul tema
della censura web e sulla pericolosità che stava introducendo
nell'ordinamento giuridico il presupposto che fosse possibile e lecito
bloccare a livello DNS e/o IP un determinato sito web, in quel momento per
pedo-pornografia, ma evidentemente foriero di altre applicazioni, come già
dicevo personalmente vestendo i panni di Cassandra del mio tempo (con
buona pace di Marco Calamari e del suo nick).
Tutti noi/loro in un coro di voci che dichiaravano la nascita della vera
Censura italiana di Internet nell'unico momento in cui sarebbe stato
possibile bloccarla, ma in cui "non era di moda" farlo, quello di creazione
del provvedimento, del decreto, della sua applicazione e della normativa a
conforto. Ma all'epoca Riccardo Luna non parlava di Makers, Internet non
era candidata al Nobel e, per usare un comodo eufemismo, della cosa fregava
praticamente zero a nessuno tranne che a pochi Nerd come me.
Da quel momento in poi la censura è entrata nella normativa italiana e
piangere adesso è non solamente stupido ma anche e soprattutto inutile: se
è parte dell'ordinamento italiano è giusto e necessario che divenga
strumento utilizzato per dirimere le controversie e per limitare la
continuazione di un danno, segnatamente come strumento di sequestro "di
traffico" anche preventivo (ammesso che possa essere definito "sequestro"
una manovra, come dissi già tempo fa, che NON sottrae al detentore la
disponibilità di un bene. Ma questo è un sofismo terminologico).
Arrivati sin qui (ed è un dato di fatto inconfutabile) e nella
consapevolezza che "nihil sub sole novi", ora bisogna svolgere un’analisi e
riflessione differente, che espressamente faccia riferimento alla disparità
di trattamento tra online ed offline – fortemente propugnato da alcuni - ,
disparità che non ha alcuna ragione d'essere, non essendo in alcun modo "la
rete" un differente luogo o una differente giurisdizione - o ancora un
differente popolo - ma semplicemente una meravigliosa, utilissima ad
incredibile risorsa che crea un nuovo mezzo di comunicazione e di
interazione: un nuovo medium sotto lo stesso sole e sotto le stesse leggi.
Forse non avevano tutti i torti i giuristi che si sono dimostrati scettici
sull'esistenza di un "diritto della Rete", tanto quanto non esiste un
"diritto delle Lavatrici" o un "diritto delle chiavi inglesi". Il Diritto è
Diritto e gli istituti usati sono sempre quelli: con tutta la fantasia
legislativa e giurisprudenziale che è più o meno recentemente “esplosa”,
alla fine parliamo sempre delle stesse cose, degli stessi problemi, degli
stessi illeciti.
Come è stato necessario adeguare i trattamenti e le normative alla radio
dopo la carta stampata, al telefono dopo la radio, alla televisione dopo
il telefono, ora è semplicemente arrivato il momento di armonizzare leggi
precise e puntuali che già esistono (sottolineo, già esistono) rispetto
alla realtà della rete Internet, un “territorio” che non è “altro”
rispetto al mondo pre-rivoluzione digitale, transnazionale nella vocazione
ma non nella pratica (come le giurisdizioni di mezzo mondo hanno
dimostrato); uno spazio giuridico ove perseguire un reato può e deve avere
le stesse caratteristiche di certezza della pena che dovrebbe uniformare
ogni ordinamento giuridico che voglia definirsi “civile” prima ancora che
“evoluto”.
Mi fanno quindi specie i "paladini di Internet" del “giorno dopo” che
narrano di un non-luogo popolato di non-persone che sarebbe completamente
svincolato dalla realtà ed al di sopra della legge, poiché quel luogo non
esiste: esistono invece i cittadini (anche digitali) ed i crimini (anche
digitali) che devono essere perseguiti online come altrove, senza vie
preferenziali ma anche senza indugi o benevolenze dovuti al solo fatto di
essere meramente digitali.
Sarò un inguaribile socratico, ma innalzare alti lai contro norme che sono
diventate vigenti nel colpevole silenzio di chi se ne duole ex post lo
trovo gretto ed ignorante: non è ORA che si discute dell’introduzione
della censura sul web, come se fosse qualcosa di futuribile, un rischio.
