La Stampa (De Martin): Uomini e macchine, tutti nella stessa infosfera
11.09.2012 Uomini e macchine, tutti nella stessa infosfera JUAN CARLOS DE MARTIN Il 7 giugno 1954 moriva, in circostanze tragiche, Alan Turing, il matematico inglese considerato uno dei padri dell'informatica. Non aveva ancora compiuto quarantadue anni. A lui si devono, oltre al resto, la macchina ideale nota come «macchina di Turing», ovvero il modello concettuale alla base del computer moderno, e il «test di Turing», ovvero la riflessione che diede il via agli studi sull'intelligenza artificiale. Ma Alan Turing, secondo Luciano Floridi, filosofo a Oxford e recentissimo vincitore del premio Weizenbaum, non fu solo un grande scienziato, fu uno di quei rari pensatori capaci di rivoluzionare il modo in cui l'umanità concepisce sé stessa. [...] Continua qui: http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/468108/ /Vi ricordiamo che il prof. Luciano Floridi presenta il suo libro "La rivoluzione dell' informazione" (Codice edizioni) oggi a Torino, ore 18.00 presso la Feltrinelli di piazza Cln, con il prof. Juan Carlos De Martin e il prof. Ugo Pagallo./ /Vi ricordiamo inoltre che il prof. Floridi sarà ospite del 45° Mercoledì di Nexa (/http://nexa.polito.it/mercoledi-45/) domani a partire dalle ore 18.00 presso il Centro Nexa su Internet & Società./
13.09.2012 Qui ci vuole una costituzione dei diritti digitali JUAN CARLOS DE MARTIN Gli smartphone, quei minuscoli computer che consentono anche di telefonare, stanno portando nelle tasche di milioni di persone i due pilastri della rivoluzione digitale: un computer tutto-fare in grado di elaborare qualsiasi informazione rappresentabile sotto forma di uni e di zeri e una connessione a Internet. Chi i computer già li frequenta apprezza gli smartphone perché permettono, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, molte, anche se non tutte, delle operazioni tipiche di un computer. E gli altri apprezzano subito, anche grazie alle interfacce intuitive, il marchingegno che si ritrovano in tasca. La legge di Moore - quella che sancisce il raddoppio delle capacità di calcolo dei computer ogni 18 mesi - ha contribuito: gli smartphone sono sempre più potenti, veloci e versatili. Pochi anni fa, era impensabile che un dispositivo tascabile riuscisse a registrare e magari anche a montare video ad alta definizione: oggi è la norma. Così per le prestazioni fotografiche, per la navigazione stradale, per le funzioni di pagamento, in un crescendo imperialista che porta lo smartphone ad assorbire nella sua flessibile anima di computer un numero crescente di dispositivi una volta a sé stanti. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID...
a tal proposito mi tornano in mente le parole del Prof. Rodotà sul ruolo della tanto (ingiustamente) criticata "legge sulla privacy": "I cittadini mostrano di preoccuparsi assai del loro "corpo elettronico", di una esistenza sempre più affidata alla dimensione astratta del trattamento elettronico delle loro informazioni. Le persone sono ormai conosciute da soggetti pubblici e privati quasi esclusivamente attraverso i dati che le riguardano, e che fanno di esse una entità disincarnata. Con enfasi riduzionista, per molti versi pericolosa, si dice che "noi siamo le nostre informazioni". La nostra identità viene così affidata al modo in cui queste informazioni vengono trattate, collegate, fatte circolare. Proprio da qui nascono le nuove esigenze di tutela. Si invoca da tempo un habeas data, indispensabile sviluppo di quell'habeas corpus dal quale si è storicamente sviluppata la libertà personale. Questa è la prospettiva nella quale si colloca oggi la privacy, confermando quel che da anni diciamo e pratichiamo: la tutela dei dati è un diritto fondamentale della persona, una componente essenziale della nuova cittadinanza. Così ci siamo mossi anche prima che l'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea attribuisse autonoma rilevanza alla tutela dei dati personali. Stiamo interpretando la legge appunto come un habeas data, non solo per respingere invasioni illegittime o indesiderate, ma anche per evitare di essere "costruiti" dagli altri. Parlavamo l'anno scorso di una "costituzionalizzazione" della persona, e l'espressione parve a qualcuno eccessiva, quasi una forzatura. Poiché, invece, essa comincia ad entrare nell'uso, con echi significativi anche nei lavori di importanti studiosi stranieri, oggi ci si può spingere oltre e sottolineare che un processo "costituente" è in corso, che associa sempre più strettamente tutela complessiva della persona e protezione dei suoi dati, come garanzia nei confronti di ogni potere, pubblico o privato che sia." (Discorso del presidente del Garante per la protezione dei dati personali, S. Rodotà, tenuto l'8 maggio 2001 alla presentazione della Relazione annuale) On Thu, 13 Sep 2012 10:15:54 +0200 Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it> wrote:
13.09.2012
Qui ci vuole una costituzione dei diritti digitali
JUAN CARLOS DE MARTIN
Gli smartphone, quei minuscoli computer che consentono anche di telefonare, stanno portando nelle tasche di milioni di persone i due pilastri della rivoluzione digitale: un computer tutto-fare in grado di elaborare qualsiasi informazione rappresentabile sotto forma di uni e di zeri e una connessione a Internet. Chi i computer già li frequenta apprezza gli smartphone perché permettono, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, molte, anche se non tutte, delle operazioni tipiche di un computer. E gli altri apprezzano subito, anche grazie alle interfacce intuitive, il marchingegno che si ritrovano in tasca. La legge di Moore - quella che sancisce il raddoppio delle capacità di calcolo dei computer ogni 18 mesi - ha contribuito: gli smartphone sono sempre più potenti, veloci e versatili. Pochi anni fa, era impensabile che un dispositivo tascabile riuscisse a registrare e magari anche a montare video ad alta definizione: oggi è la norma. Così per le prestazioni fotografiche, per la navigazione stradale, per le funzioni di pagamento, in un crescendo imperialista che porta lo smartphone ad assorbire nella sua flessibile anima di computer un numero crescente di dispositivi una volta a sé stanti.
[...]
Continua qui: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID...
-- Avv. Alessandro Mantelero, PhD Professor of Private Law Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and Society http://staff.polito.it/alessandro.mantelero Twitter: @mantelero Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy in libertate fortitudo
18.10.2012 La rete deve restare libera *Al ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata e al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera* Nei decenni scorsi chi ha progettato, sviluppato e gestito Internet è stato fautore di una struttura di "governance" che, grazie alle sue caratteristiche fortemente evolutive basate su una logica 'dal basso', ha contribuito in maniera determinante al successo della "la più grande invenzione del XX secolo" (definizione del Premio Nobel Rita Levi Montalcini). Una "governance" improntata al coinvolgimento diretto di tutti i portatori di interessi, alla trasparenza, al rispetto per l'innovazione e alla creatività, anche quando suscettibile di modificare paradigmi politici ed economici consolidati. Un modello di "governance" sicuramente perfettibile, ma che - a oltre 40 anni dalla nascita di Internet e a 20 anni dall'invenzione del Web - non può non essere considerato, nella sua unicità, uno dei principali fattori dello straordinario successo planetario della Rete, quale risorsa globale irrinunciabile proprio nella sua originalità rispetto agli altri mezzi di telecomunicazione. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2012/10/18/cultura/opinioni/editoriali/la-rete-deve-r... */ /**/Promotori: Juan Carlos De Martin, Alberto Oddenino e Stefano Rodotà /**/ /**/Adesioni: Andrea Comba, Edoardo Greppi, Angelo Raffaele Meo, Ugo Pagallo e Marco Ricolfi /*
07.10.2012 Un taglio allo spread digitale LUCA TREMOLADA Quando sente parlare di agenda digitale, incentivi alle startup e decreti legge Jason Best sembra cadere dalle nuvole. «In linea di principio - riflette - la miglior ricetta è quella di dare molta libertà agli imprenditori e poche ma buone regole». Jason Best è un guru, ha convinto Obama a legalizzare il crowdfunding, per lui gli innovatori non devono chiedere permesso. Il nostro Paese però non è la Silicon Valley e forse non lo sarà mai: siamo in ritardo su banda larga, e-commerce (solo il 15% degli italiani acquista online), alfabetizzazione informatica e digitalizzazione della Pa. Solo 38 milioni di italiani accedono alla rete ma molti meno la sanno usare. [...] Continua qui: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-10-07/taglio-spread-digitale-... /All'interno dell'articolo anche un intervento di Federico Morando, managing director del Centro Nexa, in relazione al tema degli open data./
