la polarizzazione non dipende dai social media, ok, ma come spiegate questo?
3 minuti di lettura, 2 grafici: https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how-the-facebook-algo... cosa ne pensate? buon sabato! -- Claudio Agosti, https://facebook.tracking.exposed - https://twitter.com/_vecna PGP mail: claudio﹫tracking・exposed - key here https://keybase.io/vecna
Divide et impera. Queste isole omogenee e controllabili torneranno MOLTO utili quando la politica si accorgerà dei problemi etici (e logici) posti dalla parzialità nell'accesso all'informazione, abilmente venduta sotto le spoglie della customizzazione. Problema logico, perché ciò che è "personalizzato" è inevitabilmente parziale. Ma anche problema Politico. E di quelli di cui i politici potrebbero persino interessarsi sul serio, in quanto in grado di renderli semplicemente irrilevanti. Comunque bel esperimento. Semplice e ben congegnato. Mi viene in mente un unica obbiezione metodologica, la scarsa interattività dei bot potrebbe aver limitato la possibilità dell'algoritmo di "correggere il tiro", proponendo un più ampio spettro di contenuti. È difficile comunque immaginare una soluzione replicabile a questo problema senza conoscere nel dettaglio l'algoritmo in questione. Mi verrebbe in mente il vecchio Eloisa, ma connetterlo a Facebook richiederebbe un approccio statistico con un numero elevato di bot. Vi è anche il rischio che Facebook riesca a identificare i bot e a servire risultati più politically correct. Ma detto questo, abbiamo bisogno di più ricerche di questo tipo! Davvero un ottimo lavoro. Giacomo Il 03/Mar/2018 11:54, "Claudio Agosti" <claudio.agosti@logioshermes.org> ha scritto:
3 minuti di lettura, 2 grafici:
https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how-the-facebook- algorithm-insulates-fascists-from-reality-d36739b0758b
cosa ne pensate? buon sabato!
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Scusate, dopo la lettura di questo thread: https://groups.google.com/forum/#!topic/it.comp.ia/uCKEFGzbbWc mi sento di sconsigliare caldamente Eloisa per qualsiasi ricerca statistica. Ricordavo di averlo provato su Debian GNU/Linux anni fa, ma evidentemente mi confondo con Alice o con qualche altro bot dell'epoca. Non credo manchino, al giorno d'oggi, chat bot open source per eventuali esperimenti statistici sui social. Ovviamente il mio consiglio non dipende dal thread in questione, ma dalla ovvia necessità dei sorgenti per spiegare i comportamenti del bot, al fine di ridurre le incognite del problema al solo sistema oggetto della ricerca. Scusate. Giacomo Il 3 marzo 2018 17:23, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Divide et impera.
Queste isole omogenee e controllabili torneranno MOLTO utili quando la politica si accorgerà dei problemi etici (e logici) posti dalla parzialità nell'accesso all'informazione, abilmente venduta sotto le spoglie della customizzazione.
Problema logico, perché ciò che è "personalizzato" è inevitabilmente parziale.
Ma anche problema Politico. E di quelli di cui i politici potrebbero persino interessarsi sul serio, in quanto in grado di renderli semplicemente irrilevanti.
Comunque bel esperimento.
Semplice e ben congegnato.
Mi viene in mente un unica obbiezione metodologica, la scarsa interattività dei bot potrebbe aver limitato la possibilità dell'algoritmo di "correggere il tiro", proponendo un più ampio spettro di contenuti.
È difficile comunque immaginare una soluzione replicabile a questo problema senza conoscere nel dettaglio l'algoritmo in questione. Mi verrebbe in mente il vecchio Eloisa, ma connetterlo a Facebook richiederebbe un approccio statistico con un numero elevato di bot.
Vi è anche il rischio che Facebook riesca a identificare i bot e a servire risultati più politically correct.
Ma detto questo, abbiamo bisogno di più ricerche di questo tipo! Davvero un ottimo lavoro.
Giacomo
Il 03/Mar/2018 11:54, "Claudio Agosti" <claudio.agosti@logioshermes.org> ha scritto:
3 minuti di lettura, 2 grafici:
https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how-the-facebook-algo...
cosa ne pensate? buon sabato!
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ciao Giacomo, scusa il ritardo della risposta 2018-03-03 17:23 GMT+01:00 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it>:
Mi viene in mente un unica obbiezione metodologica, la scarsa interattività dei bot potrebbe aver limitato la possibilità dell'algoritmo di "correggere il tiro", proponendo un più ampio spettro di contenuti.
i bot durante i 2 mesi continuavano a mettere like ai post appartenenti alla loro affiliazione. purtroppo (ma, volutamente) non era definito metodologicamente quanti like sarebbero stati messi ed ogni quanto tempo, era un'attività manuale delegata a volontari che gestivano i bot.
È difficile comunque immaginare una soluzione replicabile a questo problema senza conoscere nel dettaglio l'algoritmo in questione. Mi verrebbe in mente il vecchio Eloisa, ma connetterlo a Facebook richiederebbe un approccio statistico con un numero elevato di bot.
Vi è anche il rischio che Facebook riesca a identificare i bot e a servire risultati più politically correct.
Sì, diciamo per facebook potrebbe essere facile capire che c'è un'interazione non completamente fluida, come farebbe un umano. Ma, permettimi un paragone astratto, se facebook è Giove, un gigante gassoso, fbtrex è una scoreggia nello spazio. non credo che per ora abbia un trigger pensato per raggirare le analisi. Poi, può essere pure vero, che solo utenti con determinate caratteristiche di storia (che so, almeno 10 check-in in luoghi diversi, pubblicazione di foto e selfie unici, essere taggati e mettere like, facial recognition che matcha tra foto taggate e selfie, chi lo sa...) ricevano "gli algoritmi migliori". Il fatto è che i bot mi servivano strumentalmente per dimostrare che l'approccio funziona, per iniziare a capire degli indicatori (tipo, la percentuale del media ricevuto, link/foto/video), ma vorrei ottenere qualcosa di utile con utenti reali
Ma detto questo, abbiamo bisogno di più ricerche di questo tipo!
Grazie, lasciami spiegare la situazione attuale: il progetto è in beta, mi interessava in questa fase validare il modello. ora però devo trovare modo di mantenerlo in vita, e se fosse possibile fare ricerca di fondi con altri istituti di ricerca, per me sarebbe una buona soluzione
Davvero un ottimo lavoro.
grazie, ciao, Claudio
Il giorno 6 marzo 2018 17:21, Claudio Agosti < claudio.agosti@logioshermes.org> ha scritto:
Ma, permettimi un paragone astratto, se facebook è Giove, un gigante gassoso, fbtrex è una scoreggia nello spazio.
ROTFL! ! ! Hai sensibilmente migliorato la mia giornata. :-D Grazie! E buon lavoro. Giacomo
On 2018-03-03 11:54, Claudio Agosti wrote:
3 minuti di lettura, 2 grafici:
https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how-the-facebook-algo... [1]
a me quello e altre cose hanno "ispirato" queste righe: http://stop.zona-m.net/2018/03/on-the-real-impact-of-fake-news-echo-chambers... HTH, Marco -- http://mfioretti.com
Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la portata della questione. Supponi di convincere una gran parte della popolazione ad indossare un paio di occhiali blu. Avrebbero difficoltà a distinguere gli arancioni dai grigi, ma tutti i colori risulterebbero deformati. Purtuttavia tutti gli individui subirebbero la medesima deformazione cognitiva, per cui potrebbero assuefarsi ad essa, iniziando a considerarla come un fatto, inevitabile. Ora considera quanto le grandi aziende di cui stiamo parlando controllino l'accesso alla informazione disponibile sul web per una vastissima parte della popolazione. Queste grandi aziende controllano, di fatto, una realtà aumentata in cui siamo immersi: il web. Controllano la nostra percezione di tale realtà, di tale spazio. A riprova della potenza di tale *straordinario controllo culturale*, basta osservare come queste aziende si battano in nome della "net neutrality", pur costituendo la maggiore minaccia a tale neutralità! Davvero pensate che nessuno noti questa immensa contraddizione? Io non credo. Ora, la polarizzazione può essere più rapida per certi gruppi sociali, ma è intrinsecamente connessa con la personalizzazione dei contenuti, perché* ciò che è personalizzato è necessariamente di parte*. La Democrazia presuppone il *confronto *civile di opinioni *diverse*. Differenza che la personalizzazione inevitabilmente riduce, filtrandola via. "Divide et impera" appunto. Tempo fa, scrivevo che la mail è la prima applicazione "social" della storia. Con tutti i suoi limiti, per il momento è anche l'unica ad avere un saldo sociale positivo. Ne potranno nascere di nuove. Mastodon e GNU social (https://gnu.io/) mi sembrano le proposte più concrete disponibili al momento. Tuttavia temo che entrambe non affrontano alcuni dei limiti tecnico/politici dell'email, come l'identificabilità del mittente e la sua conseguente responsabilità. Si tratta di problemi complessi: richiedono soluzioni semplici e dunque molto difficili da trovare. Giacomo 2018-03-06 8:23 GMT+01:00 M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net>:
On 2018-03-03 11:54, Claudio Agosti wrote:
3 minuti di lettura, 2 grafici:
https://medium.com/@trackingexposed/the-iron-bubble-or-how- the-facebook-algorithm-insulates-fascists-from-reality-d36739b0758b [1]
a me quello e altre cose hanno "ispirato" queste righe:
http://stop.zona-m.net/2018/03/on-the-real-impact-of-fake-ne ws-echo-chambers-and-filter-bubbles/
HTH,
Marco
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On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la portata della questione.
