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Re: [nexa] Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Marco Pancini
Vi segnalo questo interessante articolo su TechCrunch:
http://www.techcrunch.com/2009/08/31/who-dominates-online-news-in-italy-not…
A presto.
marco
2009/8/30 Dott. Valentin Vitkov <vale.it.newsletters(a)gmail.com>
> Grazie Guido.
>
> Stefano, Presstoday piaceva molto anche a me, l'avevo notato anche
> per un'interazione servizio-utente molto semplice, pulita e immediata.
>
> A presto,
>
> V
>
> Il giorno 30/ago/09, alle ore 14:30, Guido Scorza ha scritto:
>
> > I miei due cents alla discussione e ovviamente il link al
> > provvedimento agcm che non so se valentin abbia già letto. Buona
> > giornata:
> >
> > http://punto-informatico.it/2699348/PI/Commenti/regole-della-
> > concorrenza-quelle-del-progresso.aspx
> >
> > GS
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Marco Pancini
European Senior Policy Counsel
Google Italy
Corso Europa, 2
20122 Milano, Italia
Tel. +39 02 36618524
Cell. +39.348.9946222
pancini(a)google.com
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This email may be confidential or privileged. If you received this
communication by mistake, please don't forward it to anyone else, please
erase all copies and attachments, and please let me know that it went to the
wrong person. Thanks.
Aug. 31, 2009
Re: [nexa] Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Dott. Valentin Vitkov
Grazie Guido.
Stefano, Presstoday piaceva molto anche a me, l'avevo notato anche
per un'interazione servizio-utente molto semplice, pulita e immediata.
A presto,
V
Il giorno 30/ago/09, alle ore 14:30, Guido Scorza ha scritto:
> I miei due cents alla discussione e ovviamente il link al
> provvedimento agcm che non so se valentin abbia già letto. Buona
> giornata:
>
> http://punto-informatico.it/2699348/PI/Commenti/regole-della-
> concorrenza-quelle-del-progresso.aspx
>
> GS
Aug. 30, 2009
Re: [nexa] Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Guido Scorza
I miei due cents alla discussione e ovviamente il link al
provvedimento agcm che non so se valentin abbia già letto. Buona
giornata:
http://punto-informatico.it/2699348/PI/Commenti/regole-della-concorrenza-qu…
GS
Il giorno 30/ago/2009, alle ore 11.58, "Dott. Valentin Vitkov" <vale.it.newsletters(a)gmail.com
> ha scritto:
> Cari tutti,
>
> il tema è interessantissimo, sia dal punto di vista pratico, che dal
> punto di vista accademico perché al centro dei temi della libertà di
> concorrenza, diritti esclusivi su creazioni intellettuali,
> innovazione di prodotto e processo e il diritto fondamentale delle
> democrazie occidentali di informare e informarsi, nonché di formarsi
> e formare un'opinione.
>
> Vorrei chiedervi se vi siano altri documenti ufficiali sul punto
> pubblicati, oltre al comunicato stampa AGCM: http://www.agcm.it/
> agcm_ita/COSTAMPA/COSTAMPA.NSF/
> 0af75e5319fead23c12564ce00458021/64a9ba3cab90d71bc125761f002ff64e?
> OpenDocument
>
> Molto interessante l'analisi di Stefano. Sinceramente mi sembra che
> l'approccio di Google sia piuttosto lineare e leale (anche se vi è da
> dire che la tecnica di robots.txt deriva dalla prassi, e nel sistema
> italiano la prassi è fonte di diritto solo eccezionalmente e in via
> indiretta).
> Ad ogni modo, credo che un portale di notizie aggregate, gestite da
> editori o da altri, che si autoesclude dall'indicizzazione di Google,
> sarebbe molto più frequentato di Google news, data la domanda di
> notizie.
> Il punto da tenere in considerazione è che gli editori sono spesso
> concorrenti gli uni con gli altri e ciò, ovviamente, non può essere
> addebitato a Google o ad altre società titolari di motori di ricerca
> online come Microsoft, Yahoo! o l'ente che gestisce Wolfram Alpha,
> che colmano un problema (simile al problema che risolvono gli
> aggregatori di informazioni su voli, alberghi, etc., come http://
> it.travel.yahoo.com) che si crea proprio per l'impossibilità o
> difficoltà di più concorrenti di mettersi d'accordo sulla creazione
> e
> uso di una piattaforma comune che semplifichi la consultazione da
> parte degli utenti-consumatori.
>
> Mi chiedo piuttosto, quali siano in questo specifico caso i rapporti
> tra i diritti esclusivi derivanti dalla normativa sul diritto
> d'autore e connessi, gli stringenti limiti imposti dagli art. 65 lda
> e dall'art. 70 lda, co. 1 (mi viene da chiedermi, in particolare, se
> mostrando 2-3 righe di una notizia, Google stia mostrando parte di
> un'opera facendo così una rappresentazione parziale o sia possibile
> sostenere che, dato che la tecnica redazionale giornalistica più
> diffusa è di concentrare la notizia nel titolo e nei primi paragrafi
> della notizia, l'aggregatore riassume difatto la notizia) e la
> normativa antitrust.
>
> Un apprezzamento e una nota di "marketing":
> Presstoday era un gran servizio e sono piacevolmente sorpreso di
> sapere che è stato lanciato da Stefano. Personalmente, ho usato per
> parecchio tempo la parte b2c (Stefano, ricordo bene che un certo
> punto la parte b2c è stata chiusa o fortemente limitata?).
> Ora non uso né Presstoday né Google News, ma consulto semplicemente
> i
> feed RSS messi a disposizione dagli stessi editori (il che conferma
> come dal punto di vista tecnologico la fruizione di notizie avviene
> con vari strumenti tecnologici avviene all'interno di uno scenario
> tecnologico complesso). Dunque, per ogni notizia che un utente come
> me consulta, al titolare del motore di ricerca non va nemmeno un
> centesimo di ricavo pubblicitario.
>
> A presto,
>
>
> Valentin
>
>
>
> Il giorno 28/ago/09, alle ore 17:53, Marco Pancini ha scritto:
>
>> Ciao Stefano,
>> Grazie per le tue osservazioni (sempre interessanti e pragmatiche).
>> Come dicevo io penso che l'istruttoria dell'Antitrust sia la
>> benvenuta perchè potrà sgombrare il campo da tutta una serie di
>> dubbi e leggende metropolitane su Google News.
>> Google News è un aggregatore di notizie, non un portale.
>> L'obiettivo è fornire agli utenti quante più fonti di informazione
>> possibile e mandare traffico agli editori onlne.
>> Sui modelli di business potremmo parlare per ore, ma credo che il
>> mercato e la collaborazione fra tutti gli attori dell'ecosistema
>> potranno aiutare nella selezione dei migliori.
>> Per il resto abbiamo cercato, cerchiamo e cercheremo il dialogo con
>> tutti per risolvere i problemi (dove possibile) e dare la nostra
>> versione dei fatti (qualora il contrasto non sia sanabile).
>> A presto.
>> marco
>>
>> 2009/8/28 Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
>> Grazie Marco.
>>
>> Premetto che non conosco il dettaglio ma solo il sentito dire e,
>> sulla base di cio', mi pare plausibile che tutto si concluda in
>> nulla. (il fatto che tu sia intervenuto, pero', mi da' da
>> pensare.... ;-)
>>
>> Aldila' dell'albero, mi pare che nell'ultimo anno la foresta sia un
>> crescendo di iniziative regolamentari nei confronti di Google che
>> e' additata come il principale se non l'unico (costante) vincitore.
>>
>> Google news e' un servizio utilissimo.
>>
>> Lo dico perche' ne sono tanto convinto che 2-3 anni prima ho fatto
>> www.presstoday.com che, oltre a cio' che c'e' visibile sul sito, ha
>> un sacco di innovazioni interessantissime: il server per intranet,
>> la produzione di pdf con l'originale delle pagine (con le keyword
>> evidenziate nel pdf !), i riassunti automatici x i cellulari, il
>> supporto di tutti i meccanismi di autenticazione, ecc.
>>
>> Presstoday ha fatto accordi con gli editori: cio' che incassa viene
>> in larga misura retrocesso loro.
>>
>> Il modello di business prevedeva una parte b2c gratuita agli
>> utenti, ad sponsored (diventava un canale per la pubbblicita' degli
>> editori), una parte b2b per l'appunto con revenue sharing, una
>> parte b2c su mobile con revenue sharing.
>>
>> Avevamo iniziato in italia per allargarci a spagna, germania
>> quando e' arrivato Google News che e' totalmente loss-making, offre
>> solo siti gratuiti, non ha funzioni evolute x uso professionale,
>> non genera ricavi per Google (che quindi non vengono condivisi con
>> gli editori).
>>
>> Si costruisce in automatico (totalmente ?) un portale di notizie
>> quando, prima di google news, i portali di notizie erano
>> precipuamente il cuore delle iniziative online degli editori.
>>
>> Poteva esistere un modo di fare alternativo che fosse piu' friendly
>> nei confronti degli editori ?
>>
>> quando abbiamo ragionato sui modelli di business con Presstoday
>> abbiamo pensato che dovevamo essere amici degli editori, e molto.
>>
>> D'altro canto se volevamo vendere e incassare per pagare
>> infrastrutture e stipendi, dovevamo farlo.
>>
>> Da dove incassa Google i soldi con cui ripaga Google News ? Non da
>> Google News, ma, in larga misura, dalla pubblicita' sul motore di
>> ricerca (BTW, se non erro ho letto da qualche parte che a giugno
>> Google ha l'88,8% delle ricerche fatte in Italia, complimenti!).
>>
>> Grazie a cio' Google puo' permettersi di non scervellarsi per dover
>> trovare il modo di operare piu' amichevole per l'ecosistema in cui
>> entra. Non occorre essere "sostenibili" o "bene educati", basta
>> essere leciti, anche se cio' invalida modelli di business di altri.
>>
>> Questo e' un lusso che Presstoday, come altre startup innovative,
>> non poteva permettersi.
>>
>> Premetto che sono critico della grande distribuzione, preferisco le
>> botteghe. Cio' detto, in ogni supermercato c'e' qualche prodotto
>> loss-leader che serve ad attirare clienti che comprano anche
>> centinaia di altri prodotti, e' una pratica perfettamente legale e
>> Google News puo' essere considerato un Loss-leader.
>>
>> Non puo' pero' accadere il viceversa, cioe' che un grande numero
>> di prodotti (diciamo la meta') sia fornito sottocosto; i margini
>> fatti con gli altri "non scontati" non sarebbero in grado di
>> compensare le perdite del loss leader.
>>
>> Questi prodotti "non scontati", infatti, non potrebbero essere
>> venduti a prezzi esorbitanti, c'e' un mercato che calmiera i
>> prezzi; c'e' il supermercato vicino.
>>
>> Il supermercato Google, a mio avviso, inverte la cosa: ha un solo
>> prodotto non loss-leader e tutti gli altri a prezzi scontati (0).