Cari tutti, considerando le esigenze di sintesi giornalistica, Luca Tremolada ha riportato molto fedelmente il mio punto di vista, tuttavia colgo l'occasione offerta dalla mailing list per condividere la versione integrale del commento che ho buttato giù in risposta alla domanda di Luca, che mi chiedeva a che punto fossimo e cosa restasse da fare rispetto agli open data, alla luce del decreto sull'agenda digitale. "La buona notizia è che oggi *sono stati rimossi non solo tutti gli ostacoli per una PA che voglia mettere in pratica politiche open data incisive, ma anche la maggior parte delle scuse* per le amministrazioni che fino ad oggi sono state titubanti. Sino a non molto tempo fa, l'Italia era a rischio di sanzioni europee rispetto all'implementazione della Direttiva sul riuso dell'informazione pubblica (Direttiva PSI). Oggi, penso sia corretto affermare che - a livello normativo - siamo diventati un paese all'avanguardia in Europa in tema di accessibilità e riutilizzabilità dei dati pubblici. Infatti, il decreto sull'agenda digitale anticipa i punti chiave dell'attuale proposta di revisione della Direttiva PSI, come il principio della tendenziale *gratuità del riuso, anche per finalità commerciali, dei dati detenuti dalla PA*. Ma il decreto si spinge oltre, sino a rendere *aperti "by default", ovvero salvo esplicite e motivate eccezioni, tutti i dati pubblicati dalle PA italiane*. Per altro, anche altre norme sostenute da questo governo concorrono all'apertura dei dati pubblici, come l'art. 18 del Decreto sviluppo (rubricato "Amministrazione aperta"), che prevede la pubblicazione online in formato riusabile di tutte le sovvenzioni ed i contributi erogati delle PA. Insomma, *l'open data non dovrà più essere l'eccezione che caratterizza le amministrazioni virtuose, bensì la regola per tutte le PA rispettose della legge.* *A voler trovare un difetto,* dal punto di vista giuridico, nella riforma contenuta nel decreto, si può forse osservare che è stata attuata tramite *l'ennesima modifica del Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), la cui effettiva applicazione è sempre stata e rischia di continuare ad essere una chimera*. Anche per ragioni simboliche e politiche, sarebbe stato meglio modificare la legge sul diritto d'autore, sancendo direttamente lì che i dati pubblici sono parte del "pubblico dominio": in effetti, pare che i ministri Profumo e Passera abbiano provato a perseguire anche questa strada, ma senza successo (presumibilmente poiché modificare la legge sul diritto d'autore rappresenta pur sempre un tabù per alcune delle forze politiche che sostengono questo governo). *In compenso, qualche passo avanti rispetto all'effettiva implementazione del CAD potrebbe essere fatto grazie alla nascente Agenzia per l'Italia digitale, che si candida a rappresentare lo strumento di governance (anche tecnologica) che è sempre mancato alle riforme della nostra pubblica amministrazione. Siccome il decreto non stanzia nuove risorse finanziarie per l'Agenzia, tuttavia, l'unica chance che questa abbia successo dipenderà dal capitale "politico" che questo ed i futuri governi vorranno investire nel suo funzionamento.* In sintesi, ci sono ottime norme e, anche se i soldi sono pochi, si può sperare che ci sia la volontà politica di applicarle davvero. Fatta l'Italia open, però, bisogna fare gli italiani open. E questo non si può fare per decreto, purtroppo. *E' necessario un cambiamento culturale profondo* nella pubblica amministrazione, e qui lo scenario normativo può rimuovere gli ostacoli (e le scuse), magari può offrire gli strumenti per incidere sui bonus dei dirigenti inadempienti, ma non può cambiare dall'oggi al domani la testa delle persone. *E perché cambi la testa dei funzionari pubblici deve cambiare anche quella dei cittadini*, che da domani dovranno costantemente utilizzare i diritti relativi ai dati pubblici che la legge conferisce loro, al fine di renderli concreti. *E deve maturare la capacità delle imprese e della società civile di riutilizzare effettivamente i dati, il che presuppone competenze (non solo tecnologiche) che a volte scarseggiano. Ed anche qui servirebbero investimenti (in istruzione e formazione).* E mancando i soldi da investire si può solo sperare che molti attivisti, ricercatori, imprenditori, giornalisti e cittadini in genere abbiano voglia di investire il loro tempo per concretizzare le opportunità aperte dall'agenda digitale." Ovviamente, uno dei tanti posti in cui potremo continuare queste riflessioni è il prossimo IGF Italia <http://2012.igf-italia.it/programma/>, qui a Torino... Un saluto, Federico On 10/08/2012 02:46 PM, Giuseppe Futia wrote:
07.10.2012
Un taglio allo spread digitale
LUCA TREMOLADA
Quando sente parlare di agenda digitale, incentivi alle startup e decreti legge Jason Best sembra cadere dalle nuvole. «In linea di principio - riflette - la miglior ricetta è quella di dare molta libertà agli imprenditori e poche ma buone regole». Jason Best è un guru, ha convinto Obama a legalizzare il crowdfunding, per lui gli innovatori non devono chiedere permesso. Il nostro Paese però non è la Silicon Valley e forse non lo sarà mai: siamo in ritardo su banda larga, e-commerce (solo il 15% degli italiani acquista online), alfabetizzazione informatica e digitalizzazione della Pa. Solo 38 milioni di italiani accedono alla rete ma molti meno la sanno usare.
[...]
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/All'interno dell'articolo anche un intervento di Federico Morando, managing director del Centro Nexa, in relazione al tema degli open data./
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12.11.2012 Dire, fare, imparare: come cambia la vita nell’era digitale JUAN CARLOS DE MARTIN È in corso una rivoluzione. Una rivoluzione che ormai tocca scuole, fabbriche, biblioteche, mezzi di trasporto, città. Riguarda le vite personali di molti, ma anche mestieri antichi come quelli dell’artigiano o dell’agricoltore. Cambia il modo di lavorare e il rapporto con la pubblica amministrazione. Innova il volontariato. Trasforma la politica. Promette uno sviluppo economico più rispettoso dell’ambiente. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2012/11/12/tecnologia/dire-fare-imparare-come-cambia-...
27.11.2012 Come evitare che Internet diventi un Grande Fratello JUAN CARLOS DE MARTIN «Ripensare Internet» è il titolo dell'incontro che si terrà oggi in Bocconi per discutere del nuovo libro di Franco Bernabè, Libertà vigilata (Laterza, pp. 155, € 12). È un titolo che avrebbe potuto egregiamente figurare anche sulla copertina del libro. Il Presidente esecutivo di Telecom Italia, infatti, non solo analizza alcune delle questioni più attuali della Rete - privacy, aspetti economici, sicurezza e «governance» - ma avanza anche specifiche proposte di riforma strutturale di Internet. Appunto: «ripensare Internet». Partendo dai problemi, la questione della tutela dei dati personali e della riservatezza è senza dubbio di grande rilevanza. I dispositivi digitali (in sé e per sé e tramite i servizi che veicolano) amplificano ed estendono, infatti, grandemente le potenzialità umane, ma allo stesso tempo posso diventare macchine di sorveglianza molto invasive. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2012/11/27/tecnologia/come-evitare-che-internet-diven...
3.12.2012 Università, la rivoluzione non è online JUAN CARLOS DE MARTIN Internet, dopo aver trasformato molti altri settori, è forse sul punto di rivoluzionare l'università? I «Corsi massivi online», i cosiddetti Mooc, offerti via Rete a un numero potenzialmente enorme di studenti, avranno per l'università il ruolo dirompente che i file Mp3 hanno avuto per l'industria musicale? Iniziative che offrono corsi online come Udacity, Coursera o Khan Academy manderanno in crisi, e forse addirittura in soffitta, un'istituzione che risale al Medioevo, una delle istituzioni cardine della modernità? [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2012/12/03/tecnologia/universita-la-rivoluzione-non-e...
Nessuna persona di senno pensa davvero che Khan Academy "manderà in crisi, e forse addirittura in soffitta" l'Università perché: - L'Università è già in crisi di suo, a prescindere dall'esistenza dei Mooc. - È chiaro a tutti che entro dieci anni si arriverà a una sinergia ottimale, per ogni corso/prodotto_formativo/pacchetto, tra fruizione online e in sede. Vivranno insieme, ognuna delle due per ciò che fa meglio. E i business model dietro si evolveranno di conseguenza (radicalmente). Si tratta solo di capire cosa sarà online, e cosa in sede. E di sperimentare nuovi format (vedi ImparaDigitale) per entrambe le fruizioni. That's all. E non credo sia particolarmente utile portare presso il grande pubblico (LaStampa) questo dibattito nostro da addetti ai lavori sui tecno-entusiasti (dibattito che ci portiamo dietro tra due anni). Chi dice che la formazione online "manderà in soffitta" al 100% quella in sede sta bleffando: non lo pensa neppure lui. 2012/12/3 Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it>
3.12.2012 Università, la rivoluzione non è online JUAN CARLOS DE MARTIN
Internet, dopo aver trasformato molti altri settori, è forse sul punto di rivoluzionare l’università? I «Corsi massivi online», i cosiddetti Mooc, offerti via Rete a un numero potenzialmente enorme di studenti, avranno per l’università il ruolo dirompente che i file Mp3 hanno avuto per l’industria musicale? Iniziative che offrono corsi online come Udacity, Coursera o Khan Academy manderanno in crisi, e forse addirittura in soffitta, un’istituzione che risale al Medioevo, una delle istituzioni cardine della modernità?
[...]
Continua qui: http://www.lastampa.it/2012/12/03/tecnologia/universita-la-rivoluzione-non-e...
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-- Marco De Rossi Oilproject.org - Be Free To Learn!
Ciao Marco, grazie del feedback, ci speravo :) Sono però in disaccordo con te su diversi punti. 1. Innanzi tutto, di persone, anche straordinariamente potenti e influenti che dicono da anni che l'università sta - a causa di Internet - per scomparire ce ne sono parecchie. Un nome su tutti: Bill Gates, che con la sua fondazione (la più ricca del pianeta) sta facendo politica dell'istruzione negli USA e non solo. Naturalmente quello che lui presenta come una sorta di inevitabilità storica è invece un preciso programma politico/imprenditoriale, che per quello che mi riguarda si può e si deve contrastare, perchè di alternative ce ne sono molte. Bleffa anche lui? Non credo. 2. Continui a scrivere "università", quando in realtà parli di "didattica", ovvero, eguagli il tutto alla parte. La funzione didattica è cruciale, ma come scrivo nell'articolo non è l'unica funzione dell'università. Se ci concentriamo sulla "didattica" concordo in pieno con te che c'è uno spazio molto interessante da esplorare: siamo davvero solo all'inizio! 3. L'università è certamente in crisi. Però lo è nello stesso senso in cui sono in crisi anche la democrazia, il mercato, la politica....ovvero tutte le istituzioni cardine di questa nostre società pluraliste dove il principio di autorità è sostanzialmente scomparso. 4. Sull'utilità o meno: i tecno-entusiasti appaiono da mesi e con grande frequenza sul New York Times, Economist e principali siti web di informazione: ritieni che i lettori de La Stampa siano così poco informati da non meritarsi l'argomento? Io non credo, e così ovviamente anche La Stampa. Grazie comunque del feedback. Grazie ancora, ciao, juan carlos On 3/12/12 10:08 AM, Marco De Rossi wrote:
Nessuna persona di senno pensa davvero che Khan Academy "manderà in crisi, e forse addirittura in soffitta" l'Università perché: - L'Università è già in crisi di suo, a prescindere dall'esistenza dei Mooc. - È chiaro a tutti che entro dieci anni si arriverà a una sinergia ottimale, per ogni corso/prodotto_formativo/pacchetto, tra fruizione online e in sede. Vivranno insieme, ognuna delle due per ciò che fa meglio. E i business model dietro si evolveranno di conseguenza (radicalmente).
