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mi servono i vostri messaggi (x una videochat mercoledì pomeriggio 9 dicembre)
by Masera Anna
Internet siamo noi, è uno specchio: siete d'accordo? Mandatemi i vostri messaggi: http://tinyurl.com/ygostze
li leggero' in video e li discuteremo con lorenzo benussi di Top-Ix mercoledì pomeriggio 9 dicembre sul sito della Stampa:
grazie, anna masera
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_…
Dec. 7, 2009
Re: [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by Giusy Drammis
Vi ringrazio molto per l'inoltro e per il testo integrale
Giusy Drammis
2009/12/7 Mariella Berra <mariella.berra(a)unito.it>
> Grazie molte, ma non sono fiduciosa dell'ascolto.
> Castells parla anche del me-media e della crisi delle tv.
> Castells considera anche attentamente le tecnologie da molto tempo. Ho
> invitao Catells a Torino nel secolo scorso 1994 , pubblicato il suo
> intervento e altri in Ripensare la tecnologia.
> Umanisti e politici se ne sono infischiati.
> Abbiamo un guro tecnologico torinese che io stimo quanto Catells, peraltro
> conosciuto prima del nostro Meo.
> Perchè non lo usiamo.
> Ne parliamo mercolediì magari Ciao Mariella
>
> ----- Original Message -----
> *From:* Marco Trotta <marco.trotta(a)gmail.com>
> *To:* J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
> *Cc:* nexa(a)server-nexa.polito.it
> *Sent:* Monday, December 07, 2009 3:12 PM
> *Subject:* [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
>
> *Copio ed incollo tutta l'intervista dal sito visto che Repubblica non ha
> un archivio anche per AF e la prossima settimana verrà cancellata. Ne vale
> la pena.
> MT*
>
>
> Fonte:
> http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/12/07/copertina/001kiarore.html
> Castells: "Il futuro è Internet e Tv"
> l’intervista
> STEFANO CARLI
>
> «Internet e la tv sono due costellazioni della comunicazione che sono
> destinate a convivere l’una accanto all’altra, anche se in uno scenario che
> sarà progressivamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Per certi
> versi Internet assorbirà al suo interno la tv. Ma il mondo di Internet, che
> è il mondo della ‘autocomunicazione di massa’ non sostituirà quello della
> tv, che è il mondo della comunicazione unidirezionale, da uno, il
> broadcaster, verso tutti. E poi la galassia della tv è specializzata e
> concentrata su due sole tipologie di contenuto: l’entertainment e
> l’infotainment, mentre Internet è molto più ampia». E’ così che Manuel
> Castells, tra i maggiori studiosi a livello mondiale della società
> dell’informazione, che da vent’anni si interessa di Internet e del suo
> impatto sulla società contemporanea, vede l’azione reciproca dei due media
> più potenti.
> Quindi è un errore vedere Internet in contrapposizione agli altri media?
> «Quello che succederà è che sempre più Internet integrerà la tv al suo
> interno. Già oggi le giovani generazioni guardano la tv attraverso Internet.
> Così come si informano e apprendono le notizie attraverso Internet».
> Si riferisce alla convergenza? Al fatto che presto avremo Internet dentro
> gli apparecchi televisivi?
> «La convergenza non è tanto una questione tecnologica quanto mentale. I
> terminali continueranno a restare diversi e separati: useremo l’uno o
> l’altro, uno smartphone o un pc o la tv a seconda delle nostre esigenze».
> «Ma saremo noi, nel nostro cervello, a realizzare la convergenza».
> Nel suo ultimo libro, ‘Comunicazione e potere’, le parla della ‘tv
> mutante’. Cosa intende dire?
> «Che la tv è cambiata. Una volta il 90% delle persone guardava i trequattro
> maggiori canali tv. Oggi quella quota negli Usa è scesa al 20%, in Spagna
> siamo al 25%: la tv non ha più quella stessa capacità di prima di
> raggiungere tutti».
> In Italia però è forse ancora un po’ così.
> «Ma perché voi avete un monopolio: avete un solo network che fa capo a
> Silvio Berlusconi. Un network parte pubblico e parte privato. E questa è una
> delle ragioni per cui l’Italia sta rimanendo indietro in questa fase di
> sviluppo delle nuove comunicazioni. Vede, un’offerta tv molto semplificata,
> semplice, ridotta nei contenuti all’entertainment, non aiuta lo sviluppo di
> Internet. Mentre le nuove generazioni oggi crescono completamente in
> Internet. E poi in Italia c’è un altro problema: voi siete una nazione
> ‘anziana’. Siete una società di ultracinquantenni. E sono gli
> ultracinquantenni che guardano molto la tv. L’Italia ha dei buoni indici di
> longevità. ma questo è anche un indice di senilità».
> Torniamo agli scenari globali. Non c’è contraddizione tra lo sviluppo della
> autocomunicazione di massa, la moltiplicazione di produttori di contenuti, e
> la progressiva concentrazione di gruppi economici nel settore dei media?
> «No: è un processo di globalizzazione e customizzazione, ossia di
> concentrazione anche sulle esigenze degli utenti»
> Cioè?
> «Per vendere un prodotto, nel settore della comunicazione, devi attrarre
> audience, devi ‘vendere’ a grandi quantità di persone. Prendiamo il caso di
> MySpace . Murdoch possiede MySpace ma MySpace è uno spazio di comunicazione
> che in qualche modo appartiene anche alla gente che comunica attraverso
> MySpace e Murdoch deve rispettarla. Se non lo facesse, creando barriere o
> non garantendo il libero utilizzo del network, sarebbe facilissimo veder
> emergere altri portali pronti ad offrire condizioni più libere. Questo
> perché le barriere di ingresso nel business di Internet sono molto basse.
> Non serve un grande capitale: si può partire velocemente ed essere subito
> competitivi. E’ già successo».
> Quando?
> «Facebook a un certo punto cercò di fare pagare gli utenti: nel giro di 24
> ore si realizzò una specie di esodo. una migrazione di massa da Facebook
> verso una miriade di altri portali di social network. Ritornarono sulla
> decisione».