>>
>> Come puo' fare cio ? Semplicemente i prezzi (e quindi i margini)
>> sul prodotto non scontato (la pubblicita'), lo consentono.
>>
>> Ma in un mercato efficiente i prezzi tendono alla remunerazione del
>> capitale investito + uno spread per il rischio (o, se c'e'
>> proprieta' intellettuale, alla remunerazione di questa in un
>> periodo di monopolio legalmente assicurato).
>>
>> Nel caso di Google, i prezzi del monoprodotto pubblicita' sono
>> sufficientemente alti a remunerare tutti gli altri loss-leaders,
>> pur non essendovi un monopolio legale a determinarlo.
>>
>> Mi pare che si possa dire che, se ci fosse mercato efficiente nel
>> monoprodotto pubblicita' online, non vi potrebbero essere margini
>> sufficienti per fare N prodotti loss-leader.
>>
>> (Presstoday (e tutti quelli come lei), si sarebbero trovati a
>> giocare su un terreno meno inclinato. (e a competere sulle
>> innovazioni, non sulla superiorita economico-finanziaria)).
>>
>> ma se fosse vero che il mercato pubblicita' online non e'
>> efficiente, cosa si dovrebbe fare ?
>>
>> Nota bene che qui mi riferisco al "mercato della pubblicita'
>> online" nella accezione del buon senso comune. So bene che dal
>> punto di vista Antitrust questo e' tutt'altro che pacifico: esiste
>> tale mercato o legalmente e' solo una parte del mercato complessivo
>> della pubblicita' ?
>>
>> Supponiamo per un attimo che esista tale mercato, il "test del
>> monopolista ipotetico" non sarebbe ovviamente superato da Google.
>> Un aumento di prezzi non transitorio nella pubblicita' non avrebbe
>> alcun effetto sulle quote di mercato: non ci sono alternative reali
>> per gli inserzionisti online!.
>>
>> Per carita', nessuno vuole colpevolizzare le grandi aziende che
>> sono state innovative ed hanno saputo conquistarsi enormi
>> appezzamenti nella corsa all'oro. Tanto di cappello!.
>>
>> Non e' una colpa essere monopolisti, anzi! Sarebbe una colpa se di
>> quel monopolio si abusasse per occupare mercati adiacenti, ridurre
>> la concorrenza, limitare le possibilita' di altri soggetti. In un
>> concetto, usare la dominanza come ulteriore leva competitiva (che
>> gli altri non hanno).
>>
>> In Italia la base della parita' di diritti e' la Costituzione. In
>> particolare le imprese dominanti hanno una speciale responsabilita'.
>>
>> Il principio di parita', dice la corte costituzionale (se non erro)
>> deve essere sostanziale, non formale. Ovvero i piccoli, che partono
>> svantaggiati, hanno piu' diritti dei grossi.
>>
>> Ecco, se il mercato della pubblicita' online fosse un mercato a
>> se' (bisogna valutare la sostituibilita' lato offerta e lato
>> domanda) in Italia ci sarebbero solo nanetti ed usare extraprofitti
>> da posizione dominante per occupare aree di business adiacenti non
>> sarebbe una bella cosa.
>>
>> Una Autorita' antitrust potrebbe decidere dei provvedimenti per
>> limitare queste pratiche (senza arrivare magari allo spezzatino
>> imposto all'AT&Tche, se non ricordo male, non fu imposto per
>> pratiche anticompetitive ma "deciso" con l'azienda per ossequio al
>> principio di promozione del mercato).
>>
>> Forse il senso dell'azione della FIEG, altrimenti banale, potrebbe
>> essere questo ?
>>
>> scrivevo qualche mese fa sul mio blog e poi su Nova
>> blog.quintarelli.it/quintanews/2009/06/20090611-il-sole-24-ore-il-
>> doppio-volto-del-monopolio.html
>> "Una sfida per Google potrebbe essere, per mantenere la sua
>> egemonia culturale e limitare reazioni avverse, dover trovare un
>> modo di allargare e condividere il proprio successo con una base
>> più ampia di persone"...
>>
>> ...magari limitandosi a fare bene la pubblicita' su ogni property,
>> non usare margini per occupare spazi adiacenti, e distribuendo piu'
>> soldi agli azionisti.
>>
>> Ciao, s.
>>
>> P.s. E se un giorno MS mettesse di default un ad blocker in
>> Internet Explorer ? Penso che potrebbero esistere vari modi per
>> farlo legalmente, ma non sarebbe "educato" nei confronti
>> dell'ecosistema, no ?
>> ___
>> www.reeplay.it
>> www.eximia.it
>>
>> ..... Original Message .......
>> On Fri, 28 Aug 2009 12:39:15 +0200 "Marco Pancini"
>> <pancini(a)google.com> wrote:
>>> Ciao a Tutti,
>>>
>>> Come avrete letto sulla stampa, la FIEG ha chiesto all'AGCM di
>> aprire un'istruttoria nei confronti di Google in relazione al
>> nostro servizio Google News. Siamo contenti che ci sia offerta la
>> possibilità di fare chiarezza sul funzionamento di Google News,
>> infatti crediamo che il nostro aggregatore di notizie online
>> rappresenti un'importante strumento di informazione per gli utenti
>> ed un'interessante opportunità di business per gli editori.
>>>
>>> Questo è il post che è stato pubblicato sul nostro European
>> Public Policy Blog, nel quale si chiarisce il meccanismo di
>> esclusione di una notizia da Google News. Un argomento che oggi ha
>> riscosso una grande attenzione e su cui pensiamo si sia creato un
>> fraintendimento con la FIEG.
>>>
>>> Ecco, in italiano, il testo del post di Josh Cohen:
>>>
>>> "E' possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che
>> l'Antitrust ci ha notificato un'indagine in relazione a Google News
>> come conseguenza di una segnalazione della FIEG (Federazione
>> Italiana Editori di Giornali). In questo momento stiamo rivedendo
>> la notifica in dettaglio, ma nel frattempo abbiamo pensato che
>> fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli editori
>> possono controllare i loro contenuti sul web.
>>>
>>> Primo, l'obiettivo di Google News è sempre stato quello di
>> mettere a disposizione prospettive diverse su una notizia e di
>> portare i lettori di tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non
>> visualizziamo le notizie nella loro completezza, piuttosto il
>> nostro approccio è simile a quello che adottiamo per la ricerca su
>> web: mostriamo semplicemente il titolo della notizia, una o due
>> righe di testo e poi il link al sito dell'editore. Insomma, giusto
>> le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a leggere
>> l'intero articolo. Una volta che l'utente fa click sul link e viene
>> reindirizzato all'articolo, sta all'editore decidere come trarre
>> profitto dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il
>> lettore per accedere all'intero articolo oppure può ospitare
>> pubblicità sul proprio sito.
>>>
>>> Chi fornisce notizie, analogamente a qualsiasi altro editore
>> online, ha il pieno controllo sul fatto di rendere visibili i
>> propri contenuti attraverso i servizi di Google. Quindi, se un
>> editore non vuole essere trovato su Google.com o su Google.it o su
>> un altro motore di ricerca, può evitare l'indicizzazione
>> automatica utilizzando uno standard universalmente accettato,
>> chiamato robot.txt. Gli editori hanno anche una serie di altre
>> modalità per controllare come i loro contenuti appaiono (o non
>> appaiono). Una di queste opzioni è per esempio quella di
>> continuare a comparire nei risultati di ricerca di Google senza
>> comparire su Google News. In questo caso, tutto quello che deve
>> fare è contattarci e richiedere la rimozione dal servizio. In
>> effetti, abbiamo incontrato diversi editori italiani e
>> rappresentanti della FIEG proprio quest'estate per spiegare loro
>> queste opzioni.
>>>
>>> Noi rispettiamo i desideri dei proprietari del contenuto, ed è
>> per questo che abbiamo fatto in modo che non far parte dei nostri
>> servizi sia semplice. Tuttavia, quando si tratta di Google News,
>> riceviamo di gran lunga più richieste di essere inclusi nel
>> servizio di quante ne riceviamo per la rimozione. Questo è perc
>> hé
>> gli editori capiscono che il traffico generato da Google News, e da
>> servizi ad esso analoghi, è un traffico di valore: Google News
>> porta oltre 1 miliardo di click al mese agli editori di notizie,
>> molti dei quali traggono profitti da questo traffico grazie alla
>> pubblicità presente sui loro siti."
>>>
>>> Resto a vostra disposizione per commenti o informazioni.
>>>
>>> A presto.
>>>
>>>
>>> --
>>> Marco Pancini
>>> European Senior Policy Counsel
>>> Google Italy
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>>
>>
>>
>>
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Aug. 30, 2009
Re: [nexa] Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Stefano Quintarelli
re. Presstoday, una volta apparso Gnews, la proposta di revenue sharing
che facevamo agli editori non aveva piu' senso.
non potevamo pensare di continuare ad offrire un servizio gratis, senza
ricavi. per poco che fosse, la famiglia del mio socio dipendeva (e
dipende) interamente da presstoday.
abbiamo dovuto sospendere ogni sviluppo e focalizzarci solo al B2B.
certamente varie funzioni, prima disponibili pubblicamente sono state
tolte sulla base del principio "quello che non c'e' non si puo' rompere"
e quindi quindi non costa in manutenzione o richio di cattiva figura se
il servizio non va.
il fatto che adesso ci sia ancora quello che vedete su
www.presstoday.com e' un "incidente" della storia. e' rimasto perche'
c'era prima, e' robustissimo e non cade, ma nessuno lo guarda mai.
il software su PC per le intranet e' eccezionale.
qualcuno ogni tanto mi chiede come faccio ad essere cosi' bulimico con
il blog e a scoprire news (spesso prima degli altri, come per le vicende
telecom in argentina). ... uso presstoday... ;-)
vi allego due immagini, non e' bellissimo ?
a scanso di equivoci, parlo di presstoday solo perche' sono un utente
entusiasta; infatti da qualche anno non sono piu' socio e non ho alcuna
cointeressenza di alcun tipo. (salvo un account gratuito)
ciao, s.
Dott. Valentin Vitkov wrote:
> Cari tutti,
>
> il tema è interessantissimo, sia dal punto di vista pratico, che dal
> punto di vista accademico perché al centro dei temi della libertà di
> concorrenza, diritti esclusivi su creazioni intellettuali,
> innovazione di prodotto e processo e il diritto fondamentale delle
> democrazie occidentali di informare e informarsi, nonché di formarsi
> e formare un'opinione.
>
> Vorrei chiedervi se vi siano altri documenti ufficiali sul punto
> pubblicati, oltre al comunicato stampa AGCM: http://www.agcm.it/
> agcm_ita/COSTAMPA/COSTAMPA.NSF/
> 0af75e5319fead23c12564ce00458021/64a9ba3cab90d71bc125761f002ff64e?
> OpenDocument
>
> Molto interessante l'analisi di Stefano. Sinceramente mi sembra che
> l'approccio di Google sia piuttosto lineare e leale (anche se vi è da
> dire che la tecnica di robots.txt deriva dalla prassi, e nel sistema
> italiano la prassi è fonte di diritto solo eccezionalmente e in via
> indiretta).
