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Re: [nexa] EU: presentati i testi ufficiali della riforma della data protection
by J.C. DE MARTIN
Grazie, Alessandro.
In proposito Jane Yakowitz ci va giù pesante:
http://blogs.law.harvard.edu/infolaw/2012/01/25/more-crap-from-the-e-u/
juan carlos
On 25/01/12 07:07, MANTELERO ALESSANDRO wrote:
> testi ufficiali:
> http://ec.europa.eu/justice/newsroom/data-protection/news/120125_en.htm
>
> conferenza stampa:
> http://ec.europa.eu/avservices/player/streaming.cfm?type=ebsvod&sid=194999
>
> --
> Avv. Alessandro Mantelero, PhD
> Confirmed Assistant Professor
> http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
>
> Department of Production Systems and Business Economics
> Politecnico di Torino
> Corso Duca degli Abruzzi, 24
> 10129 Torino - Italy
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>
Jan. 25, 2012
Aprono le Officine Arduino
by J.C. DE MARTIN
Aprono le Officine Arduino
<http://arduino.cc/blog/2012/01/25/aprono-le-officine-arduino/>
Una mattina di più di un anno fa ho ricevuto una telefonata di Riccardo
Luna, una delle sue in cui ha un'idea un po' pazza, che sai che se dici
di sì ti metti nei guai ma alla fine ne esce qualcosa di importante.
A Riccardo avevano appena affidato la curatela della mostra Stazione
Futuro, l'unica, tra tutte le mostre organizzare per celebrare i
150esimo dell'Italia, che cercava di vedere nel futuro.
Parlando di futuro del lavoro voleva mettere in mostra Arduino come
esempio di quando uno si inventa un lavoro da sé. Mi piaceva l'idea ma
bisognava inventarsi qualcosa di diverso, qualcosa che non fosse una
teca con dentro una scheda ma uno spazio vivo dove spiegare che ci sono
dei modi nuovi di inventare e fabbricare.
Nacque così il FabLab Italia: Arduino ha acceso la scintilla iniziale,
il comitato Italia 150 ha risposto in maniera lungimirante, un gruppo di
persone capaci ha lavorato intensamente per crearlo, i ragazzi ci hanno
messo l'anima per farlo funzionare per otto mesi.
Il FabLab è stato uno spazio che ha creato una piccola comunità di
persone interessate a capire come si possano inventare nuovi processi
produttivi, nuovi modelli di business partendo dalla fabbricazione
digitale, dall'open source e dalla collaborazione tra persone.
Abbiamo spiegato ai visitatori le nuove possibilità di queste
tecnologie, abbiamo introdotto alcuni studenti di architettura al mondo
della fabbricazione digitale, abbiamo tenuto un numero consistente di
corsi sui temi più disparati, abbiamo partecipato a diversi eventi
cittadini, abbiamo invitato persone da diverse parti del mondo a portare
il loro contributo ma soprattutto abbiamo fatto circolare le idee,
abbiamo riacceso gli entusiasmi, abbiamo creato un gruppo di persone
fiere di essere Italiani.
L'esperienza si è conclusa il 20 novembre ma per noi era importante
mantenere acceso il fuoco dell'entusiasmo creato in questi mesi e
abbiamo pensato a come portare avanti l'esperienza dandole una nuova
forma che si possa sostenere con le proprie gambe.
Ci è saltato in mente che Arduino poteva fungere ancora da "incubatore"
di idee nuove: le macchine ci sono come c'è la voglia di creare uno
spazio dove raccogliere dei talenti per sviluppare nuovi prodotti.
Fortunatamente abbiamo trovato sulla nostra strada il partner perfetto
per chiudere il cerchio: il co-working Toolbox a Torino si è dato
disponibile a darci uno spazio per 18 mesi e da li sta nascendo Officine
Arduino.
Officine Arduino è una nuova azienda basata a Torino, incubata da
Arduino, che da un lato svilupperà nuove idee e prodotti "open" e da un
altro farà da "nido" al nuovo FabLab Torino.
Ci piaceva il nome "Officine" per richiamare il sapore delle vecchie
piccole aziende italiane che dal nulla si sono inventate di tutto.
Un'azienda nuova, una combinazione di Azienda, FabLab e Makerspace unica
nel mondo per credere nei giovani talenti torinesi.
Si parte oggi con questo annuncio, il lavoro è in corso a pieno ritmo,
ci vediamo il 17 Febbraio alla festa d'inaugurazione presso ToolBox
Torino via Agostino da Montefeltro 2.**
Nel frattempo date un'occhiata alle offerte di lavoro delle Officine.
(WebMaster/ PHP Developer <http://bit.ly/AFuUQA> Guest Blogge
<http://bit.ly/yGHaTx>r Internship // Junior Electronics Engineer
<http://bit.ly/zqFJpw>)
*Ringraziamenti:*
Ringraziamo il Comitato Italia 150 per averci permesso di creare il
primo FabLab Italiano. Riccardo Luna, Paola Zini, Sara Fortunati e
Pamela Pelatelli, Sara Bigazzi, Cesare Griffa, Enrico Bassi, Lorenzo
Romagnoli e Matteo Tangi per tutto il lavoro che hanno fatto che ci ha
permesso di creare e far funzionare il FabLab in maniera splendida per 9
mesi.