> Proprio riguardo al pagamento dei contenuti, si sta profilando un accordo
> tra Murdoch e Google sulle news: il modello potrebbe essere di lasciarne una
> quota libera e mettere le altre a pagamento.
> «Ma quello è un accordo tra corporation: non tocca il cuore del problema
> delle news. Gli utenti di Internet cercano di vivere in un sistema di
> comunicazione libera. Se qualcuno cerca di farli pagare loro si rivolgeranno
> a qualcun altro. Tanto su Internet si possono trovare tutte le notizie
> perché c’è sempre qualcuno che leggerà una notizia da qualche parte, un
> altro sito, o magari un giornale di carta, e la riporterà in rete dove tutti
> gli altri potranno leggerla. E poi si può sempre dire che ciò che si propaga
> in rete non è una notizia presa da una parte o da un’altra, ma il fatto. E
> il fatto a chi appartiene? Sui fatti non c’è copyright».
> E’ per questo che i giornali faticano a trovare un modello di business
> sull’online?
> «Sì. E’ una situazione triste ma i giornali devono reagire. I giornali
> sopravvivranno se punteranno tutto sulla credibilità. Se perdi credibilità
> perdi tutto. Poi devono capire come affrontare il vero cambiamento che
> Internet sta imponendo loro: il cambiamento della piattaforma tecnologica: è
> la carta stampata che non funziona più».
> In un’intervista recente al El Pais lei ha detto che la copia cartacea dei
> quotidiani dovrebbe essere venduta a 10 euro, che dovrebbe diventare un
> prodotto di lusso. Era un paradosso, una battuta?
> «Niente affatto, la carta costa e ha un forte impatto ambientale. La
> distribuzione digitale è il futuro. La piattaforma sta cambiando: i giornali
> dovranno avere una edizione cartacea limitata e portare la diffusione
> principale su Internet. Il vero nodo è trovare il modello economico. E’ lo
> stesso problema che ha affrontato o sta affrontando ogni settore industriale
> coinvolto dall’avvento di Internet, a cominciare dai film e dalla musica.
> Anzi, nella musica una soluzione è stata trovata: è il modello ITunes,
> basato sulla ‘coda lunga’».
> Cioè?
> «ITunes non vende Cd ma singoli brani che ognuno può scegliere da un enorme
> catalogo. Ognuno può comprare a bassissimo prezzo una piccolissima parte del
> catalogo. Microapgamenti e possibilità di acquistare solo ciò che si vuole e
> non un insieme imposto. E’ il modello che sta sperimentando ora il Wall
> Street Journal. Chi vuole non si deve comprare tutto il giornale ma solo la
> notizia per cui ha interesse in quel momento: bisogna saper raggiungere e
> suscitare l'interesse di una grande moltitudine di piccoli insiemi di utenti
> ciascuno interessato a una singola certa notizia».
> Tra contenuti globali e autocomunciazione personale c’è anche un futuro per
> un livello di contenuti locali?
> «Le notizie locali sono le più importanti. Le persone sono estremamente
> interessate all’informazione locale. Perché l’informazione locale parla di
> loro, di cose molto vicine alla gente. E una delle grandi qualità di
> Internet è proprio quella di far crescere la dimensione locale, permettendo
> la formazione di comunità di interesse dal basso. Sono comunità che possono
> facilmente arrivare a coincidere con le municipalità, i comuni. Su Internet
> vive un’enorme galassia di radio e di tv locali. Sono migliaia e migliaia, e
> sono proprio quelle più seguite dai giovani nel mondo. E noi dobbiamo sempre
> tenere lo sguardo sui giovani, perché i comportamenti che stanno sviluppando
> oggi saranno lo standard universale di domani».
> Questo sviluppo tumultuoso di Internet sta riproponendo il problema del
> controllo della Rete. Internet ha bisogno di una governance?
> «Sono stato molti anni in commissioni di ogni genere su Internet. Nel 1997
> sono stato nella prima commissione Ue su Internet e la Information Society e
> sempre la prima questione è stata: come possiamo controllare Internet. Ma di
> fatto Internet non si può controllare. Anche il governo iraniano ha provato
> a controllare Internet per impedire le rivolte ma non c’è riuscito».
> Però anche la Spagna di Zapatero ha emanato una legge per cercare di
> impedire la pirateria minacciando la chiusura dei siti.
> «Si dovrebbe mettere in prigione un terzo della popolazione giovanile
> mondiale, in Usa 75 milioni di persone fanno regolarmente dei download in
> violazione delle norme sul copyright. Ma questo riguarda i modelli di
> business. Il problema del governo di Internet è diverso. Il potere ha sempre
> cercato di realizzare un controllo sulla comunicazione. Ma con Internet non
> si può. Ormai è troppo tardi: è troppo diffusa. Se si chiude un sito da una
> parte lo si può riaprire da un’altra. Gli unici controlli possibili sono
> quelli automatici, basati su parole chiave. Ma se quelle parole non vengono
> usate, se, per esempio, non pronunci le parole proibite Tibet o Tienanmen,
> nessuno può trovarti e controllarti. Gli Stati hanno sempre cercato di
> tenere sotto controllo Internet ma senza successo. Perfino gli Usa».
> Quando?
> «Sotto l’amministrazione Clinton, per ben due volte, ma furono entrambe
> fermate dalla Suprema Corte. Poi l’anno scorso in Francia con Sarkozy,
> bloccato però dalla Corte Costituzionale. La verità è che Internet non ha un
> sistema di controllo. Le cose che si possono fare e non fare su Internet
> sono le stesse del resto della società, quindi da questo punto di vista il
> problema non c’è. Quindi quando si parla di leggi e regole su Internet si
> parla di altro: di controllo preventivo. Ma Internet non può essere un po’
> più o un po’ meno libera. O è libera o non lo è. Non è come la tv o i
> giornali, che hanno un sistema di controllo in quanto hanno una proprietà.
> Internet non ha niente di tutto questo. E per questo crea panico nei
> governi: perché non ha controllo e non è controllabile».
