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CNET Guest column: "The case against the FCC's Net neutrality plan"
by J.C. DE MARTIN
October 29, 2009 10:00 AM PDT
*The case against the FCC's Net neutrality plan*
by Larry Downes
Editors' note: This is a guest column. See Larry Downes' bio below.
I've managed to slog through the 107-page "Notice of Proposed
Rulemaking" (PDF) issued late last week by the Federal Communications
Commission.
Let me save you the trouble of reading the 185 numbered paragraphs, 310
footnotes, and three appendices, including separate statements from each
of the five commissioners: there's nothing to see here, folks.
First, let's be clear about what has not happened. No new law was
passed. No new federal regulations were enacted. No decisions were made.
[...]
Continua qui: http://news.cnet.com/8301-1035_3-10385865-94.html
Larry Downes is a consultant and author, most recently of "The Laws of
Disruption:
Harnessing the New Forces that Govern Life and Business in the Digital
Age."
He is a nonresident fellow at the Stanford Law School Center for
Internet & Society.
Oct. 31, 2009
Open hardware [Fwd: [Img] Arduino]
by Federico Morando
Vi giro questo interessante articolo (segnalato da un collega del
Politecnico).
Buon fine settimana,
Federico
-------- Original Message --------
http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/01/storie/hai-un-idea-geniale-fa…
Hai un’idea geniale? Fai come Mr Arduino, regalala. E diventa ricco
Di Clive Thompson
«Guarda qui», dice Massimo Banzi. Il barbuto ingegnere dal fisico
massiccio si sporge per controllare un robot per la produzione di chip,
una macchina grande quanto un forno per la pizza che afferra e posiziona
i componenti. È in piena attività, mentre prende minuscoli transistor
elettronici e li mette su una scheda, proprio come un pollo che becca
freneticamente alla ricerca di semi. Ci troviamo in un'azienda
costituita da una sola stanza utilizzata da Tinker.it, il gruppo
italiano che progetta questa scheda, chiamata Arduino, che va per la
maggiore fra i costruttori di gadget fai-da-te. La loro fabbrica di
materiale elettronico è una delle più pittoresche in circolazione,
arroccata ai piedi delle colline di Ivrea, con il canto degli uccellini
che si diffonde all'interno attraverso le porte aperte e molte
pause-caffè per il personale con i camici bianchi. Ma oggi Banzi pensa
soltanto agli affari. Sta mostrando con orgoglio la sua attività a un
gruppo di clienti giunti dall'Arizona. Prende una delle schede e indica
la minuscola cartina dell'Italia raffi gurata sopra.
E in effetti, da quando è iniziata la produzione di massa, due anni fa,
in tutto il mondo sono state vendute 50mila unità di Arduino. Cifre
irrisorie per gli standard di Intel, ma importanti per un'impresa da
poco entrata in un mercato molto specializzato. Ma ciò che è davvero
notevole è il modello di business di Arduino: il gruppo ha creato una
società basata sull'idea di regalare tutto. Sul suo sito sono pubblicati
i segreti commerciali perché chiunque li possa prendere: gli schemi, i
file di progetto e il software per la scheda. Scaricateli e potrete
produrre un Arduino da soli; non esistono brevetti. Potete inviare i
progetti a una fabbrica cinese, far produrre in massa le schede e
venderle, intascandovi gli utili senza pagare a Banzi nemmeno un
centesimo di royalty. E lui non vi farà causa. A dire il vero, in un
certo senso, lui spera proprio che lo facciate.
Questo perché la scheda Arduino è un pezzo di hardware open source,
messo gratuitamente a disposizione di chiunque lo voglia utilizzare,
modificare o vendere. Banzi e il suo gruppo hanno dedicato molte ore,
per le quali si sarebbero potuti far pagare profumatamente, a creare
l'oggetto, e lo commercializzano direttamente con un margine risicato,
ma lasciando che altri facciano la stessa cosa. In questo esperimento
non sono soli. Con un'iniziativa quasi priva di coordinamento, decine di
inventori di hardware di tutto il mondo hanno cominciato a pubblicare le
loro specifiche tecniche. Si trovano sintetizzatori, lettori mp3,
amplificatori per chitarra e addirittura router per telefoni
voice-over-ip, tutti open source. Banzi ammette che il concetto sembra
una pazzia. Dopotutto, Arduino si assume parecchi rischi; il gruppo
spende migliaia di dollari per produrre un lotto di schede. «Se
pubblichi tutti i tuoi file, in un certo senso è come invitare la
concorrenza a venire a ucciderti», dice l'ingegnere scrollando le spalle.
Anche Linux sembrava un'idea folle, quando Linus Torvalds ne diede
l'annuncio nel 1991. Nessuno credeva che un manipolo di volontari
part-time avrebbe potuto creare qualcosa di complesso come un sistema
operativo, o che sarebbe stato più stabile di Windows. Nessuno credeva
che le 500 società di Fortune si sarebbero fidate di un software che non
poteva essere "di loro proprietà". Eppure, 17 anni dopo, il movimento
per il software open source è stato cruciale per l'esplosione
dell'economia in rete. Linux ha consentito a Google di creare server a
costi bassissimi; Java, Perl e Ruby sono diventati la lingua franca per
costruire applicazioni web 2.0; e il software gratuito Apache sta alla
base di metà dei siti del mondo. Il software open source ha fatto
nascere l'era di internet, dando a tutti, anche a coloro che vi hanno
lavorato gratuitamente, un maggiore benessere economico. L'hardware open
source riuscirà a fare la stessa cosa?