Davide Gomba che ha abbracciato questo progetto investendoci una
quantità immane di energie personali ed accettando la sfida di diventare
un'imprenditore guidando le Officine Arduino Torino.
Enrico Bassi che ha guidato splendidamente il FabLab in questi mesi ed
ora si prende in carico il nuovo FabLab Torino oltre che collaborare con
Officine Arduino.
Toolbox <http://www.toolboxoffice.it/> che ha condiviso la nostra
visione su come cambia il mondo del lavoro e come si poteva sperimentare
con qualcosa di nuovo in Italia.
Massimo e Davide
Jan. 25, 2012
Re: [nexa] R: Il copyriht è un furto?
by J.C. DE MARTIN
Sarà un limite mio, ma temo di non aver capito nulla del suo messaggio.
Può per cortesia fare uno sforzo maggiore per rendersi comprensibile?
Rimanendo ovviamente nell'ambito tematico di questa mailing list,
ambito che ho già avuto modo di segnalarle privatamente
a seguito di suoi svariati messaggi al sottoscritto.
Grazie molte,
cordiali saluti,
juan carlos de martin
On 25/01/12 05:08, agatalotauro(a)libero.it wrote:
>
> Rispondo alla femminina.
>
> Il mio alunno mi invia una e.mail con un progetto, io la suo con altri
> colleghi ed alunni "fortunati" escludendolo, è un furto secondo voi?
>
> O COSA?
>
> Immaginiamo che questo processo diventa "normale" in un paese dove ci
> cerca disperatamente di implementare una democrazia?
>
> Abbiamo bisogno di norme oppure di
> http://www.clonline.org/articoli/ita/vol_Papa1212_intern.htm
>
> partendo da un serio esame di coscienza?
>
> Perdonatemi per questa e.mail
>
> Pace e bene
>
> ----Messaggio originale----
> Da: mariella.berra(a)unito.it
> Data: 25-gen-2012 10.21
> A: <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Ogg: [nexa] Il copyriht è un furto?
>
> MICHELE BOLDRIN - DAVID K. LEVINE
> ABOLIRE LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE
> Laterza, 19/1/2012
> collana "I Robinson / Letture" C'e' una recensione provocatoria
> "il copyright e' un furto"
> Mi sveglio una mattina con un'invenzione in mente, la realizzo e
> ci metto il marchio: è questo il percorso che permette alla nostra
> creazione intellettuale di tradursi in "proprietà intellettuale",
> tutelata attraverso il sistema attuale dei brevetti e dei
> copyright. Da molti è considerato un diritto socialmente utile. Lo
> è davvero o, invece, si tratta di un furto? Boldrin e Levine
> rispondono che se non è un "furto", è per lo meno un virus. Un
> virus la cui sempre più ampia estensione danneggia sia
> l'innovazione tecnologica che la crescita economica rendendo, al
> contempo, sempre più diseguale e ingiusta la distribuzione del
> reddito. Boldrin e Levine - con un linguaggio del tutto informale
> e privo di ogni tecnicismo - guidano il lettore attraverso una
> grande mole di episodi storici, casi imprenditoriali e argomenti
> economici che dimostrano come e perché la proprietà intellettuale,
> divenendo un monopolio, è socialmente dannosa. Certo, le (buone)
> idee non solo possono ma devono essere vendute, altrimenti non
> verrebbero prodotte o ne verrebbero prodotte molto poche ma,
> secondo Boldrin e Levine, il proprietario del copyright non deve
> essere autorizzato a usare la proprietà intellettuale per
> controllare l'uso del prodotto legalmente acquisito anche dopo che
> la vendita sia avvenuta. Questo diritto genera un monopolio che
> non aumenta e spesso riduce il progresso e lo sviluppo
> tecnologico. La conclusione è chiara e definitiva: il monopolio
> intellettuale è socialmente dannoso...
> Questa idea è portata aavnti secondo un modello di mercato
> concorrenziale
> Ciao m
>
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Jan. 25, 2012
Re: [nexa] In merito all'articolo di Morozov sul Corriere
by J.C. DE MARTIN
Non ho nulla in contrario all'uso di plug-in: che ognuno usi
gli strumenti che preferisce. Altra cosa è un motore di ricerca
generalista etichetti automaticamente le cose per me con
giudizi di valore.
juan carlos
On 25/01/12 07:50, Stefano Beriozza wrote:
> Questo mi sembra il punto:
>
>> Tutt'altro discorso è interrogarsi sulla possibilità che un motore di
>> ricerca, senza etichettare alcun sito come "sospetto" o "affidabile", ovvero,
>> _senza_emettere_giudizi_di_merito_, in qualche modo migliori le tecniche di ricerca
>> esistenti per facilitare l'autonomo formarsi di un giudizio da parte dell'individuo.
