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Re: [nexa] In merito all'articolo di Morozov sul Corriere
by Masera Anna
Caro Jc son d'accordo con te, anche perché invece io spesso Non sono d'accordo con Morozov, x quanto lo trovi stimolante, pero' temo che la traduzione sul Corriere dell'originale articolo su Slate abbia ulteriormente banalizzato la questione... :
http://www.slate.com/articles/technology/future_tense/2012/01/anti_vaccine_…
Cmq prima di Morozov il tema l'aveva sollevato già una decina d'anni fa Umberto Eco! ... Abbassando parecchio le sue quotazioni, almeno online... ;-)
Questo bisogno di certi intellettuali elitari di ripulire Internet nel timore che gli utenti non siano intelligenti come loro e non sappiano distinguere e' il contrario della democrazia.
Ciao, e grazie
Anna
Inviato in mobilita'
Il giorno 24/gen/2012, alle ore 16:24, "J.C. DE MARTIN" <demartin(a)polito.it> ha scritto:
Su Twitter è nata una discussione tra alcune persone (tra cui Fabio Chiusi,
Andrea Glorioso e il sottoscritto) in merito a questo articolo di Morozov
pubblicato su "La Lettura" del Corriere della Sera:
http://lettura.corriere.it/cospirazionisti-e-negazionisti-l%E2%80%99invasio…
Inizialmente, la discussione era stata stimolata anche da questo intervento di Mantellini,
"Internet e conservazione": http://www.mantellini.it/?p=17516
che cita, oltre al resto, anche l'intervento di Morozov.
Twitter, però, è uno strumento assolutamente inadatto a condurre discussioni,
mentre le mailing list sono fatte apposta - per cui eccomi qui.
In breve: io, che in genere trovo le analisi di Morozov mai banali
e a volte penetranti, questa volta mi dichiaro molto deluso.
L'articolo di Morozov per il Corriere, infatti, ha a mio avviso due gravi difetti.
Il primo difetto è il presentare l'esistenza di informazioni infondate online
come un grave problema sociale al quale bisogna porre urgentemente rimedio.
Non porta alcuna evidenza, però, ne' della gravità ne' dell'urgenza: dice solo che
c'è chi crede X e Y e che ciò non va bene. Ne' peraltro affronta l'aspetto
del passaggio da offlne a online: c'è una qualche evidenza
che con l'avvento di Internet il numero di persone con credenze
"poco scientifiche" (v. dopo) sia aumentato? Non si sa, e in realtà pare
che non si ponga neanche il problema.
Ad ogni modo, Morozov poi procede - e siamo al secondo difetto - a identificare
il momento clou da cui scaturisce il "problema":
Chi oggi avvia una ricerca su Google o Bing per verificare se «il riscaldamento globale
è reale» o se «vaccinare è rischioso» o «chi è stato l’artefice degli attacchi dell’11 settembre»
è a pochi clic di distanza dall’aderire a una di queste comunità.
"E' a pochi clic di distanza dall'aderire a una di questa comunità" ?!
Caspita, che visione deprimente degli esseri umani, sostanzialmente dei babbei
che non sanno resistere a un link se per caso gli compare sullo schermo....
Ad ogni modo, cosa suggerisce Morozov come possibili soluzioni al problema
da lui identificato come sopra? Due possibilità.
Numero 1: "Una è quella di addestrare i browser a segnalare le informazioni sospette.
In questo modo ogni volta che un’affermazione come «la vaccinazione porta all’autismo»
appare nei browser, verrebbe evidenziata in rosso — magari accompagnata da un avviso
che consiglia di cercare una fonte più autorevole. Si dovrebbe, a questo fine, compilare
un database delle affermazioni discutibili, a cui andrebbero opposte le ultime opinioni
della scienza"
Numero 2: "Un’altra opzione — che non esclude necessariamente la prima — è quella
di spingere i motori di ricerca ad assumersi maggiori responsabilità nei confronti degli
indirizzi Web che propongono, e a esercitare un controllo editoriale maggiore nel presentare
i risultati di ricerche su argomenti come «riscaldamento globale» o «vaccinazione». [...]
In questo modo, quando il risultato della ricerca fosse tale da indirizzare gli utenti a siti
gestiti da pseudoscienziati o teorici della cospirazione, Google potrebbe far apparire un
banner rosso che li invita a esser cauti e a consultare un elenco di risorse autorevoli
prima di trarre conclusioni.