Si tratta solo di capire cosa sarà online, e cosa in sede. E di sperimentare nuovi format (vedi ImparaDigitale) per entrambe le fruizioni.
That's all.
E non credo sia particolarmente utile portare presso il grande pubblico (LaStampa) questo dibattito nostro da addetti ai lavori sui tecno-entusiasti (dibattito che ci portiamo dietro tra due anni).
Chi dice che la formazione online "manderà in soffitta" al 100% quella in sede sta bleffando: non lo pensa neppure lui.
2012/12/3 Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it <mailto:giuseppe.futia@polito.it>>
3.12.2012
Università, la rivoluzione non è online
JUAN CARLOS DE MARTIN
Internet, dopo aver trasformato molti altri settori, è forse sul punto di rivoluzionare l'università? I «Corsi massivi online», i cosiddetti Mooc, offerti via Rete a un numero potenzialmente enorme di studenti, avranno per l'università il ruolo dirompente che i file Mp3 hanno avuto per l'industria musicale? Iniziative che offrono corsi online come Udacity, Coursera o Khan Academy manderanno in crisi, e forse addirittura in soffitta, un'istituzione che risale al Medioevo, una delle istituzioni cardine della modernità?
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Da non addetto ai lavori, da ex web marketing manager e come marito di un avvocato che fra le altre cose si sta occupando di traferimenti di know-how fra Università ed industria, mi permetto di intervenire nel dibattito con un'occhiata dall'esterno (ma non troppo) dell'ambiente universitario. Credo che, come in tutti i settori, Internet e le nuove tecnologie non potranno non impattare sulle scuole, dagli asili ai master post-universitari. E questo non significa solo farsi un certificato on-line o scaricare le dispense. Significa avere la possibilità di frequentare una lezione dell'università di Tokio e subito dopo una seminario a New York. Anche i libri di testo, non appena gli e-book saranno più veloci ed a colori, andranno ripensati, con la possibilità non solo di stampare un testo con le figure, ma di inserire rimandi, filmati, animazioni. Credo che in parte la didattica sia cambiata e molto debba cambiare in un prossimo futuro. Tuttavia non penso (e, nonostante la mia passione per la teconologia, spero non avverà) che la rete potrà sostituire i contatti umani, l'interazione fra allievi e docenti, la possibilità di ricerca in laboratorio, lo scambio di idee fra gli studenti, e fra questi ed i docenti e le industrie, che dovranno sempre più interagire con gli Atenei, soprattutto negli ultimi anni di corso, in modo che il passaggio dall'Università al mondo del lavoro sia la naturale conclusione del percorso formativo. Tuttavia ricordo i miei primi anni al Poli: essendo miope dovevo conquistare le prime file per poter vedere le lavagne, quindi ore davanti alla porta chiusa per poter far la corsa ai posti davanti. Classi di centinaia di allievi, possibilità scarsa o nulla di interagire col docente, di frequentare laboratori, di far domande. Qui forse una lezione on-line, in aggiunta o in sostituzione, male non avrebbe fatto, così come in caso di influenza o sovrapposizione di orari. Come la TV non ha ucciso la radio o i giornali, ma li ha costretti ad evolvere, credo che l'Università on line, appena trovata la sua dimensione, sarà un'opportunità in più, non un concorrente di seconda scelta. Come quando ero commerciale estero, le mail e le videoconferenze non mi evitavano frequenti trasferti, ma mi aiutavando ad integrare e mantenere quei rapporti umani e lavorativi che restavano comunque basilari ed indispensabili. Saluti a tutti Diego From: a.dicorinto@uniroma1.it To: demartin@polito.it Date: Mon, 3 Dec 2012 17:05:22 +0100 CC: nexa@server-nexa.polito.it; maderoweb@gmail.com Subject: Re: [nexa] La Stampa (De Martin): Università, la rivoluzione non è online L'articolo di JC, per quanto semplificato per un giornale generalista, sottolinea una questione assai rilevante: il ruolo dell'Università come "soggetto" produttore di saperi e non solo di "nozioni/informazioni". Inoltre dice che la ricchezza dell'Università, proprio per l'auspicato stretto rapporto tra ricerca e didattica è "paramount" e insostituibile soprattutto laddove i "discenti" - che sono di volta in volta anche ricercatori, dottorandi, dottorati, specializzandi, lavoratori (delle cliniche universitarie, i.e.), stagisti e corsisti serali - sono in grado di portare punti di vista nuovi e alternativi, saperi non ortodossi e innovativi. E' ovvio che gli OpenCourseWare del MIT e le lezioni online di Stanford sono un eccezionale e utile e comodo complemento alla didattica, ma la produzione di sapere passa anche per esperienze non strutturate e formalizzate (il sapere tacito), ad esempio quando l'UNiversità, come poche isituzioni, facilita l'incontro, il dialogo, il confronto e la critica. La missione dell'università È "formativa" e lo è in senso lato, cioè non può prescindere da tutto questo. Ogni prospettiva di reductio ad unum della sua missione è di per sè fuorviante e fasulla. My two cents ********************** “The Net interprets censorship as damage and routes around it.” – John Gilmore _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On 03/12/2012 at 16.44 Diego Giorio wrote:
Come la TV non ha ucciso la radio o i giornali, ma li ha costretti ad evolvere, credo che l'Universit� on line, appena trovata la sua dimensione, sar� un'opportunit� in pi�, non un concorrente di seconda scelta.
Se mi fosse permessa una osservazione, direi che questa proliferazione, che spesso porta ad inutili repliche di qualcosa che sarebbe gi� ridondante di per se, contribuisce a sprofondare le economie dei Paesi gi� sviluppati rispetto a quelli in via di sviluppo. Questi, essendo concentrati su produzioni umili ma concrete, certamente fondamentali per la sopravvivenza individuale e collettiva, risparmiano le loro risorse e le mettono a frutto. Al contrario noi popoli sviluppati, pur con tutta la messe di persone che si dedicano alla ricerca, su certi temi continuiamo a produrre materiale intellettuale all'infinito senza mai raggiungere un punto fermo, senza mai conseguire un risultato che faccia avanzare la societ�. Penso che l'attuale situazione lo dimostri ampiamente. Internet per� non rappresenta solo un portale verso i tradizionali luoghi della cultura, nazionali ed esteri. Internet, con la sua estensione, permette a chiunque di autoconfezionarsi degli originali programmi di studio e percorsi di ricerca. Personalmente mi attendo nei prossimi anni dei grandi conseguimenti, anche ad opera di giovani ed adulti qualsiasi, privi di titoli ed incarichi, che con la sola loro capacit� esplorativa e desiderio di sapere, riusciranno a donarci dei grandi avanzamenti tanto in campo scientifico e tecnologico che umanistico. Saluti, Danilo D'Antonio
Aggiungo che sul portare il dibattito ad un pubblico non specialistico ci aveva pensato gia' Internazionale con l'articolo di copertina Professori senza frontiere http://www.internazionale.it/sommario/965/ Segnalo anche questo webinar recentisso organizzato da SIEL http://youtu.be/Y2zmicT1ynA Sul tema "l'universita' non e' solo la lezione frontale" sono molto daccordo e per questo penso che in gran parte MOOC siano pensati per apprendimento permanente per offrire possibilita' di aggiornamento e crescita professionale. Non trovo i dati ma al corso di Gamification organizzato da Coursera a settembre che ha avuto più di 80 mila iscritti (e un tasso di completamento con certificazione abbastanza alto circa il 10%) mi pareva che la maggior parte degli iscritti fosse laureato e sulla trentina ( e' stato fatta una survey ad inizio corso) e per esempio la valutazione li veniva fatta anche fra pari (ognuno correggeva un certo numero di altri compiti). Il tema MOOC si presta a sperimentazioni molto diverse, sul piano tecnologico, sociologico e didattico e saranno anche strumenti di marketing potenti. Al di la di iniziativa poco facilmente esportabili in Europa per mancanza di capitali come Coursera o Udacity, e' davvero un peccato che le Universita' italiane e anche europee, non colgano questa sfida per organizzarsi e offrire corsi internazioli ad una platea vastissima e interessata (un pezzo di ragionamento qui http://www.youlaurea.it/p/contenuti-open-acces-e-qualita-dellinformazione-on...) saluti Eleonroa Il 03/12/2012 16.25, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Ciao Marco,
grazie del feedback, ci speravo :)
Sono però in disaccordo con te su diversi punti.
1. Innanzi tutto, di persone, anche straordinariamente potenti e influenti che dicono da anni che l'università sta - a causa di Internet - per scomparire ce ne sono parecchie. Un nome su tutti: Bill Gates, che con la sua fondazione (la più ricca del pianeta) sta facendo politica dell'istruzione negli USA e non solo. Naturalmente quello che lui presenta come una sorta di inevitabilità storica è invece un preciso programma politico/imprenditoriale, che per quello che mi riguarda si può e si deve contrastare, perchè di alternative ce ne sono molte. Bleffa anche lui? Non credo.
2. Continui a scrivere "università", quando in realtà parli di "didattica", ovvero, eguagli il tutto alla parte. La funzione didattica è cruciale, ma come scrivo nell'articolo non è l'unica funzione dell'università. Se ci concentriamo sulla "didattica" concordo in pieno con te che c'è uno spazio molto interessante da esplorare: siamo davvero solo all'inizio!