> Morozov fra l'altro cita questo plugin:
>
> http://confront.intel-research.net/Dispute_Finder.html#Usage_Scenarios
>
> che vedo affine agli strumenti indicati qui:
>
> http://en.wikipedia.org/wiki/Argument_map
>
> - - - -
>
> Mi viene da pensare (prendete con le pinze,
> il "secondo me" è implicito ad ogni frase):
>
> in una società ideale di "ricercatori", tutti dovrebbero
> potersi inserire nei meandri di ogni dibattito collettivo
> seguendo una logica del genere, e probabilmente
> la gente fa già così, la differenza è nella quantità e qualità
> di dati che ognuno crede personalmente di aver
> elaborato per raggiungere una data certezza/opinione.
> Se uno "si forma" Solo su ragionamenti del tipo X,
> difficilmente riuscirà a _dialogare_ con chi ha seguito
> ragionamenti del tipo Y, e raggiungere una visione
> più completa e/o una qualche vera conciliazione.
> Esemplifico i miei concetti di quantità e qualità:
> uno può aver esplorato nella sua vita una quantità
> enorme di ragionamenti di tipo X, o riconducibili
> a quello; appunto spostando le ricerche su
> ragionamenti di tipo Y o altri tipi, comincerà a capire
> che alcune informazioni sono ridondanti e seguono
> determinate "storie del ragionamento collettivo"
> (scientifico, filosofico, ecc), e in questo senso
> andrà "affinando" le sue fonti, o solo il suo sguardo
> (meglio: ogni fonte può sempre aggiungere qualcosa di sensato
> in maniera imprevista, in un nuovo contenuto)...
> Un contenuto potrebbe essere
> considerato tanto più di qualità in quel senso quanto più
> riesca a tener conto del massimo numero
> di questi fili della ricerca collettiva in ogni campo
> (o solo nel proprio, dipende)...
>
> E ancora:
>
> Che poi (esagerando) si trovino modi di visualizzare in quali
> punti dello scibile umano si trovi un determinato
> contenuto online, in quel mondo di ricercatori
> sarebbe solo buona cosa, ma in effetti non bisogna
> sottovalutare quando si sovrappongono "interessi particolari":
> ad esempio qua il "senso comune" e/o "la rete", impedirebbero
> possibili abusi che avverrebbero in un paese privo di libertà civili.
> Queste grazie a forme di notifica/controllo _da_parte_ della società
> sui possibili abusi dei suoi membri, e di ognuno
> sui possibili effetti del proprio operato; e poi
> a tutta la catena di organizzazioni, strutture, ecc che
> giustamente resteranno lì per prevenire o rimediare agli errori
> dati dall'incapacità di venirsi davvero incontro in ogni situazione...]
>
> Un'ultima roba:
>
> Non si potrà mai togliere la possibilità di dubitare, semmai
> è sempre più probabile incappando nelle opinioni altrui,
> casualmente, in un qualsiasi motore di ricerca (ma anche senza internet)...
> Marchiare come "pseudoscientifico" qualcosa potrebbe
> anche portare la gente a cercare solo fonti pseudoscientifiche,
> chi lo sa a priori come poi venga usato uno strumento?
> Così come può "bloccarci la vita" dubitare troppo (es. su se stessi),
> il dubbio può anche salvare, quando il comandante
> ti ordina di restare in cabina su una nave che affonda,
> quando invece il comandante guida e la nave non sembra aver problemi,
> allo stesso modo se eventuali dubbi (es. un passeggero che nota uno scoglio)
> fossero incanalabili nella cabina di comando con un qualche metodo,
> sarebbe meglio per tutti... E se uno semplicemente non si fida, bisognerà
> capire perché e se si sarà in grado di confrontarsi, crescerà la fiducia
> o cambierà qualche modo di fare che crea sfiducia...
>
> Ciao a tutti,
> Stefano
>
> 2012/1/24 Masera Anna<Anna.MASERA(a)lastampa.it>:
>> Caro Jc son d'accordo con te, anche perché invece io spesso Non sono
>> d'accordo con Morozov, x quanto lo trovi stimolante, pero' temo che la
>> traduzione sul Corriere dell'originale articolo su Slate abbia ulteriormente
>> banalizzato la questione... :
>>
>> http://www.slate.com/articles/technology/future_tense/2012/01/anti_vaccine_…
>>
>> Cmq prima di Morozov il tema l'aveva sollevato già una decina d'anni fa
>> Umberto Eco! ... Abbassando parecchio le sue quotazioni, almeno online...
>> ;-)
>>
>> Questo bisogno di certi intellettuali elitari di ripulire Internet nel
>> timore che gli utenti non siano intelligenti come loro e non sappiano
>> distinguere e' il contrario della democrazia.