Ogni progetto open source inizia con un'insoddisfazione. Linux è stato
lanciato quando Torvalds ha deciso che non gli piacevano i sistemi
operativi a disposizione. Microsoft Dos, Apple e Unix erano tutti
costosi e chiusi; Torvalds, invece, voleva un software col quale poter
armeggiare. Oltre a lui, molti altri geek desideravano la stessa cosa.
Così, quando Torvalds ha cominciato a lavorare su Linux e a condividerne
i codici, si sono messi a disposizione per dargli una mano a migliorarlo
gratuitamente, creando una forza lavoro virtuale infinitamente più
grande e più capace dello stesso Torvalds.
Arduino è iniziato nello stesso modo. Banzi faceva l'insegnante
all'Interaction Design Institute di Ivrea, e i suoi studenti spesso si
lamentavano di non riuscire a trovare un microcontroller potente ma
economico per gestire i loro progetti artistici robotizzati. Durante
l'inverno del 2005, Banzi stava discutendo il problema con David
Cuartielles, un ingegnere spagnolo specializzato in microchip, che in
quel periodo era ricercatore ospite presso la scuola. I due decisero di
creare la loro scheda e chiamarono David Mellis, uno degli studenti di
Banzi, per scriverne il linguaggio di programmazione. In soli due
giorni, Mellis scrisse il codice; altri tre giorni e la scheda era
completa. La chiamarono Arduino, dal nome di un pub che si trovava nelle
vicinanze, e fra gli studenti ebbe un successo immediato. Quasi tutti,
anche se non sapevano niente di programmazione di computer, sono
riusciti a utilizzare un Arduino per fare qualcosa di bello, come
rispondere a dei sensori, fare lampeggiare delle luci o controllare dei
motori. Poi, Banzi, Cuartielles e Mellis, insieme a Gianluca Martino,
hanno messo online gli schemi elettronici e hanno investito circa 3mila
euro per produrre il primo lotto di schede.
«Ne abbiamo fatte 200 copie, e la mia scuola ne ha acquistate 50», dice
Banzi. «Non avevamo nessuna idea di come avremmo venduto le altre 150.
Pensavamo che non ci saremmo riusciti». Ma la voce si è diffusa fra i
designer in tutto il mondo e pochi mesi dopo sono giunti ordini per
altre centinaia di unità Arduino. Si è scoperto che esisteva un mercato
per questo genere di cose.
Così, gli inventori di Arduino hanno deciso di costituire una società,
ma con una particolarità: i progetti sarebbero rimasti open source.
Poiché la legge sul copyright, che regola il software open source, non è
applicabile all'hardware, hanno deciso di utilizzare una licenza
Creative Commons chiamata Attribution Share Alike. Chiunque è
autorizzato a produrre copie della scheda, a riprogettarla, o
addirittura a vendere schede che ne copiano il progetto. Non è
necessario pagare nessun diritto al gruppo Arduino e nemmeno chiedere il
permesso. Tuttavia, se il progetto di riferimento viene ripubblicato,
occorre dare il riconoscimento al gruppo Arduino originale. E se la
scheda viene modificata o cambiata, il progetto deve utilizzare la
stessa licenza Creative Commons o una simile, per fare in modo che le
nuove versioni della scheda Arduino siano altrettanto libere e aperte.
L'unico elemento di proprietà intellettuale che il gruppo si è riservato
è stato il nome, che è diventato il suo marchio di fabbrica. Se qualcuno
vuole vendere delle schede utilizzando questo nome, deve pagare una
modesta commissione ad Arduino. In modo che il marchio non venga
danneggiato da copie di scarsa qualità, dicono Cuartielles e Banzi.
I vari membri del gruppo avevano motivazioni leggermente diverse per
rendere aperto il progetto del loro apparecchio. Cuartielles, che ha una
massa di capelli ispidi e ricci e una barba alla Che Guevara, si
descrive come uno studioso di sinistra, meno interessato a guadagnare
soldi che a ispirare creatività e a fare in modo che la sua invenzione
venga utilizzata ad ampio raggio. «Quando, recentemente, ho tenuto una
conferenza a Taiwan, ho detto: "Per favore, copiatelo!"», racconta con
un largo sorriso. Banzi, al contrario, è più simile a uno scaltro uomo
d'affari; si è quasi completamente ritirato dall'insegnamento e gestisce
Tinker.it, una società di progettazione hi-tech. Ma aveva intuito che,
se Arduino fosse stato aperto, poteva ispirare più interesse e ricevere
più pubblicità gratuita di quanta ne avrebbe potuto ottenere un pezzo di
hardware chiuso e proprietario. Ancor di più, i geek entusiasti lo
avrebbero hackerato e, come i sostenitori di Linux, avrebbero cercato il
gruppo Arduino per offrire dei miglioramenti. Loro avrebbero tratto
vantaggio da tutto questo lavoro gratuito, e ogni generazione della
scheda sarebbe migliorata.