Innanzittutto, confesso che nonostante abbia letto e riletto l'articolo, non riesco a capire
la differenza tra le due opzioni.
Ad ogni modo mi sembra di poter dire che alla fine la proposta di Morozov è la seguente:
determinati risultati di ricerca dovrebbero venir "flaggati"
(banner rosso, bandierina, ecc., insomma una "lettera scarlatta" alla Hawthorne)
dal motore di ricerca per segnalare all'utente che il loro contenuto è "sospetto"
(è l'aggettivo usato da Morozov).
Le due parole chiavi sono "determinati" e "sospetto".
Come viene fatta la scelta? Con quale meccanismo un sito si guadagna
(o perde) la "lettera scarlatta"? E cosa vuol dire "sospetto"?
Chi decide - e come - che un determinato sito contiene affermazioni
"sospette"?
Secondo me, formulata in questo modo, non c'è modo di arrivare a una
procedura che non si presti a clamorosi abusi di potere e a produrre
probabilmente molti più danni alla società di quelli (presunti) che si vorrebbero
ridurre.
Voglio essere io, individuo, a giudicare le informazioni che leggo online,
senza nessuno che me le pre-etichetti con giudizi di valore.
Tutt'altro discorso è interrogarsi sulla possibilità che un motore di ricerca,
senza etichettare alcun sito come "sospetto" o "affidabile", ovvero, senza
emettere giudizi di merito, in qualche modo migliori le tecniche di ricerca esistenti
per facilitare l'autonomo formarsi di un giudizio da parte dell'individuo.
Terreno non facile, ma su cui si può quanto meno riflettere,
sulla scia, per esempio, di Cass Sunstein.
Ma non è quanto propone Morozov col suo articolo.
OK, mi fermo qui, anche se una completa argomentazione della mia posizione
avrebbe richiesto ulteriore spazio, ma per iniziare mi sembra che possa bastare.
My 2 cents.
juan carlos
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Jan. 24, 2012
Fwd: Appello contro la liberalizzazione delle tasse universitarie e l'abolizione del valore legale del titolo di studio
by Anna Carola Freschi
car*,
vi giro un appello che credo possa interessare alcun* di voi.
un caro saluto,
anna carola freschi
-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Appello contro la liberalizzazione di tasse universitarie e
abolizione del valore legale del titolo di studio
Data: Tue, 24 Jan 2012 16:24:48 +0100
Mittente: Anna Carola Freschi <annacarola.freschi(a)gmail.com>
Rispondi-a: annacarola.freschi(a)gmail.com
A: Anna Carola Freschi <anna.freschi(a)unibg.it>
Car* colleg*,
al seguente link troverai un appello per sottoscrizioni individuali,
partito dai ricercatori universitari, contro il rischio, in queste ore
molto concreto, che il Governo italiano proceda alla liberalizzazione
delle tasse d'iscrizione studentesche e all'abolizione del valore legale
del titolo di studio.
https://docs.google.com/document/d/1B094NG8J0XU1ESuXntNsB6DDriuMD1HaKYxFvPG…
Siamo convinti che le conseguenze sarebbero nefaste considerato lo stato
del sistema universitario nazionale e per di piu' in un paese con un
welfare malandato e in smantellamento. Le due misure non miglioreranno
ne' l'equita', ne' la valorizzazione del 'merito'.
Se sei d'accordo sulla sostanza (il testo non scende nei dettagli delle
proposte in discussione, ma ne contesta la filosofia di fondo), ti
invitiamo a sottoscrivere l'appello e a fartene promotore presso le tue
reti. Il tuo sostegno è importante.
Alla centesima firma renderemo pubblica l'iniziativa.
Grazie per la tua attenzione e partecipazione,
un caro saluto,
Le firmaterie e i firmatari
************************************************************************
Jan. 24, 2012
Music 3.0 - The Blog Behind The Book: Slicing The Profit Pie
by vale.it.newsletters@gmail.com
http://music3point0.blogspot.com/2010/08/slicing-profit-pie.html
Su questo sito appare un'interessante pie chart, che analizza in che modo verrebbe ripartito il ricavo dalle opere musicali.
Vi risulta che sia così nella prassi?
V
Jan. 24, 2012
In merito all'articolo di Morozov sul Corriere
by J.C. DE MARTIN
Su Twitter è nata una discussione tra alcune persone (tra cui Fabio Chiusi,
Andrea Glorioso e il sottoscritto) in merito a questo articolo di Morozov
pubblicato su "La Lettura" del Corriere della Sera:
http://lettura.corriere.it/cospirazionisti-e-negazionisti-l%E2%80%99invasio…
Inizialmente, la discussione era stata stimolata anche da questo
intervento di Mantellini,
"Internet e conservazione": http://www.mantellini.it/?p=17516
che cita, oltre al resto, anche l'intervento di Morozov.