>>
>> Ciao, e grazie
>> Anna
>>
>>
>> Inviato in mobilita'
>>
>> Il giorno 24/gen/2012, alle ore 16:24, "J.C. DE MARTIN"<demartin(a)polito.it>
>> ha scritto:
>>
>> Su Twitter è nata una discussione tra alcune persone (tra cui Fabio Chiusi,
>> Andrea Glorioso e il sottoscritto) in merito a questo articolo di Morozov
>> pubblicato su "La Lettura" del Corriere della Sera:
>>
>> http://lettura.corriere.it/cospirazionisti-e-negazionisti-l%E2%80%99invasio…
>>
>> Inizialmente, la discussione era stata stimolata anche da questo intervento
>> di Mantellini,
>> "Internet e conservazione": http://www.mantellini.it/?p=17516
>> che cita, oltre al resto, anche l'intervento di Morozov.
>>
>> Twitter, però, è uno strumento assolutamente inadatto a condurre
>> discussioni,
>> mentre le mailing list sono fatte apposta - per cui eccomi qui.
>>
>> In breve: io, che in genere trovo le analisi di Morozov mai banali
>> e a volte penetranti, questa volta mi dichiaro molto deluso.
>> L'articolo di Morozov per il Corriere, infatti, ha a mio avviso due gravi
>> difetti.
>>
>> Il primo difetto è il presentare l'esistenza di informazioni infondate
>> online
>> come un grave problema sociale al quale bisogna porre urgentemente rimedio.
>> Non porta alcuna evidenza, però, ne' della gravità ne' dell'urgenza: dice
>> solo che
>> c'è chi crede X e Y e che ciò non va bene. Ne' peraltro affronta l'aspetto
>> del passaggio da offlne a online: c'è una qualche evidenza
>> che con l'avvento di Internet il numero di persone con credenze
>> "poco scientifiche" (v. dopo) sia aumentato? Non si sa, e in realtà pare
>> che non si ponga neanche il problema.
>>
>> Ad ogni modo, Morozov poi procede - e siamo al secondo difetto - a
>> identificare
>> il momento clou da cui scaturisce il "problema":
>>
>> Chi oggi avvia una ricerca su Google o Bing per verificare se «il
>> riscaldamento globale
>> è reale» o se «vaccinare è rischioso» o «chi è stato l’artefice degli
>> attacchi dell’11 settembre»
>> è a pochi clic di distanza dall’aderire a una di queste comunità.
>>
>> "E' a pochi clic di distanza dall'aderire a una di questa comunità" ?!
>> Caspita, che visione deprimente degli esseri umani, sostanzialmente dei
>> babbei
>> che non sanno resistere a un link se per caso gli compare sullo schermo....
>>
>> Ad ogni modo, cosa suggerisce Morozov come possibili soluzioni al problema
>> da lui identificato come sopra? Due possibilità.
>>
>> Numero 1: "Una è quella di addestrare i browser a segnalare le informazioni
>> sospette.
>> In questo modo ogni volta che un’affermazione come «la vaccinazione porta
>> all’autismo»
>> appare nei browser, verrebbe evidenziata in rosso — magari accompagnata da
>> un avviso
>> che consiglia di cercare una fonte più autorevole. Si dovrebbe, a questo
>> fine, compilare
>> un database delle affermazioni discutibili, a cui andrebbero opposte le
>> ultime opinioni
>> della scienza"
>>
>> Numero 2: "Un’altra opzione — che non esclude necessariamente la prima — è
>> quella
>> di spingere i motori di ricerca ad assumersi maggiori responsabilità nei
>> confronti degli
>> indirizzi Web che propongono, e a esercitare un controllo editoriale
>> maggiore nel presentare
>> i risultati di ricerche su argomenti come «riscaldamento globale» o
>> «vaccinazione». [...]
>> In questo modo, quando il risultato della ricerca fosse tale da indirizzare
>> gli utenti a siti
>> gestiti da pseudoscienziati o teorici della cospirazione, Google potrebbe
>> far apparire un
>> banner rosso che li invita a esser cauti e a consultare un elenco di risorse
>> autorevoli
>> prima di trarre conclusioni.
>>
>> Innanzittutto, confesso che nonostante abbia letto e riletto l'articolo, non
>> riesco a capire
>> la differenza tra le due opzioni.
>>
>> Ad ogni modo mi sembra di poter dire che alla fine la proposta di Morozov è
>> la seguente:
>> determinati risultati di ricerca dovrebbero venir "flaggati"
>> (banner rosso, bandierina, ecc., insomma una "lettera scarlatta" alla
>> Hawthorne)
>> dal motore di ricerca per segnalare all'utente che il loro contenuto è
>> "sospetto"
>> (è l'aggettivo usato da Morozov).
>>
>> Le due parole chiavi sono "determinati" e "sospetto".
>>
>> Come viene fatta la scelta? Con quale meccanismo un sito si guadagna
>> (o perde) la "lettera scarlatta"? E cosa vuol dire "sospetto"?
>> Chi decide - e come - che un determinato sito contiene affermazioni
>> "sospette"?
>>
>> Secondo me, formulata in questo modo, non c'è modo di arrivare a una
>> procedura che non si presti a clamorosi abusi di potere e a produrre
>> probabilmente molti più danni alla società di quelli (presunti) che si
>> vorrebbero
>> ridurre.
>>
>> Voglio essere io, individuo, a giudicare le informazioni che leggo online,
>> senza nessuno che me le pre-etichetti con giudizi di valore.
