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[nexa] VON-Europe-Comments-on-EC-Public-Consultation-on-Net-Neutrality
by Marco Pancini
Vi segnalo questo interessante contributo di Von Europe alla consultazione
della Commissione sulla Net Neutrality:
http://www.scribd.com/doc/45033851/VON-Europe-Comments-on-EC-Public-Consult…
--
Marco Pancini
Senior Policy Counsel - Google
Chaussee d'Etterbeek 180 - 1000 Brussels - Belgium
Desk: +32.(0) 28948492 - Mobile: +32.(0) 473531203
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communication by mistake, please don't forward it to anyone else, please
erase all copies and attachments, and please let me know that it went to the
wrong person. Thanks.
March 14, 2011
R: Fw: [Creis_Terminal] Les voitures, prochaines cibles des pirates informatiques
by Fiorello Cortiana
Profetico sic!
-----Messaggio originale-----
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Mariella Berra
Inviato: lunedì 14 marzo 2011 13.57
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: [nexa] Fw: [Creis_Terminal] Les voitures,prochaines cibles des pirates informatiques
Cari amici alcune curiosità
Mi permetto di aggiungere una breve nota di Pietro Calamandre Padre della Costituzione repubblicana adifesa della scuola pubblica. Queste note sono state diffuse via radio in un liceo piemontese da un preside che ha ricevuto una denuncia da parte di oppositori della scuola pubblica.
E' sempre diritto della informazione e di libera espressione. Cari saluti M Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo.
Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.
Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico".
----- Original Message -----
From: "Maurice Liscouët" <maurice.liscouet(a)univ-nantes.fr>
To: <creis_terminal(a)lecreis.org>
Sent: Monday, March 14, 2011 12:29 PM
Subject: [Creis_Terminal] Les voitures,prochaines cibles des pirates informatiques
http://www.lemondeinformatique.fr/actualites/lire-les-voitures-prochaines-c…
--
Maurice Liscouët
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Creis_terminal mailing list
Creis_terminal(a)lecreis.org
https://listes.globenet.org/listinfo/creis_terminal
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nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
March 14, 2011
Fw: [Creis_Terminal] Les voitures, prochaines cibles des pirates informatiques
by Mariella Berra
Cari amici alcune curiosità
Mi permetto di aggiungere una breve nota di Pietro Calamandre Padre della
Costituzione repubblicana adifesa della scuola pubblica. Queste note sono
state diffuse via radio in un liceo piemontese da un preside che ha ricevuto
una denuncia da parte di oppositori della scuola pubblica.
E' sempre diritto della informazione e di libera espressione. Cari saluti M
Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della
Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve
sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve
riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una
garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e
forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di
partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due
modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo
esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta
gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo.
Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più
permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono
scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra
forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o
di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti
torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo
l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito
dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non
la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare
l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una
larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per
trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le
scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa
resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è
stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta
un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole
pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e
comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le
scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano
ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si
comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché
in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei
premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che
saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche
alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili,
si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola
privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le
scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per
dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo
convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la
ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di
Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i
loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.
Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non
hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle
scuole private denaro pubblico".
----- Original Message -----
From: "Maurice Liscouët" <maurice.liscouet(a)univ-nantes.fr>
To: <creis_terminal(a)lecreis.org>
Sent: Monday, March 14, 2011 12:29 PM
Subject: [Creis_Terminal] Les voitures,prochaines cibles des pirates
informatiques
http://www.lemondeinformatique.fr/actualites/lire-les-voitures-prochaines-c…
--
Maurice Liscouët
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https://listes.globenet.org/listinfo/creis_terminal
March 14, 2011
Re: [nexa] commenti ?
by Blengino
Non sei il primo che coglie la cosa...
http://blogs.forbes.com/kashmirhill/2011/03/09/google-privacy-lawyers-fasci…
Non concordi?
-----Original Message-----
From: Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
To: "nexa(a)server-nexa.polito.it" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Date: Sun, 13 Mar 2011 13:25:44 +0100
Subject: [*****SPAM*****] [nexa] commenti ?
vi invito a leggere questo
http://bit.ly/hfNFsM
e spero di leggere commenti dagli avvocati tra noi.
mi pare ci sia un'inifinita' di cose da dire...