Twitter, però, è uno strumento assolutamente inadatto a condurre
discussioni,
mentre le mailing list sono fatte apposta - per cui eccomi qui.
In breve: io, che in genere trovo le analisi di Morozov mai banali
e a volte penetranti, questa volta mi dichiaro molto deluso.
L'articolo di Morozov per il Corriere, infatti, ha a mio avviso due
gravi difetti.
Il primo difetto è il presentare l'esistenza di informazioni infondate
online
come un grave problema sociale al quale bisogna porre urgentemente rimedio.
Non porta alcuna evidenza, però, ne' della gravità ne' dell'urgenza:
dice solo che
c'è chi crede X e Y e che ciò non va bene. Ne' peraltro affronta l'aspetto
del passaggio da offlne a online: c'è una qualche evidenza
che con l'avvento di Internet il numero di persone con credenze
"poco scientifiche" (v. dopo) sia aumentato? Non si sa, e in realtà pare
che non si ponga neanche il problema.
Ad ogni modo, Morozov poi procede - e siamo al secondo difetto - a
identificare
il momento clou da cui scaturisce il "problema":
/Chi oggi avvia una ricerca su Google o Bing per verificare se «il
riscaldamento globale
è reale» o se «vaccinare è rischioso» o «chi è stato l'artefice degli
attacchi dell'11 settembre»
è a pochi clic di distanza dall'aderire a una di queste comunità.
/
"E' a pochi clic di distanza dall'aderire a una di questa comunità" ?!
Caspita, che visione deprimente degli esseri umani, sostanzialmente dei
babbei
che non sanno resistere a un link se per caso gli compare sullo schermo....
Ad ogni modo, cosa suggerisce Morozov come possibili soluzioni al problema
da lui identificato come sopra? Due possibilità.
Numero 1: /"Una è quella di addestrare i browser a segnalare le
informazioni sospette.
In questo modo ogni volta che un'affermazione come «la vaccinazione
porta all'autismo»
appare nei browser, verrebbe evidenziata in rosso --- magari
accompagnata da un avviso
che consiglia di cercare una fonte più autorevole. Si dovrebbe, a questo
fine, compilare
un database delle affermazioni discutibili, a cui andrebbero opposte le
ultime opinioni
della scienza"
/
Numero 2: /"Un'altra opzione --- che non esclude necessariamente la
prima --- è quella
di spingere i motori di ricerca ad assumersi maggiori responsabilità nei
confronti degli
indirizzi Web che propongono, e a esercitare un controllo editoriale
maggiore nel presentare
i risultati di ricerche su argomenti come «riscaldamento globale» o
«vaccinazione». [...]
/ /In questo modo, quando il risultato della ricerca fosse tale da
indirizzare gli utenti a siti
gestiti da pseudoscienziati o teorici della cospirazione, Google
potrebbe far apparire un
banner rosso che li invita a esser cauti e a consultare un elenco di
risorse autorevoli
prima di trarre conclusioni.
/
Innanzittutto, confesso che nonostante abbia letto e riletto l'articolo,
non riesco a capire
la differenza tra le due opzioni.
Ad ogni modo mi sembra di poter dire che alla fine la proposta di
Morozov è la seguente:
*determinati risultati di ricerca dovrebbero venir "flaggati"
(banner rosso, bandierina, ecc., insomma una "lettera scarlatta" alla
Hawthorne)
dal motore di ricerca per segnalare all'utente che il loro contenuto è
"sospetto"
(è l'aggettivo usato da Morozov).
*
Le due parole chiavi sono "determinati" e "sospetto".
Come viene fatta la scelta? Con quale meccanismo un sito si guadagna
(o perde) la "lettera scarlatta"? E cosa vuol dire "sospetto"?
Chi decide - e come - che un determinato sito contiene affermazioni
"sospette"?
Secondo me, formulata in questo modo, non c'è modo di arrivare a una
procedura che non si presti a clamorosi abusi di potere e a produrre
probabilmente molti più danni alla società di quelli (presunti) che si
vorrebbero
ridurre.
Voglio essere io, individuo, a giudicare le informazioni che leggo online,
senza nessuno che me le pre-etichetti con giudizi di valore.