>>
>> Tutt'altro discorso è interrogarsi sulla possibilità che un motore di
>> ricerca,
>> senza etichettare alcun sito come "sospetto" o "affidabile", ovvero, senza
>> emettere giudizi di merito, in qualche modo migliori le tecniche di ricerca
>> esistenti
>> per facilitare l'autonomo formarsi di un giudizio da parte dell'individuo.
>> Terreno non facile, ma su cui si può quanto meno riflettere,
>> sulla scia, per esempio, di Cass Sunstein.
>>
>> Ma non è quanto propone Morozov col suo articolo.
>>
>> OK, mi fermo qui, anche se una completa argomentazione della mia posizione
>> avrebbe richiesto ulteriore spazio, ma per iniziare mi sembra che possa
>> bastare.
>>
>> My 2 cents.
>>
>> juan carlos
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
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>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
Jan. 25, 2012
Re: [nexa] In merito all'articolo di Morozov sul Corriere
by Stefano Beriozza
Questo mi sembra il punto:
> Tutt'altro discorso è interrogarsi sulla possibilità che un motore di
> ricerca, senza etichettare alcun sito come "sospetto" o "affidabile", ovvero,
> _senza_emettere_giudizi_di_merito_, in qualche modo migliori le tecniche di ricerca
> esistenti per facilitare l'autonomo formarsi di un giudizio da parte dell'individuo.
Morozov fra l'altro cita questo plugin:
http://confront.intel-research.net/Dispute_Finder.html#Usage_Scenarios
che vedo affine agli strumenti indicati qui:
http://en.wikipedia.org/wiki/Argument_map
- - - -
Mi viene da pensare (prendete con le pinze,
il "secondo me" è implicito ad ogni frase):
in una società ideale di "ricercatori", tutti dovrebbero
potersi inserire nei meandri di ogni dibattito collettivo
seguendo una logica del genere, e probabilmente
la gente fa già così, la differenza è nella quantità e qualità
di dati che ognuno crede personalmente di aver
elaborato per raggiungere una data certezza/opinione.
Se uno "si forma" Solo su ragionamenti del tipo X,
difficilmente riuscirà a _dialogare_ con chi ha seguito
ragionamenti del tipo Y, e raggiungere una visione
più completa e/o una qualche vera conciliazione.
Esemplifico i miei concetti di quantità e qualità:
uno può aver esplorato nella sua vita una quantità
enorme di ragionamenti di tipo X, o riconducibili
a quello; appunto spostando le ricerche su
ragionamenti di tipo Y o altri tipi, comincerà a capire
che alcune informazioni sono ridondanti e seguono
determinate "storie del ragionamento collettivo"
(scientifico, filosofico, ecc), e in questo senso
andrà "affinando" le sue fonti, o solo il suo sguardo
(meglio: ogni fonte può sempre aggiungere qualcosa di sensato
in maniera imprevista, in un nuovo contenuto)...
Un contenuto potrebbe essere
considerato tanto più di qualità in quel senso quanto più
riesca a tener conto del massimo numero
di questi fili della ricerca collettiva in ogni campo
(o solo nel proprio, dipende)...
E ancora:
Che poi (esagerando) si trovino modi di visualizzare in quali
punti dello scibile umano si trovi un determinato
contenuto online, in quel mondo di ricercatori
sarebbe solo buona cosa, ma in effetti non bisogna
sottovalutare quando si sovrappongono "interessi particolari":
ad esempio qua il "senso comune" e/o "la rete", impedirebbero
possibili abusi che avverrebbero in un paese privo di libertà civili.
Queste grazie a forme di notifica/controllo _da_parte_ della società
sui possibili abusi dei suoi membri, e di ognuno
sui possibili effetti del proprio operato; e poi
a tutta la catena di organizzazioni, strutture, ecc che
giustamente resteranno lì per prevenire o rimediare agli errori
dati dall'incapacità di venirsi davvero incontro in ogni situazione...]
Un'ultima roba:
Non si potrà mai togliere la possibilità di dubitare, semmai
è sempre più probabile incappando nelle opinioni altrui,
casualmente, in un qualsiasi motore di ricerca (ma anche senza internet)...
Marchiare come "pseudoscientifico" qualcosa potrebbe
anche portare la gente a cercare solo fonti pseudoscientifiche,
chi lo sa a priori come poi venga usato uno strumento?
Così come può "bloccarci la vita" dubitare troppo (es. su se stessi),
il dubbio può anche salvare, quando il comandante
ti ordina di restare in cabina su una nave che affonda,
quando invece il comandante guida e la nave non sembra aver problemi,
allo stesso modo se eventuali dubbi (es. un passeggero che nota uno scoglio)
fossero incanalabili nella cabina di comando con un qualche metodo,
sarebbe meglio per tutti... E se uno semplicemente non si fida, bisognerà
capire perché e se si sarà in grado di confrontarsi, crescerà la fiducia
o cambierà qualche modo di fare che crea sfiducia...