> Ad ogni modo, credo che un portale di notizie aggregate, gestite da
> editori o da altri, che si autoesclude dall'indicizzazione di Google,
> sarebbe molto più frequentato di Google news, data la domanda di
> notizie.
> Il punto da tenere in considerazione è che gli editori sono spesso
> concorrenti gli uni con gli altri e ciò, ovviamente, non può essere
> addebitato a Google o ad altre società titolari di motori di ricerca
> online come Microsoft, Yahoo! o l'ente che gestisce Wolfram Alpha,
> che colmano un problema (simile al problema che risolvono gli
> aggregatori di informazioni su voli, alberghi, etc., come http://
> it.travel.yahoo.com) che si crea proprio per l'impossibilità o
> difficoltà di più concorrenti di mettersi d'accordo sulla creazione e
> uso di una piattaforma comune che semplifichi la consultazione da
> parte degli utenti-consumatori.
>
> Mi chiedo piuttosto, quali siano in questo specifico caso i rapporti
> tra i diritti esclusivi derivanti dalla normativa sul diritto
> d'autore e connessi, gli stringenti limiti imposti dagli art. 65 lda
> e dall'art. 70 lda, co. 1 (mi viene da chiedermi, in particolare, se
> mostrando 2-3 righe di una notizia, Google stia mostrando parte di
> un'opera facendo così una rappresentazione parziale o sia possibile
> sostenere che, dato che la tecnica redazionale giornalistica più
> diffusa è di concentrare la notizia nel titolo e nei primi paragrafi
> della notizia, l'aggregatore riassume difatto la notizia) e la
> normativa antitrust.
>
> Un apprezzamento e una nota di "marketing":
> Presstoday era un gran servizio e sono piacevolmente sorpreso di
> sapere che è stato lanciato da Stefano. Personalmente, ho usato per
> parecchio tempo la parte b2c (Stefano, ricordo bene che un certo
> punto la parte b2c è stata chiusa o fortemente limitata?).
> Ora non uso né Presstoday né Google News, ma consulto semplicemente i
> feed RSS messi a disposizione dagli stessi editori (il che conferma
> come dal punto di vista tecnologico la fruizione di notizie avviene
> con vari strumenti tecnologici avviene all'interno di uno scenario
> tecnologico complesso). Dunque, per ogni notizia che un utente come
> me consulta, al titolare del motore di ricerca non va nemmeno un
> centesimo di ricavo pubblicitario.
>
> A presto,
>
>
> Valentin
>
>
>
> Il giorno 28/ago/09, alle ore 17:53, Marco Pancini ha scritto:
>
>> Ciao Stefano,
>> Grazie per le tue osservazioni (sempre interessanti e pragmatiche).
>> Come dicevo io penso che l'istruttoria dell'Antitrust sia la
>> benvenuta perchè potrà sgombrare il campo da tutta una serie di
>> dubbi e leggende metropolitane su Google News.
>> Google News è un aggregatore di notizie, non un portale.
>> L'obiettivo è fornire agli utenti quante più fonti di informazione
>> possibile e mandare traffico agli editori onlne.
>> Sui modelli di business potremmo parlare per ore, ma credo che il
>> mercato e la collaborazione fra tutti gli attori dell'ecosistema
>> potranno aiutare nella selezione dei migliori.
>> Per il resto abbiamo cercato, cerchiamo e cercheremo il dialogo con
>> tutti per risolvere i problemi (dove possibile) e dare la nostra
>> versione dei fatti (qualora il contrasto non sia sanabile).
>> A presto.
>> marco
>>
>> 2009/8/28 Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
>> Grazie Marco.
>>
>> Premetto che non conosco il dettaglio ma solo il sentito dire e,
>> sulla base di cio', mi pare plausibile che tutto si concluda in
>> nulla. (il fatto che tu sia intervenuto, pero', mi da' da
>> pensare.... ;-)
>>
>> Aldila' dell'albero, mi pare che nell'ultimo anno la foresta sia un
>> crescendo di iniziative regolamentari nei confronti di Google che
>> e' additata come il principale se non l'unico (costante) vincitore.
>>
>> Google news e' un servizio utilissimo.
>>
>> Lo dico perche' ne sono tanto convinto che 2-3 anni prima ho fatto
>> www.presstoday.com che, oltre a cio' che c'e' visibile sul sito, ha
>> un sacco di innovazioni interessantissime: il server per intranet,
>> la produzione di pdf con l'originale delle pagine (con le keyword
>> evidenziate nel pdf !), i riassunti automatici x i cellulari, il
>> supporto di tutti i meccanismi di autenticazione, ecc.
>>
>> Presstoday ha fatto accordi con gli editori: cio' che incassa viene
>> in larga misura retrocesso loro.
>>
>> Il modello di business prevedeva una parte b2c gratuita agli
>> utenti, ad sponsored (diventava un canale per la pubbblicita' degli
>> editori), una parte b2b per l'appunto con revenue sharing, una
>> parte b2c su mobile con revenue sharing.
>>
>> Avevamo iniziato in italia per allargarci a spagna, germania
>> quando e' arrivato Google News che e' totalmente loss-making, offre
>> solo siti gratuiti, non ha funzioni evolute x uso professionale,
>> non genera ricavi per Google (che quindi non vengono condivisi con
>> gli editori).
>>
>> Si costruisce in automatico (totalmente ?) un portale di notizie
>> quando, prima di google news, i portali di notizie erano
>> precipuamente il cuore delle iniziative online degli editori.
>>
>> Poteva esistere un modo di fare alternativo che fosse piu' friendly
>> nei confronti degli editori ?
>>
>> quando abbiamo ragionato sui modelli di business con Presstoday
>> abbiamo pensato che dovevamo essere amici degli editori, e molto.
>>
>> D'altro canto se volevamo vendere e incassare per pagare
>> infrastrutture e stipendi, dovevamo farlo.
>>
>> Da dove incassa Google i soldi con cui ripaga Google News ? Non da
>> Google News, ma, in larga misura, dalla pubblicita' sul motore di
>> ricerca (BTW, se non erro ho letto da qualche parte che a giugno
>> Google ha l'88,8% delle ricerche fatte in Italia, complimenti!).
>>
>> Grazie a cio' Google puo' permettersi di non scervellarsi per dover
>> trovare il modo di operare piu' amichevole per l'ecosistema in cui
>> entra. Non occorre essere "sostenibili" o "bene educati", basta
>> essere leciti, anche se cio' invalida modelli di business di altri.
>>
>> Questo e' un lusso che Presstoday, come altre startup innovative,
>> non poteva permettersi.
>>
>> Premetto che sono critico della grande distribuzione, preferisco le
>> botteghe. Cio' detto, in ogni supermercato c'e' qualche prodotto
>> loss-leader che serve ad attirare clienti che comprano anche
>> centinaia di altri prodotti, e' una pratica perfettamente legale e
>> Google News puo' essere considerato un Loss-leader.
>>
>> Non puo' pero' accadere il viceversa, cioe' che un grande numero
>> di prodotti (diciamo la meta') sia fornito sottocosto; i margini
>> fatti con gli altri "non scontati" non sarebbero in grado di
>> compensare le perdite del loss leader.
>>
>> Questi prodotti "non scontati", infatti, non potrebbero essere
>> venduti a prezzi esorbitanti, c'e' un mercato che calmiera i
>> prezzi; c'e' il supermercato vicino.
>>
>> Il supermercato Google, a mio avviso, inverte la cosa: ha un solo
>> prodotto non loss-leader e tutti gli altri a prezzi scontati (0).
>>
>> Come puo' fare cio ? Semplicemente i prezzi (e quindi i margini)
>> sul prodotto non scontato (la pubblicita'), lo consentono.
>>
>> Ma in un mercato efficiente i prezzi tendono alla remunerazione del
>> capitale investito + uno spread per il rischio (o, se c'e'
>> proprieta' intellettuale, alla remunerazione di questa in un
>> periodo di monopolio legalmente assicurato).
>>
>> Nel caso di Google, i prezzi del monoprodotto pubblicita' sono
>> sufficientemente alti a remunerare tutti gli altri loss-leaders,
>> pur non essendovi un monopolio legale a determinarlo.
>>
>> Mi pare che si possa dire che, se ci fosse mercato efficiente nel
>> monoprodotto pubblicita' online, non vi potrebbero essere margini
>> sufficienti per fare N prodotti loss-leader.
>>
>> (Presstoday (e tutti quelli come lei), si sarebbero trovati a
>> giocare su un terreno meno inclinato. (e a competere sulle
>> innovazioni, non sulla superiorita economico-finanziaria)).
>>
>> ma se fosse vero che il mercato pubblicita' online non e'
>> efficiente, cosa si dovrebbe fare ?
>>
>> Nota bene che qui mi riferisco al "mercato della pubblicita'
>> online" nella accezione del buon senso comune. So bene che dal
>> punto di vista Antitrust questo e' tutt'altro che pacifico: esiste
>> tale mercato o legalmente e' solo una parte del mercato complessivo
>> della pubblicita' ?
>>
>> Supponiamo per un attimo che esista tale mercato, il "test del
>> monopolista ipotetico" non sarebbe ovviamente superato da Google.
>> Un aumento di prezzi non transitorio nella pubblicita' non avrebbe
>> alcun effetto sulle quote di mercato: non ci sono alternative reali
>> per gli inserzionisti online!.
>>
>> Per carita', nessuno vuole colpevolizzare le grandi aziende che
>> sono state innovative ed hanno saputo conquistarsi enormi
>> appezzamenti nella corsa all'oro. Tanto di cappello!.
>>
>> Non e' una colpa essere monopolisti, anzi! Sarebbe una colpa se di
>> quel monopolio si abusasse per occupare mercati adiacenti, ridurre
>> la concorrenza, limitare le possibilita' di altri soggetti. In un
>> concetto, usare la dominanza come ulteriore leva competitiva (che
>> gli altri non hanno).
>>
>> In Italia la base della parita' di diritti e' la Costituzione. In
>> particolare le imprese dominanti hanno una speciale responsabilita'.
>>
>> Il principio di parita', dice la corte costituzionale (se non erro)
>> deve essere sostanziale, non formale. Ovvero i piccoli, che partono
>> svantaggiati, hanno piu' diritti dei grossi.
>>
>> Ecco, se il mercato della pubblicita' online fosse un mercato a
>> se' (bisogna valutare la sostituibilita' lato offerta e lato
>> domanda) in Italia ci sarebbero solo nanetti ed usare extraprofitti
>> da posizione dominante per occupare aree di business adiacenti non
>> sarebbe una bella cosa.
>>
>> Una Autorita' antitrust potrebbe decidere dei provvedimenti per
>> limitare queste pratiche (senza arrivare magari allo spezzatino
>> imposto all'AT&Tche, se non ricordo male, non fu imposto per
>> pratiche anticompetitive ma "deciso" con l'azienda per ossequio al
>> principio di promozione del mercato).