Quella battaglia è stata già persa (o vinta, a seconda dei punti di vista)
e la censura del web è legge e prassi dello stato italiano (peraltro in
ottima compagnia). A noi ora solo due possibilità: accettare la legge
come esiste e conformarsi alla sua esistenza da buoni cittadini o
combatterla e cambiarla, ma nelle aule preposte e non con la caciara. Non
certo inutilmente starsene in un angolo a piagnucolare quando qualcuno la
applica. Questo non è né un comportamento utile né, tantomeno, un
comportamento adulto, anzi: è un comportamento da ignoranti (se non conosco
la legge) o da criminali (qualora la conosca ma non la rispetti) o da
“furbetti del quartierino” (la conosco ma so che viene applicata
scarsamente).
Se so che vendere merce contraffatta in un negozio è reato, se so che
venderla sulle bancarelle è reato, so anche che è reato farlo online:
l’illecito non cambia, cambia solo la certezza della pena (che diviene
incertezza della pena quando non... certezza della non-pena, dell’impunità)
visto che perseguirlo è più complesso.
E questa cosa è di per sé errata. Comoda, a volte ideologicizzata, e che mi
fa sentire ancora in un Far West in cui posso arrogarmi delle libertà per
mancanza di uno sceriffo, ma SO BENISSIMO che si tratta di reato.
Le leggi ci sono, sono leggi dello stato e a queste mi uniformo come buon
cittadino, al pari del pagare le tasse, del pagare il bollo dell'auto e al
pari dell'andare a votare. Una cosa brutta, scomoda, che faccio magari mal
volentieri ma che faccio e devo fare, indipendentemente dall’essere
“online” o in “Real Life”.
E, peraltro, ben vengano tutte le denunce e le condanne per diffamazione ed
apologia di reato (se non minacce e stalking) su Facebook, luogo non avulso
dalla realtà ma in cui la supposta e troppo spesso garantita impunità di
questi anni ha generato mostri, mostri di cittadini che si comportano come
animali, mostri di violenze verbali inaudite, mostri di mancanza di
educazione e di senso civico, se non di civiltà tout court, che non
dovrebbero aver “diritto di cittadinanza” e tantomeno impunità in alcuna
cultura, digitale o analogica che sia.
Internet non è certo la CAUSA di tutto questo, ma forse ne è stata un mezzo
preferenziale, la colpevole attenuante o il meccanismo di amplificazione
che ha esasperato il fenomeno, complice proprio la baggianata costituita
dalla supposta dicotomia tra "cittadino" che deve stare alle leggi e
"cittadino digitale" che non ha leggi e non ha limiti.
E, sia chiaro, tutto questo non certo per volontà di censura, ma per
volontà di un regime di LEGALITA' che tuteli il cittadino, che lo tuteli
online come lo tutela domesticamente, sul luogo di lavoro, sui media
tradizionali, una tutela conquistata in secoli di storia e che non
differisce in alcun modo tra Online ed Offline. Una tutela che uno stato di
Diritto deve, nel rispetto del principio di contraddittorio, garantire ad
ogni persona fisica o giuridica e che abbiamo tanto faticato per ottenere.
E ignorare tutto questo, tollerarlo o ancora peggio accettarlo come
normale e persino esaltarlo facendosi scudo di una supposta immunità della
rete (peraltro su quali basi?) non è altro che stupido ed ignorante. E
pericoloso.
Rimangono altre battaglie in corso che ancora i “grandi soloni digitali”
non vedono, sperduti nell'orizzonte delle leggi di censura che si sono
persi, come quella dell'anonimato online che ancora resiste e che sta per
essere cancellato: piuttosto che piangere su una ipotetica “nuova censura”
della rete è necessario ORA combattere per la libertà di anonimato.
O se non la si ritiene causa abbastanza meritoria, che si agisca in
lobbying per rimuovere quanto esiste di censura della rete, con una azione
coordinata e politica, non con i “like” su Facebook.