Più o meno, è quanto è successo. In pochi mesi, i geek hanno suggerito
modifiche al cablaggio e hanno perfezionato il linguaggio di
programmazione. Un distributore si è offerto di mettere in commercio le
schede. Nel 2006, Arduino aveva venduto 5mila unità; l'anno successivo
30mila. Gli appassionati le utilizzano per creare robot, per far ridurre
i consumi al motore della loro automobile e per costruire modellini di
aeroplani senza pilota. Una società chiamata Botanicalls ha sviluppato
un dispositivo basato su Arduino che controlla le piante di casa e
telefona all'utente quando hanno bisogno di essere innaffiate. In un
certo senso, Arduino è arrivato al momento giusto. I geek sono sempre
più interessati all'hackeraggio e al miglioramento dell'hardware,
stimolati dall'elettronica che si può acquistare online a prezzi che
continuano a calare, da riviste di "costruiscilo da solo" come Make, e
da siti come Instructables. Negli ultimi anni, hanno crackato
aggressivamente i gadget per renderli più effi caci, aggiungendo una
durata supplementare alla batteria degli iPhone, installando dischi
fissi più capaci sui TiVo, smembrando i giocattoli Furby e
riprogrammandoli per farli funzionare come antifurto. Strumenti
economici per la lettura dei chip consentono di reingegnerizzare quasi
tutto. L'hardware è già aperto. Anche quando gli inventori cercano di
mantenere segreti gli elementi più nascosti dei loro prodotti, non ci
riescono. Allora, perché non aprire attivamente quei progetti e cercare
di trarre profitto dall'inevitabile?
«Apple non ha mai fatto diventare open source l'iPod, giusto? Ma se
andate a Canal Street, a Manhattan, ne trovate delle copie a ogni
passo», dice Limor Fried, fondatrice della Ada-fruit Industries, una
società di New York che fabbrica e vende hardware open source. Come il
gruppo Arduino, anche Fried ha scoperto che, quando la gente ha accesso
ai progetti delle sue invenzioni, suggerisce modifiche. Nel 2006, quando
Fried ha pubblicato il progetto di MintyBoost, una lattina piena di
batterie stilo che può essere utilizzata per ricaricare il lettore mp3 o
il telefonino, alcuni utenti si sono lamentati sul forum che non
funzionava bene con i loro apparecchi. Altri si sono precipitati ad
analizzare i problemi e a trovare delle soluzioni; alcuni hanno
addirittura fatto uno schizzo della scheda sostitutiva (attualmente,
MintyBoost è l'invenzione più popolare di Ada-fruit; ha venduto 8mila
unità al prezzo di circa 20 dollari l'una). In sostanza, i suoi clienti
costituiscono anche il suo servizio tecnico, a disposizione 24 ore al
giorno e sette giorni alla settimana, senza alcuna spesa.
«Ma come riuscite a fare soldi?»
Quando Banzi o Cuartielles descrivono la loro strategia Arduino, si
sentono inevitabilmente rivolgere questa domanda. Ed è un vero mistero,
perché l'hard ware open source non è proprio simile al software open
source. Riprodurre il software non costa quasi nulla; Torvalds non aveva
bisogno di spendere ogni volta che qualcuno scaricava una copia di
Linux. Ma il gruppo Arduino deve pagare per produrre le schede prima di
poterle vendere. In base alla tradizionale logica economica, ciò prevede
un brevetto; nessuno rischia del denaro per inventare e vendere
hardware, a meno che non riesca a impedire ai concorrenti di rubargli
immediatamente i progetti e di entrare nel mercato. Ma, allora, come si
fanno i soldi in un mondo di hardware open source?
In questo momento, i pionieri dei progetti aperti tendono a seguire uno
di questi due modelli economici. Il primo è quello di non preoccuparsi
di vendere molto, ma piuttosto di cedere la propria esperienza di
inventore. Se chiunque può fabbricare un apparecchio, allora il
produttore più efficiente lo farà al prezzo migliore. Va bene,
lasciateli fare. Ciò vi garantirà che la vostra "creatura" abbia una
distribuzione allargata. Ma la comunità di utenti inevitabilmente vi si
stringerà intorno, in modo molto simile a quanto è successo a Torvalds
per Linux. Voi sarete sempre i primi a sentire parlare di miglioramenti
interessanti o di utilizzi innovativi per il vostro dispositivo. Una
simile conoscenza diventa la risorsa più preziosa, che potete vendere a
chiunque.
Questo è esattamente il modo in cui lavora il gruppo Arduino. Guadagna
poco: soltanto alcuni dollari dei 35 della vendita di ogni scheda, che
vengono reinvestiti nel successivo ciclo di produzione. Ma i redditi
importanti provengono dai clienti che vogliono costruire dispositivi
basati sulla scheda e che assumono i fondatori come consulenti. «Quello
che abbiamo è fondamentalmente il marchio», dice Tom Igoe, professore
associato presso l'Interactive Telecommunications Program alla New York
University, che si è unito ad Arduino nel 2005. «E il marchio è
importante».
Ma, ancora di più, la crescente comunità Arduino fa lavoro gratuito per
i consulenti. I clienti della società di design di Banzi spesso gli
chiedono di progettare prodotti basati sulla scheda Arduino. Uno, per
esempio, voleva controllare una serie di led. Ficcanasando in rete,
Banzi ha scoperto che in Francia qualcuno aveva già pubblicato il codice
Arduino che faceva esattemente quel lavoro. Gli è bastato prenderlo per
essere a posto.
Poi, c'è il secondo modello per fare soldi tramite l'hardware open
source: vendere quel che si è creato, ma cercando di mantenersi
all'avanguardia rispetto ai concorrenti. Il che non è difficile come
sembra. L'anno scorso, Arduino ha notato che online venivano messe in
commercio imitazioni della sua scheda realizzate in Cina e a Taiwan.