"freedom of speech is the new black in data mining fashion"
ciao, s.
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
March 13, 2011
Re: [nexa] commenti ?
by MANTELERO ALESSANDRO
Alcune riflessioni a caldo.
Il diritto d'oblio concerne la legittimità del rievocare
vicende passate di un singolo (solitamente non
particolarmente felici o lodevoli). Il presupposto è
dunque che qualche cosa sia venuta meno, si sia
dimenticata.
La rete muta il quadro perché qui non si ha rievocazione,
bensì permanenza nel tempo.
Non si va a ripescare nella memoria, negli archivi
qualcosa che dai più è ormai dimenticato, bensì tutto
rimane costantemente “in memoria” sulla rete. E qui il
tema si intreccia con quello dell'identità personale,
poiché il danno non è tanto nel rivivere vicende dolorose
o infamanti, ma soprattutto nel mancato aggiornamento di
vicende passate.
Esemplificando:
il caso tipico di diritto all'oblio è la vicenda di
cronaca nera rievocata trent'anni dopo, quando il
protagonista si è ricreato una vita (notizia passata,
esistente solo più in archivi di giornale o poche altre
fonti, rievocazione immotivata della stessa, NB
immotivata)
il caso on-line più probabile è invece quello della
notizia di Tizio condannato in primo grado per omicidio,
ma poi assolto nei gradi successivi, tuttavia su una o più
pagine web compare solo la prima notizia, nel tempo i
curatori di tali pagine non seguono più la vicenda e non
aggiornano, dopo anni se si cerca in rete Tizio risulta
sempre l'autore dell'omicidio per via della prima
condanna.
In termini giuridici, salvo tale relazione con l'identità,
non mi pare che la realtà on-line muti molto il quadro.
L'interessato ha sempre i soliti rimedi dati dalla tutela
inibitoria e risarcitoria. Certo, qui come in altre
materie, la digitalizzazione dei contenuti ed il loro
flusso in rete rende più difficile ed onerosa un'efficace
tutela. La discussione su soluzioni tecniche che
permettano l'auto-cancellazione delle informazioni è poi
aperta, ma qui ci spostiamo su temi di politica del
diritto: è meglio una società trasparente che può
ricordare tutto o una società che dimentica ?
Personalmente non aborrisco la prima ipotesi, ma a
condizione della completezza ed esattezza delle
informazioni.
Avv. Alessandro Mantelero, PhD
Confirmed Assistant Professor
Department of Production Systems and Business Economics
Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italy
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
On Sun, 13 Mar 2011 13:25:44 +0100
Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it> wrote:
> vi invito a leggere questo
>
> http://bit.ly/hfNFsM
>
> e spero di leggere commenti dagli avvocati tra noi.
> mi pare ci sia un'inifinita' di cose da dire...
>
> "freedom of speech is the new black in data mining
>fashion"
>
> ciao, s.
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Avv. Alessandro Mantelero, PhD
Confirmed Assistant Professor
Department of Production Systems and Business Economics
Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italy
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
March 13, 2011
Re: [nexa] commenti ?
by Guido Scorza
Stefano,
questioni stimolanti quelle sollevate da Peter.
Ne avevo parlato qui, traendo spunto da un paio di testi all'epoca recenti e da alcune iniziative legislative in francia ed in italia: http://daily.wired.it/news/cultura/il-diritto-all-oblio-caro-web-dimenticam…
Mi limito, ora, a rilevare che credo ci sia una differenza tra il divieto di riproporre nel presente un fatto (implicante evidentemente dati personali) del passato e l'obbligo di cancellare o rimuovere il racconto di qualsiasi fatto del passato dalla "memoria" della Rete.
Confesso di non avere una risposta al problema ma mi piacerebbe non ne discutessimo in termini di "diritto all'oblio" che, in italia, sin qui, ha significato una cosa ben diversa.
Bserata,
G.
Il giorno 13/mar/2011, alle ore 13.25, Stefano Quintarelli ha scritto:
> vi invito a leggere questo
>
> http://bit.ly/hfNFsM
>
> e spero di leggere commenti dagli avvocati tra noi.
> mi pare ci sia un'inifinita' di cose da dire...