la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che quelle mie quattro righe risolvono la questione. Non mi pare proprio di avere scritto nulla del genere. Quello è anche un sito di divulgazione per non addetti ai lavori, se anche potessi scriverci 5000 parole al giorno, sarebbe inutile. Ma credo che basti scorrerne le prime 3/4 schermate, per capire dai titoli quanto sono conscio dello straordinario controllo culturale eccetera. Ultimamente ho fatto esempi più politici che in altri campi di quanto questo controllo sia enorme, tipo qui: http://stop.zona-m.net/2017/09/facebook-and-google-forcing-countries-to-trus... ma ripeto, lo so benissimo quanto la cosa sia pervasiva, e non mi fa certo piacere. Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti MOLTO, ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse. Ma soprattutto, non mi convince proprio l'idea che continuare a usare "piattaforme" per servizi e comunicazioni individuali. Di questo ho scritto qui, relativamente a Mastodon: http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a-different-platf... e qui, in generale: http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a-different-platf... Marco 1) tema che ho ampiamente sviscerato qui http://per-cloud.com -- http://mfioretti.com
L’esperimento - e la discussione - mi paiono molto stimolanti, perché mette a nudo un conflitto di interessi implicito. Una piattaforma digitale fonda il suo successo sulla costruzione del maggior numero possibile di mondi – digitali – paralleli; più il pubblico è frammentato e verticale, maggiori saranno la personalizzazione delle informazioni e l’engagement degli utenti, maggiori i ricavi pubblicitari della piattaforma e i dati che può rivendere a terzi. La *polis*, invece, si fonda su un principio di realtà per cui la verità esiste e alcune cose – almeno le più importanti: ad esempio, l’essere in pace o in guerra – sono la stessa cosa per tutti. Né la stampa né la televisione sono mai riuscite a personalizzare l’audience e i contenuti al punto di costruire realtà parallele, a causa di alcuni limiti tecnici e economici: i costi di stampa, la disponibilità della banda, ecc. Inoltre, sia la stampa sia la televisione sono sempre state controllate dagli stati nazionali. Facebook, invece, è una multinazionale che assurge a vera e propria formazione sociale in concorrenza con gli stati nazione: è uno stato con 2,2 miliardi di abitanti. Twitter è uno stato più piccolo, con 300 milioni di abitanti, una zona franca apparentemente più libera e tuttavia intrinsecamente altrettanto autoritaria. Sebbene oggi siano governate da sovrani illuminati, ciò è del tutto irrilevante per i despoti che le sfruttano per perseguire i propri scopi nella *polis*, anche perché i loro dati – un bene pubblico – sono sotto custodia.: *“It is *i*mpossible to accurately estimate the number of Russian state-sponsored accounts operating on Twitter and Facebook. […] The explanation for this is not because the Russians are particularly secretive or expert at covering their tracks, but the attitude of Twitter and Facebook who fight attempts by independent researchers to come up with an answer. […] All of those efforts were hampered further by Twitter’s unwillingness to work with researchers. The company does not allow anyone except a few select corporate partners access to the “firehose” – the raw stream of public tweets in realtime – and no one outside the company can look at the full historical database. That means that researchers had to scramble to come up with novel ways to build their own datasets from what they could access.*” Alex Hern, “Russian Troll Factories. Researchers Damn Twitter’s Refusal to Share Data”, The Guardian, November 15th 2017 https://www.theguardian.com/world/2017/nov/15/russian- troll-factories-researchers-damn-twitters-refusal-to-share-data *Edoardo Montenegro* *TwLetteratura* www.twletteratura.org <http://www.twitteratura.it/> Tw: @edmonten Tel: +39.347.03.39.648 Skype: edoardo.montenegro 2018-03-06 12:22 GMT+01:00 M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net>:
On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la portata della questione.
la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che quelle mie quattro righe risolvono la questione. Non mi pare proprio di avere scritto nulla del genere. Quello è anche un sito di divulgazione per non addetti ai lavori, se anche potessi scriverci 5000 parole al giorno, sarebbe inutile. Ma credo che basti scorrerne le prime 3/4 schermate, per capire dai titoli quanto sono conscio dello straordinario controllo culturale eccetera. Ultimamente ho fatto esempi più politici che in altri campi di quanto questo controllo sia enorme, tipo qui:
http://stop.zona-m.net/2017/09/facebook-and-google-forcing- countries-to-trust-them/
ma ripeto, lo so benissimo quanto la cosa sia pervasiva, e non mi fa certo piacere.
Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti MOLTO, ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse.
Ma soprattutto, non mi convince proprio l'idea che continuare a usare "piattaforme" per servizi e comunicazioni individuali. Di questo ho scritto qui, relativamente a Mastodon:
http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not- a-different-platform/
e qui, in generale:
http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not- a-different-platform/
Marco
1) tema che ho ampiamente sviscerato qui http://per-cloud.com
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Il giorno 6 marzo 2018 12:33, Edoardo Montenegro < edoardo.montenegro@gmail.com> ha scritto:
L’esperimento - e la discussione - mi paiono molto stimolanti, perché mette a nudo un conflitto di interessi implicito. Una piattaforma digitale fonda il suo successo sulla costruzione del maggior numero possibile di mondi – digitali – paralleli; più il pubblico è frammentato e verticale, maggiori saranno la personalizzazione delle informazioni e l’engagement degli utenti, maggiori i ricavi pubblicitari della piattaforma e i dati che può rivendere a terzi.
La *polis*, invece, si fonda su un principio di realtà per cui la verità esiste e alcune cose – almeno le più importanti: ad esempio, l’essere in pace o in guerra – sono la stessa cosa per tutti. Né la stampa né la televisione sono mai riuscite a personalizzare l’audience e i contenuti al punto di costruire realtà parallele, a causa di alcuni limiti tecnici e economici: i costi di stampa, la disponibilità della banda, ecc. Inoltre, sia la stampa sia la televisione sono sempre state controllate dagli stati nazionali.
Concordo che la stampa e la televisione non siano mai riuscite a _personalizzare_ l'audience etc etc. Tuttavia mi sembra una riflessione extra interessante sottolineare che, se rimuoviamo l'attributo _personalizzare_, abbiamo esempi in passato (e, adesso che ci penso meglio, anche nel presente) in cui la stampa e la televisione sono riuscite a creare realta' parallele proprio perche' erano pesantemente controllate / influenzate dagli stati. Simone
Facebook, invece, è una multinazionale che assurge a vera e propria formazione sociale in concorrenza con gli stati nazione: è uno stato con 2,2 miliardi di abitanti. Twitter è uno stato più piccolo, con 300 milioni di abitanti, una zona franca apparentemente più libera e tuttavia intrinsecamente altrettanto autoritaria.