Tutt'altro discorso è interrogarsi sulla possibilità che un motore di
ricerca,
_senza etichettare alcun sito come "sospetto" o "affidabile", ovvero, senza
emettere giudizi di merito_, in qualche modo migliori le tecniche di
ricerca esistenti
per facilitare l'autonomo formarsi di un giudizio da parte dell'individuo.
Terreno non facile, ma su cui si può quanto meno riflettere,
sulla scia, per esempio, di Cass Sunstein.
Ma non è quanto propone Morozov col suo articolo.
OK, mi fermo qui, anche se una completa argomentazione della mia posizione
avrebbe richiesto ulteriore spazio, ma per iniziare mi sembra che possa
bastare.
My 2 cents.
juan carlos
Jan. 24, 2012
Re: [nexa] FAVA sul suo emendamento
by oreste.pollicino@unibocconi.it
Marco Scialdone ha scritto a proposito un commento interessante domenica scorsa
http://www.medialaws.eu/lemendamento-%e2%80%9cstargate%e2%80%9d-ovvero-a-pr…
----- Messaggio originale -----
Da: "fabio chiusi" <fabiochiusi(a)yahoo.it>
A: "Nexa" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Inviato: Martedì, 24 gennaio 2012 13:43:50 GMT +01:00 Amsterdam/Berlino/Berna/Roma/Stoccolma/Vienna
Oggetto: [nexa] FAVA sul suo emendamento
Fava (Lega) ha appena scritto su Facebook un lungo 'chiarimento' sul suo emendamento in tema di responsabilità degli intermediari. Qualcuno dei giuristi in lista vuole commentare?
Fabio Chiusi
---
Gianni Fava
"il cosiddetto emendamento Fava in NESSUN MODO impone la disconnessione del provider, ma
soltanto lo obbliga a tener conto delle segnalazioni che riceve,
assumendosene la responsabilità se decide, in piena autonomia, di non
tenerne conto, esattamente come prevede ESPRESSAMENTE la Direttiva.
Se il provider, una volta informato, non fa niente, allora il titolare dei
diritti violati può agire in giudizio anche contro di lui, oltre che contro
l'autore materiale della violazione.
Perciò E' SEMPRE UN GIUDICE che deve decidere chi ha ragione e chi ha torto;
e i provvedimenti che può dare sono solo l'INIBITORIA, cioè l'ordine di far
cessare l'illecito e di prevenirne la ripetizione, e il RISARCIMENTO DEL
DANNO.
MAI IN NESSUN CASO, lo ripeto, può essere ordinata la disconnessione del
provider!!!
Dunque questa è una norma ESEMPLARE perché fa l'opposto di quello che molti detrattori interessati
e non liberi dicono: la norma cerca infatti di delineare un PUNTO DI EQUILIBRIO
tra le esigenze di proteggere i diritti e quella di lasciare alla rete la
massima libertà, che NON E' MINIMAMENTE IN DISCUSSIONE: è una norma MOLTO
PIU' LIBERALE di quelle inglesi e francesi già in vigore e non ha NIENTE A
CHE VEDERE con quella americana recentemente bocciata.
Infatti chi attacca questa norma non è andato affatto a vederne il testo, ma
si è creato un FANTOCCIO POLEMICO che a questa norma è completamente
estraneo, ma che è molto più facile da attaccare.
E poi diciamolo chiaro: dietro queste proteste di cono gli INTERESSI
ECONOMICI dei grandi e potenti fornitori dei servizi di rete, che non
vogliono ridurre i LORO PROFITTI fatti fornendo questi servizi anche a chi
viola la legge.
La norma e' a difesa dei prodotti italiani e della credibilità' del nostro sistema"
_______________________________________________ nexa mailing list nexa(a)server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Jan. 24, 2012
FAVA sul suo emendamento
by fabio chiusi
Fava (Lega) ha appena scritto su Facebook un lungo 'chiarimento' sul suo emendamento in tema di responsabilità degli intermediari. Qualcuno dei giuristi in lista vuole commentare?
Fabio Chiusi
---
Gianni Fava
"il cosiddetto emendamento Fava in NESSUN MODO impone la disconnessione del provider, ma
soltanto lo obbliga a tener conto delle segnalazioni che riceve,
assumendosene la responsabilità se decide, in piena autonomia, di non
tenerne conto, esattamente come prevede ESPRESSAMENTE la Direttiva.