>>
>> Forse il senso dell'azione della FIEG, altrimenti banale, potrebbe
>> essere questo ?
>>
>> scrivevo qualche mese fa sul mio blog e poi su Nova
>> blog.quintarelli.it/quintanews/2009/06/20090611-il-sole-24-ore-il-
>> doppio-volto-del-monopolio.html
>> "Una sfida per Google potrebbe essere, per mantenere la sua
>> egemonia culturale e limitare reazioni avverse, dover trovare un
>> modo di allargare e condividere il proprio successo con una base
>> più ampia di persone"...
>>
>> ...magari limitandosi a fare bene la pubblicita' su ogni property,
>> non usare margini per occupare spazi adiacenti, e distribuendo piu'
>> soldi agli azionisti.
>>
>> Ciao, s.
>>
>> P.s. E se un giorno MS mettesse di default un ad blocker in
>> Internet Explorer ? Penso che potrebbero esistere vari modi per
>> farlo legalmente, ma non sarebbe "educato" nei confronti
>> dell'ecosistema, no ?
>> ___
>> www.reeplay.it
>> www.eximia.it
>>
>> ..... Original Message .......
>> On Fri, 28 Aug 2009 12:39:15 +0200 "Marco Pancini"
>> <pancini(a)google.com> wrote:
>>> Ciao a Tutti,
>>>
>>> Come avrete letto sulla stampa, la FIEG ha chiesto all'AGCM di
>> aprire un'istruttoria nei confronti di Google in relazione al
>> nostro servizio Google News. Siamo contenti che ci sia offerta la
>> possibilità di fare chiarezza sul funzionamento di Google News,
>> infatti crediamo che il nostro aggregatore di notizie online
>> rappresenti un'importante strumento di informazione per gli utenti
>> ed un'interessante opportunità di business per gli editori.
>>> Questo è il post che è stato pubblicato sul nostro European
>> Public Policy Blog, nel quale si chiarisce il meccanismo di
>> esclusione di una notizia da Google News. Un argomento che oggi ha
>> riscosso una grande attenzione e su cui pensiamo si sia creato un
>> fraintendimento con la FIEG.
>>> Ecco, in italiano, il testo del post di Josh Cohen:
>>>
>>> "E' possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che
>> l'Antitrust ci ha notificato un'indagine in relazione a Google News
>> come conseguenza di una segnalazione della FIEG (Federazione
>> Italiana Editori di Giornali). In questo momento stiamo rivedendo
>> la notifica in dettaglio, ma nel frattempo abbiamo pensato che
>> fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli editori
>> possono controllare i loro contenuti sul web.
>>> Primo, l'obiettivo di Google News è sempre stato quello di
>> mettere a disposizione prospettive diverse su una notizia e di
>> portare i lettori di tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non
>> visualizziamo le notizie nella loro completezza, piuttosto il
>> nostro approccio è simile a quello che adottiamo per la ricerca su
>> web: mostriamo semplicemente il titolo della notizia, una o due
>> righe di testo e poi il link al sito dell'editore. Insomma, giusto
>> le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a leggere
>> l'intero articolo. Una volta che l'utente fa click sul link e viene
>> reindirizzato all'articolo, sta all'editore decidere come trarre
>> profitto dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il
>> lettore per accedere all'intero articolo oppure può ospitare
>> pubblicità sul proprio sito.
>>> Chi fornisce notizie, analogamente a qualsiasi altro editore
>> online, ha il pieno controllo sul fatto di rendere visibili i
>> propri contenuti attraverso i servizi di Google. Quindi, se un
>> editore non vuole essere trovato su Google.com o su Google.it o su
>> un altro motore di ricerca, può evitare l'indicizzazione
>> automatica utilizzando uno standard universalmente accettato,
>> chiamato robot.txt. Gli editori hanno anche una serie di altre
>> modalità per controllare come i loro contenuti appaiono (o non
>> appaiono). Una di queste opzioni è per esempio quella di
>> continuare a comparire nei risultati di ricerca di Google senza
>> comparire su Google News. In questo caso, tutto quello che deve
>> fare è contattarci e richiedere la rimozione dal servizio. In
>> effetti, abbiamo incontrato diversi editori italiani e
>> rappresentanti della FIEG proprio quest'estate per spiegare loro
>> queste opzioni.
>>> Noi rispettiamo i desideri dei proprietari del contenuto, ed è
>> per questo che abbiamo fatto in modo che non far parte dei nostri
>> servizi sia semplice. Tuttavia, quando si tratta di Google News,
>> riceviamo di gran lunga più richieste di essere inclusi nel
>> servizio di quante ne riceviamo per la rimozione. Questo è perché
>> gli editori capiscono che il traffico generato da Google News, e da
>> servizi ad esso analoghi, è un traffico di valore: Google News
>> porta oltre 1 miliardo di click al mese agli editori di notizie,
>> molti dei quali traggono profitti da questo traffico grazie alla
>> pubblicità presente sui loro siti."
>>> Resto a vostra disposizione per commenti o informazioni.
>>>
>>> A presto.
>>>
>>>
>>> --
>>> Marco Pancini
>>> European Senior Policy Counsel
>>> Google Italy
>>> Corso Europa, 2
>>> 20122 Milano, Italia
>>> Tel. +39 02 36618524
>>> Cell. +39.348.9946222
>>> pancini(a)google.com
>>> Follow me on Twitter: http://twitter.com/googlepolicyit
>>>
>>> This email may be confidential or privileged. If you received this
>> communication by mistake, please don't forward it to anyone else,
>> please erase all copies and attachments, and please let me know
>> that it went to the wrong person. Thanks.
>>> _______________________________________________
>>> nexa mailing list
>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>>
>>
>> --
>> Marco Pancini
>> European Senior Policy Counsel
>> Google Italy
>> Corso Europa, 2
>> 20122 Milano, Italia
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>> Cell. +39.348.9946222
>> pancini(a)google.com
>> Follow me on Twitter: http://twitter.com/googlepolicyit
>>
>> This email may be confidential or privileged. If you received this
>> communication by mistake, please don't forward it to anyone else,
>> please erase all copies and attachments, and please let me know
>> that it went to the wrong person. Thanks.
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Aug. 30, 2009
Re: [nexa] Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Dott. Valentin Vitkov
Cari tutti,
il tema è interessantissimo, sia dal punto di vista pratico, che dal
punto di vista accademico perché al centro dei temi della libertà di
concorrenza, diritti esclusivi su creazioni intellettuali,
innovazione di prodotto e processo e il diritto fondamentale delle
democrazie occidentali di informare e informarsi, nonché di formarsi
e formare un'opinione.
Vorrei chiedervi se vi siano altri documenti ufficiali sul punto
pubblicati, oltre al comunicato stampa AGCM: http://www.agcm.it/
agcm_ita/COSTAMPA/COSTAMPA.NSF/
0af75e5319fead23c12564ce00458021/64a9ba3cab90d71bc125761f002ff64e?
OpenDocument
Molto interessante l'analisi di Stefano. Sinceramente mi sembra che
l'approccio di Google sia piuttosto lineare e leale (anche se vi è da
dire che la tecnica di robots.txt deriva dalla prassi, e nel sistema
italiano la prassi è fonte di diritto solo eccezionalmente e in via
indiretta).
Ad ogni modo, credo che un portale di notizie aggregate, gestite da
editori o da altri, che si autoesclude dall'indicizzazione di Google,
sarebbe molto più frequentato di Google news, data la domanda di
notizie.
Il punto da tenere in considerazione è che gli editori sono spesso
concorrenti gli uni con gli altri e ciò, ovviamente, non può essere
addebitato a Google o ad altre società titolari di motori di ricerca
online come Microsoft, Yahoo! o l'ente che gestisce Wolfram Alpha,
che colmano un problema (simile al problema che risolvono gli
aggregatori di informazioni su voli, alberghi, etc., come http://
it.travel.yahoo.com) che si crea proprio per l'impossibilità o
difficoltà di più concorrenti di mettersi d'accordo sulla creazione e
uso di una piattaforma comune che semplifichi la consultazione da
parte degli utenti-consumatori.
Mi chiedo piuttosto, quali siano in questo specifico caso i rapporti
tra i diritti esclusivi derivanti dalla normativa sul diritto
d'autore e connessi, gli stringenti limiti imposti dagli art. 65 lda
e dall'art. 70 lda, co. 1 (mi viene da chiedermi, in particolare, se
mostrando 2-3 righe di una notizia, Google stia mostrando parte di
un'opera facendo così una rappresentazione parziale o sia possibile
sostenere che, dato che la tecnica redazionale giornalistica più
diffusa è di concentrare la notizia nel titolo e nei primi paragrafi
della notizia, l'aggregatore riassume difatto la notizia) e la
normativa antitrust.
Un apprezzamento e una nota di "marketing":
Presstoday era un gran servizio e sono piacevolmente sorpreso di
sapere che è stato lanciato da Stefano. Personalmente, ho usato per
parecchio tempo la parte b2c (Stefano, ricordo bene che un certo
punto la parte b2c è stata chiusa o fortemente limitata?).
Ora non uso né Presstoday né Google News, ma consulto semplicemente i
feed RSS messi a disposizione dagli stessi editori (il che conferma
come dal punto di vista tecnologico la fruizione di notizie avviene
con vari strumenti tecnologici avviene all'interno di uno scenario
tecnologico complesso). Dunque, per ogni notizia che un utente come
me consulta, al titolare del motore di ricerca non va nemmeno un
centesimo di ricavo pubblicitario.
A presto,
Valentin
Il giorno 28/ago/09, alle ore 17:53, Marco Pancini ha scritto:
> Ciao Stefano,
> Grazie per le tue osservazioni (sempre interessanti e pragmatiche).
> Come dicevo io penso che l'istruttoria dell'Antitrust sia la
> benvenuta perchè potrà sgombrare il campo da tutta una serie di
> dubbi e leggende metropolitane su Google News.
> Google News è un aggregatore di notizie, non un portale.
> L'obiettivo è fornire agli utenti quante più fonti di informazione
> possibile e mandare traffico agli editori onlne.
> Sui modelli di business potremmo parlare per ore, ma credo che il
> mercato e la collaborazione fra tutti gli attori dell'ecosistema
> potranno aiutare nella selezione dei migliori.
> Per il resto abbiamo cercato, cerchiamo e cercheremo il dialogo con
> tutti per risolvere i problemi (dove possibile) e dare la nostra
> versione dei fatti (qualora il contrasto non sia sanabile).
> A presto.
> marco
>
> 2009/8/28 Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
> Grazie Marco.
>
> Premetto che non conosco il dettaglio ma solo il sentito dire e,
> sulla base di cio', mi pare plausibile che tutto si concluda in
> nulla. (il fatto che tu sia intervenuto, pero', mi da' da
> pensare.... ;-)
>
> Aldila' dell'albero, mi pare che nell'ultimo anno la foresta sia un
> crescendo di iniziative regolamentari nei confronti di Google che
> e' additata come il principale se non l'unico (costante) vincitore.
>
> Google news e' un servizio utilissimo.