Eppure, i distributori di Arduino continuavano ad aumentare lo smercio
delle sue schede. Perché? In parte, perché molte copie asiatiche erano
di cattiva qualità, piene di difetti di saldatura e i collegamenti dei
pin erano deboli. Disporre semplicemente delle specifiche di un prodotto
non significa che una sua copia sia di buona qualità. Ci vogliono le
capacità, e il gruppo Arduino ha capito il suo apparecchio meglio di
chiunque altro. «Perciò, nella realtà, alla fine le copie possono
trasformarsi in un elemento positivo per la nostra società», dice Igoe.
NYC Resistor, un club per hacker di hardware con sede a Brooklyn, sembra
il laboratorio di uno scienziato pazzo, tutto pieno di parti di bambole
motorizzate, chitarre elettriche truccate e contenitori Tupperware pieni
di rifiuti elettronici. Io ci sono andato per incontrare Raphael Abrams,
uno dei co-fondatori. Abrams, 33 anni, è molto famoso nei circoli
dell'hardware open source per avere sviluppato il Daisy, un riproduttore
di mp3 aperto. Grazie al quale è diventato talmente popolare che adesso
lavora più o meno a tempo pieno personalizzando hardware audio per altre
società, fra cui aziende specializzate nella caccia, che lo assumono per
sviluppare richiami per le anatre e i cervi. «Sono il numero uno nei
richiami per animali», dice. «È la cosa più strana che mi sia mai
successa».
Abrams è molto impegnato in una conversazione con Alicia Gibb, una
studentessa liceale che nel tempo libero fa la hacker di hardware. Sta
parlando di un aggeggio grande come una scatola di fiammiferi che i
musei usano per monitorare l'umidità e la temperatura delle loro sale. È
realizzato da Masterpak e viene venduto a 115 dollari (dispositivi
simili ne possono costare 400).
«I suoi componenti costano circa 15 dollari», dice Abrams, fischiettando
mentre curiosa all'interno della piccola scheda elettronica. «Possiede
un chip di qualità davvero modesta». Lo butta sul tavolo.
Negli occhi di Alicia Gibb si accende uno sguardo scherzoso. «Ne farò
una versione open source», dice. «Aspetta un minuto», replico. «Ciò
significa che qualunque museo sarà in grado di prendere il tuo progetto
gratuito e farne delle copie da solo? O qualcuno che non è nemmeno
inventore, come me, potrebbe mandare la tua idea a una fabbrica cinese,
produrre un paio di migliaia di apparecchi al costo di 20 dollari
ciascuno e venderli ai musei per 50?». «Certo», dice sorridendo.
Sento il rumore di un migliaio di modelli economici crollare. Se Alicia
Gibb darà effettivamente il via a questo progetto senza violare nessun
brevetto, alla società che produce l'apparecchio a un prezzo esagerato
verrà un colpo. Niente più guadagni facili basati sulla proprietà
intellettuale. Dovrà offrire un prodotto o un servizio migliore, oppure
rischierà di uscire in fretta dal mercato.
Se di distruzione si tratta, è senza dubbio una distruzione creativa. I
modelli economici si disgregheranno, ma ne nasceranno altri. «In un
certo senso, l'hardware sta diventando molto simile al software», dice
Eric von Hippel, professore di management aziendale al Mit di Boston:
«Questo è il motivo per cui si iniziano a vedere tecniche di open source
nell'ambito hardware. La progettazione si sta trasferendo direttamente
dai fabbricanti alle comunità».
Per avere successo in futuro, i produttori di hardware dovranno cambiare
radicalmente mentalità. Il loro lavoro non è più soltanto quello di
avere idee, ma è altrettanto importante, forse addirittura vitale,
cercare e trovare innovazioni dagli utenti. Erano abituati a doversi
immaginare quello che desiderano i loro clienti: ma i clienti già sanno
che cosa vogliono, dunque è più efficiente farlo progettare a loro.
Non posso fare a meno di pensare che tutto ciò abbia dei limiti. I
dilettanti appassionati possono creare un lettore di mp3 o un
sintetizzatore. Ma che cosa si può dire per un motore? O per
un'automobile? Per superare i test, questi prodotti hanno bisogno di
costose attrezzature, come gallerie del vento o laboratori per le prove
di impatto. Cose che non può ottenere un gruppo di designer poco
coordinati fra loro, e magari collegati a internet con i loro laptop
mentre siedono in un bar. Yochai Benkler non ne è così sicuro.
Professore di Harvard e autore di The Wealth of Networks, Benkler
prevede che le società commerciali classiche dovranno condividere le
risorse con le comunità open source. «Se volete progettare un'automobile
in modalità open source, forse lavorerete con una società che ha accesso
a una costosa galleria del vento», dice. Questo genere di cooperazione è
diventata comune per il software open source. Ibm e Sun Microsystems,
per esempio, pagano i loro dipendenti per contribuire a Linux, perché è
interesse delle società fare diventare il sistema operativo sempre
migliore, anche se ne traggono vantaggio i concorrenti.
Ma per quanto possa essere entusiasmante, l'hardware open source è anche
confuso, addirittura disarmante. I pionieri in questo campo ammettono di
non avere nessuna idea di come fare il salto dai piccoli hardware da
boutique ad apparecchi per il mercato di massa. Ogni tanto, persino
Massimo Banzi si domanda se è semplicemente uno sciocco a cedere
qualcuno dei suoi lavori migliori attraverso Arduino.
«Se il chip Arduino diventa più grande, migliore e più famoso, qualcuno
in Cina lo produrrà a un costo più basso del 50 per cento. Questo è
chiaro», dice Banzi mentre a tarda sera cena in un noto ristorante
pugliese di Milano. Affonda la forchetta in un piatto di orecchiette e
beve vino rosso, con un'espressione a metà fra il sorriso e la smorfia,
mentre immagina il proprio lavoro saccheggiato da qualche produttore
straniero che offre un prezzo decisamente migliore. «Penso che ci sia
una sottile linea di confine», dice sospirando, «fra l'open source e la
stupidità».