Ciao a tutti,
Stefano
2012/1/24 Masera Anna <Anna.MASERA(a)lastampa.it>:
> Caro Jc son d'accordo con te, anche perché invece io spesso Non sono
> d'accordo con Morozov, x quanto lo trovi stimolante, pero' temo che la
> traduzione sul Corriere dell'originale articolo su Slate abbia ulteriormente
> banalizzato la questione... :
>
> http://www.slate.com/articles/technology/future_tense/2012/01/anti_vaccine_…
>
> Cmq prima di Morozov il tema l'aveva sollevato già una decina d'anni fa
> Umberto Eco! ... Abbassando parecchio le sue quotazioni, almeno online...
> ;-)
>
> Questo bisogno di certi intellettuali elitari di ripulire Internet nel
> timore che gli utenti non siano intelligenti come loro e non sappiano
> distinguere e' il contrario della democrazia.
>
> Ciao, e grazie
> Anna
>
>
> Inviato in mobilita'
>
> Il giorno 24/gen/2012, alle ore 16:24, "J.C. DE MARTIN" <demartin(a)polito.it>
> ha scritto:
>
> Su Twitter è nata una discussione tra alcune persone (tra cui Fabio Chiusi,
> Andrea Glorioso e il sottoscritto) in merito a questo articolo di Morozov
> pubblicato su "La Lettura" del Corriere della Sera:
>
> http://lettura.corriere.it/cospirazionisti-e-negazionisti-l%E2%80%99invasio…
>
> Inizialmente, la discussione era stata stimolata anche da questo intervento
> di Mantellini,
> "Internet e conservazione": http://www.mantellini.it/?p=17516
> che cita, oltre al resto, anche l'intervento di Morozov.
>
> Twitter, però, è uno strumento assolutamente inadatto a condurre
> discussioni,
> mentre le mailing list sono fatte apposta - per cui eccomi qui.
>
> In breve: io, che in genere trovo le analisi di Morozov mai banali
> e a volte penetranti, questa volta mi dichiaro molto deluso.
> L'articolo di Morozov per il Corriere, infatti, ha a mio avviso due gravi
> difetti.
>
> Il primo difetto è il presentare l'esistenza di informazioni infondate
> online
> come un grave problema sociale al quale bisogna porre urgentemente rimedio.
> Non porta alcuna evidenza, però, ne' della gravità ne' dell'urgenza: dice
> solo che
> c'è chi crede X e Y e che ciò non va bene. Ne' peraltro affronta l'aspetto
> del passaggio da offlne a online: c'è una qualche evidenza
> che con l'avvento di Internet il numero di persone con credenze
> "poco scientifiche" (v. dopo) sia aumentato? Non si sa, e in realtà pare
> che non si ponga neanche il problema.
>
> Ad ogni modo, Morozov poi procede - e siamo al secondo difetto - a
> identificare
> il momento clou da cui scaturisce il "problema":
>
> Chi oggi avvia una ricerca su Google o Bing per verificare se «il
> riscaldamento globale
> è reale» o se «vaccinare è rischioso» o «chi è stato l’artefice degli
> attacchi dell’11 settembre»
> è a pochi clic di distanza dall’aderire a una di queste comunità.
>
> "E' a pochi clic di distanza dall'aderire a una di questa comunità" ?!
> Caspita, che visione deprimente degli esseri umani, sostanzialmente dei
> babbei
> che non sanno resistere a un link se per caso gli compare sullo schermo....
>
> Ad ogni modo, cosa suggerisce Morozov come possibili soluzioni al problema
> da lui identificato come sopra? Due possibilità.
>
> Numero 1: "Una è quella di addestrare i browser a segnalare le informazioni
> sospette.
> In questo modo ogni volta che un’affermazione come «la vaccinazione porta
> all’autismo»
> appare nei browser, verrebbe evidenziata in rosso — magari accompagnata da
> un avviso
> che consiglia di cercare una fonte più autorevole. Si dovrebbe, a questo
> fine, compilare
> un database delle affermazioni discutibili, a cui andrebbero opposte le
> ultime opinioni
> della scienza"
>
> Numero 2: "Un’altra opzione — che non esclude necessariamente la prima — è
> quella
> di spingere i motori di ricerca ad assumersi maggiori responsabilità nei
> confronti degli
> indirizzi Web che propongono, e a esercitare un controllo editoriale
> maggiore nel presentare
> i risultati di ricerche su argomenti come «riscaldamento globale» o
> «vaccinazione». [...]
> In questo modo, quando il risultato della ricerca fosse tale da indirizzare
> gli utenti a siti
> gestiti da pseudoscienziati o teorici della cospirazione, Google potrebbe
> far apparire un
> banner rosso che li invita a esser cauti e a consultare un elenco di risorse
> autorevoli
> prima di trarre conclusioni.
>
> Innanzittutto, confesso che nonostante abbia letto e riletto l'articolo, non
> riesco a capire
> la differenza tra le due opzioni.