>
> Lo dico perche' ne sono tanto convinto che 2-3 anni prima ho fatto
> www.presstoday.com che, oltre a cio' che c'e' visibile sul sito, ha
> un sacco di innovazioni interessantissime: il server per intranet,
> la produzione di pdf con l'originale delle pagine (con le keyword
> evidenziate nel pdf !), i riassunti automatici x i cellulari, il
> supporto di tutti i meccanismi di autenticazione, ecc.
>
> Presstoday ha fatto accordi con gli editori: cio' che incassa viene
> in larga misura retrocesso loro.
>
> Il modello di business prevedeva una parte b2c gratuita agli
> utenti, ad sponsored (diventava un canale per la pubbblicita' degli
> editori), una parte b2b per l'appunto con revenue sharing, una
> parte b2c su mobile con revenue sharing.
>
> Avevamo iniziato in italia per allargarci a spagna, germania
> quando e' arrivato Google News che e' totalmente loss-making, offre
> solo siti gratuiti, non ha funzioni evolute x uso professionale,
> non genera ricavi per Google (che quindi non vengono condivisi con
> gli editori).
>
> Si costruisce in automatico (totalmente ?) un portale di notizie
> quando, prima di google news, i portali di notizie erano
> precipuamente il cuore delle iniziative online degli editori.
>
> Poteva esistere un modo di fare alternativo che fosse piu' friendly
> nei confronti degli editori ?
>
> quando abbiamo ragionato sui modelli di business con Presstoday
> abbiamo pensato che dovevamo essere amici degli editori, e molto.
>
> D'altro canto se volevamo vendere e incassare per pagare
> infrastrutture e stipendi, dovevamo farlo.
>
> Da dove incassa Google i soldi con cui ripaga Google News ? Non da
> Google News, ma, in larga misura, dalla pubblicita' sul motore di
> ricerca (BTW, se non erro ho letto da qualche parte che a giugno
> Google ha l'88,8% delle ricerche fatte in Italia, complimenti!).
>
> Grazie a cio' Google puo' permettersi di non scervellarsi per dover
> trovare il modo di operare piu' amichevole per l'ecosistema in cui
> entra. Non occorre essere "sostenibili" o "bene educati", basta
> essere leciti, anche se cio' invalida modelli di business di altri.
>
> Questo e' un lusso che Presstoday, come altre startup innovative,
> non poteva permettersi.
>
> Premetto che sono critico della grande distribuzione, preferisco le
> botteghe. Cio' detto, in ogni supermercato c'e' qualche prodotto
> loss-leader che serve ad attirare clienti che comprano anche
> centinaia di altri prodotti, e' una pratica perfettamente legale e
> Google News puo' essere considerato un Loss-leader.
>
> Non puo' pero' accadere il viceversa, cioe' che un grande numero
> di prodotti (diciamo la meta') sia fornito sottocosto; i margini
> fatti con gli altri "non scontati" non sarebbero in grado di
> compensare le perdite del loss leader.
>
> Questi prodotti "non scontati", infatti, non potrebbero essere
> venduti a prezzi esorbitanti, c'e' un mercato che calmiera i
> prezzi; c'e' il supermercato vicino.
>
> Il supermercato Google, a mio avviso, inverte la cosa: ha un solo
> prodotto non loss-leader e tutti gli altri a prezzi scontati (0).
>
> Come puo' fare cio ? Semplicemente i prezzi (e quindi i margini)
> sul prodotto non scontato (la pubblicita'), lo consentono.
>
> Ma in un mercato efficiente i prezzi tendono alla remunerazione del
> capitale investito + uno spread per il rischio (o, se c'e'
> proprieta' intellettuale, alla remunerazione di questa in un
> periodo di monopolio legalmente assicurato).
>
> Nel caso di Google, i prezzi del monoprodotto pubblicita' sono
> sufficientemente alti a remunerare tutti gli altri loss-leaders,
> pur non essendovi un monopolio legale a determinarlo.
>
> Mi pare che si possa dire che, se ci fosse mercato efficiente nel
> monoprodotto pubblicita' online, non vi potrebbero essere margini
> sufficienti per fare N prodotti loss-leader.
>
> (Presstoday (e tutti quelli come lei), si sarebbero trovati a
> giocare su un terreno meno inclinato. (e a competere sulle
> innovazioni, non sulla superiorita economico-finanziaria)).
>
> ma se fosse vero che il mercato pubblicita' online non e'
> efficiente, cosa si dovrebbe fare ?
>
> Nota bene che qui mi riferisco al "mercato della pubblicita'
> online" nella accezione del buon senso comune. So bene che dal
> punto di vista Antitrust questo e' tutt'altro che pacifico: esiste
> tale mercato o legalmente e' solo una parte del mercato complessivo
> della pubblicita' ?
>
> Supponiamo per un attimo che esista tale mercato, il "test del
> monopolista ipotetico" non sarebbe ovviamente superato da Google.
> Un aumento di prezzi non transitorio nella pubblicita' non avrebbe
> alcun effetto sulle quote di mercato: non ci sono alternative reali
> per gli inserzionisti online!.
>
> Per carita', nessuno vuole colpevolizzare le grandi aziende che
> sono state innovative ed hanno saputo conquistarsi enormi
> appezzamenti nella corsa all'oro. Tanto di cappello!.
>
> Non e' una colpa essere monopolisti, anzi! Sarebbe una colpa se di
> quel monopolio si abusasse per occupare mercati adiacenti, ridurre
> la concorrenza, limitare le possibilita' di altri soggetti. In un
> concetto, usare la dominanza come ulteriore leva competitiva (che
> gli altri non hanno).
>
> In Italia la base della parita' di diritti e' la Costituzione. In
> particolare le imprese dominanti hanno una speciale responsabilita'.
>
> Il principio di parita', dice la corte costituzionale (se non erro)
> deve essere sostanziale, non formale. Ovvero i piccoli, che partono
> svantaggiati, hanno piu' diritti dei grossi.
>
> Ecco, se il mercato della pubblicita' online fosse un mercato a
> se' (bisogna valutare la sostituibilita' lato offerta e lato
> domanda) in Italia ci sarebbero solo nanetti ed usare extraprofitti
> da posizione dominante per occupare aree di business adiacenti non
> sarebbe una bella cosa.
>
> Una Autorita' antitrust potrebbe decidere dei provvedimenti per
> limitare queste pratiche (senza arrivare magari allo spezzatino
> imposto all'AT&Tche, se non ricordo male, non fu imposto per
> pratiche anticompetitive ma "deciso" con l'azienda per ossequio al
> principio di promozione del mercato).
>
> Forse il senso dell'azione della FIEG, altrimenti banale, potrebbe
> essere questo ?
>
> scrivevo qualche mese fa sul mio blog e poi su Nova
> blog.quintarelli.it/quintanews/2009/06/20090611-il-sole-24-ore-il-
> doppio-volto-del-monopolio.html
> "Una sfida per Google potrebbe essere, per mantenere la sua
> egemonia culturale e limitare reazioni avverse, dover trovare un
> modo di allargare e condividere il proprio successo con una base
> più ampia di persone"...
>
> ...magari limitandosi a fare bene la pubblicita' su ogni property,
> non usare margini per occupare spazi adiacenti, e distribuendo piu'
> soldi agli azionisti.
>
> Ciao, s.
>
> P.s. E se un giorno MS mettesse di default un ad blocker in
> Internet Explorer ? Penso che potrebbero esistere vari modi per
> farlo legalmente, ma non sarebbe "educato" nei confronti
> dell'ecosistema, no ?
> ___
> www.reeplay.it
> www.eximia.it
>
> ..... Original Message .......
> On Fri, 28 Aug 2009 12:39:15 +0200 "Marco Pancini"
> <pancini(a)google.com> wrote:
> >Ciao a Tutti,
> >
> >Come avrete letto sulla stampa, la FIEG ha chiesto all'AGCM di
> aprire un'istruttoria nei confronti di Google in relazione al
> nostro servizio Google News. Siamo contenti che ci sia offerta la
> possibilità di fare chiarezza sul funzionamento di Google News,
> infatti crediamo che il nostro aggregatore di notizie online
> rappresenti un'importante strumento di informazione per gli utenti
> ed un'interessante opportunità di business per gli editori.
> >
> >Questo è il post che è stato pubblicato sul nostro European
> Public Policy Blog, nel quale si chiarisce il meccanismo di
> esclusione di una notizia da Google News. Un argomento che oggi ha
> riscosso una grande attenzione e su cui pensiamo si sia creato un
> fraintendimento con la FIEG.
> >
> >Ecco, in italiano, il testo del post di Josh Cohen:
> >
> >"E' possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che
> l'Antitrust ci ha notificato un'indagine in relazione a Google News
> come conseguenza di una segnalazione della FIEG (Federazione
> Italiana Editori di Giornali). In questo momento stiamo rivedendo
> la notifica in dettaglio, ma nel frattempo abbiamo pensato che
> fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli editori
> possono controllare i loro contenuti sul web.
> >
> >Primo, l'obiettivo di Google News è sempre stato quello di
> mettere a disposizione prospettive diverse su una notizia e di
> portare i lettori di tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non
> visualizziamo le notizie nella loro completezza, piuttosto il
> nostro approccio è simile a quello che adottiamo per la ricerca su
> web: mostriamo semplicemente il titolo della notizia, una o due
> righe di testo e poi il link al sito dell'editore. Insomma, giusto
> le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a leggere
> l'intero articolo. Una volta che l'utente fa click sul link e viene
> reindirizzato all'articolo, sta all'editore decidere come trarre
> profitto dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il
> lettore per accedere all'intero articolo oppure può ospitare
> pubblicità sul proprio sito.
> >
> >Chi fornisce notizie, analogamente a qualsiasi altro editore
> online, ha il pieno controllo sul fatto di rendere visibili i
> propri contenuti attraverso i servizi di Google. Quindi, se un
> editore non vuole essere trovato su Google.com o su Google.it o su
> un altro motore di ricerca, può evitare l'indicizzazione
> automatica utilizzando uno standard universalmente accettato,
> chiamato robot.txt. Gli editori hanno anche una serie di altre
> modalità per controllare come i loro contenuti appaiono (o non
> appaiono). Una di queste opzioni è per esempio quella di
> continuare a comparire nei risultati di ricerca di Google senza
> comparire su Google News. In questo caso, tutto quello che deve
> fare è contattarci e richiedere la rimozione dal servizio. In
> effetti, abbiamo incontrato diversi editori italiani e
> rappresentanti della FIEG proprio quest'estate per spiegare loro
> queste opzioni.
> >
> >Noi rispettiamo i desideri dei proprietari del contenuto, ed è
> per questo che abbiamo fatto in modo che non far parte dei nostri
> servizi sia semplice. Tuttavia, quando si tratta di Google News,
> riceviamo di gran lunga più richieste di essere inclusi nel
> servizio di quante ne riceviamo per la rimozione. Questo è perché
> gli editori capiscono che il traffico generato da Google News, e da
> servizi ad esso analoghi, è un traffico di valore: Google News
> porta oltre 1 miliardo di click al mese agli editori di notizie,
> molti dei quali traggono profitti da questo traffico grazie alla
> pubblicità presente sui loro siti."