>
> "freedom of speech is the new black in data mining fashion"
>
> ciao, s.
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
__
www.guidoscorza.it
March 13, 2011
La nuova sfida della SIAE sulle reti digitali
by Blengino
Che il Governo puntasse su AGCOM per tutelare il diritto d'autore in rete
era un fondato sospetto. Forse che la nomina del nuovo commissario
straordinario della SIAE, Gian Luigi Rondi, classe 1921, fornisca ulteriori
indizi?
Certamente l'esperienza c'è. Confesso un qualche pregiudizio
nell'immaginarlo propulsivo verso il copiright 2.0.
Vien da rovesciare il titolo di un noto film.
Auguri.
Carlo
March 13, 2011
commenti ?
by Stefano Quintarelli
vi invito a leggere questo
http://bit.ly/hfNFsM
e spero di leggere commenti dagli avvocati tra noi.
mi pare ci sia un'inifinita' di cose da dire...
"freedom of speech is the new black in data mining fashion"
ciao, s.
March 13, 2011
Re: [nexa] World Day Against Cyber-Censorship: Reporters Without Borders releases new “Enemies of the Internet” list
by Marco Pancini
Vi segnalo questo utile riassunto in italiano del report di RSF curato da
Fabio Chiusi:
http://ilnichilista.wordpress.com/2010/03/14/i-nemici-della-rete/
On Fri, Mar 11, 2011 at 5:12 PM, Andrea Cairola <andrea.cairola(a)gmail.com>wrote:
> Per vostra informazione.
> ciao
> Andrea
>
> De : RSF Afrique / RSF Africa [mailto:afrique@rsf.org]
> Envoyé : vendredi 11 mars 2011 15:28
> À : Ambroise Pierre
> Objet : (Fr/Eng/Esp/Port) Journée mondiale contre la cyber-censure :
> Reporters sans frontières rend publique sa nouvelle liste des pays
> ennemis d’Internet et des pays sous surveillance / World Day Against
> Cyber-Censorship: Reporters Without Borders releases.
>
>
>
> Français / English / Espanol / Portugues
>
>
>
> Embargo vendredi 11 mars, 17h00 GMT (18h00 heure de Paris)
>
> Lire le rapport complet en ligne (à partir de 17h00) :
>
> http://12mars.rsf.org/fr/#ccenemies
>
>
> REPORTERS WITHOUT BORDERS
>
> PRESS RELEASE
>
>
>
> 11.03.2011
>
>
>
> World Day Against Cyber-Censorship: Reporters Without Borders releases
> new “Enemies of the Internet” list
>
>
>
> Dedicated website: 12mars.rsf.org
>
>
>
> Reporters Without Borders has carried out a new survey of online
> freedom of expression for World Day Against Cyber-Censorship on 12
> March.
>
>
>
> “One in three of the world’s Internet users does not have access to an
> unrestricted Internet,” Reporters Without Borders secretary-general
> Jean-François Julliard said. “Around 60 countries censor the Internet
> to varying degrees and harass netizens. At least 119 people are
> currently in prison just for using the Internet to express their views
> freely. These are disturbing figures.
>
>
>
> “The Internet played a crucial role in the recent Tunisian and
> Egyptian revolutions but more and more governments try to manipulate
> online information and remove critical content. There is a greater
> need than ever to defend online free speech and protect
> cyber-dissidents. This day is also the occasion to pay tribute to the
> solidarity that Internet users show towards each other.”
>
>
>
> Enemies of the Internet
>
>
>
> Reporters Without Borders is releasing a 100-page report on the state
> of online freedom of expression in the 10 countries it has identified
> as “Enemies of the Internet” and the 16 countries it is keeping “under
> surveillance” because of their questionable Internet policies.
> Repressive regimes resort to all sorts of measures to control content,
> ranging from censorship, jailing cyber-dissidents and circulating
> massive amounts of propaganda online.
>
>
>
> “Tunisia and Egypt have been removed from the list of Enemies of the
> Internet following the fall of their governments,” Julliard added.
> “These countries nonetheless remain under surveillance, as does Libya.
> The gains of these revolutions must be consolidated and the new
> freedoms must be guaranteed. We have also placed three democracies –
> Australia, South Korea and France – under surveillance because of
> various measures they have taken that could have negative consequences
> for online free expression and Internet access.”