>
> Ad ogni modo mi sembra di poter dire che alla fine la proposta di Morozov è
> la seguente:
> determinati risultati di ricerca dovrebbero venir "flaggati"
> (banner rosso, bandierina, ecc., insomma una "lettera scarlatta" alla
> Hawthorne)
> dal motore di ricerca per segnalare all'utente che il loro contenuto è
> "sospetto"
> (è l'aggettivo usato da Morozov).
>
> Le due parole chiavi sono "determinati" e "sospetto".
>
> Come viene fatta la scelta? Con quale meccanismo un sito si guadagna
> (o perde) la "lettera scarlatta"? E cosa vuol dire "sospetto"?
> Chi decide - e come - che un determinato sito contiene affermazioni
> "sospette"?
>
> Secondo me, formulata in questo modo, non c'è modo di arrivare a una
> procedura che non si presti a clamorosi abusi di potere e a produrre
> probabilmente molti più danni alla società di quelli (presunti) che si
> vorrebbero
> ridurre.
>
> Voglio essere io, individuo, a giudicare le informazioni che leggo online,
> senza nessuno che me le pre-etichetti con giudizi di valore.
>
> Tutt'altro discorso è interrogarsi sulla possibilità che un motore di
> ricerca,
> senza etichettare alcun sito come "sospetto" o "affidabile", ovvero, senza
> emettere giudizi di merito, in qualche modo migliori le tecniche di ricerca
> esistenti
> per facilitare l'autonomo formarsi di un giudizio da parte dell'individuo.
> Terreno non facile, ma su cui si può quanto meno riflettere,
> sulla scia, per esempio, di Cass Sunstein.
>
> Ma non è quanto propone Morozov col suo articolo.
>
> OK, mi fermo qui, anche se una completa argomentazione della mia posizione
> avrebbe richiesto ulteriore spazio, ma per iniziare mi sembra che possa
> bastare.
>
> My 2 cents.
>
> juan carlos
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Jan. 25, 2012
EU: presentati i testi ufficiali della riforma della data protection
by MANTELERO ALESSANDRO
testi ufficiali:
http://ec.europa.eu/justice/newsroom/data-protection/news/120125_en.htm
conferenza stampa:
http://ec.europa.eu/avservices/player/streaming.cfm?type=ebsvod&sid=194999
--
Avv. Alessandro Mantelero, PhD
Confirmed Assistant Professor
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
Department of Production Systems and Business Economics
Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italy
Jan. 25, 2012
Fw: [Creis_Terminal] CECIL Article sur le permis biométrique
by Mariella Berra
----- Original Message -----
From: <contact(a)lececil.org>
To: <creis_terminal(a)lecreis.org>
Sent: Wednesday, January 25, 2012 11:11 AM
Subject: [Creis_Terminal] CECIL Article sur le permis biométrique
Un nouveau permis de conduire, vite qualifié de «biométrique», entrera en
vigueur à partir du 19 janvier 2013. Peu ou pas de discussions, des
informations très peu nombreuses et peu claires. Qu'en est-il exactement ?
Retour sur un sujet qui semble aller de soi alors qu'il mérite toute notre
attention.
http://www.lececil.org/spip.php?article140
Le CECIL
www.lececil.org
_______________________________________________
Creis_terminal mailing list
Creis_terminal(a)lecreis.org
https://listes.globenet.org/listinfo/creis_terminal
Jan. 25, 2012
R: Il copyriht è un furto?
by agatalotauro@libero.it
Rispondo alla femminina.
Il mio alunno mi invia una e.mail con un progetto, io la suo con altri colleghi ed alunni "fortunati" escludendolo, è un furto secondo voi?
O COSA?
Immaginiamo che questo processo diventa "normale" in un paese dove ci cerca disperatamente di implementare una democrazia?
Abbiamo bisogno di norme oppure di
http://www.clonline.org/articoli/ita/vol_Papa1212_intern.htm
partendo da un serio esame di coscienza?
Perdonatemi per questa e.mail
Pace e bene
----Messaggio originale----
Da: mariella.berra(a)unito.it
Data: 25-gen-2012 10.21
A: <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Ogg: [nexa] Il copyriht è un furto?
-->
MICHELE BOLDRIN - DAVID K. LEVINE
ABOLIRE LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE
Laterza, 19/1/2012
collana "I Robinson / Letture" C'e' una recensione provocatoria "il copyright e' un furto"
Mi sveglio una mattina con un'invenzione in mente, la realizzo e ci metto il marchio: è questo il percorso che permette alla nostra creazione intellettuale di tradursi in "proprietà intellettuale", tutelata attraverso il sistema attuale dei brevetti e dei copyright. Da molti è considerato un diritto socialmente utile. Lo è davvero o, invece, si tratta di un furto? Boldrin e Levine rispondono che se non è un "furto", è per lo meno un virus. Un virus la cui sempre più ampia estensione danneggia sia l'innovazione tecnologica che la crescita economica rendendo, al contempo, sempre più diseguale e ingiusta la distribuzione del reddito. Boldrin e Levine - con un linguaggio del tutto informale e privo di ogni tecnicismo - guidano il lettore attraverso una grande mole di episodi storici, casi imprenditoriali e argomenti economici che dimostrano come e perché la proprietà intellettuale, divenendo un monopolio, è socialmente dannosa. Certo, le (buone) idee non solo possono ma devono essere vendute, altrimenti non verrebbero prodotte o ne verrebbero prodotte molto poche ma, secondo Boldrin e Levine, il proprietario del copyright non deve essere autorizzato a usare la proprietà intellettuale per controllare l'uso del prodotto legalmente acquisito anche dopo che la vendita sia avvenuta. Questo diritto genera un monopolio che non aumenta e spesso riduce il progresso e lo sviluppo tecnologico. La conclusione è chiara e definitiva: il monopolio intellettuale è socialmente dannoso...