> >
> >Resto a vostra disposizione per commenti o informazioni.
> >
> >A presto.
> >
> >
> >--
> >Marco Pancini
> >European Senior Policy Counsel
> >Google Italy
> >Corso Europa, 2
> >20122 Milano, Italia
> >Tel. +39 02 36618524
> >Cell. +39.348.9946222
> >pancini(a)google.com
> >Follow me on Twitter: http://twitter.com/googlepolicyit
> >
> >This email may be confidential or privileged. If you received this
> communication by mistake, please don't forward it to anyone else,
> please erase all copies and attachments, and please let me know
> that it went to the wrong person. Thanks.
> >_______________________________________________
> >nexa mailing list
> >nexa(a)server-nexa.polito.it
> >https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
>
>
> --
> Marco Pancini
> European Senior Policy Counsel
> Google Italy
> Corso Europa, 2
> 20122 Milano, Italia
> Tel. +39 02 36618524
> Cell. +39.348.9946222
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> This email may be confidential or privileged. If you received this
> communication by mistake, please don't forward it to anyone else,
> please erase all copies and attachments, and please let me know
> that it went to the wrong person. Thanks.
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> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Aug. 30, 2009
Editoriale NY Times: "Access and the Internet"
by J.C. DE MARTIN
August 29, 2009
Editorial
Access and the Internet
http://www.nytimes.com/2009/08/29/opinion/29sat3.html
On the Internet today, a Web site run by a solo blogger can load as
quickly as any corporate home page. Internet service providers,
including leading cable and phone companies, want to be able to change
that so they can give priority to businesses that pay, or make deals
with, them.
A good bill that would guarantee so-called net neutrality has been
introduced in the House. Congress should pass it, and the Obama
administration should use its considerable power to make net neutrality
the law.
If Internet service providers are allowed to choose among content, it
would be bad for everyone but the service providers. Businesses could
slow down or block their competitors’ Web content. A cable company whose
leaders disapprove of a particular political or social cause could block
sites supporting that cause.
Concerns about open networks are not limited to access to Web sites, and
they are not hypothetical. In 2007, Verizon Wireless rejected Naral
Pro-Choice America’s request to send text messages over its network, a
decision Verizon reversed after an outpouring of criticism. Recently,
Apple was criticized for rejecting an iPhone application, Google Voice,
an Internet-based service that would permit users to make low-cost calls
without using AT&T, which has an exclusive arrangement for the iPhone in
this country. (Apple said it is still considering the application.) The
Federal Communications Commission is investigating.
Representatives Edward Markey, Democrat of Massachusetts, and Anna
Eshoo, Democrat of California, have introduced a bill to prohibit
Internet service providers from blocking or discriminating against
content that travels through their pipelines. It is likely to face
fierce opposition from telecommunications and cable companies.
The best chance for guaranteeing net neutrality may lie with the Obama
administration. Under the leadership of Chairman Julius Genachowski, the
F.C.C. could adopt rules that would have the force of law.
President Obama, a truly Internet-savvy president, declared in May that
he is “firmly committed to net neutrality so we can keep the Internet as
it should be — open and free.” We hope he keeps that promise.
Aug. 29, 2009
HBS: "Quantifying the Economic Impact of the Internet"
by J.C. DE MARTIN
http://hbswk.hbs.edu/item/6268.html
*
Quantifying the Economic Impact of the Internet*
Published: August 17, 2009
Author: John Quelch
Executive Summary:
Businesses around the advertising-supported Internet have incredible
multiplier effects throughout the economy and society. Professor John
Quelch starts to put some numbers on the impact. Key concepts include:
* Each Internet job supports approximately 1.54 additional jobs
elsewhere in the economy, or roughly 2 percent of employed Americans.
* The advertising-supported Internet creates annual value of $444
billion.
* About 190 million people in the United States spend, on average,
68 hours a month on the Internet. A conservative valuation of this time
is an estimated $680 billion.
Aug. 29, 2009
Re: [nexa] Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Marco Pancini
Ciao Stefano,
Grazie per le tue osservazioni (sempre interessanti e pragmatiche).
Come dicevo io penso che l'istruttoria dell'Antitrust sia la benvenuta
perchè potrà sgombrare il campo da tutta una serie di dubbi e leggende
metropolitane su Google News.
Google News è un aggregatore di notizie, non un portale. L'obiettivo è
fornire agli utenti quante più fonti di informazione possibile e mandare
traffico agli editori onlne.
Sui modelli di business potremmo parlare per ore, ma credo che il mercato e
la collaborazione fra tutti gli attori dell'ecosistema potranno aiutare
nella selezione dei migliori.
Per il resto abbiamo cercato, cerchiamo e cercheremo il dialogo con tutti
per risolvere i problemi (dove possibile) e dare la nostra versione dei
fatti (qualora il contrasto non sia sanabile).
A presto.
marco
2009/8/28 Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
> Grazie Marco.
>
> Premetto che non conosco il dettaglio ma solo il sentito dire e, sulla base
> di cio', mi pare plausibile che tutto si concluda in nulla. (il fatto che tu
> sia intervenuto, pero', mi da' da pensare.... ;-)
>
> Aldila' dell'albero, mi pare che nell'ultimo anno la foresta sia un
> crescendo di iniziative regolamentari nei confronti di Google che e'
> additata come il principale se non l'unico (costante) vincitore.
>
> Google news e' un servizio utilissimo.
>
> Lo dico perche' ne sono tanto convinto che 2-3 anni prima ho fatto
> www.presstoday.com che, oltre a cio' che c'e' visibile sul sito, ha un
> sacco di innovazioni interessantissime: il server per intranet, la
> produzione di pdf con l'originale delle pagine (con le keyword evidenziate
> nel pdf !), i riassunti automatici x i cellulari, il supporto di tutti i
> meccanismi di autenticazione, ecc.
>
> Presstoday ha fatto accordi con gli editori: cio' che incassa viene in
> larga misura retrocesso loro.
>
> Il modello di business prevedeva una parte b2c gratuita agli utenti, ad
> sponsored (diventava un canale per la pubbblicita' degli editori), una parte
> b2b per l'appunto con revenue sharing, una parte b2c su mobile con revenue
> sharing.
>
> Avevamo iniziato in italia per allargarci a spagna, germania quando e'
> arrivato Google News che e' totalmente loss-making, offre solo siti
> gratuiti, non ha funzioni evolute x uso professionale, non genera ricavi per
> Google (che quindi non vengono condivisi con gli editori).
>
> Si costruisce in automatico (totalmente ?) un portale di notizie quando,
> prima di google news, i portali di notizie erano precipuamente il cuore
> delle iniziative online degli editori.
>
> Poteva esistere un modo di fare alternativo che fosse piu' friendly nei
> confronti degli editori ?
>
> quando abbiamo ragionato sui modelli di business con Presstoday abbiamo
> pensato che dovevamo essere amici degli editori, e molto.
>
> D'altro canto se volevamo vendere e incassare per pagare infrastrutture e
> stipendi, dovevamo farlo.
>
> Da dove incassa Google i soldi con cui ripaga Google News ? Non da Google
> News, ma, in larga misura, dalla pubblicita' sul motore di ricerca (BTW, se
> non erro ho letto da qualche parte che a giugno Google ha l'88,8% delle
> ricerche fatte in Italia, complimenti!).
>
> Grazie a cio' Google puo' permettersi di non scervellarsi per dover trovare
> il modo di operare piu' amichevole per l'ecosistema in cui entra. Non
> occorre essere "sostenibili" o "bene educati", basta essere leciti, anche se
> cio' invalida modelli di business di altri.
>
> Questo e' un lusso che Presstoday, come altre startup innovative, non
> poteva permettersi.
>
> Premetto che sono critico della grande distribuzione, preferisco le
> botteghe. Cio' detto, in ogni supermercato c'e' qualche prodotto loss-leader
> che serve ad attirare clienti che comprano anche centinaia di altri
> prodotti, e' una pratica perfettamente legale e Google News puo' essere
> considerato un Loss-leader.
>
> Non puo' pero' accadere il viceversa, cioe' che un grande numero di
> prodotti (diciamo la meta') sia fornito sottocosto; i margini fatti con gli
> altri "non scontati" non sarebbero in grado di compensare le perdite del
> loss leader.
>
> Questi prodotti "non scontati", infatti, non potrebbero essere venduti a
> prezzi esorbitanti, c'e' un mercato che calmiera i prezzi; c'e' il
> supermercato vicino.
>
> Il supermercato Google, a mio avviso, inverte la cosa: ha un solo prodotto
> non loss-leader e tutti gli altri a prezzi scontati (0).
>
> Come puo' fare cio ? Semplicemente i prezzi (e quindi i margini) sul
> prodotto non scontato (la pubblicita'), lo consentono.
>
> Ma in un mercato efficiente i prezzi tendono alla remunerazione del
> capitale investito + uno spread per il rischio (o, se c'e' proprieta'
> intellettuale, alla remunerazione di questa in un periodo di monopolio
> legalmente assicurato).
>
> Nel caso di Google, i prezzi del monoprodotto pubblicita' sono
> sufficientemente alti a remunerare tutti gli altri loss-leaders, pur non
> essendovi un monopolio legale a determinarlo.
>
> Mi pare che si possa dire che, se ci fosse mercato efficiente nel
> monoprodotto pubblicita' online, non vi potrebbero essere margini
> sufficienti per fare N prodotti loss-leader.
>
> (Presstoday (e tutti quelli come lei), si sarebbero trovati a giocare su un
> terreno meno inclinato. (e a competere sulle innovazioni, non sulla
> superiorita economico-finanziaria)).
>
> ma se fosse vero che il mercato pubblicita' online non e' efficiente, cosa
> si dovrebbe fare ?
>
> Nota bene che qui mi riferisco al "mercato della pubblicita' online" nella
> accezione del buon senso comune. So bene che dal punto di vista Antitrust
> questo e' tutt'altro che pacifico: esiste tale mercato o legalmente e' solo
> una parte del mercato complessivo della pubblicita' ?
>
> Supponiamo per un attimo che esista tale mercato, il "test del monopolista
> ipotetico" non sarebbe ovviamente superato da Google. Un aumento di prezzi
> non transitorio nella pubblicita' non avrebbe alcun effetto sulle quote di
> mercato: non ci sono alternative reali per gli inserzionisti online!.
>
> Per carita', nessuno vuole colpevolizzare le grandi aziende che sono state
> innovative ed hanno saputo conquistarsi enormi appezzamenti nella corsa
> all'oro. Tanto di cappello!.
>
> Non e' una colpa essere monopolisti, anzi! Sarebbe una colpa se di quel
> monopolio si abusasse per occupare mercati adiacenti, ridurre la
> concorrenza, limitare le possibilita' di altri soggetti. In un concetto,
> usare la dominanza come ulteriore leva competitiva (che gli altri non
> hanno).