3. L'università è certamente in crisi. Però lo è nello stesso senso in cui sono in crisi anche la democrazia, il mercato, la politica....ovvero tutte le istituzioni cardine di questa nostre società pluraliste dove il principio di autorità è sostanzialmente scomparso.
4. Sull'utilità o meno: i tecno-entusiasti appaiono da mesi e con grande frequenza sul New York Times, Economist e principali siti web di informazione: ritieni che i lettori de La Stampa siano così poco informati da non meritarsi l'argomento? Io non credo, e così ovviamente anche La Stampa. Grazie comunque del feedback.
Grazie ancora, ciao, juan carlos
On 3/12/12 10:08 AM, Marco De Rossi wrote:
Nessuna persona di senno pensa davvero che Khan Academy "manderà in crisi, e forse addirittura in soffitta" l'Università perché: - L'Università è già in crisi di suo, a prescindere dall'esistenza dei Mooc. - È chiaro a tutti che entro dieci anni si arriverà a una sinergia ottimale, per ogni corso/prodotto_formativo/pacchetto, tra fruizione online e in sede. Vivranno insieme, ognuna delle due per ciò che fa meglio. E i business model dietro si evolveranno di conseguenza (radicalmente).
Si tratta solo di capire cosa sarà online, e cosa in sede. E di sperimentare nuovi format (vedi ImparaDigitale) per entrambe le fruizioni.
That's all.
E non credo sia particolarmente utile portare presso il grande pubblico (LaStampa) questo dibattito nostro da addetti ai lavori sui tecno-entusiasti (dibattito che ci portiamo dietro tra due anni).
Chi dice che la formazione online "manderà in soffitta" al 100% quella in sede sta bleffando: non lo pensa neppure lui.
2012/12/3 Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it <mailto:giuseppe.futia@polito.it>>
3.12.2012
Università, la rivoluzione non è online
JUAN CARLOS DE MARTIN
Internet, dopo aver trasformato molti altri settori, è forse sul punto di rivoluzionare l'università? I «Corsi massivi online», i cosiddetti Mooc, offerti via Rete a un numero potenzialmente enorme di studenti, avranno per l'università il ruolo dirompente che i file Mp3 hanno avuto per l'industria musicale? Iniziative che offrono corsi online come Udacity, Coursera o Khan Academy manderanno in crisi, e forse addirittura in soffitta, un'istituzione che risale al Medioevo, una delle istituzioni cardine della modernità?
[...]
Continua qui: http://www.lastampa.it/2012/12/03/tecnologia/universita-la-rivoluzione-non-e...
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-- Marco De Rossi
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-- Interactivity is a property of the technology, while participation is a property of culture (H. Jenkins) ========================================== *Eleonora Pantò* Digital Contents and Media Manager CSP - Innovazione nelle ICT s.c.a r.l. <http://www.csp.it> Sede: Via Nizza, 150 - 10126 - Torino - Italy *Ingresso: Via Alassio, 11/C * tel. +390114815111 - cell +393486086090 *skype/twitter: epanto <http://www.twitter.com/epanto>*
Grazie, Eleonora! Concordo con te che le università italiane hanno finora fatto poco e le motivazioni non sono sempre nobili. Tuttavia, è il caso di ripetere ancora una volta che in questi anni 5 anni il Sistema Universitario italiano ha visto evaporare il 20% circa delle sue risorse e il corso docente contrarsi da circa 45mila a circa 30mila (sic) (effetto dei pensionamenti dei babyboomers sostituiti solo in minima parte). Inoltre grazie alla meravigliosa legge Gelmini è stato eliminato il ruolo del ricercatore di ruolo, intensificando l'esodo dei giovani verso l'estero. In queste condizioni catastrofiche chiedere alle università italiane di essere creative e di sperimentare nuove tecniche, nuovi metodi, eccetera è irrealistico (salvo i soliti eroi di turno, che per fortuna ci sono ancora, almeno per il momento). Ciao, juan carlos On 3/12/12 11:17 AM, Eleonora Pantò wrote:
Aggiungo che sul portare il dibattito ad un pubblico non specialistico ci aveva pensato gia' Internazionale con l'articolo di copertina
Professori senza frontiere
http://www.internazionale.it/sommario/965/
Segnalo anche questo webinar recentisso organizzato da SIEL http://youtu.be/Y2zmicT1ynA
Sul tema "l'universita' non e' solo la lezione frontale" sono molto daccordo e per questo penso che in gran parte MOOC siano pensati per apprendimento permanente per offrire possibilita' di aggiornamento e crescita professionale. Non trovo i dati ma al corso di Gamification organizzato da Coursera a settembre che ha avuto più di 80 mila iscritti (e un tasso di completamento con certificazione abbastanza alto circa il 10%) mi pareva che la maggior parte degli iscritti fosse laureato e sulla trentina ( e' stato fatta una survey ad inizio corso) e per esempio la valutazione li veniva fatta anche fra pari (ognuno correggeva un certo numero di altri compiti).
Il tema MOOC si presta a sperimentazioni molto diverse, sul piano tecnologico, sociologico e didattico e saranno anche strumenti di marketing potenti. Al di la di iniziativa poco facilmente esportabili in Europa per mancanza di capitali come Coursera o Udacity, e' davvero un peccato che le Universita' italiane e anche europee, non colgano questa sfida per organizzarsi e offrire corsi internazioli ad una platea vastissima e interessata (un pezzo di ragionamento qui http://www.youlaurea.it/p/contenuti-open-acces-e-qualita-dellinformazione-on...)
saluti Eleonroa
Il 03/12/2012 16.25, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Ciao Marco,
grazie del feedback, ci speravo :)
Sono però in disaccordo con te su diversi punti.
1. Innanzi tutto, di persone, anche straordinariamente potenti e influenti che dicono da anni che l'università sta - a causa di Internet - per scomparire ce ne sono parecchie. Un nome su tutti: Bill Gates, che con la sua fondazione (la più ricca del pianeta) sta facendo politica dell'istruzione negli USA e non solo. Naturalmente quello che lui presenta come una sorta di inevitabilità storica è invece un preciso programma politico/imprenditoriale, che per quello che mi riguarda si può e si deve contrastare, perchè di alternative ce ne sono molte. Bleffa anche lui? Non credo.
2. Continui a scrivere "università", quando in realtà parli di "didattica", ovvero, eguagli il tutto alla parte. La funzione didattica è cruciale, ma come scrivo nell'articolo non è l'unica funzione dell'università. Se ci concentriamo sulla "didattica" concordo in pieno con te che c'è uno spazio molto interessante da esplorare: siamo davvero solo all'inizio!
3. L'università è certamente in crisi. Però lo è nello stesso senso in cui sono in crisi anche la democrazia, il mercato, la politica....ovvero tutte le istituzioni cardine di questa nostre società pluraliste dove il principio di autorità è sostanzialmente scomparso.
4. Sull'utilità o meno: i tecno-entusiasti appaiono da mesi e con grande frequenza sul New York Times, Economist e principali siti web di informazione: ritieni che i lettori de La Stampa siano così poco informati da non meritarsi l'argomento? Io non credo, e così ovviamente anche La Stampa. Grazie comunque del feedback.
Grazie ancora, ciao, juan carlos
On 3/12/12 10:08 AM, Marco De Rossi wrote:
Nessuna persona di senno pensa davvero che Khan Academy "manderà in crisi, e forse addirittura in soffitta" l'Università perché: - L'Università è già in crisi di suo, a prescindere dall'esistenza dei Mooc. - È chiaro a tutti che entro dieci anni si arriverà a una sinergia ottimale, per ogni corso/prodotto_formativo/pacchetto, tra fruizione online e in sede. Vivranno insieme, ognuna delle due per ciò che fa meglio. E i business model dietro si evolveranno di conseguenza (radicalmente).
Si tratta solo di capire cosa sarà online, e cosa in sede. E di sperimentare nuovi format (vedi ImparaDigitale) per entrambe le fruizioni.
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3.12.2012
Università, la rivoluzione non è online
JUAN CARLOS DE MARTIN
Internet, dopo aver trasformato molti altri settori, è forse sul punto di rivoluzionare l'università? I «Corsi massivi online», i cosiddetti Mooc, offerti via Rete a un numero potenzialmente enorme di studenti, avranno per l'università il ruolo dirompente che i file Mp3 hanno avuto per l'industria musicale? Iniziative che offrono corsi online come Udacity, Coursera o Khan Academy manderanno in crisi, e forse addirittura in soffitta, un'istituzione che risale al Medioevo, una delle istituzioni cardine della modernità?
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6.12.2012 In subbuglio il mondo delle telecomunicazioni JUAN CARLOS DE MARTIN A leggere molte dichiarazioni e articoli di queste ultime settimane c'è da rimanere stupiti. Da una parte Vint Cert, uno dei «padri» di Internet, in genere persona molto diplomatica, ha definito i suoi opponenti «dinosauri con cervelli delle dimensioni di un pisello». I vibranti appelli per salvare Internet dagli attacchi di pericolosi burocrati internazionali hanno riempito pagine di giornali prestigiosi e numerosi siti web. Dall'altra parte attacchi ugualmente veementi sono stati rivolti a Google e Facebook, descritti come parassiti che sfruttano le reti di telecomunicazioni del resto del mondo senza contribuire al loro sviluppo. Internet, inoltre, è stata ancora una volta descritta come il Far West del 21° secolo, uno spazio bisognoso di «legge e ordine», se non addirittura di essere reinventato da zero. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2012/12/06/tecnologia/in-subbuglio-il-mondo-delle-tel...