Ma, per l'amor di Dio comunque voi lo concepiate, non parliamo di "nuova
censura", quando esiste già, non parliamo di "cittadino della rete" come un
essere al di là della legge e della morale e, soprattutto, muoviamoci
perché la rete continui ad essere quella enorme risorsa di collaborazione e
creatività e non affinché permanga la cloaca massima dei reati contro la
persona ed il patrimonio che molti vogliono renderla, anche garantendo una
inaudita, incredibile, assurda immunità.
Il tutto, ovviamente, IMVVHO, anche perché personalmente continuo ad essere
dell’opinione che la battaglia vera, quella sovranazionale, si giocherà non
già nelle leggi di uno stato, ma contro i “signori della nuvola”, quelle
entità corporate a livello internazionale che, senza controllo alcuno degli
stati sovrani, decideranno davvero i regimi di opacità, di information
bubble, di censura e di profilazione che determineranno ben più delle
piccole realtà di stato le regole di una censura infinitamente più
preoccupante.
Perché il discorso è sempre il medesimo: “quis custodiet custodes ipsos”?
Estote parati.
P.S. Se volete intervenire è postato anche qui: <
http://mgpf.it/2013/05/06/di-censura-leggi-ed-altre-sciocchezze.html>
[1]:
http://www.chefuturo.it/2012/06/breve-storia-della-mia-candidatura-all-agco…
[2]:
http://punto-informatico.it/1913730/PI/News/internet-eludere-controlli-poli…
[3]: http://movimentocaproni.altervista.org/blog/chi-ha-rotto-il-giocattolo/
[4]: http://censura.bofh.it/
[5]: http://bba.winstonsmith.info/
2013/5/4 deborah de angelis <avvdda(a)gmail.com>
> Cari amici,
>
> buon week end,
>
> Deborah
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> http://ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/05/04/Internet-Cicchitto-s…
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May 6, 2013
Re: [nexa] Fwd: Evidence-based policy-making and impact assessments for Internet-related policies
by J.C. DE MARTIN
Caro Andrea,
grazie del tuo messaggio, che mi trova particolarmente interessato
perchè - se mi si consenti una memoria personale - già nel lontano 2009
(o era fine 2008?) in un incontro organizzato a Roma dal Ministero degli
Esteri
e coordinato da Stefano Rodotà proponevo precisisamente l'opportunità
di introdurre un "impact on the Internet assessment" obbligatorio
ogni qualvolta qualcuno volesse approvare delle norme in qualche
modo connesse a Internet.
Naturalmente passare dal principio testé espresso ad una vera e propria
metodologia non è affatto facile... Io da allora non ho avuto alcuna
occasione per approfondire, ne' posso certo dirmi un esperto di
impact assessment studies.
Mi verrebbe da dire che sarebbe un argomento perfetto per
farci sopra un progetto di ricerca (o un call for tender)....
Grazie ancora per stimolo (e link).
Ciao,
juan carlos
On 29/04/13 13:13, Andrea Glorioso wrote:
> Cari tutti,
>
> recentemente ho mandato la riflessione / domanda riprodotta qui sotto
> sulla lista dell'"Internet Governance Caucus". Penso possa essere
> interessante anche per la lista NEXA. Sarei molto lieto di ricevere i
> vostri commenti / osservazioni, anche in forma privata se necessario.
>
> Ciao,
>
> Andrea
>
> ---------- Forwarded message ----------
> From: *Andrea Glorioso* <andrea(a)digitalpolicy.it
> <mailto:andrea@digitalpolicy.it>>
> Date: Mon, Apr 29, 2013 at 12:10 PM
> Subject: Evidence-based policy-making and impact assessments for
> Internet-related policies
> To: "governance(a)lists.igcaucus.org
> <mailto:governance@lists.igcaucus.org>" <governance(a)lists.igcaucus.org
> <mailto:governance@lists.igcaucus.org>>
>
>
> Dear all,
>
> during the discussions concerning a possible statement by the IGC on
> the "nature of the Internet" someone - I think it was Milton -
> underlined the need to have a clear "problem definition" and to assess
> the impact of different policy options. I also noted that others - I
> think it was Mawaki - pointed out that this is rather high bar for an
> "advocacy" statement.