Sebbene oggi siano governate da sovrani illuminati, ciò è del tutto irrilevante per i despoti che le sfruttano per perseguire i propri scopi nella *polis*, anche perché i loro dati – un bene pubblico – sono sotto custodia.: *“It is *i*mpossible to accurately estimate the number of Russian state-sponsored accounts operating on Twitter and Facebook. […] The explanation for this is not because the Russians are particularly secretive or expert at covering their tracks, but the attitude of Twitter and Facebook who fight attempts by independent researchers to come up with an answer. […] All of those efforts were hampered further by Twitter’s unwillingness to work with researchers. The company does not allow anyone except a few select corporate partners access to the “firehose” – the raw stream of public tweets in realtime – and no one outside the company can look at the full historical database. That means that researchers had to scramble to come up with novel ways to build their own datasets from what they could access.*”
Alex Hern, “Russian Troll Factories. Researchers Damn Twitter’s Refusal to Share Data”, The Guardian, November 15th 2017 https://www.theguardian.com/world/2017/nov/15/russian-troll- factories-researchers-damn-twitters-refusal-to-share-data
*Edoardo Montenegro*
*TwLetteratura* www.twletteratura.org <http://www.twitteratura.it/>
Tw: @edmonten Tel: +39.347.03.39.648 Skype: edoardo.montenegro
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On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la portata della questione.
la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che quelle mie quattro righe risolvono la questione. Non mi pare proprio di avere scritto nulla del genere. Quello è anche un sito di divulgazione per non addetti ai lavori, se anche potessi scriverci 5000 parole al giorno, sarebbe inutile. Ma credo che basti scorrerne le prime 3/4 schermate, per capire dai titoli quanto sono conscio dello straordinario controllo culturale eccetera. Ultimamente ho fatto esempi più politici che in altri campi di quanto questo controllo sia enorme, tipo qui:
http://stop.zona-m.net/2017/09/facebook-and-google-forcing-c ountries-to-trust-them/
ma ripeto, lo so benissimo quanto la cosa sia pervasiva, e non mi fa certo piacere.
Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti MOLTO, ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse.
Ma soprattutto, non mi convince proprio l'idea che continuare a usare "piattaforme" per servizi e comunicazioni individuali. Di questo ho scritto qui, relativamente a Mastodon:
http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a -different-platform/
e qui, in generale:
http://stop.zona-m.net/2018/01/the-fix-for-facebook-is-not-a -different-platform/
Marco
1) tema che ho ampiamente sviscerato qui http://per-cloud.com
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On 2018-03-06 12:42, Simone Basso wrote:
[in passato] la stampa e la televisione sono riuscite a creare realta' parallele proprio perche' erano pesantemente controllate / influenzate dagli stati.
no, questo non è corretto. I media tradizionali sono "riusciti a creare realtà parallele" perché erano le UNICHE, unidirezionali e POCHE, fonti da cui sapere in tempo utile quel che stava succedendo a più di 20 km da casa. Se si moltiplicano le fonti non controllabili **centralmente**, a cui ogni singolo può accedere direttamente, allora qualunque "centro", Facebook o un ministero è uguale) non ce la fa a creare realtà parallele. Non coi modi di prima, di sicuro. Sì, certo, gli stessi bot che oggi passano da Twitter continuerebbero a funzionare via RSS, ma quello è altro discorso. Marco -- http://mfioretti.com
Marco wrote: *I media tradizionali sono "riusciti a creare realtà parallele" perché erano le UNICHE, unidirezionali e POCHE, fonti da cui sapere in tempo utile quel che stava succedendo a più di 20 km da casa. Se si moltiplicano le fonti non controllabili **centralmente**, a cui ogni singolo può accedere direttamente, allora qualunque "centro", Facebook o un ministero è uguale) non ce la fa a creare realtà parallele. * Credo che stampa e televisione creino poche realtà alternative (non parallele tra loro), perché i loro destinatari sono essenzialmente masse indivisibili (vedi l’analisi che Erik Gandini fa del berlusconismo in *Videocracy*, per esempio) e ovviamente non è che un bene che siano eterodirette dai governi o dai tycoon nazionali (J.S. Mill, *On Liberty*, 1869). E’ proprio nel grado di personalizzazione e nella molteplicità di realtà parallele costruite e simultaneamente coesistenti fra loro che i social network portano il fenomeno alla totale frammentazione e al superamento definitivo della realtà fisica. Oggi co-‘esistono’ un’Italia in cui i vaccini uccidono e un’Italia in cui gli immigrati stanno geneticamente sostituendo gli italiani (e molte, infinite, altre piccole Italie autoriflettenti) anche per uno specifico effetto di rispecchiamento: se infatti – come Marco rileva - la televisione e i giornali tendevano a mostrare e imporre realtà lontane ed esotiche (dalle coreografie marziali di regime alle maggiorate che entrano nel salotto domestico), i social network sembrano replicare all’infinito, ingigantendole, le piccole e distorte realtà vicine; se abito nella periferia di un’area urbana in cui alta è l’immigrazione e vivo questa condizione come un problema, allora cercherò sui social network informazioni che evidenziano questo fenomeno, finendo per amplificarne la percezione all’infinito, cosa che non potrei fare – se non entro certi limiti – con la televisione e i giornali. Il complottismo non nasce forse da ripetute rappresentazioni unilaterali e settarie delle realtà? L’aspetto intrinsecamente autoritario del fenomeno è nel fatto che il capitalismo da piattaforma moltiplica i contenuti e le audience attraverso una sorta di monopolio delle forme percettive, laddove invece le grandi dittature novecentesche unificavano masse eterogenee – spingendole alla guerra tra loro – con singoli e unitari proclami alla radio: quelle infinite e inesistenti realtà immaginarie coesistono obbedendo tutte allo stesso algoritmo. I dati sono molteplici e contradditori, ma in termini di asset sono un unico e immenso aggregato monopolistico. I dati delle piattaforme sono evidentemente “privati”, ma uniti tra loro hanno un valore pubblico, e sono oggetto di una predazione dalle persone alle piattaforme che tende a sottrarsi sia agli organismi nazionali sia a quelli sovranazionali; ciò diviene un elemento sistemico della crisi stessa di questi organismi, concorrendo a determinarla e ad aggravarla: negli Stati Uniti di Trump, nel Regno Unito della Brexit e nell’Italia del 4 marzo. E la soluzione democratica non può essere tecnica, perché gli istinti della tecnica, se completamente liberati, prescindono dagli individui e dalla polis (il positivismo sfociò di fatto nella Prima Guerra Mondiale). La soluzione, quindi, è in primo luogo politica, ma chi avrà la forza di produrla? *Edoardo Montenegro* *TwLetteratura* www.twletteratura.org <http://www.twitteratura.it/> Tw: @edmonten Tel: +39.347.03.39.648 Skype: edoardo.montenegro 2018-03-06 14:07 GMT+01:00 M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net>:
On 2018-03-06 12:42, Simone Basso wrote:
[in passato] la stampa e la televisione
sono riuscite a creare realta' parallele proprio perche' erano pesantemente controllate / influenzate dagli stati.
no, questo non è corretto. I media tradizionali sono "riusciti a creare realtà parallele" perché erano le UNICHE, unidirezionali e POCHE, fonti da cui sapere in tempo utile quel che stava succedendo a più di 20 km da casa. Se si moltiplicano le fonti non controllabili **centralmente**, a cui ogni singolo può accedere direttamente, allora qualunque "centro", Facebook o un ministero è uguale) non ce la fa a creare realtà parallele. Non coi modi di prima, di sicuro. Sì, certo, gli stessi bot che oggi passano da Twitter continuerebbero a funzionare via RSS, ma quello è altro discorso.
Marco
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Il giorno 7 marzo 2018 13:33, Edoardo Montenegro < edoardo.montenegro@gmail.com> ha scritto:
E la soluzione democratica non può essere tecnica, perché gli istinti della tecnica, se completamente liberati, prescindono dagli individui e dalla polis (il positivismo sfociò di fatto nella Prima Guerra Mondiale). La soluzione, quindi, è in primo luogo politica, ma chi avrà la forza di produrla?