12.12.2012 Dieci anni di «licenze libere» SARA BICCHIERINI Crea e condividi: le licenze libere compiono dieci anni. Era il 16 dicembre 2002 quando l'organizzazione no profit Creative Commons, guidata da Lawrence Lessig, docente della Stanford University, presentava a San Francisco i primi modelli di copyright "flessibile". Licenze che davano la possibilità ad artisti, studiosi, giornalisti e istituzioni di rendere più accessibili le loro opere, mantenendo riservati solo alcuni diritti. Una rivoluzione in nome della libera circolazione delle informazioni che si è diffusa in tutto il mondo. E che vede l'Italia in prima fila tra i Paesi che ne fanno un uso maggiore. [...] Continua qui: http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/12_dicembre_11/creative-comm...
Il titolo è sbagliato. Le licenze libere hanno più di 25 anni :-) m.c. In data giovedì 13 dicembre 2012 13:18:43, Giuseppe Futia ha scritto:
12.12.2012
Dieci anni di «licenze libere»
SARA BICCHIERINI
Crea e condividi: le licenze libere compiono dieci anni. Era il 16 dicembre 2002 quando l'organizzazione no profit Creative Commons, guidata da Lawrence Lessig, docente della Stanford University, presentava a San Francisco i primi modelli di copyright "flessibile". Licenze che davano la possibilità ad artisti, studiosi, giornalisti e istituzioni di rendere più accessibili le loro opere, mantenendo riservati solo alcuni diritti. Una rivoluzione in nome della libera circolazione delle informazioni che si è diffusa in tutto il mondo. E che vede l'Italia in prima fila tra i Paesi che ne fanno un uso maggiore.
[...]
Continua qui: http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/12_dicembre_11/creative-com mons-dieci-anni-anniversario-diritti-copyright_6f73ec88-43b2-11e2-b89b-3cf6 075586fe.shtml
06.01.2013 Un'internet in Creative Commons Simone Arcagni San Francisco, 16 dicembre 2002: Lawrence Lessing, docente della Stanford University, presenta i primi modelli di copyright "flessibile", ossia un nuovo modo di pensare i diritti d'autore per la rete permettendo così ad artisti, studiosi, giornalisti e istituzioni di "aprire" le loro opere mantenendo riservati solo alcuni diritti. Da allora il nome di Lessing è circolato in tutto il mondo e la rivoluzionaria idea ha attecchito in ogni Paese. A distanza di 10 anni i risultati sono evidenti, come spiega Federico Morando, nuovo lead di Creative Commons Italia: «Creative Commons ha dimostrato coi fatti che non a tutti gli autori serve o interessa mantenere "tutti i diritti riservati": molti sono felici di tenerne solo alcuni, contribuendo a creare straordinari "beni comuni creativi". [...] Continua qui: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-01-06/uninternet-creative-com... Su Nòva è inoltre disponibile l'analisi di Luca De Biase, Garante del Centro Nexa su Internet & Società, intitolata "Nessuna minaccia per il copyright <http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-01-06/nessuna-minaccia-copyri...>".
17.12.2012 Il rischio guerra fredda su Internet JUAN CARLOS DE MARTIN Dopo mesi di discussioni accorate sul futuro di Internet e dieci giorni di lavori con 1600 delegati, Wcit, la conferenza internazionale sulle telecomunicazioni organizzata dall'Itu a Dubai, si è conclusa con un sostanziale fallimento. Ben 55 paesi, infatti, tra cui l'Europa al completo, gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia, il Giappone e l'India, si sono rifiutati di firmare il nuovo trattato sulle telecomunicazioni, compromettendone, forse irrimediabilmente, il futuro. E' vero che ben 89 paesi hanno invece firmato, ma la forza economica e politica degli oppositori, a partire dagli Stati Uniti, pesa come un macigno. Cosa ha deragliato una conferenza attesa e preparata da anni? Non è facile capirlo. [...] Continua qui:http://www.lastampa.it/2012/12/17/cultura/opinioni/editoriali/il-rischio-gue...
13.01.2013 Suicida Aaron Swartz, il 26enne genio del Web che beffò il governo Usa JUAN CARLOS DE MARTIN Venerdì scorso è morto suicida a New York Aaron Swartz, programmatore, imprenditore nonché uno dei principali attivisti del mondo Internet. Aveva 26 anni. Le reazioni del mondo digitale sono state immediate e molto appassionate. Nonostante la giovane età, infatti, Aaron Swartz, era molto noto. Aveva iniziato a farsi conoscere nel 1999, ad appena 13 anni, quando aveva vinto un premio per sviluppatori di siti Web educativi. Il suo sito, get.info, era un primo prototipo di enciclopedia online collaborativa, idea che poi Wikipedia avrebbe realizzato su ampia scala solo due anni dopo. L'anno successivo, a 14 anni, Swartz sviluppava, insieme ad altri, l'importante standard Web noto come Rss (Rich Site Summary). Da allora la sua era stata una sequenza di iniziative di avanguardia, spesso coronate da successo. Importante, per esempio, il suo contributo alla fondazione nel 2002, insieme a Lawrence Lessig, di Creative Commons. Molto riuscita anche la sua startup Infogami, che contribuì al successo di Reddit, un sito di «social news» tra i più popolari al mondo. [...] Continua qui:http://lastampa.it/2013/01/13/esteri/suicida-aaron-swartz-il-enne-genio-del-...
04.02.2013 In principio ci sono i diritti la politica può ripartire di qui JUAN CARLOS DE MARTIN Ai più giovani il nome di Stefano Rodotà probabilmente ricorderà la battaglia per l'acqua pubblica, coronata dallo straordinario successo del referendum popolare del giugno 2011. Ad altri invece ricorderà l'introduzione in Italia delle norme per la protezione dei dati personali (privacy) o la proposta di emendare l'articolo 21 della Costituzione per introdurvi il diritto di accesso a Internet. Per chi segue più da vicino la produzione accademica e l'attività pubblica di Stefano Rodotà, l'elenco di temi è naturalmente molto più lungo, spaziando dalla bioetica alla democrazia elettronica, dal diritto privato ai beni comuni. [...] Continua qui:<http://lastampa.it/2013/01/13/esteri/suicida-aaron-swartz-il-enne-genio-del-web-che-beffo-il-governo-usa-ykVxBAHs5l9pkO0OxS9bNL/pagina.html>http://www.lastampa.it/2013/02/04/cronaca/appuntamenti/in-principio-ci-sono-i-diritti-la-politica-puo-rilanciarsi-di-qui-5lCjvzj6jFTPyQS0lU2qcN/pagina.html *Stefano Rodotà presenta il suo libro "Il diritto di avere diritti" stasera alle 21 al Circolo dei Lettori di Torino. ** **Con l'autore ci saranno Juan Carlos De Martin, Elisabetta Galeotti, Ugo Mattei e Anna Masera*
11.02.2013 "Grande potenziale ma l’educazione è fatta di persone" *Marco Bardazzi intervista Juan Carlos De Martin* *sulle Università online* «Sono realtà straordinariamente positive. Però facciamo attenzione alla retorica di chi pensa che il digitale possa far sparire ciò che abbiamo costruito in un millennio». Juan Carlos De Martin è al di sopra di ogni sospetto quando si parla di frontiere digitali. Docente al Politecnico di Torino, fellow al Berkman Center di Harvard ed editorialista de La Stampa sui temi dell'innovazione, è in prima linea in tutte le battaglie per la crescita digitale. [...] Continua qui: http://nexa.polito.it/nexacenterfiles/La%20Stampa%20-%20Grande%20potenziale%20ma%20l'educazione%20%C3%A8%20fatta%20di%20persone.pdf <http://nexa.polito.it/nexacenterfiles/La%20Stampa%20-%20Grande%20potenziale%...>
28.03.2013 L’accesso alla Rete, un diritto che va garantito per Costituzione JUAN CARLOS DE MARTIN A metà degli Anni 90 il Web era appena nato, ma già si discuteva di democrazia elettronica. Lo faceva, per esempio, Newt Gingrich, l’allora speaker della Camera dei Deputati americana, finendo anche sulla copertina di Wired, la rivista di culto degli entusiasti digitali. Per i proponenti il sogno era quello della democrazia diretta: Internet visto come strumento che affranca i cittadini dai limiti della rappresentanza permettendo loro di esprimersi direttamente e frequentemente su una miriade di questioni. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/...
14.04.2013 Democrazia elettronica necessaria ma non sufficiente JUAN CARLOS DE MARTIN Parlando di democrazia, la discussione politica italiana sembra polarizzata: da una parte c’è chi prospetta, come il Movimento Cinque Stelle, una democrazia elettronica diretta, con la riduzione del ruolo dei parlamentari a quello di semplici esecutori. Dall’altra c’è chi difende la democrazia rappresentativa così come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi decenni in Italia, ritenendola, pur coi suoi difetti, il migliore dei sistemi possibili. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2013/04/14/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/democrazia-elettronica-necessaria-ma-non-sufficiente-h8ZblzWOBH81HHahXfNvVM/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
23.04.2013 Twitter ha inciso sul Presidente? CESARE MARTINETTI, JUAN CARLOS DE MARTIN , GIUSEPPE CIVATI, GIANCARLO BOSETTI Oltre mezzo milione di tweet in poco meno di tre giorni sull’elezione del presidente della Repubblica. Un «tam tam che insidia la poltica», come indicato nell’editoriale <http://www.lastampa.it/2013/04/19/cultura/opinioni/editoriali/twitter-il-tam...> de La Stampa del 19 aprile scorso. Non è detto sia necessariamente un male, ma cosa resta, allora, della democrazia rappresentativa? Dei suoi riti e dei suoi tempi? La politica di oggi ha gli strumenti per affrontare i social network? I politici insomma, sono leader o saranno sempre più costretti a diventare follower? [...] Continua qui: http://lastampa.it/2013/04/23/italia/politica/twitter-ha-inciso-sul-presidente-6ryByp2IFObHhS7msKqvRP/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
05.05.2013 La nuova sfida: educare chi va sul web JUAN CARLOS DE MARTIN Prima archivieremo la contrapposizione fumettistica tra perfidi cavalieri neri che vogliono azzittire la Rete e candidi cavalieri jedi che ne difendono l’immacolata libertà e prima ci faremo tutti un grande favore. La questione, infatti, è quella della libertà di espressione, uno dei cardini della modernità e della democrazia - questione troppo importante per permetterci semplificazioni. [...] Continua qui: http://lastampa.it/2013/05/05/cultura/opinioni/editoriali/la-nuova-sfida-educare-chi-va-sul-web-lSPPIHDJmwrx60VG3j37dJ/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
magistrale articolo di Juan Carlos-- equilibrato, serio e molto concreto bravo JC Il giorno 05 maggio 2013 10:13, Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it>ha scritto:
05.05.2013 La nuova sfida: educare chi va sul web JUAN CARLOS DE MARTIN
Prima archivieremo la contrapposizione fumettistica tra perfidi cavalieri neri che vogliono azzittire la Rete e candidi cavalieri jedi che ne difendono l’immacolata libertà e prima ci faremo tutti un grande favore. La questione, infatti, è quella della libertà di espressione, uno dei cardini della modernità e della democrazia - questione troppo importante per permetterci semplificazioni.