> *Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che essa
> stessa si da?
> «Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da
> chi? Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole.
> Ci sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E’ come
> uno specchio in cui guardare noi stessi».*
>
> ------------------------------
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
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> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Dec. 7, 2009
Re: [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by Mariella Berra
Grazie molte, ma non sono fiduciosa dell'ascolto.
Castells parla anche del me-media e della crisi delle tv.
Castells considera anche attentamente le tecnologie da molto tempo. Ho invitao Catells a Torino nel secolo scorso 1994 , pubblicato il suo intervento e altri in Ripensare la tecnologia.
Umanisti e politici se ne sono infischiati.
Abbiamo un guro tecnologico torinese che io stimo quanto Catells, peraltro conosciuto prima del nostro Meo.
Perchè non lo usiamo.
Ne parliamo mercolediì magari Ciao Mariella
----- Original Message -----
From: Marco Trotta
To: J.C. DE MARTIN
Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Monday, December 07, 2009 3:12 PM
Subject: [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
Copio ed incollo tutta l'intervista dal sito visto che Repubblica non ha un archivio anche per AF e la prossima settimana verrà cancellata. Ne vale la pena.
MT
Fonte: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/12/07/copertina/001kiarore.html
Castells: "Il futuro è Internet e Tv"
l’intervista
STEFANO CARLI
«Internet e la tv sono due costellazioni della comunicazione che sono destinate a convivere l’una accanto all’altra, anche se in uno scenario che sarà progressivamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Per certi versi Internet assorbirà al suo interno la tv. Ma il mondo di Internet, che è il mondo della ‘autocomunicazione di massa’ non sostituirà quello della tv, che è il mondo della comunicazione unidirezionale, da uno, il broadcaster, verso tutti. E poi la galassia della tv è specializzata e concentrata su due sole tipologie di contenuto: l’entertainment e l’infotainment, mentre Internet è molto più ampia». E’ così che Manuel Castells, tra i maggiori studiosi a livello mondiale della società dell’informazione, che da vent’anni si interessa di Internet e del suo impatto sulla società contemporanea, vede l’azione reciproca dei due media più potenti.
Quindi è un errore vedere Internet in contrapposizione agli altri media?
«Quello che succederà è che sempre più Internet integrerà la tv al suo interno. Già oggi le giovani generazioni guardano la tv attraverso Internet. Così come si informano e apprendono le notizie attraverso Internet».
Si riferisce alla convergenza? Al fatto che presto avremo Internet dentro gli apparecchi televisivi?
«La convergenza non è tanto una questione tecnologica quanto mentale. I terminali continueranno a restare diversi e separati: useremo l’uno o l’altro, uno smartphone o un pc o la tv a seconda delle nostre esigenze». «Ma saremo noi, nel nostro cervello, a realizzare la convergenza».
Nel suo ultimo libro, ‘Comunicazione e potere’, le parla della ‘tv mutante’. Cosa intende dire?
«Che la tv è cambiata. Una volta il 90% delle persone guardava i trequattro maggiori canali tv. Oggi quella quota negli Usa è scesa al 20%, in Spagna siamo al 25%: la tv non ha più quella stessa capacità di prima di raggiungere tutti».
In Italia però è forse ancora un po’ così.
«Ma perché voi avete un monopolio: avete un solo network che fa capo a Silvio Berlusconi. Un network parte pubblico e parte privato. E questa è una delle ragioni per cui l’Italia sta rimanendo indietro in questa fase di sviluppo delle nuove comunicazioni. Vede, un’offerta tv molto semplificata, semplice, ridotta nei contenuti all’entertainment, non aiuta lo sviluppo di Internet. Mentre le nuove generazioni oggi crescono completamente in Internet. E poi in Italia c’è un altro problema: voi siete una nazione ‘anziana’. Siete una società di ultracinquantenni. E sono gli ultracinquantenni che guardano molto la tv. L’Italia ha dei buoni indici di longevità. ma questo è anche un indice di senilità».
Torniamo agli scenari globali. Non c’è contraddizione tra lo sviluppo della autocomunicazione di massa, la moltiplicazione di produttori di contenuti, e la progressiva concentrazione di gruppi economici nel settore dei media?
«No: è un processo di globalizzazione e customizzazione, ossia di concentrazione anche sulle esigenze degli utenti»
Cioè?
«Per vendere un prodotto, nel settore della comunicazione, devi attrarre audience, devi ‘vendere’ a grandi quantità di persone. Prendiamo il caso di MySpace . Murdoch possiede MySpace ma MySpace è uno spazio di comunicazione che in qualche modo appartiene anche alla gente che comunica attraverso MySpace e Murdoch deve rispettarla. Se non lo facesse, creando barriere o non garantendo il libero utilizzo del network, sarebbe facilissimo veder emergere altri portali pronti ad offrire condizioni più libere. Questo perché le barriere di ingresso nel business di Internet sono molto basse. Non serve un grande capitale: si può partire velocemente ed essere subito competitivi. E’ già successo».
Quando?
«Facebook a un certo punto cercò di fare pagare gli utenti: nel giro di 24 ore si realizzò una specie di esodo. una migrazione di massa da Facebook verso una miriade di altri portali di social network. Ritornarono sulla decisione».
Proprio riguardo al pagamento dei contenuti, si sta profilando un accordo tra Murdoch e Google sulle news: il modello potrebbe essere di lasciarne una quota libera e mettere le altre a pagamento.
«Ma quello è un accordo tra corporation: non tocca il cuore del problema delle news. Gli utenti di Internet cercano di vivere in un sistema di comunicazione libera. Se qualcuno cerca di farli pagare loro si rivolgeranno a qualcun altro. Tanto su Internet si possono trovare tutte le notizie perché c’è sempre qualcuno che leggerà una notizia da qualche parte, un altro sito, o magari un giornale di carta, e la riporterà in rete dove tutti gli altri potranno leggerla. E poi si può sempre dire che ciò che si propaga in rete non è una notizia presa da una parte o da un’altra, ma il fatto. E il fatto a chi appartiene? Sui fatti non c’è copyright».