Se il provider, una volta informato, non fa niente, allora il titolare dei
diritti violati può agire in giudizio anche contro di lui, oltre che contro
l'autore materiale della violazione.
Perciò E' SEMPRE UN GIUDICE che deve decidere chi ha ragione e chi ha torto;
e i provvedimenti che può dare sono solo l'INIBITORIA, cioè l'ordine di far
cessare l'illecito e di prevenirne la ripetizione, e il RISARCIMENTO DEL
DANNO.
MAI IN NESSUN CASO, lo ripeto, può essere ordinata la disconnessione del
provider!!!
Dunque questa è una norma ESEMPLARE perché fa l'opposto di quello che molti detrattori interessati
e non liberi dicono: la norma cerca infatti di delineare un PUNTO DI EQUILIBRIO
tra le esigenze di proteggere i diritti e quella di lasciare alla rete la
massima libertà, che NON E' MINIMAMENTE IN DISCUSSIONE: è una norma MOLTO
PIU' LIBERALE di quelle inglesi e francesi già in vigore e non ha NIENTE A
CHE VEDERE con quella americana recentemente bocciata.
Infatti chi attacca questa norma non è andato affatto a vederne il testo, ma
si è creato un FANTOCCIO POLEMICO che a questa norma è completamente
estraneo, ma che è molto più facile da attaccare.
E poi diciamolo chiaro: dietro queste proteste di cono gli INTERESSI
ECONOMICI dei grandi e potenti fornitori dei servizi di rete, che non
vogliono ridurre i LORO PROFITTI fatti fornendo questi servizi anche a chi
viola la legge.
La norma e' a difesa dei prodotti italiani e della credibilità' del nostro sistema"
Jan. 24, 2012
Released Neubot 0.4.6
by Simone Basso
Released Neubot 0.4.6
http://www.neubot.org/neubot-0.4.6
Version 0.4.6 is the latest generally-available stable release of
Neubot, distributed for Ubuntu >= 10.04, MacOSX >= 10.6, Windows >= XP
SP3 and FreeBSD as well as in source format (.tar.gz and .zip). The
release contains 152 patches. The diffstat says: 112 files changed,
with 4618 lines inserted and 1124 lines deleted.
As you probably know, between 0.4.5 and 0.4.6 Neubot has been added
to Measurement Lab (M-Lab) <http://www.measurementlab.net/>, a distri-
buted server platform that hosts tools that, like Neubot, want to
measure the quality and neutrality of Internet connections. (More on
that here <http://nexa.polito.it/neubot-in-mlab-en>.) So, this
release contains a lot of patches that deal with "M-Lab integration"
as we will see.
Here are the most relevant changes:
o Neubot added to M-Lab.
With respect to measurement quality, there is a tremendous advantage
in using M-Lab. The availability of more than 60 servers around
the world allows to redirect users to the nearest server and the
thing we are measuring, "speed", is roughly inversely proportional
to the distance from the server. Plus, at higher distance there
are much more confounding factors, for example because you have to
traverse more ISPs. So, it matters A LOT to be as close as possible
to the users.
o Neubot privacy policy harmonized to M-Lab one, permission to share
(publish) the Internet address now REQUIRED for running tests.
Now Neubot is hosted in more than 60 M-Lab servers around the world
and M-Lab policy requires that all results must be published as open
data on the web.
In terms of Neubot privacy policy, this means that only users that
have provided the permission to share their Internet address can
access and use Neubot servers on the M-Lab platform.
Given the advantages of using M-Lab, I quickly realized that it has
no practical sense to support users that has given just the permission
to collect. Because it's in the mutual interest of Neubot and its
users to always collect the best data possible.
For this reason, the privacy policy has been changed and Neubot now
will not even attempt a test unless it has the permission to share
the user Internet address.
For users that have already installed Neubot and have not provided
the permission to share, this practically means that Neubot will do
its best to notify you of that and prompt you to change your privacy
settings.
Since this is a significant change, I've bumped the major version
number of the privacy policy, and the current version is 2.0.
o Privacy: Renamed `publish` the permission to `share` the Internet
address, for the sake of clarity.
The name `share` for the permission has been criticized because it
does not indicate clearly the purpose of the treatment.
With `share` I meant the permission to publish the Internet address
on the Web, so that other researchers could reuse it for carrying out
their studies.
You see? The word `publish` communicates much better what the purpose
of the treatment is, hence the change.
Thanks to Eleonora Bassi, who pointed out the confusion and prodded
me to change the wording.
o Support for running tests via web user interface (plus some additional
command line goodies).