>
> In Italia la base della parita' di diritti e' la Costituzione. In
> particolare le imprese dominanti hanno una speciale responsabilita'.
>
> Il principio di parita', dice la corte costituzionale (se non erro) deve
> essere sostanziale, non formale. Ovvero i piccoli, che partono svantaggiati,
> hanno piu' diritti dei grossi.
>
> Ecco, se il mercato della pubblicita' online fosse un mercato a se'
> (bisogna valutare la sostituibilita' lato offerta e lato domanda) in Italia
> ci sarebbero solo nanetti ed usare extraprofitti da posizione dominante per
> occupare aree di business adiacenti non sarebbe una bella cosa.
>
> Una Autorita' antitrust potrebbe decidere dei provvedimenti per limitare
> queste pratiche (senza arrivare magari allo spezzatino imposto all'AT&Tche,
> se non ricordo male, non fu imposto per pratiche anticompetitive ma "deciso"
> con l'azienda per ossequio al principio di promozione del mercato).
>
> Forse il senso dell'azione della FIEG, altrimenti banale, potrebbe essere
> questo ?
>
> scrivevo qualche mese fa sul mio blog e poi su Nova
>
> blog.quintarelli.it/quintanews/2009/06/20090611-il-sole-24-ore-il-doppio-volto-del-monopolio.html
> "Una sfida per Google potrebbe essere, per mantenere la sua egemonia
> culturale e limitare reazioni avverse, dover trovare un modo di allargare e
> condividere il proprio successo con una base più ampia di persone"...
>
> ...magari limitandosi a fare bene la pubblicita' su ogni property, non
> usare margini per occupare spazi adiacenti, e distribuendo piu' soldi agli
> azionisti.
>
> Ciao, s.
>
> P.s. E se un giorno MS mettesse di default un ad blocker in Internet
> Explorer ? Penso che potrebbero esistere vari modi per farlo legalmente, ma
> non sarebbe "educato" nei confronti dell'ecosistema, no ?
> ___
> www.reeplay.it
> www.eximia.it
>
> ..... Original Message .......
> On Fri, 28 Aug 2009 12:39:15 +0200 "Marco Pancini" <pancini(a)google.com>
> wrote:
> >Ciao a Tutti,
> >
> >Come avrete letto sulla stampa, la FIEG ha chiesto all'AGCM di aprire
> un'istruttoria nei confronti di Google in relazione al nostro servizio
> Google News. Siamo contenti che ci sia offerta la possibilità di fare
> chiarezza sul funzionamento di Google News, infatti crediamo che il nostro
> aggregatore di notizie online rappresenti un'importante strumento di
> informazione per gli utenti ed un'interessante opportunità di business per
> gli editori.
> >
> >Questo è il post che è stato pubblicato sul nostro European Public
> Policy Blog, nel quale si chiarisce il meccanismo di esclusione di una
> notizia da Google News. Un argomento che oggi ha riscosso una grande
> attenzione e su cui pensiamo si sia creato un fraintendimento con la FIEG.
> >
> >Ecco, in italiano, il testo del post di Josh Cohen:
> >
> >"E' possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che l'Antitrust
> ci ha notificato un'indagine in relazione a Google News come conseguenza di
> una segnalazione della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali). In
> questo momento stiamo rivedendo la notifica in dettaglio, ma nel frattempo
> abbiamo pensato che fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli
> editori possono controllare i loro contenuti sul web.
> >
> >Primo, l'obiettivo di Google News è sempre stato quello di mettere a
> disposizione prospettive diverse su una notizia e di portare i lettori di
> tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non visualizziamo le notizie
> nella loro completezza, piuttosto il nostro approccio è simile a quello che
> adottiamo per la ricerca su web: mostriamo semplicemente il titolo della
> notizia, una o due righe di testo e poi il link al sito dell'editore.
> Insomma, giusto le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a
> leggere l'intero articolo. Una volta che l'utente fa click sul link e viene
> reindirizzato all'articolo, sta all'editore decidere come trarre profitto
> dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il lettore per
> accedere all'intero articolo oppure può ospitare pubblicità sul proprio
> sito.
> >
> >Chi fornisce notizie, analogamente a qualsiasi altro editore online, ha il
> pieno controllo sul fatto di rendere visibili i propri contenuti attraverso
> i servizi di Google. Quindi, se un editore non vuole essere trovato su
> Google.com o su Google.it o su un altro motore di ricerca, può evitare
> l'indicizzazione automatica utilizzando uno standard universalmente
> accettato, chiamato robot.txt. Gli editori hanno anche una serie di altre
> modalità per controllare come i loro contenuti appaiono (o non appaiono).
> Una di queste opzioni è per esempio quella di continuare a comparire nei
> risultati di ricerca di Google senza comparire su Google News. In questo
> caso, tutto quello che deve fare è contattarci e richiedere la rimozione
> dal servizio. In effetti, abbiamo incontrato diversi editori italiani e
> rappresentanti della FIEG proprio quest'estate per spiegare loro queste
> opzioni.
> >
> >Noi rispettiamo i desideri dei proprietari del contenuto, ed è per questo
> che abbiamo fatto in modo che non far parte dei nostri servizi sia semplice.
> Tuttavia, quando si tratta di Google News, riceviamo di gran lunga più
> richieste di essere inclusi nel servizio di quante ne riceviamo per la
> rimozione. Questo è perché gli editori capiscono che il traffico generato
> da Google News, e da servizi ad esso analoghi, è un traffico di valore:
> Google News porta oltre 1 miliardo di click al mese agli editori di notizie,
> molti dei quali traggono profitti da questo traffico grazie alla pubblicitÃ
> presente sui loro siti."
> >
> >Resto a vostra disposizione per commenti o informazioni.
> >
> >A presto.
> >
> >
> >--
> >Marco Pancini
> >European Senior Policy Counsel
> >Google Italy
> >Corso Europa, 2
> >20122 Milano, Italia
> >Tel. +39 02 36618524
> >Cell. +39.348.9946222
> >pancini(a)google.com
> >Follow me on Twitter: http://twitter.com/googlepolicyit
> >
> >This email may be confidential or privileged. If you received this
> communication by mistake, please don't forward it to anyone else, please
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> wrong person. Thanks.
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Marco Pancini
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communication by mistake, please don't forward it to anyone else, please
erase all copies and attachments, and please let me know that it went to the
wrong person. Thanks.
Aug. 28, 2009
Re: [nexa] Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Stefano Quintarelli
Grazie Marco.
Premetto che non conosco il dettaglio ma solo il sentito dire e, sulla base di cio', mi pare plausibile che tutto si concluda in nulla. (il fatto che tu sia intervenuto, pero', mi da' da pensare.... ;-)
Aldila' dell'albero, mi pare che nell'ultimo anno la foresta sia un crescendo di iniziative regolamentari nei confronti di Google che e' additata come il principale se non l'unico (costante) vincitore.
Google news e' un servizio utilissimo.
Lo dico perche' ne sono tanto convinto che 2-3 anni prima ho fatto www.presstoday.com che, oltre a cio' che c'e' visibile sul sito, ha un sacco di innovazioni interessantissime: il server per intranet, la produzione di pdf con l'originale delle pagine (con le keyword evidenziate nel pdf !), i riassunti automatici x i cellulari, il supporto di tutti i meccanismi di autenticazione, ecc.
Presstoday ha fatto accordi con gli editori: cio' che incassa viene in larga misura retrocesso loro.
Il modello di business prevedeva una parte b2c gratuita agli utenti, ad sponsored (diventava un canale per la pubbblicita' degli editori), una parte b2b per l'appunto con revenue sharing, una parte b2c su mobile con revenue sharing.
Avevamo iniziato in italia per allargarci a spagna, germania quando e' arrivato Google News che e' totalmente loss-making, offre solo siti gratuiti, non ha funzioni evolute x uso professionale, non genera ricavi per Google (che quindi non vengono condivisi con gli editori).
Si costruisce in automatico (totalmente ?) un portale di notizie quando, prima di google news, i portali di notizie erano precipuamente il cuore delle iniziative online degli editori.
Poteva esistere un modo di fare alternativo che fosse piu' friendly nei confronti degli editori ?
quando abbiamo ragionato sui modelli di business con Presstoday abbiamo pensato che dovevamo essere amici degli editori, e molto.
D'altro canto se volevamo vendere e incassare per pagare infrastrutture e stipendi, dovevamo farlo.
Da dove incassa Google i soldi con cui ripaga Google News ? Non da Google News, ma, in larga misura, dalla pubblicita' sul motore di ricerca (BTW, se non erro ho letto da qualche parte che a giugno Google ha l'88,8% delle ricerche fatte in Italia, complimenti!).
Grazie a cio' Google puo' permettersi di non scervellarsi per dover trovare il modo di operare piu' amichevole per l'ecosistema in cui entra. Non occorre essere "sostenibili" o "bene educati", basta essere leciti, anche se cio' invalida modelli di business di altri.
Questo e' un lusso che Presstoday, come altre startup innovative, non poteva permettersi.
Premetto che sono critico della grande distribuzione, preferisco le botteghe. Cio' detto, in ogni supermercato c'e' qualche prodotto loss-leader che serve ad attirare clienti che comprano anche centinaia di altri prodotti, e' una pratica perfettamente legale e Google News puo' essere considerato un Loss-leader.
Non puo' pero' accadere il viceversa, cioe' che un grande numero di prodotti (diciamo la meta') sia fornito sottocosto; i margini fatti con gli altri "non scontati" non sarebbero in grado di compensare le perdite del loss leader.
Questi prodotti "non scontati", infatti, non potrebbero essere venduti a prezzi esorbitanti, c'e' un mercato che calmiera i prezzi; c'e' il supermercato vicino.
Il supermercato Google, a mio avviso, inverte la cosa: ha un solo prodotto non loss-leader e tutti gli altri a prezzi scontati (0).
Come puo' fare cio ? Semplicemente i prezzi (e quindi i margini) sul prodotto non scontato (la pubblicita'), lo consentono.
Ma in un mercato efficiente i prezzi tendono alla remunerazione del capitale investito + uno spread per il rischio (o, se c'e' proprieta' intellettuale, alla remunerazione di questa in un periodo di monopolio legalmente assicurato).
Nel caso di Google, i prezzi del monoprodotto pubblicita' sono sufficientemente alti a remunerare tutti gli altri loss-leaders, pur non essendovi un monopolio legale a determinarlo.
Mi pare che si possa dire che, se ci fosse mercato efficiente nel monoprodotto pubblicita' online, non vi potrebbero essere margini sufficienti per fare N prodotti loss-leader.
(Presstoday (e tutti quelli come lei), si sarebbero trovati a giocare su un terreno meno inclinato. (e a competere sulle innovazioni, non sulla superiorita economico-finanziaria)).
ma se fosse vero che il mercato pubblicita' online non e' efficiente, cosa si dovrebbe fare ?