E’ per questo che i giornali faticano a trovare un modello di business sull’online?
«Sì. E’ una situazione triste ma i giornali devono reagire. I giornali sopravvivranno se punteranno tutto sulla credibilità. Se perdi credibilità perdi tutto. Poi devono capire come affrontare il vero cambiamento che Internet sta imponendo loro: il cambiamento della piattaforma tecnologica: è la carta stampata che non funziona più».
In un’intervista recente al El Pais lei ha detto che la copia cartacea dei quotidiani dovrebbe essere venduta a 10 euro, che dovrebbe diventare un prodotto di lusso. Era un paradosso, una battuta?
«Niente affatto, la carta costa e ha un forte impatto ambientale. La distribuzione digitale è il futuro. La piattaforma sta cambiando: i giornali dovranno avere una edizione cartacea limitata e portare la diffusione principale su Internet. Il vero nodo è trovare il modello economico. E’ lo stesso problema che ha affrontato o sta affrontando ogni settore industriale coinvolto dall’avvento di Internet, a cominciare dai film e dalla musica. Anzi, nella musica una soluzione è stata trovata: è il modello ITunes, basato sulla ‘coda lunga’».
Cioè?
«ITunes non vende Cd ma singoli brani che ognuno può scegliere da un enorme catalogo. Ognuno può comprare a bassissimo prezzo una piccolissima parte del catalogo. Microapgamenti e possibilità di acquistare solo ciò che si vuole e non un insieme imposto. E’ il modello che sta sperimentando ora il Wall Street Journal. Chi vuole non si deve comprare tutto il giornale ma solo la notizia per cui ha interesse in quel momento: bisogna saper raggiungere e suscitare l'interesse di una grande moltitudine di piccoli insiemi di utenti ciascuno interessato a una singola certa notizia».
Tra contenuti globali e autocomunciazione personale c’è anche un futuro per un livello di contenuti locali?
«Le notizie locali sono le più importanti. Le persone sono estremamente interessate all’informazione locale. Perché l’informazione locale parla di loro, di cose molto vicine alla gente. E una delle grandi qualità di Internet è proprio quella di far crescere la dimensione locale, permettendo la formazione di comunità di interesse dal basso. Sono comunità che possono facilmente arrivare a coincidere con le municipalità, i comuni. Su Internet vive un’enorme galassia di radio e di tv locali. Sono migliaia e migliaia, e sono proprio quelle più seguite dai giovani nel mondo. E noi dobbiamo sempre tenere lo sguardo sui giovani, perché i comportamenti che stanno sviluppando oggi saranno lo standard universale di domani».
Questo sviluppo tumultuoso di Internet sta riproponendo il problema del controllo della Rete. Internet ha bisogno di una governance?
«Sono stato molti anni in commissioni di ogni genere su Internet. Nel 1997 sono stato nella prima commissione Ue su Internet e la Information Society e sempre la prima questione è stata: come possiamo controllare Internet. Ma di fatto Internet non si può controllare. Anche il governo iraniano ha provato a controllare Internet per impedire le rivolte ma non c’è riuscito».
Però anche la Spagna di Zapatero ha emanato una legge per cercare di impedire la pirateria minacciando la chiusura dei siti.
«Si dovrebbe mettere in prigione un terzo della popolazione giovanile mondiale, in Usa 75 milioni di persone fanno regolarmente dei download in violazione delle norme sul copyright. Ma questo riguarda i modelli di business. Il problema del governo di Internet è diverso. Il potere ha sempre cercato di realizzare un controllo sulla comunicazione. Ma con Internet non si può. Ormai è troppo tardi: è troppo diffusa. Se si chiude un sito da una parte lo si può riaprire da un’altra. Gli unici controlli possibili sono quelli automatici, basati su parole chiave. Ma se quelle parole non vengono usate, se, per esempio, non pronunci le parole proibite Tibet o Tienanmen, nessuno può trovarti e controllarti. Gli Stati hanno sempre cercato di tenere sotto controllo Internet ma senza successo. Perfino gli Usa».
Quando?
«Sotto l’amministrazione Clinton, per ben due volte, ma furono entrambe fermate dalla Suprema Corte. Poi l’anno scorso in Francia con Sarkozy, bloccato però dalla Corte Costituzionale. La verità è che Internet non ha un sistema di controllo. Le cose che si possono fare e non fare su Internet sono le stesse del resto della società, quindi da questo punto di vista il problema non c’è. Quindi quando si parla di leggi e regole su Internet si parla di altro: di controllo preventivo. Ma Internet non può essere un po’ più o un po’ meno libera. O è libera o non lo è. Non è come la tv o i giornali, che hanno un sistema di controllo in quanto hanno una proprietà. Internet non ha niente di tutto questo. E per questo crea panico nei governi: perché non ha controllo e non è controllabile».
Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che essa stessa si da?
«Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da chi? Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole. Ci sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E’ come uno specchio in cui guardare noi stessi».
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https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Dec. 7, 2009
Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by Marco Trotta
*Copio ed incollo tutta l'intervista dal sito visto che Repubblica non ha un
archivio anche per AF e la prossima settimana verrà cancellata. Ne vale la
pena.
MT*
Fonte:
http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/12/07/copertina/001kiarore.html
Castells: "Il futuro è Internet e Tv"
l’intervista
STEFANO CARLI
«Internet e la tv sono due costellazioni della comunicazione che sono
destinate a convivere l’una accanto all’altra, anche se in uno scenario che
sarà progressivamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Per certi
versi Internet assorbirà al suo interno la tv. Ma il mondo di Internet, che
è il mondo della ‘autocomunicazione di massa’ non sostituirà quello della
tv, che è il mondo della comunicazione unidirezionale, da uno, il
broadcaster, verso tutti. E poi la galassia della tv è specializzata e
concentrata su due sole tipologie di contenuto: l’entertainment e
l’infotainment, mentre Internet è molto più ampia». E’ così che Manuel
Castells, tra i maggiori studiosi a livello mondiale della società
dell’informazione, che da vent’anni si interessa di Internet e del suo
impatto sulla società contemporanea, vede l’azione reciproca dei due media
più potenti.