>
> I take absolutely no position on the need for analysis / assessment
> before the IGC makes a statement on this, or other topics. The
> decision to issue a statement as the IGC is of course fully the
> responsibility of IGC members, which I'm not.
>
> However, this particular exchange led me to a broader consideration.
> As you might know, the European Commission (similarly to other
> governments / public authorities) has a formal obligation to conduct
> an "impact assessment" before proposing new initiatives. In reality,
> there are some subtleties - not all "initiatives" require it - but the
> key concept remains.
>
> You can find further information on the European Commission's approach
> to impact assessments at
> http://ec.europa.eu/governance/impact/index_en.htm. If you are
> interesed and have plenty of time at your disposal, you might also be
> interested in two recent papers analysing how well (or not :) the EC
> has performed in this particular area (G. Lucchetta, "Impact
> Assessment and the Policy Cycle in the EU", 2013,
> http://www.ceps.eu/book/impact-assessment-and-policy-cycle-eu; O.
> Fritsch, C. Radaelli, L. Schrefler, A. Renda, "Regulatory Quality in
> the European Commission and the UK: Old questions and new findings",
> 2012,
> http://www.ceps.eu/book/regulatory-quality-european-commission-and-uk-old-q…)
>
>
> When conducting impact assessments, there are certain agreed
> procedures which are rather generic or "horizontal", i.e. applying to
> different policy areas; but there are also add-on procedures and
> methodologies that are used when tackling more specific policy areas /
> impacts. To continue with the example of the European Commission
> Impact Assessment procedures, which are the ones I know best, specific
> guidelines / methodologies to assess the impact on SMEs,
> administrative simplification and fundamental rights have been
> introduced throughout the years.
>
> I wonder whether there is a need to introduce specific guidelines /
> methodologies to assess the impact of Internet-related policies (which
> I define on the fly as "policies (including regulation, soft law,
> research activities) which either impact on, or are impacted by, the
> Internet). Questions that come to my mind:
>
> - is the Internet an important enough phenomenon / infrastructure to
> justify having specific methodologies to assess the impact of policies
> on it, and its impact on policies?
> - are existing methodologies (e.g. concerning the impact on ICT or
> telecommunication networks generically) enough to cover this need?
> - which kind of basic questions should one ask when assessing the
> impact of Internet-related policies?
> - which kind of methodological tools (and from which disciplines)
> should one consider when performing such impact assessment?
>
> Food for thought. I'd appreciate all your comments / reactions, either
> on the list or also privately.
>
> Ciao,
>
> Andrea
>
> --
> I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself.
> Keep it in mind.
> Twitter: @andreaglorioso
> Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso
> LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro
>
>
>
> --
>
> --
> I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself.
> Keep it in mind.
> Twitter: @andreaglorioso
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>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
May 6, 2013
Re: [nexa] Evidence-based policy-making and impact assessments for Internet-related policies
by Andrea Glorioso
Cari tutti,
mi stupisce un po' che la mia mail (vedi oltre) non abbiamo causato alcuna
reazione... si tratta - credo - di un tema centrale per le riflessioni
nexiane.
O forse siamo tutti iper-impegnati, nel qual caso scusate l'insistenza. :)
Ciao,
Andrea
On Mon, Apr 29, 2013 at 1:13 PM, Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it>wrote:
> Cari tutti,
>
> recentemente ho mandato la riflessione / domanda riprodotta qui sotto
> sulla lista dell'"Internet Governance Caucus". Penso possa essere
> interessante anche per la lista NEXA. Sarei molto lieto di ricevere i
> vostri commenti / osservazioni, anche in forma privata se necessario.
>
> Ciao,
>
> Andrea
>
> ---------- Forwarded message ----------
> From: Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it>
> Date: Mon, Apr 29, 2013 at 12:10 PM
> Subject: Evidence-based policy-making and impact assessments for
> Internet-related policies
> To: "governance(a)lists.igcaucus.org" <governance(a)lists.igcaucus.org>
>
>
> Dear all,
>
> during the discussions concerning a possible statement by the IGC on the
> "nature of the Internet" someone - I think it was Milton - underlined the
> need to have a clear "problem definition" and to assess the impact of
> different policy options. I also noted that others - I think it was Mawaki
> - pointed out that this is rather high bar for an "advocacy" statement.