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Oct. 30, 2009
Re: [nexa] Nuova traduzione: "Chi ha vinto la battaglia Hadopi?"(Quadrature du Net)
by mariella.berra@unito.it
> Carissimi segnalo dalla redazione del Mulino che pe un
periodo di prova è attivo Darwin. Non è sotto licenza
creative comons ed è proprietario
Solo per informazione Gentile professore, gentile
professoressa,
da qualche giorno è attivo Darwin (www.darwinbooks.it)
l'archivio digitale dei libri del Mulino, pensato per
rispondere alle nuove esigenze di ricerca e studio
dell'università italiana.
Nell'ambito di questa iniziativa, destinata ad arricchirsi
di contenuti e servizi, la Società editrice propone in
rete oltre trecento monografie pubblicate a stampa tra il
2000 e l'anno in corso. I volumi - collocati in collezioni
disciplinari - sono consultabili a partire dall'indice,
dal quale si ha accesso ai capitoli, ai paragrafi, agli
apparati.
Sul singolo titolo e sull'archivio nel suo complesso sono
possibili ricerche nei dati bibliografici, ma anche nel
testo completo o in sue parti specifiche (per es., solo le
figure, le tabelle, le note, la bibliografia, ecc.).
I lettori possono tra l'altro trarre citazioni testuali
complete di dati bibliografici, inserire appunti personali
a commento di parole o frasi, esportare i riferimenti più
significativi nei principali social network. Ogni libro e
ogni capitolo sono contraddistinti da un Doi (Digital
object identifier), per un riferimento rapido e univoco in
rete.
In questa fase, Darwin è disponibile esclusivamente per
università e centri di ricerca, ai quali è offerto in
trial gratuito fino al 31 dicembre 2009. Per questo,
qualora fosse interessato a utilizzarlo, può segnalare
l'iniziativa al suo Sistema bibliotecario d'ateneo, perché
ci contatti all'indirizzo darwin(a)mulino.it o al numero
telefonico 051/256011.
Grazie, con i migliori saluti,
Redazione Darwin
>
> ------------------ Messaggio originale -------------------
> Oggetto: [nexa] Nuova traduzione: "Chi ha vinto la
> battaglia Hadopi?"(Quadrature du Net)
> Da: "J.C. DE MARTIN" <demartin(a)polito.it>
> Data: Gio, 29 Ottobre 2009, 5:57 pm
> A: nexa(a)server-nexa.polito.it
> ----------------------------------------------------------
>
> Il Centro NEXA su Internet e Società,
> al fine di fornire nuovi elementi alla discussione,
> è lieto di presentare: "Chi ha vinto la battaglia Hadopi
> ?",
> ovvero, la traduzione in italiano della circostanziata
> analisi pubblicata
> il 24 ottobre 2009 dall'associazione francese la
> Quadrature du Net
> (http://www.laquadrature.net/fr/qui-a-gagne-la-bataille-hadopi)
>
> URL della traduzione italiana:
> http://nexa.polito.it/battaglia-hadopi-htm
>
> Si ringraziano sentitamente i traduttori, Irene Cassarino
> e Carolina di Vonzo, fellow del Centro Nexa su Internet &
> Società.
>
> cordiali saluti,
>
> juan carlos de martin
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Oct. 30, 2009
Nuova traduzione: "Chi ha vinto la battaglia Hadopi?" (Quadrature du Net)
by J.C. DE MARTIN
Il Centro NEXA su Internet e Società,
al fine di fornire nuovi elementi alla discussione,
è lieto di presentare: "Chi ha vinto la battaglia Hadopi ?",
ovvero, la traduzione in italiano della circostanziata analisi pubblicata
il 24 ottobre 2009 dall'associazione francese la Quadrature du Net
(http://www.laquadrature.net/fr/qui-a-gagne-la-bataille-hadopi)
URL della traduzione italiana:
http://nexa.polito.it/battaglia-hadopi-htm
Si ringraziano sentitamente i traduttori, Irene Cassarino
e Carolina di Vonzo, fellow del Centro Nexa su Internet & Società.
cordiali saluti,
juan carlos de martin
Oct. 29, 2009
La Repubblica: "Da internauti a "infonauti", i giovani e la democrazia web"
by J.C. DE MARTIN
Di chiaro interesse anche per la nostra ricerca
su liberta di espressione e informazione in rete.
jc
Un'indagine Demos-Coop dimostra che le nuove generazioni
s'informano via Internet e lo fanno in modo molto attivo
*Da internauti a "infonauti"
i giovani e la democrazia web*
La rete è anche la via principale d'accesso a tv e radio
di LUIGI CECCARINI e MARTINA DI PIERDOMENICO
Da internauti a "infonauti" i giovani e la democrazia web
La tecnologia digitale ha rivoluzionato il modo di informarsi degli
italiani.
L'utilizzo di internet e della Tv satellitare è in continuo aumento. Ma
tenersi al
corrente su questioni di pubblico interesse vuol dire prendere parte
alla vita
di una comunità. Significa essere cittadini, partecipare. Oggi, dunque,
il nesso tra Internet e informazione (e politica) desta, più che in
passato, attenzione e interesse.
[...]