Quindi è un errore vedere Internet in contrapposizione agli altri media?
«Quello che succederà è che sempre più Internet integrerà la tv al suo
interno. Già oggi le giovani generazioni guardano la tv attraverso Internet.
Così come si informano e apprendono le notizie attraverso Internet».
Si riferisce alla convergenza? Al fatto che presto avremo Internet dentro
gli apparecchi televisivi?
«La convergenza non è tanto una questione tecnologica quanto mentale. I
terminali continueranno a restare diversi e separati: useremo l’uno o
l’altro, uno smartphone o un pc o la tv a seconda delle nostre
esigenze».«Ma saremo noi, nel nostro cervello, a realizzare la
convergenza».
Nel suo ultimo libro, ‘Comunicazione e potere’, le parla della ‘tv mutante’.
Cosa intende dire?
«Che la tv è cambiata. Una volta il 90% delle persone guardava i trequattro
maggiori canali tv. Oggi quella quota negli Usa è scesa al 20%, in Spagna
siamo al 25%: la tv non ha più quella stessa capacità di prima di
raggiungere tutti».
In Italia però è forse ancora un po’ così.
«Ma perché voi avete un monopolio: avete un solo network che fa capo a
Silvio Berlusconi. Un network parte pubblico e parte privato. E questa è una
delle ragioni per cui l’Italia sta rimanendo indietro in questa fase di
sviluppo delle nuove comunicazioni. Vede, un’offerta tv molto semplificata,
semplice, ridotta nei contenuti all’entertainment, non aiuta lo sviluppo di
Internet. Mentre le nuove generazioni oggi crescono completamente in
Internet. E poi in Italia c’è un altro problema: voi siete una nazione
‘anziana’. Siete una società di ultracinquantenni. E sono gli
ultracinquantenni che guardano molto la tv. L’Italia ha dei buoni indici di
longevità. ma questo è anche un indice di senilità».
Torniamo agli scenari globali. Non c’è contraddizione tra lo sviluppo della
autocomunicazione di massa, la moltiplicazione di produttori di contenuti, e
la progressiva concentrazione di gruppi economici nel settore dei media?
«No: è un processo di globalizzazione e customizzazione, ossia di
concentrazione anche sulle esigenze degli utenti»
Cioè?
«Per vendere un prodotto, nel settore della comunicazione, devi attrarre
audience, devi ‘vendere’ a grandi quantità di persone. Prendiamo il caso di
MySpace . Murdoch possiede MySpace ma MySpace è uno spazio di comunicazione
che in qualche modo appartiene anche alla gente che comunica attraverso
MySpace e Murdoch deve rispettarla. Se non lo facesse, creando barriere o
non garantendo il libero utilizzo del network, sarebbe facilissimo veder
emergere altri portali pronti ad offrire condizioni più libere. Questo
perché le barriere di ingresso nel business di Internet sono molto basse.
Non serve un grande capitale: si può partire velocemente ed essere subito
competitivi. E’ già successo».
Quando?
«Facebook a un certo punto cercò di fare pagare gli utenti: nel giro di 24
ore si realizzò una specie di esodo. una migrazione di massa da Facebook
verso una miriade di altri portali di social network. Ritornarono sulla
decisione».
Proprio riguardo al pagamento dei contenuti, si sta profilando un accordo
tra Murdoch e Google sulle news: il modello potrebbe essere di lasciarne una
quota libera e mettere le altre a pagamento.
«Ma quello è un accordo tra corporation: non tocca il cuore del problema
delle news. Gli utenti di Internet cercano di vivere in un sistema di
comunicazione libera. Se qualcuno cerca di farli pagare loro si rivolgeranno
a qualcun altro. Tanto su Internet si possono trovare tutte le notizie
perché c’è sempre qualcuno che leggerà una notizia da qualche parte, un
altro sito, o magari un giornale di carta, e la riporterà in rete dove tutti
gli altri potranno leggerla. E poi si può sempre dire che ciò che si propaga
in rete non è una notizia presa da una parte o da un’altra, ma il fatto. E
il fatto a chi appartiene? Sui fatti non c’è copyright».
E’ per questo che i giornali faticano a trovare un modello di business
sull’online?
«Sì. E’ una situazione triste ma i giornali devono reagire. I giornali
sopravvivranno se punteranno tutto sulla credibilità. Se perdi credibilità
perdi tutto. Poi devono capire come affrontare il vero cambiamento che
Internet sta imponendo loro: il cambiamento della piattaforma tecnologica: è
la carta stampata che non funziona più».
In un’intervista recente al El Pais lei ha detto che la copia cartacea dei
quotidiani dovrebbe essere venduta a 10 euro, che dovrebbe diventare un
prodotto di lusso. Era un paradosso, una battuta?
«Niente affatto, la carta costa e ha un forte impatto ambientale. La
distribuzione digitale è il futuro. La piattaforma sta cambiando: i giornali
dovranno avere una edizione cartacea limitata e portare la diffusione
principale su Internet. Il vero nodo è trovare il modello economico. E’ lo
stesso problema che ha affrontato o sta affrontando ogni settore industriale
coinvolto dall’avvento di Internet, a cominciare dai film e dalla musica.
Anzi, nella musica una soluzione è stata trovata: è il modello ITunes,
basato sulla ‘coda lunga’».
Cioè?
«ITunes non vende Cd ma singoli brani che ognuno può scegliere da un enorme
catalogo. Ognuno può comprare a bassissimo prezzo una piccolissima parte del
catalogo. Microapgamenti e possibilità di acquistare solo ciò che si vuole e
non un insieme imposto. E’ il modello che sta sperimentando ora il Wall
Street Journal. Chi vuole non si deve comprare tutto il giornale ma solo la
notizia per cui ha interesse in quel momento: bisogna saper raggiungere e
suscitare l'interesse di una grande moltitudine di piccoli insiemi di utenti
ciascuno interessato a una singola certa notizia».