[...]
Continua qui: http://lastampa.it/2013/05/05/cultura/opinioni/editoriali/la-nuova-sfida-edu... <http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/...>
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08.06.2013 Quello scambio fra libertà e sicurezza JUAN CARLOS DE MARTIN Per capire il senso delle rivelazioni di questi giorni, è opportuno fare un passo indietro, fino ai campus americani di metà Anni 60. Allora, a Berkeley e altrove, gli studenti protestavano contro una macchina che per loro era il simbolo del Sistema che volevano riformare, ovvero, il computer. Nato durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, il computer era rapidamente diventato una delle macchine cardine della Guerra Fredda. Cardine perché strumento in grado di effettuare i calcoli balistici e scientifici necessari a garantire la supremazia militare americana. E cardine perché il computer consentiva di padroneggiare, tramite l’acquisizione e l’elaborazione di informazioni, sia lo scacchiere internazionale, sia, in parte, la società. [...] Continua qui: http://lastampa.it/2013/06/08/cultura/opinioni/editoriali/quello-scambio-fra-libert-e-sicurezza-byK5Zs6QCih72lbQoO9FeN/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
11.06.2013 Entrate pure CLAUDIO GIUNTA /Il costo delle riviste scientifiche è diventato insostenibile a causa delle speculazioni degli editori. Internet e l’open access possono risolvere il problema. Una conversazione con Juan Carlos De Martin./ Io mi occupo di open access solo per legittima difesa: fino a un paio d’anni fa non sapevo nemmeno cosa fosse. Poi nella mia università mi hanno chiesto di occuparmi della biblioteca, e ho scoperto quanto assurdamente cari siano gli abbonamenti ad alcune riviste scientifiche, sia nel campo delle scienze dure (fisica, matematica, biologia eccetera) sia nel campo delle scienze umane e sociali (storia, filosofia, sociologia, economia eccetera). Si parla di migliaia di euro per riviste che escono due tre volte all’anno. [...] Continua qui: http://www.internazionale.it/opinioni/claudio-giunta/2013/06/11/entrate-pure/0/<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
23.06.2013 Open data, potere ai cittadini ALESSANDRO LONGO Open data significa: ospedali più efficienti, strade più sicure, inquinamento sotto controllo, politica più trasparente. Decine di migliaia di nuovi posti di lavoro grazie alla crescita di servizi e aziende. È un percorso già abbracciato dai principali Paesi al mondo e al quale è chiamata ora anche l'Italia, in forte ritardo. L'ha chiesto la conferenza del G8, questa settimana, sottoscrivendo i cinque principi dell'Open Data Charter (www.gov.uk/government/publications/open-data-charter). [...] Continua qui: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-06-21/open-data-potere-cittad... /All'interno dell'articolo alcuni interventi di Raimondo Iemma, managing director del Centro Nexa su Internet & Società/ <http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/...>
23.07.2013 La palla al piede del Wi-Fi italiano JUAN CARLOS DE MARTIN Il Wi-Fi in Italia sembra affetto da una maledizione. Ogni volta, infatti, che il suo uso sembra sul punto di venir finalmente liberalizzato qualche contraddizione nelle norme, qualche codicillo ignorato, qualche lacciolo ancora vigente salta fuori e si mette di traverso. Ritardando, quindi, il diffondersi in Italia di un’esperienza che all’estero è da anni normale, mentre da noi è ancora rara, ovvero, sedersi in un caffè, una biblioteca o un aeroporto e connettersi direttamente, semplicemente a Internet. Senza compilare moduli più o meno complessi, senza fornire i dati della propria carta di credito, senza doversi iscrivere a servizi di autenticazione. Sembra scontato, ma in Italia non lo è. E non da ieri: sono, infatti, ben otto anni che l’Italia ci tiene a far sapere al mondo che il Wi-Fi - la modalità di accesso a Internet più semplice, più economica, la più disponibile in dispositivi di tutti i tipi - proprio non le garba. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2013/07/23/cultura/opinioni/editoriali/la-palla-al-piede-del-wifi-italiano-ycZk3jrLxJ65pEaEwwvTTJ/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
13.09.2013 Nel futuro digitale dell’Europa più rete e meno telefonia JUAN CARLOS DE MARTIN Ha ragione Neelie Kroes, commissario europeo per l’Agenda digitale, a sottolineare la fondamentale importanza del digitale per il futuro dell’economia europea. L’economia digitale, infatti, è strettamente intrecciata con quella tradizionale, al punto da essere ormai inseparabili. Una parte importante del nostro sviluppo futuro, dunque, dipenderà dalla capacità dell’Europa sia di innovare in ambito strettamente digitale, sia (soprattutto?) dalla capacità di applicare il digitale in maniera trasversale in tutti i settori produttivi e nella pubblica amministrazione. Tutto giusto. D’altronde a parlare è il Commissario europeo responsabile di quell’Agenda Digitale Europea grazie alla quale il digitale è entrato (anche se ancora superficialmente) nel lessico della politica italiana. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2013/09/13/cultura/opinioni/editoriali/nel-futuro-digitale-delleuropa-pi-rete-e-meno-telefonia-0bw0ISdR9UNxm4HdZo2ZwM/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
08.10.2013 Franzen e il dibattito sui social network Ciò che serve è una nuova educazione *Lo scrittore e saggista americano: “Twitter è stupido, crea dipendenza”** **La risposta di Juan Carlos De Martin* Sul digitale si dicono molte esagerazioni, ma un aspetto è innegabile: mai un cambiamento ha toccato tante persone in così poco tempo. Basti pensare che ci sono voluti 126 anni prima che al mondo ci fossero un miliardo di telefoni fissi, ma appena 8 per avere un miliardo di persone su Facebook. Per non parlare degli smartphones, che fino a poco fa appesantivano le tasche solo dei più fanatici, ma ora rappresentano oltre il 50% dei telefoni venduti al mondo. Cambiamenti molto rapidi che riguardano miliardi di persone: è inevitabile che i problemi siano elevati al cubo. Problemi, ma anche benefici, o le reti sociali non avrebbero tanto successo: vengono apprezzate soprattutto perché offrono un’alternativa alla posta elettronica, giudicata da molti (soprattutto i più giovani) limitata e formale, per condividere video, libri, musica, eventi, fotografie, testi, notizie sulla propria vita personale. Invece di «lettere» che si impilano inesorabili, un flusso continuo di stimoli, come una radio accesa in sottofondo, più discreta e meno esigente della posta. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2013/10/08/tecnologia/franzen-e-il-dibattito-sui-social-network-ci-che-serve-una-nuova-educazione-bQo4HDdOmQzLfw9SpORBSJ/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
24.10.2013 "Agcom senza poteri sul diritto d’autore" A febbraio è previsto che entri in vigore una controversa delibera anti-pirateria dell’Autorità Garante per le Comunicazioni (Agcom) contro la quale si sono sollevati non tanto i pirati, quanto i giuristi esperti. «La proposta è contraria al diritto europeo e mette a repentaglio la libertà d’espressione, senza raggiungere l’obiettivo di fornire una tutela efficace in caso di violazione» afferma Marco Ricolfi, co-fondatore del Centro Nexa su Internet e Società e direttore all’Università di Torino del Master sulla proprietà intellettuale. E’ il consigliere esperto di copyright della Commissione europea sull’iniziativa per le biblioteche digitali. [...] Continua qui: http://lastampa.it/2013/10/24/economia/agcom-senza-poteri-sul-diritto-dautor... Le osservazioni del Centro Nexa su Internet & Società sullo schema di regolamento allegato alla delibera n. 452/13/CONS del 25 luglio 2013 in materia di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 sono disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/nexacenterfiles/nexa_consultazione_agcom_452_13.pdf. <http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/...>
23.10.2013 Il futuro della democrazia JUAN CARLOS DE MARTIN Parlando di sorveglianza dopo le rivelazioni di Snowden, sono due le conversazioni pubbliche che dovremmo portare avanti con grande urgenza: la prima per capire come stanno le cose, la seconda per definire il tipo di società in cui vogliamo vivere nell’età del digitale e dei «big data». E’ chiaro che è impossibile tenere del tutto separate le due conversazioni: l’attualità, infatti, ci obbliga già adesso a cercare di discriminare il giusto dall’ingiusto, l’appropriato dal potenzialmente pericoloso. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2013/10/23/cultura/opinioni/editoriali/il-futuro-della-democrazia-mwHbjKTGrCPIqaaZwVo7aN/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
03.11.2013 La soluzione vera si chiama democrazia JUAN CARLOS DE MARTIN Vecchio contro nuovo, generazione dei «padri» contro quella dei «figli»: una formula che funziona alla meraviglia nei media come in politica. E' quello che devono aver pensato quelli del «Financial Times» quando hanno deciso di enfatizzare le differenze tra Bill Gates e Mark Zuckerberg in materia di priorità sociali. [...] Continua qui: http://lastampa.it/2013/11/03/cultura/opinioni/editoriali/la-soluzione-vera-si-chiama-democrazia-7zYXFwJhHWHInoR3LYCO8J/pagina.html<http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/l-accesso-alla-rete-un-diritto-che-va-garantito-per-costituzione-USGw8wHQixiKRXlIaxJFgN/pagina.html>
09.12.2013 La seconda vita globalizzata dei Commons SIMONE ARCAGNI Quando nascono le licenze Creative Commons (CC), la mission evidente è quella di trovare delle forme alternative, o quantomeno differenti, al pubblico dominio (Pd) e al copyright (C) che prevede la formula "Tutti i diritti riservati". Assecondando un certo modo di intendere soprattutto Internet e lo scambio di dati che lì avviene, nel 2001 Lawrence Lessig crea Creative Commons, proponendo un modello "Alcuni diritti riservati" e creando così un "movimento" e una comunità internazionale che si riconosce nella libera circolazione dei saperi, pur nel mantenimento di alcuni diritti d'autore. [...] Continua qui: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-12-08/la-seconda-vita-globali... [All'interno dell'articolo un'intervista a Federico Morando, Lead di Creative Commons Italia] <http://www.lastampa.it/2013/03/28/cultura/speciali/biennale-democrazia-2013/...>
17.02.2014 Le condizioni per l’Internet europeo JUAN CARLOS DE MARTIN Fa un po’ sorridere l’idea che un capo di governo europeo - come la Cancelliera Merkel ieri - scopra all’improvviso che molto traffico Internet europeo passi fisicamente per gli Usa. O che i giganti del Web basati oltre-Oceano non siano pienamente soggetti alle regole sulla privacy dell’Unione Europea. E’ possibile, infatti, che i suoi analisti non l’abbiano mai informata che per motivi economici da molti anni, forse da sempre, spesso è più conveniente passare dagli Usa anche se si vuole mandare una email da, per esempio, Torino a Berlino? E’ possibile che il suo ministro che si occupa di privacy non l’abbia mai informata che dal lontano 2000 esiste un accordo Europa-Usa (approvato anche dalla Germania) chiamato «Safe Harbor» («porto sicuro») che di fatto consente alle aziende web Usa di operare in Europa senza il pieno rispetto delle rigorose norme europee sulla privacy? [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
un articolo molto buono. bravo JC. Il giorno 17 febbraio 2014 09:07, Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it>ha scritto:
17.02.2014 Le condizioni per l'Internet europeo JUAN CARLOS DE MARTIN
Fa un po' sorridere l'idea che un capo di governo europeo - come la Cancelliera Merkel ieri - scopra all'improvviso che molto traffico Internet europeo passi fisicamente per gli Usa.