>
>
>
> A dedicated website for the campaign
>
>
>
> For World Day Against Cyber-Censorship, Reporters Without Borders has
> created a dedicated website where Internet users can download a
> graphic representing the defence of online free expression, view a
> film made for the occasion by French illustrator Joel Guenoun and
> consult the map of Internet black holes.
>
>
>
> Internet users are urged to circulate this information on social
> networks, blogs and websites that support imprisoned netizens. They
> may also use the graphic, which is available in a score of languages
> (including Chinese, Arabic, Burmese, Turkmen, Farsi and Russian) as an
> image for their profiles in Facebook, Twitter and other social
> networks.
>
>
>
> 2010 – Year of the Internet?
>
>
>
> Last year saw the Internet and social networks conclusively
> established as tools for protest, campaigning and circulating
> information. It also saw a growing tendency for traditional and new
> media to complement each other, as witnessed not only during the Arab
> Spring but also in the way WikiLeaks released the leaked US diplomatic
> cables in coordination with several leading international media.
>
>
>
> The Internet continues above all to be a tool, one that can be used
> for good ends and bad. It creates an area of freedom in the most
> closed countries. Its potential as a tool for circulating news and
> information angers dictators and renders traditional censorship
> methods ineffective. The Internet is used not only by dissidents but
> also by governments, which employ it to circulate their propaganda and
> to reinforce surveillance and control of the population.
>
>
>
> The Internet strategies pursued nowadays by authoritarian regimes
> consist not so much of outright blocking as online manipulation and
> propaganda. Countries such as China, Saudi Arabia and Iran continue to
> filter out vast amounts of content, reinforcing the filtering at times
> of tension, but Internet users in these countries continue to learn
> how to circumvent censorship.
>
>
>
>
>
>
>
> Lucie Morillon
>
> Reporters Without Borders / Reporters sans frontières
>
> Head of New Media Desk / Responsable du Bureau Nouveaux Médias
>
> tel: +33 1 44 83 84 71
>
> Email: internet(a)rsf.org
>
> Twitter: @luciemorillon / @RSF_RWB
>
> Skype: rsfnet
>
> ------
>
> Día Mundial contra la Cibercensura: Reporteros sin Fronteras publica
> su nueva lista de países enemigos de Internet
>
>
>
> La organización crea un sitio dedicado a ello: 12mars.rsf.org
>
>
>
>
>
> Con ocasión del Día Mundial contra la Cibercensura, el 12 de marzo de
> 2011, Reporteros sin Fronteras presenta un informe sobre la situación
> de la libertad de información en línea.
>
>
>
> “Uno de cada tres internautas no tiene acceso a un Internet libre.
> Unos sesenta países censuran la red en diversos grados o acosan a los
> netciudadanos. Por lo menos 119 personas están encarceladas por el
> simple hecho de haber usado Internet para expresarse libremente. Son
> sólo algunas de las cifras que dan escalofrío. Como la Web ha jugado
> un rol crucial en las recientes revoluciones tunecina y egipcia, cada
> vez más gobiernos intentan manipular la información que circula en la
> Red y suprimir los contenidos críticos. Hoy, más que nunca, se debe
> defender la libertad de expresión en línea y proteger a los
> ciberciudadanos. Esta jornada también es la ocasión para rendir
> homenaje a la solidaridad que los internautas han demostrado los unos
> hacia los otros”, declaró Jean-François Julliard, Secretario General
> de Reporteros sin Fronteras.
>
>
>
> Los enemigos de Internet
>
>
>
> Reporteros sin Fronteras publica un informe de 70 páginas en el que se
> hace un balance de la situación de la libertad de expresión en línea
> en los diez países considerados enemigos de Internet y los 16 países
> ubicados bajo vigilancia. Los regímenes represivos realizan múltiples
> esfuerzos para controlar los contenidos, que van de la censura a la
> represión física de los actores de la Web, pasando por la difusión
> masiva de propaganda.