Cosa sono esattamente gli "istinti della tecnica"? :-D L'innovazione tecnologica è *sempre *azione Politica. Forse la più *potente* in assoluto: dalla caccia all'allevamento, dal bronzo al ferro, dalla ruota alla vela, dalla scrittura alla stampa, dalle comunicazioni radiofoniche alla televisione, dal computer alla rete... e oltre. E la tecnologia non è forse oggetto della Politica? E non è strumento della Politica? Qualunque soluzione politica ad un problema tecnologico che prescinda dalla profonda comprensione del problema sarà inefficace se non addirittura controproducente. E sempre ridicola. Così una soluzione tecnica che ignori le conseguenze politiche, creerà problemi ancora più grossi ma differiti nel tempo. D'altro canto, la soluzione efficace ad un problema urbanistico può prescindere da essere sia politica che urbanistica? Perché con la tecnologia dovrebbe essere diverso? Giacomo
On 2018-03-07 13:33, Edoardo Montenegro wrote:
Marco wrote:
I media tradizionali sono "riusciti a creare realtà parallele" perché erano le UNICHE, unidirezionali e POCHE, fonti da cui sapere in tempo utile quel che stava succedendo a più di 20 km da casa. Se si moltiplicano le fonti non controllabili **centralmente**, a cui ogni singolo può accedere direttamente, allora qualunque "centro", Facebook o un ministero è uguale) non ce la fa a creare realtà parallele.
Credo che stampa e televisione creino poche realtà alternative (non parallele tra loro), perché i loro destinatari sono essenzialmente masse indivisibili [mentre] i social network sembrano replicare all’infinito, ingigantendole, le piccole e distorte realtà vicine
non so se sono completamente d'accordo su questa descrizione delle **cause**, ma sugli effetti che descrive Edoardo sì, e lo ringrazio per questo suo contributo, ci trovo molte cose interessanti su cui riflettere con calma. Per ora "sviluppo" solo questo punto:
la soluzione democratica non può essere tecnica, perché gli istinti della tecnica, se completamente liberati, prescindono dagli individui e dalla polis (il positivismo sfociò di fatto nella Prima Guerra Mondiale). La soluzione, quindi, è in primo luogo politica, ma chi avrà la forza di produrla?
per me la soluzione non può essere tecnica soprattutto perché dai tecnici, almeno in questo spazio, è molto più difficile che arrivi quello che la gente davvero vuole, o riesce effettivamente a usare per i suoi bisogni concreti (vedi l'altalena nelle mie slide). A ulteriore conferma di quanto dice Edoardo: nella mia proposta gli ostacoli veri non sono certo tecnici, ma politico/gestionali, tipo "chi paga il funzionamento di quelle nuvole personali", o il fatto che il requisito più importante, che evidentemente non riesco ancora a spiegare adeguatamente, è che si deve partire da un normale NOME DI DOMINIO per ogni persona, e DOPO attaccarci il software. E la "generazione" di quei nomi di dominio non è certo un problema tecnico. Marco -- http://mfioretti.com
Il giorno 8 marzo 2018 10:34, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On 2018-03-07 13:33, Edoardo Montenegro wrote:
la soluzione democratica non può essere tecnica, perché gli
istinti della tecnica, se completamente liberati, prescindono dagli individui e dalla polis (il positivismo sfociò di fatto nella Prima Guerra Mondiale). La soluzione, quindi, è in primo luogo politica, ma chi avrà la forza di produrla?
A ulteriore conferma di quanto dice Edoardo: nella mia proposta gli ostacoli veri non sono certo tecnici, ma politico/gestionali, tipo "chi paga il funzionamento di quelle nuvole personali", o il fatto che il requisito più importante, che evidentemente non riesco ancora a spiegare adeguatamente, è che si deve partire da un normale NOME DI DOMINIO per ogni persona, e DOPO attaccarci il software. E la "generazione" di quei nomi di dominio non è certo un problema tecnico.
Ti sbagli: questi sono problemi tecnici. Però devo ammettere che questa è la prima volta che vedo un termine commerciale che ha un vago significato tecnico, utilizzato in modo improprio sia da un punto di vista commerciale che da un punto di vista tecnico! Complimenti! :-D Per essere chiari, "personal cloud" è un ossimoro. Fumo negli occhi... o meglio vapore, trattandosi di "nuvole". Quanto alla questione dei nomi di dominio "ad personam", tralascio tutti i problemi tecnici che le omonimie potrebbero causare, per farti notare quanto fondamentale sia una reale competenza tecnica quando si parla di impatti socio-politici della tecnologia. Lo sai che la dimensione dei pacchetti UDP limita la numerosità dei possibili root nameserver del pianeta? E lo sai chi controlla i root nameserver su cui basiamo la risoluzione di tutti i nomi di dominio del pianeta? Hai una idea di cosa questo, praticamente, significhi? Di che potere comporti? Se non comprendi i problemi tecnici di cui parli, se non ne hai una esperienza pratica, come puoi pensare di comprendere i loro effetti politici? E come puoi sperare di risolverli? Giacomo
Il 08/03/2018 12:04, Giacomo Tesio ha scritto:
Quanto alla questione dei nomi di dominio "ad personam", tralascio tutti i problemi tecnici che le omonimie potrebbero causare, per farti notare quanto fondamentale sia una reale competenza tecnica quando si parla di impatti socio-politici della tecnologia.
Lo sai che la dimensione dei pacchetti UDP limita la numerosità dei possibili root nameserver del pianeta? E lo sai chi controlla i root nameserver su cui basiamo la risoluzione di tutti i nomi di dominio del pianeta? Hai una idea di cosa questo, praticamente, significhi? Di che potere comporti?
Se non comprendi i problemi tecnici di cui parli, se non ne hai una esperienza pratica, come puoi pensare di comprendere i loro effetti politici? E come puoi sperare di risolverli?
Giacomo essendo un ingegnere ed un informatico, capisco l'importanza dei dettagli tecnici ma è proprio la progettazione ingegneristica che ci raccomanda la "separation of concerns" nella gestione di problemi complessi. Mi pare che il tuo insistere sugli aspetti tecnici come condizione necessaria per poter parlare di soluzioni politiche sia in contraddizione con quanto invece andrebbe fatto. La priorità è della politica, la tecnica deve fornire gli strumenti e deve suggerire/indicare/cercare strade per la realizzazione degli obiettivi politici. Altrimenti saremo sempre schiavi di quelli che dicono "questo non si può fare perché il sistema non lo permette". Il che è vero in molti casi, ma non dà la priorità alla tecnica. E' proprio perché concordo con te che scelte tecnologiche hanno un impatto politico che non possiamo accettare che la soluzione politica sia dettata da vincoli tecnici. È proprio attraverso questo meccanismo che le multinazionali del digitale stanno diventando soggetti politici. Certamente - e anche su questo concordo con te - i limiti di ciò che può essere in qualche modo raggiungibile dal punto di vista tecnico devono, necessariamente, essere rispettati. Ma non possono essere usati per determinare lo spazio della politica - di ciò che si vuole fare della e per la società. Si possono e si devono trovare/studiare soluzioni alternative. Non possiamo risolvere l' Entscheidungsproblem, ma sono assolutamente d'accordo con l'idea di uno spazio digitale che ogni cittadino possa direttamente controllare, come controlla lo spazio fisico a casa sua, e sono assolutamente convinto che questo sia un valido obiettivo politico e un tema da non lasciare in mano alle aziende. Quando la politica ordina e lo fa nel modo giusto, le aziende si allineano. Enrico -- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
On 08/03/2018 12:39, Enrico Nardelli wrote:
Quando la politica ordina e lo fa nel modo giusto, le aziende si allineano.
si allineano anche quando non lo fa nel modo giusto.. cmq. un esempio di modo giusto e' stata la number portability. era impossibile con le (tante) centrali elettromeccaniche dell'epoca... ciao, s.
Il giorno 8 marzo 2018 12:39, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Giacomo
essendo un ingegnere ed un informatico, capisco l'importanza dei dettagli tecnici ma è proprio la progettazione ingegneristica che ci raccomanda la "separation of concerns" nella gestione di problemi complessi.
Mi pare che il tuo insistere sugli aspetti tecnici come condizione necessaria per poter parlare di soluzioni politiche sia in contraddizione con quanto invece andrebbe fatto.
Forse mi sono spiegato male. La mia insistenza non è sugli aspetti tecnici, ma sulle *competenze * tecniche. Non dico che per parlare di informatica bisogna necessariamente essere informatici, ma per proporre delle soluzioni informatiche bisogna esserlo.