>
> I take absolutely no position on the need for analysis / assessment before
> the IGC makes a statement on this, or other topics. The decision to issue a
> statement as the IGC is of course fully the responsibility of IGC members,
> which I'm not.
>
> However, this particular exchange led me to a broader consideration. As
> you might know, the European Commission (similarly to other governments /
> public authorities) has a formal obligation to conduct an "impact
> assessment" before proposing new initiatives. In reality, there are some
> subtleties - not all "initiatives" require it - but the key concept remains.
>
> You can find further information on the European Commission's approach to
> impact assessments at http://ec.europa.eu/governance/impact/index_en.htm.
> If you are interesed and have plenty of time at your disposal, you might
> also be interested in two recent papers analysing how well (or not :) the
> EC has performed in this particular area (G. Lucchetta, "Impact Assessment
> and the Policy Cycle in the EU", 2013,
> http://www.ceps.eu/book/impact-assessment-and-policy-cycle-eu; O.
> Fritsch, C. Radaelli, L. Schrefler, A. Renda, "Regulatory Quality in the
> European Commission and the UK: Old questions and new findings", 2012,
> http://www.ceps.eu/book/regulatory-quality-european-commission-and-uk-old-q…)
>
>
> When conducting impact assessments, there are certain agreed procedures
> which are rather generic or "horizontal", i.e. applying to different policy
> areas; but there are also add-on procedures and methodologies that are used
> when tackling more specific policy areas / impacts. To continue with the
> example of the European Commission Impact Assessment procedures, which are
> the ones I know best, specific guidelines / methodologies to assess the
> impact on SMEs, administrative simplification and fundamental rights have
> been introduced throughout the years.
>
> I wonder whether there is a need to introduce specific guidelines /
> methodologies to assess the impact of Internet-related policies (which I
> define on the fly as "policies (including regulation, soft law, research
> activities) which either impact on, or are impacted by, the Internet).
> Questions that come to my mind:
>
> - is the Internet an important enough phenomenon / infrastructure to
> justify having specific methodologies to assess the impact of policies on
> it, and its impact on policies?
> - are existing methodologies (e.g. concerning the impact on ICT or
> telecommunication networks generically) enough to cover this need?
> - which kind of basic questions should one ask when assessing the impact
> of Internet-related policies?
> - which kind of methodological tools (and from which disciplines) should
> one consider when performing such impact assessment?
>
> Food for thought. I'd appreciate all your comments / reactions, either on
> the list or also privately.
>
> Ciao,
>
> Andrea
>
> --
> I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. Keep
> it in mind.
> Twitter: @andreaglorioso
> Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso
> LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro
>
>
>
> --
>
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> LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro
>
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I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. Keep it
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May 6, 2013
"Grandissime Firme" dell'informatica francese sono attive
by Barbara Demo
"Grandissime Firme" dell'informatica francese sono attive nel progetto
"Refondation de l'Ecole de la Republique" per un ampio insegnamento
dell'Informatica nelle scuole preuniversità..
Buona settimana, Barbara Demo
___________________________________________________
G. Barbara Demo
Dipartimento di Informatica - Universita' di Torino
c.so Svizzera 185, 10149 Torino, Italy
skype: barbara.demo
tel +39 011 6706754
tel +39 011 7496973
www.di.unito.it/~barbara
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: [Itic] courriel aux Sénateurs-Sénatrices
Data: Mon, 6 May 2013 06:31:44 +0200
Mittente: Groupes ITIC <itic(a)epi.asso.fr>
Rispondi-a: Groupes ITIC <itic(a)epi.asso.fr>
A: Mélusine <itic(a)melusine.eu.org>
au groupe ITIC-EPI-SIF
*************************
Chères Collègues, Chers Collègues,
A l'occasion du prochain examen par le Sénat du projet de loi sur la
"Refondation de l'Ecole", une lettre (1) a été adressée au Président du Sénat,
aux Commissions (Culture-Education; Affaires économiques; Finances;
et Lois), aux Groupes parlementaires et à un certain nombre de sénateurs.