Tra contenuti globali e autocomunciazione personale c’è anche un futuro per
un livello di contenuti locali?
«Le notizie locali sono le più importanti. Le persone sono estremamente
interessate all’informazione locale. Perché l’informazione locale parla di
loro, di cose molto vicine alla gente. E una delle grandi qualità di
Internet è proprio quella di far crescere la dimensione locale, permettendo
la formazione di comunità di interesse dal basso. Sono comunità che possono
facilmente arrivare a coincidere con le municipalità, i comuni. Su Internet
vive un’enorme galassia di radio e di tv locali. Sono migliaia e migliaia, e
sono proprio quelle più seguite dai giovani nel mondo. E noi dobbiamo sempre
tenere lo sguardo sui giovani, perché i comportamenti che stanno sviluppando
oggi saranno lo standard universale di domani».
Questo sviluppo tumultuoso di Internet sta riproponendo il problema del
controllo della Rete. Internet ha bisogno di una governance?
«Sono stato molti anni in commissioni di ogni genere su Internet. Nel 1997
sono stato nella prima commissione Ue su Internet e la Information Society e
sempre la prima questione è stata: come possiamo controllare Internet. Ma di
fatto Internet non si può controllare. Anche il governo iraniano ha provato
a controllare Internet per impedire le rivolte ma non c’è riuscito».
Però anche la Spagna di Zapatero ha emanato una legge per cercare di
impedire la pirateria minacciando la chiusura dei siti.
«Si dovrebbe mettere in prigione un terzo della popolazione giovanile
mondiale, in Usa 75 milioni di persone fanno regolarmente dei download in
violazione delle norme sul copyright. Ma questo riguarda i modelli di
business. Il problema del governo di Internet è diverso. Il potere ha sempre
cercato di realizzare un controllo sulla comunicazione. Ma con Internet non
si può. Ormai è troppo tardi: è troppo diffusa. Se si chiude un sito da una
parte lo si può riaprire da un’altra. Gli unici controlli possibili sono
quelli automatici, basati su parole chiave. Ma se quelle parole non vengono
usate, se, per esempio, non pronunci le parole proibite Tibet o Tienanmen,
nessuno può trovarti e controllarti. Gli Stati hanno sempre cercato di
tenere sotto controllo Internet ma senza successo. Perfino gli Usa».
Quando?
«Sotto l’amministrazione Clinton, per ben due volte, ma furono entrambe
fermate dalla Suprema Corte. Poi l’anno scorso in Francia con Sarkozy,
bloccato però dalla Corte Costituzionale. La verità è che Internet non ha un
sistema di controllo. Le cose che si possono fare e non fare su Internet
sono le stesse del resto della società, quindi da questo punto di vista il
problema non c’è. Quindi quando si parla di leggi e regole su Internet si
parla di altro: di controllo preventivo. Ma Internet non può essere un po’
più o un po’ meno libera. O è libera o non lo è. Non è come la tv o i
giornali, che hanno un sistema di controllo in quanto hanno una proprietà.
Internet non ha niente di tutto questo. E per questo crea panico nei
governi: perché non ha controllo e non è controllabile».
*Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che essa stessa
si da?
«Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da chi?
Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole. Ci
sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E’ come uno
specchio in cui guardare noi stessi».*
Dec. 7, 2009
Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by J.C. DE MARTIN
Lunga intervista a Manuel Castells su Affari e Finanza di oggi, dal titolo:
"Castells: Il futuro è Internet e Tv".
Verso la fine si legge: /"[...] Le cose che si possono fare o non fare
su Internet sono le stesse del resto della società, quindi da questo
punto di vista il problema [del controllo] non c'è. Quindi quando si
parla di leggi e regole su Internet si parla di altro: di controllo
preventivo. Ma Internet non può essere un po' più o un po' meno libera.
O è libera o non lo è. Non è come come la tv o i giornali, che hanno un
sistema di controllo in quanto hanno una proprietà. Internet non ha
niente di tutto questo. E per questo crea panico nei governi: perché non
ha controllo e non è controllabile./
*Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che
essa stessa si da?*
/Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da
chi?
Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole. Ci
sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E' come
uno specchio
in cui guardare noi stessi./"
Chissa' se ora che li ripete anche un vecchio saggio universalmente
rispettato
come Castells, certi concetti, ovvi per molti di noi, non arrivino
finalmente nella testa
dei molti che ancora non hanno capito.
juan carlos
Dec. 7, 2009
15° Mercoledi' di NEXA (Torino, 9 dicembre 2009, ore 18)
by J.C. DE MARTIN
*Per il ciclo di incontri "Mercoledì di NEXA"*
*15° Mercoledì di NEXA*
*"**Filosofia del diritto e Internet"*
*Mercoledì 9 dicembre 2009, ore 18-**20*
*Corso Trento 21, Torino
Ingresso libero*
*http://nexa.polito.it/mercoledi-15
*
*Andrea Rossetti*, filosofo del Diritto* *presso l'Università di Milano Bicocca, presenta, con i suoi collaboratori Paola Barretta,
Manuela Malchiodi, Sergio Dagradi, Stefano Ricci, Giuseppe Vaciago, le attività del suo gruppo di ricerca, incentrate
sulla relazione tra nuove tecnologie ed evoluzioni legislative in ambito di privacy, di diritto d'autore, di documentalità
giuridica e di relazione tra web e politica. Con Andrea Rossetti e i suoi collaboratori si confronteranno su questi temi i
direttori del Centro NEXA, Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino e Marco Ricolfi dell'Università di Torino,
e quanti vorranno intervenire.