La priorità è della politica, la tecnica deve fornire gli strumenti e deve suggerire/indicare/cercare strade per la realizzazione degli obiettivi politici.
Io non sono convinto della contrapposizione fra i due contesti. E non sono nemmeno molto sicuro che la tecnica debba *sempre *fornire gli strumenti: dipende dagli obbiettivi politici in questione. Mi arrogo il diritto all'obbiezione di coscienza. Tuttavia, certo, quando si affronta problemi politici le competenze da cui non si può prescindere sono quelle politiche. Ma quando si affronta problemi tecnici le competenze da cui non si può prescindere sono quelle tecniche. "Separation of concerns" appunto. E quando si affronta problemi che sono sia tecnici che politici? La mia opinione (utopistica?) e che bisogna ricercare, attraverso un dialogo faticoso, paziente ed onesto, una *sintesi di queste competenze*. Sintesi che non è mai compromesso! http://www.tesio.it/2010/11/synthesis-vs-compromise.html
Altrimenti saremo sempre schiavi di quelli che dicono "questo non si può fare perché il sistema non lo permette".
Chi fa una affermazione del genere è semplicemente incompetente. Questo deve essere chiaro. Vi sono limiti fisici, come la velocità di trasmissione dei segnali o la dimensioni minime di un circuito. Ma per la stragrande maggioranza dei problemi umani, si tratta sempre solo di costi, competenze... e fantasia. ;-)
Il che è vero in molti casi, ma non dà la priorità alla tecnica. E' proprio perché concordo con te che scelte tecnologiche hanno un impatto politico che non possiamo accettare che la soluzione politica sia dettata da vincoli tecnici. È proprio attraverso questo meccanismo che le multinazionali del digitale stanno diventando soggetti politici.
I vincoli tecnici di cui parli non esistono nella pratica. Ricordiamoci che stiamo parlando di *soft*ware, che "the general purpose computer is no more than a handy device for implementing any thinkable mechanism without changing a single wire." Non bisogna mai confondere ciò che è facile con ciò che è semplice. Cumulando una sull'altra soluzioni facili a problemi causati dalle soluzioni precedenti abbiamo creato... l'infrastruttura attuale. Vi sono soluzioni più semplici. Anche perché molti dei problemi alla base della piramide rovesciata di pezze di cui stiamo parlando, non esistono più.
Certamente - e anche su questo concordo con te - i limiti di ciò che può essere in qualche modo raggiungibile dal punto di vista tecnico devono, necessariamente, essere rispettati. Ma non possono essere usati per determinare lo spazio della politica - di ciò che si vuole fare della e per la società. Si possono e si devono trovare/studiare soluzioni alternative.
Certo, quando esistono sì. Ma per saperlo, la politica deve anzitutto circondarsi di tecnici competenti e successivamente rispettarne il giudizio. E qui si pone un problema enorme, strutturale: la *fiducia*. Come fa un politico (che legittimamente non sa nulla di una data tecnologia) a stabilire se il tecnico con cui discute delle possibili soluzioni tecnico/politiche ad un determinato problema sia sufficientemente competente? E come il tecnico, che (meno legittimaente) non sa nulla di politica, a sapere se gli obbiettivi del politico siano Politici o siano di altra natura? Purtroppo non ho una risposta a queste due domande. E lo strazio con cui ho votato qualche giorno fa, indica che sono apertissimo a suggerimenti.
Non possiamo risolvere l' Entscheidungsproblem, ma sono assolutamente d'accordo con l'idea di uno spazio digitale che ogni cittadino possa direttamente controllare, come controlla lo spazio fisico a casa sua, e sono assolutamente convinto che questo sia un valido obiettivo politico e un tema da non lasciare in mano alle aziende.
Anche io sono d'accordo su questo obbiettivo politico. Completeamente e *assolutamente *d'accordo. Il punto è *come *realizzarlo. Per esempio, una webmail o un istanza mastodon che gira sul cloud ed è gestita da una terza parte è una soluzione in contraddizione con l'obbiettivo. Vi sono soluzioni più semplici, ma meno facili, come diffondere la conoscenza ed imporre l'infrastruttura per creare questi spazi su computer a basso costo. In modo che ogni cittadino possa *veramente *controllare direttamente i software che utilizza.
Quando la politica ordina e lo fa nel modo giusto, le aziende si allineano.
Lo spero bene! :-D Purtroppo controllare la politica è una delle priorità delle aziende più grandi. Per esempio ho visto di recente la proposta di introdurre un "ministero per la digitalizzazione" e ricordo di una (ottima) proposta di Stefano Quintarelli di un "ministero per l'innovazione" ( https://www.bigdata4innovation.it/esperti-e-analisti/quintarelli-linnovazion... ) Sinceramente è qualcosa che aspetto da anni. Da ANNI. MA, ho PAURA di come verranno/verrebbero selezionati i tecnici. Paura fondatissima a leggere cosa riescono a bersi certi politici: https://www.datatilsynet.no/globalassets/global/english/ai-and-privacy.pdf Dunque in breve, la mia opinione è che non ci debba essere contrapposizione fra politica e tecnologia, ma *sintesi*. Sintesi che può arrivare solo come risultato di una faticosa *collaborazione fra pari*. Collaborazione che richiede *fiducia* reciproca. E qui, purtroppo, il problema esula dalle mie competenze... :-( Giacomo
Premessa: almeno 3 quarti di tutto quel che ho già scritto in questo intero thread, non solo qui sotto, è solo una parte di quanto ho scritto per anni in inglese, nei link che ho già fornito e in questi altri: http://stop.zona-m.net/tag/percloud http://stop.zona-m.net/tag/mastodon Presumo che su questa lista tutti o quasi capiscano l'inglese. Pertanto, in questo thread NON risponderò più ad alcuna critica sulla proposta percloud, a meno che non sia una critica di qualcosa che ho già scritto in quei post, citato e con URL della fonte. Non lo dico per fare lo spocchioso o sottrarmi,è semplicemente che altro tempo per rispiegare roba che è già online. ALlora, cominciamo da qui:
Per essere chiari, "personal cloud" è un ossimoro. Fumo negli occhi... o meglio vapore, trattandosi di "nuvole".
sarà un ossimoro e fumo negli occhi, ma è il termine che era già usato da un pezzo in tutto il mondo già una decina di anni fa, quando ho iniziato a seguire questi temi, per descrivere esattamente il tipo di servizi di cui sto parlando io. Se è un ossimoro o è sbagliato a me personalmente frega ben poco. Cambiamo termine, chiamiamo pure quei servizi "carletto", o in qualunque altro modo tu preferisca, a me va bene uguale basta che parliamo di quelli. E che si riesca a convincere gli altri
Quanto alla questione dei nomi di dominio "ad personam", tralascio tutti i problemi tecnici che le omonimie potrebbero causare
Bravo. Li devi tralasciare perché non esistono, nell'unico contesto di cui sto parlando io da anni: quello di fornire a TUTTI, una uscita di EMERGENZA, RAPIDA, da social network e altri servizi tipo facebook o gmail, MENTRE tu e tutti gli altri superspecialisti lavorate alla generazione successiva di soluzioni, quali che saranno. Perché ad aspettare che **LA** soluzione vera sia pronta, per la miseria, potrebbe essere troppo tardi. Tornando ai "problemi tecnici": su Facebook e Gmail e Twitter ci sono già milioni di omonimi che convivono allegramente senza nessun "problema tecnico". Su Gmail sono arrivato prima io di un mio omonimo che è avvocato. Lui avrà rosicato 2 minuti, dopodichè s'è scelto come suo indirizzo gmail "avvocatoNome.Cognome@gmail.com, e campa assolutamente sereno. Lui fa la sua vita, io la mia, so che lui esiste per puro caso. Invece su facebook sono https://www.facebook.com/marco.fioretti.71, perché ci sono DECINE di miei omonimi arrivati lì prima di me. Embeh? La cosa non ha mai provocato il minimo problema, tecnico o altro, nè a FB nè a me, o chiunque altro. Perché chiunque non sia cerebroleso lo capisce in tre secondi dal mio profilo FB, se sono il Marco Fioretti che cercano loro, o un omonimo, e si regola di conseguenza. Tutta l'identità che serve come SOLUZIONE D'EMERGENZA è quella. Nella mia proposta, se non io avessi già un mio nome di dominio, mi troveresti su marcofioretti71.com o qualcosa del genere (o un altro qualsiasi dei TLD già esistenti). Con email "mail@marcofioretti71.com", microblogging (**ammesso** che servisse ancora) via mastodon@marcofioretti71.com eccetera. E poichè, a quanto mi risulta, "The maximum number of characters you can have in a website address left of the "." is 63 characters", cioè 9 miliardi di miliardi di combinazioni, non mi pare che il limite sia quello.