Son objet est : " Pour une discipline informatique dans l’enseignement
secondaire. Enjeu majeur pour notre pays. Demande d’intervention lors du
débat sur la Refondation de l’École ".
Extrait:
" ... une discipline de science informatique est indispensable pour tous et
pour l’ensemble des niveaux. Son enseignement - comme le préconise le
rapport de l'Académie des Sciences qui sera prochainement mis en ligne
- doit débuter dès le collège au même titre que celui de la physique ou de
la biologie, après une sensibilisation à l'école primaire. Enfin, il ne doit pas
être à caractère optionnel, puisque ce sont bien tous les citoyens qui sont
déjà confrontés à des questions qui ne sauront se résoudre que grâce à
une compréhension du monde numérique, rendue possible par une initiation
à la science informatique."
Vous pouvez faire localement une démarche analogue auprès d'un sénateur
ou d'une sénatrice de votre connaissance. Le dernier délai pour le dépôt des
amendements est le 14 mai, le débat étant prévu du 21 au 24 mai.
Bien cordialement
Jean-Pierre Archambault
itic(a)epi.asso.fr
Paris, le 06-05-2013
__________________________________________________________
(1) signataires : Serge Abiteboul, Jean-Pierre Archambault, Gérard Berry,
Colin de La Higuera, Gilles Dowek, Maurice Nivat
_______________________________________________
Itic mailing list
Itic(a)melusine.eu.org
http://melusine.eu.org/cgi-bin/mailman/listinfo/itic
May 6, 2013
Re: [nexa] pubblicazione elettronica Gazzetta Ufficiale UE
by Diego Giorio
Certo. Anche se con la GU è possibile, almeno per gli Enti pubblici, sottoscrivere un abbonamento digitale che consente il pieno accesso illimitato. Naturalmente non avevamo i soldi a bilancio (3-400euro, se ricordo bene), quindi ci accontentiamo di normattiva
Saluti e buona settimana a tutti
Diego
From: margherita.salvadori(a)unito.it
To: dgiorio(a)hotmail.com
Subject: Re: [nexa] pubblicazione elettronica Gazzetta Ufficiale UE
Date: Sat, 4 May 2013 23:38:14 +0200
in più non hai il problema che la GURI
vedi on line solo per i primi 60 giorni dopo la pubblicazione, poi puoi
ricorrere a Normattiva ma è abbastanza un casino.
Ciao,
Margherita
PS credo che il tuo messaggio sia stato
inviato solo a me, vedi un po'.
----- Original Message -----
From:
Diego
Giorio
To: Margherita Salvadori
Sent: Saturday, May 04, 2013 7:30
PM
Subject: RE: [nexa] pubblicazione
elettronica Gazzetta Ufficiale UE
Sì, anche perchè da qualche anno gli Enti pubblici non possono
più ricevere la GU cartacea, nell'ottica del risparmio, quindi io come Comune
devo per forza accedere a quella elettronica, che però non ha valore
ufficiale, dato che, in caso di discrepanze, prevale quella cartacea, che non
ho!
Verò è che si tratta più di un problema accademico, dato che la
stesura oramai viene fatta in forma elettronica e di lì ricavata quella a
stampa, che al massimo può presentare tagli involontari o problemi tipografici
come macchie o aree non inchiostrate, ma non discrepanze di testo,
però...
Saluti a tutti
Diego
From: margherita.salvadori(a)unito.it
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Date:
Sat, 4 May 2013 16:24:28 +0200
Subject: [nexa] pubblicazione elettronica
Gazzetta Ufficiale UE
Nella GUUE L127 del 4 maggio 2013 è stato pubblicato
questo avviso ai lettori:
"In conformità con il regolamento (UE) n. 216/2013 del
Consiglio, del 7 marzo 2013, relativo alla pubblicazione elettronica della
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
(GU L 69 del 13.3.2013, pag. 1), dal 1
luglio 2013 solo l’edizione elettronica della Gazzetta ufficiale sarà
considerata autentica e produrrà effetti legali."