I've added a new component to the Neubot daemon, called the runner,
which takes care of running tests. The novelty is that I've also
added a local HTTP API, /api/runner, that allows to contact the runner
and ask it to run a test.
Of course periodic & automatic tests use this new runner, but there
is more:
- now it is possible to run tests via the web user interface, invoking
the /api/runner from the AJAX code;
- now tests invoked from the command line use /api/runner to run the
test in the context of the local daemon.
The latter is good for user isolation (the test is not run by your user
but by _neubot unprivileged user) and performances (the runner knows the
nearest M-Lab server and avoids overlapping periodic & automatic w/ manual
tests). At the same time, there is not a loss in transparency: during the
test, the daemon passes a copy of its logs to the command line process,
which, in turn, prints them on the standard error and honors the -v flag.
Of course, it's still possible to run command line tests in the context
of the command line process itself, using runner.enabled, e.g.::
neubot speedtest -D runner.enabled=0
o Add "simple and stupid" MacOSX notifier.
As said above, in this 0.4.5 -> 0.4.6 transition we need a mean to notify
users that have not provided the permission to share/publish that Neubot
does not work anymore with their privacy settings. While we have means to
alert users both on Debian/Ubuntu and Windows, 0.4.5 is lacking this
capability on the MacOSX.
To start with, I've written a "simple and stupid" notification mechanism
that runs each time you login into your Mac and, if it finds that you
have "bad" privacy permissions, it opens the browsers and points it to the
privacy page. In turn from this page you can update your settings.
This is quite a ugly solution and I promise I will look into more clean
solutions, such as Growl, for this kind and other notifications.
(I ACK that his behavior is annoying, especially if you don't want to
change your privacy permissions. So, if you want to completely remove
Neubot 0.4.6 from your MacOSX you can run the following command::
$ sudo /usr/local/share/neubot/0.004006999/uninstall.sh
I probably not advertised that enough, but each version of Neubot on
the MacOS ships with its own version of such script.)
o Add scripts to deploy Neubot to M-Lab.
o More code rationalizations, cleanups and regression tests.
Packages and source archives available here:
http://www.neubot.org/download
ChangeLog here:
https://raw.github.com/neubot/neubot/0.4.6/ChangeLog
Diff since previous version here:
http://releases.neubot.org/_packages/neubot-0.4.6.patch
Commit history here:
https://github.com/neubot/neubot/commits/0.4.6
SHA256sums here:
https://raw.github.com/neubot/neubot-sha256s/master/0.4.6/SHA256
Errata here:
http://www.neubot.org/errata#0.4.6
Data here:
http://www.neubot.org/data
P.S. Just a quick note from the data-release dept.: I'm busy working
on a much more scalable file-based data-collection Neubot backend that
fits with M-Lab data collection strategy. This new backend is going
to replace the current sqlite3-based schema, that has serious problems
of scalability. Part of the work is to come out with a script that
exports existing data to the new format, such that all Neubot.org data
is available in the same format. In the process of writing this new
exporter script, I will use the December results as test case, and
they will probably be the first piece of data available using the new
format. (Under the new format, we have a hierarchy of folders and
the leafs are folders where each file contains the results of a test
in JSON format.)
Thank you,
Simone <http://www.neubot.org/people#basso>
Jan. 24, 2012
Seminario su "Cloud Computing. Opportunità e aspetti critici della Nuvola"
by MANTELERO ALESSANDRO
Lunedì 13 febbraio p.v. alle ore 9,00 presso il Centro
Congressi TORINOINCONTRA, Sala Giolitti, Via Nino Costa 8,
Torino si terrà il seminario "Cloud Computing. Opportunità
e aspetti critici della Nuvola". L'incontro è organizzato
dalla Camera di Commercio di Torino in collaborazione con
il Dipartimento di Giurisprudenza ed il Dipartimento di
Informatica dell'Università degli Studi di Torino.
Interverrà il prof. Pizzetti, Presidente dell'Autorità
Garante per la protezione dei dati personali.