E lo sai chi controlla i root nameserver su cui basiamo la risoluzione di tutti i nomi di dominio del pianeta? Hai una idea di cosa questo, praticamente, significhi? Di che potere comporti?
certo che lo so, e che ho idea del potere eccetera. Per quale altro motivo direi che certi problemi sono politici? Fermo restando che anche limitandosi a nomi tipo nomecognomenumeroacaso.{com, net, eccetera} ce n'è più che a sufficienza per traghettare la gente fuori da certi spazi. già che ci sono, rispondo qui anche ai punto salienti di una tua altra risposta:
Per esempio, una webmail o un istanza mastodon che gira sul cloud ed è gestita da una terza parte è una soluzione in contraddizione con l'obbiettivo.
contraddizione un piffero. Perché? Dove? O meglio, e di nuovo: dipende dall'obiettivo. Nel mondo in cui vivo io, una soluzione del genere è perfettamente compatibile, per non dire che è ottimale, per dare presenza online a un minore, o un anziano, che per competenze o altro DEVONO per forza delegare a figli, genitori, nipote smanettone, chi ti pare. Come già fanno oggi, sempre parlando di mondo reale.
Vi sono soluzioni più semplici, ma meno facili, come diffondere la conoscenza ed imporre l'infrastruttura per creare questi spazi su computer a basso costo.
ci sono anche soluzioni più semplici ma meno facili a fame nel mondo, aborto, sfruttamento dei minori e tante altre cosette del genere. Non riesco a capire come mai nessuno usi quelle, anzichè accontentarsi di quanto si vede in giro. L'unica altra risposta educata che riesco a dare a una frase del genere è che se tu vuoi lavorare solo su come **dovrebbe** essere il mondo fra non meno di cento anni, fai benissimo, serve anche quello. La preoccupazione mia sono i prossimi 10/20 anni. Serviamo tutti e due, l'importante è che nessuno dei due pretenda che esista solo il problema che gli interessa, o che quel che piace a lui sia la soluzione anche dell'ALTRO problema
In modo che ogni cittadino possa veramente controllare direttamente i software che utilizza.
questa invece, parlando da promotore e utente esclusivo di Software Libero e **Gnu**/Linux (si prega di apprezzare l'ortodossia...) da 20+ anni, è una cosa che ormai mi fa inc...are e basta, è dai tempi del manifesto Gnu che la sento e non ne posso più. Se mi dici che "poter veramente controllare direttamente i software che utilizza" è la volontà e forma mentale in cui ogni essere umano del 2200 o giù di lì DOVRA' TROVARSI, diciamo che sono d'accordo. Se parliamo di chi è vivo OGGI, e di come aiutarlo, certi atteggiamenti hanno fatto più danno che altro. Nel dominio di questo specifico thread, quella e tre quarti delle altre cose che mi scrivi sono identiche a quelle con cui mi liquidavano i fanatici di diaspora e freedombox 5/6 anni fa. Tutta gente infinitamente più competente di me, sul piano puramente tecnico, e oggi tutti meno rilevanti di allora. In generale, invece, vedi punto 5, e poi tutto il resto, di quanto scrivevo 12 anni fa: http://stop.zona-m.net/2006/09/seven-things-were-tired-of-hearing-from-softw... Sempre nell'ottica di "risparmiamo anche il vostro tempo, non fatemi riscrivere roba giàscritta", le cose più recenti che ho scritto su certi limiti di certi modi di promuovere le soluzioni più semplici ma meno facili sono queste: http://stop.zona-m.net/2018/01/why-no-more-new-and-successful-foss-projects-... http://stop.zona-m.net/2018/01/more-about-why-no-new-and-successful-foss-pro... Marco
On 2018-03-06 12:33, Edoardo Montenegro wrote:
L’esperimento - e la discussione - mi paiono molto stimolanti, perché mette a nudo un conflitto di interessi implicito. Una piattaforma digitale fonda il suo successo... La _polis_, invece, si fonda su un principio di realtà per cui la verità esiste e alcune cose – almeno le più importanti: ad esempio, l’essere in pace o in guerra – sono la stessa cosa per tutti.
appunto. Personalmente, è proprio perché sono convinto di questo, e di quanto sia enorme la questione, che dico da ANNI che: 1) le piattaforme vanno usate SOLO quando servono, non certo per offrire servizi PERSONALI come lo sono un account FB, Twitter, Instagram.... Perché SOLO in quel modo c'è davvero libertà (anche quella solo tecnica, la famosa "data portability"), solo in quel modo c'è possibilità di ricevere notizie non filtrate, solo in quel modo, soprattutto, la mitica "governance" di certi problemi e attività rientra dove avrebbe sempre dovuto rimanere. Vedi in proposito slide 7 e 8 di questo (e poi tutto il resto, ovviamente): https://www.slideshare.net/mfioretti/some-thoughts-and-a-proposal-about-pers... 2) ma anche che le soluzioni decentralizzate correnti, da diaspora a scuttlebutt e holo, falliranno sempre perché sono in primo luogo snob (solo per chi ha sia competenze SIA banda ed elettricità affidabili) e comunque equivalenti a regalare, per permettergli di muoversi come vuole, un F35 a chi vorrebbe e potrebbe usare solo una bicicletta Marco -- http://mfioretti.com
Il giorno 6 marzo 2018 12:22, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la portata della questione.
la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che quelle mie quattro righe risolvono la questione. [...] Personalmente, è proprio perché sono convinto di questo, e di quanto sia enorme la questione, che dico da ANNI che: 1) le piattaforme vanno usate SOLO quando servono [...]
Scusa. Non intendevo assolutamente banalizzare la tua posizione (che francamente non conosco). Volevo solo sottolineare che il problema è molto più serio di quanto non emergesse dall'articolo che hai condiviso (e soprattutto dalle fonti che hai citato). Appurato che condividi la mia valutazione delle esternalità negative prodotte da questi oligopoli informativi, proporrei di proseguire il discorso su quanto, forse, non ci trova d'accordo.
Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti MOLTO, ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse. [...] 2) ma anche che le soluzioni decentralizzate correnti, da diaspora a scuttlebutt e holo, falliranno sempre perché sono in primo luogo snob (solo per chi ha sia competenze SIA banda ed elettricità affidabili) e comunque equivalenti a regalare, per permettergli di muoversi come vuole, un F35 a chi vorrebbe e potrebbe usare solo una bicicletta
Come detto, non credo neanche io che questi nuovi strumenti siano in grado di risolvere i problemi di cui stiamo parlando. Ma per ragioni molto diverse da quelle che proponi. Direi quasi opposte. Non credo infatti che siamo di fronte ad un problema di facilità d'uso (che è cosa molto diversa dalla semplicità). Anzitutto, UI e UX hanno lo scopo (fondamentale ed importantissimo) di *evitare errori*. Chiunque conosca la crittografia a chiave pubblica sa quanto sia urgente l'introduzione di idee innovative in grado di migliorarne l'usabilità. Ma la migliore interfaccia del mondo non ti rende un pilota di boing 747. Una buona interfaccia puo evitare che un pilota esperto compia errori banali dalle gravi conseguenze. La facilita' di utilizzo della tecnologia e' un problema per la democrazia di oggi, quanto la dimensione dei caratteri nei giornali lo era nel 700. Non possiamo affrontare l'analfabetismo informatico con caratteri piu' grandi. Abbiamo bisogno di *scuole che insegnino ad interpretare e comporre quei caratteri*. Il problema non è percettivo, ma *interpretativo*. Venerdì Carlo Batini, durante il seminario sull'intelligenza artificiale a cui ho partecipato, ha proposto un motto: "Datacy, Datacy, Datacy". Per Datacy intende una alfabetizzazione all'uso dei dati, una "data literacy", che vada al di là di calcolare media e varianza. Ai miei occhi, questa alfabetizzazione statistica si integra perfettamente nella proposta educativa di programma il futuro, proposta su questa lista qualche tempo fa da Enrico Nardelli: https://programmailfuturo.it/media/docs/cultura-informatica-fattore-di-svilu... Per quanto ambizioso possa sembrare il progetto, questa è decisamente la direzione da intraprendere. L'approccio democratico non consiste nel rendere "popolari" gli strumenti informatici, ma nell'istruire gli utilizzatori. Noi programatori siamo scribi. Il nostro vantaggio culturale è solo temporaneo. E dovremmo lavorare per annullarlo. Si potrebbe pensare che sia un progetto irrealizabile, fantascientifico, ma in fondo nel settecento chi avrebbe pensato che un giorno tutti avrebbero saputo leggere, scrivere e contare? E non è troppo ambizioso. Quanto meno, non è più ambizioso della Democrazia! ;-) Giacomo
On 2018-03-06 15:15, Giacomo Tesio wrote:
Appurato che condividi la mia valutazione delle esternalità negative prodotte da questi oligopoli informativi, proporrei di proseguire il discorso su quanto, forse, non ci trova d'accordo.