Perchè questo non può essere fatto per la Gazzetta
Ufficiale della Repubblica Italiana e i vari Bollettini Ufficiali
Regionali?
L'edizione elettronica delle leggi nazionali e regionali
sembra preferibile all'attuale pubblicazione cartacea, non solo per
l'evidente risparmio della spesa pubblica, ma anche per
il minor impatto ambientale.
Come facciamo a suggerirla al
nuovo Governo???!!!
Buon fine settimana,
Margherita
_______________________________________________
nexa mailing list nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
May 5, 2013
PRIN 09 maggio 2013, Università Europea di Roma
by Marco Scialdone
Mi permetto di riproporre la segnalazione perché alcuni iscritti mi avevano chiesto se era prevista la diretta streaming.
L'università ha deciso in senso affermativo. Trovate nell'invito l'indirizzo.
Buona serata a tutti.
MS
>
>
> Assieme al Prof. Alberto M. Gambino, il Dipartimento di Scienze Umane dell'Università Europea di Roma si pregia di invitare la S.V., giovedì 9 maggio 2013 alle ore 9:00, al convegno di presentazione del PRIN sulla regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure che prende il nome di: "E-Government e E-Justice attraverso il cloud computing".
>
> Si tratta di un progetto di rilevante interesse nazionale che si propone di armonizzare e di implementare le discipline nazionali ed europee, nell'ambito di quattro settori:
> 1) e-Inclusion, ovvero sull’accesso ai nuovi servizi della società dell’informazione;
> 2) e-Government, che riguarda l’esigenza di digitalizzare i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione;
> 3) e-Commerce, relativo ad una maggior capacità di ricerca, sviluppo ed innovazione in tutti i settori dell’economia, associata ad un uso più efficiente delle risorse, per migliorare la competitività e favorire così la creazione di posti di lavoro;
> 4) e-Justice, in relazione alla ormai improcrastinabile digitalizzazione dei servizi giudiziari.
>
> Unisco di seguito il programma con gli interventi dei maggiori giuristi esperti delle aree indicate.
>
> (E' possibile vedere il convegno in diretta streaming al seguente indirizzo: http://www.dimt.it/tv.php
> per maggiori informazioni: http://www.dimt.it/interna_prin.php?id_sezione=42&id_articolo=610#.URvcIaXt… )
>
>
> Si segnala inoltre che il convegno attribuirà, per gli avvocati, 9 crediti, di cui: 7 crediti formativi ordinari e 2 crediti formativi deontologici
>
>
> L'iscrizione è gratuita e va effettuata inviando una email alla Dott.ssa Alessia Giardina: alessia.giardina(a)unier.it
>
>
>
> Per la diretta streaming: http://www.dimt.it/tv.php
> Per maggiori info: http://www.dimt.it/interna_prin.php?id_sezione=42&id_articolo=610#.URvcIaXt… )
>
> Si ricorda che il convegno attribuirà, per gli avvocati, 9 crediti, di cui: 7 crediti formativi ordinari e 2 crediti formativi deontologici
>
>
> L'iscrizione è gratuita e va effettuata inviando una email alla Dott.ssa Alessia Giardina: alessia.giardina(a)unier.it
>
>
> Cordiali Saluti
>
> Dott.ssa Alessia Giardina
> Dottoranda di ricerca in "Categorie giuridiche e tecnologia", Dipartimento di Scienze Umane, Università Europea di Roma
May 5, 2013
La Stampa (De Martin): "La nuova sfida: educare chi va sul web"
by Giuseppe Futia
05.05.2013
La nuova sfida: educare chi va sul web
JUAN CARLOS DE MARTIN
Prima archivieremo la contrapposizione fumettistica tra perfidi
cavalieri neri che vogliono azzittire la Rete e candidi cavalieri jedi
che ne difendono l’immacolata libertà e prima ci faremo tutti un grande
favore. La questione, infatti, è quella della libertà di espressione,
uno dei cardini della modernità e della democrazia - questione troppo
importante per permetterci semplificazioni.
[...]
Continua qui:
http://lastampa.it/2013/05/05/cultura/opinioni/editoriali/la-nuova-sfida-ed…<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013…>
May 5, 2013