Programma (scaricabile al seguente indirizzo
http://goo.gl/1uVVl)
09.00
Registrazione partecipanti
9.30
Saluti istituzionali
Guido Bolatto, Segretario Generale della Camera di
commercio di Torino
9.45
Tecnologia Cloud e problemi relativi alla protezione dei
dati
Francesco Pizzetti, Presidente Autorità Garante per la
protezione dei dati personali
10.15
Introduzione agli aspetti tecnico-informatici del Cloud
computing
Francesco Bergadano, Dipartimento di Informatica,
Università degli Studi di Torino
10.45
Coffe break
11.00
Profili contrattuali e di data protection del Cloud
Computing
Alessandro Mantelero, Politecnico di Torino
11.30
“Una Nuvola Pubblica Certificata”
Alessandro Osnaghi, Fondazione ASTRID
12.00
I servizi Cloud: l’offerta del mercato
- I vantaggi dell'adozione del Cloud Computing nelle PMI
ed i relativi aspetti della
sicurezza
Mariano Ammirabile, IBM I.T.S.
- Il Cloud: opportunità, innovazione e falsi miti
Luca Giuratrabocchetta, Google Enterprise Italia
12,30 Dibattito
Moderatore: Raffaele Caterina, Direttore Dipartimento di
Giurisprudenza, Università degli Studi di
Torino
Note organizzative
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione, da
effettuarsi via e-mail ai seguenti indirizzi:
affari.legali(a)to.camcom.it; tutela.consum(a)to.camcom.it
--
Avv. Alessandro Mantelero, PhD
Confirmed Assistant Professor
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
Department of Production Systems and Business Economics
Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italy
Jan. 24, 2012
Re: [nexa] Licenze "capestro" per chi pubblica con iBooks Author di Apple
by Stefano Quintarelli
sadly, if you read comments to my blog post, most people don't realize,
don't care or think it's perfectly fair and legit.
On 23/01/2012 21:23, J.C. DE MARTIN wrote:
> Yes, indeed!
>
> juan carlos
>
> On 23/01/12 15:20, Philippe Aigrain wrote:
>> When Apple puts on its iBooks software an end-user licence agreement
>> that states that iBooks produced with this software can not be sold
>> without entering into a commercial agreement with Apple, they do more
>> than free-riding, they plunder the production of others by extending
>> property on a tool to property on what was produced using the tool.
>> http://www.geekosystem.com/apples-ibooks-eula/
>> http://venomousporridge.com/post/16126436616/ibooks-author-eula-audacity
>>
>> Philippe
>>
>> Le 23/01/2012 21:07, J.C. DE MARTIN a écrit :
>>> No, non credo che sbagli, Federico.
>>>
>>> Aggiungo una mia riflessione in merito al fatto che in molti in queste
>>> ore stanno dicendo
>>> che Apple è un'azienda e che in quanto tale è normale che faccia tutto
>>> quello che ritiene
>>> opportuno per massimizzare i profitti. I critici, semmai, che smettano
>>> di comprare Apple.
>>>
>>> Ma c'è un aspetto che secondo me va sottolineato con forza, ovvero che
>>> Internet (in senso
>>> lato) è un commons, e un commons implica responsabilità da parte di
>>> tutti se vogliamo
>>> che venga preservato. In altre parole, se all'inizio tutti si fossero
>>> comportati
>>> come Apple, _non avremmo mai avuto ne' Internet ne' il Web_.
>>>
>>> In altri termini, Apple (e non solo Apple, si capisce) sta facendo
>>> free-riding e questo
>>> può essere magari lecito dal punto di vista giuridico, ma viola le
>>> regole di quel
>>> commons che è Internet.
>>>
>>> E ciò va detto con forza.
>>>
>>> Case in point: perché accidenti Apple deve estendere in maniera
>>> proprietaria
>>> il formato libero ePUB [1]? E dire che fa parte dell'organizzazione che
>>> lo standardizza,
>>> l'International Digital Publishing Forum [2]! La versione 3 di ePUB, da
>>> poco approvata,
>>> non ha tutte le features desiderate da Cupertino? Che Apple lavori per
>>> includerle,
>>> invece di sfruttare il lavoro fatto con ePUB per estenderlo in maniera
>>> proprietaria.
>>>
>>> Per concludere, se non teniamo vivo l'ethos proprio di un commons, e
>>> non chiediamo
>>> a gran voce che venga rispettato da tutti, grandi aziende incluse
>>> (/soprattutto /
>>> le grandi aziende), il destino di Internet temo sia segnato.