O che i giganti del Web basati oltre-Oceano non siano pienamente soggetti alle regole sulla privacy dell'Unione Europea. E' possibile, infatti, che i suoi analisti non l'abbiano mai informata che per motivi economici da molti anni, forse da sempre, spesso è più conveniente passare dagli Usa anche se si vuole mandare una email da, per esempio, Torino a Berlino? E' possibile che il suo ministro che si occupa di privacy non l'abbia mai informata che dal lontano 2000 esiste un accordo Europa-Usa (approvato anche dalla Germania) chiamato <<Safe Harbor>> (<<porto sicuro>>) che di fatto consente alle aziende web Usa di operare in Europa senza il pieno rispetto delle rigorose norme europee sulla privacy?
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Cari tutti, mi aggiungo con qualche giorno di ritardo per commentare la sentenza della CJEU sul caso Svensson. Vorrei, infatti, poter condividere l’ottimismo espresso dai più sui contenuti della sentenza che, invece, per più motivi, mi ha lasciato perplessa. Provo ad enunciarveli sinteticamente: 1. La Corte, senza addurre spiegazioni di sorta (né giuridiche, né di natura tecnologica) inizia il proprio ragionamento dalla premessa che l’attività di linking integri una comunicazione al pubblico. In primo luogo, la terminologia mi pare alquanto infelice (avrei preferito “trasmissione”). In secondo luogo, mi pare che si tratti di un punto nodale, liquidato in poche battute, che avrebbe meritato maggiore approfondimento e che avrebbe potuto portare, ove deciso differentemente, a conclusioni radicalmente diverse. 2. L’analisi della Corte mi pare verta esclusivamente sull’elemento del (nuovo) pubblico, analisi che, a sua volta, è interamente imperniata sull’elemento dell’accesso, libero o meno, al contenuto linkato: e cioè sulla circostanza che il link consenta o meno di aggirare misure di restrizione all’accesso predisposte per volere del right holder, con l’effetto di compiere un atto di ‘intervento’ tale da ampliare effettivamente la cerchia dei potenziali fruitori delle opere. 3. Ora. Questa conclusione, in risposta al caso concreto, mi pare certamente condividibile. Trovo difficile, per contro, astrarre un principio generale applicabile in futuro. Ed infatti, a prima vista, tale il ragionamento della Corte porterebbe a desumere che il linking è sempre lecito là dove si riferisca a contenuti liberamente accessibili online. Tuttavia, tale conclusione mi pare subito smentita dalla stessa Corte, quando aggiunge che il linking non sarà lecito nel caso in cui “[…] the work is no longer available to the public on the site on which it was initially communicated or where it is henceforth available on that site only to a restricted public […]”. Di conseguenza, l’accesso libero non deve solo sussistere nel momento in cui il contenuto è stato caricato in rete con il consenso del right-holder (i.e. con la prima messa a disposizione del pubblico), ma deve permanere per tutto il tempo in cui l’opera resta online. 4. Ma se così fosse, i fornitori di link dovrebbero costantemente verificare che i contenuti linkati restino disponibili in rete in maniera aperta, per essere sicuri di non incorrere in contraffazione. Non mi pare un gran risultato! Che ne pensate? 5. Peraltro, e con questo chiudo, un semplice link può effettivamente riuscire ad aggirare una misura di protezione predisposta dal website manager? O non smette forse di funzionare un volta che il sito sia stato chiuso ovvero il suo contenuto rimosso (mostrando una pagina bianca)? Spero di non essermi dilungata troppo! Emanuela Arezzo ----- Original Message ----- From: A Dicorinto <arturo.dicorinto@uniroma1.it> Date: Wednesday, February 19, 2014 4:54 pm Subject: Re: [nexa] La Stampa (De Martin): "Le condizioni per l'Internet europeo" To: Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it> Cc: nexa <nexa@server-nexa.polito.it>
un articolo molto buono. bravo JC.
Il giorno 17 febbraio 2014 09:07, Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it>ha scritto:
17.02.2014 Le condizioni per l'Internet europeo JUAN CARLOS
DE
MARTIN
Fa un po' sorridere l'idea che un capo di governo europeo - come la Cancelliera Merkel ieri - scopra all'improvviso che molto traffico Internet europeo passi fisicamente per gli Usa.
O che i giganti del Web basati oltre-Oceano non siano pienamente soggetti alle regole sulla privacy dell'Unione Europea. E' possibile, infatti, che i suoi analisti non l'abbiano mai informata che per motivi economici da molti anni, forse da sempre, spesso è più conveniente passare dagli Usa anche se si vuole mandare una email da, per esempio, Torino a Berlino? E' possibile che il suo ministro che si occupa di privacy non l'abbia mai informata che dal lontano 2000 esiste un accordo Europa-Usa (approvato anche dalla Germania) chiamato <<Safe Harbor>> (<<porto sicuro>>) che di fatto consente alle aziende web Usa di operare in Europa senza il pieno rispetto delle rigorose norme europee sulla privacy?
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13.10.2014 Alla Camera la Magna Carta di Internet JUAN CARLOS DE MARTIN Da oggi sul sito della Camera dei Deputati è disponibile la prima bozza pubblica di un documento intitolato: «Dichiarazione dei diritti in Internet». È la prima volta che un’istituzione parlamentare produce quella che si potrebbe definire una Magna Carta per la Rete. Alcuni paesi, come il Brasile con la legge detta «Marco Civil», hanno adottato leggi ordinarie che trattano dei diritti in Rete. E negli ultimi vent’anni la società civile internazionale ha certamente prodotto molte dichiarazioni e carte aventi come obiettivo quello di tutelare le libertà digitali. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2014/10/13/cultura/opinioni/editoriali/alla-camera-la... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
24.11.2014 La politica scelga su Internet JUAN CARLOS DE MARTIN Bonifici bancari, «mi piace» su Facebook, accessi a enciclopedie, consultazione di mezzi di informazione, chiamate Skype, acquisti, rapporti tra clienti e fornitori, discussioni sugli argomenti più disparati, partecipazione a consultazioni e votazioni, e molto altro ancora: nella storia non era mai accaduto che un mezzo di comunicazione si avvicinasse alla pervasività e all’importanza che ha assunto Internet in quasi tutti gli ambiti dell’attività umana. Tuttavia la politica italiana non ha ancora capito che proprio per questo motivo le decisioni che riguardano Internet dovrebbero essere trattate come questioni della massima rilevanza politica. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2014/11/24/cultura/opinioni/editoriali/la-politica-sc... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
ottimo articolo!!!!!!!!!!!! Qualcuno conosce le ragioni della posizione del Governo italiano? E' chiaro che parliamo di "lobby". Quale? I "digital Champion" sono stati consultati? Raf Il 24/11/2014 08:30, Giuseppe Futia ha scritto:
24.11.2014
La politica scelga su Internet
JUAN CARLOS DE MARTIN
Bonifici bancari, «mi piace» su Facebook, accessi a enciclopedie, consultazione di mezzi di informazione, chiamate Skype, acquisti, rapporti tra clienti e fornitori, discussioni sugli argomenti più disparati, partecipazione a consultazioni e votazioni, e molto altro ancora: nella storia non era mai accaduto che un mezzo di comunicazione si avvicinasse alla pervasività e all'importanza che ha assunto Internet in quasi tutti gli ambiti dell'attività umana.