Continua qui:
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/tecnologia/internet-notizie/spazio…
Oct. 29, 2009
South Tyrol Free Software CONFERENCE | Nov 13, 2009, 8.30
by J.C. DE MARTIN
*South Tyrol Free Software Conference www.SFScon.it <http://www.SFScon.it>
*
[Deutsche Version folgt weiter unten]
[English Version follows]
Gentili Signore, egregi Signori,
è con piacere che Vi invitiamo alla conferenza SFScon2009.
La South Tyrol Free Software Conference è la conferenza internazionale
sul Software Libero che ha luogo ogni anno in Provincia di Bolzano. Il
tema di quest’anno verte sul Software Libero come supporto sostenibile
per l’economia: “Free Software per un business innovativo!”.
La conferenza ha luogo venerdì 13.11.2009, dalle ore 8.30, presso il
Centro Formazione Professionale CTS “Luigi Einaudi” (Via S. Geltrude 3,
Bolzano).
Anche quest’anno a Bolzano abbiamo tra i nostri ospiti esperti di fama
internazionale. Saranno presenti come relatori Simon Phipps (SUN
Microsystems, USA, Chief Open Source Officer), Sam Ruby (IBM
Corporation, USA, Senior Technical Staff Member), Josep Mitja
(Openbravo, Spain, Chief Operating Officer), Carlo Piana (Free Software
Foundation Europe, Italy, External General Counsel, Attorney), Dario
Freddi, (KDE, Italy, KDE-Team), Federico Mena Quintero (Novell, Mexico,
Co-Founder of Gnome Project and Ximian), Walter Bender (Sugar Labs, USA,
Founder), Karel de Vriendt (European Commission, Belgium,
Directorate-general of Informatics – Head of Unit), Andrea Bonani
(Intendenza Scolastica Italiana, Italy, Gruppo di supporto
tecnico-didattico per le nuove tecnologie).
Per partecipare è necessario effettuare la registrazione online entro il
10.11.2009. Potete trovare il programma dettagliato sul sito
www.SFScon.it <http://www.sfscon.it/>. La partecipazione alla conferenza
è completamente gratuita.
In occasione della conferenza sarà assegnato anche quest’anno il premio
SFSaward2009 ad una persona che si è particolarmente distinta per
l’utilizzo e la diffusione del Software Libero in Alto Adige.
È previsto il servizio di traduzione simultanea in italiano, tedesco,
inglese. Inoltre per tutto il giorno è a disposizione un servizio di
navetta gratuito per raggiungere il CTS, con fermate TIS innovation park
(parcheggio gratuito) e stazione ferroviaria in centro a Bolzano.
Confidando nel Vostro interesse, Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti!
Gli Organizzatori
TIS innovation park - Free Software Center South Tyrol e Formazione
Professionale Italiana - Centro Formazione Professionale CTS “Luigi Einaudi”
[Deutsch]
Sehr geehrte Damen und Herren,
es freut uns sehr, Sie zur Konferenz SFScon2009 einladen zu dürfen.
Die South Tyrol Free Software Conference ist die jährlich, in Südtirol
stattfindende internationale Konferenz über Freie Software. Thema dieses
Jahres ist Freie Software als eine nachhaltige Unterstützung für die
Wirtschaft: „Free Software für ein innovatives Business!“.
Die Konferenz findet am Freitag, den 13.11.2009, ab 8.30 Uhr, im
Berufsbildungszentrum CTS „Luigi Einaudi“ (St. Gertraud Str. 3, Bozen)
statt.
Auch in diesem Jahr dürfen wir unter unseren Gästen weltweit bekannte
Fachleute auf diesem Gebiet in Südtirol begrüßen. Die Referenten sind
Simon Phipps (SUN Microsystems, USA, Chief Open Source Officer), Sam
Ruby (IBM Corporation, USA, Senior Technical Staff Member), Josep Mitja
(Openbravo, Spain, Chief Operating Officer), Carlo Piana (Free Software
Foundation Europe, Italy, External General Counsel, Attorney), Dario
Freddi, (KDE, Italy, KDE-Team), Federico Mena Quintero (Novell, Mexico,
Co-Founder of Gnome Project and Ximian), Walter Bender (Sugar Labs, USA,
Founder), Karel de Vriendt (European Commission, Belgium,
Directorate-general of Informatics – Head of Unit), Andrea Bonani
(Italienisches Schulamt, Italy, Team für die technisch-didaktische
Unterstützung der neuen Technologien).
Für die Teilnahme an der Konferenz ist die Online-Anmeldung innerhalb
10.11.2009 verpflichtend. Das detaillierte Programm finden Sie unter
www.SFScon.it <http://www.sfscon.it/>. Die Teilnahme an der Konferenz
ist kostenlos.
Im Rahmen der SFScon wird auch dieses Jahr wieder der SFSaward2009 an
eine Person verliehen, die sich in besonderer Weise für die Anwendung
und Verbreitung von Freier Software in Südtirol eingesetzt hat.
Die Simultanübersetzung in deutscher, italienischer und englischer
Sprache ist vorgesehen. Außerdem steht Ihnen den ganzen Tag ein
kostenloser Shuttledienst zum CTS, mit Haltestellen am TIS innovation
park (Parkplatz kostenlos) und am Bahnhof im Zentrum Bozen zur Verfügung.
Wir freuen uns auf Ihr Kommen!
Mit freundlichen Grüßen
Die Organisatoren
TIS innovation park - Free Software Center South Tyrol und Italienische
Berufsbildung - Berufsbildungszentrum CTS „Luigi Einaudi“
[English]
Dear Ladies and Gentlemen,
we are proud to invite you to the SFScon2009 Conference.