Nota bene che qui mi riferisco al "mercato della pubblicita' online" nella accezione del buon senso comune. So bene che dal punto di vista Antitrust questo e' tutt'altro che pacifico: esiste tale mercato o legalmente e' solo una parte del mercato complessivo della pubblicita' ?
Supponiamo per un attimo che esista tale mercato, il "test del monopolista ipotetico" non sarebbe ovviamente superato da Google. Un aumento di prezzi non transitorio nella pubblicita' non avrebbe alcun effetto sulle quote di mercato: non ci sono alternative reali per gli inserzionisti online!.
Per carita', nessuno vuole colpevolizzare le grandi aziende che sono state innovative ed hanno saputo conquistarsi enormi appezzamenti nella corsa all'oro. Tanto di cappello!.
Non e' una colpa essere monopolisti, anzi! Sarebbe una colpa se di quel monopolio si abusasse per occupare mercati adiacenti, ridurre la concorrenza, limitare le possibilita' di altri soggetti. In un concetto, usare la dominanza come ulteriore leva competitiva (che gli altri non hanno).
In Italia la base della parita' di diritti e' la Costituzione. In particolare le imprese dominanti hanno una speciale responsabilita'.
Il principio di parita', dice la corte costituzionale (se non erro) deve essere sostanziale, non formale. Ovvero i piccoli, che partono svantaggiati, hanno piu' diritti dei grossi.
Ecco, se il mercato della pubblicita' online fosse un mercato a se' (bisogna valutare la sostituibilita' lato offerta e lato domanda) in Italia ci sarebbero solo nanetti ed usare extraprofitti da posizione dominante per occupare aree di business adiacenti non sarebbe una bella cosa.
Una Autorita' antitrust potrebbe decidere dei provvedimenti per limitare queste pratiche (senza arrivare magari allo spezzatino imposto all'AT&Tche, se non ricordo male, non fu imposto per pratiche anticompetitive ma "deciso" con l'azienda per ossequio al principio di promozione del mercato).
Forse il senso dell'azione della FIEG, altrimenti banale, potrebbe essere questo ?
scrivevo qualche mese fa sul mio blog e poi su Nova
blog.quintarelli.it/quintanews/2009/06/20090611-il-sole-24-ore-il-doppio-volto-del-monopolio.html
"Una sfida per Google potrebbe essere, per mantenere la sua egemonia culturale e limitare reazioni avverse, dover trovare un modo di allargare e condividere il proprio successo con una base più ampia di persone"...
...magari limitandosi a fare bene la pubblicita' su ogni property, non usare margini per occupare spazi adiacenti, e distribuendo piu' soldi agli azionisti.
Ciao, s.
P.s. E se un giorno MS mettesse di default un ad blocker in Internet Explorer ? Penso che potrebbero esistere vari modi per farlo legalmente, ma non sarebbe "educato" nei confronti dell'ecosistema, no ?
___
www.reeplay.it
www.eximia.it
..... Original Message .......
On Fri, 28 Aug 2009 12:39:15 +0200 "Marco Pancini" <pancini(a)google.com> wrote:
>Ciao a Tutti,
>
>Come avrete letto sulla stampa, la FIEG ha chiesto all'AGCM di aprire un'istruttoria nei confronti di Google in relazione al nostro servizio Google News. Siamo contenti che ci sia offerta la possibilità di fare chiarezza sul funzionamento di Google News, infatti crediamo che il nostro aggregatore di notizie online rappresenti un'importante strumento di informazione per gli utenti ed un'interessante opportunità di business per gli editori.
>
>Questo è il post che è stato pubblicato sul nostro European Public Policy Blog, nel quale si chiarisce il meccanismo di esclusione di una notizia da Google News. Un argomento che oggi ha riscosso una grande attenzione e su cui pensiamo si sia creato un fraintendimento con la FIEG.
>
>Ecco, in italiano, il testo del post di Josh Cohen:
>
>"E' possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che l'Antitrust ci ha notificato un'indagine in relazione a Google News come conseguenza di una segnalazione della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali). In questo momento stiamo rivedendo la notifica in dettaglio, ma nel frattempo abbiamo pensato che fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli editori possono controllare i loro contenuti sul web.
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>Primo, l'obiettivo di Google News è sempre stato quello di mettere a disposizione prospettive diverse su una notizia e di portare i lettori di tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non visualizziamo le notizie nella loro completezza, piuttosto il nostro approccio è simile a quello che adottiamo per la ricerca su web: mostriamo semplicemente il titolo della notizia, una o due righe di testo e poi il link al sito dell'editore. Insomma, giusto le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a leggere l'intero articolo. Una volta che l'utente fa click sul link e viene reindirizzato all'articolo, sta all'editore decidere come trarre profitto dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il lettore per accedere all'intero articolo oppure può ospitare pubblicità sul proprio sito.
>
>Chi fornisce notizie, analogamente a qualsiasi altro editore online, ha il pieno controllo sul fatto di rendere visibili i propri contenuti attraverso i servizi di Google. Quindi, se un editore non vuole essere trovato su Google.com o su Google.it o su un altro motore di ricerca, può evitare l'indicizzazione automatica utilizzando uno standard universalmente accettato, chiamato robot.txt. Gli editori hanno anche una serie di altre modalità per controllare come i loro contenuti appaiono (o non appaiono). Una di queste opzioni è per esempio quella di continuare a comparire nei risultati di ricerca di Google senza comparire su Google News. In questo caso, tutto quello che deve fare è contattarci e richiedere la rimozione dal servizio. In effetti, abbiamo incontrato diversi editori italiani e rappresentanti della FIEG proprio quest'estate per spiegare loro queste opzioni.
>
>Noi rispettiamo i desideri dei proprietari del contenuto, ed è per questo che abbiamo fatto in modo che non far parte dei nostri servizi sia semplice. Tuttavia, quando si tratta di Google News, riceviamo di gran lunga più richieste di essere inclusi nel servizio di quante ne riceviamo per la rimozione. Questo è perché gli editori capiscono che il traffico generato da Google News, e da servizi ad esso analoghi, è un traffico di valore: Google News porta oltre 1 miliardo di click al mese agli editori di notizie, molti dei quali traggono profitti da questo traffico grazie alla pubblicità presente sui loro siti."
>
>Resto a vostra disposizione per commenti o informazioni.
>
>A presto.
>
>
>--
>Marco Pancini
>European Senior Policy Counsel
>Google Italy
>Corso Europa, 2
>20122 Milano, Italia
>Tel. +39 02 36618524
>Cell. +39.348.9946222
>pancini(a)google.com
>Follow me on Twitter: http://twitter.com/googlepolicyit
>
>This email may be confidential or privileged. If you received this communication by mistake, please don't forward it to anyone else, please erase all copies and attachments, and please let me know that it went to the wrong person. Thanks.
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>nexa mailing list
>nexa(a)server-nexa.polito.it
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Aug. 28, 2009
Informazioni a proposito della segnalazione di FIEG all'AGCM su Google News
by Marco Pancini
Ciao a Tutti,
Come avrete letto sulla stampa, la FIEG ha chiesto all'AGCM di aprire
un'istruttoria nei confronti di Google in relazione al nostro servizio
Google News. Siamo contenti che ci sia offerta la possibilità di fare
chiarezza sul funzionamento di Google News, infatti crediamo che il nostro
aggregatore di notizie online rappresenti un'importante strumento di
informazione per gli utenti ed un'interessante opportunità di business per
gli editori.
Questo è il post che è stato pubblicato sul nostro European Public Policy
Blog<http://googlepolicyeurope.blogspot.com/2009/08/about-google-news-in-italy.h…>,
nel quale si chiarisce il meccanismo di esclusione di una notizia da Google
News. Un argomento che oggi ha riscosso una grande attenzione e su cui
pensiamo si sia creato un fraintendimento con la FIEG.
Ecco, in italiano, il testo del post di Josh Cohen:
"E' possibile che abbiate letto oggi sulla stampa italiana che l'Antitrust
ci ha notificato un'indagine in relazione a Google News come conseguenza di
una segnalazione della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali). In
questo momento stiamo rivedendo la notifica in dettaglio, ma nel frattempo
abbiamo pensato che fosse utile fare chiarezza sul meccanismo con cui gli
editori possono controllare i loro contenuti sul web.
Primo, l'obiettivo di Google News è sempre stato quello di mettere a
disposizione prospettive diverse su una notizia e di portare i lettori di
tutto il mondo sui siti degli editori. Noi non visualizziamo le notizie
nella loro completezza, piuttosto il nostro approccio è simile a quello che
adottiamo per la ricerca su web: mostriamo semplicemente il titolo della
notizia, una o due righe di testo e poi il link al sito dell'editore.
Insomma, giusto le informazioni utili perché il lettore sia invogliato a
leggere l'intero articolo. Una volta che l'utente fa click sul link e viene
reindirizzato all'articolo, sta all'editore decidere come trarre profitto
dal contenuto. Il giornale può scegliere se far pagare il lettore per
accedere all'intero articolo oppure può ospitare pubblicità sul proprio
sito.
Chi fornisce notizie, analogamente a qualsiasi altro editore online, ha il
pieno controllo sul fatto di rendere visibili i propri contenuti attraverso
i servizi di Google. Quindi, se un editore non vuole essere trovato su
Google.com o su Google.it o su un altro motore di ricerca, può evitare
l'indicizzazione automatica utilizzando uno standard universalmente
accettato, chiamato robot.txt. Gli editori hanno anche una serie di altre
modalità per controllare come i loro contenuti appaiono (o non appaiono).
Una di queste opzioni è per esempio quella di continuare a comparire nei
risultati di ricerca di Google senza comparire su Google News. In questo
caso, tutto quello che deve fare è
contattarci<http://www.google.com/support/news_pub/bin/topic.py?hl=en&topic=11709>e
richiedere la rimozione dal servizio. In effetti, abbiamo incontrato
diversi editori italiani e rappresentanti della FIEG proprio quest'estate
per spiegare loro queste opzioni.
Noi rispettiamo i desideri dei proprietari del contenuto, ed è per questo
che abbiamo fatto in modo che non far parte dei nostri servizi sia semplice.
Tuttavia, quando si tratta di Google News, riceviamo di gran lunga più
richieste di essere inclusi nel servizio di quante ne riceviamo per la
rimozione. Questo è perché gli editori capiscono che il traffico generato da
Google News, e da servizi ad esso analoghi, è un traffico di valore: Google
News porta oltre 1 miliardo di click al mese agli editori di notizie, molti
dei quali traggono profitti da questo traffico grazie alla pubblicità
presente sui loro siti."
Resto a vostra disposizione per commenti o informazioni.
A presto.
--
Marco Pancini
European Senior Policy Counsel
Google Italy
Corso Europa, 2
20122 Milano, Italia
Tel. +39 02 36618524
Cell. +39.348.9946222
pancini(a)google.com
Follow me on Twitter: http://twitter.com/googlepolicyit
This email may be confidential or privileged. If you received this
communication by mistake, please don't forward it to anyone else, please
erase all copies and attachments, and please let me know that it went to the
wrong person. Thanks.
Aug. 28, 2009