Tuttavia la politica italiana non ha ancora capito che proprio per questo motivo le decisioni che riguardano Internet dovrebbero essere trattate come questioni della massima rilevanza politica.
[...]
Continua qui: http://www.lastampa.it/2014/11/24/cultura/opinioni/editoriali/la-politica-sc... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
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25.11.2014 Web neutrale, servono regole sovrannazionali LAURA BOLDRINI (PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI) «La politica italiana non ha ancora capito che le decisioni che riguardano Internet dovrebbero essere trattate come questioni della massima rilevanza», scrive Juan Carlos De Martin su /La Stampa/ di ieri. Impossibile non dirsi d’accordo sulla centralità che la Rete ha assunto nelle nostre vite. Dentro ci passano il lavoro, lo studio, i commerci, il tempo libero, le amicizie. Ci passano straordinarie opportunità di crescita sociale e civile, lotte per la libertà e la democrazia. Ma anche rischi di cyberbullismo per i ragazzi o di insulti e molestie per le donne. Ci passa la vita, in una parola, una vita sempre meno virtuale. E una politica che non si occupi di temi che riguardano tutti approfondisce ancora di più il solco che la separa dalla società. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2014/11/25/cultura/opinioni/editoriali/web-neutrale-s... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it> ha scritto:
Boldrini:
Se Internet e' per definizione sovrannazionale, sovrannazionali dovranno essere anche le regole della "cittadinanza digitale".
E lo sono, "senza frontiere". Dai protocolli standard degli anni '70 e '80. *Non* e' piu' una "innovazione". Sono le due tecniche del potere, Politica e Diritto, che sono indietro di 30-40 anni. Stefano Quintarelli: " 1. Ai fini della presente legge si intende per: a) rete internet, il sistema di reti di comunicazione elettronica pubbliche e interconnesse, incluso il segmento di accesso alla sede di un utente, operante con la suite di protocolli Transmission control protocol (TCP) e Internet protocol (IP) definiti dall?Internet engineering task force (IETF), che utilizza indirizzi IP e numeri di un sistema autonomo la cui allocazione è coordinata a livello globale dall?Internet assigned numbers authority (IANA), nonché numeri associati ai servizi della rete internet «port numbers», i registri dei nomi a dominio, nonché la Domain name system (DNS) root zone, coordinati a livello globale dalla IANA;" Il mestiere della politica *non* e' regolamentare internet, non ce la fanno, non ce la faranno, perche' il mestiere e la "delega" della politica, a' propos, e' di essere il 'cliente' [client] piu' sensibile e intelligente di internet. A mia menoria, e a mia notizia, non si rimette il dentifricio nel tubetto, giorgio
Today EFF is proud to join 35 groups from 19 countries around the world to officially launch the campaign website of a new global coalition for net neutrality, at http://www.thisisnetneutrality.org/. https://www.eff.org/deeplinks/2014/11/eff-co-launches-global-coalition-net-n...
A United Nations panel has adopted a resolution expressing concern about mass surveillance. The proposal was drafted by Germany and Brazil, which, according to revelations by Edward Snowden, have both been subjected to extensive U.S. spying. read more at: http://www.democracynow.org/2014/11/26/headlines#112614
27.11.2014 Perché internet ha bisogno di nuove regole STEFANO RODOTA' Perché si è tornati a discutere intensamente di nuove regole per Internet, addirittura di una sua "costituzione" <http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/10/13/news/bozza_costituzione_internet_italia-97980058/>? La spiegazione si trova nel congiungersi di una serie di fattori tecnologici, politici e istituzionali, che hanno modificato un contesto considerato ormai stabile, spingendo più d'uno a sottolineare che siamo di fronte a una possibile svolta storica. Era sembrato che si fosse consolidata una impostazione che lasciava poco spazio ai diritti. Dalla brutale affermazione del 1999 di Scott McNealy - "Avete zero privacy. Rassegnatevi" - fino alla sbrigativa conclusione di Mark Zuckerberg sulla fine della privacy come "regola sociale", era emersa una linea caratterizzata dal congiungersi di due elementi: l'irresistibilità tecnologica e la preminenza della logica economica. [...] Continua qui: http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/11/27/news/perch_internet_ha_bisogn... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
16.12.2014 Se Juncker taglia la ricerca JUAN CARLOS DE MARTIN «Mai mangiare il grano della semina» (never eat your seed corn) dicono gli agricoltori americani. È probabile che qualcosa di simile si dica in tutto il mondo: è chiaro che un beneficio immediato ottenuto compromettendo il futuro può solo portare al disastro. È un detto che mi è venuto in mente quando di recente ho capito meglio in cosa consistano i «300 miliardi di Juncker». [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2014/12/16/cultura/opinioni/editoriali/se-juncker-tag... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
16.04.2015 I tre aspetti cruciali del caso Google JUAN CARLOS DE MARTIN La Commissione Europea accusa Google di pratiche anti-competitive e subito scatta la tentazione di ridurre tutto a contrapposizioni tanto semplici quanto fuorvianti, come «Usa contro Europa» o «innovatori contro conservatori». [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2015/04/16/cultura/opinioni/editoriali/i-tre-aspetti-... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
Grazie, utile articolo soprattutto alla luce della risposta di Riotta ad una lettrice sanmarinese nella pagina di fianco su La Stampa, che contrappone i google-innovatori agli euro-conservatori. buona giornata Eleonora Il 16/04/2015 12:56, Giuseppe Futia ha scritto:
16.04.2015
I tre aspetti cruciali del caso Google
JUAN CARLOS DE MARTIN
La Commissione Europea accusa Google di pratiche anti-competitive e subito scatta la tentazione di ridurre tutto a contrapposizioni tanto semplici quanto fuorvianti, come «Usa contro Europa» o «innovatori contro conservatori».
[...]
Continua qui: http://www.lastampa.it/2015/04/16/cultura/opinioni/editoriali/i-tre-aspetti-... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
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03.11.2015 I diritti di Internet sono i diritti delle persone JUAN CARLOS DE MARTIN Perché ormai da almeno dieci anni si parla di diritti in Internet? Cosa ha spinto organizzazioni e istituzioni in numerose parti del mondo a proporre decine di carte dei diritti, dichiarazioni, Bill of Rights? Perché Tim Berners-Lee, l’inventore del Web e uno delle figure più carismatiche della Rete, da più di un anno sostiene che abbiamo bisogno niente meno che di una Magna Carta di Internet <https://www.lastampa.it/2015/10/29/tecnologia/il-parlamento-europeo-ha-reso-internet-un-posto-peggiore-5AZV9ITdCoQ2zAsGQpn6bL/pagina.html>? La risposta parte dalla constatazione che Internet è ormai l’infrastruttura più importante del mondo, come ha scritto di recente l’ex primo ministro svedese Carl Bildt. Una infrastruttura che si avvia a diventare, come scrive sempre Bildt, «l’infrastruttura di tutte le infrastrutture» e che intanto ha già un peso enorme nella vita delle persone, nell’economia, nella politica e persino nei rapporti internazionali. Una infrastruttura che sta riconfigurando non solo interi settori industriali, ma anche la stessa mappa del potere a livello mondiale: si stanno modificando, infatti, i rapporti di forza tra i paesi, sono nate e nascono nuove e potenti entità, si stanno alterando i rapporti tra governi e cittadini. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2015/11/03/tecnologia/i-diritti-di-internet-sono-i-di... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
21.01.2016 Sarà la forza delle democrazie a plasmare il futuro di Internet JUAN CARLOS DE MARTIN «Internet è diventata la più importante infrastruttura al mondo», scriveva l’ex primo ministro svedese Carl Bildt qualche mese fa. È quindi naturale chiedersi quale sia il rapporto tra Internet e il potere. Domande che potremmo articolare intorno a tre poli principali: il potere /di/ Internet, il potere /in/ Internet e il potere /su/ Internet. Il potere /di/ Internet è quello che deriva dall’essere, appunto, l’infrastruttura più importante del mondo. Infrastruttura che in questi ultimi vent’anni è diventata la rete su cui transitano notizie, comunicazioni personali, transazioni economiche, intrattenimento, educazione, associazionismo, movimenti politici e molto altro ancora. Quindi il potere di Internet è quello di influenzare quello che pensano e provano miliardi di persone, è quello di permettere l’accesso alla conoscenza, a prodotti e a servizi, è quello di monitorare lo stato del mondo. Detto in altri termini, i rettangoli luminosi dei nostri schermi sono sempre di più nientemeno che la nostra interfaccia verso il mondo. Difficile immaginare una infrastruttura con maggior potere. [...] Continua qui: http://www.lastampa.it/2016/01/21/cultura/sar-la-forza-delle-democrazie-a-pl... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
29.01.2016 Qualità del dato open, ecco come aumentarla: l'utente al centro ANTONIO VETRO', MARCO TORCHIANO Lo sviluppo di una pipeline informatica per il controllo della qualità degli Open Data sulle caratteristiche di interesse più trasversale, può venire in aiuto a quelle Istituzioni –come i piccoli Comuni– che non hanno le risorse sufficienti per implementare un processo di controllo della qualità dei dati prima della loro apertura. [...] Continua qui: http://www.forumpa.it/pa-digitale/open-data-la-scala-5-star-non-basta-fondam... <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...> <http://www.lastampa.it/2014/02/17/cultura/opinioni/editoriali/le-condizioni-...>
participants (16)
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A Dicorinto -
a.dicorinto@uniroma1.it -
bernardo parrella -
Diego Giorio -
earezzo@luiss.it -
Eleonora Pantò -
Federico Morando -
giorgio.giunchi@cctld.it -
Giuseppe Futia -
Giuseppe Futia -
J.C. DE MARTIN -
Laboratorio Eudemonia -
MANTELERO ALESSANDRO -
Marco Ciurcina -
Marco De Rossi -
meo