The South Tyrol Free Software Conference is the annual event concerning
Free Software which is held in South Tyrol. The subject this year is
Free Software as sustainable support for the economy: “Free Software for
innovative business!”
The conference takes place on Friday, 13.11.2009 at 8:30 AM in the CTS
“Luigi Einaudi” occupational training center.
This year we are pleased to welcome our internationally recognized
experts concerning Free Software from around the world. The speakers
include: Simon Phipps (SUN Microsystems, USA, Chief Open Source
Officer), Sam Ruby (IBM Corporation, USA, Senior Technical Staff
Member), Josep Mitja (Openbravo, Spain, Chief Operating Officer), Carlo
Piana (Free Software Foundation Europe, Italy, External General Counsel,
Attorney), Dario Freddi, (KDE, Italy, KDE-Team), Federico Mena Quintero
(Novell, Mexico, Co-Founder of Gnome Project and Ximian), Walter Bender
(Sugar Labs, USA, Founder), Karel de Vriendt (European Commission,
Belgium, Directorate-general of Informatics – Head of Unit), Andrea
Bonani (Intendenza Scolastica Italiana, Italy, Gruppo di supporto
tecnico-didattico per le nuove tecnologie).
Online registration is required for all participants attending the
conference. The registration must be completed before the 10.11.2009.
The full program can be found at the following website: www.SFScon.it
<http://www.sfscon.it/>. Registration and participation is free.
This year, the SFSaward2009 will also be awarded to a person who has
substantially contributed to the adoption and distribution of Free
Software in South Tyrol
A simultaneous translation will take place in German, Italian and
English. There will also be a free shuttle service to the CTS, which
stops at the TIS innovation park (free parking) and the central train
station of Bolzano which is located in the city center of Bolzano.
We are looking forward to seeing you!
Kind Regards,
The Organizers,
TIS innovation park - Free Software Center South Tyrol e Formazione
Professionale Italiana - Centro Formazione Professionale CTS “Luigi Einaudi”
--
Free Software Center South Tyrol
Digital Technologies
TIS innovation park
Via Siemens 19 | 39100 Bolzano | Italia
Siemensstraße 19 | 39100 Bozen | Italien
T +39 0471 068123 F +39 0471 068129
info(a)tis.bz.it www.tis.bz.it
Oct. 29, 2009
First International Forum on free culture and knowledge accessibility (Barcelona October 29 to November 1 2009)
by J.C. DE MARTIN
*First International Forum on free culture and knowledge accessibility
(Barcelona October 29 to November 1 2009)
Join online!!!!!!!!!!*
ENGLISH
http://www.fcforum.net
The International Forum on free culture and knowledge will take place
from October 29 to November 1st 2009 in Barcelona. This event is a
unique opportunity to bring together under the same roof the main
organizations and active voices in the world of free culture and free
knowledge; a meeting point to sit down and work together setting common
agendas and strategies, and also to reflect, from a critical point of
view, on the different views, dangers and contradictions of free
culture. At the same time, the forum is an opportunity to give more
visibility to alternative conceptions of knowledge, culture and
creativity, different from the ones that the entertainment industry and
universities insist on imposing.
Why Barcelona
In January 2010, Spain will take up the Presidency of the European
Union. The Spanish Government has already announced that one of its
flagships will be the reinforcement of the control over the Internet and
the criminalization of the sharing culture in the digital environment.
The consequences of those decisions will be noticed in the rest of the
world. Furthermore, within this context
Barcelona is closing agreements about access to culture that will serve
as models to other institutions in Catalonia and Spain. In October 29
this year Barcelona will hold the Second Edition of the Oxcars Festival,
an international event to honor the defense of culture and to show the
existence of other creation channels, at least as good as the
traditional ones. The last edition was a success with more than 2000
participants. It brought the attention both of an interested public and
of media. You can find more information about last year's edition at
http://exgae.net/exgae-multiply-and-share-forth/theoxcars
There are many active organizations, movements and persons related to
free culture from different perspectives in Spain, offering a very rich
sharing space and a source of new proposals from where an international
process can bel aunched. In this regard, several worldwide voices, like
during the last World Social Forum (Belem do Para, Brazil, 2009)
recognize the necessity of creating international spaces for networking,
coordination and building of a global framework for free culture and
knowledge, analyze similarities and develop common agendas. The Free
Culture Forum of Barcelona aims to create such a space.
What
The main objectives of the Forum are, on the one hand, building networks
to optimize the efforts of the different groups and setting common
demands against the proposals from industry and governments in their
eagerness to control culture and information; and on the other hand
reinforcing the self-organization of tools and infrastructures to
support free culture.
How
The Forum will take place in 3 days that combine different methodologies:
October 29: Celebration of the Oxcars Free Culture Awards Festival.
October 30: Presentation of key experiences from around the globe and
discussion on the key issues.
October 31: Working groups around the key issues of the Forum
November 1st: Bring together the results from the working groups. Define
a common agenda and approve a manifesto for each topic.
Key issues
The working program is on:
* Education and Acces to Knowledge
* Organizational Logic and Political Implications of Free Culture
* Free Software and Open Standards: Knowledge Sharing Hacker Philosophy
and Action Technical Ware
* Economies, New P2p Models and Sustainable Distribution
* Legal Perspectives and User Access
HOW TO JOIN THE FREE CULTURE FORUM ONLINE????
DURING THE FCFORUM:
The Fcforum will take place from Oct 29th to Nov 1 2009 (Barcelona time
zone). You can check out the program at http://fcforum.net/programa From
the http//www.fcforum.net you have access to the several ways to join
online and in live the Fcforum listed below.