_*Intervengono:*_
*Andrea Rossetti *è docente di Filosofia del diritto e Informatica
giuridica all'Università di Milano-Bicocca. La sua attività di ricerca
degli ultimi anni ha come oggetto l'idea di documento giuridico
immateriale e il concetto di privacy. Titolo del suo intervento: /"Che
cosa è l'informatica giuridica?"/
*Paola Barretta *è ricercatrice presso l'Osservatorio di Pavia, si
occupa di comunicazione politica e istituzionale. Insegna "Il
comportamento comunicativo" nella Facoltà di Sociologia dell'Università
Milano Bicocca. *Manuela Malchiodi *è anche lei ricercatrice presso
l'Osservatorio di Pavia, istituto di studi sulla comunicazione
radio-televisiva. Si occupa in particolare di indagini sul pluralismo
politico e sociale, sui contenuti valoriali dei programmi televisivi,
sulla qualità televisiva nell'emittenza locale. Titolo del loro
intervento: /"L'uso politico del web nelle ultime elezioni in provincia
di Milano"/
*Stefano Ricci *, avvocato a Milano; è dottorando di ricerca presso
l'Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi in tema di
standard globali in matera di privacy. Collabora con la Fondazione
Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano nell'ambito
del progetto "Consenso in corsia" in tema di consenso informato. Titolo
del suo intervento: /"Standard globali della privacy"/
*Giuseppe Vaciago *, avvocato a Milano, è docente di informatica
giuridica presso l'Università degli Studi dell'Insubria, è dottorando di
ricerca presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi
in tema di computer forensics. Titolo del suo intervento: /"Tracce e
prove, un profilo della computer forensics"/
*Lettura consigliata: *A. Rossetti (a cura di), /Legal Informatics/,
Moretti&Vitali, 2009.
*Che cosa è il ciclo di incontri "Mercoledì di NEXA"*
*Il Centro di ricerca NEXA su Internet e Società apre le sue porte non
solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con Internet ma
anche a tutti i semplici appassionati. Mercoledì 14 ottobre alle ore 18
riprende il via il ciclo di incontri ideato per approfondire i temi
legati al web e al suo sempre più ricco mondo: Google, Creative Commons,
Social Networks, Open Source/Software libero, neutralità della rete,
file sharing e molto altro.*
Al centro di ogni incontro un ospite pronto a dialogare e confrontarsi
sugli argomenti scelti per il dibattito e sugli ultimi fatti legati al
web, con i Direttori di Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino (responsabile italiano del progetto Creative
Commons) e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di Torino, lo staff e
i /Fellows/ di Nexa e con tutti quanti vogliano intervenire proponendo
quesiti e nuovi percorsi di indagine.
*Il Centro di Ricerca NEXA su Internet e Società del Politecnico di
Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica) **è** un centro di
ricerca indipendente*/* */*che studia sotto diversi punti di vista le
varie componenti di Internet, la "più grande invenzione del secolo"
secondo il Premio Nobel Rita Levi Montalcini. *
Per questo il Centro NEXA, che tra l'altro lavora in stretto
collegamento col Berkman Center for Internet & Society della Harvard
University, attraverso il lavoro di ingegneri, giuristi ed economisti,
si sforza di gettare nuova luce sui complessi, e a volte dirompenti
cambiamenti prodotti da Internet.
*Con i suoi "mercoledì", il Centro NEXA intende creare nuove opportunità
di divulgazione e di scambio di idee, aprendosi e comunicando non solo
con il settore della ricerca, ma anche con pubbliche amministrazioni,
imprese, associazioni e semplici cittadini.* Un modo per dialogare su
Internet, un mondo che già da tanti anni influisce sulla nostra vita, e
che ancor più lo farà negli anni a venire.
*Che cosa è il NEXA Center for Internet & Society*
Il Centro NEXA nasce a partire dalle attività di un gruppo di lavoro
multidisciplinare -- tecnico, giuridico ed economico -- formatosi a
Torino nel 2003 e che da allora ha concepito, progettato e realizzato
diverse iniziative in ambito Internet: Creative Commons Italia
(2003-presente), CyberLaw Torino 2004, Harvard Internet Law Program
Torino (2005), SeLiLi (Servizio Licenze Libere (2007 - presente) e
COMMUNIA, la rete tematica europea sul pubblico dominio digitale
finanziata dall'Unione Europea (2007-2010).
Sulla base delle esperienze passate, il Centro NEXA sta lavorando per
diventare una delle principali voci a livello internazionale in merito
alla ricerca su Internet e i suoi effetti, al fianco di centri analoghi
presenti a Harvard, Stanford, Yale, Duke e Oxford. In particolare, il
Centro NEXA ambisce a diventare un punto di riferimento di prima
grandezza in Europa, interagendo in particolare con la Commissione
Europea, le Autorities, i Governi sia locali sia nazionali, nonché
aziende e altre istituzioni.
Il Centro NEXA lavora in stretto collegamento col Berkman Center for
Internet & Society della Harvard University; il fondatore e direttore
del Berkman Center, Prof. Charles Nesson, siede nel Comitato dei Garanti
NEXA, insieme ad altri eminenti studiosi italiani e stranieri, tra cui
il Prof. Stefano Rodotà e l'artista Michelangelo Pistoletto.
*Direttori: *Prof. Juan Carlos De Martin, Politecnico di Torino
Prof. Marco Ricolfi, Università di Torino
*Comitato dei Garanti:*
Dott. /Philippe Aigrain/ Sopinspace (Paris, France)
Prof. /Yochai Benkler /Berkman Center, Harvard University (USA)
Prof. /Maurizio Borghi /Brunel University, London (UK)
Prof. /Mario Calderini / Politecnico di Torino (Italy)
Dott. /Luca De Biase/ "Nova", Il Sole 24 Ore (Italy)
Prof. /Josef Drexl / Max Planck Institute (Munich,Germany)
Dott.ssa /Anna Masera / La Stampa e La Stampaweb (Italy)
Prof. /Angelo Raffaele Meo/ Politecnico di Torino (Italy)
Prof. /Charles Nesson/ Berkman Center, Harvard University
maestro /Michelangelo Pistoletto /Fondazione Cittadell'Arte (Biella, Italy)
Ing. /Stefano Quintarelli / Blogger e imprenditore (Italy)
Prof. /Stefano Rodotà/ Università La Sapienza di Roma (Italy)
Dott. /Sacha Wunsh-Vincent / OECD (Paris, France)
/ /
I_nfo:_
_http://nexa.polito.it <http://nexa.polito.it/>_
_Contatti:_
NEXA Center for Internet & Society
Politecnico di Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica)
Corso Trento, 21 -- 10129 Torino
_Ufficio Stampa:_
Anna Piccitto
011 564 7245
_anna.piccitto(a)polito.it <mailto:anna.piccitto@polito.it>_
Dec. 5, 2009
Grafica Politica in CC
by a.dicorinto@uniroma1.it
cari amici--
abbiamo avviato da tempo un discorso importante con numerosi artisti per aiutarli a capire la logica delle licenze flessibili e
portarli a distribuire le loro opere in CC.
