13.09.2012
Qui ci vuole una costituzione dei diritti digitali
JUAN CARLOS DE MARTIN
Gli smartphone, quei minuscoli computer
che consentono anche di telefonare, stanno portando nelle
tasche di milioni di persone i due pilastri della rivoluzione
digitale: un computer tutto-fare in grado di elaborare
qualsiasi informazione rappresentabile sotto forma di uni e di
zeri e una connessione a Internet. Chi i computer già li
frequenta apprezza gli smartphone perché permettono, in
qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, molte, anche se non
tutte, delle operazioni tipiche di un computer. E gli altri
apprezzano subito, anche grazie alle interfacce intuitive, il
marchingegno che si ritrovano in tasca. La legge di Moore -
quella che sancisce il raddoppio delle capacità di calcolo dei
computer ogni 18 mesi - ha contribuito: gli smartphone sono
sempre più potenti, veloci e versatili. Pochi anni fa, era
impensabile che un dispositivo tascabile riuscisse a
registrare e magari anche a montare video ad alta definizione:
oggi è la norma. Così per le prestazioni fotografiche, per la
navigazione stradale, per le funzioni di pagamento, in un
crescendo imperialista che porta lo smartphone ad assorbire
nella sua flessibile anima di computer un numero crescente di
dispositivi una volta a sé stanti.
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