>
>
>
> “Túnez y Egipto fueron retirados de la lista de enemigos de Internet
> tras la caída de los gobiernos establecidos. Estos países permanecen
> no obstante bajo vigilancia, al igual que Libia. Las experiencias de
> la revolución deben consolidarse y las nuevas libertades, ser
> garantizadas. También ubicamos bajo vigilancia a tres democracias
> –Australia, Corea del Sur y Francia–, debido a diferentes medidas que
> podrían tener consecuencias negativas en la libertad de expresión en
> línea y de acceso a la Web”, agregó el Secretario General de la
> organización.
>
>
>
> Movilización en un sitio destinado a ello
>
>
>
> Con motivo de esta jornada, Reporteros sin Fronteras concibió un sitio
> web específico (12mars.rsf.org) en el que los internautas pueden
> descargar el pictograma que representa la defensa de la libertad de
> expresión en línea. En él, también es posible ver un video elaborado
> para la ocasión por el ilustrador francés Joel Guenoun, así como
> consultar un mapa de los hoyos negros de la Web.
>
>
>
> Se invita a los internautas a difundir la información de nuestro sitio
> en las redes sociales, los blogs y los sitios que apoyan a los
> netciudadanos encarcelados. Pueden utilizar el pictograma, disponible
> en una veintena de lenguas (chino, árabe, birmano, turkmeno, persa,
> ruso), como imagen de su perfil en Facebook, Twitter y otras redes
> sociales.
>
>
>
> 2010, ¿año de la Web?
>
>
>
> El año 2010 vio la consagración de las redes sociales y de la Web como
> instrumentos de movilización y de difusión de información. También
> estuvo marcado por una creciente complementariedad de los medios de
> comunicación tradicionales y los nuevos medios, ilustrada con la
> Primavera Árabe, pero también con la publicación de cables
> diplomáticos estadounidenses por WikiLeaks, en colaboración con varios
> medios de comunicación internacionales.
>
>
>
> Internet es ante todo un instrumento, empleado para lo mejor y para lo
> peor. En los países más divididos crea un espacio de libertad. Su
> potencial de difusión de información irrita a los dictadores y vuelve
> ineficaces los métodos tradicionales de censura. Le Web es utilizada
> por los disidentes, pero también por las autoridades para difundir la
> propaganda oficial y reforzar la vigilancia y el control de la
> población.
>
>
>
> La nueva estrategia de los regímenes autoritarios tiene que ver más
> con la manipulación y la propaganda en línea que con el bloqueo puro y
> duro. Cierto, países como China, Arabia Saudita o Irán todavía
> efectúan un filtraje severo, que incluso tiende a acentuarse en
> periodos de tensión, pero sus internautas continúan aprendiendo a
> evadir la censura.
>
> -----
>
> Dia Mundial contra a Cibercensura: Repórteres sem Fronteiras divulga
> sua nova lista de países inimigos da Internet
>
>
>
> A organização cria um site específico para a data: 12mars.rsf.org
>
>
>
> Por ocasião do Dia Mundial contra a Cibercensura, a 12 de março de
> 2011, Repórteres sem Fronteiras elaborou um ponto da situação da
> liberdade de informação online.
>
>
>
> “Um em cada três internautas no mundo não tem acesso a uma Internet
> livre. Cerca de sessenta países, em maior ou menor grau, censuram a
> rede e perseguem os net-cidadãos. Pelo menos 119 pessoas se encontram
> presas pelo simples fato de terem utilizado a Internet para se
> expressar livremente. Estes números são por si só assustadores. Apesar
> da rede ter desempenhado um papel crucial nas recentes revoluções
> tunisiana e egípcia, são cada vez mais os governos que tentam
> manipular a informação que circula pela Internet e suprimir os
> conteúdos críticos. Mais do que nunca, é necessário defender a
> liberdade de expressão online e proteger os ciberdissidentes. Esse Dia
> Mundial também deve servir para homenagear a solidariedade mútua entre
> os internautas”, declarou Jean-François Julliard, secretário-geral de
> Repórteres sem Fronteiras.
>
>
>
> Os inimigos da Internet
>
>
>
> Repórteres sem Fronteiras divulga um relatório de 70 páginas que faz
> um balanço da situação da liberdade de expressão online nos 10 países
> considerados como inimigos da Internet e nos 16 países colocados sob
> vigilância. Os regimes repressivos desenvolvem intensos esforços para
> controlar os conteúdos digitais, desde censura até repressão física
> dos utilizadores da rede, passando pela difusão massiva de propaganda.