Alcuni di questi artisti (Shepard Fairey, quello di Obama-Hope, Emory Douglas, quello delle Black Panther Winston Smith, quello dei
Green Day- saranno a Roma dal 10 dicembre e durante uno degli artist'talk affronteranno il tema.
Se volte venire siete benvenuti, date un'occhiata al programma e se lo ritenete opportuno aiutateci a diffonderne la notizia:
http://bit.ly/7STVPw
**********************
Arturo Di Corinto
www.dicorinto.it
Dec. 4, 2009
AAA: portale in CC si presenta e vi inta
by a.dicorinto@uniroma1.it
Ciao a tutti/e
sapete che da tre anni facciamo un portale della cultura in CC. Primo del suo genere per questa scelta e per l'offerta di strumenti
di interazione aperti cittadini/amministratori.
http://www.culturalazio.it
Mercoledì 9 dicembre lo presentiamo alla stampa e a tutti gli stakeholder.
E vi volevo invitare. http://bit.ly/8MB2sG
Il portale è appena stato premiato al Compa e la filosofia sottostante è esplicitata in due pubblicazioni che di certo conoscete
visto che ci sono contributi di altri appartenenti alla lista:
http://bit.ly/6BJeVe
http://bit.ly/8otWQo
Mi pare tutto, un salutone e grazie dell'attenzione.
Dec. 4, 2009
Re: [nexa] [Fwd: [A2k] Spanish activists issue manifesto on the rights of Internet users]
by Dr. Peter Troxler
there is a related facebook group at http://www.facebook.com/group.php?gid=186879394498
/ Peter
On 3 Dec 2009, at 07:48 , Philippe Aigrain (perso) wrote:
> A very concise and "to the point" manifesto. Philippe A.
>
> From: Judit Rius Sanjuan <judit.rius(a)keionline.org>
> Date: 2 December 2009 23:23:17 GMT+01:00
> To: a2k discuss list <A2k(a)lists.essential.org>
> Subject: [A2k] Spanish activists issue manifesto on the rights of
> Internet users
>
>
>
> Spanish activists issue manifesto on the rights of Internet users
> By Cory Doctorow
> POSTED AT 1:32 AM December 2, 2009
> http://boingboing.net/2009/12/02/spanish-activists-is.html
>
> Javier "Barrapunto" Candeira writes, "Last Monday the Spanish
> Government sent the parliament the latest draft for the Ley de
> Economia Sostenible (Sustainable Economy Act), which contained riders
> modifying the current laws on copyright and interactive services.
> These amendments give the Spanish
> Ministy of Culture the administrative power to take down websites (or
> order ISPs to block those hosted overseas), all without a court order
> and in the name of 'safeguarding Intellectual Property Laws against
> Internet Piracy'. For this reason some of us have written a manifesto
> that is being published today all over Spanish weblogs and media."
>
> A group of journalists, bloggers, professionals and creators want to
> express their firm opposition to the inclusion in a Draft Law of some
> changes to Spanish laws restricting the freedoms of expression,
> information and access to culture on the Internet. They also declare
> that:
> 1 .- Copyright should not be placed above citizens' fundamental rights
> to privacy, security, presumption of innocence, effective judicial
> protection and freedom of expression.
>
> 2 .- Suspension of fundamental rights is and must remain an exclusive
> competence of judges. This blueprint, contrary to the provisions of
> Article 20.5 of the Spanish Constitution, places in the hands of the
> executive the power to keep Spanish citizens from accessing certain
> websites.
>
> 3 .- The proposed laws would create legal uncertainty across Spanish
> IT companies, damaging one of the few areas of development and future
> of our economy, hindering the creation of startups, introducing
> barriers to competition and slowing down its international projection.
>
> 4 .- The proposed laws threaten creativity and hinder cultural
> development. The Internet and new technologies have democratized the
> creation and publication of all types of content, which no longer
> depends on an old small industry but on multiple and different
> sources.
>
> 5 .- Authors, like all workers, are entitled to live out of their
> creative ideas, business models and activities linked to their
> creations. Trying to hold an obsolete industry with legislative
> changes is neither fair nor realistic. If their business model was
> based on controlling copies of any creation and this is not possible
> any more on the Internet, they should look for a new business model.
> 6 .- We believe that cultural industries need modern, effective,
> credible and affordable alternatives to survive. They also need to
> adapt to new social practices.
>
> 7 .- The Internet should be free and not have any interference from
> groups that seek to perpetuate obsolete business models and stop the
> free flow of human knowledge.
>
> 8 .- We ask the Government to guarantee net neutrality in Spain, as it
> will act as a framework in which a sustainable economy may develop.
>
> 9 .- We propose a real reform of intellectual property rights in order
> to ensure a society of knowledge, promote the public domain and limit
> abuses from copyright organizations.
>
> 10 .- In a democracy, laws and their amendments should only be adopted
> after a timely public debate and consultation with all involved
> parties. Legislative changes affecting fundamental rights can only be
> made in a Constitutional law.
>
>
> _______________________________________________
> A2k mailing list
> A2k(a)lists.essential.org
> http://lists.essential.org/mailman/listinfo/a2k
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Dec. 3, 2009
[Fwd: [A2k] Spanish activists issue manifesto on the rights of Internet users]
by Philippe Aigrain (perso)
A very concise and "to the point" manifesto. Philippe A.
Dec. 3, 2009