Il giorno 6 marzo 2018 12:22, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On 2018-03-06 11:57, Giacomo Tesio wrote:
Non sono molto d'accordo: temo tu stia largamente sottostimando la
portata della questione.

la starei sottostimando se avessi scritto, o comunque pensassi, che
quelle mie quattro righe risolvono la questione.
[...]
Personalmente, è proprio perché sono convinto di questo,
e di quanto sia enorme la questione, che dico da ANNI che:
1) le piattaforme vanno usate SOLO quando servono [...]

Scusa. Non intendevo assolutamente banalizzare la tua posizione (che francamente non conosco).

Volevo solo sottolineare che il problema è molto più serio di quanto non emergesse dall'articolo che hai condiviso (e soprattutto dalle fonti che hai citato).

Appurato che condividi la mia valutazione delle esternalità negative prodotte da questi oligopoli informativi, proporrei di proseguire il discorso su quanto, forse, non ci trova d'accordo.

 
Quanto alle soluzioni, non mi convincono affatto nè proposte
come Gnu Social, se non come possibili **componenti** di pacchetti MOLTO, ma MOLTO più "chiavi in mano" (1), realmente adatto alle masse.
[...]
2) ma anche che le soluzioni decentralizzate correnti, da diaspora a scuttlebutt e holo, falliranno sempre perché sono in primo luogo snob (solo per chi ha sia competenze SIA banda ed elettricità affidabili) e comunque equivalenti a regalare, per permettergli di muoversi come vuole, un F35 a chi vorrebbe e potrebbe usare solo una bicicletta
 
Come detto, non credo neanche io che questi nuovi strumenti siano in grado di risolvere i problemi di cui stiamo parlando. Ma per ragioni molto diverse da quelle che proponi. Direi quasi opposte.

Non credo infatti che siamo di fronte ad un problema di facilità d'uso (che è cosa molto diversa dalla semplicità).


Anzitutto, UI e UX hanno lo scopo (fondamentale ed importantissimo) di evitare errori.
Chiunque conosca la crittografia a chiave pubblica sa quanto sia urgente l'introduzione di idee innovative in grado di migliorarne l'usabilità.

Ma la migliore interfaccia del mondo non ti rende un pilota di boing 747. Una buona interfaccia puo evitare che un pilota esperto compia errori banali dalle gravi conseguenze.
 


La facilita' di utilizzo della tecnologia e' un problema per la democrazia di oggi, quanto la dimensione dei caratteri nei giornali lo era nel 700.

Non possiamo affrontare l'analfabetismo informatico con caratteri piu' grandi. Abbiamo bisogno di scuole che insegnino ad interpretare e comporre quei caratteri

Il problema non è percettivo, ma interpretativo.


Venerdì Carlo Batini, durante il seminario sull'intelligenza artificiale a cui ho partecipato, ha proposto un motto: "Datacy, Datacy, Datacy".

Per Datacy intende una alfabetizzazione all'uso dei dati, una "data literacy", che vada al di là di calcolare media e varianza.

Ai miei occhi, questa alfabetizzazione statistica si integra perfettamente nella proposta educativa di programma il futuro, proposta su questa lista qualche tempo fa da Enrico Nardelli: https://programmailfuturo.it/media/docs/cultura-informatica-fattore-di-sviluppo/Proposta-Indicazioni-Nazionali-Informatica-Scuola.pdf

Per quanto ambizioso possa sembrare il progetto, questa è decisamente la direzione da intraprendere.



L'approccio democratico non consiste nel rendere "popolari" gli strumenti informatici, ma nell'istruire gli utilizzatori.
Noi programatori siamo scribi. Il nostro vantaggio culturale è solo temporaneo. E dovremmo lavorare per annullarlo.


Si potrebbe pensare che sia un progetto irrealizabile, fantascientifico, ma in fondo nel settecento chi avrebbe pensato che un giorno tutti avrebbero saputo leggere, scrivere e contare?

E non è troppo ambizioso. Quanto meno, non è più ambizioso della Democrazia! ;-)



Giacomo