>
>
>
> “A Tunísia e o Egito abandonaram a lista dos inimigos da Internet após
> a queda dos respetivos regimes. Contudo, esses países continuam sob
> vigilância, tal como a Líbia. As conquistas da revolução têm que ser
> consolidadas e as novas liberdades devem ser garantidas. Três
> democracias – a Austrália, a Coreia do Sul e a França – também foram
> colocadas sob vigilância, devido a diferentes medidas que podem
> acarretar consequências negativas sobre a liberdade de expressão
> online e o acesso à Internet”, acrescentou o secretário-geral da
> organização.
>
>
>
> Mobilização num site específico
>
>
>
> Por ocasião desse Dia Mundial, Repórteres sem Fronteiras concebeu uma
> página específica (12mars.rsf.org) na qual os internautas podem baixar
> o pictograma que representa a defesa da liberdade de expressão online.
> É igualmente possível ver um filme realizado para a ocasião pelo
> ilustrador francês Joel Guenoun e consultar o mapa dos “buracos
> negros” da rede global.
>
>
>
> Pede-se aos cibernautas que divulguem essas informações nas redes
> sociais, blogues e nos sites de apoio aos net-cidadãos presos. Podem
> utilizar o pictograma disponível em vinte línguas diferentes (entre as
> quais o chinês, árabe, birmanês, turcomano, persa ou russo) como
> imagem de seu perfil Facebook, Twitter ou em outras redes sociais.
>
>
>
> 2010, ano da Internet?
>
>
>
> O ano de 2010 assistiu à consagração das redes sociais e da Internet
> como instrumentos de mobilização e de transmissão de informações. Por
> outro lado, ficou igualmente marcado pela crescente complementaridade
> entre a mídia tradicional e a nova mídia, exemplificada pela primavera
> árabe, mas também pela publicação dos telegramas diplomáticos
> americanos por WikiLeaks, em parceria com vários meios de comunicação
> internacionais.
>
>
>
> A Internet continua sendo uma ferramenta, utilizada tanto para o
> melhor como para o pior. Nos países mais fechados ao exterior, cria um
> espaço de liberdade. Seu potencial de difusão de informações exaspera
> os ditadores e torna ineficazes os métodos tradicionais de censura. Se
> a Internet é utilizada pelos dissidentes, também o é pelas
> autoridades, a fim de difundir a propaganda oficial e reforçar a
> vigilância e o controle das populações.
>
>
>
> A nova estratégia dos regimes autoritários já não passa tanto por um
> bloqueio puro e duro, mas sim pela manipulação e propaganda online. Se
> é certo que alguns países, como a China, a Arábia Saudita e o Irã,
> continuam aplicando um filtro rigoroso, e inclusive intensificando-o
> em períodos de crise, os internautas vão aprendendo cada vez melhor a
> contornar a censura.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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March 11, 2011
R: [*****SPAM*****] France re-writes the rules of data retention
by avv. Monica Alessia Senor
La segnalazione di Fleicher è inquietante sia per il testo del decreto
citato che per le sue modalità di legiferazione.
Quanto alle modalità, la procedura seguita mi ha riportato in mente la legge
italiana istitutiva della banca dati del DNA, legge in cui, con un colpo
basso dellultimo minuto, è stato inserito, oltre allobbligo di
conservazione dei profili genetici tipizzati, anche quello di conservazione
dei campioni biologici, con buona pace della tutela dei dati personali (
e
delle raccomandazioni del Garante italiano sul punto!).
Quanto al merito, il decreto francese in questione (n° 2011-219 del 25
février 2011) era previsto - e dunque è stato emanato in attuazione - dal
paragrafo II dellart.6 della legge n°2004-575 du 21 juin 2004 pour la
confiance dans l'économie numérique.
Per quel poco che so della legislazione francese e che mi è parso di capire
cercando di ricostruire la vicenda, la loi 575/2004 è la legge che ha
attuato in Francia la direttiva e-commerce, mentre la c.d. data retention
prevista dalla direttiva Frattini è stata attuata, in Francia, con il
decreto n°2006-358 du 24 mars 2006 (che ha modificato gli articoli R10-12
del Code des postes et des communications électroniques).