Questa idea è portata aavnti secondo un modello di mercato concorrenziale
Ciao m
Jan. 25, 2012
Il copyriht è un furto?
by Mariella Berra
MICHELE BOLDRIN - DAVID K. LEVINE
ABOLIRE LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE
Laterza, 19/1/2012
collana "I Robinson / Letture" C'e' una recensione provocatoria "il copyright e' un furto"
Mi sveglio una mattina con un'invenzione in mente, la realizzo e ci metto il marchio: è questo il percorso che permette alla nostra creazione intellettuale di tradursi in "proprietà intellettuale", tutelata attraverso il sistema attuale dei brevetti e dei copyright. Da molti è considerato un diritto socialmente utile. Lo è davvero o, invece, si tratta di un furto? Boldrin e Levine rispondono che se non è un "furto", è per lo meno un virus. Un virus la cui sempre più ampia estensione danneggia sia l'innovazione tecnologica che la crescita economica rendendo, al contempo, sempre più diseguale e ingiusta la distribuzione del reddito. Boldrin e Levine - con un linguaggio del tutto informale e privo di ogni tecnicismo - guidano il lettore attraverso una grande mole di episodi storici, casi imprenditoriali e argomenti economici che dimostrano come e perché la proprietà intellettuale, divenendo un monopolio, è socialmente dannosa. Certo, le (buone) idee non solo possono ma devono essere vendute, altrimenti non verrebbero prodotte o ne verrebbero prodotte molto poche ma, secondo Boldrin e Levine, il proprietario del copyright non deve essere autorizzato a usare la proprietà intellettuale per controllare l'uso del prodotto legalmente acquisito anche dopo che la vendita sia avvenuta. Questo diritto genera un monopolio che non aumenta e spesso riduce il progresso e lo sviluppo tecnologico. La conclusione è chiara e definitiva: il monopolio intellettuale è socialmente dannoso...
Questa idea è portata aavnti secondo un modello di mercato concorrenziale
Ciao m
Jan. 25, 2012
Re: [nexa] Fwd: Appello contro la liberalizzazione delle tasse universitarie e l'abolizione del valore legale del titolo di studio
by meo
On Tue, 24 Jan 2012 18:06:01 +0100, Anna Carola Freschi
<anna.freschi(a)unibg.it> wrote:
> car*,
> vi giro un appello che credo possa interessare alcun* di voi.
> un caro saluto,
> anna carola freschi
>
>
> -------- Messaggio originale --------
> Oggetto: Appello contro la liberalizzazione di tasse universitarie e
> abolizione del valore legale del titolo di studio
> Data: Tue, 24 Jan 2012 16:24:48 +0100
> Mittente: Anna Carola Freschi <annacarola.freschi(a)gmail.com>
> Rispondi-a: annacarola.freschi(a)gmail.com
> A: Anna Carola Freschi <anna.freschi(a)unibg.it>
>
> Car* colleg*,
>
> al seguente link troverai un appello per sottoscrizioni individuali,
> partito dai ricercatori universitari, contro il rischio, in queste ore
cara Anna,
non sono riuscito a trovare il modo di sottoscrivere il
vostro appello in Rete. Per questo mi permetto di chiedervi il piacere di
aggiungermi alla lista dei sottoscrittori.
Angelo Raffaele Meo
professore in pensione
Politecnico di Torino
> molto concreto, che il Governo italiano proceda alla liberalizzazione
> delle tasse d'iscrizione studentesche e all'abolizione del valore legale
> del titolo di studio.
>
>
https://docs.google.com/document/d/1B094NG8J0XU1ESuXntNsB6DDriuMD1HaKYxFvPG…
>
> Siamo convinti che le conseguenze sarebbero nefaste considerato lo stato
> del sistema universitario nazionale e per di piu' in un paese con un
> welfare malandato e in smantellamento. Le due misure non miglioreranno
> ne' l'equita', ne' la valorizzazione del 'merito'.
>
> Se sei d'accordo sulla sostanza (il testo non scende nei dettagli delle
> proposte in discussione, ma ne contesta la filosofia di fondo), ti
> invitiamo a sottoscrivere l'appello e a fartene promotore presso le tue
> reti. Il tuo sostegno è importante.
>
> Alla centesima firma renderemo pubblica l'iniziativa.
>
> Grazie per la tua attenzione e partecipazione,
>
>
> un caro saluto,
>
>
> Le firmaterie e i firmatari
>
> ************************************************************************
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Jan. 24, 2012