>>>
>>> juan carlos
>>>
>>>
>>> [1] http://en.wikipedia.org/wiki/EPUB
>>> [2] http://idpf.org/membership/members
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>>> On 23/01/12 13:14, Federico Guerrini wrote:
>>>> Quello che secondo me alcuni non capiscono è che i libri non sono
>>>> detersivi: se creo e controllo una filiera che va dal supporto con cui
>>>> sono creati i testi alla loro distribuzione, acquisisco un potere
>>>> inedito. Supponiamo che tutte le scuole adottino solo l'iPad. Il
>>>> formato ideale per produrre testi per iPad sarà, per forza, quello di
>>>> Apple. Producendo in quel formato (supponendo che la Mela faccia la
>>>> logica mossa di un formato proprietario, creabile al top solo con
>>>> Author) si viene però obbligati a versare una quota del 30 % a Apple e
>>>> a distribuire il libro attraverso i suoi canali. Non solo, ma Apple
>>>> può decidere di non pubblicartelo il libro e tu, in quel formato, per
>>>> quel supporto non lo puoi creare in nessun altro modo. Bello, no?
>>>>
>>>> Ditemi se sto sbagliando qualcosa nel ragionamento...
>>>>
>>>>
>>>> On Sun, Jan 22, 2012 at 7:58 PM, Stefano Quintarelli
>>>> <stefano(a)quintarelli.it<mailto:stefano@quintarelli.it>> wrote:
>>>>
>>>>
>>>> (anche sul mio blog. interessanti i commenti. danno una idea di
>>>> cosa pensa la gente non addentro)
>>>>
>>>> ------- Original message -------
>>>>
>>>> From: Federico Guerrini<federicogue(a)gmail.com
>>>> <mailto:federicogue@gmail.com>>
>>>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>>>> Sent: 22.1.'12, 19:34
>>>>
>>>>
>>>> Due interessanti articoli:
>>>>
>>>> Qui
>>>>
>>>> http://www.readwriteweb.com/archives/why_apple_why_does_it_have_to_be_like_
>>>>
>>>> this_the_col.php
>>>>
>>>> E qui:
>>>>
>>>> http://www.zdnet.com/blog/bott/apples-mind-bogglingly-greedy-and-evil-licen
>>>>
>>>> se-agreement/4360?h=1&tag=nl.e539
>>>>
>>>> Ciao,
>>>>
>>>> Fed.
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>
>>>> --
>>>> www.federicoguerrini.com<http://www.federicoguerrini.com>
>>>>
>>>> Il mio ultimo libro: Vivere Social
>>>>
>>>> http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea97888971…
>>>>
>>>>
>>>>
>>>> _______________________________________________
>>>> nexa mailing list
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>>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>
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blog.quintarelli.it
www.ilsole24ore.com
Jan. 24, 2012
Berkman Center Webcast live oggi ore 18.30 - Hackademia: Leveraging the Conflict Between Expertise and Innovation to Create Disruptive Technologies
by Giuseppe Futia
*Hackademia: Leveraging the Conflict Between Expertise and Innovation to
Create Disruptive Technologies
*
***
*
http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2012/01/kolko
*Beth Kolko, University of Washington*
Today, 6.30 pm
Webcast live: http://cyber.law.harvard.edu/interactive/webcast
http://nexa.polito.it/berkman-webcast-live
This talk describes two projects that tackle the same issue: how and
why do nonexperts contribute to innovation? The conflict between
expertise and innovation sits uneasily in academia, where the
enterprise hinges on doling out official credentials. But a lack of
expertise can in fact drive people to create the kind of disruptive
technologies that really are game-changers. In this presentation
I'll present findings from a book-in-progress based on interviews
with hackers and makers tentatively titled "Why Rulebreakers Will
Rule the World." That book connects the hacking and making/DIY
communities at the point of disruptive technologies, demonstrating
how the lack of institutional affiliation and formal credentials
within each community opens up the space for creative
problem-solving approaches. The presentation will also discuss the
results of a two-year experiment I've been running within the
university entitled "Hackademia" which is an attempt to infect
academic pursuits with a hacker ethos and challenge non-experts to
see themselves as potentially significant contributors to innovative
technologies. Hackademia is a semi-formal learning group that
introduces mostly nontechnical students to basic technical skills
and presents them with an open-ended challenge. There have been six
iterations of the group so far, and each quarter new students join
as we use a participant-observation model to explore how
nontechnical adults gain technical skills. Hackademia is driven by a
desire to create functional rather than accredited engineers, to
position engineering literacy as a skill that's as important to an
informed citizenry as science literacy, and to help individuals see
themselves as creators rather than consumers.
*Links*
* A Little Bit Luddite <http://bethkolko.wordpress.com/>
* Hackademia <http://uwhackademia.wordpress.com/>
Jan. 24, 2012