Live streaming:
The oXcars Awards Festival (Oct 29 from 21pm) at
http://oxcars09.exgae.net/live/
The Fcforum (Oct 30 to Nov 1) will be live streamed at
http://fcforum.net/live
The main conclusions and ideas will be transmitted though distributed
microblogging services, too. The messages will be transmitted in
English, Catalan and Spanish.
Identi.ca': http://identi.ca/fcforum/
The Fcforum encourages you to use Identi.ca becouse is free, otherwise
at Twitter go to http://twitter.com/fcforum_net
In both cases, add '!fcf' to your messages so they will be received by
the fcforum group.
You can also join the Facebook event at
http://www.facebook.com/event.php?eid=179317651046&ref=mf
<http://www.facebook.com/event.php?eid=179317651046&ref=mf>
The collaborative wiki to support the Fcforum working groups is
http://wiki.fcforum.net
AFTER THE FCFORUM:
The recordings will be availeble from the http://www.fcforum.net
Furthermore, and importantly, the Fcforum has as a goal to end up with
Manifestos on free culture and a common action agenda. After the fcforum
at http://www.fcforum.net you will be able to check the fcforum results
and join and manifest your support if you wish.
For other questions and doubts the contact e-mail is: info(at)fcforum.net
Oct. 29, 2009
Jean-Claude Guédon, "Open Access Contro gli oligopoli nel sapere"
by J.C. DE MARTIN
E' uscita la traduzione italiana (a cura di Francesca Di Donato)
di un saggio di Jean-Claude Guédon, "Open Access Contro gli oligopoli
nel sapere",
Edizioni ETS-Pisa, p. 116, 2009, euro 13.
Il testo e' disponibile anche in PDF sul sito dell'editore:
http://www.edizioniets.com/Scheda.asp?N=9788846725172
Jean-Claude Guedon sara' a Torino il 27 e 28 novembre 2009
per dare il keynote speech dell'OpenAccessDay [1] e
per intervenire alla 1a Conferenza Annuale del Centro NEXA su Internet &
Societa' [2].
juan carlos
[1] http://openaccessday.biblio.polito.it/
[2] http://nexa.polito.it
Oct. 28, 2009
[Fwd: [FSFE PR][EN] Solution for Oracle/Sun deal: Make MySQL independent]
by Federico Morando
Cari tutti,
penso che questa news possa interessare a molti di voi...
[Chi non conoscesse il background, può cominciare da qui:
http://news.cnet.com/8301-1001_3-10331809-92.html e dai relativi link.]
Cordiali saluti,
Federico
-------- Original Message --------
Subject: [FSFE PR][EN] Solution for Oracle/Sun deal: Make MySQL
independent
Date: Fri, 23 Oct 2009 11:30:30 +0200
From: Free Software Foundation Europe <press(a)fsfeurope.org>
Reply-To: press(a)fsfeurope.org
To: press-release(a)fsfeurope.org
= Solution for Oracle/Sun deal: Make MySQL independent =
[Permanent URL: http://www.fsfe.org/news/2009/news-20091023-02.en.html ]
23 October 2009, 11:00 CEST, Berlin, Germany
Oracle should agree to put MySQL in the hands of an independent
non-profit guardian, proposes the Free Software Foundation Europe. The
Free Software community could develop MySQL to its full potential, while
Oracle would not have to worry that a competitor could take over the
database project.
"Competition in the software market is very important, because it
drives innovation", says Karsten Gerloff, President of the Free
Software Foundation Europe (FSFE). "The fate of a project like
MySQL should not depend on a single company."
By moving the MySQL issue out of the way, this would make it possible
for Oracle to quickly complete the acquisition of Sun Microsystems and
prevent further losses.
FSFE has published a detailed analysis of the problem that MySQL poses
for Oracle, and for competition in the database market:
http://blogs.fsfe.org/gerloff/?p=274
MySQL is the stumbling block in Oracle's acquisition of Sun
Microsystems. With this deal, the biggest maker of proprietary databases
would gain control of MySQL, a large Free Software database project. The
European Commission is so far refusing to approve the deal because it is
worried about its effects on competition. At the same time, Sun is
quickly shedding money and jobs.
== About the Free Software Foundation Europe ==
The Free Software Foundation Europe (FSFE) is a non-profit
non-governmental organisation active in many European countries and
involved in many global activities. Access to software determines
participation in a digital society. To secure equal participation in
the information age, as well as freedom of competition, the Free
Software Foundation Europe (FSFE) pursues and is dedicated to the
furthering of Free Software, defined by the freedoms to use, study,
modify and copy. Founded in 2001, creating awareness for these
issues, securing Free Software politically and legally, and giving
people Freedom by supporting development of Free Software are central
issues of the FSFE.
http://fsfe.org
== Contact ==
Karsten Gerloff
President
Free Software Foundation Europe
e-mail: press at fsfeurope.org
mobile: +49-176-96904298
_______________________________________________
Press-release mailing list
Press-release(a)fsfeurope.org
https://mail.fsfeurope.org/mailman/listinfo/press-release
Oct. 26, 2009
Trasparenza norvegese
by Raffaele Mastrolonardo
http://www.nytimes.com/2009/10/24/business/global/24tax.html?_r=1
--
Raffaele Mastrolonardo
Mobile: + 39 328 7340901
Skype: raffaele_mastro
Blog: http://mastroblog.wordpress.com
Oct. 26, 2009