I dati cui fa riferimento il decreto 219/2011 non sono i dati di traffico,
telefonico e telematico protetti dalla Frattini, ma i dati forniti
dallutente/abbonato al momento in cui stipula un contratto (per aprire un
account/uploadare contenuti) con un fornitore di un servizio di
connettività.
A stretto rigore giuridico, dunque, non trattandosi, a mio parere, di
disposizioni coperte dalla direttiva 2006/24/CE, le argomentazioni sulla
protezione dei dati personali sviluppate in tale contesto normativo non
possono essere calate sul decreto in questione.
Ma se la Frattini non si applica, la data protection qui comunque urla!!!
Il decreto prevede a carico degli ISP (sia access che content) lobbligo di
chiedere e conservare tutta una serie di informazioni (dati anagrafici,
ragione sociale, indirizzo e-mail, pseudonimo utilizzato, numeri di
telefono, identificativo -?-
e password) relativi agli utenti, laddove il
par.II dellart.6 della L.575/2004 faceva solo riferimento ad un obbligo di
conservazione dei dati de nature à permettre lidentification.
Ed ancora.
È legittimo che lAutorità Giudiziaria possa avere accesso a tali dati (in
Italia è prassi comune che la Procura richieda agli ISP con un ordine ex
art.256 c.p.p. di esibire i dati contrattuali relativi ad un suo utente
sottoposto ad indagini) ma il decreto francese va molto più lontano perché
non lascia autonomia agli ISP, stabilendo a priori quali dati debba
richiedere e conservare, e per quanto tempo.
Il decreto è dunque, senza dubbio, fortemente lesivo del diritto alla
protezione dei dati personali.
Oltre al fatto che pone in capo agli intermediari oneri di sorveglianza
mediata.
Un caro saluto.
Monica
_____
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it
[mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Blengino
Inviato: venerdì 11 marzo 2011 18.22
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: [*****SPAM*****] [nexa] France re-writes the rules of data
retention
France re-writes the rules of data retention
When Europe introduced a
<http://en.wikipedia.org/wiki/Data_Retention_Directive> Data Retention
Directive in 2006, it struck a very very careful political and legal balance
between the interests of privacy and the interests of Law Enforcement/
Government access to data. The core distinction of the laws was to impose an
obligation on service providers to retain and produce traffic data relating
to communications, but to exclude contents of communications.
Notwithstanding this careful balance, the Directive has always been highly
controversial. There has been a long debate about whether this Directive,
and the balance it struck, is Constitutional under national privacy laws,
and indeed, last year its German-implementation was held un-constitutional
by the
<http://works.bepress.com/cgi/viewcontent.cgi?article=1052&context=serge_gut
wirth> German Constitutional Court.
Surprisingly, very few people have noticed what just happened in France. The
law (
<http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do;jsessionid=?cidTexte=JORFTEXT0
00023646013&dateTexte=&oldAction=rechJO&categorieLien=id> decree,
technically) adopted a few days ago in France up-ended the careful
political/legal balance of the Directive by inserting one little word:
"passwords". In other words, passwords are added to the list of "traffic
data" that ISPs have to retain and produce to the French police on demand.
Interestingly, the version of the law that had been circulating for
discussion in France for the last two years, and which was reviewed by the
French privacy authority the CNIL and by industry associations, did not
contain that little word "password". The word "password" was inserted at the
last minute, with no public or privacy review, as far as I can tell.
Stop to reflect for just a minute. Why would police want a password and what
would they do with it? Well, obviously, they would use it to look at
"content" of communications. In other words, a password would grant them
access to all the things that the Directive explicitly chose not to subject
to Data Retention in the interests of privacy.
All the years of work by privacy advocates has been chucked aside, in one
little word. Well, three in French: "mot de passe".
I'm sure legal challenges to this French law will not be far behind.
Curiously, only a few lone voices in the
<http://hightech.nouvelobs.com/actualites/20110301.OBS8924/les-hebergeurs-ob
liges-de-conserver-les-mots-de-passe.html> press or advocacy community seem
to have noticed all this.
Dal blog di Peter Fleischer:
http://peterfleischer.blogspot.com/2011/03/france-re-writes-rules-of-data.ht
ml
March 11, 2011