OK. Ripartiamo da qui allora, da un problema culturale e da uno pratico:
Non possiamo affrontare l'analfabetismo informatico con caratteri piu' grandi. Abbiamo bisogno di SCUOLE CHE INSEGNINO AD INTERPRETARE E COMPORRE QUEI CARATTERI. ... L'approccio democratico non consiste nel rendere "popolari" gli strumenti informatici, ma nell'istruire gli utilizzatori. Noi programatori siamo scribi. Il nostro vantaggio culturale è solo temporaneo. E dovremmo lavorare per annullarlo.
il problema culturale è che delle tue buone intenzioni e buona fede non dubito minimamente, ma c'è poca differenza fra questo e l'atteggiamento di Zuckerberg, Silicon Valley attuale e buona parte del mondo FOSS, da Stallman negli anni 80 in poi: "lo sappiamo noi tecnici come si deve campare, veniteci dietro e tutto andrà bene". chi te la da' la sicurezza che quello dei programmatori sia vantaggio culturale, e non soltanto mera competenza tecnica? La stessa che, proprio perché lasciata andare, ha prodotto i social media di oggi, tanto per limitarsi a un settore? A livello pratico, "interpretare e comporre caratteri" è un discorso che non fa una grinza se lo fai nei coderdojo, o se si parla di software come libreoffice. Cioè o quando lavori per il lungo periodo, o quando hai software che puoi usare relativamente in isolamento. Qui invece, stiamo parlando di un problema in cui (sempre senza offesa) da quando me ne occupo i discorsi in buonissima fede come il tuo hanno prodotto questo, di risultato: http://stop.zona-m.net/2018/02/the-cost-of-five-more-years-without-perclouds... ovvero: non ce l'abbiamo, tutto 'sto tempo che sembri dare per scontato. E soprattutto stiamo parlando di software per comunicare conALTRI, OGGI. Per cortesia, riparti dalle slide 11 e 12 di questo: https://www.slideshare.net/mfioretti/some-thoughts-and-a-proposal-about-pers... e poi da tutto il resto di quelle slide, se ti interessa continuare il discorso. Grazie, Marco -- http://mfioretti.com
Il giorno 6 marzo 2018 17:12, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
il problema culturale è che delle tue buone intenzioni e buona fede non dubito minimamente, ma c'è poca differenza fra questo e l'atteggiamento di Zuckerberg, Silicon Valley attuale e buona parte del mondo FOSS, da Stallman negli anni 80 in poi:
"lo sappiamo noi tecnici come si deve campare, veniteci dietro e tutto andrà bene".
chi te la da' la sicurezza che quello dei programmatori sia vantaggio culturale, e non soltanto mera competenza tecnica?
La programmazione è una competenza tecnica che è parte della mia cultura. Costituisce un vantaggio nel momento in cui io posso creare un software, intuire rapidamente come funziona e spesso persino forzarlo a fare qualcosa per cui non è progettato. Questo vantaggio è rilevante in questo momento storico. Tanto più rilevante quanto più ampie e approfondite sono le mie competenze. Purtroppo, la conoscenza è *veramente *potere. Ma non c'è niente di più, noi "tecnici" non sappiamo come si debba campare. Almeno, io no. Magari! :-D
La stessa che, proprio perché lasciata andare, ha prodotto i social media di oggi, tanto per limitarsi a un settore?
Come ho detto altrove, non bisogna confondere i limiti del Capitalismo con i problemi dell'informatica. E' importante ricondurre i problemi alle loro cause... perché altrimenti non possiamo neanche *provare *ad analizzarli.
A livello pratico, "interpretare e comporre caratteri" è un discorso che non fa una grinza se lo fai nei coderdojo, o se si parla di software come libreoffice. Cioè o quando lavori per il lungo periodo, o quando hai software che puoi usare relativamente in isolamento. Qui invece, stiamo parlando di un problema in cui (sempre senza offesa) da quando me ne occupo i discorsi in buonissima fede come il tuo hanno prodotto questo, di risultato:
http://stop.zona-m.net/2018/02/the-cost-of-five-more-years- without-perclouds/
ovvero: non ce l'abbiamo, tutto 'sto tempo che sembri dare per scontato. E soprattutto stiamo parlando di software per comunicare conALTRI, OGGI. Per cortesia, riparti dalle slide 11 e 12 di questo:
https://www.slideshare.net/mfioretti/some-thoughts-and-a-pro posal-about-personal-clouds-to-replace-corporatecontrolledplatforms
e poi da tutto il resto di quelle slide, se ti interessa continuare il discorso.
Ho dato una lettura veloce alle tue slide. Purtroppo ho visto solo slide. Anche io non metto assolutamente in discussione le tue buone intenzioni. Ma vedo *solo* buone intenzioni. Direi anche un po' confuse, se propongono una soluzione "heavily optimized for running as Linux VPS [...] updates by data center admins". Qui puoi trovare un'altra serie di buone intenzioni, meno confuse ma appena appena più concrete: http://jehanne.io/ Per il momento Jehenne mi è costata poco più di due anni di sviluppo notturno e ne richiederà ancora diversi prima di diventare una proposta. Immagino che, dal tuo punto di vista, creare un sistema operativo distribuito (e un protocollo di rete) completamente dedito alla semplicità sia un approccio "*molto ma molto snob*" ai problemi di cui stiamo parlando. Ed io non posso che risponderti: e che ne so? :-D Io sono un programmatore, niente di più e niente di meno. Riesco a distinguere chiaramente le radici tecnologiche dei problemi di cui stiamo parlando dalle radici economico/politiche degli stessi. Radici che si intersecano, ma non vanno confuse. Giacomo
On 2018-03-06 18:04, Giacomo Tesio wrote:
Percortesia, riparti dalle slide 11 e 12 di questo: https://www.slideshare.net/mfioretti/some-thoughts-and-a-proposal-about-pers...
e poi da tutto il resto di quelle slide, se ti interessa continuare il discorso.
Ho dato una lettura veloce alle tue slide. Purtroppo ho visto solo slide.
bene, quindi sai già dov'è la slide intitolata "Show me the code! Why didn't you do this yourself?", e non serve che aggiunga altro
Immagino che, dal tuo punto di vista, creare un sistema operativo distribuito (e un protocollo di rete) completamente dedito alla semplicità sia un approccio "MOLTO MA MOLTO SNOB" ai problemi di cui stiamo parlando.
il mio punto di vista è solo ed esclusivamente che le cose che servono PER PRIME, PRIMA POSSIBILE, non certo le uniche degne, o men che meno le "migliori" a lungo termine, siano: coperte, o copertoni per farne altalene. E pure questo nelle slide ci sta. Marco -- http://mfioretti.com
Il giorno 7 marzo 2018 07:11, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On 2018-03-06 18:04, Giacomo Tesio wrote:
Percortesia, riparti dalle slide 11 e 12 di questo:
https://www.slideshare.net/mfioretti/some-thoughts-and-a-pro posal-about-personal-clouds-to-replace-corporatecontrolledplatforms
e poi da tutto il resto di quelle slide, se ti interessa continuare il discorso.
Ho dato una lettura veloce alle tue slide. Purtroppo ho visto solo slide.
bene, quindi sai già dov'è la slide intitolata "Show me the code! Why didn't you do this yourself?", e non serve che aggiunga altro
Hai frainteso. Il mio era un suggerimento metodologico teso a permetterti di migliorare la tua proposta. Il problema è che le quando le buone intenzioni si scontrano con la complessità della realtà, la realtà vince. Se non hai una profonda esperienza pratica delle cose di cui parli, la tua proposta può risultare contraddittoria (come l'idea di mettere un sistema "personale" su un VPS gestito da terze parti). Vi è poi una questione di rispetto nei confronti di chi provasse, con maggiori competenze delle tue, a realizzare il tuo progetto (come immagini qui: http://stop.zona-m.net/2014/10/some-more-percloud-questions-ive-already-freq... ) In due anni di sviluppo del mio sistema operativo, mi sono scontrato con tutta una serie di problemi pratici che hanno in qualche modo validato ma spesso anche corretto la mia visione iniziale. Se provassi a realizzare il tuo progetto, troveresti tutta una serie di problemi, pratici e teorici, che non hai previsto. E' normale! Ma non è molto corretto pretendere che siano altri a risolverli. E non è saggio, perché le soluzioni adottate potrebbero non piacerti, e ti troveresti a dover aggiungere un'altro progetto alla lista di quelli che non sono proprio come vorresti tu! ;-) Ti assicuro che ho *smesso di contare* le volte in cui ho riscritto da zero certe parti del kernel di Jehanne o di certe librerie strategiche, buttando via, con il codice vecchio, settimane di duro lavoro. E nessuno mi paga per Jehanne. Di più: difficilmente accetterei di essere pagato. Voglio la libertà di fare qualcosa di buono, per come sono capace.
Immagino che, dal tuo punto di vista, creare un sistema operativo
distribuito (e un protocollo di rete) completamente dedito alla semplicità sia un approccio "MOLTO MA MOLTO SNOB" ai problemi di cui stiamo parlando.
il mio punto di vista è solo ed esclusivamente che le cose che servono PER PRIME, PRIMA POSSIBILE, non certo le uniche degne, o men che meno le "migliori" a lungo termine, siano: coperte, o copertoni per farne altalene. E pure questo nelle slide ci sta.
Bah... non saprei. Con idee chiare, vasta esperienza, risorse infinite e nemmeno un manager a dirgli come fare, Dio ci ha messo *sette giorni* a creare il mondo. BELLA FORZA ! ! ! :-D A noi, comunque, non rimane che fidarci di Lui, *facendo *del nostro meglio. Giacomo
On 2018-03-07 09:44, Giacomo Tesio wrote:
bene, quindi sai già dov'è la slide intitolata "Show me the code! Why didn't you do this yourself?", e non serve che aggiunga altro
Hai frainteso. Il mio era un suggerimento metodologico teso a permetterti di migliorare la tua proposta.
Il problema è che le quando le buone intenzioni si scontrano con la complessità della realtà, la realtà vince.
veramente la mia convinzione è che le altre proposte che vedo in giro siano MOLTO più complesse della mia, ma spesso (per quello che interessa a me, è ovvio) lo siano inutilmente.
Se non hai una profonda esperienza pratica delle cose di cui parli, la tua proposta può risultare contraddittoria (come l'idea di mettere un sistema "personale" su un VPS gestito da terze parti).
quella non è affatto contraddittoria. Di certo non con la realtà, o col modo in cui effettivamente funziona la specie umana in generale. Se vuoi liberare la gente normale da sistemi come FB, in tempo utile, perché a me solo QUELLO interessa, DEVI mettere su qualcosa che sia utilizzabile ANCHE in quel modo. Almeno come passo intermedio verso qualcosa di veramente innovativo.
Vi è poi una questione di rispetto nei confronti di chi provasse, con maggiori competenze delle tue, a realizzare il tuo progetto (come immagini qui: http://stop.zona-m.net/2014/10/some-more-percloud-questions-ive-already-freq...
il **mio** progetto, anzi: proposta non lo sta realizzando nessuno. Magari qualcuno lo facesse, sono anni che lo propongo. Chi ci va più vicino sono quelli di Indienet, a Gent. Se ancora non l'hai fatto, leggi qui per favore: http://per-cloud.com/percloud-and-the-others/ Ricapitolando: 1) ognuno è libero di investire il suo tempo come preferisce, ci mancherebbe 2) auguri sinceri per Jehanne 3) a me di tecnologia e architettura in quanto tali frega poco o niente. se mi dimostri che l'architettura nelle mie slide è la peggiore possibile per fare quello che EFFETTIVAMENTE vorrei vedere realizzato, grazie in anticipo, mica ci rimetto niente, anzi! mi fai un favore 4) non posso certo escludere che la mia visione iniziale sia completamente sballata in partenza 5) ma che progetti come Jehanne, o quelli nel link qui sopra, siano una soluzione allo specifico problema che vedo io, mi sento senz'altro di escluderlo non è che non li rispetto, sono semplicemente e sinceramente stanco di sentirmeli proporre come soluzioni a quel problema. è come se dicessi che ho voglia di una bistecca, e tutti continuassero a dirmi "no, non è di una bistecca che hai voglia, ma di insalata". Buon lavoro, Marco
[2])
In due anni di sviluppo del mio sistema operativo, mi sono scontrato con tutta una serie di problemi pratici che hanno in qualche modo validato ma spesso anche corretto la mia visione iniziale.
Se provassi a realizzare il tuo progetto, troveresti tutta una serie di problemi, pratici e teorici, che non hai previsto. E' normale! Ma non è molto corretto pretendere che siano altri a risolverli. E non è saggio, perché le soluzioni adottate potrebbero non piacerti, e ti troveresti a dover aggiungere un'altro progetto alla lista di quelli che non sono proprio come vorresti tu! ;-)
Ti assicuro che ho SMESSO DI CONTARE le volte in cui ho riscritto da zero certe parti del kernel di Jehanne o di certe librerie strategiche, buttando via, con il codice vecchio, settimane di duro lavoro.
E nessuno mi paga per Jehanne. Di più: difficilmente accetterei di essere pagato. Voglio la libertà di fare qualcosa di buono, per come sono capace.
Immagino che, dal tuo punto di vista, creare un sistema operativo distribuito (e un protocollo di rete) completamente dedito alla semplicità sia un approccio "MOLTO MA MOLTO SNOB" ai problemi di cui stiamo parlando.
il mio punto di vista è solo ed esclusivamente che le cose che servono PER PRIME, PRIMA POSSIBILE, non certo le uniche degne, o men che meno le "migliori" a lungo termine, siano: coperte, o copertoni per farne altalene. E pure questo nelle slide ci sta.
Bah... non saprei.
Con idee chiare, vasta esperienza, risorse infinite e nemmeno un manager a dirgli come fare, Dio ci ha messo SETTE GIORNI a creare il mondo.
BELLA FORZA ! ! ! :-D
A noi, comunque, non rimane che fidarci di Lui, FACENDO del nostro meglio.
Giacomo
Links: ------ [1] https://www.slideshare.net/mfioretti/some-thoughts-and-a-proposal-about-pers... [2] http://stop.zona-m.net/2014/10/some-more-percloud-questions-ive-already-freq...
Il giorno 6 marzo 2018 12:33, Edoardo Montenegro < edoardo.montenegro@gmail.com> ha scritto:
Una piattaforma digitale fonda il suo successo sulla costruzione del maggior numero possibile di mondi – digitali – paralleli; più il pubblico è frammentato e verticale, maggiori saranno la personalizzazione delle informazioni e l’engagement degli utenti, maggiori i ricavi pubblicitari della piattaforma e i dati che può rivendere a terzi.
Semplicemente siamo davanti ad una segmentazione della domanda. Lungo qualsiasi dimensione, lo scopo di queste piattaforme è quella di creare segmenti, ben separati dai vicini ma omogenei al proprio interno.
Sebbene oggi siano governate da sovrani illuminati [...]
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participants (7)
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Claudio Agosti -
Edoardo Montenegro -
Enrico Nardelli -
Giacomo Tesio -
M. Fioretti -
Simone Basso -
Stefano Quintarelli